Tra Oriente e Occidente: Sant’Andrea, la Cattedrale di Amalfi e l’eco dell’Ortodossia Russa nel cuore della Costiera. Elena Tempestini

Nel 2025, la tensione tra Oriente e Occidente non è più solo una questione di confini geopolitici, ma anche di identità spirituale. Mentre l’Europa cerca un equilibrio tra secolarizzazione e radici cristiane, la Russia afferma con sempre maggior forza la propria vocazione come Santa Madre e Terza Roma. In questo scenario, antichi luoghi come la Cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi e la chiesa di San Salvatore de’ Birecto ad Atrani si rivelano custodi silenziosi di una storia condivisa, di un’eredità cristiana che precede lo scisma e parla ancora oggi, sotto forma di pellegrinaggi, iconografie, liturgie e presenze simboliche.

Sant’Andrea e la “Terza Roma”

La figura dell’apostolo Andrea, il Protokletos, il Primo Chiamato, è centrale nella visione ortodossa russa. Secondo la Tradizione di Nestor, Andrea avrebbe attraversato il Mar Nero e raggiunto le colline dove sarebbe sorta Kiev, piantando una croce e profetizzando la nascita di un grande popolo cristiano. Per la Chiesa ortodossa russa, Andrea è quindi il fondatore spirituale non solo di Costantinopoli ma anche della Rus’ di Kiev, culla della civiltà slavo-cristiana.

Incastonata tra mare e roccia, la Costiera Amalfitana non è solo uno scrigno di bellezza naturale, ma anche un luogo denso di mistero e spiritualità. Le sue chiese raccontano una storia che intreccia Oriente e Occidente, Roma e Bisanzio, Cattolicesimo e Ortodossia. Due luoghi in particolare conservano le tracce visibili e invisibili di questa convergenza: la Cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi e la piccola ma potentissima chiesa di San Salvatore de’ Birecto ad Atrani. In questi luoghi si respira una spiritualità profonda, dove la presenza dell’apostolo Andrea, fratello di Pietro e primo chiamato tra i Dodici , funge da ponte spirituale tra le due grandi Chiese.

Sant’Andrea: il Primo-Chiamato e l’asse spirituale tra Roma e Bisanzio

Sant’Andrea è una figura centrale per la Chiesa ortodossa, tanto quanto per quella cattolica. Fu discepolo di Giovanni il Battista, il primo a seguire Cristo. Andrea è anche il fondatore spirituale del Patriarcato di Costantinopoli: secondo la tradizione bizantina, fu lui a evangelizzare le terre del Ponto e della Scizia, cioè l’attuale Ucraina e la Russia meridionale. La sua figura è, quindi, un simbolo della Chiesa indivisa, prima dello scisma del 1054, la grande divisione tra la chiesa orientale e la chiesa di Roma, nella quale la questione più spinosa era il ruolo del Vescovo di Roma cioè del Papa. L’Occidente affermava il primato universale del Papa come successore di Pietro, con giurisdizione su tutta la Chiesa. L’Oriente accettava un primato d’onore per il Papa, ma non un’autorità giuridica su Costantinopoli o le altre sedi patriarcali che erano Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. L’Occidente sviluppò il Cattolicesimo romano, accentuando la centralità papale, tanto che il Leone IX Papa scomunicò il Patriarca d’Oriente. L’Oriente a sua volta si definì come Chiesa Ortodossa, fedele alla tradizione conciliare e apostolica delle origini.

La Cattedrale di Amalfi e la Cripta dell’Oriente

La Cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi, dedicata proprio all’apostolo, custodisce le sue reliquie, arrivate nel 1208 da Costantinopoli, durante la Quarta Crociata. Ma più che il fatto storico, è il significato simbolico della traslazione che affascina: la presenza del corpo di Andrea ad Amalfi segna un punto di convergenza tra la spiritualità orientale e quella occidentale. Amalfi, repubblica marinara era il ponte tra i due mondi, la mediatrice anche nel sacro.

Nella cripta barocca, sottostante la cattedrale romanica, è custodita l’urna con le reliquie dell’apostolo. Ma ciò che colpisce è la manna di Sant’Andrea, un liquido che trasuda dalle sue ossa e che viene raccolto ogni anno, simbolo di grazia mistica e presenza vivente del santo. Questo fenomeno ha paralleli nella tradizione orientale, dove reliquie e “mirra” che nel linguaggio teologico ortodosso e’ il “fuoco spirituale liquido”, perché rappresenta la discesa dello Spirito Santo, segno della santità viva, oltre la morte.

All’interno della cripta si nota un crescente interesse e una devozione ortodossa, in particolare russa. Icone portate da pellegrini, preghiere davanti alla statua lignea del santo, manifestano una liturgia silenziosa ma intensa che si inserisce in uno spazio cattolico, creando un interspazio spirituale. Lì, tra mosaici e candelabri, si realizza quasi una “liturgia dell’invisibile”, dove il confine tra le Chiese si dissolve nel culto del santo comune.

San Salvatore de’ Birecto: la chiesa dei segreti di Atrani

A pochi passi da Amalfi, il piccolo borgo di Atrani custodisce un altro luogo misterioso: la chiesa di San Salvatore de’ Birecto. Costruita tra IX e X secolo, fu sede dell’incoronazione dei Dogi di Amalfi e cuore della spiritualità civica e politica dell’antica repubblica. Il nome “de’ Birecto” rimanda al birretto, simbolo del potere e della consacrazione, suggerendo una connessione rituale tra il potere temporale e quello spirituale.

Ma è nelle sue proporzioni geometriche e nella sua struttura a pianta centrale che San Salvatore rivela un significato esoterico più profondo. L’edificio sembra costruito secondo canoni simbolici: il quadrato della terra e il cerchio del cielo si incontrano nella cupola, richiamando la Gerusalemme Celeste e l’armonia delle sfere, come nelle concezioni neoplatoniche e nella cosmologia bizantina.

Anche qui si avverte la presenza dell’Oriente cristiano. Recentemente, la chiesa è tornata a essere punto di riferimento per la comunità ortodossa, soprattutto nei periodi delle grandi festività. La sua dimensione raccolta la rende adatta alla liturgia orientale, fatta di canti, icone, incenso, e silenzi che risuonano come preghiera. È un luogo in cui la storia si apre all’eterno, e la liturgia diventa ponte tra i mondi.

Chi visita questi luoghi non è solo un turista, ma un pellegrino. L’anima sensibile avvertirà, tra i vicoli silenziosi e le navate ombrose, una chiamata antica. Forse è proprio la voce di Sant’Andrea, il primo chiamato, che ancora sussurra ai cuori in cerca di verità.

Icona Russa custodita nella Cripta della cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi

l’Eurasia accelera: la Cina inaugura la nuova ferrovia “Cina-Iran” e argina lo stretto di Malacca e le rotte marittime americane. Elena Tempestini

Gli Stati Uniti dominano le principali rotte marittime attraverso basi navali strategiche di Singapore, Bahrein, Diego Garcia e Guam. La nuova ferrovia Cina-Iran aggira gli stretti di Malacca e di Hormuz, sottraendo commercio e petrolio all’interdizione navale statunitense. È un passaggio terrestre che non può essere bloccato con le stesse modalità militari. La linea ferroviaria collega Urumqi, nello Xinjiang cinese, a Teheran, passando per l’Asia Centrale e il Turkmenistan, non è solo una brillante impresa logistica. È un tassello chiave nella ridefinizione degli equilibri geopolitici mondiali.

Ferrovia Cina -Iran

I tempi di transito si riducono a soli 15 giorni rispetto ai 40 delle rotte marittime tradizionali. Il corridoio ferroviario offre a Cina e Iran un’alternativa concreta alle vie d’acqua dominate dalla Marina statunitense. Significa aggirare lo Stretto di malacca, la Cina dipende fortemente dallo stretto per il trasporto dell’energia, del petrolio che proviene dal Golfo Persico e dall’Africa, da sempre vulnerabile imbuto strategico per Pechino, e per bypassare il controllo USA sulle principali rotte marittime. In un mondo sempre più multipolare, questa ferrovia si candida a diventare la nuova arteria dell’Eurasia.

Il “dilemma di Malacca” e la risposta ferroviaria

Stretto di Malacca

L’80% del petrolio importato dalla Cina transita oggi attraverso lo Stretto di Malacca, uno snodo stretto e sorvegliato dalle potenze anglosassoni e dai loro alleati regionali. Già nel 2003, l’allora presidente Hu Jintao definiva questa dipendenza un rischio strategico da neutralizzare: nasceva così il concetto di Malacca Dilemma. La Belt and Road Initiative (BRI) è, in molti sensi, la risposta sistemica a questa vulnerabilità. E il nuovo corridoio verso l’Iran ne è uno degli assi più audaci.

Il percorso di oltre 4.000 chilometri da Yiwu, nella provincia cinese dello Zhejiang, fino alla città santa di Qom, attraversa Kazakistan e Turkmenistan. Secondo le proiezioni della China Railway Corporation, entro il 2030 la linea potrebbe movimentare oltre 10 milioni di tonnellate di merci all’anno. Numeri che testimoniano una crescita silenziosa ma costante del commercio eurasiatico.

Iran: logistica, resistenza e diplomazia

Per Teheran, la posta in gioco è altissima. Isolata dai mercati marittimi e finanziari internazionali a causa delle sanzioni, l’Iran trova in questa infrastruttura un’ancora di salvezza economica e geopolitica. Il petrolio iraniano può ora raggiungere la Cina evitando lo Stretto di Hormuz e gli occhi della Quinta Flotta statunitense. Il tracciato ferroviario, più difficile da bloccare rispetto a una rotta navale, rafforza la posizione dell’Iran come snodo terrestre strategico tra Asia ed Europa.

Non è un caso che questo sviluppo si collochi nel solco del partenariato strategico venticinquennale firmato da Pechino e Teheran nel 2021, che prevede investimenti cinesi in infrastrutture iraniane per 400 miliardi di dollari. La ferrovia è stata finanziata anche da istituti come la China Development Bank e l’Export-Import Bank of China, e realizzata con il coinvolgimento diretto della CRCC (China Railway Construction Corporation). Sul fronte iraniano, il progetto è stato coordinato dalla Islamic Republic of Iran Railways, che ha lavorato per armonizzare standard e dogane lungo l’intero tragitto.

La geopolitica dei binari

Questo corridoio ferroviario si inserisce in uno scenario globale segnato da tensioni crescenti tra Washington e i suoi rivali strategici. L’obiettivo storico degli Stati Uniti è sempre stato quello di controllare le rotte marittime globali, elemento centrale della loro superiorità geopolitica secondo la tradizione mackinderiana aggiornata da Alfred Mahan. Ma quando il commercio si sposta sui binari, il controllo del mare perde parte della sua forza deterrente.

Heartland:,Nella visione di Mackinder includeva: la Russia europea, l’Asia centrale, e parte della Siberia. Era chiamata anche “Pivot Area”, perché secondo Mackinder era il punto cardine attorno a cui ruotava il destino geopolitico del mondo. l’Eurasia terrestre controlla il mondo. Gli USA, potenza oceanica, sono esclusi dal centro di questo gioco.

Non a caso, il progetto è stato definito da alcuni analisti una “rivoluzione geopolitica”. Con la nuova ferrovia, il concetto dell’“Heartland” la teoria del generale Mackinder torna attuale: chi controlla “ Heartland” controlla il mondo: L’Heartland è l’area centrale dell’Eurasia, un’enorme massa terrestre protetta da barriere naturali, difficile da invadere e ricca di risorse. Nella visione di Mackinder includeva: la Russia europea, l’Asia centrale, e parte della Siberia. Era chiamata anche “Pivot Area”, perché secondo Mackinder era il punto cardine attorno a cui ruotava il destino geopolitico del mondo. l’Eurasia terrestre controlla il mondo. Gli USA, potenza oceanica, sono esclusi dal centro di questo gioco.

l’Heartland eurasiatico è la chiave per dominare il mondo, allora chi collega l’interno dell’Eurasia tramite terraferma esercita una leva strategica che non passa più dagli oceani.

In atto una controffensiva occidentale viene affrontata da Stati Uniti, insieme a India, Giappone e Unione Europea, promuovendo rotte alternative come il corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC) o il Development Road turco, nella corsa per il controllo delle infrastrutture commerciali eurasiatiche.

Un mondo che si riconfigura

Il corridoio Cina-Iran rappresenta un tassello decisivo del mondo multipolare che sta emergendo. Al di là della logistica, è un segnale forte: Cina e Iran stanno costruendo alternative sistemiche al predominio USA, e i paesi dell’Asia Centrale non vogliono più essere semplici passaggi obbligati ma attori attivi nella nuova geoeconomia.

Per l’Europa si aprono opportunità commerciali, ma anche scelte complesse. Come conciliare l’accesso a rotte più rapide con le pressioni politiche e le linee rosse strategiche di Washington?

In un mondo dove ogni chilometro di binario può contare più di una base navale, la sfida non è solo tra economie, ma tra visioni del futuro. Il treno partito da Urumqi non trasporta solo merci: trasporta una nuova idea di mondo.

Sotto la pietra, la luce: L’Oratorio delle Stimmate e il cuore nascosto della Basilica di San Lorenzo

Nel cuore di Firenze, là dove le pietre della storia si fondono con il respiro della fede, la Basilica di San Lorenzo custodisce non solo la memoria visibile dei Medici, ma anche una dimensione nascosta, quasi iniziatica: l’Oratorio delle Stimmate. Un luogo sotterraneo, silenzioso, riscoperto solo di recente, che lega insieme arte, spiritualità e potere. In questo spazio dimenticato e ora restaurato, le vicende della Compagnia delle Sacre Stimmate di San Francesco si intrecciano con la figura di Cosimo il Vecchio, il fondatore della grandezza medicea.

Là dove pregavano i laici: l’Oratorio delle Stimmate

L’Oratorio delle Stimmate si trova sotto la basilica, accanto alla cripta e sotto la Cappella Neroni. È un ambiente a navatelle, decorato con eleganza sobria, che dal 1596 fu affidato alla Compagnia delle Sacre Stimmate di San Francesco, una confraternita laica dedita alla devozione e alle opere di carità.

In questi spazi si riunivano artigiani, cittadini, talvolta nobili: uomini e donne accomunati dalla volontà di vivere una fede attiva e concreta, seguendo l’esempio delle stimmate di San Francesco, simbolo di una partecipazione profonda alla sofferenza redentrice di Cristo. Qui si pregava, si meditava, si faceva penitenza. Qui, lontano dagli altari barocchi, la spiritualità fiorentina trovava la sua voce più umile e intensa.

Tesori nascosti e fede silenziosa

L’oratorio conserva ancora oggi opere d’arte di rara bellezza:

un dipinto di Mario Balassi che raffigura San Francesco che riceve le stimmate, una Madonna col Bambino attribuita all’Empoli, e una piccola statua in terracotta smaltata di San Giovanni Battista, legata alla scuola dei Della Robbia.

Accanto all’arte, anche la memoria dei defunti: nel pavimento giacciono lastre sepolcrali medievali, che parlano di vite umili, dimenticate, ma accolte nella pietà cristiana.

Dopo decenni di chiusura e l’oblio seguito all’alluvione del 1966, l’oratorio è stato finalmente restaurato nel 2023, grazie all’impegno dell’Opera Medicea Laurenziana e della parrocchia. Oggi, riaperto alla visita, si offre come uno scrigno di spiritualità e memoria, restituito alla città.

Cosimo il Vecchio: il cuore sotto la pietra

Non lontano dall’oratorio, proprio sotto l’altare maggiore della basilica, giace Cosimo de’ Medici, detto il Vecchio. La sua tomba si trova al centro, in un pilastro, segnata da un’iscrizione semplice ma solenne:

“Cosmus Medices hic situs est decreto publico, Pater Patriae”

Fu il Consiglio della Repubblica a volerlo lì, al centro della chiesa, al centro della città, in una posizione che unisce sacro e civico. Mosso da una fede profonda e da una visione politica ispirata alla stabilità, Cosimo scelse San Lorenzo come chiesa di famiglia, e ne fece un luogo simbolico del potere mediceo, ma anche della pietà cristiana.

In questa scelta si riflette il suo spirito: né principe né papa, ma custode del bene comune, interprete di un’epoca che cercava armonia tra fede e politica, tra ricchezza e umiltà francescana.

Un’architettura teologica della memoria

San Lorenzo non è solo una basilica: è un palinsesto spirituale. Sopra, gli affreschi, gli altari, la magnificenza delle Cappelle Medicee. Sotto, le cripte, l’Oratorio delle Stimmate, le tombe nascoste. Tra il marmo e la penombra, Firenze ha scritto la sua teologia della memoria.

Così, nella pietra che copre Cosimo il Vecchio e nelle stimmate che ornarono il corpo di Francesco, Firenze ha conservato due vie per pensare il potere: una fondata sull’azione e la stabilità, l’altra sulla rinuncia e la compassione.

E forse non è un caso che questi due percorsi si incrocino sotto le volte della stessa chiesa. Perché la gloria senza misericordia è vuota, e la fede senza memoria è cieca.

Fonte: La Compagnia delle Sacre Stimmate di San Francesco in San Lorenzo a Firenze (a cura di M. Coppe, M.D. Viola, L. Sebregondi, ed. Mandragora) 

“Santa Madre Russia” l’erede della Terza Roma. Religione, storia e geopolitica si fondono in un’unica narrazione identitaria. Elena Tempestini

Chiamare la Russia “Santa Madre Russia, l’erede della Terza Roma” non è una semplice evocazione letteraria, ma un richiamo a una visione del mondo che fonde religione, storia e geopolitica in un’unica narrazione identitaria. Questa visione si sviluppa nel XV secolo, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, quando l’Impero bizantino, la seconda Roma e cuore dell’Ortodossia, viene spazzato via dall’avanzata ottomana. Nasce non solo una dottrina teologica che interpreta la Russia come nuovo centro della cristianità, l’ultima roccaforte della vera fede, incaricata da Dio di preservare la tradizione ortodossa fino alla fine dei tempi, ma una visione del mondo, un mito fondativo che ha influenzato la politica, la religione e l’identità nazionale della Russia fino ai giorni nostri. La “Terza Roma” colma il vuoto della caduta di Costantinopoli, diviene l’ultima roccaforte del cristianesimo autentico, l’asse spirituale attorno a cui ruota il destino del mondo ortodosso. Lo scrive il monaco Filofej di Pskov all’inizio del Cinquecento: “Due Rome sono cadute, la terza sta in piedi e non ve ne sarà una quarta”. L’idea attraversa i secoli e sopravvive anche alle cesure della storia russa: dallo zarismo all’ateismo sovietico, fino al nazionalismo religioso della Russia post-sovietica. Mosca resta l’unica città fedele alla vera Chiesa di Cristo, incaricata di resistere all’apostasia del mondo.

Nel 2025 questa narrazione non è solo viva: è diventata infrastruttura ideologica di una potenza che si percepisce accerchiata e investita di una missione storica. Le parole del patriarca Kirill che ha definito la guerra in Ucraina come una lotta contro l’imposizione occidentale di modelli immorali, la recente presa di posizione del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che ha liquidato come “irrealistica” un’ipotesi di negoziato in Vaticano. Dietro queste dichiarazioni non c’è solo un rifiuto diplomatico: c’è un rigetto teologico, simbolico, della legittimità di Roma come interlocutore spirituale. Il mito della Terza Roma può apparire arcaico, ma in realtà è vivo e operativo nella costruzione del potere russo contemporaneo, e cercando di sottomettere le altre Chiese ortodosse alla propria autorità, in particolare quelle ucraine e balcaniche. Non si tratta solo di teologia, ma di una narrativa identitaria e geopolitica che conferisce alla Russia una posizione unica nella storia del mondo: ultimo bastione della vera fede, contro il caos di un ordine globale percepito come corrotto e ostile.

In questa ottica, il tentativo del nuovo Papa Leone XIV di riaprire un dialogo con il mondo ortodosso, anche alla luce della guerra in Ucraina, si scontra con un blocco profondo: Mosca non riconosce alla Chiesa cattolica alcun primato morale, né alcun diritto a mediare tra Oriente e Occidente. Anzi, è proprio Roma, che e’ vista come capitale di un cristianesimo occidentalizzato, liberalizzato e contaminato a essere percepito come parte del problema.

La Chiesa ortodossa russa non è un attore marginale: è un’istituzione co-gestionale del potere politico, alleata organica del Cremlino e strumento di legittimazione delle sue campagne, militari e culturali. Il Patriarcato di Mosca non solo benedice l’intervento russo in Ucraina, ma lo interpreta come una guerra sacra, una “difesa della fede”. Da qui il rifiuto sistematico di ogni tentativo di mediazione che non provenga da dentro l’universo ortodosso slavo.Anche il Patriarcato di Costantinopoli, rivale storico di Mosca all’interno dell’Ortodossia, viene accusato di essere troppo vicino a Roma e all’Occidente.

In un mondo multipolare e frammentato, la geopolitica del sacro torna al centro della scena. Non è solo la forza militare a ridisegnare i confini dell’Europa e del Vicino Oriente, ma anche il ritorno di narrazioni arcaiche, mitiche, che alimentano conflitti e identità. In questo contesto, il tentativo di Papa Leone XIV di parlare all’anima dell’Oriente cristiano è forse il più audace gesto diplomatico del suo pontificato, ma anche, per ora, il più osteggiato.

1492 – 202X: la fine di un mondo, l’inizio di un altro. Geopolitica di “Soglie” Storiche.

In foto, la prima mappa mostrata al mondo, il 25 aprile del 1507= 25 aprile e’ considerata la data della LIBERTÀ’
dove appare il nome “America terra di Amerigo” di Martin Waldseemüller. ‘AMERICA NOVITER REPERTA’, conservata alla New York Public Library, è la più antica testimonianza cartografica dell’America, considerata dal Congresso Americano, che l’ha acquisita dalla Germania, e’ considerata un certificato di nascita.

Nel 1492, l’Europa chiudeva un’epoca e ne apriva un’altra. Oggi accade qualcosa di simile, sebbene in modo asimmetrico con strumenti, linguaggi e attori diversi. I parallelismi non sono perfetti, ma i cicli della storia si somigliano nei momenti in cui un ordine si spegne e un nuovo mondo cerca di imporsi.
Il 1492: e’ la fine del mondo medievale
Quel singolo anno è una rivoluzione:
La morte di Lorenzo il Magnifico, finisce l’umanesimo politico fiorentino, e l’Italia entra in una crisi di potere che culminerà con le guerre tra grandi potenze europee.
Papa Innocenzo VIII, consuocero di Lorenzo, incarna un papato ancora rinascimentale, nepotista, ma già alle soglie di una crisi spirituale che aprirà le porte alla Riforma Protestante del XVI secolo e che pose una sfida all’autorità papale.
La caduta di Granada segna la fine dell’Islam in Europa occidentale, la fine del pluralismo iberico, e il trionfo dell’identità cristiano-cattolica.
La scoperta dell’America da parte della Spagna spalanca le porte all’era coloniale: nasce l’Occidente moderno.
Gli ebrei vengono espulsi dalla Spagna: identità, fede, sangue e potere tornano a fondersi sotto un progetto nazional-religioso.
È la fine del mondo medievale e l’inizio di quello moderno, imperiale, cristiano, eurocentrico. Oggi: un nuovo “1492”?
Nel nostro tempo, un nuovo 1492? qualcosa di simile sta accadendo:
Il declino dell’ordine liberale globale post-1945 (ONU, globalizzazione, diritti universali) somiglia al tramonto della cristianità medievale.
L’ascesa di nuove potenze Cina, India, Turchia rompe l’unipolarismo occidentale, così come l’America nel 1500 rovesciò la centralità mediterranea.
La polarizzazione politica interna all’Occidente, Stati Uniti in testa e la crisi delle democrazie liberali ricordano le crisi di legittimità e autorità del Cinquecento.
La retorica del “ritorno” alla nazione, ai confini, alla religione, all’ordine, incarnata da figure come Donald Trump, J.D. Vance che si è convertito da protestante al cattolicesimo con sant’Agostino ( lo scrive nel suo “Elegia Americana”) mutatis mutandis, il ritorno del cattolicesimo come collante identitario.
Trump non è un re cattolico del XV sec ma costruisce un’identità politica sull’esclusione immigrazione, woke, Cina ma cerca l’unificazione. Corsi e ricorsi: nel 1492 il mondo cambiava: con la fine del pluralismo, l’inizio degli imperi, centralizzazione, religione come collante politico.
Nel nostro tempo, la globalizzazione vacilla, le identità si irrigidiscono, il potere torna a chiudersi nei confini, e il futuro si decide nello scontro tra visioni del mondo.
1492 non fu solo un anno: fu una frattura epocale e oggi siamo su quella soglia. La storia non si ripete mai identica, ma può insegnarci a leggere i segni del presente.
E se allora nacque l’Impero, oggi potremmo assistere alla fine dell’Impero Occidentale come lo conoscevamo.

La mappa fu ritrovata nel 1901 dallo storico e cartografo gesuita Joseph Fischer nella biblioteca del castello del principe Johannes di Walburg-Wolfegg in Germania. È stata poi acquisita per 10 milioni di dollari dalla Library of Congress, che possiede la collezione di carte più ricca del pianeta. La mappa, è formata dall’assemblaggio di dodici fogli, raffigura il Nuovo Mondo come un continente separato, documentando così l’idea rivoluzionaria di Vespucci che segnò il tramonto della tradizionale tripartizione del mondo in Europa, Asia e Africa. Non a caso, è stata soprannominata il certificato di nascita dell’America.

Il Ritorno della Logica dei Blocchi: il Mondo tra Crisi, Caos e Riarmo militare. Elena Tempestini

Di fronte a un mondo sempre più instabile, l’ordine internazionale si sta ricompattando con nuove sfere di influenza, una strategia consolidata del capitalismo contemporaneo che vediamo nella finanziarizzazione estrema dei settori industriali, segno, quest’ultimo, di una crisi che si struttura e si dispiega su molteplici piani: militare, economico, geopolitico e che coinvolge l’intero scenario globale, tanto sul versante materiale quanto su quello immateriale. In gioco ci sono nodi cruciali come il ruolo dominante del dollaro e quello che, forse con un certo eccesso retorico ma non senza ragioni, si può definire il rischio del “declino dell’Occidente”. Al di là della retorica del declino, il dollaro resta il pilastro delle transazioni globali, le istituzioni finanziarie statunitensi hanno ampliato la loro sfera d’influenza, e l’apparato militare americano mantiene un vantaggio strategico. Ma dopo tre decenni di globalizzazione post-Guerra Fredda, ritorna una “logica di blocchi contrapposti”, ogni blocco ha una potenza guida che non agisce più solo ideologicamente, come durante la Guerra Fredda, ma con strategia sia economica che tecnologica. Il motore che li muove è una forte competizione, un conflitto latente . Un’era alimentata da guerre, crisi energetiche, rivalità strategiche e la crescente sfiducia nelle istituzioni multilaterali.

Al posto di un ordine unipolare dominato dagli Stati Uniti o di un multilateralismo efficace, si sta formando un sistema di blocchi geopolitici antagonisti, ciascuno con proprie agende economiche, militari e culturali.

Il Blocco Occidentale: USA, Europa, alleati Asia-Pacifico, guidato dagli Stati Uniti, include: NATO, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, Australia, Canada e altri partner, ed è centrato sulla Difesa collettiva quale la NATO. Il blocco occidentale si sta rafforzando anche attraverso le alleanze regionali quali l’AUKUS e il QUAD, con una forte ripresa del riarmo militare, in particolare in Europa.

Il Blocco revisionista è con: Russia, Cina, Iran, Nord Corea, formato da potenze che mettono in discussione l’ordine internazionale liberale, basandosi sul : Multilateralismo alternativo, BRICS+ e SCO, sulla Cooperazione militare e tecnologica di Russia-Cina-Iran.

C’è’ una volontà di disallineamento dal dollaro e dai circuiti finanziari occidentali. Un blocco che sostiene i regimi autoritari, alimenta la guerra ibrida e sfrutta conflitti regionali come in Siria, in Libia e nel Sahel per erodere l’influenza occidentale.

Ma ci sono anche i nuovi “non allineati”

Paesi come India, Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Sudafrica, Brasile, si muovono tra i blocchi per massimizzare vantaggi strategici, mantenendo autonomia diplomatica.

L’India compra armi da Mosca ma collabora con stati Uniti ed Europa.

La Turchia gioca su più tavoli, dalla NATO al dialogo con Russia e Iran.

Il Mediterraneo e l’Africa: possono divenire il fronte sud dell’instabilità: la Libia. L’est del paese sotto il Generale Haftar è sempre più influenzato dalla Russia, che ha basi militari e legami con mercenari della ex Wagner e Black Russians. La regione è un potenziale cavallo di Troia per destabilizzare l’Europa, usando migrazione e crisi energetiche.

Il Sahel e il Corno d’Africa lo dimostrano con: Colpi di Stato, jihadismo, e l’espansione russa mercenaria che stanno erodendo la presenza occidentale. Il disimpegno francese ha creato un vuoto che è stato colmato da attori alternativi, tra cui Cina, Turchia e Russia.

L’Ucraina: l’epicentro della nuova Guerra Fredda. La guerra in Ucraina ha segnato un punto di non ritorno: con il riarmo massiccio dei paesi NATO. Militarizzazione dell’industria europea, rottura strutturale con la Russia. L’Ucraina è diventata una linea di faglia tra due visioni del mondo: democrazia e sovranità da una parte, revanscismo imperiale e autoritarismo dall’altra.

Ma è l’Indo-Pacifico: la vera posta in gioco del XXI secolo: La rivalità tra Stati Uniti e Cina è ormai il conflitto strategico centrale, Taiwan resta un possibile detonatore di confronto diretto. Il mar Cinese Meridionale è teatro di esercitazioni, provocazioni e militarizzazione. Le supply chain globali, cioè la catena di approvvigionamento, il processo che permette di portare sul mercato un prodotto o servizio, trasferendolo dal fornitore fino al cliente, si stanno riorganizzando in base alle logiche di blocco.

Quindi si crea una “corsa” al riarmo globale

La spesa militare mondiale ha superato per la prima volta i 2.400 miliardi di dollari (dati SIPRI 2024). L’Europa ha aumentato gli investimenti in difesa, cybersecurity e tecnologie dual use. La NATO sta collaborando con aziende come Palantir Technologies per digitalizzare e integrare l’intelligence militare

Il mondo di oggi non è esattamente quello del 1947. I blocchi non sono rigidamente ideologici, ma strategici, tecnologici e commerciali. Tuttavia, la logica di schieramento e contrapposizione sta dominando sempre più la scena internazionale, soffocando il dialogo multilaterale. L’instabilità nel Mediterraneo, la guerra in Ucraina, la pressione su Taiwan e la crisi in Africa convergono verso un nuovo ordine mondiale conflittuale, dove i confini tra guerra e pace, tra sicurezza e sviluppo, si fanno sempre più sfumati.

Il ritorno della logica dei blocchi non è nostalgia del passato, ma la fotografia di un presente che sta accelerando verso il confronto. Il mondo multipolare è reale, ma sempre più armato. Il rischio? Che il caos generi alleanze pericolose e scelte irreversibili.

Fincantieri accelera sull’innovazione subacquea: AI, autonomia e sicurezza dei fondali

Nel nuovo scenario geopolitico segnato da minacce ibride e infrastrutture critiche sempre più esposte, Fincantieri conferma la sua trasformazione in attore centrale della sicurezza tecnologica marittima. A partire dall’acquisizione di Leonardo Underwater Armament Systems, con la quale Fincantieri integra competenze uniche nel campo delle tecnologie acustiche subacquee e dei sistemi avanzati di armamento, consolidando la propria leadership nel settore dell’underwater. Il gruppo ha dato una svolta alla sua strategia: da costruttore navale a polo industriale dell’innovazione subacquea civile e militare. seguito all’istituzione della controllata Fincantieri grazie all’istituzione di Fincantieri Arabia for Naval Services , nel 2024 ha siglato importanti contratti e accordi di collaborazione con l’Arabia Saudita. Con Fincantieri Marine Systems North America si occupa del operativo alle forze navali USA, della manutenzione e modernizzazione tecnologica delle navi da guerra, del supporto logistico e tecnico specializzato, del rafforzamento della presenza industriale e strategica italiana nel mercato della difesa statunitense. La fregata Constellation multi-missione per la US Navy è stata costruita da Fincantieri. La società è attiva nel settore della difesa e sicurezza nazionale statunitense AI per proteggere i cavi sottomarini

Uno degli sviluppi più rilevanti è la nascita, presso il centro operativo NATO di Northwood, nel Regno Unito, di un nucleo dedicato alla realizzazione di sensori AI in grado di monitorare e anticipare eventuali attacchi o anomalie sui cavi sottomarini, oggi più che mai infrastrutture strategiche per comunicazioni, finanza e sicurezza nazionale.

Si tratta di un investimento ad alta intensità tecnologica, nato dalla crescente consapevolezza che la guerra moderna si combatte anche sul fondo del mare, dove dati, reti e sorveglianza si intrecciano.

Siglato il 19 maggio 2025 l’accordo d’ intesa con Graal Tech spin-off dell’Università degli studi di Genova specializzata in robotica subacquea.

Mezzi subacquei autonomi di piccole e medie dimensioni , AUV – Autonomous Underwater Vehicles, Applicazioni dual use: missioni civili ricerca, monitoraggio ambientale, esplorazione fondali e militari, oltre sorveglianza, bonifica mine, ricognizione tattica.

Questi veicoli saranno intelligenti, modulari e adattabili, progettati per operare in scenari complessi, anche in assenza di GPS o comunicazioni costanti, sfruttando tecnologie avanzate di navigazione autonoma e AI decisionale.

Si sta costituendo un nuovo ecosistema subacqueo europeo

L’intesa Fincantieri–Graal Tech rappresenta un segnale forte in direzione di un ecosistema tecnologico europeo della difesa subacquea, in grado di fare fronte alla crescente competizione internazionale – dalla Cina alla Russia – nel controllo degli spazi marittimi profondi. Sotto traccia, si profila anche un possibile contributo italiano all’interno delle future missioni UE-NATO per la sicurezza delle infrastrutture sottomarine, in continuità con la nuova partnership strategica siglata da Bruxelles e Londra.

Una visione strategica per Fincantieri : dal cantiere navale è’ passata a divenire leader del dominio dell’invisibile

Quello di Fincantieri è più di un percorso industriale: è una trasformazione culturale, dove la cantieristica si fonde con AI, robotica e sicurezza strategica. E dove l’Italia, grazie anche a collaborazioni come quella con Graal Tech, può dire la sua in uno dei segmenti più sensibili e promettenti della difesa e dell’economia del mare.

J.D. Vance, Leone XIV, il cattolicesimo agostiniano e la politica MAGA: una mutazione della politica/dottrina di Reagan in era post-globale?


A Pope and a President” di James MacDonough, pubblicato nel 2018, e’ un libro storico che racconta l’incontro, il patto e la complessa relazione tra il Papa Giovanni Paolo II e il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Il libro esplora il loro ruolo nel crollo dell’Unione Sovietica. 

Dopo l’elezione del primo Papa americano e primo dell’Ordine Agostiniano, si potrebbe assistere ad una possibile convergenza tra il Vaticano e la politica MAGA, il “Make America Great Again” di Trump. E’ lecito porci la domanda del come mai non ci sia mai stato un Papa americano, la chiesa cattolica ha sempre voluto evitare una stretta connessione tra fede e potere imperiale. In questa epoca di un mondo multipolare con una grave crisi morale, un Papa americano può diventare simbolo di un nuovo occidente spirituale, ma deve riuscire ad essere un ponte tra tradizione e missione globale.

Abbiamo visto che il vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance, è stata l’ultima persona ad essere ricevuta da Bergoglio poco prima della sua morte, Vance si è convertito al cattolicesimo nel 2019 proprio grazie alle letture di Sant’Agostino trasmessagli dal tedesco oligarca digitale, di fede reganiana, Peter Thiel. Una politica estera che si configura in uno scenario geostrategico globale estremamente complesso, in cui fede, tecnologia e potere si intrecciano in modo completamente inedito. Per Thiel l’Occidente deve ritrovare una base religiosa e gerarchica, come spesso cita nei pensieri di sant’Agostino, Carl Schmitt e René Girard. La tecnologia deve essere governata da Élite morali, non solo da tecnocrati o populisti. 

Robert Francis Prevost divenuto Papa Leone XIV: un’“autorità morale occidentale”?

Se Papa Leone XIV incarna una linea agostiniana e tradizionalista, potrebbe  essere simbolicamente affine al mondo conservatore americano. Rafforzerebbe l’idea di una “ rinascita morale dell’Occidente “, basata su radici cristiane, ordine sociale e senso del sacro. Vance ha sempre sostenuto che il suo modello oltre Sant’Agostino e’ San Benedetto da Norcia, un grande unificatore spirituale e culturale dell’Europa successiva alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, in un’epoca segnata da instabilità politica, invasioni barbariche e disgregazione culturale. Un modello di rigenerazione morale e spirituale, “ l’Archetipo” della rinascita attraverso la regola “ Ora et Labora”. La salita al Soglio Pontificio di Prevost potrebbe riattivare il ruolo geopolitico e strategico del Vaticano, come forza mediana tra le superpotenze, in chiave morale e culturale, lo dimostrerebbero anche i “ possibili” 14 milioni di dollari dati da Trump al Vaticano durante i funerali di Bergoglio, per sanare in parte il deficit di settanta milioni di euro della Santa Sede.

Peter Thiel e la visione post-liberale

Peter Thiel è da anni promotore di un pensiero post-globalista e post-liberale, in cui l’autorità tradizionale della chiesa, l’ordine e la cultura classica, sono viste come argine alla decadenza moderna. La tecnologia può e deve essere funzionale a una rinascita dell’Occidente, non certo alla sua dissoluzione. La religione, in particolare il cristianesimo ortodosso e il cattolicesimo tradizionale hanno un ruolo centrale nella costruzione di élite morali e decisioniste.

J.D. Vance, il cattolicesimo agostiniano e la politica MAGA

Un cattolicesimo “ agonico” che riconosce il peccato, la decadenza, ma cerca la redenzione pubblica e’ una visione in cui la fede diventa fondamentale per una politica identitaria e comunitaria. Un papa statunitense sul soglio di Pietro, potrebbe legittimare la difesa della “civiltà cristiana occidentale” come fondamento dell’identità americana, realizzare una politica estera moralizzata ma con una forza di volontà come aveva dimostrato Reagan: libertà religiosa, anti-comunismo, supremazia morale dell’Occidente.

Una Politica reaganiana rivisitata, una mutazione in era post-globale per una identità americana ma con un tono più aggressivo, meno ottimista e meno internazionalista.

In questo contesto, la chiesa cattolica potrebbe diventare il partner culturale di una visione geopolitica, soprattutto se guidata da una figura teologicamente ortodossa, americana, e dialogante col potere. Tutto ciò ha ovviamente delle complesse implicazioni a livello mondiale.

Si potrebbe quindi vedere che una convergenza tra un Papa americano, Trump, Vance, la politica MAGA, non sia una fusione istituzionale, ma un’alleanza simbolica e culturale che potrebbe riplasmare l’identità dell’Occidente, ridefinire le alleanze geopolitiche con nuovi criteri morali e religiosi.

Attenzione però : il Vaticano resta indipendente

Il Vaticano non attuerà mai una fusione tra chiesa e impero, un Papa americano con sensibilità agostiniana, attento all’etica della tecnica e critico del liberalismo senza fondamento, potrebbe divenire per la politica MAGA un riferimento morale globale, non per esercitare il potere ma per dare legittimità spirituale a una nuova visione dell’Occidente: gerarchico, ordinato, sacrale, ma anche responsabile della tecnica e dell’umanità.

In un mondo dove il potere è sempre più algoritmico, biopolitico, tecnocratico, un Papa capace di parlare alla coscienza del mondo digitale può diventare il nuovo “San Benedetto della civiltà dell’informazione” non opponendosi alla tecnica e al progresso, ma riconducendoli all’essere umano.

La bellezza dei numeri e delle forme

On Growth and Form”, Sulla crescita e sulle forme.

Lo scultore Henry Moore è stato il primo grande artista a scoprire il libro scritto da D’Arcy Thompson:“On Growth and Form”, Sulla crescita e sulle forme. D’Arcy Thompson, biologo, matematico ed umanista, fu antesignano nell’evidenziare il rapporto tra l’arte e la matematica, osservando e studiando le strutture geometriche della fillotassi: l’ordine e la disposizione con la quale la natura si sviluppa. Thompson, dimostrò che tutta la natura segue i modelli matematici della sequenza numerica di Fibonacci, la sezione aurea e le spirali logaritmiche.

Spirale logaritmica

D’Arcy Thompson è stato un grande comunicatore di scienza del Regno Unito, colui che ha ispirato un’intera schiera di disegnatori che si sono impegnati nei secoli successivi, nello studio delle forme. Per D’Arcy non ha senso la parola “astratto”, dal momento che ogni forma che abbia preso corpo è già concreta. Ed è allora che la forma viene indagata con un modello matematico-geometrico in relazione al processo di crescita sul quale agiscono le forze della materia: causa dell’origine e del mutamento. Una regola applicabile universalmente sia al mondo organico che inorganico.

Lo studio della fillotassi lo possiamo ritrovare nelle osservazioni sulla crescita delle piante, già conosciuto da Teofrasto nel 200 A.C., da Plinio il Vecchio, da Leonardo Da Vinci che evinse la struttura spiraliforme, fino a Keplero che nel 1600 intuì  la relazione tra fillotassi e i numeri di Fibonacci, anche se la dimostrazione scientifica ebbe la sua manifestazione solo nel XIX secolo. La “curiosità”meno conosciuta della scoperta della successione di Fibonacci, nasce nel 1223, a Pisa, quando l’imperatore Federico II di Svevia assiste a un singolare torneo. Gli sfidanti sono i più insigni matematici dell’epoca e le armi sono le loro conoscenze e intuizioni. La gara consisteva nel risolvere, nel minore tempo possibile, un problema matematico: “quante coppie di conigli si ottengono in un anno a partire da una sola coppia?”

Sequenza di Fibonacci

Assumendo l’ipotesi di avere a disposizione una coppia di conigli appena nati, che diventi fertile dopo un mese, dia alla luce una nuova coppia all’inizio del secondo mese e tutte le generazioni future si comportino in maniera analoga, dando vita a una nuova coppia ogni mese.

La risposta fu data velocemente da Leonardo Fibonacci, matematico pisano: il numero è 144! Fibonacci applicò la sequenza che poi prese il suo nome così rappresentata: ciascun numero è la somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144…fino all’infinito. 

D’Arcy Thompson un precursore? Scienza antica e scienza moderna, sono una convergenza?

Con il suo libro “sulla crescita e sulle forme”, Thompson getta le basi della biologia matematica fin dal XIX secolo: creando un “ponte tra scienza e arte”. La fondamentale connessione tra il benessere collettivo e la qualità estetica dei nostri contesti di vita. Praticamente il costante dialogo della vita che si alterna: tra disperazione e speranza.

Dopo la sensazionale scoperta del “Bosone di Higgs”: una particella molto speciale che permette di comprendere il perché le altre particelle elementari che costituiscono il nucleo atomico, hanno massa, è’ stato compreso che se non ci fosse la massa gli atomi non starebbero insieme, se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la materia e di conseguenza neanche noi esseri umani e l’universo. E’ dalla massa che nascono le forme e le loro proporzioni. Questi studi avvengono presso il CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, nel quale si trova l’LHC, l’accelleratore di particelle elementari.


l Large Hadron Collider (LHC) al CERN di Ginevra è l’acceleratore di particelle più grande del mondo

Ed è questa continua ricerca di ciò che ancora non si conosce, che ha dato vita ad un esperimento che è, allo stesso tempo, un viaggio nel tempo più lontano e nello spazio più piccolo che possiamo immaginare. Un esperimento innovativo che varca una soglia che ci ricorda che l’essenziale è spesso invisibile agli occhi. È l’immagine che aiuta l’interpretazione della scienza, vista anche dalla prospettiva di un visionario.

Il senso della bellezza

Il titolo del progetto si chiama Il Senso della Bellezza. Un’opera concepita qualche anno fa, realizzata da Valerio Jalongo,filosofo, regista e, autore di scrittura creativa. Un docufilm, nato insieme alla direttrice del CERN, la fisica italiana Fabiola Giannotti e con circa centocinquanta scienziati che lavorano al progetto scientifico. È la documentazione visibile della continua ricerca della bellezza e del suo concreto concetto. 

La conoscenza, come l’arte, è un bene che appartiene all’umanità. (Fabiola Giannotti direttrice CERN) 

Quale migliore occasione se non filmando la ricerca scientifica, attraverso gli esperimenti e le conseguenze che si presentano agli scienziati?

Valerio Jalongo e il CERN, ci dimostrano nel documentario, che la bellezza non è solo quella che si vede con gli occhi, ma è un’immagine che può essere penetrata con la mente. 

È una bellezza che si manifesta attraverso le parole e i sentimenti degli scienziati, nella bellezza delle leggi fisiche e nella simmetria come criterio guida per la ricerca delle leggiancora ignote. Leggi non così lontane dalle ricerche estetiche di artisti che usano mezzi visivi. 


Rappresentazione del Bosone di Higgs, particella elementare osservata per la prima volta nel 2012 attraverso gli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN di Ginevra.

La visione di D’Arcy Thompson, lo scienziato ottocentesco, era antesignana, riuscì a dimostrare che la forma di un organismo è il punto di contatto tra i due mondi: Arte e scienza. Divenendo il risultato di leggi fisiche che operano e descrivono la crescita e la forma biologica secondo schemi matematici, come la conchiglia del mollusco Nautilus, il quale cresce ad un ritmo costante e il suo guscio è una delle forme più note della sezione aurea; una spirale logaritmica. La sezione aurea altro non è che il numero cui tende il rapporto tra ogni numero della successione di Fibonacci e il suo precedente cioè 1,6180334… Alla sezione aurea, fa capo il concetto artistico-matematico di perfezione, rinvenibile nelle proporzioni di tante architetture.

D’Arcy Thompson è stato un grande comunicatore di scienza del Regno Unito, colui che ha ispirato un’intera schiera di disegnatori che si sono impegnati nei secoli successivi, nello studio delle forme. Per D’Arcy non ha senso la parola “astratto”, dal momento che ogni forma che abbia preso corpo è già concreta. Ed è allora che la forma viene indagata con un modello matematico-geometrico in relazione al processo di crescita sul quale agiscono le forze della materia: causa dell’origine e del mutamento. Una regola applicabile universalmente sia al mondo organico che inorganico.

È la conclusione di un processo di crescita biologica nel quale ciascuna forma è indice della propria storia. Sarà la sua forma a spiegare le leggi alla quale ha obbedito per dimensione e memoria del proprio divenire. Allo stesso tempo, saranno le immagini di un processo che non è ancora del tutto concluso che si mostra allo spettatore nel suo fluire.

La lingua di Dio

Il CERN di oggi, un possibile ponte sul quale,scienziati da una parte e artisti contemporanei dall’altra, si incontrano per la ricerca della verità?

La bellezza matematica è una qualità che non può essere definita, non più di quanto la bellezza possa essere definita per l’arte, ma chi studia matematica, di solito, non ha difficoltà ad apprezzarla.“

Arte e Scienza non sono mai state in competizione. il film svela il significato del proprio titolo nella pratica della curiosità, della conoscenza, alternando a immagini della natura come la conosciamo e la percepiamo, ad altre, artistiche, in altissima definizione provenienti dalle opere di artisti internazionali, che la ricreano ispirandosi alle scoperte della fisica

Un sapere ri–scoperto nella sua eternità, grazie ad una sensibilità moderna che dimostra un concetto diatemporalità. Senza dimenticarci di Galileo, che studiando le leggi dell’Universo, stabilì che la matematica era la lingua parlata da Dio.

Un Papa del Pacifico, tra Oriente e Occidente l’ipotesi filippina. Elena Tempestini

Un personale pronostico, più dettato dalla geopolitica che da altre motivazioni sulle quali non mi esprimo. Louis Antonio Tagle, Cardinale filippino, rappresenterebbe una scelta di grande impatto sia per la Chiesa cattolica che per la geopolitica globale, compresi gli equilibri strategici degli Stati Uniti, sarebbe un ponte tra tradizione e futuro. L’Asia, le Filippine, in particolare, sono il Paese cattolico più popoloso del continente, con oltre 85 milioni di fedeli. Un papa filippino renderebbe evidente che la Chiesa non è più eurocentrica, ma realmente globale senza tralasciare che nel luglio 2024 le Filippine e il Giappone ( AUKUS = Inghilterra, Stati Uniti, Australia) hanno firmato l’accordo di scambio reciproco per facilitare la cooperazione militare, comprese le visite reciproche di truppe e lo scambio di informazioni.
Il Cardinale nasce a Manila, appena ordinato sacerdote negli anni ’80 si trasferisce negli Stati Uniti, dove ottiene un dottorato in teologia presso la Catholic University of America, con una tesi sulla collegialità episcopale sotto la guida di Joseph Komonchak ritenuto il più importante degli ecclesiologi americani. Nel 2001 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo della stessa diocesi. Benedetto XVI, lo stima per il suo profilo teologico e lo promuove arcivescovo di Manila, nel 2011 lo crea cardinale e l’anno successivo gli assegna il titolo presbiterale di San Felice da Cantalice a Centocelle. Quindi Tagle sarebbe un papato non occidentale, ma filoamericano. Le Filippine come ex colonia americana sono culturalmente e strategicamente vicine a Washington. Un papa filippino rappresenterebbe una figura “non occidentale”, ma che comprende perfettamente la sensibilità americana. Sarebbe visto come un ponte tra l’Occidente e l’Oriente, tra la sfera anglofona e quella asiatica. Un contrappeso morale alla Cina
In un’epoca in cui la Cina sta estendendo la sua influenza anche nella religione, si pensi agli accordi con la Santa Sede per la nomina dei vescovi, voluta da Bergoglio e non digerita da molti. Un papa asiatico, non cinese ma proveniente da un Paese democratico, alleato degli USA, sarebbe un contrappeso simbolico potentissimo. Rafforzerebbe la visione di una “via asiatica” al cristianesimo, alternativa a quella controllata da Pechino. Un papa filippino cambierebbe radicalmente l’immagine del papato: giovane, asiatico, poliglotta, globalizzato ma profondamente radicato nella fede. Sarebbe un papa del XXI secolo.
Il cardinale filippino sarebbe una figura strategica per guidare la Chiesa nel mondo multipolare, per gli Stati Uniti, un ponte ideale verso l’Asia in chiave morale, culturale e diplomatica. In un’epoca segnata da divisioni globali, il suo profilo incarnerebbe una leadership spirituale capace di unire.