l’ascesa della Governance dei BRICS nella geopolitica globale

Brics: acronimo in inglese dei Paesi fondatori, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica

L’assetto geopolitico globale sta subendo una serie di cambiamenti significativi . C’è un evidente spostamento di potere dalle economie occidentali a quelle asiatiche, in particolare per la Cina, la quale è al primo posto nel mondo in termini di PIL e con le maggiori riserve di valuta estera del mondo.

Ma ad attirare l’attenzione sono i Paesi Emergenti: I paesi BRICS, acronimo che deriva dalle prime lettere dei nomi dei Paesi nella trascrizione inglese. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Dopo il vertice dei BRICS del giugno 2022, Iran e Argentina avevano presentato domanda per aderire all’organizzazione, in seguito hanno fatto richiesta Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti ed Etiopia, divenendo il 45% della rappresentazione della popolazione mondiale. Praticamente dobbiamo prendere atto che nuove economie emergenti stanno diventando attori geopolitici sempre più importanti. Sono Paesi che hanno sufficienti risorse economiche, demografiche e naturali per influenzare e far rivalutare le decisioni economiche globali.

Una delle loro principali aspirazioni è riequilibrare il potere nel sistema politico internazionale, che è stato per lungo tempo dominato dagli Stati Uniti e dai paesi occidentali.

La loro forza, da non sottovalutare, è la cooperazione e lo sviluppo. I BRICS hanno dato il via ad una serie di iniziative per aumentare il legame tra i loro paesi, tra cui la creazione della Banca dei BRICS, progettata per finanziare progetti di infrastrutture nei paesi in via di sviluppo, fornendo così un’alternativa alle istituzioni di Bretton Woods come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

I BRICS hanno un ruolo fondamentale da giocare nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione dell’energia sostenibile. La Cina e l’India, in particolare, sono tra i principali emettitori di gas serra e importanti attori nella ricerca e sviluppo di tecnologie energetiche rinnovabili.

In sintesi, i paesi BRICS si presentano al mondo quale parte essenziale per la formazione di un sistema di governance globale multilaterale e più equilibrato. La loro crescita e influenza stanno cambiando il modo in cui le decisioni vengono prese a livello internazionale, tanto che gli esperti Economici e di Relazioni Internazionali, prevedono una crescita senza precedenti, nella quale la Repubblica Popolare della Cina, così come l’India, che supererà di gran lunga quella statunitense entro il 2043, diventeranno leader mondiali nella fornitura di manufatti. Non dimentichiamo mai la storia e la geografia, perché la popolazione dei BRICS, in continua espansione, alla fine di questo 2023 e’ più del 45% di quella del pianeta, e loro loro superficie terrestre occupa più del 31% delle terre emerse.

Il Nobel Grazia Deledda e il suo mentore Angelo de Gubernatis: storia di un carteggio

A metà dell’800 a Firenze si respirava un’aria di libertà di pensiero e senza limiti di frontiere. All’interno del Regio Istituto di Studi Superiori, un luogo di alta formazione di élite nell’Italia postunitaria, divenuto solo nel 1924 l’Università della città, s’insegnavano sanscrito, arabo, cinese, giapponese, ebraico, lingue semitiche, persiano e storia dell’Asia Orientale. L’ateneo stampava anche libri in lingue orientali, avvalendosi dei punzoni della tipografia medicea.

Manoscritto della Tipografia Medicea

Angelo de Gubernatis, professore a Firenze di sanscrito e glottologia, orientalista di fama internazionale, storico della letteratura italiana, grande viaggiatore e fondatore di riviste quali la “ Rivista Europea”, decise di donare alla Biblioteca Nazionale di Firenze, un fondo personale. Lo fece in tre fasi: nel 1888, nel 1901 e nel 1907. Il fondo comprende un vastissimo carteggio, di oltre 26.000 autografi di scrittori, letterati, politici, intellettuali sia italiani che stranieri. Documenti, scritti e volumi ceduti insieme ai diari vincolati per 50 anni post mortem. Come si scoprirà leggendo il carteggio, l’intenzione di De Gubernatis di vincolare per cinquanta anni una parte del carteggio, era per mantenere l’integrità del nome delle donne che intrattenevano con lui una amicizia epistolare che in molti casi sfociò in una relazione passionale ed amorosa. Come con Evelyn Franceschi Marini, storica dell’arte, giornalista e scrittrice

Professore Angelo de Gubernatis, orientalista e glottologo presso Regio Istituto Superiore di Firenze

italiana. Nata in Francia da padre irlandese e madre inglese, la quale stabilitasi in Italia per scrivere, ebbe l’incontro con colui che divenne il marito, Piero de’ Franceschi Marini, discendente diretto di Piero della Francesca. Insieme a lui visse tra la bellissima villa di famiglia a San Sepolcro, oggi sede del Municipio e la Villa di Fiesole. Seguendo l’esempio di Enrico Nencioni, la Marini si impegnò a divulgare in Italia la letteratura inglese, a studiare e scrivere di Piero della Francesca, quale salvaguardia delle tradizioni rinascimentali di fronte all’insorgere del “ modernismo”. Ad aiutarla in questo importante scopo, era al suo fianco Angelo de Gubernatis; prima mentore e poi amante.

Evelyn Franceschi Marini, storica dell’arte, giornalista e scrittrice

Siamo agli inizi del nuovo secolo e a Firenze soggiornavano molti intellettuali stranieri, tra questi la scrittrice e giornalista Violet Page, proprietaria di Villa il Palmerino, alla quale fu proprio Angelo de Gubernatis a suggerire di usare lo pseudonimo di Vernon Lee. È a Villa il Palmerino che si formò il londinese “Bloomsbury Group fiorentino”, un gruppo molto raffinato i cui componenti erano attivi in campo artistico e letterario senza tralasciare le scienze sociali e l’economia, quest’ultima animata da: John Maynard Keynes il futuro padre della macroeconomia e uno dei più influenti economisti del XX secolo e Leonard Woolf, editore, giornalista e teorico politico, marito di Virginia Woolf. Nel gruppo vi erano Telemaco Signorini pittore macchiaiolo e raffinatissimo intellettuale, John Singer Sargent, Henry James ed Enrico Nencioni. Angelo de Gubernatis, era il direttore della Rivista Europea, e con la dicitura: “considerazioni del “distinto collaboratore straniero” pubblicò una lettera di Vernon lee, nella quale sottolineava la necessità della condivisione della bellezza e della cultura estetica per la formazione della società di un popolo. Poco dopo la scrittrice edito’ il suo libro “ Genius Loci”.

Libro Genius Loci scritto da Violet Page pseudonimo di Vernon Lee

La storia è piena della dimostrazione nei fatti delle parole di Mahatma Gandhi : “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, solo allora vinci.” Ed è anche la storia di Grazia Deledda, la prima, e ancora unica donna italiana che ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1926. La domanda da porsi è come Grazia Deledda riuscì a farsi conoscere oltre il mare che divide la Sardegna dall’Italia. Fu grazie al suo scopritore e mentore, colui che le consenti’ di dare corpo alla speranza di mostrare al mondo intero le proprie potenzialità, ma sopratutto di andare oltre le mere lusinghe e vedere riconosciute per merito le sue capacità. Un’ambizione immensa e quasi impossibile per una donna di quei tempi: ma Grazia Deledda volle testardamente conoscere il Professore Angelo de Gubernatis.

Grazia Deledda

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, era nata a Nuoro il 27 settembre 1871, in una numerosa famiglia alla quale non mancavano i problemi da risolvere: un padre laureato in legge che si occupava di commercio, una madre casalinga, due fratelli che avevano problemi con la giustizia e il dolore per la morte dell’amata sorella Giovanna. Grazia Deledda era una giovane accanita lettrice di libri, di storie di paese, di leggende e tradizioni. Amava ascoltare i racconti dei pastori e degli agricoltori che frequentavano la casa dei genitori, e magicamente riusciva a trasformarli in dei racconti che ammaliavano i lettori. Erano storie sui briganti e sulla giustizia della Sardegna: praticamente la sua prima scuola di letteratura. In futuro potrà essere definita la degna scolara di Giovanni Verga, ed è lei stessa a scriverlo nel 1891 al direttore della rivista romana “ La Nuova Antologia” Maggiorino Ferraris.

“L’indole di questo mio libro a me pare sia tanto drammatica quanto sentimentale e anche un pochino veristica se per ‘verismo’ intendiamo il ritrarre la vita e gli uomini come sono, o meglio come li conosco io» L’istinto di scrivere era più forte di qualsiasi ragione, erano racconti di paesaggi, di luoghi dove la terra è arsa dal sole, dura e aspra , ma è la terra della sua amata Sardegna: amata fino al punto di usare volontariamente parole in dialetto sardo. Nel 1888 a soli sedici anni, e con suo grande stupore, furono pubblicati i primi racconti e il romanzo “Memorie di Fernanda” che divenne una pubblicazione a puntate. Era la fine dell’Ottocento, Grazia era giovanissima, era donna e viveva lontano dal continente, era isolana, era sarda ma desiderava ardentemente poter pubblicare le sue storie su riviste a tiratura nazionale. Le sue condizioni non la favorivano, ma la sua bravura, passione, testardaggine ed ambizione sicuramente si, tanto da portarla in futuro al Premio Nobel. La Deledda non aveva ancora venti anni, quando la famiglia e l’intero paese natale, capeggiato dal prete, l’additarono come una scostumata ambiziosa, Grazia rimanendo fedele e caparbia verso “ l’isola nell’isola” come amava chiamare la sua terra, prese il coraggio a quattro mani, e scrisse ad Angelo de Gubernatis, del quale conosceva la fama e il suo lato di essere attento alle persone escluse ed emarginate, in particolare di tenere in considerazione la condizione femminile dei tempi. Grazia Deledda si descriveva

“piccina piccina, sa, sono piccola anche in confronto alle donne sarde, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante». La sua prima lettera a de Gubernatis e’ dell’aprile 1892:

Egregio Signor Direttore,

Leggo sempre con piacere la sua Rivista’, e deside«re›rei vederne il mio nome fra i collaboratori; ma non oso mandarle qualche mio scritto, prima d’esser certa ch’Ella vorrà farmi l’onore di pubblicarlo. Perciò mi azzardo a scriverle questa, pregandola di dirmi se posso aspirare a tal favore, e se la mia modesta collaborazione può riuscirle gradita. In attesa di un suo gentile riscontro La ringrazia anticipatamente la sua Dev.ma Grazia Deledda.

La risposta non si fece attendere e un’altra lettera della Deledda è del 1 maggio 1892

Lettere pubblicate di Grazia Deledda ad Angelo de Gubernatis

Egregio Signor Direttore,

A suo tempo ho ricevuto la sua cortese risposta alla mia cartolina: e, adottando il suo consiglio, Le invio un racconto sardo, puramente sardo, anzi davvero accaduto. Si degni leggerlo e giudicarlo e, se crede, lo pubblichi nella sua Rivista’.

Intanto mi permetto dirle che sono una giovanissima signorina sarda; che sono la sola scrittrice che conti attualmente la Sardegna; che collaboro in molti giornali letterari italiani, e che… sarei felicissima se anch’Ella volesse annoverarmi fra i collaboratori della

sua “Natura ed Arte”. Spero di sì. Tanto che, La ringrazio sin da ora, e, salutandola rispettosamente mi dico sua

Devo.ma

Grazia Deledda.

Le lettere sulle quali possiamo ricostruire ma sopratutto capire come Grazia Deledda si sia fatta conoscere a livello nazionale, è racchiusa in quel carteggio con Angelo de Gubernatis, sconosciuto fino al 2008, quando la dottoressa Roberta Masini, bibliotecaria della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ha curato la prima edizione completa del carteggio. La parte separata e vincolata era formata dal carteggio privato e intimo, volutamente protetto da de Gubernatis per la tutela delle lettere, che con alcune donne divennero reali passioni amorose: erano scrittrici, giornaliste, traduttrici e artiste. Ed è tra queste lettere che si trovano le missive della Grazia Deledda. Con la quale, nonostante la passione intellettuale fosse divenuta molto forte, si era creata una vicinanza solo spirituale di «due anime tanto diverse eppur tanto unite».

Carteggio de Gubernatis con Grazia Deledda

Nel 1900, poco dopo il matrimonio, Grazia Deledda si trasferì a Roma, il carteggio con de Gubernatis continuo’, cambiò solo la sua firma alla quale aggiunse il cognome del marito, Madesani. I suoi numerosissimi scritti, ispirati alla vita agropastorale della Barbagia, le diedero sempre più notorietà, la sua fama non rimase circoscritta all’Italia ma apprezzata all’estero. Nel 1909, nonostante le donne non potessero votare, il nome di Grazia Deledda comparve al collegio di Nuoro del Partito Radicale Italiano, una provocazione verso il suo antagonista Ministeriale, l’avvocato Antonio Luigi Are, scatenando una grande polemica. I voti a favore della Deledda furono 34 dei quali 31 contestati. Vinse il suo avversario, ma l’elezione dovette essere ripetuta una seconda volta.

Carteggio di de Gubernatis con Edoardo Schure’ , scrittore, critico letterario, poeta, storico, filosofo ed esoterista francese.

Grazia Deledda morì a Roma il 15 agosto 1936 per una caduta accidentale, lascio’ incompiuta la sua ultima opera, “Cosima, quasi Grazia”, autobiografia che nello stesso anno sarà pubblicata sulla rivista Nuova Antologia a cura di Antonino Baldini, e successivamente edita solo con il titolo “ Cosima”.

La millenaria conoscenza non poteva che manifestarsi in due grandi figure quali Grazia Deledda e Angelo de Gubernatis, da Socrate a don Milani, Educare è Educere, solo l’insegnante mediocre racconta, il bravo insegnante riesce a spiegare, l’insegnante eccellente dimostra ma solo il maestro può ispirare, tirando fuori il meglio dalle menti predisposte.

Elena tempestini

Hamas dimostra che il passato non è mai morto, anzi non è nemmeno passato …di Elena Tempestini

Decifrare, comprendere e capire cosa stia succedendo in Israele in questo momento non è certo semplice. È un’epoca nella quale abbiamo assistito a continui sconvolgimenti geopolitici, dalla questione dello Uygur nello Xinjiang, che comprende un territorio immenso i quali confini sono Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India. La costruzione del corridoio Cina -Pakistan  nell’ambito della Belt and Road, la nuova via della seta, la decisione nel 2021 da parte degli americani di lasciare l’Afghanistan, non si può non ricordare la guerra in Nagorno – Karabakh e il  fiancheggiamento dell’Azerbaijan da parte della Turchia, altro perno fondamentale. Si devono poi considerare le implicazioni globali della guerra Russo – Ucraina, con la spaccatura che l’ascesa dei BRICS e il loro futuro allargamento ad Argentina, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran ha fatto presagire. Proprio adesso all’improvviso si riapre e si espande in maniera drastica, il conflitto israelo-palestinese. Quest’ultimo non è solo una guerra di religione, l’appartenenza a due fedi diverse, ebraica e islamica, sicuramente indurisce il confronto, ma è  una millesima parte del problema. La chiave per comprendere l’oggi è storica, lo scenario mediorientale cambiò nel corso della Prima guerra mondiale. Gli inglesi, nemici dell’Impero Ottomano, cercarono l’appoggio sia degli arabi, sia degli ebrei, promettendo a entrambi di sostenere le loro aspirazioni a costituire uno Stato indipendente. Il 23 maggio del 1916 la Gran Bretagna e la Francia, con l’avvallo della Russia zarista, siglarono un accordo “ segreto” chiamato Sykes Picot, nel quale aveva vitale importanza la spartizione dei territori ad est di Suez, che allora erano inclusi nell’Impero Ottomano. L’accordo di Sikes-Picot era destinato a diventare la pietra angolare dell’assetto geopolitico del Medio Oriente contemporaneo. Le tre potenze, in piena guerra si spartivano e delimitavano i territori  mediorientali dell’Impero Turco, il quale stava già tramontando prima della fine della prima guerra mondiale. Gli  effetti, geopolitici, economici e religiosi, condizionano tutt’ora il Medio Oriente e per riflesso la maggior parte dei rapporti della realtà geopolitica del “Occidente”. 

Dopo l’Accordo di Sykes-Picot, con gli inglesi che detenevano i territori che si estendevano da Suez all’India, venne stipulato il 2 novembre del 1917 l’accordo di Balfour con il quale il governo britannico si impegnava a sostenere la costituzione di un «focolare nazionale» per il popolo ebraico in Palestina. Un ruolo geopolitico e petrolifero determinante per la Gran Bretagna, durato fino alla Guerra del Canale di Suez del 1956, e che avrebbe segnato la fine della presenza anglo-francese sul territorio.  Successivamente a Sikes Picot e Balfour ci fu la Conferenza internazionale di Sanremo del 1920, che sancì il dominio occidentale su quella parte di ex Impero Ottomano: alla Francia fu affidata la neonata Siria, che all’epoca includeva il Libano, mentre la Gran Bretagna ottenne il neonato stato dell’Iraq, la Transgiordania che è oggi conosciuta come  Giordania, e la Palestina compreso l’odierno Stato di Israele. Si venivano a creare le radici dalle quali sarebbero scaturiti avvenimenti nefasti, come l’ attuale questione arabo-israeliana e israelo-palestinese, e non di meno la volontà di possedere Gerusalemme che era e continua ad essere negli interessi delle tre grandi religioni monoteiste: Islam, Ebraismo e Cristianesimo.

È storia, ma è di strettissima attualità fin dagli interventi militari occidentali in Afghanistan nel 2001 e in Iraq nel 2003, che hanno dato il via a movimenti  politici che riguardano tutto il mondo arabo.  

Il 2014 fu un anno di grandissimi stravolgimenti geopolitici, ma sempre guardati come eventi divisi, nel presente possono essere ben ricostruiti e compresi. La rivoluzione Ucraina nasceva nel 2014 con la guerra del Donbass, un conflitto armato tra le forze separatiste del Donbass, una regione dell’Ucraina orientale, e le forze governative ucraine. Le truppe separatiste furono  sostenute dalla Russia con armamenti, mezzi blindati, carri armati e artiglieria. Sempre nel 2014 ci fu l’annessione della Crimea alla Russia, la quale storicamente proveniva dallo scontro tra Napoleone III e lo zar Nicola I per il controllo e la gestione dei luoghi santi della cristianità in Palestina, quindi sul territorio dell’Impero Ottomano. Ma è nel 2014 che si forma il movimento islamista Isis, rappresentato dallo “Stato Islamico” e conosciuto anche come Daesh. Una “ Restaurazione” del “Califfato” islamico il quale era il primo obiettivo politico-ideologico, ma con un importante riferimento a quell’accordo di Sikes Picot del 1916, che aveva creato degli Stati a tavolino usando un righello. Fu nell’unico discorso pubblico, avvenuto dalla moschea di Mosul, che Abu Bakr al Baghadi, capo dell’Isis, affermò: “Non ci fermeremo fino a che non avremo piantato l’ultimo chiodo nella bara della cospirazione di Sykes-Picot”

Il passato non è mai morto, anzi non è neppure passato scriveva William Faulkner ed è ciò che si palesa oggi, che sono cambiati gli attori e le strategie, ma i fondamentali obiettivi forse sono ancora gli stessi, generando una grave e sempre più acuta preoccupazione nel mondo Occidentale. 

Tutto e il contrario di tutto più della veridicità dei fatti, in Medio Oriente conta la percezione del colpevole.  Le Brigate Ezzedin al-Qassam, sono il  braccio armato, di un partito, quello di Hamas, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya organizzazione  politica e paramilitare palestinese politicamente su posizioni di estrema destra, che governa la Striscia di Gaza mettendo in atto molti dei principi della legge islamica. Hamas ha ammesso pubblicamente ed  “orgogliosamente” che per due anni ha fatto finta di governare. Ha dissimulato le sue intenzioni per ingannare Israele, ha fatto finta di avere abbandonato la violenza, o quasi, per poi preparare un grande attacco, verso il nemico che aveva abbassato la guardia. È stata applicata la dottrina della “Taqiyya”

La Taqiyya o Kitman, possiamo dire che sono due modi di creare” la santa ipocrisia”. Tutte le religioni le fedi e le filosofie del mondo, esortano a dire la verità. La  dottrina della Taqiyya

dell’ Islam, prevede l’inganno quale parte integrante della loro cultura politica e militare,  permettendo che venga applicato il raggiro e la falsa testimonianza, a condizione che l’obiettivo finale sia la gloria delle fede stessa. Non c’è divieto per la menzogna militare finalizzata agli obiettivi.

L’obiettivo dichiarato da Hamas è stato la liberazione dei luoghi santi islamici e l’indipendenza dei territori palestinesi. Ma le ragioni sono ben altre visto che sono in corso trattative tra Israele e Arabia Saudita per un allargamento degli “Accordi di Abramo del 2020” voluto dagli Stati Uniti di Trump, e che hanno aperto e riavviato canali diplomatici tra lo Stato ebraico e gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan che sono uniti contro Teheran, a loro potrebbe unirsi anche l’Arabia Saudita, avversaria di Teheran nella guerra tra fazioni in Yemen. Ma è Riad la più tenace a voler isolare Teheran e integrare nella regione la sua economia post-petrolifera. Invece l’Iran,  insieme al Libano e al Qatar sostengono Hamas e la “resistenza palestinese” con aiuti economici e militari. A fianco di Israele si sono schierati gli Stati Uniti, L’Unione Europea ha condannato gli attacchi di Hamas, e l’Egitto  si è proposto come mediatore. La Cina è preoccupata, ed ha proposto più volte e in diverse occasioni accordi per promuovere una soluzione internazionale del conflitto. La Russia osserva, 

nel settembre del 2022, durante il conflitto Russo -Ucraino, il capo dell’Ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ebbe un incontro con il ministro degli Esteri russo Lavrov. Al termine, il capo della diplomazia russa disse che c’erano stati molti punti d’incontro. Tutto ciò fa presupporre  che la Russia e la milizia islamista abbiano un buon rapporto diretto, lo farebbe pensare anche l’uso dei potenti droni Shahed -136 che Teheran utilizza in Ucraina. Mosca coglie anche la palla al balzo per recriminare contro l’Occidente, dicendo che Kiev ha venduto ad Hamas le armi fornite dall’occidente stesso. La macchina della propaganda è’ sempre in azione e non si capisce mai quale sia la verità. Il problema vero è che gli aiuti economico-militari, possano in questo presente  spostarsi in Medio Oriente. Hamas, la Jihad Islamica Palestinese e i loro fautori  esterni,  sperano che con una guerra asimmetrica di riuscire a sparpagliare  le carte sul tavolo e bloccare la diplomazia mediorientale che sembrava avviarsi a un dialogo?

Che ruolo giocheranno le potenze in questo conflitto ancora non è chiaro, anzi, il nodo palestinese è stato sottovalutato da tutta la comunità internazionale, tanto che Israele sta pagando un prezzo altissimo che merita la totale solidarietà’.

Il rafforzamento delle alleanze, il prevalere degli interessi economici, energetici e strategici sta creando sempre più incertezza sul come affrontare e porre fine al conflitto.  

29 Settembre, San Michele e la linea Micaelica che attraversa tutta Europa.

St. Michael’s Mount , un’isola in Gran Bretagna al largo della Cornovaglia, è gemella della francese Abbazia di Mont Saint- Michel in Francia.

Oggi 29 settembre è San Michele, l’Arcangelo che simboleggia metaforicamente con la sua spada, il coraggio e la forza di volontà, colui che ci insegna a non avere paura del nostro buio interiore, a mantenere il giusto peso e la giusta misura. San Michele, è riconosciuto da tutte le culture e rappresentato come guerriero difensore delle forze universali. C’è una potente “ linea” di energia che si chiama Micaelica, e collega sette luoghi dove sono stati eretti sette santuari. I Santuari della Linea di San Michele sono: Skelling Michael (Irlanda), St. Michael’s Mount ( Gran Bretagna), Mont Saint Michel ( Francia), La Sacra di San Michele ( Piemonte), Santuario di Monte Sant’Angelo (Puglia), il Monastero di San Michele (Grecia) e il Monastero di Monte Carmelo (Israele). Il punto di partenza dell’itinerario è in Irlanda, dove si trova il Monastero di Skelling Michael. Lo scrittore Bernard Shaw nel 1910 scriveva :

“ Un incredibile, impossibile, folle posto che ancora induce devoti a strisciare in antri bui e a baciare “ pietre di panico” che si gettano a 700 piedi d’altezza sull’Atlantico”.

St. Michael’s Mount , un’isola in Gran Bretagna al largo della Cornovaglia, è gemella della francese Abbazia di Mont Saint- Michel in Francia. Dopo 1000 km si entra in Italia in Val di Susa, in Piemonte, dove sorge la Sacra di San Michele, che ispirò Umberto Eco per scrivere il libro “ In Nome della Rosa”. Ad una distanza di altri 1000 km si arriva in Puglia, sul Gargano dove sorge il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo. Proseguendo lungo la linea sacra, arriviamo in Grecia, nel Dodecanneso, all’isola di Simy dove si trova il sesto santuario dedicato all’Arcangelo, eretto intorno al XII secolo. L’ultimo Santuario della Linea Sacra si trova in Israele ed è il Santuario Stella Maris sul Monte Carmelo ad Haifa. Praticamente questa linea di energia che si trova sulla nostra terra, era ben conosciuta dagli antichi Maestri costruttori, esattamente come la Francigena e il Cammino di Santiago. Forse quello che ci sarebbe da aggiungere, è che la linea tocca anche il monte Toscano Amiata . Ci sono 2700 pergamene che vanno dal 736 al 1736 D.C. e sono custodite nel fondo preziosissimo di San Salvatore di monte Amiata, il più antico fondo oggi conservato presso Archivio di Stato di Siena. A Firenze, presso la Biblioteca Laurenziana, dopo la custodia di mille anni presso l’Abbazia di Abbadia sull’Amiata, è arrivata il Codex Amiatinus o Bibbia Amiatina, che è la più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia, nella sua versione latina redatta da san Girolamo, di cui si ritiene sia anche la copia più fedele, ma realizzata in lingua inglese nel regno di Inghilterra.

Codex Amiantus, la Bibbia Proveniente da un monastero benedettino dell’allora regno di Northumbria,a poca distanza dal Vallo voluto dall’Imperatore Adriano per contrastare i Barbari. La Bibbia fu riprodotta da Ceolfrid, abate dell’abbazia di Jarrow. Per arrivare sul Monte Amiata in Toscana ….

Tornando al 29 settembre, San Michele con la sua spada deve simboleggiare la bilancia di tutte le forze che circondano l’ essere vivente, e che deve equilibrarsi ( bilancia segno zodiacale del mese) . San Michele è la forza che libera i pensieri dal giogo del cervello e apre il mondo del cuore. La natura rappresenta il periodo, si equilibra in mezzo alle sue forze intercambiabili, la primavera che fiorisce e l’autunno che sfiorisce, il periodo nel quale si veste e celebra la fioritura e il periodo che arrossisce per denudarsi davanti all’arrivo del vento invernale. Son l’apparenza di due stati così diversi ma al tempo stesso così uguali, la percezione del respiro dell’aria fresca profuma di muschio bagnato e prende il posto di quell’aria arida e secca che sprigionava la polvere, arsa dalla torrida estate.

Via dell’Amore nella splendida Pienza, cittadina voluta dall’Illuminato umanista Enea Piccolomini divenuto Papa II

Notte e giorno si incontrano bilanciandosi nella loro perfetta durata, poi via via la luce declinerà al buio, e la natura pittrice, indosserà i suoi colori: il giallo è l’ arancio. Non è malinconia, non ci può essere nostalgia del passato, non può e non deve esistere il lamento, perché tutto è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità di RI-Tornare a noi stessi, di Con -siderare ciò che abbiamo come doni e non di De-siderare, anelare quello che non c’è. Ci saranno gioie e difficoltà, sicuramente degli ostacoli da superare… ma dovremo affrontarli sempre con quella sensazione di rinascita che è la Potenza unita a quell’energia che da millenni non si vede, si percepisce ed è chiamata Amore

cappella della Madonna di Vitaleta a San Quirico d’Orcia

George Nassau Clavering III, nipote di Re Giorgio II, conosciuto a Firenze quale Lord Cowper. Committente di Arte, scienza e musica.

«Il veder questo giardino, il suo bello ordine, le piante e la fontana co’ ruscelletti procedenti da quella, tanto piacque a ciascuna donna e a’ tre giovani che tutti cominciarono ad affermare che, se Paradiso si potesse in terra fare, non sapevano conoscere che altra forma che quella di quel giardino gli si potesse dare.»

(Giovanni Boccaccio, Decameron, introduzione alla Terza Giornata)

Villa Palmieri, dove fu ambientata la terza giornata del Decamerone da Boccaccio. Nel settecento fu acquistata da Lord Cowper, nipote del Re Giorgio II , e che ricorda i soggiorni della Regina Vittoria d’Inghilterra durante la sua visita a Firenze alla fine dell’ottocento.

Questa è la descrizione che Boccaccio fece del giardino di Villa Palmieri, un Eden paradisiaco alle porte di Firenze, luogo dove si riunivano i giovani che facevano parte delle novelle inserite nel Decamerone. Il giardino di Villa Palmieri era affacciato a sud verso Firenze, alle pendici di Fiesole.

Villa Palmieri fu acquistata da Lord Cowper, il quale visitò Firenze durante il suo Grand Tour del 1759 e vi risiedette fino al 1789 anno della sua morte. L’aristocratico inglese, aveva ricevuto una cospicua eredità dal nonno, questo gli permise di essere indipendente dai genitori e di permettersi uno stile di vita con dispendiose uscite di denaro, compiendo investimenti che lo fecero divenire un committente ed un collezionista sia dell’arte, che della scienza e della musica. A Firenze Cowper frequentò il salotto di Sir Horace Mann, cugino di Horace Walpole, il quale era costantemente informato da Mann, grazie ad un fitto ed importante carteggio che ancora oggi ci illustra la vita sociale, artistica e culturale nella città di Firenze nel settecento. Walpole era il Primo Ministro dei regnanti Giorgio I e Giorgio II d’Inghilterra, e per questo motivo Horace Mann divenne prima segretario di legazione, e successivamente fu investito del grado di inviato. Dal 1738, riuscì a realizzare il suo desiderio di essere accreditato come Ministro Britannico nella capitale del Granducato. Ad Horace Mann si deve il fervore dell’epoca in Firenze, uomo brillante e un buon anfitrione: i suoi ricevimenti settimanali divennero luogo d’incontro della società mondana e intellettuale fiorentina. Attraverso le parole di lady Orford, cognata di Horace walpole, si comprende meglio la figura del Mann: “l’uomo più compiacente ed amabile che sia mai vissuto, ha una casa ch’è una delizia, si fa vedere molto in giro e vive con grandissimo sfarzo”. D’altra parte la mescolanza di Tedeschi e d’altri forestieri rende questo luogo più acconcio di Roma o di Napoli alla vita di società”.

Ministro Britannico nella Firenze Granducale dei Lorena

Horace Mann fu residente inglese nel Granducato per un cinquantennio e figura significativa del circuito massonico italiano e britannico, nel quale si ritrovavano l’elite fiorentina e i numerosi inglesi in visita e residenti a Firenze. Lord Cowper divenne “ un fiorentino”, membro dell’Accademia della Crusca, dell’Accademia del Disegno, dell’Accademia Etrusca di Cortona e fu collezionista non solo nel campo delle arti ma anche in quello musicale e scientifico coltivando la sua amicizia con Alessandro Volta. George Nassau Clavering-Cowper, nome completo, era figlio di William Clavering-Cowper II conte Cowper e nipote pertanto di Giorgio II d’Inghilterra. Grazie alla parentela con il Re di Inghilterra, alle estensioni del Granduca Leopoldo di Lorena, amante della sua bellissima moglie, e grazie alla posizione ottenuta durante il suo soggiorno fiorentino, poté’ essere attore di rilievo della città di Firenze, nella quale fioriva la società inglese e la massoneria della quale Cowper era un fervente fratello. Questo permise al Lord di avere rapporti importanti con la Galleria degli Uffizi e di ottenere il permesso granducale di Leopoldo di Lorena e del Direttore della Galleria degli Uffizi, Giuseppe Pelli Bencivenni, di far eseguire copie in miniatura degli autoritratti di artisti della collezione dei Granduchi che poi inviò in Inghilterra al re Giorgio III ed attualmente conservati alla Royal Library di Windsor

Lord Cowper , dipinto commissionato da Carlo Rinuccini, gentiluomo di camera di Cosimo III . Il quadro è datato e firmato dal pittore Anton Raphael Mengs grande esponente del neoclassicismo europeo.

L’incarico delle miniature fu affidato al pittore Giuseppe Macpherson, duecentoventiquattro autoritratti in miniatura di pittori appartenenti alla collezione degli Uffizi, che furono donati al re Giorgio III d’Inghilterra nel 1773, forse per cercare di ingraziarselo per ottenere il posto di rappresentante plenipotenziario inglese nel Granducato, carica che non gli venne concessa forse anche perché, data la sua lunga permanenza a Firenze, egli era divenuto: usando le parole dello storico Edward Gibbon, “un quasi fiorentino”. Nel 2020 Philip Sheail gli ha dedicato un’opera in due volumi “The third Earl Cowper and his Florentine household 1760-90” con annessa pubblicazione di documenti tratti dal suo archivio personale: “l’Hertfordshire Archives.”

Il lord inglese fu ritratto nel celebre dipinto di Johann Zoffany la “Tribuna degli Uffizi”, commissionato dalla Regina d’Inghilterra Charlotte, moglie di Giorgio III, ed eseguito tra il 1772 e il 1777. Zoffany per ringraziamento dipingerà nel quadro sia Horace Mann che lo stesso Cowper assorto nella contemplazione del suo ultimo acquisto, la Grande Madonna Cowper di Raffaello.

Tribuna degli Uffizi, dipinto del XVIII secolo di Johan Zoffany, conservato conservato nella Royal Collection di Windsor.

Agli stessi anni è stato fatto risalire il dipinto commissionato da Carlo Rinuccini, gentiluomo di camera di Cosimo III che rappresenta il ritratto di lord Cowper. Il quadro è datato e firmato dal pittore Anton Raphael Mengs grande esponente del neoclassicismo europeo. A Lord Cowper dobbiamo la rappresentazione di importanti opere musicali come la prima italiana de “Il convito d’Alessandro Magno di Händel”. Mecenate di Arte musicale, fece da tramite tra Londra e Firenze, permettendo al compositore Luigi Cherubini di farsi conoscere all’estero. Cherubini, per ringraziarlo gli dedicò una composizione vocale. Lord Cowper offrì anche alla cittadinanza fiorentina una serata musicale all’aperto sotto la Loggia dei Lanzi con un’orchestra con più di 80 strumenti.

Dipinto di Raffaello, denominata Piccola Madonna Cowper . Oggi conservata conservata nella National Gallery of Art di Washington.

Le due Madonne con Bambino di Raffaello, di proprietà di Lord Cowper. La grande e la piccola Madonna sono oggi conservate nella National Gallery of Art dì Washington. La presenza e la testimonianza di Lord Cowper lascia nella città di Firenze una importante impronta della vivace cultura dell’epoca settecentesca.

Grande Madonna Cowper, o Madonna Niccolini, di Raffaello e conservata oggi nella National Gallery of Art di Washington.

La sfida dell’etica nello sviluppo digitale. Non c’è sicurezza internazionale senza innovazione tecnologica.

“Coloro che possono immaginare qualsiasi cosa, possono creare l’impossibile.” ( Alan Turing, padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale)

Stiamo assistendo ad una rapida accelerazione del digitale, la quale non deve essere demonizzata, bensì vista come una nuova sfida che può offrire un’opportunità di crescita globale per costruire un futuro più sostenibile. La tecnologia digitale è un motore fondamentale della sostenibilità, si integra perfettamente con l’espansione dell’economia digitale che tocca tutti i campi lavorativi. Se per associazione mentale, pensiamo subito al web, ad internet, dobbiamo assolutamente ampliare il pensiero e cercare di conoscere e comprendere come possa avvenire la costruzione di una immensa “ rete tecnologica digitale” quale comunità globale, con un futuro condiviso da tutta l’umanità.

Non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori, e il giudizio, la scelta tra il bene e il male è un’antica proposizione filosofica soggettiva, per cui diventa veramente difficile avere una visione completamente coerente su una questione così grande e complessa. Attualmente, le paure e i timori per la sicurezza, che la rete digitale e in particolare l’intelligenza artificiale possono scaturire, non nascono dagli strumenti in se, ma dalle cattive intenzioni che gli umani potrebbero applicare nell’usare l’Intelligenza Artificiale, in tutti i campi, recando danni ad altri esseri umani. L’ampio ruolo del digitale ha ancora bisogno del suo creatore umano, ed è proprio questo il punto importante per la sfida della sostenibilità. È l’accesso e il modo in cui gli esseri umani applicano l’etica nel processo evolutivo della tecnologia. Una parte essenziale dell’evoluzione della nostra società globale dipende dalla comunicazione, dal linguaggio e dalla tecnologia, dalla loro conoscenza e dal loro buon uso. Metaverso e Intelligenza artificiale non sono la stessa cosa, l’intelligenza artificiale, chiamata IA è una tecnologia che si basa su un sistema di intelligenza creato attraverso l’uso di algoritmi e dati, e sopratutto non deriva dalla diffusione delle cyberscienze scoperte negli ultimi anni ma hanno un lontano passato.

Il metaverso è un ambiente virtuale in cui gli utenti che vi accedono possono interagire e comunicare tra loro. È un’evoluzione un’espansione di Internet, atto ad aumentarne l’immersività tramite l’uso di ambientazioni tridimensionali e avvalendosi anche di visori per aumentare la realtà virtuale. Difficile fare un confronto tra di loro, sono tecnologie molto diverse e con scopi differenti.

L’intelligenza artificiale definisce l’illusione di spazio – tempo?


Sant’Agostino nel libro XI delle Confessioni, nel volume dedicato al Tempo diceva che passato, presente e futuro sono tre “illusioni” contenute ed esternate solo in ciò che esiste realmente per l’essere umano: il tempo presente.

Dove e come nasce l’intelligenza artificiale? Nasce con uno scienziato al quale il mondo deve molto: Alan Turing

La scienza ha fatto passi da gigante, ha permesso che la nostra mente, le nostre conoscenze si ampliassero verso mondi infiniti, ma fu Alan Turing nel 1950 ad applicare i concetti matematici e la crittografia ai computer digitali, fu il primo.
Grazie alla sua ricerca nelle relazioni tra macchine e natura, riuscì a creare il campo dell’intelligenza artificiale. Praticamente possiamo definirlo il precursore dell’invenzione dei computer e dell’ innovazione che siamo abituati a conoscere oggi. Nel 1956 si tenne a Dartmouth, nel New Hampshire, negli Stati Uniti d’America, il primo simposio sull’intelligenza artificiale, la quale successivamente fu riconosciuta come scienza dalla comunità internazionale degli studiosi.
Erano gli anni sessanta del XX secolo.

Alan Turing ebbe l’idea geniale di “spezzare” l’istruzione da fornire alla macchina in una serie di altre semplici istruzioni; era convinto che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. Un processo molto similare da quello che viene affrontato oggi. Nel 1969 Turing, rese pubbliche le sue ricerche riguardo la concreta possibilità che si potessero creare macchine capaci di simulare i processi del cervello umano.
Era nato il concetto di ” intelligenza artificiale“. Ma la banalità del male è sempre pronta ad intervenire, Turing, era omosessuale e nella Londra anni cinquanta si veniva processati, l’omosessualità era perseguita penalmente. In quel tempo non molto lontano da oggi, già così pregno di tecnologia futura, si doveva scegliere tra la castrazione chimica con gli estrogeni oppure il carcere. Lo scienziato scelse la prima soluzione, ma dopo un anno di assunzione di farmaci e la forte depressione conseguita non ce la fece più. Con il cambiamento subito anche fisicamente Turing decise di iniettare del cianuro in una mela e rendere reale il maleficio di Biancaneve, dette un morso e tutto finì. Se ne andò dalla vita che lo aveva sfruttato, offeso e condannato ad una lenta morte. Il 7 giugno del 1954 a soli 42 anni Alan Turing mori’ lasciando “un enigma” divenuto simbolo: “una mela morsicata”.

Steve Jobs creando una mela morsicata quale logo di Apple, volle rendere onore e memoria al padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale Alan Turing? Chissà…

Dopo più di sessanta anni, l’intelligenza artificiale è oggi ampiamente utilizzata in quasi tutti i campi della vita degli esseri umani, è utilizzata allo scopo di superare le prestazioni del cervello umano, vengono studiate le reti neurali applicate nell’ambito del “Deep Learning”, cioè l’apprendimento approfondito di reti neurali artificiali in grado di analizzare automaticamente dati come immagini, video, audio o serie temporali, ossia gli eventi accaduti nel tempo. Un rapido progresso che sta superando le prestazioni degli esseri umani.

Sembra strano? Pericoloso?

Ricordiamoci che tutti noi usiamo un computer, un telefono, facciamo acquisti online o semplicemente usiamo social per foto, video e ricordi. Ebbene le Deep Learning, le Machine Learning ci permettono di : • identificare gli oggetti nelle immagini del computer, trascrivere il parlato in un testo, analizzare e selezionare gli interessi degli utenti online, analizzare i dati che sviluppano e ottimizzano i risultati delle ricerche sugli ampliamenti e miglioramenti delle città, fino al concetto di sicurezza tramite il riconoscimento facciale. Ed è per gli infiniti usi che si possono fare dell’intelligenza artificiale, che è stata ampiamente discussa nei campi della scienza, della tecnologia militare, dell’industria e nel comparto dell’etica.

Parlo di etica perché la manipolazione della comunicazione esiste da sempre, fin dai tempi degli “agentes” romani, agenti segreti che si infiltravano nel sistema nemico, oppure manipolavano, come nel caso di Marco Antonio che subì probabilmente una damnatio memoria, a causa delle lotte di potere politico e per essere caduto nella trappola di una comunicazione errata. Grazie ad avergli fatto credere che la sua amata Cleopatra si era suicidata, Marco Antonio cadde, e con la sua morte, nel 27 A.C. fu instaurato da Augusto il Principato, il quale segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell’Impero.

Da sempre dunque, non è facile poter riconoscere un punto di equilibrio.

Le epoche sono trascorse, e il popolo pensa sempre di più di essere libero nelle sue scelte, ma ogni causa ha un effetto, ogni parola determina la nostra realtà.

Ovviamente da quando esistono i social si sono moltiplicati i linguaggi, i pensieri, il “ salotto virtuale” è divenuto unico e globale, ma con infiniti linguaggi da interpretare. Basta pensare ai cosiddetti “leoni da tastiera”, gli “odiatori”, gli haters che vedono solo su uno schermo, una realtà quotidiana diversa, alterata dalla loro percezione. Non comprendendola, attaccano la diversità, creando un meccanismo perverso vecchio quanto l’essere umano. Chi studia e comprende la comunicazione, in tutte le sue forme, ben conosce le tecniche e le teorie che permettono di condizionare il pubblico senza che questo se ne accorga. L’esempio più banale e’ la pubblicità, sia quella palese che quella occultata.

Conoscere le immense frontiere dell’economia digitale

Grazie all’intelligenza artificiale gli esperti di marketing hanno a disposizione enormi quantità di dati praticamente in tempo reale per definire meglio i contenuti delle campagne di comunicazione. I dati sono analizzati dalla BI, Business Intelligence, algoritmo in grado di trasformare i dati in informazioni e le informazioni in conoscenza. Praticamente la BI è la capacità di vedere il passato, il presente e il futuro di un’azienda attraverso l’analisi dei dati, i quali non sono più degli scritti da interpretare con tempi lunghi, bensì la visualizzazione e l’analisi immediata dei dati, quelli che il fruitore di tutti i settori digitali produce, per intendersi anche il “ salva tempo” di un supermercato fornisce in tempo reale le scelte compiute dal consumatore .

La scienziata Rita Levi Montalcini, neurologa, aveva ben intuito il problema che oggi è palese:

“ le persone di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’illusione di stare ragionando.
Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo.
Bisognerebbe spiegarglielo.”

La comunicazione, il linguaggio e l’intelligenza artificiale AI, sono un “nuovo” campo complesso e interdisciplinare che comprende molti sottocampi e tecnologie diverse, come l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e la computer vision. Questo può rendere difficile, per chi non è esperto del settore e della comunicazione, la comprensione dei concetti e della terminologia utilizzati, anche semplicemente per descrivere l’IA.

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) basata sull’intelligenza artificiale ci consentirà di comunicare in un linguaggio naturale, rendendo la comunicazione più efficiente, ma deve essere compreso il cambiamento che è in atto da già da tempo, visto che è abbondantemente presente nella nostra vita di tutti i giorni. Pensate, ad esempio, ai sistemi di riconoscimento vocale utilizzati dagli smartphone: funzionano con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. L’intelligenza artificiale è quindi ormai molto diffusa in tutti gli ambiti, da quello medico a quello economico, finanziario, politico, militare, sociologico ecc. uno “strumento” da comprendere e non demonizzare.

l’Universo si pensa che abbia una forma toroidale, la quale struttura si ritrova anche nell’atomo particella di materia semplice e non divisibile. Di Elena Tempestini

Modello geometrico toroidale che circonda tutto ciò che è nell’Universo

La scienza ha accertato che tutto ciò che ci circonda è energia, noi umani siamo energia. Gli atomi che compongono le nostre cellule hanno una massa uno spazio riempito dall’energia prodotta dal movimento degli elettroni. Albert Einstein, era profondamente convinto dell’armonia della natura e cominciò a muoversi verso una fondazione unificata della fisica, costruendo una struttura teorica comune per l’elettrodinamica e per la meccanica, le due teorie distinte della fisica classica. Questa struttura, nota come teoria della relatività speciale, comportava drastici cambiamenti nei concetti tradizionali di spazio e tempo; essi, secondo questa teoria, sono strettamente connessi e formano un continuo quadridimensionale, lo “spazio-tempo”. Perciò, nella teoria della relatività, non si può mai parlare dello spazio senza parlare del tempo e viceversa; essi diventano soltanto elementi del linguaggio che un particolare osservatore usa per descrivere i fenomeni dal proprio punto di vista. La modificazione dello spazio e del tempo comporta come principale conseguenza la comprensione che la massa non è altro che una forma di energia. La meccanica quantistica rivela una fondamentale unità dell’universo: mostra che non possiamo scomporre il mondo in unità minime dotate di esistenza indipendente; non esiste nessun “mattone fondamentale” isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto, le quali includono sempre l’osservatore come elemento essenziale. Oggi la fisica molecolare, la branca della scienza che si occupa di studiare le proprietà delle molecole degli atomi e delle forze che li legano e governano, si pone la domanda se esistono delle particelle che possano essere considerate i mattoni della Coscienza. A questa domanda ne scaturisce un’altra : esistono delle particelle subatomiche dotate anch’ esse di coscienza? In fin dei conti noi siamo energia perché ogni individuo umano è costituito da molecole, le quali a loro volta sono costituite da atomi che vengono costruiti con delle particelle elementari. David Bohm, fisico e filosofo statunitense che già nei primi anni quaranta del XX secolo, enuncio’ la duplice natura sia corpuscolare che ondulatoria del comportamento della materia, nel quale ogni particella non è separata o autonoma, ma fa parte di un modello atemporale e aspaziale universale, il cui modello matematico implica un insieme di variabili nascoste. Praticamente la prova che tutto è uno. Per Bohm le informazioni che riceve il cervello si presentano sotto forma di onde, per poi trasformarsi in immagini: “Se si potrà dimostrare che esistono effettivamente dei legami tra i processi quantistici e quello del pensiero, allora molte cose del pensiero potranno essere spiegate in modo del tutto naturale” ( David Bohm)

Secondo il fisico David Bohm , le particelle elementari obbediscono in realtà all’azione di quello che lui definisce come “potenziale quantico”, una specie di campo di informazione che guida la traiettoria delle particelle allo stesso modo in cui un radar guida una nave in porto, e le mette in comunicazione tra loro in maniera istantanea. Quello che oggi la scienza definisce L’entanglement quantistico?

L’energia è in grado di viaggiare ma anche di mutare, trasformarsi e manifestarsi a livello fisico. Il Visibile e l’ Invisibile sono gli aspetti duali di uno stesso universo e dialogano ininterrottamente. Noi riceviamo continuamente messaggi provenienti dall’energia che non siamo in grado di vedere, e non solo non ce ne accorgiamo ma ci “spaventa” conoscere l’ignoto al quale non siamo in grado di dare una spiegazione razionale. Un po’ come dire: “ finché non vedo non credo”.

Settembre 2023, foglia a cuore in un gelsomino

Il cuore è una forma, simbolo per eccellenza dell’amore. Dal momento che l’Amore è un concetto astratto, per rappresentarlo si è sempre utilizzato un cuore stilizzato. Se ci riflettiamo, e per quanto strano possa sembrare, questo simbolo è valido convenzionalmente in tutto il mondo, in ogni angolo remoto. La cosa ancora più strana, è che questo simbolo è antichissimo. Il cuore è una forma archetipica universale che è utilizzata per comunicare con l’essere umano.

Settembre 2023

L’archetipo, come ben spiega Carl Jung, sono forme tipiche di comportamento derivanti dall’esperienza che il genere umano ha continuato a ripetere nel corso della storia. Sono complessi di esperienze a carattere universale sedimentate nella psiche dell’uomo, strutture basilari eternamente ereditate.

Foglie di rosa, settembre 2023

Gli archetipi sono presenti nel profondo della psiche, nell’inconscio collettivo, e il loro insieme costituisce la base degli istinti. Praticamente mettono in comunicazione il mondo conscio e quello inconscio, utilizzando un linguaggio universale: il linguaggio dei simboli.

Foglie di rosa

È un messaggio tramite un linguaggio, è l’idea originale che genera matericamente sé stessa in una forma archetipica. Per questo i cuori sono ovunque e possono essere visibili a tutti, solo che non tutti li notano, non tutti Con -siderano ciò che guardano. Solo quando ci miglioriamo, facciamo lo sforzo di volontà, ed eleviamo le nostre frequenze, abbattiamo delle barriere invisibili che aprono incondizionatamente la percezione del toroide del cuore. Il toroide è una forma modello geometrica che racconta l’evoluzione della vita, e che ritroviamo ovunque in tutta la natura. Il toroide è un vortice di energia a forma di ciambella che possiamo vedere dagli atomi fino alle galassie. È un modello matematico in cui la natura crea e sostiene la vita. La conoscenza di questo modello si trova già in tecnologie come ventole e propulsori, generatori ecologici, dispositivi delle nuove energie e ci aiuta a comprendere meglio la natura del campo unificato.
L’energia fluisce da una estremità, circola attorno al centro e fuoriesce dall’altra parte. È bilanciata, si autoregola, è sempre integra: negli atomi, nelle cellule, nei semi, nei fiori, negli alberi, negli animali, negli umani, negli uragani, nei pianeti, nelle stelle, nelle galassie e nell’intero cosmo.

Toroide del cuore

Il toroide è un campo di energia elettromagnetica che una configurazione geometrica dal diametro compreso fra 1,5 e 2,4 metri circa. Ed è partendo dall’area del cuore che tale campo di energia si dipartirà all’esterno del corpo.

Il cuore ha il suo “cervello” e la sua coscienza.
Molti credono che la consapevolezza cosciente abbia origine nel cervello. Recenti ricerche scientifiche suggeriscono che la coscienza in realtà emerge nel cuore, poi il cervello e il corpo agiscono insieme dietro le direttive di esso. Il campo elettromagnetico prodotto dal cuore è circa 60 volte maggiore in ampiezza, e permea ogni cellula del corpo. Il componente magnetico è di circa 5000 volte più forte del campo magnetico del cervello e può essere rilevato a diversi metri di distanza dal corpo con magnetometri sensibili.

“azione spettrale a distanza», noto anche come «correlazione quantistica», si riferisce a sistemi che non possono esse descritti separatamente gli uni dagli altri, a prescindere dalla distanza che li separa.

Il campo del cuore agisce come un’onda portante di informazioni che fornisce un segnale di sincronizzazione globale per tutto il corpo. Come un pulsante che attiva delle onde di energia che si irradiano dal cuore, esse interagiscono con gli organi e le altre strutture. Ed è in questa consapevolezza che nuovi piani di coscienza diventano a noi accessibili con la capacità di vedere e notare cose che in precedenza erano lì ma per noi come “invisibili”.

La forma del cuore non è, quindi, un’ invenzione dell’uomo ma una forma tramandata dalla nostra stessa Anima che ci ha permesso di tradurla in questa realtà materica tanto quanto altre forme archetipiche tra le quali: tra le figure piane, il quadrato, il triangolo e il cerchio, i solidi Platonici quali strutture geometriche interne dell’atomo. Tutte forme che in natura si ripetono per formare la materia. La materia è una illusione di solidità e separazione, ma la separazione non esiste; esiste solo l’unità.

L’eccellenza tecnologica della Geotermia, protagonista innovativa per la transizione energetica. Di Elena Tempestini

Il fiorentino Principe Ginori Conti nel 1904 durante il primo esperimento energetico geotermico

Quando si parla di Energia geotermica si intende lo sfruttamento del calore sotterraneo per il riscaldamento e l’elettricità. La geotermia, è già una nicchia importante di fonte energetica in tutto il mondo, con la transizione ecologica ci sarebbe la possibilità di una grande espansione. Sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti, vogliono sostenerla con “Net- zero Industry Act” la legge di stimolo per le tecnologie pulite. Il Governo Italiano non lo ha ancora inserito nel Fer1, il decreto di incentivazione alle rinnovabili del 2019, ma conta di inserirlo nel Fer2 che a marzo 2023 è stato notificato a Bruxelles.

Sotto i nostri piedi, alla profondità di qualche chilometro al massimo, c’è una quantità di energia sufficiente a soddisfare, potenzialmente, l’intero fabbisogno dell’umanità. Il primo tentativo di produrre elettricità, dall’energia contenuta nel vapore geotermico, fu fatto a Larderello nel 1904 dal fiorentino, Principe Piero Ginori Conti, che con successo avvio’ l’esperimento con un motore alternativo accoppiato ad una dinamo. Il successo mostrò il valore industriale dell’energia geotermica segnando l’inizio di una forma di sfruttamento, che oggi si è diffusa in molti paesi.

La geotermia è l’energia prodotta del calore della Terra, permette di abbattere la produzione di anidride carbonica, di polveri sottili e di altre sostanze tossiche che provocano l’effetto serra e che, dunque, contribuiscono al tanto temuto cambiamento climatico.

Produrre calore è una ricerca che affonda le radici nella storia delle civiltà.

La produzione di calore è sempre stata una problematica per la quale l’uomo, anche di millenni fa, si è prodigato per trovare soluzioni. I cinesi costruirono il centro termale più antico che si conosca, una piscina in pietra sulla montagna di Lisan durante la dinastia Qin nel III secolo a.C.. I Romani conquistarono nel I secolo a.C Aquae Sulis divenuta poi il rinomato centro termale di Bath nel Somerset in Inghilterra, utilizzando sorgenti calde per alimentare i bagni pubblici e il riscaldamento a pavimento delle abitazioni. I bagni termali furono il primo utilizzo commerciale dell’energia geotermica. Il vapore e l’acqua calda dal geyser sono utilizzati per il riscaldamento domestico in Islanda a partire dal 1943.

L’energia geotermica è una fonte stabile da cui è possibile ricavare energia costante, con un’occupazione del suolo in termini di impianti e infrastrutture più contenuta rispetto alle altre fonti rinnovabili. Inoltre, l’assenza di processi di combustione contribuisce alla riduzione delle emissioni di inquinanti e di CO2. L’energia termica accumulata nel sottosuolo fuoriesce sulla superficie terrestre attraverso vettori fluidi, quali acqua e vapore.

Esistono tre tipologie di centrali geotermiche.

Quelle a vapore secco, in cui il vapore è estratto dalle fratture presenti nel terreno ed utilizzato per azionare una turbina.

Quelle flash che trasformano l’acqua bollente e ad alta pressione in acqua più fredda e a bassa pressione.

E quelle binarie, in cui un fluido con il punto di ebollizione inferiore rispetto a quello dell’acqua viene fatto scorrere a fianco dell’acqua bollente, la quale trasforma il fluido in vapore che, a pressione, andrà ad azionare una turbina.

L’energia geotermica è fonte di energia verde rinnovabile per eccellenza, è un’energia pulita a cui fanno da cornice altri non trascurabili vantaggi: la produzione è continua, indipendentemente dalle temperature esterne, dalle condizioni meteorologiche e dall’alternanza giorno-notte. Tra le energie rinnovabili, la geotermica concretizza la fonte che riesce a produrre la maggiore quantità di elettricità.

Gli impianti geotermici sono silenziosi, non creano problemi acustici, che non sono da sottovalutare, in quanto l’OMS prevede entro il 2050, due miliardi e mezzo di persone con problemi ipoacusici da inquinamento. Gli impianti geotermici non emettono anidride carbonica e polveri sottili. Gli scarti di produzione vengono rimessi in circolo, grazie al riciclo del vapore prodotto e l’assenza di processi di combustione, che riducono al minimo la necessità di interventi di manutenzione sugli impianti. L’energia geotermica può essere distribuita a livello domestico per il teleriscaldamento delle abitazioni.

L’energia geotermica può essere utilizzata per produrre sia elettricità, sia calore, secondo il processo della cogenerazione, cioè di generazione contemporanea di energia meccanica, da trasformare in energia elettrica, e di calore utilizzabile per il riscaldamento di edifici oppure per insediamenti industriali e agricoli, come le produzioni in serra.

È di grande rilevanza lo studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology, il MIT, che afferma che la potenziale energia geotermica contenuta sul nostro pianeta si aggira attorno ai 12.600.000 ZJ e che con le attuali tecnologie è possibile utilizzarne solamente 2000 ZJ e, dato che il consumo mondiale del pianeta ammonta a un totale di 0,5 ZJ all’anno, con la sola energia geotermica si potrebbe soddisfare il fabbisogno planetario per i prossimi 4000 anni.

Quindi la domanda è : se per il MIT americano e per la nostra ENEL, l’energia geotermica presenta tutti i vantaggi che abbiamo detto (sostanzialmente anche ad un prezzo vantaggioso, una volta completato l’impianto, disponibile in misura illimitata e costante, etc.etc.) perché continuiamo a “guerrigliare” per le fonti di energia?

Siamo un paese ricchissimo di potenzialità energetiche ma anche confusionario

L’Italia è forse il paese più ricco al mondo di fonti energetiche rinnovabili, grazie al soleggiamento, ai venti, alle correnti marine, alle risorse idriche alpine e appenniniche e alla geotermia per parlare delle principali, cui sono da aggiungere il biogas da produzioni agricole e da rifiuti e quelle ottenibili dal recupero delle acque piovane, nel quale siamo tra gli ultimi al mondo. Raccogliamo poco più del 10% delle nostre precipitazioni annue. Insomma quantità e differenziabilità non sono vantaggi da poco a nostra disposizione e il tempo per tecnologie sempre più evolute e abbordabili è oggi maturo.

Non lo sono invece i nostri governanti che, quanto a strategie energetiche, hanno prodotto solo soluzioni di breve respiro, in negativo (i no si sono sprecati non solo al nucleare, ma anche alle pale eoliche), soluzioni di emergenza, dell’ultimo minuto e, solo per questo, contraddittorie e dispendiose, che ci hanno portato nel cul de sac nel quale ci stiamo dibattendo.

Quando nel 1962 il primo governo di Centrosinistra nazionalizzò l’energia elettrica non lo fece solo per abbattere gli oligopoli privati, ma in nome di una programmazione che non dovesse legarsi a una sola fonte di produzione e a un solo Paese di approvvigionamento, ma che perseguisse l’indipendenza energetica attraverso una molteplicità di scelte, che nel tempo avrebbero consentito anche il rispetto dell’ambiente. Al tempo si trattava di integrare le fonti idroelettriche non più sufficienti a sostenere lo sviluppo industriale con le fonti petrolifere che l’Eni si procurava con alleanze e politiche di prezzo favorevoli, per le nostre centrali termoelettriche. In quegli anni facemmo naufragare il primo progetto nucleare con lo scandalo montato ad arte contro il suo mentore, l’ormai dimenticato ingegner Felice Ippolito, privando il Paese di un possibile complemento nell’offerta energetica. La decisione di affossarlo parve casuale e dettata da opportunismi, non da scelte ecologiste.

Il coordinamento energetico non è dunque mai avvenuto, cosicché siamo costretti anche questa volta ad affannose operazioni di tamponamento delle forniture delle materie prime essenziali con paesi che, quanto a principi antidemocratici, non sono certo da meno della Russia.

Insomma anche per l’energia, le colpe storiche non hanno responsabili, ma solo vittime, e tanta confusione e rischi. Ecco perché l’assenza di strategie è forse più penalizzante della stessa scarsità delle fonti.

Comunicazione e Fenomenologia del complotto da Eco a Pasolini che scrisse: “il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità.” Di Elena Tempestini

In questi ultimi giorni si è innescata una grande polemica politica tra i partiti, il Ministro della Difesa ha evocato il complotto ai danni del Governo, da parte della Magistratura, rilasciando un’ intervista al Corriere della Sera.

La nascita di una notizia, si crea per un fruitore dell’informazione, ma tra chi crea la notizia e chi la legge, c’è l’incomodo di chi decide quale sia l’informazione. Questo Gap può portare la comunicazione a puntare i riflettori su interpretazioni anche devianti, chiamate “complotti”. Nello stesso momento che i complottisti vengono combattuti, si crea la necessità di sbugiardarli, dando vita ad una falsa e pericolosa disarmonia del fenomeno. Le parti integranti del meccanismo del complotto rendono la diffusione della notizia una affermazione, ma al tempo stesso la sua stroncatura senza spiegazioni, alimenta la spinta alla sua ri-produzione. Pasolini sosteneva che: “ il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità. Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza.”

(Pier Paolo Pasolini nell’ultima intervista concessa poche ore prima della sua morte)

La comunicazione del complotto si avvale del principio di polarità, del dualismo umano che si divide tra vero e falso, tra notizia e invenzione. Spesso la volontà a trovare il giusto discernimento non c’è, oppure può creare, anche grazie all’impulsività’ sollecitata dai giornali e dai social media, a schierarsi da una parte o dall’altra.

Il complotto non è solo un singolo intrigo, ma una condizione più complessa perché è la forma nella quale si rapportano al mondo reale, molti cittadini che si sentono condannati a una frustrante impotenza, spesso traditi dalla politica nella quale avevano riposto delle aspettative positive, allibiti davanti a un mondo sempre più incattivito e violento. La conseguenza è il pensiero di essere manovrati e sfruttati da un potere senza volto.

Cicli e ricicli già predetti? Oppure un lungo filo della storia che non abbiamo studiato bene con Bisanzio?

Forse siamo alla fine delle ripercussioni della storia, sia nazionale che globale, un ciclo durato più di 2000 anni: dalla disgregazione dell’Impero Romano, la caduta dell’Impero Ottomano, la fine dell’Impero Russo, la caduta del muro, la volontà a globalizzare ma senza unificare e dare un’equa sistemazione geografica alle guerre mai finite. Tutto ciò può aver generato un risveglio, una “ revanche” che si specchia nella società odierna e nei mezzi di comunicazione di questa epoca.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, affermava lo scienziato Lavoisier, dopo che dimostrò che la materia non può essere creata o distrutta, ma solo trasformata.

Ed è la possibilità data al concetto di complottismo, che evidenzia il vuoto della democrazia, una ben temibile arma di depoliticizzazione di massa.

“Il complotto può essere la maschera del potere nel tempo del potere senza volto. “ ( estratto del libro “Il complotto al potere”)

La diatriba che si è scatenata contro le dichiarazioni del Ministro Crosetto ha fatto dire ad Elly Schlein :”Se ci sono degli elementi lo dica al Parlamento e alle autorità competenti per intervenire, se non ci sono ritiri immediatamente quello che ha detto”. Una fenomenologia comunicativa atta a confondere le idee?

Sicuramente stiamo vivendo un’epoca che sta realmente fiaccando l’animo umano. Anni senza tregua, dalla pandemia a livello mondiale, alla guerra in Europa, il riaccendersi in modo cruento della guerra tra Palestina e Israele con un’economia sempre più precaria. In queste situazioni complesse da comprendere, può insinuarsi la facilitazione di una comunicazione atta al complotto, ovviamente ben alimentato dalla velocità delle notizie e dei media.

Attacco alla Magistratura, crisi politica del Governo, oppure sollecitazione del populismo complottista?

Umberto Eco nel 1961 fu chiamato a studiare un fenomeno che stava diventando di massa, la televisione. Scrisse la prima critica televisiva, prendendo a modello un personaggio divenuto velocemente icona di grandissimo successo del teleschermo, l’uomo più amato, guardato, imitato e ammirato: Mike Bongiorno. Nacque Fenomenologia di Mike Bongiorno, che rileggendola, possiamo nel tempo applicare a situazioni e nomi odierni, nel quale il populismo si riconosce, stuzzicando inevitabilmente la dualità umana, di chi è a favore e di chi e’ contro.

“Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità, pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti. Osservando il campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La medieta’ aristotelica è equilibrio nell’esercizio delle proprie passioni, è il giusto mezzo tra due vizi, uno per eccesso e uno per difetto, retto dalla virtù della prudenza. In fondo la “ gaffe”, il contesto sbagliato, nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si verifica la gaffe ma si da vita ad una sfida a una provocazione; la gaffe, continua Eco, ( quella in cui Mike Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta elevando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.»

(Umberto Eco 1961)

Ed eccoci all’attualità, la conseguenza di una massificazione mentale quale prodotto di un consumismo della notizia che esalta la mediocrità dei modelli ai quali gli spettatori vengono costantemente invitati ad uniformarsi.

Quindi il potere dell’informazione e della comunicazione, che troppo spesso non viene nemmeno dibattuto come fondamentale strumento per debellare l’ignoranza, e generare maggiore consapevolezza per responsabilizzare gli utenti, può cambiare in meglio solo se cambiamo le regole di accesso all’informazione.

Comunicazione e Intelligenza Artificiale: una sfida etica della nostra società ma anche un’occasione di crescita. Di Elena Tempestini

“Coloro che possono immaginare qualsiasi cosa, possono creare l’impossibile.” ( Alan Turing, padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale)

Una parte importante dell’evoluzione della nostra società globale dipende dalla comunicazione, dal linguaggio e dalla tecnologia, dalla loro conoscenza e dal loro buon uso. Metaverso e Intelligenza artificiale non sono la stessa cosa, l’intelligenza artificiale, chiamata IA è una tecnologia che si basa su un sistema di intelligenza creato attraverso l’uso di algoritmi e dati, e sopratutto non deriva dalla diffusione delle cyberscienze scoperte negli ultimi anni ma hanno un lontano passato.

Il metaverso è un ambiente virtuale in cui gli utenti che vi accedono possono interagire e comunicare tra loro. È un’evoluzione un’espansione di Internet, atto ad aumentarne l’immersività tramite l’uso di ambientazioni tridimensionali e avvalendosi anche di visori per aumentare la realtà virtuale. Difficile fare un confronto tra di loro, sono tecnologie molto diverse e con scopi differenti.

L’intelligenza artificiale definisce l’illusione di spazio – tempo?


Sant’Agostino nel libro XI delle Confessioni, nel volume dedicato al Tempo diceva che passato, presente e futuro sono tre “illusioni” contenute ed esternate solo in ciò che esiste realmente per l’essere umano: il tempo presente.

L’illusione del tempo

Dove e come nasce l’intelligenza artificiale? Nasce con uno scienziato al quale il mondo deve molto: Alan Turing

Alan Turing

La scienza ha fatto passi da gigante, ha permesso che la nostra mente, le nostre conoscenze si ampliassero verso mondi infiniti, ma fu Alan Turing nel 1950 ad applicare i concetti matematici e la crittografia ai computer digitali, fu il primo.
Grazie alla sua ricerca nelle relazioni tra macchine e natura, riuscì a creare il campo dell’intelligenza artificiale. Praticamente possiamo definirlo il precursore dell’invenzione dei computer e dell’ innovazione che siamo abituati a conoscere oggi. Nel 1956 si tenne a Dartmouth, nel New Hampshire, negli Stati Uniti d’America, il primo simposio sull’intelligenza artificiale, la quale successivamente fu riconosciuta come scienza dalla comunità internazionale degli studiosi.
Erano gli anni sessanta del XX secolo.

Alan Turing ebbe l’idea geniale di “spezzare” l’istruzione da fornire alla macchina in una serie di altre semplici istruzioni; era convinto che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. Un processo molto similare da quello che viene affrontato oggi. Nel 1969 Turing, rese pubbliche le sue ricerche riguardo la concreta possibilità che si potessero creare macchine capaci di simulare i processi del cervello umano.
Era nato il concetto di ” intelligenza artificiale“. Ma la banalità del male è sempre pronta ad intervenire, Turing, era omosessuale e nella Londra anni cinquanta si veniva processati, l’omosessualità era perseguita penalmente. In quel tempo non molto lontano da oggi, già così pregno di tecnologia futura, si doveva scegliere tra la castrazione chimica con gli estrogeni oppure il carcere. Lo scienziato scelse la prima soluzione, ma dopo un anno di assunzione di farmaci e la forte depressione conseguita non ce la fece più. Con il cambiamento subito anche fisicamente Turing decise di iniettare del cianuro in una mela e rendere reale il maleficio di Biancaneve, dette un morso e tutto finì. Se ne andò dalla vita che lo aveva sfruttato, offeso e condannato ad una lenta morte. Il 7 giugno del 1954 a soli 42 anni Alan Turing mori’ lasciando “un enigma” divenuto simbolo: “una mela morsicata”.

Alan Turing e il simbolo creato da Steve jobs per Apple.

Steve Jobs creando una mela morsicata quale logo di Apple, volle rendere onore e memoria al padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale Alan Turing? Chissà…

Dopo più di sessanta anni, l’intelligenza artificiale è oggi ampiamente utilizzata in quasi tutti i campi della vita degli esseri umani, è utilizzata allo scopo di superare le prestazioni del cervello umano, vengono studiate le reti neurali applicate nell’ambito del “Deep Learning”, cioè l’apprendimento approfondito di reti neurali artificiali in grado di analizzare automaticamente dati come immagini, video, audio o serie temporali, ossia gli eventi accaduti nel tempo. Un rapido progresso che sta superando le prestazioni degli esseri umani.

Sembra strano? Pericoloso?

Ricordiamoci che tutti noi usiamo un computer, un telefono, facciamo acquisti online o semplicemente usiamo social per foto, video e ricordi. Ebbene le Deep Learning, le Machine Learning ci permettono di : • identificare gli oggetti nelle immagini del computer, trascrivere il parlato in un testo, analizzare e selezionare gli interessi degli utenti online, analizzare i dati che sviluppano e ottimizzano i risultati delle ricerche sugli ampliamenti e miglioramenti delle città, fino al concetto di sicurezza tramite il riconoscimento facciale. Ed è per gli infiniti usi che si possono fare dell’intelligenza artificiale, che è stata ampiamente discussa nei campi della scienza, della tecnologia militare, dell’industria e nel comparto dell’etica.

Parlo di etica perché la manipolazione della comunicazione esiste da sempre, fin dai tempi degli “agentes” romani, agenti segreti che si infiltravano nel sistema nemico, oppure manipolavano, come nel caso di Marco Antonio che subì probabilmente una damnatio memoria, a causa delle lotte di potere politico e per essere caduto nella trappola di una comunicazione errata. Grazie ad avergli fatto credere che la sua amata Cleopatra si era suicidata, Marco Antonio cadde, e con la sua morte, nel 27 A.C. fu instaurato da Augusto il Principato, il quale segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell’Impero.

Da sempre dunque, non è facile poter riconoscere un punto di equilibrio.

Le epoche sono trascorse, e il popolo pensa sempre di più di essere libero nelle sue scelte, ma ogni causa ha un effetto, ogni parola determina la nostra realtà.

Ovviamente da quando esistono i social si sono moltiplicati i linguaggi, i pensieri, il “ salotto virtuale” è divenuto unico e globale, ma con infiniti linguaggi da interpretare. Basta pensare ai cosiddetti “leoni da tastiera”, gli “odiatori”, gli haters che vedono solo su uno schermo, una realtà quotidiana diversa, alterata dalla loro percezione. Non comprendendola, attaccano la diversità, creando un meccanismo perverso vecchio quanto l’essere umano. Chi studia e comprende la comunicazione, in tutte le sue forme, ben conosce le tecniche e le teorie che permettono di condizionare il pubblico senza che questo se ne accorga. L’esempio più banale e’ la pubblicità, sia quella palese che quella occultata. A chiunque di noi che abbia un telefono, sarà capitato di essere in una stanza, non toccare il dispositivo, avere una conversazione che include una qualsiasi parola, chiave per gli algoritmi, per avere il giorno dopo sul telefono, un’infinità di pubblicità che ti propone una soluzione alle parole che hai citato. Grazie all’intelligenza artificiale gli esperti di marketing hanno a disposizione enormi quantità di dati praticamente in tempo reale per definire meglio i contenuti delle campagne di comunicazione. I dati sono analizzati dalla BI, Business Intelligence, algoritmo in grado di trasformare i dati in informazioni e le informazioni in conoscenza. Praticamente la BI è la capacità di vedere il passato, il presente e il futuro di un’azienda attraverso l’analisi dei dati, i quali non sono più degli scritti da interpretare bensì è la capacità di analizzare attraverso la visualizzazione dei dati. Ormai ben sappiamo che il pensiero nasce dall’immagine e poi diviene parola.

Tornando ad una sfera più vicina,

il telefono ha un ruolo base, perché ci ascolta, e chi mi parla di privacy credo che non sappia che da decenni praticamente non esiste. Il telefono di nuova generazione è un orecchio molto grande che può funzionare nel bene e nel male. Ancora una volta scrivo che; non esistono cattivi strumenti, ma solo buoni suonatori.

Praticamente è la famosa triade: Problema, reazione, soluzione. Si crea un problema, si osserva la reazione ed eventualmente viene trovata la soluzione, molto spesso da chi ha generato il problema. È una comunicazione che immette un’azione sia nel piccolo che nel grande, sia in una coppia, famiglia, piccole comunità o grandi società. È una comunicazione finalizzata a cambiare la percezione o il comportamento dei soggetti a volte usando modelli e metodi anche subdoli o ingannevoli per guidare le nostre scelte.

Ovviamente è il contesto e le motivazioni che determinano il bene o il male di un atto persuasivo che comporta un’influenza esterna.

Tutti noi ricorriamo alla tecnologia di piccoli strumenti ormai abitudinari nel nostro quotidiano. Come il Bluetooth e Alexa o altri dispositivi a servizio delle nostre richieste, sicuramente facilitate, rese accessibili. Ebbene ci sono vari casi che alla nostra apparenza, ci fanno fare una risata, come quello della ragazza che per “ scherzo” ha chiesto al dispositivo Alexa del suo ragazzo, dove lui si trovasse in quel momento. Alexa, che era collegata via Bluetooth al telefono del ragazzo ha rivelato che era in un’altra casa, di una amica che era poi l’amante. Ecco su questo possiamo farci anche una risata, ma provate ad estenderlo a livelli più alti, dallo spionaggio industriale fino ai conflitti asimmetrici che comunque dispongono, non certo di semplici dispositivi come Alexa, ma di attrezzature sempre più complesse che l’uomo ha la presunzione di poter controllare in tutte le sue sfaccettature, ma chi detiene il vero potere della comunicazione può alterare a suo favore.

Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole.
Quindi se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.

È sempre esistita la comunicazione, il linguaggio, la crittografia, l’arte di nascondere e voler manipolare , fino a racchiudere un pensiero ed una corrente di esso, nel simbolo e nell’immagine anche per non finire sul rogo quale eretico o oggigiorno “ complottista”. Il grande Shakespeare, sapiente conoscitore dei vizi e delle virtù umane, nei racconti d’inverno diceva che: “ Eretico non è chi brucia sul rogo eretico è chi lo accende” , il concetto di manipolazione della comunicazione era già ben chiaro

La percezione individuale non corrisponde ovviamente con ciò che viene comunicato, entra in gioco la polarità umana, la dualità della nostra mente binaria, le bias cognitive ( termine neurologico che viene dal greco “ tiro obliquo” ) che ci portano ad una separazione. Nasce il famoso contrapposto che poi fa il gioco di chi vuole che accada lo scontro, anzi fomenta la comunicazione in modo da creare due schieramenti che si contrappongono in continuazione.

La Carrozza di Gurdjieff, metafora per descrivere la condizione umana

Sono i cambi dello stato di grado: un bicchiere di acqua resta tale, se c’è grande caldo si trasforma in vapore, con molto freddo si trasforma in ghiaccio ma a generare ciò, rimane sempre un bicchiere di acqua. Comprendere cosa sia la comunicazione, e gli strumenti che servono ad essa, è una competenza sempre più necessaria per decodificare il mondo quotidiano nel quale siamo immersi, senza la comunicazione adeguata, non può svilupparsi nessun rapporto, sia nel piccolo che nel grande. Ogni individuo non riuscirà a svilupparsi eticamente e soprattutto a comprendere la verità.

Già la scienziata Rita Levi Montalcini, neurologa, aveva ben intuito il problema che oggi è palese:

“ le persone di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’illusione di stare ragionando.
Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo.
Bisognerebbe spiegarglielo.”

La comunicazione, il linguaggio e l’intelligenza artificiale AI, sono un “nuovo” campo complesso e interdisciplinare che comprende molti sottocampi e tecnologie diverse, come l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e la computer vision. Questo può rendere difficile, per chi non è esperto del settore e della comunicazione, la comprensione dei concetti e della terminologia utilizzati anche semplicemente per descrivere l’IA.

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) basata sull’intelligenza artificiale ci consentirà di comunicare in un linguaggio naturale, rendendo la comunicazione più efficiente, ma deve essere compreso il cambiamento che è in atto da già da tempo, visto che è abbondantemente presente nella nostra vita di tutti i giorni. Pensate, ad esempio, ai sistemi di riconoscimento vocale utilizzati dagli smartphone: funzionano con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. L’intelligenza artificiale è quindi ormai molto diffusa in tutti gli ambiti, da quello medico a quello economico, finanziario, politico, militare, sociologico ecc. uno “strumento” da comprendere e non demonizzare.