Le opportunità sono come i treni , si possono prendere oppure lasciarli passare, tutto dipende da dove si vuole veramente andare. Da qualche hanno i grandi brand nazionali hanno capito che presentare le proprie creazioni, oltre alle manifestazioni tradizionali fiere, anche in location di particolare bellezza e di rilevante risonanza. Un scelta molto importante per la sempre maggiore conoscenza delle nostre meraviglie e per una loro sempre crescente capacità attrattiva. Una grande opportunità lo sottolineano noi di Italia& friends, il Network comunicazionale della Associazione di Promozione Sociale “Assaggia l’Italia Aps”, una no profit che da molti hanno si prefigge di comunicare tutto il bello e il buono che abbiamo nelle nostre Terre Uniche. Gucci sceglie Castel del Monte e Andria sceglie di promuovere se stessa attraverso la realizzazione di una serie di eventi e momenti, come succede già da anni in concomitanza di grandi manifestazioni fieristiche a Milano e Firenze. Un ‘Fuori Evento’, che coinvolga il tessuto connettivo della Provincia BAT durante l’allestimento ed effettuazione della manifestazione, capace di offrire in modo pianificato, organizzato una serie di eventi che presentino, esaltandoli, tutte le peculiarità che caratterizzano e identificano la provincia di Barletta Andria, Trani, determinando un ritorno di conoscenza, immagine e valorizzazione di straordinaria rilevanza, proprio in virtù dell’evento Guggi. Questo sarà possibile solo se dalla mera enunciazione di intenti si passerà ad una progettualità pianificata che veda coinvolte in un piano di fattibilità tutte le organizzazioni di categoria, le associazioni, i produttori e le attività private sotto l’egida del Comune di Andria, della Provincia e della Regione. Per ‘Fuori Evento’ si intende l’insieme degli eventi diffusi distribuiti in diverse zone di una determinata località, che avvengono in corrispondenza e concomitanza di una determinata manifestazione di richiamo Internazionale. Condividiamo lo spirito che anima l’assessore comunale Cesareo Troia, ‘Andria lo merita’, il nostro meraviglioso Paese lo merita, sta a tutti noi fare in modo da cogliere le opportunità facendo sistema. A tal proposito come associazione nazionale di promozione sociale dichiariamo la completa disponibilità e tutto il nostro apporto per la buona riuscita del progetto di accoglienza, intrattenimento e comunicazione dell’evento Gucci e del ‘Fuori Evento Andria’. Riccardo Rescio per Itali&Friends Associazione di Promozione Sociale “Assaggia l’Italia ApS”
La colomba segno di pace con l’Ulivo sigillo del Comune di Firenze dal 1429 al 1530, e fatto riconiare dal Sindaco Giorgio Morales, negli anni 90, in metallo prezioso da un’antica e preziosa bottega artigiana della città a cura di un Maestro di arte orafa quale Paolo Penko
“i popoli per conservare la libertà devono tenervi sopra le mani”. ( Machiavelli)
Machiavelli, un uomo conosciuto in tutto il mondo universale, figura amata, a volte odiata, sicuramente personalità controversa nella Firenze dei Medici. Cancelliere della Repubblica fiorentina, fondatore della Scienza Politica moderna, enunciò i suoi principi nel testo Il Principe.
Le sue parole sono ancora oggi studiate e il suo concetto di “ragione di stato” è presente in tutta la storia ciclica dei tempi. Machiavelli fu un letterato ma sicuramente anche un acuto e spregiudicato consigliere, ed è proprio per questa sua connotazione “negativa” del termine che un’idea giudicata buona ma scaltra viene definita “Machiavellica”. Egli dette un contributo notevole soprattutto nell’ambito dell’organizzazione politica e giuridica offrendo una visione estremamente innovativa e originale per l’epoca.
Il sigillo, simboleggia una colomba e l’Ulivo, simbolo di pace e libertà come estremo messaggio in difesa delle istituzioni. Ricordando il pensiero di Machiavelli secondo il quale la verità si fonda sull’esperienza e sulla ciclicità della storia: per questo fu un gran sostenitore dello studio dei Classici. La storia quale unica fonte in grado di fornire i dati oggettivi su cui basarsi, i modelli da imitare. Al contempo riconoscere gli errori e le strade da non ripercorrere. Proprio attraverso il Principe, l’autore rompe radicalmente con i dogmi fino ad allora conosciuti. Il Principe deve saper resistere alla “fortuna”e contare sulla sua “virtù”, intesa quale complesso di talento, doti e abilità.
Il Sigillo fu usato dal Comune di Firenze per un lungo periodo: dal 1429 al 1530. Catalogato al Bargello sotto al numero 509, rappresentava l’espressione dei “Conservatori di Legge di Firenze”, la magistratura repubblicana istituita nel 1429 e inizialmente destinata a vigilare sul giuramento di pace interna, oltre alla regolarità dell’azione amministrativa.
Il simbolo dopo il 1530 cadde nell’oblio. Negli anni novanta del XX secolo, nell’ archivio di un’antica famiglia fiorentina: la famiglia Guadagni, un consigliere comunale, l’avvocato Anton Luigi Aiazzi, appassionato studioso della storia di Firenze, trovò che il sigillo era stato apposto su un documento, un provvedimento del governo fiorentino datato 4 agosto 1505. L’avvocato propose al sindaco di allora, Giorgio Morales, di permettere che il sigillo con la colomba ad ali aperte con in bocca un ramo di ulivo e tra le zampe un altro ramoscello della stessa pianta, contornato dalla scritta “ S. Pax et Defensio Libertatis, Sacra o Santa Pace e difesa della libertà, affiancasse il più famoso e conosciuto Fiorino d’Oro, che la città di Firenze dona alle personalità che si sono distinte per il loro impegno civile, politico e culturale con valore.
Il sindaco Morales affidò la riproduzione al Maestro Orafo Paolo Penko, e il Sigillo, nella sua prima copia fu consegnato dal Sindaco Giorgio Morales al sindaco di New York Rudolph Giuliani durante la sua visita americana. Successivamente un’altra copia fu regalata a Gorbaciov in occasione della sua visita in Italia.
Come ebbe a dire Il Cancelliere della Repubblica, Niccolò Machiavelli, davanti ai “Signori di Balia”:
“Fiorentini liberi, essere nelle vostre la vostra libertà, alla quale io credo che voi avrete quel rispetto che ha avuto sempre chi è nato libero e desidera viver libero”.
Il Marstro Orafo Paolo Penko riproduce il Sigillo della Pace di Firenze
il Sigillo si “perse” nella memoria della storia, ma fu donato al Senatore Carlo Strozzi e raccolto in una vasta collezione comprendente numerosi simboli delle antiche istituzioni e della famiglia regnante. L’ordinamento dell’eccezionale materiale secondo criteri scientifici si deve a Domanico Maria Manni che redisse nel 1733 un esauriente catalogo. Inventariato al numero 150, l’esemplare in oggetto passò successivamente nelle mani di Tommaso Gherardi e quindi nei fondi del Bargello a partire dal 1872, dove venne classificato da Pellegrino Tonini e Umberto Rossi. Gli ordinatori del museo si affiancarono al singolare erudito settecentesco come fondamentali pionieri della sfragistica, la scienza che si dedica allo studio del sigillo dal punto di vista tecnico, storico, artistico e diplomatico.
La PIETÀ di Francesco Vezzoli in piazza della Signoria
Dove l’Arte si vuole “cancellare” per la sua provenienza geografica, dove si vuole creare il buco della memoria, l’artista Francesco Vezzoli ha voluto creare, direttamente sul posto, l’assemblaggio di un’Opera intitolata Pietà. Un leone novecentesco, allto cinque metri, trovato nel parco di una Villa e messo davanti al Palazzo della Signoria per rinfrescarci la memoria. Il leone, simbolo di Firenze è conosciuto come il Marzocco, dal latino “martius” = di Marte. Un’altra delle spiegazioni avanzate è che marzocco sia la contrazione della parola Martocus, cioè piccolo Marte. Dante riporta la comune credenza che la città di Firenze fosse anticamente dedicata a Marte, e che esistesse una statua romana del Dio. Successivamente collocata alla fine del Ponte Vecchio e travolta dalla grande piena d’Arno del 4 novembre 1333 … eh si proprio il 4 novembre. Successivamente Nel Trecento, almeno fino alla peste nera, accanto a Palazzo Vecchio, sul lato di via della Ninna, la Signoria manteneva un vero e proprio serraglio di leoni, con una trentina di animali, tanto che la strada si chiamava “via dei Leoni”. La decisione di tenere leoni vivi in un serraglio, fu presa per rendere onore a Guglielmo, fratello del Re di ScoziaMalcolm IV, al quale successe nel 1165. Guglielmo, detto Il Leone, perché aveva raffigurato questo animale nello stemma, e aveva fatto un buon governo per Firenze. Questo fu il modo per la città di dimostrargli la loro riconoscenza. La scultura di Francesco Vezzali tiene tra le fauci una testa romana, reperto del II secolo, a significare un frammento di una civiltà perduta. Guardando la statua mi viene alla mente la lettera del grande Raffaello Sanzio a Leone X, un documento del 1519, scritto dal pittore insieme a Baldassarre Castiglione sotto la supervisione di Angelo Colocci, segretario apostolico del Papa. Il tema trattava della mancata protezione e conservazione delle vestigia della Roma Antica. PIETÀ per l’Arte antica.
LETTERA DI RAFFAELLO SANZIO AL PAPA MEDICI LEONE X
“Quanti Pontefici, Padre Santissimo, li quali avevano il medesimo officio che ha Vostra Santità, ma non già il medesimo sapere, né il medesimo valore e grandezza d’animo, né quella clemenza che la fa simile a Dio: quanti, dico, Pontefici hanno atteso a ruinare templi antichi, statue, archi e altri edifici gloriosi! Quanti hanno comportato che solamente per pigliar terra pozzolana si sieno scavati dei fondamenti, onde in poco tempo poi gli edifici sono venuti a terra! Quanta calce si è fatta di statue e d’altri ornamenti antichi! che ardirei dire che tutta questa Roma nuova che ora si vede, quanto grande ch’ella si sia, quanto bella, quanto ornata di palagi, chiese e altri edifici che la scopriamo, tutta è fabricata di calce e marmi antichi.»
Nella foto: Marco Buti, Dario Nardella Romano Prodi e Alexander Stubb. In collegamento da Roma Emma Bonino
Marco Buti, il sindaco Dario Nardella, la senatrice Emma Bonino, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi e Alex Stubb, primo Ministro della Finlandia, direttore Istituto Universitario Europeo. Marco Buti , Direttore Generale per gli Affari Economici e Finanziari dell’Unione Europea, capo di gabinetto del commissario europeo agli Affari economici di Paolo Gentiloni. Ha ricoperto la carica di viceministro delle finanze per la commissione al G7 e al G20. Nel suo libro ‘The man inside’ affronta il precario equilibrio delle scelte politiche europee che hanno cercato il mantenimento tra economia, istituzioni e politica. Alex Stubb, Ministro delle finanze della Finlandia, vice-presidente della Banca Europea degli Investimenti. Direttore della Scuola di Transnational Governance all’Università Europea di Firenze. Oggi ha rilasciato la dichiarazione : La Finlandia deve entrare nella Nato, Putin ci fa paura” Abbandoniamo la “Neutralità’”.
Interconnessioni Comunicative “La Bella Epoque” Articolo e video già pubblicati su facebook in aprile 2019
La Bella Epoque, è sinonimo di Francia, La Dolce Vita, quello d’Italia, definizioni di particolari momenti, che per la loro forte caratterizzazione, hanno finito per identificarsi con i rispettivi Paesi, La Penisola delle Meraviglie, in egual misura e stessa intensità, inizia a rappresentare le straordinarietà, delle 20 Regioni d’Italia. Si perché, nonostante tutto e per nostra grande fortuna, il nostro Paese è costituito da 20 inimitabili Regioni, una diversa dall’altra, per Storia, Cultura, Arte, Tradizioni, Folclore, Lingua, ma tutte comunque accomunate da un denominatore, la ricchezza e varietà di peculiarità che le caratterizzano e identificano, allora perché non prendere spunto da questo “Marche’ Francaise”, elegante e colorato, mercatino di specialità tipiche delle Province Francesi, che tutti gli anni propone nelle più belle Piazze di Firenze, come probabilmente in altre Città Italiane, le specialità d’Oltralpe e anche noi realizzare un mercato itinerante, prima in Europa e poi nel mondo, che proponga le nostre tipicità, dando reale percezione e tangibile riscontro a tutto il Buono e il Bello che che abbiamo. Un villaggio con venti caratteristiche casette, una per ogni singola Regione d’Italia, che propongano la vendita e la somministrazione delle rispettive Bontà Territoriali, con una ulteriore casetta, come vero e proprio ufficio Turistico, per offrire tutte quelle informazioni necessarie a far conoscere il nostro Paese, ancora più e meglio e perché no, anche con la possibilità dell’acquisto, delle Mille e una attrattiva delle nostre “Terre Uniche”. Si spendono milioni di euro per promuovere in modo disorganico le nostre Meraviglie, poiché ogni singola proposta corre per proprio conto, quasi per spartirsi un mercato saturo, ignorando caparbiamente il fatto, che quello attuale rappresenta solo una piccola parte della potenzialità che il nostro Patrimonio potrebbe determinare, se si realizzassero, tra le componenti interessate le necessarie sinergie. “La Penisola delle Meraviglie”, con il suo Mercato itinerante, potrebbe divenire un primo concreto tentativo di prove tecniche di collaborazione, per arrivare a quel “Sistema Italia”, di cui si avverte il tanto necessario bisogno. Riccardo Rescio
“Volterra, da scoprire, conoscere, amare” di Riccardo Rescio Cinta da mura, con uno stupendo Palazzo dei Priori, un Duomo assolutamente da non perdere e un Museo Etrusco, Volterra è certamente una meta da non lasciarsi scappare per un turismo vicinale o intercontinentale. Volterra in provincia di Pisa in Toscana, è uno scrigno stracolmo di preziosità non solo Artistiche. Il Palazzo dei Priori, in pieno centro, ha affreschi medievali e un campanile dal quale si aprono panorami, prospettive di incommensurabile bellezza. Il Duomo di Volterra poi vanta un portale di ingresso in marmo e un soffitto a cassettoni dorato. Nelle immediate vicinanze si trovano le vestigia dell’Acropoli Etrusca. Il Museo Etrusco Guarnacci custodisce una ricca collezione di manufatti archeologici. Il complesso del Teatro Romano comprende i ruderi di terme del III secolo. Se tutto questo non bastasse è bello ricordare che oltre al buon Vino e alla squisita cucina Volterra è nota e famosa per la lavorazione dell’alabastro. Proprio all’alabastro è dedicata una Mostra dal titolo “I Tesori dell’Alabastro” nel Centro Studi Espositivo Santa Maria Maddalena di Volterra, dal 10 aprile al 1° novembre 2022. Riccardo Rescio Volterra 9 aprile 2022
“I Tesori dell’Alabastro” Centro Studi Espositivo Santa Maria Maddalena A Volterra ci sono riusciti, perché lavorare l’alabastro è uno stile di vita che in pochi nel mondo hanno potuto vedere e sperimentare. Gli Artisti Volterrani lo hanno esportato nel mondo, valorizzandolo, facendo splendere la sua trasparente corposità venata, scolpendolo nelle più differenti forme, contemporaneamente hanno contribuito a far conoscere il loro straordinario territorio toscano. Terre Uniche che meritano di essere maggiormente conosciute, apprezzate e comunicate. L’alabastro racconta, la propria storia e al contempo la storia delle località dove la sua lavorazione è stata è e continuerà ad essere una delle peculiarità che caratterizzano e identificano Volterra. “Ho deciso di raccontare questa mia avventura, condivisa da buona parte dei cittadini volterrani, ampliata all’evoluzione del mondo della lavorazione dell’alabastro contemporaneo, sotto forma di avventura, di caccia al tesoro, un po’ con gli occhi e l’entusiasmo di un bambino, un po’ con lo sguardo e la sensibilità di un uomo, ormai adulto, che ha sempre approfondito il legame con questa pietra e con la sua città”. Nico Lopez Bruchi Riccardo Rescio Volterra 8 aprile 2022
Il 7 e l’8 aprile 2022 a Guangzhou – Canton, la degustazione di Chianti d.o.c.g. Annata e Riserva abbinati a piatti italiani e locali, questa è la proposta della Academy del Consorzio Chianti che vola in Cina per la due giorni di Wine&Food Experience, che si terrà a Guangzhou – Canton. Esperienze sensoriali immersive nel mondo del Vino Chianti raccontato a 360 gradi, in dialogo con la tradizione culinaria territoriale, unitamente alle necessarie nozioni tecniche. E’ quanto propone il nuovo format della ‘Chianti Academy China – Wine&Food Experience’, la proposta dell’Academy che, negli anni prima della pandemia. L’iniziativa è riservata ai professionisti di settore, ai giornalisti e ai buyers. Due intense giornate dove la teoria e la didattica del programma di formazione del Consorzio, lasceranno spazio a una maggiore interazione pratica col cibo. Proprio per questo motivo è stata scelta una sede tecnica come quella del ristorante, per dare modo ai partecipanti di applicare, sperimentare, esplorare, tutte le sfumature del vitigno Sangiovese, testa e cuore del vino Chianti. “La Chianti Academy, che mai si è fermata, da alcuni anni prosegue il suo lavoro di informazione con grande successo – dice Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti -. Il tasting immersivo in abbinamento ai piatti locali e italiani centra perfettamente l’obiettivo del Consorzio Vino Chianti e avrà sicuramente un grande successo anche in un mercato così strategico come quello cinese”. Firenze 6 aprile 2022
“Progettazione e Didattica la missione di Pierluigi Spadolini” di Riccardo Rescio
Padiglione Spadolini Fortezza da Basso di Firenze
Trasferire le proprie conoscenze per formare nuove coscienze, passare esperienze per fortificare i caratteri, partecipare emozioni, sogni, idee, aspirazioni per stimolare l’intuito, sollecitare l’osservazione, sviluppare le intrinseche potenzialità è difficile, molto difficile e come tutte le cose difficili richiedono la massima attenzione, grande impegno e molto spesso, con la tensione che tutto ciò comporta, anche tanta paura di sbagliare. La partecipazione del sapere richiede un quotidiano e costante impegno, un onere e un onore a cui non si può e non si deve in alcun caso sottrarre. Un genitore che non sente il desiderio, l’irrefrenabile necessità di trasferire continuamente le conoscenze acquisite ai propri figli non può dirsi un buon genitore. Un precettore non può dirsi tale se non fa dell’insegnamento il postulato principale della propria vita, trovando il naturale appagamento nel formare coscienze ricche di desiderio di conoscere, piene di stimoli, capaci di sviluppare le grandi potenzialità del pensiero. Il vero sapere non è la capacità di stivare notevoli quantità di nozioni o conoscere dati e date da poter sciorinare a menadito. Fare cultura non è inculcare, ma sviluppare, attraverso lo studio, le conoscenze, l’osservazione, la voglia di sapere, la curiosità di conoscere, la possibilità di scoprire cose nuove, l’oltrepassare frontiere, l’esplorare territori sconosciuti e cosi facendo assaporare il supremo piacere di aggiungere qualcosa, anche infinitesimale, a tutto quello che già c’è. Il sapere non deve mai essere fine a se stesso, ma deve precostituire il presupposto, la condizione inalienabile per elaborare, sviluppare sempre nuove conoscenze. L’uomo libro, L’uomo enciclopedia, l’uomo dallo sconfinato sapere se usa le proprie conoscenze solo per se stesso rimane un fenomeno da baraccone, capace solo di appagare, con la meraviglia della gente, unicamente il proprio ego. Non basta sapere, bisogna essere altrettanto capaci di trasferire il proprio sapere e fare in modo che tali conoscenze possano svilupparne sempre di nuove. Ho voluto dedicare al grande Architetto Pierluigi Spadolini, nel centenario della sua nascita, un mio pensiero scritto qualche anno fa sulla capacità determinante che una mente illuminata deve necessariamente avere, che non puo’ e non deve essere riconducibile solo alle opere tangibili, concrete, realizzate, ma soprattutto a quella dote utile a convertire il proprio sapere in semi, stimoli, sollecitazioni, nelle menti di chi ha avuto l’opportunità di stargli accanto. Per Pierluigi Spadolini, il grande architetto nato a Firenze il 5 aprile 1922, la progettazione e la didattica costituivano la missione e il presupposto del proprio fare. Nel centenario della nascita, è molto importante ricordare fa figura dell’Architetto Spadolini, fratello dello statista Giovanni, che fu tra i fondatori della Tecnologia dell’Architettura e anche Presidente del comitato tecnico dell’Iri-Italstat. Ognuno dei due fratelli Spadolini, nei rispettivi campi di azione, sono stati grandi protagonisti che hanno fortemente segnato la storia del nostro Paese. Tra le maggiori realizzazioni dell’Architetto Spadolini si annoverano il Centro traumatologico ortopedico per l’Inail di Firenze, il restauro e la ristrutturazione della sede storica del Monte dei Paschi a Siena, la progettaziobe di imbarcazioni con la fortunata “linea Akira”. In relazione al suo ruolo d’indirizzo all’Iri-Italstat, dal 1973 al 1978 Spadolini inizia le sperimentazioni nell’edilizia industrializzata progettando il Padiglione espositivo Fortezza da Basso a Firenze che porta il suo nome, lanciando Italposte, il programma di uffici postali e i presidi ospedalieri Spo, realizzabili in ogni parte d’Italia, ma soprattutto il progetto Mapi, il Modulo abitativo di pronto intervento del 1982. La sua capacità progettuale spazia dalle infrastrutture e assetto del territorio, all’edilizia, è del 1981-88 il progetto per il Centro direzionale delle Assicurazioni Generali a Mogliano Veneto, il Centro direzionale di Napoli e persino la chiesa di Tor Bella Monaca a Roma. Spadolini è stato un instancabile realizzatore in proprio, ma anche reso possibile a molti altri di costruire numerose opere con il suo impulso e sotto la sua supervisione. Contrassegnato da multiforme attività, all’inizio come industrial designer, poi come Architetto, urbanista e docente universitario, ma soprattutto, come autorevole ispiratore di realizzazioni sempre più impegnative sia edili che infrastrutturali. Fu Ettore Bernabei ad affidare a Pierluigi Spadolini l’incarico di Presidente del comitato tecnico dell’Iri-Italstat, la holding delle attività delle concessioni, costruzioni e progettazioni, edilizie e infrastrutturali. Nonostante il poderoso impegno progettuale Pierluigi Spadolini non dimenticherà mai la sua missione, che nella scuola e nella trasmissione dei saperi e dei valori ai giovani, trova la sua essenza. Un passaggio della lectio magistralis con la quale si congeda il 5 giugno 1992 dalla Università di Firenze sintetizza la sua filosofia di vita : «Dalla mia esperienza ho imparato a non vedere la parola fine nelle cose perché comunque c’è sempre un altro giorno da passare, per inventare qualcosa di diverso, forse di più bello. Ogni progetto che ho fatto, con i miei collaboratori, è sempre stato come una lunga fiaba che, finché rimane sul tavolo da disegno, è un racconto innaturale, impossibile. Poi si forma, si costruisce, si definisce, diviene qualcosa di concreto, di irreversibile. Questo concetto di irreversibilità mi ha dato sempre una grande angoscia: il momento in cui l’architetto lascia il progetto è drammatico, perché da quell’istante in poi non è più possibile modificarlo né controllarlo. L’irreversibilità viaggia in parallelo con la responsabilità che l’architetto deve avere verso gli altri, poiché crea per la collettività. Ritengo che chi fa progetti per mania di protagonismo è un delinquente, perché giocando con la sua capacità di dar forma alle idee non considera che in ogni caso deve fare i conti con la realtà. Una realtà che lo giudica, lo interpreta, lo capisce: lo apprezza o lo distrugge».