
Dubbio e sospetto non sono sinonimi, non vogliono dire la stessa cosa. Il dubbio esprime la possibilità di farsi plasmare, di mettersi in discussione, di cambiare un qualcosa, ma anche il cercare di comprendere ciò che non sappiamo. Il dubbio è interno, nasce nel nostro profondo quando le situazioni quotidiane non vanno per il verso giusto, quando gli eventi si ripetono portandoci a conclusioni che non ci soddisfano. È come se vivessimo una storia già scritta, già vista e già da noi stessi interpretata ma pensiamo di non avere “strumenti” efficaci per superarla. Il sospetto è un concetto negativo sempre, perché il sospetto si proietta all’esterno di noi stessi, richiede la nostra verifica reale, per non permettere alla mente di costruirsi “castelli in aria”. Camminando nella vita, prendendo consapevolezza, sappiamo che in ogni ambito di lavoro e di esperienza ci sono calunniatori di professione, che agiscono per invidia oppure per loschi fini. Se il dubbio porta a mettersi in discussione, il sospetto lo posso verificare, e se c’è chi agisce in modo non corretto deve essere smascherato. Sarà proprio questo a permettermi di liberarmi del sospetto e di coloro che lo hanno generato. Per millenni si è dibattuto del concetto di sospetto, in ogni ambito della letteratura, del teatro e delle sceneggiature.
Mi sono sempre chiesta perché nei film, ma anche nella vita reale, i “personaggi” cattivi abbiano un carisma che affascina, un qualcosa che li rende attraenti, direi amicali, eppure l’istinto ci fa percepire che le loro azioni sono malvagie. La mente si presta a divenire terreno fertile per il seme del sospetto dove è incapace di comprendere, filtrare, metabolizzare il messaggio, l’informazione. Ed è nel sospetto, che si annida la calunnia, l’invidia, la denigrazione, che da millenni è causa all’essere umano di piccoli o grandi problemi che dividono, rovinano o distruggono l’Unione, la civile convivenza e un pacifico confronto delle idee.
Nietzsche, nei I “maestri del sospetto”, un elaborato della ‘scuola del sospetto’, primo saggio filosofico del 1878 dal titolo “ Umano troppo umano, un libro per spiriti liberi”; cerca di dare una nuova interpretazione al concetto di sospetto. “Il sospetto deve fare i conti con l’imprevedibilità del reale, con la gioia della vita. Un cammino che ci porta alla scoperta della parte più profonda di noi che rimane sempre da esplorare per tutta la nostra vita, luci ed ombre che velano e svelano”.

Facendo un passo indietro nel tempo, il posto al sole, il vero trionfo del sospetto lo troviamo nel dramma di Shakespeare, in “ Otello il Moro di Venezia”.
Otello è un combattente valoroso, tanto che riesce ad occupare la posizione di Generale dell’esercito di Venezia, nonostante sia appunto solo un “Moro”. Moro non di etnia come penseremmo oggi, perché gli scritti di Shakespeare sono antecedenti alla tratta degli schiavi, ma a qualcuno più scuro dei pallidi inglesi, appunto uno straniero, forse un musulmano che abitava ai tempi in Spagna, in Nord Africa o in Sicilia. Iago al contrario di Otello non è particolarmente valoroso come militare. Lo si intuisce dal fatto che occupa la posizione subalterna di alfiere e che Otello preferisce promuovere Cassio a luogotenente, piuttosto che Iago.
Forse proprio da questa promozione mancata e assegnata ad un altro, nasce tutta l’invidia e la rabbia di Iago. Una rabbia calcolata, mai furiosa ma implacabile nel piano di vendetta che viene portato avanti ai danni del “Moro”.
Il dramma shakesperiano è incentrato sulla profonda invidia che Iago sembra provare nei confronti di chi lo circonda. Come celare tutta questa cattiveria, invidia? Insinuando il sospetto. Iago odia Otello con tutto se stesso, la sua meta è rovinargli l’esistenza, e sotto ogni punto di vista.

Iago e’ sicuramente un uomo intelligente e scaltro che sa usare gli altri, senza remore o dubbi va avanti nel suo intento servendosi di ogni stratagemma.
Ed è sfruttando la fraterna amicizia tra Cassio e Desdemona, che Iago insinua il sospetto nel Moro, usa la debolezza della sua gelosia nei confronti della moglie, che ama con passione e della quale si fida ciecamente.
Ed ecco apparire il vero protagonista, il sospetto del tradimento.
Ed è proprio il concetto di sospetto che piano piano rende il Moro furioso, portandolo a compiere gesti estremi, di cui si pentirà amaramente.

Shakespeare è un genio nel saper mettere in evidenza i vizi e le virtù umane. Le sue tragedie sono fondate sui sentimenti, sulle emo-azioni. L’invidia mette in moto il sospetto, l’invidia è l’origine da cui scaturiscono tutti i mali. E Shakespeare vuole far comprendere ai posteri che è bene non cedere a questo sentimento, perché non porterà mai a niente di buono. Sembra voler metterci in guardia. E lo fa attraverso il diabolico e invidioso Iago, che usa la sua scaltrezza solo per fare del male.
In “Otello” non ci sono dei buoni sentimenti, ogni cosa viene distrutta, fatta a pezzi dal sospetto che ha alimentato l’invidia e la gelosia
La vera “modernita” è mettere in evidenza la contrapposizione tra bene e male. Comunicare per riflettere e apprendere, non far sedimentare il sospetto.
La modernità di “Otello” è che riesce a mettere in evidenza la cattiveria, la perfidia raggiunta insinuando il sospetto nelle menti. È ciò che oggi vediamo succedere all’interno di coppie con i “femminicidi”, nella comunicazione usata quale strumento per togliere credibilità a un magistrato, a un politico, a chiunque sia un possibile ostacolo. Iago, non è il classico antagonista da cui l’eroe non si aspetta altro che azioni malvagie volte a distruggerlo, Iago è un antagonista subdolo, amichevole, a volte gentile e altruista ma ingannatore, ed è questo a renderlo crudele.
Il lettore, lo spettatore lo comprende perché è proprio Shakespeare a scrivere i pensieri di Iago, facendoci partecipi delle sue reali intenzioni. E se ciò non fosse messo in evidenza? Chi di noi non cadrebbe nella “trappola” ordita ai nostri danni? In Otello il sospetto è alimentato dalla parola che determina le azioni: l’interpretazione degli eventi si basa su indizi, su prove oculari vanamente richieste e artificiosamente prodotte.
Iago si finge amico di tutti, quando in realtà il suo obiettivo è distruggere chiunque ha intorno, la sua invidia vuole e pretende di impossessarsi delle vite altrui, distruggendole. Ha bisogno di togliere dalla realtà ciò che di leale e buono c’è nelle persone.

Iago è il Male. Il Male travestito da Amicizia. La sua modernità è proprio in questo. Chiunque di noi, prima o poi, ha avuto a che fare con false amicizie. Shakespeare ci ha lasciato la possibilità di riflettere su concetti atavici quali, invidia, gelosia, cattiveria ma sopratutto sul concetto di sospetto, purtroppo un atto subdolo che se usato a fini distruttivi può portare a fare stragi.
Grande articolo, di grande riflessione sui rapporti e non solo. ❤️
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