“Un mondo di eventi – Toscana Rinascimento senza fine”

“Storie di retorica banalità e di palese ovvietà”
di Riccardo Rescio
Per alcuni è anche possibile che siano storie di retorica banalità e anche di una sconcertante banalità, ma nella realtà oggettiva dei fatti e nel tangibile riscontro di tutto il bello e il buono che abbiamo, si può affermare con certezza, che non esite al mondo un Paese che abbia assommate a sé una infinità di proposte, belle, attrattive, profondamente diversificate, non solo nelle sue 20 straordinarie Regioni, ma in ogni sua singola località.
Questo perché ogni luogo, piccolo o grande, conosciuto e famoso o del tutto sconosciuto, ha affascinanti Storie da raccontare, Bellissimi posti da far vedere, squisiti Sapori da far assaggiare e coinvolgenti Eventi da far vivere.
Questo incredibile Paese risponde al nome di Italia.
Quando prenderemo finalmente piena consapevolezza che il nostro Paese è il più grande giacimento di bellezza e il maggiore concentrato di Arte, sicuramente smetteremmo di desiderare di vedere o ostentare di aver visto mete lontane che hanno molto spesso una sola o poco più delle peculiarità che caratterizzano e identificano ogni singolo territorio delle Penisola delle Meraviglie e delle sue splendide Isole
Sono venti le straordinarie Regioni d’Italia, la Toscana è una di queste, se già la conoscete, comunicatela.
Se invece vostro malgrado non l’avete mai vista, scopritela, sarà per tutti una emozione esperienziale unica.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Firenze 29 luglio 2022

italiaefriends.wordpress.com – http://www.etpress.it

“Per continuare a stupirci”

Varianti sul tema Firenze ……

Firenze è talmente bella che andrebbe vista da tutti almeno una volta nella vita.
Per alcuni è anche possibile che sia una delle tante affermazioni di retorica banalità o anche di una sconcertante ovvietà, ma nella realtà oggettiva dei fatti e nel tangibile riscontro di tutto il bello e il buono che abbiamo, si può affermare con certezza, che non esiste al mondo un Paese che abbia sommate a sé una infinità di proposte, belle, attrattive, profondamente diversificate, non solo nelle sue 20 straordinarie Regioni, ma in ogni sua singola località.
Questo perché ogni luogo, piccolo o grande, conosciuto e famoso o del tutto sconosciuto, ha affascinanti Storie da raccontare, Bellissimi posti da far vedere, squisiti Sapori da far assaggiare e coinvolgenti Eventi da far vivere.
Questo incredibile Paese risponde al nome di Italia.
Quando prenderemo finalmente piena consapevolezza che il nostro Paese è il più grande giacimento di bellezza e il maggiore concentrato di Arte, sicuramente smetteremo di desiderare di vedere o ostentare di aver visto mete lontane che hanno molto spesso una sola o poco più delle peculiarità che caratterizzano e identificano ogni singolo territorio delle Penisola delle Meraviglie e delle sue splendide Isole.
Sono venti le straordinarie Regioni d’Italia, la Toscana è una di queste, se già la conoscete, comunicatela.
Se invece vostro malgrado non l’avete mai vista, scopritela, sarà per tutti una emozione esperienziale unica.


Riccardo Rescio per Italia&friends

La Fisica, l’energia delle particelle che sono dentro di noi. Di Elena Tempestini

Non solo siamo fatti di particelle fondamentali, ma le produciamo e per tutto il giorno ne veniamo inconsapevolmente in contatto continuo.

Particelle elementari

Quattordici miliardi di anni fa, quando quel granello bollente e denso che era il nostro universo si espandeva rapidamente, tutta la materia e l’antimateria esistenti avrebbero dovuto annichilarsi lasciando così nient’altro che energia. E tuttavia una piccola quantità di materia sopravvisse.

Ci ritrovammo con un mondo traboccante di particelle, la parte aggregante, microscopica e fondamentale di tutta la materia dell’universo, compresi noi esseri viventi. Non particelle qualsiasi, ma particelle con la massa e la carica elettrica atte a consentire lo sviluppo della vita umana. Facendo un po’ di chiarezza, l’essere umano è chimica: il 99 % del nostro corpo è composto da atomi di idrogeno, carbonio, azoto e ossigeno. La maggior parte delle cellule del nostro corpo si rigenerano ogni 7-15 anni, e le nostre cellule sono composte da particelle

C’è un tempo in risonanza con un oggi sempre più complesso, virtuale, accelerato e reticolare: è il tempo frattale, forme geometriche che si ripetono all’infinito su scale diverse. È la conquista dell’immortalità, la presa di coscienza del tempo presente che già nel 500 A.C. era citata da Eraclito?

Pochi mesi fa, giugno 2022, la NASA ha scoperto nel cuore della nostra galassia, della Via Lattea, una peculiare stella con il più potente campo magnetico mai individuato dagli astrofisici. Questa pulsar, è una stella di neutroni estremamente densa e in rapidissima rotazione, che sprigiona una forza magnetica che annichilisce qualunque altro oggetto mai osservato: la sua energia e’ pari a ben 1,6 miliardi di Tesla. Il Tesla, così chiamato in onore del celebre fisico e ingegnere Nikola Tesla, è un’unità di misura, immensamente grande per definire il Sistema Internazionale della densità di un campo magnetico.

Ma davanti ad una scoperta molto recente ed importante, facciamo un passo indietro nella storia e nella conoscenza umana, relativa all’elettricità e al campo magnetico. Alcune delle prime descrizioni scritte ci giungono dagli egizi e dai greci Talete già nel 600 a.C. sperimentò che strofinando dell’ambra con un panno di lana, questa riuscisse ad attrarre a sé fili di stoffa, pezzettini di carta, foglie, piume ecc.

Così nel 300 a.C. Teofrasto di Ereso studiò altri materiali aventi le stesse capacità dell’ambra. Platone nel Timeo già parlava di elettricità:

«Si spiegano così lo scorrere delle acque, la caduta dei fulmini, e la meravigliosa forza d’attrazione dell’ambra e della calamita: in nessuno di tutti questi oggetti vi è la forza attraente, ma poiché il vuoto non c’è, questi corpi si respingono in giro l’uno con l’altro, e separandosi e congiungendosi, cambiano di posto, e vanno ciascuno nella propria sede.» nell’antica Roma, Plinio il Vecchio, nel “Naturalis Historia”, approfondì le proprietà dell’ambra la quale può definirsi matrice dei successivi esperimenti sull’energia elettrica che descrissero l’elektron. Nei secoli successi si trasformerà in “elettricità”. Nella Roma pre-cristiana scoprirono che i pesci torpedini, sono in grado di generare delle scariche elettriche.

Le torpedini erano usate per curare varie patologie quali mal di testa, dolori muscolari e gotta grazie l”elettroterapia. Le scoperte furono trascritte nel “Compositiones” da Scribonio Largo.

Se indaghiamo, la relazione tra l’elettricità, il magnetismo e la vita, vi troviamo delle correlazioni molto profonde e inscindibili.

Fonte INFN, Istituto Fisica Nucleare Italiana

Dobbiamo assolutamente comprende che noi esseri viventi siamo pura energia, essa è la “benzina” che alimenta il nostro vettore/corpo con il quale ci muoviamo sulla terra. E quando l’energia viene meno? È quando si muore? La domanda è immensa, Il corpo, la nostra materialità muore, si decompone, finisce. Ma che ne è di ciò che ci rendeva vivi l’istante prima di morire, cosa ci faceva “funzionare” ? Come abbiamo detto: L’energia.

Negli scritti di Nikolas Tesla, vi è ben spiegato che se si vuole conoscere a fondo il funzionamento degli esseri umani, è necessario guardare e indagare le frequenze, le vibrazioni, le onde e i campi elettromagnetici: praticamente tutto ciò che compone l’energia.

Sembra scontato eppure ancora oggi dei campi elettromagnetici umani si sa poco.

Se guardate il riflessi del sole, sopratutto quando fa molto caldo, oppure osserviamo la superficie dell’acqua di un lago, di una piscina se vi fate attenzione vedrete “ i giochi dei riflessi”, dei disegni ad onde e spirali luminescenti. Essi sono la proiezione della luce sui campi elettromagnetici dell’acqua. La luce è un campo elettromagnetico che si proietta come forma a spirale: in verticale l’onda elettrica e in orizzontale l’onda magnetica del campo elettromagnetico. È la forma Sinusoidale. Se guardiamo in alto, verso il cielo per osservare il sole, le forme si ripetono uguali, semplicemente sono immensamente più grandi.

Tutto nell’universo, e in noi umani, è sfericamente “armonioso” e “tondeggiante”, mai spigoloso, perché è di forma sinusoidale. Praticamente è la stessa energia che plasma e disegna TUTTO l’Universo.

Come sostiene la fisica quantistica è la stessa energia che si rimescola e continuamente crea. È il Senso della Bellezza, quello studio rivolto alla ricerca dell’energia che anima le particelle, la ricerca alle risposte degli scienziati

È un processo complesso, Coscienza? Spirito? Energia? Bosone di Higgs, più semplicemente conosciuta come Particella di Dio? In qualsiasi modo la si voglia chiamare è l’energia, sottili fili che differenziano la nostra vita dalla nostra morte. Entrambe sono sono insite in noi, nello stesso seme e nella stessa forma. Sono frattali. È la morte-non-morte, si muore in un tempo “reale” ma si sopravvive in eterno entrando in un flusso in cui il tempo si arrotola su se stesso in una spirale. La cosa più “bizzarra” è pensare che molti neutrini, particella a carica elettrica, danno alla fisica informazioni in molti campi : dalla struttura della materia alla struttura stellare, alla cosmologia, e sono in circolazione sin dai primi secondi di vita dell’Universo, persino prima dei nostri stessi atomi. Proviamo a definire bene i neutrini: sono particelle elementari che si possono presentare in tre modalità, o “sapori”: muonici, elettronici e tau. I neutrini possono passare da un sapore all’altro; tutti, tranne i neutrini sterili, che con la loro capacità di interazione praticamente nulla, non possono agire sulla materia. Oltre ad essere “bombardati” di fotoni, i quanti di luce, che determinano il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda, il nostro Sole libera un’orda di particelle chiamate neutrini. I neutrini sono degli assidui visitatori del nostro corpo, sfrecciando quotidianamente, attraverso di esso a un ritmo che sfiora i 100 trilioni al secondo. A parte quelli provenienti dal Sole, i neutrini scaturiscono anche da altre fonti, incluse le reazioni nucleari che avvengono in altre stelle provenienti da galassie estranee alla nostra, da esopianeti e dal nostro pianeta. Un bel mix di energie cosmiche.

È la complessità degli esseri viventi, e di quella energia nella quale facciamo rientrare anche il concetto di tempo, ma un secondo dura la metà del secondo precedente, anche se viene percepito ancora e sempre come intero, perché? Perché si dilata, si contrae ma non cambia, resta della stessa forma. Quindi si conferma ciò che diceva Tesla: sono le onde, le frequenze, le vibrazioni, i campi elettromagnetici ad essere la nostra energia. La medicina tradizionale usa l’attenzione e la considerazione verso la corporeità. Facciamo progressi, e apprendiamo sempre di più sul comportamento e sulla natura delle nostre molecole, però se prese singolarmente ancora sappiamo poco su cosa le animi, perché facciano quello che fanno, perché si comportino e funzionino in quella determinata maniera. Noi non sappiamo cosa ci rende vivi, meno che mai scientificamente. Sappiamo cioè che siamo vivi e che poi saremo morti, ma non conosciamo in maniera scientifica il perché da esseri animati diventiamo esseri inanimati quando muoriamo. Sappiamo bene cosa fa ogni nostra molecola prima e dopo, ma perché, o grazie a che cosa la nostra “macchina”, il nostro importante vettore corpo e intelligenza si animino non lo sappiamo. Einstein si poneva la domanda: “Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare o pensare. Quel che è peggio, non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quell’energia. Questa è l’apoteosi dell’ignoranza umana” Morire e vivere sono dati di fatto, gli esseri viventi sono una intricatissima tela fatta di organi e membri corporei che “funzionano” grazie alla altrettanto intricata rete densa di campi elettromagnetici che è al nostro interno. La quantità di energia impiegata dai nostri corpi per “funzionare”, è stato dimostrato scientificamente, è relativamente poca. L’acqua, secondo una teoria scientifica quantistica, ma già conosciuta nell’antico passato, sarebbe il conduttore e il conducente dell’energia elettromagnetica che si trova all’interno dei corpi viventi.

Essere qui a parlare di energia, cercando di riportare riscontri scientifici che si ricollegano ad antichi e sottili fili di una conoscenza millenaria dell’uomo, non è così semplice, è estremamente complesso, ma è quel SENSO DELLA BELLEZZA che potrà portare nuovamente la comprensione che tutte le Arti che animano l’Universo sono unite. Ancora siamo portati a fare la differenza tra mente e corpo, tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a vedere, la nostra intelligenza duale cerca di separare, e chi vede la totalità spesso la vede nella nostra materialità. Eppure, la materia e l’energia oscura non emettono riflessi o assorbono luce, risultando piuttosto difficili da rilevare. È necessario comprendere la tecnologia, studiare, indagare, percepire ed essere aperti verso il concetto olografico dell’energia e dei nostri campi elettromagnetici umani. Un linguaggio nuovo, un algoritmo umano che da millenni vuole essere compreso . Siamo dentro campi elettromagnetici che ci percorrono, non c’è una “centralina” di comando, come ci viene spontaneo e siamo abituati a pensare. Come per l’intero universo, si tratta di una massa infinita e senza fine di energia che si dispiega ed “esiste” in maniera ordinata e per nulla casuale. L’energia va veloce, è presumibile che “scorra” alla velocità della luce, è come un lampo, è una scintilla di vita. Se ci chiediamo in che modo la fisica delle particelle trovi applicazione nella nostra vita, proviamo a guardare dentro di noi.

Le persone che vivono nel loro pensiero sono immortali. O se non proprio immortali, ci si avvicinano indefinitamente.”
(Murakami Haruki)

“La prima volta non si scorda mai” di Riccardo Rescio”

Sarà anche un luogo comune, però rimane nella memoria …….

“La prima volta non si scorda mai’
Dove, se non nella Città delle Arti per antonomasia, luogo, alla Fortezza da Basso, l’occasione galeotta, a Maredamare.
Ebbene sì la prima volta di Annalisa Ciammetti alla kermesse del Beachwear di Firenze, non la potrà dimenticare, vuoi perché la Fortezza da Basso è realmente un luogo di straordinaria bellezza, vuoi perché Maredamare è effettivamente una manifestazione a cui non si può non partecipare, vuoi perché Firenze è sempre Firenze.
È questo ciò che ci racconta Annalisa, nel suo Stand alla fiera della creatività Beachwear, domenica 24 luglio 2022.
Annalisa ci partecipa anche come 8 anni fa nasce ‘Nina venti7’, la sua Azienda, quale risposta alla impossibilità per lei di trovare sul mercato costumi che rispondessero a pieno ai suoi gusti, poi la voglia di fare e di creare fa il resto.
A volte saper cogliere stimoli, è il segreto per iniziare quel qualcosa che diventa poi la nostra realizzazione.
Siamo convinti che Annalisa tornerà a Firenze, alla Fortezza da Basso, a Maredamare, perché la prima volta non si scorda mai.


Riccardo Rescio per Italia&friends – Firenze 25 luglio 2022

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“Maredamare 2022″ alla Fortezza da Basso di Firenze” di Riccardo Rescio

In anteprima oltre 200 collezioni per l’estate 2023 a Maredamare …..

La 15° edizione di ‘MAREDAMARE’, la Fiera internazionale organizzata e promossa da ‘Underbeach’, costituisce certamente un fiore all’occhiello, che meglio non potrebbe rappresentare l’estro, la creatività, l’innovazione, del mondo del Beachwear.
Una manifestazione che cresce di anno in anno in dimensioni e prestigio.
Dal 23 al 25 luglio 2022, nei padiglioni della stupenda Fortezza da Basso, Maredamare presenta in anteprima oltre 200 collezioni per l’estate 2023.
Grandi marchi internazionali e start up, insieme per proporre il meglio delle rispettive linee.
I nuovi graditi ingressi e gli apprezzati ritorni, rendono l’evento imperdibile per tutti, non solo per gli addetti ai lavori del comparto.
“Da quest’anno – ha dichiarato Alessandro Legnaioli, presidente di Maredamare – grazie al supporto di Agenzia ICE, abbiamo implementato il nostro incoming buyer con l’ospitalità di importanti clienti provenienti da Thailandia, Vietnam, Corea, Stati Uniti, Israele, Giappone, Spagna, Cile e Perù. Oltre a questi la fiera ospita i più importanti compratori in arrivo da Russia, Grecia, Francia, Croazia, Svizzera, Belgio, Germania, Polonia, Repubblica Ceca e chiaramente i best shop italiani”.
Fra le novità da sottolineare di questa edizione, la partnership con CNA Federmoda per il XXXII° Concorso Nazionale Professione Moda Giovani Stilisti, il talent scouting più longevo d’Italia nato con l’obiettivo di mettere in contatto i giovani creativi con il mondo dell’impresa per valorizzarne i talenti.
Le creazioni dei finalisti della categoria Intimo e Mare saranno protagonisti di una sfilata dedicata che consentirà di avvicinarli al mondo della creazione e dell’industria.
Anche MAREDAMARE, come le altre Manifestazioni fieristiche presenti nel calendario di Firenze Fiera , costituisce una pregiata perla incastonata in quella collana che ancor più impreziosisce e inorgoglisce la Città delle Arti per antonomasia.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

“Firenze Fiera” Eventi, Arte, Cultura – di Riccardo Rescio

Vittoria Contini Bonacossi, Gio Ponti e un capolavoro dell’arredamento a Villa Vittoria, l’innovazione e il Designer al Centro Congressi, l’affascinante storia di Firenze alla Fortezza da Basso …..


Sono tra loro momenti e luoghi di stretta e imprescindibile interrelazione.
Il Palazzo degli Affari, il Centro Congressi, Villa Vittoria e la Fortezza da Basso di Firenze Fiera, sono anche sotto il profilo architettonico, un perfetto insieme di Storia, Arte, Cultura, Architettura, Design.
Se poi consideriamo la determinante funzione istituzionale svolta di ospitare eventi, manifestazioni, congressi, nazionali e internazionali, ecco che la sintesi diviene perfetta coniugazione Culturale, di cui la Città delle Arti per antonomasia può andare fiera, annoverandola orgogliosamente tra le proprie proposte attrattive.


Con la direzione di Lorenzo Becattini, Firenze Fiera ha definitivamente imboccato il giusto percorso che unisce indissolubilmente la struttura dedicata a fiere, mostre, convegni, alla Cultura, l’Arte, lo Spettacolo, l’Intrattenimento.
In questa ottica anche gli spazi di Firenze Fiera si sono arricchiti di tre nuove opere dell’Artista Sauro Cavallini, una delle ‘voci’ più forti e vibranti dell’Arte italiana del Novecento.

Opera di Sauro Cavallini


Queste ultime opere si aggiungono al “Monumento alla pace”, che Cavallini progettò e realizzò nei primi anni Settanta per il nuovo Centro Internazionale dei Congressi di Firenze e che dal 1977 è collocato nel giardino della Villa.

Opera di Sauro Cavallini
Opera di Sauro Cavallini


Le opere arricchiscono la collezione di Arte di quattordici Artisti contemporanei ospitata dal maggio 2021 al primo piano di Villa Vittoria.
La nuova acquisizione rappresenta il segno tangibile a conferma della volontà di Firenze Fiera di percorrere la strada di una sempre maggiore sinergia tra gli eventi ospitati e organizzati, che sono sempre e comunque momenti di conoscenza, comunicazione, condivisione e quindi di cultura, all’Arte nella accezione più ampia del termine e in qualsiasi forma e manifestazione essa si possa mai presentare.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

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“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico” di Riccardo Rescio

È l’Italia nella sua interezza che dobbiamo comunicare sempre e comunque a livello istituzionale ….


Per José Saramago nel suo libro Cecità afferma :
“Perché siamo diventati ciechi, non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, vuoi che ti dica cosa ne penso, secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”
Emulando il pensiero di Saramago, premio Nobel per la letteratura, possiamo nel nostro piccolo affermare che siamo oltre che ciechi anche sordi, che si ostinano a non voler vedere e sentire, le idee, le proposte i progetti, per poter comunicare in modo efficace e continuativo tutte, ma proprio tutte le peculiarità che caratterizzano e identificano le Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni.
In passato non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto fare per comunicare in modo giusto ed adeguato il nostro immenso, ampio e variegato patrimonio, ora abbiamo mezzi e strumenti per farlo, la determinazione sta nell’avere volontà e capacità di fare.
Solo chi ha la capacità di compiere scelte private e pubbliche passa alla storia familiare e sociale, tutti gli altri sono destinati a vivere la propria vita nell’ombra e il loro dopo nell’eterno oblio.

Ora più che mai, permiamoci di tutto il bello e il buono che abbiamo nelle Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni. Permiamoci di questo nostro ineguagliabile Paese che risponde al nome di Italia. La visione delle meraviglie che ci circondano è possibile cliccando i link sottostanti.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Associazione di Promozione Sociale
“Assaggia l’Italia ApS” (no profit)

“Pinocchio va in Ucraina” Regione Toscana 20 luglio 2022″ di Riccardo Rescio

“Pinocchio va in Ucraina” a cura di Ugo De Vita


Mercoledì 20 luglio 2022, nella Sala delle Esposizioni della Presidenza della Regione Toscana in Piazza Duomo 3, si è svolto l’evento “Pinocchio va in Ucraina” con la lettura in lingua Italiana e Ucraina di Ugo De Vita del capitolo 35, del celebre romanzo di Carlo Lorenzini, con l’episodio del pescecane.
L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Culturale (no-profit) “Alice in Cerca di Teatro” con il patrocinio della Regione Toscana, la Città di Firenze, in collaborazione con Firenze Fiera, la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana, il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il coinvolgimento del Consolato Ucraino.
Pinocchio fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883.
Hanno preso parte all’evento anche Carlo Maltese, Artista atteso nei prossimi giorni alla Biennale di Venezia, autore dell’opera grafica a tecnica mista da un inchiostro di Ugo De Vita intitolata “Pinocchio va in Ucraina”, il giovane chitarrista Samuele Chiozzini, l’attore Misha Tarasiuk e in collegamento da remoto da Kiev, rappresentanti delle istituzioni Ucraine.
L’originale idea del Professore Ugo De Vita, ha dato a tutti i presrnti l’opportunità di assistere ad una performance Artistica molto intensa, all’insegna della sinergia delle Arti, con la lettura bilingue del celebre capitolo di Collodi e di altri brani col la voce di Ugo de Vita e dell’attore Ucraino Misha Tarasiuk.
Ha fatto gli onori di casa Alessandro Lo Presti della Segreteria del Presente della Regione Eugenio Giani, mentre il saluto del Consiglio Comunale di Firenze è stato partecipato dal suo Presidente Luca Milani, in rappresentanza del Presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini, la dott.ssa Francesca Freschi e la dott.ssa Beatrice Simonetti


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

Il cammino della sapienza: La Via Francigena sul Monte Amiata: la Serendipita’ di un luogo incantato che attraversa i millenni. di Elena Tempestini

Spesso pensiamo al cammino della via Francigena come una sola via, in realtà il cammino era, ed è, un fascio di strade che, nel corso dei decenni e dei secoli ci hanno tramandato conoscenza e saggezza custodita in luoghi non sempre molto conosciuti.

Sono andata personalmente sul Monte Amiata, ho visitato “Radicofani” dove vi è la torre di Ghino di Tacco, protettore degli oppressi che derubava i ricchi per donare a chi aveva veramente bisogno. La storia o la leggenda racconta che da buon Cavaliere aiutò anche il vescovo di Canterbury che si trovò a percorrere la via Francigena diretto a Roma. Vi ricorda qualcuno che abitava in una foresta inglese e rubava ai ricchi per donare ai poveri? Il link vi racconterà la storia di Ghino di Tacco che si interseca anche con l’Italia di Bettino Craxi.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2020/01/30/ghino-di-tacco-robin-hood-craxi-e-la-rocca-di-radicofani/

Ma torniamo al Monte Amiata, precisamente all’Abbazia di Abbadia San Salvatore, tappa fondamentale della Via Francigena sul Monte. Scopro che è un luogo templare, nato per custodire e tramandare, attraverso i simboli, l’energia della ricerca.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

La Serendipita’ è quella piacevole sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne sta cercando un’altra, e mi succede spesso. Cosa c’entra Benedetto Antelami che nel 1196 progettò il Battistero di Parma con Abbadia? Intanto se avesse potuto vedere la “Porta del Paradiso”, in oro e bronzo del Battistero di Firenze, realizzata secoli dopo, da Lorenzo Ghiberti, si sarebbe stupito che dopo tanto tempo sarebbero ricomparsi i personaggi biblici di Salomone e della Regina di Saba.

La regina di Saba? Andiamo anche in Etiopia? Ma come si “mescolano” il Battistero di Parma, di Firenze, e L’Abbazia di Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata? Cosa c’entra tutto questo caos? Se questo è caos, provate a procedere oltre il Monte Amiata, camminate fino alla Pieve di Lamulas, nella quale chiesa si trova una pergamena in cui l’imperatore Lotario II conferma la sua proprietà riguardo all’abbazia di San Salvatore al monte Amiata. Praticamente una Pieve che era una filiale di Abbadia. Proseguite il cammino e vi troverete affacciati sul golfo di Biscaglia, nei Paesi Baschi francesi a pochi chilometri dal confine spagnolo ai piedi dei Monti Pirenei. Affacciato sul golfo vi è un castello. Il castello di Hendaye, che fu voluto e costruito da un conte di nome, pensate, Antoine d’Abbadia, esperto di astronomia. Proseguendo il cammino si arriva alla croce di Hendaye, famosa per essere nominata nel libro “ il mistero delle cattedrali” di Fulcanelli scritto nel 1926. Il villaggio di Hendaye, e la colonna stessa con la croce, vengono scelti molto spesso come punto d’inizio del tradizionale pellegrinaggio religioso del Cammino di Santiago de Compostela. Ed ecco una Serendipita’ : i simboli che sono incisi nella base della colonna di Hendaye, si trovano sulla facciata della chiesa della Madonna del Castagno, ad Abbadia e risalente allo stesso periodo dell’abbazia, l’862 d.C. Sotto al rosone vi sono la stella a otto punte a sinistra, la luna a destra e la X in alto, simbolo della fine del ciclo processionale.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

Ma andiamo con calma passo passo avrebbe detto il Commissario Montalbano, noooo e adesso cosa c’entra il Maestro Andrea Camilleri con i simboli ermetici? C’entra che Camilleri lasciava la sua amata Sicilia, udite udite, e si rifugiava a scrivere i suoi romanzi proprio sul Monte Amiata, luogo che descriveva magico e sul quale aveva una casa che amava molto .

Ma torniamo ai fatti, torniamo a Benedetto Antelami, l’architetto che riuscì a scolpire e progettare l’ottogonale Battistero di Parma, nel 1196. Sul Battistero c’è uno “zooforo” che lo cinge con incredibile finezza d’esecuzione. Lo zooforo è formato da settantacinque formelle scolpite a bassorilievo e incastonate come un fregio. Rappresentano il mondo “fantastico” nella scultura: animali, sirene, mostri, centauri e basilischi insieme a figure umane. È il simbolo dell’universalità della natura e del genere umano a cui è aperta la predicazione e la comunicazione del messaggio di Cristo. Ma la sorpresa è all’ultima formella: cosa vediamo? un cane Levriero. Un cane levriero? Già mi preoccupo, ecco c’entra anche Dante e la Divina Commedia. Ma il cane levriero è uguale a quello che rappresenta il Veltro descritto dal Sommo Poeta? Si! Proprio uguale. E pensate, fu scolpito da Antelami in anticipo di un secolo sulla profezia di Dante Alighieri “ Infin che il Veltro verrà…” (Canto I, Inferno). Il cane levriero che altro non è che il “khan”.

Khan è dunque, il Signore, l’Imperatore, il Papa, ma anche la rappresentazione del ritorno del Cristo che dovrebbe venire per sconfiggere l’anticristo con l’Apocalisse. È l’enigma della Commedia, ma potrebbe anche rappresentare il viaggio verso il compimento dell’ “l’uomo universale”. Per comprendere il Battistero ho camminato intorno al suo centro, sempre mantenendo la destra. Tre sono le stazioni imposte nel passaggio: dall’Uccello al Leone fino al Veltro, “un percorso” ben scolpito che mi lascia stupita: realizzato 100 anni prima del viaggio di Dante. Benedetto Antelami rappresenterà la Lonza, il Leone e la Lupa, ed infine il Veltro. Quindi alla luce sono punti che si uniscono.

La Francigena era composta di cammini che univano tutta l’Europa medioevale, Quindi torno nel paese di Abbadia San Salvatore per cercare di comprendere meglio e mettere ordine a tutte queste Serendipita’. Sono finalmente davanti all’Abbazia, entro e scendo nella Cripta chiamata anche, “la Chiesa delle Colonne”. Ecco rimango senza fiato, Meravigliosa! Trentacinque colonne probabilmente edificate da due monaci appartenenti all’Ordine dei benedettini neri di Cluny, intorno all’anno 770 d.C. La pianta della Cripta è a forma di Tau, vi sono tre absidi ed una serie di colonne scolpite con capitelli decorati da simboli medioevali geometrici, figure di animali, vegetali e figure umane: praticamente sembrano i simboli dello zoomorfo dell’Antelani. Mi sono trovata nel centro della cripta nell’assoluto silenzio, proprio come se fossi in un antico Bosco Sacro, l’energia che si percepisce non è spiegabile a parole, per questo ho scattato fotografie. Nel mio pensiero ho cercato di manifestare quell’energia inserendola in una foto in modo circolare.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

Osservo attentamente, e vedo che in ogni capitello c’è una incisione, sembra che le figure raccontino una storia. Il capitello che colpisce la mia attenzione è quello con la testa barbuta che alla sua sinistra ha uno scettro e alla destra un simbolo. Cerco, sfoglio un libro che mi portò dietro e scopro che in lingua etiope corrisponde alla parola “Re”, anzi ci sono molte iscrizioni etiopi, è l’antico linguaggio affine a quello del Regno di Saba. Il Regno di Saba può essere identificato con il sud dell’attuale Yemen. Era una posizione strategica per il commercio, tanto in Asia come in Africa, compreso per il caffè della regione etiope. Ecco, adesso mi sono infilata in un ginepraio: cosa c’entra l’Etiopia con Abbadia San Salvatore? Praticamente sto scoprendo che potrebbe esserci un cammino che si estendeva dal nord Europa ed arrivava in Africa, e questo già nel 1500, ma Avanti Cristo.

Continuo a guardare le colonne della cripta.

Su un capitello è incisa una figura femminile, che sia una regina è innegabile dato che ne presenta tutti gli attributi: il diadema con il quale é ornata richiama alla mente i copricapi delle nobili donne orientali. In effetti ritrovo una particolare rassomiglianza con un’ immagine tardo medioevale che mi appare sul display del telefono mentre faccio una veloce ricerca. Noooo esclamo. Pensate che la figura di donna si trova nella Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze, raffigura la leggenda della Croce di Agnolo Gaddi realizzato intorno al 1380. Nel dipinto ci sono le storie del Sacro legno della Croce, riprese dalla leggenda della Vera Croce, con il miracoloso ritrovamento da parte della Regina Elena, la madre dell’Imperatore Costantino. Ma la cosa che unisce i puntini luminosi, è che viene raffigurata nel dipinto anche la Regina di Saba, ornata di un diadema direi identico a quello che si trova inciso sul capitello della colonna nella cripta di Abbadia San Salvatore. Quindi è’ proprio la regina di Saba?

In effetti è proprio lei. Quello che sappiamo con certezza è che la regina di Saba è raffigurata principalmente sul portale nord della cattedrale di Chartres in Francia, sul Battistero di Parma dell’Antelami, che guarda caso abbiamo già ampiamente descritto sopra, e nella porta del Paradiso del Battistero del Duomo di Firenze. Direi che c’è parecchio materiale sul quale riflettere.

Incontro della regina di Saba con il re Salomone, Porta del Paradiso – Battistero di San Giovanni, Firenze

Quindi se realmente è la Regina di Saba ad essere rappresentata sulla colonna ad Abbadia, la famosa Regina di Saba conosciuta anche come Makeda, il Re rappresentato potrebbe essere Salomone il suo sposo, colui che fece edificare il Tempio di Gerusalemme. La storia di Re Salomone e della Regina di Saba si trova narrata nel Kebra Nagast e nella Bibbia.

Adorazione del sacro legno e incontro tra Salomone e la Regina di Saba
Dipinto di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo,

Il Kebra Nagast che in lingua Ge’ez, la lingua semitica parlata nel Regno di Etiopia fino al XIV secolo, significa: “La Gloria dei Re”. Praticamente è un antico testo etiope risalente al periodo fra il IV e il VI sec. d.C. ricomposto e trascritto nel XII secolo in arabo e in aramaico. Nelle lingue europee apparve solo intorno al 1500, ma questa volta d.C.

Il testo narra del leggendario trasferimento dell’Arca dell’Alleanza, avvenuto da Gerusalemme al Regno di Saba. Secondo la leggenda, l’Arca, che custodiva le leggi date da Dio a Mosè, passò da Re Salomone di Israele, nelle mani di Bayna Lehekem, figlio di Salomone e della regina di Saba. Il figlio che venne incoronato Re di Etiopia col nome di Menelik I°. Quindi il trasferimento dell’Arca, potrebbe anche essere letto in senso simbolico, cioè come un passaggio della discendenza biblica da Israele all’Etiopia, attribuendo elementi divini alla dinastia tradizionale etiope. Nel Kebra Nagast si parla della storia d’amore tra la Regina di Saba e Salomone, e del regalo ricevuto prima che la regina tornasse al suo regno: un anello speciale. Quindi se il Il “Kebra Nagast” inizia ad essere conosciuto in Europa soltanto a partire dal 1520, come può essere rappresentata la storia della Regina di Saba e di Salomone nella Cripta di Abbadia costruita sul monte toscano Amiata prima dell’anno mille?

Probabilmente i Maestri e le maestranze dei costruttori, facevano riferimento all’Ordine Benedettino di Cluny, il quale possedeva delle biblioteche con manoscritti provenienti da molti paesi all’apparenza sconosciuti e contenenti la storia della loro cultura. Non scordiamo che i Benedettini di Cluny erano un ordine che promosse le arti liberali e che si instaurò in Terrasanta ai tempi di Carlo Magno il quale aveva stretto un forte patto politico con il sultano Harun al-Rashid. Praticamente i monaci benedettini portarono una conoscenza orientale all’interno dei loro monasteri e in seguito all’ Ordine del Tempio . Anche Matilde di Toscana, zia di Goffredo di Buglione, uno dei nobili che finanziarono la Prima Crociata volle farsi seppellire in abito benedettino, e fu lei che appoggiò l’ operato del Papa benedettino cluniacense Gregorio VII. Andando più a fondo scopro che

anche i mercanti dell’antica repubblica marinara di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto il permesso per costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i pellegrini di ogni fede e razza, quando, in Terrasanta, i cristiani ed i musulmani andavano d’accordo e si tolleravano. Quella chiesa costruita dalla Repubblica di Amalfi, fu dedicata a San Giovanni Battista, e nel 1048 vi nacque una comunità monastica chiamata “l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme”che divenne indipendente sotto la guida del monaco benedettino Gerardo Sasso, primo Gran Maestro.

Torno sul Monte Amiata, dunque l’Abbazia di San Salvatore è il luogo nel quale Occidente ed Oriente trovarono una fusione di tutto il sapere e fu custode nei secoli di una grande saggezza? Abbiamo la prova che il Monastero custodiva fin dal 1034 importanti reliquie provenienti dall’Oriente frutto di donazioni papali e imperiali. Tra queste Il Codex Amiatinus o Bibbia Amiatina che è la più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia nella sua versione Latina redatta da San Girolamo, di cui si ritiene sia la copia più fedele. San Girolamo lo ritroviamo a Firenze nella chiesa di Ognissanti dipinto dal Ghirlandaio, in contrapposizione al Sant’Agostino dipinto dal Botticelli, entrambi hanno in comune i simboli del concetto di “tempo”.

L’Abbazia di Abbadia può essere la fedele custode di antichi simboli e antichi racconti che potevano andare perduti? Il Monte è simbolo della fatica del cammino, ma sopratutto è la volontà di una salita verso il cielo, di una ascesi spirituale, e questo lo dico da camminatrice e sopratutto da amante della salita in montagna per raggiungere la vetta alta.

E se i Templari e la storia del Santo Graal ancora sono in cerca di “verità”, con una cartina geografica alla mano, possiamo vedere che l’Eremo o Rotonda di Montesiepi, il luogo che custodisce la spada nella roccia e la Grande Abbazia Circestense di San Galgano, sono a non molta distanza da Abbadia. Ma un’altra curiosità unisce i molti puntini di questo mio viaggio lungo una parte del lungo cammino della via Francigena, ed è Andrea Corsali, lo scopritore della costellazione della Croce del Sud. Navigatore e grande astronomo, che il 6 ottobre del 1514, Papa Leone X, gli dette una lettera commendatizia, scritta da Pietro Bembo, allora segretario del papa, e indirizzata: a “Davidi regi Abissinorum”, il famoso “Prete Gianni”, meglio conosciuto come Lebna Dengel, della dinastia Amhara, guarda caso Re d’Etiopia dal 1508 al 1540.

Copia del manoscritto di Andrea Corsali in cui viene raffigurata per la prima volta la costellazione della Croce del Sud

Andrea Corsali, fiorentino, viveva in Etiopia, e probabilmente vi trascorse il resto dei suoi giorni in quel paese dai grandi misteri, perché agli stranieri non era consentito lasciare il paese una volta che avevano avuto la possibilità di entrarvi. Corsali fu uno dei primi viaggiatori europei a descrivere con acume e col tipico interesse dello studioso, il mondo allora ancora fantastico ed esotico dell’Oriente. La sua figura è certamente misteriosa: non sappiamo, infatti, bene chi fosse né quale fu il vero motivo che lo spinse ad intraprendere il viaggio verso le lontane Indie, né, ancora come sia riuscito di imbarcarsi su navi da guerra portoghesi che svolgevano missioni evidentemente segrete. A spingerlo al viaggio non fu solo il desiderio di riferire alla famiglia Medici, alla quale era molto devoto, ma lasciare testimonianza scrivendo due lettere ancora oggi conservate, una a Giuliano dei Medici e una a Lorenzo Duca d’Urbino, per dare precise notizie su terre poco conosciute, ricche dì spezie e di oggetti preziosi, affinché i Medici se ne potessero avvantaggiare commercialmente. Dare istruzioni per raggiungere l’Etiopia cristiana di Lebna Dengel, per favorire una alleanza politico religiosa tra la Chiesa di Roma e il regno etiope contro la strapotenza musulmana, in nome di papa Leone X della casata Medici. Dalle due lettere del Corsali emerge con chiarezza la sua notevole cultura, la descrizione minuziosa ed appassionata delle terre visitate e delle popolazioni incontrate, l’uso dell’astrolabio e di altri strumenti scientifici per lo studio delle coordinate geografiche dei luoghi attraversati. Questo a conferma che il Corsali non era mosso solo da semplici interessi mercantili. Tra i suoi meriti dobbiamo ricordare: l’aver individuato l’errore di Tolomeo che aveva mal calcolato la distanza tra l’Africa e l’India; l’aver cercato di distinguere l’isola di Ceylon, l’ attuale Sri–Lanka che era conosciuta come Serendippo, dalla quale deriva la Serendipita’ che mi ha guidato in questo scritto. Praticamente quando pensi che tutto sia scontato o inevitabile, può sempre succedere qualcosa che risulta tutt’altro che prevedibile… bussi con stupore alla tua porta.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2019/11/09/la-serendipita-larmenia-e-il-web/

“Pinocchio va in Ucraina” a cura di Ugo De Vita

L’Arte è una delle tante strade della solidarietà ……


L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Culturale (no-profit) “Alice in Cerca di Teatro” con il patrocinio della Regione Toscana e Città di Firenze in collaborazione con Firenze Fiera e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana e il coinvolgimento del Consolato Ucraino.
Mercoledì 20 luglio 2022 alle ore 10,30 nella Sala delle Esposizioni della Presidenza della Regione Toscana in Piazza Duomo 3 si svolgerà l’evento “Pinocchio va in Ucraina” con la lettura in lingua Italiana e Ucraina del capitolo 35, del celebre romanzo di Carlo Lorenzini con l’episodio del pescecane.
Pinocchio fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883.
Prenderanno parte all’evento anche Carlo Maltese, Artista atteso nei prossimi giorni alla Biennale di Venezia, autore dell’opera grafica a tecnica mista da un inchiostro di Ugo De Vita intitolata “Pinocchio va in Ucraina”, il giovane chitarrista Samuele Chiozzini e in collegamento da remoto da Kiev, rappresentanti delle istituzioni Ucraine.
L’originale idea del Professore Ugo De Vita, darà l’opportunità di assistere ad una performance Artistica irripetibile all’insegna della sinergia delle Arti, con la lettura bilingue del celebre capitolo di Collodi e di altri brani col la voce di Ugo de Vita e dell’attore Ucraino Misha Tarasiuk.
“Ho accolto con piacere l’invito di Ugo De Vita, ha dichiarato Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera al quale va il merito di essere riuscito a riunire attorno a sé un gruppo di Artisti impegnati nella vicinanza al Popolo Ucraino, con l’obiettivo di favorire il viaggio di Pinocchio verso Kiev, per portare un po’ di leggerezza in tanta sofferenza con la storia del burattino più amato, letto e tradotto nel mondo”.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication