La presentazione delle iniziative per le festività con il sindaco Nardella e il direttore artistico del festival Green Line Sergio Risaliti. Di Elena Tempestini

Il Sindaco Dario Nardella e Sergio Risaliti direttore artistico del nuovo Green Line il festival fiorentino promosso dal Comune di Firenze e organizzato da MUS.E.

Dopo due anni di restrizioni finalmente le feste natalizie potranno tornare a splendere nelle strade, nelle piazze e in tutti i quartieri della città di Firenze. Saranno predisposte Illuminazioni, alberi, installazioni artistiche, musica e tantissime iniziative che animeranno la città. Sarà un Natale all’insegna della sostenibilità, con un risparmio energetico importante rispetto al 2021, per responsabilità dei tempi.

Ph. Elena tempestini

Dal dal 7 dicembre all’8 gennaio si attiverà Green – Line che prende il posto di F-Light, il festival fiorentino promosso dal Comune di Firenze e organizzato da MUS.E, con la direzione artistica di Sergio Risaliti.

La luce e la cultura della manifestazione, creerà immagini di videomapping che illumineranno i monumenti e le opere d’arte con innovazione e sostenibilità ambientale. I monumenti e le piazze della città, dal centro alla periferia, saranno come nelle scorse edizioni protagoniste dell’evento, con giochi di luci e di colori. Ma rispetto a F-Light, Green Line Firenze aggiungerà nuovi contenuti alle grandi installazioni luminose, spostandosi anche nei luoghi dove i cittadini vivono la loro quotidianità, in strade, piazze e nei musei per offrire spunti di riflessione legati a temi cogenti quali l’ecologia, la sostenibilità, il cambiamento climatico, il risparmio energetico. Un festival all’insegna della riduzione del carico energetico ma anche di un aumento di qualità concettuale ed emozionale.
La manifestazione è realizzata con il contributo della Citta Metro Firenze e di Camera di Commercio di Firenze, con il sostegno prezioso di coin, Iniziative Toscane, Iniziative Bresciane, Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella.
Sponsor tecnico EuroAmbiente Green solutions. Grazie a Firenze Smart.

Il programma completo lo trovate sul sito di Muse Firenze https://musefirenze.it/eventi/green-line-2022/

Il tema principale saranno i quattro elementi naturali, già rappresentati dalla famiglia Medici nelle sale di Palazzo Vecchio. È l’Umanesimo del Natale rappresentato quale fondamento della vita. «Ciò che l’occhio è per il corpo, la ragione lo è per l’anima»

Sala degli Elementi in Palazzo Vecchio

È la premessa per lo sviluppo artistico, scientifico e intellettuale rappresentati dai quattro elementi: l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco. Il rapporto dell’uomo con la natura. È la saggezza della vita che Sergio Risaliti mette in evidenza con la magia della luce, per far vivere a chi osserva, la connessione tra il microcosmo umano e il macrocosmo naturale. Ricordiamoci che è dall’equilibrio degli elementi che dipende la vita della specie umana, e dopo la “tempesta” della pandemia nella magia dei giochi di luce possiamo tornare a ri nascere.

Piazza della Repubblica

XXXIX Premio Firenze. Nel Salone dei Cinquecento di letteratura e arti visive

Nella suggestiva cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si è svolta, in due sessioni, la cerimonia di premiazione dei vincitori del XXXIX Premio Firenze. La manifestazione si è aperta con la relazione del Presidente, Marco Cellai, che ha illustrato le attività del Centro, dedicato il tradizionale “gemellaggio culturale e solidale” alla Regione Sicilia e rivendicato la significatività di ben trentanove anni di costante presenza del premio nel panorama culturale fiorentino, nazionale e internazionale.

Premio “Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e le loro scorte. Eroi del nostro tempo”: a Carolina Art Design che ha donato l’opera all’Automobile Club di Firenze.

Premio Falcone Borsellino: premia il Presidente Automobile Club Firenze, Massimo Ruffilli

Henry Kissinger al Council on Foreign Relations di New York: la Russia ha perso, ora si deve evitare l’escalation nucleare, le armi nucleari tattiche non possono divenire armi convenzionali.

Ogni società, qualunque sistema politico abbia, si trova eternamente in bilico tra un passato che rappresenta la sua memoria e una visione del futuro che ispira la sua evoluzione, dovendo affrontare un quotidiano che non sempre può essere tenuto sotto “controllo”. Lungo questa strada, è indispensabile avere una leadership: occorre prendere decisioni, conquistarsi fiducia, mantenere promesse, proporre una rotta da seguire.

Il G20 di Bali si è svolto in una situazione complessa ma è stato un successo. Venti miliardi di dollari per aiutare l’Indonesia a decarbonizzare, metà dei soldi arriveranno da governi quali Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Canada, Danimarca, Unione europea, Germania, Francia, Norvegia e Italia, e l’altra metà dalle banche. L’accordo è definito «Just Energy Transition Partnership», sul modello di quello siglato l’anno scorso col Sudafrica alla Cop26 di Glasgow. Altre «Just Energy Transition Partnership» sono in preparazione con Vietnam, Senegal e India, quest’ultima ospiterà il prossimo G20 del 2023. Per l’Italia e il nuovo Governo, è stato un successo in prima linea su tutti i tavoli. L’accordo sul negoziato del grano portato avanti dal Governo Meloni ha ottenuto il sostegno di tutti i leader. L’Italia è stata protagonista del G20, sicuramente con molta attenzione e curiosità, e se sul tema della parità eravamo un fanalino di coda, adesso siamo divenuti all’avanguardia. Il Governo è solido, stabile, e dà una proiezione di lungo periodo, questo rende più facile immaginare l’Italia fondamentale per le relazioni internazionali.

Narendra Modi
Primo ministro dell’India e paese ospitante del G20 del 2023

Non sono mancati gli obiettivi complessi da risolvere, in quanto in questo anno abbiamo assistito all’ulteriore impatto negativo della guerra in Ucraina sull’economia globale. La questione è stata discussa tra tutti i leader presenti al G20. “La maggior parte dei membri condanna fermamente la guerra in Ucraina e sottolinea che essa sta causando immense sofferenze umane, aggravando le fragilità esistenti nell’economia globale, limitando la crescita, aumentando l’inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l’insicurezza energetica e alimentare, elevando i rischi per la stabilità finanziaria.” ( come riportato da Joko Widodo, Presidente dell’Indonesia).

Il documento finale del G 20, ha messo in evidenza il: “ No alla guerra e alla minaccia nucleare”. Su questo punto nevralgico aveva parlato poche settimane prima Henry Kissinger al Council on Foreign Relations di New York, ai primi di ottobre.

Settembre 2022. Draghi premiato come statista dell’anno da Kissinger: «Basta esitazioni contro le autocrazie»

“La Russia ha perso la guerra, ora dobbiamo impedire la sua escalation nucleare”. Le armi tattiche sono armi nucleari ma con un basso potere distruttivo. sono progettate per essere utilizzate direttamente sul campo di battaglia. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, senza bisogno dell’utilizzo di mezzi aerei.

Armi nucleari tattiche

Le armi tattiche non possono divenire “armi convenzionali”, ha detto il più grande teorico vivente della diplomazia, Henry Kissinger, si deve tornare alla diplomazia.

Kissinger è stato ex Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Consigliere per la sicurezza nazionale, politico tra i più spregiudicati e più controversi, ma anche attore principale protagonista di una innovativa politica estera per gli USA. Henry Kissinger, nel bene e nel male ha segnato un cambiamento del post-modernismo tra politica e strategia, comprendendo molto bene il concetto di visione geostrategica. Nel 1957 pubblicò il saggio che divenne, e forse resta una pietra miliare del pensiero strategico geo militare: “Nuclear Weapons and Foreign Policy” saggio sulle Armi nucleari e la politica estera. In questo libro Kissinger teorizzava la nascita di armamenti nucleari tattici, destinati a essere usati solo sul campo di battaglia e contro un’aggressione di truppe nemiche, riuscendo a soppesarne tutte le possibili conseguenze.

Nuclear Weapons and Foreign Policy” saggio sulle Armi nucleari e la politica estera.

Ma è molto recente l’uscita dell’ultimo libro di Henry Kissinger, nel quale da vita ad alcune riflessioni sul termometro della politica mondiale degli ultimi decenni, ma con volontà e riferimenti al ritorno delle contrapposizioni del secolo breve, quel lasso di tempo del XX secolo iniziato con la “fine” della Grande Guerra e la caduta del muro di Berlino. Il “breve secolo” e i suoi accadimenti, sono riportati alla luce dagli sviluppi del momento attuale, della guerra Russo/Ucraina e della possibilità di implicazione dei nuovi armamenti, ma sopratutto dall’uso della strategia dell’intelligenza artificiale.

Il nuovo libro di Henry Kissinger

Kissinger ha parlato della situazione in Ucraina, riferendosi ai precari equilibri fra Washington, Mosca e Pechino.
Lo scenario è asimmetricamente complesso, perché agisce sotto una comunicazione istantanea, difficile da comprendere nella sua velocità. Rivoluzione tecnologica e Comunicazione si sono fuse insieme, per dare nuovo significato e urgenza a due questioni cruciali che i leader di tutto il mondo devono inevitabilmente affrontare, e che sono state dibattute al G20 indonesiano:

Henry Kissinger

cosa è indispensabile per la sicurezza globale, e cosa è necessario fare per ottenere una pacifica convivenza tra i popoli?

Sebbene sia esistita una abbondanza di imperi, le aspirazioni all’ordine mondiale erano confinate dalla geografia. Tutto questo succedeva in antichità, al tempo degli Imperi romano e cinese, che racchiudevano al loro interno una moltitudine di società e di culture.
Dalla metà del secolo XVII, ci fu il sistema vestfaliano, che cadde dopo trenta anni di guerra, lasciando spazio a un diritto internazionale eurocentrico che si è basato sul rispetto per la sovranità e il diritto internazionale. Questo sistema, successivamente si è radicato in tutto il mondo e dopo la fine del colonialismo tradizionale, ha permesso la nascita di Stati indipendenti che erano abbandonati in gran parte dalle ex Madripatrie. Nel bene e nel male si sono definite delle regole in un ordine mondiale stabilito; per lo meno per quei Paesi che sono riusciti ad uscire dal dominio dell’imperialismo.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l’umanità ha vissuto in un continuo e delicato equilibrio che si alterna tra una sicurezza relativa e la legittimità di essa. La cosa più assurda, che progredendo nel futuro, applicando i concetti di progresso, la società contemporanea ha introdotto un livello di devastazione che potenzialmente permette all’umanità di autodistruggersi. I sistemi avanzati di reciproco abbattimento, un tempo erano mirati a perseguire non tanto la vittoria finale, quanto a prevenire l’attacco di paesi nemici.
Ed è per questo che non molto tempo dopo la tragedia atomica giapponese del 1945, lo schieramento di armi nucleari iniziò a diventare incalcolabile, slegandosi dalle conseguenze e basandosi sulla certezza dei sistemi di sicurezza.
Per settantasei anni, dal 1946 al 2022, metto questo finale di anno, proprio in relazione ai fatti odierni che vedono una guerra in Europa. Le armi avanzate sono cresciute in potenza, complessità e precisione, anche se nessun paese si è convinto ad usarle
Questo anno di guerra Russo/Ucraina, ha nuovamente riportato alla ribalta che i dilemmi nucleari non sono scomparsi, sono solo cambiati. Gli Stati hanno sviluppato armi sempre più tecnologiche.
Le armi informatiche e le applicazioni di intelligenza artificiale, come i sistemi d’arma autonomi, sistemi di difesa aerea, sentinelle robotiche, e munizioni vaganti, sono praticamente armi completamente autonome che decidono chi vive e chi muore, senza un ulteriore intervento umano che possa definire una soglia morale. Se lasciato incontrollato, il mondo potrebbe entrare in una destabilizzante corsa agli armamenti robotici. Sostituire le truppe con le macchine rendendo più facile scatenare una guerra.

A differenza delle armi nucleari, le armi informatiche e l’intelligenza artificiale sono onnipresenti, relativamente poco costose da sviluppare e facili da usare.
Le armi informatiche combinano la capacità di impatto massiccio con la possibilità di oscurare l’attribuzione degli attacchi. L’intelligenza artificiale è in grado di superare anche la necessità di operatori umani, e consente alle armi di lanciarsi da sole in base ai propri calcoli e alla loro capacità di scegliere obiettivi con una precisione quasi assoluta.
Poiché la soglia per il loro utilizzo è così bassa e la loro capacità distruttiva così grande, il ricorso a tali armi, o anche alla loro minaccia, può trasformare una crisi in una guerra e farla divenire incontrollabile tanto che, si potrebbe creare, col sistema dell’intelligenza artificiale, una situazione paradossale: attribuire il primo attacco informatico a chi non ha neanche mai avuto l’idea di attaccare.
L’impatto di questa tecnologia rende un cataclisma la sua applicazione, e il loro uso limitato una perversa attuazione ingestibile.
Nessuna diplomazia è stata ancora ideata, inventata per minacciarne l’uso in modo esplicito senza il rischio di una risposta anticipata. Al punto che i summit sul controllo degli armamenti sembrano essere stati sminuiti da queste novità incontrollabili. Il loro successo parte dagli attacchi di droni senza insegne a quelli informatici dal profondo della rete web.
Attualmente gli sviluppi tecnologici sono sempre sintomi di una trasformazione politica.

Armi informatiche

È il ritorno amplificato alle divisioni tra le grandi potenze, amplificata dalla diffusione e dal progresso di tecnologie sempre più sorprendenti. Chi è saggio deve anticipare le sfide, ben prima che si manifestino come crisi. Mancando una visione morale e strategica, l’epoca attuale è senza freni. Illuminati, saggi, filosofi, scienziati si sono alternati durante i secoli ad ammonire la nostra società sempre in guerra, in conflitto, sempre concentrata sul possesso personale e non sul lavoro di unione. La celebre frase di Giordano Bruno, è una riflessione perfetta adeguata agli odierni tempi: “Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo”.

La scienza della Cinesica: il linguaggio del corpo e la comunicazione non verbale. Di Elena Tempestini

La cinesica, è lo studio dei caratteri individuali attraverso i movimenti caratteristici del corpo. È lo studio dei gesti che il nostro corpo compie quotidianamente, con un ruolo fondamentale per una comunicazione non verbale ma di assoluta verità. Falsificare il linguaggio del corpo è praticamente impossibile in quanto bisognerebbe avere la consapevolezza di tutti i muscoli del corpo in ogni singolo istante, per questo ci svela molto più di quanto non vorremmo rivelare su noi stessi. Un osservatore attento, oppure addestrato, allenato alla cinesica, noterà una discordanza se il linguaggio del corpo e delle parole pronunciate, non sono sulla stessa ”linea d’onda”, cioè non sono in armonia tra di loro.

È la Comunicazione che avviene attraverso la mimica e la gestualità; dalla definizione dell’antropologo americano Ray Birdwhistell “L’individuo non comunica: partecipa a una comunicazione o diventa parte di essa». ( Ray Birdwhistell).

Quando un linguaggio, quindi la comunicazione, non è allineata per qualche motivo che può essere: menzogna, disagio, falsificazione, ben il 93% di quella nostra comunicazione, diviene un messaggio dal nostro corpo e non dal significato delle nostre parole. Il linguaggio corporeo è universale in tutte le culture.

L’origine etimologica va individuata nella parola greca Kinesis, il cui significato è: movimento. Tutto quel mondo che non è fatto di parole governa il nostro mondo quotidiano, la nostra realtà molto più delle stesse parole.
Il gesto è l’elemento determinante. I movimenti inconsapevoli del viso sono più di diecimila, ergo non possono essere tenuti sotto controllo dalla mente razionale. La scienza della cinesica, il mondo della gestualità, abbraccia una moltitudine di movimenti e di segnali che il più delle volte esprimono significati inequivocabili ma solo per chi sa riconoscerli .

Il linguaggio del corpo agisce in modo spontaneo e sopratutto inconsapevole, difficilmente può nascondere qualcosa che non rispecchi la nostra verità profonda, per questo è definito dalla scienza un termine di paragone attendibile.

Conoscere la Scienza della Cinesica aiuta a comprendere, a interpretare la maggior parte dei segnali che un interlocutore è in grado di inviarci anche quando non pronuncia nemmeno una parola. Ancora di più in tutte quelle occasioni in cui le parole non corrispondono alle reali intenzioni, ai veri pensieri, di chi le pronuncia. Spesso, conoscere la cinesica può portare “delusione”, smascherare la fiducia riposta nella/e persone.

Una delle più semplici spiegazioni si trova nel sorriso, il quale ha la capacità di attivare le endorfine che alleviano lo stress, esercitano un effetto tranquillizzante e l’essere umano è chimicamente predisposto a ricambiarlo. Ci sono due tipologie del sorriso: i sorrisi sinceri, oltre a coinvolgere gli occhi, sono più lenti a manifestarsi e a sparire, presentando una simmetria laterale, i sorrisi sociali, di apparenza, che non sono prodotti volontariamente, sono di minore durata e spesso sono asimmetrici. Praticamente la cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.

Aveva una maniera di parlare che gli serviva più per nascondere che non per dichiarare.
(Gabriel García Márquez)

Verrà il secolo in cui l’uomo scoprirà forze potenti nella Natura. Giordano Bruno

“Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio, comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace e menzognera che lo rende e lo tiene schiavo. L’uomo non ha limiti e quando se ne renderà conto, sarà libero anche qui, in questo mondo”, Giordano Bruno (1548-1600).

Saggi, poeti illuminati di secoli scorsi già preannunciavano che TUTTO è collegato da sottili fili invisibili. La scienza ha dimostrato forze potenti, le “stringhe magnetiche”, simili a “elastici” chiamati stringhe cosmiche, che produrrebbero le increspature dello spazio tempo, meglio conosciute, studiate e dimostrare negli ultimi anni come onde gravitazionali, che proverrebbero da sistemi binari di buchi neri. La peculiarità è quella di collegare all’istante, superando quindi la velocità della luce di Einstein, delle distanze enormi per il nostro concetto mentale terrestre, ma così reali da essere osservati dalla NASA. E’ chiamato “entanglement” ed è la connessione istantanea tra movimenti sia vicini sia lontani, connessione indipendente dalle reciproche distanze. Non c’è “distanziamento sociale” tra le galassie, né c’è tra le particelle che formano i nostri corpi. Giordano Bruno preannunciava i semi che sarebbero germogliati, ma ammoniva che “Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo”.

Ci sono uomini e donne che hanno vissuto epoche storiche che non gli appartenevano. Menti illuminate da idee rivoluzionare troppo premature per il tempo e il contesto culturale che stavano e stanno vivendo. Gran parte di loro sono stati perseguitati, oltraggiati e ancora oggi, messi al margine dal potere costituito, in ragione delle loro idee troppo distanti da quelle ufficialmente accettate e pertanto troppo scomode. Le loro ricerche sono state ignorate nella migliore delle ipotesi, se non derise o addirittura manipolate e sminuite affinché risultassero palesemente false o nulle a tutti coloro che si fossero accostati ad esse per cercare di comprenderle. Nessun uomo inventa qualcosa che potenzialmente non esista già, ma una mente ispirata può scoprire e descrivere parte delle leggi universali che ci governano. Ognuno di questi uomini ha acceso la luce su una porzione del Progetto, ha esteso la propria mente al di là delle convinzioni del proprio tempo.

Conoscere, leggere e comprendere Giordano Bruno significa entrare nel pensiero ermetico. La sapienza della concezione bruniana, figlia della ‘gnosi ermetica’, ha la pretesa di provenire da un altro piano di realtà, ossia da un mondo superiore che comunica da sempre ininterrottamente informazioni negli animi degli ‘eletti’; lo stesso Bruno più volte sosteneva nei suoi scritti che la verità non è comprensibile a tutti, ma solo a pochissime anime dotte. Esistono esseri che “indicano la via per edificare un ‘nuovo mondo’, per aprire il cammino all’umanità verso una nuova aurora: sono esseri di luce, accomunati dalla stessa forza ed energia, ma anche “marchiati” dalla stessa solitudine. Forse, sono venuti troppo presto, “nati postumi con la mente dinamite”, avrebbe detto Nietzsche.

Giordano Bruno fu a tutti gli effetti un aristocratico del pensiero, sempre pronto a difendere con le unghie e con i denti l’amore per la verità: per esempio i ‘Sigilli bruniani’, e con essi tutti i diagrammi ermetici, le xilografie incise su legno, da lui elaborati, sono in realtà strumenti di connessione, portali tra la dimensione fisica e quella metafisica.

Per mezzo del loro simbolismo geometrico è infatti possibile alterare il nostro stato di coscienza e comprendere altre realtà più sottili e al tempo stesso più grandi della nostra. “Prisca Magia”, il regno divino situato da sempre nell’intimo di ogni essere vivente. Per Marsilio Ficino esisteva una lunga catena iniziatica che comprendeva Zoroastro, Ermete Trismegisto, Orfeo, Pitagora, Platone e Plotino. La sapienza di questi maestri, frutto della rivelazione divina, fu nascosta al popolo sotto il velo di favole e misteri.

I Sigilli ermetici, realizzati con squadra e compasso, antichi simboli iniziatici propri della geometria sacra, sono inequivocabilmente stati creati per mezzo di ciò che Bruno chiama ‘Magia matematica’. ‘Misurare’ equivale al sigillo ‘Mente’, ‘Comprendere’ equivale al sigillo ‘Intelletto’, ‘Realizzare’ equivale al sigillo ‘Amore’. È Amore, la forza “che move il sole e l’altre stelle”, di cui parla Dante, è “l’unica che muove infiniti mondi e li rende vivi”. E quella “magia naturale” che solo il vero saggio da sempre percepisce nel profondo, dentro di se. I Sigilli bruniani sono essenzialmente archetipi, pensieri visivi, talismani capaci di creare una effettiva connessione tra il mondo reale e il mondo ideale e di risvegliare la memoria immortale, ovverosia la ‘memoria dell’anima’. Giordano Bruno rivela il grande segreto, la magia della natura: la comunione naturale di ogni corpo con il messaggio genetico, che fu poi il motivo vero della sua condanna, perché vanificava il ruolo della Chiesa come intermediaria tra l’uomo e Dio. Bruno rivela il ruolo centrale di protagonista dell’uomo nel progetto cosmico, prevede i tempi attuali e l’evento che ristabilirà l’antico volto: il risveglio dell’uomo alla coscienza dell’infinita e vera realtà, l’Amore.

“Chi, perciò, consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà agli enti divini. Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini.” Giordano Bruno.

Giordano Bruno, prevede ed evidenzia come il pianeta di oggi si stia trasformando, una predizione di secoli indietro. Scienza del futuro? O coscienza delle infinite potenzialità dell’essere umano e soprattutto della sua immortalità? Bruno annuncia la nascita dell’uomo nuovo, libero da tabù e paure, capace di ricevere e di riflettere nelle sue opere l’intero messaggio vitale, quello che oggi è conosciuto come DNA, quindi la possibilità di creare un nuovo mondo che sia di pace e vera giustizia.

Il grande segreto per Bruno è la magia della natura: la comunione naturale di ogni corpo con il messaggio genetico. Bruno rivela il ruolo centrale di protagonista dell’uomo nel progetto cosmico, prevede i tempi attuali e l’evento che ristabilirà l’antico volto: il risveglio dell’uomo alla coscienza dell’infinita e vera realtà, l’energia Oscura, ovvero l’energia che conosciamo come l’Amore.

È la Forza cosmica di Bruno, chiamata “Eroico furore”. L’uomo nuovo è il furioso, l’ebbro di Dio e arso d’amore che con uno sforzo eroico, cioè da eros, giunge a una sovrumana immedesimazione con il processo cosmico per cui l’Universo si dispiega nelle cose e le cose si risolvono nell’Universo, generando una sorta di legame d’amore tra lui e la Natura. E’ l’Amore, il lato luminoso della Forza con cui tutti possono comunicare e di cui nessuno si può appropriare… 

L’eresia di Giordano Bruno è una “nuova” e antica concezione della realtà, utile a comprendere che i limiti di energia e di tempo sono tutti falsi, utili a soggiogare la mente che ci crede. Da millenni siamo stati immersi in una caverna in cui non abbiamo potuto osservare la realtà reale, ma solo le ombre proiettate sulle pareti della caverna, come ben ci ha spiegato prima Platone con il “mito della caverna” e poi Giordano Bruno.

Solo il fuoco dell’esperienza dell’Amore è in grado di aprire la strada alla visione di Dio, è la via del Tutto, dell’unità. Scorrendo in particolare i suoi sette scritti magici, tra cui la “Lampas triginta statuarum”, testo di bellezza poetica e sopratutto immaginativa, che fu la prima delle opere scritte da Bruno, non pubblicate Wüttemberg, nel soggiorno del 1587. Fa parte della trilogia delle lampade. Lavoro inedito fino al 1891, quando Felice Tocco e Girolamo Vitelli furono gli scopritori del Bruno Maestro di arte della memoria, che Frances Yates scopri’ dopo il 1950. Leggendo non possiamo non cogliere il moderno senso del Divino nell’uomo come appartenenza al Tutto, è la scintilla perfetta di un Tutto unico e animato, la metempsicosi orfico-pitagorica, nel quale la morte non è altro che una dissoluzione di legami, ma nessun spirito o nessun corpo celeste perisce: è solo un continuo mutare, trasformare e creare combinazioni, come scrisse nel De Magia Naturali. È l’intuizione che l’anima possa istituire innumerevoli legami tra piani dell’universo.

“La verità attraversa sempre tre fasi. Prima viene ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come una cosa ovvia

Verrà il secolo in cui l’uomo scoprirà forze potenti nella Natura. Giordano Bruno

“Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio, comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace e menzognera che lo rende e lo tiene schiavo. L’uomo non ha limiti e quando se ne renderà conto, sarà libero anche qui, in questo mondo”, Giordano Bruno (1548-1600).

Saggi, poeti illuminati di secoli scorsi già preannunciavano che TUTTO è collegato da sottili fili invisibili. La scienza ha dimostrato forze potenti, le “stringhe magnetiche”, simili a “elastici” chiamati stringhe cosmiche, che produrrebbero le increspature dello spazio tempo, meglio conosciute, studiate e dimostrare negli ultimi anni come onde gravitazionali, che proverrebbero da sistemi binari di buchi neri. La peculiarità è quella di collegare all’istante, superando quindi la velocità della luce di Einstein, delle distanze enormi per il nostro concetto mentale terrestre, ma così reali da essere osservati dalla NASA. E’ chiamato “entanglement” ed è la connessione istantanea tra movimenti sia vicini sia lontani, connessione indipendente dalle reciproche distanze. Non c’è “distanziamento sociale” tra le galassie, né c’è tra le particelle che formano i nostri corpi. Giordano Bruno preannunciava i semi che sarebbero germogliati, ma ammoniva che “Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo”.

Ci sono uomini e donne che hanno vissuto epoche storiche che non gli appartenevano. Menti illuminate da idee rivoluzionare troppo premature per il tempo e il contesto culturale che stavano e stanno vivendo. Gran parte di loro sono stati perseguitati, oltraggiati e ancora oggi, messi al margine dal potere costituito, in ragione delle loro idee troppo distanti da quelle ufficialmente accettate e pertanto troppo scomode. Le loro ricerche sono state ignorate nella migliore delle ipotesi, se non derise o addirittura manipolate e sminuite affinché risultassero palesemente false o nulle a tutti coloro che si fossero accostati ad esse per cercare di comprenderle. Nessun uomo inventa qualcosa che potenzialmente non esista già, ma una mente ispirata può scoprire e descrivere parte delle leggi universali che ci governano. Ognuno di questi uomini ha acceso la luce su una porzione del Progetto, ha esteso la propria mente al di là delle convinzioni del proprio tempo.

Conoscere, leggere e comprendere Giordano Bruno significa entrare nel pensiero ermetico. La sapienza della concezione bruniana, figlia della ‘gnosi ermetica’, ha la pretesa di provenire da un altro piano di realtà, ossia da un mondo superiore che comunica da sempre ininterrottamente informazioni negli animi degli ‘eletti’; lo stesso Bruno più volte sosteneva nei suoi scritti che la verità non è comprensibile a tutti, ma solo a pochissime anime dotte. Esistono esseri che “indicano la via per edificare un ‘nuovo mondo’, per aprire il cammino all’umanità verso una nuova aurora: sono esseri di luce, accomunati dalla stessa forza ed energia, ma anche “marchiati” dalla stessa solitudine. Forse, sono venuti troppo presto, “nati postumi con la mente dinamite”, avrebbe detto Nietzsche.

Giordano Bruno fu a tutti gli effetti un aristocratico del pensiero, sempre pronto a difendere con le unghie e con i denti l’amore per la verità: per esempio i ‘Sigilli bruniani’, e con essi tutti i diagrammi ermetici, le xilografie incise su legno, da lui elaborati, sono in realtà strumenti di connessione, portali tra la dimensione fisica e quella metafisica.

Per mezzo del loro simbolismo geometrico è infatti possibile alterare il nostro stato di coscienza e comprendere altre realtà più sottili e al tempo stesso più grandi della nostra. “Prisca Magia”, il regno divino situato da sempre nell’intimo di ogni essere vivente. Per Marsilio Ficino esisteva una lunga catena iniziatica che comprendeva Zoroastro, Ermete Trismegisto, Orfeo, Pitagora, Platone e Plotino. La sapienza di questi maestri, frutto della rivelazione divina, fu nascosta al popolo sotto il velo di favole e misteri.

I Sigilli ermetici, realizzati con squadra e compasso, antichi simboli iniziatici propri della geometria sacra, sono inequivocabilmente stati creati per mezzo di ciò che Bruno chiama ‘Magia matematica’. ‘Misurare’ equivale al sigillo ‘Mente’, ‘Comprendere’ equivale al sigillo ‘Intelletto’, ‘Realizzare’ equivale al sigillo ‘Amore’. È Amore, la forza “che move il sole e l’altre stelle”, di cui parla Dante, è “l’unica che muove infiniti mondi e li rende vivi”. E quella “magia naturale” che solo il vero saggio da sempre percepisce nel profondo, dentro di se. I Sigilli bruniani sono essenzialmente archetipi, pensieri visivi, talismani capaci di creare una effettiva connessione tra il mondo reale e il mondo ideale e di risvegliare la memoria immortale, ovverosia la ‘memoria dell’anima’. Giordano Bruno rivela il grande segreto, la magia della natura: la comunione naturale di ogni corpo con il messaggio genetico, che fu poi il motivo vero della sua condanna, perché vanificava il ruolo della Chiesa come intermediaria tra l’uomo e Dio. Bruno rivela il ruolo centrale di protagonista dell’uomo nel progetto cosmico, prevede i tempi attuali e l’evento che ristabilirà l’antico volto: il risveglio dell’uomo alla coscienza dell’infinita e vera realtà, l’Amore.

“Chi, perciò, consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà agli enti divini. Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini.” Giordano Bruno.

Giordano Bruno, prevede ed evidenzia come il pianeta di oggi si stia trasformando, una predizione di secoli indietro. Scienza del futuro? O coscienza delle infinite potenzialità dell’essere umano e soprattutto della sua immortalità? Bruno annuncia la nascita dell’uomo nuovo, libero da tabù e paure, capace di ricevere e di riflettere nelle sue opere l’intero messaggio vitale, quello che oggi è conosciuto come DNA, quindi la possibilità di creare un nuovo mondo che sia di pace e vera giustizia.

Il grande segreto per Bruno è la magia della natura: la comunione naturale di ogni corpo con il messaggio genetico. Bruno rivela il ruolo centrale di protagonista dell’uomo nel progetto cosmico, prevede i tempi attuali e l’evento che ristabilirà l’antico volto: il risveglio dell’uomo alla coscienza dell’infinita e vera realtà, l’energia Oscura, ovvero l’energia che conosciamo come l’Amore.

È la Forza cosmica di Bruno, chiamata “Eroico furore”. L’uomo nuovo è il furioso, l’ebbro di Dio e arso d’amore che con uno sforzo eroico, cioè da eros, giunge a una sovrumana immedesimazione con il processo cosmico per cui l’Universo si dispiega nelle cose e le cose si risolvono nell’Universo, generando una sorta di legame d’amore tra lui e la Natura. E’ l’Amore, il lato luminoso della Forza con cui tutti possono comunicare e di cui nessuno si può appropriare… 

L’eresia di Giordano Bruno è una “nuova” e antica concezione della realtà, utile a comprendere che i limiti di energia e di tempo sono tutti falsi, utili a soggiogare la mente che ci crede. Da millenni siamo stati immersi in una caverna in cui non abbiamo potuto osservare la realtà reale, ma solo le ombre proiettate sulle pareti della caverna, come ben ci ha spiegato prima Platone con il “mito della caverna” e poi Giordano Bruno.

Solo il fuoco dell’esperienza dell’Amore è in grado di aprire la strada alla visione di Dio, è la via del Tutto, dell’unità. Scorrendo in particolare i suoi sette scritti magici, tra cui la “Lampas triginta statuarum”, testo di bellezza poetica e sopratutto immaginativa, che fu la prima delle opere scritte da Bruno, non pubblicate Wüttemberg, nel soggiorno del 1587. Fa parte della trilogia delle lampade. Lavoro inedito fino al 1891, quando Felice Tocco e Girolamo Vitelli furono gli scopritori del Bruno Maestro di arte della memoria, che Frances Yates scopri’ dopo il 1950. Leggendo non possiamo non cogliere il moderno senso del Divino nell’uomo come appartenenza al Tutto, è la scintilla perfetta di un Tutto unico e animato, la metempsicosi orfico-pitagorica, nel quale la morte non è altro che una dissoluzione di legami, ma nessun spirito o nessun corpo celeste perisce: è solo un continuo mutare, trasformare e creare combinazioni, come scrisse nel De Magia Naturali. È l’intuizione che l’anima possa istituire innumerevoli legami tra piani dell’universo.

“La verità attraversa sempre tre fasi. Prima viene ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come una cosa ovvia

Dante, Michelangelo e Giovanni Paolo II, “poeti visionari della modernità dell’uomo”. Io non muoio del tutto, quel che in me è imperituro permane. Di Elena Tempestini

L’amore totalizzante per tutto ciò che ci circonda, può avvicinarsi ad una sensazione euforica, l’amore quale scintilla posta nel cuore di ogni uomo per renderlo eterno. L’amore è il filo conduttore di tutte le opere di Michelangelo, dall’amore passionale di chi scopre l’esperienza dell’innamoramento a quello altissimo e puro di una madre per il figlio. Nel 1555, Giorgio Vasari scrisse di Michelangelo suo buon amico:

“Messer Giorgio, io vi mando dua sonecti; e benché sien cosa scioca, il fo perché veggiate dov’io tengo i mie pensieri”. ( Michelangelo)


Michelangelo è un genio assoluto, una figura che non è solo architetto, scultore, progettista, ma il suo animo tenebroso e profondo, ne mette in luce la sua Arte di poeta. Saranno le sue parole scritte, a rivelarci un’anima così complessa e meravigliosa, scrutando nei propri pensieri, nei suoi sentimenti più personali.

Michelangelo, fu solitario in vita, persona fuori dal comune. Sfugge e sfuggirà sempre all’intendimento comune. La grand’anima di Michelangelo, è irrequieta, tumultuosa, continuamente in preda a violenti affetti, non era l’anima di chi è esperto ma vuoto e cerca di diversificarsi nel suo tempo: Il mettere i pensieri in rima non era un “capriccio” di moda dei tempi, ma uno sfogo del cuore, un sollievo ed un tormento al tempo stesso.

La scultura e la pittura gli concedevano, a notte inoltrata, di scrivere i suoi versi, esprimendosi in sonetti, madrigali, in ottave e terzine, che esprimono tutto il travaglio del suo pensiero. Nel concetto di Michelangelo la poesia e i versi di Dante erano destinati a uscire fuori man mano, a manifestarsi nel e dal marmo.

Michelangelo

Così scrisse il grande Ugo Foscolo:

“Non fa meraviglia che il Dante della pittura, traesse dalla poesia, sopratutto dalla Divina Commedia, alcune delle sue più sublimi rappresentazioni: nella pittura come nella scultura.Senza dire del gran dipinto del Giudizio Universale, nel quale l’ardito suo pennello impresse sui volti i colori terribili coi quali il Poeta dipinge quegli sciagurati spiriti Ignudi “( Ugo Foscolo)

“Mai due anime s’accordarono come queste in armonia perfetta, tanto se si osservi la fiera e terribile natura del loro imaginare, quanto l’elevatezza dei loro sentimenti e la perfezione delle loro rappresentazioni” (Ugo Foscolo)

L’idea poetica per Michelangelo, usciva dalla massa informe, non solo martellando il marmo, ma scolpendo il verso; che è più resistente della pietra, perché soffoca, recide e infrange l’idea. A Michelangelo doveva concedere Dio un’arte non mai data in sorte agli uomini, un’arte di mezzo fra la poesia e la scultura, che desse risalto al pensiero e poeticamente lo raffigurasse, senza bisogno di curare stile e lingua, metro e versificazione. È lui stesso, a pochi amici, a confidare le sue rime che abitualmente scrive per sé stesso; dimentica la folla, il mondo dei poeti, il mondo tutto.

La poesia è un intimo soliloquio che in troppi non comprendono. Michelangelo sapeva di essere poeta, e ne provava, da artista vero, grande compiacimento; nel 1546 Michelangelo pone mano all’allestimento di un ‘canzoniere’ testimoniato
dal manoscritto che si trova in Vaticano latino 3211, integrato, per alcuni componimenti dal
manoscritto dell’ Archivio Buonarroti. Si compie Una ricerca poetica, una selezione che sorprende il lettore moderno.

Dante e Giotto erano coetanei, appartenevano entrambi al circolo ristretto di intellettuali conosciuti come “Fedeli d’Amore”. È significativo pure l’attributo di «maestro» riconosciuto a Giotto, perché sappiamo che con tale titolo il pittore potrà firmarsi soltanto dal 1327, quando gli fu concesso di iscriversi in Firenze, primo in assoluto nella sua categoria, alla stessa corporazione cui appartenne anche Dante Alighieri, l’Arte dei Medici e degli Speziali. Con tale titolo, l’artista si firmò in tutte le opere successive a quella data, ma mai in precedenza.

Dante e Giotto si pongono alla base di una rifondazione dell’Arte tale da innalzare nuovamente l’Uomo alle stelle, che non è facile retorica, ma espressione di un preciso ed oggettivo indirizzo neoplatonico. Inferno, Purgatorio e Paradiso nella Divina Commedia si chiudono con la celebrazione delle stelle, la Cappella degli Scrovegni è completante coperta dal blu intensissimo di un cielo completamente stellato. L’effige di Dante sarà in seguito fissata dal Boccaccio ed eternata infine dal Raffaello Sanzio nella Disputa del Sacramento. Ma la Commedia fu “Annunciata” attraverso le Tre Sante Donne: S. Lucia, Beatrice e la SS. Vergine: Le grandi protagoniste.

Sarà proprio Michelangelo architetto, dopo due secoli, a riportare nella Firenze repubblicana, l’ispirazione nella pietra dei versi di Dante. Michelangelo inventa il David liberatore e poi a Roma nel Giudizio Universale. Quest’affresco riflette un’idea centrale della Commedia, che non si limita all’Inferno dantesco, si può vedere al centro del dipinto, sotto al piede sinistro di Cristo, San Bartolomeo seduto in modo “scosciato”, riconoscibile dal coltello del suo martirio e dalla pelle da lui scuoiata, che regge con le mani. Nel volto sfigurato, è nota la presenza di un autoritratto michelangiolesco. Questa scena, anche se in modo opposto richiama il canto iniziale del Paradiso. Ma, mentre Michelangelo mette in risalto la figura del corpo integro del santo, Dante evidenzia quella della guaina scuoiata a Marsia, chiedendo al “buon Apollo” d’ispirarlo con la stessa forza con cui egli scuoiò quel personaggio mitologico antico: “traendolo\ de la vagina de le membra sue (Paradiso I, 20-21)”

San Bartolomeo, tiene la pelle ( con autoritratto di Michelangelo, similitudine di abbandono e di martirio) quale riconoscimento immortale verso chi soffre per una giusta causa. Chi ha dato la propria vita al servizio di altri, affrontando prima gravi rischi, non deve temere. Anche perché quel braccio potrebbe essere anche la fonte di un amore che si rinnova: nel perdono.

Michelangelo scolpirà “la Pietà”, un’opera non certo meno nota dell’Affresco del Giudizio, ma del quale il legame con la Divina Commedia è ancora più esplicito. Oltre all’eccellenza tecnica nella realizzazione della scultura, una caratteristica peculiare la distingue da molte altre “Pietà” omonime: è il viso particolarmente giovane della Vergine. Essa pare addirittura più giovane di Cristo, suo figlio, appena deposto dalla croce, e i versi di Dante:

“Vergine madre figlia del tuo figlio… (Divina Commedia, Canto XXXIII del Paradiso, Dante Alighieri). Le quali parole sono entrate anche nella preghiera liturgica ufficiale della Chiesa.

La Pietà in Vaticano

Il Sommo Poeta è la “lucente stella” Michelangelo si deve addirittura astenere dal raccontare poiché il suo “splendore” abbaglia persino ciechi “gli orbi”. Michelangelo consacra la memoria del suo compatriota evocando la Commedia come un’ardua spedizione nell’oltretomba per la quale solo il “pio” Dante era all’altezza di cimentarsi: un viaggio ultraterreno per riferire al mondo la verità sull’aldilà. Dante è un esegeta, o addirittura un profeta, che “dal ciel discese portando un vero lume di conoscenza.”

Il furore del tenebroso Michelangelo gli farà dire ai suoi concittadini : il “popol che offese Dante condannandolo all’ “aspro esilio” Firenze, inconsapevole della propria ricchezza, chiuse le porte al Poeta che le aveva trovate aperte in Paradiso. Il “popolo ingrato” biasimato dal Buonarroti richiama e si ispira indubbiamente alle parole del mentore Brunetto Latini che, nell’Inferno (XV, 61-64), predice a Dante l’esilio che l’attende.

La Creazione di Adamo. « Adamo » non è nome proprio di persona, ma nome collettivo e significa « Umanità — Genere Umano » , senza aggettivi perché non è occidentale, orientale, del nord o del sud, ma solo universale.

Secoli dopo, precisamente nel 1965, in occasione del VI centenario dantesco, Paolo VI con la lettera apostolica “Altissimi cantus” definirà Dante teologo, ma successivamente sarà Giovanni Paolo II che si servirà della fonte dantesca non solo nei documenti del magistero, ma anche per la sua personale produzione letteraria, soprattutto nel “Trittico Romano” scritto 2003.

Karol Wojtyla in Trittico Romano entra completamente nella visione di Michelangelo, nella vastità dell’Universo. Il riuso di Dante si intravede non solo nei documenti ufficiali del magistero wojtyliano, ma anche nella sua produzione letteraria: il legame con le terra natia; la ricerca problematica di Dio; l’attenzione alla storia contemporanea considerata nella prospettiva escatologica; l’incontro con l’uomo, la concezione dell’IO autoriale come “poeta visionario”. La prima tavola del trittico romano di Papa Giovanni Paolo II rispecchia l’esperienza della creazione, della sua bellezza e del suo dinamismo. Egli cerca la sorgente e riceve l’indicazione: “Se vuoi trovare la sorgente, devi proseguire in su, controcorrente”. La ricerca della sorgente, lo obbliga a salire, a camminare controcorrente. All’arrivo la vera sorpresa è che l’”inizio” svela anche la “fine”.

È un cammino che conduce alla sorgente è un cammino per diventare vedenti:appaiono il principio e la fine. Ma cosa vi scorge l’uomo “moderno” ad osservare? Michelangelo quale Creatore che appare con le “sembianze di un essere umano”, l’origine e la fine di tutto, il nesso tra discesa e salita, tra sorgente, cammino è la mèta. È il mondo arcano degli Eroi, dei Profeti e delle Sibille, a cui Michelangelo diede forma, anima e vita. Michelangelo, si dimostra spiritualmente affine a Dante, proclamando che le sue opere sono “mal conosciute da tutti, meno che da lui stesso e rivelando il suo ardente desiderio di conseguire il successo dell’Alighieri (“Fuss’io pur lui).

Dante, Michelangelo e Giovanni Paolo II, poeti visionari”, capaci, nonostante la distanza di secoli, di “vedere” per ben due volte, “anche se stessi”.

Io non muoio del tutto, quel che in me è imperituro permane.“

Dante, Michelangelo e Giovanni Paolo II, “poeti visionari della modernità dell’uomo”. Io non muoio del tutto, quel che in me è imperituro permane. Di Elena Tempestini

L’amore totalizzante per tutto ciò che ci circonda, può avvicinarsi ad una sensazione euforica, l’amore quale scintilla posta nel cuore di ogni uomo per renderlo eterno. L’amore è il filo conduttore di tutte le opere di Michelangelo, dall’amore passionale di chi scopre l’esperienza dell’innamoramento a quello altissimo e puro di una madre per il figlio. Nel 1555, Giorgio Vasari scrisse di Michelangelo suo buon amico:

“Messer Giorgio, io vi mando dua sonecti; e benché sien cosa scioca, il fo perché veggiate dov’io tengo i mie pensieri”. ( Michelangelo)


Michelangelo è un genio assoluto, una figura che non è solo architetto, scultore, progettista, ma il suo animo tenebroso e profondo, ne mette in luce la sua Arte di poeta. Saranno le sue parole scritte, a rivelarci un’anima così complessa e meravigliosa, scrutando nei propri pensieri, nei suoi sentimenti più personali.

Michelangelo, fu solitario in vita, persona fuori dal comune. Sfugge e sfuggirà sempre all’intendimento comune. La grand’anima di Michelangelo, è irrequieta, tumultuosa, continuamente in preda a violenti affetti, non era l’anima di chi è esperto ma vuoto e cerca di diversificarsi nel suo tempo: Il mettere i pensieri in rima non era un “capriccio” di moda dei tempi, ma uno sfogo del cuore, un sollievo ed un tormento al tempo stesso.

La scultura e la pittura gli concedevano, a notte inoltrata, di scrivere i suoi versi, esprimendosi in sonetti, madrigali, in ottave e terzine, che esprimono tutto il travaglio del suo pensiero. Nel concetto di Michelangelo la poesia e i versi di Dante erano destinati a uscire fuori man mano, a manifestarsi nel e dal marmo.

Michelangelo

Così scrisse il grande Ugo Foscolo:

“Non fa meraviglia che il Dante della pittura, traesse dalla poesia, sopratutto dalla Divina Commedia, alcune delle sue più sublimi rappresentazioni: nella pittura come nella scultura.Senza dire del gran dipinto del Giudizio Universale, nel quale l’ardito suo pennello impresse sui volti i colori terribili coi quali il Poeta dipinge quegli sciagurati spiriti Ignudi “( Ugo Foscolo)

“Mai due anime s’accordarono come queste in armonia perfetta, tanto se si osservi la fiera e terribile natura del loro imaginare, quanto l’elevatezza dei loro sentimenti e la perfezione delle loro rappresentazioni” (Ugo Foscolo)

L’idea poetica per Michelangelo, usciva dalla massa informe, non solo martellando il marmo, ma scolpendo il verso; che è più resistente della pietra, perché soffoca, recide e infrange l’idea. A Michelangelo doveva concedere Dio un’arte non mai data in sorte agli uomini, un’arte di mezzo fra la poesia e la scultura, che desse risalto al pensiero e poeticamente lo raffigurasse, senza bisogno di curare stile e lingua, metro e versificazione. È lui stesso, a pochi amici, a confidare le sue rime che abitualmente scrive per sé stesso; dimentica la folla, il mondo dei poeti, il mondo tutto.

La poesia è un intimo soliloquio che in troppi non comprendono. Michelangelo sapeva di essere poeta, e ne provava, da artista vero, grande compiacimento; nel 1546 Michelangelo pone mano all’allestimento di un ‘canzoniere’ testimoniato
dal manoscritto che si trova in Vaticano latino 3211, integrato, per alcuni componimenti dal
manoscritto dell’ Archivio Buonarroti. Si compie Una ricerca poetica, una selezione che sorprende il lettore moderno.

Dante e Giotto erano coetanei, appartenevano entrambi al circolo ristretto di intellettuali conosciuti come “Fedeli d’Amore”. È significativo pure l’attributo di «maestro» riconosciuto a Giotto, perché sappiamo che con tale titolo il pittore potrà firmarsi soltanto dal 1327, quando gli fu concesso di iscriversi in Firenze, primo in assoluto nella sua categoria, alla stessa corporazione cui appartenne anche Dante Alighieri, l’Arte dei Medici e degli Speziali. Con tale titolo, l’artista si firmò in tutte le opere successive a quella data, ma mai in precedenza.

Dante e Giotto si pongono alla base di una rifondazione dell’Arte tale da innalzare nuovamente l’Uomo alle stelle, che non è facile retorica, ma espressione di un preciso ed oggettivo indirizzo neoplatonico. Inferno, Purgatorio e Paradiso nella Divina Commedia si chiudono con la celebrazione delle stelle, la Cappella degli Scrovegni è completante coperta dal blu intensissimo di un cielo completamente stellato. L’effige di Dante sarà in seguito fissata dal Boccaccio ed eternata infine dal Raffaello Sanzio nella Disputa del Sacramento. Ma la Commedia fu “Annunciata” attraverso le Tre Sante Donne: S. Lucia, Beatrice e la SS. Vergine: Le grandi protagoniste.

Sarà proprio Michelangelo architetto, dopo due secoli, a riportare nella Firenze repubblicana, l’ispirazione nella pietra dei versi di Dante. Michelangelo inventa il David liberatore e poi a Roma nel Giudizio Universale. Quest’affresco riflette un’idea centrale della Commedia, che non si limita all’Inferno dantesco, si può vedere al centro del dipinto, sotto al piede sinistro di Cristo, San Bartolomeo seduto in modo “scosciato”, riconoscibile dal coltello del suo martirio e dalla pelle da lui scuoiata, che regge con le mani. Nel volto sfigurato, è nota la presenza di un autoritratto michelangiolesco. Questa scena, anche se in modo opposto richiama il canto iniziale del Paradiso. Ma, mentre Michelangelo mette in risalto la figura del corpo integro del santo, Dante evidenzia quella della guaina scuoiata a Marsia, chiedendo al “buon Apollo” d’ispirarlo con la stessa forza con cui egli scuoiò quel personaggio mitologico antico: “traendolo\ de la vagina de le membra sue (Paradiso I, 20-21)”

San Bartolomeo, tiene la pelle ( con autoritratto di Michelangelo, similitudine di abbandono e di martirio) quale riconoscimento immortale verso chi soffre per una giusta causa. Chi ha dato la propria vita al servizio di altri, affrontando prima gravi rischi, non deve temere. Anche perché quel braccio potrebbe essere anche la fonte di un amore che si rinnova: nel perdono.

Michelangelo scolpirà “la Pietà”, un’opera non certo meno nota dell’Affresco del Giudizio, ma del quale il legame con la Divina Commedia è ancora più esplicito. Oltre all’eccellenza tecnica nella realizzazione della scultura, una caratteristica peculiare la distingue da molte altre “Pietà” omonime: è il viso particolarmente giovane della Vergine. Essa pare addirittura più giovane di Cristo, suo figlio, appena deposto dalla croce, e i versi di Dante:

“Vergine madre figlia del tuo figlio… (Divina Commedia, Canto XXXIII del Paradiso, Dante Alighieri). Le quali parole sono entrate anche nella preghiera liturgica ufficiale della Chiesa.

La Pietà in Vaticano

Il Sommo Poeta è la “lucente stella” Michelangelo si deve addirittura astenere dal raccontare poiché il suo “splendore” abbaglia persino ciechi “gli orbi”. Michelangelo consacra la memoria del suo compatriota evocando la Commedia come un’ardua spedizione nell’oltretomba per la quale solo il “pio” Dante era all’altezza di cimentarsi: un viaggio ultraterreno per riferire al mondo la verità sull’aldilà. Dante è un esegeta, o addirittura un profeta, che “dal ciel discese portando un vero lume di conoscenza.”

Il furore del tenebroso Michelangelo gli farà dire ai suoi concittadini : il “popol che offese Dante condannandolo all’ “aspro esilio” Firenze, inconsapevole della propria ricchezza, chiuse le porte al Poeta che le aveva trovate aperte in Paradiso. Il “popolo ingrato” biasimato dal Buonarroti richiama e si ispira indubbiamente alle parole del mentore Brunetto Latini che, nell’Inferno (XV, 61-64), predice a Dante l’esilio che l’attende.

La Creazione di Adamo. « Adamo » non è nome proprio di persona, ma nome collettivo e significa « Umanità — Genere Umano » , senza aggettivi perché non è occidentale, orientale, del nord o del sud, ma solo universale.

Secoli dopo, precisamente nel 1965, in occasione del VI centenario dantesco, Paolo VI con la lettera apostolica “Altissimi cantus” definirà Dante teologo, ma successivamente sarà Giovanni Paolo II che si servirà della fonte dantesca non solo nei documenti del magistero, ma anche per la sua personale produzione letteraria, soprattutto nel “Trittico Romano” scritto 2003.

Karol Wojtyla in Trittico Romano entra completamente nella visione di Michelangelo, nella vastità dell’Universo. Il riuso di Dante si intravede non solo nei documenti ufficiali del magistero wojtyliano, ma anche nella sua produzione letteraria: il legame con le terra natia; la ricerca problematica di Dio; l’attenzione alla storia contemporanea considerata nella prospettiva escatologica; l’incontro con l’uomo, la concezione dell’IO autoriale come “poeta visionario”. La prima tavola del trittico romano di Papa Giovanni Paolo II rispecchia l’esperienza della creazione, della sua bellezza e del suo dinamismo. Egli cerca la sorgente e riceve l’indicazione: “Se vuoi trovare la sorgente, devi proseguire in su, controcorrente”. La ricerca della sorgente, lo obbliga a salire, a camminare controcorrente. All’arrivo la vera sorpresa è che l’”inizio” svela anche la “fine”.

È un cammino che conduce alla sorgente è un cammino per diventare vedenti:appaiono il principio e la fine. Ma cosa vi scorge l’uomo “moderno” ad osservare? Michelangelo quale Creatore che appare con le “sembianze di un essere umano”, l’origine e la fine di tutto, il nesso tra discesa e salita, tra sorgente, cammino è la mèta. È il mondo arcano degli Eroi, dei Profeti e delle Sibille, a cui Michelangelo diede forma, anima e vita. Michelangelo, si dimostra spiritualmente affine a Dante, proclamando che le sue opere sono “mal conosciute da tutti, meno che da lui stesso e rivelando il suo ardente desiderio di conseguire il successo dell’Alighieri (“Fuss’io pur lui).

Dante, Michelangelo e Giovanni Paolo II, poeti visionari”, capaci, nonostante la distanza di secoli, di “vedere” per ben due volte, “anche se stessi”.

Io non muoio del tutto, quel che in me è imperituro permane.“

Il bacio di Shiraz simbolo di ribellione in Iran, è sostenuto dai versi del poeta Saādi di Shiraz scritti nel 1250 e scolpiti nell’atrio dell’ONU. Di Elena Tempestini

Il bacio simbolo di ribellione di due ragazzi a Shiraz

Due ragazzi che si baciano in pubblico, sfidando la legge islamica iraniana che proibisce e punisce con la morte. La foto è la ribellione, la protesta divenuta virale, dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne di origine curda arrestata perché non portava il velo in modo corretto.

È l’attacco usato con i social che il mondo sostiene, per combattere l’imposizione “morale” punita con la morte, voluta dal governo teocratico degli Ayatollah. La foto del bacio che circola su tutti i social del mondo, sarebbe stata scattata nella città di Shiraz, nel giorno in cui gli attivisti hanno ricordato l’anniversario del Novembre di sangue del 2019 quando nelle proteste di piazza morirono 1.500 persone.

Città di Shiraz, Iran

Forse gli Ayatollah hanno dimenticato le parole di un grande poeta e mistico del Medioevo, parole antiche di Saādi di Shiraz, persiano vissuto tra il 1231 e il 1291. Il poeta che proveniva da quella città oggi luogo di morte. Parole volutamente scritte, incise, scolpite in uno dei luoghi più importanti del mondo, nell’atrio del Palazzo dell’ ONU a New York, la sede dell’Organizzazione intergovernativa più grande, più importante e conosciuta al mondo. Parole che rappresentano da più di ottocento anni la dignità umana:

“Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza. Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo (anche) le altre parti soffrono. Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato uomo”

“Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo,
da un’unica essenza quel giorno creati.
E se uno tra essi a sventura conduca il destino,
per le altre membra non resterà riparo.
A te, che per l’altrui sciagura non provi dolore,
non può esser dato nome di Uomo”.
(Saadi di Shiraz, 1203 – 1291)

Nove secoli fa un persiano musulmano esprimeva un pensiero che abbraccia tutte le religioni, un pensiero di unione e non di morte. Nella Bibbia, « Adamo » non è nome proprio di persona, ma nome collettivo e significa « Umanità , Genere Umano » , senza aggettivi perché non è occidentale, orientale, del nord o del sud, ma solo universale.

L’ONU ha nell’atrio, queste antiche parole, perché le nazioni possano leggerle prima di deliberare decisioni ricordando chi è cosa è “il genere umano”. L’ONU è la sede che rappresenta nel mondo il mantenimento della pace e della sicurezza, lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni, oltre il perseguimento di cooperazione internazionale e il favorire l’armonizzazione delle varie nazioni.

Tutti dobbiamo chiederci se la nostra civiltà non stia regredendo, se il processo è di involuzione e non di evoluzione, se il mito della caverna di Platone è l’ammonimento che siamo dentro un “buco nero” che ottenebra la nostra mente e i nostri occhi, un buco nero che ci inghiotte verso il nulla. La storia degli ultimi secoli ci ha fatto vedere orrori e le barbarie delle guerre, ci ha mostrato che l’ignoranza crea un vuoto che pericolosamente può essere riempito con tutta la banalità del male.

Firenze domani: una Firenze grande per una grande Firenze. Di Elena Tempestini

Un prezioso seme, l’importante convegno voluto e realizzato del Ingegnere Vincenzo di Nardo. “Una Firenze grande per una Grande Firenze”. Un convegno ed una pubblicazione per iniziare con responsabilità, ad immaginare la città del futuro. La pubblicazione, è curata da Giandomenico Amendola, professore ordinario di Sociologia Urbana all’Universita’ di Firenze e dell’Ingegnere Vincenzo di Nardo, Presidente del Consorzio GST, Appalti e Costruzioni, docente del corso di laurea “partenariato pubblico e privato”. Con visione e progettualità, Firenze diviene laboratorio di nuove idee e buone pratiche, superando dicotomie anacronistiche per considerare la città dentro e fuori le mura. Nuove consapevolezze e sensibilità che la politica ha il compito di incoraggiare. Riannodare i sottili fili di legami comunitari, rivedere il nostro rapporto con le risorse naturali, lavorare per lo sviluppo ambientale e sociale. Ragionare sul futuro di Firenze, e sulla necessaria alleanza con le comunità circostanti. Una sfida che possa divenire un modello di stimoli, visioni e sopratutto ci faccia smettere di guardare lo specchietto retrovisore e con concretezza, responsabilità e partecipazione, ci porti a guardare avanti verso il futuro.

Il sindaco Dario Nardella ha lanciato l’idea della Grande Firenze quale progressiva unione con i Comuni della cintura territoriale circostante. il passo avanti è l’Associazione dei dodici Comuni: Firenze, Impruneta, Lastra a Signa, Signa, Scandicci, Fiesole, Campi, Calenzano, Vaglia, Bagno a Ripoli e Pontassieve. Non dobbiamo ripetere l’errore di un Comune unico, sarebbe un passo più lungo della gamba. Dobbiamo associarci per mettere in condivisione la pianificazione urbanistica e la valorizzazione di una promozione economica della Grande Firenze. È la Grande Firenze che potrà sciogliere i nodi politici legati alle rivalità, con umiltà e coraggio. “Mi reputo un uomo del dialogo e oggi le cose si fanno se si affrontano insieme e non a colpi di accetta”. ( Dario Nardella, Sindaco di Firenze)

Dario Nardella

Il Presidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi, vede lo scenario fiorentino e toscano a livello di competitività internazionale . Si deve far comprendere ai sistemi metropolitani, che in questo secolo, le città come Firenze, devono essere delle protagoniste globali. Luoghi di innovazione produttiva, un mix di terziario avanzato e manifattura. Territori che concentrano funzioni di ricerca e settori nuovi, che sono calamite dei Talenti necessari all’economia della conoscenza.

L’Europa considera le città metropolitane come centrali per il suo rilancio e lo abbiamo visto con il PNNR. Ora l’Italia deve scommettere su queste città, le quali sono il contenitore del PIL e della popolazione. I cittadini devono essere protagonisti, ricevendo la comunicazione e la condivisione degli snodi economici e infrastrutturali che sono in atto.

La crisi è la “rottura della continuità”, il metodo è la sussidiarietà. Ognuno nel proprio ruolo è protagonista attivo del cambiamento. Ricostruire vuol dire collaborare con il tempo , il passato serve quale sorgente per poi proiettare le prospettive future. È la Firenze di domani che deve essere costruita oggi.

Luigi Salvadori, Presidente Fondazione CR Firenze dimostra l’operato messo in atto in questi ultimi anni. Interventi e programmi fortemente innovativi, progetti che hanno anticipato una visione di insieme. Il recupero dell’ex caserma Cavalli, in Oltrarno, per farne la casa delle start up e l’assoluto rilievo che il complesso Bardini ha saputo conquistare in ambito culturale e artistico. Se Adam Smith, padre dell’economia, intravedeva la necessità di un legame tra capitalismo e valori etici, un secolo più tardi, il filosofo ed economista britannico John Stuart Mill sosteneva che “nessuno può essere felice senza rendere felici gli altri”.

Qualità e’ la parola chiave, dice Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera, il centro fieristico congressuale nato con caratteristiche di ente sovracittadino. La città metropolitana è la somma di tutti i Comuni della ex Provincia senza la parte elettiva, ma punto di riferimento del territorio. Sarà diverso anche il turismo se lo aiuteremo a cambiare. L’integrazione deve essere progettata nei trasporti, strade, pianificazione urbanistica, mercato del lavoro e servizi di impresa.

È il volto della città tra radici e futuro. Una interazione di tutti coloro che la abitano, quelli che ci lavorano e quelli che la godono nella sua bellezza.

È necessario in questa fase, contemperare le occasione di scambio e di esperienze a livello nazionale, perché possano produrre nuova consapevolezza e stimolare idee, dice Eugenio Giani Presidente della Regione Toscana. Proiettare le nostre città in una visione di sostenibilità. Trasformare i fattori di crisi in opportunità di apprendimento e di crescita.

Se paragoniamo la città a un corpo vivo, i suoi polmoni torneranno a ossigenarsi solo se dalle aree esterne giungerà un respiro che impedisca a Firenze di considerare come luogo di valore solo il centro storico. Architetto Marco Casamonti, fondatore di Archea associati.

Nuove pratiche e nuove idee per costruire il futuro. Un luogo che non sia solo delle reti brevi e delle piccole distanze, dice Patrizia Asproni, che ha diretto con grande successo il Museo Marino Marini, ma distanze che si connettano con quelle lunghe, lavorative, culturali, di studio e di turismo condiviso e non più solo di consumo. Precorrere tutte le strade della storia per preconizzare il futuro.

La Grande Firenze non è un sogno, non fa parte delle parole, ma è una messa in atto concreta, uno sforzo intelligente che è già in proiezione