“San Gimignano Torri e Vernaccia” di Elisabetta Failla

Potevamo perderci l’Anteprima della Vernaccia di San Gimignano? Noi di EtPress siamo arrivati ieri al tramonto fin da subito abbiamo subito il fascino e la magia di quella che una volta era la “Manhattan della Toscana” con le molteplici torri che svettavano nel cielo e di cui, oggi, ne rimangono solo alcune. La Vernaccia di San Gimignano, la “Regina Bianca”, unico vino bianco Docg della regione, merita di essere riscoperta. I sentori di fiori e frutta gualla (ginestra, pesca, ananas) si uniscono allo zafferano e alle note sulfuree derivanti dal terreno ricco di fossili e conchiglie. Perché questa zona, nel Pliocene, era solamente il fondale del mare. Freschezza, acidità e sapidità, infine, contribuiscono a rendere la Vernaccia la grande Regina Bianca della Toscana.

Elisabetta Failla per Et Press Comunicazione

“La Chianti Classico Collection 2022 torna alla Stazione Leopolda” di Riccardo Rescio

“La Chianti Classico Collection 2022”
torna a presentare le nuove annate dei vini del Gallo Nero, i suoi produttori e le nuove Unità Geografiche Aggiuntive.
Due giorni riservate alla stampa e ai professionisti del settore per incontrare oltre 180 produttori e assaggiare oltre 700 etichette firmate Gallo Nero, Chianti Classico annata, Riserva e Gran Selezione, il Vin Santo del Chianti Classico e l’Olio DOP Chianti Classico. La migliore e maggiore comunicazione del nostro Paese nel mondo passa attraverso la conoscenza, partecipazione, divulgazione e condivisione, di tutte le peculiarità che caratterizzano e identificano le Terre Uniche delle 20 straordinarie Regioni d’Italia.


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“La necessità di una sempre maggiore e migliore Comunicazione” di Riccardo Rescio

Oggi la comunicazione è veloce, dinamica, con molti competitor estremamente abili.
Vince chi meglio comunica e più coinvolge la potenziale utenza attraverso offerte attrattive, accattivanti, convincenti, che parlino il linguaggio del momento, con gli strumenti del momento.
Comunicare bene e in modo performante, è come scalare una montagna dove la vetta si raggiunge con il supporto di portatori esperti e forti.
Gli sherpa informatici, sono i buoni conoscitori dei percorsi, delle strategie di ascensione e delle diverse azioni necessarie da mettere in campo, diventando sempre più elementi essenziali e inalienabili nel web, quanto lo sono in una spedizione.
La vetta della montagna è la soglia di attenzione che bisogna raggiungere, solo quando si sarà in cima si potrà ottenere la massima visibilità del messaggio che si intende comunicare.
Una azione comunicativa che dovrà essere continuamente e costantemente mantenuta nel tempo.
Come le attrezzature, fatte da corde, chiodi moschettoni, costituiscono l’insieme degli strumenti necessari ed indispensabili per la scalata, così i motori di ricerca sono nel loro complesso le attrezzature informatiche necessarie al raggiungimento della visibilità cercata.
Come gli sherpa utilizzano le attrezzature e supportano gli scalatori per raggiungere la meta, così gli esperti di comunicazione e web marketing supportano gli scalatori di visibilità a raggiungere gli obiettivi attraverso la presenza sulle maggiori piattaforme web.
“Et Press” comunica con post , storytelling, articoli, immagini, video e foto video, la contemporaneità di momenti ed eventi, realizzando coinvolgenti percorsi di fidelizzazione, reiterando messaggi sempre nuovi e diversi nella presentazione.

Riccardo Rescio – Firenze 21 marzo 2022

I&f RotoWeb Illustrato marzo 2022 https://italiaefriends.wordpress.com/2022/03/01/if-rotoweb-illustrato-marzo-2022/?preview=true

“Et Press” Interconnessioni Comunicative

Et Press Comunicazione


Etpress Comunicazione è una piattaforma che interagisce in tempo reale tra Arte, Cultura, Sport, Tecnologia, Territori e Attualità.
Il tempo è quella illusione che non si misura in ore e minuti, ma si percepisce nelle trasformazioni.
Anche l’Italia, che è il più grande giacimento di Bellezza e il maggiore concentrato di Arte, in un territorio fra i più amati e ambiti al mondo, ha necessità e bisogno che il suo modo di comunicare tutto il bello e il che ha, si trasformi.
Sta a noi che abbiamo l’opportunità di viverci, scoprire, apprezzare, amore e soprattutto comunicare tutte le peculiarità che caratterizzano e identificano le Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni.
Et Press Comunicazione lo fa utilizzando il web.
Scoprite http://www.etpress.it un nuovo modo di comunicare.

“Il Vino Stra-Rock di Gianna Nannini” di Elisabetta Failla

In molti forse ignorano che la rockstar senese produce vino a Certosa di Belriguardo, l’azienda agricola di famiglia che ha rilevato nel 2006 con 75 ettari di cui 8 coltivati a vigneto nel cuore del Chianti dei Colli Senesi. In questo luogo, a pochi chilometri da Siena, Gianna Nannini ha passato la sua infanzia, ha composto le prime canzoni, e ha conosciuto fin da bambina l’affascinante mondo del vino. “Fin da bambina partecipavo al rituale della vendemmia – ha raccontato –  che avveniva con i canti, si pestava il vino a piedi nudi; io le prime canzoni le scrivevo scappando con il motorino in mezzo alle zolle”. Quando ha rilevato l’azienda di famiglia si è rivolta ad uno dei massimi esperti, Renzo Cotarella, per produrre “un vino che fosse meglio del Tignanello”.  E ieri sera, in occasione dell’evento inaugurale delle Anteprime 2022 nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, ha presentato il nuovo rosso prodotto con Sangiovese. Un vitigno che la cantante ama perché è “stra-rock’: genera emozioni e vibrazioni a non finire, ma è sempre il frutto del lavoro di un gruppo e di una band. Mai di un solo solista”. 

Elisabetta Failla Giornalista – Firenze 20 marzo 2022

“Solare ed energica, sorridente e determinata” di Tiziana Leopizzi

Solare ed energica, sorridente e determinata, curiosa, lungimirante, colta, generosa, disponibile e organizzata al millimetro. Stiamo parlando di Alba Cappellieri di cui qui riporto alcune riflessioni: “Non mi godo i risultati, lo stop forzato mi ha insegnato a riflettere sulle scelte innocue della vita non é sufficiente la vocazione” e ancora “non riesco a smettere di conoscere” . “Fare il professore non è un lavoro lo farei comunque perché è una di ragione di vita”. Professore ordinario al Politecnico di Milano, cattedra di Design del Gioiello e Accessori Moda, Direttore del Master internazionale in Design degli Accessori di Moda, del Master in Brand and Product Management presso Milano Fashion Institute, presidente di Milano Fashion Institute, scrittrice, curatore di moda internazionale in Design degli Accessori di Moda, del Master in Brand and Product Management presso Milano Fashion Institute, presidente di Milano Fashion Institute, scrittrice, curatore di mostre, tra i suoi committenti Van Cleef & Arpels, direttore e fondatore del Museo del gioiello di Vicenza. La provenienza dalla Federico II si sente… La Prof. Cappellieri sa trasmettere il suo sapere in modo modo semplice e coinvolgente, un dono che appartiene a chi possiede una cultura vera, profonda.
Le sue lezioni aprono ad un mondo di altissima professionalità, fatto di competenza e di rispetto e per questo è adorata dai suoi studenti così come l’adorano i suoi colleghi. E il Mondo è la sua casa ormai, chiamata ovunque com’é a tenere conferenze e master. Figura bellissima sotto ogni punto di vista e con una famiglia meravigliosa completa di cani e gatti di cui uno va in deliquio per il profumo dei fiori, è grande amica di ARTOUROilMUST a cui partecipato diverse volte con il Politecnico di Milano, è Artour-o d’Argento il riconoscimento destinato a chi ha fatto della bellezza sistema di vita e di lavoro.
Tante le sfaccettature della sua brillante personalità, tra cui spiccano la sua insaziabile curiosità, la passione per l’insegnamento il suo habitus mentale, e per i suoi studenti che sono la sua linfa. Lieti di conoscerla Prof!

Tiziana Leopizzi Architetto Firenze 19 marzo 2022

“Un borgo toscano magico: Lucchio” di Elena Tempestini

Lucchio Valle Pistoiese

Lucchio. Il paesaggio toscano. Dolci colline, cipressi solitari che appaiono come sentinelle a guardia delle strade sterrate abbracciate da vigneti illuminati dal sole. La Toscana regala antichi paesaggi, come regala autentiche “perle” di pietra e mattoni, piccoli borghi un tempo carichi di vita.

Lucchio, il borgo più nascosto della Toscana

Lucchio è il paese, il borgo, più nascosto e arroccato della regione Toscana: Lucchio. Si trova nella valle del fiume Lima. All’incrocio della strada che da Bagni di Lucca si incontra con la via del Brennero che sale da Pistoia.
Una valle inselvatichita di vegetazione che ricrea paesaggi medioevali e danteschi. Una valle quasi sicuramente già abitata dai Celti, anche grazie alla sacralità di una vegetazione così  verde e ricca.

La città delle aquile reali

Lucchio appare in tutta la sua magia salendo per una strada tortuosa, piena di curve. Lasciata così, come era stata costruita secoli addietro. Sembra la città delle aquile reali da quanto è inaccessibile. Secoli e secoli hanno scolpito Lucchio quale parte della roccia maestosa. Una fortezza di un paese abbandonato e oggi fantasma del tempo che fu.
Nel camminare davanti a queste case di roccia, alcune restaurate per le vacanze estive, incontro su una seggiola di paglia un anziano del luogo. Con il suo sorriso rassicurante, mi racconta di storie di cavalieri e di un castello che sovrasta la cima della montagna. Alzo gli occhi e non vedo castelli, vedo delle pietre e qualche muretto che forse un tempo remoto furono  il perimetro di un castello. La tradizione racconta che la Rocca sarebbe stata commissionata da Matilde di Canossa ma studiosi hanno scoperto che sicuramente fu un insediamento molto più antico, risalente ai romani e ai  longobardi.

Lucchio, contesa fra Firene e Lucca

Il castello, o rocca di Lucchio per molti anni venne conteso dal dominio lucchese e da quello fiorentino. Intrighi e guerriglie per una rocca seminascosta che dominava l’intera vallata della Lima. Una posizione molto strategica.
Il vecchio signore ha voglia di raccontare. Non molti viaggiatori vengono in questo paese, la strada ha un accesso molto ripido, tanto da aver paura di scivolare indietro. L’anziano del luogo continua il suo racconto, ed è la storia, o leggenda, di due giovani fanciulle che con l’arte della femminilità salvarono la rocca da alcuni cavalieri fiorentini che volevano impossessarsene.

le due giovani fanciulle che salvarono la rocca si chiamavano Anastasia e Lucia di Vico Pancellorum.

Vico Pancellorum

(Dal volume di storia lucchese, Volume 2 Di Antonio Nicolao Cianelli, apprendiamo che non fu leggenda ma storia vera) :, nel giugno del 1437 scoprirono, con gran scaltrezza femminile, il tradimento di Gasparo da Slazzema, Castellano di Lucchio, e sventarono il tradimento. Attirato con l’inganno, scherzando e giocando con lui, sfoderarono armi femminili a cui era impossibile rimanere immuni. Sotto la loro seduzione il tradimento a favore dei fiorentini venne sventato.
Questo luogo mantiene un fascino particolare, ha i colori della pietra confusi nel verde di una vegetazione sacra, inviolata, la magia di antiche sensazioni medioevali che rendono per qualche ora il viandante parte di un paesaggio presente, un piccolo grande tesoro ancora incontaminato . Vi posso assicurare, essendomi arrampicata varie volte a toccare i resti di quelle pietre che un tempo furono un castello, che si percepisce una antica energia.

di Elena Tempestini

“Tornabuoni Art ritorno alle origini” di Riccardo Rescio

Venerdì 18 marzo 2022, Tornabuoni Arte – Arte Antica, ha presentato alla stampa la nuova collezione di ‘Dipinti e Arredi Antichi 2022’, esponendo una selezione delle opere più significative del catalogo.
Un ritorno alle origini, Casamonti torna nella sua prima Galleria, in via Tornabuoni, 5 a Firenze.
aperta negli stessi spazi dove nel 1981 è nata tutta la storia della Tornabuoni Arte.
#tuttoilbelloeilbuonochece #etpress #comunichiamoalmondolitalia @davis & Co.

Musica : https://youtu.be/Pczm_JmAILo

“La bellezza dei numeri e delle forme” di Elena Tempestini

Come si sviluppano le forme

Lo scultore Henry Moore è stato il primo grande artista a scoprire il libro scritto da D’Arcy Thompson: “On Growth and Form”, Sulla crescita e sulle forme.

D’Arcy Thompson, biologo, matematico ed umanista, fu antesignano nell’evidenziare il rapporto tra l’arte e la matematica, osservando e studiando le strutture geometriche della fillotassi: l’ordine e la disposizione con la quale la natura si sviluppa. Thompson, dimostrò che tutta la natura segue i modelli matematici della sequenza numerica di Fibonacci, la sezione aurea e le spirali logaritmiche.

Lo studio della fillotassi lo possiamo ritrovare nelle osservazioni sulla crescita delle piante, già conosciuto da Teofrasto nel 200 A.C., da Plinio il Vecchio, da Leonardo Da Vinci che evinse la struttura spiraliforme, fino a Keplero che nel 1600 intuì la relazione tra fillotassi e i numeri di Fibonacci, anche se la dimostrazione scientifica ebbe la sua manifestazione solo nel XIX secolo. La “curiosità” meno conosciuta della scoperta della successione di Fibonacci, nasce nel 1223, a Pisa, quando l’imperatore Federico II di Svevia assiste a un singolare torneo. Gli sfidanti sono i più insigni matematici dell’epoca e le armi sono le loro conoscenze e intuizioni. La gara consisteva nel risolvere, nel minore tempo possibile, un problema matematico: “quante coppie di conigli si ottengono in un anno a partire da una sola coppia?”

Assumendo l’ipotesi di avere a disposizione una coppia di conigli appena nati, che diventi fertile dopo un mese, dia alla luce una nuova coppia all’inizio del secondo mese e tutte le generazioni future si comportino in maniera analoga, dando vita a una nuova coppia ogni mese.

La risposta fu data velocemente da Leonardo Fibonacci, matematico pisano: il numero è 144! Fibonacci applicò la sequenza che poi prese il suo nome così rappresentata: ciascun numero è la somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144…fino all’infinito. 

D’Arcy Thompson un precursore? Scienza antica e scienza moderna, sono una convergenza?

Con il suo libro “sulla crescita e sulle forme”, Thompson getta le basi della biologia matematica fin dal XIX secolo: creando un “ponte tra scienza e arte”. 

Possiamo affermarlo oggi in questo inizio del 2022, nel quale dopo due anni di pandemia, dobbiamo capire, tornare a comprendere il rapporto tra bellezza e società. La fondamentale connessione tra il benessere collettivo e la qualità estetica dei nostri contesti di vita. Praticamente il costante dialogo della vita che si alterna tra disperazione e speranza.

Pochi anni dopo la sensazionale scoperta del “Bosone di Higgs”: una particella molto speciale che permette di comprendere il perché le altre particelle elementari che costituiscono il nucleo atomico, hanno massa. Se non ci fosse la massa gli atomi non starebbero insieme, se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la materia e di conseguenza neanche noi esseri umani e l’universo. E’ dalla massa nascono le forme e le loro proporzioni. Questi studi avvengono presso il CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, nel quale si trova l’LHC, l’accelleratore di particelle elementari.

Ed è questa continua ricerca di ciò che ancora non si conosce, che ha dato vita ad un esperimento che è, allo stesso tempo, un viaggio nel tempo più lontano e nello spazio più piccolo che possiamo immaginare. Un esperimento innovativo che varca una soglia che ci ricorda che l’essenziale è spesso invisibile agli occhi.

È l’immagine che aiuta l’interpretazione della scienza, vista anche dalla prospettiva di un visionario.

Il senso della bellezza

Il titolo del progetto si chiama Il Senso della Bellezza. Un’opera concepita e realizzata da Valerio Jalongo, filosofo, regista e, autore di scrittura creativa. Un docufilm, nato insieme alla direttrice del CERN, la fisica italiana Fabiola Giannotti e,circa centocinquanta scienziati che lavorano al progetto scientifico. È la documentazione della continua ricerca della bellezza e del suo concreto concetto.

La conoscenza, come l’arte, è un bene che appartiene all’umanità. (Fabiola Giannotti direttrice CERN)

Quale migliore occasione se non filmando la ricerca scientifica, attraverso gli esperimenti e le conseguenze che si presentano agli scienziati?

Valerio Jalongo e il CERN, ci dimostrano nel documentario, che la bellezza non è solo quella che si vede con gli occhi, ma è un’immagine che può essere penetrata con la mente. 

È una bellezza che si manifesta attraverso le parole e i sentimenti degli scienziati, nella bellezza delle leggi fisiche e nella simmetria come criterio guida per la ricerca delle leggiancora ignote. Leggi non così lontane dalle ricerche estetiche di artisti che usano mezzi visivi. 

Ed ecco la visione di D’Arcy Thompson, lo scienziato ottocentesco che dimostrò che la forma di un organismo è il punto di contatto tra i due mondi: Arte e scienza. Divenendo il risultato di leggi fisiche che operano e descrivono la crescita e la forma biologica secondo schemi matematici, come la conchiglia del mollusco Nautilus, il quale cresce ad un ritmo costante e il suo guscio è una delle forme più note della sezione aurea; una spirale logaritmica. La quale sezione aurea altro non è che il numero cui tende il rapporto tra ogni numero della successione di Fibonacci e il suo precedente cioè 1,6180334… Alla sezione aurea, fa capo il concetto artistico-matematico di perfezione, rinvenibile nelle proporzioni di tante architetture.

D’Arcy Thompson è stato un grande comunicatore di scienza del Regno Unito, colui che ha ispirato un’intera schiera di disegnatori che si sono impegnati nei secoli successivi, nello studio delle forme. Per D’Arcy non ha senso la parola “astratto”, dal momento che ogni forma che abbia preso corpo è già concreta. Ed è allora che la forma viene indagata con un modello matematico-geometrico in relazione al processo di crescita sul quale agiscono le forze della materia: causa dell’origine e del mutamento. Una regola applicabile universalmente sia al mondo organico che inorganico.

È la conclusione di un processo di crescita biologica nel quale ciascuna forma è indice della propria storia. Sarà la sua forma a spiegare le leggi alla quale ha obbedito per dimensione e memoria del proprio divenire. Allo stesso tempo, saranno le immagini di un processo che non è ancora del tutto concluso che si mostra allo spettatore nel suo fluire.

La lingua di Dio

Il CERN di oggi, un possibile ponte sul quale, scienziati da una parte e artisti contemporanei dall’altra, si incontrano per la ricerca della verità?

La bellezza matematica è una qualità che non può essere definita, non più di quanto la bellezza possa essere definita per l’arte, ma chi studia matematica, di solito, non ha difficoltà ad apprezzarla.“

Arte e Scienza non sono mai state in competizione. il film svela il significato del proprio titolo nella pratica della curiosità, della conoscenza, alternando a immagini della natura come la conosciamo e la percepiamo, ad altre, artistiche, in altissima definizione provenienti dalle opere di artisti internazionali, che la ricreano ispirandosi alle scoperte della fisica

Un sapere ri–scoperto nella sua eternità, grazie ad una sensibilità moderna che dimostra un concetto di atemporalità. Senza dimenticarci di Galileo, che studiando le leggi dell’Universo, stabilì che la matematica era la lingua parlata da Dio.

di Elena Tempestini

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“Pinocchio, non favola, ma storia vera di luoghi e personaggi” di Elena Tempestini

“C’era una volta un re!” è un suono rassicurante per ogni bambino, ma in Pinocchio è: “c’era una volta un pezzo di legno”. La fantasiosa avventura inizia con una piccola delusione per i più piccoli.

Ma la favola scritta da Carlo Lorenzini con lo pseudonimo di Collodi, paese di nascita della madre, presso Pescia (Pistoia), è un racconto per adulti, è la ricerca del fanciullo che eravamo, l’opportunità di apprezzare la vita con una prospettiva più aperta, più accogliente e meno condizionata dai giudizi altrui.

Giuseppe Prezzolini dichiarava che se si fosse compresa la bellezza di Pinocchio si sarebbe compresa l’Italia, con gli smarrimenti e le resurrezioni. Ovviamente adulta e vera. E quindi anche i luoghi della favola sono vivi e reali fonte di ispirazione.

A  cominciare dal centro storico della Firenze ottocentesca (Via Taddea, poi al centro delle demolizioni per costruire il Mercato Centrale), dove il burattino (e il suo autore) nacque, per lanciarsi poi verso la campagna circostante e i paesi della Piana a Nord Ovest della città, oggi contesa da industrie, alta velocità, autostrada e aeroporto: Campi Bisenzio, l’Osmannoro, Sesto Fiorentino, Peretola e così via. Il teatro geografico non è frutto della fantasia del suo autore, ma conoscenza e rappresentazione di luoghi reali.

La casa di Geppetto é a Castello, il teatro dei burattini a Peretola, il Quercione dell’impiccato alle Cascine, l’Osteria del Gambero Rosso a Travalle, la Città delle Api industriose a Capalle, gli zecchini d’oro alla Villa Gerini, il Paese dei Barbagianni alla fabbrica di porcellana della Ginori di Doccia (Sesto Fiorentino), da dove alla sera gli operai, uscendo imbiancati di polvere di caolino, assomigliavano a barbagianni. Inquinamento industriale dell’epoca! Il mare infestato dal terribile pesce-cane era presso la grande palude oggi nota con il nome delle Piagge, dalla quale fuoriuscivano ammassi di detriti e tronchi dalle forme mostruose e dalle fauci spalancate.

Anche la fatina dai capelli turchini è un personaggio reale, con nome e cognome: Paola Ragionieri, una bambina dagli occhi azzurri, figlia di un giardiniere della Villa del Bel Riposo del fratello Paolo, a Castello, dove Carlo soggiornò a lungo. E nella prospiciente Villa Corsini sarebbe avvenuta la trasformazione del burattino in bambino.

E da ultimo guardate questa formella della chiesa di Orsanmichele, dove un falegname intaglia una figura umana. Chissà quante volte Carlo Lorenzini vi sarà passato davanti, soffermandosi e ispirandosi per il suo burattino di legno!

La rilettura conduce a nuovi scenari che ci mostrano Carlo Lorenzini calarsi appieno nella realtà del suo tempo, in quella Firenze Capitale e successivamente post capitale divenuta piena di debiti e problemi; “la città degli acchiappacitrulli”, il Paese dei balocchi, un Bengodi pieno di gazze ladre e uccellaci di rapina (di Gatti e di Volpi, pronti a speculare e trafficare a danno di poveri e ingenui).

La città in pieno boom edilizio, entusiasta di divenire Capitale del nuovo Regno d’Italia, non dette ascolto nemmeno alle parole profetiche di Bettino Ricasoli: “attenzione questa è una tazzina di caffè avvelenato”. Sotto la guida del Sindaco Ubaldino Peruzzi, per quanto proba figura post-risorgimentale, il Comune di Firenze andò in default.

Ma tutto ciò non impedì che Pinocchio e sopratutto suo padre, Carlo Lorenzini, si avventurassero lungo un percorso umano, letterario, politico, religioso ed economico di ottimismo e di rinascita, almeno individuale. Pinocchio brancolerà nel buio, finché non incontrerà la fata turchina, dalla quale riceverà una guida morale pronta a trasmettergli, senza giudicarlo, la possibilità di avere una custodia del cuore che lo aiuterà a formarsi l’anima.

Pinocchio apprenderà l’etica e la morale solo quando si troverà in difficoltà, temendo per l’incolumità del suo Creatore/Padre nel ventre del pescecane (non della balena come il mostro marino appare spesso impropriamente rappresentato nei film ispirati al burattino).

La scintilla del concetto di provvidenza, non miracolistica, ma frutto del superamento dei propri errori e cedimenti e intesa come necessità di adeguarsi all’idea di cui è immagine, per divenire reale. I princìpi dell’etica non possono essere discutibili. Pinocchio rappresenta il burattino che diviene bambino e uomo, ma che molto spesso non ascolta i consigli per via della curiosità della conoscenza e del mondo. È la metafora senza tempo della condizione di noi esseri umani, costruttori delle nostre fortune.

Con le tante celebrazioni, rievocazioni e trasposizioni spettacolistiche si è forse perso il senso storico ed etico della creazione di Pinocchio, ormai figura universale in tutti i paesi del mondo, partito da un punto di osservazione ben radicato in un reale “fisico” che, ricco di stimoli, scorreva sotto gli occhi dell’autore.

Qui una breve rappresentazioni per immagini dei luoghi della sua vita e della grande storia da lui costruita con gli occhi e il cuore di una personalità non certo minore nel panorama culturale e della quale oggi 26 ottobre ricorre l’anniversario della morte (1890).

di Elena Tempestini

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