Mercoledì 25 Maggio 2022 a Villa Vittoria Cultura, presentazione del libro “I trabocchetti del Bandino” di Lorenzo Andreaggi. Lorenzo è un giovane pieno di sorprese che sin da giovanissimo si appassiona al cinema, al teatro, al canto e con tenacia, studio e determinazione, da tempo riesce a creare stupore. Nel libro “I trabocchetti del Bandino” ci porta per mano in un antico borgo pieno di misteri. Non mancano gli incantesimi, i buoni, i malvagi e anche i delitti. Secoli di racconti e sopratutto di trabocchetti che l’umana falsità e le finte amicizie che da sempre creano . Lo stupore continua perché Lorenzo Andreaggi ha appena presentato, con grande successo il suo film “Fiabe italiane”, liberamente ispirato ai racconti della tradizione popolare italiana, prodotto dall’americano Mark Solden. Lorenzo è l’ennesima conferma che stravolge il negativo luogo comune sulla gioventù, che alcuni vogliono un modo fare credere. I giovani, nella loro stragrande maggioranza sono da sempre generosi portatori di idee e di innovazione, come purtroppo le esigue minoranze di adolescenti sui generis anche loro da sempre danno pretesto, a chi ha ormai perso la capacità di apprezzare tutto il bello e il buono che abbiamo intorno, di denigrare unicamente perché non è più capace di sognare. Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini Etpress Comunication Villa vittoria mercoledì 25 maggio ore 18.00
I trabocchetti del Bandino
Giovanni Fittante Villa Vittoria Firenze Firenze Fiera
Olio Extravergine di Oliva Italiano da tutelare, valorizzare e comunicare
Giovedì 26 maggio 2022, al Cinema La Compagnia di Firenze in Via Cavour, la presentazione e premiazione della Selezione degli Oli Extravergine di oliva DOP e IGP della Regione Toscana 2022. Tra i relatori della premiazione il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la Vice Presidente e Assessore all’Agricoltura Stefania Saccardi, i rappresentanti di Ismea, Camera di Commercio di Firenze e Fondazione Sistema Toscana. Hanno partecipato alla presentazione anche le 44 imprese che in questa edizione hanno avuto i propri oli ammessi al Catalogo Regionale. L’evento è stato organizzato dalla Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione Sistema Toscana e PromoFirenze. L’Olio di qualità, come le tante peculiarità che caratterizzano e identificano le Terre Uniche delle 20 straordinarie Regioni, fa parte integrante del nostro incommensurabile patrimonio che, se saggiamente, oculatamente, programmaticamente, gestito all’interno di un sistema, quello tanto enunciato, paventato, reiterato “Sistema Italia” avrebbe rilevanti risvolti turistici. Proprio pochi giorni fa, infatti, è stata approvata dal Consiglio Regionale la legge sull’Oleoturismo, una norma alla quale la Regione e in particolare l’Assessorato all’Agroalimentare, ha lavorato molto negli ultimi mesi per aiutare le imprese agricole a sviluppare tutte quelle attività legate al turismo rurale che possono rappresentare una marcia in più per l’agricoltura toscana e lanciare l’oleoturismo sui percorsi di promozione che si merita. Durante la mattinata sono state premiate le menzioni speciali “Selezione Origine”, “Selezione Bio”, “Selezione Monovarietale”, “Selezione Biofenoli”, a cui quest’anno si è aggiunta la “Selezione Packaging”. Infine, è stato assegnato il riconoscimento al “Migliore olio” per ciascuna DOP e IGP, scelto in una rosa di almeno tre Oli. Grosseto, Firenze e Siena le provincie con le aziende più premiate. La Selezione degli oli nasce con l’obiettivo di evidenziare i migliori oli DOP e IGP della Toscana, allo scopo di sostenere e far crescere in Italia e all’estero, attraverso azioni promozionali economiche e di immagine, anche con iniziative plurisettoriali, il comparto olivo-oleicolo regionale, e allo stesso tempo per diffondere la cultura dell’olio extravergine di oliva di qualità certificata, stimolando lo sforzo delle imprese olivicole al continuo miglioramento della qualità del prodotto. In occasione dell’evento è stato presentato il Catalogo della Selezione 2022, redatto sia in lingua italiana sia inglese, pubblicato anche on line sul sito della Regione Toscana, raccoglie le schede descrittive di tutti gli oli selezionati. Riccardo Rescio Italia&friends
Regione Toscana Eugenio Giani Camera di Commercio di Firenze Giuseppe Salvini Fondazione Sistema Toscana PromoFirenze – Azienda Speciale della Camera di Commercio
Giovedì 26 maggio 2022, alla Galleria Tornabuoni Arte al Lungarno Cellini, preview per la stampa della Mostra di Alberto Biasi Alberto Biasi, tra i più importanti rappresentati dell’Arte programmata e pioniere nella ricerche ottico-cinetiche, cofondatore del Gruppo N, nasce a Padova 1937. A Firenze, saranno esposte circa 50 opere, con una particolare attenzione alla produzione più recente del ciclo Torsioni, che rimane tra i più iconici del lavoro di Biasi. Le Torsioni sono realizzate su forme geometriche classiche, con strisce di plastica bifacciali dai colori contrastanti, che convergono verso il centro, creando un dinamismo ottico, che induce l’osservatore a cambiare punto di osservazione dando origine ad un dinamismo percettivo che trasforma le immagini. Immagini che si deformano, si restringono, si dilatano, mutano dimensione oppure colore, un piacevole esperimento, quasi un gioco, che con piacevolezza e leggerezza, ma con profondità e consapevolezza, conferma che in fondo tutto è visibile e percepibile, comprensibile e accettabile, basta spostare il proprio punto di vista. Tornabuoni Arte ha già dedicato a questo artista tre monografiche che si sono tenute a Parigi 2015 e 2022 e a Londra 2017. Alberto Biasi così definisce la propria Arte : “un’arte visiva che trasmette conoscenza e sapere attraverso gli occhi. Questa e solo questa io definisco Arte, appunto perché trasmette Scienza.” Firenze 26 maggio 2022 Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini #etpress
“Opera Viva” di Matteo Baroni alle Serre Torrigiani
Opera Viva è il nome più che appropriato dell’istallazione, artistica, ornamentale, funzionale e mutante nella sua staticità, realizzata da Matteo Baroni alle Serre Torrigiani, all’interno dell’omonimo giardino all’italiana nel cuore di Firenze. Opera Viva si presenta come una sorta di chiosco, una cupola, un gazebo, arricchito di elementi pendenti che svolgono funzioni diverse, altalene, portaoggetti, ornamenti, ma anche di panchine fiorite, tutto realizzato con tondini di ferro, quelli tipici che si utilizzano nelle costruzioni di cemento armato. Una scelta dal forte contrasto, in realtà solo apparente, perché creato proprio per integrarsi con l’ambiente circostante, in una alternanza che nella stagionalità vede primeggiare ora la natura sulla scultura e successivamente questa sulla natura, in un continuo processo rigenerativo mai uguale a se stesso, ecco perché la scelta del nome Opera Viva, che altro non è se non il suo continuo mutamento. “Opera Viva, spiega il critico d’Arte Gianni Pozzi, autore dei testi del giornale che accompagna il visitatore è un intervento ambientale, ma anche un’opera che si aggiunge alle tante che caratterizzano lo spazio, come la statua di Osiride, dio dei morti e della rinascita, posta all’ingresso, quella di Pio Fedi con Seneca e il giovane Piero Torrigiani, e poi i vari tempietti, torri e laghetti che costituiscono un singolare percorso esoterico all’interno di questo che è uno dei grandi giardini storici italiani. Non una delle tante installazioni temporanee cittadine ma la ripresa – da parte della ricerca e della committenza artistica – di una reale progettualità ambientale”. “Serre Torrigiani – spiega il suo amministratore delegato Simone Bellocci – fin dai suoi inizi si è prefisso di aprire un luogo dove crescessero forme di aggregazione, bellezza e cultura. Questa opera sembra la sintesi perfetta dei nostri intenti in origine e per questo sarà sempre aperta, visibile e fruibile da cittadini e dai visitatori della città”. Matteo Baroni, nasce a Firenze nel 1977, dove frequenta l’Istituto Statale d’Arte, laureandosi poi alla Central Saint Martins di Londra, dove trascorre parte della sua vita, lavorando come intagliatore e al contempo esplorando anche l’uso di diverse tecniche e materiali. Sarà proprio a Londra che esporrà per la prima volta le sue opere. Tra gli interventi recenti, si ricordano la partecipazione alla rassegna “da ragioni invisibili” nel parco di villa La Cartiera a Pontremoli nell’estate 2020, la creazione di un ambiente/scultura nella Piazzetta dei Tre Re a Firenze nel 2019, il laboratorio itinerante FLOCKERS nella casa circondariale di Busto Arsizio, pensato per insegnare a trasformare gli scarti materiali del carcere in prodotti artistici nel 2019, la partecipazione come rappresentante di Italia e Francia alla creazione di un parco di sculture in metallo riciclato a Bhubaneswar in Orissa, India nel 2018.
“Estate Fiorentina 2022” Dal 1° giugno al 30 settembre si svolgerà, con 137 soggetti coinvolti e 118 eventi diffusi, l’edizione 2022 dell’Estate Fiorentina. Sarà dedicata a Enrico Greppi, in arte Erriquez, cantautore e musicista fiorentino cofondatore del gruppo musicale Bandabardò, prematuramente scomparso il 14 febbraio 2021. Tre passi avanti, riprende una strofa del catautore e a lui sarà dedicato il concerto del 27 maggio all’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale, evento che anticipa e inaugura la rassegna, con il coinvolgimento dei componenti della Bandabardò ci saranno Cisco, Giobbe Covatta, Carmen Consoli, Ginevra Di Marco, Jacopo Fo, Folcast, Enzo Iacchetti, Max Gazzè, Gabriella Martinelli, Mirkoeilcane, Erica Mou, Negrita, Paola Turci e Piero Pelù. “Sarà un’Estate davvero straordinaria – ha commentato il Sindaco e Assessore alla Cultura Dario Nardella – dove Il livello medio dei contributi cresce da 3100 a 8500 euro e le risorse totali, anche grazie ai fondi europei, aumentano in maniera esponenziale. Dal centro ai quartieri vivremo mesi densi di programmazione culturale. Una vera ripartenza dopo mesi difficili e un modo per riscoprire il piacere di incontrarci di nuovo e stare insieme”. Il progetto legato a Erriquez è uno dei tre grandi eventi tematici e nuovi inseriti nel cartellone. Gli altri due sono una rassegna dedicata agli anni Ottanta, con una serie di iniziative culturali e artistiche, ricreanti le atmosfere e le suggestioni della musica new wave. Un decennio ricco di intuizioni creative che coinvolseri varie espressioni artistiche dal teatro alla moda, dalla fotografia all’Arte nelle sue molteplici manifestazioni. Il progetto “Letteratura 1922-2022” pensato in occasione della ricorrenza del centenario dalla nascita di sei dei più grandi scrittori e intellettuali del Novecento italiano, nati nell’anno 1922, Luigi Meneghello, Beppe Fenoglio, Pier Paolo Pasolini, Raffaele La Capria, Giorgio Manganelli e Luciano Bianciardi. Non solo incontri letterari, lectio magistralis, letture, ma anche spettacoli, concerti musicali e eventi artistici con l’obiettivo di trasmettere questa grande eredità letteraria alle nuove generazioni, con linguaggi contemporanei. Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini Etpress Comunication
Firenze ha ospitato ‘Italia Domani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza il PNRR. Il ciclo di incontri è stato promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per comunicare con cittadini, imprese e amministrazioni locali sui contenuti e sulle opportunità del PNRR con i Sindaci delle città italiane. Erano presenti il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la Ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, il capo del DiPE della Presidenza del Consiglio Marco Leonardi e la coordinatrice della Segreteria tecnica PNRR Chiara Goretti. Evento che è stato moderato dal Capo dell’Ufficio per la Comunicazione istituzionale e le Relazioni con i media della Presidenza del Consiglio Paola Ansuini e dalla direttrice del quotidiano La Nazione Agnese Pini. Tra i molteplici argomenti, affrontati nella sede di Innovation Center della Fondazione CR Firenze, il “problema” resta la “messa a terra” dei finanziamenti derivanti dal Pnrr. Un tema che riguarda tutti noi, dalle Istituzioni ai cittadini. Non è semplice spendere risorse importanti in tempi limitati, specialmente in un paese nel quale c’è troppa burocrazia che limita la possibilità di “usare le risorse nei tempi giusti”.
PNRR
Ma come sappiamo la storia è un ciclo infinito che si ripete sotto forme differenti. La liquidità intesa come il fiume di denaro che arriverà, non è un liquido che deve stagnare, ma un liquido che deve scorrere. A questo proposito mi viene in mente un fatto che successe una sera del 1962. Erano i mesi di grande titubanza riguardo la nazionalizzazione dell’industria elettrica/energetica. Uno dei massimi esponenti del tempo assunse toni catastrofici, sostenendo che se la nazionalizzazione si fosse realizzata si sarebbero presentati tempi nefasti per il paese Italia. Fu chiamato in televisione, per la prima volta, a parlare a tutti i cittadini, il banchiere Raffaele Mattioli. Mattioli non credeva assolutamente ai minacciati cataclismi. Quello che invece lo preoccupava erano i miliardi che sarebbero arrivati in quantità enorme alle industrie energetiche, esprimendo dubbi sulla loro capacità di spenderli in nuovi investimenti a vantaggio del Paese. Il banchiere prese in prestito una metafora, parlò di catoblepismo finanziario. Voleva sottolineare il mostruoso intreccio nel quale il controllato diveniva colui che controllava il controllore. Praticamente ciò che oggigiorno potrebbe essere la nostra lentissima e assurda burocrazia.
Il mitologico Catobepla
Cosa è il Catoblepismo? Lo racconta Plinio il vecchio nel 50 d.C., descrivendo un mostro mitologico dal nome “Catoblepa”. Un animale possente come un toro, di andatura pigra, che viveva in Africa ai confini dell’Etiopia. Il suo sguardo poteva uccidere chiunque, ma nessuno correva il rischio di incrociarne gli occhi, perché la sua testa, molto pesante, era sempre e soltanto rivolta verso terra. Praticamente oggi diremmo che guardava ciecamente solo il proprio orticello. Il PNRR deve essere compreso in modo del tutto nuovo, l’economia divenire una vera scienza sociale, e non parlare di PNRR quale insieme di dati e di modelli matematici, che peraltro non potranno mai garantire la certezza di una legge scientifica. Le scelte economiche migliori per il benessere umano, fanno parte di politiche pubbliche che devono dimostrare di saper indirizzare le risorse secondo le vere esigenze del rilancio socio-economico del Paese.
Paola Ansulini, Chiara Goretti, Marco Leonardi, la Ministra Elena Bonetti, Dario Nardella e Agnese Pini
Il Catoblepa deve poter alzare la testa per guardare lontano, non per annichilire i suoi avversari, ma per bilanciare gli slanci della spesa e dell’accumulazione, con quelli di una equa distribuzione.
Agnese Pini
Chissà che il PNRR riesca ad eliminare un po’ di burocrazia per permettere una vera progettazione e attuazione dell’ innovazione italiana.
Paris Nogari, Allegoria del silenzio vigile, 1582. Palazzi Vaticani, Sala Vecchia degli Svizzeri
“la verità è ineffabile”. Mai come oggi la morte mette in evidenza il potere di chi tace da vivo.
Storia del silenzio…
È nell’antico “Corpus Hermeticus” che egli vide il tutto e, avendo visto, comprese e, avendo compreso fu in grado di svelare e mostrare: scrisse quello che aveva conosciuto e, dopo averlo scritto, lo nascose. Preferì infatti tenere un rigoroso silenzio sulla maggior parte di questi misteri piuttosto che rivelarli, perché ogni epoca, venuta alla luce successivamente al cosmo, li cercasse”.
Tacere!!!! Tacere è segno di partecipazione al potere, che commissiona figurazioni del silenzio entro i propri spazi. Eppure il tacere fin dall’antichità è percepito quale gesto virile. Forse per configurarsi al cacciatore e al pescatore che l’uomo primitivo doveva essere per vivere.
La donna era colei alla quale spettava il compito di preparare il pane, non solo quale cibo, ma il pane sociale della parola, spezzato e distribuito nel villaggio al fine di condurre buoni rapporti e badare alla famiglia, ai figli. Il silenzio è sempre raffigurato nel simbolismo e nell’arte al maschile, da Arpocrate in poi, lasciando ad Angerona il tacere che contiene i segreti amorosi o il nome segreto di Roma: Amor diceva Giovanni Pascoli.
Giovanni Pascoli
La parola ha le labbra mute e da quel momento la donna venne secolarmente accusata d’essere ciarliera. Alla donna, le tre religioni monoteiste raccomandano la continenza della parola, frenando a somiglianza della Vergine Maria il lamento funebre o la chiacchiera da mercato (Aurelio Agostino, De Virginibus).
Eros Arpocrate
Arpocrate, il dio egizio bambino del silenzio, “signum arpocraticum” indica l’età infantile di chi si porti l’indice destro alla bocca. Arpocrate, figlio di Iside e Osiride inaugura una simbologia irresistibile per l’arte che ingiunge di tacere a chi non sa, o a chi lo fa per uno scopo che non serve per il bene. Con il tempo, il giovane Arpocrate viene “sostituito” con una figura diversa a seconda dei tempi e del potere del momento… e sul divieto di parlare all’esterno vince quello di consentire l’entrata, “per os” monito al Maligno.
Arpocrate, diventato adulto, ha il corpo cosparso di occhi e orecchie per contrarre la parola quanto dilata l’ascolto, il vedere.( Senofonte). l’Umanesimo recupera alla laicità l’interpretazione più antica del signum, riallineando sapienza, vigilanza e segretezza. A questa nuova metamorfosi di senso si incrociano le letture neopitagoriche e neoplatoniche del silenzio. La prima, sostenuta da Pico della Mirandola, ritrova nel tacere l’iniziatico atteggiamento del sapiente raffigurato nel suo studio. A questa visione è controcanto il tacere neoplatonico di Marsilio Ficino: non più esercizio preliminare ma finale ammissione, “la verità è ineffabile”. L’anzianità e il dito alla bocca fecero convergere il silenzio verso la figura di Cronos e persino verso quella femminile della Morte.
Forse anche il “segno del silenzio” di “Arpocrate” ebbe una valenza simbolica connessa alla parola, anzi al potere creativo della parola. Le parole comunicano le nostre idee, le nostre convinzioni, le nostre e emozioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi. Noi, diventiamo ciò che diciamo.La parola, e il suo sapiente utilizzo, può essere liberatoria per la persona e il suo potenziale.
Silenzio e parola…. da intendersi non solo come strumento di definizione della realtà, ma come autentico atto creativo. Le cose del mondo vengono ad esistenza se esiste una parola a rappresentarle.
La quinta edizione di “Fiera Didacta Italia” è stato decisamente un grandissimo successo.
Domenica 22 maggio, alla Fortezza da Basso di Firenze chiude i battenti la più bella kermesse propositiva, conoscitiva, illustrativa sulla Scuola e il mondo che le gira intorno. Didacta si riconferma come l’appuntamento annuale di riferimento sul futuro e l’innovazione della Scuola in Italia. Le cifre statistiche, come ogni fiera che si rispetti, sono estremamente positive e incoraggianti, oltre 19.000 visitatori, 893 eventi, un numero crescente di espositori e di giornalisti accreditati. “Questa quinta edizione di DIDACTA ITALIA – ha dichiarato Lorenzo Becattini Presidente di Firenze Fiera – è stata quella ripartenza e dell’entusiasmo di tornare in presenza da parte del corpo docente, dei relatori, delle istituzioni e di tutti gli addetti ai lavori che, a fianco di oltre 230 aziende leader, hanno partecipato attivamente all’evento testimoniando come la scuola del futuro sia già una realtà”. “Il successo di Didacta 2022 – ha concluso Becattini – conferma ancora una volta il ruolo di Firenze e della Toscana al centro della didattica innovativa del nostro Paese spingendoci a proseguire fino da ora sulla strada intrapresa per impostare, tutti insieme, la prossima edizione, che si svolgerà alla Fortezza da Basso dall’8 al 10 marzo 2023”. Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini Etpress Comunication
Firenze Fiera Indire Camera di Commercio di Firenze Fiera Didacta Italia Didacta Fiera
Dante era convinto che i numeri e la matematica avessero un ruolo fondamentale nella struttura del creato e nell’operato di Dio. Sono numerosi i passi in cui la matematica, i numeri svolgono un ruolo fondamentale per l’espressione e la comprensione dei concetti del testo. Molti passi possono essere letti alla luce di concetti che all’epoca di Dante erano inesistenti, o non considerati parte della matematica, ma con il tempo sono stati sviluppati e compresi.
In copertina la Scala di Giacobbe di William Blake
Paolo Eugenio Vinassa de Regny, fiorentino di fine 800, geologo, geochimico, fisico, geografo, paleontologo, biologo e botanico, scrisse un’opera che Giovanni Papini esaltò sperando nella sua pubblicazione. Papini la reputava interessante e rivoluzionaria, nonostante già Ugo Foscolo avesse avuto l’intuizione del tema. Per la prima volta, uno scritto approfondito, introduceva in modo completo ed esauriente uno degli aspetti più a trascurati, ma più caratteristici del pensiero di Dante: la viva tradizione Pitagorica. Il simbolismo magico del numero. La costruzione della Divina Commedia diventa geometrica, legata al numero nella sua perfetta armonia, esattamente come la musica.
Pitagora diceva che: “i numeri sono la sola cosa che non inganna, ed in cui risiede la verità”; essi sono il principio e l’essenza di tutte le cose, e la ragion prima della loro esistenza”. Ma i Pitagorici furono anche i primi a concepire la Terra come una sfera rotante con gli altri pianeti attorno ad un fuoco centrale, detto “HESTIA” focolare o altare dell’universo che ordina e plasma la materia dando origine al mondo.
Con la scoperta del “ Bosone di Higgs”, una particella molto speciale che permette di comprendere il perché le altre particelle elementari che costituiscono il nucleo atomico, hanno massa. Siamo alla ricerca di comprendere quale energia muova tutto ciò. Se non ci fosse la massa gli atomi non starebbero insieme, se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la materia e di conseguenza neanche noi esseri umani e l’universo. E’ dalla massa che nascono le forme e le loro proporzioni. La bellezza matematica è una qualità che non può essere definita, non più di quanto la bellezza lo possa essere per l’arte, chi studia matematica, di solito, non ha difficoltà ad apprezzarla.“
Dante ci rivela nella Commedia, che la Parola AMORE, appare nell’inferno 19 volte, nel Purgatorio 50 e nel Paradiso 79. Rimane un mistero, di molteplici interpretazioni il cinquecento diece e cinque, che in numeri romani si può legge DXV. Esso si trova nel Purgatorio, e si potrebbe anagrammare oppure leggere anche come DUX: una guida o un comandante ? Oppure, Si può risalire al 515 a.C. la data di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Zorobabele dopo l’esilio e la schiavitù babilonese sotto Nabucodonosor,e il successivo ritorno in patria. Templari, Fedeli d’Amore? E se la chiave fosse nella tabella caldea? Beroso il Caldeo, era Sacerdote del supremo Dio babilonese Bēl (Marduk) a Babele, vissuto fra il IV e il III sec. a C, si parlava della storia babilonese dalle origini al diluvio universale. Proseguiva dalla storia di Nabonassar fino ad Alessandro Magno.
Arte e Scienza non sono mai state in competizione. Ma c’è una parola di luce ed energia che tutto muove: L’AMORE
La tabella caldea era ben conosciuta ai tempi di Dante per le corrispondenze tra numeri e lettere: DXV è 16…cioè 4 x4 ..la tetractys. Il triangolo equilatero è composto da 10 punti, e 10 al quadrato è 100 = i 100 canti della Commedia. La tetractys è la sintesi del Tutto, l’Unità e la molteplicità, la materia che si differenzia. Per i Pitagorici, la sorgente della creazione. Forse è per questo motivo che Paolo Eugenio Vinassa de Regny scelse la scala di Giacobbe di William Blake per la copertina dell’edizione passata del suo libro?
I numeri sono ovunque, Dante lo scrive e il fiorentino Paolo Eugenio Vinassa de Regny lo rivela.
1° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10.
2° Canto dell’Inferno : 142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7
3° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10
4° Canto dell’Inferno : 151 versi se sommo1+5+1 ottengo 7
5° Canto dell’Inferno :142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7
6° canto dell’Inferno : 115 versi se sommo 1+1+5 ottengo 7
E se alla fine di ogni cantica uscimmo a rivedere le stelle, il canto 6* in tutte e tre le cantiche è dedicato alla politica:
6 ° dell’Inferno : invettiva contro Firenze dove domina « superbia, invidia e avarizia»
6° del Purgatorio :invettiva contro l’Italia definita «serva Italia, di dolore ostello …..non donna di provincia ma di bordello»
6° del Paradiso: polemica che riguarda l’Europa ed esaltazione dell’impero.
Si può pensare al caso? Non credo proprio. Anzi è un sapere ri–scoperto nella sua eternità, grazie ad una sensibilità moderna che dimostra un concetto di a temporalità. Non dimentichiamo che Galileo Galilei, studiando le leggi dell’Universo, stabilì che la matematica era la lingua parlata da Dio.
Nella Divina Commedia i numeri che maggiormente si ripetono nel poema sono l’uno, il dieci, il tre, il nove e il sette. Il 10 rappresenta la fine di un importante ciclo dal quale nascerà un cambio di circostanze. Il dieci è la serie su cui si formano tutti i numeri. Ma 10 sono anche i Comandamenti di Dio, 10 è il numero simbolo della conoscenza
L’Inferno è formato da 9 cerchi più una selva. 3+3+3 +1 = 10 =10
Nel Purgatorio: sette sono le cornici più la spiaggia, l’antipurgatorio, più il paradiso terrestre. Totale 10
Nel Paradiso :nove sono i cerchi angelici più l’Empireo: Totale 10
E perché il numero 100? Il poema è composto da 100 canti distribuiti in tre cantiche :Inferno, Purgatorio, e Paradiso. La Commedia si compone di 3 cantiche, ognuna articolata in 33 canti: 33+ 33 + 33 + 1 = 99. Il primo canto dell’ Inferno serve da prologo: = 99 + 1 = 100. Poi ogni cantica finisce con le stelle.
Nel canto XXVIII del Paradiso : L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla.Dante cerca di trattare la questione del numero degli Angeli, facendo riferimento ad una novella: “ Una leggenda orientale racconta che l’inventore degli scacchi chiese al re di Persia, in premio della sua invenzione, un chicco di grano per la prima casellina della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza, e così via: il re, dopo aver accettato con un sorriso di scherno la richiesta, si rese conto che nemmeno tutti i granai del suo regno sarebbero bastati ad accontentare la richiesta. Le novelle, metafore, leggende, favole… servono per far comprendere che non sempre tutto si può contare; tanto meno gli Angeli.
“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino. Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. In lui si costruisce l’uomo. ( Maria Montessori)
Si apre oggi alla Fortezza da Basso la V edizione di Didacta Fiera. Il 2022 dedica la fiera alla figura di Maria Montessori. La dottoressa Montessori, nel 1907 apriva a Roma la prima “Casa dei Bambini”, per i piccoli dai 3 ai 6 anni. Era già conosciuta in Italia per essere stata una delle prime donne a laurearsi in Medicina. Divenne famosa nel mondo quale pioniera di un nuovo metodo fondato su un assunto molto semplice: la scuola non vuole bambini pieni di nozioni ma bambini felici.
Iniziative per dirigenti scolastici e amministratori locali sulla gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa Tra le novità di quest’anno, un’area dedicata agli stili di vita, all’educazione alimentare e all’educazione motoria. Inoltre, è previsto l’allestimento di un ambiente dedicato alle biblioteche scolastiche, impostato secondo criteri innovativi, che ospiterà anch’esso una serie di proposte formative. Firenze Fiera Dario Nardella Eugenio Giani Paola Concia Lorenzo Becattini Cristina Giachi Sara Funaro Giuseppe Salvini
Assessore Sara Funaro,, Presidente Regione Toscana Eugenio Giani e Cristina Giachi Commissione Cultura Regione
Ricordiamoci che EDUCARE proviene dal latino educěre, «trarre fuori», «tirar fuori ciò che sta dentro» estrarre il meglio dalle menti ben predisposte. Alla base dell’educazione di qualsiasi disciplina, scolastica e non solo, l’etimologia di EDUCARE dovrebbe sempre ricordarci che da un BAMBINO, ragazzo, giovane, apprendista e tutti coloro che desiderano imparare e migliorarsi, un vero EDUCATORE deve saper estrarre qualcosa, e non volere solo introdurre. L’antico “buon esempio”, non è “obbligatorio” da seguire ma dovrebbe essere obbligatorio da dare. Educare per trovare una componente ambientale umana che mostri all’ individuo il rispetto per tutti, la comprensione, la solidarieta’, la giustizia. Dimostriamo l’educazione, doniamo con lealtà la possibilità di imparare a elaborare e credere in se stessi