È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.
Enzo Avitabile
Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.
Cava dei Tirreni
Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).
Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni
“Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.
La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.
Fu Sant’ Agostino che si fece propagatore del culto di SANTO STEFANO, lo fece in un discorso tenuto nel 425 d.C, nel quale Sant’Agostino riferisce che, subito dopo il ritrovamento a Gerusalemme del corpo di santo Stefano iniziarono a verificarsi miracoli nei suoi luoghi di culto. Un aspetto particolare è nel racconto degli Atti degli Apostoli, nel quale si avvicina Santo Stefano a Gesù, ed è per questo motivo che si celebra il giorno dopo il Natale. È il perdono di Santo Stefano prima di morire lapidato. Anche Dante nella Divina Commedia, ( Purgatorio canto XV) racconta di aver assistito ad una scena toccante: quella della lapidazione di Stefano che, morente, invoca il perdono per i suoi persecutori. Santo Stefano dunque muore affidando la propria vita a Dio e perdonando i suoi persecutori.
Lapidazione di Santo Stefano del Dore’
Poi vidi genti accese in foco d’ira con pietre un giovinetto ancider, forte gridando a sé pur: “Martira, martira!”
La chiesa di Santo Stefano Rotondo, fu eretta ai tempi di Papa Simplicio tra il 468 e il 483 D.C. Sul colle del Celio. Una chiesa quasi nascosta alla vista, una struttura che non ha una vera e propria facciata. Bisogna entrare per restare stupiti della bellezza che esprime un interno cosi armonioso ed etereo, tanto che si resta stupiti per la percezione di trovarsi in un’altra dimensione. Sicuramente contribuisce la sua costruzione simmetrica con cerchi concentrici, infatti la chiesa è a pianta circolare. Quando il Papa Simplicio da Tivoli, la fece edificare, era uno dei periodi più bui della storia, con la morte dell’Imperatore Teodosio cadde anche il potere di Roma. Costruire la chiesa di Santo Stefano era veramente importante. Il Papa la fece edificare in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma, esattamente sopra il mitreo dei Castra Peregrini. La grande curiosità è che la chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, esperienza ed ammonimento, praticamente era la dottrina fatta pietra, per essere tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni, molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione della Chiesa.
“conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:31,32)
Affresco interno Santo Stefano Rotondo
In quei lontani anni, c’era ancora l’antica conoscenza di saper costruire secondo misura, cioè usando le esperienze trasmesse nel tempo dagli antichi Maestri, le forme venivano plasmate per poter parlare ai posteri, ed arricchite di simboli e significati profondi e duraturi. I 144 cubiti ( L’Unità’ di misura) fu usata per la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il mausoleo di Santa Elena a Roma, la chiesa mariana del Monte Gorizim, la rotonda pagana di Salonicco conosciuta come rotonda di San Giorgio, ed i 144 piedi per la Cappella Palatina di Aix-the-Chapel. L’origine di questa misura proviene dalla Rivelazione (Apocalisse) in cui Giovanni attribuisce alla periferia della città celestiale un valore di 144 cubiti. Il numero 144 non è casuale: è la moltiplicazione di 12 per 12, considerato la massima completezza; sono le 24 ore del giorno moltiplicate per le ore dei sei giorni della creazione: 24×6 = 144 ore. Sia per Platone che per Aristotele, avverrebbero importanti cambiamenti nelle città ogni 144 anni. Ma è anche il numero scientifico all’interno della precessione degli equinozi: Il moto giroscopico dell’asse terrestre, fenomeno di natura vettoriale, determina la precessione che impiega 25776 anni per compiere una rotazione completa, mentre il moto di anticipo sul punto vernale ( in astronomia è il punto equinoziale di marzo, indicato con la lettera greca γ che ricorda le corna dell’ariete di marzo) è chiamato precessione degli equinozi, ed impiega 25920 anni per compiere un giro completo sull’asse terrestre. Calcolando ora la differenza dei due periodi processionali, 25920 – 25776 = 144 . Il risultato è 144. Tutto ciò era già ben conosciuto da Platone, il quale chiamò la Precessione degli equinozi “anno Platonico” riassumendo 25920 anni in un solo anno, dividendo in 12 mesi, le ere di 2160 anni. La terra fa uno scatto di un grado ogni 72 anni e 2 gradi ogni 144 anni. È il Senso della Bellezza che sta tornando a coniugare, ad unire verso un punto d’incontro la Scienza e la Spiritualità. Tutto ciò che precedentemente è stato espresso in antiche scritture, di qualunque genere esse siano, e di qualunque religione, furono “divise”, ma adesso stanno trovando una propria corrispondenza scientifica nel mondo che ci circonda.
Le otto divinità costituenti l’Ogdoade di Ermopoli
Che sia il momento che ci avvicini al riconoscimento della “Legge Universale” che tutto regola e che tutto tiene in piedi? Quell’energia misteriosa che Fabiola Giannotti, direttrice del CERN, ammette che ancora la scienza sta cercando di spiegare? La Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio. Numeri carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte (i portali esterni e i pilastri di sostegno) rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne, appunto, l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale, ricordo il Battistero di Firenze. Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture e che possiamo vedere su molte chiese come Santa Croce. Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione (omne trinum perfectum) per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. È il numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese, ma 36 è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti “l’ogdoade” è la somma di uno più due, più tre, fino al numero otto, che da trentasei, e abbiamo già visto come l’otto sia il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa. Due importanti studi sono stati scritti su Santo Stefano Rotondo da Ritz Sandor:
L’insuperabile creazione del passato, presente e futuro. Il tempio perenne di Santo Stefano Rotondo in Roma, la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse.
Fu Sant’ Agostino che si fece propagatore del culto di SANTO STEFANO, lo fece in un discorso tenuto nel 425 d.C, nel quale Sant’Agostino riferisce che, subito dopo il ritrovamento a Gerusalemme del corpo di santo Stefano iniziarono a verificarsi miracoli nei suoi luoghi di culto. Un aspetto particolare è nel racconto degli Atti degli Apostoli, nel quale si avvicina Santo Stefano a Gesù, ed è per questo motivo che si celebra il giorno dopo il Natale. È il perdono di Santo Stefano prima di morire lapidato. Anche Dante nella Divina Commedia, ( Purgatorio canto XV) racconta di aver assistito ad una scena toccante: quella della lapidazione di Stefano che, morente, invoca il perdono per i suoi persecutori. Santo Stefano dunque muore affidando la propria vita a Dio e perdonando i suoi persecutori.
Lapidazione di Santo Stefano del Dore’
Poi vidi genti accese in foco d’ira con pietre un giovinetto ancider, forte gridando a sé pur: “Martira, martira!”
La chiesa di Santo Stefano Rotondo, fu eretta ai tempi di Papa Simplicio tra il 468 e il 483 D.C. Sul colle del Celio. Una chiesa quasi nascosta alla vista, una struttura che non ha una vera e propria facciata. Bisogna entrare per restare stupiti della bellezza che esprime un interno cosi armonioso ed etereo, tanto che si resta stupiti per la percezione di trovarsi in un’altra dimensione. Sicuramente contribuisce la sua costruzione simmetrica con cerchi concentrici, infatti la chiesa è a pianta circolare. Quando il Papa Simplicio da Tivoli, la fece edificare, era uno dei periodi più bui della storia, con la morte dell’Imperatore Teodosio cadde anche il potere di Roma. Costruire la chiesa di Santo Stefano era veramente importante. Il Papa la fece edificare in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma, esattamente sopra il mitreo dei Castra Peregrini. La grande curiosità è che la chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, esperienza ed ammonimento, praticamente era la dottrina fatta pietra, per essere tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni, molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione della Chiesa.
“conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:31,32)
Affresco interno Santo Stefano Rotondo
In quei lontani anni, c’era ancora l’antica conoscenza di saper costruire secondo misura, cioè usando le esperienze trasmesse nel tempo dagli antichi Maestri, le forme venivano plasmate per poter parlare ai posteri, ed arricchite di simboli e significati profondi e duraturi. I 144 cubiti ( L’Unità’ di misura) fu usata per la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il mausoleo di Santa Elena a Roma, la chiesa mariana del Monte Gorizim, la rotonda pagana di Salonicco conosciuta come rotonda di San Giorgio, ed i 144 piedi per la Cappella Palatina di Aix-the-Chapel. L’origine di questa misura proviene dalla Rivelazione (Apocalisse) in cui Giovanni attribuisce alla periferia della città celestiale un valore di 144 cubiti. Il numero 144 non è casuale: è la moltiplicazione di 12 per 12, considerato la massima completezza; sono le 24 ore del giorno moltiplicate per le ore dei sei giorni della creazione: 24×6 = 144 ore. Sia per Platone che per Aristotele, avverrebbero importanti cambiamenti nelle città ogni 144 anni. Ma è anche il numero scientifico all’interno della precessione degli equinozi: Il moto giroscopico dell’asse terrestre, fenomeno di natura vettoriale, determina la precessione che impiega 25776 anni per compiere una rotazione completa, mentre il moto di anticipo sul punto vernale ( in astronomia è il punto equinoziale di marzo, indicato con la lettera greca γ che ricorda le corna dell’ariete di marzo) è chiamato precessione degli equinozi, ed impiega 25920 anni per compiere un giro completo sull’asse terrestre. Calcolando ora la differenza dei due periodi processionali, 25920 – 25776 = 144 . Il risultato è 144. Tutto ciò era già ben conosciuto da Platone, il quale chiamò la Precessione degli equinozi “anno Platonico” riassumendo 25920 anni in un solo anno, dividendo in 12 mesi, le ere di 2160 anni. La terra fa uno scatto di un grado ogni 72 anni e 2 gradi ogni 144 anni. È il Senso della Bellezza che sta tornando a coniugare, ad unire verso un punto d’incontro la Scienza e la Spiritualità. Tutto ciò che precedentemente è stato espresso in antiche scritture, di qualunque genere esse siano, e di qualunque religione, furono “divise”, ma adesso stanno trovando una propria corrispondenza scientifica nel mondo che ci circonda.
Le otto divinità costituenti l’Ogdoade di Ermopoli
Che sia il momento che ci avvicini al riconoscimento della “Legge Universale” che tutto regola e che tutto tiene in piedi? Quell’energia misteriosa che Fabiola Giannotti, direttrice del CERN, ammette che ancora la scienza sta cercando di spiegare? La Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio. Numeri carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte (i portali esterni e i pilastri di sostegno) rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne, appunto, l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale, ricordo il Battistero di Firenze. Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture e che possiamo vedere su molte chiese come Santa Croce. Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione (omne trinum perfectum) per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. È il numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese, ma 36 è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti “l’ogdoade” è la somma di uno più due, più tre, fino al numero otto, che da trentasei, e abbiamo già visto come l’otto sia il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa. Due importanti studi sono stati scritti su Santo Stefano Rotondo da Ritz Sandor:
L’insuperabile creazione del passato, presente e futuro. Il tempio perenne di Santo Stefano Rotondo in Roma, la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse.
L’annuncio ufficiale negli Stati Uniti: “Per la prima volta nella storia abbiamo generato più energia di quella consumata”. Gli scienziati statunitensi hanno raggiunto una svolta storica nel campo della fusione nucleare. La scoperta è stata annunciata il 13 dicembre 2022 a Washington, dalla segretaria all’energia, Jennifer Granholm. Questo risultato scientifico potrebbe cambiare radicalmente il mondo in pochi anni, è l’inizio di una svolta fondamentale in un campo che affascina gli scienziati ormai da decenni e che potrebbe cambiare completamente il modo in cui produciamo “Energia Elettrica”. In poche parole, si tratta di uno dei risultati scientifici più impressionanti del XXI secolo.
I risultati sono stati raggiunti da un team di ricercatori della National Ignition Facility (NIF) del Lawrence Livermore National Laboratory, in California, e rappresentano una pietra miliare sulla strada per lo sfruttamento di una nuova fonte di energia. Nel giro di pochi anni, la fusione nucleare potrebbe essere utilizzata per generare elettricità in quantità enormi, in modo sicuro e neutrale per il clima. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare prima che la produzione di massa sia possibile, a causa di importanti ostacoli tecnici.
L’energia di “domani” imita le stelle
Energia pulita e sicura: Sia l’energia nucleare che la fusione nucleare generano energia dalle forze di legame dei nuclei atomici. Nel caso dell’energia nucleare, però, si dividono atomi di grandi dimensioni, si producono scorie radioattive e c’è il rischio di gravi incidenti. La fusione nucleare, invece, prevede la fusione di piccoli nuclei atomici in nuclei più grandi e la tecnologia è considerata pulita e sicura. Questa forma di generazione di energia è simile ai processi che avvengono nelle stelle, come il sole. Da 4 miliardi e mezzo di anni, il Sole illumina e scalda la Terra traendo energia da un processo chiamato FUSIONE NUCLEARE . In questa definizione sono comprese varie reazioni che avvengono nel nucleo stellare, dove c’è una temperatura di 15 milioni di gradi e una pressione di circa 300 miliardi di atmosfere. In quell’ambiente, i nuclei di idrogeno si uniscono tra loro formando nuclei di elio. L’elio così generato ha una massa leggermente inferiore a quella dei due atomi d’idrogeno di partenza, e la massa mancante si converte in energia secondo la legge scoperta da Albert Einstein.
Oh Crediti: Lawrence Livermore National Laboratory
Ed è nelle sembianze premurose di una tenera madre che William Blake, il geniale poeta pittore e illustratore inglese, immortala Santa Lucia in un acquerello in cui la dantesca donna “dagli occhi belli” lo stringe a sé nella salita, fino alla spaccatura della roccia che immette al secondo regno ultraterreno, quello della liberazione del male
William Blake
Lucia appoggia il piede sulla balza del colle per deporre il poeta un attimo prima del risveglio, seguito a ruota e assistito sempre dal fedele maestro Virgilio. “I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole ( purgatorio IX). La santa siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato, per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.
Dante aveva per Santa Lucia, protettrice della vista, una venerazione tutta particolare, forse dovuta a una malattia agli occhi di cui il poeta narra nel Convivio III, IX e con queste parole:
“E però puote anche la stella parere turbata: e io fui esperto di questo l’anno medesimo che nacque questa canzone, che per affaticare lo viso molto, a studio di leggere, in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d’alcuno albore ombrate. E per lunga riposanza in luoghi oscuri e freddi, e con affreddare lo corpo de l’occhio con l’acqua chiara, riuni’ sì la vertù disgregata che tornai nel primo buono stato de la vista”.
“I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole (Purgatorio, IX, 52.) la Santa Siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.
William Blake, La porta del Purgatorio
Lucia, la martire venerata in tutta Europa dalla Sicilia alla Scandinavia per i suoi doni che illuminano “colei che porta con se la notte più lunga”, ma è anche colei che salva Dante nella sua divina avventura attraverso le tre dimensioni dell’aldilà: l’Inferno, il Purgatorio, e il Paradiso. La Divina Commedia, il più grande poema dell’occidente cristiano, è incentrato sulla figura di Lucia come la Grazia illuminante. È la luce della speranza, è l’immagine dell’aquila di giustizia e dell’aquila imperiale, è il tramite imprescindibile della missione redentrice di cui Dante è destinatario e, grazie al suo poema, anche portavoce.
Gustave Doré, L’aquila ghermisce Dante
Lucia, intermediaria tra la Maria Vergine e il sommo poeta, perso nella selva oscura del peccato. Lucia che Dante ritroverà in Paradiso nella gloria dell’Empireo, nella candida rosa, all’agognato compimento della sua immane prova: alla sinistra di Maria, che ha il posto di maggior rilievo, siede Adamo di fronte al quale, come gli mostra San Bernardo, “siede Lucia, che mosse la tua donna / quando chinavi, a rovinar, la ciglia” (Paradiso, canto XXXII)
Una generazione che ignora la storia non ha un passato ma nemmeno un futuro. Cicerone diceva che “non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere delle età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza”. Per comprendere cosa stia succedendo in Iran, come siano iniziate le proteste, e per comprendere l’importanza delle differenze tra le precedenti rivoluzioni e quella che si sta formando oggi, dovremmo comprendere che il fallimento che fece fuggire lo Scia’ dall’Iran nel 1979, fu veramente un caso più unico che raro. Un regime che crolla per eccesso di denaro investito male, per eccesso di velocità nel voler occidentalizzare un paese. L’immensa liquidità monetaria, generata dalla gestione petrolifera, anzichè modernizzare il paese, provocò una inflazione galoppante, alimentò la corruzione e dette il via alla rivolta popolare.
Lo Scia’ con la prima moglie Soraya
Il bianco e il nero, un passato che sa di leggenda, che invece è reale, ben radicato nella storia contemporanea. La monarchia di Mohammad Reza Pahlavi, è sinonimo di potere, ricchezza e di opulenza all’estero, ma di dispotismo e assolutismo in patria. Luci e ombre di un regno pieno di contrasti, che sono stati la causa scatenante della rivoluzione islamica. È il XX secolo e la condizione della donna durante questo periodo storico che ha avviato i grandi mutamenti che si sono succeduti nel corso del tempo. Mutamenti che non hanno sempre avuto a cuore la popolazione e il loro benessere. Ancora oggi Afghanistan e Iran sono gli unici due paesi al mondo dove l’utilizzo dello hijab, il velo, è obbligatorio e imposto per legge. Le donne possono svolgere diverse mansioni e lavori, a patto che coprano le braccia e le gambe con abiti adeguati. Hanno dei “diritti” ma sicurante non quelli che erano auspicati e in parte raggiunti nel periodo monarchico. Quei diritti furono aboliti o ridotti secondo la legge islamica del 1979.
Iran anni 70, studentesse universitarie
La dinastia Pahlavī regnò sulla Persia, divenuta Iran, dal 1925, anno della deposizione dell’ultimo sovrano della dinastia Qajar. Nel 1979 dopo la Rivoluzione bianca interna al paese, l’ultimo scià Pahlavi, Mohammad Reza, fu deposto, mettendo fine alla millenaria tradizione monarchica del Paese e proclamando la Repubblica Islamica con a capo khomeini.
L’Imam Khomeyni ritorna dall’esilio in Francia
Purtroppo ciò successe perché lo Scia’ voleva assolutamente trasformare l’Iran nella potenza principale del Medio Oriente. Le sue riforme, sulla carta, erano estremamente moderne, ma la velocità di trasformazione e la non attuazione di alcune, accentuò il carattere nazionalista e autocratico del paese. Furono impegnate la maggior parte delle risorse economiche del Paese nella costruzione di un potente e modernissimo esercito e nell’autocelebrazione della monarchia. La sua politica di modernizzazione della società, alimentò una crescente ostilità del clero sciita, che fino a quel momento lo aveva sostenuto, come nel 1953 nella crisi che lo aveva contrapposto al Primo Ministro nazionalista Mohammad Mossadeq.
La copertina che Time dedicò al Persiano primo Ministro Mohammed Mossadeq, quale uomo politico dell’anno
Mohammad Mossadeq, nel 1951, quando divenne Primo Ministro, fu eletto dalla rivista “Time” uomo dell’anno: era riuscito a difendere il suo paese dall’Inghilterra davanti all’Onu. Infatti, appena nominato Primo Ministro non perse tempo e mantenne le sue promesse, smantellando l’Anglo Iranian Oil Company, la prima compagnia petrolifera del Medio Oriente, costituita tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. La Gran Bretagna congelò i capitali iraniani che si trovavano in gran parte nelle banche inglesi, rafforzò la presenza militare nel Golfo Persico e attuò un blocco navale che impediva l’esportazione di petrolio, disponendo un embargo commerciale.
The Anglo-Persian Oil Company
Nell’impossibilità di esportare il suo petrolio, l’economia iraniana arrivò al collasso, a Mossadeq, che avrebbe voluto trasformare il paese in una monarchia costituzionale furono concessi dal Parlamento dei poteri straordinari per limitare l’influenza dello Scià. Per prima cosa diminuì’ il Budget della Corte e delle forze armate, la quale azione servi’ per finanziare la sanità, vietò allo Scia’ di mantenere contatti con i capi di governi esteri, attribuendo l’incarico al ministero degli Esteri, fece approvare una riforma agraria che tendeva a un minimo di ridistribuzione dei raccolti (nelle campagne vigeva ancora una sorta di sistema feudale) e impose una riforma fiscale: l’Iran era un paese in cui i ricchi e i potenti non pagavano le tasse.
Ma il Regno Unito puntava a rafforzare il potere personale di Mohammad Reza Pahlavi, che nel periodo tra il 1951 e il 1953 si trovava a Roma in “esilio”. L’idea era di recuperare il controllo sugli antichi e redditizi giacimenti petroliferi dell’Iran. Gli Stati Uniti invece, temevano che la crisi economica e politica dell’Iran potesse aprire la porta alla penetrazione sovietica in Medio Oriente in piena guerra con la Corea. Fin dal Nel 1892 il diplomatico britannico George Curzon, paragonò la Persia e i paesi confinanti a delle «caselle di una scacchiera su cui si gioca il destino del mondo», in fin dei conti era nel mezzo a due Imperi in espansione: quello britannico e quello Russo. Con l’Operazione Ajax, fu esiliato Mossadeq e ripristinata la futura Monarchia Pahlavi.
Nel 1942, il figlio dello Scia’ Reza Pahlavi, Mohammad Reza Pahlavi, proseguì la politica di modernizzazione del padre, ampliando i benefici riguardanti le donne, e adottando una serie di provvedimenti che favorirono la condizione femminile dell’epoca. Fu con la “rivoluzione bianca”, che le donne iraniane, oppresse per tanti secoli dalla sharīʿa islamica, acquisivano nel febbraio 1963 il diritto di voto sia attivo che passivo. Il 27 agosto 1968 Farrokhroo Parsa divenne la prima donna ministro nella storia dell’Iran, fino al 2 gennaio 1971, ed in seguito giustiziata a 58 anni l’8 maggio 1980. Mahnaz Afkhami è stata la seconda donna ministro in Iran, come ministro senza portafoglio per le donne e gli affari femminili dal 31 dicembre 1975 al 27 agosto 1978, Mahnaz Afkhami è fondatrice, presidente e amministratore delegato di Women’s Learning Partnership, è stata una delle principali sostenitrici dei diritti delle donne per più di quattro decenni, avendo fondato e servito come direttore e presidente di diverse organizzazioni internazionali non governative che si concentrano sul progresso dello status delle donne. Afkhami fa anche parte di comitati consultivi e comitati direttivi di una serie di organizzazioni nazionali e internazionali tra cui Freer/Sackler Galleries di The Smithsonian Institution, Foundation for Iranian Studies, The Global Fund for Women, Women’s Learning Partnership, Women’s Rights Division of Human Rights Watch, e il Movimento Mondiale per la Democrazia. Oggi vive in esilio in America.
Mahnaz Afkhami, ministro donna negli anni settanta in Iran
Nel 1970 la 35enne Dabir Azam Hosna diventa la prima donna sindaco in Iran, nella città di Babolsar, anche se fu presto costretta a dimettersi dopo una decisione presa da un consiglio di soli uomini. Nel 1973 l’età legale per contrarre matrimonio venne innalzata a 18 anni per le donne, dai 15 anni stabiliti nel 1931. Nel 1977, due anni prima della Rivoluzione, venne regolamentato l’aborto su richiesta con una legge, che venne in seguito abrogata nel 1979. L’aborto si era “legalizzato” con il consenso del marito. Le donne single potevano ottenerlo su richiesta senza condizioni speciali.
Molte furono le donne che si ribellarono, alla velocissima occidentalizzazione. In segno di protesta cambiarono il loro modo di abbigliarsi occidentale ed indossarono un mantello nero lungo e largo che copriva tutto il corpo, avvolgendo poi la testa in un grande foulard. Quando esplose la rivolta di popolo, ispirata dall’ayatollah Ruhollah Khomeyni le donne di tutte le estrazione sociali, scesero nelle strade, nelle piazze e sfilarono opponendosi al regime dello Scià, utilizzando il chador come metafora della ribellione. Il nascente regime islamico, colse l’opportunità e ne fece il simbolo di legittimizzazione del proprio potere.
Dopo il Referendum che si tenne tra il 30 e il 31 marzo 1979, riguardante la decisione di scegliere tra Monarchia e Repubblica, e dopo la conferma del 99% degli aventi voto di scegliere la seconda opzione, il 1 di aprile venne proclamata la Repubblica Islamica.
Ci vorranno dieci anni, esattamente nel 2009, per permettere a Marzieh Vahid Dastjerdi, di divenire la prima donna ministro durante la Repubblica Islamica. Nel 2017, il Presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, ha nominato tre donne vice presidenti. Tra queste, Masoumeh Ebtekar per la terza volta consecutiva dal 2013. L’incarico è terminato nel 2021.
Nel settembre di questo 2022, una ragazza di 22 anni, Masha Amini, originaria del Kurdistan iraniano in vacanza con la famiglia a Teheran, è morta dopo diversi giorni di coma, dopo essere stata picchiata a sangue da parte della polizia religiosa a causa del velo indossato in maniera scorretta qualche giorno prima. Nell’indignazione mondiale, la polizia ha cercato di far passare la morte per un arresto cardiaco, migliaia di donne hanno deciso di protestare e di togliersi il velo in segno di protesta. Il 3 dicembre 2022 il procuratore generale iraniano, Mohammad Jafar Montazeri, ha annunciato che i legislatori iraniani sono al lavoro per rivedere, entro due settimane, anche la legge sugli obblighi in materia di abbigliamento. La rivolta è supportata da tutti gli iraniani, anche uomini, uniti nel concetto di libertà e supportati dalle università. L’Iran ha una situazione diversa dagli altri paesi del Medio Oriente, e non si configura neanche interamente nell’immaginario occidentale dell’oriente arabo e musulmano. I cambiamenti stanno avvenendo molto rapidamente e mentre le tensioni aumentano gli iraniani stanno cercando di spingere la “comunità internazionale” ad agire in modo più responsabile al di fuori dei giochi politici. Il Canada ha esteso le sue sanzioni contro il regime, e la Germania ha chiesto all’Unione Europea di adottare più sanzioni in solidarietà con gli iraniani.
Le donne Afghane in una spettacolare dimostrazione di coraggio, sono scese nelle strade di Kabul per sostenere il popolo iraniano. Per sostenerli nel vedere riconociuti i propri diritti, questa azione potrebbe evincere la messa da parte delle speculazioni politiche, forse ci potrà essere un futuro migliore nella regione, ma questo può avvenire solo se cerchiamo di rimanere uniti per la tutela dei dritti umani.
Donne Afghane in sostegno delle donne Iraniane
Mi auguro che le parole scritte nell’atrio dell’Onu a New York, parole del Poeta e Mistico, Saādi di Shiraz, Persiano del 1250, scolpite per ricordare alle nazioni che possano leggerla prima di deliberare, che: “Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza. Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo (anche) le altre parti soffrono. Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato uomo”. Adamo non è un nome proprio di persona, ma un nome collettivo che significa « Umanità, Genere Umano » , senza aggettivi perché non è occidentale od orientale, ma solo universale.
interferometro sotterraneo triangolare, rivelatore gravitazionale. Ph Seismological Research
Per secoli l’uomo ha osservato l’Universo ad occhio nudo ma dal XX, fino ai tempi più recenti, è riuscito a costruire telescopi sempre più potenti. L’universo e’ stato studiato prevalentemente, osservando la luce visibile e altre forme di radiazione elettromagnetica, come le onde radio, i raggi X e i raggi gamma. In tempi molto recenti sono stati usati altri “messaggeri” cosmici, come particelle di alta energia: raggi cosmici e neutrini, ma sopratutto cercando di sondare lo studio delle Onde Gravitazionali. Le onde gravitazionali sono oscillazioni dello spazio-tempo che viaggiano alla velocità della luce. Albert Einstein ne predisse l’esistenza nel 1916, come conseguenza della sua teoria della Relatività Generale, pubblicata nel 1915.
Russel Hulse e Joseph Taylor hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 1993, proprio per aver osservato che il sistema binario perde energia esattamente come previsto, in funzione dell’emissione di onde gravitazionali. Nel 2017 il Premio Nobel per la fisica è andato a Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S. Thorne per la scoperta delle Onde Gravitazionali e per il loro contributo alla realizzazione dell’osservatorio statunitense LIGO, che ha permesso la prima rilevazione diretta delle onde gravitazionali.
Dal 2021 è la Sardegna ad essere al centro degli studi più avanzati per le nuove scoperte di astrofisica e geofisica. La Miniera di Sos Enattos, è situata nel territorio di Lula in provincia di Nuoro, ed è una infrastruttura mineraria e industriale composta da pozzi e discenderie che si spingono sino a 200 metri di profondità e gallerie scavate fin dal 1868, per estrarre galena, blenda, da cui si ricava piombo e zinco e argento. Il sito è divenuto un luogo di studio importantissimo per le onde gravitazionali. Qui l’INFN, l’ Istituto di Fisica Nucleare Nazionale, nel sito minerario, chiuso da decenni, ha trovato un’area silenziosa e antisismica, caratterizzata da spazi considerati il luogo ideale per lo studio. In questo contesto nasce Einstein Telescope candidato per l’Italia a ospitare il Centro europeo di misurazione delle onde gravitazionali e sostenuto da ben 41 enti di ricerca e università. Il progetto prevede la costruzione di un «gigantesco interferometro sotterraneo triangolare per la ricerca delle onde gravitazionali di terza generazione». L’osservatorio, utilizzando l’infrastruttura dei pozzi e gallerie, dovrebbe essere collocato a circa 200 metri di profondità, con un perimetro di circa 30 chilometri composto da bracci lunghi 10 chilometri. Il laboratorio e L’Einstein Telescope, sono un’occasione irrinunciabile sia per rendere una dignità economica alla Sardegna, sia per il prestigio scientifico dell’intera Italia. Il programma è inserito nel piano degli investimenti presentati nell’ambito del Recovery fund con un programma di spesa di 300 milioni di euro. “Lo studio delle onde gravitazionali”, spiega Luca Naticchioni, ricercatore dell’INFN, “è molto importante perché permette di far luce su fenomeni cosmici come la fusione di sistemi binari di buchi neri e di stelle di neutroni, fornendo informazioni preziose, tanto per la fisica fondamentale quanto per lo studio dell’evoluzione dell’universo. Questi fenomeni, che avvengono a distanze enormi, provocano perturbazioni nel “tessuto” dello spaziotempo che possono essere osservate da terra mediante interferometria laser con rilevatori estremamente sensibili e complessi.
La collaborazione per questo studio è vasta, ha prodotto una sinergia eccezionale fra i diversi Enti di Ricerca ed Università, fornendo basi solide per un progetto di ampia e lunga prospettiva quale Einstein Telescope, ed offrendo, tra l’altro, risultati di immediato utilizzo per il monitoraggio sismico attuato costantemente dall’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, su tutto il territorio nazionale”.
Il Sindaco Dario Nardella e Sergio Risaliti direttore artistico del nuovo Green Line il festival fiorentino promosso dal Comune di Firenze e organizzato da MUS.E.
Dopo due anni di restrizioni finalmente le feste natalizie potranno tornare a splendere nelle strade, nelle piazze e in tutti i quartieri della città di Firenze. Saranno predisposte Illuminazioni, alberi, installazioni artistiche, musica e tantissime iniziative che animeranno la città. Sarà un Natale all’insegna della sostenibilità, con un risparmio energetico importante rispetto al 2021, per responsabilità dei tempi.
Ph. Elena tempestini
Dal dal 7 dicembre all’8 gennaio si attiverà Green – Line che prende il posto di F-Light, il festival fiorentino promosso dal Comune di Firenze e organizzato da MUS.E, con la direzione artistica di Sergio Risaliti.
La luce e la cultura della manifestazione, creerà immagini di videomapping che illumineranno i monumenti e le opere d’arte con innovazione e sostenibilità ambientale. I monumenti e le piazze della città, dal centro alla periferia, saranno come nelle scorse edizioni protagoniste dell’evento, con giochi di luci e di colori. Ma rispetto a F-Light, Green Line Firenze aggiungerà nuovi contenuti alle grandi installazioni luminose, spostandosi anche nei luoghi dove i cittadini vivono la loro quotidianità, in strade, piazze e nei musei per offrire spunti di riflessione legati a temi cogenti quali l’ecologia, la sostenibilità, il cambiamento climatico, il risparmio energetico. Un festival all’insegna della riduzione del carico energetico ma anche di un aumento di qualità concettuale ed emozionale. La manifestazione è realizzata con il contributo della Citta Metro Firenze e di Camera di Commercio di Firenze, con il sostegno prezioso di coin, Iniziative Toscane, Iniziative Bresciane, Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella. Sponsor tecnico EuroAmbiente Green solutions. Grazie a Firenze Smart.
Il tema principale saranno i quattro elementi naturali, già rappresentati dalla famiglia Medici nelle sale di Palazzo Vecchio. È l’Umanesimo del Natale rappresentato quale fondamento della vita. «Ciò che l’occhio è per il corpo, la ragione lo è per l’anima»
Sala degli Elementi in Palazzo Vecchio
È la premessa per lo sviluppo artistico, scientifico e intellettuale rappresentati dai quattro elementi: l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco. Il rapporto dell’uomo con la natura. È la saggezza della vita che Sergio Risaliti mette in evidenza con la magia della luce, per far vivere a chi osserva, la connessione tra il microcosmo umano e il macrocosmo naturale. Ricordiamoci che è dall’equilibrio degli elementi che dipende la vita della specie umana, e dopo la “tempesta” della pandemia nella magia dei giochi di luce possiamo tornare a ri nascere.
Nella suggestiva cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si è svolta, in due sessioni, la cerimonia di premiazione dei vincitori del XXXIX Premio Firenze. La manifestazione si è aperta con la relazione del Presidente, Marco Cellai, che ha illustrato le attività del Centro, dedicato il tradizionale “gemellaggio culturale e solidale” alla Regione Sicilia e rivendicato la significatività di ben trentanove anni di costante presenza del premio nel panorama culturale fiorentino, nazionale e internazionale.
Premio “Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e le loro scorte. Eroi del nostro tempo”: a Carolina Art Design che ha donato l’opera all’Automobile Club di Firenze.
Premio Falcone Borsellino: premia il Presidente Automobile Club Firenze, Massimo Ruffilli
Ogni società, qualunque sistema politico abbia, si trova eternamente in bilico tra un passato che rappresenta la sua memoria e una visione del futuro che ispira la sua evoluzione, dovendo affrontare un quotidiano che non sempre può essere tenuto sotto “controllo”. Lungo questa strada, è indispensabile avere una leadership: occorre prendere decisioni, conquistarsi fiducia, mantenere promesse, proporre una rotta da seguire.
Il G20 di Bali si è svolto in una situazione complessa ma è stato un successo. Venti miliardi di dollari per aiutare l’Indonesia a decarbonizzare, metà dei soldi arriveranno da governi quali Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Canada, Danimarca, Unione europea, Germania, Francia, Norvegia e Italia, e l’altra metà dalle banche. L’accordo è definito «Just Energy Transition Partnership», sul modello di quello siglato l’anno scorso col Sudafrica alla Cop26 di Glasgow. Altre «Just Energy Transition Partnership» sono in preparazione con Vietnam, Senegal e India, quest’ultima ospiterà il prossimo G20 del 2023. Per l’Italia e il nuovo Governo, è stato un successo in prima linea su tutti i tavoli. L’accordo sul negoziato del grano portato avanti dal Governo Meloni ha ottenuto il sostegno di tutti i leader. L’Italia è stata protagonista del G20, sicuramente con molta attenzione e curiosità, e se sul tema della parità eravamo un fanalino di coda, adesso siamo divenuti all’avanguardia. Il Governo è solido, stabile, e dà una proiezione di lungo periodo, questo rende più facile immaginare l’Italia fondamentale per le relazioni internazionali.
Narendra Modi Primo ministro dell’India e paese ospitante del G20 del 2023
Non sono mancati gli obiettivi complessi da risolvere, in quanto in questo anno abbiamo assistito all’ulteriore impatto negativo della guerra in Ucraina sull’economia globale. La questione è stata discussa tra tutti i leader presenti al G20. “La maggior parte dei membri condanna fermamente la guerra in Ucraina e sottolinea che essa sta causando immense sofferenze umane, aggravando le fragilità esistenti nell’economia globale, limitando la crescita, aumentando l’inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l’insicurezza energetica e alimentare, elevando i rischi per la stabilità finanziaria.” ( come riportato da Joko Widodo, Presidente dell’Indonesia).
Il documento finale del G 20, ha messo in evidenza il: “ No alla guerra e alla minaccia nucleare”. Su questo punto nevralgico aveva parlato poche settimane prima Henry Kissinger al Council on Foreign Relations di New York, ai primi di ottobre.
Settembre 2022. Draghi premiato come statista dell’anno da Kissinger: «Basta esitazioni contro le autocrazie»
“La Russia ha perso la guerra, ora dobbiamo impedire la sua escalation nucleare”. Le armi tattiche sono armi nucleari ma con un basso potere distruttivo. sono progettate per essere utilizzate direttamente sul campo di battaglia. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, senza bisogno dell’utilizzo di mezzi aerei.
Armi nucleari tattiche
Le armi tattiche non possono divenire “armi convenzionali”, ha detto il più grande teorico vivente della diplomazia, Henry Kissinger, si deve tornare alla diplomazia.
Kissinger è stato ex Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Consigliere per la sicurezza nazionale, politico tra i più spregiudicati e più controversi, ma anche attore principale protagonista di una innovativa politica estera per gli USA. Henry Kissinger, nel bene e nel male ha segnato un cambiamento del post-modernismo tra politica e strategia, comprendendo molto bene il concetto di visione geostrategica. Nel 1957 pubblicò il saggio che divenne, e forse resta una pietra miliare del pensiero strategico geo militare: “Nuclear Weapons and Foreign Policy” saggio sulle Armi nucleari e la politica estera. In questo libro Kissinger teorizzava la nascita di armamenti nucleari tattici, destinati a essere usati solo sul campo di battaglia e contro un’aggressione di truppe nemiche, riuscendo a soppesarne tutte le possibili conseguenze.
Nuclear Weapons and Foreign Policy” saggio sulle Armi nucleari e la politica estera.
Ma è molto recente l’uscita dell’ultimo libro di Henry Kissinger, nel quale da vita ad alcune riflessioni sul termometro della politica mondiale degli ultimi decenni, ma con volontà e riferimenti al ritorno delle contrapposizioni del secolo breve, quel lasso di tempo del XX secolo iniziato con la “fine” della Grande Guerra e la caduta del muro di Berlino. Il “breve secolo” e i suoi accadimenti, sono riportati alla luce dagli sviluppi del momento attuale, della guerra Russo/Ucraina e della possibilità di implicazione dei nuovi armamenti, ma sopratutto dall’uso della strategia dell’intelligenza artificiale.
Il nuovo libro di Henry Kissinger
Kissinger ha parlato della situazione in Ucraina, riferendosi ai precari equilibri fra Washington, Mosca e Pechino. Lo scenario è asimmetricamente complesso, perché agisce sotto una comunicazione istantanea, difficile da comprendere nella sua velocità. Rivoluzione tecnologica e Comunicazione si sono fuse insieme, per dare nuovo significato e urgenza a due questioni cruciali che i leader di tutto il mondo devono inevitabilmente affrontare, e che sono state dibattute al G20 indonesiano:
Henry Kissinger
cosa è indispensabile per la sicurezza globale, e cosa è necessario fare per ottenere una pacifica convivenza tra i popoli?
Sebbene sia esistita una abbondanza di imperi, le aspirazioni all’ordine mondiale erano confinate dalla geografia. Tutto questo succedeva in antichità, al tempo degli Imperi romano e cinese, che racchiudevano al loro interno una moltitudine di società e di culture. Dalla metà del secolo XVII, ci fu il sistema vestfaliano, che cadde dopo trenta anni di guerra, lasciando spazio a un diritto internazionale eurocentrico che si è basato sul rispetto per la sovranità e il diritto internazionale. Questo sistema, successivamente si è radicato in tutto il mondo e dopo la fine del colonialismo tradizionale, ha permesso la nascita di Stati indipendenti che erano abbandonati in gran parte dalle ex Madripatrie. Nel bene e nel male si sono definite delle regole in un ordine mondiale stabilito; per lo meno per quei Paesi che sono riusciti ad uscire dal dominio dell’imperialismo. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l’umanità ha vissuto in un continuo e delicato equilibrio che si alterna tra una sicurezza relativa e la legittimità di essa. La cosa più assurda, che progredendo nel futuro, applicando i concetti di progresso, la società contemporanea ha introdotto un livello di devastazione che potenzialmente permette all’umanità di autodistruggersi. I sistemi avanzati di reciproco abbattimento, un tempo erano mirati a perseguire non tanto la vittoria finale, quanto a prevenire l’attacco di paesi nemici. Ed è per questo che non molto tempo dopo la tragedia atomica giapponese del 1945, lo schieramento di armi nucleari iniziò a diventare incalcolabile, slegandosi dalle conseguenze e basandosi sulla certezza dei sistemi di sicurezza. Per settantasei anni, dal 1946 al 2022, metto questo finale di anno, proprio in relazione ai fatti odierni che vedono una guerra in Europa. Le armi avanzate sono cresciute in potenza, complessità e precisione, anche se nessun paese si è convinto ad usarle Questo anno di guerra Russo/Ucraina, ha nuovamente riportato alla ribalta che i dilemmi nucleari non sono scomparsi, sono solo cambiati. Gli Stati hanno sviluppato armi sempre più tecnologiche. Le armi informatiche e le applicazioni di intelligenza artificiale, come i sistemi d’arma autonomi, sistemi di difesa aerea, sentinelle robotiche, e munizioni vaganti, sono praticamente armi completamente autonome che decidono chi vive e chi muore, senza un ulteriore intervento umano che possa definire una soglia morale. Se lasciato incontrollato, il mondo potrebbe entrare in una destabilizzante corsa agli armamenti robotici. Sostituire le truppe con le macchine rendendo più facile scatenare una guerra.
A differenza delle armi nucleari, le armi informatiche e l’intelligenza artificiale sono onnipresenti, relativamente poco costose da sviluppare e facili da usare. Le armi informatiche combinano la capacità di impatto massiccio con la possibilità di oscurare l’attribuzione degli attacchi. L’intelligenza artificiale è in grado di superare anche la necessità di operatori umani, e consente alle armi di lanciarsi da sole in base ai propri calcoli e alla loro capacità di scegliere obiettivi con una precisione quasi assoluta. Poiché la soglia per il loro utilizzo è così bassa e la loro capacità distruttiva così grande, il ricorso a tali armi, o anche alla loro minaccia, può trasformare una crisi in una guerra e farla divenire incontrollabile tanto che, si potrebbe creare, col sistema dell’intelligenza artificiale, una situazione paradossale: attribuire il primo attacco informatico a chi non ha neanche mai avuto l’idea di attaccare. L’impatto di questa tecnologia rende un cataclisma la sua applicazione, e il loro uso limitato una perversa attuazione ingestibile. Nessuna diplomazia è stata ancora ideata, inventata per minacciarne l’uso in modo esplicito senza il rischio di una risposta anticipata. Al punto che i summit sul controllo degli armamenti sembrano essere stati sminuiti da queste novità incontrollabili. Il loro successo parte dagli attacchi di droni senza insegne a quelli informatici dal profondo della rete web. Attualmente gli sviluppi tecnologici sono sempre sintomi di una trasformazione politica.
Armi informatiche
È il ritorno amplificato alle divisioni tra le grandi potenze, amplificata dalla diffusione e dal progresso di tecnologie sempre più sorprendenti. Chi è saggio deve anticipare le sfide, ben prima che si manifestino come crisi. Mancando una visione morale e strategica, l’epoca attuale è senza freni. Illuminati, saggi, filosofi, scienziati si sono alternati durante i secoli ad ammonire la nostra società sempre in guerra, in conflitto, sempre concentrata sul possesso personale e non sul lavoro di unione. La celebre frase di Giordano Bruno, è una riflessione perfetta adeguata agli odierni tempi: “Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo”.