“La Bizzarria” di Elena Tempestini

Ma che cosa Bizzarra!!!

frutto della Bizzarria

Quante volte abbiamo ascoltato o detto questa espressione?

Dante cita “Bizzarro”nell’inferno, scrivendo: “ e ’l fiorentino spirito bizzarro / in se medesmo si volvea coì’ denti”. Inf. VIII, (61-63).

Giovanni Boccaccio scrisse: «credo questo vocabolo bizarro” sia solo de’ Fiorentini, e suona sempre in mala parte, per ciò che noi tegnamo bizarri coloro che subitamente e per ogni piccola cagione corrono in ira, né mai da quella per alcuna dimostrazione rimaner si possono».

L’etimologia di bizzarro è abbastanza incerta, però a Firenze c’è un agrume che si chiama “Bizzaria” e una strada intitolata “Via dei Giardini della Bizzarria”.

Novoli il luogo di villeggiatura dei fiorentini del 1800

Guardando il quartiere di Novoli, dobbiamo usare la fantasia e immaginare i ricchi aristocratici fiorentini dei secoli passati, uscire dai loro Palazzi del centro, montare sulle loro carrozze e dirigersi verso la campagna di Novoli dove possedevano delle splendide dimore di campagna. Ci sono delle memorie storiche: la Torre degli Agli ( distrutta durante la seconda guerra mondiale) e la villa di Carobbi. La villa della Torre degli Agli, era di proprietà della famiglia che ebbe un grande successo finanziario commerciando i preziosi bulbi da cui deriva il suo cognome. Si trova in via di Novoli al numero 46 nell’omonima strada.

Villa Carobbi a Novoli

La villa ha una forma a “U”, nel cortile c’è una fontana con una grande vasca tonda. All’nterno una copia del “ Putto con Delfino” opera del Verrocchio, (il maestro di Leonardo da Vinci). Verso est si trova un grande giardino all’Italiana, al cui interno vi sono due androni voltati affrescati da grottesche, di Bernardino Poccetti. La lapide che si trovava sulla Torre, ricorda l’incontro ufficiale tra Cristina di Lorena, nipote preferita di Caterina dei Medici (alla quale prima di morire dette una favolosa dote), con il futuro sposo, il Granduca Ferdinando dei Medici. Ferdinando aveva lasciato la veste di Cardinale dopo la morte prematura del fratello Francesco I Granduca di Toscana e di sua moglie Bianca Cappello.

matrimonio tra Ferdinando I e Cristina di Lorena

Incontri, festeggiamenti e banchetti fecero da preludio allo sfarzoso matrimonio. Il tutto si concluse con una spettacolare rappresentazione di una autentica battaglia navale. La battaglia fu allestita all’interno del cortile dell’Ammannati in Palazzo Pitti, riempiendolo di acqua fino ad una altezza di quasi due piani.

Via dei giardini della Bizzarria

Lateralmente alla Villa vi è una stradina che si chiama “Via dei giardini della Bizzarria”.

Mi sono incuriosita, che nome “bizzarro” di chiamare una strada. Ed ho scoperto che la Bizzarria è un profumatissimo agrume, che in modo particolare si è mescolato tra un cedro, un arancio, un limone, divenendo tre frutti in uno. Nel 1665 il medico, biologo e naturalista Francesco Redi conosciuto come il “Padre della parassitologia moderna”, all’interno della Fonderia medicea, l’officina farmaceutica creata da Cosimo I nel 1555, con lo scopo di laboratorio per la preparazione di medicamenti farmaceutici e studio di rarità naturali di origine animale e vegetale, sezionò l’Agrume. Gli scritti di Francesco Redi riportano accuratamente lo studio del frutto:

“una Bizzarria” esternamente fatta a strisce alternative irregolarmente di cedrato e d’arancio…la tagliai nel mezzo e .. mi avvidi di aver tagliato tre pomi incastrati l’uno nell’altro. Il primo conteneva in seno gli altri due. L’altro pomo che succedeva era un’arancia schietta tanto nella buccia quanto nell’agro, il terzo e ultimo pomo…era un cedrosino ben fatto e senza punto di mescolanza d’arancio.” 

I frutti bizzarri

Di questo agrume ibrido, che fu poi chiamato Bizzarrìa si racconta che non se ne aveva nessuna conoscenza. Fu il giardiniere del proprietario della villa della Torre degli Agli, che coltivò la pianta che produceva gli strani frutti. La pianta produceva anche sullo stesso ramo frutti tutti diversi l’uno dall’altro, alcuni rotondi come l’ arancia, altri piriformi come il cedro o bitorzoluti come i limoni. Si sarebbe potuto pensare ad un innesto, una “prova” di sperimentazione naturalistica, e invece no, la cosa più stupefacente di tutte è che, la pianta produceva in modo bizzarro, per semplice caso e senza che la mano dell’uomo fosse intervenuta.

Forse oggi è il caso di dire che il frutto abbia realmente un’anima e una forza particolare in se. Neppure i bombardamenti della seconda guerra mondiale, sotto ai quali i giardini di villa Panciatichi e di Castello subirono danni enormi, distrusse la bizzarria. Negli anni ottanta del ventesimo secolo, grazie a Paolo Galeotti, responsabile dell’Orto Botanico della villa Medicea di Castello, l’agrume è stato ritrovato e trapiantato presso il Giardino di Boboli, dove ancora oggi è coltivato. Miglior nome non gli poteva essere attribuito, una Bizzarra e testarda pianta in una città testimone di “bizzarri” cittadini.

di Elena Tempestini

“Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell’Ordine dei Templari” di Elena Tempestini

Giovanni Boccaccio, Giovanni Villani, Chellino Boccaccio ( padre di Giovanni che assistette al rogo a Parigi) e la Biblioteca del Vaticano…. Oggi 18 marzo è l’anniversario della morte di Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell’Ordine dei Templari. Giovanni Villani che fu uno dei più grandi storici e cronisti della storia quotidiana dei tempi medioevali, nella sua Nova Cronica (Libro IX, cap. XCII), scritta tra il 1322 e il 1348, quindi molto vicina ai fatti che ripropone, afferma senza mezzi termini “…“È nota che la notte appresso che’l detto maestro e’l compagno furono martorizzati, per frati e altri religiosi le loro corpora e ossa come reliquie sante furono ricolte, e portate via in sacri luoghi” Nel nel 1363-64, Giovanni Boccaccio dedicò un intero capitolo del suo trattato moralizzatore De casibus virorum illustrium alla figura di De Molay esaltandone i valori umani e trascrivendo il famoso resoconto di Chellino Boccaccio, suo padre, testimone oculare del tragico evento.Tracce di un passato dimenticato stanno lentamente riemergendo dagli abissi della storia, e non è mai facile per chi con curiosità legge e studia, seguire un percorso che non porti a smarrirsi in strane selve oscure.
Dopo oltre sette secoli, l’Ordine dei Cavalieri Templari non ha smesso di affascinare ed ammaliare schiere di curiosi e studiosi in tutto il mondo.
Sono ancora molte le domande senza risposta che riguardano questo ordine cavalleresco, enigmi che hanno percorso il tempo senza trovare una chiarificazione definitiva. Durante le mie ricerche sul sistema bancario medievale studiato da Raymond de Roover, mi sono imbattuta nel fallimento della “Gran Tavola”, e in Filippo il Bello, con curiosità ancora una volta non tutto nella mia mente quadrava, i racconti sui Templari, le cronache, le leggende ….ma quando sono resoconti bancari, che si parli di medioevo o di tempi odierni tutto si complica davanti alla parola verità. Filippo il bello vide la possibilità di accrescere la propria sete di denaro e potere, grazie ad essere creditore dei Bonsignori, i (banchieri senesi) e questo gli aprì il debole spiraglio che permise alla corte francese di arrogarsi il diritto di spostare la sede papale ad Avignone. Papa Clemente V, grazie a un credito mai rimborsato di Papa Niccolò IV, si “concesse” l’arma della scomunica contro Siena, nonostante Bonifacio VIII avesse espressamente vietato la scomunica come arma di ricatto per il recupero creditizio. Con la sede papale ad Avignone, Filippo creò numerosi cardinali francesi e consentì alla soppressione dei Templari per impadronirsi delle immense ricchezze dell’ordine e liberarsi nel contempo, del suo principale creditore. Il Papa non voleva la sua morte. La Pergamena di Chinon è un documento medievale scoperto nel settembre 2001 da Barbara Frale, una paleografa italiana presso l’Archivio Segreto Vaticano, il quale dimostra che nel 1308 Papa Clemente V concesse l’assoluzione sacramentale al Gran Maestro Jacques de Molay nonché i restanti maggiorenti dei Cavalieri templari, trascinati in un processo organizzato dal re di Francia Filippo IV il Bello servendosi dell’inquisizione medievale. Il Papa tolse loro ogni scomunica e censura riammettendoli nella comunione della Chiesa cattolica. La pergamena è datata Chinon, 17-20 agosto 1308 e fu redatta su ordine di Berengario, cardinale prete di San Nereo ed Achille, Stefano, cardinale prete di San Ciriaco in Thermis, e Landolfo, cardinale diacono di Sant’Angelo in Pescheria; il Vaticano custodisce la copia originale e autentica degli atti di quella inchiesta, con segnatura archivistica Archivum Arcis Armarium D 217, mentre una seconda copia è autenticata e conservata.

Elena Tempestini Giornalista

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‘Donatello, il Rinascimento’, la mostra che celebra il ‘Maestro dei maestri’ e simbolo del Rinascimento di Elisabetta Failla

Tre anni dopo la mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo” la Fondazione Palazzo Strozzi e i Musei del Bargello presentano, dal 19 marzo prossimo, Donatello, il Rinascimento, una mostra che ricostruisce lo straordinario percorso di colui che viene definito il “Maestro dei Maestri” anche per la sua grandiosa capacità di realizzare la sua arte utilizzando materiali diversi come marmo, bronzo, terracotta, legno, cartapesta e ceramiche, uniti tutti spesso in opere polimateriche, raggiungendo straordinari effetti espressivi e rivoluzionando l’idea stessa di scultura.
Grazie alle 130 opere esposte e ai 50 grandi artisti presenti oltre a Donatello siamo di fronte a quella Grande Bellezza che da sollievo alll’anima. La comparazione delle opere ci fa pensare a che periodo straordinario sia stato il Rinascimento che vide artisti come Donatello, Brunelleschi e Masaccio inventare un nuovo linguaggio artistico basato sulla prospettiva ma anche delicato e poetico.
Così è impossibile non rimanere abbagliati nella sala di apertura della mostra di Palazzo Strozzi, curata da Francesco Caglioti, dal meraviglioso confronto fra due Crocifissi in legno, quello di Brunelleschi per Santa Maria Novella e quello di Donatello per Santa Croce, detto il ‘Cristo contadino’.

Elisabetta Failla Giornalista

Una mostra fotografica e un libro per Don Renzo Rossi, il “prete degli ultimi”

di Elisabetta Failla

Ḕ stata presentata martedì scorso la mostra Don Renzo Rossi. Prete di Firenze, cittadino del mondo, un viaggio fotografico di una vita sulle strade degli ultimi, dalle periferie fiorentine alle favelas brasiliane, ospitata dal 19 marzo al 3 aprile nel Chiostro grande della Basilica della SS. Annunziata a Firenze.

Organizzata dalla Fondazione La Pira e da Arcton – Associazione Archivi di cristiani nella Toscana del Novecento, col sostegno di Fondazione CR Firenze, Progetto Agata Smeralda ODV, Opera Fraternità Bahiana Onlus, Comunità Giovanile San Michele col patrocinio del Comune e il sostegno dell’Arcidiocesi di Firenze, l’esposizione è curata da Andrea Fagioli, Carlotta Gentile e Piero Meucci, e sarà visitabile a ingresso libero dal lunedì al venerdì con orario 12-18, il sabato e la domenica 10-18.

Renzo Rossi (1925-2013) è un sacerdote fiorentino che ha dedicato la sua vita agli ultimi: operai, prigionieri politici, poveri del mondo. La mostra fotografica comprende circa 130 foto, scattate personalmente da don Rossi o da lui conservate nell’archivio depositato presso Arcton, che raccontano la sua storia che inizia dagli anni della vocazione e del seminario, per poi attraversare l’Italia degli anni Cinquanta, quando Rossi svolse attività pastorale nelle parrocchie periferiche della diocesi fiorentina e iniziò ad assistere i lavoratori del Gas di Rifredi e quelli delle Ferrovie di Porta a Prato. Le immagini lo seguono poi nei sui soggiorni in India, Mozambico e Brasile, dove avviò nel 1965 la missione della Chiesa fiorentina a Salvador Bahia. A conclusione del percorso, una bacheca racchiude foto e documenti relativi al rapporto fra Rossi e Giorgio La Pira, oltre ad alcuni oggetti significativi dell’attività del prete fiorentino. Un monitor mostrerà alcuni video realizzati da registi e giornalisti.

L’esperienza di don Rossi è raccontata anche nella biografia firmata dal giornalista Andrea Fagioli e pubblicata dall’editrice fiorentina Sarnus/Polistampa in occasione della mostra. Il libro, intitolato Renzo Rossi, prete (ed. Sarnus, pp. 144, euro 15), è una narrazione appassionante e particolareggiata che prende spunto dalla grande quantità di lettere, diari, documenti e fotografie lasciate dal “sacerdote degli ultimi”. “Questo piccolo prete”, scrive il cardinale Giuseppe Betori nella prefazione al volume, “rappresentava per me una sintesi del meglio del clero fiorentino sbocciato dall’eredità del ministero episcopale del venerabile Elia Dalla Costa: tanta fede, intelligenza vivace, apertura verso tutti, servizio generoso, coraggio apostolico”.

“Abbiamo promosso l’iniziativa insieme ad Arcton – ha affermato Mario Primicerio, presidente della Fondazione La Piraconvinti dell’importanza della personalità e dell’opera di don Rossi, che è stato amico di Giorgio La Pira e lo ha seguito negli anni della sua opera come sindaco di Firenze e nel suo impegno a favore dei più deboli. La mostra ripercorre gli anni più fecondi della comunità cristiana fiorentina, mettendo in luce il grande respiro internazionale dell’identità della città della quale don Rossi fu uno dei più importanti interpreti”.

“Siamo convinti –  ha dichiarato Piero Meucci, presidente di Arcton – che il nostro compito non sia solo conservare e studiare i documenti, ma anche fare in modo che questi diventino l’occasione per ripensare il modello e il messaggio che i grandi uomini di fede del passato ci hanno trasmesso. Dedichiamo la mostra al cardinale Silvano Piovanelli, promotore e primo presidente della nostra associazione a partire dalla sua fondazione nel 2012.”.

“Se il nostro progetto ha preso vita, ormai trent’anni fa –  ha aggiunto Mauro Barsi, presidente di Agata Smeralda – lo si deve anche alla presenza e all’impegno dei non pochi sacerdoti e suore inviati dalla Chiesa fiorentina nei ‘bairros’ di Salvador. Primo fra tutti loro fu proprio don Renzo, che ha condotto un’esistenza di condivisione con i poveri, in un’incessante azione di evangelizzazione e promozione umana, offrendo innanzitutto la sua testimonianza personale, sempre al servizio della vita e della speranza”. Anna Migliori, nipote di don Renzo ha concluso: “La mostra rende omaggio a mio zio anche in occasione dell’anniversario della morte avvenuta il 25 marzo 2013. In quel giorno lo ricorderemo in una messa che verrà celebrata a San Michelino Visdomini alle ore 18.00. La famiglia è particolarmente lieta di vedere che l’ingentissimo patrimonio archivistico lasciato da don Renzo può dar vita a iniziative che non sono solo uno stimolo alla memoria, ma contengono un forte messaggio di fiducia e di impegno per il futuro”.

Don Renzo Rossi. Prete di Firenze, cittadino del mondo, viaggio fotografico di una vita sulle strade degli ultimi, dalle periferie fiorentine alle favelas brasiliane. Chiostro grande della Basilica della SS. Annunziata, piazza SS. Annunziata – Firenze. Dal 19 marzo al 3 aprile, da lunedì a venerdì: ore12-18, sabato e la domenica: ore  10-18, ingresso libero.

Elisabetta Failla, giornalista, sommelier si occupa di enogastronomia, arte, cultura e spettacolo. Del bello e del buono della vita

“Un vincitore nella vita è un sognatore che non si arrende” di Elena Tempestini

Quando le storie belle si intrecciano con lo sport, perché un “vincitore” nella vita è un sognatore che non si arrende. ACI Firenze:
Nel video, c’è tutta la Solidarietà concreta di un grande gesto al servizio della comunità Ucraina. Questo ha fatto Angelo Amodeo, titolare della Checcucci srl Centro Delegato ACI GLOBAL
di Calenzano Firenze. Punto storico di riferimento, per l’assistenza automobilistica dei soci ACI dell’Automobile Club di Firenze. Sono passati cento anni da quando il Presidente fiorentino dell’Automobile Club, il Marchese Ginori Lisci, ebbe l’idea nel 1911 di creare e mettere a disposizione un mezzo di soccorso automobilistico, l’auto -lettiga, il carro -automobile divenuta poi autoambulanza
E sempre con ACI, ACI Global Firenze, nella persona di Angelo Amodeo , che si sono abbattute le distanze tra nazioni. È riuscito ad allungare la sua mano di aiuto al popolo Ucraino, e a tutti i medici e i volontari che si trovano sul territorio di guerra. Ha portato soccorso come è abituato a fare, con dei mezzi mobili. Ha comprato e regalato due autoambulanze nuove ed accessoriate per tutti i servizi di soccorso. A bordo delle vetture sono state caricate beni primari donati dalla Misericordia di Calenzano. Grazie Angelo Amodeo per questo segno di formidabile generosità e unione.
Lo sport ha eccelso nella Premiazione in Palazzo Vecchio dei piloti soci dell’Automobile Club Firenze che si sono distinti nella stagione agonistica 2022 con auto moderne e storiche. A tutti è stato consegnato il prestigioso Giglio da Corsa dall’assessore allo sport del Comune Cosimo GuccioneGuccione, con la presenza del Governatore della Toscana Eugenio Giani. Premi d’onore e di merito ad alcune eccellenze fiorentine che hanno primeggiato anche a livello internazionale, fra cui il campionissimo Simone Faggioli campione europeo per la velocità in montagna; Presenti i presidenti Aci Angelo Sticchi Damiani e Massimo Ruffilli, il direttore Aci Firenze Alessandra Rosa, insieme a Mario Mordini Ad Aci Promuove e Giuliano Taddei presidente Scuderia Biondetti.

Elena Tempestini Storica, Scrittrice, Giornalista, Fotografa. Firenze 16 marzo 2022

“All’insegna dell’innovazione” di Elena Tempestini”

Martedì 21 febbraio 2022 a Firenze, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, insieme al Sindaco Dario Nardella e a Luigi Salvadori Presidente della Fondazione CR Firenze, hanno visitato “Il Granaio dell’Abbondanza”, l’edificio storico che ospita la nuova sede di Nana Bianca.
L’edificio risale alla fine del ‘600 e fu costruito per volontà della famiglia dei Medici per la conservazione del grano in tempo di carestia. Grazie all’investimento di Fondazione CR Firenze,
è divenuto uno spazio multifunzionale situato nel cuore di Firenze, nel quartiere di San Frediano, che vanta una forte attrazione per nuovi business venture e digital native.
Fondazione per la ricerca e l’innovazione di più settori: vengono offerte  soluzioni e prodotti innovativi alle grandi aziende del territorio che operano in settori strategici per l’economia non solo locale ma nazionale quali il turismo, la moda e il food.
La scuola del tutto particolare, è  stata portata a Firenze assieme alla @uniluiss.
Si chiamerà “42Firenze”, sul modello, ormai di dimensione globale, della celebre Ecole 42 parigina che, come è noto, è unica al mondo per la sua didattica fortemente innovativa.
Un polo d’innovazione per un nuovo rinascimento digitale.
Nana Bianca è uno Startup Studio al centro della cultura digitale italiana.
La sede lavora all’insegna dell’innovazione, dedicandosi alla trasformazione del tessuto digitale nazionale per trasformare idee rivoluzionarie in tech-company di successo.
Un centro gravitazionale per formare professionisti, innovatori e pensatori di futuro. Una community unica, dinamica, dedita alla contaminazione e al networking tra i digital native più talentuosi in Italia. Un unico spazio e tutti gli strumenti necessari per freelance, startup, developer, designer, project manager e founder.
Elena Tempestini
Giornalista, Storica, Scrittrice e Fotografa, Ambasciatore dei Saperi e Sapori d’Italia della Rappresenta Diplomatica di Italia&friends 
Arte, Culturale, Storia, Attualità
http://www.elenatempestini.it

I&f RotoWeb Illustrato febbraio 2022
https://italiaefriends.wordpress.com/2022/02/01/if-rotoweb-illustrato-febbraio-2022/?preview=true

Fondazione CR Firenze Nana Bianca

“Intorno alla Bellezza”di Elena Tempestini

https://youtu.be/zZQXQ-6T-FM
Ho scritto molto in questi tempi, riguardante il “SENSO DELLA BELLEZZA”, un viaggio nel tempo più lontano e nello spazio più piccolo che possiamo immaginare. È guardando il docufilm del CERN che è possibile scoprire un territorio invisibile, dove gli scienziati sono guidati da qualcosa che li accomuna all’arte e all’umanesimo.
Tra scienziati che hanno perso l’immagine della Natura, e artisti che hanno smarrito la tradizionale idea di bellezza, attraverso macchinari che assomigliano a opere d’arte e istallazioni artistiche che assomigliano ad esperimenti, emerge un ritratto di attività scientifiche e artistiche come indagine, come immaginazione, come autentico esercizio di libertà. (Guardate questo video è scoprite il TECNOPOLO Di Bologna.)
Ebbene al Padiglione Italia di Expo 2020, a Dubai, il ‘Regional day Emilia-Romagna’: Data Valley e Big Data Technopole di Bologna conquistano la scena internazionale.
Sono le nuove opportunità attraverso la ricerca, l’innovazione, la conoscenza. E spingendo su nuove collaborazioni internazionali. È la sfida di una scienza al servizio dell’uomo e della comunità. È la transizione digitale dedicata allo sviluppo umano nella società digitale.
È la Misura del Talento (da parabola ad unità di misura e denaro)
È l’Italia innovativa che si ATTIVA con un lavoro comune sui temi del cambiamento climatico, delle scienze della vita, dei big data e dell’intelligenza artificiale, dei tempi di vita e dell’organizzazione delle città e degli spazi urbani in un’ottica di sostenibilità.
Da non sottovalutare la tecnologia dei Digital Twins. Praticamente il futuro è già presente.


Ho scritto molto in questi tempi, riguardante il “SENSO DELLA BELLEZZA”, un viaggio nel tempo più lontano e nello spazio più piccolo che possiamo immaginare. È guardando il docufilm del CERN che è possibile scoprire un territorio invisibile, dove gli scienziati sono guidati da qualcosa che li accomuna all’arte e all’umanesimo.
Tra scienziati che hanno perso l’immagine della Natura, e artisti che hanno smarrito la tradizionale idea di bellezza, attraverso macchinari che assomigliano a opere d’arte e istallazioni artistiche che assomigliano ad esperimenti, emerge un ritratto di attività scientifiche e artistiche come indagine, come immaginazione, come autentico esercizio di libertà. (Guardate questo video è scoprite il TECNOPOLO Di Bologna.)
Ebbene al Padiglione Italia di Expo 2020, a Dubai, il ‘Regional day Emilia-Romagna’: Data Valley e Big Data Technopole di Bologna conquistano la scena internazionale.
Sono le nuove opportunità attraverso la ricerca, l’innovazione, la conoscenza. E spingendo su nuove collaborazioni internazionali. È la sfida di una scienza al servizio dell’uomo e della comunità. È la transizione digitale dedicata allo sviluppo umano nella società digitale.
È la Misura del Talento (da parabola ad unità di misura e denaro)
È l’Italia innovativa che si ATTIVA con un lavoro comune sui temi del cambiamento climatico, delle scienze della vita, dei big data e dell’intelligenza artificiale, dei tempi di vita e dell’organizzazione delle città e degli spazi urbani in un’ottica di sostenibilità.
Da non sottovalutare la tecnologia dei Digital Twins. Praticamente il futuro è già presente.