L’atto europeo sui chip rafforzerà la sovranità tecnologica e la competitività dell’Europa, contribuendo alla transizione digitale e verde. Di Elena Tempestini

Chip act Europa, 21 settembre 2023

Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno e i servizi della commissione von der Leyen, in un editoriale pubblicato su “Le Monde”, ha parlato di come l’Europa si sta sempre più avvicinando all’uso dell’intelligenza artificiale. La legge dell’UE sull’IA è unica: ci consente di vietare gli usi dell’IA che violano i diritti fondamentali e i valori dell’UE” e il divieto dei sistemi di IA che manipolano il comportamento umano per minare il libero arbitrio.

Tuttavia, questo solleva una domanda: l’Europa non dovrebbe allora vietare tutto il marketing comportamentale e la pubblicità? Perché non preoccuparsi di 100 milioni di cittadini che sono bombardati da annunci comportamentali tutto il tempo? Dopotutto, l’obiettivo finale dell’industria pubblicitaria è quello di influenzare il comportamento umano e il libero arbitrio. Ancora più importante, non è chiaro chi intenda regolamentare, poiché molte importanti aziende e startup di intelligenza artificiale sono al di fuori dell’Europa.

Alcuni dati indicano che la Francia e la Germania ospitano rispettivamente 135 e 167 aziende di intelligenza artificiale, mentre gli Stati Uniti ne vantano oltre 15.000, braindrain dell’AI dall’europa all’america e’ notevole.

L’European Chips Act rafforzerà la competitività dell’Europa nelle tecnologie e nelle applicazioni dei semiconduttori e contribuirà a realizzare sia la transizione digitale che quella verde. Lo farà rafforzando la leadership tecnologica dell’Europa nel settore. A seguito dell’approvazione da parte del Parlamento e del Consiglio, il regolamento è entrato in vigore il 21 settembre 2023.

La necessità di un’azione dell’UE

I chip sono risorse strategiche per le principali catene di valore industriali. Con la trasformazione digitale stanno emergendo nuovi mercati per l’industria dei chip, come automobili altamente automatizzate, cloud, Internet delle cose, connettività, spazio, difesa e supercomputer.

La recente carenza globale di semiconduttori ha costretto alla chiusura di fabbriche in una serie di settori, dalle automobili ai dispositivi sanitari. Ciò ha reso più evidente l’estrema dipendenza globale della catena del valore dei semiconduttori da un numero molto limitato di attori in un contesto geopolitico complesso.

I risultati del Chips Survey, lanciato dalla Commissione Europea, hanno evidenziato che l’industria prevede che la domanda di chip raddoppierà entro il 2030. Ciò riflette la crescente importanza dei semiconduttori per l’industria e la società europee. Ci saranno sfide nel soddisfare questa crescente domanda, soprattutto alla luce dell’attuale crisi dell’offerta di semiconduttori.

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2021, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha definito la visione della strategia europea sui chip, per creare congiuntamente un ecosistema europeo di chip all’avanguardia. Ciò includerà la produzione, nonché il collegamento delle capacità di ricerca, progettazione e sperimentazione di livello mondiale dell’UE. E già nel suo discorso sullo stato dell’Unione 2022, la presidente von der Leyen ha sottolineato che la prima gigafactory di chip in Europa verrà inaugurata nei prossimi mesi.

Rafforzare la leadership tecnologica dell’Europa

Con l’European Chips Act, l’UE affronterà la carenza di semiconduttori e rafforzerà la leadership tecnologica dell’Europa. Mobiliterà più di 43 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati e stabilirà misure per preparare, anticipare e rispondere rapidamente a eventuali future interruzioni della catena di approvvigionamento, insieme agli Stati membri e ai nostri partner internazionali.

Ciò sarà raggiunto sulla base di tre pilastri d’azione:

L’iniziativa “Chips for Europe” sosterrà lo sviluppo di capacità tecnologiche e l’innovazione su larga scala

Un quadro volto a incentivare gli investimenti pubblici e privati negli impianti di produzione garantirà la sicurezza dell’approvvigionamento del settore dei semiconduttori dell’Unione

Un meccanismo di coordinamento attraverso l’European Semiconductor Board costituirà la piattaforma chiave per il coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri

Lo scopo e’: Rafforzare la leadership europea nella ricerca e nella tecnologia verso chip più piccoli e più veloci

Mettere in atto un quadro per aumentare la capacità produttiva fino al 20% del mercato globale entro il 2030

Costruire e rafforzare la capacità di innovazione nella progettazione, produzione e confezionamento di chip avanzati

Sviluppare una comprensione approfondita delle catene di fornitura globali dei semiconduttori

Affrontare la carenza di competenze, attrarre nuovi talenti e sostenere l’emergere di una forza lavoro qualificata

Investimenti a sostegno del Chips Act

Lo stesso Chips Act dovrebbe comportare ulteriori investimenti pubblici e privati per oltre 15 miliardi di euro.

Questi investimenti completeranno:

programmi e azioni esistenti nel campo della ricerca e dell’innovazione nel settore dei semiconduttori, come Orizzonte Europa e il programma Europa digitale.

In totale, oltre 43 miliardi di euro di investimenti orientati alle politiche sosterranno il Chips Act fino al 2030, a cui corrisponderanno sostanzialmente investimenti privati a lungo termine.

Il Chips Act propone:

Investimenti nelle tecnologie di prossima generazione

Fornire accesso in tutta Europa a strumenti di progettazione e linee pilota per la prototipazione, il test e la sperimentazione di chip all’avanguardia

Procedure di certificazione per chip affidabili e ad alta efficienza energetica per garantire qualità e sicurezza per le applicazioni critiche

Un quadro più favorevole agli investitori per la creazione di impianti di produzione in Europa

Sostegno alle start-up, alle scale-up e alle PMI innovative nell’accesso ai finanziamenti azionari

Promuovere competenze, talento e innovazione nella microelettronica

Strumenti per anticipare e rispondere alle carenze e alle crisi dei semiconduttori per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento

Costruire partenariati internazionali nel settore dei semiconduttori con paesi che la pensano allo stesso modo.

Quindi l’Europa è il primo continente ad adottare un “corpus giuridico e tecnico” che concilia il meglio dei due mondi. Il chip Act non ostacola l’intelligenza artificiale, ma anzi, fa da garante per la sicurezza” ( Thierry Berton, commissario dell’Ue) . Adesso aspettiamo il chip act Italiano. Il governo Meloni, ha sostenuto sin dall’insediamento “la necessità di una maggior autonomia strategica a livello europeo supportando gli investimenti sulle nuove frontiere tecnologiche, come i semiconduttori, le batterie elettriche, la cyber sicurezza e l’intelligenza artificiale”.

Innovazione nel mondo delle Neurotecnologie: un chip permetterà di aiutare la disabilità umana. Di Elena Tempestini

Un nuovo capitolo nella storia delle biotecnologie e dell’ingegner neurale è stato aperto da Elon Musk con la sua società di neurotecnologia, Neuralink. Musk è conosciuto per le sue attività avveniristiche in diversi settori: dall’auto elettrica Tesla, al viaggio spaziale con SpaceX. Elon Musk continua a spingere i confini dell’immaginazione umana, con l’obiettivo di rivoluzionare anche la medicina e l’interazione umana.

BCI , acronimo di un interfaccia neurale, una comunicazione diretta tra cervello e computer

Fondata nel 2016, Neuralink si concentra sullo sviluppo di dispositivi impiantabili ultramoderni del cervello con l’obiettivo di aiutare gli esseri umani a fondersi con l’intelligenza artificiale. Per Musk e il suo team di scienziati, la fusione, chiamata ormai da quasi quaranta anni BCI, cioè Interfaccia cervello-computer” , e’ un calcolatore di impulsi elettrici trasmessi dai neuroni di un cervello umano. Lo scopo principale per il quale sono state sviluppate le BCI è quello di permettere ai disabili gravi di comunicare con il mondo esterno o di recuperare parte delle normali funzionalità del corpo. Tutto ciò potrebbe aiutare l’umanità a rimanere al passo con l’IA, evolvendosi da una specie puramente biologica a una specie cibernetica.

Neuralink

La missione più immediata di Neuralink è sviluppare tecnologie che possano aiutare le persone con vari disturbi neurologici. Questo include la creazione di un dispositivo di interfaccia cervello-computer, il quale può essere impiantato nel cervello per monitorare e stimolare le cellule nervose. Le potenziali applicazioni mediche sono vaste, comprendono tra l’altro il trattamento di malattie come Parkinson, Alzheimer e lesioni del midollo spinale, e persino la ripristinazione della vista, dell’udito e del movimento in pazienti paralizzati.

La tecnologia di Neuralink, che da ottobre 2023 ha una nuova società concorrente, Synchron, E molte altre in fase di sperimentazione, potrebbe anche portare benefici oltre il campo medico.

La scienza e la tecnologia hanno raggiunto un livello di maturità tale da poter iniziare ad avere effetti reali e sbalorditivi sulla condizione umana” ha detto Jacob Robinson, professore di Biologia Chimica dell’Università di Harvard ed oggi sviluppatore di dispositivi nanofabbricati per studiare la dinamica strutturale e funzionale dei circuiti neurali viventi.

Phd in fisica ad Harvard

Musk sostiene che, in un futuro lontano, Neuralink consentirà agli esseri umani di comunicare telepaticamente o caricare la propria coscienza su un computer. Anche se queste idee sembrano provenire direttamente da un romanzo di fantascienza, Musk sta dimostrando che meritano di essere prese seriamente.

Nonostante le ambizioni e il potenziale di rivoluzione di Neuralink, la società non è priva di controversie. I critici sollevano questioni etiche sulla fusione di intelligenza umana e artificiale, e sulle potenziali implicazioni di una società in cui alcune persone potrebbero avere accesso a queste tecnologie mentre altre no.

In definitiva, Neuralink è un giocatore affascinante e potenzialmente rivoluzionario nel panorama globale della neurotecnologia. I risultati futuri affronteranno anche le sfide etiche che emergono, determineranno il posto di Neuralink nella storia della scienza e del progresso umano. Non importa come si guardi, con Neuralink, Musk ha ancora una volta ridefinito i limiti del possibile.

La “multidisciplinarità”: Come Linguaggio dell’Economia, Storia e Tecnologia, convergono per modellare il nostro futuro”. Di Elena Tempestini

William Blake

L’economia come pratica esiste da quando l’uomo ha iniziato lo scambio e il commercio, ma la formalizzazione di un vero e proprio linguaggio economico lo possiamo far risalire al Rinascimento, con opere fondamentali come quella di Luca Pacioli. Un monaco francescano e matematico del XV secolo, considerato il “Padre della contabilità”, con un ruolo fondamentale nel plasmare il linguaggio dell’economia italiana.

Libro Banca d’Italia di Rosanna Visca

Nel suo scritto “Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalita” pubblicato nel 1494, Pacioli include una sezione chiamata “Tractatus de Computis et Scripturis”; Trattati sui conti e le scritture. Da sempre considerata la prima pubblicazione scritta, con un linguaggio per la comprensione del metodo di doppia entrata, base del moderno sistema contabile.

Ritratto di Luca Pacioli (1495), attribuito a Jacopo de’ Barbari, museo nazionale di Capodimonte

Nel suo lavoro, Pacioli utilizzò e sviluppò una terminologia specifica per descrivere vari concetti economici e contabili. Ad esempio, introdusse termini come “debito” e “credito”, che sono ancora utilizzati nella contabilità odierna. Quindi, possiamo affermare che Luca Pacioli ha avuto un’influenza significativa sul linguaggio dell’economia italiana.

William Blake Divina Commedia

La lingua dell’economia ha la duplice funzione di veicolare complesse teorie economiche e finanziarie tra gli addetti ai lavori e di tradurre queste nozioni in un linguaggio accessibile al grande pubblico. Trovare il giusto equilibrio tra comunicazione scientifica e divulgazione di un linguaggio economico rappresenta sicuramente una grande sfida, ma anche un obiettivo etico per garantire un’ampia comprensione dei temi economici.

La comunicazione economica si caratterizza per l’uso di un lessico tecnico e molto preciso, il quale permette di esprimere concetti specifici con chiarezza e rigore. Simili a un codice, questi termini permettono agli esperti del settore di discutere dettagliatamente i problemi e le soluzioni, contribuendo all’avanzamento delle ricerche e delle teorie economiche.

William Blake

D’altra parte, c’è la volontà di rendere il linguaggio di divulgazione economica accessibile al grande pubblico. Questo processo implica una traduzione del linguaggio tecnico in uno più quotidiano, mantenendo l’essenza delle informazioni.

Possiamo fare un parallelo su come fu usata la lingua italiana da Dante Alighieri con la “Commedia”. L’Epistola a Cangrande della Scala ci fornisce il punto di vista di Dante su come dovrebbe essere letta e interpretata la Commedia. Dante la descrive “regnante” , sottolinea che la sua opera è scritta in volgare, la lingua parlata dal popolo comune, piuttosto che in latino, la lingua “regale” o “regolata” usata per i testi formali e letterari. Questo potrebbe essere interpretato come un modo per sottolineare il ruolo dominante della “Commedia” nella letteratura italiana e, più in generale, nella cultura italiana. Praticamente il Sommo crea un “instrumentum regni’, uno strumento di potere grazie all’Opera, la commedia, può riuscire a condurre il genere umano da uno stato di miseria e ignoranza verso uno stato di maggiore conoscenza grazie al linguaggio che viene usato per scriverla. Una guida spirituale per l’umanità, una “produzione di valore”

AI , produzione di valore

Vi può sembrare strano parlare di economia, di Dante ma anche di Intelligenza artificiale? Assolutamente no, perché ognuno di questi elementi è impegnato nella “produzione di valore” nonostante i modi di linguaggio diversi.

Nell’economia, si crea valore tramite la produzione e lo scambio di beni e servizi. L’importanza di questa divulgazione è evidente, considerando la complessità dell’economia del Paese, e le molteplici sfide che affronta attraverso l’impatto sulle vite dei cittadini. Sia che si tratti di legislazioni fiscali, di politiche economiche o di consigli per gli investimenti, la comprensione del linguaggio dei temi economici può influenzare le decisioni delle persone a vari livelli.

Una corretta divulgazione economica può favorire una partecipazione più attiva dei cittadini, stimolando un dibattito pubblico informato e un aggiornamento costante su questioni nazionali e internazionali.

L’opera di Dante, la Commedia, usa l’umanesimo per produrre valore, esplorando la condizione umana, illuminando la complessità emotiva dell’uomo e riflettendo sui temi universali dell’esistenza. L’indagine sulla condizione umana è di valore inestimabile, ed è il linguaggio usato che può condurci a comprendere la profondità del divino e del nostro posto nell’universo.

Produzione di valore, il linguaggio

La trasformazione del linguaggio, odierno e’ l’intelligenza artificiale, la quale crea valore attraverso la sua capacità di processare enormi quantità di dati molto più velocemente di quanto potrebbe fare un essere umano, trasformandoli in informazioni utilizzabili e sopratutto comprensibili: un linguaggio multidisciplinare che può stimolare l’innovazione e la creatività. Quando combiniamo idee e concetti da diverse discipline creiamo innovazione, insieme al cambiamento linguistico camminiamo di pari passo. Un diverso approccio linguistico può portare a nuove idee, concetti e modi di pensare. Lo possiamo vedere attraverso la tecnologia, la scienza e la cultura, dove le nuove parole e le nuove espressioni linguistiche rappresentano i nuovi concetti e le nuove invenzioni. Lo abbiamo visto attraverso la storia che ha creato nuovi generi letterari, stili di scrittura e forme di espressione artistica influenzando il modo in cui le persone hanno percepito e interpretato il mondo. Per questo motivo, è importante fare un uso responsabile, sensibile ed etico delle novità linguistiche.

La lingua dell’economia in Italia è un potente strumento di comunicazione, conoscenza e cultura. Il giusto compromesso tra comunicazione scientifica e divulgazione è cruciale per informare, formare e coinvolgere la società italiana nei confronti dei temi economici che riguardano tutti noi, sottolineando l’interconnessione tra economia, storia, tecnologia, innovazione e vita quotidiana.

William Blake, Divina Commedia

L’informazione online è compromessa dalle piattaforme digitali?Differenze tra le più usate. Di Elena Tempestini

La crescita esponenziale del web ha portato le testate giornalistiche, e quelle di uso prettamente personale, a rivedere il proprio assetto nei confronti del lettore. È’ nato un rinnovamento, sia nella forma, in cui i contenuti sono proposti, quanto nella loro diffusione online. L’uso dei social media, che fa parte della sezione non giornalistica, cioè che non deve sottostare alle regole imposte a chi è professionalmente iscritto all’ordine, ha abituato gli utenti-lettori a ricevere una grande quantità di suggerimenti, notizie e dati in un breve lasso di tempo, anche grazie ai semplici smartphone. Piattaforme come Facebook in particolare, sono state stimolo del mutamento delle preferenze, con conseguenze nelle proposte che sono state considerate dalle testate online. Le piattaforme, sia giornalistiche che di “ uso personale”, in Italia si differenziano per audience, contenuti, stile editoriale e formati multimediali. Proviamo, in questo articolo, ad esplorare le tre grandi categorie: i giornali tradizionali online, i blog di notizie indipendenti e i social media.

I Giornali tradizionali online:

Queste piattaforme ereditano la struttura e lo stile dei giornali cartacei. Testate come “Corriere della Sera”, “La Repubblica” e “La Stampa” sono esempi di questa categoria. Sono piattaforme che garantiscono l’affidabilità delle notizie seguendo standard rigorosi di giornalismo. La loro copertura include notizie nazionali e internazionali di economia, politica, sport e cultura.

Blog di notizie indipendenti:

Sono piattaforme che generalmente si focalizzano su aree di nicchia o hanno un tono più personale. L’esempio migliore in Italia è forse “Il Post”, che offre articoli di analisi su argomenti d’attualità. : Il Post offre analisi politiche, articoli di approfondimento e altro, scritti da una redazione di giornalisti. Un blog personale, invece, può trattare qualsiasi argomento in base agli interessi dell’autore, che spaziano dalla cucina, ai viaggi, alla moda, alle esperienze personali, ma sempre e soltanto in base alle preferenze di chi scrive, il quale è l’unico che decide che il contenuto sia pubblicabile, non deve rispondere a un capo redattore o un direttore. I blog possono essere più flessibili nel loro stile, potendosi permettere approcci più creativi e più vicini alla narrazione della notizia.

I Social media:

Sono le Piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram, ognuna con le sue peculiarità, sono diventate nel tempo dei canali informali ma molto influenti sulla massa. Molti giornalisti, dal politico all’ influencer usa i social per condividere e discutere qualsiasi tema cavalcando l’attimo immediato, la notizia, vera o falsa, che desiderano mettere in evidenza e fare divenire virale. Sono piattaforme che offrono immediatezza e interattività con il grande pubblico “sovrano”, il vero problema è l’assenza di un filtro redazionale, questo problema alza il rischio della diffusione di fake e deep news : notizie e contenuti falsi, atti ad una manipolazione della notizia.

La rete LinkedIn

LinkedIn si distingue da altre piattaforme di social networking perché si concentra principalmente sulla creazione di reti professionali e sullo scambio di informazioni commerciali e di lavoro. LinkedIn è progettato per i professionisti. Il suo scopo principale è permettere agli utenti di stabilire e mantenere una rete di contatti che possa aiutarli nel loro percorso di carriera. Le altre piattaforme social possono concentrarsi su aspetti personali, sociali o di intrattenimento, LinkedIn è una piattaforma orientata alla carriera e al business.

TIK TOK

TikTok è una piattaforma concepita principalmente per contenuti audiovisivi di intrattenimento piuttosto che come uno spazio per la condivisione di contenuti di tipo giornalistico o accademico. ha un pubblico in gran parte giovane, che spesso cerca contenuti leggeri, divertenti o virali a scapito della notizia giornalistica.

Le piattaforme online stanno rivoluzionando il modo in cui viviamo, lavoriamo e usiamo il tempo libero. Ogni piattaforma ha le proprie regole, il proprio pubblico e il proprio modo di funzionare. Scegliere la giusta piattaforma per le proprie esigenze, che si tratti di affari, apprendimento o socializzazione, può fare un’enorme differenza nel raggiungimento dei propri obiettivi. Tuttavia, è bene ricordare che l’utilizzo di queste piattaforme richiede una consapevolezza delle questioni relative alla sicurezza e all’etica digitale. Motivo per il quale, l’Ordine dei Giornalisti organizza corsi fondamentali per apprendere l’accuratezza, l’imparzialità e la responsabilità: sfide etiche che nell’ambiente digitale possono essere uniche e complesse. Ad esempio, i giornalisti digitali devono fare attenzione a come utilizzano e attribuiscono le fonti online, come gestiscono i commenti e le interazioni con il pubblico sui social media, come affrontano le questioni di privacy e consenso nel contesto online. Devono svolgere il loro ruolo in modo responsabile, ma sopratutto aumentare l’integrità in un mondo sempre più digitale.

“Quando eravamo i padroni del mondo” recensione di Elena Tempestini al libro di Aldo Cazzullo.

Un libro ricevuto nei doni di questo Natale 2023, un autore che ha la capacità e grande punto di forza, di spiegare idee complesse con un linguaggio semplice e piacevole per rilassarsi. Passione, onestà, autenticità e rigore accademico. Se aggiungiamo che ha la capacità di emozionare i suoi lettori, le pagine scorrono veloci. Le sue opere evocano spesso un senso di nostalgia e apprezzamento per L’Italia e la sua ricca storia e cultura. Questo libro lo definirei un saggio stimolante, che affronta un argomento nel quale affondano le nostre radici e che non sottovaluterei neanche politicamente, e’ la nostra storia, quella dell’Impero Romano. Il libro si apre con una provocante affermazione: “l’Impero romano non è mai caduto”. Potrebbe apparire come un un concetto affascinante che l’autore sviscera attraverso un’analisi dettagliata dell’influenza di Roma sul mondo, oppure veramente non e’ mai caduto?

Cazzullo prende in considerazione non solo l’Impero romano d’Oriente o il Sacro Romano Impero di Carlo Magno, ma anche le versioni contemporanee degli imperi”: l’Impero americano e quello virtuale di Mark Zuckerberg per altro grande ammiratore di Augusto. Mi ha colpita la ricchezza di riferimenti storici, politici e culturali che attraversano i millenni, conferendo a una realtà antica una voglia, attuale, di ritorno agli Imperi.

Uno dei punti di forza del libro è la capacità di Cazzullo di collegare parole, concetti e realtà che usiamo e viviamo ogni giorno con le loro antiche radici romane. Che si tratti di termini politici come “Repubblica” o di idee fondamentali come la pace e la giustizia, l’autore dimostra l’enorme influenza che l’Impero Romano ha esercitato, e continua a esercitare, sul mondo. Roma vive, le parole della politica vengono dal latino: popolo, re, Senato, Repubblica, pace, legge, giustizia. Kaiser e Zar derivano da Cesare. I romani hanno dato i nomi ai giorni e ai mesi. Hanno ispirato poeti e artisti in ogni tempo, da Dante a Hollywood. Hanno dettato le regole della guerra, dell’architettura, del diritto che vigono ancora oggi. Hanno affrontato questioni che sono le stesse della nostra quotidianità odierna , il razzismo e l’integrazione, la schiavitù e la cittadinanza: si poteva diventare romani senza badare al colore della pelle, al dio che si pregava, al posto da cui si veniva. A noi italiani in particolare i romani hanno dato le strade, la lingua, lo stile, l’orgoglio, e il primo embrione di nazione.

Aldo Cazzullo

Un altro aspetto degno di nota è il modo in cui l’autore tratta la questione della cittadinanza romana. Si evidenzia come gli antichi romani fossero in grado di accogliere diversità etniche e religiose all’interno del loro impero, un concetto che rispecchia attualmente le sfide dell’integrazione e dell’immigrazione.

“Quando eravamo i padroni del mondo” non è solo un’attenta analisi storica, ma anche un esplorazione dell’orgoglio e dell’identità italiana, che riflette sulla lingua, sullo stile e sull’orgoglio che gli italiani hanno ereditato dagli avi.

Il libro racconta anche la mitica fondazione di Roma, con personaggi come Enea e Romolo, e personaggi storici come Giulio Cesare e Ottaviano Augusto, in un racconto pieno di dettagli e curiosità che affascinerà non solo il lettore colto ma anche quello semplicemente curioso.

In ogni pagina, Cazzullo enfatizza il mito e il simbolismo di Roma, analizzando il significato dell’aquila, simbolo di tutti gli imperi del mondo, da Roma all’America.

Nella cultura romana, l’aquila era il simbolo dell’Impero e rappresentava la potenza, il coraggio e l’immortalità, ma anche la capacità di vedere ciò che è nascosto, di prevedere eventi e individuare opportunità. Era l’insegna della Legione romana ed era considerata sacra. La perdita di un’aquila in battaglia era considerata una tragedia immensa.

Nella mitologia greca, l’aquila era un animale sacro a Zeus, il re degli dei, e simboleggiava la regalità, la trascendenza e la spiritualità.

In ambito cristiano, l’aquila è associata a San Giovanni Evangelista, per la sua capacità di volare vicino al sole – simboleggiando la capacità di San Giovanni di vedere oltre il mondo materiale nelle terre spirituali.

Per le tribù dei Nativi Americani, l’aquila era un simbolo di saggezza e coraggio, un messaggero tra gli uomini e il grande spirito. Le sue piume erano usate nei rituali sacri e nelle cerimonie.

Gianicolo, Roma

Nel mondo moderno, l’aquila continua ad essere un simbolo importante. È presente nell’emblema degli Stati Uniti d’America, rappresentando la forza, la libertà e la ricerca dell’illuminazione: forza, libertà, visione e potere. E’ altresì l’uccello simbolo nazionale di molti paesi, tra cui Messico, Austria, Polonia, Germania, Egitto e molti altri.

Il libro “Quando eravamo i padroni del mondo” personalmente è una lettura piacevole che sottolinea come la grandezza di Roma, anche inconsapevolmente, sopravvive ancora oggi, sia nel nostro linguaggio, nella nostra cultura, nelle nostre istituzioni e soprattutto nella nostra mente.

Il 2024: Un Anno Decisivo per la Transizione Egemonica. Di Elena Tempestini

La transizione egemonica è un fenomeno che si verifica quando un paese o un gruppo di paesi, aumenta la propria influenza e il proprio potenziale nel mondo, anche a spese di altre nazioni. Un fenomeno complesso che può essere analizzato attraverso la teoria della stabilità egemonica, la teoria della pace democratica e la teoria del conflitto strutturale. Tra il XIX e il XX secolo abbiamo assistito a momenti importanti di transizione egemonica: dal dominio britannico a quello degli Stati Uniti, dell’URSS dopo la seconda guerra mondiale. Dalla guerra fredda all’attuale “dominio relativo” degli Stati Uniti.

Oggi, il mondo si confronta con una nuova possibile transizione. La crescita della Cina e la sua ascesa come potenza globale, insieme al rafforzamento di altre economie emergenti come l’India e il Brasile, potrebbero divenire l’inizio di una nuova transizione. Dal tradizionale ordine occidentale-globalista a un ordine più multipolare, cioè regolato da più potenze.

Un cambiamento che in questo fine anno 2023 , sta aprendo un intenso dibattito sui diversi paradigmi che potrebbero emergere.

La dinamica del potere globale è sempre in un costante e imprevedibile mutamento. Da un predominio britannico nell’era coloniale a un mondo multi globalizzato. Mentre ci avviciniamo all’anno 2024, possiamo cercare di analizzare le potenziali implicazioni di un anno che rappresenta una tappa importante in questa dinamica, un anno in cui probabilmente vedremo la fine dell’opposizione tra Stati Uniti e Cina, ma anche l’inizio di una nuova era. Come da decenni viene detto: “ non è la fine del mondo ma la fine di un mondo”

Il 2024 sarà un anno cruciale per molte ragioni. In primo luogo, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti potrebbero avere importanti ripercussioni sulla politica interna del Paese e sul suo ruolo a livello globale. Il risultato di queste elezioni potrebbero determinare l’orientamento futuro del Paese, la sua posizione nei confronti delle questioni globali e la sua interazione con altre nazioni, inclusa la Cina.

Allo stesso tempo, la Cina, con la sua crescente influenza economica e politica, continuerà a plasmare l’ordine mondiale, molto probabilmente nel rispetto di una concezione multipolare del mondo. Il paese sta ampliando il suo impatto a livello globale attraverso le sue iniziative come la Belt and Road Initiative, la quale, dopo del tempo di “ fermo” ha ripreso la sua volontà a promuovere sia per via terrestre che marittima, l’integrazione economica, facilitando il commercio e gli investimenti tra l’Asia e il resto del mondo, con “la diplomazia degli investimenti”.

Se le due grandi potenze di Stati Uniti e Cina, si contendono la supremazia, c’è una maggiore consapevolezza verso la competizione bilaterale, la quale non è più sostenibile nel lungo termine. Il 2024 potrebbe quindi rappresentare l’anno in cui si passerà da una visione dualistica del “ tutto o nulla” del potere mondiale, a una visione più ampia, multipolare, regolata da più di due grandi potenze.

L’arrivo di nuovi protagonisti sul palcoscenico internazionale, e le elezioni che si terranno nei loro paesi nel 2024, come l’India, il Brasile e altri paesi emergenti, contribuirà quasi sicuramente a rimodellare l’equilibrio di potere globale. Nazioni che stanno dimostrando una crescente capacità di gestire un impatto significativo sulle questioni internazionali atte a creare un ordine mondiale più diversificato ed equilibrato.

Il 2024 promette di essere un anno di notevole importanza nella dinamica della transizione egemonica.

Scontro Epocale tra il New York Times e Sam Altman, pioniere dell’intelligenza artificiale ed inventore di Chat GPT. Un colosso che vale quasi 100 miliardi di dollari. Di Elena Tempestini

Scontro epocale, il New York Times fa causa a OpenAI e Microsoft accusandole di violazione del diritto d’autore per l’uso non autorizzato di milioni dei suoi articoli per addestrare le loro chatbot: ChatGPT e Copilot. La differenza tra le due chatbot è che GPT-3 nata nel 2920 è un modello di lingua naturalmente capace di creare frasi umanamente leggibili, invece GitHub Copilot è specificamente progettato per generare codice e assistere gli sviluppatori, gli allenatori di algoritmi nel processo di programmazione. Entrambe le tecnologie sono sviluppate da OpenAI.

L’intelligenza artificiale ha rivoluzionato numerosi settori e ha messo in luce una serie di questioni legali ed etiche complesse. Il diritto d’autore e la possibilità della sua violazione da parte dei sistemi di IntelligenzaArtificiale e’ forse ciò che più preoccupa. Siamo in un territorio nuovo che potrebbe ledere la creatività umana, un territorio che richiede trasparenza e nel quale la legge si deve ancora definire.

L’azione legale apre un nuovo fronte nella battaglia che va avanti da anni fra Big Tech e l’industria dei media sul mondo del web

Forse non era così scontato che il New York Times presentasse una causa contro OpenAI e Microsoft per presunta violazione del diritto d’autore. Il giornale, chiamato in gergo “ la vecchia signora in grigio” simbolizzando il rispetto per le tradizioni giornalistiche e l’impegno per un giornalismo serio e attento, sostiene che la recente collaborazione tra Microsoft e OpenAI, il quale utilizza l’innovativo modello di linguaggio GPT-3, ha infranto il diritto d’autore del NYT utilizzando i suoi contenuti senza permesso.

OpenAI, un’organizzazione di ricerca su intelligenza artificiale, ha sviluppato GPT-3, un modello di linguaggio che può generare testi coerenti e realisticamente umani. A sua volta, Microsoft ha ottenuto i diritti esclusivi per l’uso commerciale di GPT-3. Il modello è addestrato su un vasto campo di articoli di giornali e pubblicazioni online. Il linguaggio come GPT-3 di OpenAI è stato addestrato su Internet, inclusi potenzialmente molti articoli di notizie e blog. È qui che sorge la questione del diritto d’autore: l’uso di questi materiali protetti da copyright per addestrare un modello di IA rientra nell’uso equo, o rappresenta una violazione del diritto d’autore?

OpenAI e Microsoft respingono le accuse, sostenendo che l’addestramento di GPT-3 di testo rientra sotto l’uso equo, una dottrina del diritto d’autore che consente l’uso limitato di materiali protetti da copyright senza il bisogno di chiedere il permesso dell’autore.

Il dibattito centrale della questione legale è quindi se l’addestramento di modelli di IA su testi protetti da copyright possa essere considerato “uso equo” o se costituisca una violazione del diritto d’autore. Questo caso potrebbe stabilire un precedente importante per il futuro dell’addestramento dei modelli di IA e l’uso dei dati.

La causa legale è solo agli inizi, le sue implicazioni potrebbero avere ripercussioni significative per l’industria dell’Intelligenza Artificiale e le nuove tecnologie in uscita nel 2024. La decisione del tribunale in questa causa promette di plasmare il modo in cui i dati vengono utilizzati nel settore e di determinare il futuro delle normative sul copyright nell’era dell’intelligenza artificiale.

New York Times fa causa a ChatGPT

“Dante Colocci e l’Intelligenza Artificiale: semplici contrasti linguistici, oppure un uso di potere, un Instrumentum Regni ? Di Elena Tempestini

William Blake, Divina Commedia

Questo mio scritto nasce dopo aver letto l’articolo del dott. Gerardo Coppola, ex dirigente della Banca d’Italia, riguardo al libro della Banca d’Italia scritto da Maria Teresa Visca: “La Lingua dell’Economia in Italia”, un libro che spiega come il linguaggio e la storia dell’economia, comunichino contenuti specialistici in una forma chiara e fluida anche per coloro che non sono esperti del settore. Il linguaggio è da sempre uno “strumento di potere” nella società, è un sistema di comunicazione strutturato che può essere verbale, non verbale o scritto. È usato per esprimere o trasmettere pensieri, idee, emozioni, informazioni, narrazioni, e molto altro. Il linguaggio ha un ruolo fondamentale, ci permette di capire il mondo che ci circonda, di condividere esperienze e conoscenze, di formare relazioni sociali e culturali, di esprimere identità personali e di partecipare alla vita sociale e politica. Il linguaggio non è semplicemente un mezzo neutrale per la comunicazione, è uno strumento che può essere usato, e spesso lo è , per esercitare, mantenere, sfidare o negoziare il potere. Il linguaggio è in continua trasformazione, e lo dimostra molto bene oggi l’intelligenza artificiale, la quale ha il potenziale per democratizzare l’accesso a informazioni e servizi, rendendo più facile per tutti comprendere e utilizzare tecnologie considerate complesse.

Tra le risposte all’articolo, sono stata attirata da un concetto latino: “Instrumentum regni”, termine che si riferisce alla pratica di utilizzare una determinata risorsa o mezzo come strumento di potere o di controllo.

Passato, presente e futuro, il linguaggio continuerà ad evolversi e creare nuovi modi di comunicazione.

William Blake, Divina Commedia

Ma dove avevo già letto l’espressione latina usata nei confronti del potere? Mi sono ricordata dell’Epistola di Dante scritta a Cangrande della Scala, sono andata a rileggerla e come sempre, ritrovo che in ogni azione, in ogni volontà di comprendere c’è l’inizio per imparare e vedere una nuova prospettiva. L’Epistola fornisce il punto di vista di Dante su come dovrebbe essere letta e interpretata la Divina Commedia, la descrive “regnante” , “instrumentum regni’. Un’opera che governa e che può riuscire a condurre il genere umano da uno stato di miseria a uno stato di felicità.

Vi può sembrare strano parlare di economia, di Dante e di Intelligenza artificiale? Assolutamente no, perché ognuno di questi elementi è impegnato nella “produzione di valore” anche se in modi molto diversi.

William Blake, Divina Commedia

Nell’economia, si crea valore tramite la produzione e lo scambio di beni e servizi. L’umanesimo, come nell’opera di Dante, crea valore esplorando e riflettendo sulla condizione umana, l’intelligenza artificiale crea valore attraverso la sua capacità di processare enormi quantità di dati molto più velocemente di quanto potrebbe fare un essere umano, trasformandoli in informazioni utilizzabili.

William Blake, Divina Commedia

Dante Alighieri, una delle figure più eminenti nella letteratura mondiale, è ricordato come il “Padre della lingua italiana”. Nel suo trattato intitolato “De Vulgari Eloquentia”, Dante difende l’uso del volgare come lingua letteraria. In un contesto elitario, dove il latino era la lingua dotta, il volgare e’ il dialetto parlato e compreso dalla gente comune, la Commedia un’ opera comprensibile , una guida spirituale per l’umanità.

Dante considera ed usa la comunicazione del linguaggio come uno strumento di potere, di unione e di identità, e l’utilizza in maniera consapevole per dare all’Italia un comune denominatore di coesione culturale. La scelta fu controversa. Molti intellettuali del tempo guardavano con disprezzo il volgare, considerandolo una lingua inferiore non adatta alla letteratura. Così, l’opera di Dante fu rifiutata da molti contemporanei. Tra questi vi era lo Jesino Angelo Colocci, Segretario Apostolico di Papa Giulio II e per trenta anni di LeoneX, il Papa della famiglia Medici. Colocci era un umanista italiano del Rinascimento, bibliofilo noto per il suo amore incondizionato per la tradizione classica latina, traduttore del “ De Architectura” di Vitruvio, amico di Pietro Bembo, maestro di umanesimo e conoscenza del giovane Raffaello Sanzio. La passione per la tradizione classica portò Angelo Colocci a disprezzare apertamente gli autori che sceglievano di scrivere nelle lingue volgari, incluso Dante Alighieri. Angelo Colocci credeva fermamente che il latino fosse una lingua superiore, raffinata e elegante, in grado di esprimere concetti complessi con una precisione che, a suo avviso, il volgare non poteva raggiungere.

William Blake, Divina Commedia

Dante riuscì a creare un interessante contrasto culturale che da secoli si ripresenta. Se l’utilizzo del volgare da parte del Sommo fu controverso, anche l’intelligenza artificiale ha affrontato e continua ad affrontare molte sfide etiche. Quindi se la lingua italiana poteva essere uno strumento di potere ma anche di unione, al contrario opposto c’era chi considerava la neo lingua, una sorta di corruzione, un degrado della vera erudizione. Sebbene l’intelligenza artificiale possa portare benefici a larga scala alla società, ci sono alcune preoccupazioni e discussioni contro il suo uso esteso.

Attraverso il suo capolavoro, Dante ha promosso un radicale cambiamento culturale, diffondendo la lingua volgare, rendendola preziosa e rilevante per le lettere e la cultura. Una trasformazione, un cambiamento significativo nella lingua e nella cultura italiana, così come oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per portare a cambiamenti significativi nel modo in cui viviamo. Ciò si è rivelato essenziale per lo sviluppo di una lingua italiana che oggi giorno chiamiamo “standard” per l’affermazione del suo uso nelle attività letterarie, educative e scientifiche.

William Blake, Divina Commedia

Grazie a queste analogie, possiamo vedere come entrambi, attraverso il linguaggio comunicativo abbiano avuto e continuino ad avere impatti significativi sul mondo. Tuttavia, è importante ricordare che Dante era un individuo che creava arte, mentre l’intelligenza artificiale è uno strumento creato dall’essere umano. Le implicazioni e le responsabilità sono molto diverse, ma per chi studia le discipline umanistiche l’uso consapevole dell’intelligenza Artificiale sarà sempre più fondamentale.

William Blake, Divina Commedia

La chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio di Roma. La chiesa circolare senza Spazio e Tempo. Di Elena Tempestini

Santo Stefano Rotondo al Celio, Roma

Santo Stefano venne lapidato a Gerusalemme nel 31 dopo Cristo per istigazione del Sinedrio, accusato di bestemmiare contro Dio e contro Mosè. Egli fu il primo dei sette Diaconi scelti dagli Apostoli e fu il primo a subire il martirio per sostenere la fede di Cristo. In sua memoria vennero in seguito edificate numerose Chiese a lui dedicate, tra queste una è particolarissima: si tratta di Santo Stefano Rotondo in Roma.

Sorge sul monte Celio, il più ampio ed irregolare dei sette colli, dominante la valle dell’anfiteatro Flavio. Si chiamò in origine Querquetulanus, poiché era coperto da un fitto querceto considerato un bosco sacro. Si poteva accedere attraverso la porta Celimontana e Capena; da quest’ultima iniziavano la via Appia e la via Latina. L’acquedotto Appio l’attraversava nel sottosuolo, in tutta la sua lunghezza, da nord-est a sud-ovest.

In questa zona di Roma, si praticò a lungo il culto di Iside, così come tramandano gli scritti di Trebellio Pollione; il nome della Chiesa di S.Maria della Navicella deriva, ad esempio, dal piccolo naviglio in marmo fatto eseguire da Leone X riproducendo un originale antico, attributo di Iside dea della navigazione e quindi collegato al Navigium Isidis, una delle feste più importanti del calendario romano che aveva luogo in primavera per la protezione delle navi e dei naviganti. L’imperatore Domiziano (81-96 d.C.) nutrì un fervente culto per Iside e così molti altri Imperatori romani, tra cui Diocleziano (284-305 d.C.) al quale dobbiamo l’Iseo ed il Serapeo della vicinissima via Labicana.

Lo stesso Diocleziano era nel contempo un fedele del dio Mithra al quale eresse un tempio nel 307 elevandolo al ruolo di protettore personale del suo potere. Il Mithraismo a Roma assunse carattere di religione misterica; i riti si svolgevano nei Mitrei, costruzioni sotterranee a forma di grotta simboleggianti il cielo, costituite da una sala centrale rettangolare e da un altare posto in una nicchia in cui era raffigurato l’episodio principale della vicenda del dio: l’uccisione del toro primordiale, con significato cosmogonico e salvifico. L’iniziazione mitraica comprendeva sette gradi e il momento centrale della liturgia mitraica era la consumazione da parte degli iniziati del pasto sacro. Sul monte Celio venne edificato un importante Mitreo annesso ai Castra Peregrini, caserma/fortezza in cui alloggiavano le milizie straniere. Solo nel 312 d.C., con Costantino, ci fu il trionfo del Cristianesimo sulle altre religioni praticate a Roma. In Occidente S.Agostino si fece propagatore del culto di S.Stefano e Papa Simplicio da Tivoli fece edificare la Chiesa di santo Stefano Rotondo al Celio. Siamo nel V secolo: nel 476, con la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre scompare anche l’ultima traccia della potenza della Roma imperiale; già nel 395, con la morte di Teodosio l’Impero era stato diviso in due; gli Unni di Attila distruggono Aquileia nel 452 e tre anni dopo Roma subisce il sacco da parte dei Vandali di Genserico.

Ed è in questo periodo così oscuro e turbolento che Papa Simplicio, probabilmente intorno al 470 edifica S.Stefano. La edifica in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma. Molte sono le chiese che vengono costruite in quegli anni, anche se pochissime sono giunte fino a noi; ciò è logico se pensiamo al fatto che il Cristianesimo è una nuova religione in forte espansione che deve occupare, anche visivamente, con i suoi edifici sacri, gli spazi precedentemente usati dalle religioni in via di decadimento. Le stesse città crescono attorno alla chiesa; a Roma l’asse politico si sposta verso il Vaticano, fino ad allora zona di estrema periferia. Le prime chiese cristiane ricalcano la struttura architettonica dei templi romani: le basiliche a pianta longitudinale. Gli edifici a pianta centrale sono in genere concepiti come mausolei, battisteri, come Martyria, assai raramente sono destinati a raccogliere vaste masse di fedeli per celebrare il culto: uniche due eccezioni sono S.Lorenzo a Milano e Santo Stefano Rotondo a Roma. Santo Stefano ha subito nel corso degli anni molti rimaneggiamenti che hanno in parte cancellato l’impianto originario. Venne innalzata a base circolare con un diametro di 144 cubiti (1 cubito romano equivale a 0,462 metri); anche l’altezza, al centro del Tempio era di 144 cubiti. Pertanto diametro e altezza sono uguali: all’interno è quindi possibile immaginare una sfera avente la dimensione di 144 cubiti. Il numero di 144 non è casuale, numero della creazione, metaforicamente il mondo è stato costruito in 6 giorni: 24 ore x 6 = 144, il quale è la radice quadra di 12. 12 x 12, e’ la massima completezza; rappresenta il valore numerario della parola Santa Gerusalemme nell’alfabeto greco; dodici sono gli Apostoli. La Chiesa, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio. Se il numero 144, riferito alle dimensioni estreme del tempio hanno quelle valenze simboliche di cui prima abbiamo fatto un breve cenno, anche questi ultimi numeri sono carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte, con i portali esterni e i pilastri di sostegno, rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale ( Battistero di Firenze). Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture, l’inizio è la fine che vediamo ben scolpito sulla facciata di Santa Croce a Firenze. Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione: omne trinum perfectum, per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. Ma anche numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese. Trentasei è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti l’ogdoade, termine che significa otto, è la somma di uno più due, più tre, fino al numero trentasei, praticamente l’otto e’ il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa.

Non deve stupire questa ricchezza di simboli che permeano la Chiesa di Santo Stefano Rotondo: molte persone hanno già scritto approfonditamente sui significati che si riescono a cogliere da un’attenta lettura della chiesa in particolare Ritz Sandor che ha dedicato due importanti monografie allo studio di Santo Stefano, ma è altrettanto evidente il raffronto che si può fare con l’Anastasi che, con il Martyrion e il Triportico, formavano la tripartita basilica costantiniana, grandioso mausoleo sorto sopra la tomba vuota di Cristo, il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Sotto il regno dell’Imperatore Costantino, fu ordinata la costruzione di complessi edifici sacri sul luogo considerato la tomba vuota di Cristo, conosciuto come il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Questi edifici erano tre:

L’Anastasis, che significa “Resurrezione” in greco. Era una chiesa rotonda costruita sopra la tomba vuota di Cristo.

Il Martyrion, che significa “luogo del martirio” in greco. Era una basilica, una sorta di edificio rettangolare allungato usato per adorazione e liturgia cristiana. Questo era collocato parallelamente e ad est dell’Anastasis.

Il Triportico, un cortile colonnato o porticato con tre entrate, situato a sud dell’Anastasis e del Martyrion.

Erano tre componenti che insieme creavano un grande complesso sacro, costruito per commemorare la vita, la morte e la resurrezione di Cristo. Il progetto era univoco per il tempo e segnava la nascita del cristianesimo come religione sostenuta dallo Stato.

In quei lontani anni ancora si sapeva costruire secondo misura usando le esperienze trasmesse nel tempo da antichi Maestri; si sapeva plasmare le forme arricchendole di significati profondi e duraturi. La Chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, il esperienza ed ammonimento, era dottrina fatta pietra e tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni: molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione di questa Chiesa. Ma se molti sono questi elementi uno, specialmente, se ne discosta in maniera sostanziale.

Giovanni nell’Apocalisse dice:

“….e mi mostrò l’Angelo del Signore, la grande città. La santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo presso di Dio… Essa aveva un grande ed alto muro con dodici porte… il muro della città aveva dodici fondamenti, e su quelli erano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello… la città era a forma quadrangolare… la sua lunghezza, larghezza ed altezza erano uguali… misurò anche il muro ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, cioè d’angelo… non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio…” . La città era a forma quadrangolare”; perché si volle fare allora rotonda questa chiesa? Il cerchio è il più importante e diffuso simbolo geometrico, rappresenta la perfezione, non ha inizio né fine né direzione. Il cerchio è il simbolo stesso del cielo, come il quadrato è il simbolo della terra; il cerchio è simbolo quindi della spiritualità; il cerchio quindi rappresenta Dio. Aggiungendo i raggi si trasforma in ruota e da immutabile diventa dinamica.

Quadrare il cerchio significa il tentativo che l’uomo fa per innalzarsi dalla terra, quadrata, al cielo, rotondo; tentativo che non potrà mai dare risultati fino a quando è solamente l’uomo, nella sua pochezza, che si adopera per ritornare allo stato primigenio. Il simbolismo, legato al cerchio, si perde nella notte dei tempi e si trova in tutte le culture: le danze si svolgono in cerchio, le più antiche costruzioni mistiche dell’uomo sono circolari, esempio insuperabile è Stonehenge; il cerchio con il centro segnato rappresentava il Sole. I primi tumuli funerari furono indubbiamente rotondi così come i primi tempi dedicati ai morti; nei mausolei e nei Martyria venivano onorati e ricordati i morti. D’altra parte una struttura rotonda mal si presta alle funzioni liturgiche: siamo abituati a strutture rettangolari ove, in fondo ad un lato è l’officiante; i fedeli si rivolgono a lui che rappresenta il punto di riferimento spaziale. Porsi in una struttura rotonda , rivolgendosi verso il centro di questa struttura vuol dire perdere il concetto di spazialità per farsi come trascinare in una adimensionalità; vuol dire ritornare indietro nei tempi primordiali di quando si stava seduti in cerchio intorno al fuoco, rubato dal cielo agli dei.

Questa chiesa è quindi senza spazio e senza tempo, è qualcosa di vicino a Dio; è anzi la promessa della venuta di Dio sulla terra. Ecco perché non è stata costruita così come la vede Giovanni nell’Apocalisse, è l’ultimo atto della volontà divina. Il cubo si trasforma in sfera: il cerchio all’interno del quadrato è la “scintilla” divina nell’involucro della materia. Questa chiesa, che affonda le sue basi su terreni che conobbero altri culti ed onorarono altre divinità, è orientata nel tempo e nello spazio ma essa stessa è senza tempo e senza spazio, è l’antico patto tra Dio e l’uomo, è la promessa della salvezza che scaturirà dall’apocalisse. L’apocalisse appartiene al genere della letteratura di rivelazione, dove, direttamente ispirata dalle divinità, per tramite di una visione, arriva un messaggio doppiamente occultato e Ri-velato, due volte, un aspetto allegorico ed exoterico, l’altro, esoterico, è riservato ad un ristretto numero di persone che scendono nelle profondità dei misteri. Il messaggio avverte dell’imminente venuta dell’ora del giudizio, dell’avvento delle Tenebre e della conclusione di un processo dovuto all’allontanarsi dell’uomo da Dio e dalla Verità. il Giudizio si accompagnerà con la resurrezione dei corpi e con la discesa dal cielo della Gerusalemme Celeste, intesa come recupero di quel Paradiso Terrestre perduto. Pertanto il ricevimento della Grazia è da un lato recezione passiva dell’influsso spirituale, dall’altro è la ricerca interiore, attiva, che renderà effettivo ciò che viene trasmesso in modalità simbolica con la ricerca e la trasformazione. Stefano ha saputo leggere quei segni nascosti e li ha interpretati nella giusta misura. A noi non resta che rimanere stupiti di fronte al messaggio che antichi maestri hanno saputo tracciare trasformando la pietra da grezza a levigata: quanti di questi messaggi sono sotto i nostri occhi? E quanti di questi messaggi, non solo non sappiamo più coglierne il significato profondo, ma li denigriamo perché incapaci di comprenderli. Attualmente la Chiesa di Santo Stefano Rotondo è in fase di decadenza, le antiche mura non fanno sospettare che al suo interno vi siano tesori inestimabili. Sembra quasi che le parole di Giovanni prendano qui corpo: non siamo più in grado di leggere, di ascoltare la parola divina, di misurare con i numeri sacri, di vedere quanto ci è stato tramandato con la pietra. Solo pochi hanno questa capacità: la loro condizione è quella della “veglia in armi” dei Templari che dotati di due spade sono pronti al duplice combattimento “contro la carne e il sangue e contro gli spiriti di malizia diffusi nell’aria”, così come dice San Bernardo. “I custodi del Tempio eressero molte loro Chiese rotonde, come il Santo Sepolcro e come Santo Stefano.

“E quell’Assoluto, Irrespirato, Respirò, per Sua Stessa Natura”

I prestigiosi riconoscimenti scientifici di Nature’10 del 2023, a coloro che stanno plasmando il nostro futuro. Per la prima volta premiato un “ non umano”. Di Elena Tempestini

La rivista scientifica ‘Nature’ è celebrata a livello globale per il suo impegno costante verso l’eccellenza scientifica e l’informazione accurata. Fondata il 4 novembre 1869 nel Regno Unito, ‘Nature’ ha iniziato il suo viaggio come settimanale scientifico sostenuto economicamente da privati. Joseph Norman Lockyer, astronomo, primo editore della rivista, studiando la luce solare durante un’eclissi e, analizzandone lo spettro, trovo’ la linea di emissione di un elemento fino ad allora sconosciuto, era l’Elio. Da quel momento decise che una rivista scientifica doveva essere pubblicata per condividere in tutto il mondo gli avanzamenti e le scoperte che abbracciavano la multidisciplinarieta’ della scienza. Ogni anno la rivista crea il premio Nature’10, celebrando coloro che stanno costruendo un futuro migliore, per la medicina, per l’energia, per la tutela dell’ambiente, per le ricerche spaziali, per l’espansione astrofisica e per tutta la tecnologia che riguarda il miglioramento delle condizioni del’Universo e dell’umanità.

In questa fine di anno 2023 tra i dieci premiati ci sono cinque donne, quattro uomini e un non umano.

Kalpana Kalahasti e’ una ingegnera indiana, che è riuscita, con l’agenzia spaziale indiana ISRO, a depositare una sonda sulla superficie lunare, quarta nazione dopo Stati Uniti, Cina e Russia. Dopo il fallimento della missione lunare Chandrayaan -2 del 2019, e’ stato possibile migliorare e comprendere gli errori, tanto da arrivare alla missione Chandrayaan -3 che è stata un successo.

Kalpana Kalahasti

Marina Silva, già Ministro dell’ambiente e del cambiamento climatico del Brasile per il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Marina Silva e’ nata nel cuore della foresta Amazzonica, Nata nel cuore della Foresta Amazzonica, ha passato quasi tutta la sua vita come attivista e politica, reintroducendo una nuova versione del Piano di Azione per la Prevenzione e il Controllo della Deforestazione in Amazzonia.

Marina Silva

Annie Kritcher del Dipartimento per l’energia statunitense, e’ riuscita con il suo team a riprodurre la stessa reazione che fa brillare le stelle ma in un ambiente controllato. Ha creato uno dei più importanti esperimenti di fusione nucleare al mondo.

Annie Kritcher

Eleni Myrivili è il primo Chief Heat Officer delle Nazioni Unite, un compito che consiste nel sensibilizzare l’opinione pubblica e gli organi competenti sulle cause e sugli effetti delle ondate di calore estremo dovute al riscaldamento globale, e assicurare lo stanziamento di fondi per supportare lo sviluppo di tecnologie di raffrescamento che non contemplino l’emissione di gas serra.

Eleni Myrivili

Svetlana Mojsov è una biochimica della Rockefeller University di New York, che ha avuto un ruolo chiave nell’indentificare e caratterizzare la forma attiva dell’ormone GLP-1, usato nei farmaci antidiabetici e antiobesità a base di semaglutide. La ricercatrice già alla fine degli anni ottanta aveva scoperto che l’ormone GLP-1 poteva ridurre i livelli di glucosio nel sangue umano. Ma la sua ricerca è rimasta per lungo tempo non riconosciuta.

Svetlana Mojsov

Katsuhiko Hayashi, biologo dell’Università di Osaka in Giappone, ha ottenuto dei cuccioli di topo a partire dalle cellule di due topi maschi. Esperimento che fino ad oggi era ritenuto impossibile, lontano decenni da possibili applicazioni sulla medicina riproduttiva umana.

Katsuhiko Hayashi

James Hamlin è un fisico della materia condensata presso l’Università della Florida di Gainesville. Ha fatto ritirare ad un collega fisico la metodologia che aveva presentato sulla superconduttività, dimostrando l’inesattezza del lavoro.

James Hamlin

Halidou Tinto dirige una clinica in Burkina Faso. Professore di parassitologia e scienziato della salute globale con alle spalle anni e anni di ricerche che hanno contribuito a comprendere e combattere la malaria nell’Africa sub-sahariana. Tinto ha fondato l’Unità di ricerca clinica di Nanaro in Burkina Faso come parte dell’Institut de Recherche en Sciences de la Santé. Senza i suoi studi non sarebbe stato possibile l’approvazione dei primi vaccini antimalarici RTS,S/AS01. Una grande scoperta

Halidou Tinto

Thomas Powles, ricercatore di oncologia presso il St Bartholomew’s Hospital di Londra, ha scoperto che la combinazione di due nuovi farmaci, rispetto alla chemioterapia tradizionale, estende la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore alla vescica da 16 mesi a 2,5 anni. A ottobre 2023 , ha presentato i suoi risultati all’European Society for Medical Oncology Congress a Madrid, ricevendo un applauso durato più di un minuto. Questo è il primo risultato rivoluzionario nella terapia delle forme avanzate, di questo tipo di tumori da quasi 40 anni. La scoperta di un’immunoterapia che toglie il freno alle cellule immunitarie che uccidono i tumori. Un nuovo passo per la salute di tutti gli esseri umani.

Thomas Powles

Ilya Sutskever è lo scienziato a capo di OpenAI, una organizzazione di ricerca sull’intelligenza artificiale con sede a San Francisco. Fondata nel dicembre 2015 da Elon Musk, Sam Altman e un gruppo di altri co-fondatori, l’organizzazione ha l’obiettivo di garantire che l’intelligenza artificiale generale possa essere utilizzata in modo sicuro e che i suoi benefici siano equamente distribuiti a tutti.

Ilya Sutskever

Lo scienziato ha ritirato il premio per la sua creazione ChatGPT. ChatGPT utilizza le informazioni con cui è stato addestrato per generare risposte, ma non ha accesso a dati aggiornati dopo il suo addestramento né possiede accesso a informazioni personali sugli individui, a meno che non gli siano state fornite nel corso della conversazione.

OpenAl Co- Founder

ChatGPT può essere utilizzato in una serie di applicazioni come assistenti virtuali, redazione e revisione di contenuti, tutoraggio e apprendimento, giochi e molto altro. Tuttavia, va sottolineato che, nonostante le sue impressionanti capacità, ChatGPT non è perfetto e può talvolta produrre risultati imprevisti o sopratutto inesatti. C’è ancora molto da lavorare per renderlo sempre più efficiente.

CHATGPT

Dalla sua fondazione nel XIX secolo all’introduzione del premio ‘Nature 10′, la rivista “Nature’ continua ad essere una pietra miliare nel mondo scientifico, riflettendo le conquiste delle mutidisciplinarieta’ di oggi e di domani. L’innovazione attraversa il passato, si presenta nell’oggi e cammina verso il futuro