Le DODICI NOTTI SACRE iniziano dal 25 dicembre al 6 gennaio, e’ quel periodo, quel momento che si dice che il “velo”tra la realtà che appare e ciò che non vediamo, sia più sottile. Fin dai tempi antichi, tramite la natura veniva tramandato che :
Nel buio della notte d’inverno, quando il grande respiro della Madre Terra trova il suo massimo punto di inspirazione, agli esseri umani viene data la grazia di toccare con mano sia la magia che il miracolo. Nella pausa tra la sua potente inspirazione ed espirazione c’è un punto fermo di riposo. Questo punto fermo è stato a lungo conosciuto come le dodici Notti Sacre… Ciò che si riceve durante questi giorni e queste notti sacre, risuonerà in modo amplificato nell’anno che verrà .
In quest’anno davanti a noi , una grande luce si sforzeranno di trovare cuori umani volenterosi. Possa ognuno di noi essere in ascolto durante queste Notti Sacre”.Durante queste notti abbiamo quindi la possibilità tramite i sogni e la meditazione, di poter accedere alle parti profonde di noi stessi e di avere delle indicazioni sui prossimi dodici mesi dell’anno.
William Shakespeare scrisse una commedia intitolata “La dodicesima notte, o Quel che volete”. Il titolo era per il numero dei giorni che trascorrono dal giorno Natale fino alla festività dell’Epifania, appunto dodici. Dodici giorni delicati e critici per un tempo nel quale il raccolto era la vita. È il periodo che viene subito dopo la semina dei campi; è un periodo pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. Si dice che la prima rappresentazione della Commedia sia avvenuta proprio il 6 gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra. ( la commedia ha origini italiane dalla terra di Siena) il simbolismo del numero 12 è la connessione, l’ equilibrio fra l’uomo e l’ universo, simboleggia il tutto, la totalità….
Un anno anomalo questo 2024 che ha rivelato un mondo multipolare con attori sempre meno propensi a seguire le istanze dell’Occidente, il riaccendersi di conflitti mai risolti, come in Medio Oriente, di terre che non esistono più geograficamente come il Nagorno-Karabakh tra l’Armenia e l’Arzebaijan, fino allo stallo nella guerra in Ucraina. L’avvento di tecnologie come l’intelligenza artificiale in un mondo sempre più incerto e frammentato che ha visto ridisegnare il mondo anche con 76 elezioni parlamentari e presidenziali, che hanno incluso quattro miliardi di persone al voto, hanno reso all’apparenza un mondo frammentato e con molte incertezze.
Ma Attendiamo l’insediamento del nuovo presidente americano e gli sviluppi del 2025, perché l’anno si chiude con la prestigiosa copertina del Time che ha scelto come “personaggio del 2024“ Trump. E’ stato osservato come, fin dalla sua candidatura nel 2015, forse nessun individuo ha avuto un ruolo più importante nel cambiare il corso della politica e della storia’. In questi anni, Trump ha catalizzato e alimentato il disagio di Stati Uniti che appaiono sempre meno capaci di gestire i processi di trasformazione che li stanno attraversando e le dinamiche di un sistema internazionale che faticano sempre di più a governare. La sua vittoria nelle ultime elezioni, nonostante i numerosi e pesanti problemi giudiziari, è una conferma, oltre che del ‘fiato corto’ del Partito democratico, oggi alle prese con un processo di rinnovamento lungo e doloroso, dell’efficacia con cui The Donald ha saputo costruire la sua base di consenso, dare voce ai suoi umori e riplasmare ‘a sua immagine e somiglianza’ la realtà del vecchio Partito repubblicano. Essa è, inoltre, la conferma di come il rapporto degli Stati Uniti con i loro alleati e interlocutori, primi fra tutti quelli europei , sia oggi cambiato e come questo cambiamento renda necessario guardare a Washington e alle sue politiche attraverso uno sguardo diverso rispetto al passato recente.
La copertina di fine 2024 del Time
Ma e’ Natale, non sappiamo se i conflitti in atto si fermeranno o cosa ci riserverà il domani, nel frattempo ho voluto fare un viaggio nell’interno del mondo un più vicino al paese di Babbo Natale fino ad arrivare in Lapponia, e svelarvi alcuni “ segreti” e curiosità.
Intanto iniziamo con il dire che I leader dell’Europa settentrionale e meridionale si sono riuniti a Saariselka nella regione finlandese della Lapponia per il vertice nord sud sulla sicurezza e la difesa europea. L’obiettivo principale del vertice è la difesa e la sicurezza, compresa quella del Mar Baltico in seguito ai danni causati a diversi cavi sottomarini lo scorso novembre.
Tutto ciò offre l’occasione per rivelare notizie, spunti e curiosità e per riflettere su due temi centrali della geopolitica contemporanea. Da un lato, l’attenzione italiana verso i Balcani Occidentali come parte del Mediterraneo Allargato, dall’altro il crescente interesse verso l’Artico, un’area che rappresenta sempre più una frontiera strategica globale. in Finlandia si affronterà il destino dell’Artico che tocca questioni ambientali, economiche e di sicurezza.
L’Italia vanta una lunga tradizione di presenza nell’Artico, che risale alle esplorazioni del Duca degli Abruzzi e Umberto Nobile e, dal 2013 il nostro Paese è osservatore nel Consiglio Artico, e attraverso istituzioni come il CNR e l’Enea promuovono ricerca avanzata e cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la tutela ambientale, confermando la regione dell’Artico interesse prioritario anche per la politica estera italiana.
6 maggio del 1928 quando l’Italia, capitanato dal Generale Nobile, accompagnato dalla nave appoggio Città di Milano, e con a bordo un equipaggio di 16 uomini tra tecnici e scienziati più la fox terrier Titina, mascotte della spedizione, raggiunge la baia del Re Ny-Ålesund nelle Isole Svalbard. Obiettivo della missione, esplorare quante più regioni sconosciute possibile del continente artico e, soprattutto, raggiungere il Polo Nord. Purtroppo la spedizione ebbe esito catastrofico.
Il contesto globale sta rapidamente trasformando l’Artico in un teatro di competizione tra grandi potenze. Lo scioglimento dei ghiacci, accelerato dal cambiamento climatico, sta aprendo nuove rotte commerciali e rendendo accessibili risorse naturali immense, suscitando l’interesse di attori come Russia, Stati Uniti e Cina. Mosca, che possiede la più grande flotta di rompighiaccio al mondo, vede nell’Artico una leva economica fondamentale, mentre Pechino ha inserito la regione nella Belt and Road Initiative attraverso il progetto della Polar Silk Road. Gli Stati Uniti, insieme agli alleati Nato, stanno rafforzando la propria presenza nella regione per contenere l’influenza russo-cinese e preservare il controllo su risorse e rotte strategiche. La collaborazione tra Russia e Cina, in particolare, sta sollevando interrogativi sulla stabilità della regione. La Cina, pur non essendo un Paese artico, si è autoproclamata “Near Arctic State” e ha intensificato la cooperazione con Mosca, soprattutto sul piano economico. Questo asse si manifesta in iniziative congiunte come lo sviluppo della Northern Sea Route e progetti energetici russi, ma solleva dubbi sulla reale neutralità delle ambizioni cinesi.
Fonte Oxford Analitica
L’Artico, dunque, si configura come un crocevia di interessi economici, ambientali e geopolitici, con forti legami verso altre aree strategiche come il Mediterraneo Allargato e l’Indo-Pacifico. L’interconnessione tra questi teatri emerge chiaramente dalle recenti dinamiche globali, che vedono sovrapporsi rotte, attori e interessi in un sistema sempre più interdipendente. È in questo contesto che l’Italia, con la sua tradizione scientifica e il suo impegno diplomatico, potrebbe avere un ruolo di rilievo.
Ma proviamo a mettersi in viaggio per andare in Lapponia a trovare Babbo Natale nella sua città Rovaniemi, scopriremo alcune cose che ci spiegheranno meglio le dinamiche geostrategiche che modellano il nostro mondo e il circolo polare artico che ci sta molto a cuore, un luogo che detiene molti segreti del Natale che affondano le loro radici in un posto magico.
Sappiamo che tutto il mondo è sempre più connesso digitalmente, siamo sempre più influenzati dalla crescente importanza delle infrastrutture digitali e delle reti di comunicazione. Molte persone ancora alzano il naso al cielo convinti che le trasmissioni dei dati avvengono lassù , in mezzo allo spazio, non immaginano che devono andare nella profondità dei mari per trovare la rete di trasporto dei dati digitali e il trasporto dell’energia elettrica. Sono i cavi sottomarini che permettono una velocità senza precedenti alla tecnologia, sono diventati un elemento cruciale per il funzionamento delle economie moderne e per la sicurezza nazionale di ogni paese.
Il mediterraneo è un punto cruciale nel quale l’importanza dei cavi sottomarini collegano l’Europa al Nord Africa e al Medio Oriente, ovviamente per comunicazioni civili e per le operazioni militari. Le forze NATO, ad esempio, dipendono da una veloce connettività per coordinare le loro attività in risposta a potenziali minacce. Come ben sai Babbo Natale, la crisi con la Russia e il conflitto in Ucraina hanno contribuito alla realizzazione di nuove basi e installazioni militari statunitensi in Europa. Ma per fare un viaggio verso il tuo paese scopriamo che nonostante la crisi per l’annullamento delle elezioni in Romania per sospette ingerenze Russe, sono quasi ultimati i lavori per trasformare la base militare “Mihail Kogqlniceanu”, vicino a Costanza, sulla costa del Mar Nero, nella più grande base militare NATO in Europa, destinata a superare per estensione la base militare di Ramstein, in Germania.
Mihail Kogqlniceanu , Romania, la base NATO più grande di tutta l’Europa
Ed è in Germania, che ci sono basi NATO fondamentali per la sicurezza, perché il paese è un hub centrale per le telecomunicazioni europee, con cavi sottomarini che si diramano verso est, verso la Polonia e i paesi baltici. Possiamo dire che le acque del mar Baltico da un po’ di tempo sono politicamente agitate perché interconnettono, Paesi come la Svezia, la Danimarca, la Germania, la Finlandia, la Lituania, e la Russia, e sempre nel baltico, una nave cargo, probabilmente russa ma registrata in Cina e diretta dal porto russo di Ust-Luga a Port Said, in Egitto è’ passata a novembre nello stesso momento che sono stati tagliati due cavi fondamentali, quello svedese-lituano e quello finlandese-tedesco. Le acque erano già agitate nel 2022 quando fu sabotato il gasdotto Nordstream che trasporta il gas proveniente dalla Russia verso l’Europa occidentale. Vedi Babbo Natale, tu che da secoli in una notte vedi tutto il mondo ti starai accorgendo che c’è un grande caos in questo 2024
In un’economia sempre più dipendente da internet e dall’Intelligenza artificiale, i cavi sottomarini in fibra ottica sono una fonte inesauribile di dati, sono la dorsale lungo la quale cresceranno le nuove fonti energetiche. Si chiama “ eolico flottante” e turbine da moto ondosi, che oggi possono sembrare fantascienza ma fra poco tempo saranno la realtà. Motivo per il quale la profondità degli oceani diventeranno dei campi di battaglia.
La Svezia e la Norvegia, con le loro vaste distese di natura incontaminata sono di una bellezza rara, all’apparenza sembra ci sia un grande silenzio nelle distese innevate, ma scopro che sono anche luoghi di importanti basi militari. Ed ecco riparlare dell’Artico che si configura come un crocevia di interessi economici, ambientali e geopolitici, con forti legami verso altre aree strategiche come il Mediterraneo Allargato e l’Indo-Pacifico. L’interconnessione tra questi teatri emerge chiaramente dalle recenti dinamiche globali, che vedono sovrapporsi interessi in un sistema sempre più interdipendente. La Norvegia, in particolare, ha rafforzato la sua difesa costiera e le sue capacità di sorveglianza aerea in risposta all’aumento delle attività navali russe nel Mare di Barents.
I progetti di interconnessione tra i paesi nordici e l’Unione Europea si sono intensificati. Il cavo sottomarino “North Sea Connect”, che collega Newcastle nel Regno Unito e la Danimarca, garantendo la diversificazione tra il Regno Unito e l’Europa settentrionale evitando Londra, è progettato per garantire comunicazioni rapide tra le forze armate dei paesi scandinavi e la NATO. Il North Sea Link , e’ il cavo di interconnessione di energia sottomarina più lungo al mondo collegando il Regno Unito e la Norvegia.
Fonte Wikipedia
Ma volevo arrivare in Lapponia, una regione magica di notti perenni, aurore boreali che si esprimono in emozionanti giochi di luce, ed il luogo in cui, in estate, il sole rimane costantemente sopra la linea dell’orizzonte, dando luogo ad incredibili spettacoli mozzafiato. Ma è una regione che, nonostante sia lontana e poco “ chiacchierata”, ha acquisito una nuova importanza geopolitica. Ci sono ben quindici basi militari in Finlandia , di cui 5 nell’estremo Nord del paese. Caro Babbo Natale, penso che tu sia al corrente che a Rovajärvi, vicinissimo al tuo villaggio natale di Rovaniemi ci sia la più grande area di addestramento militare dell’Europa occidentale, inclusa anche la base aerea del comando aereo della Lapponia e la guarnigione della brigata Jaeger a Rovaniemi.
Poi c’è il centro militare più settentrionale, che è quello di Ivalo, una piccola città situata a soli 50 chilometri circa dal confine con la Russia e a sole tre ore dal tuo villaggio. Le basi del tuo paese, Rovaniemi, per fortuna sono state modernizzate per far fronte alle continue minacce emergenti.
Fonte Wikipedia
Qui, i cavi sottomarini non sono solo un mezzo per la comunicazione civile, ma anche una rete vitale per il monitoraggio delle attività russe lungo il confine. Purtroppo, a novembre c’è stata la scoperta dell’interruzione di due cavi in fibra ottica sottomarini, che sono usati per la trasmissione di dati tra la Finlandia e la Germania, un evento che ti ha preoccupato dato che si estende per quasi 1.200 chilometri dalla capitale finlandese Helsinki al porto tedesco di Rostock. L’incidente non è il primo che coinvolge un’infrastruttura sottomarina nel Mar Baltico ed quasi certamente il frutto di un evento di guerra ibrida.
La Lapponia è diventata un campo di battaglia invisibile, dove la geopolitica, la tecnologia e la sicurezza si intrecciano. Le forze armate dei paesi nordici si preparano a rispondere rapidamente a eventuali provocazioni. In questo contesto, la capacità di comunicare e coordinare è fondamentale, e i cavi sottomarini si rivelano essenziali per assicurare che le informazioni fluiscano senza intoppi tra le diverse unità militari e i comandi centrali.
Ma il paesaggio è splendido e la natura ti dona l’armonia per sognare la tua presenza. Tu, Babbo Natale vivi in un luogo dove le risorse naturali dell’Artico, come il petrolio e il gas, attirano l’attenzione di molte potenze, tra cui Russia, Stati Uniti e Cina, e tutti noi ci preoccupiamo che la corsa all’Artico che sta alimentando delle tensioni non interferisca con la bellezza del tuo personaggio che rende felici i bambini di tutto il mondo.
Foto areonautica italiana
L’Europa, e’ sempre più dipendente dalle forniture energetiche russe, anche se sta cercando di diversificare le sue fonti. La creazione di reti di cavi che collegano le infrastrutture energetiche e le fonti rinnovabili è diventata una priorità, e la Lapponia, con le sue risorse idriche e eoliche, rappresenta un potenziale hub per l’energia verde.
La Lapponia, nonostante sia lontana dagli occhi del mondo, si è rivelata un crocevia cruciale per la sicurezza europea.
Caro Babbo Natale quindi questo “ viaggio” per arrivare fino a te, ha testimoniato di come il progresso tecnologico possa influenzare il destino delle nazioni, e di come il futuro dell’Europa sia legato al tuo paese di origine, la Lapponia Finlandese e a una rete invisibile di cavi sottomarini che attraversavano i mari, le terre, le basi militari, I gasdotti e i complessi accordi che possono divenire delle placche tettoniche che a volte si allontanano, a volte si avvicinano e altre volte si scontrano. Gli attori che sono attivi per sfruttare le nuove rotte artiche sono gli stessi che si muovono nell’indo Pacifico. Regioni molto differenti mostrano dinamiche simili, dimostrazione di come tutto è interconnesso. Questo 2024 ci ha mostrato tutte le fragilità delle persone e delle nazioni in un mondo che appare sempre più frammentato e che solo la tua magia può tentare di tenere unito.
Quando sono venuti alla ribalta i fratelli Pavel e Nikolai Durov, ideatori e proprietari della piattaforma di messaggistica Telegram, ho notato che Nikolai è sempre stato un geniale informatico e matematico che ha vinto per anni consecutivi la medaglia d’oro delle discipline olimpiche delle due scienze, praticamente una mente imbattibile, e Pavel, il fratello e’ laureato, come il loro padre che ha insegnato anche all’Università di Torino in filologia classica con lode. All’apparenza sembrano due scienze lontane, ma nei fatti possono essere paragonate al “ vecchio” buon Internet. Il quale un tempo era una rete militare americana, una tecnologia informatica nata per comunicare tra soldati distanti molti chilometri tra loro, ma senza un valore di contenuto. Una volta dismessa, gli studi informatici che da anni si occupavano di ipertesto, nel 1989 ebbero il loro apice di successo. Thimoty Berners-Lee, fisico informatico del CERN in Svizzera, creò uno studio per immagazzinare informazioni, il passo successivo fu la creazione di un progetto globale di ipertesto divenuto il WWW e divulgato attraverso una tela di ragno infinita, una rete mondiale che e’ internet . L’insieme di elementi, di pagine di testo e oggetti multimediali con un contenuto infinito di singoli documenti che ne costituiscono i nodi. La caratteristica principale di un ipertesto nel quale la lettura può svolgersi in maniera non lineare è che qualsiasi documento, inserito nella rete può essere “il successivo”, in base alla scelta del lettore di quale parola chiave usare come collegamento, creando infiniti percorsi di lettura. Il concetto di ipertesto il neologismo, nacque decenni prima, precisamente nel 1965 con Theodor Holm Nelson con il progetto Xanadu, un programma di scrittura di testi capace di memorizzare più versioni dello stesso scritto, con la cronologia delle modifiche e capace di visualizzare le differenze tra le diverse versioni. Le vicessitudini affrontate furono molte fino alla realizzazione da parte del team di Tim Berners-Lee nel 1989.
Nell’era della digitalizzazione, l’informatica e la filologia sono sostanzialmente la stampella l’una dell’altra, emergono come discipline sorelle, unite da un obiettivo comune: preservare, analizzare e divulgare il patrimonio culturale e linguistico dell’umanità. La filologia si occupa dello studio dei testi e delle loro origini, l’informatica fornisce strumenti e metodi innovativi per gestire e interpretare grandi quantità di dati. Questa sinergia tra le due discipline sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo il linguaggio, la letteratura e la cultura.
La filologia è una disciplina che affonda le sue radici nell’antichità, ad Alessandria di Egitto, nel “Museon” che era anche un’università, si studiavano i frammenti scritti da Omero; i primi filologi volevano ricostruire il testo originale del poeta per poter comprendere la parola scritta originale . Nelle trasformazioni, nelle appropriazioni delle traduzioni, conoscere l’originalità colloca la storia, la geografia e l’antropologia del pensiero. I filologi cercano di ricostruire il significato originale dei testi, esaminando le fonti, le traduzioni e le interpretazioni avvenute nel corso dei secoli. Mi viene alla mente il mio stupore sul Monte Amiata , nella Basilica di Abbadia San Salvatore che per più di mille anni ha conservato il Codex Amiantus o Bibbia Amiantina. Un codice che fu prodotto nei monasteri dell’Inghilterra di Wearmouth-Jarrow, in Nortthumbria per volontà dell’abate Ceolfrith nel 650 circa, realizzando tre copie riprese da un altro antico manoscritto. Ciò che lascia stupiti è che la traduzione nella lingua latina fu realizzata alla fine del IV secolo da san Girolamo, e ad oggi è l’unico testo più antico e completo della Bibbia che sia sopravvissuto e arrivato a noi per intero, ma sempre per volontà di traduzione.
Codex Amiantus
Girolamo la scrisse sulla base della traduzione greca dall’ebraico dei Settanta, che è la versione dell’Antico Testamento in greco, composta tra il III e il II secolo a.C., e rivista dal grande teologo Origene nel 240 a. C. circa, uno dei principali scrittori cristiani dei primi tre secoli, che fu anche direttore della Scuola Catechetica di Alessandria. I copisti che attesero la realizzazione della Bibbia Amiatina eseguirono un lavoro attento e rigoroso i monaci di Wearmouth-Jarrow presero come riferimenti diversi modelli, tra quelli più aggiornati e quelli più antiquati, in modo da poter redigere un testo non soltanto di pregio, ma anche moderno, funzionale alla lettura, capace di tener conto delle tante tradizioni che erano in circolazione al momento.
Codex Amiantus biblioteca Laurenziana
La storia dei manoscritti Armeni e dei loro monaci, ci ricordano che furono i primi a ricopiare il sapere del mondo, nascosti nelle caverne, poiché l’Armenia era il primo paese Cristiano, ma era stato invaso e aveva perso l’indipendenza. I monaci copiarono la Bibbia, Platone, Aristotele, i classici greci e migliaia di testi romani, bizantini, arabi e persiani. Un tesoro inestimabile, fecero della conoscenza l’unica arma contro i massacri di vite umane. I monaci, instancabili copisti, furono implacabili e impavidi, credendo che solo i libri potessero salvare il mondo. Per questo opposero la parola scritta alle persecuzioni, ai massacri e alle minacce di annientamento che la Storia aveva loro riservato. Erano convinti che in tempi di grandi sconvolgimenti, con un futuro incerto e un presente dominato da violenza e ignoranza, bisognasse anzitutto studiare, salvare il sapere dalla barbarie, e tramandarlo alle generazioni future. Non solo il proprio sapere, ma il sapere di tutti: anche quello dei popoli, come gli arabi o i persiani, che stavano minacciando la loro esistenza. Fu questa la lezione che ci hanno tramandato gli armeni prima di subire il genocidio da parte del Gran Mufti e dell’Impero Ottomano, la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico.
La domenica del Corriere, 16 maggio 1909 
Con l’avvento dell’informatica nasce un connubio di discipline che si occupano dell’analisi, della gestione e dell’elaborazione delle informazioni dei testi attraverso l’uso di computer e software. Negli ultimi decenni, l’informatica ha sviluppato tecniche e strumenti in tutti i campi, ma grazie alla filologia la scrittura dell’ipertesto, del contenuto che leggiamo sul digitale è’ divenuta comunicazione linguistica che consente di intervenire nella riproduzione della letteratura, della politica, di un articolo giornalistico, un saggio critico, delle relazioni economiche e finanziare, della pubblicità e dei testi propriamente tecnici. Oltre all’uso quotidiano di tutti noi delle piattaforme di messaggistica che ci semplificano la vita.
La filologia è capace di integrare le metodologie tradizionali con le moderne acquisizioni dell’informatica in ambito umanistico. La digitalizzazione dei testi, l’analisi dei dati e il machine learning sono solo alcune delle tecnologie che hanno aperto nuove strade per i filologi
La collaborazione tra informatica e filologia ha dato vita a nuovi approcci e metodologie, tra cui la digitalizzazione dei testi, la trasformazione di libri e manoscritti un tempo non accessibili e, oggi in formato digitale, praticamente dalle biblioteche più importanti del mondo sono divenute accessibili opere letterarie che altrimenti sarebbero rimaste inaccessibili. Progetti come, il Word public library ‘s, il World Digital Library, la biblioteca digitale multilingue sotto il patrocinio dell’UNESCO, progettata e gestita dalla Library of Congress in collaborazione con centinaia di istituzioni bibliotecarie nel mondo, la Google Books e l’Europeana la biblioteca digitale europea, offrono archivi di testi digitali in tutto il mondo, permettendo ai filologi di condurre ricerche più approfondite che poi si trasformeranno in Analisi Testuale, strumenti di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) consentendo ai filologi di analizzare grandi quantità’ di testi in modo rapido e preciso. Eseguire analisi quantitative sui testi, esplorando frequenze di parole, tendenze tematiche e schemi linguistici. Progetti come “Linked Open Data” che aprono il campo delle scienze umane creando risorse interconnesse che facilitino la navigazione attraverso un vasto patrimonio culturale. Digitalizzazione di Manoscritti Storici: Progetti come il “Digital Medieval Manuscripts” e il “HathiTrust Digital Library” stanno lavorando per rendere disponibili online manoscritti e libri rari. Critica Testuale Informatica con l’uso di software per migliorare l’accuratezza delle edizioni critiche, permettendo di confrontare diverse versioni di un testo e di analizzare le loro differenze in modo sistematico.
I Progetti di Digital Humanities che rappresentano l’intersezione tra scienze umane e le tecnologie digitali. Progetti che creano archivi digitali, mappe interattive e risorse culturali rendendo il patrimonio delle biblioteche accessibile al pubblico di tutto il mondo. La possibilità di addestrare algoritmi per riconoscere schemi nei testi o per generare traduzioni automatiche rappresenta un ulteriore passo avanti.
Tuttavia, è importante mantenere un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e il rigore scientifico. I filologi devono continuare a esercitare un occhio critico e un approccio metodologico, utilizzando gli strumenti digitali come supporto alla loro ricerca piuttosto che come sostituti della tradizionale erudizione.
All’apparenza tutto si è semplificato, ma all’apparenza, infatti l’integrazione dell’informatica nella filologia presenta anche molte sfide. La digitalizzazione può comportare la perdita di dettagli importanti e il rischio di errori nei processi di trascrizione e traduzione, la formazione di filologi in tecniche informatiche è fondamentale per garantire una corretta interpretazione ed analisi dei dati.
L’uso di tecnologie avanzate può arricchire la ricerca filologica, aprendo nuove strade per la scoperta e la comprensione del patrimonio culturale, la democratizzazione dell’accesso ai testi e alla cultura non ha mai avuto delle possibilità così alte. Quindi l’informatica e la filologia, come ci hanno dimostrato sul campo i fratelli Durov , possono realmente essere considerate sorelle in un mondo che sarà sempre di più digitale. La loro collaborazione offre un potenziale straordinario per la conservazione, l’analisi e la diffusione del patrimonio culturale dell’umanità. Mentre la filologia continua a svolgere un ruolo cruciale nella comprensione dei testi e delle tradizioni linguistiche, l’informatica fornisce gli strumenti necessari per affrontare le sfide contemporanee e rendere la conoscenza accessibile a tutti. Insieme, queste due discipline possono contribuire a un futuro ricco di possibilità per la ricerca e la diffusione della cultura umana.
In un’epoca in cui la tecnologia sta cambiando rapidamente il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare, la filologia e l’informatica si trovano a un crocevia cruciale. Collaborando potranno non solo preservare il patrimonio culturale, ma anche renderlo vivo e accessibile a nuove generazioni. Compresa l’importanza che le discipline non saranno solo sorelle, ma vere e proprie alleate nel viaggio verso una società più informata, consapevole e culturalmente ricca. La loro collaborazione potrà continuare a spalancare porte verso nuove scoperte, mantenere viva la memoria storica dell’umanità nel vasto mare di dati digitali che ci circonda.
La definizione etimologica di ‘ismo’: è: indirizzo artistico, letterario o anche politico, da considerarsi sull’onda del momento e dell’effimero. Quindi già comprendiamo che gli ‘ismi’ seguendo “l’onda del momento” seguono dei trend prestabiliti se non addirittura indirizzati anche dai social media. Gustave Thibon filosofo aveva attaccato gli ismi in suo trattato del 1974, scrivendo:
“Io critico il socialismo. Prima reazione del mio uditore: «Il sociale dunque non conta per lei?» Il progressismo? Mi accusano di essere nemico del progresso. L’intellettualismo? Trovano che io tenga in poca considerazione la più alta delle facoltà umane: l’intelligenza. Risposta: la mia severità procede da un sentimento esattamente opposto. È perché sono sociale che attacco il «socialismo»; è perché amo il progresso che ripudio il progressismo; è per rispetto all’intelligenza che denuncio i giochi sterili dell’intellettualismo.” “In due parole: diffido degli “ismi” nella misura in cui sono attaccato alle realtà sulle quali vengono a innestarsi, come il verme che si intrufola in un frutto. noi difendiamo la realtà tradita dall’idolatria. Noi siamo per il sociale contro il socialismo, per la comunità contro il comunismo, per la nazione contro il nazionalismo, per l’amore contro l’erotismo. Noi siamo per ogni cosa al suo posto e nei suoi confini. E con ciò contro tutti questi “ismi” che separando ogni realtà dall’insieme da cui dipende, creano delle contrapposizioni fittizie là dove la natura non ha posto che dei complementi.”
Il termine “ismi” viene usato in riferimento a dei suffissi , cioè l’elemento che si attacca dopo la parola base come giornale/ giornal-ista, spesso utilizzati per formare nomi che designano dottrine, ideologie, movimenti o stili in vari ambiti, tra cui la filosofia, la politica, l’arte e la cultura.
Gli ismi servono a etichettare e definire specifiche ideologie o movimenti come il “femmini-ismo”, “capital- ismo” “ proibizioni-ismo” , “ razzi-ismo” “ sessi-ismo” , “ real -ismo” e potremmo continuare. Praticamente una serie di concetti complessi che attraverso l’ismo è possibile riassumere e comunicare in modo più accessibile, semplice.
Oggi la politica appare sempre più screditata. Si ricorre alla “società civile”sperando che si rivitalizzi, e vediamo che gli esiti appaiono spesso peggiori, ma questa è la classe politica dirigenziale che forma la cultura. Ecco che gli “ismi” creano correnti di pensiero e movimenti che nel passato hanno già plasmato la storia e la società.
Queste etichette non solo identificano correnti di pensiero, ma fungono anche da strumenti per comprendere le dinamiche sociali, le lotte di potere e le strategie di governance. Attraverso gli ismi, vengono definite le decisioni politiche, le identità collettive e le interazioni tra gruppi sociali.
Nella politica, termini come “socialismo”, “capitalismo” e “nazionalismo” sono fondamentali per comprendere le dinamiche sociali ed economiche accadute e in continua trasformazione . Questi ismi non solo identificano le ideologie, ma influenzano anche le politiche pubbliche e le interazioni internazionali.
Nella filosofia, gli ismi fungono da etichette per scuole di pensiero. Il “realismo”, ad esempio, si riferisce a una corrente filosofica che enfatizza la realtà oggettiva, mentre l'”idealismo” sostiene che la realtà è influenzata dalle idee e dalla percezione umana.
In ambito artistico, gli ismi come “impressionismo”, “surrealismo” e “espressionismo” descrivono movimenti che hanno rivoluzionato il modo di concepire l’arte e l’estetica. Termini che aiutano gli studiosi e gli appassionati a collocare opere e artisti in contesti storici e culturali specifici.
Ovviamente le critiche non possono mancare e, allo stesso tempo anche i limiti.
Il limite degli ismi , e’ creare una tendenza a fossilizzare il pensiero. Quando una dottrina viene etichettata come un “ismo”, può diventare rigida e meno aperta a nuove interpretazioni o evoluzioni. Fenomeno che può ostacolare il dialogo e la comprensione reciproca tra diverse correnti di pensiero.
Un aspetto significativo del linguaggio e della cultura contemporanea. Tuttavia, è essenziale approcciare questi termini con una mente aperta, riconoscendo sia il loro valore che i loro limiti. Solo così possiamo utilizzare gli ismi come ponti per il dialogo e la comprensione, piuttosto che come muri che dividono le persone.
In un mondo sempre più interconnesso, gli ismi non si limitano a definire le dinamiche politiche all’interno di singoli stati, ma influenzano anche le relazioni internazionali. Movimenti come il globalismo, il localismo, il nazionalismo e l’internazionalismo giocano un ruolo cruciale nel determinare le politiche estere e le strategie di cooperazione.
Il Globalismo: e’ l’idea di un mondo interconnesso, dove le nazioni collaborano per affrontare sfide comuni come il cambiamento climatico, le pandemie e le crisi economiche. Tuttavia, il globalismo è e’ criticato per le sue implicazioni in termini di perdita di sovranità nazionale e per l’ineguaglianza economica tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.
La tecnologia sta trasformando costantemente il panorama politico, dando vita a nuovi ismi e movimenti. Gli ismi, sebbene utili per categorizzare le ideologie, non dovrebbero diventare strumenti di divisione. È cruciale adottare un approccio che favorisca il dialogo, la comprensione e la cooperazione, per affrontare le sfide globali e promuovere un futuro inclusivo e sostenibile. Solo così possiamo sperare di costruire una società in cui le diverse idee possano coesistere, mescolarsi e contribuire al bene comune.
La bandiera europea creata da Arsène Heitz l’8 dicembre 1955
Notre-Dame de Paris riapre al pubblico l’8 dicembre 2024, quasi cinque anni dopo il devastante incendio dell’aprile 2019. Sarà inaugurata durante una tempesta perfetta, quella di Macron. Trump il giorno 8 dicembre sarà a Parigi dove troverà le macerie politiche del governo di Barnier. Forse sarà uno spettacolo piacevole per un presidente eletto che ha promesso alla disprezzata Europa guerra commerciale e solitudine strategica, ma Macron nega le sue dimissioni nel discorso alla Francia del 5 dicembre e annuncia il nuovo Governo. E’ il caso di dire “wait and see”, aspetta e guarda. Il Presidente Macron ha assicurato una legge speciale che sarà presentata entro metà dicembre in Parlamento e consentirà la continuità dei servizi pubblici, allontanando dunque il rischio di paralisi del Paese.
Macron
La data dell’otto dicembre è un simbolo potente per l’Europa.
E’ l’ 8 dicembre del 1955 il giorno dell’Immacolata Concezione, una delle feste mariane più importanti nel calendario liturgico della Chiesa cattolica e celebrata in tutto il mondo.
“Vergini non si nasce, si diventa Quando sarai la Vergine Sophia, ogni materia in te sarà redenta” (dal Manoscritto Clavis Artis, XVII secolo, copia presso l’Accademia dei Lincei)
Manoscritto Clavis Artis pubblicato in Germania nel XVII secolo e attribuito al persiano Zoroaster. L’opera è in tre volumi e conservata alla Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei . Foto Wikipedia
L’Immacolata Concezione non è soltanto un attributo “morale” della Madonna per definire il processo di “generazione” del Cristo, ma rappresenta la “sublimazione” dello stesso principio femminile ed il senso compiuto dell’agire dell’uomo in questo mondo. In particolare l’Opera dell’uomo è finalizzata al miracolo della Vita ed alla sua “partecipazione”. La conoscenza della vita è la stessa vita della conoscenza. In questa “ambivalenza” naturale si colloca l’uomo, che ben lungi dall’essere osservatore esterno, diventa un partecipante interno al processo stesso della vita, la sperimenta per comprendere. Quindi l’8 dicembre è quella festività che crea una “coppa vergine per ricevere” il suo degno contenuto quale simbolo della trasformazione e della rinascita dell’uomo perfetto in un mondo che perfetto non solo non è, ma non può esserlo necessariamente. Il simbolismo tra la donna terrena, evocata dal nome Eva, progenitrice femminile, e la donna celeste evocata dal saluto Ave che l’angelo annunziante pronuncia nell’umile casa di Nazaret. Maria muta la sorte di Eva. La mela, si carica del suo simbolismo millenario, il peccato di Eva, la sua colpa di egoismo fino a “ peccare”, ma finalmente decade e viene trasformata in due morsi che sanciscono la CONDIVISIONE. La positività femminile è riabilitata, proprio alla maniera cortese medioevale nel quale periodo Eva/Maria veniva chiamata Madonna, ovvero “ Mia Signora”
L8 dicembre del 1955 , TUTTI i Capi di Stato dell’Europa, tutti proprio tutti, approvarono il simbolo europeo rappresentato dalla bandiera celeste con 12 stelle.
Fu Arsène Heitz, grafico, il vincitore del concorso europeo bandito a Strasburgo nel 1955. Egli impressionò favorevolmente la commissione giudicatrice presieduta da un belga di religione ebraica. L’azzurro e il bianco (le stelle nel bozzetto originale erano bianche poi sono diventate gialle) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele e simbolicamente le dodici stelle della madonna uniscono il giudeo-cristianesimo.
La donna di Nazareth, in effetti, è la “Figlia di Sion” per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, mentre dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Ed è lui che spiega come è nata: “la bandiera europea nasce come un simbolo mariano. È poco noto, ma il suo disegno parla di Maria. È ispirato dal passo dell’Apocalisse in cui si parla delle dodici stelle: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle».
Gli Stati europei all’epoca erano solo sei, ma Arsène Heitz, senza rivelare la fonte che lo ispirò, spiegò che il numero dodici è un simbolo di pienezza, il dodici simboleggia la ricomposizione della totalità originaria. nella Bibbia è il numero che rappresenta la diversità che si ritrova nell’unità. È per questo che Arsène Heitz chiese esplicitamente nel progetto che la bandiera non la si dovesse ritoccare se i membri avessero superato quel numero.
Macron che sta attraversando la più grave crisi di governo mai avuta, con il discorso per la riapertura di Notre Dame de Paris cercherà di fare come la fenice: tentare di risorgere dalle proprie ceneri?
Il nome “ Borgo San Lorenzo” è stato attestato fin dal 1117 rimanendo immutato nel corso dei secoli. La strada conduce dalla città antica alla basilica di San Lorenzo, una delle chiese più vecchie della città di Firenze. Il termine “borgo” indicava quegli assi viari dal carattere mercantile e quasi popolaresco che stavano subito fuori dalle porte cittadine, in questo caso dalla Porta del Vescovo, l’antica Porta Pretoria. La strada si snoda dalla piazza di San Giovanni, precisamente dall’angolo del Canto alla Paglia, nome che deriva dal vendere in quel luogo, paglia e legna da ardere, citata dal Vasari nel suo “ Vite”, fino ad arrivare alla piazza di San Lorenzo.
La Piazza di San Lorenzo con la Basilica e la statua raffigurante Giovanni dalle Bande Nere, padre di Cosimo I , primo Granduca di Firenze
Anticamente nel medioevo si faceva riferimento all’angolo dell’antico Palazzo Arcivescovile, demolito con i lavori dell’allargamento delle cinte murarie di Firenze ed arretrato per allinearlo con la via del Borgo di San Lorenzo e la piazza dove sorge l’omonima chiesa. Per includere la basilica di San Lorenzo dentro le mura, la porta venne avanzata all’inizio dell’attuale Via de’ Ginori, e prese il nome di Porta San Lorenzo.
Sull’angolo del “ Canto della Paglia” oggi resta un tabernacolo conosciuto anche come “Tabernacolo della Torre rotonda”, grazie ai resti di una Torre di epoca romana. Ma il tabernacolo è conosciuto anche con un secondo nome “Tabernacolo dei Marignolli”, come ci racconta nel suo libro del 1897 Guido Carocci in “ Firenze scomparsa” . Il Tabernacolo è collocato sull’angolo della Torre de’ Marignolli che si affaccia su Piazza San Giovanni e apparteneva all’antica ed omonima famiglia fiorentina dei Marignolli, che dette alla città cinque Gonfalonieri e ventitré Priori. Sulla facciata del Palazzo e’ visibile lo stemma di famiglia: uno scudo attraversato da una fascia orizzontale, che dai repertori araldici risulta essere nera in campo d’oro.
Stemma dei Marignolli
Della famiglia si ricorda Rustico dei Marignolli, Guelfo Bianco morto durante gli scontri con i Ghibellini e sepolto nel complesso della chiesa medicea di San Lorenzo. Nel 1606 la famiglia si estinse con Curzio dei Marignolli, celebre poeta scapigliato burlesco che godeva della protezione del Granduca Ferdinando I dei Medici. Una lapide sulla facciata ricorda la famiglia.
Lapide dei Marignolli
Poco più avanti vi è un edificio chiamato Casa della Campana, sulla facciata lo stemma degli Uberti e all’interno una lapide a ricordo dei vari usi che il palazzo ha servito: antico Carcere, Convento, Albergo, Posta dei Cavalli, Edificio Demaniale
Al numero 4 di via Borgo San Lorenzo si trova una grande targa con busto e bassorilievo che ricorda Giuseppe Dolfi, patriota amico di Mazzini e Garibaldi, con un bassorilievo raffigurante il Dolfi che ospita a Firenze Giuseppe Mazzini . Dolfi era un capo popolo fiorentino diventato famoso dopo il ritorno della dinastia Lorenese al potere nel giugno del 1849. Dolfi fu il punto di riferimento del popolo fiorentino durante il Risorgimento per l’Unità d’Italia.
Busto di Giuseppe DolfiGiuseppe Dolfi incontra Mazzini a Firenze
Proseguendo la strada, poco più avanti un’altra lapide ricorda Michel de Montaigne, filosofo rinascimentale francese tra i più celebri del tempo, che soggiornò nell’antica locanda dell’Agnolo, luogo di ristoro frequentato da Leonardo da Vinci e i suoi amici e, che oggi continua ad essere un ristorante
Locanda dell’Agnolo
Poco prima di piazza San Lorenzo, sulla destra, dopo il Ristorante il Grande Nuti, si possono vedere i resti della Torre dei Rondinelli, la quale fu inglobata da Bartolomeo Ammannati nel Convento dei Gesuiti dei padri Scolopi detti di San Giovannino. Ed è su questa Torre che nel settecento padre Leonardo Ximenes, Geografo, Astronomo, Ingegnere, Cartografo e inventore, nonché professore presso il Regio Istituto di studi Superiori pratici e di perfezionamento di Firenze, volle costruire un imponente osservatorio fiorentino adibito a studi cartografici e matematici per produrre opere quali la prima “ Carta Geometrica della Toscana” di Giovanni Inghirami, in seguito gli studi di sismologia hanno caratterizzato il luogo. All’interno si trovano due biblioteche, la riproduzione del primo motore a scoppio della storia, nato da due ingegneri: Barsanti e Matteucci. Nei locali sono conservate alcune importanti opere pittoriche del Cinquecento e Seicento fiorentino. L’osservatorio è tutt’oggi esistente, ospita una stazione della Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La sommità della Torre confina, attraverso una porta con l’ultimo piano del Ristorante il Grande Nuti.
Il Palazzo dell’Osservatorio Ximenes confinante con la proprietà del Ristorante Nuti
Quasi davanti all’Osservatorio sorge la bellissima Basilica di San Lorenzo, la prima cattedrale fiorentina, il primo edificio di culto innalzato a Firenze, luogo dove i Vescovi ebbero la loro prima sede. Da questa antica chiesa, consacrata in presenza di Sant’Ambrogio nel 393 e dedicata al diacono e martire Lorenzo, si promulgò la Fede Cristiana nella città di Firenze.
Purtroppo non è rimasto nulla della chiesa originale, che indubbiamente aveva dimensioni più modeste di quella attuale. La “seconda” ricostruzione fu voluta da Papa Niccolo II nel 1059, data confermata dai documenti del “ Codice Rustici”, un manoscritto acquerellato a colori dall’orafo fiorentino Marco di Bartolomeo Rustici, il quale aveva fatto un resoconto di un ipotetico viaggio in Terrasanta, a cui è anteposta una descrizione della Firenze contemporanea con un ricco corredo di illustrazioni, a margine del testo, molto preziose per conoscere l’aspetto nella prima metà del XV secolo. Vi si trovano edifici e chiese fiorentine poi trasformate o distrutte. Il manoscritto è diviso in tre parti ed eseguito tra il 1425 e il 1450, oggi conservato presso la Biblioteca del Seminario Arcivescovile Maggiore di Firenze.
San Lorenzo dal Codice Rustici
L’imponente basilica che ammiriamo oggi è il frutto del radicale rinnovamento iniziato nel 1418 da Giovanni di Bicci, il capostipite della famiglia dei Medici che affidò la costruzione di una cappella funeraria, oggi conosciuta come la Sagrestia Vecchia, a Filippo Brunelleschi che diresse il grande cantiere fino alla morte di Giovanni dei Bicci, avvenuta nel 1446, ma che fu portato avanti dal figlio Cosimo il Vecchio.
Sacrestia Vecchia
Il progetto continuò sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, fino alla costruzione totale della Basilica, esattamente come la vediamo oggi. La chiesa subì piccoli interventi nel settecento e nell’ottocento ma senza togliere nulla alla perfetta armonia che Brunelleschi era riuscito a darle, il rapporto aureo delle proporzioni che regolano le sue strutture. La Basilica di San Lorenzo è un edificio dalla straordinaria bellezza, merito del genio di Brunelleschi che concepì la chiesa studiando in modo rigoroso la geometria e le proporzioni. All’interno è possibile cogliere con un solo sguardo tutto l’edificio, convergendo infine, grazie a un raffinato gioco geometrico di marmi, sull’altare maggiore, il luogo dove riposa Cosimo il Vecchio in un monumento funebre realizzato dal Verrocchio.
La maestosità della Basilica viene esaltata grazie a un sapiente gioco di luce e dall’impiego di soli due colori, il bianco dell’intonaco e il grigio della pietra. All’interno è possibile ammirare anche i due pulpiti in bronzo, il Pulpito della Resurrezione e Pulpito della Passione, l’ultimo capolavoro di Donatello. La Sagrestia Vecchia di Filippo Brunelleschi è del XV secolo, è sormontata da una cupola con una volta affrescata da Giuliano d’Arrigo detto il Pesello, con la fedele riproduzione della posizione delle stelle e dei pianeti nella notte del 4 luglio 1442 nel cielo di Firenze. Le posizioni furono studiate e dettate dal grande Astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli, ancora oggi gli storici non hanno compreso la motivazione di quella “ fotografia” ante litteram di una specifica data, accertata in tempi moderni dall’Osservatorio Astronomico di Arcetri. Particolarmente suggestive sono le costellazioni realizzate in oro che spiccano sull’azzurrite utilizzata per colorare la volta celeste.
Quando il figlio di Lorenzo il Magnifico, Giovanni dei Medici, divenne Papa Leone X, era prioritario completare la facciata della basilica con un paramento marmoreo della facciata. Nel 1518 il Papa affidò il delicato incarico al grande architetto Michelangelo, il quale studiò una struttura rettangolare, animata da statue di marmo, bronzo e da rilievi: una rivoluzione per l’architettura dell’epoca. Il Progetto era un’unità d’insieme alla complessità della facciata, era importante mettere in risalto l’opera nella sua complessità e non nei singoli dettagli. Dopo molti disegni ed un modello ligneo esposto oggi nel Museo di Casa Buonarroti in via Ghibellina, possiamo avere un’idea tangibile della grandezza del progetto michelangiolesco che purtroppo il 10 marzo del 1521 il Papa Leone X decise di non portare avanti, rescindendo il contratto per la facciata di San Lorenzo. Le cause non sono state mai chiarite, forse le spese per il marmo e il trasporto dei blocchi da Seravezza a Firenze erano molto alte anche per l’epoca ed il pontefice preferì non concludere.
Progetto di Michelangelo per la facciata di San Lorenzo
Successivamente furono presentati dei bandi pubblici per il progetto della facciata, l’ultimo che si ricordi fu del 1903, ma nessuno ha mai realizzato il progetto.
Progetto ligneo di Michelangelo della facciata
Adiacente alla Basilica si trova il Chiostro principale dove si affacciano gli appartamenti dei Canonici, da cui prende il nome “Chiostro dei Canonici”, i quali erano dei sacerdoti a cui era affidato il culto e la preghiera quotidiana.L’aspetto attuale si deve ad Antonio Manetti, allievo e successore di Brunelleschi, che lo ristrutturò tra il 1457 e il 1462, probabilmente sulla base di un precedente progetto di Michelozzo, architetto di fiducia di Cosimo il Vecchio. Ampio e armonioso, il chiostro è articolato su due ordini sorretti da eleganti colonne ioniche: il loggiato inferiore, più alto e arioso, presenta arcate a tutto sesto, mentre quello superiore è architravato.
Chiostro San Lorenzo
Tutt’intorno vi si affacciavano un tempo le abitazioni del canonici e del priore e gli spazi dedicati alla vita comune, come la cucina, il refettorio e la sala del capitolo: ancora oggi possiamo osservare sopra le porte le lettere dell’alfabeto che contraddistinguevano gli alloggi. Il chiostro più piccolo, risalente probabilmente alla fine del Trecento, rappresenta la parte più antica del complesso monumentale, l’unica che abbia conservato i caratteri della costruzione pre brunelleschiana.
La meravigliosa Biblioteca Laurenziana, inserita nel complesso della Basilica di San Lorenzo, fu voluta da Papa Clemente VII dei Medici per ospitare la preziosa collezione di manoscritti della famiglia, la Biblioteca Medicea Laurenziana fu progettata da Michelangelo che diresse personalmente i lavori tra il 1523 ed il 1534, anno del suo trasferimento a Roma. La biblioteca venne ultimata nel 1571 da Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, incaricati da Cosimo I dei Medici di proseguire i lavori secondo i disegni di Michelangelo e fu aperta al pubblico quello stesso anno. Il vano d’accesso, detto vestibolo, è dominato dalla grande scalinata in pietra serena realizzata dall’Ammannati nel 1559 seguendo il modello di Michelangelo che l’aveva però pensata in legno di noce.
Il complesso delle Cappelle Medicee, al quale si accede dalla parte absidale della Basilica di San Lorenzo, comprende il sontuoso Mausoleo dei Principi e la michelangiolesca Sagrestia Nuova concepita come cappella funeraria della famiglia Medici.
Le due parti principali sono prolungamenti dell’abside della basilica, edificate da Michelangelo a partire dal 1519. Nella grande cappella dei Principi, del secolo successivo, completamente ricoperta da marmi e pietre semi-preziose sono sepolti i granduchi di Toscana e i loro familiari.
La Sagrestia Nuova fu pensata da Papa Leone X per ospitare degnamente i monumenti funebri del padre Lorenzo il Magnifico e dello zio Giuliano, insieme al fratello Giuliano duca di Nemours e al nipote Lorenzo duca di Urbino, la Sagrestia Nuova venne effettivamente iniziata solo nel 1520 per volontà del secondo Papa Medici, Clemente VII. Michelangelo si dedicò alla sua realizzazione fino al 1534, anno del suo definitivo trasferimento a Roma. Adottando il modello architettonico della Sagrestia Vecchia, costruì un ambiente cubico sormontato da una cupola emisferica in cui gli elementi architettonici sono evidenziati dall’utilizzo della pietra serena. Lo spazio risulta diverso, animato da una nuova concezione plastica dove la bicromia fra intelaiatura di pietra grigia e superficie intonacata, esalta la drammaticità dei gruppi scultorei dei due monumenti funebri. Nella Sagrestia Nuova il genio di Michelangelo si rivela in tutta la sua monumentale grandezza.
Sagrestia Nuova, San Lorenzo
La Cappella dei Principi è un’emblematica realizzazione dell’autocelebrazione medicea, fu concepita da Cosimo I fin dal 1568, ma la sua costruzione prese l’avvio sotto il granducato di Ferdinando I, quando, in seguito ad un concorso indetto nel 1602, Matteo Nigetti, venne nominato responsabile del cantiere, carica che ricoprì fino al 1650. I Granduchi vollero rivestire le pareti del loro mausoleo con i materiali più preziosi ed incorruttibili: marmi e graniti policromi, diaspri, alabastri e lapislazzuli e perfino coralli e madreperle. L’Opificio delle Pietre Dure, fondato nel 1588 da Ferdinando I, per secoli ha dedicato gran parte della sua attività alla decorazione della Cappella dei Principi. I costosi lavori procedettero infatti con estrema lentezza prosciugando le risorse finanziarie del granducato. Fu Anna Maria Luisa de’ Medici, conosciuta come l’Elettrice Palatina ed ultima erede di una dinastia che si sarebbe estinta con lei, a voler imprimere al cantiere della Cappella un’accelerazione decisiva, consegnando alla storia l’ultimo grandioso frutto della committenza medicea.
Una curiosità : Al centro dell’atrio, nelle intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il Santo Sepolcro, ma i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono tutti.
Possiamo concludere che il quartiere di San Lorenzo resta un “Borgo” ricco di bellezza ed armonia. Un’area che riesce a mantenersi vitale fin dal medioevo, dal rinascimento e dal Risorgimento in un presente perenne che dona carattere alla città. Una zona oggi inclusa nell’area pedonale del centro storico, frequentata da turisti e cittadini quale punto di collegamento tra i più importanti luoghi d’arte e religiosità fiorentini, senza tralasciare l’anima commerciale che continua a rendere animato il quartiere con i suoi negozi, botteghe e accoglienti ristoranti. Le parole di Italo Calvino ben descrivono lo stupore del luogo:
“Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del passato. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano.” Italo Calvino
Si fa presto a dire Toscana. È una continua salita e discesa tra monti, colline e mare, si attraversano campi coltivati, vigneti ed oliveti che si stagliano sul territorio a perdita d’occhio. All’improvviso un castello, circondato da campi di girasoli che piegheranno armoniosamente la testa al calar del sole; non importa di che colore sia il cielo oggi, nell’aria c’è un profumo inconfondibile di roseti selvatici che annunciano il risveglio della natura.
Foto Elena Tempestini
Ogni regione italiana è un piccolo regno e ognuna porta con sé un bagaglio di storie e di leggende che si tramandano per secoli e s’intrecciano con pensieri che non sappiamo se collocare nella verità o nella fantasia. Ma la mia Toscana ha quell’aria selvaggia e spettinata che vive di intuito e cuore che pulsa, colei che donando se stessa, porta i semi della vita, ispira nuove opere, tesse i fili della natura con la luce della luna. Sarà che il vino è rosso come il sangue della passione, ed è con essa che la storia, la filosofia, l’arte e la religione prendono vita, il suo lento scorrere ha la sicurezza in sé, tanto da essere invidiata come la bellezza che non si riesce a vedere.
Elena Tempestini
Paragono la Toscana a una donna antica, più dei tempi dei tempi quando l’intuito era ricchezza; non saprei trovare le parole per esprimerne l’attrazione. È elegante, di carattere anzi direi accattivante, per l’inesprimibile carisma che la domina. Si può definire l’anima in molti modi, ma l’energia che scorre nelle viscere di una terra antica, mantiene la memoria profonda. Avevo sette anni quando toccando le pietre scolpite per costruire i muri delle case dei vecchi borghi, percepivo il loro “chiacchiericcio”, la vitalità custodita dal ventre della terra per secoli.
Cappella di Vitaleta Pienza : foto Elena Tempestini
Ogni angolo di Toscana ha storie da raccontare, ogni casa possiede una porta, e ogni porta è una soglia per entrare o uscire da un personale mondo. È nel presente che ricordiamo e facciamo divenire memoria il passato, e non sempre riusciamo ad afferrare il futuro che ci è già accanto, è l’attimo fugace, che si differenzia da ciò che abbiamo realmente immaginato.
Pienza Foto Elena Tempestini
Tempo, parola coniata ed abusata dagli uomini, evidenziata nella percezione della sua mancanza. L’arroganza umana pensa di possederlo e compete con la natura, la quale semplicemente si accontenta di scorrere nell’eterno presente tra l’alba e il tramonto. È il continuo compromesso del pendolo che oscilla tra senso e non senso; ammettiamolo, una certa negatività piace, rende più insignificanti le aspirazioni umane che si contrappongono forzatamente ai sogni, quelli belli che ci regalano attimi di magia che placano veramente il caos e l’inquietudine del rumore quotidiano, quello che affolla la nostra mente e ci rende tutti avvolti nel mantello astratto dell’uguaglianza.
Foto Elena Tempestini
La quiete della Toscana è uno stato d’animo, i suoi sentieri attraversano un caleidoscopio di colori che l’aria delle stagioni muta dal giallo ocra al verde smeraldo, battaglie di acquerelli, spruzzate di viola e di marrone che arrossite timidamente davanti alla maestà dell’arancio, divengono il rosso fuoco delle assolate giornate estive, sono quelle pennellate che i “Benedetti o Maledetti” pittori toscani, i Macchiaioli, ci hanno lasciate impresse nelle loro tele.
Le vecchie strade si snodano dietro i profili aggraziati delle colline ondulate, ciottoli di pietra, cipressi sentinella si ergono severi come colonne di marmo basate su radici intrecciate da millenni. Cammino per le valli, osservo in lontananza la maestosità delle torri di San Gimignano, gli echi delle guerre e del sangue sparso tra Guelfi e Ghibellini ancora risuona nella natura che ne fu testimone. Arrivo davanti all’Abbazia di San Galgano, il luogo che conserva la spada nella roccia, ferro e pietra uniti nei secoli, storie e leggende di un Galgano realmente esistito e di un Artù immaginario; il primo che conficca la spada nella pietra quale gesto di conversione ai suoi infiniti peccati umani, e il secondo che la estrae come il predestinato a instaurare un regno di giustizia. Solo allora mi accorgo che accanto a me c’è una bambina di circa sette anni, mi guarda e mi sorride, ha qualcosa di magnetico nello sguardo, sembra conoscere il “segreto” che è nell’etere che ci circonda. Sì, lo chiamo “segreto”, appartiene ai bambini che una volta divenuti adulti:dimenticano. Perdono la magia di meravigliarsi, lo stupore, ,la curiosità di scoprire dove ancora viva la loro parte fanciulla, che è tremendamente impaurita dal nostro abbandono. Continuo a camminare lungo la via Francigena, quanti uomini hanno percorso la strada in cerca di se stessi e di quel ponte tra una realtà spesso illusoria e un sogno veritiero. Lo sguardo di quella bambina, incontrata poco prima, mi crea un un perfetto ritmo sincronizzato come un alfabeto morse.. Mi inginocchio per toccare la terra è dura ed arida, ma tra le mie dita scivola via come polvere alla quale so di appartenere da millenni, respiro l’aria ed osservo la vegetazione che mi circonda. Non sono diversa da lei, se non nella presunzione di essere. Noi assorbiamo le caratteristiche della terra che ci ospita la quale è in grado di rimettere ordine e ricollocarci nel giusto posto dell’Universo.
Racconto di narrativa di Elena Tempestini in Toscani per Sempre
Bianca Cappello è senz’altro uno dei personaggi di casa Medici che ha maggiormente suscitato l’interesse di storici, biografi e letterati e la cui storia è stata avvolta da un alone di mistero. Conoscere realmente Bianca Cappello non è semplice. Nata in una nobile famiglia veneziana, fu strumento inconsapevole della politica della Serenissima e dell’avidità di potere del padre, Bartolomeo Cappello, che le preferiva il fratello, Vittorio. La madre, Pellegrina Morosini, resasi conto di questa disparità, intestò a Bianca una cospicua dote, talmente ingente, che alla sua prematura scomparsa, il marito cercò di impossessarsene. Risposatosi con Elena Grimani, sorella del Patriarca di Aquileia, cercò di far rinchiudere la dodicenne e bellissima Bianca in convento, poiché questo l’avrebbe agevolato ad entrare in possesso della dote della figlia. Il destino, però, aveva altri progetti per Bianca, la quale, grazie al buon carattere, alla sua arguzia e predisposizione all’apprendimento, entrò nelle grazie di una potente zia della madre, la sorella del Doge Andrea Gritti. Bianca venne educata ed istruita come una perfetta gentildonna dell’poca, all’insaputa del padre che di lei si curava ben poco. Ogni giorno riceveva istruzione da Pietro Giordano Balzoni, Cesare Vecellio, parente e allievo di Tiziano, un amico di Tiziano il Verdizotti e Pietro Bonaventura, impiegato della Banca Salviati a Venezia. Quattro esuli scappati da Firenze, avversari dei Medici, raccomandati alla Gritti da Giorgio Vasari in persona. Morta la zia, Bianca vide la possibilità di fuggire al padre e alla vita in convento. Si convinse che solo la fuga dalla Repubblica di Venezia e il riparo a Firenze l’avrebbero potuta salvare dal suo destino. La fuga venne attuata insieme al Bonaventura e quando il padre di Bianca lo scoprì, li accusò di aver rubato soldi e gioielli, denunciandoli alla Repubblica della Serenissima. Bianca era molto giovane e molto bella, una bellezza fatta di carisma, intelligenza e bontà d’animo, ma completamente ignara della strategia politica che probabilmente Venezia riponeva nella sua persona. L’ambizioso progetto voleva vedere la famiglia Medici alleata della Serenissima. Arrivata a Firenze, Bianca si rese conto delle bugie del marito, delle ricchezze inesistenti e della taglia che pendeva su di loro. In poco tempo divenne un caso diplomatico da risolvere. Bianca Cappello ricevette la visita di Giorgio Vasari, il quale non rimase certo indifferente alla sua bellezza, e che conoscendo l’educazione e l’istruzione da lei ricevuta, la invitò ufficialmente alla corte dei Medici per presentarla al Granduca Cosimo I e al figlio, Francesco. Il 6 gennaio 1564 Francesco vide Bianca e se ne innamorò perdutamente; un amore osteggiato dal fratello il Cardinale Ferdinando, ma agevolato dalla sorella Isabella, figlia prediletta di Cosimo I . Bianca e Francesco condividevano gli stessi interessi e il loro legame non poteva essere paragonato con quello che Francesco aveva con la moglie, Giovanna d’Austria, sposata per questioni politiche e dinastiche. La relazione “clandestina” divenne di dominio pubblico a Firenze, nonostante Francesco avesse regalato a Bianca un Palazzo in via Maggio, dotato di un corridoio sotterraneo che lo univa a Palazzo Pitti. Dopo pochi mesi dal loro incontro, il Granduca Cosimo, provato dalla morte della moglie e di due dei suoi figli, abdicò a favore di Francesco. Bianca e Francesco, rimasti entrambi precocemente vedovi, si sposarono; per l’occasione la Serenissima celebrò ed elevò Bianca a figlia della Repubblica: “figliuola della Repubblica a cagione di quelle particolarissime e rare qualità che degnissima la facevano di gran sua fortuna!”. Un lungo filo invisibile unisce Venezia a Firenze passando per una terra molto antica: l’Armenia, un mistero che, ancora una volta, vede protagonista Bianca Cappello. Venezia era testimone di scambi diplomatici, commerciali e culturali con gli Armeni fin dai tempi antichi e custodiva circa 4.500 preziosi manoscritti armeni, a Venezia nacque Caterina Cornaro, ultima regina dell’Armenia.
Bianca cappello
Non volendo credere alle coincidenze è proprio il caso di sottolineare come in questa storia vi sia la scoperta dentro la scoperta stessa. “Serendipity,” è il termine che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e di trovare una cosa, mentre se ne sta cercando un’altra. La parola non è semplicisticamente legata al concetto di essere fortunati, ma all’osservazione e alla sagacia che un uomo saggio conquista nella vita. Horace Walpole, l’intellettuale e scrittore avanti citato per il significato dato alla parola di serendipità, insieme ad Horace Mann, Ministro residente del Governo inglese a Firenze, vide un ritratto di Bianca Cappello dipinto dal Vasari.
Il quadro era conservato nelle stanze del Palazzo della famiglia Vitelli. Per quarantasei anni Walpole e Mann intrattennero una fitta corrispondenza, contenente la minuziosa descrizione della società inglese che viveva a Firenze. Le lettere formano ricchissime cronache quotidiane indirizzate alla posterità.
Strawberry Hill residenza di Horace Walpole
Il 28 gennaio 1754, Horace Walpole scrive a Horace Mann una lettera nella quale racconta dell’arrivo in Inghilterra, a Strawberry Hill residenza di Walpole del vasariano ritratto della Granduchessa Bianca Cappello, che Mann gli fece recapitare come regalo personale.
Questa lettera racconta di come sia nata una «scoperta decisiva» circa lo stemma dei Cappello, in un antico libro di emblemi veneziani.
Scrive Walpole: «Questa scoperta l’ho fatta grazie a un talismano, che Mr. Chute chiama sortes Walpolianae, col quale trovo tutto ciò che desidero, à pointe nommée, ovunque io affondi la mano.”
La famiglia dei Vitelli era potente fin dal medioevo, fu committente del loro buon amico Giorgio Vasari ed era imparentata con la famiglia dei Medici.
Vitellozzo Vitelli sposò Angela De Rossi, figlia di Caterina Sforza e nipote di Giovanni dalle Bande Nere, padre di Cosimo I, primo Granduca di Toscana. Il terzogenito della coppia, Camillo, fu comandante fedele a Francesco I, secondo Granduca, che sposerà la bellissima e discussa veneziana Bianca Cappello. Serendipità è poi scoprire che lo stemma dei Cappello si ritrova sul Palazzo di Giulietta a Verona, nell’omonima via Cappello. La tragedia narrata da Shakespeare, che già nei primi del cinquecento era conosciuta con il titolo: “l’infelice amore dei due fedelissimi amanti Giulia e Romeo”, scritto in ottava rima e dedicato a Vittoria Farnese della Rovere duchessa di Urbino, edito a Venezia da Gabriele Giolito de Ferrari nel 1553.

Firenze è la città che ebbe come primo martire un armeno, San Miniato. In Palazzo Vecchio si trova la Sala delle Carte Geografiche, le cui pareti furono progettate da Vasari come ante di armadi, decorate con 53 mappe geografiche dipinte ad olio per opera del frate astronomo domenicano Egnazio Danti e di Stefano Buonsignori. Proprio dietro la carta geografica dell’Armenia, Cosimo I, fece costruire un passaggio segreto che portava a un piccolo studio donato alla Granduchessa Bianca Cappello, dal quale, attraverso una grata, poteva osservare il Salone dei Cinquecento.Questo grazie alla capacità, riconosciutale dallo stesso Granduca, di saper gestire una rete di relazioni anche diplomatiche a livello internazionale, capacità costruita personalmente e non certo acquisita per nascita..
«Se non ottieni quello che vuoi, soffri. Se ottieni ciò che non vuoi, soffri. Anche quando ottieni esattamente quello che vuoi, continui a soffrire perché sai che non puoi tenerlo per sempre».
-Socrate-
Spesso ci accorgiamo di perdere momenti preziosi perché distratti dai nostri pensieri. Viviamo le giornate costantemente proiettati con la mente altrove, nel passato o nel futuro, trascurando di godere del presente. Quando ciò avviene è un po’ come inserire il pilota automatico: ci si lascia trascinare dal flusso delle immagini e si dimentica di prestare attenzione a quello che si stava facendo in quel preciso momento. Fortunatamente i pensieri sono solo catene di parole e non possono realmente fare del male, sono piuttosto le reazioni emotive a quei pensieri che ci portano a soffrire. La mente è spesso impostata sulla “modalità giudicante”, e noi siamo abituati ad attribuire giudizi, alle volte dolorosi, su noi stessi e su ciò che ci accade intorno.
Teorizziamo CONTINUA- MENTE, aggrovigliamo i pensieri dando vita alle inquietudini, Smettiamo di stare nel momento presente per essere perfidamente soddisfatti nella nostra mente che ci intrappola. E’ l’agire ed essere presenti con ciò che si sente, senza giudicare né sentirsi continuamente giudicati. Noi esseri umani stiamo bene, in equilibrio quando respiriamo con calma. Un esempio? Provate ad alzarvi in piedi e a spostare il busto avanti e indietro, per un momento si perderà l’equilibrio, l’ istinto ci farà fare un passo avanti o uno indietro per ritrovare la centralità. E se a oscillare fosse la nostra mente? Sarebbe uno spostamento verso il passato o verso il futuro, quindi una perdita di equilibrio durante la giornata.
Tutto ciò scatena l’ansia, che oggigiorno è così comune a tutte le età ed altera il nostro respiro. Quando annusiamo i profumi buoni, godiamo la semplicità della natura, gustiamo i sapori, tocchiamo gli oggetti che ci piacciono, guardiamo l’altra persona con fiducia perché è presente, non ci appesantiamo di aspettative, riusciamo a gioire e a sorridere. Quando il pensiero è rivolto alla paura, ai problemi, all’indecisione, quando oscilliamo tra il fare e non fare, si crea confusione, caos.
«L’azione avviene sempre nel presente, in quanto espressione del corpo, che esiste solo nel qui e ora. La mente spirituale è come un fantasma, che vive sempre nel passato o nel futuro. L’unico potere che questa ha sopra di te è di distogliere la tua attenzione dal presente.»( Socrate )
Quando la mente vede con chiarezza, non c’è necessità di una scelta, perché c’è L’ Azione, l’agire che darà il COR-Agere, l’azione del cuore, il Coraggio di vivere. “Ora et Labora” crea e allena i “muscoli della mente”, fai silenzio interiore ( una delle più grandi fatiche e difficoltà per l’uomo). Accetta di far accadere la vita, vivendola e non subendola, solo fermandoci nel momento presente costruiremo dei ricordi felici di ciò che proviamo, e’ la gratitudine che combatte quel futuro che tanto temevamo e che spesso arriva senza portare con sé nessuna catastrofe.
Il barone di Montesquieu, era un grande viaggiatore ed estimatore dell’Italia, tanto da comporre con i suoi racconti il bellissimo libro, “Viaggio in Italia”. Siamo agli albori del settecento, nel secolo del “Grand Tour”, il lungo viaggio che gli aristocratici europei compivano per perfezionare la loro conoscenza appresa sui testi.
Durante il Tour si respiravano la cultura e l’arte, la politica della Roma antica, la filosofia del Rinascimento fiorentino, l’arte del Barocco siciliano o l’economia e il commercio. L’estrema parsimonia dei fiorentini, descrive Montesquieu, nei suoi scritti, non è avarizia come nei genovesi, ma nasce da un certo stile, dalla sobrietà di un’antica disciplina. Gian Gastone de’ Medici è un principe pigro ma intelligente, la dinastia dei Medici e la sua corte non opprimono questo piccolo paese che è libero, come un grande paese. Forse fu l’aria di libertà a far sì che molti stranieri decidessero di trasfersi a vivere in città.
Dal 1710 in poi, Firenze accolse Inglesi, Svizzeri, Francesi e Tedeschi, fino ad arrivare a un terzo della popolazione cittadina. Gli stranieri che scelsero Firenze come residenza, poterono mantenere i loro usi e costumi, avere libertà di pensiero sui temi della filosofia e della religione, e non di meno disquisire liberamente sul tema della politica, con decenni di anticipo rispetto alla “rivoluzione francese” che fece da spartiacque tra l’età moderna e quella contemporanea. Erano i primi anni trenta del settecento, a Londra c’era il governo di Horace Walpole che aveva interesse a tenere sotto controllo l’esilio della famiglia reale degli Stuart. Il “Giovane Pretendente” al trono d’Inghilterra, Carlo Edoardo Stuart, era motivo di preoccupazione per il re Giorgio II, il quale si serviva di aristocratici e diplomatici come spie e agenti segreti, per essere informato costantemente delle azioni degli Stuart che vivevano tra Roma e Firenze. Carlo Sackeville, conte di Middlessex, grazie al suo amore profondo per la musica fu uno dei primi inglesi a risiedere a Firenze, divenendo impresario del Teatro della Pergola, con il pieno appoggio iniziale di Horace Walpole, influente ministro inglese sotto i governi di Giorgio I e Giorgio II.
Fabio Borbottoni Firenze
Nel 1777, Carlo Edoardo Stuart comprò a Firenze una proprietà, in via Capponi, che era appartenuta al padre e al fratello di Eleonora di Toledo, moglie del Granduca Cosimo I de’ Medici, un Casino con un giardino meraviglioso, descritto dal Vasari “come il più bello mai visto, neanche al pari di Boboli”, nel quale fino al 1574 era collocata una grandiosa e simbolica fontana, poi venduta al Senato di Palermo ed oggi, nella stessa città, collocata al centro di Piazza Pretoria. Carlo Edoardo Stuart, conosciuto con lo pseudonimo di Conte d’Albany, e la moglie, la principessa Luisa von Stolberg, che diverrà successivamente la compagna di Vittorio Alfieri, si stabilirono a Firenze. Furono anni durante i quali lo Stuart, reduce dalla sconfitta della battaglia di Culloden nel 1746, ultima battaglia a favore della causa giacobita, e sconfitto dal figlio del re Giorgio II, in esilio a Firenze, dovette fronteggiare le aperte ostilità del console inglese Horace Mann, imparentato con Horace Walpole, che nei suoi soggiorni fiorentini, aveva creato un esclusivo ritrovo di intellettuali e aristocratici inglesi in un Palazzo in Santo Spirito.
Fabio Borbottoni
Sono questi gli anni durante i quali il filo della storia della società inglese a Firenze inizia a delinearsi, perché non si possono collocare gli eventi sotto la parola casualità, ma li possiamo inquadrare in una connessione di cause-effetti degli avvenimenti storici. Ed ecco apparire sul palcoscenico dello scorrere del tempo, la società dell’ottocento, che iniziò a far partecipe le donne, coloro che costituirono il “salotto buono” della Firenze intellettuale.
Donne come Elisabeth Barrett Browing, Giorgina Craufurd, la Miss Uragano Jessie White Mario, Sarah Nathan, donne che saranno successivamente protagoniste del Risorgimento Italiano, le “Donne Mazziniane” che fecero l’Italia. L’aria di Firenze era dunque aria di libertà e di scambio di idee, di nuove rivoluzioni, l’aria della capitale non solo di un nuovo regno ma di un intero mondo che iniziava a comprendere la nuova società emergente, quella americana.