“Firenze Fiera” Eventi, Arte, Cultura – di Riccardo Rescio

Vittoria Contini Bonacossi, Gio Ponti e un capolavoro dell’arredamento a Villa Vittoria, l’innovazione e il Designer al Centro Congressi, l’affascinante storia di Firenze alla Fortezza da Basso …..


Sono tra loro momenti e luoghi di stretta e imprescindibile interrelazione.
Il Palazzo degli Affari, il Centro Congressi, Villa Vittoria e la Fortezza da Basso di Firenze Fiera, sono anche sotto il profilo architettonico, un perfetto insieme di Storia, Arte, Cultura, Architettura, Design.
Se poi consideriamo la determinante funzione istituzionale svolta di ospitare eventi, manifestazioni, congressi, nazionali e internazionali, ecco che la sintesi diviene perfetta coniugazione Culturale, di cui la Città delle Arti per antonomasia può andare fiera, annoverandola orgogliosamente tra le proprie proposte attrattive.


Con la direzione di Lorenzo Becattini, Firenze Fiera ha definitivamente imboccato il giusto percorso che unisce indissolubilmente la struttura dedicata a fiere, mostre, convegni, alla Cultura, l’Arte, lo Spettacolo, l’Intrattenimento.
In questa ottica anche gli spazi di Firenze Fiera si sono arricchiti di tre nuove opere dell’Artista Sauro Cavallini, una delle ‘voci’ più forti e vibranti dell’Arte italiana del Novecento.

Opera di Sauro Cavallini


Queste ultime opere si aggiungono al “Monumento alla pace”, che Cavallini progettò e realizzò nei primi anni Settanta per il nuovo Centro Internazionale dei Congressi di Firenze e che dal 1977 è collocato nel giardino della Villa.

Opera di Sauro Cavallini
Opera di Sauro Cavallini


Le opere arricchiscono la collezione di Arte di quattordici Artisti contemporanei ospitata dal maggio 2021 al primo piano di Villa Vittoria.
La nuova acquisizione rappresenta il segno tangibile a conferma della volontà di Firenze Fiera di percorrere la strada di una sempre maggiore sinergia tra gli eventi ospitati e organizzati, che sono sempre e comunque momenti di conoscenza, comunicazione, condivisione e quindi di cultura, all’Arte nella accezione più ampia del termine e in qualsiasi forma e manifestazione essa si possa mai presentare.


Riccardo Rescio per Italia&friends
Elena Tempestini per Etpress Comunication

http://www.italiaefriends.worpress.comhttp://www.etpress.it

Padova Urbs Picta – Giotto, la Cappella degli Scrovegni e i cicli pittorici del Trecento | Unesco Italia

https://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/1182

Dante attesta il primato raggiunto da Giotto nel campo della Pittura nel Canto XI del Purgatorio (vv. 73-108) e Giotto, o chi per lui della sua scuola, effigia Dante, post mortem, in un celebre affresco del Bargello, in Firenze. Dante fa visita a Giotto nella Cappella degli Scrovegni. L’Imolese Pietro d’Abano (Abano, 1250-1316) nelle sue parole così descrive:“Accadde una volta che mentre Giotto, ancora abbastanza giovane, dipingeva a Padova una cappella nel luogo dove un tempo c’era l’anfiteatro, o arena, giunse anche Dante da quelle parti e Giotto lo accolse con grandi onori e lo ospitò a casa sua. Qui Dante, vedendo che i suoi molti bambini erano davvero brutti e, per dirla in breve, somigliantissimi al padre, gli chiese: “Egregio maestro, mi domando stupito perché voi, che non avete uguali nell’arte del dipingere, facciate tanto belle le figure degli altri e cosí brutte, invece, le vostre”. Al che Giotto, ridendo, rispose prontamente: “Perché dipingo di giorno, ma plasmo di notte”. La risposta piacque estremamente a Dante, non perché fosse nuova, visto che si trova nei Saturnali di Macrobio (suddivisa in 7 libri dedicati al figlio Eustachio) ma perché prende lo spunto soprattutto dall’arte poetica e retorica di Virgilio, considerato maestro di ogni sapere umano. La “battuta” piacque a Dante in quanto nata dall’ingegno dell’uomo. Dante e Giotto appartenevano ad un medesimo circolo ristretto di intellettuali, i Fedeli d’Amore.
In quest’ottica è significativo pure l’attributo di «maestro» riconosciuto a Giotto, perché sappiamo benissimo che con tale titolo il pittore potrà firmarsi soltanto dal 1327, quando gli fu concesso di iscriversi in Firenze (primo in assoluto nella sua categoria) alla stessa corporazione cui appartenne l’Alighieri, quella dei Medici e degli Speziali. Con tale titolo, infatti, l’artista si firmò nelle opere successive a quella data, ma mai in precedenza. Dante e Giotto si pongono alla base di una rifondazione dell’Arte tale da innalzare nuovamente l’Uomo alle stelle, che non è facile retorica, ma espressione di un preciso ed oggettivo indirizzo neoplatonico. ( tratto da Dante e Michelangelo, testo Elena Tempestini) Giovanni Bernabei

Dante attesta il primato raggiunto da Giotto nel campo della Pittura nel Canto XI del Purgatorio (vv. 73-108) e Giotto, o chi per lui della sua scuola, effigia Dante, post mortem, in un celebre affresco del Bargello, in Firenze. Dante fa visita a Giotto nella Cappella degli Scrovegni. L’Imolese Pietro d’Abano (Abano, 1250-1316) nelle sue parole così descrive: “Accadde una volta che mentre Giotto, ancora abbastanza giovane, dipingeva a Padova una cappella nel luogo dove un tempo c’era l’anfiteatro, o arena, giunse anche Dante da quelle parti e Giotto lo accolse con grandi onori e lo ospitò a casa sua. Qui Dante, vedendo che i suoi molti bambini erano davvero brutti e, per dirla in breve, somigliantissimi al padre, gli chiese: “Egregio maestro, mi domando stupito perché voi, che non avete uguali nell’arte del dipingere, facciate tanto belle le figure degli altri e cosí brutte, invece, le vostre”. Al che Giotto, ridendo, rispose prontamente: “Perché dipingo di giorno, ma plasmo di notte”. La risposta piacque estremamente a Dante, non perché fosse nuova, visto che si trova nei Saturnali di Macrobio (suddivisa in 7 libri dedicati al figlio Eustachio) ma perché prende lo spunto soprattutto dall’arte poetica e retorica di Virgilio, considerato maestro di ogni sapere umano. La “battuta” piacque a Dante in quanto nata dall’ingegno dell’uomo. Dante e Giotto appartenevano ad un medesimo circolo ristretto di intellettuali, i Fedeli d’Amore.
In quest’ottica è significativo pure l’attributo di «maestro» riconosciuto a Giotto, perché sappiamo benissimo che con tale titolo il pittore potrà firmarsi soltanto dal 1327, quando gli fu concesso di iscriversi in Firenze (primo in assoluto nella sua categoria) alla stessa corporazione cui appartenne l’Alighieri, quella dei Medici e degli Speziali. Con tale titolo, infatti, l’artista si firmò nelle opere successive a quella data, ma mai in precedenza. Dante e Giotto si pongono alla base di una rifondazione dell’Arte tale da innalzare nuovamente l’Uomo alle stelle, che non è facile retorica, ma espressione di un preciso ed oggettivo indirizzo neoplatonico. ( tratto da Dante e Michelangelo, testo Elena Tempestini) Giovanni Bernabei