“e-P Summit 2022 Firenze Stazione Leopolda” di Riccardo Rescio

“e-P Summit 2022”

Stazione Leopolda Firenze


Nuovo il formato, nuova la direzione scientifica e nuova la sede alla Stazione Leopolda di Firenze il 4 e il 5 maggio 2022.
e-P Summit, da oltre un decennio l’appuntamento di Pitti Immagine dedicato ai rapporti tra la moda e il mondo digitale, questo anno volta pagina dopo il fermo forzato, proponendosi come evento leader europeo per il confronto tra domanda e offerta di innovazioni applicate in ambito digitale.

e-P Summit 2022


Shaping the digital future of Fashion è infatti il sottotitolo dell’evento, nonché la sua promessa.
Rinaldo Rinaldi, il nuovo Direttore scientifico di e-P Summit è docente del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze, che da molti anni lavora sul rapporto tra i grandi brand della moda e del lusso e le ICT (Information and Communication Technologies) per la transizione digitale dell’intera filiera.


Nella selezione dei temi e dei contenuti, la direzione scientifica è affiancata da un Comitato composto da docenti universitari, esperti e dirigenti di alto livello delle imprese della moda e del lusso.
Riccardo Rescio per Italia&friends

Et Press Comunicazione

“Lo Stato deve essere superiore all’individuo”. La vera storia del condannato a morte texano Gregory Summers. Di Elena Tempestini

Fabio Baronti attore fiorentino, interpreta Greg.

Proiezione del mediometraggio “Greg” di Giuseppe Ferlito, presso il Cinema della Compagnia di Firenze. Un film prodotto e realizzato dalla Scuola di Cinema Immagina di Firenze. Il medio metraggio nasce per sensibilizzare il pubblico sul tema della pena di morte. l’Associazione Culturale Immagina di Firenze con la compartecipazione del Consiglio regionale della Toscana, presenta il film nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Toscana 2022. la Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura. Fu, per l’epoca, una scelta innovativa e rivoluzionaria, il Consiglio Regionale ha la ricorda ogni anno celebrando proprio in questa data, la Festa della Toscana. Un modo per ricordare a tutti che, da 235 anni, la nostra regione ha scelto da che parte stare: quella dei diritti, della libertà, dell’accoglienza e del rispetto dell’essere umano. Il film drammatico è incentrato sulla vera storia del condannato a morte texano Gregory Summers, al quale fu respinta la richiesta di grazia ( nonostante che fosse stato accertata la sua innocenza) . La vicenda fu sostenuta con incredibile forza d’animo e sensibilità da una scuola toscana, la Scuola Media di Navacchio in provincia di Pisa. La preside, venuta a conoscenza della storia personale di “Greg”, si attivò per ottenere la sospensione della pena di morte e la revisione del processo. La toccante vicenda umana aveva toccato il cuore della preside, Maria Carmela Carretta, la quale ha sostenuto Greg con una continua presenza epistolare tra l’Italia e il Texas. Non ottenendo la revisione del processo e nemmeno la grazia, le volontà testamentarie di Greg, furono ben precise. Dopo l‘esecuzione mortale, le sue spoglie dovevano essere seppellite nel cimitero di Cascina. Il corpo di Greg, riposa su una terra libera, che non conosce la pena di morte, e che rispetta la dignità umana.

Sul palco, a presentare il medio metraggio, il bravissimo Stefano Baragli, in sala Riccardo Noury, rappresentante di Amnesty International Italia; Maria Cristina Centrella, docente dell’Istituto Comprensivo “Paolo Borsellino” di Navacchio (ovvero una delle docenti che hanno portato avanti la corrispondenza tra Gregory Summers e gli studenti nella vicenda realmente accaduta); Ernesto Pellecchia, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana; Sara Caloni, testimone diretta e redattrice di una tesi di laurea sul sistema penitenziario del Texas, l’Assessore Sara Funaro. Interpreti magistrali, con anima e cuore: GREG: Fabio Baronti attore fiorentino molto conosciuto con la Compagnia delle Seggiole, e Rosanna Romellano, la preside che ha saputo coinvolgere i ragazzi della sua scuola, educandoli che “lo Stato deve essere superiore all’individuo”.
Grazie per questo splendido film …

Non si raggiungerà mai la giustizia uccidendo un essere umano.
(Jorge Mario Bergoglio)

Rosanna Romellano interpreta la Preside

kalòs kai agathòs/ Il Bello e il Buono nel dipinto “Il Quarto Stato”. Un nuovo Umanesimo. di Elena Tempestini

Firenze Salone dei cinquecento

Oggi 30 Aprile 2022, da Milano, sua sede quotidiana, è arrivato a Firenze il famoso dipinto il “Quarto Stato”.

Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il quadro è il risultato di un lungo percorso compiuto da Giuseppe Pellizza da Volpedo, nell’ottocento, per evidenziare l’ascesa del movimento operaio nella vita sociale del Paese e lo fa come se fosse inevitabile.

La definizione nacque propriamente durante la rivoluzione francese per indicare lo strato più basso della società, quello dei subalterni al terzo stato cioè i subalterni alla borghesia. Nel grande dipinto i lavoratori rappresentati manifestano pacificamente, camminano per i propri diritti: sono in sciopero.

La massa popolare avanza unita, compatta, e la compattezza assume forza e potere. Si cammina in avanti con dignità, per i diritti, per il riconoscimento del proprio e giusto salario. La Storia dell’Arte, mette in evidenza per farci conoscere, la società del momento, il suo contesto storico. Sicuramente la Donna in prima fila, che tiene tra le braccia il suo bambino, può riportarci al concetto di kalòs kai agathòs /il bello e il buono, ma sopratutto ciò che deve essere giusto ed equilibrato.

kalòs kai agathòs deve essere compreso quale bellezza che ritroviamo nel concetto di Umanesimo, la bellezza connessa al comportamento Morale del “buono” . Per la cultura antica, l’uomo “ideale” contribuiva alla creazione e alla crescita della civiltà, doveva avere le virtù unite: “bontà: umiltà, sincerità, intelligenza, valore e nobiltà d’animo.

Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinse Il Quarto Stato con l’intenzione di documentare le rivendicazioni di questa classe sociale che era sempre più “viva” nella sua epoca. L’opera in realtà si intitolava inizialmente Il cammino dei lavoratori, ma all’ultimo momento l’artista decise di cambiarlo. Erano anni di grandi cambiamenti e si stava affermando il principio di emancipazione del popolo, un cammino deciso per andare verso un futuro migliore. Nell’opera non è solo il movimento dei lavoratori, che “marciano” in avanti, sono uomini e donne che si lasciano alle spalle il tramonto che simboleggia la fine di un giorno e l’arrivo di una nuova alba. La fioritura di nuovi ideali

Da sinistra, la direttrice del Giornale la Nazione Agnese Pini, il sindaco di Milano Beppe Sala, il Ministro del lavoro Andrea Orlando, Dario Nardella Sindaco di Firenze

Fondazione Cr Firenze “Presentazione dei giovani musicisti vincitori del progetto ‘Attraverso i suoni – A.Gi.Mus. Sistema Futuro”

Giovedì 28 aprile, nella Sede della Fondazione CR Firenze, in Via Bufalini 6, a Firenze, la conferenza stampa di presentazione dei dodici talenti che iniziano un inedito percorso per costruire e rafforzare le loro carriere professionali.
Sono i vincitori di “Attraverso i Suoni – A.Gi.Mus. Sistema Futuro”, il nuovo progetto di Fondazione CR Firenze e A.Gi.Mus Firenze, Arezzo e Grosseto.
Per loro un tour, un cachet e benefits.
Attraverso i Suoni – A.Gi.Mus. Sistema Futuro”,
il nuovo progetto di A.Gi.Mus Firenze, Arezzo e Grosseto e Fondazione CR Firenze, unico nel suo genere, ideato sotto la direzione artistica di Luca Provenzani Presidente di A.Gi.Mus. Firenze e primo violoncello dell’Orchestra della Toscana e Gloria Mazzi pianista e Presidente di A.Gi.Mus.Grosseto.
Oltre ai responsabili del Progetto, gli artisti premiate e i membri della commissione giudicante, erano presenti alla conferenza stampa, Gabriele Gori Direttore Generale della Fondazione CR Firenze e il Vice Sindaco di Firenze Alessia Bettini
Riccardo Rescio per Italia&friends
Firenze 28 aprile 2022

http://www.fondazionecrfirenze.it

Fondazione CR Firenze

“Enogastronomica 13/14/15 maggio 2022” Pura esperiezialita’ di Riccardo Rescio

Esperiezialita


L’esperenzialita, è la parola che dovrà sempre più caratterizzare gli eventi e i momenti delle 20 straordinarie Regioni d’Italia.
Questo perché ogni singola località delle nostre Terre Uniche ha affascinanti storie da raccontare, bellissimi posti da far vedere, squisiti sapori da far assaggiare e coinvolgenti eventi da far vivere.
L’edizione “Enogastronomica 2022” sarà nuova nella forma ma non nella sostanza, una versione decisamente nuova e fuori dalle righe.
La tradizione artigiana della Città delle Arti per antonomasia e della sua provincia, l’antico saper fare Fiorentino e toscano, è ancora attivo, presente e fortemente ricercato nel mondo.
In questa sua nuova veste “Enogastronomica 2022” si intreccia con il comparto Food&Wine, egualmente ricercato e apprezzato in ogni dove.
La Bottega è senza ombra di dubbio un luogo ricco di fascino e di storia dove gli artigiani trasformano l’antico sapere oggetti unici, ma è anche quel luogo come la bottega alimentare di quartiere, rione, strada che nel vendere racconta, tramanda e condivide storie.
Gustare, degustare in bottega, vivere una serata in bottega, assaggiando un prodotto tipico di quella bottega, magari anche cucinato lì in loco da un cuoco, è l’idea che “Enogastronomica 2022” lancia in questo inizio del terzo millennio, per fare divenire sempre più il nostro Paese il luogo dove vivere emozioni esperienziali uniche e irripetibili.
L’esperenzialita emozionale gustativa e visiva, ricreata in una Bottega è sicuramente un connubio nuovo e coinvolgente.

“Enogastronomica 2022”
https://enogastronomica.org/

Firenze 26 aprile 2022

Ugo De Vita incontra Gabriele Lavia Mistero e bellezza delle favole di Oscar Wilde

Gabriele Lavia

Nella luce dorata del Goldoni con la consueta diligenza registica di Gabriele Lavia, in disegno puntuale e nitido, la sua voce profonda e monodica, timbrata e scura, fonde e confonde parole.
Ricordo Gabriele, la prima volta che lo vidi , nel Volpone di Ben Jonson (venti anni prima di dirigerlo in un cortometraggio e poi in teatro in una “maratona poetica” alla Pergola) era la seconda metà degli anni settanta e all’Argentina a Roma, lo applaudivo adolescente, in una replica accanto ad un magnifico Mario Scaccia.
Era Mosca, servo agilissimo che tagliava in lungo e largo il palcoscenico.
Lavia è attore di nervi e corpo, sinuoso, elegante, dal passo felpato per poi fendere l’aria ballerino di tango o flamenco, presenza da primo attore fin dagli esordi.
Ricordo averne parlato con Flavio Bucci, quando lo avevo in compagnia su i Sonetti di Shakespeare, Flavio, grande interprete, gli invidiava bonariamente, rigore e pulizia e soprattutto attitudine di regia.
Mai una sbavatura, una macchina attoriale formidabile.
Qui al Goldoni antico e glorioso teatro fiorentino, in verità un gioiello tra i molti del capoluogo toscano in fatto di architettura, Gabriele propone Le favole di Wilde.
Prima una sorta di “a parte” col pubblico, discorso tra il confessionale e l’erudito, con bagliori di letteratura, filosofia, etimo.
Ma non sorprende perché è colto e sensibile Gabriele.
Apre la conversazione con una battuta di teatro.
“Guarda Ugo, è molto semplice: sono due favole e nulla più!”.
Anche solo scovare in un vecchio scaffale quei testi dimenticati è invece operazione encomiabile. Oggi poi nel tempo della barbarie e la banalità.
“Ma che vuoi -insiste Lavia- studio, cerco, instancabilmente. Mi alzo al mattino, scendo di casa per un caffè e poi torno e mi immergo ancora nelle letture e tra le pagine alla ricerca di me stesso e gli altri.”
Ma l’attore è un intellettuale?
“Dovrebbe esserlo…sai si dovrebbe spiegare cosa significhi essere attore oggi, chi possa davvero dirsi “attore”. Quale l’identità dell’interprete? Io – tu lo sai – parlo e frequento gli amici, quelli con cui condivido o ho condiviso la scena. Amici, alcuni fraterni. Gli altri so che fanno delle cose.”
Ma perché Wilde?
“Wilde è un autore meraviglioso, qui ci sono le due fiabe del Principe felice e del Razzo eccezionale ma come tutti gli scrittori, gli scrittori veri, intendo, il suo libro è sempre lo stesso: il Ritratto di Dorian Gray.
Dissipazione di sé. Perdita e abbandono.
Amore. Non sacro né profano. Scevro da luoghi comuni ed enfatizzazioni.
L’amore come principio e fine. Come per tutti i poeti. In fondo Wilde muore per amore.”.
L’amore è bellezza?
“L’amore è la vita, è senso dell’orrore e insieme bellezza, certo. Wilde è un irlandese, anche la sua terra e la sua tradizione gli procura una ferita.
Divaricazione, crisi, ambiguità.
Lui però è autentico in questa crisi, che porta con sé.”.
L’omosessualità è stata, nel suo caso, come in molti altri, movente di una persecuzione, penso a Wilde e mi vengono in mente i nostri scrittori nel secolo successivo il Novecebto, alludo a Testori e a Pasolini.
“Pasolini è stato oggetto di un massacro, Testori mi pare soffrisse una crisi più intima e di natura religiosa. Wilde paga la sua natura.”
Ma il matrimonio, i figli…
“Altro amore, scelte d’amore, cioè dettate dal sentimento. Le trappole del sentimento, in queste anime nobili, possono procurare ferite e danni devastanti.”
Come indicava il tuo amato Bergman, filtrato da August, con le “migliori intenzioni”.
“Sicuro che è così. Gli errori si fanno e quando si fanno si pensa invece che quelle siano le scelte più consone.”
Una domanda diciamo personale.
“Dimmi”.
Il registratore Geloso che ti donai, alle prove con Orsini a Roma al Quirinetta, lo tieni con cura?
“Certo, è a casa mia, funziona!”.
E poi ride di gusto come gli capita di rado, forse memore di quella prova su una poesia di Eduardo, che fece affiorare il ricordo di infanzia, che mi aveva confidato, di quel tavolo coi suoi e lui bambino, della radio a valvole e poi della magia di un registratore Geloso negli anni ‘50 coi tasti colorati, di cui trovai modello in un negozio di “cose di altri tempi” e gli portai in dono, con il corredo di bobine pronte all’uso.

Ugo De Vita, autore, attore di prosa e regista, doppiatore è considerato la più grande voce del Teatro Civile Italiano.

“La Strada” di Alan Oisrak”

Se ci fosse una strada che portasse là, dove tutti noi vorremmo essere per veder appagati i nostri desideri, le nostre speranze, le nostre aspettative, ebbene quella strada io non la percorrerei, poiché non vi è gioia più grande di quella di perseguire il proprio esclusivo percorso, assaporando ogni centimetro, ogni momento, ogni impercettibile emozione che si riesca a cogliere percependo, vedendo, sentendo, ciò che esiste intorno a te sul tuo percorso.
Sarà solo la scelta della nostra personale strada, quella da noi voluta e tracciata con la consapevolezza di averla percorsa o di continuare a percorrerla con tutti i sensi a disposizione, il vero appagamento del nostro essere.                                                                             Olomouc Repubblica Ceca 5 aprile 2010

La voce, le immagini e il video, sono di Elena Tempestini
Firenze 24 aprile 2022

Il progetto Europeo MEMOTV: come il nostro corpo memorizza i meccanismi epigenetici di Elena Tempestini

epigenetica: cambiamenti superficiali, e non permanenti, che possono modificare l’accesso alla sequenza di DNA.

Tra il 2013 e il 2018 si è svolto un progetto della Comunità Europea dal nome MEMOTV (Epigenetic, neural and cognitive memories of traumatic stress and violence), completamente finanziato dall’UE. Il progetto ha studiato in modo approfondito il meccanismo attraverso il quale le esperienze stressanti diano forma ai ricordi e siamo tramandate alle generazioni successive tramite i processi del DNA. Il progetto non poteva prevedere la pandemia e il rivoluzionario cambiamento di impatto sociale che essa ha avuto in tutto il mondo. Il progetto MEMOTV studia i fattori di stress estremi e intensi che producono cambiamenti duraturi.

Praticamente il progetto epigenetico è un processo che possiamo trovare in natura, analogo al seme in terra, il quale ha già in sé lo stelo, le foglie, i fiori e il frutto. È la natura, l’energia vitale rappresentata dal colore verde come «vigore, freschezza, vivacità giovanile» È la forza vitale, che si esprime nella maniera più esplicita ed immediatamente percepibile nella vegetazione. È una forza riconoscibile in tutti i livelli, fisici e spirituali. Una forza ancora oggi studiata, ma già descritta da Cicerone e poi ripresa nel 1100 dalla grande mistica Ildegarda di Bingen. Quando parliamo e associamo in modo del tutto naturale i nostri genitori, nonni, bisnonni …noi stiamo parlando di albero genealogico. l’albero genealogico non è confinato alle nostre spalle semplicemente per consultare dei nomi o degli stemmi araldici, al contrario, che ci piaccia o no, l’albero vive ed è presente all’interno di ciascuno di noi. Siamo discendenti di un passato ma sopratutto procreatori di un futuro. È nel corpo presente dell’oggi, che abbiamo una forza continua che tende all’infinito. Siamo il prodotto di un accumulo di energia, siamo eredi di scelte evolutive fatte in tempi lontani. Un carico attraverso il quale, i nostri avi, con pregi e difetti anche di tipo caratteriale, ci trasmettono non solo con il DNA.

L’epigenetica, dal greco epi’ = sopra e gennetikòs = “relativo all’eredità familiare”, meccanismo che attiva o disattiva i nostri geni, è un codice separato, scritto con caratteri chimici che si trovano al di fuori della sequenza del DNA, e che ha, a sua volta, effetti molto importanti sull’aspetto interno ed esterno dell’essere umano. In natura molti esempi: il bruco e la farfalla sono lo stesso organismo, possiedono lo stesso DNA, ma esibiscono fenotipi diversi in diverse fasi dello sviluppo: il genoma resta lo stesso, ma l’epigenoma cambia. Le formiche hanno lo stesso DNA, ma possono essere soldato o operaie, con fenotipi morfologici e comportamentali diversi, che derivano anche, come per le api, dall’alimentazione. L’ape operaia, il fuco e l’ape regina di un alveare hanno lo stesso DNA, ma sono nutriti in maniera diversa: la regina mangia la pappa reale e queste differenze ambientali si ripercuotono a livello morfologico, comportamentale e dunque a livello epigenetico. Le esperienze di vita dei nostri avi si riflettono sui nostri epigenomi, praticamente li portiamo sulle nostre spalle per secoli. A volte facendoci ripetere lo stesso cammino e gli stessi errori, a volte con tanta fatica ci inducono a farci tagliare i rami secchi del passato per accrescerci, insegnandoci a scrivere un pezzetto di nuova storia della nostra vita e per generare nuove foglie. Galeno, Socrate, Cicerone, avevano intuito millenni indietro le relazione tra psiche (emozioni) e modificazioni nella struttura del DNA.

“Così dentro così fuori” di Elena Tempestini

Nella prima foto un Barione, scoperta del CERN del 2017. La materia che vediamo intorno a noi è costituita da barioni. Seconda foto, particolare del “mosaico del Ciclo della Creazione” nel Duomo di Monreale ( Palermo)

Sant’Agostino, nel IV secolo, scrive tredici libri: Le “Confessioni”. Nel libro XI affronta il tema che affligge l’umanità: Il tempo.

“Io so cosa è il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo” dice Sant’Agostino. Il passato ed il futuro possono essere pensati solo come presente, il passato come «memoria», e sono le immagini del passato che tornano alla mente, ma avviene sempre nel presente, il futuro lo percepiamo come una «attesa» e spesso non arriva mai come l’abbiamo immaginato. Quindi, la memoria del passato e l’attesa del futuro sono entrambi dei fatti presenti. Essi si creano nella mente attraverso le immagini, a seconda della nostra soggettiva Visione.

Sant’Agostino nello studio” dipinto murale di Sandro Botticelli, databile al 1480, conservato nella chiesa di Ognissanti di Firenze. Un’altra versione del soggetto è conservata agli Uffizi

Se il passato è oggetto di un ricordo, chi lo riporta alla luce, lo fa tramite una immagine, perché la memoria ha la facoltà di trattenerle. Le immagini riportate dalla memoria vengono “viste” solo nel presente. La memoria non è altro che il presente del passato: Il futuro non é altro che una attesa, vissuta nel presente , di ciò che ancora non c’è. Il presente una attenzione, o meglio, una CON – Siderazione a ciò che ci circonda in quel momento

Tutta la realtà che sembra esterna da noi, non è che un riflesso, uno specchio di quello che è dentro di noi; comprese tutte le illusioni, le falsificazioni che la mente riesce a creare.

È la percezione illusoria di una distanza che separa ciò che siamo da quello che crediamo di essere.

A volte non riusciamo a svuotare la mente dall’ affollamento dei pensieri, preoccupazioni e sopratutto dalle paure che si aggrovigliano come catene. Il rumore assordante di una vita sempre più veloce, e guarda caso… quasi sempre percepita come mancante di tempo.

È la vita e come la mente percepisce gli eventi che ci accadono.

È la vita, quella energia che ci fa fluire, che ci sveglia la mattina e ci fa alzare per andare incontro a un lasso di tempo presente, che è scandito e compreso dalla natura, tra un’alba e un tramonto. Siamo noi a decidere se assecondare il flusso o andargli contro. Siamo noi a scegliere come affrontare i nostri stati d’animo quotidiani . La vita è un flusso di potente energia, non si ferma, nessuno nella “realtà” cercherebbe di fermare con una mano un treno in corsa.
Forse mai prima d’ora l’umanità aveva assistito ad un cambiamento così radicale, dobbiamo imparare a comprendere che la realtà è più complessa di quello che appare. Sono molteplici gli eventi, a volte ci spaventano perché siamo abituati a usare un “controllo” sulla nostra vita, un controllo che non può esistere, se non illusoriamente attraverso il materiale, il possesso, l’accumulo. È sulla vita stessa che l’uomo non può avere il controllo degli accadimenti, li può solo accettare, combattere o riuscire a trasformare. Ls vita fluisce come l’acqua, non si arresta. Leonardo Da Vinci, già riprendendo il concetto di Eraclito disse: “L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.“

Barione, particelle comuni. Il barione è una delle quattro forze fondamentali della natura: la forza forte. È la particella che compone la materia, denominata “Xi”. Praticamente Xi, è il collante che tiene insieme la materia.

La realtà, è il campo elettromagnetico:

“Ricordatevi che la realtà è il campo» diceva Einstein.

Carlo Rubbia, fisico e premio Nobel ha dimostrato che solo la miliardesima parte di noi è pura materia, il resto sono fotoni, bio-fotoni, energia e informazioni. Se consideriamo solo la materia comprenderemo solo un miliardesimo della realtà, della biologia e sopratutto della salute dell’essere umano.

Tutte le forme esistenti in natura, sono governate e tenute insieme da campi di energia elettromagnetica.

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nei nostri ambienti, ma sono invisibili all’occhio umano. Pensiamo alla natura, della quale noi facciamo parte, e prendiamo gli alberi, essi hanno la capacità di influire elettromagneticamente sulle funzioni vitali dell’uomo, l’intensità dei campi elettromagnetici emessi dagli alberi è estremamente bassa ma possiede un’altissima affinità biologica con l’essere umano. Questo è il senso della bellezza, la scienza, con tutte le sue cautele, non sta più dividendo ma tornando a sommare.

Fermiamovi e consideriamo attentamente la nostra vita. Tutti abbiamo una “strana” percezione del tempo. Lontanissima, nebulosa per gli eventi passati, e velocissima nel presente. La vita si consuma come una paglia che brucia. Pensiamo di aver vissuto, di aver deciso come viverla, ma nella realtà, noi stessi siamo stati vissuti da lei. È sempre una percezione diversa per ogni singola persona. Il reale è il momento presente, la scacchiera, il campo che in fisica è conosciuto come campo quantico. Potrebbe all’apparenza non sembrarci razionale, ma il campo quantico è un luogo dove sono previste tutte le possibilità, un campo dove c’è tutto il nostro noi. Passato, presente e futuro.

Sant’Agostino un precursore della fisica quantistica? Una scoperta o una riscoperta? Perché è in quel “campo” che si svolge il gioco infinito della vita. È un infinito spazio e “non decide” per l’uomo, questo compito spetta alla coscienza umana, che sceglie alcune delle possibilità che sono nell’immediato presente, in modo che le “possibilità” si manifestino concretamente nel mondo fisico, cioè in quella che noi chiamiamo realtà e che non può “mostrarsi” in nessun altro luogo. In questo concetto nasce il problema, nasce la dualità del credo o non credo, è vero o falso. Noi siamo abituati a credere soltanto a ciò che vediamo, tocchiamo, pensiamo di sentire, praticamente la realtà visibile dei nostri cinque sensi. Oggi la fisica ci spiega che quella “realtà” è solo una piccola parte dell’intera realtà.

La cosa bella è quando inizi a dare e fare, due azioni che portano all’attenzione del momento presente. Quando osserviamo possiamo agire direttamente , oppure possiamo lasciare che la vita “agisca” attraverso di noi. Qualunque sia la nostra scelta, noi siamo “ uno con la vita. Energia e Materia sono da considerarsi, in fondo, come la stessa cosa, due facce della stessa medaglia. E=mc²”, l’equazione che stabilisce che: massa ed energia sono due forme perfettamente equivalenti della medesima cosa. Fu la dimostrazione di un grande scienziato, Einstein.

Lo stupore nasce quando riusciamo a comprendere che non viviamo la vita, ma è la vita stessa che vive noi. Nel campo quantico, infatti, non esiste né lo spazio né il tempo, non c’è separazione e dove non c’è dualità, l’informazione ( la vita) non si sposta da un punto A ad un punto B, è istantanea, perché il campo quantico nel quale viaggia è cosciente, e il punto B sa immediatamente ciò che accade al punto A.

La vita è come un ballerino che danza, ma il senso della bellezza è: che noi siamo la danza.”

“L’essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo “Universo”, una parte limitata nello spazio e nel tempo. L’uomo sperimenta se stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l’unico scopo di un’autentica religione. Non per alimentare l’illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente.” Albert Einstein

“Orcia Wine Festival, il racconto di un territorio, patrimonio Unesco, attraverso le sue eccellenze” di Elisabetta Failla

Il racconto di un territorio attraverso le sue eccellenze, in particolare il vino, consente di conoscerlo da una differente angolazione. E se la zona in questione è la Val d’Orcia, dal 2004 patrimonio Unesco, la narrazione diventa ancora più magica e affascinante. Da domani 23 fino al 26 aprile San Quirico d’Orcia ospiterà l’undicesima edizione dell’Orcia Wine Festival, che torna dopo due anni di stop causa la pandemia, con i banchi d’assaggio delle oltre venti aziende presenti in forma diretta all’interno delle suggestive sale seicentesche di Palazzo Chigi Zondadari. “La nostra denominazione è pronta ad accogliere i tantissimi turisti che per il ponte del 25 aprile saranno presenti nel territorio dell’Orcia Doc – spiega Donatella Cinelli Colombini, presidente del Consorzio di tutela – finalmente potremo tornare a farlo in presenza, in uno dei posti più suggestivi del mondo, tra palazzi storici, paesaggi mozzafiato, sapori incredibili, perché questo è il valore e insieme l’unicità della nostra denominazione”.

Organizzata dal Consorzio Vino Orcia, sarà possibile visitare direttamente le cantine della denominazione, degustare i vini direttamente al banco dei produttori, e partecipare alle degustazioni guidate dai degustatori Onav con tre temi diversi: doppia annata dello stesso vino, biodinamico e biologico, novità e sperimentazioni. Ad esse si aggiunge la masterclass guidata da Davide D’Alterio, vice campione italiano 2021 e Ambasciatore italiano del Sangiovese, uno dei giovani assaggiatori più talentuosi che lavora all’Enoteca Pinchiorri a Firenze.

Per i wine lovers sportivi ci saranno escursione in bici alla Cappella di Vitaleta con assaggio di tre vini. Oppure trekking da San Quirico a Bagno Vignoni con assaggio di tre vini Orcia. Domenica in programma il saluto dei quartieri del Barbarossa, con sbandieratori in costume storico, lungo le strade di San Quirico. E ancora musica e poesia dedicata al vino. Gli amanti del bel canto troveranno inoltre l’Unione Corale Senese con pillole di “vino nella lirica” e, in altri momenti, un tenore. Per i bambini e gli adulti ci saranno dei laboratori di cucina locale. Ancora in chiave giocosa la caccia al tesoro nei vicoli di San Quirico per imparare in modo divertente la storia e le tradizioni locali. Non mancherà inoltre la tradizionale cena a Palazzo Chigi, in programma per il 24 aprile, in collaborazione con Tiziana Tacchi del ristorante “Il Grillo è buon cantore” di Chiusi, premiato da Slow Food come migliore ostessa d’Italia. Martedì 27 aprile la degustazione del vino Orcia ai tavoli dei produttori sarà riservata agli operatori del territorio. Il ricco programma è disponibile sul sito della manifestazione www.orciawinefestival.wordpress.com.

Le uve che danno i vini della denominazione Orcia Doc sono in gran parte coltivate in un territorio meraviglioso qual è la Val d’Orcia, patrimonio Unesco. Non è un caso che tra i principali temi portati avanti dai produttori e dal Consorzio vi sia proprio quello della salvaguardia del paesaggio agricolo, uno tra i più belli del mondo. Un paesaggio dove ogni anno in media si registrano circa 1,4 milioni di presenze turistiche, con un milione di escursionisti. Molti sono anche gli stranieri che hanno case di proprietà nella zona e non a caso il 65% delle aziende vitivinicole dell’Orcia Doc è impegnata anche nell’ospitalità con un agriturismo o un servizio di ristorazione. Senza contare che la maggior parte di queste strutture

Nata nel febbraio del 2000, l’Orcia Doc raccoglie nella sua area di produzione dodici comuni a sud di Siena (Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei territori di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena). Il disciplinare di produzione prevede la tipologia “Orcia” (uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese), l’”Orcia Sangiovese” (con almeno il 90% di Sangiovese) entrambe anche con la menzione Riserva in base a un prolungato invecchiamento (rispettivamente 24 e 30 mesi tra botte di legno e bottiglia). Fanno inoltre parte della Doc il bianco, il rosato e il Vin Santo. A oggi sono 153 gli ettari di vigneti dichiarati su un totale potenziale di 400 ettari. La produzione media annua si attesta intorno alle 255.631 bottiglie realizzate dalle circa 60 cantine nel territorio di cui oltre 30 socie del Consorzio di tutela che dal 2014 ha l’incarico di vigilare e proteggere la produzione del territorio.