PNRR non facciamo L’errore del “Catobeplismo” finanziario di Elena Tempestini

Convention a Firenze di Italiadomani

Firenze ha ospitato ‘Italia Domani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza il PNRR.
Il ciclo di incontri è stato promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per comunicare con cittadini, imprese e amministrazioni locali sui contenuti e sulle opportunità del PNRR con i Sindaci delle città italiane. Erano presenti il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la Ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, il capo del DiPE della Presidenza del Consiglio Marco Leonardi e la coordinatrice della Segreteria tecnica PNRR Chiara Goretti. Evento che è stato moderato dal Capo dell’Ufficio per la Comunicazione istituzionale e le Relazioni con i media della Presidenza del Consiglio Paola Ansuini e dalla direttrice del quotidiano La Nazione Agnese Pini.
Tra i molteplici argomenti, affrontati nella sede di Innovation Center della Fondazione CR Firenze, il “problema” resta la “messa a terra” dei finanziamenti derivanti dal Pnrr. Un tema che riguarda tutti noi, dalle Istituzioni ai cittadini. Non è semplice spendere risorse importanti in tempi limitati, specialmente in un paese nel quale c’è troppa burocrazia che limita la possibilità di “usare le risorse nei tempi giusti”.

PNRR

Ma come sappiamo la storia è un ciclo infinito che si ripete sotto forme differenti. La liquidità intesa come il fiume di denaro che arriverà, non è un liquido che deve stagnare, ma un liquido che deve scorrere.
A questo proposito mi viene in mente un fatto che successe una sera del 1962.
Erano i mesi di grande titubanza riguardo la nazionalizzazione dell’industria elettrica/energetica. Uno dei massimi esponenti del tempo assunse toni catastrofici, sostenendo che se la nazionalizzazione si fosse realizzata si sarebbero presentati tempi nefasti per il paese Italia. Fu chiamato in televisione, per la prima volta, a parlare a tutti i cittadini, il banchiere Raffaele Mattioli. Mattioli non credeva assolutamente ai minacciati cataclismi.
Quello che invece lo preoccupava erano i miliardi che sarebbero arrivati in quantità enorme alle industrie energetiche, esprimendo dubbi sulla loro capacità di spenderli in nuovi investimenti a vantaggio del Paese. Il banchiere prese in prestito una metafora, parlò di catoblepismo finanziario. Voleva sottolineare il mostruoso intreccio nel quale il controllato diveniva colui che controllava il controllore. Praticamente ciò che oggigiorno potrebbe essere la nostra lentissima e assurda burocrazia.

Il mitologico Catobepla

Cosa è il Catoblepismo?
Lo racconta Plinio il vecchio nel 50 d.C., descrivendo un mostro mitologico dal nome “Catoblepa”. Un animale possente come un toro, di andatura pigra, che viveva in Africa ai confini dell’Etiopia. Il suo sguardo poteva uccidere chiunque, ma nessuno correva il rischio di incrociarne gli occhi, perché la sua testa, molto pesante, era sempre e soltanto rivolta verso terra. Praticamente oggi diremmo che guardava ciecamente solo il proprio orticello. Il PNRR deve essere compreso in modo del tutto nuovo, l’economia divenire una vera scienza sociale, e non parlare di PNRR quale insieme di dati e di modelli matematici, che peraltro non potranno mai garantire la certezza di una legge scientifica.
Le scelte economiche migliori per il benessere umano, fanno parte di politiche pubbliche che devono dimostrare di saper indirizzare le risorse secondo le vere esigenze del rilancio socio-economico del Paese.

Paola Ansulini, Chiara Goretti, Marco Leonardi, la Ministra Elena Bonetti, Dario Nardella e Agnese Pini

Il Catoblepa deve poter alzare la testa per guardare lontano, non per annichilire i suoi avversari, ma per bilanciare gli slanci della spesa e dell’accumulazione, con quelli di una equa distribuzione.

Agnese Pini

Chissà che il PNRR riesca ad eliminare un po’ di burocrazia per permettere una vera progettazione e attuazione dell’ innovazione italiana.

Storia del Silenzio di Elena Tempestini

Paris Nogari, Allegoria del silenzio vigile, 1582. Palazzi Vaticani, Sala Vecchia degli Svizzeri

“la verità è ineffabile”. Mai come oggi la morte mette in evidenza il potere di chi tace da vivo.

Storia del silenzio…

È nell’antico “Corpus Hermeticus” che egli vide il tutto e, avendo visto, comprese e, avendo compreso fu in grado di svelare e mostrare: scrisse quello che aveva conosciuto e, dopo averlo scritto, lo nascose. Preferì infatti tenere un rigoroso silenzio sulla maggior parte di questi misteri piuttosto che rivelarli, perché ogni epoca, venuta alla luce successivamente al cosmo, li cercasse”.

Tacere!!!! Tacere è segno di partecipazione al potere, che commissiona figurazioni del silenzio entro i propri spazi. Eppure il tacere fin dall’antichità è percepito quale gesto virile. Forse per configurarsi al cacciatore e al pescatore che l’uomo primitivo doveva essere per vivere.

La donna era colei alla quale spettava il compito di preparare il pane, non solo quale cibo, ma il pane sociale della parola, spezzato e distribuito nel villaggio al fine di condurre buoni rapporti e badare alla famiglia, ai figli. Il silenzio è sempre raffigurato nel simbolismo e nell’arte al maschile, da Arpocrate in poi, lasciando ad Angerona il tacere che contiene i segreti amorosi o il nome segreto di Roma: Amor diceva Giovanni Pascoli.

Giovanni Pascoli

La parola ha le labbra mute e da quel momento la donna venne secolarmente accusata d’essere ciarliera. Alla donna, le tre religioni monoteiste raccomandano la continenza della parola, frenando a somiglianza della Vergine Maria il lamento funebre o la chiacchiera da mercato (Aurelio Agostino, De Virginibus).

Eros Arpocrate

Arpocrate, il dio egizio bambino del silenzio, “signum arpocraticum” indica l’età infantile di chi si porti l’indice destro alla bocca. Arpocrate, figlio di Iside e Osiride inaugura una simbologia irresistibile per l’arte che ingiunge di tacere a chi non sa, o a chi lo fa per uno scopo che non serve per il bene. Con il tempo, il giovane Arpocrate viene “sostituito” con una figura diversa a seconda dei tempi e del potere del momento… e sul divieto di parlare all’esterno vince quello di consentire l’entrata, “per os” monito al Maligno.

Arpocrate, diventato adulto, ha il corpo cosparso di occhi e orecchie per contrarre la parola quanto dilata l’ascolto, il vedere.( Senofonte). l’Umanesimo recupera alla laicità l’interpretazione più antica del signum, riallineando sapienza, vigilanza e segretezza. A questa nuova metamorfosi di senso si incrociano le letture neopitagoriche e neoplatoniche del silenzio. La prima, sostenuta da Pico della Mirandola, ritrova nel tacere l’iniziatico atteggiamento del sapiente raffigurato nel suo studio. A questa visione è controcanto il tacere neoplatonico di Marsilio Ficino: non più esercizio preliminare ma finale ammissione, “la verità è ineffabile”. L’anzianità e il dito alla bocca fecero convergere il silenzio verso la figura di Cronos e persino verso quella femminile della Morte.

Forse anche il “segno del silenzio” di “Arpocrate” ebbe una valenza simbolica connessa alla parola, anzi al potere creativo della parola. Le parole comunicano le nostre idee, le nostre convinzioni, le nostre e emozioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi. Noi, diventiamo ciò che diciamo. La parola, e il suo sapiente utilizzo, può essere liberatoria per la persona e il suo potenziale.

Silenzio e parola…. da intendersi non solo come strumento di definizione della realtà, ma come autentico atto creativo. Le cose del mondo vengono ad esistenza se esiste una parola a rappresentarle.

“Quando le idee sono buone il successo è assicurato” di Riccardo Rescio

La quinta edizione di “Fiera Didacta Italia” è stato decisamente un grandissimo successo.



Domenica 22 maggio, alla Fortezza da Basso di Firenze chiude i battenti la più bella kermesse propositiva, conoscitiva, illustrativa sulla Scuola e il mondo che le gira intorno.
Didacta si riconferma come l’appuntamento annuale di riferimento sul futuro e l’innovazione della Scuola in Italia.
Le cifre statistiche, come ogni fiera che si rispetti, sono estremamente positive e incoraggianti, oltre 19.000 visitatori, 893 eventi, un numero crescente di espositori e di giornalisti accreditati.
“Questa quinta edizione di DIDACTA ITALIA – ha dichiarato Lorenzo Becattini Presidente di Firenze Fiera – è stata quella ripartenza e dell’entusiasmo di tornare in presenza da parte del corpo docente, dei relatori, delle istituzioni e di tutti gli addetti ai lavori che, a fianco di oltre 230 aziende leader, hanno partecipato attivamente all’evento testimoniando come la scuola del futuro sia già una realtà”.
“Il successo di Didacta 2022 – ha concluso Becattini – conferma ancora una volta il ruolo di Firenze e della Toscana al centro della didattica innovativa del nostro Paese spingendoci a proseguire fino da ora sulla strada intrapresa per impostare, tutti insieme, la prossima edizione, che si svolgerà alla Fortezza da Basso dall’8 al 10 marzo 2023”.
Riccardo Rescio Italia&friends
Elena Tempestini Etpress Comunication

Firenze Fiera Indire Camera di Commercio di Firenze Fiera Didacta Italia Didacta Fiera

Il Pitagorismo nella Divina Commedia: Paolo Eugenio Vinassa de Regny di Elena Tempestini

Dante era convinto che i numeri e la matematica avessero un ruolo fondamentale nella struttura del creato e nell’operato di Dio. Sono numerosi i passi in cui la matematica, i numeri svolgono un ruolo fondamentale per l’espressione e la comprensione dei concetti del testo. Molti passi possono essere letti alla luce di concetti che all’epoca di Dante erano inesistenti, o non considerati parte della matematica, ma con il tempo sono stati sviluppati e compresi.

In copertina la Scala di Giacobbe di William Blake

Paolo Eugenio Vinassa de Regny, fiorentino di fine 800, geologo, geochimico, fisico, geografo, paleontologo, biologo e botanico, scrisse un’opera che Giovanni Papini esaltò sperando nella sua pubblicazione. Papini la reputava interessante e rivoluzionaria, nonostante già Ugo Foscolo avesse avuto l’intuizione del tema. Per la prima volta, uno scritto approfondito, introduceva in modo completo ed esauriente uno degli aspetti più a trascurati, ma più caratteristici del pensiero di Dante: la viva tradizione Pitagorica. Il simbolismo magico del numero. La costruzione della Divina Commedia diventa geometrica, legata al numero nella sua perfetta armonia, esattamente come la musica.

Pitagora diceva che: “i numeri sono la sola cosa che non inganna, ed in cui risiede la verità”; essi sono il principio e l’essenza di tutte le cose, e la ragion prima della loro esistenza”. Ma i Pitagorici furono anche i primi a concepire la Terra come una sfera rotante con gli altri pianeti attorno ad un fuoco centrale, detto “HESTIA” focolare o altare dell’universo che ordina e plasma la materia dando origine al mondo.

Con la scoperta del “ Bosone di Higgs”, una particella molto speciale che permette di comprendere il perché le altre particelle elementari che costituiscono il nucleo atomico, hanno massa. Siamo alla ricerca di comprendere quale energia muova tutto ciò. Se non ci fosse la massa gli atomi non starebbero insieme, se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la materia e di conseguenza neanche noi esseri umani e l’universo. E’ dalla massa che nascono le forme e le loro proporzioni. La bellezza matematica è una qualità che non può essere definita, non più di quanto la bellezza lo possa essere per l’arte, chi studia matematica, di solito, non ha difficoltà ad apprezzarla.“

Dante ci rivela nella Commedia, che la Parola AMORE, appare nell’inferno 19 volte, nel Purgatorio 50 e nel Paradiso 79. Rimane un mistero, di molteplici interpretazioni il cinquecento diece e cinque, che in numeri romani si può legge DXV. Esso si trova nel Purgatorio, e si potrebbe anagrammare oppure leggere anche come DUX: una guida o un comandante ? Oppure, Si può risalire al 515 a.C. la data di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Zorobabele dopo l’esilio e la schiavitù babilonese sotto Nabucodonosor,e il successivo ritorno in patria. Templari, Fedeli d’Amore? E se la chiave fosse nella tabella caldea? Beroso il Caldeo, era Sacerdote del supremo Dio babilonese Bēl (Marduk) a Babele, vissuto fra il IV e il III sec. a C, si parlava della storia babilonese dalle origini al diluvio universale. Proseguiva dalla storia di Nabonassar fino ad Alessandro Magno.

Arte e Scienza non sono mai state in competizione. Ma c’è una parola di luce ed energia che tutto muove: L’AMORE

Pietra gonfolina e i fiorentini discendenti di Noè

La tabella caldea era ben conosciuta ai tempi di Dante per le corrispondenze tra numeri e lettere: DXV è 16…cioè 4 x4 ..la tetractys. Il triangolo equilatero è composto da 10 punti, e 10 al quadrato è 100 = i 100 canti della Commedia. La tetractys è la sintesi del Tutto, l’Unità e la molteplicità, la materia che si differenzia. Per i Pitagorici, la sorgente della creazione. Forse è per questo motivo che Paolo Eugenio Vinassa de Regny scelse la scala di Giacobbe di William Blake per la copertina dell’edizione passata del suo libro?

I numeri sono ovunque, Dante lo scrive e il fiorentino Paolo Eugenio Vinassa de Regny lo rivela.

1° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10.

2° Canto dell’Inferno : 142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7

3° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10

4° Canto dell’Inferno : 151 versi se sommo1+5+1 ottengo 7

5° Canto dell’Inferno :142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7

6° canto dell’Inferno : 115 versi se sommo 1+1+5 ottengo 7

E se alla fine di ogni cantica uscimmo a rivedere le stelle, il canto 6* in tutte e tre le cantiche è dedicato alla politica:

6 ° dell’Inferno : invettiva contro Firenze dove domina « superbia, invidia e avarizia»

6° del Purgatorio :invettiva contro l’Italia definita «serva Italia, di dolore ostello …..non donna di provincia ma di bordello»

6° del Paradiso: polemica che riguarda l’Europa ed esaltazione dell’impero.

Si può pensare al caso? Non credo proprio. Anzi è un sapere ri–scoperto nella sua eternità, grazie ad una sensibilità moderna che dimostra un concetto di a temporalità. Non dimentichiamo che Galileo Galilei, studiando le leggi dell’Universo, stabilì che la matematica era la lingua parlata da Dio.

Nella Divina Commedia i numeri che maggiormente si ripetono nel poema sono l’uno, il dieci, il tre, il nove e il sette. Il 10 rappresenta la fine di un importante ciclo dal quale nascerà un cambio di circostanze. Il dieci è la serie su cui si formano tutti i numeri. Ma 10 sono anche i Comandamenti di Dio, 10 è il numero simbolo della conoscenza

L’Inferno è formato da 9 cerchi più una selva. 3+3+3 +1 = 10 =10

Nel Purgatorio: sette sono le cornici più la spiaggia, l’antipurgatorio, più il paradiso terrestre. Totale 10

Nel Paradiso :nove sono i cerchi angelici più l’Empireo: Totale 10

E perché il numero 100? Il poema è composto da 100 canti distribuiti in tre cantiche :Inferno, Purgatorio, e Paradiso. La Commedia si compone di 3 cantiche, ognuna articolata in 33 canti: 33+ 33 + 33 + 1 = 99. Il primo canto dell’ Inferno serve da prologo: = 99 + 1 = 100. Poi ogni cantica finisce con le stelle.

Nel canto XXVIII del Paradiso : L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla.Dante cerca di trattare la questione del numero degli Angeli, facendo riferimento ad una novella: “ Una leggenda orientale racconta che l’inventore degli scacchi chiese al re di Persia, in premio della sua invenzione, un chicco di grano per la prima casellina della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza, e così via: il re, dopo aver accettato con un sorriso di scherno la richiesta, si rese conto che nemmeno tutti i granai del suo regno sarebbero bastati ad accontentare la richiesta. Le novelle, metafore, leggende, favole… servono per far comprendere che non sempre tutto si può contare; tanto meno gli Angeli.

Educare, dal latino educěre significa “trarre fuori» “tirare fuori il meglio da una mente” , “saper estrarre”e non solo introdurre delle nozioni. È nostro compito abituare i ragazzi a riflettere di Elena Tempestini

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino. Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. In lui si costruisce l’uomo. ( Maria Montessori)

Si apre oggi alla Fortezza da Basso la V edizione di Didacta Fiera.
Il 2022 dedica la fiera alla figura di Maria Montessori. La dottoressa Montessori, nel 1907 apriva a Roma la prima “Casa dei Bambini”, per i piccoli dai 3 ai 6 anni. Era già conosciuta in Italia per essere stata una delle prime donne a laurearsi in Medicina. Divenne famosa nel mondo quale pioniera di un nuovo metodo fondato su un assunto molto semplice: la scuola non vuole bambini pieni di nozioni ma bambini felici.


Iniziative per dirigenti scolastici e amministratori locali sulla gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa
Tra le novità di quest’anno, un’area dedicata agli stili di vita, all’educazione alimentare e all’educazione motoria. Inoltre, è previsto l’allestimento di un ambiente dedicato alle biblioteche scolastiche, impostato secondo criteri innovativi, che ospiterà anch’esso una serie di proposte formative.
Firenze Fiera
Dario Nardella
Eugenio Giani
Paola Concia
Lorenzo Becattini
Cristina Giachi
Sara Funaro
Giuseppe Salvini

Assessore Sara Funaro,, Presidente Regione Toscana Eugenio Giani e Cristina Giachi Commissione Cultura Regione

Ricordiamoci che EDUCARE proviene dal latino educěre, «trarre fuori», «tirar fuori ciò che sta dentro» estrarre il meglio dalle menti ben predisposte.
Alla base dell’educazione di qualsiasi disciplina, scolastica e non solo, l’etimologia di EDUCARE dovrebbe sempre ricordarci che da un BAMBINO, ragazzo, giovane, apprendista e tutti coloro che desiderano imparare e migliorarsi, un vero EDUCATORE deve saper estrarre qualcosa, e non volere solo introdurre. L’antico “buon esempio”, non è “obbligatorio” da seguire ma dovrebbe essere obbligatorio da
dare.
Educare per trovare una componente ambientale umana che mostri all’ individuo il rispetto per
tutti, la comprensione, la solidarieta’, la giustizia. Dimostriamo l’educazione, doniamo con lealtà la possibilità di imparare a elaborare e credere in se stessi

“8° Salone Internazionale dell’Arte e del Restauro di Firenze” di Riccardo Rescio

“Firenze, città del restauro”

Lunedì 16 maggio 2022 in Camera di Commercio di Firenze inaugurazione dell’ottava edizione del Salone Internazionale dell’Arte e del Restauro di Firenze, dal titolo “Firenze, città del restauro” con il suo main event “International conference Florence Heri-Tech”.
Senza ombra di dubbio il Salone costituisce l’appuntamento più atteso dagli esperti del settore del restauro, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale.
Tematiche sempre più vicine alla sensibilità del grande pubblico che sempre più interessato avrà l’opportunità nei tre giorni di accedere agli oltre ottanta eventi proposti tra tavole rotonde, workshop e convegni.
Il progetto è stato organizzato da Palazzo Spinelli.
Tutte le informazioni, contenuti e programmi completi del Salone su : http://www.salonerestaurofirenze.com e del convegno Heri-Tec : http://www.florenceheritech.com

Uffici Stampa
Istituto per l’arte ed il restauro Palazzo Spinelli:
Caterina Ceccuti – caterinaceccuti@gmail.com
Camera di Commercio di Firenze
stampa@fi.camcom.it – 055/2392172
Cesare Peruzzi – cesare.peruzzi@fi.camcom.it
Antonella Berti – antonella.berti@fi.camcom.it
salonerestaurofirenze.com

Riccardo Rescio Italia&friends
Elena Tempestini Etpress Comunication

San Torpè, il Santo Pisano decapitato dal quale prende il nome la località di Saint Tropez di Elena Tempestini

Torpè, il cui nome deriva dal nome greco Eutropos (di animo buono) si pensa fosse originario di Pisa, ma il dubbio resta sulla possibile provenienza dalla Spagna o dall’Oriente. San Torpè è stato un santo martire, legato indissolubilmente alla storia pisana.

San Torpè visse nel periodo di Pietro l’Apostolo, si presume intorno al 65 d.C. La storia, o forse sarebbe meglio dire la leggenda che avvolge il Santo, racconta del suo martirio.

Torpè, era un soldato romano, nominato in un testo agiografico “Passio Torpetis” del VI/VII secolo. Convertito al Cristianesimo da Antonino da Lucca, un eremita che viveva sui monti tra Pisa e Lucca, fu battezzato alla “fons vulgo” presso il Romitorio di Corliano. Tornato a Pisa, Torpete iniziò a convertire i pagani. Un’antica tradizione pisana racconta che la fonte dove venne iniziato al Cristianesimo tramite il battesimo, divenne la famosa fonte del “latte di Corliano”. La sorgente era miracolosa, in quanto dopo che le puerpere l’avevano bevuta, il loro latte aumentava in modo consistente. Per questo motivo viene riconosciuto a San Torpé il potere galattoforico.

San Torpè

Torpè venne perseguitato e martirizzato in quanto cristiano.

L’imperatore Nerone, durante una festività per la dea Diana, cara all’imperatore che la credeva progenitrice dell’Universo, cercò di imporre il suo culto ai Pisani. Nerone aveva fatto edificare un sontuoso tempio presso le mura, a nord della città. Torpete, nonostante fosse in buoni rapporti con l’imperatore, si rifiutò di adorare la statua della dea e venne per questo condannato a morte quale cristiano.

Martirio di San Torpè, olio su tela, di Placide Costanzi situato nel Duomo di Pisa

. San Torpè non si fece piegare da nessuna costrizione, si racconta che durante le torture avvennero i primi miracoli: il prefetto morì schiacciato dalla colonna alla quale era stato legato Torpete; nell’anfiteatro morì uno dei due leoni che avrebbero dovuto sbranarlo, e l’altro si accucciolò ai suoi piedi. Il tempio di Diana crollò senza un motivo valido.

Evelio, un funzionario dell’imperatore romano, vedendo che il santo era uscito incolume dalle feroci prove a cui era stato sottoposto, si convertì alla fede cristiana.

Il Santo morì per decapitazione, e il suo corpo fu abbandonato sopra un’imbarcazione, insieme ad un gallo e ad un cane, alla foce dell’Arno.

La barca si arenò nelle vicinanze di una piccola cittadina della Provenza conosciuta e chiamata Heraclea. Successivamente in onore del Santo Pisano fu ribattezzata con il nome di Saint Tropez.

Nei tempi antichi Saint-Tropez fu popolata dai Fenici e in seguito da coloni greci di Massalia, provenienti da Focea, che vi fondarono un piccolo emporio, dove scambiavano le loro merci coi nativi Galli. L’insediamento prese il nome di Athenopolis e, con l’arrivo dei Romani mutò in Heraclea. Con la caduta dell’Impero Romano i pirati saraceni iniziarono a saccheggiare le coste mediterranee e, proprio sulla riva opposta del Golfo di Saint Tropez, fondarono la loro base più importante, il Frassineto. In seguito i Genovesi ne fecero una repubblica autonoma, intorno al 1400. Il borgo venne più volte saccheggiato e le reliquie del Santo Torpete, durante una scorribanda, vennero trafugate. La tradizione tramanda che fu la corrente del Mar Ligure a spingere la barca sino alle spiagge di quella che sarebbe stata poi St. Tropez. Successivamente, i religiosi dell’Abbazia di Saint-Victor di Marsiglia, proprietari di gran parte del golfo, fecero costruire una cappella proprio in ricordo del martire chiamata “Ecclesia Sancti Torpetis”. A Parigi sulla facciata di Notre Dame è rappresentato il Santo armato, sono custodite le reliquie all’interno di alcune cassette dorate e il busto ligneo di San Tropez che viene portato in processione in occasione delle Bravades, che si svolgono dal 16 al 18 Maggio e si ripetono il 15 Giugno. I festeggiamenti che corrispondono alle vittorie sugli Spagnoli.

Tre sono le chiese dedicate al santo. A Pisa, nella quale chiesa si custodisce un’urna argentata, all’interno della quale vi è il cranio del santo, a Genova e a Saint Tropez. Ma una curiosità ci ricorda che c’è un altro luogo che prende il nome dal santo: Torpè in Sardegna, nel Nuorese, sulle pendici del Monte Nurris e non lontana dal mare di Posada, sulla costa tirrenica. La località era uno scalo militare pisano durante il periodo della Repubblica Marinara. Il 18 Settembre di ogni anno è dedicata una processione al patrono, in cui la statua del santo viene portata in giro per il paese per farla toccare ai fedeli.

“Rotary e Scautismo, unica missione: servire”. Si apre domani a Firenze il primo convegno nazionale della International Fellowship of Scouting Rotarians di Elisabetta Failla

Il Rotary e lo Scautismo, due mondi solo apparentemente lontani ma uniti dalla volontà di servizio , valore di entrambe le associazioni. Domani, 14 maggio a Firenze, presso l’AC Hotel Firenze by Marriot (via L. Bausi 5) dalle 9 alle 13 avrà luogo il primo convegno dal titolo “Rotary e Scautismo, unica missione: servire” organizzato dall’International Fellowship of Scouting Rotarians (IFSR), presieduta dal dott. Dino Bruno, e dal Rotary Club di Firenze Nord presieduto dal dott. Massimo Conti Donzelli e sostenuta da tre Distretti Rotary: il 2071 e dal Governatore dott. Fernando Damiani, il 2072 con il Governatore avv. Stefano Spagna Musso, il 2101 con il Governatore dott. Costantino Astarita oltre che dal Centro Studi ed Esperienze Scout “Baden Pawell” diretto dal prof. Vittorio Pranzini.

“Abbiamo sentito la necessità di organizzare questo convegno ad un anno circa dalla fondazione di IFSR – spiega Dino Bruno – per presentarci sia a rotariani che al mondo scout. D’altra parte, circa il 50% dei rotariani è stato scout ed il tema scelto indica come il servizio leghi queste due importanti organizzazioni sebbene con due diverse prospettive”.

Nello scautismo, infatti, il servizio aiuta i giovani ad acquisire una propria crescita personale mentre nel Rotary si mette in pratica ciò che è stato appreso come scout diventando così un valore aggiunto. Il collante sono proprio i due motti: quello del Rotary che è “servire al di sopra di ogni interesse personale” e quello degli Scout rappresentato nei tre punti della Promessa scout “servire Dio e la Patria e aiutare gli altri in ogni circostanza”.

Ad aprire e moderare il Convegno sarà il prof. Fabrizio Marinelli, Ordinario di Diritto Privato nell’Università dell’Aquila, rotariano e per lungo tempo componente del Consiglio Nazionale del Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani, mentre a chiudere sarà la Dott.ssa Marina Gridelli, Coordinatrice IFSR del Distretto 2071. Molti i relatori del mondo Rotary e Scout che discuteranno delle similitudini fra l’associazione di professionisti e imprenditori creata a Chicago nel 1905 dall’avvocato Paul Harris e il movimento educativo creato dal generale Sir Robert Baden-Powell a Londra nel 1907. Tra i relatori ci sarà anche il giornalista e scrittore Piero Badaloni, già componente della Pattuglia Nazionale Stampa dell’AGESCI, che terrà una relazione sul ruolo dell’informazione nella società odierna. Scautismo e politica.

Al termine del Convegno sarà consegnato ad alcuni rotariani e scout il “Fulvio Janovitz Award”, un premio istituito in onore di Fulvio Janovitz, rotariano e scout per lunghissimo tempo che ha rappresentato la perfetta sintesi tra due mondi, solo apparentemente diversi. “Fulvio Janovitz era stato uno scout ed un rotariano di eccellenza oltre che essere stato il presidente del Centro Studi Scout di Bologna fino alla sua morte – conclude Dino Bruno – In su memoria, e per quanto ha fatto, abbiamo deciso di organizzare il convegno a Firenze e di dedicare proprio a lui questo premio”.

Il Convegno del sabato potrà essere seguito anche via Zoom Meeting tramite i seguenti link:

https://us02web.zoom.us/j/3939055055 Meeting ID: 393 905 5055 (Rotary Club Firenze Nord)
https://us02web.zoom.us/j/86819206703 Meeting ID: 868 1920 6703 – passcode: 357658 (International Fellowship of Scouting Rotarian)

“L’Estate di Villa Vittoria” di Riccardo Rescio

“Villa Vittoria Firenze”

Villa Vittoria Firenze mercoledì 11maggio 2022

L’Estate fiorentina è iniziata, per nostra fortuna liberi da condizionamenti e con tanta voglia di stare insieme.
È iniziata a Villa Vittoria Firenze, il luogo giusto, nel posto giusto, nella Città delle Arti per antonomasia. Effettivamente magnifica nel suo splendore come ieri sera si è potuto apprezzare e godere.
L’inaugurazione ufficiale giovedì 12 maggio 2022.
Bella, accogliente, coinvolgente Villa Vittoria, è un luogo adatto a tutti, di tutte le età, dove ci si può sedere, rilassarsi, prendere un aperitivo, oppure gustare piacevoli manicaretti, ascoltando musica, immersi in uno splendido giardino.
L’ambientazione, senza esagerare, si può definire rigenerante, perché come ben sappiamo la bellezza riempie gli occhi e appaga l’anima.
Villa Vittoria, nel centro della Città, fra la Fortezza da Basso e la Stazione di Santa Maria Novella è il posto giusto dove finire una giornata, in piacevole compagnia.
La proposta di intrattenimento serale nella edizione 2022, come sottolineato da Giovanni Fittante, oltre alle tante novità, si presenta del tutto ecosostenibile, una scelta che appartiene a Villa Vittoria fin dai tempi del suo esordio.
Inaugurazione giovedì 12 maggio 2022
a partire dalle 20.
Riccardo Rescio Italia&friends
Elena Tempestini Et Press Comunicazione
Villa Vittoria Firenze Giovanni Fittante
Eugenio Giani
Firenze Fiera
Etpress Comunication Italia&friends

“Green Factory al Giardino dell’Orticoltura Firenze” di Riccardo Rescio

Cultura e sostenibilità ambientale

Mercoledì 11 maggio 2022, presentazione della Prima edizione di “Green Factory” il nuovo Festival dedicato alla promozione della cultura della sostenibilità ambientale.
Conferenza stampa a Palazzo Vecchio di Firenze con la partecipazione di Cecilia Del Re Assessore urbanistica, ambiente, agricoltura urbana, turismo, fiere e congressi, innovazione tecnologica, sistemi informativi, coordinamento progetti Recovery Plan, smart city, piano gestione Unesco e Giuseppe Meduri Direttore relazioni esterne, comunicazione e sostenibilità di Alia Servizi Ambientali SpA.
“Green Factory” è un progetto realizzato dall’Associazione Heyart con il sostegno del Comune di Firenze, Assessorato all’Ambiente, Firenze Città Circolare.
L’iniziativa è stata partecipata ai molti giornalisti presenti da Francesca Votano Direttore Green Factory e Presidente Associazione Heyart.
Da maggio a dicembre 2022 sono in programma mostre, workshop, performance artistiche e teatrali, laboratori per bambini, talk e molto altro ancora.
Tra gli ospiti e i partner del Festival: Slow Food, Codesign Toscana, Change for Planet, ToscanaBio per la Sostenibilità, Why Graphic Design Festival, Circular Farm, GenuinoZero.
Insieme a loro un nutrita community di designer, artisti e artigiani che realizzano prodotti con materiali sostenibili e a basso impatto.
La manifestazione che sarà ad ingresso gratuito vedrà protagonista il Tepidarium del Roster, la splendida serra in stile liberty realizzata nel cuore del Giardino dell’Orticultura di Firenze tra la seconda metà dell’800 e i primi decenni del ‘900, che fu al centro di un grande progetto di orticultura da esposizione. che,
Questa prima edizione “Green Factory” prenderà il via sabato 21 e domenica 22 maggio 2022
Riccardo Rescio per Italia&friends

Green Factory
https://greenfactoryfirenze.com/
Email: info@greenfactoryfirenze.com
facebook: https://www.facebook.com/greenfactoryfirenze
instagram: https://www.instagram.com/greenfactoryfirenze

Organizzazione
Associazione Culturale Heyart
Francesca Votano
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Ufficio stampa & social media
Lorenzo Migno
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