“Firenze Fiera” Eventi, Arte, Cultura – di Riccardo Rescio

Vittoria Contini Bonacossi, Gio Ponti e un capolavoro dell’arredamento a Villa Vittoria, l’innovazione e il Designer al Centro Congressi, l’affascinante storia di Firenze alla Fortezza da Basso …..


Sono tra loro momenti e luoghi di stretta e imprescindibile interrelazione.
Il Palazzo degli Affari, il Centro Congressi, Villa Vittoria e la Fortezza da Basso di Firenze Fiera, sono anche sotto il profilo architettonico, un perfetto insieme di Storia, Arte, Cultura, Architettura, Design.
Se poi consideriamo la determinante funzione istituzionale svolta di ospitare eventi, manifestazioni, congressi, nazionali e internazionali, ecco che la sintesi diviene perfetta coniugazione Culturale, di cui la Città delle Arti per antonomasia può andare fiera, annoverandola orgogliosamente tra le proprie proposte attrattive.


Con la direzione di Lorenzo Becattini, Firenze Fiera ha definitivamente imboccato il giusto percorso che unisce indissolubilmente la struttura dedicata a fiere, mostre, convegni, alla Cultura, l’Arte, lo Spettacolo, l’Intrattenimento.
In questa ottica anche gli spazi di Firenze Fiera si sono arricchiti di tre nuove opere dell’Artista Sauro Cavallini, una delle ‘voci’ più forti e vibranti dell’Arte italiana del Novecento.

Opera di Sauro Cavallini


Queste ultime opere si aggiungono al “Monumento alla pace”, che Cavallini progettò e realizzò nei primi anni Settanta per il nuovo Centro Internazionale dei Congressi di Firenze e che dal 1977 è collocato nel giardino della Villa.

Opera di Sauro Cavallini
Opera di Sauro Cavallini


Le opere arricchiscono la collezione di Arte di quattordici Artisti contemporanei ospitata dal maggio 2021 al primo piano di Villa Vittoria.
La nuova acquisizione rappresenta il segno tangibile a conferma della volontà di Firenze Fiera di percorrere la strada di una sempre maggiore sinergia tra gli eventi ospitati e organizzati, che sono sempre e comunque momenti di conoscenza, comunicazione, condivisione e quindi di cultura, all’Arte nella accezione più ampia del termine e in qualsiasi forma e manifestazione essa si possa mai presentare.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

http://www.italiaefriends.worpress.comhttp://www.etpress.it

“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico” di Riccardo Rescio

È l’Italia nella sua interezza che dobbiamo comunicare sempre e comunque a livello istituzionale ….


Per José Saramago nel suo libro Cecità afferma :
“Perché siamo diventati ciechi, non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, vuoi che ti dica cosa ne penso, secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”
Emulando il pensiero di Saramago, premio Nobel per la letteratura, possiamo nel nostro piccolo affermare che siamo oltre che ciechi anche sordi, che si ostinano a non voler vedere e sentire, le idee, le proposte i progetti, per poter comunicare in modo efficace e continuativo tutte, ma proprio tutte le peculiarità che caratterizzano e identificano le Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni.
In passato non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto fare per comunicare in modo giusto ed adeguato il nostro immenso, ampio e variegato patrimonio, ora abbiamo mezzi e strumenti per farlo, la determinazione sta nell’avere volontà e capacità di fare.
Solo chi ha la capacità di compiere scelte private e pubbliche passa alla storia familiare e sociale, tutti gli altri sono destinati a vivere la propria vita nell’ombra e il loro dopo nell’eterno oblio.

Ora più che mai, permiamoci di tutto il bello e il buono che abbiamo nelle Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni. Permiamoci di questo nostro ineguagliabile Paese che risponde al nome di Italia. La visione delle meraviglie che ci circondano è possibile cliccando i link sottostanti.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Associazione di Promozione Sociale
“Assaggia l’Italia ApS” (no profit)

“Pinocchio va in Ucraina” Regione Toscana 20 luglio 2022″ di Riccardo Rescio

“Pinocchio va in Ucraina” a cura di Ugo De Vita


Mercoledì 20 luglio 2022, nella Sala delle Esposizioni della Presidenza della Regione Toscana in Piazza Duomo 3, si è svolto l’evento “Pinocchio va in Ucraina” con la lettura in lingua Italiana e Ucraina di Ugo De Vita del capitolo 35, del celebre romanzo di Carlo Lorenzini, con l’episodio del pescecane.
L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Culturale (no-profit) “Alice in Cerca di Teatro” con il patrocinio della Regione Toscana, la Città di Firenze, in collaborazione con Firenze Fiera, la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana, il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il coinvolgimento del Consolato Ucraino.
Pinocchio fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883.
Hanno preso parte all’evento anche Carlo Maltese, Artista atteso nei prossimi giorni alla Biennale di Venezia, autore dell’opera grafica a tecnica mista da un inchiostro di Ugo De Vita intitolata “Pinocchio va in Ucraina”, il giovane chitarrista Samuele Chiozzini, l’attore Misha Tarasiuk e in collegamento da remoto da Kiev, rappresentanti delle istituzioni Ucraine.
L’originale idea del Professore Ugo De Vita, ha dato a tutti i presrnti l’opportunità di assistere ad una performance Artistica molto intensa, all’insegna della sinergia delle Arti, con la lettura bilingue del celebre capitolo di Collodi e di altri brani col la voce di Ugo de Vita e dell’attore Ucraino Misha Tarasiuk.
Ha fatto gli onori di casa Alessandro Lo Presti della Segreteria del Presente della Regione Eugenio Giani, mentre il saluto del Consiglio Comunale di Firenze è stato partecipato dal suo Presidente Luca Milani, in rappresentanza del Presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini, la dott.ssa Francesca Freschi e la dott.ssa Beatrice Simonetti


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

Il cammino della sapienza: La Via Francigena sul Monte Amiata: la Serendipita’ di un luogo incantato che attraversa i millenni. di Elena Tempestini

Spesso pensiamo al cammino della via Francigena come una sola via, in realtà il cammino era, ed è, un fascio di strade che, nel corso dei decenni e dei secoli ci hanno tramandato conoscenza e saggezza custodita in luoghi non sempre molto conosciuti.

Sono andata personalmente sul Monte Amiata, ho visitato “Radicofani” dove vi è la torre di Ghino di Tacco, protettore degli oppressi che derubava i ricchi per donare a chi aveva veramente bisogno. La storia o la leggenda racconta che da buon Cavaliere aiutò anche il vescovo di Canterbury che si trovò a percorrere la via Francigena diretto a Roma. Vi ricorda qualcuno che abitava in una foresta inglese e rubava ai ricchi per donare ai poveri? Il link vi racconterà la storia di Ghino di Tacco che si interseca anche con l’Italia di Bettino Craxi.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2020/01/30/ghino-di-tacco-robin-hood-craxi-e-la-rocca-di-radicofani/

Ma torniamo al Monte Amiata, precisamente all’Abbazia di Abbadia San Salvatore, tappa fondamentale della Via Francigena sul Monte. Scopro che è un luogo templare, nato per custodire e tramandare, attraverso i simboli, l’energia della ricerca.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

La Serendipita’ è quella piacevole sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne sta cercando un’altra, e mi succede spesso. Cosa c’entra Benedetto Antelami che nel 1196 progettò il Battistero di Parma con Abbadia? Intanto se avesse potuto vedere la “Porta del Paradiso”, in oro e bronzo del Battistero di Firenze, realizzata secoli dopo, da Lorenzo Ghiberti, si sarebbe stupito che dopo tanto tempo sarebbero ricomparsi i personaggi biblici di Salomone e della Regina di Saba.

La regina di Saba? Andiamo anche in Etiopia? Ma come si “mescolano” il Battistero di Parma, di Firenze, e L’Abbazia di Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata? Cosa c’entra tutto questo caos? Se questo è caos, provate a procedere oltre il Monte Amiata, camminate fino alla Pieve di Lamulas, nella quale chiesa si trova una pergamena in cui l’imperatore Lotario II conferma la sua proprietà riguardo all’abbazia di San Salvatore al monte Amiata. Praticamente una Pieve che era una filiale di Abbadia. Proseguite il cammino e vi troverete affacciati sul golfo di Biscaglia, nei Paesi Baschi francesi a pochi chilometri dal confine spagnolo ai piedi dei Monti Pirenei. Affacciato sul golfo vi è un castello. Il castello di Hendaye, che fu voluto e costruito da un conte di nome, pensate, Antoine d’Abbadia, esperto di astronomia. Proseguendo il cammino si arriva alla croce di Hendaye, famosa per essere nominata nel libro “ il mistero delle cattedrali” di Fulcanelli scritto nel 1926. Il villaggio di Hendaye, e la colonna stessa con la croce, vengono scelti molto spesso come punto d’inizio del tradizionale pellegrinaggio religioso del Cammino di Santiago de Compostela. Ed ecco una Serendipita’ : i simboli che sono incisi nella base della colonna di Hendaye, si trovano sulla facciata della chiesa della Madonna del Castagno, ad Abbadia e risalente allo stesso periodo dell’abbazia, l’862 d.C. Sotto al rosone vi sono la stella a otto punte a sinistra, la luna a destra e la X in alto, simbolo della fine del ciclo processionale.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

Ma andiamo con calma passo passo avrebbe detto il Commissario Montalbano, noooo e adesso cosa c’entra il Maestro Andrea Camilleri con i simboli ermetici? C’entra che Camilleri lasciava la sua amata Sicilia, udite udite, e si rifugiava a scrivere i suoi romanzi proprio sul Monte Amiata, luogo che descriveva magico e sul quale aveva una casa che amava molto .

Ma torniamo ai fatti, torniamo a Benedetto Antelami, l’architetto che riuscì a scolpire e progettare l’ottogonale Battistero di Parma, nel 1196. Sul Battistero c’è uno “zooforo” che lo cinge con incredibile finezza d’esecuzione. Lo zooforo è formato da settantacinque formelle scolpite a bassorilievo e incastonate come un fregio. Rappresentano il mondo “fantastico” nella scultura: animali, sirene, mostri, centauri e basilischi insieme a figure umane. È il simbolo dell’universalità della natura e del genere umano a cui è aperta la predicazione e la comunicazione del messaggio di Cristo. Ma la sorpresa è all’ultima formella: cosa vediamo? un cane Levriero. Un cane levriero? Già mi preoccupo, ecco c’entra anche Dante e la Divina Commedia. Ma il cane levriero è uguale a quello che rappresenta il Veltro descritto dal Sommo Poeta? Si! Proprio uguale. E pensate, fu scolpito da Antelami in anticipo di un secolo sulla profezia di Dante Alighieri “ Infin che il Veltro verrà…” (Canto I, Inferno). Il cane levriero che altro non è che il “khan”.

Khan è dunque, il Signore, l’Imperatore, il Papa, ma anche la rappresentazione del ritorno del Cristo che dovrebbe venire per sconfiggere l’anticristo con l’Apocalisse. È l’enigma della Commedia, ma potrebbe anche rappresentare il viaggio verso il compimento dell’ “l’uomo universale”. Per comprendere il Battistero ho camminato intorno al suo centro, sempre mantenendo la destra. Tre sono le stazioni imposte nel passaggio: dall’Uccello al Leone fino al Veltro, “un percorso” ben scolpito che mi lascia stupita: realizzato 100 anni prima del viaggio di Dante. Benedetto Antelami rappresenterà la Lonza, il Leone e la Lupa, ed infine il Veltro. Quindi alla luce sono punti che si uniscono.

La Francigena era composta di cammini che univano tutta l’Europa medioevale, Quindi torno nel paese di Abbadia San Salvatore per cercare di comprendere meglio e mettere ordine a tutte queste Serendipita’. Sono finalmente davanti all’Abbazia, entro e scendo nella Cripta chiamata anche, “la Chiesa delle Colonne”. Ecco rimango senza fiato, Meravigliosa! Trentacinque colonne probabilmente edificate da due monaci appartenenti all’Ordine dei benedettini neri di Cluny, intorno all’anno 770 d.C. La pianta della Cripta è a forma di Tau, vi sono tre absidi ed una serie di colonne scolpite con capitelli decorati da simboli medioevali geometrici, figure di animali, vegetali e figure umane: praticamente sembrano i simboli dello zoomorfo dell’Antelani. Mi sono trovata nel centro della cripta nell’assoluto silenzio, proprio come se fossi in un antico Bosco Sacro, l’energia che si percepisce non è spiegabile a parole, per questo ho scattato fotografie. Nel mio pensiero ho cercato di manifestare quell’energia inserendola in una foto in modo circolare.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

Osservo attentamente, e vedo che in ogni capitello c’è una incisione, sembra che le figure raccontino una storia. Il capitello che colpisce la mia attenzione è quello con la testa barbuta che alla sua sinistra ha uno scettro e alla destra un simbolo. Cerco, sfoglio un libro che mi portò dietro e scopro che in lingua etiope corrisponde alla parola “Re”, anzi ci sono molte iscrizioni etiopi, è l’antico linguaggio affine a quello del Regno di Saba. Il Regno di Saba può essere identificato con il sud dell’attuale Yemen. Era una posizione strategica per il commercio, tanto in Asia come in Africa, compreso per il caffè della regione etiope. Ecco, adesso mi sono infilata in un ginepraio: cosa c’entra l’Etiopia con Abbadia San Salvatore? Praticamente sto scoprendo che potrebbe esserci un cammino che si estendeva dal nord Europa ed arrivava in Africa, e questo già nel 1500, ma Avanti Cristo.

Continuo a guardare le colonne della cripta.

Su un capitello è incisa una figura femminile, che sia una regina è innegabile dato che ne presenta tutti gli attributi: il diadema con il quale é ornata richiama alla mente i copricapi delle nobili donne orientali. In effetti ritrovo una particolare rassomiglianza con un’ immagine tardo medioevale che mi appare sul display del telefono mentre faccio una veloce ricerca. Noooo esclamo. Pensate che la figura di donna si trova nella Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze, raffigura la leggenda della Croce di Agnolo Gaddi realizzato intorno al 1380. Nel dipinto ci sono le storie del Sacro legno della Croce, riprese dalla leggenda della Vera Croce, con il miracoloso ritrovamento da parte della Regina Elena, la madre dell’Imperatore Costantino. Ma la cosa che unisce i puntini luminosi, è che viene raffigurata nel dipinto anche la Regina di Saba, ornata di un diadema direi identico a quello che si trova inciso sul capitello della colonna nella cripta di Abbadia San Salvatore. Quindi è’ proprio la regina di Saba?

In effetti è proprio lei. Quello che sappiamo con certezza è che la regina di Saba è raffigurata principalmente sul portale nord della cattedrale di Chartres in Francia, sul Battistero di Parma dell’Antelami, che guarda caso abbiamo già ampiamente descritto sopra, e nella porta del Paradiso del Battistero del Duomo di Firenze. Direi che c’è parecchio materiale sul quale riflettere.

Incontro della regina di Saba con il re Salomone, Porta del Paradiso – Battistero di San Giovanni, Firenze

Quindi se realmente è la Regina di Saba ad essere rappresentata sulla colonna ad Abbadia, la famosa Regina di Saba conosciuta anche come Makeda, il Re rappresentato potrebbe essere Salomone il suo sposo, colui che fece edificare il Tempio di Gerusalemme. La storia di Re Salomone e della Regina di Saba si trova narrata nel Kebra Nagast e nella Bibbia.

Adorazione del sacro legno e incontro tra Salomone e la Regina di Saba
Dipinto di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo,

Il Kebra Nagast che in lingua Ge’ez, la lingua semitica parlata nel Regno di Etiopia fino al XIV secolo, significa: “La Gloria dei Re”. Praticamente è un antico testo etiope risalente al periodo fra il IV e il VI sec. d.C. ricomposto e trascritto nel XII secolo in arabo e in aramaico. Nelle lingue europee apparve solo intorno al 1500, ma questa volta d.C.

Il testo narra del leggendario trasferimento dell’Arca dell’Alleanza, avvenuto da Gerusalemme al Regno di Saba. Secondo la leggenda, l’Arca, che custodiva le leggi date da Dio a Mosè, passò da Re Salomone di Israele, nelle mani di Bayna Lehekem, figlio di Salomone e della regina di Saba. Il figlio che venne incoronato Re di Etiopia col nome di Menelik I°. Quindi il trasferimento dell’Arca, potrebbe anche essere letto in senso simbolico, cioè come un passaggio della discendenza biblica da Israele all’Etiopia, attribuendo elementi divini alla dinastia tradizionale etiope. Nel Kebra Nagast si parla della storia d’amore tra la Regina di Saba e Salomone, e del regalo ricevuto prima che la regina tornasse al suo regno: un anello speciale. Quindi se il Il “Kebra Nagast” inizia ad essere conosciuto in Europa soltanto a partire dal 1520, come può essere rappresentata la storia della Regina di Saba e di Salomone nella Cripta di Abbadia costruita sul monte toscano Amiata prima dell’anno mille?

Probabilmente i Maestri e le maestranze dei costruttori, facevano riferimento all’Ordine Benedettino di Cluny, il quale possedeva delle biblioteche con manoscritti provenienti da molti paesi all’apparenza sconosciuti e contenenti la storia della loro cultura. Non scordiamo che i Benedettini di Cluny erano un ordine che promosse le arti liberali e che si instaurò in Terrasanta ai tempi di Carlo Magno il quale aveva stretto un forte patto politico con il sultano Harun al-Rashid. Praticamente i monaci benedettini portarono una conoscenza orientale all’interno dei loro monasteri e in seguito all’ Ordine del Tempio . Anche Matilde di Toscana, zia di Goffredo di Buglione, uno dei nobili che finanziarono la Prima Crociata volle farsi seppellire in abito benedettino, e fu lei che appoggiò l’ operato del Papa benedettino cluniacense Gregorio VII. Andando più a fondo scopro che

anche i mercanti dell’antica repubblica marinara di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto il permesso per costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i pellegrini di ogni fede e razza, quando, in Terrasanta, i cristiani ed i musulmani andavano d’accordo e si tolleravano. Quella chiesa costruita dalla Repubblica di Amalfi, fu dedicata a San Giovanni Battista, e nel 1048 vi nacque una comunità monastica chiamata “l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme”che divenne indipendente sotto la guida del monaco benedettino Gerardo Sasso, primo Gran Maestro.

Torno sul Monte Amiata, dunque l’Abbazia di San Salvatore è il luogo nel quale Occidente ed Oriente trovarono una fusione di tutto il sapere e fu custode nei secoli di una grande saggezza? Abbiamo la prova che il Monastero custodiva fin dal 1034 importanti reliquie provenienti dall’Oriente frutto di donazioni papali e imperiali. Tra queste Il Codex Amiatinus o Bibbia Amiatina che è la più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia nella sua versione Latina redatta da San Girolamo, di cui si ritiene sia la copia più fedele. San Girolamo lo ritroviamo a Firenze nella chiesa di Ognissanti dipinto dal Ghirlandaio, in contrapposizione al Sant’Agostino dipinto dal Botticelli, entrambi hanno in comune i simboli del concetto di “tempo”.

L’Abbazia di Abbadia può essere la fedele custode di antichi simboli e antichi racconti che potevano andare perduti? Il Monte è simbolo della fatica del cammino, ma sopratutto è la volontà di una salita verso il cielo, di una ascesi spirituale, e questo lo dico da camminatrice e sopratutto da amante della salita in montagna per raggiungere la vetta alta.

E se i Templari e la storia del Santo Graal ancora sono in cerca di “verità”, con una cartina geografica alla mano, possiamo vedere che l’Eremo o Rotonda di Montesiepi, il luogo che custodisce la spada nella roccia e la Grande Abbazia Circestense di San Galgano, sono a non molta distanza da Abbadia. Ma un’altra curiosità unisce i molti puntini di questo mio viaggio lungo una parte del lungo cammino della via Francigena, ed è Andrea Corsali, lo scopritore della costellazione della Croce del Sud. Navigatore e grande astronomo, che il 6 ottobre del 1514, Papa Leone X, gli dette una lettera commendatizia, scritta da Pietro Bembo, allora segretario del papa, e indirizzata: a “Davidi regi Abissinorum”, il famoso “Prete Gianni”, meglio conosciuto come Lebna Dengel, della dinastia Amhara, guarda caso Re d’Etiopia dal 1508 al 1540.

Copia del manoscritto di Andrea Corsali in cui viene raffigurata per la prima volta la costellazione della Croce del Sud

Andrea Corsali, fiorentino, viveva in Etiopia, e probabilmente vi trascorse il resto dei suoi giorni in quel paese dai grandi misteri, perché agli stranieri non era consentito lasciare il paese una volta che avevano avuto la possibilità di entrarvi. Corsali fu uno dei primi viaggiatori europei a descrivere con acume e col tipico interesse dello studioso, il mondo allora ancora fantastico ed esotico dell’Oriente. La sua figura è certamente misteriosa: non sappiamo, infatti, bene chi fosse né quale fu il vero motivo che lo spinse ad intraprendere il viaggio verso le lontane Indie, né, ancora come sia riuscito di imbarcarsi su navi da guerra portoghesi che svolgevano missioni evidentemente segrete. A spingerlo al viaggio non fu solo il desiderio di riferire alla famiglia Medici, alla quale era molto devoto, ma lasciare testimonianza scrivendo due lettere ancora oggi conservate, una a Giuliano dei Medici e una a Lorenzo Duca d’Urbino, per dare precise notizie su terre poco conosciute, ricche dì spezie e di oggetti preziosi, affinché i Medici se ne potessero avvantaggiare commercialmente. Dare istruzioni per raggiungere l’Etiopia cristiana di Lebna Dengel, per favorire una alleanza politico religiosa tra la Chiesa di Roma e il regno etiope contro la strapotenza musulmana, in nome di papa Leone X della casata Medici. Dalle due lettere del Corsali emerge con chiarezza la sua notevole cultura, la descrizione minuziosa ed appassionata delle terre visitate e delle popolazioni incontrate, l’uso dell’astrolabio e di altri strumenti scientifici per lo studio delle coordinate geografiche dei luoghi attraversati. Questo a conferma che il Corsali non era mosso solo da semplici interessi mercantili. Tra i suoi meriti dobbiamo ricordare: l’aver individuato l’errore di Tolomeo che aveva mal calcolato la distanza tra l’Africa e l’India; l’aver cercato di distinguere l’isola di Ceylon, l’ attuale Sri–Lanka che era conosciuta come Serendippo, dalla quale deriva la Serendipita’ che mi ha guidato in questo scritto. Praticamente quando pensi che tutto sia scontato o inevitabile, può sempre succedere qualcosa che risulta tutt’altro che prevedibile… bussi con stupore alla tua porta.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2019/11/09/la-serendipita-larmenia-e-il-web/

“Pinocchio va in Ucraina” a cura di Ugo De Vita

L’Arte è una delle tante strade della solidarietà ……


L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Culturale (no-profit) “Alice in Cerca di Teatro” con il patrocinio della Regione Toscana e Città di Firenze in collaborazione con Firenze Fiera e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana e il coinvolgimento del Consolato Ucraino.
Mercoledì 20 luglio 2022 alle ore 10,30 nella Sala delle Esposizioni della Presidenza della Regione Toscana in Piazza Duomo 3 si svolgerà l’evento “Pinocchio va in Ucraina” con la lettura in lingua Italiana e Ucraina del capitolo 35, del celebre romanzo di Carlo Lorenzini con l’episodio del pescecane.
Pinocchio fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883.
Prenderanno parte all’evento anche Carlo Maltese, Artista atteso nei prossimi giorni alla Biennale di Venezia, autore dell’opera grafica a tecnica mista da un inchiostro di Ugo De Vita intitolata “Pinocchio va in Ucraina”, il giovane chitarrista Samuele Chiozzini e in collegamento da remoto da Kiev, rappresentanti delle istituzioni Ucraine.
L’originale idea del Professore Ugo De Vita, darà l’opportunità di assistere ad una performance Artistica irripetibile all’insegna della sinergia delle Arti, con la lettura bilingue del celebre capitolo di Collodi e di altri brani col la voce di Ugo de Vita e dell’attore Ucraino Misha Tarasiuk.
“Ho accolto con piacere l’invito di Ugo De Vita, ha dichiarato Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera al quale va il merito di essere riuscito a riunire attorno a sé un gruppo di Artisti impegnati nella vicinanza al Popolo Ucraino, con l’obiettivo di favorire il viaggio di Pinocchio verso Kiev, per portare un po’ di leggerezza in tanta sofferenza con la storia del burattino più amato, letto e tradotto nel mondo”.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

“Amadeo Peter Giannini, immigrato italiano, fondatore della Banca più potente di America e non solo..” di Elena Tempestini

Il figlio di un Italiano che creò il sistema finanziario Americano …… (aprile 2019)


Gli inglesi sono coscienziosi, ma troppo impegnati negli affari, i francesi sono intelligenti, ma vanitosi e sciovinisti, i tedeschi sono dotti, ma vivono in un contesto infelice.
Gli italiani non sono sopraffatti da interessi materiali, non sono vanitosi e vivono in un paesaggio straordinario eppure sono spesso ignoranti, distratti e sovente inconsapevoli dei tesori di cui sono circondati: per questo vengono bersagliati e invidiati dalle critiche degli stranieri. “
Questo pensiero lo scriveva Violet Page, nel suo più famoso libro “Genius Loci”.
Violet, era una scrittrice americana di fine ottocento, trasferitasi a Firenze, facente parte di quella società anglobecera così ben radicata in città.
Giornalista e donna emancipata che nonostante l’aria di libertà che da secoli si respirava in Firenze, dovette inventarsi lo pseudonimo maschile di Vernon Lee per essere pubblicata.
In questi momenti così difficili che stiamo vivendo, le sue parole ci sono di conforto, perché la bellezza è indispensabile alla civiltà, un’opinione pubblica, povera di “cultura estetica”, non può comprendere né sostenere il genio che la natura continua a produrre nella sua innovazione.
Gli eventi delle ultime settimane hanno messo a dura prova le persone, e purtroppo ci raccontano di Italiani che non sono mai grati verso i migliori. Praticamente assistiamo alla rivelazione e disgregazione che il male fa più notizia del bene. Abbiamo imparato a procrastinare così bene, che in poche parole, ci auto-sabotiamo nel raggiungimento di obiettivi, aspirazioni e desideri, dato che si è , per forza di cose, ridotta la produttività personale e la conseguente capacità di affrontare le sfide della vita.
Dobbiamo divenire dei cercatori di luoghi dimenticati, dobbiamo prendere spunto dalla memoria per ampliare e creare nuovi semi, innovazioni che diano modo ad un’idea di trovare spazio nel nostro tempo.
Se una società americana mancante di radici e background si insediava a Firenze, una società piena di sogni e di desiderio di migliorarsi, lasciava la terra italiana per cercare e trovare il proprio “Genius Loci”.
Non esiste il caso né la coincidenza; forse in alcuni momenti della vita, camminiamo verso luoghi che ci aspettano da sempre.
Fu così per la famiglia ligure Giannini, che vide nelle terre fertili della California la possibilità di dare una nuova vita, una nuova dignità alla propria famiglia. Era il sogno americano, quello della volontà, della fatica, della possibilità di gettare nuovi semi per creare i propri sogni.
Purtroppo dopo pochi anni che il capostipite aveva avviato una piccola fattoria nelle fertili terre di San Francisco, fu ucciso da un suo bracciante, durante una litigata per un misero dollaro.
Questo non solo non sarà mai scordato dal figlio, Amadeo Peter Giannini, ma sarà la leva, il motore della formazione di una parte dell’economia bancaria americana.
Parlare di una famiglia italiana immigrata in America e di economia americana, all’apparenza sembra un concetto presuntuoso.
Forse potrebbe far venire l’orticaria a molti paesi che non ci amano, ma forse si smetterebbe anche di guardare l’Italia solo come un paese che esporta la mafia e i romanzi criminali.
Siamo una nazione che è sempre riuscita con genio, estro e capacità a dare il proprio contributo a tutto il mondo.
Era l’inizio del XX secolo, Amadeo Peter Giannini aveva studiato economia a San Francisco, proprio durante il periodo nel quale c’era tutto da costruire. Amadeo ebbe l’idea di aprire una piccola banca, per fornire i servizi ai lavoratori ed agli operai della zona, ma soprattutto a quelli di nazionalità Italiana, nel quartiere North Beach di San Francisco, ai quali veniva spesso negato l’accesso al credito; il nome fu Bank of Italy. Il 18 aprile del 1906, San Francisco fu distrutta da un terremoto che uccise tremila persone, e ben 300.000 su un totale di 400.000 abitanti, persero completamente tutto nella distruzione delle loro case.
Dove c’è distruzione c’è anche economia, ma c’è sempre un libero arbitrio di come l’essere umano vuole operare
Molte furono le banche che lucrarono sulla grande catastrofe, la loro riserva di oro gli permetteva azioni spregiudicate, ma anche accompagnate da solidi certezze grazie alla ricca clientela che voleva ricostruire le proprie abitazioni.
Amadeo Giannini era diverso, la sua clientela era formata da artigiani e piccoli commercianti di origine italiana, ai quali nessuna banca voleva fare credito.
Fu così che gli venne l’idea di andare al porto di San Francisco, prendere un tavolo e metterlo nel mezzo di una folla di persone disperate, che avevano raggiunto quelle terre lontane per costruire un nuovo sogno di dignità.
Il tavolo fu messo ben in evidenza con un cartello ; “ “Banca di Italia aperto ai clienti”, offrendo soldi per la ricostruzione.
Il coraggio, l’empatia, e non solo la fortuna aiutano gli audaci.
Il vero motore della banca fu la fiducia di Giannini nel suo popolo di nascita, nel sudore e nel lavoro della gente semplice, la fiducia in quel sogno americano che lo aveva accolto, insegnandogli il dinamismo dell’economia americana.
La città di San Francisco fu in gran parte finanziata e ricostruita attraverso i suoi sportelli. La Banca d’Italia Americana divenne dal 1916 in poi, famosa in tutta la California per i finanziamenti ai piccoli agricoltori, in gran parte italiani.
Era il suo tributo per onorare quel padre perso prematuramente a causa di un dollaro.
Come reagirono i banchieri americani “all’intrusione” di quell’italiano? Non tutti i finanzieri vedevano di buon occhio l’espansione della Banca Italia e del suo dinamismo a favore della gente più umile.
Agli inizi degli anni venti, La banca si ingrandì e divenne Banca d’America e d’Italia, rimanendo la succursale della madre Banca d’Italia fondata quindici anni prima.
Giannini era chiamato il banchiere degli umili, ma a tutti gli effetti era divenuto il banchiere di tutti.
Per continuare a crescere in previsione di mercati a volte incerti, nel 1928 strinse una alleanza con Orra Eugene Monnette, presidente della Banca di America di Los Angeles, creando una fusione tra i propri istituti finanziari e dando vita al più grosso gruppo bancario di tutta la California.
Con il grande crack del 1929 le banche smisero di erogare soldi, e qui subentrò il coraggio, l’innovazione, e il talento di saper essere dei visionari.
Se le banche smettevano di prestare soldi per ricostruire e immettere nuove idee, questa era l’occasione per comportarsi in modo diverso da loro.
Operare finanziariamente, rimanendo dalla parte di chi desiderava costruire nuove occasioni, per divenire reale sostegno.
Amadeo Giannini aveva sempre privilegiato gli italiani, e un giorno gli si presentò un ingegnere che con la grande depressione era rimasto disoccupato. Un ingegnere atipico, in quanto la sua laurea non corrispondeva ai suoi sogni lavorativi, la sua visione era proiettata sul futuro, sul cinema.
Creare storie per tutti, attraverso le immagini riprodotte su un grande schermo, si poteva dare vita e condivisione alla tragedia che il mondo stava vivendo.
Praticamente l’antesignano del digitale. L’ingegnere era l’Italo Americano Frank Capra, che insieme a Charlie Chaplin sognavano di raccontare la grande depressione vista attraverso gli occhi di un bambino.
Erano convinti che solo così poteva essere raccontata la verità di una tragedia senza percepire l’essenza della crudeltà di essa.
Il film era il “Monello”, capolavoro della cinematografia di tutti i secoli.
Lo stesso concetto, anni dopo, grazie nuovamente ad un italiano, è stato raccontato nella grande poesia della “Vita è bella di Benigni” il quale si è meritato l’Oscar.
Furono anni di grande strategia oculata, la cinematografia ebbe un grande risultato di rendita economica, la scoperta e i finanziamenti a Walt Disney si rivelarono un successo, e la sua risorsa di essere un vero visionario, un innovatore e non un semplice ricco banchiere, lo fece divenire il “Genius Loci”. Riuscì a creare l’industria californiana del vino, finanziando e creando con la sua banca la “Napa Valley”, quella che ancora oggi è considerata una delle migliori regioni vinicole al mondo. Un’espansione terriera che ha influenzato la storia e la cultura gastronomica americana, divenendo una delle mete turistiche più amate della California.
Quindi non un banchiere, ma un grande innovatore, colui che investe dei soldi per creare cultura e migliorare la società.
Ma anche visionario e sostenitore di grandi progetti edili fino a quel momento considerati irrealizzabili, quale il Golden Gate.
L’ing. Joseph Strauss, l’architetto Irving Morrow, l’ingegnere Charles Alton Ellis e il progettista di ponti Leon Moisseiff, si presentarono ad Amadeo Giannini con un progetto “rivoluzionario” per i tempi. Avevano progettato di costruire un ponte che unisse le due estremità della baia di San Francisco, con una tecnica nuova, che non implicava la muratura.
Il Segretario della Difesa aveva concesso i terreni, ma nessuna banca voleva accollarsi il finanziamento.
Fu Amadeo Giannini a credere in quei giovani ingegneri, finanziando l’impresa senza interessi.
Quale poteva essere la condizione per la quale una banca non applicava gli interessi? L’aiuto lavorativo alle persone più deboli.
Amadeo Giannini rinunciò ai propri interessi imponendo che il lavoro fosse dato a coloro ai quali aveva già prestato dei soldi.
Giannini stava creando lavoro, garantendo la restituzione del finanziamento del capitale senza la necessità di imporre tassi di interesse.
San Francisco ebbe il suo Golden Gate Bridge, ancora oggi considerato uno dei più notevoli esempi di ingegneria applicata alla costruzione di ponti.
Le scelte di Giannini furono oculate e visionarie, la sua economia non era basata sul possedere solide radici da custodire e contare, bensì sul creare e finanziare nuovi semi da spargere per un mondo innovativo e migliore.
Quel mondo nel quale aveva creduto suo padre, un italiano che aveva cercato in America la propria dignità famigliare, e che per un dollaro fu ucciso.
La Banca di America, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, aveva superato per entità di depositi la First National City Bank, e la Chase Manhattan Bank, divenendo la banca più importante del mondo.
Amadeo Giannini, durante, e subito dopo il conflitto, insieme al figlio Mario, fu in prima linea per gli aiuti all’Italia.
Stringendo un accordo con Arthur Schlesinger, responsabile della gestione del Piano Marshall, riuscendo il più possibile ad accelerare gli aiuti. Giannini fu definito un “Costruttore e un Titano” sulla copertina della rivista Time, per le sue grandi idee, la sua lungimiranza, e il senso di appartenenza alla nazione dalla quale proveniva.
Il Computer altro non è che un cervello elettronico, ma sempre un cervello, il quale contiene una memoria storica costituita anche da personaggi a volte poco conosciuti.
Quella parte di storia potrà ricordare che il figlio di un umile immigrato italiano, non solo non ha esportato il modello del Padrino, e delle mafie che così tanto amano raccontare di noi alcuni “maligni”, ma ha creato e solidificato il sistema Bancario Americano divenendone il più potente amministratore.

L’ articolo su Peter Amedeo Giannini di Elena Tempestini è stato pubblicato nell’aprile del 2019
su ‘Governo delle Idee’

Amadeo P. Giannini, il titano del XX secolo
di Milena Gabanelli
Pubblicato sul ‘Corriere della Sera’
del 18 luglio 2022 a pag. 23
https://www.corriere.it/digital-edition/CS_ND/2022/07/18/10771755.shtml

Il video e stato pubblicato da Elena Tempestini
sul proprio canale ‘YouTube’ il 7 aprile 2020

Da Pannunzio a Scalfari: storia della politica laica. Di Elena Tempestini

“Ne mai cose nuove fioriscono se prima distruggendo le vecchie non le aiuta la morte”. Così scriveva Lucrezio nel De Rerum Natura, la nascita e la morte di tutte le cose, il principio e la fine, l’alfa e l’omega come simbolo della ciclicità. Eugenio Scalfari lo si poteva amare o odiare ma indubbiamente è stato un uomo di grande intelligenza, potere e protagonista della cultura laica, rimasta sostanzialmente minoritaria in Italia.

La nostra società odierna si trova in un momento molto incerto da collocare, un momento che la nostra percezione potrebbe descrivere come l’epilogo di un lungo ciclo di crisi, oppure come l’inizio di una nuova opportunità per prendere coscienza del nostro mondo.Continuo a pensare ai processi di causa/effetto, e quando l’essere umano si trova in periodi di grandi cambiamenti si immerge in quello che Hegel definiva “il bisogno di filosofia”. Ed è in quel bisogno che l’uomo deve riuscire a leggere oltre le righe, deve trovare una chiave di lettura degli eventi nella loro interezza, riuscendo a superare la dualità degli opposti discordanti. Se questo avviene, riusciamo a comprendere il tempo nel quale viviamo.

La percezione della società l’assorbiamo attraverso la comunicazione, e in questo momento stiamo assistendo alla caduta dei media tradizionali il declino della carta stampata come mezzo di comunicazione di massa, o forse sarebbe meglio dire stiamo assistendo ad una trasformazione della comunicazione di massa, quella che ha da sempre veicolato la storia, la cultura e soprattutto la politica. Per capire meglio l’oggi, dobbiamo comprendere un pezzetto della nostra storia, lo dobbiamo “assorbire” con una visione diversa, analizzando le cause. Facciamo un salto temporale nel passato, che ci mostrerà un cambio di attori, costumi e scenografie, ma nella realtà il ripetersi della stessa storia.Sappiamo che dopo il trattato di Versailles del 1919, che fu realmente solo un armistizio della durata di venti anni, si formarono molti grovigli di spartizioni territoriali, che con la seconda guerra porteranno un assetto completamente rivoluzionato dei poteri. La vittoria degli alleati, permise l’attuazione dei sistemi di pensiero anglo americani, con la creazione dell’agenzia ANSA tramite lo Psychological WarfareBranch e tramite l’ «Allied Publication Board» (APB), le quali concessero l’autorizzazione ai giornali di poter tornare in edicola,ma con il compromesso di sottolineare la rottura con il passato. All’indomani delle elezioni del 1948 l’Italia, era dominata dal bipolarismo di due partiti: la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e il PCI, il quale era composto da una federazione di partiti di sinistra rappresentata da Palmiro Togliatti (Pci) e Pietro Nenni (Psi). la fedeltà del Partito Comunista a Mosca obbligava l’establishment angloamericano a sostenere il partito della Democrazia Cristiana, anche se era una alleanza abbastanza forzata, Il partito, essendo radicato nel cattolicesimo e nello Stato, poteva stridere con la parte atlantica che si rispecchiava in quella società ebraica o protestante, che era da sempre accanita sostenitrice del libero mercato e delle libertà individuali quali il divorzio e l’aborto. Anche la finanza, rappresentata in Italia da Raffaele Mattioli, presidente della Comit era attentissima all’evoluzione di una nuova società italiana che andava costituendosi, nonostante le forti pressioni di Harry Truman che aveva lanciato il Piano Marshall, un piano di aiuti di 14 miliardi di dollari per la ricostruzione economica dell’Europa Occidentale, (Piano contestato da Palmiro Togliatti che lo liquidò come un ricatto politico). Non si pensava ad una presa di potere, bensì a un reale ammodernamento dell’Italia, anche grazie a strumenti quali la comunicazione a mezzo stampa per veicolare un pensiero di maggiore cultura. Fu con la nascita dell’Europeo di Giulio Benedetti, suo suocero, che per la prima volta gli uomini politici, gli scrittori, gli uomini d’affari, diventarono dei personaggi da raccontare alla società italiana, figure che attraverso la cronaca, divenivano reali per tutti, la condivisione degli eventi tramite un giornalismo che fino a quel momento era riservato solamente ai “dotti” e agli intellettuali.

Si stava formando quella che oggi viene definita “L’opinione pubblica”, quella che con il tempo darà vita a un vero e proprio partito politico. il 19 febbraio 1949, uscì il primo numero del settimanale “ Mondo” un giornale laico e anticlericale diretto da Mario Pannunzio. Così scrisse Eugenio Scalfari: “Il Mondo lanciò quella che sarebbe stata l’idea guida ed il programma politico del gruppo per 18 anni: la formazione di una terza forza politica che bilanciasse i due super-partiti DC e PCI”. Ma sarà nel 1955, con la nascita del partito radicale, che si formarono i veri e propri liberals”. ( Eugenio Scalfari). Sono gli anni del potere di Valletta alla FIAT, l’Amministratore Delegato era stato scaltro e intuitivo, aveva compreso che non poteva fare guerra al PCI e al sindacato, specialmente da una posizione conservatrice come facevano quasi tutti gli imprenditori del dopoguerra, bensì solo creando una politica socialdemocratica si sarebbero potuti avere dei buoni risultati, praticamente la vera politica saragattiana che vedrà successivamente in Nenni un rappresentante del centro-sinistra. Il centro -sinistra di Valletta, fu la solida pietra per isolare il PCI, quella differenziazione che lo anteponeva ad Enrico Mattei. Filo americano Valletta, e anti americano Mattei. Con il consolidamento della DC a destra e l’elezione di Segni al Quirinale, Mattei comprese la sconfitta. Lo scenario della stampa di allora, era dominata quasi esclusivamente dal “Corriere della Sera” e dalla “Stampa”, due tradizioni diverse li separavano, più inglese e liberal il primo e più socialdemocratico il secondo,praticamente liberista il Corriere e populista la Stampa. Ma poiché l’Italia era più conservatrice che liberale, il Corriere divenne presto il giornale di maggiore diffusione sul territorio nazionale. La seconda metà degli anni cinquanta richiese la nascita di un nuovo partito, la creazione di una fazione politica, che accogliesse la sinistra più liberals, quella che si rispecchiava pericolosamente nel PCI e che invece doveva essere “spostata”, consigliata a guardare verso valori più “atlantici e liberali”, quei valori che erano stati sedati sotto il regime fascista, quei valori portati avanti dalla politica di La Malfa, Visentini, Parri, Spinelli, dalla finanza di Mattioli, Cuccia, Carli, dall’industria di Valletta, Olivetti e Merzegora, dalla cultura di Pannunzio, Silone, Croce e Moravia e molti altri. Fu così che nel febbraio del 1956 venne fondato il Partito Radicale, quel partito nato sotto l’inno della Marsigliese, l’unica musica per quel gruppo di liberali di sinistra, devoti all’illuminismo, un partito che li rappresentasse pienamente nei loro valori e principi, quelli che mettevano al centro di tutto l’uomo, valori fondati sull’uso della ragione e della libertà di giudizio, contrapposti alla tradizione dell’autorità politica e religiosa. La nascita di un nuovo partito richiedeva anche un giornale che avesse una voce di grandi proporzioni verso i cittadini, e il giornale Mondo si stava rivelando troppo elitario per arrivare alla massa. Fu così che venne ideato “L’Espresso”, un settimanale che non fosse solo letto dagli intellettuali, bensì fosse alla portata di tutti i cittadini, affrontando le tematiche piùlibertarie e progressiste, un giornale che potesse pubblicare degli scoop e anche “bacchettare” attraverso gli articoli, i poteri interni statalisti italiani, un settimanale che svelasse o “ rivelasse”i retroscena di una Italia, che volendo a volte scappare dal giogo post guerra filo Atlantico, si ribellava con progetti di colpi di stato e accordi non trasparenti, quelli che si profileranno negli anni con la “Speculazione Edilizia del Sacco di Roma e il tentativo di Golpe del Piano Solo che vide protagoniste le più alte cariche dello Stato. La realizzazione del governo Moro arrivò a scontrarsicon il presidente della Repubblica Segni, che vedeva in quella apertura a sinistra un reale pericolo, si era aperta una fase completamente nuova per l’Italia, una nuova prospettiva che andava a scontrarsi con i vecchi equilibri di un assetto burocratico-militare, ma grazie al ridimensionamento di tutte leparti ci fu solo “un tintinnio di sciabole”. I fondatori dell’Espresso, su consiglio del finanziere Raffaele Mattioli, si rivolsero ad Adriano Olivetti, che non solo fu combattente per gli Alleati, ma apparteneva a una borghesia laica sostenitrice delle idee euro federaliste di Altiero Spinelli. Negli anni arrivarono alcuni cambi di rotta, tra i quali il più importante fu quello di Olivetti che non si rispecchiava totalmente nelle idee di una sinistra radicale, e che lasciò, senza nulla volere in cambio, nonostante l’investimento di 125 milioni di lire, tutte le azioni del settimanale, ripartite tra un 60% al principe Caracciolo, e il resto diviso tra Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari. Il settimanale fu portato avanti con l’intenzione di fungere da organo di contro potere, che è poi quel ruolo che dovrebbe distinguere un giornale che riporta i fatti, da un giornale che vive e si anima di un pensiero che analizza i fatti. Saranno gli anni di svolte senza precedenti, con un partito socialista quale elemento determinante nella maggioranza parlamentare, anni di scontri con i comunisti della classe operaia e con la democrazia cristiana per la gestione moderata della società. Si arriverà per l’idea di bene comune ad una alleanza della DC con i socialisti, e a una diffusione di idea del benessere come concetto necessario alla vita quotidiana, anche dovendo far fronte all’emigrazione di massa dal sud al nord che si era creata con la manovalanza imprenditoriale. Purtroppo fu proprio la borghesia imprenditoriale, che avrebbe dovuto essere il motore principale della nazione, ad essere assente. Nonostante tutto la società italiana continuava a crescere, il fronte liberale-progressista si ricompose e la coscienza dei diritti civili si consolidava nel benessere che si diffondeva. Fin dall’antichità la filosofia, l’umanesimo ci hanno trasmesso che tutto inesorabilmente fluisce, tutto è in movimento e tutto si trasforma, e i mezzi di comunicazione sono sempre stati lo specchio e il punto di riferimento dell’opinione dei cittadini, per questo il gruppo dei liberals ebbe la necessità di andare “oltre” un settimanale come L’Espresso, c’era il bisogno di un quotidiano rapporto con i lettori. Fu nel gennaio del 1976 che nacque “Repubblica”. Giorgio Mondadori, Mario Formenton, Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari, Lio Rubini dettero il via a una trasformazione del fare giornalismo, tanto da creare un “fenomeno Repubblica”. Si susseguirono anni molto difficili per l’Italia, che vide parte dei partiti inglobati nei sindacati, che come un’arma a doppio taglio, porterà una nuova forza per sedare i movimenti di protesta di tentazioni anarchiche e focolai spesso presenti in Italia, ma per contro, una delegittimazione progressiva delle istituzioni, una incapacità di mantenere l’autorità politica che con il tempo arriverà ad affiliarsi a singoli settori della magistratura, facendo nascere motivazioni trasversali e politicizzando purtroppo l’ordine giudiziario. È il nodo gordiano degli anni 80, quello che vedrà l’inizio di un vero e proprio inquinamento delle notizie, la destabilizzazione attraverso i mezzi di comunicazione, che a loro volta con la delegittimazione dei partiti politici vedrà nascere aggregazioni di gruppi editoriali e singoli giornalisti quali fazioni di influenza politica. Sono gli anni fine settanta e inizio ottanta, il rapimento Moro, il terrorismo in Italia, la lista P2, gli scandali di Andreotti, la solitudine di Berlinguer e l’ascesa di Craxi fino all’assalto giudiziario di Di Pietro che con “Tangentopoli” nel 1992 distruggerà la classe politica della Prima Repubblica. Saranno anni a seguire di una sinistra trasformista che vedrà nel giornale Repubblica un’area di riferimento molto potente, un prodotto pensato e creato per la funzione di accoglienza a tutto il malessere cittadino davanti agli estremi, una voce potente ottenuta anche grazie alla propria indipendenza dal potere economicoitaliano. Non so se oggi siamo arrivati alla resa dei conti, non so se quella sinistra trasformista ha portato a termine il progetto iniziale di traghettare un PCI verso le idee liberals, non so se quelle idee si sono confluite nel PD odierno, ma sicuramente la percezione è che le manovre non siano circoscritte alla politica di casa nostra, bensì si stiano ripresentando i terreni di un dopoguerra, con scenari più ampi e mondiali che si combattono nell’ombra, quella dualità che vede gli Stati Uniti da una parte e i Russi dall’altra, i filo atlantici contro i filo arabi, un rappresentante quale Soros, contrapposto a Bannon, la continua sfida per l’espansione, il duello di armistizio e non di pace che il trattato di Versailles ha mostrato nei decenni, come se la guerra fredda non fosse mai cessata di essere combattuta nelle retrovie. Perché come esiste una polarizzazione politica liberal/conservatrice tra capitalisti all’interno di una nazione, c’è una polarizzazione tra capitalisti riguardo le politiche estere della propria nazione, un continuo conflitto tra il liberale e il conservatore, tra il globalista e il nazionalista.

la straordinaria intelligenza di Dante: precursore delle teorie di Einstein. Di Elena Tempestini

«L’immagine allo specchio è simile a quella reale, solo che è invertita. Il mondo invisibile diventa allora un calco rovesciato del mondo visibile: l’Empireo è Dio-centrico mentre la Terra è diavolo-centrica… l’invisibile obbedisce a norme opposte rispetto al visibile. Per spiegare queste simmetrie non resta che concepire l’universo visibile (con al centro la Terra) e l’Empireo (con al centro Dio) come due sfere che hanno in comune la superficie, cioè il “Primo Mobile”: il che equivale appunto a una ipersfera, oggetto della geometria di Riemann adottato da Einstein per descrivere l’universo nella relatività generale » ( Roman Patapievici, fisico, 2006)

Il cemento che tiene insieme i mattoni dell’Universo

è come un grande edificio, è “composto” di tanti piccoli mattoni, così come tutte le cose che ci circondano. Le particelle che non si possono dividere in parti più piccole sono chiamate particelle elementari e le forze che agiscono tra di esse, facendole aggregare fino a formare una goccia d’acqua, sono chiamate forze fondamentali che sono: la forza gravitazionale, la forza elettromagnetica, la forza (nucleare) debole e la forza (nucleare) forte.

La Fisica e la Poesia, si avvicinano sino a toccarsi? l’Arte, le ARTI sono il Senso della Bellezza.

“Non altrimenti il trïunfo che lude
sempre dintorno al punto che mi vinse,
parendo inchiuso da quel ch’elli ‘nchiude,

a poco a poco al mio veder si stinse”

(Dante Paradiso XXX, 10-13)

Ma Dante è collegato All’Astronomia? Erano uomini che avevano una concezione unitaria della vita e dell’universo e osservavano il mondo con una mentalità multidisciplinare e non specializzata. In Dante si ha la figura del poeta scienziato, per cui i poeti del dolce stil novo vennero detti anche dicitori scienziati.

Praticamente è la complessa somma cosmologica regolata da modelli geometrici immutabili.

Ma fu Il matematico tedesco Speiser, che nel 1925 sviluppò una tesi, poi portata avanti fino ai giorni odierni da vari autori. Praticamente Dante per il suo Paradiso non ha immaginato uno spazio geometrico euclideo, bensì uno spazio curvo, quadridimensionale, che ha delle forti analogie con la geometria dello spazio tempo di Einstein che, secondo la cosmologia moderna, descrive l’universo nel quale viviamo.

Per la fisica “moderna” tra le quattro forze fondamentali della natura, solo per la gravità non è stata individuata una corrispondente unità di base, quello che viene definito come Quanto. I fisici si aspettano che la forza gravitazionale sia veicolata da una particella elementare, chiamata gravitone, così come la forza elettromagnetica è trasportata dal fotone. La gravità è l’unica che non ha ancora una descrizione quantistica”, ma la ricerca degli scienziati potrebbe dare un’inequivocabile e diretta conferma che il campo gravitazionale è quantizzato.

Dante porta il ragionamento all’estremo, quando arriva a Lucifero al centro della Terra, e lo supera, lasciandosi l’attrazione della gravità alle spalle.

Cadere nell’inferno e’ come cadere in un “buco nero”, una prigione eterna: nella quale si entra ma non si esce.

Ma se ..È puro e disposto a salire alle stelle, a riveder le stelle a volare verso stelle”, quell’energia che tutto move…

E se, al centro della terra il famoso nucleo scoperto: il cuore cristallino chiamato dagli scienziati “ inner inner core”, fosse un grande e immenso buco nero? Ed è qui che la distanza critica non deve essere oltrepassata per non finire imprigionati.

“Basta riconoscere il significato umano delle forze” diceva Giordano Bruno.

Oggi gli scienziati definiscono il nostro camminare, una “caduta controllata”, poiché con ogni passo che facciamo, in realtà, stiamo cadendo. Ci alziamo, stendiamo una gamba, e poi ci arrendiamo alla gravità. E cadiamo. Ma poi il piede atterra, ci solleviamo di nuovo e stendiamo l’altra gamba, fino a che, di nuovo, ci arrendiamo alla gravità, e cadiamo. E avanti così. Praticamente è un continuo: alzarci e cadere.

La gravità è la forza che muove il Sole e le altre stelle, che tiene assieme il cosmo e ne governa l’evoluzione. Rimane, dopo più di due millenni, una questione ancora da comprendere: non è stata trovata l’ipotetica particella elementare chiamata Gravitone. un’ipotetica particella responsabile della trasmissione della forza di gravità.

Ed è a questo punto che entrano in gioco i fisici delle particelle elementari, e l’esperimento avviato il 5 luglio 2022 “RUM 3”, si sta sperimentando e sviluppando alcune teorie per comprendere le proprietà della materia ad energie altissime, avvicinandosi, in senso metaforico, in tal modo sempre di più al Big Bang”.

La gravità non è solo sotto i nostri piedi, ma anche nel moto degli astri. “Come sopra, così anche sotto; come sotto, così anche sopra. Come dentro, così anche fuori; come fuori, così anche dentro. Come nel grande, così anche nel piccolo”. ( principio di corrispondenza)

In ogni angolo dell’universo, nelle profondità dello spazio e del tempo, c’è un mistero affascinante che aspetta ancora di essere svelato. È il “Senso della Bellezza” :

“Per vedere un mondo in un granello di sabbia,
E un paradiso in un fiore di campo,
Poni l’infinito nel palmo della mano
E l’eternità in un’ora. ( William Blake)

La terra, gira intorno al sole con una curvatura dello spaziotempo che la obbliga a muoversi su quella traiettoria. Grazie ai progressi della scienza la nostra conoscenza del cosmo e della natura oggi ha fatto passi da gigante. Ma forse noi uomini moderni rischiamo di perdere la cosa più preziosa: la gratitudine, quell’ampiezza della ragione, quella tensione all’unità, il “senso del mistero” che doveva ardere nello sguardo e nel cuore di Dante Alighieri e che, come diceva Einstein, “è il seme di ogni ARTE e di ogni vera scienza”.

la «straordinaria intelligenza di Dante: precursore delle teorie di Einstein. Di Elena Tempestini

«L’immagine allo specchio è simile a quella reale, solo che è invertita. Il mondo invisibile diventa allora un calco rovesciato del mondo visibile: l’Empireo è Dio-centrico mentre la Terra è diavolo-centrica… l’invisibile obbedisce a norme opposte rispetto al visibile. Per spiegare queste simmetrie non resta che concepire l’universo visibile (con al centro la Terra) e l’Empireo (con al centro Dio) come due sfere che hanno in comune la superficie, cioè il “Primo Mobile”: il che equivale appunto a una ipersfera, oggetto della geometria di Riemann adottato da Einstein per descrivere l’universo nella relatività generale » ( Roman Patapievici, fisico, 2006)

Il cemento che tiene insieme i mattoni dell’Universo

è come un grande edificio, è “composto” di tanti piccoli mattoni, così come tutte le cose che ci circondano. Le particelle che non si possono dividere in parti più piccole sono chiamate particelle elementari e le forze che agiscono tra di esse, facendole aggregare fino a formare una goccia d’acqua, sono chiamate forze fondamentali che sono: la forza gravitazionale, la forza elettromagnetica, la forza (nucleare) debole e la forza (nucleare) forte.

La Fisica e la Poesia, si avvicinano sino a toccarsi? l’Arte, le ARTI sono il Senso della Bellezza.

“Non altrimenti il trïunfo che lude
sempre dintorno al punto che mi vinse,
parendo inchiuso da quel ch’elli ‘nchiude,

a poco a poco al mio veder si stinse”

(Dante Paradiso XXX, 10-13)

Ma Dante è collegato All’Astronomia? Erano uomini che avevano una concezione unitaria della vita e dell’universo e osservavano il mondo con una mentalità multidisciplinare e non specializzata. In Dante si ha la figura del poeta scienziato, per cui i poeti del dolce stil novo vennero detti anche dicitori scienziati.

Praticamente è la complessa somma cosmologica regolata da modelli geometrici immutabili.

Ma fu Il matematico tedesco Speiser, che nel 1925 sviluppò una tesi, poi portata avanti fino ai giorni odierni da vari autori. Praticamente Dante per il suo Paradiso non ha immaginato uno spazio geometrico euclideo, bensì uno spazio curvo, quadridimensionale, che ha delle forti analogie con la geometria dello spazio tempo di Einstein che, secondo la cosmologia moderna, descrive l’universo nel quale viviamo.

Per la fisica “moderna” tra le quattro forze fondamentali della natura, solo per la gravità non è stata individuata una corrispondente unità di base, quello che viene definito come Quanto. I fisici si aspettano che la forza gravitazionale sia veicolata da una particella elementare, chiamata gravitone, così come la forza elettromagnetica è trasportata dal fotone. La gravità è l’unica che non ha ancora una descrizione quantistica”, ma la ricerca degli scienziati potrebbe dare un’inequivocabile e diretta conferma che il campo gravitazionale è quantizzato.

Dante porta il ragionamento all’estremo, quando arriva a Lucifero al centro della Terra, e lo supera, lasciandosi l’attrazione della gravità alle spalle.

Cadere nell’inferno e’ come cadere in un “buco nero”, una prigione eterna: nella quale si entra ma non si esce.

Ma se ..È puro e disposto a salire alle stelle, a riveder le stelle a volare verso stelle”, quell’energia che tutto move…

E se, al centro della terra il famoso nucleo scoperto: il cuore cristallino chiamato dagli scienziati “ inner inner core”, fosse un grande e immenso buco nero? Ed è qui che la distanza critica non deve essere oltrepassata per non finire imprigionati.

“Basta riconoscere il significato umano delle forze” diceva Giordano Bruno.

Oggi gli scienziati definiscono il nostro camminare, una “caduta controllata”, poiché con ogni passo che facciamo, in realtà, stiamo cadendo. Ci alziamo, stendiamo una gamba, e poi ci arrendiamo alla gravità. E cadiamo. Ma poi il piede atterra, ci solleviamo di nuovo e stendiamo l’altra gamba, fino a che, di nuovo, ci arrendiamo alla gravità, e cadiamo. E avanti così. Praticamente è un continuo: alzarci e cadere.

La gravità è la forza che muove il Sole e le altre stelle, che tiene assieme il cosmo e ne governa l’evoluzione. Rimane, dopo più di due millenni, una questione ancora da comprendere: non è stata trovata l’ipotetica particella elementare chiamata Gravitone. un’ipotetica particella responsabile della trasmissione della forza di gravità.

Ed è a questo punto che entrano in gioco i fisici delle particelle elementari, e l’esperimento avviato il 5 luglio 2022 “RUM 3”, si sta sperimentando e sviluppando alcune teorie per comprendere le proprietà della materia ad energie altissime, avvicinandosi, in senso metaforico, in tal modo sempre di più al Big Bang”.

La gravità non è solo sotto i nostri piedi, ma anche nel moto degli astri. “Come sopra, così anche sotto; come sotto, così anche sopra. Come dentro, così anche fuori; come fuori, così anche dentro. Come nel grande, così anche nel piccolo”. ( principio di corrispondenza)

In ogni angolo dell’universo, nelle profondità dello spazio e del tempo, c’è un mistero affascinante che aspetta ancora di essere svelato. È il “Senso della Bellezza” :

“Per vedere un mondo in un granello di sabbia,
E un paradiso in un fiore di campo,
Poni l’infinito nel palmo della mano
E l’eternità in un’ora. ( William Blake)

La terra, gira intorno al sole con una curvatura dello spaziotempo che la obbliga a muoversi su quella traiettoria. Grazie ai progressi della scienza la nostra conoscenza del cosmo e della natura oggi ha fatto passi da gigante. Ma forse noi uomini moderni rischiamo di perdere la cosa più preziosa: la gratitudine, quell’ampiezza della ragione, quella tensione all’unità, il “senso del mistero” che doveva ardere nello sguardo e nel cuore di Dante Alighieri e che, come diceva Einstein, “è il seme di ogni ARTE e di ogni vera scienza”.

“Let’s Get Digital” A Palazzo Strozzi Firenze – di Riccardo Rescio

Un momento di profonda riflessione …..

La Mostra promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati, nell’ambito del progetto Palazzo Strozzi Future Art, presenta una seguenza di installazioni digitali ed esperienze multimediali create da Artisti che esprimono le nuove e poliedriche ricerche nell’ambito degli NFT, che stanno ridefinendo i concetti di unicità e valore di un’opera d’Arte. Let’s Get Digital offre uno sguardo su un movimento in piena evoluzione e trasformazione, di cui non si comprende a pieno i possibili sviluppi. Punto di partenza, o momento di transizione, sicuramente costituiscono una vera rivoluzione per tutto il mondo dell’Arte, nella accezione più ampia del termine.  I Sostenitori della Mostra sono Fondazione CR Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Intesa Sanpaolo, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati e a cura di Arturo Galansino (Direttore Generale, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze) e Serena Tabacchi (Direttrice MoCDA, Museo d’arte digitale contemporanea),