Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

È morto Benedetto XVI, il Papa. Perché solo in apparenza rinunciò al soglio pontificio, ma nei fatti …di Elena Tempestini

Benedetto XVI e Bergoglio

L’istituto del “papa emerito”, giuridicamente non esiste e, da nove anni, Benedetto XVI ripete: «Il papa è uno solo»… ma non spiega mai quale sia dei due. Nella Declaratio con cui si “dimise” nel febbraio 2013, autorevoli latinisti individuarono subito errori e imperfezioni di sintassi, ma papa Ratzinger ha affermato, tre anni dopo: «Ho scritto la Declaratio in latino per non commettere errori». Possibile che tutte queste stranezze provengano da un teologo coltissimo e adamantino, nonché raffinato latinista? E se davvero papa Benedetto avesse voluto abdicare, perché continuare a vivere in Vaticano, vestendo la talare bianca, conservando il nome pontificale e altre prerogative da pontefice regnante? Lo scenario che si configura è scioccante, di importanza millenaria, e non è stato smentito da nessuno, nemmeno dal Santo Padre Benedetto XVI in persona. Attraverso la sua sottile forma di comunicazione logica, il “Codice Ratzinger”, il papa ci riconcilia con il Logos, la ragione che svela la verità, e fa comprendere la sua situazione canonica che avrà effetti dirompenti, ma forse porterà la chiesa alle sue origini in nome della verità.

Benedetto XVI, grande teologo, uomo timido dotato di grande capacità di ascolto, maestro nel predicare in modo semplice anche sui temi più complessi. Ratzinger ha incontrato milioni di persone, ha compiuto decine di viaggi internazionali e in Italia, ha scritto varie encicliche per rinnovare la dottrina sociale della Chiesa. I suoi scritti sono l’esempio di come la fede non sia un elenco di proibizioni ma un rapporto di amicizia con il Dio fatto uomo.

Ma se i tempi sono epocali, e questi ultimi anni lo stanno confermando e dimostrando, Ratzinger era il katéchon? Il termine katéchon, indica il potere che tiene a freno l’avanzata dell’Anticristo prima dell’Apocalisse: la profezia di San Paolo di Tarso sembra avvicinarsi. San Paolo profetizzò che, prima della seconda e ultima venuta di Gesù’ , dovrà avvenire l’apostasia, il ripudio totale del proprio credo e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, precisando che il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene, cioè il katéchon. Benedetto XVI era il katéchon? In un articolo del 5 dicembre 2020, scritto da Eugenio Scalfari su Repubblica, riguardo ai due Papi così si espresse nel finale: “Le particelle elementari del Principe di Salina”.

katéchon; in escatologia è il potere che frena l’avanzata dei tempi dell’Apocalisse

Un messaggio? Sappiamo che le particelle elementari sono indivisibili e che il motto del Principe di Salina è “che tutto deve cambiare per restare uguale”… profezia o conoscenza dei fatti per Scalfari grande amico di Bergoglio? Se Benedetto XVI e Papa Francesco sono indivisibili, cosa succederà adesso che è morto Ratzinger?

Iniziamo con il capire perché Benedetto XVI era ed è rimasto il Papa: Benedetto XVI, annunciando l’11 febbraio 2013 le sue dimissioni, ha dichiarato di rinunziare al ministero del Pontificato, ma attenzione, non ha rinunciato al “ Munus’ petrino, e solo se il papa non ha più il Munus non è più papa. Poi si è auto-definito ‘Papa emerito’, e ha continuato a indossare la veste bianca, che caratterizza lo status di Papa, impartendo la benedizione apostolica. Ma nella Chiesa cattolica ci può essere un solo Papa, e non due. Il papa è uno ed è Benedetto XVI, il papa “emerito” è uno status inesistente dal punto di vista canonico, ma semplicemente qualificativo che, fra i “due papi” indica l’unico che “ha diritto di ricoprire quella carica”, dal verbo latino “emereo”, cioè l’unico che “merita di essere papa”. Infatti, nel 2013, papa Ratzinger non ha affatto abdicato, ma si è autoesiliato in “sede impedita”, (canone ecclesiastico 412), dove il papa è formalmente ritirato. Tutta la Magna Quaestio si basa sulla sua rinuncia al ministerium, l’esercizio pratico del potere, uno dei due enti con il quale, insieme al munus (titolo papale di origine divina) nel 1983 è stato scomposto l’ufficio papale. Se si rinuncia in modo simultaneo e ratificato al munus, c’è l’abdicazione. Se si rinuncia in modo differito e non ratificato al ministerium, come ha fatto Benedetto nel 2013, c’è la sede impedita cioè impossibilitato per cause esterne a svolgere il proprio ministero ma rimanente a tutti gli effetti Pontefice.

Quindi Se la Declaratio è nulla, come sostengono vari autorevoli giuristi, Benedetto XVI era ancora il Papa, l’intera linea di successione di Bergoglio è antipapale? È la fine, l’ultimo Papa, oppure è la possibilità che la Chiesa Cattolica rinasca dalle sue ceneri ripartendo dalle origini? e per storia, queste parole le profetizzò proprio Ratzinger nel 1969.

Per altro già tutto è successo, fu San Bernardo di Chiaravalle nel 1138, deponendo l’antipapa Vittore IV a sua volta eletto dopo un altro antipapa, Anacleto II a ripristinare la linea successoria. Il 2023 riserverà molte sorprese.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.

Fu Sant’Agostino il propagatore del culto di Santo Stefano martire. Santo Stefano Rotondo un prezioso tesoro da conoscere. Di Elena Tempestini

Santo Stefano Rotondo al Celio

Fu Sant’ Agostino che si fece propagatore del culto di SANTO STEFANO, lo fece in un discorso tenuto nel 425 d.C, nel quale Sant’Agostino riferisce che, subito dopo il ritrovamento a Gerusalemme del corpo di santo Stefano iniziarono a verificarsi miracoli nei suoi luoghi di culto. Un aspetto particolare è nel racconto degli Atti degli Apostoli, nel quale si avvicina Santo Stefano a Gesù, ed è per questo motivo che si celebra il giorno dopo il Natale. È il perdono di Santo Stefano prima di morire lapidato. Anche Dante nella Divina Commedia, ( Purgatorio canto XV) racconta di aver assistito ad una scena toccante: quella della lapidazione di Stefano che, morente, invoca il perdono per i suoi persecutori. Santo Stefano dunque muore affidando la propria vita a Dio e perdonando i suoi persecutori.

Lapidazione di Santo Stefano del Dore’

Poi vidi genti accese in foco d’ira
con pietre un giovinetto ancider, forte
gridando a sé pur: “Martira, martira!”


La chiesa di Santo Stefano Rotondo, fu eretta ai tempi di Papa Simplicio tra il 468 e il 483 D.C. Sul colle del Celio. Una chiesa quasi nascosta alla vista, una struttura che non ha una vera e propria facciata. Bisogna entrare per restare stupiti della bellezza che esprime un interno cosi armonioso ed etereo, tanto che si resta stupiti per la percezione di trovarsi in un’altra dimensione. Sicuramente contribuisce la sua costruzione simmetrica con cerchi concentrici, infatti la chiesa è a pianta circolare. Quando il Papa Simplicio da Tivoli, la fece edificare, era uno dei periodi più bui della storia, con la morte dell’Imperatore Teodosio cadde anche il potere di Roma. Costruire la chiesa di Santo Stefano era veramente importante. Il Papa la fece edificare in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma, esattamente sopra il mitreo dei Castra Peregrini. La grande curiosità è che la chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, esperienza ed ammonimento, praticamente era la dottrina fatta pietra, per essere tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni, molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione della Chiesa.

“conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:31,32)

Affresco interno Santo Stefano Rotondo

In quei lontani anni, c’era ancora l’antica conoscenza di saper costruire secondo misura, cioè usando le esperienze trasmesse nel tempo dagli antichi Maestri, le forme venivano plasmate per poter parlare ai posteri, ed arricchite di simboli e significati profondi e duraturi. I 144 cubiti ( L’Unità’ di misura) fu usata per la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il mausoleo di Santa Elena a Roma, la chiesa mariana del Monte Gorizim, la rotonda pagana di Salonicco conosciuta come rotonda di San Giorgio, ed i 144 piedi per la Cappella Palatina di Aix-the-Chapel. L’origine di questa misura proviene dalla Rivelazione (Apocalisse) in cui Giovanni attribuisce alla periferia della città celestiale un valore di 144 cubiti.
Il numero 144 non è casuale: è la moltiplicazione di 12 per 12, considerato la massima completezza; sono le 24 ore del giorno moltiplicate per le ore dei sei giorni della creazione: 24×6 = 144 ore. Sia per Platone che per Aristotele, avverrebbero importanti cambiamenti nelle città ogni 144 anni. Ma è anche il numero scientifico all’interno della precessione degli equinozi: Il moto giroscopico dell’asse terrestre, fenomeno di natura vettoriale, determina la precessione che impiega 25776 anni per compiere una rotazione completa, mentre il moto di anticipo sul punto vernale ( in astronomia è il punto equinoziale di marzo, indicato con la lettera greca γ che ricorda le corna dell’ariete di marzo) è chiamato precessione degli equinozi, ed impiega 25920 anni per compiere un giro completo sull’asse terrestre. Calcolando ora la differenza dei due periodi processionali, 25920 – 25776 = 144 . Il risultato è 144.
Tutto ciò era già ben conosciuto da Platone, il quale chiamò la Precessione degli equinozi “anno Platonico” riassumendo 25920 anni in un solo anno, dividendo in 12 mesi, le ere di 2160 anni. La terra fa uno scatto di un grado ogni 72 anni e 2 gradi ogni 144 anni. È il Senso della Bellezza che sta tornando a coniugare, ad unire verso un punto d’incontro la Scienza e la Spiritualità.
Tutto ciò che precedentemente è stato espresso in antiche scritture, di qualunque genere esse siano, e di qualunque religione, furono “divise”, ma adesso stanno trovando una propria corrispondenza scientifica nel mondo che ci circonda.

Le otto divinità costituenti l’Ogdoade di Ermopoli


Che sia il momento che ci avvicini al riconoscimento della “Legge Universale” che tutto regola e che tutto tiene in piedi? Quell’energia misteriosa che Fabiola Giannotti, direttrice del CERN, ammette che ancora la scienza sta cercando di spiegare?
La Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio.
Numeri carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte (i portali esterni e i pilastri di sostegno) rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne, appunto, l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale, ricordo il Battistero di Firenze. Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture e che possiamo vedere su molte chiese come Santa Croce.
Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione (omne trinum perfectum) per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. È il numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese, ma 36 è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti “l’ogdoade” è la somma di uno più due, più tre, fino al numero otto, che da trentasei, e abbiamo già visto come l’otto sia il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa. Due importanti studi sono stati scritti su Santo Stefano Rotondo da Ritz Sandor:

L’insuperabile creazione del passato, presente e futuro. Il tempio perenne di Santo Stefano Rotondo in Roma, la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse.‎

Fu Sant’Agostino il propagatore del culto di Santo Stefano martire. Santo Stefano Rotondo un prezioso tesoro da conoscere. Di Elena Tempestini

Santo Stefano Rotondo al Celio

Fu Sant’ Agostino che si fece propagatore del culto di SANTO STEFANO, lo fece in un discorso tenuto nel 425 d.C, nel quale Sant’Agostino riferisce che, subito dopo il ritrovamento a Gerusalemme del corpo di santo Stefano iniziarono a verificarsi miracoli nei suoi luoghi di culto. Un aspetto particolare è nel racconto degli Atti degli Apostoli, nel quale si avvicina Santo Stefano a Gesù, ed è per questo motivo che si celebra il giorno dopo il Natale. È il perdono di Santo Stefano prima di morire lapidato. Anche Dante nella Divina Commedia, ( Purgatorio canto XV) racconta di aver assistito ad una scena toccante: quella della lapidazione di Stefano che, morente, invoca il perdono per i suoi persecutori. Santo Stefano dunque muore affidando la propria vita a Dio e perdonando i suoi persecutori.

Lapidazione di Santo Stefano del Dore’

Poi vidi genti accese in foco d’ira
con pietre un giovinetto ancider, forte
gridando a sé pur: “Martira, martira!”


La chiesa di Santo Stefano Rotondo, fu eretta ai tempi di Papa Simplicio tra il 468 e il 483 D.C. Sul colle del Celio. Una chiesa quasi nascosta alla vista, una struttura che non ha una vera e propria facciata. Bisogna entrare per restare stupiti della bellezza che esprime un interno cosi armonioso ed etereo, tanto che si resta stupiti per la percezione di trovarsi in un’altra dimensione. Sicuramente contribuisce la sua costruzione simmetrica con cerchi concentrici, infatti la chiesa è a pianta circolare. Quando il Papa Simplicio da Tivoli, la fece edificare, era uno dei periodi più bui della storia, con la morte dell’Imperatore Teodosio cadde anche il potere di Roma. Costruire la chiesa di Santo Stefano era veramente importante. Il Papa la fece edificare in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma, esattamente sopra il mitreo dei Castra Peregrini. La grande curiosità è che la chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, esperienza ed ammonimento, praticamente era la dottrina fatta pietra, per essere tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni, molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione della Chiesa.

“conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:31,32)

Affresco interno Santo Stefano Rotondo

In quei lontani anni, c’era ancora l’antica conoscenza di saper costruire secondo misura, cioè usando le esperienze trasmesse nel tempo dagli antichi Maestri, le forme venivano plasmate per poter parlare ai posteri, ed arricchite di simboli e significati profondi e duraturi. I 144 cubiti ( L’Unità’ di misura) fu usata per la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il mausoleo di Santa Elena a Roma, la chiesa mariana del Monte Gorizim, la rotonda pagana di Salonicco conosciuta come rotonda di San Giorgio, ed i 144 piedi per la Cappella Palatina di Aix-the-Chapel. L’origine di questa misura proviene dalla Rivelazione (Apocalisse) in cui Giovanni attribuisce alla periferia della città celestiale un valore di 144 cubiti.
Il numero 144 non è casuale: è la moltiplicazione di 12 per 12, considerato la massima completezza; sono le 24 ore del giorno moltiplicate per le ore dei sei giorni della creazione: 24×6 = 144 ore. Sia per Platone che per Aristotele, avverrebbero importanti cambiamenti nelle città ogni 144 anni. Ma è anche il numero scientifico all’interno della precessione degli equinozi: Il moto giroscopico dell’asse terrestre, fenomeno di natura vettoriale, determina la precessione che impiega 25776 anni per compiere una rotazione completa, mentre il moto di anticipo sul punto vernale ( in astronomia è il punto equinoziale di marzo, indicato con la lettera greca γ che ricorda le corna dell’ariete di marzo) è chiamato precessione degli equinozi, ed impiega 25920 anni per compiere un giro completo sull’asse terrestre. Calcolando ora la differenza dei due periodi processionali, 25920 – 25776 = 144 . Il risultato è 144.
Tutto ciò era già ben conosciuto da Platone, il quale chiamò la Precessione degli equinozi “anno Platonico” riassumendo 25920 anni in un solo anno, dividendo in 12 mesi, le ere di 2160 anni. La terra fa uno scatto di un grado ogni 72 anni e 2 gradi ogni 144 anni. È il Senso della Bellezza che sta tornando a coniugare, ad unire verso un punto d’incontro la Scienza e la Spiritualità.
Tutto ciò che precedentemente è stato espresso in antiche scritture, di qualunque genere esse siano, e di qualunque religione, furono “divise”, ma adesso stanno trovando una propria corrispondenza scientifica nel mondo che ci circonda.

Le otto divinità costituenti l’Ogdoade di Ermopoli


Che sia il momento che ci avvicini al riconoscimento della “Legge Universale” che tutto regola e che tutto tiene in piedi? Quell’energia misteriosa che Fabiola Giannotti, direttrice del CERN, ammette che ancora la scienza sta cercando di spiegare?
La Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio.
Numeri carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte (i portali esterni e i pilastri di sostegno) rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne, appunto, l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale, ricordo il Battistero di Firenze. Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture e che possiamo vedere su molte chiese come Santa Croce.
Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione (omne trinum perfectum) per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. È il numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese, ma 36 è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti “l’ogdoade” è la somma di uno più due, più tre, fino al numero otto, che da trentasei, e abbiamo già visto come l’otto sia il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa. Due importanti studi sono stati scritti su Santo Stefano Rotondo da Ritz Sandor:

L’insuperabile creazione del passato, presente e futuro. Il tempio perenne di Santo Stefano Rotondo in Roma, la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse.‎

il “Santo Graal dell’energia”. Dal 13 dicembre 2022, la fusione nucleare è realtà. Di Elena Tempestini

L’annuncio ufficiale negli Stati Uniti: “Per la prima volta nella storia abbiamo generato più energia di quella consumata”. Gli scienziati statunitensi hanno raggiunto una svolta storica nel campo della fusione nucleare. La scoperta è stata annunciata il 13 dicembre 2022 a Washington, dalla segretaria all’energia, Jennifer Granholm. Questo risultato scientifico potrebbe cambiare radicalmente il mondo in pochi anni, è l’inizio di una svolta fondamentale in un campo che affascina gli scienziati ormai da decenni e che potrebbe cambiare completamente il modo in cui produciamo “Energia Elettrica”. In poche parole, si tratta di uno dei risultati scientifici più impressionanti del XXI secolo.

I risultati sono stati raggiunti da un team di ricercatori della National Ignition Facility (NIF) del Lawrence Livermore National Laboratory, in California, e rappresentano una pietra miliare sulla strada per lo sfruttamento di una nuova fonte di energia. Nel giro di pochi anni, la fusione nucleare potrebbe essere utilizzata per generare elettricità in quantità enormi, in modo sicuro e neutrale per il clima. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare prima che la produzione di massa sia possibile, a causa di importanti ostacoli tecnici.

L’energia di “domani” imita le stelle

Energia pulita e sicura: Sia l’energia nucleare che la fusione nucleare generano energia dalle forze di legame dei nuclei atomici. Nel caso dell’energia nucleare, però, si dividono atomi di grandi dimensioni, si producono scorie radioattive e c’è il rischio di gravi incidenti. La fusione nucleare, invece, prevede la fusione di piccoli nuclei atomici in nuclei più grandi e la tecnologia è considerata pulita e sicura. Questa forma di generazione di energia è simile ai processi che avvengono nelle stelle, come il sole. Da 4 miliardi e mezzo di anni, il Sole illumina e scalda la Terra traendo energia da un processo chiamato FUSIONE NUCLEARE . In questa definizione sono comprese varie reazioni che avvengono nel nucleo stellare, dove c’è una temperatura di 15 milioni di gradi e una pressione di circa 300 miliardi di atmosfere. In quell’ambiente, i nuclei di idrogeno si uniscono tra loro formando nuclei di elio. L’elio così generato ha una massa leggermente inferiore a quella dei due atomi d’idrogeno di partenza, e la massa mancante si converte in energia secondo la legge scoperta da Albert Einstein.

Oh Crediti: Lawrence Livermore National Laboratory

Santa Lucia nella Divina Commedia, quando accoglie Dante e lo depone in Purgatorio. Di Elena Tempestini

Acquerello di William Blake

Ed è nelle sembianze premurose di una tenera madre che William Blake, il geniale poeta pittore e illustratore inglese, immortala Santa Lucia in un acquerello in cui la dantesca donna “dagli occhi belli” lo stringe a sé nella salita, fino alla spaccatura della roccia che immette al secondo regno ultraterreno, quello della liberazione del male

William Blake

Lucia appoggia il piede sulla balza del colle per deporre il poeta un attimo prima del risveglio, seguito a ruota e assistito sempre dal fedele maestro Virgilio. “I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole ( purgatorio IX). La santa siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato, per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.

Dante aveva per Santa Lucia, protettrice della vista, una venerazione tutta particolare, forse dovuta a una malattia agli occhi di cui il poeta narra nel Convivio III, IX e con queste parole:

“E però puote anche la stella parere turbata: e io fui esperto di questo l’anno medesimo che nacque questa canzone, che per affaticare lo viso molto, a studio di leggere, in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d’alcuno albore ombrate. E per lunga riposanza in luoghi oscuri e freddi, e con affreddare lo corpo de l’occhio con l’acqua chiara, riuni’ sì la vertù disgregata che tornai nel primo buono stato de la vista”.

“I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole (Purgatorio, IX, 52.) la Santa Siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.

William Blake, La porta del Purgatorio

Lucia, la martire venerata in tutta Europa dalla Sicilia alla Scandinavia per i suoi doni che illuminano “colei che porta con se la notte più lunga”, ma è anche colei che salva Dante nella sua divina avventura attraverso le tre dimensioni dell’aldilà: l’Inferno, il Purgatorio, e il Paradiso. La Divina Commedia, il più grande poema dell’occidente cristiano, è incentrato sulla figura di Lucia come la Grazia illuminante. È la luce della speranza, è l’immagine dell’aquila di giustizia e dell’aquila imperiale, è il tramite imprescindibile della missione redentrice di cui Dante è destinatario e, grazie al suo poema, anche portavoce.

Gustave Doré, L’aquila ghermisce Dante

Lucia, intermediaria tra la Maria Vergine e il sommo poeta, perso nella selva oscura del peccato. Lucia che Dante ritroverà in Paradiso nella gloria dell’Empireo, nella candida rosa, all’agognato compimento della sua immane prova: alla sinistra di Maria, che ha il posto di maggior rilievo, siede Adamo di fronte al quale, come gli mostra San Bernardo, “siede Lucia, che mosse la tua donna / quando chinavi, a rovinar, la ciglia” (Paradiso, canto XXXII)

La luce e Santa Lucia quale Grazia.