Se eravamo abituati agli insediamenti dei presidenti americani con gli attori di Hollywood in prima fila, adesso è l’epoca che mostra i CEO delle principali Big Tech, tra cui Elon Musk, Jeff Bezos, Tim Cook e Mark Zuckerberg accanto ai nuovi ministri: l’era che il presidente uscente Joe Biden ha definito la “nuova oligarchia”.
Mancava Peter Thiel, geniale consigliere ombra di Trump . Thiel interpreta la vittoria di Trump come un segnale del crollo dei liberal americani, la rivista radicale CounterPunch conferma aprendo con un articolo dal titolo “Don’t Mourn Hillary’s Lost: “Non piangiamo la sconfitta”: Prendiamo atto, facciamo una analisi e non guardiamo che i Democratici si inventeranno certamente qualche scusa per legittimare la sconfitta, perché’ essi devono accusare soltanto se stessi.. ” Non è solo colpa di Biden o Harris”, ha affermato Thiel, “ma di un intero sistema ideologico che non ha più nulla da offrire in termini di idee o sostanza”.
Peter Thiel
Thiel sostiene che il 2024 non è paragonabile al 2016, quando al primo mandato elettorale Trump “forse aveva avuto fortuna” contro Hillary Clinton. Questa volta, l’ex presidente ha battuto un Partito Democratico che ha investito tutto e ha fallito, nonostante miliardi di dollari a disposizione e una pioggia di cause e processi penali contro Trump. Per Thiel, la vittoria di Trump segna anche la fine di un’era in cui il potere culturale di Hollywood e delle élite liberal dominava incontrastato. “Celebrity non significa più quello che significava negli anni ’90”, ha spiegato, criticando l’assenza di pensiero individuale tra le star progressiste e nelle università americane. In netto contrasto, Thiel vede Trump come il simbolo di una contro-élite che “pensa fuori dagli schemi” e sfida un sistema sempre più dogmatico. Thiel ha messo in luce quanto sia ormai controproducente legare la propria proposta politica all’identità etnica, sessuale, culturale tutto ciò aliena più persone di quante ne attragga.
Peter Thiel tra i dieci campioni al mondo di Scacchi.
Come sappiamo da tempo, e la Presidente del Parlamento europeo lo ha ricordato, è’ iniziata una nuova era di complessa competizione geopolitica e geostrategica. Le principali economie mondiali stanno gareggiando per l’accesso alle materie prime, alle nuove tecnologie e alle rotte commerciali globali. Dall’intelligenza artificiale alla tecnologia pulita, dalla quantistica allo spazio, dall’Artico al Mar Cinese Meridionale: la competizione è appena iniziata.
Trump non è più l’eccezione ma la nuova regola americana. Thiel ha ammesso che il secondo mandato del presidente non sarà privo di sfide. Dalla crisi del confine meridionale alla crescente tensione con Cina, Russia e Iran, i problemi internazionali e domestici richiederanno soluzioni più incisive rispetto al passato. “Spero che Trump sia all’altezza”, ha detto, pur riconoscendo le difficoltà di governare un Paese che appartiene a un mondo di un’epoca complessa. La vittoria di Trump rappresenta l’occasione di una diversificazione, un’occasione per riconsiderare le fondamenta culturali ed economiche degli Stati Uniti. “La vera domanda”, ha detto Thile, “è se saremo capaci di sfruttare questa opportunità o se continueremo a ripetere gli errori del passato”. Solo il tempo, e non i giudizi affrettati ci daranno risposte.
Gli scacchi, uno dei giochi più antichi e rispettati al mondo, hanno una storia affascinante che si intreccia profondamente con l’evoluzione della mente umana e, più recentemente, con l’intelligenza artificiale senza tralasciare che sia stato il primo gioco di simulazione di un campo di battaglia militare. Questa connessione, che ha preso piede negli ultimi decenni, ha trasformato il modo in cui giochiamo, studiamo e comprendiamo il gioco stesso.
La storia degli scacchi risale a circa 1500 anni fa, con le sue origini nel gioco indiano chiamato “Chaturanga”, che rappresentava le quattro divisioni dell’esercito: fanteria, cavalleria, elefanti e carri, si diffuse in Persia, dove assunse la forma di “Shah”. La diffusione attraverso il mondo arabo e, successivamente, in Europa, portò a significative modifiche nelle regole e nella struttura del gioco. Tra il XV e il XVI secolo, le regole degli scacchi iniziarono a stabilirsi in una forma più simile a quella moderna, con l’introduzione della regina potente e la formalizzazione delle aperture.
“Tra i giochi più di ogni altro sorprende che il gioco degli scacchi abbia una vicinanza unica al mondo della matematica. Nel 1575 il predominio degli scacchi era associato alla scuola italiana con Gioachino Greco, un giocatore del XVII secolo considerato il primo vero professionista. Gli scacchi da secoli sono studiati scientificamente, come una teoria combinatoria, come già Girolamo Cardano nel 1500 con il suo trattato “ Liber de Ludo Aleae” e successivamente nel 1600 Blaise Pascal avevano enunciato. Nasce la scaccografia, la geometria analitica degli scacchi, il cui fondamento è il piano cartesiano formato da 64 coppie ordinate di lettere e numeri, da A a H e da 1 a 8; un motivo in più per gli appassionati di scacchi di rivolgersi alla matematica per ottenere metodologie di analisi del gioco in molteplici situazioni.
Scaccografia 
Negli anni ’50, i pionieri dell’informatica iniziarono a esplorare la programmazione di computer per giocare a scacchi. Uno dei primi programmi fu sviluppato da Alan Turing, che già nel 1948 descrisse un algoritmo, Turochamp, il quale era in grado di giocare una partita a scacchi completa, scegliendo come muovere i pezzi dopo aver calcolato le potenziali mosse eseguibili in risposta a quelle dell’avversario, secondo un criterio stabilito in base ad un punteggio assegnato a ciascuna alternativa. Tuttavia, fu solo negli anni ’70 che l’IA negli scacchi cominciò a fare progressi significativi con il lavoro di programmi come “Chess 4.5”.
Un momento cruciale nella storia degli scacchi e dell’IA avvenne nel 1996, quando il computer di IBM, Deep Blue, affrontò il campione del mondo Garry Kasparov. Dopo una serie di partite, Deep Blue vinse la partita decisiva, segnando un importante traguardo per l’intelligenza artificiale. Questo evento non solo dimostrò le enormi capacità dei computer, ma sollevò anche interrogativi etici e filosofici sul futuro dell’intelligenza umana e artificiale. La storia degli scacchi è una testimonianza della creatività e dell’ingegno umano.
Kasparov campione mondiale di scacchi
All’inizio della guerra Ucraina, nel 2022, Garry Kasparov il campione mondiale di scacchi oggi residente in America ebbe un lungo diverbio con Elon Musk , a scatenare la rabbia fu una dichiarazione di Musk sulla necessità che Kiev riconoscesse lo status russo della Crimea. Kasparov rispose che “le persone sedute nel comfort delle loro dimore nella Silicon Valley non hanno il diritto di dire all’Ucraina come agire”.
Kasparov , nato a Baku in Azerbaigian, è stato riconosciuto come agente estero in Russia per il fatto che ha svolto attività politica, ricevendo, secondo il Ministero della Giustizia, finanziamenti dall’estero. Ad aprile 2024 Kasparov è stato arrestato in contumacia dai russi con l’accusa di creare una “comunità terroristica”, e di finanziare e incitare pubblicamente al terrorismo. Kasparov è fuggito dalla Russia nel 2013 e attualmente vive a New York. Ha co-fondato l’Frf insieme all’attivista Ivan Tyutrin nel 2016. Il Forum si propone come un’alternativa intellettuale all’attuale regime politico in Russia.
Kasparov, qualche tempo fa attraverso i social fece critiche all’iniziativa di Elon Musk per una soluzione pacifica in Ucraina, oggi inizio 2025 diversi leader europei hanno levato la loro voce contro Elon Musk di fronte alle crescenti ingerenze del miliardario nella politica europea e lo hanno accusato di spacciare “menzogne e disinformazione” e di sostenere “un’internazionale reazionaria”. Macron lo ha attaccato per il sostegno al partito tedesco di estrema destra AfD. Dalla sua Musk ha detto che il governo laburista britannico è come uno “Stato di polizia tirannico”. Siamo a pochi giorni dal ritorno di Trump alla Casa Bianca e troveremo Musk con la missione di ridurre la spesa pubblica americana.Gli scacchi sono una simulazione di guerra, Gli scacchi si prestano a rappresentare la guerra in molteplici aspetti: massa combattente, strategia, tattica, psicologia e attività di conoscenza.
Con l’emergere dell’intelligenza artificiale, il gioco ha subito una trasformazione radicale, aprendo nuove frontiere per l’apprendimento e la competizione. Gli scacchi, da gioco di strategia millenario, si sono evoluti in un campo di battaglia tra intelligenza umana e artificiale, stimolando riflessioni su cosa significhi essere intelligenti e come possiamo coesistere con le macchine che, in un certo senso, stanno rendendo il gioco sempre più complesso.
Artabano, il quarto re magio, è un personaggio che ha guadagnato attenzione e fascino grazie al racconto di Henry Van Dyke, intitolato “Il quarto re magio”. Pubblicato nel 1895, il racconto narra la storia di Artabano, un re magio che intraprende un lungo e difficile viaggio per portare il suo dono al neonato Gesù.
Nel racconto di Van Dyke, Artabano è un saggio e nobile re di Ectabana in Persia, studia le stelle, segue la cometa che annuncia la nascita di un grande re decidendo di unirsi ai tre Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, per portare un dono speciale: un prezioso zaffiro, simbolo della sua saggezza e della sua ricerca della verità.
Il Viaggio e le Difficoltà
Tuttavia, il viaggio di Artabano non è facile. Mentre si dirige verso Betlemme, incontra molte difficoltà e ostacoli. Nel suo cammino, si ferma ad aiutare i bisognosi e i sofferenti, salva una giovane donna e il suo bambino da un destino infausto, sacrificando il tempo che avrebbe potuto dedicare alla sua meta. Ogni volta che si ferma per aiutare qualcuno, perde l’occasione di raggiungere i suoi compagni reali e di consegnare il suo dono al bambino Gesù.
La Riflessione Finale
Quando finalmente arriva a Betlemme, Artabano scopre che Gesù è già stato portato via e non riesce a incontrarlo. Tuttavia, il suo viaggio non è stato vano. Artabano comprende che il vero significato del suo cammino è stato l’amore e la compassione dimostrati verso gli altri lungo il viaggio. La sua storia si conclude con una profonda riflessione su come i veri doni non siano solo materiali, ma importanti gesti di amore e altruismo.
Il Messaggio di Van Dyke
La narrazione di Van Dyke ci invita a riflettere su ciò che significa realmente “seguire la stella”. Artabano rappresenta coloro che, pur perdendo di vista la meta finale, trovano il vero scopo nel cammino stesso, dedicandosi a fare del bene agli altri. Una storia che è una celebrazione dell’umanità e della compassione, sottolineando che il dono più grande è quello di aiutare gli altri e di vivere in modo altruistico.
La figura di Artabano, raccontata da Henry Van Dyke, non è solo un viaggio fisico, ma una metafora della ricerca interiore del vero significato dell’amore per la vita, dimostra che i gesti di bontà e di cura verso il prossimo sono doni altrettanto preziosi. La sua storia continua a ispirare generazioni, invitandoci a riflettere su come possiamo essere “Re Magi” nel nostro quotidiano, portando amore e speranza nel mondo.
Gli anni che videro la nascita del nuovo Regno d’Italia, furono di assestamento sia urbanistico che economico, con il coinvolgimento dei mercati finanziari europei. L’industrializzazione e il riassetto delle città in espansione, erano un richiamo per gli investimenti di capitali provenienti da tutto il mondo. Il nuovo Senato apriva le sue porte a uomini che avevano dato un contributo culturale ed economico negli anni precedenti l’unione, uomini che come il Cambray Digny, univano la ricca borghesia con la più illustre e vecchia aristocrazia. I banchieri toscani erano in quel momento i più potenti del Regno, e non solo per interessi di ” consorteria toscana”, ma di un comune e proficuo obbiettivo legittimato per essere alla base di una nazione che si stava creando. Le nuove classi sociali si affermavano e si consolidavano anche grazie a matrimoni d’interesse, la nascente ricca borghesia si fondeva con la nobiltà, il denaro acquisiva un potere blasonato. Il ricco e potente Conte Bastogi, (titolo ottenuto solo nel 1861), aveva tramandato in dote le sue ricchezze con il matrimonio della figlia Beatrice con la grande casata dei Principi Corsini. I matrimoni di convenienza in quegli anni si susseguivano come trame di una fitta ragnatela, le parentele si estendevano dando grande potenza a nuovi banchieri. I Fenzi , i BarberiniColonna, i Ricasoli, Cambray Digny ed altre casate di prestigiosi nomi e interessi, stavano divenendo i principali detentori della nuova Italia. E se oggi sappiamo che le parentele spesso hanno giocato un ruolo notevole nel peso della politica, immaginiamoci agli albori di un nuovo Regno da costruire, e nella nuova capitale di esso, la già potente Firenze. Nel 1862 era nata la ” società Italiana per le strade ferrate meridionali”, l’iniziativa era stata ideata e promossa dal Conte Bastogi, con la tutela dei solidi banchieri toscani Adami e Lemmi, conosciuti a loro volta per aver finanziato l’impresa Garibaldina.
Non tutto andò come il Bastogi aveva previsto, ed insieme a Domenico Balduino, presidente della Cassa di Commercio e industria, che divenne poi Credito Mobiliare, si adoperarono per estromettere gli Adami Lemmidall’affare, e inserire dei propri e fidati finanzieri amministratori. Nel consiglio di amministrazione vi erano ventidue membri, dei quali quattordici erano deputati del Regno. In breve tempo gli iniziali sospetti sollevati anche dalla stampa, divennero certezze, la corruzione e la distribuzione di tangenti, venne alla luce dopo pochi mesi dalla costituzione della società. Emerse che il Presidente della Commissione parlamentare, incaricata di vagliare l’operato societario, aveva preso soldi dalla società del Bastogi. Lo scandalo fu immenso, ma non ci furono strascichi giudiziari, nessuno fu condannato se non a ” riflettere” nel futuro con maggior saggezza. La nuova nazione si era appena costituita, c’era un nuovo stato da organizzare, nuove imprese da costruire, una banca unica centrale da fondare e una regola statale di politica economica da instradare. Fino a quel momento la costruzione delle strade ferrate italiane era l’accordo aziendale più favorevole all’espansione capitalistica del nuovo Regno, lo scandalo delle tangenti che ne erano scaturite fu un duro colpo alla politica economica italiana, ma sicuramente il potere finanziario era ancora saldamente nelle mani di una Destra Toscana costituita da ricchi banchieri. La nascita di molte banche nel periodo di Firenze capitale, era facilmente comprensibile, c’erano ingenti necessità di credito, sia per i lavori edili del rifacimento cittadino sia per la nascita di molte nuove società. Le compravendite dei terreni sui quali edificare i nuovi alloggi erano in aumento e la richiesta di fondi per le speculazioni in costante aumento. Grandi e immensi interessi si stavano concentrando in Firenze, molti erano gli appalti per i lavori pubblici, che comprendevano la costruzione dinuove piazze, strade, viali alberati e di circonvallazione cittadina, il maestoso Piazzale Michelangelo, nonché nuove fognature con relativo impianto idraulico, opere che richiedevano l’immissione di ingenti capitali. Il primo importante cliente bancario in cerca di soldi, fu proprio il comune di Firenze, come risulta dalle cronache del giornale la Nazione del 4 luglio e del 7 luglio 1865. La Nazione scriveva che erano state avviate delle trattative tra il Comune di Firenze e la banca Nazionale Sarda dell’allora presidenza Bombrini, ma che la trattativa non era stata portata a termine, notizia poi confermata successivamente il 15 agosto 1865. L’aiuto arrivò da influenti personaggi della finanza inglese, la Gresham l’idea Assurance, la Sunfine Office company, la Cagliaris gas and water company limited e la Mocenis railwaycompany. (poi divenuta Creswell), società che successivamenteconfluirono nella Florence land and pubblic work limited del banchiere Hudson, tutelato e rappresentato in città dall’ avvocato Tommaso Corsi. La politica della destra liberale dei fiorentini nel 1865, era totalmente concentrata ai lavori di rifacimento cittadino, l’investitura di essere la capitale del nuovo Regno, generava una volontà di onnipotenza che stava completamente distruggendo la medioevale e rinascimentale città, si voleva costruire la nuova e grande Firenze, non importava quanti soldi sarebbero stati necessari al progetto. Molti ” affaristi” si precipitarono in città, gli speculatori che desideravano comprare appartamenti da rivendere o affittare, grazie alla domanda di alloggi che stava facendo salire i prezzi, stavano facendo ottimi affari, ma erano i banchieri di tutta Europa che fiutarono la grande necessità di offrire il loro denaro in cambio di lauti affari. Molti istituti di credito nacquero in questo particolare momento, la banca degli Imprestiti agli impiegati del Regno d’Italia , ( aut. 7 febbraio 1865) la società di Credito Mobiliare, oltre la banca Nazionale Toscana, l’Anglo Italian Banke la banca di Credito di Firenze e la Banca Toscana, che rimaneva ancora la più influente. All’interno della Banca Anglo Italiana, figuravano Sir James Hudson, James Philip Lacaita, Bettino Ricasoli e Ulisse Guarducci. C’era il bisogno di riportare calma nel clima fiorentino, i liberali avevano bisogno di quiete e consapevolezza per amministrare la nuova capitale del regno che stava dando opportunità di costruzione e arricchimento a tutta la finanza europea. Il giornale la ” Gazzetta di Firenze”, che era di area più moderata rispetto al giornale la Nazione, si auspicava dalle sue colonne, di vedere gli interessi speculativi messi in disparte, per il bene di una città in totale ricostruzione, una cittàcompletamente sventrata. Si chiedeva di dare battaglia per regolamentare una politica bancaria in quel momento sfrenata, che avrebbe presumibilmente creato problemi in futuro, i rapporti tra governo e banca andavano armonizzati. Ne nacque una diatriba tra il banchiere Seismit Doda e Quintino Sella, accusato pubblicamente di aver creato una banca unica aumentando il capitale sociale della Banca Sarda, quando la fusione di quest’ultima con la Banca Toscana era solo un progetto. Il ministero delle finanze, retto di fatto dal Cambray Digny, acquisiva sempre più potere, gli interessi della classe dirigente toscana si stavano espandendo e l’attenzione agevolata era per il Credito Mobiliare diretto da Domenico Balduino. Fu allora che Bettino Ricasoli suggerì al conte Pietro Bastogi, di formare e fondare una società a capitale italiano e straniero per diversificarel’interessamento dei Banchieri Rothscild dalla costruzione delle ferrovie del nord, di rendere onore ancora una volta alla forza delcapitalismo italiano. La società Anglo toscana che si era formata in Firenze capitale, era molto potente tanto da non poter fare a meno di esercitare la propria influenza nei capitali per lericostruzioni del nuovo assetto cittadino. Gli Hambro, gli Hudson e i Baring, affiancavano la Banca Nazionale Toscana e la Banca di Credito di Firenze. Ancora una volta dopo la società delle Ferrovie del Meridione, l’asse Bombrini, Balduino e Bastogi si stava riunendo, e ancora una volta ne nacque uno scandalo. Il nuovo Regno d’Italia, la nazione appena unita sotto il tricolore, dovette affrontare il nodo del Monopolio dei tabacchi, nodo molto intricato che si era palesato durante il governo Menabrea, già accusato di essere un governo “extraparlamentare” della corte, un governo esclusivamente di destra. Il governo del Menabrea, era incentrato principalmente sul risanamento amministrativo delle disastrate finanze dello Stato, e dopo l’impopolare tassa sul macinato, che aveva provocato sanguinose rivolte civili, si pensò di rendere privata la produzione e la vendita dei tabacchi. L’otto agosto del 1868 il Parlamento approvò la concessione privata della fabbricazione dei tabacchi, costituendo una “Regìa cointeressata dei tabacchi”, la società era a totale capitale privato. La manifattura dei tabacchi, su cui lo Stato deteneva il monopolio, avrebbe richiesto la riorganizzazione e l’ammodernamento degli impianti di fabbricazione, ma il neo Regno d’Italia non era in grado di operare gli investimenti necessari. Si decise di dare l’opportunità a una convenzione con un gruppo di investitori italiani e stranieri tra le quali figuravano: la Società Generale del Credito Mobiliare Italiano, il gruppo Stern di Parigi, di Londra e Francoforte e il gruppo della Banque de Paris. Il Cambray Digny era in ascesa dentro al nuovo Ministero delle finanze, il Regno d’Italia aveva bisogno di ” nuova linfa vitale” e nessuno meglio di lui poteva portare avanti le aspirazioni e gli interessi Toscani. Il Credito Mobiliare, con la presidenza di Domenico Balduino, era divenuto sempre più banca d’affari, al quale il Digny accordava tutta la sua esclusiva attenzione. In sostanza, lo Stato concedeva il monopolio sui tabacchi per quindici anni a una Società anonima, in cambio di un’anticipazione di 180 milioni di lire in oro, che i privati potevano recuperare tramite l’emissione di obbligazioni garantite dallo Stato Italiano. Il giornale la Nazione e la Gazzetta di Firenze pubblicarono l’elenco dei finanzieri internazionali che stavano “allegramente” lucrando alle spalle dei poveri fumatori italiani, la manifattura di Via Guelfa venne ingrandita con nuovi locali in San Frediano, della quale ristrutturazione, in maniera esmplare, la nuova società addebitò i costi allo Stato. Per i vertici della società Regia, e per la regola di vita “che l’attacco è sempre la migliore difesa”, venne trovato il problema che il tabacco non ancora lavorato, e depositato nei magazzini dello Stato, si era deteriorato.Il Governo non trovava pace, tutto stava iniziando a scricchiolare e crollare, creando densi fumi nel governo Menabrea. Le parole e i pensieri dei cittadini spesso sono riportati dalle cronache dei giornali, e il malcontento davanti a questo scandalo, non risparmiò nemmeno il Re, si vociferava che Vittorio Emanuele II fosse entrato nel giro di tangenti insieme a una dozzina di parlamentari della destra liberale che si erano assicurati un pacchetto di obbligazioni a condizioni davvero privilegiate. La privatizzazione fu un grosso buco nell’acqua e la società fallì. Fu istituita una Commissione Parlamentare di inchiesta. Le maggiori fazioni politiche della destra Piemontese e della maggioranza di sinistra, che si erano opposte alla costituzione della società privata, incitarono i lavori della Commissione. Lo Stato, secondo un intervento parlamentare del Rattazzi, aveva voluto risparmiare soldi, non effettuando gli investimenti necessari ai macchinari dei Monopoli, rinunciando a dei considerevoli introiti e privilegiando una società di capitalisti privati, con il fine di accrescere le entrate di molti deputati. Ci furono due gradi di istruttoria, uno segreto per rilevare tutte le testimonianze e uno pubblico. Il 12 luglio del 1869 la Commissione presentò la relazione conclusiva dell’inchiesta, furono tutti prosciolti dalle accuse, nonostante che quattro giorni dopo la nomina della Commissione, avessero tentano di assassinare , l’Onorevole Lobbia in via dell’Amorino in San Lorenzo , insieme a due testimoni chiave, principali accusatori dello scandalo delle tangenti. Oggi , forse, penseremmo:“delitti per ragion di Stato”. Nel Novembre del 1869 cadde il governo Menabrea, e come era già accaduto in seguito allo scandalo per la concessione delle ferrovie meridionali, nessuna prova riuscì a sciogliere i dubbi dell’interesse tra il bene pubblico e l’ interesse privato, ogni accusa cadde e furono tutti assolti. Giovanni Lanza, deputato del Regno, rilasciò come dichiarazione alla stampa : ” un affare scandaloso, indecente quello della Regia Tabacchi, che può stare a fianco se non davanti a quello delle ferrovie Meridionali”. Ancora avevano da venire gli anni di Giolitti e del Crispi, gli anni del grande scandalo della Banca Romana.
Cappello alla Lobbia, nata dall’infossatura ricevuta con un sasso sulla tuba indossata in un agguato dall’Onorevole Cristiano Lobbia in via dell’Amorino a Firenze.
Al garibaldino Cristiano Lobbia che tanto si batté per far chiarezza, nessun ricordo gli è mai stato attribuito, se non la fantasiosa occasione speculatrice di un “cappellaio” che inventò il nome del “cappello alla Lobbia”, il famoso borsalino con l’infossatura centrale, ideato proprio in base all’agguato subito dal Lobbia in Firenze.
Lo scandalo della Regia Tabacchi sembra la trama ottocentesca di un romanzo, una storia fatta di intrighi, tangenti e capitali finanziari, ma è la realtà di una parte di nascita del sistema capitalistico italiano, una storia di scandali della nostra nazione, il prezzo pagato da una città capitale, che per ambizione e potere, si è persa per molti anni, ma con una volontà ferrea nei densi fumi del tabacco, di non scordare mai gli eventi della storia.
Le DODICI NOTTI SACRE iniziano dal 25 dicembre al 6 gennaio, e’ quel periodo, quel momento che si dice che il “velo”tra la realtà che appare e ciò che non vediamo, sia più sottile. Fin dai tempi antichi, tramite la natura veniva tramandato che :
Nel buio della notte d’inverno, quando il grande respiro della Madre Terra trova il suo massimo punto di inspirazione, agli esseri umani viene data la grazia di toccare con mano sia la magia che il miracolo. Nella pausa tra la sua potente inspirazione ed espirazione c’è un punto fermo di riposo. Questo punto fermo è stato a lungo conosciuto come le dodici Notti Sacre… Ciò che si riceve durante questi giorni e queste notti sacre, risuonerà in modo amplificato nell’anno che verrà .
In quest’anno davanti a noi , una grande luce si sforzeranno di trovare cuori umani volenterosi. Possa ognuno di noi essere in ascolto durante queste Notti Sacre”.Durante queste notti abbiamo quindi la possibilità tramite i sogni e la meditazione, di poter accedere alle parti profonde di noi stessi e di avere delle indicazioni sui prossimi dodici mesi dell’anno.
William Shakespeare scrisse una commedia intitolata “La dodicesima notte, o Quel che volete”. Il titolo era per il numero dei giorni che trascorrono dal giorno Natale fino alla festività dell’Epifania, appunto dodici. Dodici giorni delicati e critici per un tempo nel quale il raccolto era la vita. È il periodo che viene subito dopo la semina dei campi; è un periodo pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. Si dice che la prima rappresentazione della Commedia sia avvenuta proprio il 6 gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra. ( la commedia ha origini italiane dalla terra di Siena) il simbolismo del numero 12 è la connessione, l’ equilibrio fra l’uomo e l’ universo, simboleggia il tutto, la totalità….
Un anno anomalo questo 2024 che ha rivelato un mondo multipolare con attori sempre meno propensi a seguire le istanze dell’Occidente, il riaccendersi di conflitti mai risolti, come in Medio Oriente, di terre che non esistono più geograficamente come il Nagorno-Karabakh tra l’Armenia e l’Arzebaijan, fino allo stallo nella guerra in Ucraina. L’avvento di tecnologie come l’intelligenza artificiale in un mondo sempre più incerto e frammentato che ha visto ridisegnare il mondo anche con 76 elezioni parlamentari e presidenziali, che hanno incluso quattro miliardi di persone al voto, hanno reso all’apparenza un mondo frammentato e con molte incertezze.
Ma Attendiamo l’insediamento del nuovo presidente americano e gli sviluppi del 2025, perché l’anno si chiude con la prestigiosa copertina del Time che ha scelto come “personaggio del 2024“ Trump. E’ stato osservato come, fin dalla sua candidatura nel 2015, forse nessun individuo ha avuto un ruolo più importante nel cambiare il corso della politica e della storia’. In questi anni, Trump ha catalizzato e alimentato il disagio di Stati Uniti che appaiono sempre meno capaci di gestire i processi di trasformazione che li stanno attraversando e le dinamiche di un sistema internazionale che faticano sempre di più a governare. La sua vittoria nelle ultime elezioni, nonostante i numerosi e pesanti problemi giudiziari, è una conferma, oltre che del ‘fiato corto’ del Partito democratico, oggi alle prese con un processo di rinnovamento lungo e doloroso, dell’efficacia con cui The Donald ha saputo costruire la sua base di consenso, dare voce ai suoi umori e riplasmare ‘a sua immagine e somiglianza’ la realtà del vecchio Partito repubblicano. Essa è, inoltre, la conferma di come il rapporto degli Stati Uniti con i loro alleati e interlocutori, primi fra tutti quelli europei , sia oggi cambiato e come questo cambiamento renda necessario guardare a Washington e alle sue politiche attraverso uno sguardo diverso rispetto al passato recente.
La copertina di fine 2024 del Time
Ma e’ Natale, non sappiamo se i conflitti in atto si fermeranno o cosa ci riserverà il domani, nel frattempo ho voluto fare un viaggio nell’interno del mondo un più vicino al paese di Babbo Natale fino ad arrivare in Lapponia, e svelarvi alcuni “ segreti” e curiosità.
Intanto iniziamo con il dire che I leader dell’Europa settentrionale e meridionale si sono riuniti a Saariselka nella regione finlandese della Lapponia per il vertice nord sud sulla sicurezza e la difesa europea. L’obiettivo principale del vertice è la difesa e la sicurezza, compresa quella del Mar Baltico in seguito ai danni causati a diversi cavi sottomarini lo scorso novembre.
Tutto ciò offre l’occasione per rivelare notizie, spunti e curiosità e per riflettere su due temi centrali della geopolitica contemporanea. Da un lato, l’attenzione italiana verso i Balcani Occidentali come parte del Mediterraneo Allargato, dall’altro il crescente interesse verso l’Artico, un’area che rappresenta sempre più una frontiera strategica globale. in Finlandia si affronterà il destino dell’Artico che tocca questioni ambientali, economiche e di sicurezza.
L’Italia vanta una lunga tradizione di presenza nell’Artico, che risale alle esplorazioni del Duca degli Abruzzi e Umberto Nobile e, dal 2013 il nostro Paese è osservatore nel Consiglio Artico, e attraverso istituzioni come il CNR e l’Enea promuovono ricerca avanzata e cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la tutela ambientale, confermando la regione dell’Artico interesse prioritario anche per la politica estera italiana.
6 maggio del 1928 quando l’Italia, capitanato dal Generale Nobile, accompagnato dalla nave appoggio Città di Milano, e con a bordo un equipaggio di 16 uomini tra tecnici e scienziati più la fox terrier Titina, mascotte della spedizione, raggiunge la baia del Re Ny-Ålesund nelle Isole Svalbard. Obiettivo della missione, esplorare quante più regioni sconosciute possibile del continente artico e, soprattutto, raggiungere il Polo Nord. Purtroppo la spedizione ebbe esito catastrofico.
Il contesto globale sta rapidamente trasformando l’Artico in un teatro di competizione tra grandi potenze. Lo scioglimento dei ghiacci, accelerato dal cambiamento climatico, sta aprendo nuove rotte commerciali e rendendo accessibili risorse naturali immense, suscitando l’interesse di attori come Russia, Stati Uniti e Cina. Mosca, che possiede la più grande flotta di rompighiaccio al mondo, vede nell’Artico una leva economica fondamentale, mentre Pechino ha inserito la regione nella Belt and Road Initiative attraverso il progetto della Polar Silk Road. Gli Stati Uniti, insieme agli alleati Nato, stanno rafforzando la propria presenza nella regione per contenere l’influenza russo-cinese e preservare il controllo su risorse e rotte strategiche. La collaborazione tra Russia e Cina, in particolare, sta sollevando interrogativi sulla stabilità della regione. La Cina, pur non essendo un Paese artico, si è autoproclamata “Near Arctic State” e ha intensificato la cooperazione con Mosca, soprattutto sul piano economico. Questo asse si manifesta in iniziative congiunte come lo sviluppo della Northern Sea Route e progetti energetici russi, ma solleva dubbi sulla reale neutralità delle ambizioni cinesi.
Fonte Oxford Analitica
L’Artico, dunque, si configura come un crocevia di interessi economici, ambientali e geopolitici, con forti legami verso altre aree strategiche come il Mediterraneo Allargato e l’Indo-Pacifico. L’interconnessione tra questi teatri emerge chiaramente dalle recenti dinamiche globali, che vedono sovrapporsi rotte, attori e interessi in un sistema sempre più interdipendente. È in questo contesto che l’Italia, con la sua tradizione scientifica e il suo impegno diplomatico, potrebbe avere un ruolo di rilievo.
Ma proviamo a mettersi in viaggio per andare in Lapponia a trovare Babbo Natale nella sua città Rovaniemi, scopriremo alcune cose che ci spiegheranno meglio le dinamiche geostrategiche che modellano il nostro mondo e il circolo polare artico che ci sta molto a cuore, un luogo che detiene molti segreti del Natale che affondano le loro radici in un posto magico.
Sappiamo che tutto il mondo è sempre più connesso digitalmente, siamo sempre più influenzati dalla crescente importanza delle infrastrutture digitali e delle reti di comunicazione. Molte persone ancora alzano il naso al cielo convinti che le trasmissioni dei dati avvengono lassù , in mezzo allo spazio, non immaginano che devono andare nella profondità dei mari per trovare la rete di trasporto dei dati digitali e il trasporto dell’energia elettrica. Sono i cavi sottomarini che permettono una velocità senza precedenti alla tecnologia, sono diventati un elemento cruciale per il funzionamento delle economie moderne e per la sicurezza nazionale di ogni paese.
Il mediterraneo è un punto cruciale nel quale l’importanza dei cavi sottomarini collegano l’Europa al Nord Africa e al Medio Oriente, ovviamente per comunicazioni civili e per le operazioni militari. Le forze NATO, ad esempio, dipendono da una veloce connettività per coordinare le loro attività in risposta a potenziali minacce. Come ben sai Babbo Natale, la crisi con la Russia e il conflitto in Ucraina hanno contribuito alla realizzazione di nuove basi e installazioni militari statunitensi in Europa. Ma per fare un viaggio verso il tuo paese scopriamo che nonostante la crisi per l’annullamento delle elezioni in Romania per sospette ingerenze Russe, sono quasi ultimati i lavori per trasformare la base militare “Mihail Kogqlniceanu”, vicino a Costanza, sulla costa del Mar Nero, nella più grande base militare NATO in Europa, destinata a superare per estensione la base militare di Ramstein, in Germania.
Mihail Kogqlniceanu , Romania, la base NATO più grande di tutta l’Europa
Ed è in Germania, che ci sono basi NATO fondamentali per la sicurezza, perché il paese è un hub centrale per le telecomunicazioni europee, con cavi sottomarini che si diramano verso est, verso la Polonia e i paesi baltici. Possiamo dire che le acque del mar Baltico da un po’ di tempo sono politicamente agitate perché interconnettono, Paesi come la Svezia, la Danimarca, la Germania, la Finlandia, la Lituania, e la Russia, e sempre nel baltico, una nave cargo, probabilmente russa ma registrata in Cina e diretta dal porto russo di Ust-Luga a Port Said, in Egitto è’ passata a novembre nello stesso momento che sono stati tagliati due cavi fondamentali, quello svedese-lituano e quello finlandese-tedesco. Le acque erano già agitate nel 2022 quando fu sabotato il gasdotto Nordstream che trasporta il gas proveniente dalla Russia verso l’Europa occidentale. Vedi Babbo Natale, tu che da secoli in una notte vedi tutto il mondo ti starai accorgendo che c’è un grande caos in questo 2024
In un’economia sempre più dipendente da internet e dall’Intelligenza artificiale, i cavi sottomarini in fibra ottica sono una fonte inesauribile di dati, sono la dorsale lungo la quale cresceranno le nuove fonti energetiche. Si chiama “ eolico flottante” e turbine da moto ondosi, che oggi possono sembrare fantascienza ma fra poco tempo saranno la realtà. Motivo per il quale la profondità degli oceani diventeranno dei campi di battaglia.
La Svezia e la Norvegia, con le loro vaste distese di natura incontaminata sono di una bellezza rara, all’apparenza sembra ci sia un grande silenzio nelle distese innevate, ma scopro che sono anche luoghi di importanti basi militari. Ed ecco riparlare dell’Artico che si configura come un crocevia di interessi economici, ambientali e geopolitici, con forti legami verso altre aree strategiche come il Mediterraneo Allargato e l’Indo-Pacifico. L’interconnessione tra questi teatri emerge chiaramente dalle recenti dinamiche globali, che vedono sovrapporsi interessi in un sistema sempre più interdipendente. La Norvegia, in particolare, ha rafforzato la sua difesa costiera e le sue capacità di sorveglianza aerea in risposta all’aumento delle attività navali russe nel Mare di Barents.
I progetti di interconnessione tra i paesi nordici e l’Unione Europea si sono intensificati. Il cavo sottomarino “North Sea Connect”, che collega Newcastle nel Regno Unito e la Danimarca, garantendo la diversificazione tra il Regno Unito e l’Europa settentrionale evitando Londra, è progettato per garantire comunicazioni rapide tra le forze armate dei paesi scandinavi e la NATO. Il North Sea Link , e’ il cavo di interconnessione di energia sottomarina più lungo al mondo collegando il Regno Unito e la Norvegia.
Fonte Wikipedia
Ma volevo arrivare in Lapponia, una regione magica di notti perenni, aurore boreali che si esprimono in emozionanti giochi di luce, ed il luogo in cui, in estate, il sole rimane costantemente sopra la linea dell’orizzonte, dando luogo ad incredibili spettacoli mozzafiato. Ma è una regione che, nonostante sia lontana e poco “ chiacchierata”, ha acquisito una nuova importanza geopolitica. Ci sono ben quindici basi militari in Finlandia , di cui 5 nell’estremo Nord del paese. Caro Babbo Natale, penso che tu sia al corrente che a Rovajärvi, vicinissimo al tuo villaggio natale di Rovaniemi ci sia la più grande area di addestramento militare dell’Europa occidentale, inclusa anche la base aerea del comando aereo della Lapponia e la guarnigione della brigata Jaeger a Rovaniemi.
Poi c’è il centro militare più settentrionale, che è quello di Ivalo, una piccola città situata a soli 50 chilometri circa dal confine con la Russia e a sole tre ore dal tuo villaggio. Le basi del tuo paese, Rovaniemi, per fortuna sono state modernizzate per far fronte alle continue minacce emergenti.
Fonte Wikipedia
Qui, i cavi sottomarini non sono solo un mezzo per la comunicazione civile, ma anche una rete vitale per il monitoraggio delle attività russe lungo il confine. Purtroppo, a novembre c’è stata la scoperta dell’interruzione di due cavi in fibra ottica sottomarini, che sono usati per la trasmissione di dati tra la Finlandia e la Germania, un evento che ti ha preoccupato dato che si estende per quasi 1.200 chilometri dalla capitale finlandese Helsinki al porto tedesco di Rostock. L’incidente non è il primo che coinvolge un’infrastruttura sottomarina nel Mar Baltico ed quasi certamente il frutto di un evento di guerra ibrida.
La Lapponia è diventata un campo di battaglia invisibile, dove la geopolitica, la tecnologia e la sicurezza si intrecciano. Le forze armate dei paesi nordici si preparano a rispondere rapidamente a eventuali provocazioni. In questo contesto, la capacità di comunicare e coordinare è fondamentale, e i cavi sottomarini si rivelano essenziali per assicurare che le informazioni fluiscano senza intoppi tra le diverse unità militari e i comandi centrali.
Ma il paesaggio è splendido e la natura ti dona l’armonia per sognare la tua presenza. Tu, Babbo Natale vivi in un luogo dove le risorse naturali dell’Artico, come il petrolio e il gas, attirano l’attenzione di molte potenze, tra cui Russia, Stati Uniti e Cina, e tutti noi ci preoccupiamo che la corsa all’Artico che sta alimentando delle tensioni non interferisca con la bellezza del tuo personaggio che rende felici i bambini di tutto il mondo.
Foto areonautica italiana
L’Europa, e’ sempre più dipendente dalle forniture energetiche russe, anche se sta cercando di diversificare le sue fonti. La creazione di reti di cavi che collegano le infrastrutture energetiche e le fonti rinnovabili è diventata una priorità, e la Lapponia, con le sue risorse idriche e eoliche, rappresenta un potenziale hub per l’energia verde.
La Lapponia, nonostante sia lontana dagli occhi del mondo, si è rivelata un crocevia cruciale per la sicurezza europea.
Caro Babbo Natale quindi questo “ viaggio” per arrivare fino a te, ha testimoniato di come il progresso tecnologico possa influenzare il destino delle nazioni, e di come il futuro dell’Europa sia legato al tuo paese di origine, la Lapponia Finlandese e a una rete invisibile di cavi sottomarini che attraversavano i mari, le terre, le basi militari, I gasdotti e i complessi accordi che possono divenire delle placche tettoniche che a volte si allontanano, a volte si avvicinano e altre volte si scontrano. Gli attori che sono attivi per sfruttare le nuove rotte artiche sono gli stessi che si muovono nell’indo Pacifico. Regioni molto differenti mostrano dinamiche simili, dimostrazione di come tutto è interconnesso. Questo 2024 ci ha mostrato tutte le fragilità delle persone e delle nazioni in un mondo che appare sempre più frammentato e che solo la tua magia può tentare di tenere unito.
Quando sono venuti alla ribalta i fratelli Pavel e Nikolai Durov, ideatori e proprietari della piattaforma di messaggistica Telegram, ho notato che Nikolai è sempre stato un geniale informatico e matematico che ha vinto per anni consecutivi la medaglia d’oro delle discipline olimpiche delle due scienze, praticamente una mente imbattibile, e Pavel, il fratello e’ laureato, come il loro padre che ha insegnato anche all’Università di Torino in filologia classica con lode. All’apparenza sembrano due scienze lontane, ma nei fatti possono essere paragonate al “ vecchio” buon Internet. Il quale un tempo era una rete militare americana, una tecnologia informatica nata per comunicare tra soldati distanti molti chilometri tra loro, ma senza un valore di contenuto. Una volta dismessa, gli studi informatici che da anni si occupavano di ipertesto, nel 1989 ebbero il loro apice di successo. Thimoty Berners-Lee, fisico informatico del CERN in Svizzera, creò uno studio per immagazzinare informazioni, il passo successivo fu la creazione di un progetto globale di ipertesto divenuto il WWW e divulgato attraverso una tela di ragno infinita, una rete mondiale che e’ internet . L’insieme di elementi, di pagine di testo e oggetti multimediali con un contenuto infinito di singoli documenti che ne costituiscono i nodi. La caratteristica principale di un ipertesto nel quale la lettura può svolgersi in maniera non lineare è che qualsiasi documento, inserito nella rete può essere “il successivo”, in base alla scelta del lettore di quale parola chiave usare come collegamento, creando infiniti percorsi di lettura. Il concetto di ipertesto il neologismo, nacque decenni prima, precisamente nel 1965 con Theodor Holm Nelson con il progetto Xanadu, un programma di scrittura di testi capace di memorizzare più versioni dello stesso scritto, con la cronologia delle modifiche e capace di visualizzare le differenze tra le diverse versioni. Le vicessitudini affrontate furono molte fino alla realizzazione da parte del team di Tim Berners-Lee nel 1989.
Nell’era della digitalizzazione, l’informatica e la filologia sono sostanzialmente la stampella l’una dell’altra, emergono come discipline sorelle, unite da un obiettivo comune: preservare, analizzare e divulgare il patrimonio culturale e linguistico dell’umanità. La filologia si occupa dello studio dei testi e delle loro origini, l’informatica fornisce strumenti e metodi innovativi per gestire e interpretare grandi quantità di dati. Questa sinergia tra le due discipline sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo il linguaggio, la letteratura e la cultura.
La filologia è una disciplina che affonda le sue radici nell’antichità, ad Alessandria di Egitto, nel “Museon” che era anche un’università, si studiavano i frammenti scritti da Omero; i primi filologi volevano ricostruire il testo originale del poeta per poter comprendere la parola scritta originale . Nelle trasformazioni, nelle appropriazioni delle traduzioni, conoscere l’originalità colloca la storia, la geografia e l’antropologia del pensiero. I filologi cercano di ricostruire il significato originale dei testi, esaminando le fonti, le traduzioni e le interpretazioni avvenute nel corso dei secoli. Mi viene alla mente il mio stupore sul Monte Amiata , nella Basilica di Abbadia San Salvatore che per più di mille anni ha conservato il Codex Amiantus o Bibbia Amiantina. Un codice che fu prodotto nei monasteri dell’Inghilterra di Wearmouth-Jarrow, in Nortthumbria per volontà dell’abate Ceolfrith nel 650 circa, realizzando tre copie riprese da un altro antico manoscritto. Ciò che lascia stupiti è che la traduzione nella lingua latina fu realizzata alla fine del IV secolo da san Girolamo, e ad oggi è l’unico testo più antico e completo della Bibbia che sia sopravvissuto e arrivato a noi per intero, ma sempre per volontà di traduzione.
Codex Amiantus
Girolamo la scrisse sulla base della traduzione greca dall’ebraico dei Settanta, che è la versione dell’Antico Testamento in greco, composta tra il III e il II secolo a.C., e rivista dal grande teologo Origene nel 240 a. C. circa, uno dei principali scrittori cristiani dei primi tre secoli, che fu anche direttore della Scuola Catechetica di Alessandria. I copisti che attesero la realizzazione della Bibbia Amiatina eseguirono un lavoro attento e rigoroso i monaci di Wearmouth-Jarrow presero come riferimenti diversi modelli, tra quelli più aggiornati e quelli più antiquati, in modo da poter redigere un testo non soltanto di pregio, ma anche moderno, funzionale alla lettura, capace di tener conto delle tante tradizioni che erano in circolazione al momento.
Codex Amiantus biblioteca Laurenziana
La storia dei manoscritti Armeni e dei loro monaci, ci ricordano che furono i primi a ricopiare il sapere del mondo, nascosti nelle caverne, poiché l’Armenia era il primo paese Cristiano, ma era stato invaso e aveva perso l’indipendenza. I monaci copiarono la Bibbia, Platone, Aristotele, i classici greci e migliaia di testi romani, bizantini, arabi e persiani. Un tesoro inestimabile, fecero della conoscenza l’unica arma contro i massacri di vite umane. I monaci, instancabili copisti, furono implacabili e impavidi, credendo che solo i libri potessero salvare il mondo. Per questo opposero la parola scritta alle persecuzioni, ai massacri e alle minacce di annientamento che la Storia aveva loro riservato. Erano convinti che in tempi di grandi sconvolgimenti, con un futuro incerto e un presente dominato da violenza e ignoranza, bisognasse anzitutto studiare, salvare il sapere dalla barbarie, e tramandarlo alle generazioni future. Non solo il proprio sapere, ma il sapere di tutti: anche quello dei popoli, come gli arabi o i persiani, che stavano minacciando la loro esistenza. Fu questa la lezione che ci hanno tramandato gli armeni prima di subire il genocidio da parte del Gran Mufti e dell’Impero Ottomano, la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico.
La domenica del Corriere, 16 maggio 1909 
Con l’avvento dell’informatica nasce un connubio di discipline che si occupano dell’analisi, della gestione e dell’elaborazione delle informazioni dei testi attraverso l’uso di computer e software. Negli ultimi decenni, l’informatica ha sviluppato tecniche e strumenti in tutti i campi, ma grazie alla filologia la scrittura dell’ipertesto, del contenuto che leggiamo sul digitale è’ divenuta comunicazione linguistica che consente di intervenire nella riproduzione della letteratura, della politica, di un articolo giornalistico, un saggio critico, delle relazioni economiche e finanziare, della pubblicità e dei testi propriamente tecnici. Oltre all’uso quotidiano di tutti noi delle piattaforme di messaggistica che ci semplificano la vita.
La filologia è capace di integrare le metodologie tradizionali con le moderne acquisizioni dell’informatica in ambito umanistico. La digitalizzazione dei testi, l’analisi dei dati e il machine learning sono solo alcune delle tecnologie che hanno aperto nuove strade per i filologi
La collaborazione tra informatica e filologia ha dato vita a nuovi approcci e metodologie, tra cui la digitalizzazione dei testi, la trasformazione di libri e manoscritti un tempo non accessibili e, oggi in formato digitale, praticamente dalle biblioteche più importanti del mondo sono divenute accessibili opere letterarie che altrimenti sarebbero rimaste inaccessibili. Progetti come, il Word public library ‘s, il World Digital Library, la biblioteca digitale multilingue sotto il patrocinio dell’UNESCO, progettata e gestita dalla Library of Congress in collaborazione con centinaia di istituzioni bibliotecarie nel mondo, la Google Books e l’Europeana la biblioteca digitale europea, offrono archivi di testi digitali in tutto il mondo, permettendo ai filologi di condurre ricerche più approfondite che poi si trasformeranno in Analisi Testuale, strumenti di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) consentendo ai filologi di analizzare grandi quantità’ di testi in modo rapido e preciso. Eseguire analisi quantitative sui testi, esplorando frequenze di parole, tendenze tematiche e schemi linguistici. Progetti come “Linked Open Data” che aprono il campo delle scienze umane creando risorse interconnesse che facilitino la navigazione attraverso un vasto patrimonio culturale. Digitalizzazione di Manoscritti Storici: Progetti come il “Digital Medieval Manuscripts” e il “HathiTrust Digital Library” stanno lavorando per rendere disponibili online manoscritti e libri rari. Critica Testuale Informatica con l’uso di software per migliorare l’accuratezza delle edizioni critiche, permettendo di confrontare diverse versioni di un testo e di analizzare le loro differenze in modo sistematico.
I Progetti di Digital Humanities che rappresentano l’intersezione tra scienze umane e le tecnologie digitali. Progetti che creano archivi digitali, mappe interattive e risorse culturali rendendo il patrimonio delle biblioteche accessibile al pubblico di tutto il mondo. La possibilità di addestrare algoritmi per riconoscere schemi nei testi o per generare traduzioni automatiche rappresenta un ulteriore passo avanti.
Tuttavia, è importante mantenere un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e il rigore scientifico. I filologi devono continuare a esercitare un occhio critico e un approccio metodologico, utilizzando gli strumenti digitali come supporto alla loro ricerca piuttosto che come sostituti della tradizionale erudizione.
All’apparenza tutto si è semplificato, ma all’apparenza, infatti l’integrazione dell’informatica nella filologia presenta anche molte sfide. La digitalizzazione può comportare la perdita di dettagli importanti e il rischio di errori nei processi di trascrizione e traduzione, la formazione di filologi in tecniche informatiche è fondamentale per garantire una corretta interpretazione ed analisi dei dati.
L’uso di tecnologie avanzate può arricchire la ricerca filologica, aprendo nuove strade per la scoperta e la comprensione del patrimonio culturale, la democratizzazione dell’accesso ai testi e alla cultura non ha mai avuto delle possibilità così alte. Quindi l’informatica e la filologia, come ci hanno dimostrato sul campo i fratelli Durov , possono realmente essere considerate sorelle in un mondo che sarà sempre di più digitale. La loro collaborazione offre un potenziale straordinario per la conservazione, l’analisi e la diffusione del patrimonio culturale dell’umanità. Mentre la filologia continua a svolgere un ruolo cruciale nella comprensione dei testi e delle tradizioni linguistiche, l’informatica fornisce gli strumenti necessari per affrontare le sfide contemporanee e rendere la conoscenza accessibile a tutti. Insieme, queste due discipline possono contribuire a un futuro ricco di possibilità per la ricerca e la diffusione della cultura umana.
In un’epoca in cui la tecnologia sta cambiando rapidamente il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare, la filologia e l’informatica si trovano a un crocevia cruciale. Collaborando potranno non solo preservare il patrimonio culturale, ma anche renderlo vivo e accessibile a nuove generazioni. Compresa l’importanza che le discipline non saranno solo sorelle, ma vere e proprie alleate nel viaggio verso una società più informata, consapevole e culturalmente ricca. La loro collaborazione potrà continuare a spalancare porte verso nuove scoperte, mantenere viva la memoria storica dell’umanità nel vasto mare di dati digitali che ci circonda.
La definizione etimologica di ‘ismo’: è: indirizzo artistico, letterario o anche politico, da considerarsi sull’onda del momento e dell’effimero. Quindi già comprendiamo che gli ‘ismi’ seguendo “l’onda del momento” seguono dei trend prestabiliti se non addirittura indirizzati anche dai social media. Gustave Thibon filosofo aveva attaccato gli ismi in suo trattato del 1974, scrivendo:
“Io critico il socialismo. Prima reazione del mio uditore: «Il sociale dunque non conta per lei?» Il progressismo? Mi accusano di essere nemico del progresso. L’intellettualismo? Trovano che io tenga in poca considerazione la più alta delle facoltà umane: l’intelligenza. Risposta: la mia severità procede da un sentimento esattamente opposto. È perché sono sociale che attacco il «socialismo»; è perché amo il progresso che ripudio il progressismo; è per rispetto all’intelligenza che denuncio i giochi sterili dell’intellettualismo.” “In due parole: diffido degli “ismi” nella misura in cui sono attaccato alle realtà sulle quali vengono a innestarsi, come il verme che si intrufola in un frutto. noi difendiamo la realtà tradita dall’idolatria. Noi siamo per il sociale contro il socialismo, per la comunità contro il comunismo, per la nazione contro il nazionalismo, per l’amore contro l’erotismo. Noi siamo per ogni cosa al suo posto e nei suoi confini. E con ciò contro tutti questi “ismi” che separando ogni realtà dall’insieme da cui dipende, creano delle contrapposizioni fittizie là dove la natura non ha posto che dei complementi.”
Il termine “ismi” viene usato in riferimento a dei suffissi , cioè l’elemento che si attacca dopo la parola base come giornale/ giornal-ista, spesso utilizzati per formare nomi che designano dottrine, ideologie, movimenti o stili in vari ambiti, tra cui la filosofia, la politica, l’arte e la cultura.
Gli ismi servono a etichettare e definire specifiche ideologie o movimenti come il “femmini-ismo”, “capital- ismo” “ proibizioni-ismo” , “ razzi-ismo” “ sessi-ismo” , “ real -ismo” e potremmo continuare. Praticamente una serie di concetti complessi che attraverso l’ismo è possibile riassumere e comunicare in modo più accessibile, semplice.
Oggi la politica appare sempre più screditata. Si ricorre alla “società civile”sperando che si rivitalizzi, e vediamo che gli esiti appaiono spesso peggiori, ma questa è la classe politica dirigenziale che forma la cultura. Ecco che gli “ismi” creano correnti di pensiero e movimenti che nel passato hanno già plasmato la storia e la società.
Queste etichette non solo identificano correnti di pensiero, ma fungono anche da strumenti per comprendere le dinamiche sociali, le lotte di potere e le strategie di governance. Attraverso gli ismi, vengono definite le decisioni politiche, le identità collettive e le interazioni tra gruppi sociali.
Nella politica, termini come “socialismo”, “capitalismo” e “nazionalismo” sono fondamentali per comprendere le dinamiche sociali ed economiche accadute e in continua trasformazione . Questi ismi non solo identificano le ideologie, ma influenzano anche le politiche pubbliche e le interazioni internazionali.
Nella filosofia, gli ismi fungono da etichette per scuole di pensiero. Il “realismo”, ad esempio, si riferisce a una corrente filosofica che enfatizza la realtà oggettiva, mentre l'”idealismo” sostiene che la realtà è influenzata dalle idee e dalla percezione umana.
In ambito artistico, gli ismi come “impressionismo”, “surrealismo” e “espressionismo” descrivono movimenti che hanno rivoluzionato il modo di concepire l’arte e l’estetica. Termini che aiutano gli studiosi e gli appassionati a collocare opere e artisti in contesti storici e culturali specifici.
Ovviamente le critiche non possono mancare e, allo stesso tempo anche i limiti.
Il limite degli ismi , e’ creare una tendenza a fossilizzare il pensiero. Quando una dottrina viene etichettata come un “ismo”, può diventare rigida e meno aperta a nuove interpretazioni o evoluzioni. Fenomeno che può ostacolare il dialogo e la comprensione reciproca tra diverse correnti di pensiero.
Un aspetto significativo del linguaggio e della cultura contemporanea. Tuttavia, è essenziale approcciare questi termini con una mente aperta, riconoscendo sia il loro valore che i loro limiti. Solo così possiamo utilizzare gli ismi come ponti per il dialogo e la comprensione, piuttosto che come muri che dividono le persone.
In un mondo sempre più interconnesso, gli ismi non si limitano a definire le dinamiche politiche all’interno di singoli stati, ma influenzano anche le relazioni internazionali. Movimenti come il globalismo, il localismo, il nazionalismo e l’internazionalismo giocano un ruolo cruciale nel determinare le politiche estere e le strategie di cooperazione.
Il Globalismo: e’ l’idea di un mondo interconnesso, dove le nazioni collaborano per affrontare sfide comuni come il cambiamento climatico, le pandemie e le crisi economiche. Tuttavia, il globalismo è e’ criticato per le sue implicazioni in termini di perdita di sovranità nazionale e per l’ineguaglianza economica tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.
La tecnologia sta trasformando costantemente il panorama politico, dando vita a nuovi ismi e movimenti. Gli ismi, sebbene utili per categorizzare le ideologie, non dovrebbero diventare strumenti di divisione. È cruciale adottare un approccio che favorisca il dialogo, la comprensione e la cooperazione, per affrontare le sfide globali e promuovere un futuro inclusivo e sostenibile. Solo così possiamo sperare di costruire una società in cui le diverse idee possano coesistere, mescolarsi e contribuire al bene comune.
La bandiera europea creata da Arsène Heitz l’8 dicembre 1955
Notre-Dame de Paris riapre al pubblico l’8 dicembre 2024, quasi cinque anni dopo il devastante incendio dell’aprile 2019. Sarà inaugurata durante una tempesta perfetta, quella di Macron. Trump il giorno 8 dicembre sarà a Parigi dove troverà le macerie politiche del governo di Barnier. Forse sarà uno spettacolo piacevole per un presidente eletto che ha promesso alla disprezzata Europa guerra commerciale e solitudine strategica, ma Macron nega le sue dimissioni nel discorso alla Francia del 5 dicembre e annuncia il nuovo Governo. E’ il caso di dire “wait and see”, aspetta e guarda. Il Presidente Macron ha assicurato una legge speciale che sarà presentata entro metà dicembre in Parlamento e consentirà la continuità dei servizi pubblici, allontanando dunque il rischio di paralisi del Paese.
Macron
La data dell’otto dicembre è un simbolo potente per l’Europa.
E’ l’ 8 dicembre del 1955 il giorno dell’Immacolata Concezione, una delle feste mariane più importanti nel calendario liturgico della Chiesa cattolica e celebrata in tutto il mondo.
“Vergini non si nasce, si diventa Quando sarai la Vergine Sophia, ogni materia in te sarà redenta” (dal Manoscritto Clavis Artis, XVII secolo, copia presso l’Accademia dei Lincei)
Manoscritto Clavis Artis pubblicato in Germania nel XVII secolo e attribuito al persiano Zoroaster. L’opera è in tre volumi e conservata alla Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei . Foto Wikipedia
L’Immacolata Concezione non è soltanto un attributo “morale” della Madonna per definire il processo di “generazione” del Cristo, ma rappresenta la “sublimazione” dello stesso principio femminile ed il senso compiuto dell’agire dell’uomo in questo mondo. In particolare l’Opera dell’uomo è finalizzata al miracolo della Vita ed alla sua “partecipazione”. La conoscenza della vita è la stessa vita della conoscenza. In questa “ambivalenza” naturale si colloca l’uomo, che ben lungi dall’essere osservatore esterno, diventa un partecipante interno al processo stesso della vita, la sperimenta per comprendere. Quindi l’8 dicembre è quella festività che crea una “coppa vergine per ricevere” il suo degno contenuto quale simbolo della trasformazione e della rinascita dell’uomo perfetto in un mondo che perfetto non solo non è, ma non può esserlo necessariamente. Il simbolismo tra la donna terrena, evocata dal nome Eva, progenitrice femminile, e la donna celeste evocata dal saluto Ave che l’angelo annunziante pronuncia nell’umile casa di Nazaret. Maria muta la sorte di Eva. La mela, si carica del suo simbolismo millenario, il peccato di Eva, la sua colpa di egoismo fino a “ peccare”, ma finalmente decade e viene trasformata in due morsi che sanciscono la CONDIVISIONE. La positività femminile è riabilitata, proprio alla maniera cortese medioevale nel quale periodo Eva/Maria veniva chiamata Madonna, ovvero “ Mia Signora”
L8 dicembre del 1955 , TUTTI i Capi di Stato dell’Europa, tutti proprio tutti, approvarono il simbolo europeo rappresentato dalla bandiera celeste con 12 stelle.
Fu Arsène Heitz, grafico, il vincitore del concorso europeo bandito a Strasburgo nel 1955. Egli impressionò favorevolmente la commissione giudicatrice presieduta da un belga di religione ebraica. L’azzurro e il bianco (le stelle nel bozzetto originale erano bianche poi sono diventate gialle) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele e simbolicamente le dodici stelle della madonna uniscono il giudeo-cristianesimo.
La donna di Nazareth, in effetti, è la “Figlia di Sion” per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, mentre dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Ed è lui che spiega come è nata: “la bandiera europea nasce come un simbolo mariano. È poco noto, ma il suo disegno parla di Maria. È ispirato dal passo dell’Apocalisse in cui si parla delle dodici stelle: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle».
Gli Stati europei all’epoca erano solo sei, ma Arsène Heitz, senza rivelare la fonte che lo ispirò, spiegò che il numero dodici è un simbolo di pienezza, il dodici simboleggia la ricomposizione della totalità originaria. nella Bibbia è il numero che rappresenta la diversità che si ritrova nell’unità. È per questo che Arsène Heitz chiese esplicitamente nel progetto che la bandiera non la si dovesse ritoccare se i membri avessero superato quel numero.
Macron che sta attraversando la più grave crisi di governo mai avuta, con il discorso per la riapertura di Notre Dame de Paris cercherà di fare come la fenice: tentare di risorgere dalle proprie ceneri?
Il nome “ Borgo San Lorenzo” è stato attestato fin dal 1117 rimanendo immutato nel corso dei secoli. La strada conduce dalla città antica alla basilica di San Lorenzo, una delle chiese più vecchie della città di Firenze. Il termine “borgo” indicava quegli assi viari dal carattere mercantile e quasi popolaresco che stavano subito fuori dalle porte cittadine, in questo caso dalla Porta del Vescovo, l’antica Porta Pretoria. La strada si snoda dalla piazza di San Giovanni, precisamente dall’angolo del Canto alla Paglia, nome che deriva dal vendere in quel luogo, paglia e legna da ardere, citata dal Vasari nel suo “ Vite”, fino ad arrivare alla piazza di San Lorenzo.
La Piazza di San Lorenzo con la Basilica e la statua raffigurante Giovanni dalle Bande Nere, padre di Cosimo I , primo Granduca di Firenze
Anticamente nel medioevo si faceva riferimento all’angolo dell’antico Palazzo Arcivescovile, demolito con i lavori dell’allargamento delle cinte murarie di Firenze ed arretrato per allinearlo con la via del Borgo di San Lorenzo e la piazza dove sorge l’omonima chiesa. Per includere la basilica di San Lorenzo dentro le mura, la porta venne avanzata all’inizio dell’attuale Via de’ Ginori, e prese il nome di Porta San Lorenzo.
Sull’angolo del “ Canto della Paglia” oggi resta un tabernacolo conosciuto anche come “Tabernacolo della Torre rotonda”, grazie ai resti di una Torre di epoca romana. Ma il tabernacolo è conosciuto anche con un secondo nome “Tabernacolo dei Marignolli”, come ci racconta nel suo libro del 1897 Guido Carocci in “ Firenze scomparsa” . Il Tabernacolo è collocato sull’angolo della Torre de’ Marignolli che si affaccia su Piazza San Giovanni e apparteneva all’antica ed omonima famiglia fiorentina dei Marignolli, che dette alla città cinque Gonfalonieri e ventitré Priori. Sulla facciata del Palazzo e’ visibile lo stemma di famiglia: uno scudo attraversato da una fascia orizzontale, che dai repertori araldici risulta essere nera in campo d’oro.
Stemma dei Marignolli
Della famiglia si ricorda Rustico dei Marignolli, Guelfo Bianco morto durante gli scontri con i Ghibellini e sepolto nel complesso della chiesa medicea di San Lorenzo. Nel 1606 la famiglia si estinse con Curzio dei Marignolli, celebre poeta scapigliato burlesco che godeva della protezione del Granduca Ferdinando I dei Medici. Una lapide sulla facciata ricorda la famiglia.
Lapide dei Marignolli
Poco più avanti vi è un edificio chiamato Casa della Campana, sulla facciata lo stemma degli Uberti e all’interno una lapide a ricordo dei vari usi che il palazzo ha servito: antico Carcere, Convento, Albergo, Posta dei Cavalli, Edificio Demaniale
Al numero 4 di via Borgo San Lorenzo si trova una grande targa con busto e bassorilievo che ricorda Giuseppe Dolfi, patriota amico di Mazzini e Garibaldi, con un bassorilievo raffigurante il Dolfi che ospita a Firenze Giuseppe Mazzini . Dolfi era un capo popolo fiorentino diventato famoso dopo il ritorno della dinastia Lorenese al potere nel giugno del 1849. Dolfi fu il punto di riferimento del popolo fiorentino durante il Risorgimento per l’Unità d’Italia.
Busto di Giuseppe DolfiGiuseppe Dolfi incontra Mazzini a Firenze
Proseguendo la strada, poco più avanti un’altra lapide ricorda Michel de Montaigne, filosofo rinascimentale francese tra i più celebri del tempo, che soggiornò nell’antica locanda dell’Agnolo, luogo di ristoro frequentato da Leonardo da Vinci e i suoi amici e, che oggi continua ad essere un ristorante
Locanda dell’Agnolo
Poco prima di piazza San Lorenzo, sulla destra, dopo il Ristorante il Grande Nuti, si possono vedere i resti della Torre dei Rondinelli, la quale fu inglobata da Bartolomeo Ammannati nel Convento dei Gesuiti dei padri Scolopi detti di San Giovannino. Ed è su questa Torre che nel settecento padre Leonardo Ximenes, Geografo, Astronomo, Ingegnere, Cartografo e inventore, nonché professore presso il Regio Istituto di studi Superiori pratici e di perfezionamento di Firenze, volle costruire un imponente osservatorio fiorentino adibito a studi cartografici e matematici per produrre opere quali la prima “ Carta Geometrica della Toscana” di Giovanni Inghirami, in seguito gli studi di sismologia hanno caratterizzato il luogo. All’interno si trovano due biblioteche, la riproduzione del primo motore a scoppio della storia, nato da due ingegneri: Barsanti e Matteucci. Nei locali sono conservate alcune importanti opere pittoriche del Cinquecento e Seicento fiorentino. L’osservatorio è tutt’oggi esistente, ospita una stazione della Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La sommità della Torre confina, attraverso una porta con l’ultimo piano del Ristorante il Grande Nuti.
Il Palazzo dell’Osservatorio Ximenes confinante con la proprietà del Ristorante Nuti
Quasi davanti all’Osservatorio sorge la bellissima Basilica di San Lorenzo, la prima cattedrale fiorentina, il primo edificio di culto innalzato a Firenze, luogo dove i Vescovi ebbero la loro prima sede. Da questa antica chiesa, consacrata in presenza di Sant’Ambrogio nel 393 e dedicata al diacono e martire Lorenzo, si promulgò la Fede Cristiana nella città di Firenze.
Purtroppo non è rimasto nulla della chiesa originale, che indubbiamente aveva dimensioni più modeste di quella attuale. La “seconda” ricostruzione fu voluta da Papa Niccolo II nel 1059, data confermata dai documenti del “ Codice Rustici”, un manoscritto acquerellato a colori dall’orafo fiorentino Marco di Bartolomeo Rustici, il quale aveva fatto un resoconto di un ipotetico viaggio in Terrasanta, a cui è anteposta una descrizione della Firenze contemporanea con un ricco corredo di illustrazioni, a margine del testo, molto preziose per conoscere l’aspetto nella prima metà del XV secolo. Vi si trovano edifici e chiese fiorentine poi trasformate o distrutte. Il manoscritto è diviso in tre parti ed eseguito tra il 1425 e il 1450, oggi conservato presso la Biblioteca del Seminario Arcivescovile Maggiore di Firenze.
San Lorenzo dal Codice Rustici
L’imponente basilica che ammiriamo oggi è il frutto del radicale rinnovamento iniziato nel 1418 da Giovanni di Bicci, il capostipite della famiglia dei Medici che affidò la costruzione di una cappella funeraria, oggi conosciuta come la Sagrestia Vecchia, a Filippo Brunelleschi che diresse il grande cantiere fino alla morte di Giovanni dei Bicci, avvenuta nel 1446, ma che fu portato avanti dal figlio Cosimo il Vecchio.
Sacrestia Vecchia
Il progetto continuò sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, fino alla costruzione totale della Basilica, esattamente come la vediamo oggi. La chiesa subì piccoli interventi nel settecento e nell’ottocento ma senza togliere nulla alla perfetta armonia che Brunelleschi era riuscito a darle, il rapporto aureo delle proporzioni che regolano le sue strutture. La Basilica di San Lorenzo è un edificio dalla straordinaria bellezza, merito del genio di Brunelleschi che concepì la chiesa studiando in modo rigoroso la geometria e le proporzioni. All’interno è possibile cogliere con un solo sguardo tutto l’edificio, convergendo infine, grazie a un raffinato gioco geometrico di marmi, sull’altare maggiore, il luogo dove riposa Cosimo il Vecchio in un monumento funebre realizzato dal Verrocchio.
La maestosità della Basilica viene esaltata grazie a un sapiente gioco di luce e dall’impiego di soli due colori, il bianco dell’intonaco e il grigio della pietra. All’interno è possibile ammirare anche i due pulpiti in bronzo, il Pulpito della Resurrezione e Pulpito della Passione, l’ultimo capolavoro di Donatello. La Sagrestia Vecchia di Filippo Brunelleschi è del XV secolo, è sormontata da una cupola con una volta affrescata da Giuliano d’Arrigo detto il Pesello, con la fedele riproduzione della posizione delle stelle e dei pianeti nella notte del 4 luglio 1442 nel cielo di Firenze. Le posizioni furono studiate e dettate dal grande Astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli, ancora oggi gli storici non hanno compreso la motivazione di quella “ fotografia” ante litteram di una specifica data, accertata in tempi moderni dall’Osservatorio Astronomico di Arcetri. Particolarmente suggestive sono le costellazioni realizzate in oro che spiccano sull’azzurrite utilizzata per colorare la volta celeste.
Quando il figlio di Lorenzo il Magnifico, Giovanni dei Medici, divenne Papa Leone X, era prioritario completare la facciata della basilica con un paramento marmoreo della facciata. Nel 1518 il Papa affidò il delicato incarico al grande architetto Michelangelo, il quale studiò una struttura rettangolare, animata da statue di marmo, bronzo e da rilievi: una rivoluzione per l’architettura dell’epoca. Il Progetto era un’unità d’insieme alla complessità della facciata, era importante mettere in risalto l’opera nella sua complessità e non nei singoli dettagli. Dopo molti disegni ed un modello ligneo esposto oggi nel Museo di Casa Buonarroti in via Ghibellina, possiamo avere un’idea tangibile della grandezza del progetto michelangiolesco che purtroppo il 10 marzo del 1521 il Papa Leone X decise di non portare avanti, rescindendo il contratto per la facciata di San Lorenzo. Le cause non sono state mai chiarite, forse le spese per il marmo e il trasporto dei blocchi da Seravezza a Firenze erano molto alte anche per l’epoca ed il pontefice preferì non concludere.
Progetto di Michelangelo per la facciata di San Lorenzo
Successivamente furono presentati dei bandi pubblici per il progetto della facciata, l’ultimo che si ricordi fu del 1903, ma nessuno ha mai realizzato il progetto.
Progetto ligneo di Michelangelo della facciata
Adiacente alla Basilica si trova il Chiostro principale dove si affacciano gli appartamenti dei Canonici, da cui prende il nome “Chiostro dei Canonici”, i quali erano dei sacerdoti a cui era affidato il culto e la preghiera quotidiana.L’aspetto attuale si deve ad Antonio Manetti, allievo e successore di Brunelleschi, che lo ristrutturò tra il 1457 e il 1462, probabilmente sulla base di un precedente progetto di Michelozzo, architetto di fiducia di Cosimo il Vecchio. Ampio e armonioso, il chiostro è articolato su due ordini sorretti da eleganti colonne ioniche: il loggiato inferiore, più alto e arioso, presenta arcate a tutto sesto, mentre quello superiore è architravato.
Chiostro San Lorenzo
Tutt’intorno vi si affacciavano un tempo le abitazioni del canonici e del priore e gli spazi dedicati alla vita comune, come la cucina, il refettorio e la sala del capitolo: ancora oggi possiamo osservare sopra le porte le lettere dell’alfabeto che contraddistinguevano gli alloggi. Il chiostro più piccolo, risalente probabilmente alla fine del Trecento, rappresenta la parte più antica del complesso monumentale, l’unica che abbia conservato i caratteri della costruzione pre brunelleschiana.
La meravigliosa Biblioteca Laurenziana, inserita nel complesso della Basilica di San Lorenzo, fu voluta da Papa Clemente VII dei Medici per ospitare la preziosa collezione di manoscritti della famiglia, la Biblioteca Medicea Laurenziana fu progettata da Michelangelo che diresse personalmente i lavori tra il 1523 ed il 1534, anno del suo trasferimento a Roma. La biblioteca venne ultimata nel 1571 da Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, incaricati da Cosimo I dei Medici di proseguire i lavori secondo i disegni di Michelangelo e fu aperta al pubblico quello stesso anno. Il vano d’accesso, detto vestibolo, è dominato dalla grande scalinata in pietra serena realizzata dall’Ammannati nel 1559 seguendo il modello di Michelangelo che l’aveva però pensata in legno di noce.
Il complesso delle Cappelle Medicee, al quale si accede dalla parte absidale della Basilica di San Lorenzo, comprende il sontuoso Mausoleo dei Principi e la michelangiolesca Sagrestia Nuova concepita come cappella funeraria della famiglia Medici.
Le due parti principali sono prolungamenti dell’abside della basilica, edificate da Michelangelo a partire dal 1519. Nella grande cappella dei Principi, del secolo successivo, completamente ricoperta da marmi e pietre semi-preziose sono sepolti i granduchi di Toscana e i loro familiari.
La Sagrestia Nuova fu pensata da Papa Leone X per ospitare degnamente i monumenti funebri del padre Lorenzo il Magnifico e dello zio Giuliano, insieme al fratello Giuliano duca di Nemours e al nipote Lorenzo duca di Urbino, la Sagrestia Nuova venne effettivamente iniziata solo nel 1520 per volontà del secondo Papa Medici, Clemente VII. Michelangelo si dedicò alla sua realizzazione fino al 1534, anno del suo definitivo trasferimento a Roma. Adottando il modello architettonico della Sagrestia Vecchia, costruì un ambiente cubico sormontato da una cupola emisferica in cui gli elementi architettonici sono evidenziati dall’utilizzo della pietra serena. Lo spazio risulta diverso, animato da una nuova concezione plastica dove la bicromia fra intelaiatura di pietra grigia e superficie intonacata, esalta la drammaticità dei gruppi scultorei dei due monumenti funebri. Nella Sagrestia Nuova il genio di Michelangelo si rivela in tutta la sua monumentale grandezza.
Sagrestia Nuova, San Lorenzo
La Cappella dei Principi è un’emblematica realizzazione dell’autocelebrazione medicea, fu concepita da Cosimo I fin dal 1568, ma la sua costruzione prese l’avvio sotto il granducato di Ferdinando I, quando, in seguito ad un concorso indetto nel 1602, Matteo Nigetti, venne nominato responsabile del cantiere, carica che ricoprì fino al 1650. I Granduchi vollero rivestire le pareti del loro mausoleo con i materiali più preziosi ed incorruttibili: marmi e graniti policromi, diaspri, alabastri e lapislazzuli e perfino coralli e madreperle. L’Opificio delle Pietre Dure, fondato nel 1588 da Ferdinando I, per secoli ha dedicato gran parte della sua attività alla decorazione della Cappella dei Principi. I costosi lavori procedettero infatti con estrema lentezza prosciugando le risorse finanziarie del granducato. Fu Anna Maria Luisa de’ Medici, conosciuta come l’Elettrice Palatina ed ultima erede di una dinastia che si sarebbe estinta con lei, a voler imprimere al cantiere della Cappella un’accelerazione decisiva, consegnando alla storia l’ultimo grandioso frutto della committenza medicea.
Una curiosità : Al centro dell’atrio, nelle intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il Santo Sepolcro, ma i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono tutti.
Possiamo concludere che il quartiere di San Lorenzo resta un “Borgo” ricco di bellezza ed armonia. Un’area che riesce a mantenersi vitale fin dal medioevo, dal rinascimento e dal Risorgimento in un presente perenne che dona carattere alla città. Una zona oggi inclusa nell’area pedonale del centro storico, frequentata da turisti e cittadini quale punto di collegamento tra i più importanti luoghi d’arte e religiosità fiorentini, senza tralasciare l’anima commerciale che continua a rendere animato il quartiere con i suoi negozi, botteghe e accoglienti ristoranti. Le parole di Italo Calvino ben descrivono lo stupore del luogo:
“Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del passato. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano.” Italo Calvino