Donald Trump e Viktor Orban Presidente di turno della Ue
Le elezioni americane sono già alle spalle, l’agenda da affrontare era ben nota. Si apre oggi a Budapest il quinto vertice della Comunità politica europea (CPE). Praticamente si vedranno subito quelle inquietudini che il primo ministro ungherese Viktor Orban, presidente di turno dell’Ue, aveva deciso di mettere all’ordine del primo giorno nella riunione della Comunità politica europea, ma solo dopo le elezioni Americane. Praticamente e’ l’occasione per rendere esplicito che le sorti dell’Europa dipendono dalle oscillazioni della politica americana. La netta vittoria di Donald Trump, mette in luce il rischio di non riuscire ad affrontare le questioni di interesse comune, quali il rafforzamento della sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente europeo. Sul tavolo ci sono le divisioni geostrategiche che appaiono sempre più concrete. Pochi giorni fa ci sono state le elezioni in Georgia, la quale è tornata alla Russia con la vincita del partito “ Sogno Georgiano” e della Moldavia che invece ha riconfermato la Presidente uscente filo -europea. Una scommessa vinta, quella di Orban, da sempre fervido sostenitore di Trump e spina nel fianco delle istituzioni europee, tanto da attirarsi la definizione di “cavallo di Troia” di Vladimir Putin per l’Europa.
Lo slogan MAGA “Make America Great Again” di Trump, e’ stato adattato da Orban in “Make Europe Great Again”. L’invito di Ursula Von der Leyen, dopo le congratulazioni per la vittoria a Trump, è stato ricordare che il partnerariato transatlantico continui a dare risultati. Macron è Scholz dicono che lavoreranno per un’Europa più unita, più forte e più sovrana in questo nuovo contesto, cooperando con gli Stati Uniti e difendendo gli interessi e i valori europei.
Una domanda risuona nell’aria : “ come gestiamo Trump? “ non dimentichiamo che lunedì 11 novembre a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ci sarà l’attesa COP29, il più grande vertice mondiale sul clima, segnando un momento cruciale nella diplomazia delle politiche climatiche, ma sicuramente ancora più importante per le relazioni internazionali geopolitiche e geostrategiche.
Ma una domanda aleggia sulla COP29, chi finanzia, come e con quanto, la decarbonizzazione?
Lo scenario si complica perché il primo Paese produttore di petrolio al mondo, gli stati Uniti , ha eletto un presidente che ha definito gli Accordi di Parigi «orrendamente ingiusti»le “promesse” avanzate dai governi partecipanti relative all’abbattimento delle emissioni di gas serra sono molte e, i comunicati finali delle COP devono essere approvati all’unanimità. Il voto di un piccolo Stato vale quanto quello della Cina o degli Stati Uniti. È l’essenza del multilateralismo. È noto da tempo che la COP29 sarà la COP della finanza climatica, sarà l’anno durante il quale si dovrà decidere per il contributo monetario che i Paesi più industrializzati dovranno mettere a disposizione a quelli in via di sviluppo per la lotta al cambiamento climatico.
Quello che sarà certo a Baku, e’ che gas e petrolio non scompariranno dai dialoghi dei 190 paesi presenti.
L’Azerbaijan rappresenta un produttore di grande rilevanza sia di petrolio sia di gas naturale, un paese che può essere considerato come la culla dell’industria degli idrocarburi. In questo 2024 si è ritagliato un ruolo di crescente rilievo sulla scena internazionale anche grazie all’annessione dal 1 gennaio 2024 del piccolo territorio del Nagorno-Karabakh , creando migliaia di esuli verso l’Armenia.
Il Nagorno Karabakh in giallo , territorio che dal 1 gennaio 2024 non esiste più è’ stato inglobato dall’Azerbaigian 
L’Azerbaigian è il perno orientale di un asse panturco, un blocco indissolubile sotto l’insegna del “Due paesi, una Nazione” creato con la Turchia.
E’ in atto un progetto denominato “International transport corridor Caspian Sea-Black Sea” (ITC-CSBS), concordato da Azerbaigian, Georgia, Romania e Turkmenistan, regioni che hanno sottoscritto un accordo volto a rafforzare la cooperazione economica tra di loro e sostenere lo sviluppo e la stabilità. Il corridoio di trasporto internazionale collega il Mar Nero al Mar Caspio, attraversando quattro Paesi e garantendo lo spostamento di merci attraverso un sistema multimodale tra Unione europea, Caucaso e Asia centrale. Tra il Mar Nero e il Mar Caspio si trova il Caucaso una regione geografica che prende il nome dall’omonima catena montuosa; un ampio istmo chiamato “istmo ponto-caspico” mediante il quale l’Europa è congiunta all’Asia.
Il corridoio concordato da Azerbaigian, Georgia, Romania e Turkmenistan, ha la prospettiva di connettersi alla regione Asia-Pacifico. Da tempo la Romania vuole trasformare il porto di Costanza in un collegamento strategico del corridoio di trasporto e di transito che collega il Mar Caspio e il Mar Nero, ma soprattutto renderlo un punto di riferimento per l’Unione europea per le merci trasportate dall’Asia Centrale e, in particolare, dal porto turkmeno di Turkmenbashi, riferimento anche per il Kazakistan e l’Uzbekistan.
Il corridoio interessa da tempo anche l’Uzbekistan, il quale sta cercando l’accesso ai porti del Mar Nero attraverso il porto turco di Mersin, per raggiungere il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa
Inutile dire che l’elezione di Trump ci dona la certezza che le catene logistiche e le spedizioni via mare e via aerea subiranno importanti cambiamenti su vari fronti rispetto agli ultimi anni.
Donald Trump si pone in continuità con l’amministrazione Biden nel campo della competizione strutturale con la Cina, la sua presidenza alza il livello dello scontro economico. Continuità e discontinuità saranno i principali attori, ma negli effetti per l’America c’è la ricerca dell’equilibrio e il mantenimento dei suoi valori economici. Cosa può succedere se Donald Trump sarà il nuovo presidente ? Siamo sicuri che sia una reale divisione tra i due candidati e non un nuovo approccio politico -economico che vedrà entrambi protagonisti per ritrovare un punto fermo dell’America?
Gli americani stanno scegliendo Donald Trump. Ufficialmente non è detto ma in pratica, lo sappiamo, i conteggi sono ancora in corso ma diciamo che è solo una formalità?. Gli effetti Trump saranno avvertiti da tutti: Cina, Russia, Ucraina, Iran; praticamente sia dagli alleati che dai nemici. Un bivio questo anomalo 2024, sono le ultime elezioni di un anno che verrà ricordato sui libri di storia, con un rapporto europeo che rischia di cambiare e uno sguardo strategico particolare verso l’indopacifico. La Cina si sta preparando a ulteriori turbolenze adottando un approccio globale alle sue relazioni con gli Stati Uniti , se era l’America a contenere la Cina, adesso potrebbe essere il contrario. La costruzione di alleanze nell’Indo-Pacifico è l’elemento chiave per continuare la strategia di Pechino, ma L’Europa, se vince Trump è pronta a un nuovo “ inizio” delle relazioni transoceaniche?
Secondo i maggiori analisti, con i risultati di oggi mercoledì 6 novembre, in caso di vincita i rapporti con l’Europa cambierebbero, Trump ha ripetutamente criticato il vecchio continente minacciando di stravolgere gli attuali legami Ue-Usa. Gli aiuti all’Ucraina dopo l’invasione su larga scala da parte della Russia nel febbraio 2022 saranno uno dei punti di discussione più urgenti con l’Europa, la candidata democratica e vice presidente Kamala Harris è considerata più propensa a mantenere lo status quo con l’Ue su tali questioni. Trump vuole interrompere le forniture di armi all’Ucraina, asserendo che potrebbe mettere fine al conflitto facendo un accordo con il presidente russo Vladimir Putin per un cessate il fuoco, eventualmente fornire anche armi a Kiev, ma è l’Europa che deve pagare il conto. L’Europa se vince Trump non può aspettarsi che l’America resti quella che tutti conosciamo.
Ma questo punto è condiviso anche con la Harrys: i tempi in cui gli Stati Uniti erano “estremamente presenti a livello europeo” è finita. La politica protezionistica di Trump sulla quale ha giurato di imporre tariffe del 10% sulle importazioni da tutti i Paesi e del 60% sulle importazioni dalla Cina erano già stati applicati. Trump ha criticato l’Europa, avvertendo che, in caso di vittoria elettorale, essa “pagherebbe un prezzo elevato” per non aver acquistato abbastanza beni americani. La politica divide i due candidati ma l’economia americana cerca la stabilità e la continuità. Sarà il potere economico a dare una linea guida importante, forse creando due fronti apparentemente in contrasto ma nei fatti creando un equilibrio che manca da molto tempo a chi occuperà lo studio ovale.
“Il principale valore del denaro sta nel fatto che viviamo in un mondo in cui è sopravvalutato.”
(Henry Louis Mencken)
Potrebbe essere questo il sottotitolo del vertice dei BRICS che si è riunito a Kazan per la prima volta con l’allargamento ai nuovi membri. Nel 2022, durante l’esplosione della guerra in Ucraina, è stato deciso, sotto la presidenza cinese, di allargare ad altre nazioni il gruppo BRICS, che era rimasto stabile da più di un decennio. Il vertice, precisamente il 16esimo dalla fondazione del 2009, e’ stato organizzato a Kazan, la quale città è il più importante porto fluviale del Volga e rappresenta lo sbocco di una buona parte delle produzioni del Tatarstan, a sua volta uno dei territori più sviluppati della Federazione Russa, grazie soprattutto alla produzione e alla raffinazione del petrolio.
Fonte carta geografica: Google earth
Il vertice BRICS di kazan ha mostrato il non-isolamento di Mosca e la sua volontà di costruire un nuovo ordine globale, antagonista rispetto all’Occidente. Nel corso della due giorni, al centro dei dibattiti c’era la questione della de-dollarizzazione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dal ‘dollaro, creando un’alternativa dal punto di vista dei pagamenti e degli scambi commerciali internazionali con altri sistemi di pagamento’, ma anche della necessità di favorire le de escalation di Ucraina e Medio Oriente. Il sistema di pagamento internazionale attualmente vigente nel mondo capitalistico è il sistema “ Swift” , nel quale i due principali soci sono Euroclear, un’emanazione di J.P.Morgan e la seconda una partecipata di grandi fondi internazionali con sede in Lussemburgo. Nel numero sempre più crescente di transazioni internazionali, specialmente nel commercio energetico di petrolio e gas, vengono utilizzate monete locali, usando il sistema delle blockchain per scavalcare i sistemi di pagamento come lo Swift. Nel 2023 un quinto di tutto il commercio petrolifero mondiale è stato fatto con monete diverse dal dollaro, L’India secondo partner degli Emirati Arabi ha firmato un accordo sul petrolio per pagare in rupie. L’India “ amica -alleata” dell’Occidente, non mira ad essere seconda in questo processo di de-dollarizzazione dei suoi commerci, tanto che Il Ministro degli Affari Esteri dopo il vertice di Kazan ha dichiarato che l’India non sta perseguendo attivamente la de-dollarizzazione e che la sua intenzione di far parte del sistema alternativo è dovuta principalmente al fatto che vuole ancora commerciare con alcuni Paesi che hanno difficoltà a commerciare in dollari, e per questo motivo usa i sistemi alternativi. Sottovalutare l’ascesa dei BRICS non è più possibile tanto meno per il futuro inquilino/a della Casa Bianca, visto che dovrà affrontare la questione del costante ingigantirsi del debito federale americano. Un debito importante interno agli USA, ma del quale una cospicua parte e’ stata ceduta a Giappone, Taiwan, India, Francia e Canada; la Cina e’ scomparsa dalla lista dei compratori del debito americano. Questo punto potrebbe portare alla luce la debolezza egemonica americana e dare una maggiore spinta alla blockchain “BRICS Pay”. La banca britannica Standard Chartered ha aderito a BRICS Pay per consentire ai suoi clienti di effettuare pagamenti verso altri Paesi BRICS, specificando che non è una criptovaluta, ma un servizio digitale che non ha un’unica valuta accettabile. La BRICS Pay è in uso alla State Bank of India che ha realizzato un’app basata su BRICS Pay per le transazioni estere. Le russe Sberbank e VTB sono partner della piattaforma di pagamento, le cinesi Bank of China e ICBC, e la brasiliana Petrobras hanno integrato BRICS Pay nei loro sistemi. Tutte le transazioni finanziarie effettuate con BRICS Pay vengono elaborate dalla New Development Bank, la banca BRICS.
Cosa è in effetti la BRICS Pay?
Un sistema di pagamento totalmente distinta dal dollaro, che permetterebbe ai paesi aderenti ai BRICS di avere il controllo delle proprie economie reali, il poter avere uno strumento di pagamento in grado di liberarli dalle oscillazioni e dalle speculazioni operate dai grandi poteri che i giocatori finanziari usano nei mercati monetari, sistemi spesso dannosi nei confronti delle transazioni economiche commerciali dei paesi ritenuti appartenenti ai “ South -Global”. Il sistema dei Brics Pay si fonda sull’uso delle valute nazionali dei Paesi membri, sulla sicurezza e sulla velocità delle transazioni con una totale indipendenza dai circuiti internazionali. Gli utenti si registrano sulla piattaforma collegando il proprio conto bancario o un altro metodo di pagamento locale e, da quel momento possono utilizzare BricsPay per tutte le transazioni sia online che in attività commerciali fisiche in tutti i paesi aderenti ai BRICS. La velocità è la vera rivoluzione, la transazione avviene in pochi secondi, grazie a un sistema di pagamento diretto tra banche e istituti di pagamento dei paesi partecipanti, riducendo la necessità di intermediari. Durante il vertice a Kazan è stato sottolineato che il sistema BRICS Pay utilizza tecnologie avanzate che permettono che le informazioni degli utenti siano protette durante ogni transazione.
Ma la domanda da porsi in questo momento è: come non mettere le élite occidentali a dover scegliere se sostenere l’America o cercare un accordo con le potenze emergenti più dinamiche? E come controllare che non vengano aggirate le sanzioni internazionali?
proprio grazie a questo sistema di pagamento, le analisi delle blockchain che hanno monitorato i flussi globali, rivelano che tra luglio 2023 e giugno 2024 la Russia ha ricevuto oltre 182 miliardi di dollari in criptovalute, l’Ucraina ha registrato afflussi di oltre 106 miliardi di dollari nello stesso periodo, con un incremento del 160% nell’uso delle piattaforme. Praticamente le sanzioni sembrerebbero aver incrementato un’economia parallela immune dai tradizionali controlli. Il ruolo delle criptovalute nella cyber warfare è in crescita, rendendo ancora più complessa la gestione dei conflitti digitali.
Foto : Milano Finanza
Perché le cripto valute sono così importanti per i paesi emergenti?
Perché potrebbero, se non sostituire , essere vere e proprie antagoniste del cosiddetto “ Petrodollaro” con una tipologia di criptovaluta più simile allo L’E-Yuan digitale cinese che è emesso direttamente dalla Banca Centrale cinese.
Foto : Wired
Sir Jeremy Fleming, fino a Maggio 2023 è stato Direttore del Government Communications Headquarters, l’agenzia di intelligence, che si occupa di sicurezza, spionaggio e controspionaggio nell’ambito delle comunicazioni cyber del Regno Unito, il quale ha espresso preoccupazione per la moneta digitale cinese, perché potrebbe servire per eludere le sanzioni internazionali. A fine giugno, in America c’è stata l’abolizione della “Dottrina Chevron”, che era nata negli anni ottanta per permettere alle Agenzie Federali di interpretare le leggi di cui sono responsabili. Con la sua abolizione si aprono le porte ad una frammentazione che avverrà Stato per Stato dell’economia americana. Abolendo la Dottrina Chevron, la Sec, la Securities and Exchange Commission, Commissione Federale per i Titoli e gli Scambi di valuta e responsabile della vigilanza sulla borsa, ha detto che potrebbe avere dei grossi problemi per monitorare a livello nazionale le criptovalute, per questo la Sec chiede di regolamentare una guerra senza fine che sta divenendo il Far West delle cripto.
Foto: Osservatorio Cripto
La dimostrazione è che la SEC andrà a processo contro la piattaforma di cripto valute Kraken.
Ma le criptovalute offrono sia opportunità che sfide: possono essere utilizzate per finanziare attività illegali, e allo stesso tempo offrire nuove possibilità per gli scambi economici. Le cripto valute sono un prodotto della “ futura rete Internet “ la blockchain, la quale sfrutta una rete informatica di “nodi”, dei computer aventi una copia del registro di dati e informazioni senza un’entità centrale. Sicuramente avere canali per finanziare in modo anonimo attacchi militari, rende estremamente difficile per una nazione prevenire e difendersi. La velocità, l’immediatezza di invio e ricezione del denaro hanno dimostrato l’efficacia dello strumento virtuale in un contesto di guerra, un potenziamento potrebbe avere gravi ripercussioni nel campo della sicurezza. Ma della tecnologia non dobbiamo avere paura, bisogna considerarla con il rispetto della sua neutralità, la tecnologia, come tutti gli strumenti, non può essere il “male” dipende dall’uso che il buon suonatore ne fa.
Mentre in Europa si combatte la guerra russo-Ucraina e in Medio Oriente il conflitto israelo-palestinese si espande nel Libano, l’attenzione militare delle maggiori potenze del pianeta è concentrata in un altro luogo, il focus strategico è nell’Indo- Pacifico, il “ Pivot to Asia” per contenere e contrastare il potere crescente della Repubblica Popolare Cinese, la quale vorrebbe diventare la prima potenza mondiale. Per Pechino la questione e la perdita dell’isola di Taiwan è un affronto gravissimo, la sua riconquista è una priorità assoluta. Taiwan è spalleggiata da un peso massimo quali gli Stati Uniti. Washington ha sempre difeso l’indipendenza dell’isola ma ha anche dosato con cura le sue azioni per non irritare troppo la Cina, per esempio riconoscendo la Repubblica Popolare come “unica Cina” e scoraggiando Taiwan dal dichiarare formalmente l’indipendenza. Tutto questo perché nessuno vuole davvero una guerra che, se dovesse scoppiare, sarebbe disastrosa per tutti.
Finora la Cina è stata contenuta con la deterrenza, attraverso massicci investimenti militari da parte di Taipei oltre che con l’alleanza americana. Tuttavia la crescita militare cinese e i toni sempre più minacciosi di Pechino fanno temere un prossimo scontro attorno all’isola; uno scontro potenzialmente ad altissima intensità che coinvolgerebbe altri attori della regione e il cui esito potrebbe cambiare gli equilibri geopolitici del mondo intero.
Per la Cina, attaccare Taiwan significherebbe mettere alla prova la coalizione che tenta di contenere la sua ascesa al dominio dell’Asia, forse sarebbe meglio dire: del mondo. Conquistare Taiwan sarebbe una ferita nel petto degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Viceversa, se gli Stati Uniti riuscissero a difendere Taiwan colpirebbero al cuore le ambizioni egemoniche di Pechino e riaffermerebbero la propria supremazia mondiale . Quindi l’importanza di Taiwan va ben oltre le sue famose industrie di microprocessori.
Questo potrebbe spiegare perché gli aiuti militari americani all’Ucraina siano stati così scarsi e irregolari: se Washington avesse concesso a Kiev centinaia di caccia, gli Himars i missili con una gittata di 80 km e dozzine di carri armati, la guerra forse avrebbe preso una piega ben diversa, ma l’America si sarebbe privata di risorse importanti da impiegare in caso di confronto diretto con la Cina nell’Indo-Pacifico. Già nel 2022, quindi ad inizio conflitto Russo-Ucraino il Dipartimento della Difesa , Americana aveva pubblicato un documento il “National Defence Strategy” in cui si indicava la Cina quale minaccia numero uno e l’Indo-Pacifico come il quadrante prioritario della geopolitica mondiale. La minaccia russa all’Europa, nonostante la guerra è’ stata lasciata in secondo piano.
Proprio in questi giorni l’america ha rafforzato la sua presenza strategica nel Pacifico aspettandosi che su quel quadrante possa scoppiare la prossima “major war”, una guerra importante che inevitabilmente riguarderà la Cina. Praticamente potrebbe essere possibile se non probabile uno scontro aeronavale attorno a Taiwan. E’ di poche ore fa la notizia, oggi 22 ottobre 2024, che la flotta navale cinese ha cominciato una potente esercitazione militare vicino a Taiwan, il Presidente cinese ha invitato le truppe a prepararsi alla guerra, dopo aver già organizzato altre esercitazioni su larga scala fin dall’inizio di ottobre. Il presidente Xi Jinping ha annunciato che le esercitazioni saranno “con munizioni vere”.
Bisogna comprendere che mentre la guerra russo-Ucraina non cessa le armi, l’America non ha fatto mistero che non sia la Russia il loro interesse globale, ma la sfida con la Cina. Per Washington, la Russia è una minaccia concreta per gli alleati europei, così come Iran, Corea del Nord e il terrorismo internazionale, ma la Cina è qualcosa di più grave perché persegue l’egemonia sull’Asia intera e quindi sul mondo. Dal punto di vista strettamente economico-commerciale, l’Europa è un grande mercato ma l’Asia lo è di più. La Russia, per quanto aggressiva e vasta, ha un PIL 10 volte inferiore alla Cina e all’Unione Europea, quindi è improbabile che diventi la potenza egemone in Europa o in Asia; invece l’economia cinese domina il continente asiatico e per questo gli USA vogliono ricalibrare la loro presenza nel Pacifico, così da poter meglio contrastare eventuali azioni armate cinesi, come quella contro Taiwan . Razionalmente attaccare Taiwan presuppone una quantità di difficoltà e di conseguenze che la Russia non ha dovuto affrontare nell’attaccare l’Ucraina. Xi Jinping per un periodo di tempo si è dimostrato più cauto di Vladimir Putin e l’andamento della guerra in Ucraina avrebbe dovuto convincerlo che invadere Taiwan sarebbe troppo gravoso. E’ possibile che i cinesi cerchino forme alternative al conflitto diretto, per esempio un blocco aeronavale? . Il blocco aeronavale potrebbe avere inizio con una finta esercitazione su ampia scala attorno a Taiwan, come quella già avvenuta nel 2022 e 2023. Se accadesse come sembra in questi giorni di ottobre , l’america e il mondo intero discuterebbero su come rispondere, e la Cina potrebbe tentare un colpo di stato per destituire rapidamente il governo di Taipei insediatosi da pochi mesi. Questo atto eviterebbe il conflitto militare aperto, il mondo non potrebbe reagire con un atto di guerra. La domanda da porsi è: “qualcuno” sarebbe pronto a sparare per primo alle navi cinesi per forzare il blocco, sapendo di innescare un conflitto su ampia scala e potenzialmente nucleare?
Nel 2023 il Generale Michael A. Minihan, uno dei più importanti generali dell’Air Force americana, esperto di Pacifico rilascio’ delle affermazioni che alla luce di questi giorni sono “ profetiche”: “Spero di sbagliarmi, ma la mia logica mi dice che combatteremo una guerra nel 2025» il memorandum del Generale fu reso pubblico dalla tv americana Nbc, esprimendo le sue preoccupazioni e immaginando un conflitto aperto tra le due superpotenze: Cina e America. Il generale aveva citato le aspirazioni del presidente cinese Xi Jinping. Il momento critico sarebbero potute essere le elezioni presidenziali in programma nel 2024 a Taiwan, e dare il pretesto all’aggressione militare da parte del presidente cinese Xi Jinping. Il momento ideale era previsto per ottobre, quando gli Stati Uniti sarebbero stati distratti dalla corsa elettorale per la Casa Bianca. « il Generale Michael A. Minihan ha elaborato una analisi che ai fatti odierni, dopo due anni sembra manifestarsi. Le sue parole sembrano una profezia: “La squadra, la ragione e l’opportunità di Xi sono tutte allineate per una guerra nel 2025, concluse”
GENERALE MIKE MINIHAN: PREPARARSI ALLA GUERRA CON LA CINA NEL 2025
Il 2 maggio 2024, la forza arruolata dell’Air Mobility Command ha conferito la sua onorificenza più prestigiosa, l’Ordine della Spada, al Generale Minihan.
Taiwan Joint Sword-2024B
Ad oggi che vediamo le esercitazioni, denominate “Joint Sword-2024B”, che si stanno svolgendo in questi giorni di ottobre 2024 in diverse aree intorno a Taiwan, il comando dell’esercito cinese ha dichiarato che le manovre rappresentano “un avvertimento severo, una punizione” . Si parla di Taiwan ma si tace riguardo l’aumento su una serie di questioni controverse nel Mar Cinese Meridionale come le Isole Spratly , ma da non dimenticare l’isola di Hainan, la quale è segnalata e in risalto sulle mappe del Pentagono a Washington ed è scrutata costantemente dall’intelligence satellitare, cosa che infastidisce molto i cinesi.
Carta geografica che mette ben evidenza la posizione di Taiwan e dell’isola di Hainan
Con dei tunnel scavati sotto il promontorio della baia di Yalong, c’è il porto di Yulin e la base militare di Longpo Naval Base dove la marina cinese protegge i suoi sottomarini nucleari e le portaerei della flotta. I tunnel si trovano sotto la baia di Sanya , sono caverne capaci di ospitare fino a 20 sottomarini nucleari, permettendo ai cinesi di scivolare in immersione fino al mare aperto, sfuggendo alla ricognizione satellitare americana. L’isola di Hainan è incastonata tra le coste del Vietnam, Malesia, Indonesia, Brunei, Filippine, Taiwan e Cina, praticamente è uno specchio d’acqua strategico irrinunciabile per i cinesi. Situata dalla parte opposta di Taiwan è in una posizione che si rivela preziosa per molte ragioni, geopolitiche, quale presidio militare, e per ragioni economiche, ogni ingerenza non cinese potrebbe far scattare ritorsioni “ punitive” come quella di Taiwan. L’isola è la sede della base più importante della marina cinese , parte della flotta del Mare del Sud. Isola importantissima e strategica: da un lato, consente l’accesso alle acque contese nel Mar Cinese Meridionale e, dall’altro, garantisce un controllo della rotta marittima che collega l’Asia e il Pacifico con India e il Medio Oriente. Pechino da tempo, ha lanciato un progetto per fare di Hainan il più grande porto di libero scambio entro il 2035, non sarà proprio quell’isola ad essere il centro di un contenzioso che potrebbe trasformarsi da esercitazione a guerra? “Tutti possono vedere la mie tattiche, nessuno può conoscere la mia strategia”.( Generale Sun Tzu V secolo A.C)
L’anno 1922 era passato con un susseguirsi di violenti scontri contro sedi e iscritti di partiti e sindacati di sinistra, in un contesto democratico compromesso da governi definiti deboli, senza una visione futura. Il caos si stava avvicinando sempre di più al malcontento del popolo italiano. Il Governo di Luigi Facta, monitorava la situazione ma non aveva compreso la gravità: un telegramma rassicurava il re: «Maestà, la presunta marcia su Roma è tramontata». Con queste parole si liquidava un “ problema” come se fosse fallito o addirittura mai avvenuto. Invece era l’evento che avrebbe dato inizio alla demolizione delle istituzioni democratiche. L’obiettivo di Mussolini era estromettere il Presidente del Consiglio per ottenere la guida del Paese, riuscendo a forzare la mano al re, Vittorio Emanuele III, che avrebbe dovuto decidere, durante lo svolgimento della manifestazione eversiva, se cedere alle pressioni dei fascisti e incaricare Mussolini di formare un nuovo governo oppure dichiarare lo stato d’assedio, rischiando la guerra civile.
Un giovane Mussolini
Era un ottobre piovoso quello del 1922, Luigi Facta, Presidente del Consiglio dei Ministri, piemontese di Pinerolo, Giolittiano membro del Partito Liberale, rimase in carica fino al 27 ottobre, quando venuto a conoscenza della marcia su Roma, e indeciso sul da farsi, propose al re di promulgare lo stato d’assedio, ma non ottenendo la firma del sovrano il giorno dopo rassegnò le sue dimissioni sciogliendo il governo. Vittorio Emanuele III fece telegrafare subito a Mussolini, che si trovava a Milano, di recarsi immediatamente a Roma per formare il nuovo governo. La notizia prese alla sprovvista Mussolini, ciò che desiderava era divenuta realtà:
Marcia su Roma
“State calmi, state calmi”, fu la raccomandazione che Mussolini ripeté più volte ai suoi fedeli eccitati». L’episodio è estremamente rivelatore delle preoccupazioni che dominavano l’animo del duce, molto incerto se dare o meno corso alla conquista del potere attraverso un colpo di mano che assomigliava molto alla rivoluzione di Ottobre russa del 1917.
«O marci o crepi. Ma so che marcerai» gli disse Margherita Sarfatti. Fu nella villa della sua compagna che venne programmata la marcia su Roma. E sarà sempre la Sarfatti a pagare personalmente il biglietto del vagone letto che, la notte de 30 ottobre del 1922, portò Mussolini a Roma per ricevere dal re l’incarico di formare il nuovo governo.
La mentalità di Mussolini era quella di un uomo politico abituato agli intrighi di potere dei primi anni del XX secolo, non gli apparteneva una visione più ampia, era convinto di poter ereditare dalla vecchia classe liberale i consensi come dei frutti maturi che cadono dall’albero. Aveva il timore di uno spargimento di sangue, e non era sicuro che la Marcia su Roma fosse un evento risolutore della crisi che attanagliava l’Italia . C’era il timore che un gesto di forza potesse generare una nuova fiamma verso una guerra civile. Ma c’era anche il lato oscuro di un uomo che bramava il potere, che voleva emergere e comandare, peccato che al tempo stesso viveva il timore di ottenerlo. La vittoria, la paura di vincere la supero’ grazie ad una donna: Margherita Sarfatti.
Margherita Grassini Sarfatti, era nata ricca, libera, bella e visionaria verso una Italia tutta da costruire. Incontro’ Benito Mussolini e se ne innamorò. Ma non solo dell’uomo, ma della luce, dell’anima e del carisma che lei vedeva e le toccava il cuore. Donna intellettuale mitteleuropea, figura femminile intrigante, di una intelligenza arguta, libera e di elevata socialità, era innamorata persa di quell’uomo all’apparenza insignificante, burbero, grezzo anche nel parlare, un uomo tutto da costruire se voleva divenire un condottiero politico. Margherita era in grado di garantire; a colui che si presentava con i polsini delle camicie lise, che non conosceva le buone maniere, che non sapeva relazionarsi e stare composto a tavola, che non conosceva le lingue, intrigante, donnaiolo e bugiardo, con un Ego spropositato, tutto l’appoggio che poteva servire, sia nell’alta finanza fornendo i soldi necessari per il giornale l’Avanti, sia il denaro per fondare un nuovo giornale, il Popolo d’Italia. Margherita Sarfatti mise a disposizione della causa politica e di Mussolini la sua solida immagine di storica dell’arte, una figura rassicurante nella presentazione all’estero del duce negli ambienti delle élite culturali. Donna di fede ebraica, per sostenere l’uomo che amava intensamente, volle adeguarsi a lui e alle sue idee, diventando, con un gesto estremamente riservato, cristiana. Episodio riportato nelle pagine dell’ inedito “ My Fault” , una raccolta di scritti mai pubblicati, delle riflessioni personali della Sarfatti sull’uomo che l’ha affiancata per molto tempo, e non solo come compagna e amante, ma in qualità di amica, collega, consigliera e anche quel molto di più che Mussolini le avrebbe dovuto riconoscere per onestà intellettuale.
Sempre in bilico tra l’ebraismo di nascita e il cristianesimo, in verità, un po’ papista lo era stata anche per ragioni familiari. A Venezia suo padre, Laudadio Grassini, era stato molto vicino al patriarca Giuseppe Sarto, futuro Pio X. Margherita è una giovane molto dotata, ha una solida formazione intellettuale, e’ seguita da insegnanti valevoli in un ambiente gremito di letterati, tra cui Gabriele D’Annunzio e i Fogazzaro, dei quali, Antonio, sarà colui che la avvicinerà al cristianesimo. Tuttavia, anche dopo la conversione, vissuta come fatto adogmatico e liberale, la Sarfatti rimase sempre vicina al suo credo dottrinale e culturale ebraico.
Ma i mesi che precedettero la Marcia su Roma erano intrisi di tanta cecità che leggere i fatti oggi, lascia interdetti. All’indomani dell’adunata dei fascisti a Napoli, il 24 ottobre 1922, ci fu la prova generale di quanto sarebbe avvenuto poche ore dopo a Roma, il foglio comunista L’Ordine Nuovo fondato da Gramsci minimizzava e sbeffeggiava : “Dopo la carnevalata napoletana, avvenuta nel paese di Pulcinella, è ormai evidente che il fascismo è in via di disgregazione”. “Tanto è solo una lite tra borghesi, a noi non interessa”, confermavano i capi del socialismo massimalista e del comunismo partendo per Mosca verso la III Internazionale.
E la miopia non si diradò nemmeno due anni dopo, con l’assassinio di Giacomo Matteotti, se Gramsci ancora diceva al Partito Comunista che “il fascismo è un cadavere che aspetta solo di essere seppellito”, Filippo Turati rassicurava la compagna Anna Kuliscioff; “ tranquilla, ormai il fascismo è un impiccato che si mantiene per la stessa corda che lo impicca”
«Insomma, possiamo sbilanciarci e dire che i primi complici della Marcia su Roma e delle tragedie che ne seguirono furono proprio coloro che sottovalutarono gli eventi, gli antifascisti». «Il re Vittorio Emanuele III non fu da meno, anzi, più incosciente di un’intera classe politica che, deridendo e gettando in farsa ciò che farsa non era, aprì la porta al Fascismo. Tutti convinti che il movimento armato si sarebbe esaurito da solo». Non fu una marcia su Roma ma una marcia sul potere, che gli fu ceduto. Si dice che fu un compromesso ma così è difficile crederlo perché in un compromesso avviene uno scambio, e la domanda è: Mussolini in cambio del potere cosa diede?
Il dramma che ogni secolo mette in evidenza è, che quando non si ha il coraggio di capire in cosa si sta sbagliando si ridicolizza l’avversario che vince». Fu una sottovalutazione grave, avviata da tempo e conclamata il 28 ottobre del 1922. La distruzione definitiva del regime liberal-democratico, sottovalutata anche da parte delle menti più illuminate come quella di Benedetto Croce non teneva in conto di una cecità prospettica, non veniva considerata la fragilità del liberalismo nella storia d’Italia. Eucardio Momigliano, storico, scrisse: “se la persecuzione degli ebrei nei paesi d’Europa dominati dai tedeschi suscita raccapriccio per la sua crudeltà, quella che le gerarchie fasciste hanno creduto di applicare in Italia è più spregevole perché insincera“.
Ma anche Margherita Sarfatti, la grande intellettuale, la donna che amo’ e creò Mussolini, colei che aveva creduto in un mondo migliore, fu allontanata, abbandonata e dimenticata dalla società italiana per molti decenni. Alla metà degli anni trenta il Duce aveva un potere politico immenso, da Margherita aveva ottenuto tutto ciò che gli serviva: amore, dedizione, soldi e potere, adesso non era più gradita a Palazzo Venezia e poteva essere sostituita. La Sarfatti nel 1938 si allontanò dall’Italia ed uscì dai riflettori della vita e della storia della quale fu protagonista durante il ventennio fascista italiano.
Nel 1955, Margherita Sarfatti diede alle stampe una autobiografia dal titolo “Acqua Passata”, ma nel quale il rapporto con Mussolini e’ quasi ignorato. Resta invece inedito per lungo tempo, il primo manoscritto delle sue memorie titolate, “ My Fault, Mussolini as knew him”: “ Colpa mia”. Mussolini come lo conobbi io “ che fu pubblicato solo post mortem. Una donna visionaria, una donna del futuro, colei che ebbe il coraggio di essere donna e di saper costruire il potere nell’Italia fascista e che ammetterà di essere stata “ Lucida in tutto fuorché in amore”.
Guglielmo Marconi è universalmente riconosciuto come il “padre” della radio che fu brevettata il 2 giugno 1896 a Londra, ispirandosi al lavoro di Heinrich Hertz, alle teorie di Maxwell e le ricerche di Tesla e del fisico russo Aleksandr Stepanovič Popov. Nel 1909 Marconi prese il Nobel per la fisica condividendolo con Carl Ferdinand Braun. La radio era in grado di inviare e ricevere messaggi sfruttando le onde elettromagnetiche, divenendo lo strumento più innovativo in grado di cambiare per sempre il nostro modo di comunicare. In breve tempo divenne un mezzo per la comunicazione alle masse. A tale scopo furono fondate stazioni che trasmettevano programmi ascoltabili da chiunque possedesse un apparecchio ricevente. Essendo il primo strumento a consentire comunicazioni del genere, alle origini la radio ebbe un impatto enorme sulla modernizzazione della società. Negli anni 20 la radio fu la rete di comunicazione politica, e dei regimi autoritari, fu usata dai governi per fare propaganda. Lo sviluppo della radio in Italia è strettamente legato all’acquisizione di consenso popolare da parte di Mussolini: il regime fascista compì un notevole sforzo per incrementare la radiofonia: aumentando il numero di trasmissioni, potenziando le stazioni emittenti e creando una serie di programmi per l’estero per «dare lustro alla nazione favorendo il rafforzamento dell’immagine del partito in ambito europeo», tanto che dettero il loro contributo intellettuali del tempo come: Gabriele D’Annunzio,Salvator Gotta, Guido da Verona, Gino Rocca, Enzo Ferrieri, Massimo Bontempelli e persino Luigi Pirandello si alternano nella conduzione di trasmissioni culturali per creare un nuovo genere di letteratura radiofonica.
Per anni c’è stata una lunga diatriba dietro l’invenzione della radio, nel 1943 la Corte Suprema Americana si pronunciò ritenendo che il brevetto di Marconi fosse una copia del lavoro di Tesla, e smentendo di fatto una precedenza sentenza del 1911 emanata dalla High Court del Regno Unito che invece riconosceva all’italiano la paternità dell’invenzione.
La radio non solo non è obsoleta, superata dalla televisione e dalle piattaforme di internet, ma è ancora oggi uno dei media più diffusi. Lunedì 8 ottobre 2024 vi parleremo del centenario della radio e dei settanta anni della televisione, proprio dai microfoni di
Gualino era rappresentante per l’Italia della Radio Corporation of America , Presidente della società radiofonica venne nominato Enrico Marchesi, proveniente dalla Fiat dove aveva ricoperto per parecchi anni l’incarico di direttore amministrativo. Il Vice presidente era Luigi Solari, persona molto vicina agli interessi di Guglielmo Marconi che, forte dell’invenzione della radio, stava cercando di creare un modello che ricalcasse quello adottato in altri Paesi.
Maria Luisa Boncompagni, appena assunta dall’URI, e soprannominata “zia radio” e “l’usignolo della radio”, dette il primo annuncio alle ore 21.00 del 6 ottobre 1924. : “A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera…” Invece, nel 1997, Barbara Scaramucci, responsabile di Le teche Rai (cioè l’archivio del materiale prodotto dalla società italiana Rai), ritrovò uno spezzone tagliato del primo annuncio originale.
La voce del messaggio, infatti, non sarebbe quella di Maria Luisa Bonconmpagni, come si è sempre creduto, ma di Ines Viviani Donarelli,musicista e moglie del direttore artistico della URI. Infatti nell’annuncio la donna che parla elenca i quattro musicisti che andranno ad eseguire il concerto tra cui Ines Viviani Donarelli «che – dice la voce nell’annuncio – vi sta parlando» . Ecco l’annuncio integrale: «Uri, Unione radiofonica italiana: 1- RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle radioaudizioni circolari. Il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli –che vi sta parlando – Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani eseguirà Haydn dal quartetto “Opera 7”, I e Il Tempo».
Non si sa chi può aver scambiato l’annuncio, resta comunque che, Maria Luisa Boncompagni rimane nella storia come la prima conduttrice radiofonica, esemplare nella sua professionalità di annunciatrice e presentatrice.
Un lungo “ filo rosso” lega eventi che succedono in Paesi diversi di ogni continente, i mesi di luglio e agosto sono stati il palcoscenico della geopolitica globale.
Il 7 gennaio di questo “ frammentato” 2024, in Bangladesh c’è stata la prima delle 76 elezioni politiche che il mondo sta affrontando e che termineranno con quelle americane. Per la quarta volta ha vinto la Prima Ministra Sheikh Hasina. Il 6 agosto, a sette mesi esatti dal rinnovato incarico, il Bangladesh e’ nel caos.
La premier Hasyna è dovuta fuggire in India dopo giorni di proteste e centinaia di manifestanti uccisi. L’esercito ha sciolto il parlamento e annunciato la formazione di un nuovo governo e nuove elezioni.
Il Bangladesh, un tempo paese ostile agli occhi di Pechino e’ divenuto per la Cina un paese nel quale investire ingenti somme di denaro. Pechino deve importare circa l’80% di riserve energetiche attraverso l’Oceano Indiano e il golfo del Bengala, quindi per la Cina è vitale mantenere l’influenza su questa regione marittima, nonostante la competizione con l’India. Sono stati creati importanti accordi con Dhaka, dal 2002 fino ad oggi, un totale supporto cinese nella formazione del personale dell’esercito bangladese e nella fornitura di armi a Dhaka. Tutto per assicurarsi una “ via” per ridurre la dipendenza energetica, dal momento che una ipotetica chiusura dello stretto di Malacca da parte dell’India avrebbe ripercussioni inimmaginabili sulla economia cinese. Dietro il golpe in Bangladesh, si nascondono gruppi islamisti e sicuramente pressioni esterne, ma il futuro dell’ex Pakistan orientale, il Bangladesh, ha un peso non indifferente tra le relazioni di Stati Uniti e India.
Sentiamo parlare di Taiwan ma tralasciamo il problema del Tibet e il riaccendersi in questi giorni estivi dei focolai di guerra sui 3800 km di confine tra Cina ed India: conosciuto come linea di McMahon. Il SELA TUNNEL, e’ il tunnel stradale che sorge ai piedi dell’Himalaya. Iniziato a costruire nel 2019 e inaugurato a marzo 2024, e’ un contenzioso “ pericoloso” tra New Delhi e Pechino. Il tunnel Sela costruito a 3.000 metri di altezza e’ lungo quasi 13 km, può garantire il collegamento, in qualsiasi condizione atmosferica, da Guawahati nell’Assam a Tawang nell’Arunachal Pradesh. Ovvero nello stato che da oltre un secolo è oggetto di contenzioso fra India e Cina: l’India rivendica l’Arunachal Pradesh come territorio, per la Cina si chiama Zangnam e lo considera dentro i suoi confini come parte del Tibet meridionale.
La regione dell’Indo-Pacifico non rende tranquilla Pechino per la presenza di militari americani nel Mar Cinese Meridionale e soprattutto attorno alle isole Spratly, rivendicate da Cina, Filippine, Taiwan e Vietnam. La contesa tra Cina e Filippine sull’atollo di Sabina Shoal è uno dei nodi fondamentali della disputa territoriale. In quel tratto di mare c’è incagliata fin dalla seconda guerra mondiale, una nave “ la Sierra Madre” che viene usata dal governo delle Filippine per reclamare la propria sovranità su quel tratto di mare
Area strategicamente importante non solo per la sua posizione nelle rotte marittime principali, ma anche per la ricchezza delle risorse naturali di gas e petrolio. Pechino risponde e rivendica alle Filippine usando la “Nine-Dash Line”, la “Linea dei nove tratti”, una mappa che risale al 1947, ma con la quale la Cina afferma la sovranità su quasi l’intero Mar Cinese Meridionale. l’8 luglio il Giappone ha firmato con le Filippine l’Accordo di “interoperabilità” delle truppe militari, aprendo una nuova strada ad un’importante strategia nella regione dell’Indo- Pacifico per il prossimo/a Presidente della Casa Bianca.
La Cina ha costruito isole artificiali e basi militari nella regione per rafforzare la sua presenza. Le Filippine, l’8 luglio 2024 hanno siglato un accordo militare; “ Accordo di Accesso Reciproco ” con il Giappone , rivendicando Sabina Shoal come parte della loro Zona Economica Esclusiva ( ZEE). Le tensioni nel Mar Cinese Meridionale, fanno parte di un confronto tra stati Uniti e Cina nel Pacifico. Manila, insieme a Taiwan, Giappone e Corea del Sud, hanno formato un “cordone ” che Washington usa per la sua politica di contenimento dell’espansione cinese. Una strategia che include il rafforzamento delle alleanze con i paesi dell’Asia-Pacifico e con l’Australia, tramite accordi economici e di sicurezza. Il Giappone si trova nel contesto di sicurezza più complesso dal dopoguerra: all’interno del “libro Bianco della Difesa”, rilasciato pubblicamente a luglio, viene messa in evidenza la preoccupazione per la crescente collaborazione militare tra Cina e Russia. Nelle Relazioni Internazionali si sta verificando un cambiamento storico dell’equilibrio di potere, e l’Indo-Pacifico è al centro di questa trasformazione. La Cina sta aumentando le attività militari intorno a Taiwan, ma nel documento vi sono elencati anche i crescenti rischi per la difesa interna del Giappone associati con l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza e la disinformazione che si sta espandendo a macchia di olio. La forza militare cinese sta intensificando le attività nel Mar Cinese Orientale, compresa l’area intorno alle Isole Senkaku, e nel Pacifico.
La Corea del Nord sta portando avanti lo sviluppo di armi nucleari e missili balistici, la Russia continua l’invasione dell’Ucraina a proprio favore e la comunicazione è stata manipolata in favore della propaganda, adesso è molto difficile prospettare una vittoria dell’Ucraina. La Russia mantiene attive le operazioni militari nella regione dell’Estremo Oriente, nelle Isole Curili del Nord
Le isole Curili sono 56 , si trovano tra l’estremità nordorientale dell’isola giapponese di Hokkaidō e la penisola russa della Kamčatka. Le isole Curili separano il mare di Ochotsk dal Pacifico settentrionale. In questi mesi si sono intensificate le esercitazioni della Russia con la Cina. E dalla Russia la Cina ha importato i caccia militari considerati di quarta generazione avanzata, come ha segnalato nella sua introduzione al libro Bianco, il ministro della Difesa Giapponese Minoru Kihara.
La competizione tra Stati Occidentali e paesi emergenti è destinata ad intensificarsi, a luglio ad Astana in Kazakistan, in occasione del 24º vertice della Shanghai Cooperation Organisation ( SCO) al quale appartengono paesi come Cina, India, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan, Uzbekistan, e da luglio e agosto 2024 la Bielorussia e l’Azerbaigian. La Turchia sempre di più strizza l’occhio per entrare nei BRICS, in quanto secondo il Presidente Erdoğan e’ rifiutata dall’Europa. La Turchia sarebbe il primo paese NATO a farne parte, e fortificherebbe le relazioni sino-russe.
Il presidente israeliano a fine luglio era a Washington, intanto a Pechino si stava firmando un accordo di unità nazionale tra 14 fazioni palestinesi, tra le quali Fatah e Hamas. Accogliendo per la prima volta dall’inizio della guerra Russo/ Ucraina il ministro della guerra russo Dmytro Kuleba. Hamas e Fatah, sono i due principali partiti politici palestinesi, sono sempre stati grandi nemici, in quanto Fatah è più moderato ed ha attaccato il comportamento di Hamas, fin dall’ inizio del conflitto, adesso si stringono la mano per annientare Israele.
il 31 luglio il capo di Hamas, Ismail Haniyeh è morto in seguito a un attacco missilistico a Teheran contro una delle sue tante residenze. Haniyeh viveva in Qatar, anche se la sua era una vita in continua fuga. Pechino vuole essere artefice di pace nel Medio Oriente, nel 2022 Xi Jinping era a Riad in Arabia Saudita per il Consiglio di cooperazione tra Cina e paesi del Golfo, chiudendo svariate decine di accordi commerciali. Successivamente nel 2023 la Cina aveva mediato un’intesa tra Iran e Arabia Saudita che aveva portato al ripristino delle relazioni tra i due paesi.
A fine settembre, dopo l’espansione del conflitto di Israele verso il Libano, creando un’ulteriore tensione con l’Iran, è stato ucciso il leader di Hezbollah: Hassan Nasrallah. Nasrallah Ha rappresentato per oltre trent’anni una spina nel fianco per Tel Aviv, adesso la sua morte apre molte incertezze sul proseguo della guerra.
Altre situazioni sono pericolosamente in atto, settembre 2024 si è concluso con il bombardamento del porto di Hodeida in Yemen, il porto più importante per gli Houthi , in quanto ingresso via Mare per ricevere le armi di provenienza dall’Iran e poter esercitare il ricatto per l’accesso al canale di Suez. Il porto è anche l’unica via d’ingresso per i beni essenziali quali cibo medicina e carburante che sono cruciali per la sopravvivenza della popolazione yemenita.
il 10 settembre 2024 c’è stato il primo ed unico “ duello” presidenziale, tra Trump e Kamala Harris. I sondaggi mostravano una situazione di sostanziale parità ma la Harrys ha saputo tenere alta la testa. Secondo un’analisi della Cnn la vice presidente degli Stati Uniti ha battuto l’ex inquilino della Casa Bianca Trump anche se non c’è garanzia che questo influenzerà l’esito delle elezioni di novembre. Harris, secondo le agenzie di stampa americane, “ha dettato le condizioni del duello” tv con Trump, da quando “lo ha praticamente costretto a stringerle la mano”. La vicepresidente si e’ “dimostrata energica e con una visione positiva del futuro”.
Sempre a metà settembre nell’Indo-Pacifico, alti ufficiali cinesi e americani hanno avuto il primo colloquio in videoconferenza su questioni di interesse comune, per riconsiderare l’uso di tattiche pericolose, coercitive e potenzialmente inclini a causare un’escalation di guerra nel Mar Cinese Meridionale.
Durante gli stessi giorni di settembre Il presidente cinese Xi Jinping, ha ricevuto 53 su 54 presidenti e leader africani, facendo nuove promesse d’investimento, anche se l’esposizione debitoria della Cina in questo momento pone dei dubbi sulla reale possibilità di Pechino di mantenere un livello d’impegno così significativo. La Cina, però, è stata il più grande partner commerciale dell’Africa negli ultimi 15 anni, con un volume commerciale che nel 2023 ha raggiunto un record di 282,1 miliardi di dollari. Il deficit commerciale complessivo dell’Africa rispetto alla Cina è aumentato l’anno scorso a 64 miliardi di dollari, anche se il divario si è ridotto nella prima metà del 2024 grazie alle importazioni in rapida crescita dall’Africa di prodotti agricoli, metalli, materie prime critiche per i nuovi settori energetici cinesi. Gli investimenti diretti dalla Cina hanno raggiunto i 40 miliardi di dollari nel 2023, rendendola una delle principali fonti di investimenti esteri in Africa.
Inoltre, attorno all’Africa si è creato un clima di corteggiamento che vede impegnati anche diversi altri paesi. Questa settimana, per esempio, l’Indonesia ha tenuto un proprio forum di cooperazoone con 22 paesi africani e il suo presidente, Joko Widodo, ha promesso di “difendere gi interessi del Sud globale”. Anche l’India sta cercando di sfruttare il suo crescente peso economico per mettere piede in Africa. Al forum Future of Asia di Nikkei a maggio, il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar ha dichiarato che l’”impegno dell’India con l’Africa si è intensificato, soprattutto lungo la costa orientale africana”.
Il propagarsi della guerra russa Ucraina rende sempre più pericolosa l’area dei Balcani occidentali. Le tensioni tra il blocco euro-atlantico e la Federazione Russa introduce incertezza sugli scenari di sicurezza nella regione, soprattutto in paesi attraversati da profonde faglie interne e geopolitiche come la Serbia e la Bosnia Erzegovina.
Abbiamo visto che la geopolitica mondiale in questo anno 2024 si è intensificata ma anche trasformata in conflitti frammentati, ibridi e di Cyber War. Nel cyberspazio avvengono sempre più spesso attacchi e sistemi finanziari di comunicazione ed è in questo sistema che si inseriscono alcune minacce.
Abbiamo visto che la geopolitica mondiale in questo anno 2024 si è intensificata ma anche trasformata in conflitti frammentati, ibridi e di Cyber War. Nel cyberspazio avvengono sempre più spesso attacchi e sistemi finanziari di comunicazione ed è in questo sistema che si inseriscono alcune minacce. l’arresto del proprietario della piattaforma di Telegram Pavel Durov, a messo in evidenza che le cripto valute, Dall’etimologia cripto /nascosto e valuta /valore, possono offrire sia opportunità che sfide, possono essere usate a scopo benefico come anche per finanziare in modo anonimo operazioni di guerra cibernetica e traffico di armi ad uso di guerra.
A metà luglio nove cofondatori di OpenAI e il posto nel CDA occupato da Microsoft, avevano lasciato all’improvviso la società, ad agosto OpenAI ha siglato una partnership pluriennale con Condé Nast per espanderne la portata dei contenuti editoriali per potenziare CHATGPT.
A fine settembre OpenAI ha pianificato una conversione da organizzazione non profit a società a scopo di lucro. Un cambiamento epocale e pericoloso in quanto la società è nata per sviluppare la tecnologia dell’intelligenza artificiale «a beneficio dell’umanità nel suo complesso, senza essere vincolata dalla necessità di generare un ritorno finanziario»
Brando Maria Benifei dal 30 settembre e’ stato eletto alla guida della Delegazione dell’Europarlamento per le relazioni con gli Stati Uniti. Una carica molto importante in un momento così delicato, in attesa delle lezioni americane di novembre, in un periodo di incertezza geopolitica, l’incarico comporta un impegno preciso: continuare a lavorare a una relazione transatlantica che sia basata sul rispetto reciproco.
La guerra in Ucraina ha ampliato la frattura tra la frontiera dei paesi orientali della Nato e il territorio geopolitico occidentale russo. La situazione in Kosovo, che è riconosciuto da Stati Uniti d’America, Francia e Regno Unito, non lo è dalla Russia e dalla Cina, le quali continuano a considerarlo una provincia autonoma della Serbia. A luglio del 2024 si sono intensificati gli accordi commerciali tra Cina e Serbia, un continuo equilibrismo precario per la Serbia, che si alterna tra i due poli opposti della geopolitica mondiale. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, Belgrado non ha adottato alcuna sanzione contro Mosca, ma ha dovuto fare i salti mortali per preservare buoni rapporti con il Cremlino.
Ad acuire i problemi c’è anche la potenza della Serbia che potrebbe divenire uno dei maggiori fornitori di Litio per l’Europa, componente indispensabile per la transizione green e per la competitività della Cina.
Praticamente c’è una effettiva ri -scoperta del sud-est Europa. Per la Cina sono i Balcani la migliore via per arrivare in Europa. Entro la fine di questo 2024 la Serbia, con soldi cinesi, completerà la costruzione della tratta ferroviaria Belgrado-Subotica, lunga oltre 180 chilometri, i progetti cinesi in costruzione in Serbia, nonostante il forte inquinamento che stanno provocando, allontanano il paese dall’Europa, per un fortissimo indebitamento serbo con la Cina, il quale potrebbe divenire il vero “ Cavallo di Troia” per entrare in Europa. In attesa di conoscere il nuovo inquilino della Casa Bianca e le relative nomine diplomatiche, la questione del Kosovo rimarrà nel limbo sotto il monitoraggio passivo di Mosca, mentre crescerà l’influenza di Pechino insieme all’indebitamento verso le banche cinesi. Per la costituenda Commissione europea.
Il mondo sta ancora una volta subendo un cambiamento di guerra ibrida, si sono aggiunti confini di simulazione di guerra con la più grande esercitazione NATO degli ultimi decenni. In Finlandia, in Svezia, in Polonia, nel Mar Baltico: più di 90 mila uomini sono stati reclutati per oltre 6 mesi per la simulazione della difesa da un attacco militare da parte della Russia. Il conflitto Russo -Ucraino ci ha insegnato che è l’importanza delle quantità di operazioni militari a fare la differenza e non la superiorità tecnologica. La storia e l’ideologia che si incancrenisce può fare la differenza. Fu durante la guerra di Crimea del 1853-1856 che i diplomatici europei furono espliciti sul fatto che l’obiettivo era quello di respingere la Russia in Asia ed escluderla completamente dalle questioni europee. Questo potrebbe ben spiegare la feroce risposta della Russia al colpo di stato in Ucraina avvenuto nel 2014, quando la Russia rispose sequestrando la Crimea per paura di perdere la sua flotta strategica del Mar Nero a Sebastopoli a favore della NATO.
Il mondo sta passando da un ordine mondiale unipolare a un ordine mondiale multipolare. In questi giorni Mario Draghi ha suonato la campana dell’allarme per l’Europa, insieme con la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, presentando il rapporto sulla competitività del Vecchio Continente con gli Stati Uniti. Purtroppo l’Europa ne esce indebolita in questa sfida epocale e Draghi mette ben in evidenza tutta la fragilità. Gli Stati Uniti e’ da un po’ di tempo che hanno spostato la loro attenzione, risorse e priorità verso l’Asia, cambiando anche le nostre relazioni transatlantiche. Gli Stati Uniti offriranno sempre meno a noi europei, e richiederanno sempre più lealtà in termini di economia e sicurezza. Questa è la vera sfida che dovremo affrontare, con tutte le conseguenze di recidere i legami economici con i “rivali degli americani”.
La premier danese Mette Frederiksen ha esteso la leva militare alle donne. La Danimarca si sta riarmando con potenti investimenti per un sostegno supplementare all’Ucraina 
La militarizzazione della Scandinavia potrebbe trasformarsi in una escalation pericolosa, in una “ paura” irrazionale per una eventuale linea di contenimento di una Grande Guerra del Nord. La Scandinavia ha interesse a mantenere i suoi confini pacifici con la Russia, ma la militarizzazione americana non potrà non destabilizzare i confini russi
Glenn Diesen professore di politica estera russa ed esperto di Grande Eurasia, nel suo libro “ the Ukraine War & the Eurasian World Order”, affronta la fine dell’egemonia liberale, pur sottolineando che un ordine mondiale multipolare westfaliano non ha ancora preso forma, lasciando il mondo in un periodo di interregno. È emerso un vuoto legale, in cui le parti in conflitto stanno competendo per definire l’ordine futuro. L’espansionismo della NATO era una componente importante dell’egemonia liberale poiché intendeva consolidare l’egemonia collettiva dell’Occidente come fondamento per una pace democratica liberale. Invece, ha smantellato l’architettura di sicurezza paneuropea e ha messo l’Europa sulla strada della guerra senza la possibilità di una correzione di rotta. L’Ucraina come paese diviso in un’Europa divisa è stata una pedina cruciale nella competizione tra grandi potenze tra NATO e Russia negli ultimi tre decenni. La guerra in Ucraina è un sintomo del crollo dell’ordine mondiale. L’architettura economica si sta riorganizzando mentre il mondo si diversifica allontanandosi dall’eccessiva dipendenza da tecnologie, industrie, corridoi di trasporto, banche, sistemi di pagamento, sistemi assicurativi e valute occidentali. L’universalismo basato sui valori occidentali è sostituito dalla distinzione di civiltà, la disuguaglianza sovrana è scambiata con l’uguaglianza sovrana, la socializzazione degli inferiori è sostituita dai negoziati e l’ordine internazionale basato sulle regole è scartato a favore del diritto internazionale. Un ordine mondiale westfaliano si sta riaffermando, sebbene con caratteristiche eurasiatiche.
Parliamo al mondo di politica per la sicurezza ma è evidente che lo scettro del potere lo ha chi domina la competizione per la sicurezza: finché Finlandia e Svezia sono state neutrali veniva applicato il buon senso che la sicurezza derivasse dallo scoraggiare i sovietici ma senza mai cercare di provocarli.
A maggio 2024 Le autorità di mosca hanno deciso di modificare i confini marittimi della Russia con la Lituania la Finlandia nel Mar Baltico . Confini che andranno ad alterare Kaliningrad e le linee di confine delle isole russe nell’est del Golfo di Finlandia vicino a Baltiysk e Zelenogradsdi.
La mancanza della Russia ad un accesso affidabile ai mari del mondo, alle arterie del commercio internazionale che permette ad una nazione lo sviluppo economico, ha dimostrato che la guerra in Ucraina, come detto dal vicesegretario generale della NATO nel luglio 2022, riguarda principalmente il controllo del Mar Nero. Quindi la militarizzazione della Scandinavia è importante per sfidare l’accesso della Russia agli altri due mari sui confini occidentali della nazione: il Mar Baltico e il mar Artico. Se le potenze egemoniche quali America e Gran Bretagna hanno sempre dominato i mari, la Russia può essere contenuta, se non indebolita e sconfitta limitandone l’accesso. Il Financial Times sostiene che “la Danimarca potrebbe impedire alle petroliere russe di raggiungere i mercati” come parte delle sanzioni.
“L’ingresso della Finlandia e l’imminente ingresso della Svezia cambieranno totalmente la configurazione nella regione del Mar Baltico. La Russia sperimenterà Kaliningrad circondata”. ( Financial Times)
In questi giorni la magistratura tedesca ha intensificato la sua inchiesta per l’attacco al gasdotto Nord Stream 1 e 2 , avvenuto il 26.9.22, atto che ha ben dimostrato quanto il controllo sul Mar Baltico sia importante per tagliare la connettività economica russo-tedesca. Praticamente è in quel momento che si è formata la guerra dei gasdotti. Facciamo un passo indietro negli anni Duemila, l’Eni e la società russa Gazprom, avevano realizzato la “pipeline Blue Stream”, un sistema di trasporto del gas costituito da due gasdotti gemelli, situata a una profondità marina mai raggiunta di 2,200 mt. Il gasdotto trasportava il gas dalla Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero. Successivamente l’Italia nel 2007 con il governo Prodi, aveva sottoscritto un altro accordo tra Eni e Gazprom per realizzare il South Stream, un nuovo gasdotto per connettere direttamente Russia e Unione europea, eliminando dal transito ogni Paese extra-comunitario. Il progetto, per il quale Berlusconi aveva raggiunto nel 2009 un‘intesa direttamente con Putin, fu sospeso nel 2014 per le sanzioni a Mosca in seguito all’annessione della Crimea.
Il South Stream venne quindi sostituito dal Turkey Stream, una pipeline realizzata con l’accordo tra Putin ed Erdogan, per altro su fronti contrapposti in Siria, Libia e nel Caucaso. Prima della costruzione dei gasdotti, il gas russo passava via terra, attraverso i territori di Ucraina e Bielorussia. Una volta in funzione Nord Stream 2 avrebbe consentito a Mosca di trasportare verso la Germania grandi quantità di gas. La caratteristica principale del gasdotto era di bypassare completamente gli Stati baltici, di Visegrad: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via qualsiasi eventuale pretesa ed eventuale pressione al tavolo dei negoziati con Mosca.
La militarizzazione della Scandinavia cambia gli scenari ancora una volta, in questa “ guerra ibrida” che si è manifestata in questo anno 2024, la Scandinavia comprometterà drasticamente la sicurezza della regione con il rischio di creare nuovi conflitti, la Russia si troverà a rispondere a quella che potrebbe diventare una minaccia esistenziale. La Norvegia ha deciso di ospitare almeno 12 basi militari statunitensi sul suo territorio, mentre Finlandia e Svezia ne seguono l’esempio, con il controllo sovrano su parti del loro territorio dopo essere recentemente diventate membri della NATO.
“La capacità della Scandinavia di essere una regione di pace si basava sulla padronanza dell’equilibrio deterrenza/rassicurazione. Finlandia e Svezia erano stati neutrali come parte importante della cintura di stati neutrali dal nord al sud dell’Europa durante la Guerra Fredda, cosa che ha sempre contribuito a ridurre le tensioni. La Norvegia era un membro della NATO ma si è imposta delle restrizioni non ospitando basi militari straniere sul suo territorio e limitando le attività militari degli alleati nella regione artica. Era di buon senso che la sicurezza derivasse dallo scoraggiare i sovietici senza provocarli. Questo buon senso è ormai scomparso da tempo”. ( Glenn Diesen professore presso l’Università della Norvegia sud-orientale, professore di politica estera russa e Grande Eurasia.)
Fonti e Foto: Comunicazione : USNI, NATO , The Barents Observer , British Army, Esercito Danese, Esercito Norvegese, Esercito Svedese ed Esercito Italiano.
Unicredit ha fatto la sua scelta senza dire niente a nessuno. Non ha avvertito il governo tedesco e nemmeno la stessa Commerzbank
E di poche ore fa la notizia che Unicredit ha acquistato il 9% di Commerzbank e vuole puntare ancora più in alto, cioè puntare alla fusione, come confermato da Reuters e dal Financial Times, un asse che la banca tedesca non esclude, aprendo il dialogo ad una “potenziale aggregazione”. Secondo il Finacial Times, Commerzbank non sarebbe stata informata in anticipo da Unicredit dell’acquisizione della quota, di cui ha saputo solo questa mattina con le comunicazione regolamentari. Quindi il governo tedesco sarebbe stato colto di sorpresa e i sindacati chiedono a gran voce di fermare l’operazione. Il cancelliere Olaf Scholtz si aspettava una vendita frazionata tra diversi investitori, mentre Unicredit, offrendo un premio sul valore delle azioni in Borsa, ha sbaragliato la concorrenza. La quota del 9% è stata messa insieme con due diverse modalità. Da 150 anni Commerzbank è la banca leader delle piccole e medie imprese tedesche con 11 milioni di clienti. Al momento il primo azionista resta il governo tedesco con il 12%. Berlino si è impegnata a rispettare una restrizione di 90 giorni sulle vendite. Commerzbank può essere la «soluzione migliore in Germania», che si affianca al recente rientro in Polonia (Mbank) «dalla porta principale per completare la rete nell’area geografica dell’Est Europa». Inoltre, da non sottovalutare le accuse rivolte alla banca tedesca, che sono le stesse che hanno portato il gruppo francese BNP Paribas a dichiararsi colpevole: violazione di sanzioni imposte dagli Stati Uniti su certi Paesi, trasferendo denaro attraverso le sue attività americane per conto di società con sede in Iran , Cuba e Sudan.