Dopo dieci mesi di sanzioni la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali. Guerra ed economia sempre più asimmetriche, siamo entrati nell’era del Caos?

Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.

La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata.
Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.

L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione.
Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.

Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali.
La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.

La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.

Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.

Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.

Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.

La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.

Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)

Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.

Dopo dieci mesi di sanzioni la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali. Guerra ed economia sempre più asimmetriche, siamo entrati nell’era del Caos?

È finito un anno, il 2022, che potremmo definire molto complesso. Il 2023 si è aperto con la morte del Papa Benedetto XVI, ma tra Sacro e Profano il mondo ha perso il calciatore di tutti i tempi come Pelé e il simbolo di chi ha lottato con tutte le sue forze contro la malattia, come Gianluca Vialli.

Ma è la notizia di economia internazionale, arrivata nei primi giorni del nuovo anno a lasciare interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023 con una perdita di Pil del 3%. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, per esempio il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo la pandemia, dovrà affrontare una sicura recessione, un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia che scende al decimo posto, Brasile e Corea del Sud, che escono dalla top ten. La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni, la graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina. La stima è stata effettuata ad ottobre 2022 per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. La scalata della Russia è legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il paese è produttore

Quindi leggendo la notizia della Russia, paese posizionato tra le dieci economie mondiali, si rimane un po’ “spiazzati”. Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%, gli aerei non possono volare per mancanza di pezzi di ricambio e di aggiornamenti software. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La più imponente e’ l’esportazione da parte dell’occidente di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare Russa.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.

Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.

Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, è potuto risalire e stabilizzarsi. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.

La guerra comporta l’aumento di rischio per il regime di Putin, perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche anche sulla sua salute e sull’incertezza di chi potrebbe sostituirlo. Le sanzioni, l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, oltre al fatto che si stiano aprendo possibilità all’emergere di nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.

Dal punto di vista di Putin, c’è la certezza che la Cina non si opponga alle decisioni Russe, condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno altro che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. È la nascita di una nuova è lunga Guerra Fredda? si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra?

La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più asimmetrica, rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, praticamente siamo entrati entrati nell’era che possiamo definire del caos.

Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)

Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al momento del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2021/10/13/aquila-o-dragone/

Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

È finito un anno, il 2022, che potremmo definire molto complesso. Il 2023 si è aperto con la morte del Papa Benedetto XVI, ma tra Sacro e Profano il mondo ha perso il calciatore di tutti i tempi come Pelé e il simbolo di chi ha lottato con tutte le sue forze contro la malattia, come Gianluca Vialli.

Ma è la notizia di economia internazionale, arrivata nei primi giorni del nuovo anno a lasciare interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023 con una perdita di Pil del 3%. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, per esempio il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo la pandemia, dovrà affrontare una sicura recessione, un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia che scende al decimo posto, Brasile e Corea del Sud, che escono dalla top ten. La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni, la graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina. La stima è stata effettuata ad ottobre 2022 per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. La scalata della Russia è legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il paese è produttore

Quindi leggendo la notizia della Russia, paese posizionato tra le dieci economie mondiali, si rimane un po’ “spiazzati”. Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%, gli aerei non possono volare per mancanza di pezzi di ricambio e di aggiornamenti software. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La più imponente e’ l’esportazione da parte dell’occidente di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare Russa.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.

Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.

Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, è potuto risalire e stabilizzarsi. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.

La guerra comporta l’aumento di rischio per il regime di Putin, perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche anche sulla sua salute e sull’incertezza di chi potrebbe sostituirlo. Le sanzioni, l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, oltre al fatto che si stiano aprendo possibilità all’emergere di nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.

Dal punto di vista di Putin, c’è la certezza che la Cina non si opponga alle decisioni Russe, condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno altro che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. È la nascita di una nuova è lunga Guerra Fredda? si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra?

La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più asimmetrica, rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, praticamente siamo entrati entrati nell’era che possiamo definire del caos.

Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)

Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al momento del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2021/10/13/aquila-o-dragone/

Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

È finito un anno, il 2022, che potremmo definire molto complesso. Il 2023 si è aperto con la morte del Papa Benedetto XVI, ma tra Sacro e Profano il mondo ha perso il calciatore di tutti i tempi come Pelé e il simbolo di chi ha lottato con tutte le sue forze contro la malattia, come Gianluca Vialli.

Ma è la notizia di economia internazionale, arrivata nei primi giorni del nuovo anno a lasciare interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023 con una perdita di Pil del 3%. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, per esempio il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo la pandemia, dovrà affrontare una sicura recessione, un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia che scende al decimo posto, Brasile e Corea del Sud, che escono dalla top ten. La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni, la graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina. La stima è stata effettuata ad ottobre 2022 per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. La scalata della Russia è legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il paese è produttore

Quindi leggendo la notizia della Russia, paese posizionato tra le dieci economie mondiali, si rimane un po’ “spiazzati”. Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%, gli aerei non possono volare per mancanza di pezzi di ricambio e di aggiornamenti software. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La più imponente e’ l’esportazione da parte dell’occidente di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare Russa.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.

Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.

Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, è potuto risalire e stabilizzarsi. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.

La guerra comporta l’aumento di rischio per il regime di Putin, perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche anche sulla sua salute e sull’incertezza di chi potrebbe sostituirlo. Le sanzioni, l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, oltre al fatto che si stiano aprendo possibilità all’emergere di nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.

Dal punto di vista di Putin, c’è la certezza che la Cina non si opponga alle decisioni Russe, condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno altro che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. È la nascita di una nuova è lunga Guerra Fredda? si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra?

La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più asimmetrica, rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, praticamente siamo entrati entrati nell’era che possiamo definire del caos.

Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)

Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al momento del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2021/10/13/aquila-o-dragone/

Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.

La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.

La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.

Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.

Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.

Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”

La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.

Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2021/10/13/aquila-o-dragone/

Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.

La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.

La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.

Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.

Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.

Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”

La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.

Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

Lo strano caso della Russia: dopo dieci mesi di sanzioni è entrata nelle prime dieci economie mondiali.

Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.

La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.

La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.

La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.

Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.

Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.

Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”

La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.

Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.

Matthias Grünewald, Joseph Ratzinger e l’altare di Isenheim: “la Cappella Sistina del Nord”. Uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo. Di Elena Tempestini

Altare di Isenheim di Matthias Grünewald.

Siamo in Alsazia, una regione della Francia che si estende lungo il confine con la Germania: da Mulhouse fino a Strasburgo e oltre. Una regione ricca di storia e di avvenimenti, lungamente contesa tra Germania e Francia, ed oggi facente parte di quest’ultima. Siamo a Colmar, una piccola cittadina che sembra uscita da un libro immaginario di fiabe. Un luogo che ha dato i natali allo scultore Auguste Bartholdi, autore della Statua della Libertà di New York, opera che ha innescato una delle “querelle” più famose del mondo. Bartholdi, copio’ l’opera dalla statua di Pio Fedi, esposta in Santa Croce a Firenze, quale monumento funebre a Giovan Battista Niccolini? Potremmo definire che esse siano la rappresentazione della libertà nell’arte, sia di Pio Fedi che di Frédéric Auguste Bartholdi. La statua fiorentina è antecedente di ben quattro anni rispetto a quella Americana, e nascosta dietro l’Opera vi e’ una incisione di Pio Fedi: “Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse”

Libertà della Poesia, scultura per il sarcofago funebre di Giovan Battista Niccolini eseguita da Pio Fedi in Santa Croce a Firenze

Ma è un’altra opera che si trova a Colmar, ad attirare l’attenzione di un grande professore di Teologia, tedesco di nascita, divenuto Papa e scomparso in questi giorni: Joseph Ratzinger. L’Opera che destò l’interesse e lo studio approfondito di Ratzinger è la Crocifissione dell’Altare di Isenheim, che nei giorni della scomparsa terrena di Benedetto XVI, potrebbe essere vista “come speranza della sopravvivenza della vita a condizione di cambiare la rotta e cambiare totalmente i paradigmi fin qui vissuti”.

S. Sebastiano, Crocefissione, S. Antonio Eremita e predella con Compianto sul Cristo morto

Benedetto XVI, nel suo libro “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio”, diede un titolo particolare al primo capitolo: “nel venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo”. Nelle pagine scorre la rappresentazione dell’opera di Matthias Grünewald, la Crocifissione dell’Altare di Isenheim. Così definito da Ratzinger: “l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, una “macchina pittorica”. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo Cristiano, a partire dal quale è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo” ( Benedetto XVI)

Alla prima apertura: Annunciazioe, Concerto degli angeli, Natività, Resurrezione

L’amato Philippe Daverio, Alsaziano di Mulhouse, definì l’opera che si trova a Colmar nel Museo Unterlinden, “La Cappella Sistina del Nord”. La visione di Grünewald, ha risentito sicuramente del riflesso degli scombussolamenti centro-europei dell’epoca, creando un’opera dove tutto viene sconvolto, la vita e la morte, il principio e la fine. La vita può coincidere con la morte, il principio può coincidere con la fine , la gloria può coincidere con la vergogna e il trionfo con la catastrofe. Non è una imitazione o rappresentazione delle cose o dei fatti il carattere centrale di questo capolavoro, quanto l’esistenza, l’essere e l’espressione dell’essere nel suo insieme, divino, umano, animale e vegetale.

Alla seconda apertura: Conversazione tra S. Antonio Eremita e S. Paolo di Tebe Eremita, sculture: S. Agostino, S. Antonio Abate ed Eremita in trono, S. Gerolamo. Tentazioni di S. Antonio Abate. Predella con Gesù e gli apostoli

l’”Altare di Isenheim” dipinto da Grünewald è la manifestazione della diversità della trionfante e monumentale descrizione teologico/dottrinale dipinta da Michelangelo, dove le certezze dello spazio e del tempo, dagli inizi della Creazione alla fine dei giorni, fino al Giudizio Finale, è sequenziale, cronologica, ordinata e disciplinata, così come doveva essere l’ordine prestabilito del potere della Roma papale. La Cappella Sistina di Michelangelo e l’Altare di Isenheim sono due capolavori assoluti della civiltà artistica occidentale; la prima destinata alla gloria dei ricevimenti papali, la seconda è parte di una cultura che si trova alla riva sinistra del Reno, destinata all’istruzione del popolo che si ritrovava presso i monaci Antoniani, i quali la usavano a seconda dei momenti liturgici. Siamo nel 1515, periodo storico che introdurrà la presenza di Martin Lutero, la Riforma Protestante che inizierà affiggendo le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg.

Osservare il dipinto è uno straordinario motore di riflessione sul destino del mondo, da Gesù morto e risorto. Si vede al centro del grande trittico della Crocifissione, a sinistra, per noi che guardiamo, la Madonna che sta per svenire dal dolore ed è sorretta da Dan Giovanni Evangelista. Al centro la croce, a destra san Giovanni il Battista che indica Cristo. Ai lati del pannello centrale, come fossero due ante, ci sono, da una parte San Sebastiano con le frecce, e dall’altra Sant’Antonio Abate. Ma non è ancora finita, perché a questo punto si apre di nuovo in due il pannello centrale (la Natività) e compaiono, al centro, tre statue lignee rispettivamente di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo. Sulle ali laterali altri due dipinti incredibili, sempre di Grünewald, raffiguranti: a sinistra Sant’Antonio che fa visita a San Paolo di Tebe e a destra, le tentazioni di sant’Antonio, che, a questo punto, sembra far la parte del leone, anche se si capisce benissimo che non è vero. La parte del leone la fanno il signore Gesù Cristo e sua Madre, cioè Iddio che ha creato la seconda e resuscitato il primo. Ma c’è una seconda e misteriosa figura che compare nella Natività: una donna luminosissima, con le mani giunte e sulla testa una corona fiammeggiante. Chi è ? Sono state fatte molte ipotesi e studi, ma guardando attentamente si capisce che può essere soltanto la Madonna stessa, ma al momento in cui Iddio, ancor prima della creazione, l’aveva pensata. È la Madonna che contempla se stessa come madre del Creatore, ossia di colui che, diventato grande, morirà sulla croce verde come l’erba appassita. Cristo riassume in sé questo dolore, e i colori lo esprimono benissimo, per consentire la nascita dell’uomo nuovo e definitivo.