Leonardo Covello, fondatore della scuola multietnica di New York. Un pedagogo ed Accademico Italiano che ha contribuito al miglioramento della Nazione America. Di Elena Tempestini

Leonardo Covello

L’America ha goduto di molti benefici provenienti dagli immigrati italiani, non solo nell’ambito del cinema, ma anche della fisica nucleare, della medicina, dell’innovazione industriale, della cucina, e di tutte le arti. Ma non è stato facile per loro, per le loro famiglie di origine. Partire per un paese straniero e sconosciuto, con pochi soldi, senza conoscere la lingua e la cultura, dicendo addio alla famiglia, agli amici, e lasciando dietro di se la propria casa e nazione Italia. E’ difficile sapere che cosa si prova se non si affrontano simili esperienze. Eppure, milioni d’italiani hanno vissuto e affrontato  difficoltà negli USA, dall’unificazione dell’Italia in poi. Molti di loro hanno lasciato un’impronta importante e costruttiva, come Peter Amadeo Giannini, fondatore della Banca d’America e d’Italia finanziatore cinematografico, della Napa Valley, del Golden Gate è molto altro che ho già ben descritto in articoli e video negli scorsi anni. Ma Leonard Covello, nato ad Avigliano in Basilicata nel 1887, forse non è ancora molto conosciuto in Italia, nonostante che la sua sia stata una vita dedicata agli Italo Americani di New York. Leonard Covello si trasferì a New York per raggiungere suo padre già emigrato. Iniziò a frequentare la scuola elementare, senza conoscere una parola d’inglese. Gli cambiarono il cognome in Covello; il nome rimase Leonard. Il più del tempo, però, lo passava in strada, membro di una banda di ragazzi aviglianesi,che, come lui, erano pronti a venire alle mani per procurarsi qualcosa da mangiare. Avrebbe fatto certamente infelice fine, se non fosse intervenuta una donna, Miss Anna C. Ruddy, canadese, missionaria, protestante, forse metodista, che gli trovo un piccolo lavoro presso un panettiere per allontanarlo dalla strada. Leonard aveva solo dodici anni. Leonard fu convinto a prendere sul serio la scuola e l’inglese, necessario e indispensabile mezzo per affermarsi nella società americana. Ne derivò che tutto il resto della sua adolescenza e giovinezza fu per Leonard Covello una conquista graduale di successi scolastici. Vinse una borsa di studio al liceo che dal 1907 al 1911 gli permise di frequentare la Columbia University e di laurearsi in francese, il quale campo offriva più facili occasioni di lavoro. Infatti, dopo un soggiorno in Francia, divenne docente di ruolo. Contemporaneamente dava lezioni private di inglese. Quindi, nonostante il lavoro, conseguì una laurea in sociologia didattica, una laurea in materie giuridiche, una laurea in filosofia e, infine, il dottorato in pedagogia didattica.

New York inizio 900

Si convinse che grazie alla conoscenza era possibile salvarsi. Quello che aveva conquistato per sé, pur fra tanti sacrifici, era l’esempio possibile per tutti. Rivolse tutta la sua attenzione agli abitanti della East Harlem, avviando una lenta ma efficace azione sull’integrazione dei ragazzi italo-americani.

Covello contesteva la prassi che tendeva a separare i ragazzi dalla loro cultura e lingua madre, comprese le loro famiglie e le loro comunità di origine, come premessa per il loro successo negli studi. Nel bilinguismo e biculturalismo vedeva il mezzo per facilitare la transizione dei ragazzi da immigrati a cittadini integrati senza separarli dalle loro comunità o cultura nativa, anzi suscitando in loro l’orgoglio delle proprie radici. La vita era quanto mai difficile in quel ghetto di emarginati. italo-americani, guardati con sospetto e tenuti a distanza, quasi fossero tutti delinquenti, o potenzialmente tali. Nel 1934 ad East Harlem vi  fondò la multietnica Benjamin Franklin School, cui affiancò la Casa della Cultura e la Casa del Popolo.

New York inizio 900

La Benjamin Franklin High School divenne uno dei centri più importanti dell’immigrazione italiana a New York: Covello realizzò il suo sogno: creare nel quartiere una scuola superiore organizzata attorno ai suoi principi educativi. Quel concetto etimologico che porta in se la parola “educare” che non vuol dire immettere nozioni, bensì Educere, tirare fuori il meglio dalle menti ben predisposte. È il cuore dell’insegnamento è il maestro, che deve metterci l’anima. Il che, però, non significava che, per lui, la pedagogia non fosse anche una scienza con regole e leggi, che vanno adattate all’ambiente e al ragazzo con cui si opera. Con largo intuito e anticipazione su quanto in Italia si sarebbe scoperto molto dopo, sapeva che l’educazione, è vero, si svolge nelle scuole, ma è fortemente condizionata dal contesto sociale da cui il ragazzo proviene e in cui vive. Premessa indispensabile per impostare una corretta opera educativa era, perciò, conoscere il bambino al momento del suo arrivo. Obiettivo, insomma, era quello di avere una Scuola-comunità, in cui maestro, genitori e società tutta convergano sullo stesso fine della formazione del ragazzo. Solo a queste condizioni, ribadiva, si sarebbero salvate individualità destinate, per ambiente, al fallimento morale e sociale, si sarebbe salvata una intera comunità.Presso la Benjamin Franklin School fu istituito l’AdvisoryCouncil, in cui insegnanti, studenti, genitori, imprese e alte personalità, lavorando insieme e ottenendo il convinto appoggio del Sindaco italo-americano Enrico La Guardia, predisposero un programma di sviluppo, in cui si prevedevano alloggi popolari, servizi igienico sanitari, centri sociali ed educativi, campagne per il conseguimento della cittadinanza, scuole per adulti e scuole estive Non mancava nemmeno un corso di educazione interculturale, che, accogliendo studenti di più gruppi etnici, li avviava alla reciproca comprensione. Il successo fu tale che a Leonard Covello, qualche tempo dopo, fu assegnata anche la direzione della James Otis Junior High School. Fu con questo doppio incarico che andò in pensione, nel 1956. La pensione da professore e da preside, ma non la pensione da uomo e da educatore.Furono gli anni dedicati a conferenze e incontri, compreso un programma radiofonico. Per il suo lodevole e costante impegno a favore dei processi di integrazione, il Congresso americano, il 14 dicembre 1966, gli assegnò una medaglia d’oro fortemente voluta da Robert Kennedy. Successivamente, Louis Clapes (Claps), sindaco della città di Stamford, di origini aviglianesi anche lui, fissò al 21 agosto la celebrazione perché il suo nome rimanesse sempre presente nelle generazioni future : il “Leonard Covello Day”.

Leonardo Covello con Frank Sinatra

In questa estate 2022 sono quarant’anni dalla scomparsa di Leonard Covello, morto a Messina il 19 agosto 1982. Un altro illustre Italo Americano che ha creduto in se stesso e contribuito a far crescere e migliorare la nazione America. L’Italia, indubbiamente, ha donato il suo mirabile contributo all’arte, alla musica, alla scienza e a tutte le forme di produzione, spesso le migliori del mondo.

Unire globalizzazione e de-globalizzazione, crescita e decrescita, sviluppo e inviluppo: la natura e le Api lo insegnano da millenni a tutte le culture. Di Elena Tempestini

La rosa dà il miele all’ape. La rosa rappresenta l’Anima Universale, l’ape è l’eterno studente, il pellegrino sul sentiero. L’ape rappresenta l’intelligenza, la conoscenza e la saggezza, ma è solo antica filosofia? Plinio il vecchio, lo storico romano, raccontò che delle api si posarono sulla bocca di Platone quando era un bambino per annunciare la dolcezza della sua eloquenza. Effettivamente non esiste popolo o epoca della storia dell’uomo, in cui all’ape non sia stato riconosciuto un valore simbolico riconducibile al rinnovo della vita, della natura, dell’abbondanza e della ricchezza.

Foto crediti Elena Tempestini

L’ape diligente e ingegnosa, è stata ripresa quale simbologia da tutte le culture antiche. Gli antichi babilonesi utilizzavano lo stesso termine “dabar” per indicare l’ape e la parola divina, per gli egizi le lacrime del dio Ra si trasformavano in api, nella mitologia greca le api erano le messaggere delle Muse e delle Arti. Zeus, chiamato anche Mellisseo, uomo-ape, perché era stato nutrito da piccolo dalle api di Creta alle quali, per ricompensa, donò il colore dell’oro.

L’ape è sempre la stessa da millenni, continua a costruire alveari a celle esagonali, perché la natura universale è improntata sulla matematica dei numeri, e il numero sei è essenziale per l’armonia dell’universo. In geometria, la forma che riesce a contenere un volume più grande occupando uno spazio più piccolo è la sfera. Le api conoscono questa legge, per questo motivo iniziano a costruire delle celle che abbiano una forma più che altro circolare. Per evitare di lasciare spazio inutile tra un cerchio e l’altro, le api costruiscono le celle il più vicino possibile tra loro in modo tale che i cerchi avvicinandosi si deformino e creino con le altre celle dei lati in comune. Questo assemblaggio dà vita alle forme “esagonali” che permettono di risparmiare spazio, non sprecando la cera, vista la presenza di lati comuni, e di creare una struttura forte e salda.

Nel video l’armonia geometrica presente in natura. Natura e matematica nel rapporto aureo

In fin dei conti l’esagono, così come la sfera, è la forma che riesce a riempire meglio una determinata area rispetto ad altre soluzioni quali, il triangolo o il quadrato. Le api riescono a immagazzinare la maggior quantità di miele o polline dando più spazio vitale alle larve in crescita, e utilizzando la minor quantità di cera possibile. A livello meccanico una struttura di questo tipo, si presenta come una costruzione molto solida e si mantiene nel tempo senza collassare su sé stessa. Un’armonia che permette all’ape di vivere e produrre. A differenza dell’ape, l’essere umano, dotato di libero arbitrio, è mutevole nella sua organizzazione sociale, nei propri principi e valori, è alla continua ricerca dell’estetica e della parte più profonda che lo compone, la parte spirituale che caratterizza il buono, il bello e il giusto, il “Kalos Kai Aghatos” Greco. A volte lo fa bene, altre meno ed è proprio in questa ultima circostanza che potrebbe far ricorso alla conoscenza, osservazione e saggezza della natura, per correggere il cammino, puo’ sembrare impossibile, ma non lo è. L’ape ci insegna che l’etica del lavoro è fondata sul difficile bilanciamento tra l’essere e l’avere. Questo “Gap” ci ha portato a trascurare la compresenza sul pianeta di altre realtà biologiche e naturali che sono ugualmente responsabili della coesistenza e del benessere della vita che è fondato sulla comunità, sul lavoro, sulla condivisione e sul bene comune.

Foto crediti Elena Tempestini

Globalizzare e deglobalizzare, è la presa di coscienza della nostra comunità terrestre, la quale oscilla da millenni, tra la natura vivente e l’avventura umana. Non possiamo ridurre il tutto alla politica e all’economia, non possiamo non tenere in considerazione la complessità che richiede tutta la nostra natura universale, nella quale noi esseri umani siamo inseriti, concetto di micro e macro, e come dice Edgar Morin, possiamo “unire la globalizzazione e la de-globalizzazione, la crescita e la decrescita, lo sviluppo e l’inviluppo”. In linea teorica il concetto di globalizzazione non è negativo, negativo è limitare questo processo ai soli aspetti commerciali, economici e tecnologici. Perciò, per una società migliore, è auspicabile proseguire nella globalizzazione ma senza limitarla al dominio tecno-economico, dando invece a questo concetto “un senso pieno che indica il moltiplicarsi e lo sviluppo di legami e cooperazioni”.

Dobbiamo avere il coraggio di costruire nuove visioni, attuare una transizione fra un mondo “antico” e un mondo “nuovo”: il progresso non è per forza assimilabile alla crescita sana. Se da un lato abbiamo assistito ad una riuscita materiale della nostra civiltà, dall’altro lato si è creato uno scompenso che ha prodotto un degrado morale, una nuova e ampia povertà e l’aumento di individualismi ed egocentrismi, che stanno sfociando in preoccupanti malesseri psichici, che sono purtroppo quasi indefiniti.

Credit Web
Foto crediti Elena Tempestini

Le Api ci insegnano che pur essendo geneticamente predisposte allo stesso modo, costruiscono alveari e producono sostanze fortemente influenzate dall’ambiente, questo attiva la biodiversità che ne determina la varietà e quindi genera la forza. Per i nostri territori, per la nostra società è la stessa cosa: la forza deriva dalla diversità e unicità dei saperi e delle tradizioni locali: quindi l’azione delle api è deglobalizzante. Esse sfruttano il meglio del territorio, mantenendo costantemente pulito l’alveare al fine di conservare le peculiarità della loro produzione: è la soluzione alla sopravvivenza e alla conservazione della specie.

Foto crediti Elena Tempestini

Le api sono “inconsapevolmente” sagge, applicano la continua ricerca del miele della conoscenza, quella considerazione che gli uomini devono dare all’economia sociale e solidale, la saggezza di saper ampliare al meglio le risorse dei luoghi che occupano, avere l’attenzione di preservare l’agricoltura e l’alimentazione legata alla conoscenza del territorio. Mettere in evidenza e tornare a valorizzare l’opera degli artigiani, dei saperi antichi e delle Arti.

Foto crediti Elena Tempestini

Valori e qualità, che sia nelle api, che negli esseri umani, sono in relazione diretta con il comportamento individuale, ma la maggior parte governa il comportamento collettivo, cioè il comportamento del gruppo che forma la società. Il processo di evoluzione della nostra coscienza e della nostra società, richiede urgentemente che impariamo a interagire gli uni con gli altri.

“La Scola, un bellissimo Borgo” di Riccardo Rescio

“La Scola”
Un bellissimo Borgo, tra i più caratteristici del territorio Grizzanese.
La Scola è una frazione di Vimignano che fa parte del Comune di Grizzana Morandi, in Provincia di Bologna, nella Regione Emilia-Romagna.
Uno straordinario Borgo dalla architettura medievale, riconosciuto come Centro Storico per essere pervenuto fino a noi pressoché integro.
Una volta giunti nel Borgo La Scola si ha realmente l’impressione di essere stati catapultati nel Medioevo.
Infatti la maggior parte degli edifici, opera dei Maestri Comacini, risalgono al 1400-1500 e rappresentano tipici esempi dell’architettura appenninica medievale.
I Comacini, Maestri Muratori, provenienti da Milano e da Como, contribuirono a diffondere l’architettura lombarda in vasti territori, riuniti in cooperazioni tenevano anche una Scuola di Arte muraria.
Arricchisce l’attrattiva del Borgo il maestoso cipresso con la sua altezza di 25 metri e un’età stimata di oltre 700 anni.

Riccardo Rescio
Borgo La Scuola 18 agosto 2022

Con Elena Tempestini e Elisabetta Failla

Tutte le info su La Scola :
https://www.rocchetta-mattei.it/il-borgo-la-scola/

La scienza ci dice che il “Cosmic Web”, la rete delle galassie dell’Universo, e la rete dei neuroni all’interno del cervello umano, sono simili e connesse. Di Elena Tempestini

Il nostro Universo cresce! Per usare un linguaggio “cosmologico”, il nostro Universo si “espande” ed anche con una certa velocità. In un articolo comparso sulla rivista “Nature’s Scientific Reports”, è stato confermato che alcuni scienziati hanno programmato una simulazione, dalla quale emerge che l’espansione dell’Universo ha alcune caratteristiche molto simili a quelle riscontrabili nella crescita e nello sviluppo del cervello umano.

Ma già presso l’Istituto di Fisica Nucleare Italiana, alcuni esperimenti hanno accertato che la rete delle galassie che compongono l’Universo, chiamato scientificamente “Cosmic Web”, e la rete dei neuroni all’interno del cervello umano, hanno delle importanti similitudini.

Universo e cervello: la connettività delle due reti evolve secondo principi fisici simili? La scienza lo sta dimostrando oggi, la storia e la filosofia hanno portato avanti questo concetto dall’antica Grecia, nei Romani, in Leonardo Da Vinci, in Giordano Bruno, Galileo Galilei, Isaac Newton, Einstein, Bohm, il fisico Alain Aspect, Stephen Hawking, Sheldon Glashow, Steven Weinberg, Abdus Salam, Peter Higgs, Fabiola Gianotti, Sara Seager “cacciatrice di esopianeti” della quale sentirete parlare in futuro.

Le simulazioni mostrano che una rete cosmica di filamenti gassosi, separati da grandi vuoti, riempie l’universo.

Nonostante l’enorme differenza di scala dei due sistemi (oltre 27 ordini di grandezza), i risultati della ricerca quantitativa, a metà tra cosmologia e neurochirurgia, suggeriscono che processi fisici completamente diversi possono formare strutture con livelli di complessità e di autoorganizzazione sorprendentemente simili.

Ciò che il “sapere” non ha saputo spiegare nei tempi passati, spesso ha avuto un comportamento elusivo se non addirittura ridicolizzante. Nessun sapere è riuscito fino ad oggi a dimostrare cosa sia il nostro senso di identità personale, quella percezione che è l’Io esistente, la creazione di essere. Nessun sapere dimostra cosa sono le emozioni, i pensieri, le idee o gli ideali nei quali confluiamo durante il tempo della nostra vita.

Per dimostrare che la Terra ruota e per trovare le leggi che governano il cosmo, sono serviti 2000 anni. Da sempre l’essere umano si è chiesto cosa fosse l’universo e la percezione, l’intuizione che lo lega ad esso. Furono i Pitagorici ad affermare che la Terra gira più velocemente del Sole e della Luna, e una volta al giorno li sorpassa con l’effetto apparente di un loro sorgere a Est e un tramontare a Ovest. I corpi celesti emettono un suono e poiché il moto circolare implica armonia, l’Universo è pervaso da una musica “celestiale”, che non udiamo per assuefazione. Come ha detto Luca Parmitano, Astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea ESA, l’Universo è matematica, linguaggio della scienza, e musica linguaggio di comunicazione.

Finalmente la scienza ha iniziato a ricomporre il SENSO DELLA BELLEZZA che le appartiene: le Arti stanno tornando ad unirsi, a fare “rete”. Sono proprio le reti neurali del nostro cervello ad essere un potente sistema matematico, esattamente come lo è la “rete” delle galassie. Un sistema di auto-organizzazione modellato dai principi delle dinamiche di rete. Questo ha dato il nome di Cosmic Web o Web Cosmico: La rete cosmica è la spina dorsale su larga scala dell’universo, costituita principalmente da materia oscura intrecciata a gas, sulla quale si sono formate le galassie.

Un astrofisico dell’Università di Bologna e un neurochirurgo dell’Università di Verona hanno collaborato mettendo a confronto la rete cosmica con la rete dei neuroni della corteccia cerebrale degli esseri umani, trovando caratteristiche sorprendentemente simili.. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers of Physics. Lo studio è nato proprio dalla conoscenza della parte storica e non scientifica, nella quale letteratura, si evincevano le similitudini tra l’universo macro e l’essere umano micro. Ma sono informazioni non quantificate, attribuite a concetti espressi secoli fa da grandi illuminati ma non dimostrati scientificamente. Ed è da questo nodo gordiano che i due scienziati hanno iniziato il loro studio, provare la veridicità scientifica.

Gli scienziati, il dott. Franco Vazza astrofisico del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e il dott Alberto Feletti neurochirurgo del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, hanno scoperto che le somiglianze nell’organizzazione dei due sistemi, entrambi dominati per circa il 70 per cento da una componente che in un certo senso si comporta in modo “passivo” l’energia oscura per il cosmic web, l’acqua per il cervello umano. Dell’energia oscura, del grande mistero della scienza odierna, si sa ancora poco, la materia oscura e l’energia oscura sono due degli ingredienti base del nostro universo. Insieme occupano il 96% del cosmo, ma, non possono essere misurate direttamente. La materia oscura, tende a far restringere il cosmo per effetto della gravità ma c’è un’altrettanto misteriosa energia oscura, che tende a farlo espandere sempre più rapidamente. Eppure la loro influenza è immensa, pullula dal “vuoto” ed è usata dalla materia bianca presente nel cervello e nella spina dorsale degli esseri umani. Alcuni fisici ritengono che l’energia oscura sia una quinta forza fondamentale dopo la forza elettromagnetica, l’interazione debole, quella forte e la gravità. Stiamo sperimentando che le domande sull’estremamente piccolo e sull’estremamente grande sono in realtà connesse. Micro e Macro, Arte e musica, matematica e geometria, la continua ricerca, le immagini e la creatività , l’intelligenza e la conoscenza quale aspirazione alla libertà.

Il Web cosmico e i neuroni, si organizzano in lunghi filamenti, o nodi tra filamenti, in entrambi i casi, circa il 75% della distribuzione di massa o energia dei due sistemi è composta da una materia che ha un ruolo apparentemente passivo: acqua nel caso del cervello, energia oscura per l’Universo osservabile, le similitudini sono davvero impressionanti. Nel caso del cosmic web, la rete organizza il flusso di materia ed energia; nel caso della rete neuronale, organizza il flusso di energia. Dentro questi flussi c’è uno scambio di informazioni, possiamo quantificare quante informazioni le due reti possono codificare: la loro capacità di memoria. Ma anche se la quantità di memoria è la stessa, uno dei due sistemi, ed è il cervello umano, si evolve in maniera estremamente più veloce, mentre l’informazione contenuta nella rete del web cosmico non si è evoluta molto, è sempre all’incirca la stessa dall’inizio dei tempi.

la rivelazione del Web Cosmico ovvero dei fili invisibili che legano le rotazioni di milioni di galassie, svelano l’istantanea coerenza dei movimenti, “distanti” milioni di anni luce. Questa nuova ricerca sembra confermare un altro dato che accosta il nostro Universo ad un cervello umano. Secondo la neuroscienza, il numero delle cellule nervose che compone il il cervello, è circa lo stesso del numero delle stelle presenti nell’Universo (miliardi di miliardi). Dobbiamo prendere atto che esiste una legge che governa lo sviluppo sia dei più piccoli sistemi, come le cellule celebrali, sia dei più grandi sistemi come le galassie, per la scienza e per i fisici, questo è un segnale immediato che c’è ancora qualcosa che non riusciamo a comprendere sul funzionamento della natura.

“Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella” ( Galileo Galilei, 1600)

Credits: NASA, ESA, CSA, and STScI luglio 2022, la nebulosa della Carena, una fra le più grandi e luminose fabbriche di stelle. Con orgoglio l’Italia è presente in oltre 40 programmi scientifici e con il Webb Space Telescope è l’inizio del viaggio alla scoperta degli esopianeti e dell’atmosfera del pianeta extrasolare.

“La settimana di ferragosto 2022 a Firenze” di Riccardo Rescio

Nonostante la calura ……

Ebbene sì, nonostante la calura, nella settimana di ferragosto 2022 nel Centro Storico di Firenze tantissimi graditissimi ospiti.
Non possiamo che essere grati a chi ci sceglie, per una fiera, un evento, un appuntamento, per studio, per vacanza o semplice diletto, per un giorno, per un tempo più lungo, per la Vita.
Il grande Maestro Manzi negli anni 60, con la sua trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, ha insegnato ad oltre mezzo milione di Italiani a leggere e scrivere, noi di Italia&friends invece attraverso il nostro Network sollecitiamo da oltre dieci anni la realizzazione di un sistema che possa censire, tutelare, valorizzare, e comunicare tutte, ma proprio tutte, le peculiarità che caratterizzano e identificano i nostri territori.
Tutti noi istituzioni e cittadini dobbiamo prendere finalmente consapevolezza del fatto che il nostro è un Paese straordinario, perché è il più grande giacimento di bellezza e il maggiore concentrato d’Arte in un territorio fra i più ambiti e amati.
In attesa di un “Sistema Italia”, comunichiamo in ogni dove e con ogni mezzo, tutto il bello e il buono che ci circonda.
Grazie a tutti i nostri graditissimi ospiti e grazie a chi vorrà condividere con noi e il mondo intero il proprio conosciuto.
Riccardo Rescio per Italia&friends
Associazione di Promozione Sociale
“Assaggia l’Italia ApS” (no profit)
#tuttoilbelloeilbuonochece #etpress

Ph Elena Tempestini – http://www.elenatempestini.it
@elenatempestini – @etpress – Et Press Comunicazione

“Prospettive” il Blog di Storia & Attualità

“Le cose sono unite da legami invisibili, non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella” Galileo Galilei – 1630

Direttore del Blog Elena Tempestini

“Prospettive”
È il blog di Storia Arte Cultura e Attualità diretto da Elena Tempestini, all’interno del sito Prospettive da cui prende il nome, che interagisce correlando Storia, Arte, Cultura, Tecnologia, Territori e Attualità.

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Oggi la comunicazione è veloce, dinamica, con molti competitor estremamente abili.
Vince chi meglio comunica e più convince la potenziale utenza attraverso offerte attrattive, accattivanti, convincenti, che parlino il linguaggio del momento, con gli strumenti del momento. Comunicare bene e in modo performante, è come scalare una montagna dove la vetta si raggiunge con il supporto di portatori esperti e forti. Gli sherpa informatici, sono i buoni conoscitori dei percorsi, delle strategie di ascensione e delle diverse azioni necessarie da mettere in campo, diventando sempre più elementi essenziali e inalienabili nel web, quanto lo sono in una spedizione. La vetta della montagna è la soglia di attenzione che bisogna raggiungere, solo quando si sarà in cima si potrà ottenere la massima visibilità del messaggio che si intende comunicare. Una azione comunicativa che dovrà essere continuamente e costantemente mantenuta nel tempo. Come le attrezzature, fatte da corde, chiodi moschettoni, costituiscono l’insieme degli strumenti necessari ed indispensabili per la scalata, così i motori di ricerca sono nel loro complesso le attrezzature informatiche necessarie al raggiungimento della visibilità cercata.

“Il tempo è quella illusione che non si misura in ore e minuti, ma si percepisce nelle trasformazioni” (e.t.)

Elena Tempestini
Scrittrice, Giornalista, Storica, fotografa fiorentina, è una ricercatrice determinata e instancabile, che ama soprattutto indagare la relazione tra passato e presente attraverso la storia, cercando di dare risalto e ordine al caos degli eventi che tessono il nostro oggi.
Capo Redattore della Rivista ‘Idee di Governo’ e Direttore del blog di Storia, Arte, Cultura, Tecnologia, Territori e Attualità, ‘Prospettive’. Premio Speciale al Festival delle Torri 2022 per aver contribuito con i suoi articoli a diffondere la Cultura nel mondo.
Come Ambasciatore dei Saperi e Sapori d’Italia per Italia&friends, è impegnata nel comunicare tutto il bello e il buono che la circonda.

Le buchette del vino a Firenze di Elena Tempestini

A Firenze, sulle mura di molti antichi palazzi del centro storico, esistono alcune curiose aperture. Sono di piccole dimensioni e venivano usate per la vendita diretta del vino. Sono le buchette del vino. Ci avete mai fatto caso alle “buchette del vino”? In foto la buchetta di via del Giglio. Piccole porticine, dalle quali nel XVII secolo, veniva venduto il vino al minuto, cioè al dettaglio direttamente in strada. Il vino poteva essere venduto dalle cantine delle famiglie aristocratiche che avevano un’attività vinicola, senza il bisogno di intermediari o di osti. Le “buchette” erano anche conosciute come “tabernacoli del vino” perché nell’incavatura veniva lasciato del cibo per i più bisognosi. Le buche del vino sono state quasi tutte restaurate e rese visibili, basta solamente farci attenzione

Buchetta in via del Giglio

La meraviglia sta nello stupore, di vedere sulla strada che percorri tutti i giorni da anni, qualcosa che non avevi ancora notato. La voglia di fissare quel qualcosa diviene una irrefrenabile voglia di scattare una fotografia.

Buchetta in San Lorenzo

Il Mistero di Castel del Monte: luogo di incontro dei cavalieri Templari, dei Fedeli d’Amore? apriamo qualche porta “sconosciuta”. Di Elena Tempestini

Castel del Monte, la fortezza fatta costruire dal Re Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, ad Andria in Puglia

Oi lasso! non pensai
si forte mi parisse
lo dipartire da donna mia;
da poi ch’io m’allontanai,
ben paria ch’io morisse,
membrando di sua dolze compagnia;
e già mai tanta pena non durai,
se non quando alla nave dimorai.
Ed or mi credo morir certamente,
sed a le non ritorno prestamente…
Canzonetta gioiosa va a la fior di Soria,
a quella c’à in prigione lo mio core:
dì a la più amorosa,
ca per sua cortesia
si rimembri de lo suo servitore,
quelli che per suo amore va penando;
e priegalami per la sua bontate
ch’ella mi deggia tener lealtate ( Federico II)

“Amore non apre a chiunque la via che conduce a lui…”.( Sohravardî fedeli d’Amore)

Quando si parla della Fedeltà d’Amore dobbiamo ricordare alcuni rappresentanti che hanno lasciato la “testimonianza” nelle loro opere letterarie: Dante, Boccaccio, Petrarca e Cavalcanti in Occidente, Hafez, Rumi in Oriente. Una fusione, ma anche una “via” da percorrere, un modo di realizzazione spirituale che alcuni individui, senza dubbio rari, hanno intrapreso dopo che si è «occultato», in condizioni d’altro canto tanto misteriose quanto lo erano all’epoca in cui quest’ordine esisteva: Novalis, Raffaello: «Il poeta romantico tedesco e il pittore italiano appartengono alla stessa genealogia spirituale, quella degli artisti visionari che sono stati iniziati alla Fedeltà d’Amore dall’apparizione provvidenziale, nelle loro vite, di un certo volto di bellezza, il volto umano come quello di Sofia per Novalis, che egli ha contemplato con gli occhi dell’anima, o l’immagine divina quella della Vergine Maria è stata per Raffaello, che ne ricevette una notte la rivelazione.» Ci si potrà chiedere se il percorso della loro “Via” ha ancora un significato, un senso oltre a quello della storia da conoscere, ma questo pensiero si forma davanti alle condizioni della nostra epoca presente. Non si sfugge a noi stessi, e se Dante ci ha trasmesso che in gioventù l’Amore ha sembianze umane, Beatrice, o Fiammetta per Boccaccio, si può non avere ancora la consapevolezza della propria esistenza, del nostro “esilio” in questo mondo, se non forse dai presentimenti, e dalle percezioni che si possono avere durante l’infanzia. Da ragazzi non si conosce la misura del proprio talento, e neanche della propria creazione che rappresentiamo. Solo oltrepassando un Oriente all’orizzonte del mondo, solo allora sarà il momento giusto nel quale ci si potrà mettere in cammino. All’inizio della via, non avremo ancora nessun maestro, ma ci sarà la fede in ciò che abbiamo sentito e percepito. Allora diverrà un movimento volontario, un’aspirazione profonda, una chiamata dell’anima che spinge a camminare in direzione di questo Oriente. l’Ordine dei Fedeli d’Amore è la volontà, la disciplina dell’Arcano, il suo “segreto”, il che spiega perché i suoi membri hanno lasciato così poche tracce; tranne naturalmente l’opera intera di Dante. Ma i misteri sono sotto i nostri occhi per essere penetrati.

Castel del Monte è l’Oriente “interiore”, il simbolo di una Luce di Conoscenza, opposta all’esilio occidentale” che è oblio e allontanamento per dirigersi nelle tenebre della materia. È mediante un’interazione complessa che Castel del Monte si svela e ci eleva. Si può osservare nello scorrere, o meglio nella trasformazione del tempo, che si manifesta con la luce solare. Al piano terreno troviamo il buio, perché “bisogna che Amore faccia il giro della dimora e scenda fino alla cella del cuore…”. Si racconta che nel centro del cortile vi era una vasca ottogonale, le leggende sulla costruzione della vasca sono molte, mi piace ricordare il libro di Janet Ross: “The land of Manfred, prince of Tarentum and King of Sicily“, Ed. Murray, London, 1889” perché fu una viaggiatrice inglese, che viveva a Firenze ed amava immensamente la Puglia. Janet Ross visse a Firenze a Poggio Gherardo, villa già descritta dal Boccaccio nel Decameron, vicino Settignano. Scrittrice, poetessa, e prima donna corrispondente del giornale americano Time durante Firenze Capitale, nonché animatrice della comunità Anglo-Americana Fiorentina.

Foto del secolo XIX, Archivio Tempestini, riproduzione vietata

Janet Ross fu la zia di Lina Waterfield fondatrice del British Institute: Ecco l’articolo: https://www.gustarviaggiando.com/2015/09/22/old-florence-il-fondo-waterfield/

Castel del Monte è lontano da centri abitati e da strade importanti e questo dettaglio era già vero anche intorno al 1240, quando Federico II ne ordinò la costruzione. L’intera struttura ci è pervenuta priva delle originarie decorazioni affreschi, pavimenti, sculture e molto altro. Percorrendo le soglie, le entrate e le uscite obbligatorie, si ha la netta sensazione di un percorso obbligatorio, un cammino pieno di simboli, caratterizzato da un piano terra sostanzialmente buio e da un piano superiore particolarmente luminoso. Le misure della costruzione sono chiaramente ispirate al numero aureo, il percorso termina nella cosiddetta “sala del trono” al primo piano, con l’affaccio su un grande bassorilievo solo raccontato dalle antiche cronache ma purtroppo perduto. Era situato dall’altra parte del cortile, raffigurava una dama in atto di ricevere l’omaggio di alcuni cavalieri, i fedeli d’Amore, i cavalieri Templari. Il bassorilievo era illuminato dai raggi del sole che arrivano attraverso le finestre del primo piano solo l’otto ottobre, originariamente ottavo mese dell’anno. Sul portale di ingresso e in altre stanze appare il simbolo della rosa, simbolo di conoscenza e di segreto. Federico II, uomo di grande cultura e conoscenza si avvaleva di illuminati che divenivano parte della sua famiglia, come il matematico Leonardo Fibonacci e lo scienziato Michele Scoto, ma non di meno Frate Elia, successore di Francesco d’Assisi, con il quale condivise la scomunica. Nel 1228 i Templari si offrirono di incoronare Federico II imperatore del mondo; nel 1240 aderì alla “Pactio secreta” dei cavalieri che cercavano il Graal, l’Arca dell’Alleanza e i segreti dei faraoni che Mosè vi avrebbe riposto. Per approfondire un articolo

https://www.parteguelfa.it/news/francesco-dante-e-frate-elia-la-sapienza-francescana/

Nel cortile di entrata vi era una vasca ottogonale, vasca/ bafè = immersione e mètis = saggezza. È il bafomet = il battesimo di saggezza, ma che ha alimentato il mito del demone Bafometto, che sarebbe stato adorato dai Templari e motivo creato ad arte per farli odiare dal popolo. Demone che gli inquisitori avrebbero addirittura riconosciuto nella figura barbuta e cornuta scolpita nella chiave di volta del soffitto di una delle camere, laddove le corna sono in realtà orecchie d’asino con chiaro riferimento al re Mida ed alla sua leggenda centrata su una verità che non si può rivelare. È il luogo ove si incontra lo Spirito Universale Creatore. È l’Opera Sole e Luna, l’Acqua ed il Fuoco, l’elemento Zolfo associato al Mercurio. La stanza al piano terreno dove sul pavimento vi sono ancora le tracce di quattro cerchi “magici” corrispondenti ai quattro elementi: aria, acqua, terra, fuoco.
Questi elementi geometricamente ridisposti e nel giusto ordine di precedenza, dovrebbero portare alla comprensione dell’Archetipo della Chiesa Universale cioè l’ AMORE universale a cui aspiravano i Rosa + Croce, i Templari: Il Sole interiore. La croce, intersezione delle due rette: orizzontale e verticale, simbolo degli opposti, dei complementari. Centro segreto al di là del tempo e dello spazio, è sublimata dalla Rosa. In questo centro invisibile, metafisico, si realizza l’unione, l’armonia/trascendenza individuale che si racchiude nella Rosa.

“Della rosa fronzuta diventerò pellegrino ch’io l’aggio così perduta.Perduta non voglio che sia Ne di questo secolo gita, ma l’uomo, che l’ha in balia di tutte gioie l’ha partita.” (Federico II Imperatore)

L’Amore per la Rosa che sospinge l’amante alla mistica unione rappresenta e realizza l’annullamento di ogni dualità e contrapposizione umana e terrena. Gli opposti, i complementari svaniscono per sublimarsi nell’Uno al di là dell’Uno, nell’archetipo di platonica memoria.
Agli stilnovisti, ai Fedeli d’Amore, come anche ai poeti siciliani, a Federico II, la Rosa giunge da Oriente, da Soria. Per la tradizione arabo-orientale la rosa è il simbolo di un percorso metafisico realizzativo pratico, che mira alla trasformazione profonda della coscienza. Per i Sufi della Bagdad del XII sec. questo sentiero mistico era chiamato “Sebil-el-Uard” ovvero la “Via della Rosa”.

La Madonna divenne Rosa, la Rosa di Soria. Si incontra Re Mida perché “c’è una verità che non può essere svelata”.

Si sale la scala a chiocciola ed è diversa è antioraria. Per ricordare a chi la sale che da quel momento tutte le conoscenze saranno rovesciate. Nelle sale del Castello la luce provoca una rifrazione di raggi luminosi orizzontali, paragonabili alle forme platoniche che presiedono alle specie del mondo terrestre. Quindi, se l’ottagono è il quadrato e il cerchio, il Castello potrebbe essere interpretato quale mondo intermedio, un diapason …”Tengo il segreto della tua bellezza nel più segreto del mio cuore. / Il mio cuore resta in silenzio se mi si domanda il segreto del tuo Nome…”. La profonda luce del secondo piano, è in netto contrasto con il buio dell’Ignoranza che si lascia alle spalle. È adesso che si svela l’Iside Eterna, come dice il Fedele d’Amore Francesco da Barberino “…Ella è colei, ch’à compagno il figliuolo, del Sommo Iddio, e sua Madre con esso: ell’è colei, che con molte siede in cielo, ell’è colei, che in terra ha pochi seco…” ecco la Melusina che dietro il suo aspetto raffigura la donna che aiuta l’uomo nella ricerca della conoscenza senza distinzioni tra i sessi ma con l’idea che solo nell’unione ci si eleva al divino. Per comprendere le capacità d’un maestro non badare tanto a quanto egli dice, né di quanta scienza è capace, ma osserva i suoi discepoli dentro e fuori il Tempio. Le loro parole, i loro gesti ed il loro comportamento saranno la vera dimostrazione del suo valore.

“Festival delle Torri 2022” Onora e riconosce il merito di chi merita. di Riccardo Rescio

Premio Speciale Festival delle Torri 2022 alla Giornalista Storica Elena Tempestini.

Il Festival delle Torri svolge ogni anno in osservanza della Convenzione UNESCO per la Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali, approvata il 20 ottobre 2005 dalla XXIII Conferenza Generale dell’UNESCO e ratificata dall’Italia con legge n. 19 del 19 febbraio 2007. La rassegna promuove la consapevolezza del valore delle diversità culturali, favorisce l’incontro tra le diverse tradizioni folkloristiche e pone al vertice la considerazione dei princìpi e delle espressioni di dialogo fra popoli. l Festival delle Torri riafferma dunque il legame tra cultura, sviluppo e dialogo, per garantire la pace nel mondo e un’armoniosa convivenza tra i popoli. La diversità culturale rappresenta un valore fondamentale per lo sviluppo umano, tanto quanto il riconoscimento della biodiversità in natura; proteggendola e promuovendola, infatti, sarà possibile progredire ed interagire reciprocamente in una dinamica di scambio libera e produttiva. Ulteriore finalità del Festival è quello di incoraggiare un dialogo multietnico, attraverso scambi culturali e rispetto reciproco tra i popoli, grazie ad un’attenta contemplazione del “tema della Pace”. In linea con le finalità dell’UNESCO, l’evento considera l’Educazione un diritto umano fondamentale, la cui tutela è di primaria importanza per perseguire la  missione di pace. Attraverso un adeguato percorso educativo sarà dunque possibile debellare la povertà, favorire lo sviluppo sostenibile e facilitare il dialogo interculturale, incentivando lo sviluppo di sistemi pedagogici inclusivi.

La diversità culturale: un valore da promuovere 

Responsabile del settoreb: Antonio Mannara https://www.sbandieratori-cavensi.com/il-festival-delle-torri

Elena Tempestini con Antonio Di Giovanni

Il Senso della Bellezza: la Temperanza

La Temperanza di Piero del Pollaiolo, 1470 Galleria degli Uffizi

Tra le virtù umane, c’è la TEMPERANZA che rappresenta la moderazione, la metamorfosi interiore, la trasformazione atta alla guarigione. È la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare maschile, e quello lunare femminile. Nella tavola del Pollaiolo la Temperanza e l’acqua che pazientemente e metodicamente viene travasata da una brocca all’altra. Gli occhi della temperanza non guardano lo spettatore ma sono intenti ad osservare il gesto che sta compiendo: il mescere le acque superiori e inferiori, in una azione interiorizzata e consapevole. È l’energia del sereno fluire della vita, il giusto equilibrio raggiunto attraverso la moderazione e la disciplina.
Tutto deve essere accettato senza paura né opposizioni. (la Temperanza di Piero del Pollaiolo 1470 Galleria degli Uffizi)

La bottega del Pollaiolo eseguì sei dei sette dipinti delle virtù previste ; ma il settimo, la Fortezza venne eseguito dal giovane Sandro Botticelli.

La scienza oggi ci conferma che l’acqua agisce come un recettore, essendo in grado di ricevere le frequenze d’onda e di memorizzarle (memoria); l’acqua agisce come trasmettitore, trasmettendo le frequenze delle onde memorizzate (informazione come diceva Tesla)
Queste caratteristiche biofisiche, chimiche ed elettro-magnetiche dell’acqua sono state messe in evidenza da esperimenti di fisici italiani ed internazionali. Emilio dal Giudice condusse, insieme a Giuliano Preparata, le ricerche sul fenomeno della memoria dell’acqua nell’ambito della CQED (elettrodinamica quantistica coerente). Secondo questa teoria esistono domini di coerenza nell’Universo, in grado di allineare i campi elettromagnetici. È la conoscenza del SENSO DELLA BELLEZZA, sono le ARTI riunite.