Mercoledì 20 luglio 2022, nella Sala delle Esposizioni della Presidenza della Regione Toscana in Piazza Duomo 3, si è svolto l’evento “Pinocchio va in Ucraina” con la lettura in lingua Italiana e Ucraina di Ugo De Vita del capitolo 35, del celebre romanzo di Carlo Lorenzini, con l’episodio del pescecane. L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Culturale (no-profit) “Alice in Cerca di Teatro” con il patrocinio della Regione Toscana, la Città di Firenze, in collaborazione con Firenze Fiera, la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana, il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il coinvolgimento del Consolato Ucraino. Pinocchio fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883. Hanno preso parte all’evento anche Carlo Maltese, Artista atteso nei prossimi giorni alla Biennale di Venezia, autore dell’opera grafica a tecnica mista da un inchiostro di Ugo De Vita intitolata “Pinocchio va in Ucraina”, il giovane chitarrista Samuele Chiozzini, l’attore Misha Tarasiuk e in collegamento da remoto da Kiev, rappresentanti delle istituzioni Ucraine. L’originale idea del Professore Ugo De Vita, ha dato a tutti i presrnti l’opportunità di assistere ad una performance Artistica molto intensa, all’insegna della sinergia delle Arti, con la lettura bilingue del celebre capitolo di Collodi e di altri brani col la voce di Ugo de Vita e dell’attore Ucraino Misha Tarasiuk. Ha fatto gli onori di casa Alessandro Lo Presti della Segreteria del Presente della Regione Eugenio Giani, mentre il saluto del Consiglio Comunale di Firenze è stato partecipato dal suo Presidente Luca Milani, in rappresentanza del Presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini, la dott.ssa Francesca Freschi e la dott.ssa Beatrice Simonetti
Riccardo Rescio per Italia&friends Elena Tempestini per Etpress Comunication
L’Arte è una delle tante strade della solidarietà ……
L’evento è promosso e organizzato dall’Associazione Culturale (no-profit) “Alice in Cerca di Teatro” con il patrocinio della Regione Toscana e Città di Firenze in collaborazione con Firenze Fiera e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Fondazione Teatro Nazionale della Toscana e il coinvolgimento del Consolato Ucraino. Mercoledì 20 luglio 2022 alle ore 10,30 nella Sala delle Esposizioni della Presidenza della Regione Toscana in Piazza Duomo 3 si svolgerà l’evento “Pinocchio va in Ucraina” con la lettura in lingua Italiana e Ucraina del capitolo 35, del celebre romanzo di Carlo Lorenzini con l’episodio del pescecane. Pinocchio fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883. Prenderanno parte all’evento anche Carlo Maltese, Artista atteso nei prossimi giorni alla Biennale di Venezia, autore dell’opera grafica a tecnica mista da un inchiostro di Ugo De Vita intitolata “Pinocchio va in Ucraina”, il giovane chitarrista Samuele Chiozzini e in collegamento da remoto da Kiev, rappresentanti delle istituzioni Ucraine. L’originale idea del Professore Ugo De Vita, darà l’opportunità di assistere ad una performance Artistica irripetibile all’insegna della sinergia delle Arti, con la lettura bilingue del celebre capitolo di Collodi e di altri brani col la voce di Ugo de Vita e dell’attore Ucraino Misha Tarasiuk. “Ho accolto con piacere l’invito di Ugo De Vita, ha dichiarato Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera al quale va il merito di essere riuscito a riunire attorno a sé un gruppo di Artisti impegnati nella vicinanza al Popolo Ucraino, con l’obiettivo di favorire il viaggio di Pinocchio verso Kiev, per portare un po’ di leggerezza in tanta sofferenza con la storia del burattino più amato, letto e tradotto nel mondo”.
Riccardo Rescio per Italia&friends Elena Tempestini per Etpress Comunication
Ugo De Vita al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze
“Concerto in voce recitante” con Ugo De Vita Sabato 4 giugno 2022 alle ore 17.00, al Conservatorio Cherubini di Firenze, nella Sala del Buonumore Pietro Grossi, uno straordinario spettacolo dal titolo “Concerto in voce recitante” realizzato da Ugo De Vita, autore, attore e docente universitario, propone una lettura dall’epistolario di L.V. Beethoven (1770-1827), con le preziose collaborazioni della Prof.ssa Daniela De Santis (Musica da Camera) e del Prof. Maurizio Biondi (Storia della Musica) e i giovani musicisti del Conservatorio “Luigi Cherubini”. La voce recitante si alterna a esecuzioni dalla Sonata n 5 op. 24 (II Adagio molto espressivo) e la Sonata n 10 op. 96, consegnandoci una scelta di brani (dalle traduzioni di germanisti illustri) delle Lettere del musicista. E’ un vero e proprio spettacolo innovativo nella forma e nei contenuti musicali e letterari. Il commento musicale sarà curato da Maurizio Biondi (ingresso libero e senza prenotazione). Conservatorio Luigi Cherubini Firenze https://www.consfi.it/
Riccardo Rescio Italia&friends Elena Tempestini Etpress Comunication
Venerdì 6 Maggio alle 18.00 si è tenuta al Teatro del Maggio nel Foyer di Galleria “Prima le parole e poi la musica” rovesciando ordine di titolazione di una deliziosa opera di Antonio Salieri con libretto di Giovanni Battista Casti (1786), la conferenza curata dal prof. Maurizio Biondi introduceva “Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart (1786), opera del Festival, con la partecipazione di Rosalia Cid (Soprano) e di Vittorio Fait al pianoforte. Alle spalle di Maurizio Biondi, scorrevano su un grande schermo immagini o brevi insert, che evocavano allestimento e carattere dell’opera mozartiana e lo stesso Biondi con grazia e padronanza assoluta al piano dava corpo a citazioni colte e al discorso come prendendo per mano lo spettatore. L’eloquio sospeso tra divulgazione e semiologia della musica, scorreva fluido e piacevolissimo, tra letteratura, filosofia e teatro a ricordare, nomi e presenze delle cantanti e i protagonisti dell’opera al tempo del compositore, tempo breve e gemmato dalla superba bellezza della sua arte. Così quello che avrebbe potuto apparire noioso, mancando l’emozione viva della esecuzione dell’opera, si faceva umanissimo affidamento alle espressioni dei sentimenti che la musica porta con sé anche in semplici parole che, oltre la didascalia, ci consegnavano ritratti d’epoca e insieme analisi sapiente dell’opera. Biondi riusciva a parlare d’amore senza mai banalizzare sentimento ed evocava in questa tensione, un grande scrittore italiano dimenticato, Giorgio Manganelli, di cui per altro cade centenario della nascita. Manganelli in una celebre intervista aveva espresso ritrosia nel pronunziare la parola “amore”, che pure aveva scelto quale titolo di una sua scrittura. Appassionato melomane amava Mozart e dell’opera celebrava in una conversazione col compianto Paolo Terni, oltre le note i silenzi. Per questo è molto altro, non è stata quella al foyer della galleria, semplice celebrazione di intrecci amorosi, “triangoli” e abbandoni ma un discorso che si faceva storia del “vissuto”, discorso che Biondi riesce ad attualizzare e a portare sul binario dei “fatti della vita”, lì dove la partitura musicale e il cantabile, come l’arte in genere, trova espressione più alta e profonda. Il passaggio poi alle arie mozartiane per voce e pianoforte è stato “corolla” a questa introduzione. Restano dunque in noi i tratti gentili, gli abiti, le parrucche, le voci ascoltate o immaginate, le parole al servizio della musica ma anche, attraverso di essa, capaci di tornare all’umano in un tempo di barbarie, con scenari di guerra che paiono di “un altro mondo” e forse lo sono. Mozart aveva ventinove anni quando compose “Le nozze di Figaro”, si sarebbe congedato al mondo solo sei anni più tardi ma, come in molti hanno scritto, aveva già compiuto quanto era destino, caso o provvidenza. Quì un’ora e poco più di pensiero e teatro musicale, con e attraverso la parola, ha riportato i presenti al senso del sublime e alla bellezza e còlto in Sala ampio consenso.
Ugo De Vita regista, autore e attore di prosa. Diplomato all’Accademia Nazionale di Arte drammatica, dopo gli esordi con Dario Fo e Franca Rame ha conseguito la laurea e specializzazione americana in “Psicologia clinica”, svolgendo lo stage di perfezionamento con Oliver Sacks nel 1992
Nella luce dorata del Goldoni con la consueta diligenza registica di Gabriele Lavia, in disegno puntuale e nitido, la sua voce profonda e monodica, timbrata e scura, fonde e confonde parole. Ricordo Gabriele, la prima volta che lo vidi , nel Volpone di Ben Jonson (venti anni prima di dirigerlo in un cortometraggio e poi in teatro in una “maratona poetica” alla Pergola) era la seconda metà degli anni settanta e all’Argentina a Roma, lo applaudivo adolescente, in una replica accanto ad un magnifico Mario Scaccia. Era Mosca, servo agilissimo che tagliava in lungo e largo il palcoscenico. Lavia è attore di nervi e corpo, sinuoso, elegante, dal passo felpato per poi fendere l’aria ballerino di tango o flamenco, presenza da primo attore fin dagli esordi. Ricordo averne parlato con Flavio Bucci, quando lo avevo in compagnia su i Sonetti di Shakespeare, Flavio, grande interprete, gli invidiava bonariamente, rigore e pulizia e soprattutto attitudine di regia. Mai una sbavatura, una macchina attoriale formidabile. Qui al Goldoni antico e glorioso teatro fiorentino, in verità un gioiello tra i molti del capoluogo toscano in fatto di architettura, Gabriele propone Le favole di Wilde. Prima una sorta di “a parte” col pubblico, discorso tra il confessionale e l’erudito, con bagliori di letteratura, filosofia, etimo. Ma non sorprende perché è colto e sensibile Gabriele. Apre la conversazione con una battuta di teatro. “Guarda Ugo, è molto semplice: sono due favole e nulla più!”. Anche solo scovare in un vecchio scaffale quei testi dimenticati è invece operazione encomiabile. Oggi poi nel tempo della barbarie e la banalità. “Ma che vuoi -insiste Lavia- studio, cerco, instancabilmente. Mi alzo al mattino, scendo di casa per un caffè e poi torno e mi immergo ancora nelle letture e tra le pagine alla ricerca di me stesso e gli altri.” Ma l’attore è un intellettuale? “Dovrebbe esserlo…sai si dovrebbe spiegare cosa significhi essere attore oggi, chi possa davvero dirsi “attore”. Quale l’identità dell’interprete? Io – tu lo sai – parlo e frequento gli amici, quelli con cui condivido o ho condiviso la scena. Amici, alcuni fraterni. Gli altri so che fanno delle cose.” Ma perché Wilde? “Wilde è un autore meraviglioso, qui ci sono le due fiabe del Principe felice e del Razzo eccezionale ma come tutti gli scrittori, gli scrittori veri, intendo, il suo libro è sempre lo stesso: il Ritratto di Dorian Gray. Dissipazione di sé. Perdita e abbandono. Amore. Non sacro né profano. Scevro da luoghi comuni ed enfatizzazioni. L’amore come principio e fine. Come per tutti i poeti. In fondo Wilde muore per amore.”. L’amore è bellezza? “L’amore è la vita, è senso dell’orrore e insieme bellezza, certo. Wilde è un irlandese, anche la sua terra e la sua tradizione gli procura una ferita. Divaricazione, crisi, ambiguità. Lui però è autentico in questa crisi, che porta con sé.”. L’omosessualità è stata, nel suo caso, come in molti altri, movente di una persecuzione, penso a Wilde e mi vengono in mente i nostri scrittori nel secolo successivo il Novecebto, alludo a Testori e a Pasolini. “Pasolini è stato oggetto di un massacro, Testori mi pare soffrisse una crisi più intima e di natura religiosa. Wilde paga la sua natura.” Ma il matrimonio, i figli… “Altro amore, scelte d’amore, cioè dettate dal sentimento. Le trappole del sentimento, in queste anime nobili, possono procurare ferite e danni devastanti.” Come indicava il tuo amato Bergman, filtrato da August, con le “migliori intenzioni”. “Sicuro che è così. Gli errori si fanno e quando si fanno si pensa invece che quelle siano le scelte più consone.” Una domanda diciamo personale. “Dimmi”. Il registratore Geloso che ti donai, alle prove con Orsini a Roma al Quirinetta, lo tieni con cura? “Certo, è a casa mia, funziona!”. E poi ride di gusto come gli capita di rado, forse memore di quella prova su una poesia di Eduardo, che fece affiorare il ricordo di infanzia, che mi aveva confidato, di quel tavolo coi suoi e lui bambino, della radio a valvole e poi della magia di un registratore Geloso negli anni ‘50 coi tasti colorati, di cui trovai modello in un negozio di “cose di altri tempi” e gli portai in dono, con il corredo di bobine pronte all’uso.
Ugo De Vita, autore, attore di prosa e regista, doppiatore è considerato la più grande voce del Teatro Civile Italiano.
Lunedì 4 aprile 2022, nella Sala del Cocomero, del Teatro Niccolini di Firenze il Professore Ugo de Vita, autore, attore, regista e scrittore ha incontrato, di fronte ad un pubblico attento e partecipe, Elena Tempestini, storica, giornalista, ricercatrice e scrittrice, insieme hanno dato vita ad un magia informativa, che ha catalizzato l’attenzione di tutti i presenti. Una magia che nulla ha avuto a che fare con i giochi di prestigio terminologici o ad una mera esplicitazione nozionistica, ma un vera e propria indicazione e sollecitazione a considerare i fatti e le circostante, non legate al momento contingente, ma contestualizzate nei diversi tempi in cui le situazioni, le circostanze, gli eventi e gli avvenimenti si sono generati. Questo è un processo utile in ogni tempo e per ogni evento, ma diviene indispensabile nei momenti in cui i venti di guerra soffiano e devastano, per poter comprendere ciò che accade. Se non si conoscono le vere motivazioni di fondo delle piccole e grandi storie, l’evolversi, spesso l’involversi e a volte il degenerare dei fatti, non usciremo mai dal dualismo in cui da sempre fa comodo che si resti. Ecco perché l’informazione, a prescindere dai miei usati, da sempre riveste una importanza strategica enorme. È comunque sempre la comunicazione che può fare credere reale, ciò che reale non è, e falsificare la realtà oggettiva, rendendola irreale. Un lungo sentito applauso ha coronato la conclusione dell’incontro.