Era il 18 ottobre del 2010 quando Valerio di soli undici anni, ha lasciato questa vita a causa di un tumore cerebrale. Per le cure doveva indossare un casco, quello che Valerio insieme alla sua mamma Ida, chiamava “casco da astronauta”. Era un modo per attutire il dolore di un bambino, per potergli far fare un sorriso di speranza, per rendere visibile il suo sogno di vita.
Abbiamo tutti bisogno di sperare davanti a un muro di dolore, abbiamo bisogno di non sentirci soli. Ed è questo seme che i genitori di Valerio hanno voluto far crescere, il seme della speranza. Quel seme è diventato l’Associazione “Amicodivalerio”. L’Associazione “Amicodivalerio” è accreditata con il Meyer e fa parte delle associazioni che collaborano tra loro in un rapporto di sinergia, con tavoli di lavoro in cui vengono portate le varie problematiche su cui è necessario intervenire.
Sono molte le cose che l’Associazione è riuscita a portare a compimento come la mostra che si inaugura sabato 25 marzo al Caffè Letterario delle Murate.
“L’associazione Amicodivalerio ha voluto che il testimone del piccolo viaggiatore fosse il burattino tanto amato da grandi e piccini, Pinocchio. Un testimonial perfetto per supportare tutte le iniziative che l’Associazione realizza allo scopo di finanziare i tanti progetti. Ma fra definire il testimonial e trovare un’immagine che rappresentasse l’idea, ci voleva un Amico ed Artista che la realizzasse. ed ecco che Stefano Puntri con i suoi lavori e le opere di Silvio Loffredo si sono unite per dare vita ad una realtà in mostra.
Unire l’arte alla solidarietà . Sabato 25 Marzo al Caffè letterario delle Murate una mostra per piccoli e grandi intrepidi viaggiatori.
Giovanni Boccaccio, Giovanni Villani, Chellino Boccaccio ( padre di Giovanni che assistette al rogo a Parigi) e la Biblioteca del Vaticano….
Oggi 18 marzo è l’anniversario della morte di Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell’Ordine dei Templari. Giovanni Villani che fu uno dei più grandi storici e cronisti della storia quotidiana dei tempi medioevali, nella sua Nova Cronica (Libro IX, cap. XCII), scritta tra il 1322 e il 1348, quindi molto vicina ai fatti che ripropone, afferma senza mezzi termini “…che:
“È nota che la notte appresso che’l detto maestro e’l compagno furono martorizzati, per frati e altri religiosi le loro corpora e ossa come reliquie sante furono ricolte, e portate via in sacri luoghi”.
Nel nel 1363-64, Giovanni Boccaccio dedicò un intero capitolo del suo trattato moralizzatore “De casibus virorum illustrium” alla figura di De Molay esaltandone i valori umani e trascrivendo il famoso resoconto fatto da Chellino Boccaccio, suo padre, testimone oculare del tragico evento. Tracce di un passato dimenticato stanno lentamente riemergendo dagli abissi della storia, e non è mai facile per chi con curiosità, stupore e tanta buona volontà, studia e ricerca continuamente, seguire un percorso di “verità” che non porti a smarrirsi in strane selve oscure o buchi della memoria sapientemente creati. Dopo oltre sette secoli, l’Ordine dei Cavalieri Templari non ha smesso di affascinare ed ammaliare schiere di studiosi in tutto il mondo. Sono ancora molte le domande senza risposta che riguardano questo ordine cavalleresco, enigmi che hanno percorso il tempo senza trovare una chiarificazione definitiva. Durante le mie ricerche sul sistema bancario medievale studiato da Raymond de Roover, mi sono imbattuta nel fallimento della Banca della “Gran Tavola dei Bonsignori”. Banchieri senesi a livello altissimo di potenza economico-finanziaria in tutto il mondo conosciuto del 1200. La Banca aveva l’esclusiva del deposito di tutte le somme incassate dalla Chiesa cui si aggiungono, con papa Clemente IV l’esazione di tutte le decime e delle quote destinate alla Terra Santa. La Gran Tavola finanzia, fra l’altro, Carlo IV d’Angiò nella guerra contro gli Svevi per la conquista dell’Italia meridionale e di quello che fu il Regno normanno-svevo di Sicilia. Il Bonsignori si inserisce così da protagonista nel grande gioco della politica internazionale contribuendo finanziariamente all’eliminazione fisica degli epigoni di Federico II ed al ridisegno della carta geopolitica dell’Italia.
Come in tutte le epoche, quando sono i resoconti bancari a parlare, tutto si complica davanti alla parola verità. Filippo il bello vide la possibilità di accrescere la propria sete di denaro e potere, grazie all’essere creditore della banca dei Bonsignori, e questo gli aprì il debole spiraglio che permise alla corte francese di arrogarsi il diritto di spostare la sede papale ad Avignone.
Praticamente Papa Clemente V, grazie a un credito mai rimborsato di Papa Niccolò IV, si “concesse” l’arma della scomunica contro la città di Siena, nonostante il Papa Bonifacio VIII avesse espressamente vietato la scomunica come arma di ricatto per il recupero creditizio. Con la sede papale ad Avignone, Filippo creò numerosi cardinali francesi e fu complice della soppressione dei Templari per impadronirsi delle immense ricchezze dell’ordine e liberarsi nel contempo, del suo principale creditore. Ma il Papa non voleva la sua morte e la pergamena ritrovata lo attesta.
La Pergamena di Chinon è un documento medievale scoperto nel settembre 2001 da Barbara Frale, una paleografa italiana, ritrovato presso l’Archivio Segreto Vaticano. La pergamena dimostra che nel 1308 Papa Clemente V concesse l’assoluzione sacramentale al Gran Maestro Jacques de Molay nonché i restanti maggiorenti dei Cavalieri templari, trascinati in un processo organizzato dal re di Francia Filippo IV il Bello servendosi dell’inquisizione medievale. Il Papa tolse loro ogni scomunica e censura riammettendoli nella comunione della Chiesa cattolica. La pergamena è datata Chinon, 17-20 agosto 1308 e fu redatta su ordine di Berengario, cardinale prete di San Nereo ed Achille, Stefano, cardinale prete di San Ciriaco in Thermis, e Landolfo, cardinale diacono di Sant’Angelo in Pescheria; il Vaticano custodisce la copia originale e autentica degli atti di quella inchiesta, con segnatura archivistica Archivum Arcis Armarium D 217, mentre una seconda copia è autenticata e conservata.
Il Metaverso riunisce una serie di mondi virtuali, interconnessi e immersivi che offrono ai propri utenti un senso di presenza attraverso l’azione e la comunicazione.
Il termine fu coniato all’interno di un libro scritto da Neal Stephenson, un fisico con la passione della tecnologia, della nanotecnologia, matematica, economia e storia della scienza. Stephenson, figlio di due professori, è nato all’interno del “Fort George G. Meade, sede della National Security Agency, il Dipartimento della Sicurezza Americana. Il libro, pubblicato nel 1992, è un thriller distopico dal titolo “ Snow Crash”. È la descrizione del mondo del ventesimo secolo, corrotto e in mano solo al capitalismo, chi non riesce a trovare una propria dimensione si rifugia nel Metaverso.
Un mondo virtuale di evasione da una realtà sempre più deteriorata e spesso banalizzata, dove libertà e piaceri sono limitati solo dall’immaginazione . Se questo accadeva alla fine del XX secolo, il XXI è divenuta un’epoca nella quale i videogiochi hanno il potere di simulare perfettamente gli ambienti del mondo reale e anche di superare i limiti della realtà. La rete Internet è nata come rete militare negli anni sessanta, il suo contenuto, il software usato dai motori di ricerca, il WWW è nato solo nel 1989 al CERN di Ginevra: nello stesso modo è nato il Metaverso. Fin dagli anni Ottanta, l’Esercito Americano ha cercato di riunire mondi virtuali per simulare operazioni belliche. Creando SIMNET la rete virtuale che in tempo reale addestra i militari. Un nuovo modo di apprendere, di formare soldati ed ufficiali, non più solo nelle Accademie Militari, ma attraverso una connessione di alta qualità, che riesce a personalizzare l’addestramento a seconda delle migliori capacità del singolo. L’addestramento può avvenire ovunque nel mondo e in qualsiasi momento.
I primi effetti del Metaverso militare sono nella guerra tra Russia e Ucraina? Effettivamente il suo uso è stato reso pubblico
È stato un Professore cinese, Zhan- Shi a pubblicare un testo dal titolo “La prima guerra del Metaverso” riferendosi alla guerra Russa Ucraina. Una analisi geopolitico-culturale che Zhan Shi, direttore del World Politics Research Center, diffonde grazie alla piattaforma digitale Wechat. Ed è proprio sull’uso geopolitico delle piattaforme digitali che si può analizzare come la rete e gli utenti social interagiscono con la percezione e la conduzione del conflitto. La guerra del Metaverso è la concretainterazione tra la realtà digitale e la vita reale, materiale e quotidiana.
Alla Princeton University lo stanno osservando, anche in qualità delle innovazioni a vantaggio di un migliore sistema geopolitico che per troppo tempo ha vissuto solo di grande caos. L’establishment delle Forze Armate più avanzate del mondo, ha iniziato a prendere sul serio il Metaverso militare e le sue numerose implicazioni negli scenari di guerra.
Come?
Le parole sono “Gaming”, gioco, ed è usata per l’interattività virtuale che esso permette di realizzare, e Metaverso, che è l’ambito nel quale gli stessi utenti del gioco, possono interagire tra di loro in uno spazio virtuale tridimensionale. Praticamente è la cuspide, il punto zero del crollo della barriera tra mondo virtuale e reale. Il Gaming non è più solo il gioco di coloro che ne prendono parte in modo cosciente,è diventato una piattaforma di socializzazione, si è trasformato in un concetto secondo cui non esistiamo solamente “in real life”, ma anche in uno vero e proprio spazio digitale. Il Metaverso può lavorare non solo per addestrare alla guerra e alla difesa da essa, ma anche per la pace e la sua comunicazione. Avatar e Ologrammi, all’interno del metaverso, stanno trasformando il modo in cui vediamo il mondo, e anche il modo in cui partecipiamo alla politica e alla società.
Con il gioco continuiamo la perenne e atavica lotta tra il bene e il male, tra luci ed ombre, o forse meglio dire tra il giusto e lo sbagliato?
Se ci appare troppo lontano il gioco dell’Oca, il “gioco nobile” che in antichità rappresentava il ciclo della vita, insieme al gioco degli scacchi e al gioco dei dadi, dobbiamo ricordare che fu proprio da un gioco, quello d’azzardo che nacquero gli studi e gli scritti sul calcolo matematico delle probabilità, sul quale oggi si e’ sviluppata la fisica quantistica. Il primo trattato matematico sul caso e le probabilità, fu scritto nel 1400 da Gerolamo Cardano, medico, matematico e visionario, grande amante del gioco d’azzardo. Il suo trattato, il “Liber de ludo aleae”, il “Libro dei giochi aleatori. Nel suo libro Cardano introduce il concetto di circuito, cioè l’insieme di tutti i casi possibili, che oggi coincide con il concetto di “spazio dei campioni o spazio degli eventi”. I dadi stimolano i matematici a venire a capo ai problemi relativi al caso, quelli non deterministici, non esiste una formula per determinare il valore che uscirà. Questa è la spiegazione del perché i fenomeni non deterministici sono definiti aleatori, da alea/ dado. I Il manoscritto fu pubblicato solo un secolo dopo, nel 1663, ma furono comunque le sue intuizioni a perfezionare lo studio del calcolo delle probabilità. Personalmente, scoprendo che originariamente il libro è conservato e pubblicato nel 1953 presso l’Universita’ di Princeton, la stessa dove insegnava Einstein, ho pensato che la famosa frase “Dio non gioca a dadi”, rivolta da Einstein all’amico Niels Bohr, grande fisico, durante una discussione sull’interpretazione della fisica quantistica, possa derivare proprio dallo studio del manoscritto di Gerolamo Cardano. Ma non è finita, perché il grande indagatore della vita che si pose la domanda se: “ Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” fu il grande Shakespeare. Shakespeare e Cardano? L’editore e sceneggiatore delle opere di Shakespeare fu John Florio, e la curiosità è che il padre di John Florio si chiamava Michelangelo Florio, fiorentino, intellettuale, scrittore ed avventuriero, ebreo di nascita, Monaco per questioni di vita e predicatore protestante per bisogno di vivere in Inghilterra dove venne apprezzato. Quindi Cardano – Florio Shakespeare? Nell’epoca nella quale, le esplorazioni scientifiche non avevano ancora un nome preciso, Cardano esplorò , indagò il sonno e i sogni, talmente bene che Shakespeare fece pronunciare ad Amleto il dubbio di “essere o non essere”, e non tenendo in mano un teschio come erroneamente si pensa. Ma è nel secondo atto che dobbiamo guardare attentamente, quando Amleto tiene un libro in mano, e alla domanda di Polonio su cosa stia leggendo, il suo Signore, Amleto, risponderà: “parole, parole, parole”. Amleto le leggerà nel trattato “De Consolatione” di Gerolamo Cardano. Un testo rivolto a chi soffre di infelicita’ su più piani della vita: su più piani? Quelli che oggi definiamo Multiverso? Le teorie sugli Universi paralleli ci dicono che ogni volta che si verifica un determinato evento, si ha come conseguenza la divisione della nostra realtà in molti mondi, in ciascuno dei quali è possibile un diverso risultato dell’evento. Praticamente, quando lanciamo un dado, l’universo si divide effettivamente in un mondo per ciascun numero che può uscire dal lancio. “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia”( Amleto). Gli Universi paralleli erano già intuiti da Cardano? Il ragionamento di un matematico che non esclude nessun fenomeno oggettivo e tanto meno ciò che affiora dalla soggettività più segreta? Chissà!!!
Nel ventesimo secolo ci fu la “Teoria dei Giochi” sempre elaborata presso Princeton da John Nash, poi successivamente rielaborata da Robert Aumann con la quale ottenne il premio Nobel. La teoria dei giochi si applica ad un’infinità di scenari più o meno complessi, dal gioco comune alla regolamentazione del mercato economico, fino all’uso militare in uno scenario di guerra. Nella Teoria dei giochi sono in primo piano le scelte razionali che i “giocatori” devono fare quando si trovano in una situazione in cui devono interagire strategicamente con scelte complesse.. È il concetto asimmetrico di lotta, di supremazia, di guerra tra il bene e il male. Viviamo un’epoca nella quale abbiamoavuto una pandemia mondiale non ancora del tutto debellata, una guerra europea con tutte le conseguenze sociali ed economiche che essa comporta. Dall’altro lato della medaglia, l’accelerazione scientifica ha fatto passi da gigante, il Tecnopolo Cern di Bologna ospita il super computer Leonardo e il centro meteo europeo, analisi e studio dei big data, digital twins, algoritmi cosmologici, il Telescopio James WEBB che ha permessola scoperta degli esopianeti e delle extra galassie e il nuovissimo ET Telescope che approfondirà la rilevazione delle onde gravitazionali . L’epocaè supportata dalla tecnologia digitale che è divenuta la vera rivoluzione 5.0 in qualsiasi ambito, specialmente in quello militare. Gli strateghi militari americani, fino dalla fine della Guerra Fredda, hanno usato l’acronimo VUCA : instabilità, incertezza, complessità e ambiguità. Aggettivi per definire un mondo in trasformazione, soggetto a dei cambiamenti improvvisi, con conseguenze ignote e interrelazioni complesse e variabili. L’acronimo ben si ripropone in questo nuovo scenario tra Russia ed Ucraina. Un contesto asimmetrico, instabile geopoliticamente, con alleanze inaffidabili. L’incertezza comporta poter conoscere la causa e anche l’effetto dell’evento destabilizzante, ma non la certezza di come si possa evolvere e concludere. Esattamente ciò che sta succedendo dopo il G20 che si è tenuto in India a febbraio 2023, nel quale Stati Uniti ed Europa hanno bocciato la linea cinese sui negoziati. Pechino si unisce a Mosca e non sottoscrive i paragrafi della sintesi a conclusione del summit con cui si definisce “inammissibile” un eventuale uso delle armi nucleari tattiche. La notevole quantità di variabili sta rendendo difficile la gestione del conflitto e la sua risoluzione di pace, creando radicali cambiamenti a livello globale.
Quanto influisce il Metaverso nel conflitto Russia Ucraina?
Il ruolo svolto dalle piattaforme social nel conflitto Ucraino è piuttosto evidente, è una guerra che si sta trasformando quasi in un conflitto individuale, nel quale ogni singolo utente social può avere la propria percezione della guerra e il conseguente giudizio. L’ attenzione mediatica e politica da parte dell’Occidente è stata sostenuta dalle molteplici opinioni pubbliche che ogni governo ha pensato di applicare, anche in base allo studio del flusso costante dei contenuti multimediali che mostrano le realtà crude del fronte di guerra e i gesti di resistenza da parte degli Ucraini assediati dai Russi. In Ucraina il percorso di modernizzazione digitale è iniziatocon la campagna presidenziale di Zelensky, gestita dall’oggi ministro per la transizione digitale Mykhajlo Al’bertovyč Fedorov, da tempo proprietario di un’azienda di marketing digitale, ed esperto di comunicazione online.
Il Presidente Ucraino ha potuto essere presente simultaneamentea varie conferenze sul digitale, usandoun ologramma tridimensionale di tecnologia Arht Media. Le conferenze di Brilliant Minds di Stoccolma, il Forum dei fondatori di Londra, The Next Web di Amsterdam, Vivatech di Parigi, l’AI Summit alla London Tech Week, il SuperReturn di Berlino, è il Dts di Dublino. L’ologramma di Zelensky si è rivolto direttamente ai principali imprenditori tecnologici, investitori e leader aziendali, per spronare gli innovatori più influenti al mondo a donare risorse finanziarie e tecnologiche per dare il via alla ricostruzione dell’Ucraina. Nella conferenza di Parigi, il Presidente Ucraino ha paragonato la Russia all’Impero galattico della serie di “Star Wars” portando l’esempio della lotta tra bene e male, la scelta tra luce e tenebre che il mondo è costretto a subire. In questo messaggio c’è la volontà espressa pubblicamente dal Presidente Zelensky, di ricostruire lo stato dell’Ucraina come una “democrazia digitale”, uno stato che possa offrire la possibilità di una vera rivoluzione digitale, un’opportunità per i visionari che potranno così mostrare il loro valore e la loro abilità.
L’obiettivo è quello di una mobilitazione totale della popolazione, unita e compatta nella difesa del territorio, aiutata dalla connessione costante della comunicazione. Praticamente per il professore cinese Zhan Shi Zhan, l’obiettivo ultimo del Metaverso è trasformare la realtà in gioco, per costruire la “struttura” globale delle reti. Fantascienza? No assolutamente, in questa epoca molto “calda” e piena di incertezze, la potenza delle reti social e del digitale camminerà di pari passo con la realtà aumentata, la quale sarà maggiore della nostra immaginazione tradizionale. D’altra parte, “ il pazzo, l’amante e il poeta non sono composti che di fantasia” ( Wialliam Shakespeare)
Tommaso Agujari e la sua splendida moglie Emma Costantino sono un connubio di arte, creatività ed amore. Tommaso è un Architetto di grande personalità, a Firenze è conosciuto come l’Archigiano, perché riesce a costruire piccole cose che tendono a vivere in armonia con grandi idee. Emma è una attrice che proviene dai tempi dei film della “commedia italiana”, successivamente divenuta una delle prime esperte italiane di marketing. Le idee progettate e realizzate da Tommaso, Emma con molto amore e sapiente conoscenza del mondo economico estero, riesce ad esportarle in giro per il mondo.
Negli ultimi tempi ha riscosso un grande successo la mostra presso la Galleria Coveri: “Bastoni d’epoca e bastoni creativi’
Emma Costantino con un particolare bastone in esposizione
Un’idea nata dalla collezione di Emma Costantino e curata nei minimi dettagli dall’Architetto Tommaso Agujari, una mostra patrocinata dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e da Palazzo Coveri. La mostra ha poi proseguito nel suo percorso, con il Patrocinio della Regione Toscana e del Comune di San Vincenzo nella suggestiva ed antica Torre di San Vincenzo.
Torre di San Vincenzo
“Guardare al passato per progettare il futuro”
La storia e l’uso del bastone, proviene dall’antichità, il quale non aveva la cima ricurva come spesso siamo portati ad immaginarlo, ma era dritto con dei pomelli sull’estremità superiore nei quali venivano scolpiti dei simboli che rappresentavano e distinguevano le persone che ne facevano uso.
Il bastone ha sicuramente conosciuto l’antico mondo Cinese, Medio Orientale, Greco e Romano. Era un oggetto che simboleggiava il potere politico, il potere economico, il potere della Chiesa o quello di un re quale scettro. Ma era anche un’arma di attacco e di difesa, nascondendo al suo interno marchingegni meccanici di grande astuzia. Il bastone era un “accessorio” distintivo e ornamentale di Papi e Vescovi, strumento di maghi e divinatori che lo usavano come strumento di contatto verso la volontà di indagare il divino alla ricerca della verità. Nel XVI secolo si diffuse il suo simbolismo, tanto da diventare un accessorio assolutamente necessario e di moda. Divenne di uso comune per il passeggio sia degli uomini che delle donne e delle uniformi militari. Luigi XIV, il Re Sole, ne possedeva molti, ma amava in particolare un bastone di canna di bambù con il pomo di preziosa agata. Con il tempo le idee sulla costruzione del bastone divennero sempre più estrose, tanto da essere fondine per nascondere sciabole affilate, oppure per celare e trasportare oggetti utili alla vita quotidiana o scherzosi giochi.
Le esposizioni dei bellissimi e particolari bastoni della Collezione Emma Costantino, hanno ottenuto un grande riscontro di pubblico e di interesse italiano ed estero, con la volontà di far conoscere quella che un tempo era pura Arte.
Un’Arte talmente preziosa che la Regina Margherita II di Danimarca è rimasta talmente affascinata, da esprimere formalmente il desiderio di proporre la mostra nella sua nazione. Gli Americani e i Giapponesi non sono stati da meno nelle richieste di poter ospitare la collezione.
Ma “l’Archigiano” Tommaso Agujari, ha voluto fare un passo ulteriore di condivisione, ha lanciato un invito a tutti i creativi: un contest dal titolo: “ Impugna l’arte per sostenere la creatività’ “.
Architetto Tommaso Agujari, soprannominato da Repubblica: “L’Archigiano”
Il progetto prevede di far tornare il bastone quale “segno distintivo”, di promuovere nuovamente un accessorio eclettico e creativo che ha secoli di storia alle spalle. Estrapolarlo dal concetto “moderno” abbinato all’età avanzata o simbolo di appoggio della sofferenza. Le idee proposte potranno essere: sia elaborati grafici che oggetti, successivamente un Qr code verrà abbinato al bastone ed illustrerà sia la creazione, l’uso e il profilo del suo ideatore, divenendo poi parte integrante di tutte le future esposizioni.
L’impegno etico dell’Architetto Agujari, è di tutelare la figura artigianale, la mano d’opera e la creatività che ci contraddistingue in tutto il mondo.
L’antico Pozzo di Beatrice che ha scolpito lo stemma della famiglia Portinari. Si trova all’interno del cortile di Villa il Garofalo.
La villa di campagna di Dante Alighieri? Si trova sulla collina di Fiesole, precisamente sulla bellissima via delle Forbici. Il nome dell’antica strada, che da viale Volta sale fino a San Domenico. Il nome deriva dallo stemma dei Della Tosa, famiglia conosciuta a Firenze come Tosinghi, il quale è formato da un paio di forbici d’argento per tosatori in campo azzurro. La strada è costeggiata da alberi secolari che si ergono da dietro i muri di cinta delle antiche ville. La grande curiosità la troviamo su un muro curvato, precisamente quando si arriva all’altezza di via della Piazzola, si trova una iscrizione in latino: “A matre et filia aeque disto” Fiesole, la madre, e Firenze, la figlia, sorgono ad identica distanza da questa lapide. Quindi Firenze figlia degli Etruschi di Fiesole e non città fondata dai Romani nel 59 A.C?
L’ospitalità di una bella serata in armonia, intorno ad una tavola meravigliosamente bandita, seduti nel centro di una antica biblioteca con il caminetto acceso, è stata teatro di racconti ed aneddoti. La villa si trova nella zona conosciuta come “Camerata”, denominazione della zona che alcuni storici identificano in Camartis, contrazione di Campus Martis, Campo di Marte. La strada è la bellissima via delle Forbici, la villa si chiama Villa il Garofano, conosciuta nelle antiche cronache del catasto del 1427 come il “Gherofano in Camerata”. Costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300, fu patrimonio della famiglia Alighieri, oltre che luogo di villeggiatura del Divino Poeta.
Non solo, come si tramanda, questa villa appartenne alla famiglia Alighieri, ma per ironia della sorte passò ai Portinari, ossia alla famiglia di Beatrice. Accadde in occasione di alcune “sistemazioni” degli interessi economici fra i figli ed il fratello di Dante, dato che nel 1332, il Duca di Atene aveva restituito alla famiglia Alighieri i beni che gli erano stati confiscati dalla Repubblica Fiorentina. Il Podere Alighieri era stato confiscato nel 1302 dalla Repubblica, fu acquistata nel 1332 dalla famiglia Portinari che ne rimase proprietaria fino al 1507. La villa fu comprata dalla famiglia Giuntini, che per i festeggiamenti dei cinquecento anni dalla nascita del Sommo Poeta volle accertarsi, tra le carte dell’Archivio di Stato, dove vi è il contratto originale nel quale si cita che : “casa novella divenne ai Portinari”, e l’Archivio di San Martino dei Bonomini, in piazza San Martino a Firenze, chiesa dove aveva, ed ha la sede la Congregazione dei Bonomini. I Bonomini, nacquero con l’incarico di assistere i poveri vergognosi che all’epoca erano gli avversari politici della famiglia dei Medici. Nel 1865 durante il periodo di Firenze Capitale, la villa fu acquistata dalla famiglia Bondi, la quale intervenne con un grande restauro del luogo, donandogli nuovamente respiro e le caratteristiche medioevali che le appartenevano. Il Comune di Fiesole appose una targa marmorea il 14 maggio 1865 a ricordo della passata appartenenza alla famiglia di Dante Alighieri.
La villa è celebre fra gli intenditori di architettura per la bellezza del cortile di carattere medioevale, il quale ha un doppio ordine di logge e un antico pozzo “ il Pozzo di Beatrice” sul quale sono scolpite le armi dei Portinari. Lo stemma potrebbe essere stato scolpito dalla stessa mano di colui che ebbe la committenza da Folco Portinari, fondatore dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.
La famiglia Bondi durante la prima guerra mondiale vi istituì un ospizio per i mutilati della guerra. Durante la seconda guerra mondiale, per un periodo di tempo, la villa accolse “l’Ospedale Pediatrico Anna Mayer”, fondato a Firenze in via Luca Giordano nel 1884 dal commendatore russo Giovanni Mayer, marchese di Montagliari originario di San Pietroburgo e marito della statunitense Anna Fitzgerald Meyer, deceduta per leucemia il 13 dicembre 1883 all’età di 32 anni. Le sue ultime volontà furono la creazione di una struttura per bambini poveri convalescenti.
La villa fu danneggiata dalla guerra e nel 1945 venne acquistata dal conte Rimbotti, il quale effettuò un accurato restauro utilizzando i materiali originali e riportando la villa agli antichi fasti. Xavier Bueno, realizzò l’affresco del Salone delle Feste, dipingendo il Committente, il conte Rimbotti, come prima figura a destra con le chiavi di casa.
Sul muro, vicino alla porta, vi sono i ritratti di Dante e Beatrice, in due medaglioni, scolpiti da Giovanni Dupre’, sotto i quali si leggono i versi scritti dal poeta e grande conoscitore dei versi danteschi della “Divina Commedia”, Luigi Venturi:
“Questa magion campestre era soggiorno
Al cantor dei tre regni; ed ei venia
Giovine quivi, a inebriarsi un giorno
Di speranze, d’amor, di poesia,
E la lasciò, nè più vi fe’ ritorno
Poiché l’esilio gli serrò la via.
Or le ridona di sui gloria un segno
Le figlie e il nome di quel divo ingegno”.
Versi dedicati a Dante Alighieri dal poeta Luigi Venturi: che su incarico del Granduca Leopoldo II, insegnò alla famiglia, la lettura della Divina Commedia.
Cacciato l’Alighier, casa novella
Divenne ai Portinari, e ne fu lieta
Che, se le sparve il raggio della stella.
Lo splendore acquistò del suo pianeta:
E le parca che alla gentil donzella
Qui col pensier tornasse il gran poeta.
E la memoria rannodò felice
Degli affetti di Dante e Beatrice.
I versi di Luigi Venturi dedicati a Beatrice Portinari
Per i settecento anni di Dante, la famiglia Rimbotti ha dedicato la lapide in ricordo. La villa da molti anni è stata dichiarata Dimora Storica, si affaccia su un bellissimo panorama, con un grande e curato giardino, regalando sogni meravigliosi a coloro che la scelgono come luogo di matrimonio o ricevimento.
È possibile rendere il male “banale” solo quando diventiamo incapaci di porci domande rispetto a quanto stiamo facendo, quando non può esserci l’energia di Amore, quando non pensiamo e non vogliamo guardare le CONSEGUENZE delle nostre azioni, dalla più piccola alla più grande. In questo 2023, la direzione del museo di Auschwitz è stata “costretta” ad escludere i rappresentanti russi alle commemorazioni del 78simo anniversario della liberazione del campo di stermino nazista di Auschwitz-Birkenau. Ma la giornata della Memoria è il 27 gennaio 1945. Furono le forze sovietiche le prime a raggiungere uno tra i campi più grandi, quello di Maidanek, vicino a Lublino (Polonia), nel luglio 1944. Sorpresi dalla rapidità dell’avanzata sovietica, i Tedeschi avevano cercato di demolire il campo per eliminare le prove degli assassinii di massa. I Sovietici liberarono Auschwitz il 27 gennaio del 1945, e poi Stutthof, Sachsenhausen e Ravensbrück. Le Forze americane liberarono i campi di Buchenwald, Dora-Mittelbau, Flossenburg, Dachau e Mauthausen, mentre i campi costruiti nel nord della Germania, inclusi Neuengamme e Bergen-Belsen, furono liberati dall’esercito inglese. Solo dopo la liberazione di questi campi il mondo poté finalmente conoscere le reali dimensioni dell’orrore nazista. Perché dobbiamo sempre usare la storia a proprio piacimento, eludendo o cambiando i fatti passati? Allora dobbiamo anche scordare ed eliminare dalle celebrazioni chi compi’ il massacro della gola di Babi Yar? Fu uno dei tre più grandi massacri della storia dell’Olocausto, superato solo dal massacro della Operazione Erntefest in Polonia, nel 1943.
Monumento a Kiev in ricordo dei giorni tra il 29 e il 30 settembre del 1941, dove nella gola di Babi Yar, i nazisti, con la collaborazione delle forze ausiliarie ucraine, trucidarono 33.771 ebrei. Collaborazione tra: Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah (MEIS), Babyn Yar Holocaust Memorial Center di Kiev,Fondazione Museo della Shoah di Roma, l’Ambasciata d’Italia a Kiev e l’Istituto italiano di cultura di Kiev
Se è la giornata della Memoria, non perdiamola dietro le dualità retoriche, di qui o di la, ma impariamo e ricordiamoci che il male purtroppo è banale, ma può essere perpetrato solo con l’aiuto delle persone “normali”. I deportati potevano essere catturati solo grazie al mormorio, alle voci, all’odio, all’invidia, alla cattiveria di altre persone che li indicavano e denunciavano. Essi erano ebrei d’Europa, zingari, omosessuali, portatori di handicap mentali e fisici e oppositori politici, tutti coloro che non erano parte del sistema che si era creato. Fu un periodo storico di una ferocia e follia assurda, ma non lo possiamo ricordare solo come un periodo da-a, ma come il processo insito nell’evoluzione della società’, divenendo giorno dopo giorno totalitarismo e Olocausto. Quando la “memoria” si illuminerà, allora non sarà retorica, ma diverrà impegno per sconfiggere la “banalità del male”. In tutte le culture, in tutti gli angoli del mondo con verità e non creando continui buchi della memoria per alterare la verità.
La “disumanizzazione”, è un perverso processo nel quale l’essere umano, per mano di altri esseri umani, si attiva per far perdere completamente la dignità, la personalità. Il fine è di spogliare l’essere umano della sua stessa natura umana, facendogli perdere le sue radici. È un processo per farlo divenire un oggetto, uno strumento numerato da usare. Nel libro “La banalità del male” Hanna Arendt, mette in evidenza l’indifferenza, che diviene banalità, e purtroppo “normalità” grazie anche alla dimenticanza. È quello che rese persone comuni, complici di un genocidio. “Non c’è solo la colpa di chi decide e opera il male, ma c’è anche la codardia di molti che aiuta a far perdere la dignità altrui. Hanna Arendt, racconta le terribili domande che riguardavano, Eichman, alle quali rispondeva che il suo dovere era solo quello di far funzionare un meccanismo. A lui non spettava prendere decisioni sui contenuti. Quando pianificava la partenza di treni per i campi non era suo compito sapere se contenessero ebrei da sterminare o balle di cotone. Quando Primo Levi, decise di scrivere “Se questo è un uomo”, era in campo di concentramento, e se ne fosse uscito vivo, avrebbe dato voce alle parole per rimanere MEMORIA. Lo scrittore non voleva neppure ergersi a giudice dei suoi aguzzini, ma testimoniare quell’evento tragico. Far scoprire a tutti le atrocità subite, È quel senso di giustizia che muove il bisogno umano di condividere, di raccontare, di rendere gli altri partecipi”. Tutti hanno Coraggio? No!!! La casa editrice Einaudi rifiutò il testo di Primo Levi perché Natalia Ginzburg e Cesare Pavese non lo reputarono “favorevole”, perché a loro parere erano già stati editati molti libri riguardanti l’argomento dei campi di concentramento. Primo Levi si rivolse ad una piccola casa editrice, la Francesco De Silva, e pubblicò il libro nell’autunno del 1947. Ma solo nel 1958 il libro divenne un successo. Anno nel quale la casa editrice Einaudi decise finalmente di pubblicare il testo.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.” Primo Levi
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.
Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.
La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata. Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.
L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione. Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.
Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali. La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.
La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.
Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.
Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.
Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.
La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.
Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)
Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.