Mentre le porte della Cappella Sistina si preparano a richiudersi dietro ai cardinali chiamati a eleggere il nuovo pontefice, il mondo intero guarda a Roma con un’attenzione che va ben oltre la dimensione spirituale. Il conclave imminente è, più che mai, un fatto geopolitico di rilevanza globale, incrocio di poteri visibili e invisibili, tensioni tra fede, finanza e nuovi equilibri internazionali. Negli ultimi anni del pontificato di Francesco, gesuita argentino e figura polarizzante, si è acuito lo scontro tra la Chiesa nordamericana, potente, conservatrice e fortemente radicata in una visione dottrinale e finanziaria strutturata, e l’impostazione pauperistica e pastorale di Bergoglio. I grandi donatori statunitensi, molti dei quali legati al mondo della finanza e al cattolicesimo tradizionalista, non hanno mai digerito la dura critica del Papa alla “cultura dello scarto” e alla “tirannia del denaro”. Il gesuita venuto “quasi dalla fine del mondo” ha scosso le fondamenta di una Chiesa abituata a essere anche centro di potere, invocando una “Chiesa povera per i poveri” che mina certi equilibri secolari, praticamente Francesco ha messo in crisi Trump e il modello economico USA. Questo non ha impedito al Cardinale di New York, Thimoty Dolan, presente al Conclave, di contestare, quale brutta figura, il fotomontaggio di Donald Trump vestito da Papa postato sugli account social della Casa Bianca. Tra i cosiddetti “ papabili” c’è il Cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller il quale afferma che serve un Teologo, un dottore della chiesa per non correre il rischio di aderire alla politica Bergogliana e far divenire la chiesa vaticana protestante: “Non si devono lasciare indietro la dottrina e la verità della Chiesa solo per ragioni di diplomazia”.
Ma per comprendere le radici profonde di queste fratture, bisogna tornare indietro nel tempo, resta basilare il patto Reagan – Giovanni Paolo II, che implicava la lotta alle Comunità di Base ed alla Teologia della liberazione in America Latina, gli aiuti a Solidarnosh in Europa per la caduta del marxismo. ( Ricordo che la politica odierna di Peter Thiel e del suo protetto vice presidente americano J.D.Vance è Reganiana). Il patto siglava una politica di “pace attraverso la forza” e il suo forte anticomunismo, contribuiva a creare un clima di tensione con l’Unione Sovietica. Nel 1981 la preoccupazione di Wojtyla davanti alle “ dimissioni “ di Padre Arrupe erano chiare: non voleva una congregazione generale perché temeva che, dimessosi Arrupe, venisse eletto quale preposito generale uno dei due assistenti generali: lo statunitense Vincent T. O’Keefe o il francese Jean-Yves Calvez, di tendenza progressista, che già durante la XXXII congregazione generale del 1974, regnante Paolo VI, fece fibrillare, e non poco, le relazioni interne all’ordine quanto i rapporti con la Santa Sede. Ma precisamente il 13 maggio 1981 mentre Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro veniva ferito dai colpi di pistola del terrorista Ali Ağca, nello stesso momento, in una clinica di Roma, padre Pedro Arrupe, allora Superiore Generale della Compagnia del Gesù, il Papa Nero, veniva ricoverato per un ictus che lo avrebbe allontanato dalla guida dell’ordine. Due uomini, due visioni, due corpi segnati nello stesso giorno: da una parte il pontefice polacco, figura fortemente spirituale ma anche politica, dall’altra il gesuita basco, innovatore e sostenitore della “fede che fa giustizia”. Quel 13 maggio simbolicamente è il punto d’incontro e di scontro tra due anime della Chiesa, quella più legata alla trascendenza e quella immersa nel mondo. Nel 2007 fu Papa Benedetto XVI, attraverso il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, a pensare di portare avanti ciò che Woityla non aveva compiuto. Fu mandato l’Arcivescovo di Buenos Aires a trattare il complesso nodo che si era formato tra il Vaticano e la Compagnia del Gesu’, Jorge Mario Bergoglio, colui che diventerà Papa Francesco nel 2013 con le dimissioni di Benedetto XVI. Bergoglio, dalla salita al Soglio Pontificio ha sempre criticato il modello di economia di mercato dominante negli Stati Uniti.
Papa Wojtyla e Arrupe il Papa Nero della Compagnia del Gesu’
Il conclave che si apre in questo maggio 2025, porta con sé un lascito diviso e in una situazione geopoliticamente complessa, intrecci che emergono attraverso la Russia, la Cina e l’Africa. La Russia, isolata dall’Occidente, apre una nuova rotta verso il continente africano. Accordi economici e militari con la Nigeria si stanno consolidando, mentre in Libia il generale Khalifa Haftar torna protagonista, stretto alleato del Cremlino e pronto a sfruttare il caos istituzionale per guadagnare terreno. L’obiettivo è chiaro: creare un’area di influenza russa nel Mediterraneo centrale e nella regione subsahariana, saltando i canali euro-atlantici e rafforzando legami con potenze emergenti e Stati fragili.
Russia e Niger
Le cordate cardinalizie si stanno già muovendo: c’è chi punta a un ritorno dell’“ordine” dottrinale e chi invece cerca di preservare l’“ospedale da campo” bergogliano. Ma al di là delle mura leonine, i governi guardano con attenzione. Perché un Papa può influenzare i rapporti internazionali, i flussi migratori, i processi di pace. In un mondo instabile, il nuovo pontefice sarà inevitabilmente un attore geopolitico.
“Il passato non è mai finito anzi non è mai passato” scrisse William FaulknerIl, ed effettivamente il futuro è il risultato del presente nella stessa maniera in cui il presente è figlio del passato. Non possiamo comprendere né il passato recente né l’attualità presente senza conoscere gli attori più importanti che hanno contribuito a crearlo, Zbigniew Brzezinski è uno di questi, il visionario polacco al servizio del Vaticano e degli Stati Uniti, colui che aiutò a liberare la sua amata Polonia dal comunismo e a trasformare l’Afghanistan nel Vietnam dei sovietici, in particolare durante la sua attività di Consigliere per la sicurezza nazionale per l’amministrazione di Jimmy Carter. Nel suo libro scritto nel 1977 “ Between two ages: America’s role in the technotronic era”, “Tra due epoche: il ruolo dell’America nell’era tecnotronica” e per tecnotronica intendeva il digitale, si poneva la domanda di cosa l’America avrebbe dovuto fare, quali cambiamenti economici, politici e finanziari che la rivoluzione digitale avrebbe introdotto nelle società occidentali, il ruolo per rimanere al vertice dell’ordine mondiale.
Cartina geografica della Russia e dei paesi paesi rimland i quali sono una regione geografica strategica che si estende lungo le coste dell’Asia, dell’Africa e dell’America, inclusi i Paesi che facevano parte dell’ex Unione Sovietica. Questi paesi molto ambiti, sono caratterizzati dalla presenza di aree ricche, tecnologicamente avanzate, con grande disponibilità di risorse e facile accesso ai mari. Cartina di Limes
Brzezinski è un personaggio chiave più che fondamentale per comprendere, fu una delle eminenze grigie che più hanno contribuito a plasmare la storia dell’umanità. È al suo genio che gli Stati Uniti debbono la loro vittoria nella Guerra fredda. È alla sua lungimiranza che gli Stati Uniti debbono la forma della loro strategia per lo spazio postsovietico. La sua “ dottrina” prevedeva l’allargamento a Est della Nato, tra la fine degli anni Novanta e la prima decade dei Duemila, una strategia di isolamento della Russia, facendo leva sui sentimenti russofobi di larga parte delle Repubbliche ex-sovietiche dell’Europa orientale, che, non a caso, hanno sempre guardato con più interesse agli Usa e alla Nato che non alla Ue. L’uso della tecnologia per Brzezinski, doveva servire per l’interruzione della continuità del blocco euroasiatico: separare la Russia dall’Europa significava non solo indebolire economicamente e politicamente la Russia, condannandola all’isolamento, ma anche ricondurre l’Europa politica entro la sfera di influenza statunitense e sotto il quadro euro-atlantico definito dall’Alleanza. La rilettura di ciò che ha scritto Brzezinski dal dopo-guerra fredda fino al 2016, anno della sua ultima pubblicazione ci aiuta a comprendere gli eventi del passato, ma sopratutto ci dà la chiave per decifrare il presente e forse riuscire a fare maggiore chiarezza sul futuro. Brzezinski delineava quella che sarebbe divenuta la grande strategia degli Stati Uniti per l’Eurasia, una teoria che già a fine ottocento il Generale inglese Mackinder aveva delineato: “ Heartland o Perno Geografico, teoria presentata nel 1904, portata avanti nel 1919 e con una revisione nel 1943. Heartland, e’ la Russia, il cuore della Terra, l’area geografica che consente il controllo politico dell’Eurasia (Europa, Medio Oriente, India, Cina e Giappone) e di conseguenza del mondo intero.” Brezsinki anni dopo continua ad individuare i cinque Paesi “dinamici” che, nello scacchiere globale, costituiscono dei perni sui quali la politica estera e di sicurezza statunitense può giocare per svolgere il ruolo di grande egemone e prevenire l’ascesa di competitori strategici. Questi Paesi sono l’Azerbaijan, la Turchia, la Corea del Sud, l’Iran e l’Ucraina. Di quest’ultima nel suo libro “ The Grand Chessboard: American Primacy And Its Geostrategic Imperatives” scriveva: ”Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. Questo concetto assume un’importanza fondamentale per capire lo scenario geopolitico mondiale attuale, caratterizzato dallo scontro tra il Nuovo Ordine Mondiale unipolare iperliberista della potenza americana, e il Nuovo Ordine Multipolare guidato da Russia e Cina, uno scontro che si sta consumando al margine della Russia, in Ucraina. Nella visione geopolitica di Mackinder, l’Ucraina ha sempre svolto un ruolo fondamentale fin dai primi anni del Novecento: anche per impedire qualsiasi contatto economico e politico tra la Russia e la Germania, cercando di isolare il “perno geografico della storia”. È in tale contesto che vanno lette le sanzioni antirusse e la crisi del gas che in questi ultimi anni attanaglia l’Europa.
Brzezinski è il teorico della geopolitica della fede, la stessa che avrebbe ironicamente sconfitto l’Impero dell’ateismo con l’aiuto di preti e imam, di croci e mezzelune, e le cui analisi sembrano provenire da delle pietre veggenti nelle quali riesce a vedere il futuro. Negli ultimi anni la religione cattolica ha avuto un ruolo fondamentale e una crescita esponenziale tra i lavoratori del settore tecnologico e soprattutto tra i miliardari delle Big Tech, oggi chiamati Oligarchi digitali. Alcuni appartengono alla fede cristiana già da tempo, come Peter Thiel accomunati anche dall’aderire alla “ New Right” che ha preso più consistenza con l’elezione di Donald Trump. È’ stato Peter Thiel, miliardario tecnologico, co-fondatore di Paypal e Palantir Technologies a convertire al cattolicesimo il Protestante J.D.Vance , vice Presidente degli Stati Uniti, finanziandolo nella sua campagna elettorale e nella sua biografia dal titolo “ Elegia Americana”, libro che può far comprendere la strada intrapresa.
Non è una coincidenza che Brzezinski, sia un nome paradossalmente semi-sconosciuto in Europa, ma riscoperto e approfondito negli ambienti accademici di “due giocatori geostrategici” quali Russia e Cina , nel nome dell’antico e sempreverde “Arte della Guerra di Sun: “ conosci il tuo nemico”
Continente Euroasiatico
Conoscere e studiare Brzezinski significa capire come, dove, quando e perché lo scacchista Stati Uniti muoverà i propri pedoni in quella grande scacchiera che è l’Eurasia, l’Isola-continente al centro del mondo da cui dipende e sempre dipenderà il destino del mondo.
Alan Turing, durante la seconda guerra mondiale con il computer digitale “ Colossus” riuscì a decifrare i messaggi criptati di “ Enigma”, la potente macchina di comunicazione nazista. Ma il sistema di crittografia più affascinante e meno conosciuto della seconda guerra mondiale è stato il “Navajo Code”, il quale permetteva ai Marines americani impegnati nel Pacifico, di avere a disposizione un idioma talmente complesso nella sua struttura, che si rivelò impenetrabile per le forze nemiche. Era il 1942, i messaggi statunitensi via radio venivano facilmente intercettati dalle forze nemiche.
Philip Johnston era cresciuto con il popolo Navajo e propose di usare la loro lingua crittografata. Una struttura di linguaggio unica, parlata e non scritta, talmente complessa da essere impossibile per chiunque da comprendere. Fu elaborato un sistema crittografico che mescolava: lingua inglese, il Navajo, lettere, numeri e simboli militari, nacque il Navajo code, i Marines arruolarono più di cinquecento uomini Navajo, i quali divennero i Code Talker, uomini addestrati a trasmettere e ricevere messaggi durante i combattimenti. Furono in grado di comunicare con più di mille messaggi e senza neanche un errore, vincenti in battaglie chiave del Pacifico come: Tarawa, Scipan, Guadalcanal e la celebre battaglia di Iwo Jima. Il Generale dei Marines, Howard Connor, capo delle Comunicazioni, dichiarò che se non fosse stato per i Navajo, i Marines non avrebbero vinto sull’isola giapponese.
Ancora oggi il Navajo Code detiene il primato di crittografia più sicuro della storia, rimane il più veloce, riuscendo a trasmettere in soli venti secondi. Il riconoscimento e la celebrazione sono avvenuti nel 2001, quando il popolo Navajo ricevette gli onori e la Medaglia d’Oro da parte del Congresso Americano, rendendoli eroi e integrati nella storia degli Stati Uniti. Un museo, il Navajo Nation Museum, in Arizona, celebra i Navajo Code, il 14 di agosto è’ stata istituita la National Navajo Code Talkers Day.
“A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.”
Un Risiko geostrategico economico nel quale il colosso BlackRock deciderà se il mondo deve vivere con o senza il dollaro. Questo il contenuto nella lettera del CEO di Black Rock, Larry Fink, agli investitori. L’amministratore delegato del più grande gestore di risparmio al mondo, con quasi 12mila miliardi di dollari di attivi, in Italia gestisce oltre 100 miliardi di euro, detiene il 7% di Unicredit e il 5% di Intesa Sanpaolo, il 4% di Mediobanca, controlla quote in Mediaset, Stellantis, Moncler, è il principale azionista privato in Enel, Eni, poste, Snam e dall’autunno scorso ha aumentato la sua presenza in Leonardo. Prevede una possibile “dedollarizzazione” dell’economia globale legata alle attuali condizioni statunitensi, a partire dall’enorme debito federale. Ventilando anche l’ipotesi che una valuta digitale privata possa diventare il nuovo strumento di riserva, come ETF legati al Bitcoin. Perché lo ha fatto, quali effetti ha su Trump, Vance, Thiel, Musk, che non sono “ amati”? e che cosa c’entra il piano di riarmo europeo. L’Europa diventa protagonista con la strada militarista voluta da Berlino, benedetta da Draghi e avviata da Bruxelles. Ma ReArm Europe e Readiness 2030 sono manna per i fondi americani, i quali vedono la possibilità di una nuova bolla finanziaria, migliore rispetto a quella tech: il Riarmo. Praticamente: soldi pubblici trasformati in armi,missili, carri armati = che diventano dividendi. Praticamente mentre l’Europa si indebita per armarsi, gli Stati Uniti potrebbero perdere il primato della valuta dando la possibilità ai colossi finanziari di fare incetta di dividendi. Un Risiko geostrategico economico che non lo decide chi siede alla Casa Bianca e nemmeno alla Bce. Ma chi ha scritto la lettera ai suoi investitori, muove la maggior parte dei miliardi mondiali e si può permettere di decidere se il dollaro possa ancora valere come carta su cui è stampato.
La democrazia? Qualcosa di non compatibile con la libertà. Il passaggio da un ordine liberale a un ordine neoliberale, da un ordine internazionale a un ordine globale avviene quando si assiste al distacco tra interessi dei grandi operatori nel mercato globale e interessi dei cittadini delle democrazie. Nasce qui il paradosso per cui la globalizzazione, intesa come un modo per accrescere l’interconnessione tra le società aperte e favorirne la diffusione, ha finito, invece, con il mettere in difficoltà proprio le società aperte e le loro istituzioni: la democrazia rappresentativa e il mercato regolato. Non c’è solo una sostenibilità ambientale ma anche una sostenibilità economica, politica e sociale, lo possiamo leggere e vedere in “Elegia americana” la biografia del vice presidente degli Stati Uniti J.D Vance, finanziata da Thiel dove è evidente lo spaccato di vita che scava nell’America profonda, nel quale si ode il grido dei lavoratori che vivono da sempre di autentici valori, gli stessi che la globalizzazione ha velocemente annientato. E’ il racconto del sogno americano del protagonista che con la volontà si eleva da un contesto difficile e trova il successo. Perché se “la Rivoluzione non è un pranzo di gala, neppure la democrazia è un pasto gratis. Le elezioni? Niente che possa migliorare lo stato delle cose. La fede cristiana? storicamente la più importante dell’Occidente, Thiel, profondo cattolico riuscirà a convertire il protestante Vance, attraverso Sant’Agostino e San Benedetto il grande costruttore della regola “ Ora et labora” . Non più l’ideologia “woke “, quella “ cancel culture” che tende, con violenza a condannare il passato, la preoccupazione di questo concetto è sorto quando i metodi per ottenere ciò che legittimamente spetta in termini morali e umani ha finito con il tradire la maggior parte degli stessi valori che si professano. Dietro la caotica ed apparente sconsideratezza di Donald Trump ed Elon Musk si cela una visione strategica radicata nei filosofi della modernità, interpretata da una figura che ha saputo fondere informatica, finanza e pensiero politico: Peter Thiel
Peter Thiel è nato a Francoforte nel 1967 , laureato in filosofia a Stanford. Multimiliardario grazie al suo fiuto per gli affari, cofondatore di PayPal e Palantir Technologies azienda leader nell’analisi dei dati per la sicurezza e l’intelligence . Peter Thiel è una delle figure più influenti dell’attuale panorama politico ed economico americano. Thiel incarna una visione neoliberista estrema, ispirata all’anarcocapitalismo di Murray Rothbard e David D. Friedman fondata sull’eliminazione dei monopoli statali: dalla moneta alla sicurezza fino alla giustizia.
Molti sono i punti di convergenza del riservato consigliere del presidente, a partire dalla critica della globalizzazione che avrebbe prodotto stagnazione e disuguaglianza invece che progresso e innovazione: “La globalizzazione è stata sopravvalutata. L’idea che il mondo stia diventando più piccolo non è così vera. È la tecnologia a guidare il futuro, non il commercio mondiale“. Tuttavia, Thiel non è un nazionalista nel senso tradizionale. Il suo pensiero politico si orienta piuttosto verso un elitismo tecnocratico, ispirato in gran parte a Leo Strauss, il filosofo conservatore noto per la sua critica alla democrazia parlamentare, per la difesa della religione come fondamento dell’ordine politico, la valorizzazione della decisione rapida, del potere concentrato nelle mani di pochi, oltre alla profonda sfiducia nella “volontà generale” e nel pluralismo indiscriminato. A Strauss, Peter Thiel ha dedicato nel 2004, un lungo saggio più volte aggiornato: “The Straussian moment”.
Thiel concorda con Strauss, la filosofia politica è riservata a un élite di pensatori, lontana dalla banalizzazione delle masse, il potere e l’innovazione devono essere affidati a una minoranza di individui di talento, liberi da eccessivi vincoli democratici. Non a caso, la tesi centrale della sua visione politica è che libertà e democrazia non sono compatibili, poiché la partecipazione diffusa tende a limitare la capacità decisionale e l’efficienza dei governanti. Peter Thiel attira giudizi positivi e spietati: per Musk è una «mente strategica negli investimenti, una mente visionaria riguardo uno Stato libero da controlli e limiti burocratici. “La lezione più preziosa? Capire che, in un mondo che cambia in fretta, il peggior rischio è non correre nessun rischio». Tra le principali cause della stagnazione tecnologica nel mondo fisico, Thiel individua l’eccesso di regolamentazioni, i vincoli burocratici, gli accordi internazionali restrittivi su clima e risorse, e una tutela della privacy che, anziché incentivare l’innovazione, finisce per soffocarla.
Un esempio lampante è l’Unione Europea, dove la centralità delle regolamentazioni ha frenato la crescita del settore tecnologico, rendendolo meno competitivo e meno attraente per gli investimenti innovativi rispetto agli Stati Uniti o alla Cina.
I tempi nuovi imposti dalla presidenza Trump impongono nuove leadership. Lo vediamo con il Canada dove si registra l’uscita di scena del primo ministro Justin Trudeau, che era stato fortemente indebolito dalle polemiche col presidente americano e , in Groenlandia dove la vittoria degli Indipendentisti che alle elezioni politiche dell’11 marzo hanno sonoramente battuto i partiti finora al governo. È come se ci si trovasse di fronte a una nuova fase del processo di decolonizzazione dall’Occidente che viene ancora una volta guidato dagli Stati Uniti: il Canada nei confronti dell’Impero britannico e la Groenlandia nei confronti del Regno di Danimarca, con la dottrina Monroe che incentrava la sua ideologia nella frase “L’America agli Americani”, ripresa poi da Theodore Roosevelt e tornata in piena attualità oggi , una “supremazia“ statunitense nel continente americano e, la non ingerenza da parte di Stati non americani nel continente. La Groenlandia è stata rivalutata negli ultimi anni, per via dell’attivismo di Russia e Cina nella regione. Il progressivo scioglimento dei ghiacciai in questa area favorirà con molta probabilità la nascita di nuove rotte commerciali e la possibilità di sfruttare le ingenti risorse naturali presenti nei fondali. Il Canada è fondamentale per la difesa dell’Artico, partner essenziale per gli Stati Uniti sia dal punto di vista economico che  strategico. In Canada è subentrato Mark Carney che è riuscito a divenire rapidamente il nuovo leader del Partito Liberale mettendo a frutto l’esperienza e la fama conquistate nel corso della sua brillantissima carriera di banchiere centrale, avendo retto non solo la Bank of Canada ma soprattutto la Bank of England negli anni difficilissimi della Brexit: la sua particolare vicinanza al mondo anglosassone rende la sua figura ancipite e problematica soprattutto nei confronti della componente francofona. Carney è comunque un premier a tempo, visto che si dovranno tenere nuove elezioni politiche entro il prossimo ottobre, con una campagna elettorale che si prospetta particolarmente complessa, perché c’è in gioco il futuro sia economico che geopolitico del Paese.
Canada e Stati Uniti  sono legati da una strettissima interdipendenza economica e sociale: non solo la duplice frontiera tra i due paesi coinvolge ben 13 Stati americani da una parte e sette Province e un Territorio del Canada dall’altra, ma ben due cittadini canadesi su tre vivono a meno di cento chilometri dalla frontiera con gli Usa. Il Canada è al primo posto a livello mondiale nella produzione di energia idroelettrica esportandone circa il 40% negli Stati Uniti. Oltre alla regione dei grandi laghi, il fiume San Lorenzo è parte del sistema di navigazione marittima del Nord America, e’ un fiume di vitale importanza geografica, ideologica ed economica sia per il Canada che per gli Stati Uniti, costituendo una grande arteria commerciale nel Nord America, dall’Atlantico al cuore degli Stati Uniti. Oggi dai suoi porti, si sviluppa una fitta rete di trasporto multimodale attraverso la quale si raggiunge tutto il continente nordamericano.
La Groenlandia è rimasta scossa dalle affermazioni di Trump, secondo cui «gli Stati Uniti prenderanno il controllo della “ terra verde” , in un modo o nell’altro»: anche in questo caso, gli interessi economici americani relativi allo sfruttamento delle sue risorse minerarie, tra cui petrolio, gas e materie prime critiche come uranio e terre rare, la paragona esattamente come accadde per l’Ucraina, si lega agli equilibri geopolitici che riguardano il futuro del Mar Glaciale Artico.
La presa politica degli Usa nei confronti di Canada e Groenlandia serve a pareggiare la presenza della Russia, che è stata finora solitaria nel presidiare questo nuovo Oceano da cui l’America adesso non vuole essere esclusa.
La Russia continua a muoversi in modo silenzioso ma deciso, nella geopolitica asiatica. L’Occidente tende ad isolarla ma la Russia si reinventa quale partner strategico per l’economia emergente del sud-est asiatico. L’annuncio della disponibilità di Rosatom a costruire una centrale nucleare in Vietnam e rafforzare la cooperazione con il Myanmar nel settore dell’energia atomica non è solo un fatto tecnico, bensì una strategia globale che Mosca ha deciso di percorrere con grande lucidità per costruire alleanze, dove altri non stanno guardando. La portavoce del ministero degli esseri Russo ha confermato che l’accordo intergovernativo siglato a marzo ha aperto una concreta strada all’attuazione di un programma nucleare. Nella diplomazia eurasiatica la Russia ha un vantaggio competitivo: Rosatom è una società statale con ramificazione in decine di paesi, fornisce reattori, si occupa di formazione dei tecnici, costruisce università, e infrastrutture. Immette una dipendenza tecnologica in cambio di una fedeltà politica o perlomeno di un’astensione da alleanze ostili. La Russia ha compreso l’interesse da parte dei paesi dell’ASEAN per l’energia nucleare, ed è per questo motivo che ambisce a divenire l’interlocutore privilegiato di un’intera area in cerca di autonomia energetica e di infrastrutture sempre più moderne, mentre la Cina è divenuta troppo dominante e gli Stati Uniti sempre più disinteressati a una presenza a lungo termine nella regione. Con questa diplomazia, la Russia ottiene un’influenza diplomatica, maggiori accordi commerciali e margini di manovra politica nell’Asia sud orientale che resta il crocevia tra oceano Pacifico e oceano indiano, tra indo Pacifico e progetti di contenimento della Cina.
Si tende spesso a pensare che le idee più lungimiranti e visionarie in materia di management siano prettamente maschili, ancorati ad un retaggio che ha spesso visto l’uomo, più che la donna, descritto quale ‘capitano d’impresa’. La storia dell’economia e del business è fatta di donne forti, veri esempi di parità e leadership. Donne che hanno per prime posto l’accento su temi spesso inesplorati. Oggigiorno tutto il mondo globale è interconnesso, ENI è il fiore all’occhiello dell’Italia, contribuisce alla sicurezza energetica del Paese, anche attraverso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e favorendo l’evoluzione dell’industria con il modello dell’economia circolare. ENI è presente in più di 60 paesi, leader nei settori del petrolio, del gas naturale, della chimica, della biochimica, della produzione e commercializzazione di energia elettrica da combustibili fossili, da cogenerazione e da fonti rinnovabili. l’Ente Nazionale Idrocarburi, ENI, nasce a febbraio del 1953, con il compito di ricostruire la politica energetica del Paese Italia. A guidarlo è Enrico Mattei, imprenditore e deputato, che lo rende un grande motore del boom economico italiano. Negli anni 70, la dott.ssa Giuseppina Fusco, laureata a Roma in Economia e Commercio con la votazione di 110 e lode è’ una delle prime donne a ricoprire un ruolo dirigenziale presso l’ENI, In pochi anni raggiunge posizioni di vertice con le cariche di Direttore Amministrativo e di Segretario Generale dell’Ente. Nel 1993 ricopre incarichi manageriali apicali in società controllate caposettore dell’ENI. Tra il 1993 e il 1999 le viene affidato il ruolo di Amministratore Delegato di ENIRISORSE Spa, capogruppo del comparto minerario metallurgico e del carbone, realizzando il riassetto industriale e societario e , non di meno la privatizzazione di oltre 150 società, stabilimenti e rami d’azienda, una operazione che salvaguarderà oltre 15000 posti di lavoro. Saranno i nuovi business con visione internazionale e abilità di comunicazione, la parte integrante della modernizzazione italiana. Nel 1995 Eni, diventa una società quotata in borsa, avvia un nuovo percorso che la renderà un’azienda globale a forte contenuto tecnologico, una Global Energy Tech Company.
Dal 1999 al 2009, la dott.ssa Fusco diviene Presidente e Amministratore Delegato di SOFID Spa, Società di intermediazione per i finanziamenti degli idrocarburi, sottoposta a vigilanza della Banca d’Italia. La società sviluppa e realizza il centro servizi “captive” per la gestione integrata dei servizi finanziari e amministrativi dell’Eni. La dottoressa Fusco progetta e realizza i servizi di dematerializzazione dei documenti amministrativi e contabili del Gruppo. Un processo di archiviazione e conservazione dei flussi documentali in forma digitale, fattore fondamentale per garantire nel tempo l’integrità, la provenienza, reperibilità dei documenti. Favorendo la velocità dei processi e determinando minori costi per le amministrazioni e le imprese, uno strumento di grande efficienza. In quegli stessi anni diviene Presidente di ENI International BV (Amsterdam) holding di partecipazioni, con il compito del coordinamento amministrativo e della governance delle società estere dell’ENI. Nel 1992 la dott.ssa Giuseppina Fusco lascia l’incarico di direttore amministrativo di ENI Holding a seguito della sua nomina nella Nuova Sanim. La società nata quale finanziaria ENI per il comparto minerario e metallurgico. La società nel 1994 si è trasformata in ENIRISORSE per la lavorazione dell’acciaio. Oggi continua a produrre diversi tipi di prodotti metallici, utilizzando rame, alluminio e altri materiali. ENIRISORSE è una delle principali aziende fiore all’occhiello di ENI.
Nel 2014 la Dott.ssa Fusco, lasciato ENI mette tutta la sua esperienza al servizio di ACI Ente Pubblico, la Federazione nazionale per lo sport automobilistico riconosciuta dal CONI, con i propri organi e l’autonomia normativa, regolamentare e finanziaria. Membro della FIA ACI si fa portavoce delle esigenze degli automobilisti italiani anche in contesti internazionali, attraverso la partecipazione a diversi organismi e iniziative. La Fusco ricopre il ruolo di Vice Presidente vicario dell’Automobile Club d’Italia, Presidente Automobile Club Roma, e Presidente della Fondazione Filippo Caracciolo, l’importante Centro Studi e Ricerche sulla mobilità e la tutela dell’ambiente, il cardine principale della politica dei trasporti e della promozione dello sviluppo sostenibile per la Federazione ACI. Ricopre il ruolo di Vice Presidente di Sara Vita Spa e di Consigliere di amministrazione di SIAS Spa, la società che gestisce l’autodromo di Monza. Dal 2016 è componente del consiglio Generale di Aspen Institute Italia, attività caratterizzata dalla discussione e dall’approfondimento di temi strategici per la società contemporanea nonché dallo scambio di conoscenze, informazioni e valori globali. Nel 2016, Aspen Institute Italia ha creato un premio nell’ambito delle scienze naturali frutto della collaborazione tra scienziati e/o organizzazioni di ricerca italiane e degli Stati Uniti.
“Non vi e’ esperienza più liberatoria, più esaltante che determinare la propria posizione, dichiararla coraggiosamente, ed agire con fermezza. “
Zuckerberg e Peter Thiel ai tempi della nascita di Facebook 
“Move fast and break things” lo slogan motivazionale di Trump, già venti anni fa era usato da Mark Zuckerberg, suggerito dal suo finanziatore Peter Thiel. Per intero diceva: “Se non rompi cose, vuol dire che non stai andando avanti abbastanza rapidamente”. Un processo di trasformazione industriale che rivoluziona continuamente la struttura economica dall’interno, distruggendo senza sosta quella vecchia e creandone una sempre più nuova”. Lo abbiamo visto con il veloce sviluppo digitale che ha completamente cambiato il nostro modo di agire nel mondo reale. Se Elon Musk è l’uomo onnipresente c’è anche l’uomo ombra del Presidente Trump, colui che non era presente all’insediamento alla Casa Bianca. Il suo nome è Peter Thiel, nato a Francoforte e naturalizzato americano, Repubblicano e grande ammiratore di Ronald Reagan e della sua politica. Peter Thiel è abituato a sfuggire i riflettori, non ha interessi ad apparire ma a dare concretezza alle anticipazioni sul futuro. Ci riesce con una precisione quasi inquietante. In primis molti anni fa, ha fondato PayPal uno dei primi servizi di pagamento digitali al mondo, ha investito grandi cifre per l’apertura di Facebook, ha costituito una delle più importanti società di Cyber sicurezza del mondo, la Palantir Technologies, ed ha identificato in Trump il salvatore dell’america conservatrice. Thiel, uomo cattolico ha scelto personalmente il vice Presidente J. D. Vance a Yale dove era un giovanissimo protestante americano. Per i pensatori di questa “New Right” il liberalismo sta crollando sotto le sue contraddizioni, che ha generato l’opposto di ciò che vanta: diseguaglianze materiali, comunità sfasciate, crescita fuori controllo dei “poteri forti”. Nasce così un’agenda populista aspramente ostile alle “élite”, un comunitarismo spinto, un isolazionismo americanocentrico, che trovano un terreno fertile anche nei settori cattolici. “La rivolta del popolo comune”, tradizionalista, conservatore che vuole tornare “a incarnare il sogno americano”. E’ la storia del vicepresidente J . D Vance, raccontata nel libro “Elegia Americana” che spiega molto bene il concetto di vita quotidiana della classe lavoratrice, di quelle persone che hanno costruito l’America con la volontà e la rettitudine per conquistarsi una vita serena basata sulla famiglia e il lavoro. Si è voluto celebrare un individualismo ben radicato, corrompere il pensiero uccidendo la diseguaglianza di valore e di unione convinti di poter “arrangiare” la vita come meglio crediamo, e solo per soddisfare i nostri bisogni sempre più esterni e materiali. Un trionfo dell’appiattimento che già nel 1871 il filosofo Henri-Frédéric Amiel descriveva così: “ Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.”
Henri-Frédéric Amiel
L’essere umano sta perdendo le radici dei valori che lo contraddistinguono e quando la gente perde la base dei suoi valori culturali, questi declineranno sia a livello politico che a tutti gli altri livelli.
Elegia americana è stato voluto e finanziato dal “ padrino” di Vance, Peter Thiel tedesco di Francoforte, naturalizzato americano, divenuto l’imprenditore più potente della Silicon Valley. È’ stato il primo finanziatore di Zuckerberg per Facebook e, di Elon Musk per X. Figura controversa, amata e odiata al tempo stesso, il giornalista Franklin Foer, nel suo libro “ World without mind “ lo descrive come una figura che incarna il lato oscuro delle big Tech e la sua idea libertaria estrema, pericolosa per la democrazia, Thiel risponde che “ non crede più che questa nuova forma di democrazia sia compatibile con la libertà”: il sogno americano con la globalizzazione si è arenato. Thiel nel 2014 scrive un libro: “Zero To One”, un titolo che ci ricorda che per l’uomo al posto dello zero e di uno, il sistema binario del computer, il nostro cervello ha un sistema composto dal PENSIERO e dalle PAROLE, cioè il linguaggio, ma c’è una differenza: il computer ha una memoria limitata, il cervello più cose prende e processa più la sua memoria si espande per raccogliere dati. Nel libro Thiel sottolinea che ogni evento accade una volta sola. Quindi il prossimo Bill Gates non costruirà un sistema operativo. Il prossimo Larry Page o Sergey Brin non realizzerà un motore di ricerca. E il prossimo Mark Zuckerberg non creerà un social network. Se state copiando le loro imprese, non state imparando molto da loro. Ovviamente è più facile copiare un modello che realizzare qualcosa di nuovo. Fare quello che sappiamo già fare porta il mondo da 1 a ..un cambiamento incrementale che aggiunge un po’ di qualcosa che ci è familiare. Per costruire il futuro occorre invece un cambiamento verticale, trasformativo: bisogna andare da 0 a 1. L’atto della creazione è unico, così come il momento in cui essa avviene, e il risultato è qualcosa di originale e inusuale, che va perseguito a tutti i costi, perché chi non lo farà è destinato a scomparire.
Negli anni quaranta del XX secolo, il filosofo austriaco Joseph Schumpeter parlava di innovazione attraverso la “distruzione creatrice”, e il motto di Trump è proprio “ Move fast and break things” , “Muoviti velocemente e rompi le cose”. Venti anni fa nel 1999, nel salone dei cinquecento a Firenze si riunirono i presidenti degli stati Uniti Bill Clinton, del Brasile Enrique Cardoso e i quattro capi di governo europei Lionel Jospin, Tony Blair, Gerard Schroeder e Massimo D’Alema. L’obiettivo era quello di consentire una approfondita discussione fra i leader della sinistra democratica europea e delle forze democratiche americane sulle sfide dei futuri anni Duemila e sulle possibili risposte in chiave riformista e progressista, ma come sappiamo tutti l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 devio’ completamente il corso della storia.
Peter Thiel
Thiel fa entrare Vance nella cerchia di Trump, da lui osteggiato inizialmente fino al disprezzo, poi con una campagna elettorale a favore dei cittadini più deboli, i finanziamenti di Thiel, viene eletto al senato nel 2023 per lo Stato dell’Ohio. Il neo vicepresidente americano ama ricordare gli episodi e le letture che l’hanno portato alla conversione dal protestantesimo al cattolicesimo, da Sant’Agostino a un libro attuale “The Benedict Option” il quale si riferisce al grande capostipite del monachesimo occidentale nel declino del mondo antico, San Benedetto da Norcia.
Qui il link dell’intervista del 2017 al suo autore:
The Benedict Option che racconta del grande capostipite del monachesimo occidentale nel declino del mondo antico San Benedetto da Norcia
Peter Thiel ha profondi legami con la CIA e con il complesso militare-industriale statunitense e israeliano attraverso la sua azienda Palantir Technologies, la quale durante la pandemia ha avuto una crescita immensa della domanda di cyber sicurezza, big data e intelligenza artificiale con richiesta da aziende di tutto il mondo. Ha operato ovunque a servizio per la prevenzione e il controllo delle malattie usando l’analisi dei dati. Thiel è critico da anni nei confronti dell’approccio della Food and Drug Administration perché rallenta l’innovazione. Thiel e’ tra i dieci migliori giocatori mondiali di scacchi, ha una mente eccellente in matematica, super appassionato della Saga del Signore degli Anelli di Tolkien, al punto di chiamare alcune sue società con dei nomi ispirati dalla saga. Infatti i Palantir sono sette gemme, delle “Pietre Veggenti o Pietre Vedenti”, creati dagli elfi di Arda, l’universo immaginario fantasy dello scrittore inglese J. R. R. Tolkien per la saga del Signore degli Anelli. Ammiratore di Asimov, il quale è ritenuto uno dei padri del genere fantascientifico e ideatore delle tre leggi della robotica, un riferimento fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Siamo in un flusso circolare stagnante nel quale l’economia si riproduce senza cambiamenti e quindi non può avere nuove strutture. Si deve uscire dal Loop e creare una motivazione utilitaristica che non sia singola ma a disposizione della società . Questo il concetto dell’economista austriaco Joseph Schumpeter che negli anni quaranta teorizzò “ la distruzione creatrice” la quale avrebbe il merito di vedere le crisi periodiche che si ripresentano ciclicamente nel sistema capitalistico. Sono periodi di stallo o mancanza di crescita percepite come paralisi economiche, ma è anche un lasso di tempo necessario affinché un’invenzione visionaria possa generare un’ innovazione concreta, una capacità di attuare scelte innovative che possono essere considerate anche temerarie, il sistema creditizio sarà propenso a scommettere su chi apporta visione futura. Praticamente le vecchie strutture vengono smantellate per essere sostituite con delle nuove. L’innovazione è già insita nell’attribuire alla fase recessiva una funzione essenziale per una ristrutturazione globale. Quindi lo slogan di Trump, “Move fast and break things” lo possiamo trovare in coloro che sono stati definiti gli “Oligarchi del digitale”, coloro che sono a capo delle principali aziende tecnologiche e che hanno realmente stravolto e distrutto gli schemi della nostra società occidentale odierna per cercare di creare un capitale digitale di fiducia dove le idee hanno più potere della rabbia. Distruggere i vecchi schemi, preconcetti, giudizi e pregiudizi, convinzioni, convenzioni, modi di fare. La nostra mente ha inserito un comodo pilota automatico che non sta più “ sperimentando” il proprio potenziale, non riesce a creare valore, sono necessari nuovi bisogni o soddisfare i vecchi ma in una modalità completamente rivoluzionaria. Abbiamo sperimentato un prima e un dopo Internet, i social, le piattaforme di acquisto ecc. E se è stata “stravolta” la nostra società, stiamo assistendo ad un cambio della politica globale che porterà a dei mutamenti economici e sociali che dobbiamo essere in grado di affrontare. Se l’esternazioni di Trump sono estremamente controverse, spesso considerate “folli“, al tempo stesso tali “ pazzie” prendono forma e consistenza, seguendo perfettamente il concetto economico di distruzione e creazione, il Canale di Panama uscito dalla “ Belt on road cinese” sarà gestito da una società americana ed una italiana.
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Come possiamo vedere ultimamente la Palantir nella persona del suoi fondatori, Thiel e Karp, hanno instaurato una relazione speciale tra Stati Uniti e il Regno Unito per lo scambio privilegiato di informazioni per la sicurezza. Gli algoritmi di Palantir possono essere utilizzati per identificare sospetti terroristi così come i migranti al confine, per elaborare i dati delle piattaforme militari in teatro bellico o quelli della Cia e dell’Fbi. Nel mese di febbraio 2025 la Palantir ha avuto una crescita vertiginosa a Wall Street, con una capitalizzazione che supera i 200 miliardi di dollari. Il titolo della società con sede a Denver gioiello per la Difesa americana, con l’ amministrazione Trump sta volando. La Palantir dalla sua quotazione in borsa è divenuta l’asset chiave americano per lo scontro tecnologico contro Pechino. Jacob Helberg consigliere senior di Karp, è oggi il direttore delle politiche economiche del Dipartimento di Stato guidato dal segretario di Stato americano Marco Rubio, il cui ex consigliere per gli affari securitari, Jamie Fly lavora con Karp, Joe Lonsdale tra i primi finanziatori di Palantir sta lavorando con Elon Musk al DOGE.
Veri imprenditori schumpeteriani che applicano la “distruzione creativa” per una nuova società globale?
Una cordata da 18 miliardi di dollari sta acquisendo dalla Holding Hutchison
di Hong Kong i porti di Panama. Accordo tra la BlackRock americana, la più grande società di gestione degli investimenti al mondo e la compagnia di trasporto marittimo Mediterranean Shipping Company MSC dell’armatore italiano Gianluigi Aponte. Febbraio 2025, il segretario di Stato americano Marco Rubio, sceglie Panama come sua prima tappa all’estero, proprio quando il Presidente Mulino stava annunciando che aveva presentato il documento per annunciare l’uscita del suo paese dalla “ Belt on Road Iniziative” cinese. Nell’ultimo discorso al Congresso Trump ha ribadito che Panama deve tornare agli americani. Il piano nonostante i toni accesi sembra realmente prendere forma con un accordo miliardario. Un consorzio guidato dagli americani BlackRock e Global Infrastructure Partners (Gip), insieme alla svizzera Terminal Investment Ltd del gruppo MSC dell’armatore italiano Gianluigi Aponte, ha raggiunto un’intesa preliminare per acquistare la maggioranza delle attività portuali strategiche di Panama. A vendere è il colosso di Hong Kong CK Hutchison Holdings, proprietario di Panama Ports Company e della rete di Wind 3 in Italia, che cederà il 90% della divisione che controlla il porto di Balboa sul versante atlantico, e il porto di Cristobal sul versante Pacifico, praticamente l’ingresso e l’uscita del Canale. Sarà acquisito anche un ulteriore 80% delle attività globali di Hutchison Ports, che è sul territorio di 23 Paesi gestendo 43 scali portuali. Il valore complessivo dell’operazione si aggira attorno ai 18 miliardi di dollari.
Deng Xiaoping nel 1992, disse : “Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le Terre Rare”. Dopo lo spettacolo andato in mondo visione dell’incontro alla Casa Bianca tra Trump e Zelens’kyj, comprendiamo che: “Problema, Reazione, Soluzione” da sempre sono state le migliori armi per ottenere un beneficio. Sul social X il premier polacco Tusk scrive: “ Sembra una chiamata alle armi, con l’Ucraina in guerra e l’Europa sull’orlo del precipizio”.
Tutto l’Occidente si attendeva una firma di pace con un accordo su i metalli e le terre rare, invece si è creato un nodo gordiano di aspettative e paure che ovviamente a qualcuno faranno anche piacere. Zelens’kyj è stato accusato di essere un fallimento, di aver portato il proprio paese alla guerra, accuse mosse in mondovisione, a porte aperte davanti alla stampa. In questo caso c’è una domanda inevitabile da porsi: perché’ c’era la presenza del vice presidente Vance? Negli incontri tra due Presidenti di Stato non partecipano i vicepresidenti, non è corretto due contro uno. Per cerimoniale e consuetudine le riunioni presidenziali si svolgono in un momento in cui tutti i termini di un eventuale trattato sono già stati concordati, successivamente le conferenze stampa congiunte vengono tenute dopo i negoziati, e mai prima. Potremmo pensare che è’ stata una mossa sullo scacchiere americano per ottenere un vantaggio in una situazione di ambiguo conflitto? Prendere tempo, attaccare perché non sai cosa può succedere su altri campi. Appena Zelens’kyj ha lasciato la Casa Bianca il Dipartimento di Stato ha annunciato la cessazione del sostegno all’Ucraina per quanto riguarda il ripristino del settore energetico.
A guardare attentamente molte cose non tornano in questo scenario fatto di “Accordi e Disaccordi” repentini. Chi pensava che si sarebbe palesato un mondo che ignorava la presenza della Cina, corre il rischio di doversi confrontare con un quadrilatero composto da Stati Uniti, Federazione Russa, Cina ed Europa ma senza tralasciare l’importanza di Ryad. Non scordiamo che negli Emirati Trump aveva riabilitato Putin estromettendo Zelens’kyj e, questo succedeva solo il 18 febbraio.
Stiamo assistendo alla volontà di far nascere un nuovo Stato demilitarizzato e neutrale, che non appartenga ad alcun blocco o alleanza? Intanto oggi domenica 2 marzo a Lancaster House, nelle vicinanze di Buckingham Palace, si tiene il vertice tra i leader di Germania, Francia, Spagna, Italia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Romania e Canada, con la presenza del ministro degli esteri della Turchia, il segretario generale della NATO e i presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo e all’ultimo minuto la chiamata a presenziare del Canada, lo stato che Trump vorrebbe annettersi. Sir Starmer ha escluso dal vertice i paesi baltici, Lettonia, Lituania ed Estonia creando una nuova frattura e, non considerando che sono loro ad essere i primi sul confine con la Russia e gli stessi che si affacciano sul mar Baltico, pattugliato costantemente da una task force di stanza nel Regno Unito al quale partecipano tutte le nazioni più importanti per proteggere i cavi sottomarini lesi dalla “ flotta fantasma”. In questo groviglio le parole di Jesse Livermore, economista americano e forse il più grande avventuriero della finanza comportamentale del XX secolo sono un buon ammonimento:
. “Il vero speculatore deve combattere tra due istinti. Invece di sperare deve temere; invece di temere deve sperare.”
Una storia finanziaria di grande successo, nuova, rivoluzionaria nel sistema dei pagamenti e che parte interamente da Firenze. E’ FlowPay passata da start up informatica a istituto di pagamento per i servizi di informazione sui conti (AIS) e di disposizione di ordini di pagamento (PIS), quindi a PSP per l’esecuzione di pagamenti diretti, con il contemporaneo sviluppo di soluzioni innovative, e con la messa a terra di alleanze, attraverso rapporti di partnership con operatori qualificati.
La loro tecnologia si proietta alle API di seconda versione. Esse consentono la connessione ad applicazioni di sistema per migliorare lo sfruttamento dei flussi informativi insiti nella documentazione dei pagamenti. Tramite il servizio di accesso ai conti, ci proponiamo l’estrazione e il trattamento di un’informazione economica sempre più granulare. Le nuove API si collegano a infrastrutture quali gli archivi della fatturazione elettronica e i cassetti fiscali, per indirizzare i pagamenti verso le piattaforme sistemiche dei bonifici istantanei, assicurando rapidità, sicurezza, irrevocabilità ed economicità anche a transazioni complesse e rendendo più efficace l’orchestrazione dell’intero processo.
La finalità è la costruzione di un ecosistema digitale europeo dei pagamenti, del banking e della moneta, con le banche chiamate a dare ai clienti un maggiore controllo sui loro dati e sulla moneta, in tutte le sue forme.
In questo inizio 2025 FlowPay è stata acquisita da Bancomat , è’ stato gettato un seme importante di creatori di soluzioni lungo un percorso, che vede, negli ultimi mesi, la nascita di banche digitali, l’acquisizione da parte di banche di società del Fintech, l’alleanza tra banche e utilities nei pagamenti elettronici, la creazione di Istituti di moneta elettronica a base bancaria, la creazione di piattaforme per il Banking as a service. E’ uno scenario di lungo periodo, che segna la direzione della industria.
Grazie a tutti i giovani che in questo caos globale hanno dimostrato speranza, tenacia, competenza e buona volontà . Grazie al loro presidente @daniele Corsini che ha sempre creduto in loro