Il sindaco è il primo sognatore della propria città . Presentazione del libro “la città universale”. Di Elena Tempestini

Dario Nardella è diventato fiorentino a quattordici anni, quando si è trasferito in città dalla Napoli natale. A Firenze ha frequentato il liceo, l’università e il conservatorio, a Firenze è cresciuto e di Firenze è diventato sindaco nel 2014. La definisce una città universale, una città in cui si vive immersi nell’arte e nella storia, meta e tappa di persone di tutto il mondo, in cui il rapporto costante con il bello forgia il modo di vivere e di pensare dei suoi abitanti. Proprio il ruolo di sindaco di Firenze, palcoscenico privilegiato, l’ha portato ad assumere responsabilità e funzioni a livello internazionale, a conoscere e studiare le città più importanti del nostro continente e a collaborare con i loro sindaci e amministratori. Sono state queste esperienze a confermare la sua convinzione che le città siano il presente e il futuro dell’Europa, luogo di incontro e scambio, di relazioni e di mediazione, di inclusione e di complessità. Dario Nardella, partendo da Firenze e dalla sua esperienza diretta per arrivare fino alle grandi città europee, delinea i contorni di un nuovo progetto politico che, auspicabilmente, ci porterà a un nuovo Umanesimo, in grado di fornire linfa fresca alla politica e alla società tracciando nuove strade per un futuro diverso e migliore.

IL PERNO GEOGRAFICOE POLITICO DELLA STORIA DI UNA GUERRA DEI NOSTRI GIORNI. di Elena Tempestini

Heartland

La vicenda ucraina si inserisce in un gioco molto più ampio e complesso di equilibri mondiali che hanno al centro il controllo di quella vasta area chiamata Heartland e che vede coinvolte in un pericoloso risiko tutte le grandi potenze del pianeta e le potenze regionali dell’area; teatro del prossimo confronto sarà la conferenza del G20 in Indonesia. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino la storia ha ricominciato a correre e, nonostante la speranza di un continente europeo stabile e pacifico, la tensione geopolitica ha riaperto antiche dispute che sembravano svanite. La disintegrazione della Jugoslavia, avvenuta tra il 1992 e il 1999, è stata solo l’inizio di un processo che ancora oggi affonda le sue radici nei due secoli precedenti.
La fine della prima guerra mondiale forse non avvenne mai e, come disse il generale francese Fock, fu un armistizio durato vent’anni. Ci fu la disintegrazione degli imperi centrali – russo, austro-ungarico, ottomano e tedesco, che crearono un vuoto geopolitico che molti
stati (e in particolare la Russia e la Gran Bretagna) hanno cercato di colmare in più di cent’anni. La caduta del muro di Berlino e la conseguente frammentazione dell’Urss, definita da Vladimir Putin «la più grande catastrofe geopolitica della storia», ha generato un’area di conflitto ancora più ampia: un’estensione dai Balcani al mar d’Azov e alle repubbliche caucasiche, denominata dal capo della sicurezza americana al tempo di Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, “Arco di Crisi”. Tesi ampiamente dimostrata nei decenni successivi con le guerre in Jugoslavia e in Georgia.

La crisi ucraina iniziata nel 2008 e portata avanti fino al 2015, ha trovato le sue radici proprio in quella prima guerra mondiale di fatto non è mai finita. L’onda d’urto di quel primo conflitto mondiale, mise sotto pressione l’integrità’ della Russia post zarista facendola scontrare con i movimenti indipendentisti ucraini. Fu ancora in quel periodo che la mancanza di una potenza regionale fece sì che l’appena ricostituita Polonia intraprendesse con il Generale Pilsudski una guerra contro la Russia già sovietica, al fine di creare un grande stato polacco dal Mar Baltico al mar Nero in grado di contenere una possibile espansione comunista verso Ovest. E oggi è ancora Varsavia che si vuole porre come testa di ponte nella regione di una grande sfera di influenza anglosassone/russofoba, estesa su tre mari: mar Nero, mar Baltico e Mare Adriatico all’interno dell’Alleanza Atlantica, rafforzando le relazioni con Londra e indebolendo i paesi dell’Europa Occidentale.

Espungendo e cancellando così la possibilità della nascita della cosiddetta “Gerussia“ ovvero di quel rapporto privilegiato tra Germania e Russia, le due vere potenze europee: il grande “titano“ russo-tedesco sull’Est europeo che ostracizzerebbe l’influenza del Sea-Power, la potenza marittima anglo -americana, e garantirebbe un assoluto dominio dello Heartland il sogno utopico di Karl Ernest Haushofer per far nascere l’organizzazione delle Pan-Regioni. È la tanto antica quanto eterna dialettica tra le potenze di mare contrapposte a quelle continentali. È lo scontro tra l’Europa e Heartland, incubo di uno dei fondatori della geopolitica, l’inglese Sir Halford MacKinder e del suo pensiero: “Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland, chi controlla l’Heartland comanda l’isola mondo, chi controlla l’Isola Mondo comanda il mondo”. Heartland è così il cuore pulsante, il centro il perno del supercontinente euroasiatico.

Heartland

Heartland

Il territorio delimitato ovest del dal Volga a est dal fiume azzurro a nord dalla dall’Artico e a sud dalle cime più occidentali dell’Himalaya ecco spiegato l’importanza dell’Ucraina che… Di origini polacche, divenuto consigliere americano per la sicurezza nazionale alla fine degli anni 70 durante la presidenza di Jimmy Carter, definì uno Stato perno per il Cremlino: “senza l’Ucraina la Russia cessa di essere un impero ma con l’Ucraina subordinata e sottomessa, la Russia diviene automaticamente un impero“ quindi i motivi storico politici alla base del conflitto ucraino, possono estendersi anche alla Bielorussia e alla Moldavia. La presenza di questa grande area post sovietica non ancora bene delineata, si è intrecciata con le vicende del Medio Oriente, creando una linea che va da Damasco a Kiev, in cui gli effetti di uno si ripercuotono sull’altro, con al centro il mar Nero: altro punto nevralgico che avrà molto da dire in futuro. Facendo un salto indietro, alla fine della guerra greco-turca del XIX secolo, le parole del colonnello inglese Lacy Evans furono profetiche: egli manifestò qual era l’assillo russofobo dell’Inghilterra sullo stretto dei Dardanelli: «il possesso della più forte posizione strategicaal mondo, Costantinopoli e gli Stretti, renderebbe immediatamente la Russia in grado di dominare il Mediterraneo e l’Asia Centrale e conseguentemente di minare il commercio e la potenza della Francia e della Gran Bretagna. Con Costantinopoli come base, il dominio universale è a portata di mano della Russia».

L’Europa occidentale si è trovata per forza coinvolta nel caos; Londra ha più volte ribadito la propria amicizia con Varsavia appoggiando la divisione creatasi all’interno dell’Unione Europea tra Est e Ovest al fine di mantenere, tramite l’Alleanza Atlantica, il concetto ben espresso da Sir Hastings Lionel Ismay: «tenere fuori i russi, dentro gli americani e giù i tedeschi».

Storia? No. È un obiettivo geopolitico valido che persiste ancora oggi.

Washington è concentrata sul Pivot to Asia, così che è di Londra il ruolo di amministratore delegato all’interno dell’Alleanza Atlantica e per gli interessi statunitensi in casa europea.

L’Europa non si può permettere stati destabilizzati ai propri confini e un eventuale collasso dell’Ucraina avrebbe effetti devastanti sulla tenuta dell’integrità europea. L’Ucraina è destinata a cambiare la storia europea, quella storia che da più di cent’anni non ha mai voluto mettere in piedi una soluzione vera e propria, mantenendo volontariamente una separazione fra teoria politica e pratica politica: le ideologie politiche hanno sostituito il ruolo della fede religiosa nel compattare il consenso dei ceti subalterni, insistendo soprattutto sulle motivazioni etiche di ciascun schieramento. Dopo l’accelerazione globalista dei decenni scorsi, che decretava finita l’epoca degli stati nazionali nella prospettiva di un ordine mondiale tutto dominato da un’unica immensa tecnostruttura planetaria basata sulla grande potenza americana e sull’inevitabile partnership atlantica euro-americana, siamo proprio sicuri che questa visione sia ancora attuale? Lo vedremo con l’avvicinarsi del G20 del I5 e 16 novembre 2022, organizzato sull’isola di Bali.

Sia Xi Jinping che Putin hanno dato conferma della loro presenza, nonostante gli Usa fossero contrari al russo Putin. La presenza di Xi Jinping e di Putin all’ incontro potrebbe essere l’occasione per una sorta di resa dei conti con il Presidente americano, Joe Biden, e altri leader occidentali: tutti, infatti, si incontrerebbero di persona per la prima volta dall’invasione russa dell’Ucraina, avvenuta il 24 febbraio scorso.

La rivalità dei grandi paesi è davvero preoccupante, ha detto Joko Widodo , presidente dell’Indonesia; “ciò che vogliamo noi è che questa regione sia stabile, pacifica, in modo da poter costruire una crescita economica. E non penso solo all’Indonesia, ma anche ai paesi asiatici che vogliono la stessa cosa.”Quale presidente di turno del G20, ha cercato di bilanciare i legami tra le maggiori potenze, resistendo alle pressioni per escludere la Russia dagli incontri. Il presidente Indonesiano Joko Widodo, conosciuto come Jokowi, ha respinto le preoccupazioni secondo cui le tensioni Usa-Cina su Taiwan possano riversarsi sul mar Cinese meridionale, affermando che le nazioni dovrebbero invece concentrarsi sulla gestione delle crisi alimentari, dell’energia e della pandemia. «L’Indonesia vuole essere amica di tutti». Le aree prioritarie di intervento coincidono con alcuni degli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. Traguardi globali di sviluppo sostenibile che, se raggiunti, consentiranno di salvare la specie umana e gli ecosistemi.

L’Indonesia è ora uno degli attori economici più importanti dell’area Indo-Pacifico, rappresentante dei paesi che aderiscono all’Asean (Brunei, Cambogia, Tailandia, Laos, Filippine, Vietnam, Malesia e Myanmar), la sua partecipazione al G20 riflette la necessità di includere uno dei paesi principali del Sud Est Asiatico, la regione più dinamica dal punto di vista economico. Insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia, Jakarta è inoltre un membro G20 a maggioranza islamica, facendosi però portatrice di istanze ben diverse da quelle di Riyadhe e di Ankara, anche in virtù del differente contesto geografico. Un contesto che le ha permesso di sviluppare un ruolo di ponte fra culture differenti: ed è proprio in questa dimensione che si è sviluppata la sua figura accogliente del G20 più “caldo” di tutti i tempi”

San Casciano dei Bagni: il tesoro che il fango ha custodito per millenni. Di Elena Tempestini

Foto crediti ANSA

Che l’Italia sia costituita da tesori immensi ed unici non c’erano dubbi, e proprio come per i bronzi di Riace, riportati alla luce nel 1972 in Calabria, la terra Toscana ha dato alla luce 24 statue bronzee di epoca etrusca e romana. Divinità, matrone, fanciulli, imperatori.

A pochi metri dalle vasche pubbliche di acqua termale a San Casciano dei Bagni in provincia di Siena, riemerge un santuario di età augustea. Protetto per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente, un deposito votivo incredibile per ricchezza e qualità: insieme a migliaia di monete, ex voto e una immensa quantità di iscrizioni in etrusco e in latino, sono riaffiorate le statue, cinque delle quali alte quasi un metro, perfettamente integre.

Statua di Igea, marmo a grana fine, da un livello di obliterazione dell’edificio nel santuario (IV-V sec.d.C.)
Crediti Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Siena Grosseto Arezzo

Il santuario romano sacro, è suggellato da altari dedicati a Fortuna Primigenia, Iside oltre che ad Apollo. È la bellissima statua in marmo raffigurante Igea, che gli archeologi di diverse università italiane e internazionali, Siena, Pisa, Firenze, Roma La Sapienza, Sassari, Dublino e Cipro, partecipanti allo scavo, hanno potuto far di-nascere dal fango millenario che le ha custodite.

Verso la fine del II sec. d.C. tre altari in travertino con dediche anche a Fortuna Primigenia e Iside, sono deposte nel cuore del santuario, sul bordo della vasca della sorgente calda, che sgorga a 42 gradi.

Altare di Fortuna-Primigenia

“Lo studio e la valorizzazione di questo tesoro sarà un’ulteriore occasione per la crescita spirituale della nostra cultura e per il rilancio di territori meno noti al turismo internazionale, ma anche come volano per l’industria culturale della nazione” ha detto il neo Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. È l’archeologo Jacopo Tabolli, docente dell’Università per Stranieri di Siena a guidare dal 2019 il progetto con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno economico del piccolo comune toscano. A testimonianza delle scoperte a San Casciano dei Bagni un volume intitolato “Il Santuario Ritrovato. Nuovi Scavi e Ricerche al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” (Edito da Sillabe) a cura di Emanuele Mariotti e Jacopo Tabolli.
Il volume raccoglie gli studi di più di trenta autori sui risultati dello scavo. «Pubblicare integralmente uno scavo a meno di sei mesi dalla sua conclusione è un’impresa piuttosto rara. Questo progetto è nato dalla voglia di condividere i primi risultati di uno scavo che siamo certi restituirà altre tracce importanti del paesaggio religioso romano del territorio. Il volume prende le mosse dallo scavo del Bagno Grande, ma spazia dalla preistoria del Monte Cetona allo sviluppo della città etrusca di Chiusi, fino alla romanizzazione del territorio».

I bronzi di San Casciano dei Bagni, raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro, assieme agli organi e alle parti anatomiche per le quali si chiedeva l’intervento curativo della divinità attraverso le acque termali.

Crediti ANSA

Nelle iscrizioni si leggono nomi di potenti famiglie etrusche del territorio dell’Etruria interna, dai Velimna di Perugia ai Marcni noti nell’agro senese. Le statue sono state realizzate quasi con certezza da artigiani locali, si possono datare tra il II secolo A.C e il I secoli D.C.

Il santuario, con le sue piscine ribollenti, le terrazze digradanti, le fontane, gli altari, esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V d.C. quando, in epoca cristiana, venne chiuso ma non distrutto. Le vasche furono sigillate con pesanti colonne di pietra, le divinità affidate con rispetto all’acqua. È anche per questo che, rimossa quella copertura, gli archeologi si sono trovati davanti un tesoro ancora intatto, di fatto “il più grande deposito di statue dell’Italia antica e comunque l’unico di cui abbiamo la possibilità di ricostruire interamente il contesto”.

Crediti ANSA

le statue come pure gli innumerevoli ex voto, arrivano dalle grandi famiglie del territorio e non solo, esponenti delle élites del mondo etrusco e poi romano, proprietari terrieri, signorotti locali, classi agiate di Roma e prefino imperatori. Qui, a sorpresa, la lingua degli etruschi sembra sopravvivere molto più a lungo rispetto alle date canoniche della storia, così come le conoscenze etrusche in fatto di medicina sembrano essere riconosciute e accettate come tali anche in epoca romana.

L’archeologo Tabolli dice che anche in epoche storiche in cui infuriavano i più tremendi conflitti, all’interno di queste vasche e su questi altari i due mondi, quello etrusco e quello latino, sembrano convivere senza problemi”. “Passa il tempo, cambia la lingua, cambiano persino i nomi delle divinità, ma il tipo di culto e l’intervento terapeutico rimangono gli stessi”.

Modelli matematici per la sostenibilità dell’ecologia. Di Elena Tempestini

La parola “ecologia” e l’aggettivo “ecologica/o”, sono molto usati negli ultimi anni, bisognerebbe comprendere nel suo profondo cosa significhi ecologia: scienza che si occupa dei meccanismi con cui l’ambiente influenza gli esseri viventi e viceversa. È “l’ economia della natura”, l’insieme di provvedimenti per la salvaguardia dell’equilibrio naturale, la comprensione dei complessi fenomeni che legano gli esseri viventi, e fra questi gli esseri umani, al mondo circostante. Dal mondo circostante gli esseri viventi traggono i materiali per la propria vita, nel caso degli esseri umani anche le materie prime per le attività produttive economiche, che successivamente nel territorio nel quale sono inseriti rigettano le proprie scorie.
Mantenere la qualità dell’ambiente implica attuare misure economiche legislative, tecnologiche e di educazione pubblica, si definisce “economia verde” un modello teorico di sviluppo economico che prende in considerazione l’impatto ambientale, cioè eventuali danni che si potrebbero generare dall’antropizzazione in genere, da tutto il ciclo di trasformazione dalle materie prime fino alla definitiva eliminazione o smaltimento del prodotto finito. Dal momento che il territorio e le materie per la vita e per le manifatture sono presenti sul pianeta in quantità limitate, le popolazioni si appropriano dello spazio e dei beni materiali con forme altamente conflittuali come abbiamo potuto assistere nella guerra Russo-Ucraina, combattuta per la supremazia sul controllo delle materie prime.

L’inizio dello studio dello sviluppo della dinamica delle popolazioni si deve principalmente a due importanti scienziati del primo novecento: Alfred J. Lotka, americano esperto di statistica, e Vito Volterra, matematico italiano, studente a Firenze e Pisa, fondatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche il CNR, e della Società Italiana di Fisica, nonché membro della Royal Society. Sia Lotka che Volterra vedevano la natura come un grande sistema un “trasformatore di energia”.

Le equazioni matematiche sono funzionali anche per l’analisi di un ecosistema dove due specie sono in competizione per una risorsa e ciascuna influenza negativamente l’altra. L’utilizzo della matematica in ecologia è sempre stato importante ma negli ultimi decenni è diventato fondamentale. E’ sufficiente sfogliare una qualsiasi delle riviste di ecologia più quotate Ecology, American Naturalist, Journal of Animal Ecology, Trends in Ecology and Evolution per rendersi conto che ormai non solo gli studi teorici, ma anche quelli sperimentali e applicati, utilizzano intensamente modelli matematici, oggigiorno molto sofisticati.

Ma c’è ancora la necessità di trovare un compromesso tra le esigenze di sviluppo socio-economico e il mantenimento della qualità della biosfera, sopratutto per le generazioni future. Questo gap non ancora risolto, ci ha condotto all’affermazione di un nuovo ed importante obiettivo da perseguire per il benessere di tutti i cittadini del nostro pianeta: quello della sostenibilità della biosfera e dello sviluppo sostenibile.

La parola “sostenibile” deriva dall’inglese e significa “mantenibile nel tempo, “duraturo”; perciò sviluppo sostenibile significa sviluppo che può essere mantenuto nel tempo senza compromettere il funzionamento globale della terra. Praticamente è ciò che descriviamo nel Carrying Capacity, che è la capacità di carico o di capacità portante. Un concetto ben conosciuto agli ecologi ed agli studiosi della biodiversità e dei sistemi naturali, mentre ancora troppo ignorato dalla classe politica e dagli economisti. La capacità di carico, è il numero di individui in una popolazione che le risorse dell’ambiente in cui vive sono capaci di sostentare. Gli studiosi delle scienze del sistema Terra e della sostenibilità globale sono molto interessati a comprendere il più possibile, nella relazione tra sistemi naturali e specie umana e i suoi sistemi sociali, la tematica dell’accrescimento della popolazione umana e dei suoi livelli di consumo di energia e materia. È essenziale per comprendere come sia possibile garantire la nostra sopravvivenza nel futuro e, possibilmente, l’avvio di una società equa e sostenibile.

Oggi è diventata una necessità improrogabile la costruzione di una nuova economia che consenta agli esseri umani di vivere bene nell’ambito dei chiari limiti biofisici dei sistemi naturali che ci supportano e grazie ai quali esiste la nostra economia ed il nostro benessere.

Non siamo noi a stabilire quei limiti, ma l’ecologia e le risorse finite del pianeta. Espandere liberamente i nostri desideri materiali non è sostenibile. C’è bisogno di un autentico cambiamento di pensiero.

Per impostare una nuova economia è perciò fondamentale stabilire dei limiti, dei tetti massimi all’utilizzo delle risorse, delle emissioni, indicando i conseguenti obiettivi di riduzione. Gli studiosi ci ricordano che rispettare i limiti ecologici richiede di comprendere precisamente cosa questi limiti comportino, e dove l’attuale attività economica si collochi rispetto a essi. Un processo che richiede il passaggio dalla carrying capacity alla carrying capability al fine di incrementare la funzionalità dell’intero sistema. La finalità è la conservazione a lungo termine dei valori universali del Bene, nella consapevolezza che essa dipende ed inizia in larga misura dalle comunità locali nel loro complesso di espressioni economiche, sociali e culturali.

La modernità di “Otello”: l’invidia e la gelosia travestiti da “amicizia” si servono del sospetto. Di Elena Tempestini

Shakespeare

Dubbio e sospetto non sono sinonimi, non vogliono dire la stessa cosa. Il dubbio esprime la possibilità di farsi plasmare, di mettersi in discussione, di cambiare un qualcosa, ma anche il cercare di comprendere ciò che non sappiamo. Il dubbio è interno, nasce nel nostro profondo quando le situazioni quotidiane non vanno per il verso giusto, quando gli eventi si ripetono portandoci a conclusioni che non ci soddisfano. È come se vivessimo una storia già scritta, già vista e già da noi stessi interpretata ma pensiamo di non avere “strumenti” efficaci per superarla. Il sospetto è un concetto negativo sempre, perché il sospetto si proietta all’esterno di noi stessi, richiede la nostra verifica reale, per non permettere alla mente di costruirsi “castelli in aria”. Camminando nella vita, prendendo consapevolezza, sappiamo che in ogni ambito di lavoro e di esperienza ci sono calunniatori di professione, che agiscono per invidia oppure per loschi fini. Se il dubbio porta a mettersi in discussione, il sospetto lo posso verificare, e se c’è chi agisce in modo non corretto deve essere smascherato. Sarà proprio questo a permettermi di liberarmi del sospetto e di coloro che lo hanno generato. Per millenni si è dibattuto del concetto di sospetto, in ogni ambito della letteratura, del teatro e delle sceneggiature.

Mi sono sempre chiesta perché nei film, ma anche nella vita reale, i “personaggi” cattivi abbiano un carisma che affascina, un qualcosa che li rende attraenti, direi amicali, eppure l’istinto ci fa percepire che le loro azioni sono malvagie. La mente si presta a divenire terreno fertile per il seme del sospetto dove è incapace di comprendere, filtrare, metabolizzare il messaggio, l’informazione. Ed è nel sospetto, che si annida la calunnia, l’invidia, la denigrazione, che da millenni è causa all’essere umano di piccoli o grandi problemi che dividono, rovinano o distruggono l’Unione, la civile convivenza e un pacifico confronto delle idee.

Nietzsche, nei I “maestri del sospetto”, un elaborato della ‘scuola del sospetto’, primo saggio filosofico del 1878 dal titolo “ Umano troppo umano, un libro per spiriti liberi”; cerca di dare una nuova interpretazione al concetto di sospetto. “Il sospetto deve fare i conti con l’imprevedibilità del reale, con la gioia della vita. Un cammino che ci porta alla scoperta della parte più profonda di noi che rimane sempre da esplorare per tutta la nostra vita, luci ed ombre che velano e svelano”.

I “maestri del sospetto”, un elaborato della ‘scuola del sospetto’, primo saggio filosofico del 1878 di Nietzsche, dal titolo “ Umano troppo umano, un libro per spiriti liberi”

Facendo un passo indietro nel tempo, il posto al sole, il vero trionfo del sospetto lo troviamo nel dramma di Shakespeare, in “ Otello il Moro di Venezia”.

Otello è un combattente valoroso, tanto che riesce ad occupare la posizione di Generale dell’esercito di Venezia, nonostante sia appunto solo un “Moro”. Moro non di etnia come penseremmo oggi, perché gli scritti di Shakespeare sono antecedenti alla tratta degli schiavi, ma a qualcuno più scuro dei pallidi inglesi, appunto uno straniero, forse un musulmano che abitava ai tempi in Spagna, in Nord Africa o in Sicilia. Iago al contrario di Otello non è particolarmente valoroso come militare. Lo si intuisce dal fatto che occupa la posizione subalterna di alfiere e che Otello preferisce promuovere Cassio a luogotenente, piuttosto che Iago.

Forse proprio da questa promozione mancata e assegnata ad un altro, nasce tutta l’invidia e la rabbia di Iago. Una rabbia calcolata, mai furiosa ma implacabile nel piano di vendetta che viene portato avanti ai danni del “Moro”.

Il dramma shakesperiano è incentrato sulla profonda invidia che Iago sembra provare nei confronti di chi lo circonda. Come celare tutta questa cattiveria, invidia? Insinuando il sospetto. Iago odia Otello con tutto se stesso, la sua meta è rovinargli l’esistenza, e sotto ogni punto di vista.

Otello, chiamato il Moro, probabilmente non era di etnia scura, ma uno straniero per Shakespeare, forse un Mussulmano.

Iago e’ sicuramente un uomo intelligente e scaltro che sa usare gli altri, senza remore o dubbi va avanti nel suo intento servendosi di ogni stratagemma.

Ed è sfruttando la fraterna amicizia tra Cassio e Desdemona, che Iago insinua il sospetto nel Moro, usa la debolezza della sua gelosia nei confronti della moglie, che ama con passione e della quale si fida ciecamente.

Ed ecco apparire il vero protagonista, il sospetto del tradimento.

Ed è proprio il concetto di sospetto che piano piano rende il Moro furioso, portandolo a compiere gesti estremi, di cui si pentirà amaramente.

Otello e Desdemona

Shakespeare è un genio nel saper mettere in evidenza i vizi e le virtù umane. Le sue tragedie sono fondate sui sentimenti, sulle emo-azioni. L’invidia mette in moto il sospetto, l’invidia è l’origine da cui scaturiscono tutti i mali. E Shakespeare vuole far comprendere ai posteri che è bene non cedere a questo sentimento, perché non porterà mai a niente di buono. Sembra voler metterci in guardia. E lo fa attraverso il diabolico e invidioso Iago, che usa la sua scaltrezza solo per fare del male.

In “Otello” non ci sono dei buoni sentimenti, ogni cosa viene distrutta, fatta a pezzi dal sospetto che ha alimentato l’invidia e la gelosia

La vera “modernita” è mettere in evidenza la contrapposizione tra bene e male. Comunicare per riflettere e apprendere, non far sedimentare il sospetto.

La modernità di “Otello” è che riesce a mettere in evidenza la cattiveria, la perfidia raggiunta insinuando il sospetto nelle menti. È ciò che oggi vediamo succedere all’interno di coppie con i “femminicidi”, nella comunicazione usata quale strumento per togliere credibilità a un magistrato, a un politico, a chiunque sia un possibile ostacolo. Iago, non è il classico antagonista da cui l’eroe non si aspetta altro che azioni malvagie volte a distruggerlo, Iago è un antagonista subdolo, amichevole, a volte gentile e altruista ma ingannatore, ed è questo a renderlo crudele.

Il lettore, lo spettatore lo comprende perché è proprio Shakespeare a scrivere i pensieri di Iago, facendoci partecipi delle sue reali intenzioni. E se ciò non fosse messo in evidenza? Chi di noi non cadrebbe nella “trappola” ordita ai nostri danni? In Otello il sospetto è alimentato dalla parola che determina le azioni: l’interpretazione degli eventi si basa su indizi, su prove oculari vanamente richieste e artificiosamente prodotte.

Iago si finge amico di tutti, quando in realtà il suo obiettivo è distruggere chiunque ha intorno, la sua invidia vuole e pretende di impossessarsi delle vite altrui, distruggendole. Ha bisogno di togliere dalla realtà ciò che di leale e buono c’è nelle persone.

In Otello il sospetto è alimentato dalla parola che determina le azioni: l’interpretazione degli eventi si basa su indizi, su prove oculari vanamente richieste e artificiosamente prodotte.

Iago è il Male. Il Male travestito da Amicizia. La sua modernità è proprio in questo. Chiunque di noi, prima o poi, ha avuto a che fare con false amicizie. Shakespeare ci ha lasciato la possibilità di riflettere su concetti atavici quali, invidia, gelosia, cattiveria ma sopratutto sul concetto di sospetto, purtroppo un atto subdolo che se usato a fini distruttivi può portare a fare stragi.

“Grandangolo temporale”, il metodo della dottoressa Scappini per recuperare l’armonia e La Sapienza. Di Elena Tempestini

psicologa del lavoro e dei contesti, dottoressa in filosofia ed etica delle relazioni umane, specializzata in psicoterapia: iscritta all’associazione italiana psicologi giuridici, esperta in comunicazione

Agnese Scappini è psicologa del lavoro e dei contesti, dottoressa in filosofia ed etica delle relazioni umane, specializzata in psicoterapia: iscritta all’associazione italiana psicologi giuridici, esperta in comunicazione e da non molto possiamo aggiungere: scrittrice, in quanto è uscito il suo primo libro il “Grandangolo Temporale”. Incontro la Dottoressa Scappini non nella sua Perugia, ma a Roma dove ha presentato il suo libro al “Centro Studi Americani”.

Dove nasce Agnese Scappini bambina?

Nasco nel più profondo verde dell’Umbria, sulla riva del Tevere, tanto che i miei lineamenti etruschi, incredibilmente etruschi, mi diranno dei fotografi, sono divenuti un biglietto da visita in tante occasioni. La mia crescita si è formata nella natura, tra prati, fiumi e animali allo stato brado; ero una ragazzina libera ma con valori molto chiari e definiti che i miei genitori hanno saputo donarmi con amore: Rigore, Disciplina, Armonia e Bellezza. Valori che mi accompagnano in tutte le scelte della mia vita.

Quindi per lei il concetto di etica è insito nella sua educazione.

Si, non sono un’amante della strada già tracciata, sono una “ribelle” nell’animo. Ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha educata ad essere una donna emancipata, tanto che sono stata travolta molto presto dalla curiosità e dal amore per lo studio.

Sapeva già da studentessa quale sarebbe stato il suo percorso?

Francamente dentro di me c’era una forte percezione nel voler aiutare le persone, ma quando si è molto giovani ancora non si sa come. Sarà per questo motivo che dopo gli studi classici ho scelto di studiare filosofia.

Concordo con lei dottoressa, che la filosofia se affrontata attraverso uno studio Accademico aiuta a trovare risposte alle domande fondamentali dell’esistenza umana.

Dottoressa Agnese Scappini. Perugia

Esatto, una netta minoranza femminile della facoltà perugina dei primi anni duemila, proprio nel momento del passaggio dal cartaceo al virtuale, si domandava a cosa sarebbe potuta servire la filosofia. Socrate mi ha sempre fatto sentire la sua voce… “Proprio perché serva di nessuno, è il più nobile dei saperi”. Personalmente la filosofia mi apre la mente all’esercizio del pensare prima che del sapere, e riesce a non saziarmi mai.

Lei è una affermata psicologa, quindi deduco che non si sia fermata alla filosofia?

Credo fermamente che l’emancipazione vada vissuta in modo radicale, ricercando continuamente. Nel momento che ero in attesa del mio primo figlio, mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia, con l’ attesa della seconda figlia ho concluso il secondo anno. Dopo la loro nascita mi sono laureata alla triennale, con la tesi di laurea, fuori dai soliti schemi, sulla disabilità. La mia specializzazione è stata a Firenze in Psicologia del Lavoro ed è in quel momento che scopro un’altra mia dimensione: la formazione.

Ma la formazione è anche un processo di comunicazione, forse più evoluto e più complesso?

La mia sensibilità da esteta non mi ha mai abbandonata, posando per servizi fotografici, ed usufruendo dei tempi di sviluppo tecnologico, ho approfondito la comunicazione, prendendone dimestichezza attraverso i suoi principali strumenti. È stato in quel preciso istante che ho compreso l’importanza del processo necessario: la presenza del formatore e del formandomi. Mi sono iscritta alla scuola di Psicoterapia per dare corpo e solidità alle mie teorie. Era finalmente arrivato il momento dell’aver cura.

Dottoressa, aver cura, sapersi prendere cura e’ un grande potere, e quindi è sempre una grande responsabilità

Trovo la mia nuova dimensione, la mia eudaimonia, come un fine naturale della vita umana, perché è effettivamente una gioia, scoprire, far muovere, far agire il proprio buon demone nella condizione complessiva di benessere.

Ed ecco che in questo punto si coniugano i suoi studi di filosofia con la psicologia. Il Demone di conoscere se stessi, di non eccedere in nulla, i punti cardinali intorno ai quali ruota la saggezza legata a Sofocle e Socrate, Platone e Aristotele, Cicerone e Orazio, Seneca e sant’ Agostino

Si, continuo con ogni mio paziente a scoprire, domandare e conoscere. È il momento nel quale metto in atto il mio “metodo”. Un metodo semplicissimo nella sua logica, si basa sul riuscire a portare la persona che ha subito un trauma, più o meno grave, ad osservarsi da un punto e da uno spazio di osservazione più ampio possibile: nasce il “GRANDANGOLO TEMPORALE”. Oggi il metodo è divenuto un libro, un breve manuale nel quale cerco di stimolare la riflessione. Il metodo è la ricerca stessa, ma anche il recupero di saperi e di memorie.

Dottoressa Scappini, lei mi fa venire in mente l’invito che il filosofo Max Weber, rivolse ai giovani davanti alle macerie della prima guerra mondiale. “Professore, cosa dobbiamo fare?», il professore rispose: “Ognuno segua il demone che tiene i fili della sua vita”.

È un po’ quello che mi sento dire dai miei pazienti, a volte sconfortati da un vivere quotidiano complesso. Spesso mi parlano di ingiustizie della vita, e la mia risposta è sempre la stessa: la vita non può essere giusta o sbagliata perché è al di là del bene e del male. (Giobbe lo ha insegnato bene).

Dottoressa quali sono i valori che ognuno di noi può e deve mettere in pratica per poter vedere dei cambiamenti nella propria vita?

I valori sono l’impegno, l’esercizio che ha il suo hardcore nella disciplina, nella costanza, e nella forza di volontà. Ma sopra di tutto, mai tralasciare il concetto di speranza, quel sentimento di fiduciosa realizzazione, presente o futura. È nutrire, accarezzare, concepire la fede nell’universo e nella sua immensa co-scienza.

Filosofa, psicologa ed esperta di comunicazione. Da sempre dico che non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori, e lei me lo sta confermando, come si rapporta con il suo lavoro ai social ?

Nei social, sopratutto su instragram, metto a disposizione il sapere, la conoscenza che è mia fedele alleata. Ho creato un format virtuale che ho chiamato “i miei 60 secondi di Psicologia”, piccole pillole di aiuto quotidiano per placare, armonizzare il caos mentale derivato dal logorio della quotidianità .

G20 di novembre a Bali: l’Indonesia sogna in grande. Per l’Italia sarà la prima prova del nuovo Governo. Di Elena Tempestini

Forse noi occidentali non ci facciamo attenzione, ma l’Indonesia è il paese più popoloso al mondo, si contano oltre 273 milioni di abitanti. Ma è anche la terza democrazia più grande del mondo, dopo Stati Uniti e India. Ha una estensione territoriale che è almeno 50 volte quella dell’Italia. L’Indonesia, in questi ultimi anni, sta assumendo un’importanza sempre più cruciale all’interno dello scacchiere geopolitico globale. Al momento risulta l’ottava economia mondiale, con la prospettiva di raggiungere la quarta posizione entro il prossimo trentennio. Il summit del G20 che si terrà a novembre sull’isola di Bali, potrà solo rafforzare la sua posizione in ascesa.

Il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping, fin da questa estate hanno dato per certo la loro presenza. Se arriveranno sull’isola tutti, si creerà una sorta di resa dei conti con il presidente americano, Joe Biden, e altri leader democratici: sarebbe il primo incontro di persona dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio.

Il Presidente Joko Widodo, leader indonesiano, sta portando avanti un possibile ruolo di “mediatore” della contesa tra Russia ed Ucraina, essendo andato a visitare Putin e Zelensky. Praticamente il primo leader asiatico a visitare i due paesi in guerra, non solo, ha voluto partecipare al G7 di giugno 2022, che si è tenuto in Germania, dove il tema caldo era proprio il conflitto Ucraino. Tema che ha fatto esprimere il Presidente del Consiglio Europeo con queste parole:

Vertice del G7, Castello di Elmau, 26-28 giugno 2022. Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, hanno rappresentato l’UE al vertice del G7 di quest’anno, tenutosi al Castello di Elmau in Baviera, Germania.

“L’UE e il G7 hanno gli stessi obiettivi: fermare la macchina da guerra russa proteggendo allo stesso tempo le nostre economie e quelle dei nostri partner.” Charles Michel, presidente del Consiglio europeo

Il vertice del G20 che si terrà a Bali a novembre, arriva in un momento particolare, carico di tensioni internazionali. L’Italia che ha appena eletto il suo nuovo Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha già una “gatta da pelare” in politica estera. A differenza del suo predecessore Draghi, la leader di una forza politica che ha sempre espresso posizioni sovraniste e anti Ue, dovrà costruire un rapporto di fiducia reciproca con gli alleati tradizionali. Un’impresa sicuramente non facile. Giorgia Meloni, ha rassicurato che «l’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica», e ha lanciato al contempo un aut aut agli alleati: «Chi non fosse d’accordo con questo capisaldo non potrà far parte del governo”. Un discorso che la vede in allineamento con il suo predecessore Mario Draghi, che si è sempre prodigato a confermare che tutto il mondo guarda all’Europa come a una fonte di sicurezza, stabilità e pace. Un concetto da tenere a mente come stella polare per il futuro, soprattutto in tempi difficili come questi». La premier sa che tutti gli occhi sono puntati su di lei, in Italia e all’estero, e non ci saranno sconti al primo passo falso. I primi contatti internazionali dopo il giuramento nella mani del Presidente della Repubblica sono giunti con le telefonate da parte di Ursula Von der Leyen e i vertici delle istituzioni europee con cui, ha sottolineato Giorgia Meloni il nuovo governo di centrodestra è «pronto a collaborare».

Il presidente indonesiano Joko Widodo, potrà usare il vertice di novembre quale trampolino diplomatico per incrementare il peso specifico dell’Indonesia, ma resta emblematico il suo comportamento. A differenza del blocco occidentale che è stato portato avanti, l’Indonesia “non si è allineata”. Il Presidente Widodo non ha accolto l’appello dell’Occidente di boicottare il Cremlino, cioè di escluderlo dal vertice del G20 a Bali.

Quali possono essere i motivi geopolitici e la strategia Asiatica?

Sicuramente il Presidente indonesiano tutela gli interessi nazionali del suo paese, in quanto se la guerra dovesse durare a lungo, la crisi alimentare potrebbe “travolgere” anche Jakarta. Indonesia e Malesia rappresentano l’85% della produzione mondiale di olio di palma. Nelle sue parole si comprende il timore del tempo: “La mia missione è costruire la pace, perché la guerra deve essere fermata e i suoi effetti sulla filiera alimentare devono essere revocati”, ha detto Widodo. “Le mie visite non sono importanti solo per gli indonesiani, ma anche per altri Paesi in via di sviluppo. Il fine ultimo è quello di evitare che i cittadini dei Paesi in via di sviluppo e a basso reddito possano cadere nella povertà estrema e nella fame” ( Jako Widodo)

Il ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi, ha inoltre affermato che per l’Indonesia è importante ottenere una ripresa delle esportazioni di grano dall’Ucraina, così come di fertilizzanti dalla Russia. Il dialogo, sarà l’unico modo per porre fine alla carenza alimentare e ridurre i prezzi delle materie prime.

Costruire abilmente un futuro

L’Indonesia è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver mantenuto una posizione neutrale fin dall’inizio della guerra in Ucraina. In virtù di questa posizione, e del fatto di essere la padrona di casa del prossimo vertice del G20, Jakarta ha tutte le carte in regola per tentare la pacificazione russo-ucraina, che se avvenisse porterebbe all’Indonesia un prestigio internazionale utile alla crescita economica che sta costruendo per il futuro. Da non sottovalutare che l’Indonesia ha l’economia asiatica Internet più grande, e in più rapida ascesa nonostante ci siano ancora ostacoli da superare all’interno del paese. Ed è proprio lo scenario del G20 che potrebbe attrarre nuovi allettanti investimenti, atti per finanziare diversi progetti di rilievo, quali la costruzione di una nuova capitale verde e intelligente, ampliare la rete delle telecomunicazioni, dei trasporti, della gestione dei rifiuti, e dare solidità all’ambito sanitario.

Il 2045, Con “Indonesia Vision” è considerato il termine per attuare il Making Indonesia 4.0, uno strumento che ha il compito di promuovere la crescita dell’industria locale e, al tempo stesso, staccare l’Indonesia dall’eccessiva dipendenza dalle importazioni.

Praticamente l’Indonesia ambisce ad essere il PIVOT DELL’ASIA, il perno tra Oriente ed Occidente dal punto di vista economico, riuscendo a togliere spazio alla Cina. Mediare Putin, Zelensky, Stati Uniti Cina ed Europa non sarà affatto semplice.

Tra i nuovi Ministeri: il ministero dello Sviluppo economico diventa il ministero del made in Italy ma il cerimoniale del Quirinale fa uno “scivolone”

L’automobile è femminile disse Gabriele D’Annunzio, e se oggi per noi il termine automobile è un sostantivo femminile del quale non ci sono dubbi, in passato questi ci sono stati e hanno acceso molte discussioni. Per la prima volta l’Italia ha una Presidente del Consiglio Donna, alla quale auguro un buon lavoro in tempi così difficili. Giorgia Meloni è una Presidente che crede fortemente nel concetto Italia e nel prodotto Italia, tanto che ha costituito un importante cambiamento lessicale per alcuni ministeri, con nomi come sovranità alimentare, made in Italy, famiglia e natalità, sicurezza energetica ad indicare l’identità del nuovo esecutivo.

Una visione politica precisa, in un momento di transizione epocale che vede puntati gli occhi di tutto il mondo. Proprio ieri 21 ottobre, a Bruxelles la Commissione Europea si è riunita per trovare l’accordo energetico per un meccanismo “dinamico” con l’Asia, per non compromettere le forniture di Gnl. Italia, Francia e Spagna sono favorevoli, Germania, Austria e Olanda si oppongono in modo concreto. La difficoltà è sempre insita nel concetto di “agire insieme” e di credere in noi stessi.

Giorgia Meloni dopo aver ricevuto l’incarico di Presidente del Consiglio da Sergio Mattarella

“Crediamo di essere un paese, ma la verità è che siamo poco più di un paesaggio.”

( Nicanor Parra)

Tra passaggi istituzionali, procedure formali dettate da una consolidata prassi costituzionale, regole ferree imposte dal Cerimoniale, c’è anche la sottolineatura di un paese che non crede mai in se stesso. Tra queste, ormai da tempo, si annoverano anche gli arrivi al Quirinale di leader, futuri premier o presidenti del Consiglio. La presidente del Consiglio incaricata, Giorgia Meloni, ha scelto di salire sul Colle dal Presidente della Repubblica Mattarella, a bordo della sua abituale Cinquecento bianco panna. L’ automobile che fotografi e giornalisti hanno imparato a riconoscere in queste settimane di pedinamento della futura Presidente, quattro settimane trascorse tra il voto e l’incarico. Ma il cerimoniale del Quirinale, ha deciso per la Presidente del Consiglio Italiano Giorgia Meloni, di metterle a disposizione una berlina più importante. Una Maserati? Una Alfa Romeo? Una Ferrari? Una Evo? Una Lancia? Assolutamente no, le ha messo a disposizione una berlina tedesca, una Audi.

Prodotti automobilistici Italiani

La cosa che fa “sorridere” è che c’è stata una forte scelta di cambiamento che ha portato a trasformare il ministero dello Sviluppo Economico e delle Imprese, facendolo diventare il ministero del made in Italy. Giorgia Meloni da tempo parla della necessità di valorizzare e proteggere dalle frodi tutto ciò che viene prodotto in Italia, tutelare l’industria italiana è tutto ciò che viene esportato all’estero. «Voglio un liceo del made in Italy» . Noi italiani non possiamo altro che esultare per un concetto che dovrebbe farci tornare protagonisti dell’industria, dell’Artigianato, del design, del Talento che le idee e le mani di questo paese hanno prodotto per secoli. E come celebriamo il nostro Made in Italy nel mondo il giorno dell’insediamento della nostra Presidente del Consiglio? Con una AUDI. La messa in evidenza di una marca automobilistica tedesca.

La domanda che mi pongo è sempre la solita, perché noi italiani scivoliamo sulla banalità, perché non siamo capaci in momenti così importanti, che sono sotto gli occhi di tutto il mondo, a celebrare la bellezza e i dettagli della nostra industria?

Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole.
(Sant’Agostino)

21 ottobre 2022. La Commissione Europea propone un meccanismo “dinamico” con l’Asia per non compromettere le forniture di Gnl. Italia, Francia e Spagna favorevoli al tetto. Germania, Austria e Olanda si oppongono. Di Elena Tempestini

“Agire insieme”

C’è e non c’è un vero e proprio accordo sul cosiddetto price cap del gas, cioè un “tetto” massimo ai prezzi del combustibile. I rappresentanti dei ventisette hanno concordato sulla necessità di proseguire le discussioni sulle varie opzioni. I leader hanno appoggiato le proposte della Commissione europea sull’istituzione di un riferimento di prezzo per il gas liquefatto alternativo al TTF e sull’acquisto collettivo (ma su base volontaria) di gas, in modo da negoziare con i fornitori da una posizione di maggiore forza. Le leggi specifiche che dovranno tradurre in realtà queste idee, però, non ci sono, e andranno negoziate nelle prossime settimane.

Il primo importante messaggio è “agire uniti”. Il Consiglio europeo si dice impegnato in uno stretto coordinamento delle risposte politiche e sottolinea l’importanza di uno stretto coordinamento e di soluzioni comuni a livello europeo, ove appropriato, e si impegna a raggiungere gli obiettivi politici in modo unito.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che “ora abbiamo un’ottima e solida tabella di marcia per continuare a lavorare sul tema dei prezzi dell’energia”.

i leader dell’Unione chiedono ai ministri nazionali e alla Commissione di “presentare decisioni concrete” su un “temporaneo corridoio dinamico dei prezzi sulle transazioni di gas naturale” e su un tetto al prezzo del solo gas utilizzato per produrre l’elettricità. Tra i paesi dell’Unione più contrari alla proposta di un tetto ai prezzi del gas è la Germania. Berlino sostiene che la misura ridurrà gli incentivi al risparmio energetico, viste le bollette meno care, e metterà l’Europa in una posizione di svantaggio competitivo rispetto all’Asia: attirati dai prezzi più alti, i carichi di gas liquefatto potrebbero dirigersi lì, lasciando il Vecchio continente senza una buona riserva di combustibile.

G20 che sarà a metà novembre a Bali

Per questo la Commissione ha proposto un price cap dinamico e non fisso, che rifletta l’andamento dei prezzi sul mercato asiatico.

Le ragioni dello scetticismo tedesco sono condivise dall’Austria e dai Paesi Bassi: i due paesi ospitano degli hub del gas, rispettivamente il Baumgarten e il TTF. Favorevole al cap, invece, è un gruppo di quindici paesi di cui fanno parte l’Italia, la Francia, il Belgio, la Spagna, il Portogallo e la Polonia.

Sergio Giraldo, manager del settore energetico, ha parlato di una situazione “in stallo” in sede europea: “Anche se probabilmente”, aggiunge, “si celebrerà l’unica cosa su cui si troverà un accordo, ovvero la procedura di acquisti congiunti di gas che tanto serve alla Germania [è il paese europeo che consuma più gas, ndr], ancora una volta vale la vecchia massima secondo cui ‘stare nell’Unione europea è semplice: 27 capi di stato si siedono attorno a un tavolo, fanno lunghe trattative e alla fine la Germania dice no’”.

Fra ’Luca Pacioli, il frate della Divina Proporzione: insegnò la matematica a Leonardo da Vinci e divenne il padre della contabilità. Di Elena Tempestini

Un rombicubottaedro. Illustrazione di Leonardo da Vinci per la Divina proportione

Il frate francescano e matematico Luca Pacioli nato a Borgo Sansepolcro, in Toscana, nel 1445, fu una delle menti più brillanti e famose del Rinascimento: studiò con Piero della Francesca, conobbe Bramante e insegnò a Leonardo Da Vinci. Matematico appassionato di scacchi e di numeri che divennero la moderna ragioneria.

Fra’ Luca Pacioli venne dimenticato per quasi due secoli, ma a cavallo fra Quattro e Cinquecento era molto famoso, tanto da meritarsi un ritratto, enigmatico quasi quanto la sua figura, oggi conservato a Napoli. Pitagorismo, platonismo e teologia coesistono in modo perfetto nell’idea di Pacioli, ed è la matematica a spiegare questo connubio perfetto di suggestioni, tanto complesse quanto lo è il creato stesso. Nella sua opera principale, la Divina proporzione, matematica e metafisica coesistono, riassumendo appieno lo spirito rinascimentale. Il SENSO DELLA BELLEZZA, che permette a tutti i saperi di essere connessi fra loro. Non esistono speculazioni fini a se stesse bensì ogni elemento è utile a comprendere l’architettura divina di cui l’uomo è pilastro fondante.

Ritratto del Frate matematico Luca Pacioli 1495, eseguito da Jacopo de’ Barbari ed esposto presso il Museo di Capodimonte.

Luca Pacioli è celebre soprattutto per il suo trattato intitolato “De divina proportione” di cui restano oggi due sole copie manoscritte: una conservata nella Bibliothèque Publique et Universitaire di Ginevra ed un’altra presso la Biblioteca Ambrosiana.
Il manoscritto dell’Ambrosiana è un codice in pergamena, in elegante scrittura umanistica, di 130 fogli, e reca la data del 14 dicembre 1498. Venne donato alla Biblioteca nel 1637 dal mar­chese Galeazzo Arconati, insieme ad altri manoscritti di Leonar­do Da Vinci tra cui il famoso Codice Atlantico.
Luca Pacioli nel suo trattato mette in evidenza gli studi della sezione aurea, in quanto scrisse che la proporzione divina è applicabile a tutte le arti, ed è necessario che tutti gli uomini di ingegno abbiano una copia dell’opera da cui avranno diletto e nuova conoscenza.
Già i matematici dell’antichità classica e i filosofi greci erano rimasti affascinati dalla proporzione aurea, in quanto riflesso della perfezione e armonia divina. Di qui l’uso del­l’aggettivo “divina” per indicare la “proporzione” che regola il rapporto.
Leonardo da Vinci, alla fine del Quattro­cento incontrò a Milano Luca Pacioli, lo incontrò alla corte di Ludovi­co il Moro. Per lasciare ai posteri, una prova visibile di come avvenisse l’applicazione del­la sezione aurea alla geometria solida, il frate matema­tico commissionò direttamente al grande maestro fiorentino Leonardo, una serie di tavole con i disegni acquerellati di sessanta solidi costruiti a partire dalla sezione aurea: grazie al gioco della prospettiva e dei colori, ne derivò un’affascinante serie di figure geometriche tutte accomunate dall’idea della perfezione.

Il so­lido risulta appeso, secondo le regole fisiche del baricentro, a un cartiglio che ci dà la titolazione identificativa in lingua latina ciel solido stesso (cioè di quale solido si tratta e le sue caratteristiche). Sotto il disegno acquerellato del solido in questione, un’iscrizio­ne riporta la titolazione nell’antica lingua greca, la lingua dei pri­mi matematici e dei grandi filosofi. Si parte dalla sfera per arriva­re fino allo stupefacente poliedro a settantadue basi, passando per tutte le variazioni possibili e immaginabili.
L’effetto finale e complessivo è quello cli una vera e propria ‘galleria’ di immagini, quasi irreali nella loro perfezione. ( Biblioteca Ambrosiana)

I poliedri sono raffigurati sospesi, come a voler sottolineare la geometria “divina”

Fra’Luca Pacioli possiamo ricordarlo non solo per la “Divina Proporzione”, ma per un Trattato e una scoperta alla quale, la moderna economia, ancora oggi deve dire grazie. Nel 1494 Pacioli scrisse il trattato che descrive il sistema di partita doppia. Un sistema di scrittura matematica che veniva utilizzato dai mercanti di Venezia. Fu chiamato il ‘Metodo di Venezia’, venne incluso come appendice nel suo ‘Summa’, un compendio di tutto ciò che comprendeva la matematica in quel momento. Il metodo di partita doppia, è una scrittura contabile, consistente nel registrare le operazioni aziendali simultaneamente su due serie di conti, “ dare-avere”, secondo il principio della duplice rilevazione simultanea. Lo scopo era ed è, quello di determinare il reddito di un preciso periodo amministrativo e di controllarne i movimenti.

Siamo nel Rinascimento: la riscoperta di opere greche antiche portò ad un’età di cambiamento, preliminare all’età moderna. L’influenza degli studi classici è particolarmente sentita in ambito letterario e artistico, in matematica invece il periodo rinascimentale fu caratterizzato soprattutto dall’affermarsi dell’algebra e quindi, in qualche modo, in continuità con la tradizione medievale. Pacioli non fu un economista ma preparò il materiale, creò ed utilizzò per primo il linguaggio tecnico che è stato la radice della nostra odierna scienza economica. L’uso di due sezioni contrapposte per segnare i crediti ed i debiti ma anche i costi ed i ricavi, la doppia contabilizzazione delle operazioni finanziarie ed economiche ai fini di un maggior controllo, il concetto di pareggio, il bisogno di creare un inventario per i beni mobili e immobili

questi cinque corpi sono legati, proportionatili tra loro e circoscritti da una sfera, solo ricorrendo alla Divina Proportione che tra loro li accorda con certa irrazionale sinfonia”. ( Luca Pacioli)

La figura di Luca Pacioli ci aiuta a comprendere un’epoca di radicali cambiamenti, il passaggio verso un mondo globale nel quale diventa un’autorità assoluta in Europa. Colui che insieme alle più grandi menti illuminate del Rinascimento diviene l’organizzatore dei libri commerciali e dello sviluppo della geometria solida. È l’apertura a orizzonti nuovi, in una combinazione tra il rigore della geometria e la disponibilità a “mettersi in gioco” su spazi geografici e mentali. Dalla logica di una costruzione “chiusa”, attentamente misurata dalle risorse fisiche e intellettuali dell’uomo, si passa progressivamente a un respiro universale condiviso con artisti quali Piero della Francesca, Leonardo Da Vinci, Leon Battista Alberti Bramante, Raffaello e Albrecht Dürer

Divina Proporzione di Fra’ Luca Pacioli