La sfida dell’etica nello sviluppo digitale. Non c’è sicurezza internazionale senza innovazione tecnologica.

“Coloro che possono immaginare qualsiasi cosa, possono creare l’impossibile.” ( Alan Turing, padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale)

Stiamo assistendo ad una rapida accelerazione del digitale, la quale non deve essere demonizzata, bensì vista come una nuova sfida che può offrire un’opportunità di crescita globale per costruire un futuro più sostenibile. La tecnologia digitale è un motore fondamentale della sostenibilità, si integra perfettamente con l’espansione dell’economia digitale che tocca tutti i campi lavorativi. Se per associazione mentale, pensiamo subito al web, ad internet, dobbiamo assolutamente ampliare il pensiero e cercare di conoscere e comprendere come possa avvenire la costruzione di una immensa “ rete tecnologica digitale” quale comunità globale, con un futuro condiviso da tutta l’umanità.

Non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori, e il giudizio, la scelta tra il bene e il male è un’antica proposizione filosofica soggettiva, per cui diventa veramente difficile avere una visione completamente coerente su una questione così grande e complessa. Attualmente, le paure e i timori per la sicurezza, che la rete digitale e in particolare l’intelligenza artificiale possono scaturire, non nascono dagli strumenti in se, ma dalle cattive intenzioni che gli umani potrebbero applicare nell’usare l’Intelligenza Artificiale, in tutti i campi, recando danni ad altri esseri umani. L’ampio ruolo del digitale ha ancora bisogno del suo creatore umano, ed è proprio questo il punto importante per la sfida della sostenibilità. È l’accesso e il modo in cui gli esseri umani applicano l’etica nel processo evolutivo della tecnologia. Una parte essenziale dell’evoluzione della nostra società globale dipende dalla comunicazione, dal linguaggio e dalla tecnologia, dalla loro conoscenza e dal loro buon uso. Metaverso e Intelligenza artificiale non sono la stessa cosa, l’intelligenza artificiale, chiamata IA è una tecnologia che si basa su un sistema di intelligenza creato attraverso l’uso di algoritmi e dati, e sopratutto non deriva dalla diffusione delle cyberscienze scoperte negli ultimi anni ma hanno un lontano passato.

Il metaverso è un ambiente virtuale in cui gli utenti che vi accedono possono interagire e comunicare tra loro. È un’evoluzione un’espansione di Internet, atto ad aumentarne l’immersività tramite l’uso di ambientazioni tridimensionali e avvalendosi anche di visori per aumentare la realtà virtuale. Difficile fare un confronto tra di loro, sono tecnologie molto diverse e con scopi differenti.

L’intelligenza artificiale definisce l’illusione di spazio – tempo?


Sant’Agostino nel libro XI delle Confessioni, nel volume dedicato al Tempo diceva che passato, presente e futuro sono tre “illusioni” contenute ed esternate solo in ciò che esiste realmente per l’essere umano: il tempo presente.

Dove e come nasce l’intelligenza artificiale? Nasce con uno scienziato al quale il mondo deve molto: Alan Turing

La scienza ha fatto passi da gigante, ha permesso che la nostra mente, le nostre conoscenze si ampliassero verso mondi infiniti, ma fu Alan Turing nel 1950 ad applicare i concetti matematici e la crittografia ai computer digitali, fu il primo.
Grazie alla sua ricerca nelle relazioni tra macchine e natura, riuscì a creare il campo dell’intelligenza artificiale. Praticamente possiamo definirlo il precursore dell’invenzione dei computer e dell’ innovazione che siamo abituati a conoscere oggi. Nel 1956 si tenne a Dartmouth, nel New Hampshire, negli Stati Uniti d’America, il primo simposio sull’intelligenza artificiale, la quale successivamente fu riconosciuta come scienza dalla comunità internazionale degli studiosi.
Erano gli anni sessanta del XX secolo.

Alan Turing ebbe l’idea geniale di “spezzare” l’istruzione da fornire alla macchina in una serie di altre semplici istruzioni; era convinto che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. Un processo molto similare da quello che viene affrontato oggi. Nel 1969 Turing, rese pubbliche le sue ricerche riguardo la concreta possibilità che si potessero creare macchine capaci di simulare i processi del cervello umano.
Era nato il concetto di ” intelligenza artificiale“. Ma la banalità del male è sempre pronta ad intervenire, Turing, era omosessuale e nella Londra anni cinquanta si veniva processati, l’omosessualità era perseguita penalmente. In quel tempo non molto lontano da oggi, già così pregno di tecnologia futura, si doveva scegliere tra la castrazione chimica con gli estrogeni oppure il carcere. Lo scienziato scelse la prima soluzione, ma dopo un anno di assunzione di farmaci e la forte depressione conseguita non ce la fece più. Con il cambiamento subito anche fisicamente Turing decise di iniettare del cianuro in una mela e rendere reale il maleficio di Biancaneve, dette un morso e tutto finì. Se ne andò dalla vita che lo aveva sfruttato, offeso e condannato ad una lenta morte. Il 7 giugno del 1954 a soli 42 anni Alan Turing mori’ lasciando “un enigma” divenuto simbolo: “una mela morsicata”.

Steve Jobs creando una mela morsicata quale logo di Apple, volle rendere onore e memoria al padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale Alan Turing? Chissà…

Dopo più di sessanta anni, l’intelligenza artificiale è oggi ampiamente utilizzata in quasi tutti i campi della vita degli esseri umani, è utilizzata allo scopo di superare le prestazioni del cervello umano, vengono studiate le reti neurali applicate nell’ambito del “Deep Learning”, cioè l’apprendimento approfondito di reti neurali artificiali in grado di analizzare automaticamente dati come immagini, video, audio o serie temporali, ossia gli eventi accaduti nel tempo. Un rapido progresso che sta superando le prestazioni degli esseri umani.

Sembra strano? Pericoloso?

Ricordiamoci che tutti noi usiamo un computer, un telefono, facciamo acquisti online o semplicemente usiamo social per foto, video e ricordi. Ebbene le Deep Learning, le Machine Learning ci permettono di : • identificare gli oggetti nelle immagini del computer, trascrivere il parlato in un testo, analizzare e selezionare gli interessi degli utenti online, analizzare i dati che sviluppano e ottimizzano i risultati delle ricerche sugli ampliamenti e miglioramenti delle città, fino al concetto di sicurezza tramite il riconoscimento facciale. Ed è per gli infiniti usi che si possono fare dell’intelligenza artificiale, che è stata ampiamente discussa nei campi della scienza, della tecnologia militare, dell’industria e nel comparto dell’etica.

Parlo di etica perché la manipolazione della comunicazione esiste da sempre, fin dai tempi degli “agentes” romani, agenti segreti che si infiltravano nel sistema nemico, oppure manipolavano, come nel caso di Marco Antonio che subì probabilmente una damnatio memoria, a causa delle lotte di potere politico e per essere caduto nella trappola di una comunicazione errata. Grazie ad avergli fatto credere che la sua amata Cleopatra si era suicidata, Marco Antonio cadde, e con la sua morte, nel 27 A.C. fu instaurato da Augusto il Principato, il quale segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell’Impero.

Da sempre dunque, non è facile poter riconoscere un punto di equilibrio.

Le epoche sono trascorse, e il popolo pensa sempre di più di essere libero nelle sue scelte, ma ogni causa ha un effetto, ogni parola determina la nostra realtà.

Ovviamente da quando esistono i social si sono moltiplicati i linguaggi, i pensieri, il “ salotto virtuale” è divenuto unico e globale, ma con infiniti linguaggi da interpretare. Basta pensare ai cosiddetti “leoni da tastiera”, gli “odiatori”, gli haters che vedono solo su uno schermo, una realtà quotidiana diversa, alterata dalla loro percezione. Non comprendendola, attaccano la diversità, creando un meccanismo perverso vecchio quanto l’essere umano. Chi studia e comprende la comunicazione, in tutte le sue forme, ben conosce le tecniche e le teorie che permettono di condizionare il pubblico senza che questo se ne accorga. L’esempio più banale e’ la pubblicità, sia quella palese che quella occultata.

Conoscere le immense frontiere dell’economia digitale

Grazie all’intelligenza artificiale gli esperti di marketing hanno a disposizione enormi quantità di dati praticamente in tempo reale per definire meglio i contenuti delle campagne di comunicazione. I dati sono analizzati dalla BI, Business Intelligence, algoritmo in grado di trasformare i dati in informazioni e le informazioni in conoscenza. Praticamente la BI è la capacità di vedere il passato, il presente e il futuro di un’azienda attraverso l’analisi dei dati, i quali non sono più degli scritti da interpretare con tempi lunghi, bensì la visualizzazione e l’analisi immediata dei dati, quelli che il fruitore di tutti i settori digitali produce, per intendersi anche il “ salva tempo” di un supermercato fornisce in tempo reale le scelte compiute dal consumatore .

La scienziata Rita Levi Montalcini, neurologa, aveva ben intuito il problema che oggi è palese:

“ le persone di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’illusione di stare ragionando.
Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo.
Bisognerebbe spiegarglielo.”

La comunicazione, il linguaggio e l’intelligenza artificiale AI, sono un “nuovo” campo complesso e interdisciplinare che comprende molti sottocampi e tecnologie diverse, come l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e la computer vision. Questo può rendere difficile, per chi non è esperto del settore e della comunicazione, la comprensione dei concetti e della terminologia utilizzati, anche semplicemente per descrivere l’IA.

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) basata sull’intelligenza artificiale ci consentirà di comunicare in un linguaggio naturale, rendendo la comunicazione più efficiente, ma deve essere compreso il cambiamento che è in atto da già da tempo, visto che è abbondantemente presente nella nostra vita di tutti i giorni. Pensate, ad esempio, ai sistemi di riconoscimento vocale utilizzati dagli smartphone: funzionano con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. L’intelligenza artificiale è quindi ormai molto diffusa in tutti gli ambiti, da quello medico a quello economico, finanziario, politico, militare, sociologico ecc. uno “strumento” da comprendere e non demonizzare.

l’Universo si pensa che abbia una forma toroidale, la quale struttura si ritrova anche nell’atomo particella di materia semplice e non divisibile. Di Elena Tempestini

Modello geometrico toroidale che circonda tutto ciò che è nell’Universo

La scienza ha accertato che tutto ciò che ci circonda è energia, noi umani siamo energia. Gli atomi che compongono le nostre cellule hanno una massa uno spazio riempito dall’energia prodotta dal movimento degli elettroni. Albert Einstein, era profondamente convinto dell’armonia della natura e cominciò a muoversi verso una fondazione unificata della fisica, costruendo una struttura teorica comune per l’elettrodinamica e per la meccanica, le due teorie distinte della fisica classica. Questa struttura, nota come teoria della relatività speciale, comportava drastici cambiamenti nei concetti tradizionali di spazio e tempo; essi, secondo questa teoria, sono strettamente connessi e formano un continuo quadridimensionale, lo “spazio-tempo”. Perciò, nella teoria della relatività, non si può mai parlare dello spazio senza parlare del tempo e viceversa; essi diventano soltanto elementi del linguaggio che un particolare osservatore usa per descrivere i fenomeni dal proprio punto di vista. La modificazione dello spazio e del tempo comporta come principale conseguenza la comprensione che la massa non è altro che una forma di energia. La meccanica quantistica rivela una fondamentale unità dell’universo: mostra che non possiamo scomporre il mondo in unità minime dotate di esistenza indipendente; non esiste nessun “mattone fondamentale” isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto, le quali includono sempre l’osservatore come elemento essenziale. Oggi la fisica molecolare, la branca della scienza che si occupa di studiare le proprietà delle molecole degli atomi e delle forze che li legano e governano, si pone la domanda se esistono delle particelle che possano essere considerate i mattoni della Coscienza. A questa domanda ne scaturisce un’altra : esistono delle particelle subatomiche dotate anch’ esse di coscienza? In fin dei conti noi siamo energia perché ogni individuo umano è costituito da molecole, le quali a loro volta sono costituite da atomi che vengono costruiti con delle particelle elementari. David Bohm, fisico e filosofo statunitense che già nei primi anni quaranta del XX secolo, enuncio’ la duplice natura sia corpuscolare che ondulatoria del comportamento della materia, nel quale ogni particella non è separata o autonoma, ma fa parte di un modello atemporale e aspaziale universale, il cui modello matematico implica un insieme di variabili nascoste. Praticamente la prova che tutto è uno. Per Bohm le informazioni che riceve il cervello si presentano sotto forma di onde, per poi trasformarsi in immagini: “Se si potrà dimostrare che esistono effettivamente dei legami tra i processi quantistici e quello del pensiero, allora molte cose del pensiero potranno essere spiegate in modo del tutto naturale” ( David Bohm)

Secondo il fisico David Bohm , le particelle elementari obbediscono in realtà all’azione di quello che lui definisce come “potenziale quantico”, una specie di campo di informazione che guida la traiettoria delle particelle allo stesso modo in cui un radar guida una nave in porto, e le mette in comunicazione tra loro in maniera istantanea. Quello che oggi la scienza definisce L’entanglement quantistico?

L’energia è in grado di viaggiare ma anche di mutare, trasformarsi e manifestarsi a livello fisico. Il Visibile e l’ Invisibile sono gli aspetti duali di uno stesso universo e dialogano ininterrottamente. Noi riceviamo continuamente messaggi provenienti dall’energia che non siamo in grado di vedere, e non solo non ce ne accorgiamo ma ci “spaventa” conoscere l’ignoto al quale non siamo in grado di dare una spiegazione razionale. Un po’ come dire: “ finché non vedo non credo”.

Settembre 2023, foglia a cuore in un gelsomino

Il cuore è una forma, simbolo per eccellenza dell’amore. Dal momento che l’Amore è un concetto astratto, per rappresentarlo si è sempre utilizzato un cuore stilizzato. Se ci riflettiamo, e per quanto strano possa sembrare, questo simbolo è valido convenzionalmente in tutto il mondo, in ogni angolo remoto. La cosa ancora più strana, è che questo simbolo è antichissimo. Il cuore è una forma archetipica universale che è utilizzata per comunicare con l’essere umano.

Settembre 2023

L’archetipo, come ben spiega Carl Jung, sono forme tipiche di comportamento derivanti dall’esperienza che il genere umano ha continuato a ripetere nel corso della storia. Sono complessi di esperienze a carattere universale sedimentate nella psiche dell’uomo, strutture basilari eternamente ereditate.

Foglie di rosa, settembre 2023

Gli archetipi sono presenti nel profondo della psiche, nell’inconscio collettivo, e il loro insieme costituisce la base degli istinti. Praticamente mettono in comunicazione il mondo conscio e quello inconscio, utilizzando un linguaggio universale: il linguaggio dei simboli.

Foglie di rosa

È un messaggio tramite un linguaggio, è l’idea originale che genera matericamente sé stessa in una forma archetipica. Per questo i cuori sono ovunque e possono essere visibili a tutti, solo che non tutti li notano, non tutti Con -siderano ciò che guardano. Solo quando ci miglioriamo, facciamo lo sforzo di volontà, ed eleviamo le nostre frequenze, abbattiamo delle barriere invisibili che aprono incondizionatamente la percezione del toroide del cuore. Il toroide è una forma modello geometrica che racconta l’evoluzione della vita, e che ritroviamo ovunque in tutta la natura. Il toroide è un vortice di energia a forma di ciambella che possiamo vedere dagli atomi fino alle galassie. È un modello matematico in cui la natura crea e sostiene la vita. La conoscenza di questo modello si trova già in tecnologie come ventole e propulsori, generatori ecologici, dispositivi delle nuove energie e ci aiuta a comprendere meglio la natura del campo unificato.
L’energia fluisce da una estremità, circola attorno al centro e fuoriesce dall’altra parte. È bilanciata, si autoregola, è sempre integra: negli atomi, nelle cellule, nei semi, nei fiori, negli alberi, negli animali, negli umani, negli uragani, nei pianeti, nelle stelle, nelle galassie e nell’intero cosmo.

Toroide del cuore

Il toroide è un campo di energia elettromagnetica che una configurazione geometrica dal diametro compreso fra 1,5 e 2,4 metri circa. Ed è partendo dall’area del cuore che tale campo di energia si dipartirà all’esterno del corpo.

Il cuore ha il suo “cervello” e la sua coscienza.
Molti credono che la consapevolezza cosciente abbia origine nel cervello. Recenti ricerche scientifiche suggeriscono che la coscienza in realtà emerge nel cuore, poi il cervello e il corpo agiscono insieme dietro le direttive di esso. Il campo elettromagnetico prodotto dal cuore è circa 60 volte maggiore in ampiezza, e permea ogni cellula del corpo. Il componente magnetico è di circa 5000 volte più forte del campo magnetico del cervello e può essere rilevato a diversi metri di distanza dal corpo con magnetometri sensibili.

“azione spettrale a distanza», noto anche come «correlazione quantistica», si riferisce a sistemi che non possono esse descritti separatamente gli uni dagli altri, a prescindere dalla distanza che li separa.

Il campo del cuore agisce come un’onda portante di informazioni che fornisce un segnale di sincronizzazione globale per tutto il corpo. Come un pulsante che attiva delle onde di energia che si irradiano dal cuore, esse interagiscono con gli organi e le altre strutture. Ed è in questa consapevolezza che nuovi piani di coscienza diventano a noi accessibili con la capacità di vedere e notare cose che in precedenza erano lì ma per noi come “invisibili”.

La forma del cuore non è, quindi, un’ invenzione dell’uomo ma una forma tramandata dalla nostra stessa Anima che ci ha permesso di tradurla in questa realtà materica tanto quanto altre forme archetipiche tra le quali: tra le figure piane, il quadrato, il triangolo e il cerchio, i solidi Platonici quali strutture geometriche interne dell’atomo. Tutte forme che in natura si ripetono per formare la materia. La materia è una illusione di solidità e separazione, ma la separazione non esiste; esiste solo l’unità.

L’eccellenza tecnologica della Geotermia, protagonista innovativa per la transizione energetica. Di Elena Tempestini

Il fiorentino Principe Ginori Conti nel 1904 durante il primo esperimento energetico geotermico

Quando si parla di Energia geotermica si intende lo sfruttamento del calore sotterraneo per il riscaldamento e l’elettricità. La geotermia, è già una nicchia importante di fonte energetica in tutto il mondo, con la transizione ecologica ci sarebbe la possibilità di una grande espansione. Sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti, vogliono sostenerla con “Net- zero Industry Act” la legge di stimolo per le tecnologie pulite. Il Governo Italiano non lo ha ancora inserito nel Fer1, il decreto di incentivazione alle rinnovabili del 2019, ma conta di inserirlo nel Fer2 che a marzo 2023 è stato notificato a Bruxelles.

Sotto i nostri piedi, alla profondità di qualche chilometro al massimo, c’è una quantità di energia sufficiente a soddisfare, potenzialmente, l’intero fabbisogno dell’umanità. Il primo tentativo di produrre elettricità, dall’energia contenuta nel vapore geotermico, fu fatto a Larderello nel 1904 dal fiorentino, Principe Piero Ginori Conti, che con successo avvio’ l’esperimento con un motore alternativo accoppiato ad una dinamo. Il successo mostrò il valore industriale dell’energia geotermica segnando l’inizio di una forma di sfruttamento, che oggi si è diffusa in molti paesi.

La geotermia è l’energia prodotta del calore della Terra, permette di abbattere la produzione di anidride carbonica, di polveri sottili e di altre sostanze tossiche che provocano l’effetto serra e che, dunque, contribuiscono al tanto temuto cambiamento climatico.

Produrre calore è una ricerca che affonda le radici nella storia delle civiltà.

La produzione di calore è sempre stata una problematica per la quale l’uomo, anche di millenni fa, si è prodigato per trovare soluzioni. I cinesi costruirono il centro termale più antico che si conosca, una piscina in pietra sulla montagna di Lisan durante la dinastia Qin nel III secolo a.C.. I Romani conquistarono nel I secolo a.C Aquae Sulis divenuta poi il rinomato centro termale di Bath nel Somerset in Inghilterra, utilizzando sorgenti calde per alimentare i bagni pubblici e il riscaldamento a pavimento delle abitazioni. I bagni termali furono il primo utilizzo commerciale dell’energia geotermica. Il vapore e l’acqua calda dal geyser sono utilizzati per il riscaldamento domestico in Islanda a partire dal 1943.

L’energia geotermica è una fonte stabile da cui è possibile ricavare energia costante, con un’occupazione del suolo in termini di impianti e infrastrutture più contenuta rispetto alle altre fonti rinnovabili. Inoltre, l’assenza di processi di combustione contribuisce alla riduzione delle emissioni di inquinanti e di CO2. L’energia termica accumulata nel sottosuolo fuoriesce sulla superficie terrestre attraverso vettori fluidi, quali acqua e vapore.

Esistono tre tipologie di centrali geotermiche.

Quelle a vapore secco, in cui il vapore è estratto dalle fratture presenti nel terreno ed utilizzato per azionare una turbina.

Quelle flash che trasformano l’acqua bollente e ad alta pressione in acqua più fredda e a bassa pressione.

E quelle binarie, in cui un fluido con il punto di ebollizione inferiore rispetto a quello dell’acqua viene fatto scorrere a fianco dell’acqua bollente, la quale trasforma il fluido in vapore che, a pressione, andrà ad azionare una turbina.

L’energia geotermica è fonte di energia verde rinnovabile per eccellenza, è un’energia pulita a cui fanno da cornice altri non trascurabili vantaggi: la produzione è continua, indipendentemente dalle temperature esterne, dalle condizioni meteorologiche e dall’alternanza giorno-notte. Tra le energie rinnovabili, la geotermica concretizza la fonte che riesce a produrre la maggiore quantità di elettricità.

Gli impianti geotermici sono silenziosi, non creano problemi acustici, che non sono da sottovalutare, in quanto l’OMS prevede entro il 2050, due miliardi e mezzo di persone con problemi ipoacusici da inquinamento. Gli impianti geotermici non emettono anidride carbonica e polveri sottili. Gli scarti di produzione vengono rimessi in circolo, grazie al riciclo del vapore prodotto e l’assenza di processi di combustione, che riducono al minimo la necessità di interventi di manutenzione sugli impianti. L’energia geotermica può essere distribuita a livello domestico per il teleriscaldamento delle abitazioni.

L’energia geotermica può essere utilizzata per produrre sia elettricità, sia calore, secondo il processo della cogenerazione, cioè di generazione contemporanea di energia meccanica, da trasformare in energia elettrica, e di calore utilizzabile per il riscaldamento di edifici oppure per insediamenti industriali e agricoli, come le produzioni in serra.

È di grande rilevanza lo studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology, il MIT, che afferma che la potenziale energia geotermica contenuta sul nostro pianeta si aggira attorno ai 12.600.000 ZJ e che con le attuali tecnologie è possibile utilizzarne solamente 2000 ZJ e, dato che il consumo mondiale del pianeta ammonta a un totale di 0,5 ZJ all’anno, con la sola energia geotermica si potrebbe soddisfare il fabbisogno planetario per i prossimi 4000 anni.

Quindi la domanda è : se per il MIT americano e per la nostra ENEL, l’energia geotermica presenta tutti i vantaggi che abbiamo detto (sostanzialmente anche ad un prezzo vantaggioso, una volta completato l’impianto, disponibile in misura illimitata e costante, etc.etc.) perché continuiamo a “guerrigliare” per le fonti di energia?

Siamo un paese ricchissimo di potenzialità energetiche ma anche confusionario

L’Italia è forse il paese più ricco al mondo di fonti energetiche rinnovabili, grazie al soleggiamento, ai venti, alle correnti marine, alle risorse idriche alpine e appenniniche e alla geotermia per parlare delle principali, cui sono da aggiungere il biogas da produzioni agricole e da rifiuti e quelle ottenibili dal recupero delle acque piovane, nel quale siamo tra gli ultimi al mondo. Raccogliamo poco più del 10% delle nostre precipitazioni annue. Insomma quantità e differenziabilità non sono vantaggi da poco a nostra disposizione e il tempo per tecnologie sempre più evolute e abbordabili è oggi maturo.

Non lo sono invece i nostri governanti che, quanto a strategie energetiche, hanno prodotto solo soluzioni di breve respiro, in negativo (i no si sono sprecati non solo al nucleare, ma anche alle pale eoliche), soluzioni di emergenza, dell’ultimo minuto e, solo per questo, contraddittorie e dispendiose, che ci hanno portato nel cul de sac nel quale ci stiamo dibattendo.

Quando nel 1962 il primo governo di Centrosinistra nazionalizzò l’energia elettrica non lo fece solo per abbattere gli oligopoli privati, ma in nome di una programmazione che non dovesse legarsi a una sola fonte di produzione e a un solo Paese di approvvigionamento, ma che perseguisse l’indipendenza energetica attraverso una molteplicità di scelte, che nel tempo avrebbero consentito anche il rispetto dell’ambiente. Al tempo si trattava di integrare le fonti idroelettriche non più sufficienti a sostenere lo sviluppo industriale con le fonti petrolifere che l’Eni si procurava con alleanze e politiche di prezzo favorevoli, per le nostre centrali termoelettriche. In quegli anni facemmo naufragare il primo progetto nucleare con lo scandalo montato ad arte contro il suo mentore, l’ormai dimenticato ingegner Felice Ippolito, privando il Paese di un possibile complemento nell’offerta energetica. La decisione di affossarlo parve casuale e dettata da opportunismi, non da scelte ecologiste.

Il coordinamento energetico non è dunque mai avvenuto, cosicché siamo costretti anche questa volta ad affannose operazioni di tamponamento delle forniture delle materie prime essenziali con paesi che, quanto a principi antidemocratici, non sono certo da meno della Russia.

Insomma anche per l’energia, le colpe storiche non hanno responsabili, ma solo vittime, e tanta confusione e rischi. Ecco perché l’assenza di strategie è forse più penalizzante della stessa scarsità delle fonti.

Comunicazione e Fenomenologia del complotto da Eco a Pasolini che scrisse: “il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità.” Di Elena Tempestini

In questi ultimi giorni si è innescata una grande polemica politica tra i partiti, il Ministro della Difesa ha evocato il complotto ai danni del Governo, da parte della Magistratura, rilasciando un’ intervista al Corriere della Sera.

La nascita di una notizia, si crea per un fruitore dell’informazione, ma tra chi crea la notizia e chi la legge, c’è l’incomodo di chi decide quale sia l’informazione. Questo Gap può portare la comunicazione a puntare i riflettori su interpretazioni anche devianti, chiamate “complotti”. Nello stesso momento che i complottisti vengono combattuti, si crea la necessità di sbugiardarli, dando vita ad una falsa e pericolosa disarmonia del fenomeno. Le parti integranti del meccanismo del complotto rendono la diffusione della notizia una affermazione, ma al tempo stesso la sua stroncatura senza spiegazioni, alimenta la spinta alla sua ri-produzione. Pasolini sosteneva che: “ il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità. Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza.”

(Pier Paolo Pasolini nell’ultima intervista concessa poche ore prima della sua morte)

La comunicazione del complotto si avvale del principio di polarità, del dualismo umano che si divide tra vero e falso, tra notizia e invenzione. Spesso la volontà a trovare il giusto discernimento non c’è, oppure può creare, anche grazie all’impulsività’ sollecitata dai giornali e dai social media, a schierarsi da una parte o dall’altra.

Il complotto non è solo un singolo intrigo, ma una condizione più complessa perché è la forma nella quale si rapportano al mondo reale, molti cittadini che si sentono condannati a una frustrante impotenza, spesso traditi dalla politica nella quale avevano riposto delle aspettative positive, allibiti davanti a un mondo sempre più incattivito e violento. La conseguenza è il pensiero di essere manovrati e sfruttati da un potere senza volto.

Cicli e ricicli già predetti? Oppure un lungo filo della storia che non abbiamo studiato bene con Bisanzio?

Forse siamo alla fine delle ripercussioni della storia, sia nazionale che globale, un ciclo durato più di 2000 anni: dalla disgregazione dell’Impero Romano, la caduta dell’Impero Ottomano, la fine dell’Impero Russo, la caduta del muro, la volontà a globalizzare ma senza unificare e dare un’equa sistemazione geografica alle guerre mai finite. Tutto ciò può aver generato un risveglio, una “ revanche” che si specchia nella società odierna e nei mezzi di comunicazione di questa epoca.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, affermava lo scienziato Lavoisier, dopo che dimostrò che la materia non può essere creata o distrutta, ma solo trasformata.

Ed è la possibilità data al concetto di complottismo, che evidenzia il vuoto della democrazia, una ben temibile arma di depoliticizzazione di massa.

“Il complotto può essere la maschera del potere nel tempo del potere senza volto. “ ( estratto del libro “Il complotto al potere”)

La diatriba che si è scatenata contro le dichiarazioni del Ministro Crosetto ha fatto dire ad Elly Schlein :”Se ci sono degli elementi lo dica al Parlamento e alle autorità competenti per intervenire, se non ci sono ritiri immediatamente quello che ha detto”. Una fenomenologia comunicativa atta a confondere le idee?

Sicuramente stiamo vivendo un’epoca che sta realmente fiaccando l’animo umano. Anni senza tregua, dalla pandemia a livello mondiale, alla guerra in Europa, il riaccendersi in modo cruento della guerra tra Palestina e Israele con un’economia sempre più precaria. In queste situazioni complesse da comprendere, può insinuarsi la facilitazione di una comunicazione atta al complotto, ovviamente ben alimentato dalla velocità delle notizie e dei media.

Attacco alla Magistratura, crisi politica del Governo, oppure sollecitazione del populismo complottista?

Umberto Eco nel 1961 fu chiamato a studiare un fenomeno che stava diventando di massa, la televisione. Scrisse la prima critica televisiva, prendendo a modello un personaggio divenuto velocemente icona di grandissimo successo del teleschermo, l’uomo più amato, guardato, imitato e ammirato: Mike Bongiorno. Nacque Fenomenologia di Mike Bongiorno, che rileggendola, possiamo nel tempo applicare a situazioni e nomi odierni, nel quale il populismo si riconosce, stuzzicando inevitabilmente la dualità umana, di chi è a favore e di chi e’ contro.

“Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità, pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti. Osservando il campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La medieta’ aristotelica è equilibrio nell’esercizio delle proprie passioni, è il giusto mezzo tra due vizi, uno per eccesso e uno per difetto, retto dalla virtù della prudenza. In fondo la “ gaffe”, il contesto sbagliato, nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si verifica la gaffe ma si da vita ad una sfida a una provocazione; la gaffe, continua Eco, ( quella in cui Mike Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta elevando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.»

(Umberto Eco 1961)

Ed eccoci all’attualità, la conseguenza di una massificazione mentale quale prodotto di un consumismo della notizia che esalta la mediocrità dei modelli ai quali gli spettatori vengono costantemente invitati ad uniformarsi.

Quindi il potere dell’informazione e della comunicazione, che troppo spesso non viene nemmeno dibattuto come fondamentale strumento per debellare l’ignoranza, e generare maggiore consapevolezza per responsabilizzare gli utenti, può cambiare in meglio solo se cambiamo le regole di accesso all’informazione.

Comunicazione e Intelligenza Artificiale: una sfida etica della nostra società ma anche un’occasione di crescita. Di Elena Tempestini

“Coloro che possono immaginare qualsiasi cosa, possono creare l’impossibile.” ( Alan Turing, padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale)

Una parte importante dell’evoluzione della nostra società globale dipende dalla comunicazione, dal linguaggio e dalla tecnologia, dalla loro conoscenza e dal loro buon uso. Metaverso e Intelligenza artificiale non sono la stessa cosa, l’intelligenza artificiale, chiamata IA è una tecnologia che si basa su un sistema di intelligenza creato attraverso l’uso di algoritmi e dati, e sopratutto non deriva dalla diffusione delle cyberscienze scoperte negli ultimi anni ma hanno un lontano passato.

Il metaverso è un ambiente virtuale in cui gli utenti che vi accedono possono interagire e comunicare tra loro. È un’evoluzione un’espansione di Internet, atto ad aumentarne l’immersività tramite l’uso di ambientazioni tridimensionali e avvalendosi anche di visori per aumentare la realtà virtuale. Difficile fare un confronto tra di loro, sono tecnologie molto diverse e con scopi differenti.

L’intelligenza artificiale definisce l’illusione di spazio – tempo?


Sant’Agostino nel libro XI delle Confessioni, nel volume dedicato al Tempo diceva che passato, presente e futuro sono tre “illusioni” contenute ed esternate solo in ciò che esiste realmente per l’essere umano: il tempo presente.

L’illusione del tempo

Dove e come nasce l’intelligenza artificiale? Nasce con uno scienziato al quale il mondo deve molto: Alan Turing

Alan Turing

La scienza ha fatto passi da gigante, ha permesso che la nostra mente, le nostre conoscenze si ampliassero verso mondi infiniti, ma fu Alan Turing nel 1950 ad applicare i concetti matematici e la crittografia ai computer digitali, fu il primo.
Grazie alla sua ricerca nelle relazioni tra macchine e natura, riuscì a creare il campo dell’intelligenza artificiale. Praticamente possiamo definirlo il precursore dell’invenzione dei computer e dell’ innovazione che siamo abituati a conoscere oggi. Nel 1956 si tenne a Dartmouth, nel New Hampshire, negli Stati Uniti d’America, il primo simposio sull’intelligenza artificiale, la quale successivamente fu riconosciuta come scienza dalla comunità internazionale degli studiosi.
Erano gli anni sessanta del XX secolo.

Alan Turing ebbe l’idea geniale di “spezzare” l’istruzione da fornire alla macchina in una serie di altre semplici istruzioni; era convinto che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. Un processo molto similare da quello che viene affrontato oggi. Nel 1969 Turing, rese pubbliche le sue ricerche riguardo la concreta possibilità che si potessero creare macchine capaci di simulare i processi del cervello umano.
Era nato il concetto di ” intelligenza artificiale“. Ma la banalità del male è sempre pronta ad intervenire, Turing, era omosessuale e nella Londra anni cinquanta si veniva processati, l’omosessualità era perseguita penalmente. In quel tempo non molto lontano da oggi, già così pregno di tecnologia futura, si doveva scegliere tra la castrazione chimica con gli estrogeni oppure il carcere. Lo scienziato scelse la prima soluzione, ma dopo un anno di assunzione di farmaci e la forte depressione conseguita non ce la fece più. Con il cambiamento subito anche fisicamente Turing decise di iniettare del cianuro in una mela e rendere reale il maleficio di Biancaneve, dette un morso e tutto finì. Se ne andò dalla vita che lo aveva sfruttato, offeso e condannato ad una lenta morte. Il 7 giugno del 1954 a soli 42 anni Alan Turing mori’ lasciando “un enigma” divenuto simbolo: “una mela morsicata”.

Alan Turing e il simbolo creato da Steve jobs per Apple.

Steve Jobs creando una mela morsicata quale logo di Apple, volle rendere onore e memoria al padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale Alan Turing? Chissà…

Dopo più di sessanta anni, l’intelligenza artificiale è oggi ampiamente utilizzata in quasi tutti i campi della vita degli esseri umani, è utilizzata allo scopo di superare le prestazioni del cervello umano, vengono studiate le reti neurali applicate nell’ambito del “Deep Learning”, cioè l’apprendimento approfondito di reti neurali artificiali in grado di analizzare automaticamente dati come immagini, video, audio o serie temporali, ossia gli eventi accaduti nel tempo. Un rapido progresso che sta superando le prestazioni degli esseri umani.

Sembra strano? Pericoloso?

Ricordiamoci che tutti noi usiamo un computer, un telefono, facciamo acquisti online o semplicemente usiamo social per foto, video e ricordi. Ebbene le Deep Learning, le Machine Learning ci permettono di : • identificare gli oggetti nelle immagini del computer, trascrivere il parlato in un testo, analizzare e selezionare gli interessi degli utenti online, analizzare i dati che sviluppano e ottimizzano i risultati delle ricerche sugli ampliamenti e miglioramenti delle città, fino al concetto di sicurezza tramite il riconoscimento facciale. Ed è per gli infiniti usi che si possono fare dell’intelligenza artificiale, che è stata ampiamente discussa nei campi della scienza, della tecnologia militare, dell’industria e nel comparto dell’etica.

Parlo di etica perché la manipolazione della comunicazione esiste da sempre, fin dai tempi degli “agentes” romani, agenti segreti che si infiltravano nel sistema nemico, oppure manipolavano, come nel caso di Marco Antonio che subì probabilmente una damnatio memoria, a causa delle lotte di potere politico e per essere caduto nella trappola di una comunicazione errata. Grazie ad avergli fatto credere che la sua amata Cleopatra si era suicidata, Marco Antonio cadde, e con la sua morte, nel 27 A.C. fu instaurato da Augusto il Principato, il quale segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell’Impero.

Da sempre dunque, non è facile poter riconoscere un punto di equilibrio.

Le epoche sono trascorse, e il popolo pensa sempre di più di essere libero nelle sue scelte, ma ogni causa ha un effetto, ogni parola determina la nostra realtà.

Ovviamente da quando esistono i social si sono moltiplicati i linguaggi, i pensieri, il “ salotto virtuale” è divenuto unico e globale, ma con infiniti linguaggi da interpretare. Basta pensare ai cosiddetti “leoni da tastiera”, gli “odiatori”, gli haters che vedono solo su uno schermo, una realtà quotidiana diversa, alterata dalla loro percezione. Non comprendendola, attaccano la diversità, creando un meccanismo perverso vecchio quanto l’essere umano. Chi studia e comprende la comunicazione, in tutte le sue forme, ben conosce le tecniche e le teorie che permettono di condizionare il pubblico senza che questo se ne accorga. L’esempio più banale e’ la pubblicità, sia quella palese che quella occultata. A chiunque di noi che abbia un telefono, sarà capitato di essere in una stanza, non toccare il dispositivo, avere una conversazione che include una qualsiasi parola, chiave per gli algoritmi, per avere il giorno dopo sul telefono, un’infinità di pubblicità che ti propone una soluzione alle parole che hai citato. Grazie all’intelligenza artificiale gli esperti di marketing hanno a disposizione enormi quantità di dati praticamente in tempo reale per definire meglio i contenuti delle campagne di comunicazione. I dati sono analizzati dalla BI, Business Intelligence, algoritmo in grado di trasformare i dati in informazioni e le informazioni in conoscenza. Praticamente la BI è la capacità di vedere il passato, il presente e il futuro di un’azienda attraverso l’analisi dei dati, i quali non sono più degli scritti da interpretare bensì è la capacità di analizzare attraverso la visualizzazione dei dati. Ormai ben sappiamo che il pensiero nasce dall’immagine e poi diviene parola.

Tornando ad una sfera più vicina,

il telefono ha un ruolo base, perché ci ascolta, e chi mi parla di privacy credo che non sappia che da decenni praticamente non esiste. Il telefono di nuova generazione è un orecchio molto grande che può funzionare nel bene e nel male. Ancora una volta scrivo che; non esistono cattivi strumenti, ma solo buoni suonatori.

Praticamente è la famosa triade: Problema, reazione, soluzione. Si crea un problema, si osserva la reazione ed eventualmente viene trovata la soluzione, molto spesso da chi ha generato il problema. È una comunicazione che immette un’azione sia nel piccolo che nel grande, sia in una coppia, famiglia, piccole comunità o grandi società. È una comunicazione finalizzata a cambiare la percezione o il comportamento dei soggetti a volte usando modelli e metodi anche subdoli o ingannevoli per guidare le nostre scelte.

Ovviamente è il contesto e le motivazioni che determinano il bene o il male di un atto persuasivo che comporta un’influenza esterna.

Tutti noi ricorriamo alla tecnologia di piccoli strumenti ormai abitudinari nel nostro quotidiano. Come il Bluetooth e Alexa o altri dispositivi a servizio delle nostre richieste, sicuramente facilitate, rese accessibili. Ebbene ci sono vari casi che alla nostra apparenza, ci fanno fare una risata, come quello della ragazza che per “ scherzo” ha chiesto al dispositivo Alexa del suo ragazzo, dove lui si trovasse in quel momento. Alexa, che era collegata via Bluetooth al telefono del ragazzo ha rivelato che era in un’altra casa, di una amica che era poi l’amante. Ecco su questo possiamo farci anche una risata, ma provate ad estenderlo a livelli più alti, dallo spionaggio industriale fino ai conflitti asimmetrici che comunque dispongono, non certo di semplici dispositivi come Alexa, ma di attrezzature sempre più complesse che l’uomo ha la presunzione di poter controllare in tutte le sue sfaccettature, ma chi detiene il vero potere della comunicazione può alterare a suo favore.

Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole.
Quindi se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.

È sempre esistita la comunicazione, il linguaggio, la crittografia, l’arte di nascondere e voler manipolare , fino a racchiudere un pensiero ed una corrente di esso, nel simbolo e nell’immagine anche per non finire sul rogo quale eretico o oggigiorno “ complottista”. Il grande Shakespeare, sapiente conoscitore dei vizi e delle virtù umane, nei racconti d’inverno diceva che: “ Eretico non è chi brucia sul rogo eretico è chi lo accende” , il concetto di manipolazione della comunicazione era già ben chiaro

La percezione individuale non corrisponde ovviamente con ciò che viene comunicato, entra in gioco la polarità umana, la dualità della nostra mente binaria, le bias cognitive ( termine neurologico che viene dal greco “ tiro obliquo” ) che ci portano ad una separazione. Nasce il famoso contrapposto che poi fa il gioco di chi vuole che accada lo scontro, anzi fomenta la comunicazione in modo da creare due schieramenti che si contrappongono in continuazione.

La Carrozza di Gurdjieff, metafora per descrivere la condizione umana

Sono i cambi dello stato di grado: un bicchiere di acqua resta tale, se c’è grande caldo si trasforma in vapore, con molto freddo si trasforma in ghiaccio ma a generare ciò, rimane sempre un bicchiere di acqua. Comprendere cosa sia la comunicazione, e gli strumenti che servono ad essa, è una competenza sempre più necessaria per decodificare il mondo quotidiano nel quale siamo immersi, senza la comunicazione adeguata, non può svilupparsi nessun rapporto, sia nel piccolo che nel grande. Ogni individuo non riuscirà a svilupparsi eticamente e soprattutto a comprendere la verità.

Già la scienziata Rita Levi Montalcini, neurologa, aveva ben intuito il problema che oggi è palese:

“ le persone di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’illusione di stare ragionando.
Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo.
Bisognerebbe spiegarglielo.”

La comunicazione, il linguaggio e l’intelligenza artificiale AI, sono un “nuovo” campo complesso e interdisciplinare che comprende molti sottocampi e tecnologie diverse, come l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e la computer vision. Questo può rendere difficile, per chi non è esperto del settore e della comunicazione, la comprensione dei concetti e della terminologia utilizzati anche semplicemente per descrivere l’IA.

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) basata sull’intelligenza artificiale ci consentirà di comunicare in un linguaggio naturale, rendendo la comunicazione più efficiente, ma deve essere compreso il cambiamento che è in atto da già da tempo, visto che è abbondantemente presente nella nostra vita di tutti i giorni. Pensate, ad esempio, ai sistemi di riconoscimento vocale utilizzati dagli smartphone: funzionano con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. L’intelligenza artificiale è quindi ormai molto diffusa in tutti gli ambiti, da quello medico a quello economico, finanziario, politico, militare, sociologico ecc. uno “strumento” da comprendere e non demonizzare.

22 agosto 2023, vertice dei paesi aderenti al BRICS: il Presidente Brasiliano chiederà di immettere una nuova moneta unica in alternativa al dollaro. Di Elena Tempestini.

Vertice BRICS a Johannesburg il 22 agosto 2023.

Domani 22 agosto a Johannesburg, in Sud Africa, si terrà il vertice BRICS, acronimo dei paesi che vi aderiscono: Brasile, Repubblica popolare della Cina, India, Russia, e Repubblica Sudafricana. La Russia sarà rappresentata non da Putin ma dal ministro degli esteri Sergey Lavrov.

Quale può essere il punto chiave del vertice?

Sicuramente prendere coscienza che, mentre i “Paesi Sviluppati” sono in piena crisi e la loro influenza appare indebolita, i Paesi “Emergenti” stanno aumentando la loro influenza in molti campi, sopratutto quello finanziario economico e quello tecnologico. La Francia, e il suo Presidente Macron, comprendendo bene questa possibilità, a differenza di altri paesi europei tra i quali l’Italia, non nasconde il desiderio di essere il primo Stato Occidentale a voler partecipare al Vertice BRICS.

Gli aderenti paesi condividono una situazione economica in via di sviluppo con abbondanti risorse naturali , strategiche che caratterizzano una notevole crescita del loro Pil.

Uno degli obiettivi più importanti della piattaforma BRICS è togliere al dollaro la supremazia di moneta globale.

L’acronimo BRICS, è nato dal barone di Gatley, l’economista britannico presidente di Goldman Sachs, Jim O’Neil, con l’intuizione che i fatti accaduti l’11 settembre del 2001, non avrebbero coinciso con la globalizzazione Americana del futuro. È stata un’ottima intuizione nei confronti dei paesi in via di sviluppo, e non solo della Cina, in quanto nel 2022 è stata programmata una volontà di espansione accelerata.

Iran, Argentina e Algeria hanno presentato richiesta formale di adesione al gruppo, e nella riunione di maggio 2023 dei ministri BRICS, hanno partecipato: Kazakistan, Arabia Saudita, Egitto, Indonesia, Senegal, Emirati Arabi Uniti, Thailandia e Nigeria.

BRICS

La maggior parte dei paesi sono stanchi dell’egemonia occidentale del dollaro, e il 22 agosto 2023 il Brasile chiederà ufficialmente di sostituire il dollaro come moneta di scambio economica all’interno dei paesi aderenti al BRICS.

Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile

Per gli aderenti al BRICS è il voler raggiungere un maggior equilibrio globale, una fine della “guerra fredda” che viene combattuta economicamente, per dare spazio a un nuovo Ordine Economico Internazionale.

Dall’altro campo i BRICS sono visti come un gruppo economico che cerca di spezzare l’egemonia occidentale a livello globale e soprattutto sono visti come una “ bomba” finanziaria anti americana

Questa crescente influenza espansionistica dei BRICS, li mette in campo, nelle Relazioni Internazionali come nuova potente forza, la dimostrazione è la volontà di molti paesi a volerne far parte. Questo dimostra che, l’attuale ordine internazionale economico guidato dagli Stati Uniti d’America dovrà sicuramente affrontare sfide asimmetriche di notevole sforzo.

Osservando una semplice cartina geografica possiamo notare che gli aderenti al BRICS sono il 40% della superficie terrestre e ospitano oltre il 40% della popolazione mondiale. Il presidente brasiliano Lula con la sua richiesta di immettere una nuova moneta di scambio economico al posto del dollaro, anche con una “criptovaluta lastricata in oro” che potrebbe far nascere uno dei più grandi cambiamenti della storia del mondo occidentale. Per adesso ci sono le previsioni dei maggiori economisti mondiali, il 23 agosto scopriremo delle nuove carte

Vilfredo Pareto: 100 anni dalla morte dell’economista del salotto fiorentino di Emilia Peruzzi. Di Elena Tempestini

Stemmi Peruzzi Toscanelli nella tomba in Santa Croce

19 agosto 2023, centenario della morte dell’economista, sociologo e ingegnere Vilfredo Pareto. Una delle menti più versatili che siano vissute tra la fine ottocento e inizio novecento, lasciando in eredità le sue capacità in politica, economia politica, statistica,teoria dei giochi, matematica, sociologia e filosofia.

Nato a Parigi da genitori italiani fu incaricato quale ingegnere, di trasferirsi a Firenze presso la Società anonima delle strade ferrate, che nel 1880 divenne Società delle Ferriere Italiane a San Giovanni Valdarno, divenendone il direttore generale.

Vilfredo Pareto, economista, sociologo, ingegnere, matematico

Pareto e la città di Firenze, un grande connubio di menti che riuscirono ad espandersi grazie al famoso “salotto rosso” di Emilia Peruzzi. Il salotto era un importante centro politico intellettuale a livello non solo cittadino ma internazionale, ospitava le maggiori menti illuminate ed eclettiche di ogni campo e provenienti da ogni angolo del mondo. Emilia Toscanelli Peruzzi, era la moglie di Ubaldino Peruzzi sindaco di Firenze e Primo ministro del Regno di Italia. Donna colta, curiosa, nata in una famiglia aristocratica imparentata con i Bonaparte, casa frequentata da Antonio Rosmini, Giovan Battista Niccolini e molti nomi politici e scientifici dell’Università di Pisa. Era l’epoca di una Italia risorgimentale moderata. Emilia era interessata alla politica e a tutte le arti sia umanistiche che scientifiche, tanto che, sposando Ubaldo Peruzzi, all’epoca gonfaloniere di Firenze, lo seguirà e consiglierà sempre in tutta l’attività politica, nel 1859 lo accompagnò a Parigi per convincere Napoleone III ad appoggiare l’unione della Toscana al Regno d’Italia.

Emilia Toscanelli Peruzzi

Nel salotto di Palazzo Peruzzi, in Borgo dei Greci 14, vi erano due divani di velluto rosso, delle sedie e un tavolo, ma ogni lunedì, donna Emilia, accoglieva gli scienziati, gli intellettuali e gli stranieri che passavano da Firenze. Erano delle “riunioni”, dalle quali erano banditi i discorsi di circostanza, prediligendo scambi di opinioni sulla politica, economia e cultura. Sul tavolo i visitatori trovavano del rosolio e dei biscotti, ma sopratutto un album in cui lasciare dei versi, un disegno o pensieri politici. Era l’inizio, il fervore e la volontà di costruire una nuova realtà, una Italia unita, viva, con ferventi idee di menti illuminate e visionarie che progettavano il futuro. Il marito Ubaldino Peruzzi, sindaco di Firenze capitale fu uno degli artefici maggiori dell’unità della patria, divenuto deputato continuò a promuove importanti opere pubbliche anche con lo spostamento della Capitale da Firenze a Roma. Ad una conferenza, accadde l’incontro con Vilfredo Pareto, il quale divenne per i coniugi Peruzzi un apprezzato giovane ingegnere di acuta e passionale intelligenza, ma per l’esperienza di Emilia, era bisognoso di una “delicata opera di raffinamento”. Il salotto della Peruzzi svolgeva una funzione culturale e sociale di grande importanza, sostituendosi ai giornali, che erano pochi e controllati dalla censura politica.

Il pensiero di Pareto, si basa sull’economia vista in corrispondenza alle azioni logiche dell’uomo che deve raggiungere gli obiettivi adeguati, tramite i mezzi che ha a disposizione. Per questo motivo per Pareto la sociologia non è altro che il seguito logico dell’economia. L’economia è la scienza che ha il dovere di trovare un punto di equilibrio tra materiale e immateriale a favore della comunità.

Principio di Pareto

Le sue parole sono ancora molto attuali:

“La storia umana procede, mentre una gente sale e l’altra cala. Tale è il fenomeno reale, benché spesso a noi appaia sotto altra forma. La nuova aristocrazia, che vuole cacciare l’antica o anche solo essere partecipe dei poteri e degli onori di questa, non esprime schiettamente tale intendimento, ma si fa capo a tutti gli oppressi, dice di voler procacciare non il bene proprio ma quello dei più: e muove all’assalto non già in nome dei diritti di una ristretta classe, bensì in quello dei diritti di quasi tutti i cittadini. S’intende che, quando ha vinto, ricaccia sotto il giogo gli alleati o al massimo fa loro qualche concessione di forma. Tale è la storia delle contese dell’aristocrazia, della plebs e dei patres a Roma; tale, e fu ben notata dai socialisti moderni, è la storia della vittoria della borghesia sull’aristocrazia di origine feudale. La massima soddisfazione economica per una società, sostiene Pareto, avviene sempre a scapito di singoli individui e di gruppi e a beneficio di altri individui e di altri gruppi”.

È partendo da queste considerazioni che l’economista elabora un pensiero sociologico fondato sull’idea che il comportamento delle persone non può essere ridotto alla sola razionalità economica.”

Tra Pareto e i coniugi Peruzzi nasce uno scambio epistolare che sarà composto da più di milletrecento lettere, che comprendevano anche un “redazionale” del salotto, nel quale l’ingegno acuto e multidisciplinare dell’ingegnere e sociologo, faceva la differenza. Emilia Peruzzi sarà una buona amica, una confidente e una collaboratrice per i testi degli articoli scritti da Pareto, il quale le sarà non solo grato, ma anche in rimorso per non aderire alle sue idee politiche. Come nel caso dell’aggressione e delle percosse subite da Ubaldo Peruzzi, per mano di un fanatico, che vedeva nel sindaco colui che aveva provocato il dissesto finanziario di Firenze Capitale. Per Pareto la giustizia non veniva applicata a dovere da chi ha l’obbligo di provvedere alla sicurezza dei cittadini. Le sue parole la dicono lunga: “ È una vergogna che accadano tali fatti, e non mi si venga a parlare della bella e gentile Firenze! Sono veramente indignato che qualche canaglia non riceva la lezione che merita”

I coniugi Peruzzi e la signora Emilia, saranno sempre nel cuore e nella mente di Pareto anche nel momento che lasciò l’Italia per divenire Professore Ordinario di Economia Politica presso l’Universita’ di Losanna in Svizzera. Il Principio Paretiano è attuale ancora oggi, anzi è proprio a distanza di ben cento anni che il suo Principio socio economico viene rivalutato in tutti gli stati del mondo, un principio che prevede una modifica continua che consenta di migliorare la situazione di alcuni individui senza peggiorare quella di nessun altro, incrementando il benessere collettivo, in quanto circa l’80% delle conseguenze proviene dal un 20% delle cause che poi hanno un effetto sproporzionato sulla società. Le teorie morali, afferma Pareto, servono solo ai furbi e agli imbroglioni, a chi vive di ipocrisie unicamente per illudere e avere posizioni di privilegio. Uomini che hanno reso la politica irragionevole con l’inganno di una diseguaglianza di merito per raggiungere il potere. Vilfredo Pareto deve essere riletto in chiave contemporanea, come un precursore e attuatore della comprensione dei due ruoli della vita: la ragione e i sentimenti, entrambi attori nel profondo umano a riflesso nella vita sociale collettiva.

Lapide commemorativa al salotto politico internazionale e culturale dei coniugi Peruzzi

Lo storico Erodoto nel 450 A.C. ci presenta l’Archetipo di Cenerentola: l’egiziana Rodopi.

Fiaba e favola non sono sinonimi, la fiaba è caratterizzata dalla presenza di luoghi e personaggi magici e fantastici, mentre le favole hanno dei protagonisti che incarnano vizi e virtù umane per voler trasmettere una morale a chi legge. E se una fiaba, non è mai un semplice racconto ma un “connettore sociale senza tempo”, lo storico Erodoto, nel 450 A.C. raccontava una storia, una fiaba, un racconto nel quale descriveva una giovane fanciulla dal nome Rodopi , che divenne la moglie del faraone. La fiaba si tramandò attraverso i secoli con Strabone il grande storico e geografo romano che la scrisse nel 30 A.C. e poi fu il momento dello storico Claudio Eliano nel 200 D.C.

Una giovane fanciulla di nome Radopi, odiata dalle altre donne della famiglia dove era schiava, perde una scarpetta e viene “salvata” dall’amore. Vi ricorda una favola ben conosciuta da tutte le bambine del mondo? Più di 2500 anni e la moderna Cenerentola diviene la prova che nessuno inventa nulla, tutto si ripete in questo mondo, ma con trasformazione e innovazione.

Nell’opera di Erodoto, com’era tipico all’epoca, la storia non si distingue in modo chiaro, deve essere interpretata nella sua geografia, nella sua storiografia ed etnografia, in quanto i suoi obiettivi erano il conservare la memoria delle azioni degli uomini e individuare le cause di alcuni avvenimenti. Cicerone chiamava Erodoto il “ padre della storia” e ancora oggi noi “moderni” gli siamo grati per averci trasmesso notizie sulla storia arcaica di civiltà, popoli, città e sulle loro abitudini di vita.

Ma chi era Rodopi?

la storia di Rodopi racconta di una giovane donna vissuta nel VII secolo a.C in Egitto. Solo che la storia si ribalta rispetto alla moderna, perché Rodopi era una straniera forse greca o del nord Europa divenuta schiava in Egitto. Descritta come molto bella, ma con carnagione chiara, capelli chiari e occhi chiari, e quindi non ben vista dalle altre donne a causa della sua diversità. Rodopi visse nell’epoca del Faraone Ahmose II, e il faraone secondo le attendibili fonti di Esopo che lo conobbe personalmente , sposò realmente una “schiava” di nome Rodopi facendola divenire regina. Fiaba e realtà, due ingredienti dei racconti che si tramandano nei secoli.

La storia egizia più antica narra di una ragazza greca schiava, di nome Rodopi, che riuscì a farsi notare dal suo padrone grazie alle sue capacità di seducente ballerina. Fu questo il vero motivo per il quale venne invidiata e disprezzata dalle altre schiave. L’invidia ahimè è sempre stata la miccia di tutti i vizi umani, e Rodopi era ambita da tutti gli uomini che la vedevano. Uno di loro, uno spasimante, le fece trovare delle scarpette fatte forgiare appositamente per i suoi piedi con del prezioso oro rosso.

Il faraone Ahmose decise di organizzare un grande ballo, invitando tutte le giovani fanciulle del suo regno. Il buon padrone di Rodopi voleva che la ragazza partecipasse, ma la schiava più anziana le diede così tanti incarichi da impedirle di potersi preparare. Il dio Horus, la divinità dalla testa di falco protettore dei faraoni, venuto a sapere della triste storia di Rodopi, prese le sembianze di un grande falco e volò’ a casa di Rodopi per rubarle una scarpetta. Durante il ballo, Horus fece cadere nelle mani del Faraone la scarpetta. Il Faraone volendo seguire il fato e la propria curiosità, fece cercare in tutte le case del regno la fanciulla che calzasse perfettamente la scarpetta.

In base alle epoche i racconti, le fiabe, e le leggende continuano a tramandarsi. La popolazione ama ripeterli, spesso aggiungendo o togliendo particolari, creando finali alternativi, adatti al periodo storico del momento. La storia di Rodopi ci ricorda l’Archetipo della libertà femminile, in ogni epoca e in ogni racconto, da Rodopi a Cenerentola, possiamo osservare una ragazza capace di accettare la propria umile condizione ma al tempo stesso di osare per cambiarla. Non c’è lamentela, c’è azione e speranza. Questo succede fin dal VII secolo a.C., donne che per quanto straniere e malviste a causa di una diversità, non sono cadute nel vittimismo ma sono riuscite a mutare e migliorare la loro condizione.

Ostriche e perle: antica preziosità regale dell’eterno femminino. La rugiada fattasi pietra preziosa.

Il consumo alimentare di ostriche risale agli albori dell’umanità, e l’ostrica è uno dei primi alimenti consumati dalla specie umana. Scavi archeologici lo testimoniano nel bacino del Mar Mediterraneo, il geografo e storico Strabone ne parla nei suoi scritti, a Pompei sono state rinvenute le conchiglie negli scavi, Cicerone e Varrone le citano. Fu poi nella Roma Imperiale di Nerone che consumare ostriche divenne una vera e propria “moda”, tanto che da piatto povero divenne un alimento riservato ai ceti sociali più facoltosi.

La cosa più curiosa è che le cronache del tempo, tramandate anche da Plinio il Vecchio, raccontano di navi provenienti dalla Britannia piene di ostriche, ma diverse da quelle che si potevano raccogliere lungo le coste italiane, la curiosità continua: come potevano giungere fresche a Roma con un viaggio fino dalla Manica? Probabilmente esistendo già il commercio del ghiaccio, le ostriche venivano messe nelle giare, le antiche anfore romane, ricoperte di acqua di mare e uno strato di ghiaccio.

Per la nascita delle perle, Plinio il Vecchio nella sua Storia naturale racconta: “Quando la stagione della fecondità stimola le ostriche, dicono che, aprendosi con un certo movimento della bocca, si riempiano di un elemento fecondante e rugiadoso; poi gravide partoriscono, e il parto delle conchiglie sono le perle, di vario tipo secondo la qualità della rugiada che hanno ricevuto: se vi è affluita pura, cade sotto gli occhi il candore della perla; se invece la rugiada è impura, anche il feto diventa sporco; la medesima perla è di color pallido se viene concepita quando il cielo è minaccioso. Certamente dipendono dal cielo ed hanno maggiori relazioni con il cielo che con il mare: di là traggono il colorito scuro o il colorito limpido, in rapporto alla chiarezza mattutina”.

Delle ostriche ci racconta anche Claudio Eliano, scrittore romano ma di lingua greca, che nel II secolo d.C. scrisse diciassette libri “Sulla natura degli animali”, libri che attingevano agli antichi racconti e a Plinio il Vecchio. Dell’ostrica è descritta la nascita delle perle che affiorando alla superficie del mare e grazie a “lampi che riversano i loro bagliori sulle valve aperte” ( libro X) e fecondate dalla rugiada notturna danno alla luce la perla. Grazie al lampo fecondante e penetrante di natura maschile e proveniente dal cielo, trova l’accogliente conchiglia, componente femminile, ricordata dalla forma rotondeggiante che evoca la perfezione nella geometria sacra ed emblema dell’Eterno Femminino. Gaio Lucilio, poeta latino del II secolo a.C., autore delle Saturae, scrive “luna alit ostrea”, “la luna nutre le ostriche”.

L’ostrica si apre dando vita alla perla, la quale assume dentro di se’, contemporaneamente le energie di due elementi basilari, il Fuoco e l’Acqua. La perla preziosa e lucente, era sospesa nell’Arca ad illuminare Noe’.

Una vera e propria rugiada fattasi pietra preziosa.

Sarà per questo motivo prezioso che nel Vangelo secondo Matteo, Gesù dice “non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci”? Ammonimento per non disperdere le energie con persone che non vi ascoltano, o che non sono in grado, oppure non vogliono comprendere. Come ammonisce Gesù, magari potrebbero anche attaccarvi e sbranarvi uccidendovi, in quanto vedono le cose in modo troppo diverso dal vostro.

Nei racconti di Ildegarda di Bingen, le perle sono preziose quali rimedi terapeutici, tanto da purificare l’acqua in superficie. Immergendo una perla, essa precipita verso il fondo, attirando e raccogliendo intorno a sé tutte le impurità. Tra i suoi rimedi medici, Ildegarda raccomandava di curare la febbre bevendo spesso l’acqua depurata con la perla, ed il mal di testa con perle riscaldate al sole e fasciate attorno alle tempie. Anche a Lorenzo il Magnifico morente furono somministrate perle tritate, forse per accertarsi se di veleno si fosse trattato. Se Ildegarda di Bingen conosceva bene i rimedi medici delle perle, in tutte le culture erano conosciute fin dall’antichità come un rimedio sicuro nei confronti dei veleni: dall’Arabia, dalla Mesopotamia, dalla Cina e dal Kashmir i mercanti vendevano a caro prezzo le perle ai medici più esperti.

«L’uomo è una goccia d’acqua attraversata dalle forme del mondo» ( Ildegarda di Bingen)

La perla quale frutto prezioso dell’unione di due elementi: l’acqua componente femminile, e il fuoco componente maschile.

Tutti noi abbiamo chiara davanti agli occhi l’immagine della Venere botticelliana che nasce da una grande conchiglia, e quella conchiglia sembra essere proprio il guscio di un’ostrica. Un’immagine di straordinaria bellezza, la dea Venere, è in piedi sopra la valva della conchiglia, pura e perfetta come una perla. L’accoglie una giovane donna, identificata talvolta con una delle Grazie oppure con l’Ora della primavera, che le porge un manto rosso come il fuoco, cosparso di fiori primaverili e di rose portate dai venti. La tela botticelliana ritrae Simonetta Vespucci, chiamata la Perla di Firenze, quale Venere principio fecondatore del mondo.

Nascita di Venere del Botticelli

La moderna robotica dei secoli A.C. : la macchina di Anticitera il primo computer avanti Cristo.

Vi meravigliereste se scopriste che ciò che vi sembra “nuovo” tecnologicamente avanzato fosse già esistito in un tempo antico? No, è la storia che spesso non consideriamo. Gli automi nel mondo Greco erano concepiti come giocattoli, idoli religiosi per impressionare i fedeli o strumenti per dimostrare basilari principi scientifici, come quelli costruiti da Filone di Bisanzio nel III secolo A.C. oppure Erone di Alessandria nel I secolo A.C. , il quale scriveva di idraulica e pneumatica, trattati di meccanica, conservati a opera degli arabi e dei bizantini, e che furono successivamente tradotti in latino e italiano nel cinquecento. Trattati che servivano per costruire idranti, sifoni, organi idraulici: organi a canne che venivano usati con aria compressa per simulare il canto degli uccelli. Poi c’erano gli automi, sulla cui costruzione Erone aveva scritto uno dei suoi trattati di maggior successo, “Automata” . All’interno dello scritto la descrizione di teatrini automatici dotati di moto autonomo, rettilineo o circolare, per tutta la durata dello spettacolo. L’automa è una macchina in grado di operare in modo autonomo. Si conosce l’esistenza di complessi dispositivi meccanici nella Grecia antica benché l’unico esemplare sopravvissuto sia la “ Macchina di Anticitera “ che risale al circa 150-100 a.C.. il più antico calcolatore meccanico conosciuto. In pratica il meccanismo di Anticitera era un calendario solare e lunare: mostrava le fasi lunari, la posizione del Sole e della Luna nello zodiaco, la posizione e le orbite dei pianeti. Inoltre calcolava gli anni bisestili e prevedeva le eclissi. È importante notare altresì che, sebbene le fonti antiche parlino dell’esistenza di tali meccanismi, quello di Anticitera è l’unico a essere sopravvissuto. In origine si pensava provenisse da Rodi, dove sembra esistesse una tradizione di ingegneria meccanica, in quanto l’isola era molto rinomata per i suoi automi. Ma anche in luoghi molto lontani, per i tempi, come l’antica Cina, la descrizione degli automi si trovano nel testo del Libro del vuoto perfetto “Liè Zĭ” scritto nel III secolo A.C. Nel libro vi è una descrizione di antico incontro tra il re Mu del regno di Zhou (1023-957 a.C.) con un ingegnere meccanico chiamato Yan Shi. «Il re rimase stupito alla vista della figura. Camminava rapidamente, muovendo su e giù la testa, e chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un essere umano vivo. L’artefice ne toccò il mento e iniziò a cantare perfettamente intonato. Toccò la sua mano e mimò delle posizioni tenendo perfettamente il tempo… Verso la fine della dimostrazione, l’automa ammiccò e fece delle avance ad alcune signore lì presenti, il che fece infuriare il re che avrebbe voluto Yen Shih [Yan Shi] giustiziato sul posto ed egli, per la paura mortale, istantaneamente ridusse in pezzi l’automa al fine di spiegarne il suo funzionamento. E, in effetti, dimostrò che l’automa era fatto con del cuoio del legno della colla e della lacca, bianco, nero, rosso e blu. Esaminandolo più da vicino il re vide che erano presenti tutti gli organi interni: un fegato completo, una cistifelia, un cuore dei polmoni, , una milza, , dei reni, lo stomaco, ed un intestino. Inoltre vide che era fatto anche di muscoli, ossa, braccia con le relative giunture, pelle, denti e capelli, ma tutto artificiale… Poi il re fece la prova di togliergli il cuore e osservò che la bocca non era più in grado di proferir parola. Gli tolse il fegato e gli occhi non furono più in grado di vedere; gli tolse infine i reni e le gambe non furono più in grado di muoversi. Il re ne fu deliziato.

E se il termine “robot” è oggigiorno usato per indicare una macchina meccanica ricordate che un tempo antico il termine era usato per costruire automi somiglianti ad esseri umani o ad animali.

Se la robotica, oggigiorno è una disciplina dell’ingegneria in grande espansione che studia e sviluppa metodi che permettano a un robot di eseguire dei compiti specifici riproducendo in modo automatico il lavoro umano, ha necessità di avvalersi di molte discipline di natura umanistica, come linguistica, filosofica e psicologica. Nel diciottesimo libro di Omero, l’Iliade, parla e racconta di robotica:

Omero racconta che, Teti si recava a fare visita a Efesto nella sua fucina. Efesto era il dio dell’ingegneria, del fuoco e della metallurgia:

“venti tripodi ei forgiava per collocarli lungo le pareti dell’aula ben costrutta; e avea disposto sotto i loro piedi rotelline d’oro, perché da soli entrassero ai concilii degl’immortali, e poi, mirabil cosa ritornassero all’aula.”

Quindi, degli automi con 3 piedi muniti di ruote da utilizzare come aiutanti meccanici per trasportare bevande a tutti gli dei durante le loro riunioni. E ancora:

“ancelle d’oro simili in tutto a giovinette vive venivan sorreggendo il lor signore;ché vivo senso chiudon esse in petto, e hanno forza e favella, e in bei lavori instrutte son dagl’immortali Dei.” (Omero, Iliade, XVIII)

Karl Popper nel capitolo “Uomini e macchine” ci ricorda che la scienza che avvicina l’uomo al robot… è antica. Si potrebbe continuare per pagine intere a raccontare tutti i meccanismi automatici creati nel mondo antico, come i molti gioielli delle “mille e una notte” che non erano solo leggende o fiabe. prova che l’avvenire la porta, il passato ne è la chiave. Perché La vita è un continuo stupore, può essere compresa solo all’indietro, ma deve essere vissuta solo in avanti.