L’intelligenza artificiale dipende da un “allenatore di algoritmi” , ma anche dai suoi bias cognitivi? Di Elena Tempestini

L’intelligenza artificiale viene allenata con dati che riflettono i bias cognitivi?

Bias deriva da “ tiro obliquo” e nel contesto psicologico, e’ una deviazione dal pensiero “normale” o razionale. Un bias cognitivo può alterare la nostra percezione o interpretazione della realtà dalla sua effettiva verità o oggettività. Praticamente i bias sono errori di pensiero automatici che il nostro cervello compie quando deve elaborare informazioni e prendere decisioni, con la conseguenza che la percezione ed interpretazione della realtà viene rilevata in modo distorto.

Ad esempio, se crediamo che un determinato politico sia disonesto, tenderemo a prestar maggior attenzione a notizie negative su di lui e ad ignorare quelle positive.

Gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale sono prodotti da “ allenatori”, ma chi sono?

Un allenatore di algoritmi è generalmente un ingegnere o un professionista del settore dell’intelligenza artificiale, il quale si occupa del processo di “addestramento” di un algoritmo di apprendimento automatico chiamato “machine learning”. Gli allenatori di algoritmi devono essere ben consapevoli dell’importanza dell’etica nell’allenamento, gli algoritmi addestrati possono percepire pregiudizi esistenti, praticamente essere prodotti da bias umane. L’intelligenza Artificiale apprende dai dati che le vengono forniti e se i dati contengono bias, l’IA incorpora e replica quei bias nelle sue risposte e nelle sue decisioni.

Quindi i bias, in base ai dati elaborati, possono seguire una precisa ideologia politica, oppure fare una scelta di preferenza di uomini rispetto alle donne, o viceversa, in ruoli di leadership. Bisogna specificare che tutto ciò non significa che l’Intelligenza Artificiale “condivida” o “aderisca” a quella data ideologia, ma semplicemente che sta replicando i modelli che ha trovato nei dati con cui è stata allenata.

Quindi, se un allenatore di algoritmi, politicamente orientato, introduce nei dati di addestramento contenuti che riflettono la propria visione politica, l’IA potrebbe produrre degli output, cioè risultati, che sono deviati da uno specifico e personale bias. Il rischio è la produzione di un comportamento non etico o trasparente, poiché gli algoritmi devono fornire risultati equi e obiettivi.

L’intelligenza artificiale non ha propri pensieri in senso umano. Non possiede coscienza, sentimenti o la capacità di avere un “pensiero proprio”, è un insieme di algoritmi e tecniche di apprendimento automatico attuate per eseguire determinati compiti, come riconoscere immagini, comprendere e generare linguaggio umano, fare previsioni basate su dati, ecc.

Durante l’allenamento, l’ingegnere dell’Intelligenza Artificiale usa i dati forniti e modifica i suoi algoritmi per migliorare le sue prestazioni.

Tuttavia, questi processi sono basati su regole matematiche e statistiche, e non su un processo di pensiero conscio o su una volontà propria. Quindi, mentre l’IA può sembrare che “pensi” o prenda decisioni, in realtà sta solo seguendo gli algoritmi che è stata programmata per eseguire.

E’ fondamentale che vi sia un buon approccio multidisciplinare alla progettazione, una “ Ghirlanda Brillante” come la chiamo’ nel 1979 nel suo saggio vincitore del Premio Pulitzer Richard Hofstadter, in modo da considerare diverse prospettive e evitare la riproduzione inconscia di pregiudizi umani, di bias.

Il nuovo anno , il 2024 che si sta avvicinando, vedrà’ andare al voto ben 26 paesi , quattro miliardi di persone, esattamente la metà della popolazione umana.

La domanda da porsi è : quanto potrà influire l’Intelligenza Artificiale e i bias cognitivi nelle campagne elettorali?

L’intelligenza Artificiale non deve essere sottovalutata, perché potrà influire sulle campagne elettorali in vari modi: come essere utilizzata per comunicare con gli elettori e diffondere i messaggi della campagna elettorale, sarà utilizzata per analizzare i dati sui comportamenti degli elettori per sviluppare strategie di campagna elettorale sempre più efficaci. Potrà essere utilizzata anche per creare falsi o la “ tecnologia deepfake”, che può manipolare l’opinione pubblica diffondendo informazioni false, creando contenuti audiovisivi completamente inventati.

I bias cognitivi, potranno influire sul modo in cui gli elettori percepiscono e reagiscono alle informazioni. Ad esempio, il bias di conferma può fare sì che le persone siano più propense a credere a informazioni che confermano le loro opinioni esistenti, ignorando o sminuendo le informazioni che le contraddicono.

Per questo motivo, l’Intelligenza Artificiale e i Bias cognitivi dovranno garantire l’uso responsabile ed etico nelle campagne elettorali.

Gödel, Escher e Bach: l’Eterna Ghirlanda Brillante. Premio Pulitzer 1979. Un Intrigo mentale della complessità dei concetti scientifici. Di Elena Tempestini

Premio Pulitzer per la saggistica nel 1979

Douglas Richard Hofstadter, accademico, filosofo e divulgatore scientifico statunitense, ben quaranta anni fa, presso il laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT , studiava la comparazione tra informatica e scienze cognitive, si addentrava nelle strutture e nei processi di mente e cervello, il software e l’ hardware del comportamento intelligente. I miliardi di neuroni della massa cerebrale, attraverso un intricato sistema formale organizzato in un “grandissimo numero di regole e di livelli di regole diversi” scaturisce la flessibilità dell’intelligenza.

E’ la ricerca concentrata sui modelli percettivi di livello superiore della mente, sul pensiero analogico e sulla creatività umana. Nel 1979, con lo studio della logica nell’ambito della comprensione del cervello umano, scrisse il libro che gli fece conquistare il premio Pulitzer per la saggistica: “Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante”. Un libro che si presenta come un complesso intreccio, non solo di concetti scientifici e matematici, ma interagisce con quel “ Senso della Bellezza” ben definito da Fabiola Giannotti, direttrice del CERN di Ginevra, decenni dopo quel 1979, dopo la scoperta del Bosone di Higgs, la particella chiave per la nostra esistenza. Il Senso della Bellezza è usato quale concetto per trasmettere ciò che è invisibile ma insito nella ricerca scientifica.

George Orwell si meravigliava di chi fossero i suoi maggiori detrattori. Non erano i poteri forti che attaccava tramite i suoi scritti, ma le persone comuni alle quali non stava bene ciò che scriveva perché non intendevano porsi domande e scegliere tra soluzioni scomode.

E’ l’infinitamente piccolo e la vastità dell’universo che schiudono le porte che si affacciano su un territorio invisibile, dove gli scienziati sono guidati da qualcosa che li accomuna agli artisti. E’ la continua ricerca della conoscenza nell’ambito della comprensione del cervello umano. Il senso della bellezza che coniuga le arti e gli studi filosofici, artistici e musicali, per esplorare e comprendere.

Mi è rimasta impressa la domanda che Hofstadter si pone: “ le parole e i pensieri seguono regole formali o no?”

Sia le parole che i pensieri seguono delle regole formali, ma con una flessibilità e una complessità tale, che diviene un assioma, nel senso più ampio possibile, cioè etimologicamente “ degno” di una proprietà o di un principio che risulti vero intuitivamente e immediatamente. Le bias cognitive, sono errori predefiniti nel nostro pensiero che possono causare una deviazione dalla logica o dalla valutazione razionale delle informazioni. I bias possono influenzare il modo in cui pensiamo e prendiamo decisioni.

Se Immaginiamo di essere in un grande magazzino con centinaia di lampadine la nostra mente è come una torcia che può fare luce ma solo su una piccola area alla volta. Le Bias cognitive sono il percorso che scegliamo per muoverci all’interno del magazzino e su quali lampade decidere di fare luce con la nostra torcia. Questo percorso può essere “ scelto” e influenzato da molti fattori, come le nostre esperienze passate, le nostre aspettative, le nostre emozioni e i nostri pregiudizi. Questi “percorsi” possono aiutarci a navigare nel mondo reale in modo efficiente, ma possono anche portarci a ignorare informazioni o a fare errori di giudizio. Quindi il termine “bias” si riferisce a un pregiudizio o a un preconcetto, spesso inconscio, che influenza il modo in cui interpretiamo le informazioni o prendiamo decisioni, invece un assioma è una sorta di “regola di base”, un principio che è accettato come vero senza bisogno di dimostrazione. Uno degli assiomi fondamentali dell’aritmetica dice che se hai un numero, come per esempio 2, e aggiungi 1, otterrai sempre il numero successivo, cioè 3. Non proviamo mai a dimostrarlo perché è una regola che accettiamo come vera fin dall’inizio.

Così i nostri pensieri che sono influenzati dalla nostra esperienza, dalle nostre emozioni, dai nostri pregiudizi e da molti altri fattori, non sempre seguono perfettamente la logica, divengono flessibili ad essa. I processi mentali come l’immaginazione e la creatività spesso violano o trascendono le regole della logica.

Gödel, Escher, Bach, non è un libro convenzionale, e il sottotitolo, “Un Eterno e Universale Rinnovo” ci svela già una parte del contenuto. Ma cosa “ intreccia” e coniuga il matematico Kurt Gödel, l’artista M.C. Escher e il musicista Johann Sebastian Bach? Sottili fili che Hofstadter intuisce e ben utilizza per evidenziare le opere e le idee di questi tre geni, per sviluppare un discorso che ruota attorno all’autoriferimento umano, alla simmetria e alla complessità.

I venti capitoli del libro sono preceduti ognuno da un dialogo immaginario, direi ironico, a volte pieno di umorismo e sicuramente complesso nei giochi di parole, quelle che permettono di introdurre i temi più profondi in modo a volte leggero e coinvolgente.

Hofstadter analizza la teoria dei numeri e la logica matematica riuscendo a dare un unico contenitore alla biologia, alla filosofia, all’informatica e alla critica d’arte, infatti prenderà il premio Pulitzer per la saggistica, la quale comprende informazioni, analisi e argomenti basati sulla realtà. La saggistica è la storia, la scienza, la politica, l’arte, la filosofia e molti altri campi, ma ha sempre l’obiettivo di fornire al lettore una conoscenza accurata e approfondita su un determinato argomento o di presentare un punto di vista e un’argomentazione sull’argomento stesso.

Più le pagine del libro di Richard Hofstadter scorrono, più si entra dentro l’esplorazione dell’idea, del concetto di “io” e di come le strutture complesse e autoriferite possano emergere da regole semplici. Uno dei punti chiave è il teorema dell’Incompletezza di Gödel. Innanzitutto stabiliamo cosa sia una teoria e cosa sia un teorema: la prima è un modello di eventi fisici, e non può essere provata a partire da assiomi, certezze di base. Il secondo è un’affermazione matematica che segue logicamente un insieme di certezze. Il teorema di Godel, dimostra come le affermazioni autoriferite, possono creare situazioni paradossali che sfidano il nostro intuito e che possono essere applicate non solo alla logica matematica, ma anche all’arte, alla musica e al funzionamento della mente.

Sembra uno scioglilingua? Consideriamo, che i paradossi sono “ contraddizioni” e possono essere di vari tipi: Un’affermazione che sembra falsa, ma che in realtà è vera. Un’affermazione che sembra vera, ma che in realtà è falsa. Un ragionamento che sembra impeccabile, ma che porta a una contraddizione logica. Un’affermazione di cui non si può decidere la verità o la falsità.

Leggere oggi, alla fine d’anno 2023, nel quale parliamo di Intelligenza Artificiale generativa, di Computer Quantistici, di tecnologia innovativa, di neuroni artificiali, la nostra mente abitudinaria, anzi per usare un termine amato da Hofstadter, ricorsiva, cioè ’ un metodo dinamico in cui ogni passo lo compiamo a partire dal precedente, dove le macchine tecnologiche sono ricorsive, la maggior parte degli esseri umani e’ impaurita dallo sviluppo della tecnologia. Eppure ci saranno sempre nuove sfide da affrontare, scale da salire, nuovi spazi da esplorare e nuovi risultati da raggiungere. Forse il problema si presenta come imprevedibile perché , dove non comprendiamo non possiamo trovare la fiducia.

Il libro è la comprensione del concetto delle multi discipline, che già quaranta anni fa, e in modo brillante, ha attraversato la matematica, la fisica, la biologia, l’informatica, la filosofia della mente , l’arte della creatività umana. Praticamente l’essenza più interdisciplinare: la bellezza.

Nell’universo, ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e nel mezzo, ci sono porte diceva William Blake.

Hofstadter riesce non solo a concretizzare complessi concetti scientifici e filosofici, ma li arricchisce con riferimenti artistici e musicali, rimanendo fedele al titolo che sottolinea una reale ed eterna “ghirlanda” di connessioni interdisciplinari.

Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante di Hofstadter unisce i fili dell’ intelligenza artificiale, della macchina di Turing, del teorema di Gödel. Praticamente a più di quaranta anni dalla sua prima pubblicazione, dopo un premio Pulitzer, il libro è ancora oggi una scoperta fantastica per chiunque sia interessato ai misteri della mente e della coscienza

Il culto Jacobeo; il Cammino Toscano di San Jacopo e’ radice e stesso valore del Cammino di Santiago. Di Elena Tempestini

Lo storico cammino di San Jacopo ( variante in Giacomo/Giacobbe, dovute ad un diverso adattamento della forma latina Jacobus o Iacobus ) affonda le sue origini direttamente nel più famoso Cammino di Santiago. Le loro storie sono intrecciate fin dall’anno 1145, quando il Vescovo Atto, della Diocesi di Pistoia, ebbe in dono dall’Arcivescovo di Santiago, Diego Gemirez, un frammento del cranio di San Giacomo. La reliquia, e’ custodita in uno splendido reliquiario, ad opera di Lorenzo Ghiberti realizzato nel 1407. Il reliquiario si trova nella Cappella del Giudizio della Cattedrale di San Zeno a Pistoia.

Reliquiario del Ghiberti

I due percorsi, di San Jacopo e di Santiago sono riconosciuti con lo stesso valore dalla Chiesa Cattolica, oltre ad avere lo stesso simbolo: la conchiglia gialla a nove raggi.

Simbolo Cammino San Jacopo/Santiago

Le conchiglie di Santiago, una capasanta, ha tipicamente nove punte che rappresentano le nove beatitudini descritte da Gesù nel suo discorso della montagna che si trova nel Vangelo di Matteo. Le beatitudini, Gesù le elenca a coloro che vivono secondo valori e attitudini particolari, come l’essere miti, pazienti, misericordiosi, puri di cuore, volenterosi, coraggiosi ….

Conchiglia capasanta simbolo del cammino

La conchiglia di Santiago è anche un antico simbolo di Amore, di rinascita e trasformazione. In alcune culture, si crede che la conchiglia rappresenti la transizione e la crescita spirituale per le sue origini marine, in quanto il mare è visto come fonte di vita, come ben evidenzio’ Sandro Botticelli nel dipingere la “ Nascita di Venere “

Nel 2019 la città di Pistoia ha ricevuto la “ Xunta galiziana il cippo che segnala la direzione del tragitto per Santiago de Compostela”: Pistoia e’ Santiago Minor.

Il cammino di San Jacopo si dipana tra Firenze, Prato, Pistoia, Pescia, Lucca, Pisa e Livorno percorrendo da est ad ovest la Toscana attraverso la meno conosciuta via romana “Aemilia Scauri”.

Il cammino permette di riscoprire un legame forte con il passato, una sorta di “macchina del tempo” che evidenzia le radici storico-culturali del territorio toscano nel pieno rispetto per la natura. E’ un cammino che permette di scoprire o riscoprire, antichi borghi, castelli medioevali, campagne e boschi, che rendono il percorso fortemente significativo, stimolante, spirituale e diverso.

Una curiosità:

La carta “Jacopea” , che viene rilasciata presso il Battistero di San Giovanni in Corte a Pistoia, a tutti coloro che hanno percorso almeno 50 chilometri del cammino, e’ un vero e proprio attestato, un documento di viaggio reso valido dai timbri chiamati a “ credenziale”.

Arsène Heitz, creatore della bandiera simbolo dell’Europa, nata il giorno 8 dicembre del 1955, per la festività dell’Immacolata Concezione.

12 Stelle Corona di Maria

Dopo che l’università Europea, aveva rilasciato un comunicato stampa, è’ nata una polemica politica con relativi schieramenti ideologici e molte distorsioni dal reale comunicato . Nessuno poteva pensare di eliminare il Natale in quanto, come scritto nel comunicato “nella festività vi sono tradizionalmente numerosi riferimenti alle festività di Natale, che fanno parte del patrimonio culturale europeo”.

Ma ben sappiamo che più persone “ s’indignano” più commentano sui social media; più commenti ci sono agli articoli e più le notizie diventano virali. Ergo, la manipolazione di massa, atta alla negatività ( sempre la notizia negativa attrae ) il gioco è fatto.

Perché una Università Europea non poteva essere contro il concetto di Natale quale riferimento cristiano? Perché è la storia della sua nascita che sancisce il senso europeo. Le stelle della bandiera europea hanno una storia:

E’ l’ 8 dicembre del 1955 il giorno dell’Immacolata Concezione, una delle feste mariane più importanti nel calendario liturgico della Chiesa cattolica e celebrata in tutto il mondo.

“Vergini non si nasce, si diventa
Quando sarai la Vergine Sophia, ogni materia in te sarà redenta” (dal Manoscritto Clavis Artis, XVII secolo, copia presso l’Accademia dei Lincei)

La mela con due morsi, scultura ideata dall’Artista di Grosseto Lea Monetti, la quale sancisce la Condivisione

L’Immacolata Concezione non è soltanto un attributo “morale” della Madonna per definire il processo di “generazione” del Cristo, ma rappresenta la “sublimazione” dello stesso principio femminile ed il senso compiuto dell’agire dell’uomo in questo mondo. In particolare l’Opera dell’uomo è finalizzata al miracolo della Vita ed alla sua “partecipazione”. La conoscenza della vita è la stessa vita della conoscenza. In questa “ambivalenza” naturale si colloca l’uomo, che ben lungi dall’essere osservatore esterno, diventa un partecipante interno al processo stesso della vita, la sperimenta per comprendere. Quindi l’8 dicembre è quella festività che crea una “coppa vergine per ricevere” il suo degno contenuto quale simbolo della trasformazione e della rinascita dell’uomo perfetto in un mondo che perfetto non solo non è, ma non può esserlo necessariamente. Il simbolismo tra la donna terrena, evocata dal nome Eva, progenitrice femminile, e la donna celeste evocata dal saluto Ave che l’angelo annunziante pronuncia nell’umile casa di Nazaret. Maria muta la sorte di Eva. La mela, si carica del suo simbolismo millenario, il peccato di Eva, la sua colpa di egoismo fino a “ peccare”, ma finalmente decade e viene trasformata in due morsi che sanciscono la CONDIVISIONE. La positività femminile è riabilitata, proprio alla maniera cortese medioevale nel quale periodo Eva/Maria veniva chiamata Madonna, ovvero “ Mia Signora”

L8 dicembre del 1955 , TUTTI i Capi di Stato dell’Europa, tutti proprio tutti, approvarono il simbolo dell’Europa rappresentato dalla bandiera celeste con 12 stelle.

Fu Arsène Heitz, grafico, il vincitore del concorso europeo bandito a Strasburgo nel 1955. Egli impressionò favorevolmente la commissione giudicatrice presieduta da un belga di religione ebraica. L’azzurro e il bianco (le stelle nel bozzetto originale erano bianche poi sono diventate gialle) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele e simbolicamente le dodici stelle della madonna uniscono il giudeo-cristianesimo.

La donna di Nazareth, in effetti, è la “Figlia di Sion” per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, mentre dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Ed è lui che spiega come è nata: “la bandiera europea nasce come un simbolo mariano. È poco noto, ma il suo disegno parla di Maria. È ispirato dal passo dell’Apocalisse in cui si parla delle dodici stelle: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle».

Gli Stati europei all’epoca erano solo sei, ma Arsène Heitz, senza rivelare la fonte che lo ispirò, spiegò che il numero dodici è un simbolo di pienezza, il dodici simboleggia la ricomposizione della totalità originaria. nella Bibbia è il numero che rappresenta la diversità che si ritrova nell’unità. È per questo che Arsène Heitz chiese esplicitamente nel progetto che la bandiera non la si dovesse ritoccare se i membri avessero superato quel numero.

Rifiuti spaziali: D-Orbit azienda italiana leader per la rimozione dei rifiuti spaziali e progettazione di servizi di edge computing. Di Elena Tempestini

Detriti spaziali

Lo spazio non è solo un affascinante tetto di stelle ma anche una discarica crescente di detriti. I rifiuti spaziali si sono rivelati con l’incremento delle attività sia da parte delle agenzie governative che delle aziende private, producendo “rifiuti tecnologici” abbandonati in orbita.

Ma che cosa sono esattamente i rifiuti spaziali?

In termini semplici, i rifiuti spaziali sono oggetti artificiali in orbita attorno alla Terra che non sono più in uso o necessari. Nei detriti vi sono inclusi vecchi satelliti, parti di razzi, e persino piccoli frammenti di materiale prodotti da collisioni o esplosioni. I rifiuti spaziali rappresentano un rischio di collisione con i satelliti funzionanti e le stazioni spaziali. A causa delle alte velocità a cui orbitano, anche un piccolo frammento di detrito può causare danni significativi a un satellite. Questo rischio richiede costanti manovre evasive, risorse di tempo e sopratutto risorse economiche.

Rifiuti spaziali

La crescita della quantità di rifiuti spaziali può anche limitare l’accesso allo spazio. Un grande accumulo di detriti in specifiche orbite potrebbe rendere inutilizzabili alcune aree, limitando il lancio di nuovi satelliti.

In ultimo esiste anche il rischio che i detriti cadano sulla Terra. Sebbene molti brucino nell’atmosfera prima di avere impatto con la superficie terrestre.

Come possiamo risolvere il problema dei rifiuti spaziali?

Luca Rossettini, Ceo e fondatore di D-Orbit: L’European Inventor Award ha nominato il co-fondatore di D-Orbit quale finalista per lo sviluppo del sistema capace di ripulire lo spazio dai detriti

La D-Orbit, e’ un’azienda spaziale italiana, che lavora alle soluzioni per pulire l’orbita terrestre. Un’azienda che sta lavorando per affrontare delle nuove sfide per costruire l’infrastruttura digitale del futuro nello spazio.

Allo studio ci sono diverse strategie per affrontare il problema dei rifiuti spaziali: dallo sviluppo di satelliti che “raccolgono” i rifiuti, a tecnologie per “spingere” i detriti fuori dall’orbita. Molte di queste tecnologie sono ancora in fase di sviluppo e richiedono sia volontà politica che consistenti investimenti per essere realizzate.

La missione di D-Orbit e’ di andare oltre, l’azienda sta investendo “nell’edge computing”, un approccio tecnologico rivoluzionario che sposta l’elaborazione dei dati più vicino alla fonte dove vengono generati, in questo caso, nello spazio. Nella pratica l’edge computing è uguale ad usare un server per il nostro smartphone o computer, più vicino si trova e più veloci sono le informazioni che ci arrivano. Questo comporta un enorme risparmio di tempo e risorse, poiché i dati non devono più essere trasmessi alla Terra per essere elaborati.

Edge computing

Ma cosa significa tutto questo per noi?

Molto semplicemente, migliora tutti i nostri accessi quotidiani che usiamo sulla terra, dalla meteorologia spaziale alle precauzioni del tempo, dai servizi di navigazione satellitare, alle missioni scientifiche. Una migliore gestione dei dati spaziali può significare previsioni meteo più accurate, aumentando la sicurezza durante eventi meteorologici estremi. Può portare a miglioramenti nell’agricoltura di precisione, contribuendo a migliorare le condizioni della popolazione mondiale. Può persino condurre a nuove scoperte scientifiche, approfondendo la nostra comprensione dell’universo.

Nello spazio, come sulla Terra, l’infrastruttura digitale è fondamentale. Così come le nostre reti di comunicazione terrestri ci permettono di connetterci, lavorare, apprendere, e molto altro, l’infrastruttura digitale dello spazio ci permetterà di migliorare la qualità della vita qui sulla Terra, esplorare nuove frontiere e assicurare un futuro più sicuro e sostenibile per il nostro pianeta.

Lavorare per rendere lo Spazio un luogo migliore e più accessibile e’ una grande sfida, l’Italia sta sicuramente emergendo come una delle nazioni leader nel settore della tecnologia e dell’innovazione spaziale.

Negli ultimi anni, la nostra Nazione ha investito notevolmente nel settore spaziale attraverso agenzie statali come l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e imprese private innovative. Queste organizzazioni stanno lavorando per lo sviluppo di tecnologia e servizi spaziali avanzati, dalla progettazione e produzione di satelliti, all’esplorazione planetaria, al monitoraggio climatico e ambientale.

Metereologia spaziale

La D-Orbit si sta affermando come uno dei leader mondiali nella gestione dei detriti spaziali, contribuendo a rendere lo spazio un ambiente più sicuro e sostenibile per tutti. Avanguardia ed eccellenza del settore aereo spaziale italiano, terza nazione al mondo nel settore satellitare. L’Italia sta contribuendo al progresso di soluzioni innovative per problemi complessi.

L’intelligenza artificiale diventa quantistica, una nuova era. Di Elena Tempestini

L’intelligenza Artificiale e la sua applicazione sono una delle rivoluzioni tecnologiche che sta stupendo il mondo, ma l’evoluzione è velocissima , e i computer quantistici potrebbero a loro volta stupire maggiormente inaugurando una nuova era, senza limiti per l’apprendimento automatico.

Cosa sono i Quantum, cioè i computer quantistici?

Sono delle macchine che usano le proprietà della meccanica quantistica per elaborare le informazioni. Si differenziano dai computer classici che usano i bit per gestire le informazioni, mente i quantum al posto dei bit utilizza i qubit come unità fondamentale di informazione.

L’apprendimento automatico quantistico o Quantum Machine Learning (QML) è un’area di ricerca emergente che sfrutta i principi della meccanica quantistica e della computazione quantistica per migliorare la velocità e l’efficienza degli algoritmi di apprendimento automatico.

Un computer quantistico può processare una grande quantità di dati in parallelo e in sovrapposizione, il che può portare a una risoluzione più rapida e precisa dei problemi di apprendimento automatico. Inoltre, l’uso di algoritmi quantistici può contribuire a migliorare la qualità dei modelli di apprendimento automatico, rendendo le previsioni più accurate. Le ricerche in questo campo stanno avanzando molto velocemente e i risultati potrebbero rivoluzionare vari settori, da quello militare a quello satellitare, nella metereologia spaziale con previsione tale da anticipare e prevenire i possibili disastri ambientali, nella medicina per mappare il genoma umano, sviluppando poi prodotti specifici, fino alla finanza e alla sicurezza informatica.

Intenti e simboli per la scelta del nome delle navi e dei sottomarini della flotta navale Russa. Di Elena Tempestini

Putin, fin dal momento della sua elezione ha mostrato ammirazione e rispetto per la storia zarista della sua Nazione, forse volendo incorporare elementi di storia nella visione del futuro della Russia. La sua ammirazione è per due sovrani, due grandi Zar: Pietro il Grande e Alessandro III. Grandi leader del passato che sono stati spesso citati come figure di riferimento per aver avuto la capacità di rafforzare il potere della Russia e di modernizzare il paese.

Pietro il Grande, regnò dal 1682 al 1725, fu il primo a creare riforme che trasformarono la Russia in una grande potenza europea. Restano fondamentali le sue radicali riforme politiche, economiche e culturali oltre alla fondazione della città di San Pietroburgo, nuova capitale della Russia.

Alessandro III, regnò dal 1881 al 1894, è ricordato per la sua politica di “russificazione”, mirata a consolidare la sua autorità sulle diverse etnie e culture all’interno delle frontiere russe.

La loro leadership forte e risoluta, come anche la loro capacità di rafforzare la Russia nel contesto globale, potrebbero aver conquistato l’ammirazione di Putin ?

Questa è la domanda che mi sono posta davanti al sottomarino Russo di nome Alessandro III, il quale è in grado di trasportare molteplici testate nucleari, tanto che la notte tra il 5/6 novembre 2023, e’ partito il missile balistico intercontinentale Bulava RSM-56 . Vladimir Putin aveva già firmato la legge che revoca la ratifica della Russia dal Trattato di messa al bando degli esperimenti nucleari. Trattato del 1966 che mette al bando tutte le esplosioni nucleari, ma mai ratificato da paesi quali Stati Uniti e Cina.

Alessandro III , fu uno zar molto popolare ma non più europeista come fu Pietro il Grande. Il suo regno, che andò dal 1881 al 1894, fu un periodo di pace, di estrema crescita economica e sviluppo industriale per la Russia, ricordato per il suo patriottismo e per la sua politica di “russificazione”, che mirava a unificare la diversità di culture e etnie sotto una sola identità nazionale russa.

Possiamo quindi supporre che il sottomarino, dal quale è partito il missile bulava, sia stato chiamato “Alessandro III” per onorare l’importante regno dello zar e per riflettere sugli ideali di patriottismo, forza e potere della Russia . Le scelte di nomi per navi da guerra e sottomarini sono spesso simboliche e l’intento può essere quello di invocare il rispetto ma sopratutto immettere timore nei confronti dei rivali.

Space Weather, meteorologia spaziale ed uso dell’Intelligenza Artificiale. di Elena Tempestini

Space Weather, meteorologia spaziale ed uso dell’Intelligenza Artificiale.

La meteorologia spaziale si avvale dell’Intelligenza Artificiale per prevedere e contrastare le condizioni generate dall’attività solare. Nel 2015 la NASA, insieme al Geological Survey e il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, ha trovato delle connessioni tra il vento solare e le perturbazioni geomagnetiche che possono causare danni ingenti alle nostre tecnologie. Quando parliamo di meteorologia spaziale è’ bene definire cosa sia e dove nasca. La linea “Kármán”che prende il nome dall’ingegnere fisico che ha calcolato il punto nel quale l’atmosfera diviene rarefatta, è una linea immaginaria che si trova ad un’altezza di 100 chilometri sopra il livello del mare nell’atmosfera terrestre, è il punto in cui convenzionalmente inizia lo spazio. La meteorologia spaziale descrive le condizioni ambientali dello spazio occupato dal Sole e dai pianeti, è l’insieme delle proprietà fisiche del sole che interferiscono con la magnetosfera, l’atmosfera e la superficie terrestre. È una scienza che si avvale in modo significativo delle infrastrutture tecnologiche per monitorare gli effetti di una causa antropogenica, parola che si usa per comprendere l’accelerazione climatica. Ci sono fenomeni ai quali siamo soggetti, il plasma ambientale che è il quarto stato della materia, come il fuoco che non è né liquido ne’ solido, l’aurora boreale altro evento di plasma. I campi magnetici, la radiazione elettromagnetica, le tempeste geomagnetiche, che sono in effetti un disturbo significativo della magnetosfera. Questo disturbo si verifica come diretta conseguenza dello scambio di energia dal vento solare all’ambiente spaziale terrestre. L’energia e le particelle che si creano, possono avere molta influenza nei nostri sistemi economicamente vitali, come i satelliti, le reti di comunicazione o le reti elettriche. L’utilizzo di mezzi tecnologici in tutti i settori della nostra vita quotidiana, subiscono una “ vulnerabilità” agli eventi di meteorologia spaziale. In questo campo l’uso dell’intelligenza artificiale può prevedere, in modo rapido e accurato fino a quasi ventiquattro ore di anticipo gli eventuali effetti che si verificherebbero sulla terra. Le tempeste solari possono causare gravi danni a sistemi satellitari di informazione sia militare che meteorologici, ai sistemi di comunicazione finanziaria quali sportelli operativi bancari, transazioni delle carte di credito, telefoni cellulari, blackout elettrici. Oltre al Sole, anche le variazioni nelle fonti non solari di particelle energetiche, come i raggi cosmici galattici, sono considerati parte della meteorologia spaziale poiché alterano le condizioni dell’ambiente vicino alla Terra. La rivista “Space Science Reviews”, grazie alla desecretazione dei dati dei test nucleari condotti in alta quota durante la guerra fredda tra USA e Urss, ha scoperto che aurore polari, o tempeste geomagnetiche, che tendiamo ad associare a fenomeni naturali quali le eruzioni solari, oggi sono studiare e documentate come situazioni di meteorologia artificiale, la stessa che in questa epoca viene potenziata con l’intelligenza artificiale. Pangu Weather è un primo modello di intelligenza artificiale , messo a punto dai ricercatori della Huawei, colosso dell’elettronica e della telefonia cinese. Per realizzare Pangu – Weather è stata costruita una rete neurale profonda, con trentanove anni di dati meteorologici. Un modello per realizzare osservazioni del tempo passato con modelli futuri. Uno dei primi studi elaborati è stato che il flusso d’aria non è lo stesso a tutti i livelli e può essere molto diverso in intensità e direzione se associato a sistemi meteorologici vigorosi. Sicuramente ci saranno futuri vantaggi ma si deve procedere con cautela per non sottovalutare rischi che ancora non sono conosciuti. Non possiamo far finta che i test nucleari che sono sempre stati usati per sperimentare la difesa da missili balistici e per comprendere gli effetti delle radiazioni nell’ambito esoatmosferico, non abbiano influito sulla meteorologia.

Le condizioni quotidiane, che avvengono all’interno della magnetosfera, della ionosfera e della termosfera terrestre, sono di grande importanza, in quanto i cambiamenti dinamici nell’ambiente, che sono causati dal Sole e dal vento solare, possono influenzare il funzionamento e l’affidabilità delle infrastrutture sia spaziali che terrestri.

Nell’economia europea di oggi, numerosi settori sono potenzialmente associati alla meteorologia spaziale. Grazie ad uno studio dell’ESA, è stato stimato che il potenziale impatto socio economico in Europa oggi, derivante da un singolo evento meteorologico spaziale estremo, potrebbe superare i venti miliardi di euro. Nei prossimi anni si prevede che la sensibilità della nostra società e della nostra economia, davanti agli effetti della meteorologia spaziale, aumenterà, in particolare a causa della crescente dipendenza dai sistemi di navigazione satellitare nei trasporti e nell’aviazione.

All’interno dell’economia europea nel suo complesso, ogni singolo settore ha bisogno di dati e servizi meteorologici spaziali specifici, insieme all’ulteriore esigenza che tali servizi siano adattati alle loro particolari applicazioni e usi. Quindi, telecomunicazioni spaziali, radiodiffusione, servizi meteorologici, trasporto stradale e qualsiasi altra attività che dipenda da un posizionamento preciso, fino alla distribuzione di energia e alle comunicazioni terrestri, soprattutto alle latitudini settentrionali. Un’influenza significativa dell’attività solare è riscontrabile nei disturbi ai servizi di navigazione satellitare, come nei confronti del sistema satellitare Galileo, dovuti agli impatti della meteorologia spaziale sull’atmosfera superiore. Galileo è il programma europeo di radionavigazione e di posizionamento via satellite. Programma lanciato dalla Commissione europea e sviluppato in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea, ESA, che ha iniziato a fornire, e fornirà all’Unione europea, una tecnologia indipendente rispetto al GPS americano e al Glonass russo, sistemi entrati in attività con la Guerra fredda tra i due Stati. Per anni il GPS è stato l’unico sistema satellitario del globo, in quanto il sistema Russo Glonass è stato ripristinato negli anni 2000 da Putin. L’anno 2023 ha definito il programma europeo Galileo, nel febbraio 2023 il sistema era composto di 24 satelliti operativi, adesso 12 satelliti saranno lanciati tra il dicembre 2023 e il 2026. Con Galileo si prevede di completare la prima generazione del sistema europeo satellitare.

Gli effetti della meteorologia spaziale sono stati visti in quasi tutta l’Europa la sera tra il 5/6 novembre 2023,

con una tempesta geomagnetica di altissima intensità, un fenomeno raro che ha generato un’aurora di colore rosso. I colori variano in quanto l’aurora rossa si manifesta principalmente ad altitudini comprese tra 300 e 400 km, a causa degli atomi di ossigeno, il colore verde avviene ad un’altitudine compresa tra 100 e 300 km, a causa degli atomi di ossigeno, è il rosa violaceo per un’altitudine di circa 100 km, a causa degli atomi di azoto. Solitamente le aurore sono visibili quasi esclusivamente nelle regioni polari, dove è più intensa l’interazione fra il campo magnetico terrestre e lo sciame di particelle provenienti dal Sole, questa aurora è stata vista in un vastissimo territorio: dalla Russia fino alla Grecia.

Gli stati dell’atmosfera sono fenomeni molto complessi, e concatenati, in cui le variabili, a ogni mutamento meteorologico, si decuplicano, generando un “effetto farfalla”.

l’ascesa della Governance dei BRICS nella geopolitica globale

Brics: acronimo in inglese dei Paesi fondatori, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica

L’assetto geopolitico globale sta subendo una serie di cambiamenti significativi . C’è un evidente spostamento di potere dalle economie occidentali a quelle asiatiche, in particolare per la Cina, la quale è al primo posto nel mondo in termini di PIL e con le maggiori riserve di valuta estera del mondo.

Ma ad attirare l’attenzione sono i Paesi Emergenti: I paesi BRICS, acronimo che deriva dalle prime lettere dei nomi dei Paesi nella trascrizione inglese. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Dopo il vertice dei BRICS del giugno 2022, Iran e Argentina avevano presentato domanda per aderire all’organizzazione, in seguito hanno fatto richiesta Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti ed Etiopia, divenendo il 45% della rappresentazione della popolazione mondiale. Praticamente dobbiamo prendere atto che nuove economie emergenti stanno diventando attori geopolitici sempre più importanti. Sono Paesi che hanno sufficienti risorse economiche, demografiche e naturali per influenzare e far rivalutare le decisioni economiche globali.

Una delle loro principali aspirazioni è riequilibrare il potere nel sistema politico internazionale, che è stato per lungo tempo dominato dagli Stati Uniti e dai paesi occidentali.

La loro forza, da non sottovalutare, è la cooperazione e lo sviluppo. I BRICS hanno dato il via ad una serie di iniziative per aumentare il legame tra i loro paesi, tra cui la creazione della Banca dei BRICS, progettata per finanziare progetti di infrastrutture nei paesi in via di sviluppo, fornendo così un’alternativa alle istituzioni di Bretton Woods come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

I BRICS hanno un ruolo fondamentale da giocare nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione dell’energia sostenibile. La Cina e l’India, in particolare, sono tra i principali emettitori di gas serra e importanti attori nella ricerca e sviluppo di tecnologie energetiche rinnovabili.

In sintesi, i paesi BRICS si presentano al mondo quale parte essenziale per la formazione di un sistema di governance globale multilaterale e più equilibrato. La loro crescita e influenza stanno cambiando il modo in cui le decisioni vengono prese a livello internazionale, tanto che gli esperti Economici e di Relazioni Internazionali, prevedono una crescita senza precedenti, nella quale la Repubblica Popolare della Cina, così come l’India, che supererà di gran lunga quella statunitense entro il 2043, diventeranno leader mondiali nella fornitura di manufatti. Non dimentichiamo mai la storia e la geografia, perché la popolazione dei BRICS, in continua espansione, alla fine di questo 2023 e’ più del 45% di quella del pianeta, e loro loro superficie terrestre occupa più del 31% delle terre emerse.

Il Nobel Grazia Deledda e il suo mentore Angelo de Gubernatis: storia di un carteggio

A metà dell’800 a Firenze si respirava un’aria di libertà di pensiero e senza limiti di frontiere. All’interno del Regio Istituto di Studi Superiori, un luogo di alta formazione di élite nell’Italia postunitaria, divenuto solo nel 1924 l’Università della città, s’insegnavano sanscrito, arabo, cinese, giapponese, ebraico, lingue semitiche, persiano e storia dell’Asia Orientale. L’ateneo stampava anche libri in lingue orientali, avvalendosi dei punzoni della tipografia medicea.

Manoscritto della Tipografia Medicea

Angelo de Gubernatis, professore a Firenze di sanscrito e glottologia, orientalista di fama internazionale, storico della letteratura italiana, grande viaggiatore e fondatore di riviste quali la “ Rivista Europea”, decise di donare alla Biblioteca Nazionale di Firenze, un fondo personale. Lo fece in tre fasi: nel 1888, nel 1901 e nel 1907. Il fondo comprende un vastissimo carteggio, di oltre 26.000 autografi di scrittori, letterati, politici, intellettuali sia italiani che stranieri. Documenti, scritti e volumi ceduti insieme ai diari vincolati per 50 anni post mortem. Come si scoprirà leggendo il carteggio, l’intenzione di De Gubernatis di vincolare per cinquanta anni una parte del carteggio, era per mantenere l’integrità del nome delle donne che intrattenevano con lui una amicizia epistolare che in molti casi sfociò in una relazione passionale ed amorosa. Come con Evelyn Franceschi Marini, storica dell’arte, giornalista e scrittrice

Professore Angelo de Gubernatis, orientalista e glottologo presso Regio Istituto Superiore di Firenze

italiana. Nata in Francia da padre irlandese e madre inglese, la quale stabilitasi in Italia per scrivere, ebbe l’incontro con colui che divenne il marito, Piero de’ Franceschi Marini, discendente diretto di Piero della Francesca. Insieme a lui visse tra la bellissima villa di famiglia a San Sepolcro, oggi sede del Municipio e la Villa di Fiesole. Seguendo l’esempio di Enrico Nencioni, la Marini si impegnò a divulgare in Italia la letteratura inglese, a studiare e scrivere di Piero della Francesca, quale salvaguardia delle tradizioni rinascimentali di fronte all’insorgere del “ modernismo”. Ad aiutarla in questo importante scopo, era al suo fianco Angelo de Gubernatis; prima mentore e poi amante.

Evelyn Franceschi Marini, storica dell’arte, giornalista e scrittrice

Siamo agli inizi del nuovo secolo e a Firenze soggiornavano molti intellettuali stranieri, tra questi la scrittrice e giornalista Violet Page, proprietaria di Villa il Palmerino, alla quale fu proprio Angelo de Gubernatis a suggerire di usare lo pseudonimo di Vernon Lee. È a Villa il Palmerino che si formò il londinese “Bloomsbury Group fiorentino”, un gruppo molto raffinato i cui componenti erano attivi in campo artistico e letterario senza tralasciare le scienze sociali e l’economia, quest’ultima animata da: John Maynard Keynes il futuro padre della macroeconomia e uno dei più influenti economisti del XX secolo e Leonard Woolf, editore, giornalista e teorico politico, marito di Virginia Woolf. Nel gruppo vi erano Telemaco Signorini pittore macchiaiolo e raffinatissimo intellettuale, John Singer Sargent, Henry James ed Enrico Nencioni. Angelo de Gubernatis, era il direttore della Rivista Europea, e con la dicitura: “considerazioni del “distinto collaboratore straniero” pubblicò una lettera di Vernon lee, nella quale sottolineava la necessità della condivisione della bellezza e della cultura estetica per la formazione della società di un popolo. Poco dopo la scrittrice edito’ il suo libro “ Genius Loci”.

Libro Genius Loci scritto da Violet Page pseudonimo di Vernon Lee

La storia è piena della dimostrazione nei fatti delle parole di Mahatma Gandhi : “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, solo allora vinci.” Ed è anche la storia di Grazia Deledda, la prima, e ancora unica donna italiana che ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1926. La domanda da porsi è come Grazia Deledda riuscì a farsi conoscere oltre il mare che divide la Sardegna dall’Italia. Fu grazie al suo scopritore e mentore, colui che le consenti’ di dare corpo alla speranza di mostrare al mondo intero le proprie potenzialità, ma sopratutto di andare oltre le mere lusinghe e vedere riconosciute per merito le sue capacità. Un’ambizione immensa e quasi impossibile per una donna di quei tempi: ma Grazia Deledda volle testardamente conoscere il Professore Angelo de Gubernatis.

Grazia Deledda

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, era nata a Nuoro il 27 settembre 1871, in una numerosa famiglia alla quale non mancavano i problemi da risolvere: un padre laureato in legge che si occupava di commercio, una madre casalinga, due fratelli che avevano problemi con la giustizia e il dolore per la morte dell’amata sorella Giovanna. Grazia Deledda era una giovane accanita lettrice di libri, di storie di paese, di leggende e tradizioni. Amava ascoltare i racconti dei pastori e degli agricoltori che frequentavano la casa dei genitori, e magicamente riusciva a trasformarli in dei racconti che ammaliavano i lettori. Erano storie sui briganti e sulla giustizia della Sardegna: praticamente la sua prima scuola di letteratura. In futuro potrà essere definita la degna scolara di Giovanni Verga, ed è lei stessa a scriverlo nel 1891 al direttore della rivista romana “ La Nuova Antologia” Maggiorino Ferraris.

“L’indole di questo mio libro a me pare sia tanto drammatica quanto sentimentale e anche un pochino veristica se per ‘verismo’ intendiamo il ritrarre la vita e gli uomini come sono, o meglio come li conosco io» L’istinto di scrivere era più forte di qualsiasi ragione, erano racconti di paesaggi, di luoghi dove la terra è arsa dal sole, dura e aspra , ma è la terra della sua amata Sardegna: amata fino al punto di usare volontariamente parole in dialetto sardo. Nel 1888 a soli sedici anni, e con suo grande stupore, furono pubblicati i primi racconti e il romanzo “Memorie di Fernanda” che divenne una pubblicazione a puntate. Era la fine dell’Ottocento, Grazia era giovanissima, era donna e viveva lontano dal continente, era isolana, era sarda ma desiderava ardentemente poter pubblicare le sue storie su riviste a tiratura nazionale. Le sue condizioni non la favorivano, ma la sua bravura, passione, testardaggine ed ambizione sicuramente si, tanto da portarla in futuro al Premio Nobel. La Deledda non aveva ancora venti anni, quando la famiglia e l’intero paese natale, capeggiato dal prete, l’additarono come una scostumata ambiziosa, Grazia rimanendo fedele e caparbia verso “ l’isola nell’isola” come amava chiamare la sua terra, prese il coraggio a quattro mani, e scrisse ad Angelo de Gubernatis, del quale conosceva la fama e il suo lato di essere attento alle persone escluse ed emarginate, in particolare di tenere in considerazione la condizione femminile dei tempi. Grazia Deledda si descriveva

“piccina piccina, sa, sono piccola anche in confronto alle donne sarde, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante». La sua prima lettera a de Gubernatis e’ dell’aprile 1892:

Egregio Signor Direttore,

Leggo sempre con piacere la sua Rivista’, e deside«re›rei vederne il mio nome fra i collaboratori; ma non oso mandarle qualche mio scritto, prima d’esser certa ch’Ella vorrà farmi l’onore di pubblicarlo. Perciò mi azzardo a scriverle questa, pregandola di dirmi se posso aspirare a tal favore, e se la mia modesta collaborazione può riuscirle gradita. In attesa di un suo gentile riscontro La ringrazia anticipatamente la sua Dev.ma Grazia Deledda.

La risposta non si fece attendere e un’altra lettera della Deledda è del 1 maggio 1892

Lettere pubblicate di Grazia Deledda ad Angelo de Gubernatis

Egregio Signor Direttore,

A suo tempo ho ricevuto la sua cortese risposta alla mia cartolina: e, adottando il suo consiglio, Le invio un racconto sardo, puramente sardo, anzi davvero accaduto. Si degni leggerlo e giudicarlo e, se crede, lo pubblichi nella sua Rivista’.

Intanto mi permetto dirle che sono una giovanissima signorina sarda; che sono la sola scrittrice che conti attualmente la Sardegna; che collaboro in molti giornali letterari italiani, e che… sarei felicissima se anch’Ella volesse annoverarmi fra i collaboratori della

sua “Natura ed Arte”. Spero di sì. Tanto che, La ringrazio sin da ora, e, salutandola rispettosamente mi dico sua

Devo.ma

Grazia Deledda.

Le lettere sulle quali possiamo ricostruire ma sopratutto capire come Grazia Deledda si sia fatta conoscere a livello nazionale, è racchiusa in quel carteggio con Angelo de Gubernatis, sconosciuto fino al 2008, quando la dottoressa Roberta Masini, bibliotecaria della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ha curato la prima edizione completa del carteggio. La parte separata e vincolata era formata dal carteggio privato e intimo, volutamente protetto da de Gubernatis per la tutela delle lettere, che con alcune donne divennero reali passioni amorose: erano scrittrici, giornaliste, traduttrici e artiste. Ed è tra queste lettere che si trovano le missive della Grazia Deledda. Con la quale, nonostante la passione intellettuale fosse divenuta molto forte, si era creata una vicinanza solo spirituale di «due anime tanto diverse eppur tanto unite».

Carteggio de Gubernatis con Grazia Deledda

Nel 1900, poco dopo il matrimonio, Grazia Deledda si trasferì a Roma, il carteggio con de Gubernatis continuo’, cambiò solo la sua firma alla quale aggiunse il cognome del marito, Madesani. I suoi numerosissimi scritti, ispirati alla vita agropastorale della Barbagia, le diedero sempre più notorietà, la sua fama non rimase circoscritta all’Italia ma apprezzata all’estero. Nel 1909, nonostante le donne non potessero votare, il nome di Grazia Deledda comparve al collegio di Nuoro del Partito Radicale Italiano, una provocazione verso il suo antagonista Ministeriale, l’avvocato Antonio Luigi Are, scatenando una grande polemica. I voti a favore della Deledda furono 34 dei quali 31 contestati. Vinse il suo avversario, ma l’elezione dovette essere ripetuta una seconda volta.

Carteggio di de Gubernatis con Edoardo Schure’ , scrittore, critico letterario, poeta, storico, filosofo ed esoterista francese.

Grazia Deledda morì a Roma il 15 agosto 1936 per una caduta accidentale, lascio’ incompiuta la sua ultima opera, “Cosima, quasi Grazia”, autobiografia che nello stesso anno sarà pubblicata sulla rivista Nuova Antologia a cura di Antonino Baldini, e successivamente edita solo con il titolo “ Cosima”.

La millenaria conoscenza non poteva che manifestarsi in due grandi figure quali Grazia Deledda e Angelo de Gubernatis, da Socrate a don Milani, Educare è Educere, solo l’insegnante mediocre racconta, il bravo insegnante riesce a spiegare, l’insegnante eccellente dimostra ma solo il maestro può ispirare, tirando fuori il meglio dalle menti predisposte.

Elena tempestini