Fincantieri e Sparkle Tim accordo per sorvegliare i cavi sottomarini. Panama va incontro a Washington, esce dalla Belt on road e fa causa alle Holding cinesi.

L’italia si sta dimostrando una grande eccellenza con l’accordo firmato a fine dicembre tra Fincantieri, leader globale nella cantieristica navale, delle tecnologie marine e sottomarine per le quali sta sviluppando soluzioni avanzate di sorveglianza e protezione . Sparkle è primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, la loro collaborazione sarà a protezione dei 90% di cavi in fibra ottica che si estendono per oltre 600.000 km attraverso Europa, Africa, Medio Oriente, America e Asia. L’accordo si inquadra nell’ambito di una visione strategica per lo sviluppo tecnologico e la competitività dell’Italia a livello internazionale, in cui due eccellenze collaborano per garantire la funzionalità di infrastrutture fondamentali per la connettività digitale e per la crescita tecnologica globale.

Panama verso Washington? 

Non solo Panama e’ uscita dalla Belt on road ma il 3 febbraio 2025 ha presentato denuncia di incostituzionalità nei confronti delle società di Hong Kong Hutchison Holdings, che gestisce gli scali di Cristobal, del versante atlantico, e Balboa, su quello pacifico tramite la controllata Panama Ports Company. Quindi può cambiare completamente lo scenario. Panama diede le concessioni alla società cinese nel 1997, con rinnovo automatico nel 2021 fino al 2047. E proprio questa presenza cinese sulle due sponde di Panama, a pochi chilometri dagli imbocchi del Canale, è per la maggior parte degli analisti il motivo della mossa aggressiva di Trump. Per ora siamo al livello di una denuncia, quindi non c’è alcuna decisione, ma è un chiaro segnale che Panama sta cedendo a Washington. Pechino ha detto di rispettare la sovranità di Panama sul Canale e riconosce il suo status come via d’acqua internazionale e la sua neutralità.

L’Apoteosi di Cosimo I e di George Washington: da Palazzo Vecchio al Campidoglio americano

Apoteosi di Cosimo I

Per comprendere le storie dipinte dal Vasari nel Salone dei 500 in Palazzo Vecchio, la chiave e’ il tondo centrale,  l’Apoteosi di Cosimo I. L’opera fiorentina, eseguita tra 1563 e 1565 segui’ il volere della committenza medicea. Il Vasari dipinse Cosimo I de’Medici divinizzato, elevato al cielo, un illuminato coronato da Firenze con una  corona di quercia simbolo del’Impero Romano, e da una corona aurea principesca in quanto divenuto duca. Intorno  al sovrano sono disposti su un parapetto circolare tutti i gonfaloni dei quartieri e delle arti fiorentine, ognuno affidato alla custodia di un putto. Anche la posizione dell’opera vasariana, al centro del Salone dei Cinquecento, fungeva da un’ideale repubblicano di chiara matrice romana. Basti ricordare come uno degli edifici simbolo dell’antica Roma in cui si radunavano i senatori, si chiamava Campidoglio. Il Salone era infatti divenuto nel XVI secolo la sala di rappresentanza della Signoria Fiorentina nonché salone delle udienze. 

Incoronazione di Cosimo I

Nel XIX secolo , precisamente nel 1865 l’anno che Firenze divenne capitale d’Italia, Costantino Brumidi, pittore italiano trasferitosi in America, affresco’ la grandissima cupola dell’enorme rotonda del Campidoglio di Washington DC. Un’architettura imponente per incarnare la storia e i valori degli Stati Uniti. L’Apoteosi di George Washington è un affresco carico di valenze politiche e non solo, il punto di riferimento ancora una volta e’ l’Italia e l’esaltazione di personalità “illuminate”. 

Al centro della composizione c’è George Washington posto in una sorta di Olimpo. Il primo presidente degli Stati Uniti è come “asceso al cielo” per diventare anch’esso divinizzato proprio come lo fu Cosimo I: è l’Apoteosi celebrata dagli antichi greci la deificazione di un eroe.  Esso è avvolto in un drappo purpureo e poggia i piedi su un arcobaleno. Al suo fianco troviamo la dea Libertà, distinguibile per via del cappello frigio che i romani donavano agli schiavi affrancati. Alla sua destra è invece la dea Vittoria, distinguibile per via della tromba e della palma del vincitore.

George Washington con una mano tiene un libro che indica mentre con l’altra mano impugna una spada puntata verso terra. Il presidente e le due dee sono posti all’interno di una circonferenza formata da tredici fanciulle, ognuna contrassegnata da una stella. Tali raffigurazioni rimandano chiaramente alle tredici colonie originali del primo nucleo dei moderni Stati Uniti. Alcune di queste allegorie danno le spalle a Washington, e non è casuale. Rappresenta  la situazione in cui tali colonie si trovavano al tempo dell’affresco, separate per proprio volere dall’Unione originale. Ricordiamo che siamo a pochi mesi dalla fine della Guerra Civile americana.

Alle estremità della cupola Costantino Brumidi ha dovuto anche raffigurare sei scene, sei allegorie nazionali che però non sono completamente visibili da terra. In senso orario, partendo dal presidente Washington, troviamo: la Guerra, la Scienza, la Marina, il Commercio, la Meccanica e l’Agricoltura. Posta sotto i piedi di Washington è la Guerra. Essa rappresenta la Libertà che soggioga la Tirannia e il Potere Regio. Al suo fianco vi è un’aquila americana che tiene delle frecce e, dietro di lei, dei tuoni, elementi che compaiono nel Great Seal statunitense. Segue la Scienza con Minerva che indica un generatore elettrico con al fianco Benjamin Franklin, Samuel Morse e Robert Fulton: essi rappresentano il genio inventivo americano. Succede poi la Marina con Nettuno assieme a Venere. Quest’ultima lascia cadere in mare il filo telegrafico che avrebbe collegato gli Stati Uniti con l’Irlanda. Sullo sfondo si può vedere poi una nave da guerra.

Troviamo poi il Commercio con Mercurio che sta donando una borsa di denari a Robert Morris, finanziatore della Guerra di Indipendenza. La Meccanica in cui figura Vulcano accanto a dei cannoni e ad una macchina a vapore. L’uomo che sta lavorando alla forgia è Charles Thomas, supervisore dello scheletro metallico della cupola del Campidoglio. L’ultima allegoria è quella dell’Agricoltura in cui compare Cerere seduta sopra una falciatrice meccanica per il grano. In questa allegoria il ragazzo che tiene le redini dei cavalli è la rappresentazione dell’America mentre la dea Flora, a sinistra, sta raccogliendo i frutti da lui coltivati.

L’opera di Costantino Brumidi non è solo l’apoteosi di Geroge Washington, è l’apoteosi della nazione americana. Una immagine che più di ogni altra sintetizza la storia, la cultura e quelle che erano le ambizioni degli Stati Uniti nella seconda parte dell’XIX secolo. Un monito, una ispirazione, un ideale per tutti coloro che lavorano per il bene della nazione americana.

Baltico ed Artico

Dal 2013 il nostro Paese è osservatore nel Consiglio Artico, e attraverso istituzioni come il CNR e l’Enea promuovono ricerca avanzata e cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la tutela ambientale, confermando la regione dell’Artico interesse prioritario anche per la politica estera italiana. 

Il contesto globale sta rapidamente trasformando l’Artico in un teatro di competizione tra grandi potenze. Lo scioglimento dei ghiacci, accelerato dal cambiamento climatico, sta aprendo nuove rotte commerciali e rendendo accessibili risorse naturali immense, suscitando l’interesse di attori come Russia, Stati Uniti e Cina. Mosca, che possiede la più grande flotta di rompighiaccio al mondo, vede nell’Artico una leva economica fondamentale, mentre Pechino ha inserito la regione nella Belt and Road Initiative attraverso il progetto della Polar Silk Road. Gli Stati Uniti, insieme agli alleati Nato, stanno rafforzando la propria presenza nella regione per contenere l’influenza russo-cinese e preservare il controllo su risorse vitali e sulle rotte marittime strategiche. La collaborazione tra Russia e Cina, in particolare, sta sollevando interrogativi sulla stabilità della regione. La Cina, pur non essendo un Paese artico, si è autoproclamata “Near Arctic State” e ha intensificato la cooperazione con Mosca, soprattutto sul piano economico. Questo asse si manifesta con iniziative congiunte, come lo sviluppo della Northern Sea Route o rotta marittima del nord che ha il potenziale di accorciare i tempi di navigazione tra Europa ed Asia, i progetti energetici russi, ma solleva dubbi sulla reale neutralità delle ambizioni cinesi. L’Artico, dunque, si configura come un crocevia di interessi economici, ambientali e geopolitici, con forti legami verso altre aree strategiche come il Mediterraneo Allargato e l’Indo-Pacifico. L’interconnessione tra questi teatri emerge chiaramente dalle recenti dinamiche globali, che vedono sovrapporsi rotte, attori e interessi in un sistema sempre più interdipendente. 

L’Artico è un’area di cruciale importanza geopolitica. Questa regione non è significativa solo per la sicurezza degli Stati Uniti e del Canada, che sono membri del Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (Norad), ma hanno un impatto sull’intero equilibrio delle dinamiche globali. Negli ultimi anni, si è assistito a un’intensificazione delle attività militari russe in quest’area, un fenomeno che ha allertato le nazioni occidentali. Per garantire la sicurezza del proprio spazio aereo, il Norad si avvale di una rete di difesa stratificata e altamente tecnologica. Questa infrastruttura include satelliti, radar sia terrestri che aerei, e aerei da combattimento, tutti progettati per rilevare e monitorare le attività aeree in tempo reale. Grazie al Norad le informazioni sono immediate per le autorità competenti. Il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America rimane costantemente in allerta. Nell’Artico e nel Mar Baltico si sta combattendo una battaglia silenziosa, lontana dai riflettori dei media, ma con conseguenze estremamente pericolose. La Silver Dania è una nave da carico con equipaggio Russo, la quale è stata trattenuta dalle autorità norvegesi il 31 gennaio del 2025 per sospetti atti di sabotaggio dopo che un cavo di collegamento in fibra ottica tra l’isola svedese di Gotland e Ventspils in Lettonia era stato danneggiato. L’equipaggio è stato  rilasciato in quanto non sono state trovate prove  del coinvolgimento. Gli attacchi ibridi russi alle infrastrutture critiche sottomarine, in particolare ai cavi in fibra ottica, sono in aumento, specialmente nell’Artico e nel Mar Baltico. I cavi sottomarini sono vitali per l’accesso al digitale, a Internet, alle comunicazioni militari e civili, al trasporto di energia tra le nazioni ecc. Gli attacchi sono una strategia facile ed economica per la Russia per causare disordine nell’Europa settentrionale. Sfortunatamente, scoraggiare la Russia è più facile a dirsi che a farsi. Nelle aree artiche e baltiche, in particolare, gli attacchi russi hanno registrato una crescita dal 2021, quando un cavo dell’Osservatorio dell’Oceano LoVe andò fuori servizio nel nord della Norvegia. Nel 2022, anche un cavo in fibra ottica di comunicazione che collega le Svalbard alla terraferma norvegese è stato sospettosamente danneggiato. Questo cavo era fondamentale per le comunicazioni norvegesi verso la terraferma ed essenziale per il settore delle infrastrutture spaziali. Nel 2023 ancora un ulteriore danneggiamento, questa volta è stato interrotto un cavo di un gasdotto del Baltic Center Connector. Gli investigatori hanno rapidamente stabilito che la New Polar Bear, una nave portacontainer cinese, era la responsabile. La Cina ha ammesso la lesione al cavo, ma ha detto che non era stata intenzionale.

Nel 2024, due cavi nel Mar Baltico sono stati tagliati, uno di essi collega la Germania alla Finlandia, mentre il secondo collega la Lituania alla Svezia. Anche questa volta la nave responsabile è cinese. Gli episodi del 2023 e del 2024 hanno, dunque, coinvolto navi cinesi, indicando una crescente cooperazione russo-cinese sugli attacchi ibridi, ma il vero problema è riuscire a dimostrarlo.

Il Mar Baltico è una delle aree più controllate al mondo, eppure stiamo assistendo ad attacchi alle sue infrastrutture. Il rischio è che ignorando questi segnali, ci si ritrovi improvvisamente senza connessioni, senza energia e senza la possibilità di reagire. La Russia di Putin, aiutata dalla Cina non rappresentano un pericolo per l’Occidente intero ma nello specifico un grande problema per l’Europa, per i popoli europei, nella loro legittima volontà di affermare la propria forza politica e, soprattutto la costruzione del proprio ruolo militare nel mondo: Putin come dimostrato è nemico principale dell’Europa, non di tutto l’Occidente. L’Ucraina è in guerra da quasi tre anni, la Finlandia ha visto, per ora, solo le centinaia di navi della flotta “ombra russa” a provocazione delle sue coste. La domanda da porsi è: la Finlandia sarà il prossimo obiettivo europeo dell’espansionismo russo?

La situazione ha richiesto il dispiegamento di una nuova missione atta a scoraggiare eventuali futuri tentativi da parte di un attore statale o non statale di danneggiare le infrastrutture sottomarine critiche nel Mar Baltico ed Artico . E’ nata la “ Baltic Sentry, la Sentinella Baltica, così definita dal segretario generale Mark Rutte, al fianco del presidente della Finlandia, Alexander Stubb, e al primo ministro dell’Estonia Kristen Michal:  “Useremo le risorse militari giuste, nei posti giusti, al momento giusto, per scoraggiare futuri atti di destabilizzazione”,

Con l’ingresso nell’Alleanza atlantica di Finlandia e Svezia il Mar Baltico doveva diventare il “lago della Nato”. Invece è diventato uno dei campi di battaglia della guerra ibrida condotta da Vladimir Putin contro l’Europa su più fronti. E’ essenziale potenziare il dispositivo di sorveglianza navale del bar Baltico, prevedendo, in caso di individuazione di mercantili coinvolti in atti ostili, di mettere in atto, delle contromisure che confluiscano in un coordinamento di attività di sorveglianza delle infrastrutture subacquee. Come ha fatto la guardia costiera tedesca a fine gennaio 2025, quando è intervenuta per mettere al sicuro una delle petroliere della flotta ombra della Russia, la Eventin, che a seguito di un’avaria aveva iniziato ad andare alla deriva avvicinandosi pericolosamente alle coste della Germania. Mosca usa la sua flotta fantasma per aggirare le sanzioni sul petrolio. Come ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock: “la Russia mette in pericolo la nostra sicurezza europea non solo con la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, ma anche con cavi tagliati, boe di confine spostate, campagne di disinformazione, interferenze contro il Gps e anche con petroliere fatiscenti”. Per questo motivo è nato a Northwood, Regno Unito un nuovo centro , un networking dedicato alla sicurezza di infiniti chilometri di condotte cavi energetici sottomarini, vulnerabili ad attacchi volti a interrompere la fornitura di energia, le comunicazioni globali e l’attività economica. I sensori sottomarini saranno in grado di monitorare e proteggere i cavi evincendo tracce di responsabilità. Migliorare l’efficienza del quadro di crisi a livello dell’UE per un’azione rapida in caso di incidenti che hanno un impatto sui cavi sottomarini, e istituire una riserva dell’UE per le navi via cavo al fine di abbreviare i tempi di riparazione dei cavi danneggiati.  Applicare sanzioni e misure diplomatiche nei confronti di attori ostili e della “flotta ombra”, sfruttando appieno il pacchetto di strumenti ibridi promuovendo la “diplomazia via cavo” con i partner globali.   Tra il 2025 e il 2027 saranno inoltre investiti 540 milioni di euro per finanziare progetti infrastrutturali digitali, compresi cavi sottomarini intelligenti, dando priorità ai progetti strategici di interesse europeo nel settore. E’ nata quindi una partnership militare multinazionale nordeuropea: JEF: Joint Expeditionary Force guidata dal Regno Unito, progettata per operazioni di risposta rapida in ogni scenario. Ne fanno parte, oltre alla Gran Bretagna, la Danimarca, la Finlandia, l’Islanda, la Svezia, la Norvegia, la Lituania, la Lettonia, e i Paesi Bassi. Il JEF è autonomo ma può attivarsi con la NATO , il sistema usa l’Intelligenza artificiale per valutare i dati provenienti da una serie di fonti, tra cui il sistema di identificazione automatica (AIS) utilizzato dalle navi per trasmettere la propria posizione, per calcolare il rischio rappresentato da ciascuna imbarcazione nelle vicinanze di importanti infrastrutture sottomarine. Sono ventidue le aree interessate dal Nordic Warden e monitorate dalla sede operativa del JEF a Northwood nel Regno Unito. Sono alcune parti della Manica, del Mare del Nord, dello Stretto del kattegat che separa la Svezia meridionale dalla Danimarca e nel Mar Baltico. E’ fondamentale investire nella loro protezione con un sistema di sicurezza nazionale, condizione necessaria per garantire stabilità economica e geopolitica globale.

L’italia si sta dimostrando una grande eccellenza con l’accordo firmato a fine dicembre tra Fincantieri, leader globale nella cantieristica navale, delle tecnologie marine e sottomarine per le quali sta sviluppando soluzioni avanzate di sorveglianza e protezione . Sparkle è primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, la loro collaborazione sarà a protezione dei 90% di cavi in fibra ottica che si estendono per oltre 600.000 km attraverso Europa, Africa, Medio Oriente, America e Asia. L’accordo si inquadra nell’ambito di una visione strategica per lo sviluppo tecnologico e la competitività dell’Italia a livello internazionale, in cui due eccellenze collaborano per garantire la funzionalità di infrastrutture fondamentali per la connettività digitale e per la crescita tecnologica globale.  Non possiamo tralasciare l’incontaminata Groenlandia che sta diventando un’ importante snodo strategico dove si intrecciano tensioni geopolitiche e nuovi modelli commerciali, un luogo di grandi cambiamenti climatici, dove le conseguenze di questi fenomeni sono sempre più evidenti.  L’aspirazione statunitense di “mettere le mani” sulla Groenlandia sta diventando una situazione molto complessa, come confermato dal Segretario  di Stato americano Marco Rubio nelle sue parole: “non si tratta di acquisire terreni per il gusto di farlo, si tratta del nostro interesse nazionale e la questione deve essere risolta”,  Rubio ha espresso preoccupazione per il fatto che la Cina abbia una maggiore attenzione sull’Artico, e possa guadagnare terreno in Groenlandia. Il timore che i cinesi cercheranno di fare alla Groenlandia quello che hanno fatto al  canale di Panama e ad altri luoghi, e’ una frase che dice tutto e nulla allo stesso tempo ma che sembra idonea soprattutto a giustificare le pretese di Washington sull’isola artica dal momento che, aldilà di sviluppi futuri abbastanza realistici, non vi sono al momento indizi né negoziati tra il governo della Groenlandia e la Cina. Im ogni caso, il paragone con Panama, deve mettere in evidenza che vi sono presenti società cinesi che gestiscono i porti del canale  i cui primi fruitori commerciali sono gli Stati Uniti seguiti proprio dalla Cina, concessioni che lo Stato panamense ha firmato nell’ambito della sua legittima sovranità ma che uscendo dalla Belt on road cinese e dando il via legale il 3 febbraio 2025, con la presentazione di denuncia di incostituzionalità nei confronti delle società di Hong Kong Hutchison Holdings, che gestisce gli scali di Cristobal, del versante atlantico, e Balboa, su quello pacifico tramite la controllata Panama Ports Company, cambia completamente lo scenario. Panama diede le concessioni alla società cinese nel 1997, con rinnovo automatico nel 2021 fino al 2047. E proprio questa presenza cinese sulle due sponde di Panama, a pochi chilometri dagli imbocchi del Canale, è per la maggior parte degli analisti il motivo della mossa aggressiva di Trump. Per ora siamo al livello di una denuncia, quindi non c’è alcuna decisione, ma è un chiaro segnale che Panama sta cedendo a Washington.

Sicuramente anche i continui riferimenti al Canada come 51º Stato degli Stati Uniti d’America hanno irritato il governo di Ottawa e il regno Unito. Sul piano strategico geopolitico l’impressione è che a Trump interessi il controllo della Groenlandia e del Canada soprattutto per uguagliare la Russia nell’estensione territoriale nell’Artico con l’obiettivo di sfruttarne il più grande giacimento di terre rare del mondo, e i giacimenti di uranio., senza dimenticare le rotte commerciali che oggi sono navigabili senza rompighiaccio per molti mesi. Le minacce rivolte alla Groenlandia sono state prese molto sul serio dal premier danese Mette Frederiksen che il 25 gennaio ha avuto un colloquio telefonico di 45 minuti molto teso con Trump.  Secondo il Financial Times, che cita alti funzionari europei, il presidente americano avrebbe insistito sulla determinazione ad acquisire la Groenlandia.

Trump non ha mai mostrato molta considerazione per la sovranità danese sulla Groenlandia; l’isola certo gode  di ampia autonomia ma la sua storica appartenenza alla Danimarca è ben presente anche nell’araldica della monarchia danese che ha recentemente 

Modificato il proprio simbolo rafforzando il peso della Groenlandia e delle Isole Faroe in risposta alle pretese artiche di Trump. Nella versione aggiornata dell’araldica, uno dei riquadri raffigurante le tre corone delle monarchie di Danimarca, Svezia e Norvegia è stato rimosso e due riquadri, invece di uno solo, sono stati dedicati all’orso polare e all’ariete per simboleggiare rispettivamente la Groenlandia e le Isole Faroe

Resta in ogni caso quanto meno curioso che mentre l’Europa rischia di perdere la guerra in Ucraina contro la Russia debba guardarsi le spalle dalle minacce degli  “alleati” statunitensi.

 

( fonti: Casa Bianca, Governo Danese, Ministero della Difesa Danese, Ministero difesa Regno Unito)

 

 

Compagnons du Devoir, le Arti, i Costruttori del Cammino di Santiago la pietra e il legname. Elena Tempestini

Da decenni affrontiamo il problema della perdita del lavoro artigianale, ma non solo in Italia, in tutta l’Europa. La manualità della conoscenza di maestri che formino le nuove generazioni, la condivisione della conoscenza del “saper fare”. Una formazione per vivere esperienze professionali, culturali e personali che moltiplichino le prospettive del futuro. In Francia c’è un Consorzio «Compagnons du Devoir» che prevede la formazione artigianale impiegando i giovani in aziende, in centri di formazione nei Paesi disposti ad accoglierli; praticamente una “soluzione” concreta agli apprendistati. Compagnon du Davoire e’ un’ Associazione nata senza scopo di lucro nel 1941. 

Se facciamo un passo indietro la parola Compagnonaggio deriva dalle antiche corporazioni di mestiere che nel medioevo nascevano in Europa e a Firenze trovavano radici solide. Vi erano gli appartenenti a vari mestieri, fra cui i tagliatori di pietre, del legname, i carpentieri, gli scultori e in genere, tutti i Maestri d’Opera che i carteggi del Museo di Santa Maria del Fiore custodisce nei suoi Archivi. l’Arte dei Maestri di Pietra e Legname commissionò a Nanni di Banco il gruppo dei Quattro Coronati che sono i santi protettori dei architetti, Marmisti , scalpellini e falegnami. Realizzato tra il 1409 e il 1417 il loro ruolo di protettori della categoria di scultori e architetti è testimoniato anche dal bassorilievo alla base del tabernacolo, dove i Quattro Santi sono raffigurati alle prese con opere di costruzione, di falegnameria, di calcolo architettonico e di scultura in onore alla corporazione dei committenti dell’opera. Per quanto duro possa essere la materia da lavorare e dare significato al lavoro stesso essi indicano al cuore cosa significa essere umani. La lavorazione della pietra per dare sostanza all’architettura, e non da meno l’Arte del legname che scolpisce un putto, riportandoci all’antica metafora dell’Asino d’Oro di Apuleio, al biblico Giona nella Balena, fino ad arrivare nel pieno Ottocento con la metafora di vita del racconto di Carlo Lorenzini , Pinocchio. Chissà quante volte Carlo Lorenzini sarà passato davanti al bassorilievo di OrsanMichele frequentando assiduamente il caffè Castelmur sull’angolo di via dei Calzaiuoli. Nanni di Banco nel 1400 riuscì a dare a quest’opera la vera importanza delle relazioni umane , della discussione e sopratutto del saper lavorare in gruppo.

Lo stesso bassorilievo lo possiamo trovare in via dello Studio, la via che ospitava l’Università di Firenze nel 1364, spostata a Pisa da Lorenzo il Magnifico nel 1472, al lato dell’antica bottega delle Arti di costruzione dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

Due passi indietro per comprendere meglio il presente. 

Andiamo nel territorio francese, nel periodo che precede di poco l’anno mille. Siamo nei Pirenei, precisamente tra Francia e Spagna, territorio di leggende, di storie, di tesori, segreti ed eresie. Il tipico destino di tutti i luoghi di confine e sopratutto di racconti complessi della storia come alcuni libri di successo ci hanno “ incuriosito”. Ricordiamo che nell’antica Roma Nell’antica Roma, Giano Bifronte, patrono dei “ “Collegia opificium atque fabrorum” , istituiti dall’etrusco re Numa erano le corporazioni degli artigiani e degli operai che celebravano le feste solstiziali. Giano bifronte divenne simbolicamente “ diviso” nei due San Giovanni. A Montsaunès, sui Pirenei in Spagna, incorporata nella parte inferiore della torre, della chiesa romanica di Sant Tomas di Casarilh, nella Valle di Aran, c’è una pietra templare scolpita con tre cerchi con altrettanti simboli: al centro il Chrisma simbolo dei costruttori, a destra una Croce Templare, a sinistra un fiore a quattro petali, inclinati verso sinistra. In basso sotto i tre cerchi possiamo vedere due teste, i due San Giovanni della tradizione cristiana. In alto in corrispondenza delle due teste abbiamo i due fiori di Lys, uno rivolto verso l’alto, sole alto nei cieli, solstizio d’estate, Giovanni Battista, l’altro capovolto sole nel fondo del cielo, solstizio d’inverno, Giovanni Evangelista.


Montsaunès ,
Torre di Sant Tomas di Casarilh nei Pirenei

Nel Medioevo nei Pirenei vivevano i Cagoti, una popolazione misteriosa, poco conosciuta coloro che come i Catari vedevano nell’opera delle loro mani la via del “ dovere” per vivere. Persone perseguitate, costrette a stare nei ghetti, ad indossare delle vesti con un segno particolare cucito sull’abito ; una zampa d’oca.

La storia ci dice che questo simbolo, che appare anche sulla facciata di Notre Dame fosse utilizzato dai Templari. Il simbolo veniva fregiato su case o locande per considerarle sicure per gli affiliati all’ordine. I racconti del tempo raccontano che nel “gioco dell’oca”, inventato dagli stessi Templari, fossero celati luoghi del Cammino di Santiago che avevano un particolare significato per gli affiliati all’Ordine . Solo gli iniziati naturalmente conoscevano la chiave per decodificarli.
Ancora oggi sono visibili le pietre della piazza della cittadina di Logroño, dove è stato ricostruito il pavimento con la raffigurazione della caselle del gioco dell’oca, che rappresentano le principali tappe del cammino di Santiago o Cammino delle stelle.


percorso del gioco dell’oca disegnato sulla piazza di Logroño sul Cammino di Santiago

I fondatori del compagnonnage furono il re Salomone, il maestro Jacques e il padre Soubise. I Maestri d’Opera delle cattedrali gotiche erano a capo di confraternite di costruttori chiamate “Compagnons”, la quale missione era quella di formare e accogliere igiovani nel Tour de France della compagnia. La Confraternita dei costruttori più importante era quella “ dei figli di Salomone legati all’Ordine del tempio, alle quali è attribuita la costruzione di molte chiese fra cui le cattedrali di Chartres, di Amiens e di Reims. Ci fu un accordo fra i Templari e i Compagnons in base al quale, i primi s’impegnarono a proteggere i Compagnons e a mettere le loro competenze a disposizione, mentre i secondi s’impegnarono di mantenere i segreti, gli insegnamenti sugli aspetti esoterici di costruzione. Senza la protezione dei Templari i Compagnons sarebbero stati costretti a sottomettersi all’ autorità ’ clericale.

Nelle comunità cagote c’erano diversi maestri costruttori sia a Béarn che a Navarra. In epoca più tarda, i Cagoti appaiono tra le comunità dei falegnami.

Nella società dell’Alto Medioevo la posizione dei maestri costruttori era più onorata di quella dei maestri falegnami. Nei primi tempi i documenti indicano, infatti, la presenza di cagoti agiati come Auriol Donat, al contrario delle epoche successive, nel 950/1000 d. C. inizia una vera e propria “ guerra” ai cagoti

Ma quale avvenimento, occorso nell’arco di questi cinquant’anni, portò alla rovina dei costruttori cagoti? Quale fatto determinò il loro declino sociale da maestri costruttori a falegnami?

Nell’anno 910 fu fondato l’Ordine Cluniacense di Cluny, che in breve tempo divenne il più potente e ricco d’Europa. Di pari passo con l’aumento dell’influenza di Cluny, peggiorava la situazione dei Cagoti. Più le abbazie cluniacensi si moltiplicavano, più i Cagoti erano emarginati. Eppure la rapida espansione cluniacense esigeva l’opera di maestri costruttori. Perché allora i Cagoti persero terreno? La risposta deve essere cercata nella rivalità fra le confraternite di costruttori.

La richiesta crescente di Cluny portò a creare una concorrenza spietata. Le confraternite rivaleggiavano per ottenere gli incarichi. Soprattutto due di esse” I fils du Pere Soubise geniali lavoratori del legno i falegnami, e gli Enfants de Maitre Jacques, grandi maestri della pietra. Ed è proprio tra gli Enfants che troviamo i Cagoti. Gli Enfants de Maître Jacques avevano costruito gli edifici sacri situati lungo la rotta che portava a Santiago di Compostela. Un itinerario dalle origini precristiane, la cui esistenza fu trasmessa alla posterità dai monaci mozarabi, cristiani della Penisola Iberica i quali sotto il dominio musulmano assunsero caratteri della civiltà araba, tanto che mozárabes significa “ arabizzati”. Erano coloro che salvarono la memoria del cammino di Santiago, originariamente un viaggio iniziatico ai confini della terra conosciuta, dai Pirenei fino all’oceano Atlantico chiamato il mare di Atlantide, riuscendo successivamente a collegarlo alla leggenda dell’apostolo San Giacomo.

È probabile che la causa della rovina dei Cagoti sia stata proprio questo stretto legame di cristiani arabizzati , dei maestri costruttori che erano a conoscenza della tradizione pagana dalla quale discendevano . Si può pensare che il potente Ordine Cluniacense abbia preferito i Fils du Pére Soubise , i lavoratori del legname piuttosto che i costruttori della pietra , in quanto cultori di un pensiero poco ortodosso per la cristianita’ dei tempi volendole la rovina? Potrebbe essere la risposta a molte domande.

Le tracce dei Cagoti emergono dall’ombra soltanto più di quattrocento anni dopo, nel Rinascimento, nel bassorilievo di Nanni di Banco e successivamente durante la Rivoluzione francese, quando si attivarono come Compagnons du Devoir de Liberté, detti più semplicemente “ Gavots”.

Dall’arte di maestri della pietra si adeguarono a quella, più modesta, di falegnami. Con il passare del tempo, nessuno ricordava più i momenti di gloria che avevano conosciuto gli architetti del Cammino di Santiago de Compostela. Il loro segno, però, rimase scolpito sugli edifici sacri. Era lo stesso che avevano adottato i loro predecessori, gli Enfants du Maître Jacques, e che i Cagoti portavano cucito sui loro abiti: “ la zampa d’oca”.

Nel 1314, dopo la morte dell’ultimo Gran Maestro del Tempio, a Parigi nacquero “le corti dei miracoli“, piccoli mondi di quartiere, rifugi di ladri, mendicanti e reietti. Qui i maestri della lingua dell’argot, i costruttori regnavano sovrani. Ed è Victor Hugo a raccontarli, li descrive nel suo capolavoro, il romanzo Notre Dame de Paris, Nostra Signora di Parigi. Proprio il suo personaggio Henri Sauval è uno degli ultimi capi della più grande corte dei miracoli parigina. Uno degli ultimi veri Re d’Argot, l’ultimo dei Cagoti ,colui che parlava la lingua l’argot.

Giordano Bruno un intellettuale scomodo, un clerico vagante in giro per l’Europa. Elena Tempestini

“Un’unica forza, l’Amore, unisce infiniti mondi e li rende vivi”. Un cuore sacro si slancia verso l’universo intero. Filippo Bruno veste l’abito domenicano a Napoli a soli diciassette anni prendendo il nome di Giordano. Sacerdote nel 1572, dottore in teologia tre anni dopo, animato da un’insaziabile passione per lo studio, diviene in breve tempo uno dei più brillanti intellettuali d’Europa. Il suo e’ un continuo muoversi attraverso le più prestigiose università, insegna ad Oxford, continua a studiare l’arte della memoria, le tecniche mnemoniche tramandate dalla dea greca Mnemosine madre delle Muse che proteggono l’arte e la storia. La dea memoriae dona ai saggi la capacità di tramandare il passato, conferisce una forma di immortalità agli uomini elevando una delle più misteriose funzioni umane. Bruno è probabilmente influenzato dalla lettura del trattato “ Phoenix sive artificiosa memoria” , scritto nel 1491 da Pietro Tomai, conosciuto come Pietro il Ravennate. Ma è nel De Oratore che Cicerone racconta la leggenda di Simonide di Ceo l’inventore dell’arte della memoria

Simonide, sfuggito miracolosamente al crollo di una sala in cui si trovava a banchettare con altri invitati, seppe identificare i corpi dei vari commensali, resi irriconoscibili dalle ferite, ricordandosi del posto che occupavano a tavola. Da questo evento Simonide ricavò l’importanza dell’ordine e delle immagini per la memoria. Cicerone spiega che le impressioni trasmesse dai nostri sensi rimangono scolpite nella nostra mente e che di tutti i sensi il più acuto è quello della vista. Per cui dedusse che la memoria riesce a conservare il possesso di quanto si ascolta o si pensa quando le sensazioni entrano nel cervello con l’aiuto della vista. In questo modo la rappresentazione con immagini e simboli concretizza le cose astratte ed invisibili con tanta efficacia, che riusciamo quasi a vedere realmente attraverso immagini concrete quel che non siamo capaci di percepire col pensiero. E’ L’Amore per la verità che porterà Giordano Bruno inevitabilmente in contrasto con la cultura dogmatica del tempo, un’atmosfera oscurantista e retriva di cui saranno vittime, decenni dopo grandi scienziati come Galileo Galilei. Se un tempo precedente, nell’epoca medioevale erano i goliardi a portare avanti la tradizione dello spirito che anima le comunità di coloro che necessitano dello studio accompagnato dal voler andare oltre la conoscenza dogmatica, ad evidenziare l’essere umano che è in continua ricerca della sapienza, dell’ironia, del piacere della compagnia e dell’avventura, alla metà del 1500 vede in Giordano Bruno, giovane domenicano la stessa irrequietezza. Dentro di sé l’eroico furore dei vaganti di notte, dei posseduti da Dioniso, degli iniziati che, avviluppati in una danza a spirale, attraversano i secoli, portando fardelli inutili e pesanti appartenenti agli esseri umani.
Giordano Bruno sosteneva la “filosofia nova” che rimuove ogni superstizione, che si riconnette alla suprema visione della “ Divina Bontade” nel creato che non è separato dall’Altissimo, perché vede l’impronta di Dio.

La filosofia di Giordano Bruno si apre ai sensi, accontenta lo Spirito, magnifica l’intelletto e porta l’uomo alla vera beatitudine, lo fa godere del momento presente senza più temere, avere paura di dover sperare nelle aspettative illusorie del futuro.
Non è vero che Dio e’ isolato dal mondo, che il cielo lo sia dalla terra, che l’universo sia finito e che la terra ne sia al centro, ferma, immobile. Non è vero che l’uomo sia impossibilitato a raggiungere, senza mediazioni, il pensiero divino. Il mondo è un universo abitato da infiniti mondi e Dio è principio unificante e ordinante, e’ Anima Mundi, che si identifica ineluttabilmente nella bellezza dell’universo, nella sua natura mai esausta della divina creazione. Dio e l’universo sono accomunati nell’unità della Vita, sono intrecciati e la scienza di oggi, dopo più di 500 anni ci dimostrerà “ l’entanglement” l’ intreccio già percepito da Bruno che descriverà in “ De l’Infinito, universo e mondi” ( Londra 1584) con il quale chiuderà i dialoghi cosmologici intrapresi “con la cena delle ceneri e proseguiti con “De la causa , principio et uno”.

L’infinito non si lascia imprigionare , irretire, non è fisso, né immutabile, sfonda ogni limite e le vicissitudini della vita si rinnovano continuamente . Seppure la morte dissolve tutto perché invecchia la materia, il desiderio della vita resta sempre animato. La rivoluzione di Giordano Bruno non solo toglie la terra dal centro dell’universo, ma compie un pensiero completamente nuovo. l’Infinito non ammette nessun centro, nessun confine, l’infinito e’ dentro ogni individuo, che ne è potenza, un fascio di energie di vita che vengono accese dal concetto di Amore. L’infinito di Giordano Bruno esiste ed è nell’individuo consapevole, presente a sé stesso, il punto effettivo dal quale parte ogni cosa, penetra nell’atto della nascita, diviene creazione della vita e si anima di una straordinaria energia. Quid tum? Si domando’ l’Alberti, che cosa possiamo vedere realmente? L’essere umano può vedere solo l’ombra e mai il vero in sé. E’ lo stesso ‘occhio della mente’ che resterà sempre connesso a quello dei cinque sensi: “ Oculus in Carcere Tenebrarum” L’occhio nella prigione dell’oscurità, lo definirà Giordano Bruno, forse il mito platonico della caverna e il sole accecante, quel concetto che corrisponde al coraggio dell’idea del Bene. Quid Tum ? che vedi dunque a quale realtà può rivolgersi la tua luce? L’occhio umano è vero non riesce a vedere tutto, ma l’Amore finalmente si.


Giordano Bruno, ha ridato la vista ai ciechi e la lingua ai muti che non sapevano, non comprendevano, riesce in pratica a liberare la nostra ragione dalle ombre e dalle catene.
L’infinito è in primo luogo amore desiderante, libertà da ogni vincolo, relazione indissolubile, sintonia che non perde mai il contatto con la vita.
Negli Eroici furori Giordano Bruno si riconnette al Cantico dei Cantici della Sacra Bibbia, per esprimere la sovrabbondanza del principio divino. Ed è in questo preciso concetto che ritroviamo i “ Clerici Vaganti” che avevano dentro di sé il furore eroico che li animava del desiderio irrefrenabile di conoscere. Qui vi è la disposizione del soggetto che vuole apprendere la conoscenza divina, che tende disperatamente alla comprensione dell’infinito per ritrovarlo dentro di sé. Perciò, se la divinità vuole essere cercata, non può giungere ad altri, se non a coloro che la cercano, e non può essere dono spontaneo e gratuito, ma il risultato di un incontro che si concede soltanto a chi ha l’energia della sacralità della ricerca. Allo stesso tempo l’amore eroico è anche un tormento, perché istintivamente esce dall’attimo presente ed entra nell’assenza dell’illusione del futuro.

Giordano Bruno nell’estate del 1591 ricevette due lettere dal nobile veneto Giovanni Mocenigo, con l’invito a recarsi a Venezia perché gli insegnasse l’arte della memoria. L’anno successivo si recò ad insegnare all’Università’ di Padova, dove nell’autunno tenne delle lezioni di natura geometrico matematica a degli studenti tedeschi che frequentavano le sue lezioni e il cui testo sarà pubblicato con i titoli di “Praelectiones geometricae “ e “Ars deformationum”, ma pubblicate solo 500 anni dopo, nel ventesimo secolo, precisamente nel 1964.
Nel marzo del 1592 Giordano si trasferisce definitivamente nella dimora veneziana di Giovanni Mocenigo, che arso dall’invidia di non riuscire ad ottenere una memoria come quella di Bruno, durante la notte del 22 maggio lo farà rinchiudere in una stanza della casa e il giorno successivo lo denuncerà all’Inquisizione per eresia. Il cardinale Bellarmino, futuro protagonista del processo contro Galileo Galilei, cercò in tutti i modi di salvare la vita a Giordano, cercando di farlo abiurare.

Giordano Bruno sceglierà la morte e riuscirà nello stesso tempo a capovolgere il rapporto con gli inquisitori, ergendosi a giudice e riducendo la Congregazione al ruolo di imputato davanti al tribunale della verità.

il più grande progetto di intelligenza artificiale della storia si chiama Stargate. Elena Tempestini

È stata annunciata a sorpresa dopo due giorni dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca la nascita di Stargate, la joint venture tra OpenAI, Oracle e Softbank, con i Ceo delle tre società: Sam Altman, Larry Ellison e Masayoshi Son. Stargate promette 100mila posti di lavoro per rafforzare il primato statunitense nel settore dell’Intelligenza artificiale. Trump ne ha parlato in modo entusiasta come di una iniziativa senza precedenti. Le immagini della cerimonia di insediamento avevano preceduto le parole, la prima fila era tutta occupata dai CEO di aziende come Google, Amazon, Meta e Tesla, dando un messaggio ben chiaro in questo senso.

Cerimonia di insediamento alla Casa Bianca di Trump, in prima fila Zuckerberg, Bezos di Amazon, Tim Cook Apple e Elon Musk 

E’ possibile , se non addirittura scontato l’ingresso tra i fondatori anche del fondo di stato per l’intelligenza artificiale di Abu Dhabi: l’MGX, che ha lo scopo di raccogliere e gestire da subito 100 miliardi di dollari e in prospettiva ben 500 miliardi di dollari per costruire infrastrutture per l’IA negli Stati Uniti, principalmente data center da mettere al servizio di OpenAI. Elon Musk, probabilmente per la ruggine con Sam Altman, rimasto alla conduzione di OpenAI quando Mister X se n’è andato, e’ abbastanza ostile al progetto Stargate. 

Musk, Altman

L’operazione Stargate è interamente finanziata con capitali privati, e non meraviglia che possa entrare Abu Dabhi nell’investimento, Donald Trump vuole ampliare gli Accordi di Abramo per includere l’Arabia Saudita, un passo che potrebbe trasformare ulteriormente il panorama politico del Medio Oriente. L’Arabia Saudita, ha svolto un ruolo significativo nel plasmare il contesto politico del Medio Oriente. Una visione già prevista dal protocollo “Saudi Vision 2030” che vede molti interessi realizzarsi, primo fra questo è la fine di tutti i conflitti che bloccherebbero gli ingenti investimenti esteri nel Golfo. l’Arabia Saudita, ha confermato Trump, investirà  da subito 600 miliardi di dollari, ma l’America ha chiesto di arrivare fino ad  1 trilione di dollari. Le parole di Trump a Davos hanno messo sotto i riflettori il ruolo cruciale nello scacchiere globale del Regno saudita, il quale è un pilastro delle dinamiche economiche, politiche e di sicurezza internazionale. Un segno che l’ambito protocollo Saudi Vision 2030, del quale vi abbiamo spesso parlato durante le trasmissioni a http://www.whiteradio.it con la collega Elisabetta Failla, si sta realizzando passo dopo passo. Saudi Arabia prevede una strategia di diversificazione economica mirando a ridurre la dipendenza dal petrolio e sviluppare settori strategici come tecnologia, turismo e difesa. La visione poggia su tre pilastri principali: rendere l’Arabia Saudita il “cuore del mondo arabo e islamico”, diventare una potenza di investimento globale e trasformare il paese in un hub di collegamento tra Africa ed Eurasia.

Intanto Abu Dabhi ha messo in atto un punto importante al quale teneva in modo particolare già da quando il 25 aprile 2019 dette l’ annuncio ufficiale di vendere il 5% di Aramco sul mercato azionario e di costituire un fondo sovrano da 2.000 miliardi di dollari, il più grande del mondo. La differenziazione era nata nel 1976 con i petrolchimici per convertire i sottoprodotti del petrolio in prodotti chimici, polimeri e fertilizzanti utili. Saudi Sabic è leader nel mondo, detentrice della “divisione Plastics “di General electric, ma in ultimo, a dicembre 2024 si è aggiunto l’acquisto del Colosso Petrolchimico tedesco Covestro, investimento di 15 miliardi di dollari. E’ stata la prima transazione avvenuta tra il Medio Oriente e l’Europa. A livello geopolitico, Riad gioca un ruolo di equilibrio tra le grandi potenze, mantenendo relazioni strategiche con gli Stati Uniti, rafforzando la cooperazione con la Cina e intensificando le proprie interazioni con l’Europa. L’adesione ai Brics e il rafforzamento dei legami con Pechino, il lavoro di Relazioni  con la Russia attraverso il sistema OPEC+, evidenziano la volontà saudita di diversificare la propria politica internazionale secondo il cosiddetto “multi-allineamento”, il quale comprende anche la sua posizione geo strategica nel Mar Rosso, rotta marittima importantissima che per tutto il 2024 ha dimostrato le sue vulnerabilità con gli attacchi dei ribelli Houthi al commercio globale. Saudi Vision 2030 vuole formare una società più evoluta, migliorare l’urbanistica, dare la giusta importanza alla cultura, creando siti patrimonio dell’UNESCO, evidenziare lo sport e migliorare l’aspettativa di vita della società.

Un’economia che crei occupazione, inclusione delle donne nella forza lavoro, competitività internazionale, fondo per gli investimenti pubblici, investimenti diretti all’estero, esportazioni non petrolifere. Una nazione che si basi sul risparmio e sul buon reddito delle famiglie, creare organizzazioni non-profit e incentivare il volontariato.

Progetto Transcendence

Il progetto Transcendence con la partnership di Google di Alphabet aiuterà l’Arabia Saudita a colmare il divario con i giganti tecnologici quali Stati Uniti, in Europa e in Asia. Un investimento senza precedenti sulla costruzione di data center all’avanguardia, supporto alle start-up e sull’espansione dell’infrastruttura di AI per guidare sia la crescita interna che la competitività internazionale.

Praticamente, in modo globale, l’intelligenza artificiale insieme alle criptovalute ha dato il via ad un esecutivo di modello di collaborazione internazionale, che rafforzerà la leadership nella finanza digitale, un asset che Trump ha chiesto di visionare al più presto. Se Musk è l’uomo onnipresente c’è anche l’uomo ombra del Presidente, colui che non era presente all’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Il suo nome è Peter Thiel e’ abituato a sfuggire i riflettori, non ha interessi ad apparire ma a dare concretezza alle anticipazioni sul futuro e ci riesce con una precisione quasi inquietante. In primis molti anni fa, ha identificato in Trump il salvatore dell’america conservatrice, poi ha scelto personalmente il suo vice Presidente J. D. Vance quale successore a questo mandato. Peter Thiel ha profondi legami con la CIA e con il complesso militare-industriale statunitense e israeliano attraverso una azienda di sua proprietà, la Palantir Technologies, la quale durante la pandemia ha avuto una crescita immensa della domanda di cyber sicurezza, big data e intelligenza aumentata da aziende di tutto il mondo. Ha operato ovunque a servizio per la prevenzione e il controllo delle malattie usando l’analisi dei dati. Critico da anni nei confronti dell’approccio della Food and Drug Administration sulle autorizzazioni dei farmaci, perché a suo avviso “bloccano” l’innovazione allungando i tempi. Con l’amministrazione Trump 2025 potrebbe avere il coltello dalla parte del manico. Nato a Berlino Ovest, e’ tra i dieci migliori giocatori mondiali di scacchi, una mente eccellente in matematica, super appassionato della Saga del Signore degli Anelli di Tolkien, al punto di chiamare alcune sue società con dei nomi ispirati dalla saga. Ammiratore di Asimov, il quale è ritenuto uno dei padri del genere fantascientifico e ideatore delle tre leggi della robotica, divenute un riferimento fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Thiel e’ fondatore di PayPal, il primo investitore in Facebook e di molte aziende tecnologiche, Thiel governa gli enti di sovvenzione Breakout Labs e Thiel Fellowship, che finanziano la ricerca senza scopo di lucro sull’intelligenza artificiale.

Peter Thiel

Il presidente ha dato 180 giorni, per avere un rapporto con proposte legislative e regolamentari per sviluppare il settore e rafforzare la leadership statunitense al fine di promuovere il benessere umano, la competitività economica e la sicurezza nazionale. Senza giudicare siamo attenti ad osservare:

“Molti di quelli che muoiono meritano la vita e molti di quelli che vivono meritano la morte… Sei tu in grado di giudicare? Non aver fretta ad elargire morte e giudizi; nemmeno i più saggi conoscono tutti gli esiti.”
(Il signore degli anelli)

Al giuramento di Trump tecnologia e politica in prima fila, le impressioni del geniale uomo ombra Peter Thiel. Elena Tempestini

Se eravamo abituati agli insediamenti dei presidenti americani con gli attori di Hollywood in prima fila, adesso è l’epoca che mostra i CEO delle principali Big Tech, tra cui Elon Musk, Jeff Bezos, Tim Cook e Mark Zuckerberg accanto ai nuovi ministri: l’era che il presidente uscente Joe Biden ha definito la “nuova oligarchia”.

Mancava Peter Thiel, geniale consigliere ombra di Trump . Thiel interpreta la vittoria di Trump come un segnale del crollo dei liberal americani, la rivista radicale CounterPunch conferma aprendo con un articolo dal titolo “Don’t Mourn Hillary’s Lost: “Non piangiamo la sconfitta”: Prendiamo atto, facciamo una analisi e non guardiamo che i Democratici si inventeranno certamente qualche scusa per legittimare la sconfitta, perché’ essi devono accusare soltanto se stessi.. ” Non è solo colpa di Biden o Harris”, ha affermato Thiel, “ma di un intero sistema ideologico che non ha più nulla da offrire in termini di idee o sostanza”.

Peter Thiel

Thiel sostiene che il 2024 non è paragonabile al 2016, quando al primo mandato elettorale Trump “forse aveva avuto fortuna” contro Hillary Clinton. Questa volta, l’ex presidente ha battuto un Partito Democratico che ha investito tutto e ha fallito, nonostante miliardi di dollari a disposizione e una pioggia di cause e processi penali contro Trump.
Per Thiel, la vittoria di Trump segna anche la fine di un’era in cui il potere culturale di Hollywood e delle élite liberal dominava incontrastato. “Celebrity non significa più quello che significava negli anni ’90”, ha spiegato, criticando l’assenza di pensiero individuale tra le star progressiste e nelle università americane. In netto contrasto, Thiel vede Trump come il simbolo di una contro-élite che “pensa fuori dagli schemi” e sfida un sistema sempre più dogmatico.
Thiel ha messo in luce quanto sia ormai controproducente legare la propria proposta politica all’identità etnica, sessuale, culturale tutto ciò aliena più persone di quante ne attragga.

Peter Thiel tra i dieci campioni al mondo di Scacchi.


Come sappiamo da tempo, e la Presidente del Parlamento europeo lo ha ricordato, è’ iniziata una nuova era di complessa competizione geopolitica e geostrategica. Le principali economie mondiali stanno gareggiando per l’accesso alle materie prime, alle nuove tecnologie e alle rotte commerciali globali. Dall’intelligenza artificiale alla tecnologia pulita, dalla quantistica allo spazio, dall’Artico al Mar Cinese Meridionale: la competizione è appena iniziata.

Trump non è più l’eccezione ma la nuova regola americana. Thiel ha ammesso che il secondo mandato del presidente non sarà privo di sfide. Dalla crisi del confine meridionale alla crescente tensione con Cina, Russia e Iran, i problemi internazionali e domestici richiederanno soluzioni più incisive rispetto al passato. “Spero che Trump sia all’altezza”, ha detto, pur riconoscendo le difficoltà di governare un Paese che appartiene a un mondo di un’epoca complessa. La vittoria di Trump rappresenta l’occasione di una diversificazione, un’occasione per riconsiderare le fondamenta culturali ed economiche degli Stati Uniti. “La vera domanda”, ha detto Thile, “è se saremo capaci di sfruttare questa opportunità o se continueremo a ripetere gli errori del passato”. Solo il tempo, e non i giudizi affrettati ci daranno risposte.

L’intelligenza artificiale e gli scacchi, l’uomo e la macchina: Kasparov contro Elon Musk sulla questione Ucraina. Elena Tempestini

Gli scacchi, uno dei giochi più antichi e rispettati al mondo, hanno una storia affascinante che si intreccia profondamente con l’evoluzione della mente umana e, più recentemente, con l’intelligenza artificiale senza tralasciare che sia stato il primo gioco di simulazione di un campo di battaglia militare. Questa connessione, che ha preso piede negli ultimi decenni, ha trasformato il modo in cui giochiamo, studiamo e comprendiamo il gioco stesso.

La storia degli scacchi risale a circa 1500 anni fa, con le sue origini nel gioco indiano chiamato “Chaturanga”, che rappresentava le quattro divisioni dell’esercito: fanteria, cavalleria, elefanti e carri, si diffuse in Persia, dove assunse la forma di “Shah”. La diffusione attraverso il mondo arabo e, successivamente, in Europa, portò a significative modifiche nelle regole e nella struttura del gioco. Tra il XV e il XVI secolo, le regole degli scacchi iniziarono a stabilirsi in una forma più simile a quella moderna, con l’introduzione della regina potente e la formalizzazione delle aperture.

“Tra i giochi più di ogni altro sorprende che il gioco degli scacchi abbia una vicinanza unica al mondo della matematica. Nel 1575 il predominio degli scacchi era associato alla scuola italiana con Gioachino Greco, un giocatore del XVII secolo considerato il primo vero professionista. Gli scacchi da secoli sono studiati scientificamente, come una teoria combinatoria, come già Girolamo Cardano nel 1500 con il suo trattato “ Liber de Ludo Aleae” e successivamente nel 1600 Blaise Pascal avevano enunciato. Nasce la scaccografia, la geometria analitica degli scacchi, il cui fondamento è il piano cartesiano formato da 64 coppie ordinate di lettere e numeri, da A a H e da 1 a 8; un motivo in più per gli appassionati di scacchi di rivolgersi alla matematica per ottenere metodologie di analisi del gioco in molteplici situazioni.

Scaccografia 

Negli anni ’50, i pionieri dell’informatica iniziarono a esplorare la programmazione di computer per giocare a scacchi. Uno dei primi programmi fu sviluppato da Alan Turing, che già nel 1948 descrisse un algoritmo, Turochamp, il quale era in grado di giocare una partita a scacchi completa, scegliendo come muovere i pezzi dopo aver calcolato le potenziali mosse eseguibili in risposta a quelle dell’avversario, secondo un criterio stabilito in base ad un punteggio assegnato a ciascuna alternativa. Tuttavia, fu solo negli anni ’70 che l’IA negli scacchi cominciò a fare progressi significativi con il lavoro di programmi come “Chess 4.5”.

Un momento cruciale nella storia degli scacchi e dell’IA avvenne nel 1996, quando il computer di IBM, Deep Blue, affrontò il campione del mondo Garry Kasparov. Dopo una serie di partite, Deep Blue vinse la partita decisiva, segnando un importante traguardo per l’intelligenza artificiale. Questo evento non solo dimostrò le enormi capacità dei computer, ma sollevò anche interrogativi etici e filosofici sul futuro dell’intelligenza umana e artificiale. La storia degli scacchi è una testimonianza della creatività e dell’ingegno umano.

Kasparov campione mondiale di scacchi

All’inizio della guerra Ucraina, nel 2022, Garry Kasparov il campione mondiale di scacchi oggi residente in America ebbe un lungo diverbio con Elon Musk , a scatenare la rabbia fu una dichiarazione di Musk sulla necessità che Kiev riconoscesse lo status russo della Crimea. Kasparov rispose che “le persone sedute nel comfort delle loro dimore nella Silicon Valley non hanno il diritto di dire all’Ucraina come agire”.

Kasparov , nato a Baku in Azerbaigian, è stato riconosciuto come agente estero in Russia per il fatto che ha svolto attività politica, ricevendo, secondo il Ministero della Giustizia, finanziamenti dall’estero. Ad aprile 2024 Kasparov  è stato arrestato in contumacia dai russi con l’accusa di creare una “comunità terroristica”, e di finanziare e incitare pubblicamente al terrorismo. Kasparov è fuggito dalla Russia nel 2013 e attualmente vive a New York. Ha co-fondato l’Frf insieme all’attivista Ivan Tyutrin nel 2016. Il Forum si propone come un’alternativa intellettuale all’attuale regime politico in Russia.

Kasparov, qualche tempo fa attraverso i social fece critiche all’iniziativa di Elon Musk per una soluzione pacifica in Ucraina, oggi inizio 2025 diversi leader europei hanno levato la loro voce contro Elon Musk di fronte alle crescenti ingerenze del miliardario nella politica europea e lo hanno accusato di spacciare “menzogne e disinformazione” e di sostenere “un’internazionale reazionaria”. Macron lo ha attaccato per il sostegno al partito tedesco di estrema destra AfD. Dalla sua Musk ha detto che il governo laburista britannico è come uno “Stato di polizia tirannico”. Siamo a pochi giorni dal ritorno di Trump alla Casa Bianca e troveremo Musk con la missione di ridurre la spesa pubblica americana.Gli scacchi sono una simulazione di guerra, Gli scacchi si prestano a rappresentare la guerra in molteplici aspetti: massa combattente, strategia, tattica, psicologia e attività di conoscenza.

Con l’emergere dell’intelligenza artificiale, il gioco ha subito una trasformazione radicale, aprendo nuove frontiere per l’apprendimento e la competizione. Gli scacchi, da gioco di strategia millenario, si sono evoluti in un campo di battaglia tra intelligenza umana e artificiale, stimolando riflessioni su cosa significhi essere intelligenti e come possiamo coesistere con le macchine che, in un certo senso, stanno rendendo il gioco sempre più complesso.

Artabano il quarto dei Re Magi. Elena Tempestini

Artabano, il quarto re magio, è un personaggio che ha guadagnato attenzione e fascino grazie al racconto di Henry Van Dyke, intitolato “Il quarto re magio”. Pubblicato nel 1895, il racconto narra la storia di Artabano, un re magio che intraprende un lungo e difficile viaggio per portare il suo dono al neonato Gesù.

Nel racconto di Van Dyke, Artabano è un saggio e nobile re di Ectabana in Persia, studia le stelle, segue la cometa che annuncia la nascita di un grande re decidendo di unirsi ai tre Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, per portare un dono speciale: un prezioso zaffiro, simbolo della sua saggezza e della sua ricerca della verità.

Il Viaggio e le Difficoltà

Tuttavia, il viaggio di Artabano non è facile. Mentre si dirige verso Betlemme, incontra molte difficoltà e ostacoli. Nel suo cammino, si ferma ad aiutare i bisognosi e i sofferenti, salva una giovane donna e il suo bambino da un destino infausto, sacrificando il tempo che avrebbe potuto dedicare alla sua meta. Ogni volta che si ferma per aiutare qualcuno, perde l’occasione di raggiungere i suoi compagni reali e di consegnare il suo dono al bambino Gesù.

La Riflessione Finale

Quando finalmente arriva a Betlemme, Artabano scopre che Gesù è già stato portato via e non riesce a incontrarlo. Tuttavia, il suo viaggio non è stato vano. Artabano comprende che il vero significato del suo cammino è stato l’amore e la compassione dimostrati verso gli altri lungo il viaggio. La sua storia si conclude con una profonda riflessione su come i veri doni non siano solo materiali, ma importanti gesti di amore e altruismo.

Il Messaggio di Van Dyke

La narrazione di Van Dyke ci invita a riflettere su ciò che significa realmente “seguire la stella”. Artabano rappresenta coloro che, pur perdendo di vista la meta finale, trovano il vero scopo nel cammino stesso, dedicandosi a fare del bene agli altri. Una storia che è una celebrazione dell’umanità e della compassione, sottolineando che il dono più grande è quello di aiutare gli altri e di vivere in modo altruistico.

La figura di Artabano, raccontata da Henry Van Dyke, non è solo un viaggio fisico, ma una metafora della ricerca interiore del vero significato dell’amore per la vita, dimostra che i gesti di bontà e di cura verso il prossimo sono doni altrettanto preziosi. La sua storia continua a ispirare generazioni, invitandoci a riflettere su come possiamo essere “Re Magi” nel nostro quotidiano, portando amore e speranza nel mondo.

Firenze Capitale: Banche, banchieri e un cappello “Borsalino”. L’inizio della globalizzazione finanziaria: 1865 – 2025. Elena Tempestini

Gli anni che videro la nascita del nuovo Regno d’Italia, furono di assestamento sia urbanistico che economico, con il coinvolgimento dei mercati finanziari europei. L’industrializzazione e il riassetto delle città in espansione, erano un richiamo per gli investimenti di capitali provenienti da tutto il mondo. Il nuovo Senato apriva le sue porte a uomini che avevano dato un contributo culturale ed economico negli anni precedenti l’unione, uomini che come il Cambray Digny, univano la ricca borghesia con la più illustre e vecchia aristocrazia. I banchieri toscani erano in quel momento i più potenti del Regno, e non solo per interessi di ” consorteria toscana”, ma di un comune e proficuo obbiettivo legittimato per essere alla base di una nazione che si stava creando. Le nuove classi sociali si affermavano e si consolidavano anche grazie a matrimoni d’interesse, la nascente ricca borghesia si fondeva con la nobiltà, il denaro acquisiva un potere blasonato. Il ricco e potente Conte Bastogi, (titolo ottenuto solo nel 1861), aveva tramandato in dote le sue ricchezze con il matrimonio della figlia Beatrice con la grande casata dei Principi Corsini. I matrimoni di convenienza in quegli anni si susseguivano come trame di una fitta ragnatela, le parentele si estendevano dando grande potenza a nuovi banchieri. I Fenzi , i BarberiniColonna, i Ricasoli, Cambray Digny ed altre casate di prestigiosi nomi e interessi, stavano divenendo i principali detentori della nuova Italia. E se oggi sappiamo che le parentele spesso hanno giocato un ruolo notevole nel peso della politica, immaginiamoci agli albori di un nuovo Regno da costruire, e nella nuova capitale di esso, la già potente Firenze. Nel 1862 era nata la ” società Italiana per le strade ferrate meridionali”, l’iniziativa era stata ideata e promossa dal Conte Bastogi, con la tutela dei solidi banchieri toscani Adami e Lemmi, conosciuti a loro volta per aver finanziato l’impresa Garibaldina.

Non tutto andò come il Bastogi aveva previsto, ed insieme a Domenico Balduino, presidente della Cassa di Commercio e industria, che divenne poi Credito Mobiliare, si adoperarono per estromettere gli Adami Lemmidall’affare, e inserire dei propri e fidati finanzieri amministratori. Nel consiglio di amministrazione vi erano ventidue membri, dei quali quattordici erano deputati del Regno. In breve tempo gli iniziali sospetti sollevati anche dalla stampa, divennero certezze, la corruzione e la distribuzione di tangenti, venne alla luce dopo pochi mesi dalla costituzione della società. Emerse che il Presidente della Commissione parlamentare, incaricata di vagliare l’operato societario, aveva preso soldi dalla società del Bastogi. Lo scandalo fu immenso, ma non ci furono strascichi giudiziari, nessuno fu condannato se non a ” riflettere” nel futuro con maggior saggezza. La nuova nazione si era appena costituita, c’era un nuovo stato da organizzare, nuove imprese da costruire, una banca unica centrale da fondare e una regola statale di politica economica da instradare. Fino a quel momento la costruzione delle strade ferrate italiane era l’accordo aziendale più  favorevole all’espansione capitalistica del nuovo Regno, lo scandalo delle tangenti che ne erano scaturite fu un duro colpo alla politica economica italiana, ma sicuramente il potere finanziario era ancora saldamente nelle mani di una Destra Toscana costituita da ricchi banchieri. La nascita di molte banche nel periodo di Firenze capitale, era facilmente comprensibile, c’erano ingenti necessità di credito, sia per i lavori edili del rifacimento cittadino sia per la nascita di molte nuove società. Le compravendite dei terreni sui quali edificare i nuovi alloggi erano in aumento e la richiesta di fondi per le speculazioni in costante aumento. Grandi e immensi interessi si stavano concentrando in Firenze, molti erano gli appalti per i lavori pubblici, che comprendevano la costruzione dinuove piazze, strade, viali alberati e di circonvallazione cittadina, il maestoso Piazzale Michelangelo, nonché nuove fognature con relativo impianto idraulico, opere che richiedevano l’immissione di ingenti capitali. Il primo importante cliente bancario in cerca di soldi, fu proprio il comune di Firenze, come risulta dalle cronache del giornale la Nazione del 4 luglio e del 7 luglio 1865. La Nazione scriveva che erano state avviate delle trattative tra il Comune di Firenze e la banca Nazionale Sarda dell’allora presidenza Bombrini, ma che la trattativa non era stata portata a termine, notizia poi confermata successivamente il 15 agosto 1865. L’aiuto arrivò da influenti personaggi della finanza inglese, la Gresham l’idea Assurance, la Sunfine Office company, la Cagliaris gas and water company limited e la Mocenis railwaycompany. (poi divenuta Creswell), società che successivamenteconfluirono nella Florence land and pubblic work limited del banchiere Hudson, tutelato e rappresentato in città dall’ avvocato Tommaso Corsi. La politica della destra liberale dei fiorentini nel 1865, era totalmente concentrata ai lavori di rifacimento cittadino, l’investitura di essere la capitale del nuovo Regno, generava una volontà di onnipotenza che stava completamente distruggendo la medioevale e rinascimentale città, si voleva costruire la nuova e grande Firenze, non importava quanti soldi sarebbero stati necessari al progetto. Molti ” affaristi” si precipitarono in città, gli speculatori che desideravano comprare appartamenti da rivendere o affittare, grazie alla domanda di alloggi che stava facendo salire i prezzi, stavano facendo ottimi affari, ma erano i banchieri di tutta Europa che fiutarono la grande necessità di offrire il loro denaro in cambio di lauti affari. Molti istituti di credito nacquero in questo particolare momento, la banca degli Imprestiti agli impiegati del Regno d’Italia , ( aut. 7 febbraio 1865) la società di Credito Mobiliare, oltre la banca Nazionale Toscana, l’Anglo Italian Banke la banca di Credito di Firenze e la Banca Toscana, che rimaneva ancora la più influente. All’interno della Banca Anglo Italiana, figuravano Sir James Hudson, James Philip Lacaita, Bettino Ricasoli e Ulisse Guarducci.  C’era il bisogno di riportare calma nel clima fiorentino, i liberali avevano bisogno di quiete e consapevolezza per amministrare la nuova capitale del regno che stava dando opportunità di costruzione e arricchimento a tutta la finanza europea. Il giornale la ” Gazzetta di Firenze”, che era di area più moderata rispetto al giornale la Nazione, si auspicava dalle sue colonne, di vedere gli interessi speculativi messi in disparte, per il bene di una città in totale ricostruzione, una cittàcompletamente sventrata. Si chiedeva di dare battaglia per regolamentare una politica bancaria in quel momento sfrenata, che avrebbe presumibilmente creato problemi in futuro, i rapporti tra governo e banca andavano armonizzati. Ne nacque una diatriba tra il banchiere Seismit Doda e Quintino Sella, accusato pubblicamente di aver creato una banca unica aumentando il capitale sociale della Banca Sarda, quando la fusione di quest’ultima con la Banca Toscana era solo un progetto. Il ministero delle finanze, retto di fatto dal Cambray Digny, acquisiva sempre più potere, gli interessi della classe dirigente toscana si stavano espandendo e l’attenzione agevolata era per il Credito Mobiliare diretto da Domenico Balduino. Fu allora che Bettino Ricasoli suggerì al conte Pietro Bastogi, di formare e fondare una società a capitale italiano e straniero per diversificarel’interessamento dei Banchieri Rothscild dalla costruzione delle ferrovie del nord, di rendere onore ancora una volta alla forza delcapitalismo italiano. La società Anglo toscana che si era formata in Firenze capitale, era molto potente tanto da non poter fare a meno di esercitare la propria influenza nei capitali per lericostruzioni del nuovo assetto cittadino. Gli Hambro, gli Hudson e i Baring, affiancavano la Banca Nazionale Toscana e la Banca di Credito di Firenze.  Ancora una volta dopo la società delle Ferrovie del Meridione, l’asse Bombrini, Balduino e Bastogi si stava riunendo, e ancora una volta ne nacque uno scandalo. Il nuovo Regno d’Italia, la nazione appena unita sotto il tricolore, dovette affrontare il nodo del Monopolio dei tabacchi, nodo molto intricato che si era palesato durante il governo Menabrea, già accusato di essere un governo “extraparlamentare” della corte, un governo esclusivamente di destra. Il governo del Menabrea, era incentrato principalmente sul risanamento amministrativo delle disastrate finanze dello Stato, e dopo l’impopolare tassa sul macinato, che aveva provocato sanguinose rivolte civili, si pensò di rendere privata la produzione e la vendita dei tabacchi. L’otto agosto del  1868 il Parlamento approvò la concessione privata della fabbricazione dei tabacchi, costituendo una “Regìa cointeressata dei tabacchi”, la società era a totale capitale privato. La manifattura dei tabacchi, su cui lo Stato deteneva il monopolio, avrebbe richiesto la riorganizzazione e l’ammodernamento degli impianti di fabbricazione, ma il neo Regno d’Italia non era in grado di operare gli investimenti necessari. Si decise di dare l’opportunità a una convenzione con un gruppo di investitori italiani e stranieri tra le quali figuravano: la Società Generale del Credito Mobiliare Italiano, il gruppo Stern di Parigi, di Londra e Francoforte e il gruppo della Banque de Paris. Il Cambray Digny era in ascesa dentro al nuovo Ministero delle finanze, il Regno d’Italia aveva bisogno di ” nuova linfa vitale” e nessuno meglio di lui poteva portare avanti le aspirazioni e gli interessi Toscani. Il Credito Mobiliare, con la presidenza di Domenico Balduino, era divenuto sempre più banca d’affari, al quale il Digny accordava tutta la sua esclusiva attenzione. In sostanza, lo Stato concedeva il monopolio sui tabacchi per quindici anni a una Società anonima, in cambio di un’anticipazione di 180 milioni di lire in oro, che i privati potevano recuperare tramite l’emissione di obbligazioni garantite dallo Stato Italiano. Il giornale la Nazione e la Gazzetta di Firenze pubblicarono l’elenco dei finanzieri internazionali che stavano “allegramente” lucrando alle spalle dei poveri fumatori italiani, la manifattura di Via Guelfa venne ingrandita con nuovi locali in San Frediano, della quale ristrutturazione, in maniera esmplare, la nuova società addebitò  i costi allo Stato. Per i vertici della società Regia, e per la regola di vita “che l’attacco è sempre la migliore difesa”, venne trovato il problema che il tabacco non ancora lavorato, e depositato nei magazzini dello Stato, si era deteriorato.Il Governo non trovava pace, tutto stava iniziando a scricchiolare e crollare, creando densi fumi nel governo Menabrea. Le parole e i pensieri dei cittadini spesso sono riportati dalle cronache dei giornali, e il malcontento davanti a questo scandalo, non risparmiò nemmeno il Re, si vociferava che Vittorio Emanuele II fosse entrato nel giro di tangenti insieme a una dozzina di parlamentari della  destra liberale che si erano assicurati un pacchetto di obbligazioni a condizioni davvero privilegiate. La privatizzazione fu un grosso buco nell’acqua e la società fallì. Fu istituita una Commissione Parlamentare di inchiesta. Le maggiori fazioni politiche della destra Piemontese e della maggioranza di sinistra, che si erano opposte alla costituzione della società privata, incitarono i lavori della Commissione. Lo Stato, secondo un intervento parlamentare del Rattazzi, aveva voluto risparmiare soldi, non effettuando gli investimenti necessari ai macchinari dei Monopoli, rinunciando a dei considerevoli introiti e privilegiando una società di capitalisti privati, con il fine di accrescere le entrate di molti deputati. Ci furono due gradi di istruttoria, uno segreto per rilevare tutte le testimonianze e uno pubblico. Il 12 luglio del 1869 la Commissione presentò la relazione conclusiva dell’inchiesta, furono tutti prosciolti dalle accuse, nonostante che quattro giorni dopo la nomina della Commissione, avessero tentano di assassinare , l’Onorevole Lobbia in via dell’Amorino in San Lorenzo , insieme a due testimoni chiave, principali accusatori dello scandalo delle tangenti. Oggi , forse,  penseremmo:“delitti per ragion di Stato”. Nel Novembre del 1869 cadde il governo Menabrea, e come era già accaduto in seguito allo scandalo per la concessione delle ferrovie meridionali, nessuna prova riuscì a sciogliere i dubbi dell’interesse tra il bene pubblico e l’ interesse privato, ogni accusa cadde e furono tutti assolti. Giovanni Lanza, deputato del Regno, rilasciò come dichiarazione alla stampa : ” un affare scandaloso, indecente quello della Regia Tabacchi, che può stare a fianco se non davanti a quello delle ferrovie Meridionali”. Ancora avevano da venire gli anni di Giolitti e del Crispi, gli anni del grande scandalo della Banca Romana. 

Cappello alla Lobbia, nata dall’infossatura ricevuta con un sasso sulla tuba indossata in un agguato dall’Onorevole Cristiano Lobbia in via dell’Amorino a Firenze.

Al garibaldino Cristiano Lobbia che tanto si batté per far chiarezza, nessun ricordo gli è mai stato attribuito, se non la fantasiosa occasione speculatrice di un “cappellaio” che inventò il nome del “cappello alla Lobbia”, il famoso borsalino con l’infossatura centrale, ideato proprio in base all’agguato subito dal Lobbia in Firenze. 

Lo scandalo della Regia Tabacchi sembra la trama ottocentesca di un romanzo, una storia fatta di intrighi, tangenti e capitali finanziari, ma è la realtà di una parte di nascita del sistema capitalistico italiano, una storia di scandali  della nostra nazione, il prezzo pagato da una città capitale, che per ambizione e potere, si è persa per molti anni, ma con una volontà ferrea nei densi fumi del tabacco, di non scordare mai gli eventi della storia.