L’esperenzialita, è la parola che dovrà sempre più caratterizzare gli eventi e i momenti delle 20 straordinarie Regioni d’Italia. Questo perché ogni singola località delle nostre Terre Uniche ha affascinanti storie da raccontare, bellissimi posti da far vedere, squisiti sapori da far assaggiare e coinvolgenti eventi da far vivere. L’edizione “Enogastronomica 2022” sarà nuova nella forma ma non nella sostanza, una versione decisamente nuova e fuori dalle righe. La tradizione artigiana della Città delle Arti per antonomasia e della sua provincia, l’antico saper fare Fiorentino e toscano, è ancora attivo, presente e fortemente ricercato nel mondo. In questa sua nuova veste “Enogastronomica 2022” si intreccia con il comparto Food&Wine, egualmente ricercato e apprezzato in ogni dove. La Bottega è senza ombra di dubbio un luogo ricco di fascino e di storia dove gli artigiani trasformano l’antico sapere oggetti unici, ma è anche quel luogo come la bottega alimentare di quartiere, rione, strada che nel vendere racconta, tramanda e condivide storie. Gustare, degustare in bottega, vivere una serata in bottega, assaggiando un prodotto tipico di quella bottega, magari anche cucinato lì in loco da un cuoco, è l’idea che “Enogastronomica 2022” lancia in questo inizio del terzo millennio, per fare divenire sempre più il nostro Paese il luogo dove vivere emozioni esperienziali uniche e irripetibili. L’esperenzialita emozionale gustativa e visiva, ricreata in una Bottega è sicuramente un connubio nuovo e coinvolgente.
Nella luce dorata del Goldoni con la consueta diligenza registica di Gabriele Lavia, in disegno puntuale e nitido, la sua voce profonda e monodica, timbrata e scura, fonde e confonde parole. Ricordo Gabriele, la prima volta che lo vidi , nel Volpone di Ben Jonson (venti anni prima di dirigerlo in un cortometraggio e poi in teatro in una “maratona poetica” alla Pergola) era la seconda metà degli anni settanta e all’Argentina a Roma, lo applaudivo adolescente, in una replica accanto ad un magnifico Mario Scaccia. Era Mosca, servo agilissimo che tagliava in lungo e largo il palcoscenico. Lavia è attore di nervi e corpo, sinuoso, elegante, dal passo felpato per poi fendere l’aria ballerino di tango o flamenco, presenza da primo attore fin dagli esordi. Ricordo averne parlato con Flavio Bucci, quando lo avevo in compagnia su i Sonetti di Shakespeare, Flavio, grande interprete, gli invidiava bonariamente, rigore e pulizia e soprattutto attitudine di regia. Mai una sbavatura, una macchina attoriale formidabile. Qui al Goldoni antico e glorioso teatro fiorentino, in verità un gioiello tra i molti del capoluogo toscano in fatto di architettura, Gabriele propone Le favole di Wilde. Prima una sorta di “a parte” col pubblico, discorso tra il confessionale e l’erudito, con bagliori di letteratura, filosofia, etimo. Ma non sorprende perché è colto e sensibile Gabriele. Apre la conversazione con una battuta di teatro. “Guarda Ugo, è molto semplice: sono due favole e nulla più!”. Anche solo scovare in un vecchio scaffale quei testi dimenticati è invece operazione encomiabile. Oggi poi nel tempo della barbarie e la banalità. “Ma che vuoi -insiste Lavia- studio, cerco, instancabilmente. Mi alzo al mattino, scendo di casa per un caffè e poi torno e mi immergo ancora nelle letture e tra le pagine alla ricerca di me stesso e gli altri.” Ma l’attore è un intellettuale? “Dovrebbe esserlo…sai si dovrebbe spiegare cosa significhi essere attore oggi, chi possa davvero dirsi “attore”. Quale l’identità dell’interprete? Io – tu lo sai – parlo e frequento gli amici, quelli con cui condivido o ho condiviso la scena. Amici, alcuni fraterni. Gli altri so che fanno delle cose.” Ma perché Wilde? “Wilde è un autore meraviglioso, qui ci sono le due fiabe del Principe felice e del Razzo eccezionale ma come tutti gli scrittori, gli scrittori veri, intendo, il suo libro è sempre lo stesso: il Ritratto di Dorian Gray. Dissipazione di sé. Perdita e abbandono. Amore. Non sacro né profano. Scevro da luoghi comuni ed enfatizzazioni. L’amore come principio e fine. Come per tutti i poeti. In fondo Wilde muore per amore.”. L’amore è bellezza? “L’amore è la vita, è senso dell’orrore e insieme bellezza, certo. Wilde è un irlandese, anche la sua terra e la sua tradizione gli procura una ferita. Divaricazione, crisi, ambiguità. Lui però è autentico in questa crisi, che porta con sé.”. L’omosessualità è stata, nel suo caso, come in molti altri, movente di una persecuzione, penso a Wilde e mi vengono in mente i nostri scrittori nel secolo successivo il Novecebto, alludo a Testori e a Pasolini. “Pasolini è stato oggetto di un massacro, Testori mi pare soffrisse una crisi più intima e di natura religiosa. Wilde paga la sua natura.” Ma il matrimonio, i figli… “Altro amore, scelte d’amore, cioè dettate dal sentimento. Le trappole del sentimento, in queste anime nobili, possono procurare ferite e danni devastanti.” Come indicava il tuo amato Bergman, filtrato da August, con le “migliori intenzioni”. “Sicuro che è così. Gli errori si fanno e quando si fanno si pensa invece che quelle siano le scelte più consone.” Una domanda diciamo personale. “Dimmi”. Il registratore Geloso che ti donai, alle prove con Orsini a Roma al Quirinetta, lo tieni con cura? “Certo, è a casa mia, funziona!”. E poi ride di gusto come gli capita di rado, forse memore di quella prova su una poesia di Eduardo, che fece affiorare il ricordo di infanzia, che mi aveva confidato, di quel tavolo coi suoi e lui bambino, della radio a valvole e poi della magia di un registratore Geloso negli anni ‘50 coi tasti colorati, di cui trovai modello in un negozio di “cose di altri tempi” e gli portai in dono, con il corredo di bobine pronte all’uso.
Ugo De Vita, autore, attore di prosa e regista, doppiatore è considerato la più grande voce del Teatro Civile Italiano.
Se ci fosse una strada che portasse là, dove tutti noi vorremmo essere per veder appagati i nostri desideri, le nostre speranze, le nostre aspettative, ebbene quella strada io non la percorrerei, poiché non vi è gioia più grande di quella di perseguire il proprio esclusivo percorso, assaporando ogni centimetro, ogni momento, ogni impercettibile emozione che si riesca a cogliere percependo, vedendo, sentendo, ciò che esiste intorno a te sul tuo percorso. Sarà solo la scelta della nostra personale strada, quella da noi voluta e tracciata con la consapevolezza di averla percorsa o di continuare a percorrerla con tutti i sensi a disposizione, il vero appagamento del nostro essere. Olomouc Repubblica Ceca 5 aprile 2010
La voce, le immagini e il video, sono di Elena Tempestini Firenze 24 aprile 2022
epigenetica: cambiamenti superficiali, e non permanenti, che possono modificare l’accesso alla sequenza di DNA.
Tra il 2013 e il 2018 si è svolto un progetto della Comunità Europea dal nome MEMOTV (Epigenetic, neural and cognitive memories of traumatic stress and violence), completamente finanziato dall’UE. Il progetto ha studiato in modo approfondito il meccanismo attraverso il quale le esperienze stressanti diano forma ai ricordi e siamo tramandate alle generazioni successive tramite i processi del DNA. Il progetto non poteva prevedere la pandemia e il rivoluzionario cambiamento di impatto sociale che essa ha avuto in tutto il mondo. Il progetto MEMOTV studia i fattori di stress estremi e intensi che producono cambiamenti duraturi.
Praticamente il progetto epigenetico è un processo che possiamo trovare in natura, analogo al seme in terra, il quale ha già in sé lo stelo, le foglie, i fiori e il frutto. È la natura, l’energia vitale rappresentata dal colore verde come «vigore, freschezza, vivacità giovanile» È la forza vitale, che si esprime nella maniera più esplicita ed immediatamente percepibile nella vegetazione. È una forza riconoscibile in tutti i livelli, fisici e spirituali. Una forza ancora oggi studiata, ma già descritta da Cicerone e poi ripresa nel 1100 dalla grande mistica Ildegarda di Bingen. Quando parliamo e associamo in modo del tutto naturale i nostri genitori, nonni, bisnonni …noi stiamo parlando di albero genealogico. l’albero genealogico non è confinato alle nostre spalle semplicemente per consultare dei nomi o degli stemmi araldici, al contrario, che ci piaccia o no, l’albero vive ed è presente all’interno di ciascuno di noi. Siamo discendenti di un passato ma sopratutto procreatori di un futuro. È nel corpo presente dell’oggi, che abbiamo una forza continua che tende all’infinito. Siamo il prodotto di un accumulo di energia, siamo eredi di scelte evolutive fatte in tempi lontani. Un carico attraverso il quale, i nostri avi, con pregi e difetti anche di tipo caratteriale, ci trasmettono non solo con il DNA.
L’epigenetica, dal greco epi’ = sopra e gennetikòs = “relativo all’eredità familiare”, meccanismo che attiva o disattiva i nostri geni, è un codice separato, scritto con caratteri chimici che si trovano al di fuori della sequenza del DNA, e che ha, a sua volta, effetti molto importanti sull’aspetto interno ed esterno dell’essere umano. In natura molti esempi: il bruco e la farfalla sono lo stesso organismo, possiedono lo stesso DNA, ma esibiscono fenotipi diversi in diverse fasi dello sviluppo: il genoma resta lo stesso, ma l’epigenoma cambia. Le formiche hanno lo stesso DNA, ma possono essere soldato o operaie, con fenotipi morfologici e comportamentali diversi, che derivano anche, come per le api, dall’alimentazione. L’ape operaia, il fuco e l’ape regina di un alveare hanno lo stesso DNA, ma sono nutriti in maniera diversa: la regina mangia la pappa reale e queste differenze ambientali si ripercuotono a livello morfologico, comportamentale e dunque a livello epigenetico. Le esperienze di vita dei nostri avi si riflettono sui nostri epigenomi, praticamente li portiamo sulle nostre spalle per secoli. A volte facendoci ripetere lo stesso cammino e gli stessi errori, a volte con tanta fatica ci inducono a farci tagliare i rami secchi del passato per accrescerci, insegnandoci a scrivere un pezzetto di nuova storia della nostra vita e per generare nuove foglie. Galeno, Socrate, Cicerone, avevano intuito millenni indietro le relazione tra psiche (emozioni) e modificazioni nella struttura del DNA.
Nella prima foto un Barione, scoperta del CERN del 2017. La materia che vediamo intorno a noi è costituita da barioni. Seconda foto, particolare del “mosaico del Ciclo della Creazione” nel Duomo di Monreale ( Palermo)
Sant’Agostino, nel IV secolo, scrive tredici libri: Le “Confessioni”. Nel libro XI affronta il tema che affligge l’umanità: Il tempo.
“Io so cosa è il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo” dice Sant’Agostino. Il passato ed il futuro possono essere pensati solo come presente, il passato come «memoria», e sono le immagini del passato che tornano alla mente, ma avviene sempre nel presente, il futuro lo percepiamo come una «attesa» e spesso non arriva mai come l’abbiamo immaginato. Quindi, la memoria del passato e l’attesa del futuro sono entrambi dei fatti presenti. Essi si creano nella mente attraverso le immagini, a seconda della nostra soggettiva Visione.
Se il passato è oggetto di un ricordo, chi lo riporta alla luce, lo fa tramite una immagine, perché la memoria ha la facoltà di trattenerle. Le immagini riportate dalla memoria vengono “viste” solo nel presente. La memoria non è altro che il presente del passato: Il futuro non é altro che una attesa, vissuta nel presente , di ciò che ancora non c’è. Il presente una attenzione, o meglio, una CON – Siderazione a ciò che ci circonda in quel momento
Tutta la realtà che sembra esterna da noi, non è che un riflesso, uno specchio di quello che è dentro di noi; comprese tutte le illusioni, le falsificazioni che la mente riesce a creare.
È la percezione illusoria di una distanza che separa ciò che siamo da quello che crediamo di essere.
A volte non riusciamo a svuotare la mente dall’ affollamento dei pensieri, preoccupazioni e sopratutto dalle paure che si aggrovigliano come catene. Il rumore assordante di una vita sempre più veloce, e guarda caso… quasi sempre percepita come mancante di tempo.
È la vita e come la mente percepisce gli eventi che ci accadono.
È la vita, quella energia che ci fa fluire, che ci sveglia la mattina e ci fa alzare per andare incontro a un lasso di tempo presente, che è scandito e compreso dalla natura, tra un’alba e un tramonto. Siamo noi a decidere se assecondare il flusso o andargli contro. Siamo noi a scegliere come affrontare i nostri stati d’animo quotidiani . La vita è un flusso di potente energia, non si ferma, nessuno nella “realtà” cercherebbe di fermare con una mano un treno in corsa. Forse mai prima d’ora l’umanità aveva assistito ad un cambiamento così radicale, dobbiamo imparare a comprendere che la realtà è più complessa di quello che appare. Sono molteplici gli eventi, a volte ci spaventano perché siamo abituati a usare un “controllo” sulla nostra vita, un controllo che non può esistere, se non illusoriamente attraverso il materiale, il possesso, l’accumulo. È sulla vita stessa che l’uomo non può avere il controllo degli accadimenti, li può solo accettare, combattere o riuscire a trasformare. Ls vita fluisce come l’acqua, non si arresta. Leonardo Da Vinci, già riprendendo il concetto di Eraclito disse: “L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.“
Barione, particelle comuni. Il barione è una delle quattro forze fondamentali della natura: la forza forte. È la particella che compone la materia, denominata “Xi”. Praticamente Xi, è il collante che tiene insieme la materia.
La realtà, è il campo elettromagnetico:
“Ricordatevi che la realtà è il campo» diceva Einstein.
Carlo Rubbia, fisico e premio Nobel ha dimostrato che solo la miliardesima parte di noi è pura materia, il resto sono fotoni, bio-fotoni, energia e informazioni. Se consideriamo solo la materia comprenderemo solo un miliardesimo della realtà, della biologia e sopratutto della salute dell’essere umano.
Tutte le forme esistenti in natura, sono governate e tenute insieme da campi di energia elettromagnetica.
I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nei nostri ambienti, ma sono invisibili all’occhio umano. Pensiamo alla natura, della quale noi facciamo parte, e prendiamo gli alberi, essi hanno la capacità di influire elettromagneticamente sulle funzioni vitali dell’uomo, l’intensità dei campi elettromagnetici emessi dagli alberi è estremamente bassa ma possiede un’altissima affinità biologica con l’essere umano. Questo è il senso della bellezza, la scienza, con tutte le sue cautele, non sta più dividendo ma tornando a sommare.
Fermiamovi e consideriamo attentamente la nostra vita. Tutti abbiamo una “strana” percezione del tempo. Lontanissima, nebulosa per gli eventi passati, e velocissima nel presente. La vita si consuma come una paglia che brucia. Pensiamo di aver vissuto, di aver deciso come viverla, ma nella realtà, noi stessi siamo stati vissuti da lei. È sempre una percezione diversa per ogni singola persona. Il reale è il momento presente, la scacchiera, il campo che in fisica è conosciuto come campo quantico. Potrebbe all’apparenza non sembrarci razionale, ma il campo quantico è un luogo dove sono previste tutte le possibilità, un campo dove c’è tutto il nostro noi. Passato, presente e futuro.
Sant’Agostino un precursore della fisica quantistica? Una scoperta o una riscoperta? Perché è in quel “campo” che si svolge il gioco infinito della vita. È un infinito spazio e “non decide” per l’uomo, questo compito spetta alla coscienza umana, che sceglie alcune delle possibilità che sono nell’immediato presente, in modo che le “possibilità” si manifestino concretamente nel mondo fisico, cioè in quella che noi chiamiamo realtà e che non può “mostrarsi” in nessun altro luogo. In questo concetto nasce il problema, nasce la dualità del credo o non credo, è vero o falso. Noi siamo abituati a credere soltanto a ciò che vediamo, tocchiamo, pensiamo di sentire, praticamente la realtà visibile dei nostri cinque sensi. Oggi la fisica ci spiega che quella “realtà” è solo una piccola parte dell’intera realtà.
La cosa bella è quando inizi a dare e fare, due azioni che portano all’attenzione del momento presente. Quando osserviamo possiamo agire direttamente , oppure possiamo lasciare che la vita “agisca” attraverso di noi. Qualunque sia la nostra scelta, noi siamo “ uno con la vita. Energia e Materia sono da considerarsi, in fondo, come la stessa cosa, due facce della stessa medaglia. E=mc²”, l’equazione che stabilisce che: massa ed energia sono due forme perfettamente equivalenti della medesima cosa. Fu la dimostrazione di un grande scienziato, Einstein.
Lo stupore nasce quando riusciamo a comprendere che non viviamo la vita, ma è la vita stessa che vive noi. Nel campo quantico, infatti, non esiste né lo spazio né il tempo, non c’è separazione e dove non c’è dualità, l’informazione ( la vita) non si sposta da un punto A ad un punto B, è istantanea, perché il campo quantico nel quale viaggia è cosciente, e il punto B sa immediatamente ciò che accade al punto A.
La vita è come un ballerino che danza, ma il senso della bellezza è: che noi siamo la danza.”
“L’essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo “Universo”, una parte limitata nello spazio e nel tempo. L’uomo sperimenta se stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l’unico scopo di un’autentica religione. Non per alimentare l’illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente.” Albert Einstein
Il racconto di un territorio attraverso le sue eccellenze, in particolare il vino, consente di conoscerlo da una differente angolazione. E se la zona in questione è la Val d’Orcia, dal 2004 patrimonio Unesco, la narrazione diventa ancora più magica e affascinante. Da domani 23 fino al 26 aprile San Quirico d’Orcia ospiterà l’undicesima edizione dell’Orcia Wine Festival, che torna dopo due anni di stop causa la pandemia, con i banchi d’assaggio delle oltre venti aziende presenti in forma diretta all’interno delle suggestive sale seicentesche di Palazzo Chigi Zondadari. “La nostra denominazione è pronta ad accogliere i tantissimi turisti che per il ponte del 25 aprile saranno presenti nel territorio dell’Orcia Doc – spiega Donatella Cinelli Colombini, presidente del Consorzio di tutela – finalmente potremo tornare a farlo in presenza, in uno dei posti più suggestivi del mondo, tra palazzi storici, paesaggi mozzafiato, sapori incredibili, perché questo è il valore e insieme l’unicità della nostra denominazione”.
Organizzata dal Consorzio Vino Orcia, sarà possibile visitare direttamente le cantine della denominazione, degustare i vini direttamente al banco dei produttori, e partecipare alle degustazioni guidate dai degustatori Onav con tre temi diversi: doppia annata dello stesso vino, biodinamico e biologico, novità e sperimentazioni. Ad esse si aggiunge la masterclass guidata da Davide D’Alterio, vice campione italiano 2021 e Ambasciatore italiano del Sangiovese, uno dei giovani assaggiatori più talentuosi che lavora all’Enoteca Pinchiorri a Firenze.
Per i wine lovers sportivi ci saranno escursione in bici alla Cappella di Vitaleta con assaggio di tre vini. Oppure trekking da San Quirico a Bagno Vignoni con assaggio di tre vini Orcia. Domenica in programma il saluto dei quartieri del Barbarossa, con sbandieratori in costume storico, lungo le strade di San Quirico. E ancora musica e poesia dedicata al vino. Gli amanti del bel canto troveranno inoltre l’Unione Corale Senese con pillole di “vino nella lirica” e, in altri momenti, un tenore. Per i bambini e gli adulti ci saranno dei laboratori di cucina locale. Ancora in chiave giocosa la caccia al tesoro nei vicoli di San Quirico per imparare in modo divertente la storia e le tradizioni locali. Non mancherà inoltre la tradizionale cena a Palazzo Chigi, in programma per il 24 aprile, in collaborazione con Tiziana Tacchi del ristorante “Il Grillo è buon cantore” di Chiusi, premiato da Slow Food come migliore ostessa d’Italia. Martedì 27 aprile la degustazione del vino Orcia ai tavoli dei produttori sarà riservata agli operatori del territorio. Il ricco programma è disponibile sul sito della manifestazione www.orciawinefestival.wordpress.com.
Le uve che danno i vini della denominazione Orcia Doc sono in gran parte coltivate in un territorio meraviglioso qual è la Val d’Orcia, patrimonio Unesco. Non è un caso che tra i principali temi portati avanti dai produttori e dal Consorzio vi sia proprio quello della salvaguardia del paesaggio agricolo, uno tra i più belli del mondo. Un paesaggio dove ogni anno in media si registrano circa 1,4 milioni di presenze turistiche, con un milione di escursionisti. Molti sono anche gli stranieri che hanno case di proprietà nella zona e non a caso il 65% delle aziende vitivinicole dell’Orcia Doc è impegnata anche nell’ospitalità con un agriturismo o un servizio di ristorazione. Senza contare che la maggior parte di queste strutture
Nata nel febbraio del 2000, l’Orcia Doc raccoglie nella sua area di produzione dodici comuni a sud di Siena (Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei territori di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena). Il disciplinare di produzione prevede la tipologia “Orcia” (uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese), l’”Orcia Sangiovese” (con almeno il 90% di Sangiovese) entrambe anche con la menzione Riserva in base a un prolungato invecchiamento (rispettivamente 24 e 30 mesi tra botte di legno e bottiglia). Fanno inoltre parte della Doc il bianco, il rosato e il Vin Santo. A oggi sono 153 gli ettari di vigneti dichiarati su un totale potenziale di 400 ettari. La produzione media annua si attesta intorno alle 255.631 bottiglie realizzate dalle circa 60 cantine nel territorio di cui oltre 30 socie del Consorzio di tutela che dal 2014 ha l’incarico di vigilare e proteggere la produzione del territorio.
Da domani, sabato 23 aprile, a domenica 1° maggio tornano alla Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze Le delizie di Leonardo Romanelli. Il piano superiore del Padiglione Centrale della Fortezza da Basso, dedicato come sempre al settore del food, ospiterà tante ghiotte occasioni per chi ama scoprire le novità, conoscere prodotti autentici toscani, assaggiare buoni piatti, ottimi vini e birre poco conosciute, sperimentare cucine etniche.
Ci sarà la possibilità di vedere all’opera tanti artigiani del gusto che espongono alla Mostra, i cui prodotti saranno utilizzati dalle blogger selezionate da Sandra Pilacchi. Ampio spazio ai pizzaioli migliori della Toscana – tra cui Mario Cipriano, Romualdo Rizzuti, Giovanni Santarpia, Marco Manzi – che riuniti nell’Associazione Pizza&Peace, faranno provare le loro specialità e in quell’occasione lanceranno anche una raccolta fondi per l’Ucraina.
Un’altra novità saranno lemasterclassche vedranno protagonisti gli alunni delle scuole alberghiereChino Chini di Borgo San Lorenzo, Saffi di Firenze, Datini di Prato e Enriques di Castelfiorentino; ogni sessione vedrà i ragazzi all’opera insieme a uno chef, Alessandro Liberatore e Marco Stabile, una pasticciera, Ginevra Gualtieri, un maestro pizzaiolo, Gianluca Bartolotta.
E poi il cibo di strada, la presentazione di libri, i cooking show con ricette preparate in diretta: tutto in uno spazio allestito con un tocco artistico, a ingresso libero e senza prenotazione.
L’86° Mostra dell’Artigianato si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze, dal 28 aprile, al 1°maggio 2022. La manifestazione riprende in presenza l’abituale appuntamento primaverile della Città di Firenze e della Toscana tutta. Un forte e necessario segno che vuole partecipare e supportare la grande tradizione artigianale italiana, che non è affatto destinata a scomparire, ma che vuole anzi far fronte sempre più e meglio alle aumentate richieste di professionalità, Artistico/Artigianali Tipiche locali. L’insieme di tutte quelle peculiarità che da sempre caratterizzano e identificano le Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni e in particolare quelle Toscane, che il mondo mira, ammira e anela. Un fiorire di richieste di questi ultimi anni basate su competenze umane fatte di manualità, ingegno e creatività, che le macchine non possono rimpiazzare, fanno ben sperare ad una meritata nuova vita per tutto il comparto dell’Artigianato Italiano. Un insieme di antichi saperi artigianali, artistici e professionali, che a Firenze hanno casa da sempre. Recenti studi sulle tendenze dell’occupazione concordano nell’affermare che l’artigianato e il “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni. L’Arte dell’Artigiano non è soltanto la capacità e l’abilità manuale di creare, ma è anche e forse anche la massima espressione dei valori che riesce a trasmettere nel tempo. Ph Giorgio Anselmi
Firenze Fiera Mostra dell’Artigianato – Firenze Fondazione CR Firenze Camera di Commercio di Firenze Confartigianato Imprese Firenze
Le opportunità sono come i treni , si possono prendere oppure lasciarli passare, tutto dipende da dove si vuole veramente andare. Da qualche hanno i grandi brand nazionali hanno capito che presentare le proprie creazioni, oltre alle manifestazioni tradizionali fiere, anche in location di particolare bellezza e di rilevante risonanza. Un scelta molto importante per la sempre maggiore conoscenza delle nostre meraviglie e per una loro sempre crescente capacità attrattiva. Una grande opportunità lo sottolineano noi di Italia& friends, il Network comunicazionale della Associazione di Promozione Sociale “Assaggia l’Italia Aps”, una no profit che da molti hanno si prefigge di comunicare tutto il bello e il buono che abbiamo nelle nostre Terre Uniche. Gucci sceglie Castel del Monte e Andria sceglie di promuovere se stessa attraverso la realizzazione di una serie di eventi e momenti, come succede già da anni in concomitanza di grandi manifestazioni fieristiche a Milano e Firenze. Un ‘Fuori Evento’, che coinvolga il tessuto connettivo della Provincia BAT durante l’allestimento ed effettuazione della manifestazione, capace di offrire in modo pianificato, organizzato una serie di eventi che presentino, esaltandoli, tutte le peculiarità che caratterizzano e identificano la provincia di Barletta Andria, Trani, determinando un ritorno di conoscenza, immagine e valorizzazione di straordinaria rilevanza, proprio in virtù dell’evento Guggi. Questo sarà possibile solo se dalla mera enunciazione di intenti si passerà ad una progettualità pianificata che veda coinvolte in un piano di fattibilità tutte le organizzazioni di categoria, le associazioni, i produttori e le attività private sotto l’egida del Comune di Andria, della Provincia e della Regione. Per ‘Fuori Evento’ si intende l’insieme degli eventi diffusi distribuiti in diverse zone di una determinata località, che avvengono in corrispondenza e concomitanza di una determinata manifestazione di richiamo Internazionale. Condividiamo lo spirito che anima l’assessore comunale Cesareo Troia, ‘Andria lo merita’, il nostro meraviglioso Paese lo merita, sta a tutti noi fare in modo da cogliere le opportunità facendo sistema. A tal proposito come associazione nazionale di promozione sociale dichiariamo la completa disponibilità e tutto il nostro apporto per la buona riuscita del progetto di accoglienza, intrattenimento e comunicazione dell’evento Gucci e del ‘Fuori Evento Andria’. Riccardo Rescio per Itali&Friends Associazione di Promozione Sociale “Assaggia l’Italia ApS”
La colomba segno di pace con l’Ulivo sigillo del Comune di Firenze dal 1429 al 1530, e fatto riconiare dal Sindaco Giorgio Morales, negli anni 90, in metallo prezioso da un’antica e preziosa bottega artigiana della città a cura di un Maestro di arte orafa quale Paolo Penko
“i popoli per conservare la libertà devono tenervi sopra le mani”. ( Machiavelli)
Machiavelli, un uomo conosciuto in tutto il mondo universale, figura amata, a volte odiata, sicuramente personalità controversa nella Firenze dei Medici. Cancelliere della Repubblica fiorentina, fondatore della Scienza Politica moderna, enunciò i suoi principi nel testo Il Principe.
Le sue parole sono ancora oggi studiate e il suo concetto di “ragione di stato” è presente in tutta la storia ciclica dei tempi. Machiavelli fu un letterato ma sicuramente anche un acuto e spregiudicato consigliere, ed è proprio per questa sua connotazione “negativa” del termine che un’idea giudicata buona ma scaltra viene definita “Machiavellica”. Egli dette un contributo notevole soprattutto nell’ambito dell’organizzazione politica e giuridica offrendo una visione estremamente innovativa e originale per l’epoca.
Il sigillo, simboleggia una colomba e l’Ulivo, simbolo di pace e libertà come estremo messaggio in difesa delle istituzioni. Ricordando il pensiero di Machiavelli secondo il quale la verità si fonda sull’esperienza e sulla ciclicità della storia: per questo fu un gran sostenitore dello studio dei Classici. La storia quale unica fonte in grado di fornire i dati oggettivi su cui basarsi, i modelli da imitare. Al contempo riconoscere gli errori e le strade da non ripercorrere. Proprio attraverso il Principe, l’autore rompe radicalmente con i dogmi fino ad allora conosciuti. Il Principe deve saper resistere alla “fortuna”e contare sulla sua “virtù”, intesa quale complesso di talento, doti e abilità.
Il Sigillo fu usato dal Comune di Firenze per un lungo periodo: dal 1429 al 1530. Catalogato al Bargello sotto al numero 509, rappresentava l’espressione dei “Conservatori di Legge di Firenze”, la magistratura repubblicana istituita nel 1429 e inizialmente destinata a vigilare sul giuramento di pace interna, oltre alla regolarità dell’azione amministrativa.
Il simbolo dopo il 1530 cadde nell’oblio. Negli anni novanta del XX secolo, nell’ archivio di un’antica famiglia fiorentina: la famiglia Guadagni, un consigliere comunale, l’avvocato Anton Luigi Aiazzi, appassionato studioso della storia di Firenze, trovò che il sigillo era stato apposto su un documento, un provvedimento del governo fiorentino datato 4 agosto 1505. L’avvocato propose al sindaco di allora, Giorgio Morales, di permettere che il sigillo con la colomba ad ali aperte con in bocca un ramo di ulivo e tra le zampe un altro ramoscello della stessa pianta, contornato dalla scritta “ S. Pax et Defensio Libertatis, Sacra o Santa Pace e difesa della libertà, affiancasse il più famoso e conosciuto Fiorino d’Oro, che la città di Firenze dona alle personalità che si sono distinte per il loro impegno civile, politico e culturale con valore.
Il sindaco Morales affidò la riproduzione al Maestro Orafo Paolo Penko, e il Sigillo, nella sua prima copia fu consegnato dal Sindaco Giorgio Morales al sindaco di New York Rudolph Giuliani durante la sua visita americana. Successivamente un’altra copia fu regalata a Gorbaciov in occasione della sua visita in Italia.
Come ebbe a dire Il Cancelliere della Repubblica, Niccolò Machiavelli, davanti ai “Signori di Balia”:
“Fiorentini liberi, essere nelle vostre la vostra libertà, alla quale io credo che voi avrete quel rispetto che ha avuto sempre chi è nato libero e desidera viver libero”.
Il Marstro Orafo Paolo Penko riproduce il Sigillo della Pace di Firenze
il Sigillo si “perse” nella memoria della storia, ma fu donato al Senatore Carlo Strozzi e raccolto in una vasta collezione comprendente numerosi simboli delle antiche istituzioni e della famiglia regnante. L’ordinamento dell’eccezionale materiale secondo criteri scientifici si deve a Domanico Maria Manni che redisse nel 1733 un esauriente catalogo. Inventariato al numero 150, l’esemplare in oggetto passò successivamente nelle mani di Tommaso Gherardi e quindi nei fondi del Bargello a partire dal 1872, dove venne classificato da Pellegrino Tonini e Umberto Rossi. Gli ordinatori del museo si affiancarono al singolare erudito settecentesco come fondamentali pionieri della sfragistica, la scienza che si dedica allo studio del sigillo dal punto di vista tecnico, storico, artistico e diplomatico.