Non c’è bisogno né di genio, tanto meno di sregolatezza, basterebbe solo un po’ di riflessione e di considerazione sul turismo nostrano, che ha un rilevante e determinante peso nel bilancio del nostro Paese. Prima o poi prenderemo piena consapevolezza che abbiamo bisogno di fiere, manifestazioni, congressi, meeting, raduni e chi più ne ha più ne metta, perché, che, che, se ne dica Firenze e l’Italia tutta, in ogni sua singola località famosa e conosciuta, o piccola e sconosciuta, ha affascinanti storie da raccontare, bellissimi posti da far vedere, squisiti sapori da far assaggiare, coinvolgenti eventi da far vivere, pertanto ha bisogno di ospiti, visitatori, turisti, esploratori, studiosi, studenti, artisti e apprendisti. Adoperiamoci per far conoscere tutto il bello e il buono che abbiamo intorno, lo possiamo fare, lo dobbiamo fare. Non è difficile, non è costoso, non ha bisogno di tempo, non produce controindicazioni, contribuisce a conoscere o riconoscere, a scoprire o riscoprire , storie, luoghi, traduzioni, cucine, abitudini, insomma ci aiuta a prendere sempre maggiore consapevolezza di vivere in un Paese che è il più grande giacimento di bellezza e il maggiore concentrato di Arte, in un territorio fra i più amati e ambiti al mondo. Riccardo Rescio Italia&friends I&f RotoWeb Illustrato – Arte Cultura Attualità Elena Tempestini Etpress Comunication
The Italian peninsula with the characteristic boot shape is very long, almost 1,200 kilometers, while it is at most 530 kilometers wide from Monte Chardonnet to Tarvisio.
Il nostro Paese merita il mondo e il mondo anela l’Italia
Martedì 14 giugno 2022 apre ufficialmente la kermesse fiorentina dedicata alla moda maschile. Finalmente, colori, bellezza, novità, un pizzico di stravaganza e tanta voglia di fare. È quello di cui abbiamo bisogno, fiere, manifestazioni, congressi, meeting, raduni e chi più ne ha più ne metta, perché che, che, se ne dica, Firenze e l’Italia tutta, in ogni sua singola località famosa e conosciuta o piccola e sconosciuta, ha bisogno di ospiti, visitatori, turisti, esploratori, studiosi, studenti, artisti e apprendisti. Dovremmo smettere tutti ed i media in particolare di fagocitare il fenomeno turismo come un problema, visto che è una importantissima risorsa per il nostro Paese e per ognuno di noi, anche se non è direttamente coinvolto nel comparto ricettività. Riccardo Rescio Italia&friends Pitti Immagine Pitti Uomo Elena Tempestini Etpress Comunication
La mela, un frutto simbolo, che attraversa culture, realtà e saperi molto differenti, è, al contempo, il bene e il male, l’obbedienza e la disobbedienza, l’amore e l’odio, ma è anche un viaggio nel tempo attraverso la storia dell’essere umano. Eva addentò il frutto proibito, subendo così l’espulsione dal Paradiso Terrestre. l’innocenza e il peccato connessi al frutto proibito. Dalla mitologia di Zeus e delle Esperidi fino alla fiaba di Biancaneve la mela è la protagonista della vita e della morte.
Eva e la mela, frutto proibito.
Paride e la mela d’oro.
Ercole e i pomi d’oro.
Disegno della mela a due morsi
La mela di Guglielmo Tell.
La mela di Newton.
La mela di Biancaneve.
New York, la grande Mela.
Presentazione della mela a due morsi a Pietrsanta
La terra è avvolta dalla fasce di Van Allen che sono a forma di mela.
Lea Monetti e la mela a due morsi
Il toroide è un vortice di energia a forma di ciambella, di mela. Una forma che si ritrova ricorrentemente in natura: negli atomi, nelle galassie, nei buchi neri e nei buchi bianchi, e alcuni scienziati sostengono che il nostro intero Universo sia un gigantesco Toroide. Ma non solo, anche il campo elettromagnetico terrestre chiamato in gergo scientifico Fasce di Van Allen è a forma di mela, il campo elettromagnetico del cuore umano è un toroide. La forma toroidale potrebbe rappresentare la Coscienza: proprio perché il toroide torna sempre su sé stesso, ripiegandosi, spiegando così il funzionamento della coscienza, la quale riflette sempre sé stessa che osserva sé stessa. Noi esseri viventi siamo scintille di energia, osserviamo noi stessi nella nostra interezza per poi sperimentare e creare l’illusione della separatività e dell’individualità.
Fasce di Van Hallen campo elettromagnetico terrestre
La mela un Archetipo, un simbolo della trasformazione che rappresenta una forma di pensiero Occidentale, che è alla base della scienza, della tecnica e della comunicazione verbale: un linguaggio. L’inconscio che è un sistema vivo, non opera mai una divisione netta tra conscio e inconscio, bensì induce una trasformazione, come Lea Monetti ha intuito e reso visibile nelle sue opere.
Andando nel profondo, la scultrice allieva di Annigoni, dopo una vita passata ad esporre le sue opere nei più prestigiosi Musei e luoghi d’Arte del mondo, ha creato e scolpito Il principio: Eva. Donna moderna del ventennio del duemila, donna che attraverso il mito e l’allegoria ci rivela la peccatrice e la coscienza della condizione femminile. Eva la mangiatrice di mele che ci ricorda che il suo peccato è impossibile da scontare perché costantemente ripetuto.
Lea Monetti tra le sue sculture rappresentanti Eva
Praticamente la mela è il simbolo del tutto e del contrario di tutto. Ma la mela è frutto della “conoscenza” alla quale viene dato un morso per entrarne in possesso e non è più un “peccato” ma un valore aggiunto, non è più una peculiarità da addossare alla donna, ma una condivisione della conoscenza tra due esseri duali che condividono la stessa natura ed esistenza.
La mela con due morsi. La mela che libera dal peccato dell’essere umano e lo gratifica della sua presa di coscienza, la consapevolezza di essere energia e talento che finalmente sono liberate per manifestarsi nel piacere della condivisione. Lea Monetti, con la sua mela, è voluta entrare direttamente nel presente/futuro, non più la rappresentazione di un consumo unilaterale ma il simbolo di una condivisione e di un nuovo equilibrio. La condivisione che unisce e non divide le Arti, la condivisione di mordere la stessa conoscenza universale che unisce le culture del mondo. E se la mela al suo primo morso “cacciò ” l”essere umano dalla natura e, lo fece entrare in una “realtà artificiale” e individualista, oggi la stessa natura si sta divorando con ingordigia la mela. Lea Monetti con la creazione della mela a due morsi, ci riconnette alla totalità della natura, alla condivisione, alla risonanza dell’intera umanità divenendo simbolo di un proposito aperto al futuro del mondo
Che spettacolo è Volterra, che meraviglia è l’Italia.
Cinta da mura, con uno stupendo Palazzo dei Priori, un Duomo assolutamente da non perdere e un Museo Etrusco, Volterra è certamente una meta da non lasciarsi scappare per un turismo vicinale o intercontinentale. Volterra in provincia di Pisa in Toscana, è uno scrigno stracolmo di preziosità non solo Artistiche. Il Palazzo dei Priori, in pieno centro, ha affreschi medievali e un campanile dal quale si aprono panorami, prospettive di incommensurabile bellezza. Il Duomo di Volterra poi vanta un portale di ingresso in marmo e un soffitto a cassettoni dorato. Nelle immediate vicinanze si trovano le vestigia dell’Acropoli Etrusca. Il Museo Etrusco Guarnacci custodisce una ricca collezione di manufatti archeologici. Il complesso del Teatro Romano comprende i ruderi di terme del III secolo. Se tutto questo non bastasse è bello ricordare che oltre al buon Vino e alla squisita cucina Volterra è nota e famosa per la lavorazione dell’alabastro. Proprio all’alabastro è dedicata una Mostra dal titolo “I Tesori dell’Alabastro” nel Centro Studi Espositivo Santa Maria Maddalena di Volterra, dal 10 aprile al 1° novembre 2022. Riccardo Rescio In visita a Volterra il 9 aprile 2022
Il festival “La città dei Lettori”, venerdì 10 giugno 2022 a Villa a Bardini, la presentazione dei sette finalisti del Premio Strega al loro primo incontro pubblico dopo la proclamazione avvenuta giovedì 9 giugno a Benevento. La serata si è conclusa con una piacevolissima presentazione dell’ultimo libro scritto da Francesco Guccini, “Le tre cene” edito da Giunti, di cui lo stesso autore ha svelato la piacevole trama al foltissimo pubblico presente, nella magnifica, spettacolare, terrazza di Villa Bardini. Riccardo Rescio Etpress Comunication Elena Tempestini Italia&friends
#VillaBardini #FondazioneCR Firenze, #LaLoggetta di Villa Bardini, #La città dei lettori, #FondazioneCRFirenze, #francescoguccini
Nel 1252, Firenze era in grande espansione. Da poco meno di 40 mila cittadini si era passati a più di 100 mila. Ogni giorno la città diveniva luogo tra i più importanti e influenti del mondo conosciuto: una potenza economica e commerciale in ambito europeo. La Firenze medioevale aveva assolutamente bisogno di una moneta che la rappresentasse. Presso la Zecca fiorentina nacque il Fiorino d’oro. La Zecca era situata vicino alla Torre della Vacca successiva base per la costruzione della Torre di Arnolfo del Palazzo Della Signoria, sulle rive dell’allora torrente Scheraggio che proprio di lì transitava e dal quale veniva prelevata l’acqua per far funzionare i potenti “magli” che servivano a battere moneta. I mercanti, portavano i metalli, in maggioranza argento, per trasformarli in moneta corrente. La Zecca era vicino anche alla chiesa di San Pier Scheraggio la quale non era importante solo per le funzioni religiose, ma per le riunioni dei Consigli del Comune di Firenze che vi si tenevano all’interno prima della costruzione del Palazzo dei Priori, poi Palazzo della Signoria infine divenuto “Palazzo Vecchio”.
San Pier in Scheraggio, studio di Fabio Borbottoni ( riproduzione vietata)
Il Fiorino d’oro nacque quale espressione di una città e di un contado che stavano vivendo, alla metà del duecento, una prodigiosa espansione commerciale: banchieri e mercanti avevano creato un flusso ingente di scambi, rapporti e affari con città quali Napoli, Genova e Venezia, e stati quali Francia, Inghilterra, Spagna e le Fiandre. Inoltre, pur senza essere marinai di lungo corso come veneziani e genovesi i fiorentini si spinsero, a più riprese, fino a regioni lontane come la Turchia, il Mar Nero e l’Africa settentrionale dalla quale proveniva l’oro. Dalla Tunisia e dal Marocco, ricevevano come pagamento delle merci cospicue quantità d’oro in polvere, chiamato “oro di pagliola”perché proveniente dai fiumi auriferi del Senegal.
Fabio Borbottoni
La città non era solo un grande centro culturale, commerciale e manifatturiero delle più pregiate lane e stoffe, ma anche la principale piazza finanziaria del tempo: Firenze stava divenendo “la Wall Street del Medioevo”. Il fiorino aveva su un lato raffigurato il giglio fiorentino e la scritta “Flo -Rentia” e dall’altro l’effige di San Giovanni Battista, patrono della città con la scritta “S – Ihoannes”. La moneta era in oro puro 24 Kt e del peso di 3,536 grammi. Il processo produttivo del fiorino si svolgeva con la preparazione dei conii e la loro incisione, seguiva la fusione dell’oro e la realizzazione dei “fedoni”, e per ultimo la coniatura della moneta.
Fiorino, il Giglio e San Giovanni patrono di Firenze
Potremmo chiederci a questo punto se ci fossero a quei tempi dei “malandrini” che falsificavano le monete. Ed è a questa domanda che nasce il detto “San Giovanni non vuole inganni”. Sulla moneta del Fiorino da una parte, vi era l’immagine del Giglio a garanzia di autenticità fiorentina e, dall’altra, la figura del Santo che rendeva difficile ogni falsificazione. Il santo era anche ammonimento per un atto vergognoso e un grave reato condannabile dalla legge, in aggiunta, essendo la Zecca sotto il patronato dell’Arte di Calimala, vi era un membro incaricato di sorvegliare attentamente la produzione.
La falsificazione era chiamata reato “dell’adulterazione” e combattuto dal Comune di Firenze con leggi severe quali il taglio della mano e il rogo. Subì questa sorte, nel 1281, anche mastro Adamo da Brescia, abile orafo reso celebre da Dante Alighieri che lo collocò nell’Inferno della “Divina Commedia” ( inferno canto XXX) per aver falsificato i fiorini abbassandone il titolo da 24 carati a 21carati, praticamente togliendo tre grammi di oro che Il Sommo Poeta così ricorda: “ “e m’indussreo a batter li fiorin i / ch’avevan tre carati di mondiglia”. Mastro Adamo e i suoi committenti, che erano i conti Guidi di Romena, avrebbero guadagnato, nel cambio, un fiorino ogni otto monete senza alterare l’aspetto stesso dei fiorini . Tornato a Firenze, mastro Adamo venne scoperto mentre tentava di spendere alcune monete false e, imprigionato dalle autorità cittadine, in seguito venne processato e giustiziato.
Mastro Adamo nella bolgia dei falsari
Se il Fiorino accresceva il prestigio commerciale della città di Firenze, la consolidazione del potere della famiglia Medici, ne decretava la sua “estinzione”. Nel 1531, dopo un lungo periodo di signoria “de facto” e ricevendo dall’imperatore Carlo V la definitva investitura di duchi e, in seguito, granduchi di Toscana la famiglia Medici iniziò a pensare di coniare diversamente. La monetazione fiorentina ebbe lo scudo d’oro, del peso di 3,4 grammi per un titolo di 22 carati e mezzo, coniato sul modello dell’ ”écu d’or au soleil” francese. Passarono anni e nonostante tutto il fiorino di Firenze sopravvisse restando in circolazione in Italia e nel resto d’Europa per molti decenni. Nel 1595, il granduca Ferdinando I de Medici fece coniare una nuova moneta, il “ducato gigliato” che, dal punto di vista iconografico, richiamava il glorioso fiorino repubblicano ma che, putroppo, non ebbe altrettanta fortuna e mutò in seguito il proprio nome in “zecchino gigliato”.
C’è sempre tanta storia, cronaca e racconti orali dietro la quotidianità di una città, dei suoi abitanti e delle trasformazioni che il tempo impone, ma è sempre stato uso e costume dei fiorentini donare, regalare un Fiorino. Nel tempo è divenuto un atto di buon auspicio in occasione di una nascita, di un Battesimo o dell’inizio di un percorso lavorativo: un Fiorino per i momenti importanti della vita.
Fiorino d’oro
Per questo motivo il Fiorino è simbolo della città, è un dono prezioso di appartenenza ed è ancora oggi il massimo riconoscimento che la Città di Firenze attribuisce alle personalità che si sono distinte durante l’anno attraverso la loro opera. Persone che hanno dato lustro alla città, alle istituzioni alla comunità nazionale e internazionale. Donne e uomini, servitori dello Stato e imprenditori, intellettuali e artigiani. Coloro che hanno saputo e voluto divenire le eccellenze dei diversi volti della città, coloro che fanno di Firenze il continuo di una gloriosa realtà unica al mondo.
Il Fiorino d’oro 2022 sarà consegnato venerdì 23 giugno alle 18.30 presso il Forte del Belvedere.
Cristina Acidini, Storica dell’Arte, Sovrintendente dei Beni Artistici e Storici di Firenze del Polo Museale e dell’Opificio delle Pietre dure. Presidente dell’Opera di Santa Croce e dell’Accademia delle Arti del Disegno
Luciano Artusi, giornalista, Cavaliere della Repubblica, Console di Parte Guelfa, direttore del corteo del Calcio storico per 55 anni, è uno studioso e divulgatore della storia fiorentina e toscana.
ACISJF, Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane, che promuove in Italia e nel mondo progetti di solidarietà in favore delle donne
Andrea Ceccherini, che nel 2000, insieme a Cesare Romiti e ad Andrea Riffeser Monti, ha fondato l’Osservatorio Permanente Giovani – Editori. L’Osservatorio è un’organizzazione che vuol contribuire a fare dei giovani di oggi i lettori critici di domani, per renderli cittadini migliori, attori del cambiamento, più impegnati e protagonisti attivi di una democrazia più forte
Confederazione Misericordie d’Italia, uno dei più grandi e antichi enti federativi d’Italia nell’ambito del volontariato, che ha sede a Firenze
Istituto geografico Militare, nato a Firenze con Firenze Capitale quale importante organo cartografico delle Forze Armate, col tempo è diventato un organo cartografico dello Stato
Moleria Locchi, laboratorio storico di molitura e incisioni su vetro e cristallo. Nata nell’Ottocento, tradizione delle famiglie fiorentine l’azienda è stata portata avanti con successo da Paola Locchi
Stefano Mancuso, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze. Ha dimostrato che g le piante hanno non solo capacità “sociali”, ma una forma di intelligenza che fino ad adesso non è stata compresa.
Polizia di Stato ritira il fiorino d’oro il capo della Polizia, il Prefetto Lamberto Giannini
Lorenzo Simonelli, presidente e CEO di Baker Hughes, società internazionale di tecnologia energetica, che a Firenze ha acquisito lo storico stabilimento produttivo del Nuovo Pignone
Dal 9 all’11 giugno 2022, alla Manifattura Tabacchi di Firenze, la quarta edizione del festival dedicato alla rigenerazione urbana ideato da Manifattura Tabacchi e co-prodotto da LAMA Impresa Sociale e MIM – Made in Manifatturatre. Tre giorni di incontri, talk, una mostra e un programma “extra” ispirati dalle visioni del New European Bauhaus: sostenibilità, inclusione e bellezza. Il festival si propone di rappresentare nelle sue molteplici sfaccettature le trasformazioni culturali e urbane. Personalità dal mondo della cultura, dell’arte e della scienza si confronteranno con il pubblico in quattro appuntamenti dedicati al ruolo della rigenerazione urbana e del verde nella costruzione delle nostre città.
Sono previste le partecipazioni :
Leo Valls, skateboarder professionista ideatore del concetto di skateurbanism (Bordeaux)
Mauricio Garcia, Chief Program and Engagement Officer at Friends of the High Line (New York)
David Martinez Garcia, CEO del Urban Development Institute (Barcelona City Council)
Chris Richmond Nzi, founder di Mygrants
Marie Moïse, attivista, dottoranda in filosofia politica all’Università di Padova e Tolosa II
Azzurra Muzzonigro, architetta, founder Sex and the City Milano e co-autrice di Milano Gender Atlas
Nicola Capone, docente, filosofo politico e dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Salerno
Angelica Villa, community organizer at Refugees Welcome
Davide Agazzi, presidente Action Aid
Nausicaa Pezzoni, urbanista e autrice di “La città sradicata, L’idea di città attraverso lo sguardo e il segno dell’altro”
Antonio Perazzi, scrittore, botanico, accademico e paesaggista
Patrizia Boschiero, Coordinatrice delle attività del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino
Luigi Latini, Presidente comitato scientifico Fondazione Benetton Studi e Ricerche
Anna Lambertini, docente di architettura del paesaggio presso DIDA – Università degli studi di Firenze
Lorenzo Balbi, Direttore Museo MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Jacopo Ammendola, Architetto, Co-fondatore di Orizzontale
Andrea Conte, Studio Andreco, artista visivo e ingegnere ambientale
Patrizia di Monte, Architetta, autrice del “Temporary Use Toolkit”
Many Possible Cities è side event del Festival Europeo “New European Bauhaus”, che si tiene in tutta Europa dal 9 al 12 Giugno. Il Festival riunisce i cittadini di tutta Europa per discutere e dare forma al nostro futuro. Un futuro che sia sostenibile, inclusivo e bello. Un momento di incontro e di confronto, una opportunità da cogliere per fare rete, scambiare e celebrare in modo interconnettivo, interdisplinare, transdisciplinare tra Scienza, Arte, Design, Architettura, Politica. Il Festival ha l’obiettivo di portare il Green Deal europeo al centro della nostra vita quotidiana. Riccardo Rescio Italia&friends
Qualche anno fa in quattro sale del bellissimo Castello Pugliese di Federico II, Castel del Monte, fu allestita una mostra curata dal fisico Antonino Zichichi: “Matematica e Bellezza”. La mostra fu un connubio tra due discipline, l’Arte e la Matemetica, che nell’immaginario collettivo sembrano viaggiare su strade diverse ma in realtà sono strettamente connesse tra loro.
Ancora un evento si è svolto all’interno del Castello, grazie alla Maison Gucci, i riflettori di tutto il mondo si sono accesi in questo luogo “magico”. La collezione che ha sfilato si chiama “Cosmogonie” ed è il connubio per illuminare elementi che danno vita ad infinite connessioni, che altrimenti sarebbero invisibili.
Comprendere Castel del Monte, la geometria e il numero aureo noto come divina proporzione che lo caratterizzano non è semplice. Ancora oggi è considerato da storici e studiosi un luogo “misterioso”.
Un tempo presso i neoplatonici e i neopitagorici, le cui dottrine influenzarono la cultura islamica, l’origine del mondo fu enunciata da un cerchio generato da due quadrati ruotanti di 45° rispetto ai propri assi.
Ottanario che si trova sul pavimento della Basilica di San Miniato a Monte a Firenze
La figura geometrica che ne deriva è un ottagono. L’ottagono e’ uno dei principali simboli dell’arte e della tradizione cristiana ed islamica. Il ponte di unione tra cielo e terra. Le figure geometriche del quadrato simboleggiano il mondo terreno, il cerchio simboleggia il cielo, e la cuba islamica aveva una base quadrata e un tetto circolare. Simboli di una armonia disegnata da un compasso celeste e da una squadra terrestre ad uso della conoscenza commacina: gli antici maestri costruttori delle basiliche.
L’esempio più maestoso ed enigmatico di costruzione è Castel del Monte, l’edificio ottagonale voluto da Federico II, “Stupor Mundi”.
Veduta dal drone di Castel del Monte
Alla corte dell’Imperatore Federico II erano presenti il pisano matematico Leonardo Fibonacci, Michele Scoto, il grande astronomo e astrologo, studioso dell’ armonia universale e come asserisce il Kantorowicz, il più importante autore della biografia di Federico II, vi era Frate Elia, colui che successe, alla morte di Francesco d’Assisi a portare avanti l’Ordine Francescano. Frate Elia fu citato nel testamento di San Francesco quale “padre e madre di tutti i sui figli”. Sarà grazie a Frate Elia se verrà costruita la Basilica di Assisi con le maestranze commacine dell’epoca. La testimonianza sono le loro tombe, e i simboli che vi sono impressi, nel cimitero antico della Basilica francescana. Ed è proprio la grande somiglianza tra le due architetture, la Basilica di Assisi e Il Castello Pugliese di Castel del Monte a far pensare a molti studiosi che frate Elia sia l’effettivo progettista del Castello ottogonale pugliese. Purtroppo per frate Elia, aver abbracciato la causa dell’Impero, la “visione del mondo” federiciana causo’ la sua scomunica insieme a Federico II. Neanche l’intervento diretto che fece l’Imperatore a difesa di Frate Elia servi’ a non farlo rimuovere dall’Ordine Francescano nel maggio del 1239. Accusato di tendenze ghibelline, venne rimosso dall’incarico nel Capitolo Generale che si tenne a Roma per la Pentecoste del 1239. Nel successivo periodo, tra il 1241 e il 1242, frate Elia fu inviato come Legato di Federico II in Oriente, per risolvere la critica situazione tra l’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino e quello greco Vatacio di Nicea.
Grazie alla riconciliazione tra la Chiesa Greca e Romana, l’Imperatore di Costantinopoli gli donò la reliquia della Santa Croce, che è oggi conservata a Cortona.
Castel del Monte è una architettura monumentale riconosciuta nel 1996 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Castel del Monte, Puglia
Castel del Monte fu costruito intorno al 1240, con diversi stili, che vanno dal classico al gotico, passando per ardite influenze arabe.
Dalla costruzione si desume che il palazzo non avesse scopi militari e neanche fosse luogo di residenza o rappresentanza per l’Imperatore. Ma cosa rappresentava il Castello? Forse, più facilmente era un osservatorio astronomico, un tempio a custodia della conoscenza. Sicuramente la sua simmetrica perfezione è basata sul numero otto. Un numero dai forti significati simbolici sacri, legato sia alla tradizione cristiana che a quella ebraica, all’idea di resurrezione, di infinito, di equilibrio, di contatto tra cielo e terra. Edificio e cortile sono a pianta ottagonale, otto sono le torri a base ottagonale, otto i saloni che compongono ciascuno dei due piani della struttura.
Il numero otto ritorna anche nei dettagli delle sculture, dei bassorilievi delle colonne e delle chiavi di volta che spesso mostrano decorazioni con otto elementi uguali. Così come le otto foglie di acanto sulla chiave di volta dell’ottava sala.
Sala interna Castel del Monte
Il castello è orientato con direttrici astronomiche, che durante i solstizi e gli equinozi danno vita a complessi giochi di luci e ombre. Sia l’8 aprile che l’8 ottobre, un raggio di sole attraversa due finestre e illumina una parete sulla quale vi era un tempo un bassorilievo. Due curiosità: la prima è che le scale delle torri di Castel del Monte si sviluppano in senso antiorario, la seconda che i giochi di luci ed ombre siano particolari. Durante l’equinozio autunnale l’ombra è pari la lunghezza del cortile interno, ed un mese esatto dopo a ricopre anche la lunghezza precisa delle stanze. Tutte le stanze sono di forma trapezoidale, sono uguali. Lungo le pareti delle sale del primo piano, c’è una panca perimetrale in marmo che rende impossibile appoggiare qualsiasi mobile alle pareti. Una sola stanza si differenzia da tutte, ed è chiamata la “stanza magica“: è a piano terra ed è cieca. Rispetto alle altre, è diversa anche per le decorazioni del pavimento “dove si trova la stella di Davide.”
Castel del Monte
Battisteri ottagonale come quello fiorentino, basiliche dalla forma ottagonale, la moschea di Omar o cupola della roccia, visitata da Federico II durante il suo viaggio a Gerusalemme, ottagonale, la cappella di Aquisgrana, anch’essa dalla forma ottagonale dove Federico II fu incoronato imperatore, la chiesa del tempio di Londra costruita nel 1160, chiesa templare, di forma ottagonale. Il numero otto, il numero cardine dell’autorità universale, il numero sempre in rapporto con l’infinito. La rappresentazione della nascita e della morte, il numero che rappresenta la costruzione di Castel del Monte.
Tante le ipotesi sulla costruzione di Castel del Monte: luogo templare? Un tempio astronomico? Una architettura per conservare segreti della antica conoscenza? Un osservatorio del moto del sole e degli astri? Il luogo sacro per custodire qualcosa? Un giorno comprenderemo meglio, intanto facciamo in modo che non si spengano le luci di attenzione su questo meraviglioso luogo che ancora rimane non molto conosciuto ai più .
Lo straordinario mondo della Cultura che tutto include e niente esclude.
Villa Vittoria realizzata per iniziativa degli Strozzi di Mantova, è stata conosciuta anche come villa Contini Bonacossi, per via del proprietario che subentrò, Alessandro Contini Bonacossi. Ristrutturata nel 1925 ad opera di Giovanni Michelucci. Nel 1964 fu acquistata dall’Azienda Autonoma per il Turismo Fiorentino e destinata a polo internazionale di eventi con i necessari ampliamenti curati da Enzo Vannucci e Pierluigi Spadolini. L’ottocentesca Villa Vittoria, realizzata in stile neocinquecentesco e immersa in un parco secolare, ha annesso il bellissimo Palazzo dei Congressi di Firenze, la storica location dei principali eventi MICE nazionali e internazionali, che richiamano partecipanti da tutto il mondo. Villa Vittoria, gode di una posizione strategica, nel Centro Storico della Città delle Arti per antonomasia, tra la Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella e la Fortezza da Basso a cui è direttamente collegata percorrendo pochi passi.
Bella, accogliente, coinvolgente Villa Vittoria, con l’inaugurazione ufficiale di giovedì 12 maggio 2022 riapre lo spazio, l’oasi di intrattenimento dell’estate Fiorentina, un accogliente luogo adatto a tutti, di tutte le età, dove ci si può sedere, rilassarsi, prendere un aperitivo, oppure gustare piacevoli manicaretti, ascoltando musica, immersi in uno splendido giardino.
Martedì 17 maggio 2022 a Villa Vittoria, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di “Villa Vittoria Cultura”, che ha visto la partecipazione del Presidente Firenze Fiera Lorenzo Becattini, di Cosimo Ceccuti della Fondazione Spadoli Nuova Antologia e di Giovanni Fittante Presidente di Villa Vittoria Cultura. Le mille e una sfumature dell’intrattenimento non poteva in alcun modo non considerare la Cultura che è a tutti gli effetti e non da ora intrattenimento, divertimento e perché no appagamento.
Questa la logica che sovraintende, lo spirito che guida l’intuizione di Giovanni Fittante che nel 2021 ha voluto la rassegna “Villa Vittoria Cultura”, un’ ora per rilassarsi, scoprire le novità letterarie presentate direttamente dagli autori in compagnia di ospiti che gli affiancheranno nella presentazioni dei loro rispettivi libri. Una nuova iniziativa, una originale proposta unica in Italia che affianca “Villa Vittoria intrattenimento”. Vale la pena prendere buona nota sulle nostre agende dell’appuntamento di ogni mercoledì fino a settembre, sempre alle ore 18.00, per quella ora di rilassamento e benessere di cui tutti noi abbiamo bisogno, senza contare che è gratuita e rigenerante.
Giovanni Fittante Elena Tempestini Massimo Acciai Baggiani.
Villa Vittoria, una ulteriore conferma che lo straordinario mondo della Cultura tutto include e niente esclude.