Napoli Firenze una lunga tradizione, un connubio importante che Giovanni Boccaccio lasciò come testimonianza nel Decamerone. Di Elena Tempestini

Giovanni Boccaccio scopri’ il suo amore per la letteratura a Napoli

La storia di Giovanni Boccaccio si intreccia a doppio filo con quella della splendida Napoli Angioina del 1327, poiché è proprio tra i piaceri raffinati e mondani di questa città che l’autore scopre che non è il lavoro di banchiere come il padre ad interessarlo, bensì l’amore per la scrittura. E abbiamo visto noi posteri mettere a frutto le enormi potenzialità del suo ingegno poetico. Quando arriva in città è un adolescente mandato a fare pratica mercantile e bancaria. Il padre, agente della potente famiglia dei Bardi, lo indirizza verso una professione che al ragazzo Boccaccio sta stretta. Nel frattempo scopre, alla corte di re Roberto d’Angiò, un ambiente galante e spensierato del quale fa parte anche Fiammetta, proiezione letteraria delle fantasie amorose e delle emozioni adolescenziali del giovane poeta.

Un Boccaccio angioino, un’esperienza decisiva. qui che l’apprendista mercante decise di indirizzarsi verso la letteratura; fu a Napoli, che Boccaccio, proveniente dall’ambiente fiorentino, conobbe per la prima volta l’autore che lo influenzerà e accompagnerà per tutta la sua vita: Dante Alighieri. Esperti italiani e stranieri, provenienti da Harvard come da Parigi, da Roma come da Monaco di Baviera, da Venezia come da Napoli, da Milano come da Salerno, si sono confrontati sul Boccaccio più conosciuto, ma anche sui più recenti studi di pagine da poco tempo ritrovate. “Napoli è presente con la sua topografia e con le sue concrete presenze, a partire dalla cultura francese, allora predominante nella corte angioina, e dalla memoria dell’antico, con gli spazi imperiali di Baia e tracce mitologiche disseminate ovunque. Ma c’è una terza caratteristica del rapporto di Boccaccio con la città, destinata a diventare un elemento centrale nella sua rappresentazione narrativa. Napoli l’ambientazione di molte delle sue storie che possiamo leggere nel Decamerone. Attraverso Napoli passano i suoi protagonisti, a Napoli simula di aver ricevuto l’ordine di scrivere alla sua donna Fiammetta.

Tutto ciò rende la topografia urbana napoletana una pietra fondante dell’opera narrativa dell’autore. I racconti delle sue principali caratteristiche: il mare, le porte che aprono verso le colline, i circostanti luoghi di diporto, la tomba di Virgilio, viene utilizzata da Boccaccio per dare un senso unitario alla sua produzione».

La sua storia, benché lontana nel tempo, è la storia di tutti quelli che ricevono una chiamata dal destino mentre sono occupati a fare altro: Boccaccio, infatti, si reca a Napoli su volere del padre per seguire un apprendistato bancario, e mentre studia per mettere a tacere le sue ambizioni artistiche, subisce il fascino irresistibile della letteratura, protagonista indiscussa del vivace ambiente culturale di corte. La chiamerei una fortunata SERENDIPITA’

La ricca Biblioteca Reale rappresenta il suo primo grande amore napoletano. Qui si appassiona alle vicende cortesi dei romanzi cavallereschi, legge i versi d’amore della recente tradizione stilnovistica ed entra in contatto con il mondo lontano e spesso vagheggiato dei classici latini. Tra questi apprezza particolarmente Ovidio che fa dell’amore il fulcro centrale della sua poesia. Nel frattempo frequenta i corsi di Cino da Pistoia e si avvicina sempre più alla poesia stilnovistica, che ne segna il suo esordio.

Il soggiorno napoletano riveste un ruolo importantissimo nel processo di formazione di Boccaccio, poiché è qui che sviluppa un acuto spirito di osservazione e conosce approfonditamente i caratteri e i costumi dei più svariati strati sociali; grazie al contatto con la realtà concreta e multiforme di Napoli. La dinastia degli Angiò, fu molto importante per Firenze, fu una delle risorse della città per espandersi ed acquisire l’eleganza e la profondità dell’ elevazione delle sue ARTI. La potenza angioina è l’incarnazione, la creazione, l’invenzione, di quel fronte guelfo che sembra in grado di imporre un’egemonia non soltanto italiana, ma addirittura europea, mettendo insieme la posizione geografica del regno di Napoli, la potenza militare del regno di Francia, l’influenza spirituale del papato, e il denaro dei banchieri fiorentini. È inevitabile che purtroppo la storia trovi un “buco” della memoria con l’incendio degli archivi angioini ad opera dei nazisti nel 1943. Ancora oggi la tradizione storica è mantenuta dalla più antica Arciconfraternita Fiorentina, la Parte Guelfa, Cavalleria della Repubblica Fiorentina che ha il suo Santo Patrono in San Ludovico d’Angiò, Vescovo di Tolosa. Nato a Brignoles in Provenza nel Febbraio 1274 e ivi morto il 19 Agosto 1297, figlio di Carlo d’Angiò, Re di Napoli

“La Cultura va in Fiera e la Fiera fa Cultura”di Riccardo Rescio

La Cultura è quel processo che trasforma il seme della conoscenza in frutti della consapevolezza.


Per definizione, per Cultura si intende l’insieme di tutto quanto attiene alla formazione dell’individuo sul piano cognitivo, intellettivo e morale.
La conoscenza può anche essere un patrimonio relativo ad una specifica preparazione in un determinato campo del fare.
Il sapere, inteso come l’insieme di date e dati, è l’aspetto, che abitualmente definiamo Cultura.
È anche l’espressione comune che generalmente usiamo quando vogliamo avvalorare la figura di una persona, infatti lo facciamo affermando che è donna o uomo di grande Cultura, specificandone il campo, musicale, storica, letteraria, umanistica, filosofica.
In senso antropologico, poi la Cultura viene anche definita come il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali.
Sono comunque tante le angolature, le visioni e le prospettive, da cui si potrebbe partire per cercare di dare una interpretazione alla parola Cultura ed al concetto che ne consegue.
Interpretazioni importanti, considerazioni consolidate nel tempo, modi di dire divenuti per convenzione verità, ma che purtroppo prese singolarmente divengono restrittive, confutabili, falsificabili, poiché tendono comunque a limitare, circoscrivere, restringere, il concetto di Cultura che non è solo imparare a fare qualcosa o immagazzinare nozioni, la Cultura fortunatamente è ben altro.
La Cultura è quel processo che trasforma il seme della conoscenza in frutti della consapevolezza.
L’Arte è Cultura, come le tutte le conoscenze che sviluppano coscienze, che divengono nel loro insieme parte integrante della stessa Cultura, poiché il talento, la sensibilità, la manualità, la capacità espressiva, che nel materializzare l’emozione, la sensazione, l’immaginazione, divengono esternazione delle emozioni personali, necessari momenti liberatori per chi li compie, ma anche momenti di interconnessione con cui rapportarsi con gli altri e mezzi di comprensione della realtà.
La Cultura per dirsi tale deve tornare ad essere un insieme eterogeneo che si amalgama in un continuo processo generativo e trasformativo, da comunicare in modo facile, accessibile e diffuso.
La comunicazione, il passaggio di conoscenze, lo stimolo, l’aggiornamento di ogni forma e manifestazioni dell’ingegno umano, devono essere mostrate e nel momento in cui vengono mostrate, non possono che divenire conoscenza diffusa e parte integrante della Cultura che è resterà sempre partecipazione del sapere


Riccardo Rescio per Italia&friends
“Assaggia l’Italia ApS”
Associazioni di Promozione Sociale

Nella “guerra della comunicazione” oggi tutto è studiato nei dettagli, anche il concetto illusorio di verità. Di Elena Tempestini

La Comunicazione è sempre stata un’arma potente, si cambiano i termini, si rielaborano i dati di guerra, soprattutto per quanto riguarda i morti civili. Non è pratica di oggi, è da sempre usata nei conflitti. Putin la chiama “Operazione di Pace” Zelensky “Invasione di guerra”. Praticamente è un mix perfetto di informazioni e retorica composto da frasi brevi e ad effetto. Sfrutta la dualità umana, ma oggi ha il potere dell’immagine mediatica immediata. L’immagine è la radice del pensiero, essa viene prima della parola. La comunicazione è sempre la stessa da millenni, cambiano i mezzi con i quali si effettua. Potremmo chiamarla comunicazione di propaganda asimmetrica. In questo momento è la capacità di maneggiare le armi della “guerra mediatica” che si sta combattendo in parallelo a quella sul campo nelle principali città dell’Ucraina. Perché ancora non vediamo gli effetti dell’Indo Pacifico: il punto interrogativo dell’India che deve scegliere dove posizionarsi. C’è il QUAD che è il Quadrilateral Security Dialogue, formato da Stati Uniti, Australia, Giappone e India, con lo stesso chiaro obiettivo di impedire l’egemonia cinese nel Mar Cinese Meridionale. l’ASEAN, l’area di libero scambio situata nel Sud-est asiatico, atta a sviluppare i traffici commerciali, difendere il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e la libertà di navigazione. l’AUKUS, che da fine 2021 riunisce Regno Unito, America e Australia. Ma sarà l’Indonesia, altra potenza del Sud del mondo, che presiederà il G20 di ottobre prossimo. Praticamente un riassetto globale estremamente complesso. E cosa succede in questa estate? Diatribe, gossip e con siderazione ad un reportage che apparirà ad ottobre su Vogue.

Un reportage di guerra? Si, ma mediatica. Ecco i giudizi assolati del giusto o sbagliato, scaldati da questo tempo epico. Epico perché dopo la pandemia, la guerra in Europa e la siccità, mi aspetto Ramsete II e le cavallette. Ah, non escludo il ritrovo dell’Arca dell’Alleanza in un paese del Corno d’Africa. Con questa copertina e reportage di Vogue, Zelensky diventa l’eroe di guerra al tempo dei social. Attenzione, non è l’eroe Greco del “Kalos Kai Aghatos”, il “bello e buono” inteso come “valoroso in guerra” colui che è in possesso di tutte le virtù. Eh no…perché la storia bisogna raccontarla tutta, e non certo per prendere posizione nei confronti di una guerra, dove la povera gente da sempre resta ignara e colpita, “aldilà e Aldiqua’.” È la sapiente propaganda di un ex attore, divenuto famoso per una serie andata in onda su Netflix, “Servant of the People” durata pure tre stagioni tra il 2015 e il 2019, dove Zelensky ha conquistato denaro e la notorietà. ( aveva già partecipato a Ballando sotto le Stelle Ucraino e prodotto alcune serie per la televisione Ucraina. La fiction di Netflix gli ha dato l’apoteosi e pure il ruolo). Ma quale era il suo personaggio nella fiction? Sembra uno scherzo, un po’ come successe agli inizi del nostro comico Grillo, sapientemente scelto da Casaleggio padre, e non per politica ma per ciò che diceva con successo carismatico alla folla durante i suoi spettacoli. Zelensky nella fiction ha interpretato un insegnante che, diviene Presidente della sua nazione, dopo che i suoi studenti hanno pubblicato, sui social, un suo personale sfogo contro la corruzione. Ecco la figura costruita dell’eroe, e siamo nel 2015.

La propaganda di comunicazione ha fatto il suo leit motiv nella corsa alla presidenziali VERE dell’Ucraina e Zelensky ha vinto divenendo Presidente. Ergo, non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori. Vogue deve vendere, è vero che la rivista uscirà ad ottobre, ma intanto si è portata avanti pubblicando on line il servizio. No, metti che poi succeda qualcosa prima dell’uscita di ottobre, editorialmente ho già fatto “notizia. Tutto si “ gioca” come la teoria del caos, sistemi dinamici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali. Quindi, velocità, forza plasmante digitale a livello globale. Personalmente non mi farei distrarre e continuerei a guardare attentamente nell’Indo Pacifico. Zelensky è diventato ben noto alla popolazione mondiale anche grazie al suo amico storico Yuriy Kostyuk, sceneggiatore e suo social media manager. Praticamente, Signori tutti in piedi : “È la “guerra della comunicazione” e nella società delle immagini, forse un ritratto con tanta forza simbolica è destinato a durare più delle polemiche.

la nostra umanità Europea deve riveder le stelle. Di Elena Tempestini

Dante scopre l’Europa: la geografia europea nella Divina Commedia

Dante e l’Europa, così il poeta sognava la comunione delle culture.

Ed è grazie a Firenze Fiera che è stato pubblicato un volume in triplice lingua curato dal suo presidente Lorenzo Becattini. Dante Scopre l’Europa: la geografia europea nella Divina Commedia. Un omaggio che Firenze Fiera ha voluto fare per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Il volume contiene la preziosa prefazione del fiorentino Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, purtroppo precocemente scomparso. Le altre prefazioni sono firmate dal sindaco di Firenze Dario Nardella, dal governatore toscano Eugenio Giani, dal presidente della Camera di commercio Leonardo Bassilichi, dalla dantista Paola Allegretti, coordinatrice scientifica del volume. L’Europa dantesca non appartiene alla storia ma è viva e si riflette in una visione trascendentale che non ha età”.

L’uomo saggio deve saper prevedere ciò che accadrà. ( Dante Convivio), ma è nella “futura gente” che si deve considerare utile il racconto del viaggio ultraterreno del Poeta. Nella Divina Commedia c’è già tutto: c’è quello che siamo e che siamo stati come paese, ma c’è il divenire Nazione per essere poi co- creatori di un continente. C’è la vita quotidiana imbastita dalle sue debolezze e dalle sue bellezze a portata di mano, e poi c’è la vita colta, la politica, la teologia e la filosofia: esse sono poste sullo stesso piano e cantate in versi dal poeta nella stessa maniera. Presente ed eternità stanno l’uno nell’altro. La vita eterna prende forza dentro il tempo, comincia dal presente che è un futuro che si manifesta nel presente, diviene una qualità dell’esistenza che il poeta mostra con le stelle. Ed è in ogni fine di cantica che vi sono le stelle, a dimostrazione del fatto che il suo viaggio non riguarda l’aldilà e basta, ma l’aldilà nell’aldiqua, quindi un tempo dentro l’altro.

È un viaggio all’interno del cuore “nella camera segreta” di ogni uomo che custodisce i suoi inferni, i suoi purgatori e aspira al paradiso. Un cuore che deve raggiungere le stelle, non per De-siderare ed allontanarsi dal cielo stellato, ma che con -sideri l’eterno.

Un Sommo poeta già proiettato verso il futuro. «Tutti gli uomini hanno un dovere: preoccuparsi che i posteri ricevano da loro l’arricchimento della conoscenza , così come loro sono stati resi ricchi dall’impegno degli antichi. Nessuno si deve sottrarre ai suoi obblighi, chi non si cura di portare il suo contributo alla comunità, dopo aver tratto profitto dagli insegnamenti che questa gli ha dato, diviene abissò e rovina. È presente l’idea di una continuità tra il passato e il futuro, tra gli antichi e i posteri: essa si chiama SPERANZA. Ed è quella speranza che è impressa sulla bandiera europea. Essa è simbolo dell’unità e dell’identità di tutta l’Europa. Composta da una corona di stelle che rappresentano la solidarietà e l’armonia tra i popoli d’Europa. Il cerchio delle dodici stelle su sfondo azzurro come il manto della Madonna, la simbologia dell’immacolata Concezione. Una stella per i paesi che fanno parte del consiglio d’Europa , ma che non hanno una simmetria tra loro. Praticamente il simbolo di una carta geografica senza contorni.

È accoglienza, solidarietà, attenzione agli ultimi e ai poveri, quindi è la stessa prospettiva che Dante si augurava durante le faide del suo periodo storico, da buon visionario le guardava in grandezza, in chiave europea. Quindi per conoscere l’Europa di oggi, bisogna leggere la “Divina Commedia”? Non ci farebbe male.

Perché attingere a secoli indietro? Perché è la testimonianza della lunga lotta portata avanti per costruire una civiltà unita, la civiltà della quale oggi noi ne godiamo, e quindi siamo nel dovere di difenderla e migliorarla. “Dante è il poeta più universale che abbia scritto in una lingua moderna, pur essendo italiano, è prima di tutto europeo” diceva Thomas Eliot. Alle miserie politiche del proprio tempo Dante risponde guardando dall’alto con sguardo europeo. Cosa si intende per sguardo, per una visione europea? Innanzitutto appartiene a chi riesce ad esternare le profonde radici che si estendono al mito, riuscendo ad andare ben oltre l’antichità stessa: è cultura europea, è il pensiero europeo. Una visione politica che è inscindibile dalla morale. È una visione atta a un equilibrio di vedute per cui l’uomo in sé viene prima del cittadino, dunque la patria deve stare al di sopra degli interessi personali. L’Impero dantesco è unito alla finalità del dettato divino, ove la fratellanza universale e la giustizia in Terra devono divenire lo specchio della bellezza celeste. È proprio in questa visione del nostro pianeta, in cui vivono uomini che possono divenire feroci per seguire i propri egoismi , che limitano il loro “tempo di vita”. Quel “tempo illusorio” che si manifesta fra il nascere e il morire. E nonostante che non comprendano la loro destinazione verso un oltre, Dante raffigura la speranza che un giorno futuro si plachino gli odi, le differenze sociali , le guerre. E non è certo riferito solo alle città d’Italia, bensì ad una pace che divenga costruttiva. Tutte le nazioni d’Europa devono cooperare alla conoscenza e alla virtù.

“Nel suo profondo vidi che s’interna legato con amore in un volume ciò che per l’universo si squaderna” ( XXXIII canto Paradiso)

Dante immagina il mondo intero nelle pagine di un grande immenso libro della creazione. Che sia letto, guardato, sfogliato in ogni paese, in ogni nazione, in ogni continente, e quindi in ogni cuore di ogni essere vivente “in questo gran mar dell’essere”, e si riunisca in un volume unico proiettato dalla mente di Dio. Il compito di ogni uomo è tendere all’Uno, all’unità pur nello “squadernarsi dialettico dell’immenso volume della creazione”: unità che nasce dalla pace e ad essa tende per percezione nella profondità della coscienza dell’essere umano. Dante è un vivo e concreto esempio da far comprendere al mondo di oggi per essere fonte dissetante del mondo futuro.

“Firenze è avanti” di Riccardo Rescio

42LUISS, la Scuola per cervelloni dell’informatica ……


La ‘42’, è l’innovativa scuola per talenti digitali, che per ragazze e ragazzi appassionati di tecnologia, per poter dare loro formazione e nuove opportunità, già ampiamente ricercate dal mercato.
Nata a Parigi nel 2013, da una idea di Xavier Niel, imprenditore delle telecomunicazioni e fondatore di Free e Iliad, la ‘École 42,’ è stata portata con successo a Roma, prima sede italiana, grazie all’Università Luiss Guido Carli. sede nell’Innovation Hub di Fondazione CR
La valutazione basata solo sul merito e la passione.
Non sono infatti richieste conoscenze pregresse di coding né particolari titoli accademici.
Questa, insieme alla totale gratuità della scuola, è una delle caratteristiche rivoluzionarie della ‘42’, affinché l’obiettivo sia quello di rendere l’Education accessibile a tutti, indipendentemente dalla posizione sociale.

Riccardo Rescio per Italia&friends
Fortezza da Basso Firenze 16 ottobre 2021

Fondazione CR Firenze

I&f RotoWeb Illustrato ottobre 2021 https://italiaefriends.wordpress.com/2021/10/01/if-rotoweb-illustrato-ottobre-2021/?preview=true

https://firenze.repubblica.it/cronaca/2022/07/11/news/firenze_hun_fondazione_cr_nana_bianca_cestello_corso_programmatori_luiss_innovation_center_network_internazionale-357460281/

“Sono Carlo Lorenzini, in arte Collodi” di Elena Tempestini

…… raccontare, descrivere, quanto sia difficile il percorso della crescita umana …….

Sono Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Giornalista e autore di libri; ho scritto i misteri di Firenze, Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Una Guida storico-umoristica e molti altri. Ma ho sempre amato scrivere libri per l’infanzia, come la serie di Giannettino e il romanzo “Minuzzolo”  e i racconti delle fate. Un giorno ho avuto  un’intuizione che effettivamente ha cambiato completamente la mia vita. Per me è importante raccontare e descrivere quanto sia difficile il percorso della crescita umana, divenire da fanciulli…uomini. Un percorso faticoso fatto di tentativi ed errori. Per questo ho pensato di farlo attraverso il racconto di un personaggio, forse vi posso far conoscere la storia vera. Ho scritto Il mio libro, un libro fatto modestamente per dare a voi ragazzi una mezza idea di questa Italia , che sta divenendo la vostra nuova e gloriosa patria, e che “per conseguenza” ancora non conoscete. 
Dovete sapere, che dal  1877 la legge “Coppino”  ha reso gratuita e obbligatoria l’istruzione elementare e, finalmente sono cambiati gli obbiettivi delle letture dedicate a voi fanciulli. È arrivato il tempo per iniziare ad educare tutti i ragazzi italiani. Si, proprio tutti, perché questo avverrà grazie all’unificazione culturale di un simbolo comune: l’aver costituito il Regno Unito d’Italia. E non solamente a livello geografico e politico, ma anche a livello sociale e popolare. Quindi, Istruzione per tutti i fanciulli che hanno sempre vissuto per le strade e che hanno alle spalle famiglie povere, che sono costrette a farli lavorare. 
Vi sembra così strano ragazzi? Allora mi voglio presentare: mi chiamo Carlo Lorenzini, sono nato nel pieno centro di Firenze da una famiglia molto umile e semplice. I nostri genitori lavoravano per dei nobili aristocratici fiorentini, che vollero molto bene a me e a mio fratello Paolo. Fu grazie a loro che potemmo studiare e migliorare la nostra condizione di vita. I miei nonni materni vivevano a Collodi, e da quando sono diventato uno scrittore, ho deciso che, io Carlo Lorenzini avrei pubblicato con lo pseudonimo di Carlo Collodi. Sono una persona normale, spontaneo, libero, imprevedibile ma anche ribelle. No ragazzi, non sono un eroe, purtroppo non ho poteri speciali, ma sono stato educato fin da bambino, verso l’autorità e l’amore per la mia Patria. Ed è per questo motivo che ho scritto le storie di due personaggi simpatici di nome Giannettino e Minuzzolo, per raccontare la vita quotidiana, non sempre facile ma facendovi fare un ragionamento è un sorriso.  Ammetto che il mio intento è sempre stato il cercare di “creare” i futuri italiani di questa nuova Nazione che è l’Italia.
Oggi sono qui con voi, ragazzi, tra queste pagine, per presentarvi il mio personaggio più amato. Si chiama Pinocchio e, sarà lui a raccontarvi non solo una storia di vita, ma la vita dei miei tempi, della mia persona che ormai inizia ad avere una certa età. Ho messo Pinocchio in posizione centrale per accentuare il fatto di essere il protagonista dell’opera, ma la sua storia, se vi farete attenzione,  appartiene un po’ a tutte le persone, anche a quelle di epoche diverse. 
Ragazzi, attraverso la vita, le parole e i comportamenti di Pinocchio, vorrei farvi conoscere meglio i nostri amati luoghi di Firenze e della Toscana. I suoi monumenti, nelle sue glorie antiche o più recenti, l’economia del tempo, la nascita delle industrie, e dei commerci, il paese toscano della mia mamma a Collodi. Vorrei trasmettervi la comprensione della storia della vita, la fatica di essere ragazzi pieni di sogni che devono diventare adulti, ma senza perdere di vista l’impegno a fare del proprio meglio è sempre con un sorriso di speranza.
Desidero che la vostra fantasia mi segua attraverso la geografia del territorio, perché la loro descrizione, la misurazione dello spazio all’interno del quale avvengono le avventure della vita, possono fornire delle spiegazioni sul tema delle relazioni uomo-ambiente e ambiente-uomo, ragazzi ricordate  che è questo uno strumento  di potere per conoscere. 
Molti intellettuali, non nego che si siano impegnati a diffondere  l’idea di storia e di nazione nascente. Ma è grazie al mio Pinocchio, quello che conoscete come un burattino, il mio ragazzo immaginario, che vi faccio compiere un viaggio di vita, e francamente lo faccio per accendere in voi giovani lettori l’emozione di diventare grandi, di appartenere alla vostra nazione e lasciare la vostra impronta in ogni angolo del mondo. 

“Storie di retorica banalità e di palese ovvietà” di Riccardo Rescio

Un mondo di eventi – Toscana Rinascimento senza fine


Per alcuni è anche possibile che siano storie di retorica banalità e anche di una sconcertante banalità, ma nella realtà oggettiva dei fatti e nel tangibile riscontro di tutto il bello e il buono che abbiamo, si può affermare con certezza, che non esite al mondo un Paese che abbia assommate a sé una infinità di proposte, belle, attrattive, profondamente diversificate, non solo nelle sue 20 straordinarie Regioni, ma in ogni sua singola località.
Questo perché ogni luogo, piccolo o grande, conosciuto e famoso o del tutto sconosciuto, ha affascinanti Storie da raccontare, Bellissimi posti da far vedere, squisiti Sapori da far assaggiare e coinvolgenti Eventi da far vivere.
Questo incredibile Paese risponde al nome di Italia.
Quando prenderemo finalmente piena consapevolezza che il nostro Paese è il più grande giacimento di bellezza e il maggiore concentrato di Arte, sicuramente smetteremmo di desiderare di vedere o ostentare di aver visto mete lontane che hanno molto spesso una sola o poco più delle peculiarità che caratterizzano e identificano ogni singolo territorio delle Penisola delle Meraviglie e delle sue splendide Isole
Sono venti le straordinarie Regioni d’Italia, la Toscana è una di queste, se già la conoscete, comunicatela.
Se invece vostro malgrado non l’avete mai vista, scopritela, sarà per tutti una emozione esperienziale unica.


Riccardo Rescio per Italia&friends
italiaefriends.wordpress.com – http://www.etpress.it

La Fortezza da Basso di Firenze, come non l’avete mai vista” di Riccardo Rescio

Per continuare a stupirci ……..

È sempre e comunque una questione di prospettive, per i fiorentini certamente un punto cardinale di riferimento, ma anche fiera dell’Artigianato, Pitti Immagine e di tante prestigiose manifestazioni di carattere internazionale.
Per il resto del mondo un gioiello al centro della Città delle Arti per antonomasia, con una lunga storia, dalla straordinaria bellezza dove vivere, in una location unica al mondo, momenti espositivi, informativi, di incontri e confronti, di sicuro prestigio, ma anche fortemente permeati da grande esperienzialita.
In occasione di uno dei tantissimi eventi seguiti e degli altrettanti servizi realizzati, Italia&friends tre anni fa ha voluto dedicare un uno foto/video ad alcuni aspetti poco visti di questa straordinaria struttura.
Il complesso militare fu progettato da Antonio Sangallo il Giovane, su incarico di Alessandro de’ Medici, realizzata tra il1534 e il 1537, costituisce un vero capolavoro dell’architettura militare del Rinascimento.
La Fortezza da Basso dal 1967 con Villa Vittoria, il Centro Congressi, il Palazzo degli Affari, recentemente e mirabilmente restaurato, costituiscono il polo fieristico per eccellenza di Firenze, della Toscana e dell’Italia tutta.
Recententemente, per volontà del Presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini sono state affiancate alle attività classiche del polo fieristico fiorentino quella di intrattenimento di Villa Vittoria Firenze e quella di Villa Vittoria Cultura.
Momenti che costituiscono un primo necessario viatico, per far interagire Arte, Cultura, Spettacolo, con Mostre, Eventi e Convegni che a giusto titolo possono essere annoverati come altrettanti momenti di informazione e quindi di Cultura diffusa e facilmente accessibile.
Riccardo Rescio per Italia&friends – Firenze 30 luglio 2022

http://www.italiaefriendes.wordpress.com http://www.etpress.it

“Momenti di immensa gioia a Siena, mercoledì 27 luglio 2022” di Riccardo Rescio

Nonostante la calura …..

Quando la melodia del suono, che tanto aneliamo di ascoltare e la vicinanza fisica che tanto aspettiamo di avere prepotentemente si fanno spazio nel buio del silenzio e della solitudine e con la voce e la vicinanza riescono ad illuminare l’anima.