Il festival “La città dei Lettori”, venerdì 10 giugno 2022 a Villa a Bardini, la presentazione dei sette finalisti del Premio Strega al loro primo incontro pubblico dopo la proclamazione avvenuta giovedì 9 giugno a Benevento. La serata si è conclusa con una piacevolissima presentazione dell’ultimo libro scritto da Francesco Guccini, “Le tre cene” edito da Giunti, di cui lo stesso autore ha svelato la piacevole trama al foltissimo pubblico presente, nella magnifica, spettacolare, terrazza di Villa Bardini. Riccardo Rescio Etpress Comunication Elena Tempestini Italia&friends
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Nel 1252, Firenze era in grande espansione. Da poco meno di 40 mila cittadini si era passati a più di 100 mila. Ogni giorno la città diveniva luogo tra i più importanti e influenti del mondo conosciuto: una potenza economica e commerciale in ambito europeo. La Firenze medioevale aveva assolutamente bisogno di una moneta che la rappresentasse. Presso la Zecca fiorentina nacque il Fiorino d’oro. La Zecca era situata vicino alla Torre della Vacca successiva base per la costruzione della Torre di Arnolfo del Palazzo Della Signoria, sulle rive dell’allora torrente Scheraggio che proprio di lì transitava e dal quale veniva prelevata l’acqua per far funzionare i potenti “magli” che servivano a battere moneta. I mercanti, portavano i metalli, in maggioranza argento, per trasformarli in moneta corrente. La Zecca era vicino anche alla chiesa di San Pier Scheraggio la quale non era importante solo per le funzioni religiose, ma per le riunioni dei Consigli del Comune di Firenze che vi si tenevano all’interno prima della costruzione del Palazzo dei Priori, poi Palazzo della Signoria infine divenuto “Palazzo Vecchio”.
San Pier in Scheraggio, studio di Fabio Borbottoni ( riproduzione vietata)
Il Fiorino d’oro nacque quale espressione di una città e di un contado che stavano vivendo, alla metà del duecento, una prodigiosa espansione commerciale: banchieri e mercanti avevano creato un flusso ingente di scambi, rapporti e affari con città quali Napoli, Genova e Venezia, e stati quali Francia, Inghilterra, Spagna e le Fiandre. Inoltre, pur senza essere marinai di lungo corso come veneziani e genovesi i fiorentini si spinsero, a più riprese, fino a regioni lontane come la Turchia, il Mar Nero e l’Africa settentrionale dalla quale proveniva l’oro. Dalla Tunisia e dal Marocco, ricevevano come pagamento delle merci cospicue quantità d’oro in polvere, chiamato “oro di pagliola”perché proveniente dai fiumi auriferi del Senegal.
Fabio Borbottoni
La città non era solo un grande centro culturale, commerciale e manifatturiero delle più pregiate lane e stoffe, ma anche la principale piazza finanziaria del tempo: Firenze stava divenendo “la Wall Street del Medioevo”. Il fiorino aveva su un lato raffigurato il giglio fiorentino e la scritta “Flo -Rentia” e dall’altro l’effige di San Giovanni Battista, patrono della città con la scritta “S – Ihoannes”. La moneta era in oro puro 24 Kt e del peso di 3,536 grammi. Il processo produttivo del fiorino si svolgeva con la preparazione dei conii e la loro incisione, seguiva la fusione dell’oro e la realizzazione dei “fedoni”, e per ultimo la coniatura della moneta.
Fiorino, il Giglio e San Giovanni patrono di Firenze
Potremmo chiederci a questo punto se ci fossero a quei tempi dei “malandrini” che falsificavano le monete. Ed è a questa domanda che nasce il detto “San Giovanni non vuole inganni”. Sulla moneta del Fiorino da una parte, vi era l’immagine del Giglio a garanzia di autenticità fiorentina e, dall’altra, la figura del Santo che rendeva difficile ogni falsificazione. Il santo era anche ammonimento per un atto vergognoso e un grave reato condannabile dalla legge, in aggiunta, essendo la Zecca sotto il patronato dell’Arte di Calimala, vi era un membro incaricato di sorvegliare attentamente la produzione.
La falsificazione era chiamata reato “dell’adulterazione” e combattuto dal Comune di Firenze con leggi severe quali il taglio della mano e il rogo. Subì questa sorte, nel 1281, anche mastro Adamo da Brescia, abile orafo reso celebre da Dante Alighieri che lo collocò nell’Inferno della “Divina Commedia” ( inferno canto XXX) per aver falsificato i fiorini abbassandone il titolo da 24 carati a 21carati, praticamente togliendo tre grammi di oro che Il Sommo Poeta così ricorda: “ “e m’indussreo a batter li fiorin i / ch’avevan tre carati di mondiglia”. Mastro Adamo e i suoi committenti, che erano i conti Guidi di Romena, avrebbero guadagnato, nel cambio, un fiorino ogni otto monete senza alterare l’aspetto stesso dei fiorini . Tornato a Firenze, mastro Adamo venne scoperto mentre tentava di spendere alcune monete false e, imprigionato dalle autorità cittadine, in seguito venne processato e giustiziato.
Mastro Adamo nella bolgia dei falsari
Se il Fiorino accresceva il prestigio commerciale della città di Firenze, la consolidazione del potere della famiglia Medici, ne decretava la sua “estinzione”. Nel 1531, dopo un lungo periodo di signoria “de facto” e ricevendo dall’imperatore Carlo V la definitva investitura di duchi e, in seguito, granduchi di Toscana la famiglia Medici iniziò a pensare di coniare diversamente. La monetazione fiorentina ebbe lo scudo d’oro, del peso di 3,4 grammi per un titolo di 22 carati e mezzo, coniato sul modello dell’ ”écu d’or au soleil” francese. Passarono anni e nonostante tutto il fiorino di Firenze sopravvisse restando in circolazione in Italia e nel resto d’Europa per molti decenni. Nel 1595, il granduca Ferdinando I de Medici fece coniare una nuova moneta, il “ducato gigliato” che, dal punto di vista iconografico, richiamava il glorioso fiorino repubblicano ma che, putroppo, non ebbe altrettanta fortuna e mutò in seguito il proprio nome in “zecchino gigliato”.
C’è sempre tanta storia, cronaca e racconti orali dietro la quotidianità di una città, dei suoi abitanti e delle trasformazioni che il tempo impone, ma è sempre stato uso e costume dei fiorentini donare, regalare un Fiorino. Nel tempo è divenuto un atto di buon auspicio in occasione di una nascita, di un Battesimo o dell’inizio di un percorso lavorativo: un Fiorino per i momenti importanti della vita.
Fiorino d’oro
Per questo motivo il Fiorino è simbolo della città, è un dono prezioso di appartenenza ed è ancora oggi il massimo riconoscimento che la Città di Firenze attribuisce alle personalità che si sono distinte durante l’anno attraverso la loro opera. Persone che hanno dato lustro alla città, alle istituzioni alla comunità nazionale e internazionale. Donne e uomini, servitori dello Stato e imprenditori, intellettuali e artigiani. Coloro che hanno saputo e voluto divenire le eccellenze dei diversi volti della città, coloro che fanno di Firenze il continuo di una gloriosa realtà unica al mondo.
Il Fiorino d’oro 2022 sarà consegnato venerdì 23 giugno alle 18.30 presso il Forte del Belvedere.
Cristina Acidini, Storica dell’Arte, Sovrintendente dei Beni Artistici e Storici di Firenze del Polo Museale e dell’Opificio delle Pietre dure. Presidente dell’Opera di Santa Croce e dell’Accademia delle Arti del Disegno
Luciano Artusi, giornalista, Cavaliere della Repubblica, Console di Parte Guelfa, direttore del corteo del Calcio storico per 55 anni, è uno studioso e divulgatore della storia fiorentina e toscana.
ACISJF, Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane, che promuove in Italia e nel mondo progetti di solidarietà in favore delle donne
Andrea Ceccherini, che nel 2000, insieme a Cesare Romiti e ad Andrea Riffeser Monti, ha fondato l’Osservatorio Permanente Giovani – Editori. L’Osservatorio è un’organizzazione che vuol contribuire a fare dei giovani di oggi i lettori critici di domani, per renderli cittadini migliori, attori del cambiamento, più impegnati e protagonisti attivi di una democrazia più forte
Confederazione Misericordie d’Italia, uno dei più grandi e antichi enti federativi d’Italia nell’ambito del volontariato, che ha sede a Firenze
Istituto geografico Militare, nato a Firenze con Firenze Capitale quale importante organo cartografico delle Forze Armate, col tempo è diventato un organo cartografico dello Stato
Moleria Locchi, laboratorio storico di molitura e incisioni su vetro e cristallo. Nata nell’Ottocento, tradizione delle famiglie fiorentine l’azienda è stata portata avanti con successo da Paola Locchi
Stefano Mancuso, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze. Ha dimostrato che g le piante hanno non solo capacità “sociali”, ma una forma di intelligenza che fino ad adesso non è stata compresa.
Polizia di Stato ritira il fiorino d’oro il capo della Polizia, il Prefetto Lamberto Giannini
Lorenzo Simonelli, presidente e CEO di Baker Hughes, società internazionale di tecnologia energetica, che a Firenze ha acquisito lo storico stabilimento produttivo del Nuovo Pignone
Dal 9 all’11 giugno 2022, alla Manifattura Tabacchi di Firenze, la quarta edizione del festival dedicato alla rigenerazione urbana ideato da Manifattura Tabacchi e co-prodotto da LAMA Impresa Sociale e MIM – Made in Manifatturatre. Tre giorni di incontri, talk, una mostra e un programma “extra” ispirati dalle visioni del New European Bauhaus: sostenibilità, inclusione e bellezza. Il festival si propone di rappresentare nelle sue molteplici sfaccettature le trasformazioni culturali e urbane. Personalità dal mondo della cultura, dell’arte e della scienza si confronteranno con il pubblico in quattro appuntamenti dedicati al ruolo della rigenerazione urbana e del verde nella costruzione delle nostre città.
Sono previste le partecipazioni :
Leo Valls, skateboarder professionista ideatore del concetto di skateurbanism (Bordeaux)
Mauricio Garcia, Chief Program and Engagement Officer at Friends of the High Line (New York)
David Martinez Garcia, CEO del Urban Development Institute (Barcelona City Council)
Chris Richmond Nzi, founder di Mygrants
Marie Moïse, attivista, dottoranda in filosofia politica all’Università di Padova e Tolosa II
Azzurra Muzzonigro, architetta, founder Sex and the City Milano e co-autrice di Milano Gender Atlas
Nicola Capone, docente, filosofo politico e dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Salerno
Angelica Villa, community organizer at Refugees Welcome
Davide Agazzi, presidente Action Aid
Nausicaa Pezzoni, urbanista e autrice di “La città sradicata, L’idea di città attraverso lo sguardo e il segno dell’altro”
Antonio Perazzi, scrittore, botanico, accademico e paesaggista
Patrizia Boschiero, Coordinatrice delle attività del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino
Luigi Latini, Presidente comitato scientifico Fondazione Benetton Studi e Ricerche
Anna Lambertini, docente di architettura del paesaggio presso DIDA – Università degli studi di Firenze
Lorenzo Balbi, Direttore Museo MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Jacopo Ammendola, Architetto, Co-fondatore di Orizzontale
Andrea Conte, Studio Andreco, artista visivo e ingegnere ambientale
Patrizia di Monte, Architetta, autrice del “Temporary Use Toolkit”
Many Possible Cities è side event del Festival Europeo “New European Bauhaus”, che si tiene in tutta Europa dal 9 al 12 Giugno. Il Festival riunisce i cittadini di tutta Europa per discutere e dare forma al nostro futuro. Un futuro che sia sostenibile, inclusivo e bello. Un momento di incontro e di confronto, una opportunità da cogliere per fare rete, scambiare e celebrare in modo interconnettivo, interdisplinare, transdisciplinare tra Scienza, Arte, Design, Architettura, Politica. Il Festival ha l’obiettivo di portare il Green Deal europeo al centro della nostra vita quotidiana. Riccardo Rescio Italia&friends
Qualche anno fa in quattro sale del bellissimo Castello Pugliese di Federico II, Castel del Monte, fu allestita una mostra curata dal fisico Antonino Zichichi: “Matematica e Bellezza”. La mostra fu un connubio tra due discipline, l’Arte e la Matemetica, che nell’immaginario collettivo sembrano viaggiare su strade diverse ma in realtà sono strettamente connesse tra loro.
Ancora un evento si è svolto all’interno del Castello, grazie alla Maison Gucci, i riflettori di tutto il mondo si sono accesi in questo luogo “magico”. La collezione che ha sfilato si chiama “Cosmogonie” ed è il connubio per illuminare elementi che danno vita ad infinite connessioni, che altrimenti sarebbero invisibili.
Comprendere Castel del Monte, la geometria e il numero aureo noto come divina proporzione che lo caratterizzano non è semplice. Ancora oggi è considerato da storici e studiosi un luogo “misterioso”.
Un tempo presso i neoplatonici e i neopitagorici, le cui dottrine influenzarono la cultura islamica, l’origine del mondo fu enunciata da un cerchio generato da due quadrati ruotanti di 45° rispetto ai propri assi.
Ottanario che si trova sul pavimento della Basilica di San Miniato a Monte a Firenze
La figura geometrica che ne deriva è un ottagono. L’ottagono e’ uno dei principali simboli dell’arte e della tradizione cristiana ed islamica. Il ponte di unione tra cielo e terra. Le figure geometriche del quadrato simboleggiano il mondo terreno, il cerchio simboleggia il cielo, e la cuba islamica aveva una base quadrata e un tetto circolare. Simboli di una armonia disegnata da un compasso celeste e da una squadra terrestre ad uso della conoscenza commacina: gli antici maestri costruttori delle basiliche.
L’esempio più maestoso ed enigmatico di costruzione è Castel del Monte, l’edificio ottagonale voluto da Federico II, “Stupor Mundi”.
Veduta dal drone di Castel del Monte
Alla corte dell’Imperatore Federico II erano presenti il pisano matematico Leonardo Fibonacci, Michele Scoto, il grande astronomo e astrologo, studioso dell’ armonia universale e come asserisce il Kantorowicz, il più importante autore della biografia di Federico II, vi era Frate Elia, colui che successe, alla morte di Francesco d’Assisi a portare avanti l’Ordine Francescano. Frate Elia fu citato nel testamento di San Francesco quale “padre e madre di tutti i sui figli”. Sarà grazie a Frate Elia se verrà costruita la Basilica di Assisi con le maestranze commacine dell’epoca. La testimonianza sono le loro tombe, e i simboli che vi sono impressi, nel cimitero antico della Basilica francescana. Ed è proprio la grande somiglianza tra le due architetture, la Basilica di Assisi e Il Castello Pugliese di Castel del Monte a far pensare a molti studiosi che frate Elia sia l’effettivo progettista del Castello ottogonale pugliese. Purtroppo per frate Elia, aver abbracciato la causa dell’Impero, la “visione del mondo” federiciana causo’ la sua scomunica insieme a Federico II. Neanche l’intervento diretto che fece l’Imperatore a difesa di Frate Elia servi’ a non farlo rimuovere dall’Ordine Francescano nel maggio del 1239. Accusato di tendenze ghibelline, venne rimosso dall’incarico nel Capitolo Generale che si tenne a Roma per la Pentecoste del 1239. Nel successivo periodo, tra il 1241 e il 1242, frate Elia fu inviato come Legato di Federico II in Oriente, per risolvere la critica situazione tra l’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino e quello greco Vatacio di Nicea.
Grazie alla riconciliazione tra la Chiesa Greca e Romana, l’Imperatore di Costantinopoli gli donò la reliquia della Santa Croce, che è oggi conservata a Cortona.
Castel del Monte è una architettura monumentale riconosciuta nel 1996 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Castel del Monte, Puglia
Castel del Monte fu costruito intorno al 1240, con diversi stili, che vanno dal classico al gotico, passando per ardite influenze arabe.
Dalla costruzione si desume che il palazzo non avesse scopi militari e neanche fosse luogo di residenza o rappresentanza per l’Imperatore. Ma cosa rappresentava il Castello? Forse, più facilmente era un osservatorio astronomico, un tempio a custodia della conoscenza. Sicuramente la sua simmetrica perfezione è basata sul numero otto. Un numero dai forti significati simbolici sacri, legato sia alla tradizione cristiana che a quella ebraica, all’idea di resurrezione, di infinito, di equilibrio, di contatto tra cielo e terra. Edificio e cortile sono a pianta ottagonale, otto sono le torri a base ottagonale, otto i saloni che compongono ciascuno dei due piani della struttura.
Il numero otto ritorna anche nei dettagli delle sculture, dei bassorilievi delle colonne e delle chiavi di volta che spesso mostrano decorazioni con otto elementi uguali. Così come le otto foglie di acanto sulla chiave di volta dell’ottava sala.
Sala interna Castel del Monte
Il castello è orientato con direttrici astronomiche, che durante i solstizi e gli equinozi danno vita a complessi giochi di luci e ombre. Sia l’8 aprile che l’8 ottobre, un raggio di sole attraversa due finestre e illumina una parete sulla quale vi era un tempo un bassorilievo. Due curiosità: la prima è che le scale delle torri di Castel del Monte si sviluppano in senso antiorario, la seconda che i giochi di luci ed ombre siano particolari. Durante l’equinozio autunnale l’ombra è pari la lunghezza del cortile interno, ed un mese esatto dopo a ricopre anche la lunghezza precisa delle stanze. Tutte le stanze sono di forma trapezoidale, sono uguali. Lungo le pareti delle sale del primo piano, c’è una panca perimetrale in marmo che rende impossibile appoggiare qualsiasi mobile alle pareti. Una sola stanza si differenzia da tutte, ed è chiamata la “stanza magica“: è a piano terra ed è cieca. Rispetto alle altre, è diversa anche per le decorazioni del pavimento “dove si trova la stella di Davide.”
Castel del Monte
Battisteri ottagonale come quello fiorentino, basiliche dalla forma ottagonale, la moschea di Omar o cupola della roccia, visitata da Federico II durante il suo viaggio a Gerusalemme, ottagonale, la cappella di Aquisgrana, anch’essa dalla forma ottagonale dove Federico II fu incoronato imperatore, la chiesa del tempio di Londra costruita nel 1160, chiesa templare, di forma ottagonale. Il numero otto, il numero cardine dell’autorità universale, il numero sempre in rapporto con l’infinito. La rappresentazione della nascita e della morte, il numero che rappresenta la costruzione di Castel del Monte.
Tante le ipotesi sulla costruzione di Castel del Monte: luogo templare? Un tempio astronomico? Una architettura per conservare segreti della antica conoscenza? Un osservatorio del moto del sole e degli astri? Il luogo sacro per custodire qualcosa? Un giorno comprenderemo meglio, intanto facciamo in modo che non si spengano le luci di attenzione su questo meraviglioso luogo che ancora rimane non molto conosciuto ai più .
Lo straordinario mondo della Cultura che tutto include e niente esclude.
Villa Vittoria realizzata per iniziativa degli Strozzi di Mantova, è stata conosciuta anche come villa Contini Bonacossi, per via del proprietario che subentrò, Alessandro Contini Bonacossi. Ristrutturata nel 1925 ad opera di Giovanni Michelucci. Nel 1964 fu acquistata dall’Azienda Autonoma per il Turismo Fiorentino e destinata a polo internazionale di eventi con i necessari ampliamenti curati da Enzo Vannucci e Pierluigi Spadolini. L’ottocentesca Villa Vittoria, realizzata in stile neocinquecentesco e immersa in un parco secolare, ha annesso il bellissimo Palazzo dei Congressi di Firenze, la storica location dei principali eventi MICE nazionali e internazionali, che richiamano partecipanti da tutto il mondo. Villa Vittoria, gode di una posizione strategica, nel Centro Storico della Città delle Arti per antonomasia, tra la Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella e la Fortezza da Basso a cui è direttamente collegata percorrendo pochi passi.
Bella, accogliente, coinvolgente Villa Vittoria, con l’inaugurazione ufficiale di giovedì 12 maggio 2022 riapre lo spazio, l’oasi di intrattenimento dell’estate Fiorentina, un accogliente luogo adatto a tutti, di tutte le età, dove ci si può sedere, rilassarsi, prendere un aperitivo, oppure gustare piacevoli manicaretti, ascoltando musica, immersi in uno splendido giardino.
Martedì 17 maggio 2022 a Villa Vittoria, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di “Villa Vittoria Cultura”, che ha visto la partecipazione del Presidente Firenze Fiera Lorenzo Becattini, di Cosimo Ceccuti della Fondazione Spadoli Nuova Antologia e di Giovanni Fittante Presidente di Villa Vittoria Cultura. Le mille e una sfumature dell’intrattenimento non poteva in alcun modo non considerare la Cultura che è a tutti gli effetti e non da ora intrattenimento, divertimento e perché no appagamento.
Questa la logica che sovraintende, lo spirito che guida l’intuizione di Giovanni Fittante che nel 2021 ha voluto la rassegna “Villa Vittoria Cultura”, un’ ora per rilassarsi, scoprire le novità letterarie presentate direttamente dagli autori in compagnia di ospiti che gli affiancheranno nella presentazioni dei loro rispettivi libri. Una nuova iniziativa, una originale proposta unica in Italia che affianca “Villa Vittoria intrattenimento”. Vale la pena prendere buona nota sulle nostre agende dell’appuntamento di ogni mercoledì fino a settembre, sempre alle ore 18.00, per quella ora di rilassamento e benessere di cui tutti noi abbiamo bisogno, senza contare che è gratuita e rigenerante.
Giovanni Fittante Elena Tempestini Massimo Acciai Baggiani.
Villa Vittoria, una ulteriore conferma che lo straordinario mondo della Cultura tutto include e niente esclude.
Nel 1482 Leonardo Da Vinci giunse a Milano per lavorare alla corte di Ludovico il Moro e nei primi anni soggiornò nella parrocchia di San Vincenzo in Prato, ospite della famiglia De Predis. Tra i sette fratelli De Predis c’era anche Cristoforo, eccellente e conosciuto miniaturista. Cristoforo era nato sordo, e riusciva ad esprimersi per mezzo di “certi segni”.
Leonardo, iniziò a osservare l’amico de Predis, praticamente a studiarne la sua quotidianità per poi immettere il concetto di “sordomutismo”, nel suo “Trattato di Pittura”. Forse Leonardo fu influenzato dalla conoscenza del medico, matematico e filosofo pavese Girolamo Cardano, con il quale Da Vinci si consultava su problemi di geometria e linguaggi crittografici. Ma fu proprio il Cardano ad esprimersi più volte a favore dell’insegnamento ai sordomuti, tanto da definire “criminale” chi lo impediva. I pregiudizi erano inevitabili nella cultura del Rinascimento, gli scritti che Leonardo Da Vinci ci ha lasciato sul tema, hanno il pregio di essere un’indagine scientifica molto prima che se ne occupassero la scienza e la medicina moderne.
Cristoforo de Predis – Morte del Sole, della Luna e caduta delle stelle – Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioachino, Sant’Anna, di Maria Vergine, di Gesù, del Battista e della fine del mondo”, XV secolo – Biblioteca Reale di Torino
Leonardo Da Vinci paragona il sordo al cieco, definendoli entrambi “esseri incompleti” perché privi di uno dei cinque sensi che a loro volta sono “servi e ministri dell’anima”. Tuttavia, Leonardo fa una distinzione tra sordità e cecità, ponendo il sordo su un livello superiore rispetto al cieco. A parere del genio fiorentino, è la vista la regina dei sensi. Quindi, meglio perdere l’udito e adattarsi alla mancanza della parola, piuttosto di non vedere le bellezze dell’universo: “chi perde il vedere perde la bellezza del mondo a differenza del sordo il quale perde il suono fatto da moto dell’aria percossa, che è minima cosa nel mondo”. La vista è il “senso massimo, il signore dei sensi” e perciò anche più nobile dell’udito. Leonardo evidenzia che perdere l’udito non implica la perdita di tutte le scienze che si acquistano con la parola, ma è ben più sopportabile una tale mancanza che il non poter vedere le bellezze dell’universo. Nelle parole di Leonardo ben si comprende che la cecità è “sorella della morte”, il cieco è “come un cacciato dal mondo, perché egli più non lo vede” e perché, sebbene intenda molte verità, non sa che cosa siano “luce, tenebre, colore, corpo, figura, mito, rimozione, promiscuità, moto e quiete, le quali cose sono dieci coronamenti della natura”. Egli è infelice nel senso più stretto della parola, perché non potrà vivere mai lieto, come si vede nei sordi nati, cioè i muti, perché “chi perde il vedere perde la bellezza del mondo a differenza del sordo il quale perde il suono fatto da moto dell’aria percossa, che è minima cosa nel mondo”. Il sordo nato è muto “perché mai udì a parlare e mai poté imparare alcun linguaggio”. Egli, però, può “intendere bene ogni cosa accidentale, con le qualità visibili nei corpi umani, meglio di uno che parli e che abbia udito, e similmente conoscere le opere dei pittori e quello che in esse si rappresenta a che tali figure sono appropriate”. “ Io vidi in Firenze un sordo accidentale il quale se tu gli parlavi forte non ti intendeva, e parlando piano, senza suono di voce, lui intendeva solo per lo menar delle labbra. Or mi potresti dire non mena le labbra uno che parla forte come piano?”.
Trattato della Pittura, Leonardo Da Vinci Biblioteca Vaticana
Leonardo, grazie all’amicizia e all’ospitalità di De Predis, conosce come interagire con la persona sordomuta, e ne comprende l’importanza per le pitture e le arti figurative. I personaggi dipinti devono essere espressivi in modo che, chiunque le guardi conosca il loro sentimento a “similitudine del muto, che vedendo due parlatori, benché esso sia privato dell’udito, nientedimeno mediante li effetti e li atti di essi parlatori, lui comprende il tema della loro disputa”. Per ottenere quest’effetto il pittore deve studiare i gesti dei sordomuti “i quali parlano coi movimenti delle mani, e degli occhi, e ciglia, e di tutta la persona, nel voler esprimere il concetto dell’animo loro”. I sordomuti sono “i maestri dei movimenti e intendono da lontano di quel che uno parla, quando egli accomoda i moti delle mani con le parole”.
Foglio 12604 della Raccolta di Windsor
Sono molti gli studiosi di arte, che riconoscono a Leonardo Da Vinci di aver inserito il linguaggio dei sordomuti anche nella sua pittura. La Vergine delle Rocce risale al 1486, durante il periodo milanese del grande fiorentino. Il quadro fu realizzato in collaborazione con i fratelli de Predis, tra i quali c’era anche il miniaturista Cristoforo, il fratello sordo. Se osserviamo attentamente la mano sinistra della vergine compone una “L” di Leonardo, la mano destra dell’Arcangelo Uriel forma una “D” di Da e, infine, quella del Bambino segna la “V” di Vinci. I personaggi raffigurati nella scena, inoltre, comunicano molto anche con la postura del corpo, delle mani e con le espressioni del viso, a creare una vera e propria narrazione che ha reso questo dipinto unico al mondo. Sarà un altro genio, in un altro secolo a portare l’attenzione sulla perdita del senso dell’udito: Beethoven. Come spesso accade alle persone di valore e di successo, Beethoven riuscì a trasformare il suo “svantaggio”, comprendendone, ma solo con infinite e tremende battaglie affrontate nel suo profondo, che l’essere umano deve costantemente confrontarsi con crisi e nuove sfide quotidiane. Nel momento che il suo udito non funzionava più, Beethoven era sempre più costretto a ritirarsi in se stesso e a trarre ispirazione dalla propria immaginazione, esattamente ciò che secoli prima Leonardo Da Vinci aveva messo in evidenza con l’arte della pittura. Beethoven, già sordo, riuscì a sentire le vibrazioni della musica e comporre opere immense come la nona sinfonia . Due geni, antesignani che hanno dimostrato come la mente può superare qualsiasi ostacolo, a patto di non considerarsi delle vittime di circostanze avverse ma forgiatori del proprio destino.
La Vergine delle Rocce, Leonardo Da Vinci Ludwig van Beethoven
Ugo De Vita al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze
“Concerto in voce recitante” con Ugo De Vita Sabato 4 giugno 2022 alle ore 17.00, al Conservatorio Cherubini di Firenze, nella Sala del Buonumore Pietro Grossi, uno straordinario spettacolo dal titolo “Concerto in voce recitante” realizzato da Ugo De Vita, autore, attore e docente universitario, propone una lettura dall’epistolario di L.V. Beethoven (1770-1827), con le preziose collaborazioni della Prof.ssa Daniela De Santis (Musica da Camera) e del Prof. Maurizio Biondi (Storia della Musica) e i giovani musicisti del Conservatorio “Luigi Cherubini”. La voce recitante si alterna a esecuzioni dalla Sonata n 5 op. 24 (II Adagio molto espressivo) e la Sonata n 10 op. 96, consegnandoci una scelta di brani (dalle traduzioni di germanisti illustri) delle Lettere del musicista. E’ un vero e proprio spettacolo innovativo nella forma e nei contenuti musicali e letterari. Il commento musicale sarà curato da Maurizio Biondi (ingresso libero e senza prenotazione). Conservatorio Luigi Cherubini Firenze https://www.consfi.it/
Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini Etpress Comunication
Il Museo di Orsanmichele a Firenze, è uno straordinario monumento unico e particolare, poiché al suo interno si svolgono funzioni civili e religiose. La Chiesa al piano terra, dove regolarmente vengono officiate le sante messe, ha al suo interno il magnifico tabernacolo marmoreo della Madonna delle Grazie. Il Museo al primo piano ospita le opere scultorie originali dei più celebri Artisti fiorentini dal quindicesimo al sedicesimo secolo. Le statue ornavano originariamente le nicchie all’esterno della costruzione, sui quattro lati dell’imponente edificio di pietra forte, equidistante dal Palazzo della Signoria e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Al secondo piano del Museo di Orsanmichele, in cima alla costruzione, è possibile godere la indicibile bellezza della città delle Arti per antonomasia. Definito da Antonio Paolucci, “Tempio del lavoro” perché fu costruito dalle Arti liberali che fecero la grandezza del libero Comune fiorentino ed in esso trovarono raffigurazione. Piero Bargellini, l’indimenticato Sindaco di Firenze disse su Orsanmichele “il luogo dove si custodiva il Grano del comune; il Grano della popolazione e dei poveri, che i provvidi ordinamenti repubblicani cercavano di difendere dalle speculazioni annonarie in ogni tempo, ma specialmente negli anni della carestia”. Solo alla metà del Trecento il granaio fu consacrato al culto cristiano. Firenze 1° giugno 2022 Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini Etpress Comunication
Quando veniamo al mondo non portiamo con noi un manuale di istruzione, nessuno ci spiega cosa dobbiamo fare per muovere al meglio il nostro vettore. Il nostro vettore? Eh si, perché “indossare il corpo”, muoverlo, farlo vivere all’interno della realtà, viverlo bene per anni, nutrire l’energia che richiede per muoversi non è una cosa semplice è un meccanismo complesso del quale prendiamo consapevolezza durante il tragitto. Tutto appare molto ovvio, ma se ci pensiamo bene, ogni civiltà, ogni uomo da millenni ha voluto imporre il proprio manuale di istruzione, anche volendo causare dissensi e guerre, creando dottrine e religioni conflitti e contrasti anche con il corso della storia
La scienza è tornata ad aiutare l’essere vivente, non con una fisica classica, ma ricordandoci che il primo vettore da studiare e conoscere, siamo noi. Siamo esseri portatori di molteplici probabilità e coniugati da infiniti, sottili e invisibili fili. È la fisica quantistica, la quale è riuscita a dimostrare che l’energia non è solo alla base della massa-materia, ma anche della coscienza stessa. Le leggi quindi sono diverse da quelle alle quali ci hanno abituati, si tratta di un mondo costituito di potenzialità infinite. I legami chimici che uniscono i tratti di DNA, e che permettono alle molecole della famosa doppia elica di aprirsi e replicarsi, agiscono esattamente in accordo con le leggi della fisica quantistica..
È stato leggendo il libro del filosofo Merleau-Ponty “ Il visibile e l’invisibile” che le Arti che amo, la filosofia, la storia e la fisica, si riuniscono in un’ unica frase “la realtà non è come ci appare”. Grazie alla teoria quantica l’uomo non ha scoperto tutto ciò che c’era da scoprire, come ci piace sostenere, ma può ancora agire e esplorare campi fino a oggi ignorati o ritenuti impossibile da violare. La meccanica quantistica è molto pragmatica; scardina le leggi che governano gli eventi singoli e stabilisce direttamente le leggi che governano gli insiemi.
Ma come la fisica quantistica interagisce con l’essere vivente? Nel campo della quantistica non esiste mai una unica soluzione, come eravamo abituati dalla precedente fisica classica, ma ne esistono tante “possibili” alcune delle quali più probabili di altre. L’oggetto quantico non ha un’esistenza reale, attuale ma sembra invece ridursi a una nuvola di possibilità, a un’onda di probabilità. La mente umana può occuparsi solo di idee. Quindi non possiamo pensare che la mente abbia la facoltà effettiva di poter “considerare” la realtà. Tutto quello che la mente può effettivamente valutare sono le proprie idee nei confronti della realtà.
È con l’ interpretazione di Copenhagen, che la parte razionale della nostra psiche, rappresentata dalla scienza, iniziò nuovamente a fondersi con la parte intuitiva che è in noi, nel nostro profondo e che dal 1700 in poi avevamo ignorato. Praticamente per 300 anni, abbiamo messo a tacere il nostro lato “irrazionale”. Il fatto che qualcosa sia o meno vero, non dipende da quanto strettamente corrisponda alla verità assoluta, ma da quanto sia conforme alla nostra esperienza. In pratica la scienza deve ammettere che parte della comprensione della realtà va ben oltre la possibilità del pensiero razionale dell’essere umano.
Ma come nasce la sua rappresentazione del mondo ? Abbiamo detto che il piano dell’esistenza macroscopico in cui viviamo è costituito da atomi che sono oggetti inconoscibili che “emergono” da una realta’ più profonda. Questi atomi emettono Radiazione Elettromagnetica, una perturbazione dello Spazio-Tempo la cui natura è ondulatoria. Gli esseri viventi percepiscono solo una minima parte di questa radiazione, che è compresa in un ristretto intervallo di lunghezze d’onda. La minima parte colpisce la retina in fondo all’occhio e delle cellule specializzate, chiamate “coni e bastoncelli” la trasformano in deboli impulsi elettrici. Questi impulsi elettrici attraversano un sottile filo, il nervo ottico, e giungono in una particolare zona del cervello. È in questa parte del nostro cervello che si generano le immagini che noi chiamiamo realtà. ( vi ricordate la famosa frase: “ti sei fatto un film”?) I dati che il nostro cervello riceve possono essere “caotici” , li possiamo mettere a posto, ri-ordinare solo attraverso lo Spazio e il Tempo. Ma se Spazio e tempo sappiamo che non esistono, in quale realtà alimenteremo il nostro personale mondo illusorio?
Noi siamo coinvolti, noi siamo partecipi della natura, e questo necessariamente significa che noi non siamo in grado di avere una visione della natura per come essa effettivamente è fuori da noi; noi non possediamo la virtù di un “terzo occhio” che ci permetta di avere una visione intellettuale della globalità della realtà.( Basil Hiley)
La meccanica quantistica potrebbe dimostrare che ogni decisione, ogni scelta sono istantanee. Per la maggior parte di noi ciò che non si muove come per esempio una pietra, o una pianta non sono organiche ( esseri viventi) . Niente di più falso, perché oggi sappiamo scientificamente che le piante rispondono a stimoli con reazioni di tipo umano quali dolore, piacere e desiderio di affetto. La differenza è insita nel concetto di tempo: la loro reazione è talmente lenta che per i nostri “razionali” cinque sensi, sembra che esse non abbiamo alcuna reazione, siano inanimate. Siamo noi esseri umani che abbiamo timore e ignoranza nei confronti del tempo. Lo misuriamo in anni, mesi, giorni e ore, anziché osservarlo in trasformazioni.
Ma anche le percezioni del nostro cervello da un punto di vista fisiologico sono complesse. Il cervello è diviso in due, una parte sinistra e una parte destra. Se facciamo caso, fin da sempre ci sono stati studi sul movimento delle mani, come fece Leonardo Da Vinci o Raffaello. La mano destra, sappiamo che corrisponde all’emisfero sinistro, che ha caratteristiche razionali, maschili, e assertive. Invece, la mano sinistra corrisponde all’emisfero destro, che ha caratteristiche femminili, ricettive intuitive e mistiche. Praticamente i cinesi già millenni indietro questo concetto lo descrivevano con l’energia Yin e yang: due polarità che non implicano assolutamente la divisione bensì l’Unione, due polarità energetiche che sono dentro l’essere umano. Dopo tutto, i fisici da sempre, sono persone che si stupiscono di fronte all’universo. L’esperienza soggettiva di meraviglia è un messaggio alla parte razionale della nostra mente intuitiva. L’oggetto di quella meraviglia viene percepito e soprattutto compreso in modi diversi da quello razionale. Solo percependo intuitivamente, la nostra capacità di ascolto potrà ampliarsi. Quindi la meccanica quantistica è un modo specifico di considerare una specifica parte della “realtà”. Ma per poterla comprendere ci deve essere un sistema osservato e un sistema osservatore.
Ma allora la domanda potrebbe essere: Chi sta osservando l’universo? E in che modo l’universo diventa per noi la realtà? Prima di tutto ci vuole la Consapevolezza di essere stati creati, di essere, di comprendere che ognuno di noi è una vera e propria unica creazione. In secondo luogo, prendere consapevolezza che ognuno di noi rende l’universo reale, perché ne fa parte. Questo processo mentale cognitivo, ci rende partecipi dell’universo: entrambi auto-realizzanti.
La bellezza della meccanica quantistica è che ci fornisce gli elementi scientifici per comprendere che il mondo non è come ci appare, bensì lo percepiamo come una realtà fisica data da una nostra costruzione cognitiva. Solo l’atto di osservare, compiuto da un essere cosciente, è in grado di trasformare una probabilità di esistenza in una esistenza vera tra osservatore ed osservato. L’universo esiste perché vi è un osservatore, significa che il sistema di credenze dell’osservatore determina l’esistenza della realtà nella forma in cui egli crede che sia.