Mentre la comunicazione dei Social “twitta”, cinguetta, la scienza dimostra che il linguaggio umano e il canto degli uccelli, hanno somiglianze nelle strutture cerebrali. L’antica lingua degli uccelli? Di Elena Tempestini

La fatica del dire e del capire. La nostra mente come quella di un computer, ogni giorno “processa”, ( termine in uso agli informatici) , decine e decine di migliaia di parole, e il word processing mentale continua anche durante il sonno. Nella lettura di un libro, quindi una lettura muta, si può arrivare a triplicare lo sforzo. È un processo puramente mentale: si ascolta, si capisce, si progettano le parole per poi parlare o scrivere. Tutto talmente “normale” che la nostra mente fluisce come su una cosa ovvia.

Gli scienziati hanno individuato alcuni tratti comuni al linguaggio umano nel canto degli uccelli: passeri, fringuelli ecc., sono state trovate somiglianze nelle strutture cerebrali. Questo ci permette di riflettere, per uscire dall’inghippo degli schemi mentali. Le lingue del mondo condividono molte caratteristiche la struttura sintattica fondamentale che è l’ordine delle parole, e le proprietà acustiche del parlato, come il tempo e l’intonazione, derivano da una predisposizione biologica. Tra linguaggio, comunicazione e relazione vi è una sistemica interdipendenza: ciascuno di essi implica e conduce agli altri, come già ben evidenziato nel testo greco attribuito a Ippocrate (469-399 a.C), composto comunque intorno al 400 a.C., il parlare, la diálektos, viene considerato uno dei sette sensi: udito, vista, odorato, gusto, “diálektos” di cui l’organo è la bocca, la quale inspira ed espira. È la connessione dell’essere umano” con il cosmo, la conoscenza o l’ignoranza. Il logos eterno di Eraclito, la manifestazione del pensiero che si articola nelle parole.

Dante fa parlare il nostro progenitore Adamo: Opera naturale è ch’uom favella,
ma così o così, natura lascia
poi fare a voi secondo che v’abbella ( Dante Divina Commedia, Paradiso XXVI canto)

Ippocrate, padre della medicina

Nella tecnologia, nell’uso quotidiano dei social, abbiamo twitter, che deriva dal verbo inglese to tweet, che significa “cinguettare”: È la comunicazione veloce e “stringata” del cyberspazio.

Si attinge alla antica conoscenza anche per comunicare velocemente. Il linguaggio, il cinguettio degli uccelli era raccontato dai greci e nella mitologia. Il leggendario re della Svezia Dag il saggio, aveva, il potere di parlare con gli uccelli, avendo un passero che girava il mondo per portargli notizie, Salomone comprendeva fin dalla nascita il linguaggio degli uccelli, San Francesco vi parlava per dono divino. Nel Rinascimento era la segreta “lingua verde”o “gaia scienza”, ricordata e citata da Fulcanelli nel primo volume delle “dimore filosofali”. Era l’ antica lingua universale ( pre-babelica) nata per simboleggiare cio`che e` spirituale rispetto a cio’ che e` materiale.

Nella spettacolare Basilica di San Clemente in Casauria, a Torre de’ Passeri, in provincia di Pescara, sui capitelli del portale si possono ammirare degli uccelli dalla testa umana, simbologia del resto molto usata anche nell’iconografia egizia. In Inghilterra fu scritto un testo da Geoffrey Chaucer padre della letteratura britannica: il “Parlamento degli uccelli”. Un poema del 1300 considerato il primo riferimento storico a san Valentino quale giorno speciale per gli amanti. E oggi? Il linguaggio si è solo trasformato in un urlo virtuale di un Tweet di 140 caratteri, per portare notizie in tutto il mondo? Possiamo cambiare la forma, svuotare il contenuto e il contesto della scenografia, ma sempre di linguaggio e di comunicazione si tratta.

Ornamento capitelli del portale esterno della Basilica di San Clemente, a Torre dei Passeri Pescara.

Nelle scienze esiste un Vero, fuori dal quale si e` anche lontani dal facile. E quanto piu` una lingua si allontana da questo Vero, tanto piu` essa diventa di difficile comprensione e si allontana, si rivela al di sotto del concetto che vuole esprimere.( tratto da “L’altro mondo”.. Cyrano de Bergerac 1650 )

Il linguaggio è una profonda conoscenza, un ponte di connessione tra un mondo interno e un mondo esterno che si manifesta. È l’educazione alla parola in tutte le sue sfaccettature e potenzialità

Papa Bergoglio elimina le gestioni patrimoniali, estere ed italiane dei fondi vaticani. Entro un mese a partire dal 1 settembre 2022, solo lo Ior si potrà occupare delle finanze della Santa Sede. Di Elena Tempestini

IOR sinonimo per noi comuni cittadini, di intrighi e giochi di potere, partite tra cardinali e affari segreti. Da Marcinkus, il banchiere di Dio, fino ai giorni nostri. La Banca vaticana è stata travolta, nei decenni da numerosi scandali, finanziari, tra questi, solo per citarne alcuni: il crac del Banco Ambrosiano, l’inchiesta della procura di Roma e la condanna di monsignore Nunzio Scarano per riciclaggio. Segreti, denaro nero, paradisi fiscali. All’apparenza con l’arrivo di Papa Francesco la comunicazione ci fa percepire che le cose sarebbero cambiate, ma sono realmente cambiate? Per adesso possiamo constatare che la vera svolta impressa all’Istituto per le opere di religione è arrivata in realtà da Benedetto XVI, negli ultimi anni del suo pontificato. Grazie al “Motu proprio”, locuzione latina che significa “di propria iniziativa” che è stato firmato il 30 dicembre 2010. È l’introduzione di una legge cardine sulla «Prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo».

Ma acqua sotto i ponti ne è scorsa da quel 2012 che vide la destituzione di Ettore Gotti Tedeschi dalla Presidenza dello IOR. Sotto il link dell’articolo di Formiche.it che riassume gli anni più caldi.

https://formiche.net/2013/10/ior-viaggio-trasparente-nei-segreti-della-banca-vaticana/

Ma in questo caldissimo agosto, arriva una notizia che lascia tutti interdetti, dei soldi del Papa, del Vaticano e della Santa Sede si occuperà in via esclusiva solo e soltanto lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Non potranno essere più le banche italiane o straniere. I patrimoni mobiliari, i conti, i fondi finanziari dovranno rientrare obbligatoriamente entro il prossimo 1° ottobre. Le congregazioni e gli enti vaticani avranno infatti trenta giorni di tempo dal 1° settembre 2022 .

Lo ha stabilito il Papa in base a un rescritto post udienza del segretario di Stato Pietro Parolin, che ha il carattere di interpretazione autentica della norma già contenuta nella nuova Costituzione della Curia romana che verrà illustrata ai cardinali che giungeranno a Roma da tutto il mondo il 27 e 28 agosto 2022.

katéchon; in escatologia è il potere che frena l’avanzata dei tempi dell’Apocalisse

Se i tempi sono epocali, e i tempi lo dimostrano, se sono i tempi del katéchon, che indica il potere che tiene a freno l’avanzata dell’Anticristo prima dell’Apocalisse, la profezia di San Paolo di Tarso sembra avvicinarsi. San Paolo profetizzò che, prima della seconda e ultima venuta di Gesù’ , dovrà avvenire l’apostasia, il ripudio totale del proprio credo e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, precisando che il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene, cioè il katéchon. Benedetto XVI è il katéchon? E perché riformare la preghiera del Padre Nostro? Benedetto XVI nel primo volume della trilogia “Gesù di Nazaret”, ha dedicato ampio spazio alla preghiera del Padre Nostro, incluso il versetto successivamente modificato da Papa Francesco.

Francamente mi torna alla memoria un articolo di Massimo Cacciari apparso su Repubblica il 5 dicembre del 2020, ( e vado a memoria perché non riesco più a trovarlo), nel quale parlava dei due papi. Ma è il finale che mi è rimasto impresso, essendo un’amante della fisica, l’articolo riportava la frase: “le particelle elementari del Principe di Salina” : Le particelle elementari sono indivisibili, e il motto del Principe di Salina è “che tutto deve cambiare per restare uguale”… profezia o conoscenza dei fatti?

Luglio 2022 una data molto importante per i progressi della Scienza Astronomica: il Telescopio WEBB, le foto ad infrarossi e la scoperta di CO2 in un esopianeta. Di Elena Tempestini

La spettacolare immagine contiene migliaia di galassie, tra cui gli oggetti più flebili mai osservati prima nell’infrarosso. È la visione più dettagliata dell’universo primordiale mai ottenuta.

Sono arrivate le prime immagini del potente telescopio Webb che rivelano un universo inedito. È l’alba di una nuova era per l’astronomia, ed è iniziata quando il mondo ha conosciuto per la prima volta tutte le capacità del telescopio spaziale James Webb nato da NASA/ESA/CSA. Le prime osservazioni di Webb raccontano la storia dell’universo nascosto, attraverso ogni fase della storia cosmica, dagli esopianeti vicini fino alle più lontane galassie osservabili nell’universo primordiale

Nebulosa della Carena, nebulosa planetaria Ngc 3132, spettro dell’atmosfera dell’esopianeta Wasp-96b

Dopo aver rilevato per la prima volta la presenza di acqua nell’atmosfera di un esopianeta, Webb si appresta a studiare centinaia di altri sistemi per capire come sono fatte le atmosfere di altri pianeti.

l’ammasso di galassie della regione di cielo Smacs 0723, che, agendo da lente gravitazionale, spinge lo sguardo del telescopio a oltre 13 miliardi di anni luce. Crediti: Nasa, Esa, Csa e Stsci

Queste immagini di Giove sono state possibili da vedere, grazie alla NIRcam che dispone di tre filtri infrarossi specializzati che mostrano i dettagli del pianeta. Poiché la luce infrarossa risulta invisibile agli occhi umani, è stata tradotta nelle lunghezze d’onda dello spettro visibile. In generale, le lunghezze d’onda più lunghe appaiono più rosse e quelle più corte risultano più blu. Per tradurre i dati del telescopio WEBB in immagini, gli scienziati hanno collaborato con una citizen scientist.

Giove fotografato grazie alla NIRcam, Credit NASA/ESA

Il telescopio James Webb, ha rilevato dell’anidride carbonica nell’atmosfera di un esopianeta, ossia un pianeta esterno al sistema solare. La CO2, una componente essenziale che fa parte dell’atmosfera terrestre, è stata intercettata dal James Webb Space Telescope nell’atmosfera di WASP-39b, un esopianeta che ruota attorno a una stella simile al Sole, e distante circa 700 anni luce dalla Terra. È la prima volta che c’è una prova inconfutabile della presenza di CO2 in un esopianeta che ruota attorno a una stella simile al Sole. «Rilevare un segnale così chiaro di anidride carbonica su Wasp-39b fa ben sperare per il rilevamento di atmosfere su pianeti più piccoli», ha dichiarato Natalie Batalha dell’Università della California a Santa Cruz, a capo del team di ricercatori che col telescopio Webb studia l’atmosfera degli esopianeti. «Appena abbiamo visto i dati era chiaro che si trattasse di una scoperta spettacolare», ha invece dichiarato Dominique Petit dit de la Roche, scienziata dell’Università di Ginevra e co-autrice dello studio. Quando un pianeta transita direttamente davanti alla sua stella, una parte della luce di essa passa attraverso il corpo celeste prima di raggiungere il telescopio. «L’atmosfera in quel momento filtra certi colori più di altri», ha spiegato Monika Lendl, docente all’Unige, nonché coautrice dello studio. E utilizzando il telescopio James Webb per decomporre la luce nei suoi colori «è stato possibile identificare le caratteristiche dei diversi gas che compongono l’atmosfera», ha spiegato Lendl. Con questo metodo è stato possibile rilevare una sorta di «impronta digitale» di CO2 nella luce che attraversa l’atmosfera di WASP-39b.

Crediti Nasa, Agenzia spaziale europea (Esa) e canadese (Csa), vista sul pianeta gigante gassoso Wasp-39b, in orbita attorno a una stella simile al Sole a 700 anni luce da noi.

Webb indagherà i misteri del nostro sistema solare, osserverà altre stelle in mondi ancora più lontani e sonderà le misteriose strutture origini del nostro universo e il posto che occupiamo all’interno di questo. Il Telescopio WEBB, è un programma internazionale guidato dalla NASA con i suoi partner, dall’ESA Agenzia Spaziale europea e la CSA Agenzia Spaziale Canadese.

Anello Sud, è una nebulosa planetaria, una nuvola di gas in espansione che circonda una stella morente.

Favola lunga e favola stretta conta la tua che la mia l’ho detta ( Italo Calvino). Di Elena Tempestini

La Bella Addormentata nel bosco ha avuto molti titoli, da Rosaspina a il Risveglio. Sono allegorie che dovrebbero farci comprendere meglio la natura che ci circonda, e sopratutto quella nella quale viviamo e della quale siamo composti.

“Stat rosa pristina nomine nomina tenemus”. “la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi”. Questa frase è di Bernardo de Cluny, usata in tempi “moderni”per concludere il libro “in nome della rosa” di Umberto Eco.

Una rosa a cinque petali era incisa nelle ante dei confessionali delle chiese Cristiane, a simbolo di custodia di un segreto inviolabile. È la Rosa di Aurora, la bella principessa che nasce con tutte le migliori aspettative dell’uomo in armonia, in comunione con l’universo. È La Rosa cantata e descritta nei tempi antichi, rappresentata nello stilnovo quale donna, fanciulla, dama, “la Madonna” che divenne rosa , regina dei fiori. Rosa quale sapienza, amore, la rosa di Soria come la chiamava Federico II. Ma La Rosa è soggetta ad un ciclo della natura, e all’improvviso si crea una difficoltà, punge con una spina la bella principessa d come la natura che è rappresentata dall’inverno, cade in un sonno profondo come la morte, si addormenta al ciclo vitale. Ci vorrà’ un lungo tempo e tanta pazienza per attendere il suo risveglio. Ma la pazienza è perseveranza, quella qualità di chi è in grado di accettare i contrattempi, le avversità, le difficoltà e il dolore, e con animo fiducioso le trasforma in opportunità positive della vita. Sarà la primavera ad essere identificata in un principe, a baciare sulle labbra la Principessa, che si risveglierà alla vita nuova, riflettendosi in tutto ciò che la circonda: sarà il ciclo della sua rinascita. Una fiaba non è mai un semplice racconto ma un “connettore sociale senza tempo” e non solo per essere abbinata ad un’arte letteraria o psicologica, ma anche scientifica, condividere spiegazioni per comprendere il contesto nel quale viviamo.

ROSA CANINA ‘HIBERNICA David Austin, Foto crediti Elena Tempestini

I personaggi che incontriamo nelle favole, nei miti, nelle storie, nei racconti, nelle leggende, e più recente nella letteratura fantasy, sono i più potenti alleati di Psyché, intesa come Anima. Ma fiaba e favola non sono sinonimi, la fiaba è caratterizzata dalla presenza di luoghi e personaggi magici e fantastici, mentre le favole hanno dei protagonisti che incarnano vizi e virtù umane per voler trasmettere una morale a chi legge.

Fu un grande psicanalista quale Jung a metterlo in evidenza.

“La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro io” – Carl Gustav Jung

Quando un’energia che dorme dentro di noi, si sveglia, divenendo Consapevole, maturata dal calore del sole, anche nel più desolato inverno avviene una gioiosa rinascita. La scienza ben distingue la materia grigia dalla materia bianca, i due emisferi del cervello. Due emisferi che creano la dualità, il bipolarismo , il modo di comunicare con cariche “opposte”, tipico dell’elettricità, ma anche delle idee e delle ideologie che inducono a schierarsi con un partito e a combattere l’altro “opposto”. Pensare è trasformare, interpretare e plasmare quello che ci circonda, dotandolo di significato, il cervello umano è una macchina perfetta quando si tratta di innovare, di intravedere nuove possibilità nella nostra realtà. Non è ancora chiaro come la materia grigia e bianca influenzino la consapevolezza del sé, sappiamo che la Mente/sostanza Bianca, ha il compito di trasmettere l’informazione lungo tutto il sistema nervoso centrale. La Mente Grigia è “educata” a controllare le emozioni e a ignorare le funzioni superiori della Materia Bianca. La grigia usa la logica e non sfrutta la porzione inconscia bianca che è dieci volte più cospicua. È la sostanza bianca che compone l’albero della conoscenza.

Credit Web

La mente bianca deriva dal colore bianco della guaina mielinica, che avvolge gli assoni dei neuroni e consente il passaggio dell’impulso elettrico da un neurone all’altro. La Mente/Sostanza grigia, è data dall’insieme dei corpi dei neuroni del sistema nervoso centrale e costituisce la corteccia cerebrale, è la parte più esterna dell’encefalo. È stata denominata ‘grigia’ non perché sia realmente di questo colore, ma per contrapporla alla sostanza bianca. La bianca usa più magnetismo che elettricità, compone il cervello emozionale, è la porzione nobile che supera il bipolarismo, è la forza, l’energia che trasforma. Infatti è più veloce della grigia ed anche capace di sintesi delle emozioni. Ma la materia bianca è un po’ come la bella addormentata, come Aurora o Biancaneve, come le protagoniste di molte favole che cadono inconsciamente in un sonno profondo.

La Mente Bianca per la neurologia è il 70% della massa del cervello, è abile e audace, capace di organizzare, creare ordine e bellezza. Il nostro mondo e noi esseri umani, siamo attraversati da luci che non vediamo e da suoni che non udiamo, ma che potremmo percepire se la nostra Mente Bianca fosse più sveglia, più attiva. Federica Agosta, ricercatrice presso l’Unità di Neuroimaging Quantitativo dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e co-autrice dello studio insieme a Francesca Caso, hanno scoperto che la degenerazione della sostanza bianca cerebrale potrebbe rappresentare un marker precoce per la malattia di Alzheimer, questa scoperta supporta l’ipotesi che l’Alzheimer ‘viaggi’ lungo le fibre della sostanza bianca, da una regione all’altra del cervello.

Non dobbiamo lamentarci perché i cespugli di rose hanno le spine, ma gioire perché i cespugli spinosi hanno le rose.

Foto crediti Elena Tempestini

“L’anima incontra l’anima sulle labbra degli amanti”
– Percy Bysshe Shelley

Amanti; René Magritte

Il Perno geografico e geopolitico della storia. Cosa è la “Gerussia”. Di Elena Tempestini

A 30 anni dalla caduta del muro di Berlino la storia ha ricominciato a proseguire e nonostante la speranza di un continente europeo stabile e pacifico la tensione geopolitica ha riaperto antiche dispute che sembravano svanite. La disintegrazione della Iugoslavia, avvenuta tra il 1992 e il 1999, è stata solo l’inizio di un processo storico vivo che ancora oggi affonda le sue radici nei due secoli precedenti. La fine della prima guerra mondiale forse non avvenne mai, fu un armistizio durato venti anni come disse il Generale Francese Fock. Ci fu la disintegrazione degli Imperi Centrali, russo, austro-ungarico,  ottomano e tedesco che crearono un vuoto geopolitico tale, che molti stati e in particolare la Russia e la Gran Bretagna, hanno cercato di colmare in più di 100 anni. La caduta del muro di Berlino e la conseguente frammentazione dell’URSS è stata definita da Vladimir Putin, “la più grande catastrofe geopolitica della storia” che ha generato uno spazio di conflitto ancora più ampio. Un’estensione dai Balcani al Mar d’Azov e alle repubbliche caucasiche, e denominato dal capo della sicurezza americana, nei tempi di Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski; “Arco di Crisi”. Ampiamente dimostrato nei decenni successivi con le guerre in Iugoslavia e la guerra in Georgia.

La crisi ucraina iniziata nel 2013 e portata avanti fino al 2015, ha trovato le sue radici proprio in quella grande prima guerra mondiale mai finita. L’onda d’urto del Primo Conflitto Mondiale mise sotto pressione l’integrità della Russia post-zarista facendola scontrare con i movimenti indipendentisti ucraini. Fu ancora in questo periodo che la mancanza di un potenza regionale fece sì che l’appena ricostituita Polonia intraprendesse con il generale Pilsudski una guerra (1919-1921) contro la Russia sovietica, onde creare un grande stato polacco dal Mar Baltico al Mar Nero in grado di contenere una possibile espansione comunista verso ovest. Ed oggi è Varsavia che si vuole porre come testa di ponte nella regione di una grande sfera di influenza anglosassone/ russofoba, estesa su tre mari: Mar Nero, Mar Baltico e Mar Adriatico all’interno dell’Alleanza Atlantica, rafforzando le relazioni con Londra e indebolendo i paesi dell’Europa occidentale. espungendo, cancellando la possibilità della nascita della cosiddetta “Gerussia”, ovvero il rapporto tra la Germania e la Russia, le due vere potenze europee. Un grande “titano” russo-tedesco sull’est europeo che ostracizzerebbe l’influenza del “sea-power”, la potenza marittima anglo-americano e garantirebbe un assoluto dominio tellurico “dell’heartland”, il sogno utopico di Karl Ernst Haushofer, per far nascere l’organizzazione delle Pan-Regioni; la tanto antica quanto eterna dialettica tra le potenze di mare contrapposte a quelle continentali. È lo scontro tra l’Europa e l’incubo di uno dei fondatori della geopolitica, l’inglese Sir Halford Mackinder e del suo concetto: «Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo». Heartland, è il cuore pulsante, il centro, il perno del supercontinente Euroasiatico.

Hearhland

Il territorio delimitato ad ovest dal Volga, ad est dal Fiume Azzurro, a nord dall’Artico e a sud dalle cime più occidentali dell’Himalaya. Ecco spiegato l’importanza dell’Ucraina, che Zbigniew Brzezinski, di origini polacche, divenuto Consigliere Americano per la Sicurezza Nazionale alla fine anni degli anni settanta durante la Presidenza di Jimmy Carter, definì l’ucraina uno stato perno per il Cremlino: “Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero ma con l’Ucraina subordinata o sottomessa, la Russia diviene automaticamente un Impero”. Quindi i motivi storico politici alla base del conflitto ucraino, possono estendersi anche alla Bielorussia e alla Moldavia. La presenza di questa grande area post-sovietica, non ancora ben delineata, si è intrecciata con le vicende del Medio Oriente, creando una linea che va da Damasco a Kiev, in cui gli effetti di uno si ripercuotono sull’altro, con al centro il Mar Nero. Altro punto nevralgico che avrà molto da dire nel futuro. Facendo un salto indietro, alla fine della guerra Greco turca del ventennio del XIX secolo, le parole del colonnello inglese Lacy Evans furono profetiche: il colonnello espresse quale era l’assillo russofobo britannico sugli stretti dei Dardanelli: “il possesso della più forte posizione strategica al mondo, Costantinopoli e gli Stretti, renderebbe immediatamente la Russia in grado di dominare il Mediterraneo e l’Asia Centrale e conseguentemente di minare il commercio e la potenza della Francia e della Gran Bretagna. Con Costantinopoli come base, il dominio universale è a portata di mano della Russia”. L’Europa occidentale si è trovata per forza di causa coinvolta nel caos, Londra ha più volte ribadito la propria amicizia con Varsavia appoggiando la divisione creatasi all’interno dell’Unione Europea tra est e ovest al fine di mantenere tramite l’Alleanza Atlantica Il concetto ben espresso da Sir Lionel Ismayl: “tenere fuori i russi, dentro gli americani e giù i tedeschi”. Storia? No è ancora un obiettivo geopolitico valido che persiste ancora oggi. Washington, è concentrata sul “Pivot to Asia”, ma è di Londra il ruolo di amministratore delegato, all’interno dell’Alleanza Atlantica, e degli interessi statunitensi in casa europea.

L’europa non si può permettere stati destabilizzati ai propri confini e un eventuale collasso dell’Ucraina avrebbe effetti devastanti sulla tenuta dell’integrità europea. L’Ucraina sarà destinata a cambiare la storia europea, quella storia che da più di cento anni non ha mai voluto mettere in piedi una risoluzione vera e propria, mantenendo volontariamente una separazione fra teoria politica e pratica politica, praticamente le ideologie politiche hanno sostituito il ruolo della fede religiosa nel compattare il consenso dei ceti subalterni, insistendo soprattutto sulle motivazioni etiche di ciascuno schieramento. Dopo l’accelerazione globalista dei decenni scorsi, che decretavano finita l’epoca degli stati nazionali, nella prospettiva di un ordine mondiale tutto dominato da un’unica immensa tecnostruttura mondiale basata sulla grande potenza americana e sull’inevitabile partnership atlantica euro-americana. Siamo sicuri che questa visione sia ancora attuale?

Vedremo con l avvicinarsi del G20 di novembre 2022 organizzato il 15 e 16 novembre sull’isola di Bali. Sia Xi Jinping che Putin hanno dato conferma della loro presenza, nonostante gli USA fossero contrari alla presenza del leader Russo. La presenza di Xi Jinping e di Putin all’incontro, creerebbe una sorta di resa dei conti con il presidente americano, Joe Biden, e altri leader occidentali: tutti, infatti, si incontrerebbero di persona per la prima volta dall’invasione russa dell’Ucraina, avvenuta il 24 febbraio scorso. “La rivalità dei grandi Paesi è davvero preoccupante”, ha detto Joko Widodo, Presidente dell’Indonesia, ciò che vogliamo noi è che questa regione sia stabile, pacifica, in modo da poter costruire una crescita economica. E non penso solo all’Indonesia, ma anche ai Paesi asiatici che vogliono la stessa cosa”. Quale presidente di turno del G20, ho cercato di bilanciare i legami tra le maggiori potenze, resistendo alle pressioni per escludere la Russia dagli incontri. Il presidente indonesiano Joko Widodo, conosciuto come Jokowi, ha respinto le preoccupazioni secondo cui le tensioni Usa-Cina su Taiwan possano riversarsi sul mar Cinese meridionale, affermando che le nazioni dovrebbero invece concentrarsi sulla gestione delle crisi alimentari, dell’energia e della pandemia. “L’Indonesia vuole essere amica di tutti”. Le aree prioritarie di intervento, infatti, coincidono con alcuni degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Traguardi globali di sviluppo sostenibile che, se raggiunti, ci consentiranno di salvare la specie umana e gli ecosistemi. Ricordo che l’Indonesia è ora uno degli attori economici più importanti dell’area Indo – Pacifico, rappresentante dei paesi che aderiscono all’ASEAN, ( Brunei, Cambogia, Tailandia, Laos, Filippine, Vietnam, Malesia, e Myanmar) la sua partecipazione al G20 riflette la necessità di includere uno dei paesi principali del Sud Est Asiatico, la regione più dinamica dal punto di vista economico. Insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia, Jakarta è inoltre un membro G20 a maggioranza islamica, facendosi però portatrice di istanze ben diverse da quelle di Riyadh e di Ankara, anche in virtù del differente contesto geografico. Un contesto che le ha permesso di sviluppare un ruolo di ponte fra culture differenti, ed è proprio in questa dimensione che si è sviluppata la sua figura accogliente del G20 più “caldo” di tutti i tempi.

Leonardo Covello, fondatore della scuola multietnica di New York. Un pedagogo ed Accademico Italiano che ha contribuito al miglioramento della Nazione America. Di Elena Tempestini

Leonardo Covello

L’America ha goduto di molti benefici provenienti dagli immigrati italiani, non solo nell’ambito del cinema, ma anche della fisica nucleare, della medicina, dell’innovazione industriale, della cucina, e di tutte le arti. Ma non è stato facile per loro, per le loro famiglie di origine. Partire per un paese straniero e sconosciuto, con pochi soldi, senza conoscere la lingua e la cultura, dicendo addio alla famiglia, agli amici, e lasciando dietro di se la propria casa e nazione Italia. E’ difficile sapere che cosa si prova se non si affrontano simili esperienze. Eppure, milioni d’italiani hanno vissuto e affrontato  difficoltà negli USA, dall’unificazione dell’Italia in poi. Molti di loro hanno lasciato un’impronta importante e costruttiva, come Peter Amadeo Giannini, fondatore della Banca d’America e d’Italia finanziatore cinematografico, della Napa Valley, del Golden Gate è molto altro che ho già ben descritto in articoli e video negli scorsi anni. Ma Leonard Covello, nato ad Avigliano in Basilicata nel 1887, forse non è ancora molto conosciuto in Italia, nonostante che la sua sia stata una vita dedicata agli Italo Americani di New York. Leonard Covello si trasferì a New York per raggiungere suo padre già emigrato. Iniziò a frequentare la scuola elementare, senza conoscere una parola d’inglese. Gli cambiarono il cognome in Covello; il nome rimase Leonard. Il più del tempo, però, lo passava in strada, membro di una banda di ragazzi aviglianesi,che, come lui, erano pronti a venire alle mani per procurarsi qualcosa da mangiare. Avrebbe fatto certamente infelice fine, se non fosse intervenuta una donna, Miss Anna C. Ruddy, canadese, missionaria, protestante, forse metodista, che gli trovo un piccolo lavoro presso un panettiere per allontanarlo dalla strada. Leonard aveva solo dodici anni. Leonard fu convinto a prendere sul serio la scuola e l’inglese, necessario e indispensabile mezzo per affermarsi nella società americana. Ne derivò che tutto il resto della sua adolescenza e giovinezza fu per Leonard Covello una conquista graduale di successi scolastici. Vinse una borsa di studio al liceo che dal 1907 al 1911 gli permise di frequentare la Columbia University e di laurearsi in francese, il quale campo offriva più facili occasioni di lavoro. Infatti, dopo un soggiorno in Francia, divenne docente di ruolo. Contemporaneamente dava lezioni private di inglese. Quindi, nonostante il lavoro, conseguì una laurea in sociologia didattica, una laurea in materie giuridiche, una laurea in filosofia e, infine, il dottorato in pedagogia didattica.

New York inizio 900

Si convinse che grazie alla conoscenza era possibile salvarsi. Quello che aveva conquistato per sé, pur fra tanti sacrifici, era l’esempio possibile per tutti. Rivolse tutta la sua attenzione agli abitanti della East Harlem, avviando una lenta ma efficace azione sull’integrazione dei ragazzi italo-americani.

Covello contesteva la prassi che tendeva a separare i ragazzi dalla loro cultura e lingua madre, comprese le loro famiglie e le loro comunità di origine, come premessa per il loro successo negli studi. Nel bilinguismo e biculturalismo vedeva il mezzo per facilitare la transizione dei ragazzi da immigrati a cittadini integrati senza separarli dalle loro comunità o cultura nativa, anzi suscitando in loro l’orgoglio delle proprie radici. La vita era quanto mai difficile in quel ghetto di emarginati. italo-americani, guardati con sospetto e tenuti a distanza, quasi fossero tutti delinquenti, o potenzialmente tali. Nel 1934 ad East Harlem vi  fondò la multietnica Benjamin Franklin School, cui affiancò la Casa della Cultura e la Casa del Popolo.

New York inizio 900

La Benjamin Franklin High School divenne uno dei centri più importanti dell’immigrazione italiana a New York: Covello realizzò il suo sogno: creare nel quartiere una scuola superiore organizzata attorno ai suoi principi educativi. Quel concetto etimologico che porta in se la parola “educare” che non vuol dire immettere nozioni, bensì Educere, tirare fuori il meglio dalle menti ben predisposte. È il cuore dell’insegnamento è il maestro, che deve metterci l’anima. Il che, però, non significava che, per lui, la pedagogia non fosse anche una scienza con regole e leggi, che vanno adattate all’ambiente e al ragazzo con cui si opera. Con largo intuito e anticipazione su quanto in Italia si sarebbe scoperto molto dopo, sapeva che l’educazione, è vero, si svolge nelle scuole, ma è fortemente condizionata dal contesto sociale da cui il ragazzo proviene e in cui vive. Premessa indispensabile per impostare una corretta opera educativa era, perciò, conoscere il bambino al momento del suo arrivo. Obiettivo, insomma, era quello di avere una Scuola-comunità, in cui maestro, genitori e società tutta convergano sullo stesso fine della formazione del ragazzo. Solo a queste condizioni, ribadiva, si sarebbero salvate individualità destinate, per ambiente, al fallimento morale e sociale, si sarebbe salvata una intera comunità.Presso la Benjamin Franklin School fu istituito l’AdvisoryCouncil, in cui insegnanti, studenti, genitori, imprese e alte personalità, lavorando insieme e ottenendo il convinto appoggio del Sindaco italo-americano Enrico La Guardia, predisposero un programma di sviluppo, in cui si prevedevano alloggi popolari, servizi igienico sanitari, centri sociali ed educativi, campagne per il conseguimento della cittadinanza, scuole per adulti e scuole estive Non mancava nemmeno un corso di educazione interculturale, che, accogliendo studenti di più gruppi etnici, li avviava alla reciproca comprensione. Il successo fu tale che a Leonard Covello, qualche tempo dopo, fu assegnata anche la direzione della James Otis Junior High School. Fu con questo doppio incarico che andò in pensione, nel 1956. La pensione da professore e da preside, ma non la pensione da uomo e da educatore.Furono gli anni dedicati a conferenze e incontri, compreso un programma radiofonico. Per il suo lodevole e costante impegno a favore dei processi di integrazione, il Congresso americano, il 14 dicembre 1966, gli assegnò una medaglia d’oro fortemente voluta da Robert Kennedy. Successivamente, Louis Clapes (Claps), sindaco della città di Stamford, di origini aviglianesi anche lui, fissò al 21 agosto la celebrazione perché il suo nome rimanesse sempre presente nelle generazioni future : il “Leonard Covello Day”.

Leonardo Covello con Frank Sinatra

In questa estate 2022 sono quarant’anni dalla scomparsa di Leonard Covello, morto a Messina il 19 agosto 1982. Un altro illustre Italo Americano che ha creduto in se stesso e contribuito a far crescere e migliorare la nazione America. L’Italia, indubbiamente, ha donato il suo mirabile contributo all’arte, alla musica, alla scienza e a tutte le forme di produzione, spesso le migliori del mondo.

Unire globalizzazione e de-globalizzazione, crescita e decrescita, sviluppo e inviluppo: la natura e le Api lo insegnano da millenni a tutte le culture. Di Elena Tempestini

La rosa dà il miele all’ape. La rosa rappresenta l’Anima Universale, l’ape è l’eterno studente, il pellegrino sul sentiero. L’ape rappresenta l’intelligenza, la conoscenza e la saggezza, ma è solo antica filosofia? Plinio il vecchio, lo storico romano, raccontò che delle api si posarono sulla bocca di Platone quando era un bambino per annunciare la dolcezza della sua eloquenza. Effettivamente non esiste popolo o epoca della storia dell’uomo, in cui all’ape non sia stato riconosciuto un valore simbolico riconducibile al rinnovo della vita, della natura, dell’abbondanza e della ricchezza.

Foto crediti Elena Tempestini

L’ape diligente e ingegnosa, è stata ripresa quale simbologia da tutte le culture antiche. Gli antichi babilonesi utilizzavano lo stesso termine “dabar” per indicare l’ape e la parola divina, per gli egizi le lacrime del dio Ra si trasformavano in api, nella mitologia greca le api erano le messaggere delle Muse e delle Arti. Zeus, chiamato anche Mellisseo, uomo-ape, perché era stato nutrito da piccolo dalle api di Creta alle quali, per ricompensa, donò il colore dell’oro.

L’ape è sempre la stessa da millenni, continua a costruire alveari a celle esagonali, perché la natura universale è improntata sulla matematica dei numeri, e il numero sei è essenziale per l’armonia dell’universo. In geometria, la forma che riesce a contenere un volume più grande occupando uno spazio più piccolo è la sfera. Le api conoscono questa legge, per questo motivo iniziano a costruire delle celle che abbiano una forma più che altro circolare. Per evitare di lasciare spazio inutile tra un cerchio e l’altro, le api costruiscono le celle il più vicino possibile tra loro in modo tale che i cerchi avvicinandosi si deformino e creino con le altre celle dei lati in comune. Questo assemblaggio dà vita alle forme “esagonali” che permettono di risparmiare spazio, non sprecando la cera, vista la presenza di lati comuni, e di creare una struttura forte e salda.

Nel video l’armonia geometrica presente in natura. Natura e matematica nel rapporto aureo

In fin dei conti l’esagono, così come la sfera, è la forma che riesce a riempire meglio una determinata area rispetto ad altre soluzioni quali, il triangolo o il quadrato. Le api riescono a immagazzinare la maggior quantità di miele o polline dando più spazio vitale alle larve in crescita, e utilizzando la minor quantità di cera possibile. A livello meccanico una struttura di questo tipo, si presenta come una costruzione molto solida e si mantiene nel tempo senza collassare su sé stessa. Un’armonia che permette all’ape di vivere e produrre. A differenza dell’ape, l’essere umano, dotato di libero arbitrio, è mutevole nella sua organizzazione sociale, nei propri principi e valori, è alla continua ricerca dell’estetica e della parte più profonda che lo compone, la parte spirituale che caratterizza il buono, il bello e il giusto, il “Kalos Kai Aghatos” Greco. A volte lo fa bene, altre meno ed è proprio in questa ultima circostanza che potrebbe far ricorso alla conoscenza, osservazione e saggezza della natura, per correggere il cammino, puo’ sembrare impossibile, ma non lo è. L’ape ci insegna che l’etica del lavoro è fondata sul difficile bilanciamento tra l’essere e l’avere. Questo “Gap” ci ha portato a trascurare la compresenza sul pianeta di altre realtà biologiche e naturali che sono ugualmente responsabili della coesistenza e del benessere della vita che è fondato sulla comunità, sul lavoro, sulla condivisione e sul bene comune.

Foto crediti Elena Tempestini

Globalizzare e deglobalizzare, è la presa di coscienza della nostra comunità terrestre, la quale oscilla da millenni, tra la natura vivente e l’avventura umana. Non possiamo ridurre il tutto alla politica e all’economia, non possiamo non tenere in considerazione la complessità che richiede tutta la nostra natura universale, nella quale noi esseri umani siamo inseriti, concetto di micro e macro, e come dice Edgar Morin, possiamo “unire la globalizzazione e la de-globalizzazione, la crescita e la decrescita, lo sviluppo e l’inviluppo”. In linea teorica il concetto di globalizzazione non è negativo, negativo è limitare questo processo ai soli aspetti commerciali, economici e tecnologici. Perciò, per una società migliore, è auspicabile proseguire nella globalizzazione ma senza limitarla al dominio tecno-economico, dando invece a questo concetto “un senso pieno che indica il moltiplicarsi e lo sviluppo di legami e cooperazioni”.

Dobbiamo avere il coraggio di costruire nuove visioni, attuare una transizione fra un mondo “antico” e un mondo “nuovo”: il progresso non è per forza assimilabile alla crescita sana. Se da un lato abbiamo assistito ad una riuscita materiale della nostra civiltà, dall’altro lato si è creato uno scompenso che ha prodotto un degrado morale, una nuova e ampia povertà e l’aumento di individualismi ed egocentrismi, che stanno sfociando in preoccupanti malesseri psichici, che sono purtroppo quasi indefiniti.

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Foto crediti Elena Tempestini

Le Api ci insegnano che pur essendo geneticamente predisposte allo stesso modo, costruiscono alveari e producono sostanze fortemente influenzate dall’ambiente, questo attiva la biodiversità che ne determina la varietà e quindi genera la forza. Per i nostri territori, per la nostra società è la stessa cosa: la forza deriva dalla diversità e unicità dei saperi e delle tradizioni locali: quindi l’azione delle api è deglobalizzante. Esse sfruttano il meglio del territorio, mantenendo costantemente pulito l’alveare al fine di conservare le peculiarità della loro produzione: è la soluzione alla sopravvivenza e alla conservazione della specie.

Foto crediti Elena Tempestini

Le api sono “inconsapevolmente” sagge, applicano la continua ricerca del miele della conoscenza, quella considerazione che gli uomini devono dare all’economia sociale e solidale, la saggezza di saper ampliare al meglio le risorse dei luoghi che occupano, avere l’attenzione di preservare l’agricoltura e l’alimentazione legata alla conoscenza del territorio. Mettere in evidenza e tornare a valorizzare l’opera degli artigiani, dei saperi antichi e delle Arti.

Foto crediti Elena Tempestini

Valori e qualità, che sia nelle api, che negli esseri umani, sono in relazione diretta con il comportamento individuale, ma la maggior parte governa il comportamento collettivo, cioè il comportamento del gruppo che forma la società. Il processo di evoluzione della nostra coscienza e della nostra società, richiede urgentemente che impariamo a interagire gli uni con gli altri.

“La Scola, un bellissimo Borgo” di Riccardo Rescio

“La Scola”
Un bellissimo Borgo, tra i più caratteristici del territorio Grizzanese.
La Scola è una frazione di Vimignano che fa parte del Comune di Grizzana Morandi, in Provincia di Bologna, nella Regione Emilia-Romagna.
Uno straordinario Borgo dalla architettura medievale, riconosciuto come Centro Storico per essere pervenuto fino a noi pressoché integro.
Una volta giunti nel Borgo La Scola si ha realmente l’impressione di essere stati catapultati nel Medioevo.
Infatti la maggior parte degli edifici, opera dei Maestri Comacini, risalgono al 1400-1500 e rappresentano tipici esempi dell’architettura appenninica medievale.
I Comacini, Maestri Muratori, provenienti da Milano e da Como, contribuirono a diffondere l’architettura lombarda in vasti territori, riuniti in cooperazioni tenevano anche una Scuola di Arte muraria.
Arricchisce l’attrattiva del Borgo il maestoso cipresso con la sua altezza di 25 metri e un’età stimata di oltre 700 anni.

Riccardo Rescio
Borgo La Scuola 18 agosto 2022

Con Elena Tempestini e Elisabetta Failla

Tutte le info su La Scola :
https://www.rocchetta-mattei.it/il-borgo-la-scola/

La scienza ci dice che il “Cosmic Web”, la rete delle galassie dell’Universo, e la rete dei neuroni all’interno del cervello umano, sono simili e connesse. Di Elena Tempestini

Il nostro Universo cresce! Per usare un linguaggio “cosmologico”, il nostro Universo si “espande” ed anche con una certa velocità. In un articolo comparso sulla rivista “Nature’s Scientific Reports”, è stato confermato che alcuni scienziati hanno programmato una simulazione, dalla quale emerge che l’espansione dell’Universo ha alcune caratteristiche molto simili a quelle riscontrabili nella crescita e nello sviluppo del cervello umano.

Ma già presso l’Istituto di Fisica Nucleare Italiana, alcuni esperimenti hanno accertato che la rete delle galassie che compongono l’Universo, chiamato scientificamente “Cosmic Web”, e la rete dei neuroni all’interno del cervello umano, hanno delle importanti similitudini.

Universo e cervello: la connettività delle due reti evolve secondo principi fisici simili? La scienza lo sta dimostrando oggi, la storia e la filosofia hanno portato avanti questo concetto dall’antica Grecia, nei Romani, in Leonardo Da Vinci, in Giordano Bruno, Galileo Galilei, Isaac Newton, Einstein, Bohm, il fisico Alain Aspect, Stephen Hawking, Sheldon Glashow, Steven Weinberg, Abdus Salam, Peter Higgs, Fabiola Gianotti, Sara Seager “cacciatrice di esopianeti” della quale sentirete parlare in futuro.

Le simulazioni mostrano che una rete cosmica di filamenti gassosi, separati da grandi vuoti, riempie l’universo.

Nonostante l’enorme differenza di scala dei due sistemi (oltre 27 ordini di grandezza), i risultati della ricerca quantitativa, a metà tra cosmologia e neurochirurgia, suggeriscono che processi fisici completamente diversi possono formare strutture con livelli di complessità e di autoorganizzazione sorprendentemente simili.

Ciò che il “sapere” non ha saputo spiegare nei tempi passati, spesso ha avuto un comportamento elusivo se non addirittura ridicolizzante. Nessun sapere è riuscito fino ad oggi a dimostrare cosa sia il nostro senso di identità personale, quella percezione che è l’Io esistente, la creazione di essere. Nessun sapere dimostra cosa sono le emozioni, i pensieri, le idee o gli ideali nei quali confluiamo durante il tempo della nostra vita.

Per dimostrare che la Terra ruota e per trovare le leggi che governano il cosmo, sono serviti 2000 anni. Da sempre l’essere umano si è chiesto cosa fosse l’universo e la percezione, l’intuizione che lo lega ad esso. Furono i Pitagorici ad affermare che la Terra gira più velocemente del Sole e della Luna, e una volta al giorno li sorpassa con l’effetto apparente di un loro sorgere a Est e un tramontare a Ovest. I corpi celesti emettono un suono e poiché il moto circolare implica armonia, l’Universo è pervaso da una musica “celestiale”, che non udiamo per assuefazione. Come ha detto Luca Parmitano, Astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea ESA, l’Universo è matematica, linguaggio della scienza, e musica linguaggio di comunicazione.

Finalmente la scienza ha iniziato a ricomporre il SENSO DELLA BELLEZZA che le appartiene: le Arti stanno tornando ad unirsi, a fare “rete”. Sono proprio le reti neurali del nostro cervello ad essere un potente sistema matematico, esattamente come lo è la “rete” delle galassie. Un sistema di auto-organizzazione modellato dai principi delle dinamiche di rete. Questo ha dato il nome di Cosmic Web o Web Cosmico: La rete cosmica è la spina dorsale su larga scala dell’universo, costituita principalmente da materia oscura intrecciata a gas, sulla quale si sono formate le galassie.

Un astrofisico dell’Università di Bologna e un neurochirurgo dell’Università di Verona hanno collaborato mettendo a confronto la rete cosmica con la rete dei neuroni della corteccia cerebrale degli esseri umani, trovando caratteristiche sorprendentemente simili.. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers of Physics. Lo studio è nato proprio dalla conoscenza della parte storica e non scientifica, nella quale letteratura, si evincevano le similitudini tra l’universo macro e l’essere umano micro. Ma sono informazioni non quantificate, attribuite a concetti espressi secoli fa da grandi illuminati ma non dimostrati scientificamente. Ed è da questo nodo gordiano che i due scienziati hanno iniziato il loro studio, provare la veridicità scientifica.

Gli scienziati, il dott. Franco Vazza astrofisico del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e il dott Alberto Feletti neurochirurgo del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, hanno scoperto che le somiglianze nell’organizzazione dei due sistemi, entrambi dominati per circa il 70 per cento da una componente che in un certo senso si comporta in modo “passivo” l’energia oscura per il cosmic web, l’acqua per il cervello umano. Dell’energia oscura, del grande mistero della scienza odierna, si sa ancora poco, la materia oscura e l’energia oscura sono due degli ingredienti base del nostro universo. Insieme occupano il 96% del cosmo, ma, non possono essere misurate direttamente. La materia oscura, tende a far restringere il cosmo per effetto della gravità ma c’è un’altrettanto misteriosa energia oscura, che tende a farlo espandere sempre più rapidamente. Eppure la loro influenza è immensa, pullula dal “vuoto” ed è usata dalla materia bianca presente nel cervello e nella spina dorsale degli esseri umani. Alcuni fisici ritengono che l’energia oscura sia una quinta forza fondamentale dopo la forza elettromagnetica, l’interazione debole, quella forte e la gravità. Stiamo sperimentando che le domande sull’estremamente piccolo e sull’estremamente grande sono in realtà connesse. Micro e Macro, Arte e musica, matematica e geometria, la continua ricerca, le immagini e la creatività , l’intelligenza e la conoscenza quale aspirazione alla libertà.

Il Web cosmico e i neuroni, si organizzano in lunghi filamenti, o nodi tra filamenti, in entrambi i casi, circa il 75% della distribuzione di massa o energia dei due sistemi è composta da una materia che ha un ruolo apparentemente passivo: acqua nel caso del cervello, energia oscura per l’Universo osservabile, le similitudini sono davvero impressionanti. Nel caso del cosmic web, la rete organizza il flusso di materia ed energia; nel caso della rete neuronale, organizza il flusso di energia. Dentro questi flussi c’è uno scambio di informazioni, possiamo quantificare quante informazioni le due reti possono codificare: la loro capacità di memoria. Ma anche se la quantità di memoria è la stessa, uno dei due sistemi, ed è il cervello umano, si evolve in maniera estremamente più veloce, mentre l’informazione contenuta nella rete del web cosmico non si è evoluta molto, è sempre all’incirca la stessa dall’inizio dei tempi.

la rivelazione del Web Cosmico ovvero dei fili invisibili che legano le rotazioni di milioni di galassie, svelano l’istantanea coerenza dei movimenti, “distanti” milioni di anni luce. Questa nuova ricerca sembra confermare un altro dato che accosta il nostro Universo ad un cervello umano. Secondo la neuroscienza, il numero delle cellule nervose che compone il il cervello, è circa lo stesso del numero delle stelle presenti nell’Universo (miliardi di miliardi). Dobbiamo prendere atto che esiste una legge che governa lo sviluppo sia dei più piccoli sistemi, come le cellule celebrali, sia dei più grandi sistemi come le galassie, per la scienza e per i fisici, questo è un segnale immediato che c’è ancora qualcosa che non riusciamo a comprendere sul funzionamento della natura.

“Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella” ( Galileo Galilei, 1600)

Credits: NASA, ESA, CSA, and STScI luglio 2022, la nebulosa della Carena, una fra le più grandi e luminose fabbriche di stelle. Con orgoglio l’Italia è presente in oltre 40 programmi scientifici e con il Webb Space Telescope è l’inizio del viaggio alla scoperta degli esopianeti e dell’atmosfera del pianeta extrasolare.

“La settimana di ferragosto 2022 a Firenze” di Riccardo Rescio

Nonostante la calura ……

Ebbene sì, nonostante la calura, nella settimana di ferragosto 2022 nel Centro Storico di Firenze tantissimi graditissimi ospiti.
Non possiamo che essere grati a chi ci sceglie, per una fiera, un evento, un appuntamento, per studio, per vacanza o semplice diletto, per un giorno, per un tempo più lungo, per la Vita.
Il grande Maestro Manzi negli anni 60, con la sua trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, ha insegnato ad oltre mezzo milione di Italiani a leggere e scrivere, noi di Italia&friends invece attraverso il nostro Network sollecitiamo da oltre dieci anni la realizzazione di un sistema che possa censire, tutelare, valorizzare, e comunicare tutte, ma proprio tutte, le peculiarità che caratterizzano e identificano i nostri territori.
Tutti noi istituzioni e cittadini dobbiamo prendere finalmente consapevolezza del fatto che il nostro è un Paese straordinario, perché è il più grande giacimento di bellezza e il maggiore concentrato d’Arte in un territorio fra i più ambiti e amati.
In attesa di un “Sistema Italia”, comunichiamo in ogni dove e con ogni mezzo, tutto il bello e il buono che ci circonda.
Grazie a tutti i nostri graditissimi ospiti e grazie a chi vorrà condividere con noi e il mondo intero il proprio conosciuto.
Riccardo Rescio per Italia&friends
Associazione di Promozione Sociale
“Assaggia l’Italia ApS” (no profit)
#tuttoilbelloeilbuonochece #etpress

Ph Elena Tempestini – http://www.elenatempestini.it
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