Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.

La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.

La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.

Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.

Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.

Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”

La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.

Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.

La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.

La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.

Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.

Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.

Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”

La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.

Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

È morto Benedetto XVI, il Papa. Perché solo in apparenza rinunciò al soglio pontificio, ma nei fatti …di Elena Tempestini

Benedetto XVI e Bergoglio

L’istituto del “papa emerito”, giuridicamente non esiste e, da nove anni, Benedetto XVI ripete: «Il papa è uno solo»… ma non spiega mai quale sia dei due. Nella Declaratio con cui si “dimise” nel febbraio 2013, autorevoli latinisti individuarono subito errori e imperfezioni di sintassi, ma papa Ratzinger ha affermato, tre anni dopo: «Ho scritto la Declaratio in latino per non commettere errori». Possibile che tutte queste stranezze provengano da un teologo coltissimo e adamantino, nonché raffinato latinista? E se davvero papa Benedetto avesse voluto abdicare, perché continuare a vivere in Vaticano, vestendo la talare bianca, conservando il nome pontificale e altre prerogative da pontefice regnante? Lo scenario che si configura è scioccante, di importanza millenaria, e non è stato smentito da nessuno, nemmeno dal Santo Padre Benedetto XVI in persona. Attraverso la sua sottile forma di comunicazione logica, il “Codice Ratzinger”, il papa ci riconcilia con il Logos, la ragione che svela la verità, e fa comprendere la sua situazione canonica che avrà effetti dirompenti, ma forse porterà la chiesa alle sue origini in nome della verità.

Benedetto XVI, grande teologo, uomo timido dotato di grande capacità di ascolto, maestro nel predicare in modo semplice anche sui temi più complessi. Ratzinger ha incontrato milioni di persone, ha compiuto decine di viaggi internazionali e in Italia, ha scritto varie encicliche per rinnovare la dottrina sociale della Chiesa. I suoi scritti sono l’esempio di come la fede non sia un elenco di proibizioni ma un rapporto di amicizia con il Dio fatto uomo.

Ma se i tempi sono epocali, e questi ultimi anni lo stanno confermando e dimostrando, Ratzinger era il katéchon? Il termine katéchon, indica il potere che tiene a freno l’avanzata dell’Anticristo prima dell’Apocalisse: la profezia di San Paolo di Tarso sembra avvicinarsi. San Paolo profetizzò che, prima della seconda e ultima venuta di Gesù’ , dovrà avvenire l’apostasia, il ripudio totale del proprio credo e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, precisando che il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene, cioè il katéchon. Benedetto XVI era il katéchon? In un articolo del 5 dicembre 2020, scritto da Eugenio Scalfari su Repubblica, riguardo ai due Papi così si espresse nel finale: “Le particelle elementari del Principe di Salina”.

katéchon; in escatologia è il potere che frena l’avanzata dei tempi dell’Apocalisse

Un messaggio? Sappiamo che le particelle elementari sono indivisibili e che il motto del Principe di Salina è “che tutto deve cambiare per restare uguale”… profezia o conoscenza dei fatti per Scalfari grande amico di Bergoglio? Se Benedetto XVI e Papa Francesco sono indivisibili, cosa succederà adesso che è morto Ratzinger?

Iniziamo con il capire perché Benedetto XVI era ed è rimasto il Papa: Benedetto XVI, annunciando l’11 febbraio 2013 le sue dimissioni, ha dichiarato di rinunziare al ministero del Pontificato, ma attenzione, non ha rinunciato al “ Munus’ petrino, e solo se il papa non ha più il Munus non è più papa. Poi si è auto-definito ‘Papa emerito’, e ha continuato a indossare la veste bianca, che caratterizza lo status di Papa, impartendo la benedizione apostolica. Ma nella Chiesa cattolica ci può essere un solo Papa, e non due. Il papa è uno ed è Benedetto XVI, il papa “emerito” è uno status inesistente dal punto di vista canonico, ma semplicemente qualificativo che, fra i “due papi” indica l’unico che “ha diritto di ricoprire quella carica”, dal verbo latino “emereo”, cioè l’unico che “merita di essere papa”. Infatti, nel 2013, papa Ratzinger non ha affatto abdicato, ma si è autoesiliato in “sede impedita”, (canone ecclesiastico 412), dove il papa è formalmente ritirato. Tutta la Magna Quaestio si basa sulla sua rinuncia al ministerium, l’esercizio pratico del potere, uno dei due enti con il quale, insieme al munus (titolo papale di origine divina) nel 1983 è stato scomposto l’ufficio papale. Se si rinuncia in modo simultaneo e ratificato al munus, c’è l’abdicazione. Se si rinuncia in modo differito e non ratificato al ministerium, come ha fatto Benedetto nel 2013, c’è la sede impedita cioè impossibilitato per cause esterne a svolgere il proprio ministero ma rimanente a tutti gli effetti Pontefice.

Quindi Se la Declaratio è nulla, come sostengono vari autorevoli giuristi, Benedetto XVI era ancora il Papa, l’intera linea di successione di Bergoglio è antipapale? È la fine, l’ultimo Papa, oppure è la possibilità che la Chiesa Cattolica rinasca dalle sue ceneri ripartendo dalle origini? e per storia, queste parole le profetizzò proprio Ratzinger nel 1969.

Per altro già tutto è successo, fu San Bernardo di Chiaravalle nel 1138, deponendo l’antipapa Vittore IV a sua volta eletto dopo un altro antipapa, Anacleto II a ripristinare la linea successoria. Il 2023 riserverà molte sorprese.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.

RITORNA IL GRANDE SPETTACOLO DELLA NOTTE BIANCA A CAVA DEI TIRRENI. Di Antonio di Giovanni

È stata la prima “Notte Bianca” d’Italia, quella organizzata nel 2004 a Cava de’ Tirreni, per accompagnare lo shopping e l’inizio dei saldi, quest’anno previsto per il 5 gennaio e che solo il covid l’ha fermata. Nel pieno della pandemia, nel 2021 ci fu una edizione social e televisiva, senza ovviamente eventi in presenza nella piazza, era il periodo dei confinamenti, del lockdown; nel 2022, è stata annullata.

Enzo Avitabile

Il 5 gennaio 2023 sarà l’anno della ripresa, con la diciottesima edizione; un grande artista partenopeo e internazionale come Enzo Avitabile salirà sul palco in piazza Vittorio Emanuele III alle 22.30 con i suoi Bottari, non mancheranno gli artisti da strada, i momenti dedicati ai più piccoli con “Aspettando la Befana” che avrà inizio alle ore 19, lungo il centro storico. Il 6 gennaio inizierà sulle note di un altro napoletano, vincitore di “Sanremo Giovani”, Marco Sentieri, chiuderà la “Notte Bianca 2023”, il deejay Marco Montefusco. A condurre la serata sul palco in piazza il duo collaudato di presentatori, Manuela Pannullo e Alfonso Senatore.

Cava dei Tirreni

Prologo al grande spettacolo della 18ª edizione della “Notte Bianca 2023” sarà l’incontro che il grande musicista Enzo Avitabile terrà alle ore 18 nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città con i giovani. Un momento di confronto e di conoscenza con un artista che ha portato nel mondo un sound partenopeo particolare, dai ritmi soul, jazz, blues, un genere che è quasi inclassificabile per le tante contaminazioni che lo rendono unico, ma con le radici ben salde nella cultura napoletana. Un appuntamento che ha caratterizzato le “Notti Bianche” organizzate dall’Amministrazione Servalli, sempre condotto dal giornalista Antonio Di Giovanni che nel corso degli anni ha intervistato Eugenio Bennato (2016), dopo il forfait del 2017 di Edoardo Bennato (per malattia), fu la volta di Roberto Vecchioni (2018), poi Gaetano Curreri e gli Stadio e Ron,(Rosalino Cellamare 2020).

Il giornalista e conduttore Antonio di Giovanni

                “Un evento che ci auguriamo possa rappresentare il segno della rinascita economica e sociale della nostra città, nonostante tutto – afferma l’Assessore alle Attività produttive, coordinatore della manifestazione, Giovanni Del Vecchio – dopo gli anni terribili della pandemia, anche se dobbiamo stare molto attenti perché il pericolo non è finito”.

La “Notte Bianca” è un evento organizzato dall’Amministrazione Servalli, coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive, con il contributo della Camera di Commercio, della Confesercenti e Metellia Servizi.