È possibile rendere il male “banale” solo quando diventiamo incapaci di porci domande rispetto a quanto stiamo facendo, quando non può esserci l’energia di Amore, quando non pensiamo e non vogliamo guardare le CONSEGUENZE delle nostre azioni, dalla più piccola alla più grande. In questo 2023, la direzione del museo di Auschwitz è stata “costretta” ad escludere i rappresentanti russi alle commemorazioni del 78simo anniversario della liberazione del campo di stermino nazista di Auschwitz-Birkenau. Ma la giornata della Memoria è il 27 gennaio 1945. Furono le forze sovietiche le prime a raggiungere uno tra i campi più grandi, quello di Maidanek, vicino a Lublino (Polonia), nel luglio 1944. Sorpresi dalla rapidità dell’avanzata sovietica, i Tedeschi avevano cercato di demolire il campo per eliminare le prove degli assassinii di massa. I Sovietici liberarono Auschwitz il 27 gennaio del 1945, e poi Stutthof, Sachsenhausen e Ravensbrück. Le Forze americane liberarono i campi di Buchenwald, Dora-Mittelbau, Flossenburg, Dachau e Mauthausen, mentre i campi costruiti nel nord della Germania, inclusi Neuengamme e Bergen-Belsen, furono liberati dall’esercito inglese. Solo dopo la liberazione di questi campi il mondo poté finalmente conoscere le reali dimensioni dell’orrore nazista. Perché dobbiamo sempre usare la storia a proprio piacimento, eludendo o cambiando i fatti passati? Allora dobbiamo anche scordare ed eliminare dalle celebrazioni chi compi’ il massacro della gola di Babi Yar? Fu uno dei tre più grandi massacri della storia dell’Olocausto, superato solo dal massacro della Operazione Erntefest in Polonia, nel 1943.
Monumento a Kiev in ricordo dei giorni tra il 29 e il 30 settembre del 1941, dove nella gola di Babi Yar, i nazisti, con la collaborazione delle forze ausiliarie ucraine, trucidarono 33.771 ebrei. Collaborazione tra: Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah (MEIS), Babyn Yar Holocaust Memorial Center di Kiev,Fondazione Museo della Shoah di Roma, l’Ambasciata d’Italia a Kiev e l’Istituto italiano di cultura di Kiev
Se è la giornata della Memoria, non perdiamola dietro le dualità retoriche, di qui o di la, ma impariamo e ricordiamoci che il male purtroppo è banale, ma può essere perpetrato solo con l’aiuto delle persone “normali”. I deportati potevano essere catturati solo grazie al mormorio, alle voci, all’odio, all’invidia, alla cattiveria di altre persone che li indicavano e denunciavano. Essi erano ebrei d’Europa, zingari, omosessuali, portatori di handicap mentali e fisici e oppositori politici, tutti coloro che non erano parte del sistema che si era creato. Fu un periodo storico di una ferocia e follia assurda, ma non lo possiamo ricordare solo come un periodo da-a, ma come il processo insito nell’evoluzione della società’, divenendo giorno dopo giorno totalitarismo e Olocausto. Quando la “memoria” si illuminerà, allora non sarà retorica, ma diverrà impegno per sconfiggere la “banalità del male”. In tutte le culture, in tutti gli angoli del mondo con verità e non creando continui buchi della memoria per alterare la verità.
La “disumanizzazione”, è un perverso processo nel quale l’essere umano, per mano di altri esseri umani, si attiva per far perdere completamente la dignità, la personalità. Il fine è di spogliare l’essere umano della sua stessa natura umana, facendogli perdere le sue radici. È un processo per farlo divenire un oggetto, uno strumento numerato da usare. Nel libro “La banalità del male” Hanna Arendt, mette in evidenza l’indifferenza, che diviene banalità, e purtroppo “normalità” grazie anche alla dimenticanza. È quello che rese persone comuni, complici di un genocidio. “Non c’è solo la colpa di chi decide e opera il male, ma c’è anche la codardia di molti che aiuta a far perdere la dignità altrui. Hanna Arendt, racconta le terribili domande che riguardavano, Eichman, alle quali rispondeva che il suo dovere era solo quello di far funzionare un meccanismo. A lui non spettava prendere decisioni sui contenuti. Quando pianificava la partenza di treni per i campi non era suo compito sapere se contenessero ebrei da sterminare o balle di cotone. Quando Primo Levi, decise di scrivere “Se questo è un uomo”, era in campo di concentramento, e se ne fosse uscito vivo, avrebbe dato voce alle parole per rimanere MEMORIA. Lo scrittore non voleva neppure ergersi a giudice dei suoi aguzzini, ma testimoniare quell’evento tragico. Far scoprire a tutti le atrocità subite, È quel senso di giustizia che muove il bisogno umano di condividere, di raccontare, di rendere gli altri partecipi”. Tutti hanno Coraggio? No!!! La casa editrice Einaudi rifiutò il testo di Primo Levi perché Natalia Ginzburg e Cesare Pavese non lo reputarono “favorevole”, perché a loro parere erano già stati editati molti libri riguardanti l’argomento dei campi di concentramento. Primo Levi si rivolse ad una piccola casa editrice, la Francesco De Silva, e pubblicò il libro nell’autunno del 1947. Ma solo nel 1958 il libro divenne un successo. Anno nel quale la casa editrice Einaudi decise finalmente di pubblicare il testo.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.” Primo Levi
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
È finito un anno, il 2022, che potremmo definire molto complesso. Il 2023 si è aperto con la morte del Papa Benedetto XVI, ma tra Sacro e Profano il mondo ha perso il calciatore di tutti i tempi come Pelé e il simbolo di chi ha lottato con tutte le sue forze contro la malattia, come Gianluca Vialli.
Ma è la notizia di economia internazionale, arrivata nei primi giorni del nuovo anno a lasciare interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023 con una perdita di Pil del 3%. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, per esempio il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo la pandemia, dovrà affrontare una sicura recessione, un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia che scende al decimo posto, Brasile e Corea del Sud, che escono dalla top ten. La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni, la graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina. La stima è stata effettuata ad ottobre 2022 per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. La scalata della Russia è legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il paese è produttore
Quindi leggendo la notizia della Russia, paese posizionato tra le dieci economie mondiali, si rimane un po’ “spiazzati”. Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%, gli aerei non possono volare per mancanza di pezzi di ricambio e di aggiornamenti software. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La più imponente e’ l’esportazione da parte dell’occidente di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare Russa.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, è potuto risalire e stabilizzarsi. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
La guerra comporta l’aumento di rischio per il regime di Putin, perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche anche sulla sua salute e sull’incertezza di chi potrebbe sostituirlo. Le sanzioni, l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, oltre al fatto che si stiano aprendo possibilità all’emergere di nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
Dal punto di vista di Putin, c’è la certezza che la Cina non si opponga alle decisioni Russe, condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno altro che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. È la nascita di una nuova è lunga Guerra Fredda? si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra?
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più asimmetrica, rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, praticamente siamo entrati entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al momento del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.
È finito un anno, il 2022, che potremmo definire molto complesso. Il 2023 si è aperto con la morte del Papa Benedetto XVI, ma tra Sacro e Profano il mondo ha perso il calciatore di tutti i tempi come Pelé e il simbolo di chi ha lottato con tutte le sue forze contro la malattia, come Gianluca Vialli.
Ma è la notizia di economia internazionale, arrivata nei primi giorni del nuovo anno a lasciare interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023 con una perdita di Pil del 3%. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, per esempio il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo la pandemia, dovrà affrontare una sicura recessione, un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia che scende al decimo posto, Brasile e Corea del Sud, che escono dalla top ten. La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni, la graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina. La stima è stata effettuata ad ottobre 2022 per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. La scalata della Russia è legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il paese è produttore
Quindi leggendo la notizia della Russia, paese posizionato tra le dieci economie mondiali, si rimane un po’ “spiazzati”. Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%, gli aerei non possono volare per mancanza di pezzi di ricambio e di aggiornamenti software. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La più imponente e’ l’esportazione da parte dell’occidente di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare Russa.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, è potuto risalire e stabilizzarsi. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
La guerra comporta l’aumento di rischio per il regime di Putin, perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche anche sulla sua salute e sull’incertezza di chi potrebbe sostituirlo. Le sanzioni, l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, oltre al fatto che si stiano aprendo possibilità all’emergere di nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
Dal punto di vista di Putin, c’è la certezza che la Cina non si opponga alle decisioni Russe, condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno altro che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. È la nascita di una nuova è lunga Guerra Fredda? si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra?
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più asimmetrica, rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, praticamente siamo entrati entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al momento del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.
È finito un anno, il 2022, che potremmo definire molto complesso. Il 2023 si è aperto con la morte del Papa Benedetto XVI, ma tra Sacro e Profano il mondo ha perso il calciatore di tutti i tempi come Pelé e il simbolo di chi ha lottato con tutte le sue forze contro la malattia, come Gianluca Vialli.
Ma è la notizia di economia internazionale, arrivata nei primi giorni del nuovo anno a lasciare interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023 con una perdita di Pil del 3%. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, per esempio il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo la pandemia, dovrà affrontare una sicura recessione, un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia che scende al decimo posto, Brasile e Corea del Sud, che escono dalla top ten. La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni, la graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina. La stima è stata effettuata ad ottobre 2022 per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. La scalata della Russia è legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il paese è produttore
Quindi leggendo la notizia della Russia, paese posizionato tra le dieci economie mondiali, si rimane un po’ “spiazzati”. Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%, gli aerei non possono volare per mancanza di pezzi di ricambio e di aggiornamenti software. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La più imponente e’ l’esportazione da parte dell’occidente di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare Russa.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, è potuto risalire e stabilizzarsi. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
La guerra comporta l’aumento di rischio per il regime di Putin, perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche anche sulla sua salute e sull’incertezza di chi potrebbe sostituirlo. Le sanzioni, l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, oltre al fatto che si stiano aprendo possibilità all’emergere di nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
Dal punto di vista di Putin, c’è la certezza che la Cina non si opponga alle decisioni Russe, condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno altro che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. È la nascita di una nuova è lunga Guerra Fredda? si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra?
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più asimmetrica, rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, praticamente siamo entrati entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al momento del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.
Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.
La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.
La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.
La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.
Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.
Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.
Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”
La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.
Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.