ALPINISMO e ASCESI SPIRITUALE: di Emilio Servadio

Articolo pubblicato su Abstracta n° 1 (gennaio 1986)

Foto Elena Tempestini 2023

Il sottoscritto, da giovane, ha effettuato numerosissime scalate nelle Dolomiti — arrivando talvolta ai “gradi” considerati allora, rispettivamente, 5° e 6° (il “sesto grado” segnava in quel tempo il limite delle possibilità umane). Ricordo benissimo alcune di quelle che il grande psicologo americano Abraham H. Maslow ha chiamato peak experiences (“esperienze di vetta”), volendo indicare con tale espressione non già, o non soltanto, ciò che si può provare al termine di una difficile scalata, ma certe sensazioni, che si potrebbero anche chiamare “estatiche”, sperimentate in qualche specifica occasione della vita, come è capitato ad alcuni anche all’improvviso, anche al di fuori di una qualche eccezionale congiuntura o stimolazione. Uno studioso americano, Richard M. Bucke, ha coniato in proposito l’espressione cosmìc consciousness (“coscienza cosmica”). Si tratta infatti di una sorta di “dilatazione” della coscienza: di ciò che, al limite, certi santi o certi iniziati hanno cercato di esprimere, affermando di avere superato — sia pure per poco tempo — la consueta distinzione fra “io” e “non io”, e di essere — metaforicamente ma efficacemente parlando — “saliti in cielo”.

Fra i miei ricordi di alpinismo, c’è per esempio quello di una “perfetta” ascensione lungo la “perfetta” verticale dello spigolo della Torre Delago, la prima a sinistra per chi guarda le tre Torri del Vajolet dalla Val di Fassa. Ricordo che spinto da un vivo desiderio di provocare nuovamente una certa esperienza, attinsi la vetta due volte nello stesso giorno, salendo per due vie diverse (una la mattina, una nel pomeriggio) la vetta del Castelletto di Vallesinella inferiore, nelle Dolomiti del Brenta; scalai la “Piccolissima” delle Tre Cime di Lavaredo procedendo in salita per la via Preuss, e in discesa per la via Dülfer (gli esperti di storia dell’alpinismo ben sanno di quali imprese furono protagonisti questi due grandi pionieri), con una indimenticabile “esperienza di vetta” appena giunsi sulla cima. Debbo dire tuttavia che ebbi in quel tempo un “maestro” eccezionale, considerato allora una specie di scalatore-prodigio: Emilio Comici. Questi era, al pari di Messner, un uomo normalissimo, che tuttavia aveva, a sua volta, momenti “sublimi” in montagna, tanto che potè scalare da solo, qualche anno prima della guerra ’39-45, la formidabile parete Nord della Cima Grande delle Lavaredo, impiegando nell’ascensione poco più di quattro ore. Quando gli chiesi se avrebbe potuto rifare quell’impresa, mi rispose: «Non credo. Quel giorno, ero in stato di grazia. Alcuni alpinisti tedeschi, giunti in vetta per la via normale, non si capacitavano che non avessi avuto almeno un compagno di cordata, e seguitavano a guardare giù per la parete, in cerca di un “altro” inesistente!». Scrisse letteralmente Comici: «Tutte le volte che comincio ad arrampicare, avviene in me una trasformazione… Una forza sconosciuta [sic] entra nel mio sangue, e, più arrampico, più forte mi sento».

Probabilmente sono ormai poche le persone che confondono l’alpinismo con il semplice escursionismo, o che vedono “l’amore dei panorami” come vera e unica motivazione di ciò che spinge un alpinista ad agire. Da parecchi anni, ormai, anche il grande pubblico ha potuto rendersi conto delle quasi sovrumane prestazioni che hanno caratterizzato certe imprese alpinistiche, e qualcuno ha cominciato a chiedersi se avessero proprio ragione quei razionalisti che riducevano l’alpinismo a una semplice manifestazione sublimativa di cariche nevrotiche (W. Reich), o all’ostinato bisogno di “sfidare” e vincere una natura indifferente od ostile.

A me sembra che, se in qualche caso potrebbero essere valide tali interpretazioni, esse non siano comunque “generalizzabili” per almeno tre motivi: in primo luogo, perché rimane sempre aperto il problema relativo alla “scelta” di un dato comportamento più o meno nevrotico (si può “sfidare” la realtà esterna in mille modi diversi) ; in secondo luogo perché gli stessi meccanismi della “sublimazione” sono ancora molto enigmatici; e in terzo luogo, perché non è più consentito, ormai, di “ridurre” a processi psicologici elementari, come se si trattasse di manifestazioni nevrotiche, o nevrotico-simili, ogni e qualsiasi attività umana — compresa la creatività poetica, o quella musicale. Già Freud confessava l’impossibilità, per la psico-analisi, di “spiegare” il genio creativo: ma si direbbe che molti psicoanalisti non abbiano ben recepito il suo ammonimento.

Come si potrebbe, per esempio, considerare “espressione sublimativa di conflitti nevrotici inconsci” l’attività di un Reynhold Messner, nel quale molti giustamente vedono il più grande alpinista di tutti i tempi, notissimo per avere al suo attivo varie ascensioni oltre gli 8000 metri, e per avere scalato da solo, nel 1980, l’Everest, ossia la più alta montagna del mondo? Chi conosce Messner sa che si tratta di un uomo perfettamente sano di mente e di corpo, dotato di un eccellente senso pratico, e dalla vita sentimentale felice. Tutto ciò non impedisce a Messner di percepire chiaramente le “elevazioni” che si possono sperimentare in certe prestazioni alpinistiche: i loro aspetti spirituali ed ascetici, il non raro verificarsi, in esse, di fenomeni oggi studiati dalla parapsicologia. «L’alpinismo è una via naturale verso altri stadi, e, al limite, verso l’uomo» — ha scritto Messner. Naturalmente, i livelli variano. Non tutti coloro che fanno dell’alpinismo potrebbero certo, per esempio, esprimersi come segue: «… Si vivono momenti che io chiamo “rotondi”, di una sensazione che va oltre la gioia, che prende tutto l’uomo, il cervello, gli occhi, il corpo… Qualche volta in vetta, oppure mentre si sale, oppure mentre si è accoccolati per una sosta. Ti sembra di cadere, di fluttuare nell’aria. Sensazioni indescrivibili, come è indescrivibile quello che si prova nell’atto d’amore». E ancora: «Quando sono andato solo sull’Everest sono arrivato al limite delle mie possibilità. L’ultimo giorno di salita è stato il punto più difficile della mia vita. Li sono arrivato al punto estremo … Lì ho arrampicato nell’infinito».

Messner non nasconde di avere avuto, durante certe ascensioni, esperienze “paranormali” — come il “comunicare” solo mentalmente, ma a lungo e con precisione, con il suo compagno di cordata; o percepire più volte la “presenza invisibile” di qualcuno, e particolarmente di un suo fratello, morto sul Nanga Parbat; o il “riconoscere”, senza tema di errore, il punto esatto dell’Everest dove scomparve, nel 1924, l’alpinista inglese Leigh Mallory. «L’ho sentito, l’ho visto, gli ho parlato», scrive Messner. Era una semplice allucinazione?! Da molti anni il celebre alpinista arrampica a quote estreme, senza maschera di ossigeno. «Ho avuto spesso» — scrive — «esperienze strane… Nel 70 sul Nanga Parbat sono caduto per qualche metro sulla neve. Mi vedevo rotolare come dall’esterno e non potevo far nulla per fermare quel corpo che rotolava… Ero al di fuori del tempo». Forse qualche psichiatra potrà pensare a quelle esperienze che nell’ambito della psicologia medica si chiamano di “depersonalizzazione”… Ma Messner non ha paura (lo ha detto a un giornalista che lo intervistava) degli eventuali giudizi degli psichiatri, e sorride quando gli dicono che qualcuno è incline a considerarlo pazzo. «Noi, uomini dell’Occidente, abbiamo paura di parlare con noi stessi», di pensare in termini «di un’altra dimensione, di un altro modo di essere». Della morte ha detto: «Non è un problema. La morte è parte di me stesso. Io ho lavorato molto su questo tema e ho avuto la possibilità, la sfortuna, la fortuna, non so, non c’è parola giusta, di essere già una volta “morto”, cioè di aver vissuto la situazione e di sentire “Adesso non m’importa più se muoio, devo morire”. La morte non è sempre presente nel mio cervello, però è parte di me. Detto in parole molto severe: “Io stesso sono la mia morte” ». Ma più oltre: «È importante accettare la amare di più la vita». Io non so se Messner abbia mai letto testi tradizionali, o se abbia ricevuto insegnamenti esoterici particolari. Non proprio, e perciò mi sembra tanto più notevole il fatto che egli abbia — tanto semplicemente ed efficacemente — accennato a quella che in parecchie tradizioni viene chiamata “morte iniziatica”. Questa è un’esperienza per la quale è tenuto a passare chi voglia affrontare la fine della vita con impavida serenità, e sapendo ciò che lo attende. In antico, la “morte iniziatica” veniva realizzata mediante pratiche durissime e pericolose. Oggi, si ricorre a mezzi alquanto più blandi (ma non troppo). Qualcuno però sperimenta la “morte iniziatica” senza averla consapevolmente programmata. Ciò può avvenire attraverso un certo tipo di alpinismo come attraverso altre vicende al confine tra la vita e la morte. Io credo che Messner abbia provato e superato l’esperienza della “morte iniziatica” con le sue arditissime ascensioni, facendo proprie le loro possibilità di “utilizzazione” e di arricchimento in senso ascetico e spirituale.

Dall’Olimpo al Sinai o all’Himalaya, gli uomini hanno sempre pensato alle alte vette montane come “sedi” di divinità, e teatri di esperienze spirituali. Aveva dunque ben ragione il francese Sonnier quando scriveva che la montagna «ha una singolare virtù: quella di liberare la verità degli esseri». E l’essenziale “verità” dell’uomo non è forse, esotericamente parlando, la sua “scintilla” immortale, il “dio profondo” che è in lui?

Convivialita’ del bere bene. Elisabetta Failla

Andando al pratico, essendo una “ pessima” bevitrice, che d’estate agogna acqua che metterei nel vino ma rischio la pelle…🤣 Grazie a Elisabetta, collega ma sopratutto Amica,  sommelier FISAR che ha deliziato di :

Blanc de Manto Negro 2021

Tipico vitigno a bacca rossa delle Baleari, in particolare dell’isola di Maiorca, vinificato in bianco. E’ fresco, leggero, sapido con profumi floreali, agrumati e iodati. 

 

Kurt Angerer Kies Grüner Veltliner 2016

Proveniente dalla zona della Niederösterreichech, zona al confine con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, grande zona agricola attraversata dal Danubio e dove si trova la capitale Vienna. 

Al naso si percepiscono note di mela golden, frutta gialla e erba di prato e un leggero miele di fiori. Al palato ha un’acida fine, fresco delicate spezie, note agrumate di arancia e persistente sul finale.

 

Pomino Bianco Doc 2022

Vino elegante prodotto con un blend di Chardonnay e Pinot Bianco con vitigno che raggiungono i 700 mt. slm.  Un vino di montagna, tipico della zona della Rufina situata ai piedi dell’Appennino. Dopo la vendemmia, le uve fermentano in acciaio con una piccola parte in barrique di rovere francese e poi affina in bottiglia. Al naso si percepiscono note fiorite come tiglio e biancospino, giglio e mimosa, sentori fruttati si mela verde, pera, frutta tropicale come il mango e un leggero miele d’acacia. Al palato mostra grande freschezza, sapidità e note agrumate sul finale di bocca.

 

Cecchi La Mora Rosato Maremma Doc 2022

Prodotto con Sangiovese in purezza, dopo la macerazione in acciaio affina minimo 2 mesi in bottiglia. Profumo fresco ed elegante con sentori di piccoli frutti di bosco e vaniglia. Al palato è pieno, sapido, fresco, e note fruttate, equilibrato.

 

Domaine de Mauperthuis Grande Réserve Bourgogne Pinot Noir 2022

Produzione vitivinicola biologica, dopo la fermentazione, affina per 12 mesi in botti di rovere (10/15% nuove). 

Frutta estiva, ciliegia, ribes nero, mora e lamponi freschi, scorza d’arancia e sandalo, leggera affumicatura. Al gusto è avvolgente, i tannini sono vellutati con una bella struttura. La sua freschezza, soprattutto sul finale, dona una buona bevibilità. 

Studio Comunicazione, Geostrategia e Relazioni Internazionali

 

 

La Temperanza, la difficile arte di Amare.

la Temperanza di Piero del Pollaiolo 1470 ( Galleria degli Uffizi)

Tra le virtù umane, c’è la TEMPERANZA , la virtù he “ tocca” la dimensione intima dell’essere umano, a differenza delle altre virtù che riguardano il bene comune. Temperanza significa prendere di mira se stessi e la propria condizione, dirigere lo sguardo e la volontà su noi stessi, rappresenta la moderazione, la metamorfosi interiore, la trasformazione atta alla guarigione. La Temperanza, deriva dalla parola greca enkrateia, la radice krat e’ potere, dominio, governo, autorità, unita a en che significa se stessi. La temperanza è la capacità di governare se stessi, di padroneggiare sensibilità e pensieri; è il punto di arrivo di un cammino di conoscenza e plasmazione di sé, l’ideale per eccellenza della filosofia antica. Nel dialogo tra Socrate e Callicle, Socrate ben spiega che il piacere, il de -siderare continuamente non è sempre un ideale buono, richiede una volontà, una disciplina dell’anima, una ascesi per rendere l’uomo libero dalle passioni e capace di conseguire il bene nei suoi molteplici aspetti. Solo allora, sarà possibile essere liberi di poter provare un vero piacere autentico (Gorgia, 492c-500c). La Temperanza è la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare maschile, e quello lunare femminile. Nella tavola del Pollaiolo, esposta agli Uffizi, si vede la Temperanza che “mesce” dell’acqua, pazientemente e metodicamente la travasa da una brocca all’altra. I suoi occhi non guardano lo spettatore ma sono intenti ad osservare l’importante atto che sta compiendo: il mescere le acque superiori con le inferiori, in un’ azione interiorizzata e consapevole. È l’energia della vita che fluisce grazie al giusto equilibrio raggiunto attraverso la moderazione e la disciplina.
Tutto deve essere accettato senza paura né opposizioni.
La bottega del Pollaiolo eseguì sei dei sette dipinti delle virtù previste ; ma il settimo, la Fortezza venne eseguito dal giovane Sandro Botticelli.

La scienza oggi ci conferma che l’acqua agisce come un recettore, essendo in grado di ricevere le frequenze d’onda e di memorizzarle (memoria); l’acqua agisce come trasmettitore, di frequenze delle onde memorizzate (informazione come diceva Tesla)
Queste caratteristiche biofisiche, chimiche ed elettro-magnetiche dell’acqua sono state messe in evidenza da esperimenti di fisici italiani ed internazionali. Emilio dal Giudice condusse, insieme a Giuliano Preparata, le ricerche sul fenomeno della memoria dell’acqua nell’ambito della CQED (elettrodinamica quantistica coerente). Secondo questa teoria esistono domini di coerenza nell’Universo, in grado di allineare i campi elettromagnetici. Il SENSO DELLA BELLEZZA, l’Unione della conoscenza attraverso le ARTI .

La morte del capo di Hamas: triangolazioni di una guerra ibrida

Studio di Comunicazione e Relazioni Internazionali

Il 23 luglio Benjamin Netanyahu è andato a Washington dove ha parlato davanti al congresso americano. Dopo il ritiro di Biden, questa è’ stata la prima sfida per la vicepresidente Kamala Harris, in lizza per la corsa alla Casa Bianca. In passato la Harris è stata più volte criticata di non condividere come Israele ha condotto la sua guerra contro Hamas, alimentando il sospetto che se vincesse le elezioni potrebbe adottare una linea più dura nei confronti di Israele.  Al contempo, la Cina sta mantenendo buoni rapporti con lo Stato Ebraico, nonostante che da decenni sostenga la causa palestinese. La Cina insieme ai paesi del Medio Oriente, come i Sauditi, sono favorevoli a una soluzione a creare due stati.

Foto carta geografica fonte ISPI

Ma la vera notizia da coniugare è che nello stesso giorno che il presidente israeliano era a Washington, a Pechino si stava firmando un accordo di unità nazionale tra 14 fazioni palestinesi, tra le quali Fatah e Hamas. Accogliendo per la prima volta dall’inizio della guerra Russo/ Ucraina il ministro della guerra russo Dmytro Kuleba.

Foto fonte Formiche.net

Hamas e Fatah, sono i due principali partiti politici palestinesi ma sono sempre stati grandi nemici, in quanto Fatah è sempre stato molto moderato ed ha attaccato il comportamento di Hamas, fin dall’ inizio del conflitto scoppiato nel 2006, dopo il quale Hamas ha preso il controllo totale della Striscia di Gaza.

Per il governo israeliano, che ha fatto dell’eliminazione di Hamas uno se non il principale degli obiettivi dichiarati dell’offensiva a Gaza, l’accordo era stato dichiarato inaccettabile. Di recente il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha detto che Hamas porta sulle sue spalle “ la responsabilità legale, morale e politica“ di voler prolungare la guerra di Gaza. Gli occhi del il mondo, delle cancellerie internazionali sono tutti puntati sul confine tra Israele e Libano dove si teme l’innesco di un nuovo conflitto. Di recente il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha attaccato la moralità di Hamas.

Si ripete la “Nakba” ( catastrofe)

Oggi 31 luglio il capo di Hamas, Ismail Haniyeh è morto in seguito a un attacco missilistico a Teheran contro una delle sue tante residenze. Haniyeh viveva in Qatar, anche se la sua era una vita in continua fuga. Già nel 2023 Pechino aveva mediato un’intesa tra Iran e Arabia Saudita che aveva portato al ripristino delle relazioni. E ancora prima, nel dicembre 2022, il presidente Xi Jinping aveva co-presieduto a Riad in Arabia Saudita il consiglio di cooperazione tra Cina e paesi del Golfo, chiudendo svariate decine di accordi commerciali.

Ismail Haniyeh, leader del gruppo militante palestinese Hamas durante un incontro pubblico a Beirut

Due giorni fa, esattamente il 28 luglio, a Roma si sono riuniti i capi della Cia, del Mossad e dei servizi segreti dellEgitto e del Qatar. L’obiettivo è favorire la liberazione degli ostaggi, arrivare ad una tregua del conflitto, riuscire a dare lo stop alle armi e sopratutto ripristinare le condizioni minime di vita nella vita palestinese, sprofondata in questi dieci mesi in una brutale crisi umanitaria. Questo potrà avvenire solo con la completa disarticolazione di Hamas.

In foto il capo del Mossad David Barnea, il direttore della Cia William Burns, il premier del Qatar Mohammed Al-Thani e il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamal

Siamo arrivati al momento più caldo dell’escalation del conflitto Mediorientale?

Tra storia ed attualità la geopolitica del “perno” giapponese di Abe Shinzo, il “vento divino” nell’Indo-Pacifico . ( riassunto trasmissione del 16/07/2024)

Foto : ISPI

Per anni si è discusso di uno spostamento dell’asse mondiale dall’oceano Atlantico all’oceano Pacifico, per conferire un ruolo da protagonisti alle due potenze che si affacciano sul Pacifico, la Cina e gli Stati Uniti, ma anche l’Europa ha dovuto preoccuparsi degli interessi di Australia, dell’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud/est asiatico alla quale è legata l’area di libero scambio, alla quale appartengono: Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore e Thailandia, dopo il 1967 si sono aggiunti Brunei nel 1984, Vietnam nel 1995, Laos e Myanmar l’ex Birmania nel 1997 e la Cambogia nel 1999. Si affacciano sul Pacifico anche l’India che ha una posizione cruciale sullo stretto di Malacca e il Giappone. Per arginare e prevenire un eventuale guerra con la Cina si sta effettuando una strategia di contenimento dell’Indo Pacifico da parte occidentale. Tutto ciò comporta degli accordi, come quello siglato tra il Giappone e le Filippine l’8 luglio del 2024 con il nome di “ Accordo di reciproco accesso” il quale prevede lo scambio delle forze militari sui reciproci territori, le due nazioni hanno importanti controversie con la Cina, far cessare la guerra Russo-Ucraina e in ultimo riuscire mantenere un buon coordinamento della NATO con il QUAD che comprende anche l’ibrida e non sicura India, solo così si potrà garantire un futuro sereno.

Patto militare dell’8 luglio 2024 tra Giappone e Filippine

L’Indo Pacifico appare come un concetto “ moderno”, un’invenzione teorica e politica di uno spazio attribuito all’India e al Giappone , voluto e creato per resistere all’espansionismo della Cina. Non è corretto volerlo associare ad un’iniziativa degli Stati Uniti, esso racchiude in sé una storia molto più importante divenendo il vero perno del cambiamento geostrategico che sta ridisegnando la mappa dell’Asia. Il termine Indo-Pacifico attuale, è stato rei-introdotto in occasione di una visita del Primo Ministro giapponese, Abe Shinzo nel 2007, davanti al parlamento indiano. Abe Shinzo promosse un discorso intitolato “futatsu no umi no majiwari “ Convergenza dei Due Mari”, l’unione degli oceani Pacifico e indiano in un unico spazio geopolitico. l’Indo-Pacifico è un continuo che si estende dalla costa orientale dell’Africa fino alla West Coast statunitense, si rivela una immensa regione marittima che colloca al suo centro geografico il Sudest Asiatico. La scelta di Abe Shinzo di rivelare questa nuova teorizzazione dell’Asia-Pacifico nel suo discorso a New Delhi, non solo lo rese un visionario che già ben evidenziava la crescente rilevanza economico-strategica dell’India nella regione, ma anche un leader nipponico tra i più influenti del dopoguerra, forse per questo motivo fu assassinato l’8 luglio del 2022.

Foto: Limes

1. Discorso del Primo ministro Abe Shinzo, dal titolo, “Confluence of the Two Seas”, pronunciato davanti al Parlamento della Repubblica di India, 22 agosto 2007, disponibile online al link https://www.mofa.go.jp/region/asia-paci/pmv0708/speech-2.html.

Primo Ministro giapponese Abe Shinzo, foto ministero del Giappone

L’indo -Pacifico ha sulle spalle una storia che si interseca in epoche passate addirittura con Il nipote di Genghiz khan, Kublai , il quale decise di attaccare il Giappone con mille navi che partirono dalla Corea, ma un furioso uragano disperse e distrusse la flotta. Per i giapponesi l’uragano divenne il “vento divino”. I cinesi per secoli non riuscirono più a creare una grande flotta, rimanendo esterni al dominio del mare. Solo verso la fine della II Guerra Mondiale, i giapponesi che stavano per essere invasi dal mare usarono i piloti suicidi i “ kamikaze’ che in giapponese significa “ Vento Divino”.

Una mappa del 1904, tratta dal testo di Mackinder The Geographical Pivot of History.

Numerose potenze europee colonizzarono ampi territori in Asia e nell’Oceano Pacifico, l’Asia era percepita come uno spazio che si estendeva dal bacino dell’Oceano Indiano al Sudest Asiatico comprendendo: Cina, Corea e Giappone. Le rotte commerciali Britanniche della Compagnia delle Indie collegavano Singapore, Cina e Australia all’Africa e a Suez. La Royal Navy per mare e l’esercito inglese in India garantirono in breve la sicurezza e la regolarità dei commerci tanto che non esisteva una nazione asiatica che da sola si opponesse all’egemonia occidentale.

Nel 1924, il primo ad estendere il termine delle scienze marine e coniugare l’oceanografia alla geopolitica fu il geografo tedesco Karl Haushofer, ms solo durante il periodo della seconda guerra mondiale gli alleati denominarono , quale teatro di guerra contro l’Impero giapponese, il “bacino dell’ “Indo-Pacifico”, rendendo evidente l’influenza del pensiero di Haushofer.

La lezione di Haushofer tratta dal suo libro il “Blocco Continentale “ pubblicato dall’autore nel 1941

Haushofer fu allievo di Arturo Schopenhauer dal quale riprese alcuni elementi della filosofia di Platone, del romanticismo e della criticità di Kant, riuscendo a fonderli con le dottrine orientali del buddhismo e dell’induismo. Haushofer si ritrovò molto vicino alle politiche giapponesi, comprendendo il bisogno della terra della Manciuria per sviluppare le aree agricole e la necessità di avere il controllo delle coste cinesi in modo da estendere il commercio del petrolio, materia prima essenziale per lo sviluppo dell’industria nipponica. Nel suo libro del 1913 “ Dai Nihon” il Grande Giappone già intraprese la teorizzazione di una geografia difensiva, un pensiero politico che si era formato attraverso l’opera del generale e geo -politologo del Regno Unito Halford Mackinder padre della teoria di Heartland “ Terra-Cuore” , un’area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare l’intero mondo. La teoria venne presentata il 25 gennaio 1904 alla Royal Geographical Society con il titolo: “il perno geografico della storia”.


l’Heartland, che spazia dal fiume Volga allo Yangtze e dall’Himalaya all’Artico. È la zona “pivot”, il centro del mondo intero, il generatore globale della storia. Nel 1919 nel suo libro scrisse i tre punti;
Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland
Chi controlla l’Heartland comanda la World-Island
Chi controlla la World-Island comanda il Mondo

Per Haushofer le potenze marittime quali la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti avevano costruito una sorta di “anello” per soffocare le potenze continentali; l’unica potenza che si era allontanata dal sistema era il Giappone che cercava di rafforzare la propria posizione sia a livello marittimo nel Pacifico, e quale potenza continentale estendendo il proprio controllo sul territorio cinese. L’unico modo per liberarsi da quest’anello è la creazione di “un’alleanza di difesa dalla pressione” da parte di Turchia, Russia, Afghanistan e India. L’inizio della Guerra Fredda creò la mappa moderna dell’Indo-Pacifico, ma la visione concretizzata e delineata la possiamo attribuire al leader Giapponese Abe -Shinzo nel 2007, ripresa nel 2011 dall’amministrazione di Obama con Hilary Clinton che crea “pivot to Asia.”

Barack Obama/Hilary Clinton “ Pivot to Asia 2011”

.E’ stata l’ascesa dell’India e della Cina, quali potenze economiche in un’area attraversata dalle più importanti rotte commerciali marittime al mondo, a creare i rapporti politici commerciali tra il nord-est asiatico e l’Asia del sud, sostituendo su scala geo strategica l’oceano Atlantico quale corridoio commerciale del XXI secolo.

Più del 30% del commercio marittimo globale, passa per lo Stretto di Malacca, nel cuore dell’Indo-Pacifico. 

Fonte: Foto Limes geopolitica

Lo Stretto di Malacca, nel Mar Cinese Meridionale, rappresenta virtualmente il punto di congiunzione tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, attraverso il quale transita più del 90 % delle risorse energetiche quali il petrolio che, dal Medioriente si dirige principalmente verso la Cina, il Giappone la Corea del sud e i paesi dell’Unione Europea. Nonostante che la riconfigurazione geopolitica dell’Asia nell’ “Indo-Pacifico” sia concettualmente e giustamente attribuita al Giappone, il termine è stato inizialmente introdotto nei discorsi politici nel 2010 dall’allora Segretaria di Stato Hillary Clinton, per poi essere incorporato nel White Defence Paper australiano nel 2013, nella politica estera giapponese e americana rispettivamente nel 2016 e 2017, nell’approccio regionale dell’ASEAN nel 2018, e dai paesi europei, Francia, Germania e Paesi Bassi, tra il 2018 e il 2020. Il 15 settembre del 2021 si formò’ l’Aukus il patto trilaterale tra Regno Unito, Australia e America che nell’aprile del 2024 ha aperto le sue porte al Giappone rendendolo nuovamente parte attiva e geostrategica dell’Indo -Pacifico.

Foto fonte Ministero del Giappone

Ed ecco che tutto “ circolarmente” ritorna, archiviati i dissapori giapponesi con la Corea del Sud, il paese nipponico è pronto per tornare al centro della scena. Dopo decenni passati in sordina, Tokyo ha la grande occasione per diventare, uno dei due perni fondamentali dell’Indo Pacifico a trazione statunitense insieme alla Corea del Sud

Pinocchio, un’opera ricca di simboli e archetipi spesso occultati nella gradevole maschera della fiaba. Di Elena Tempestini

Pinocchio è una delle favole più conosciute in tutto il mondo, usata nelle epoche più diverse, capolavoro di simbolismo e di meta comunicazione. Ricca di simboli a contenuto massonico – esoterico la sua lettura può essere considerata un percorso capace di racchiudere molteplici chiavi di lettura.

Non ci sono documenti ufficiali che provano l’iniziazione di Collodi nell’ordine massonico, ma la sua appartenenza è accertata da storici e studiosi della massoneria. Forse sono stati i molteplici eventi della vita di Carlo Lorenzini a confermare questa tesi, e mi riferisco alla figura del combattente rivoluzionario repubblicano, grande nemico della monarchia. La creazione e pubblicazione nel 1848 del “Il lampione“, del quale lo stesso Lorenzini affermava fosse un giornale che illuminava tutti coloro che fossero stati nelle tenebre, possono essere dei buoni indizi. Ma è in due episodi che Pinocchio si rivela, due episodi apertamente iniziatici, uno di stampo più esoterico e l’altro più di stampo cristiano, la trasformazione di Pinocchio in asino e il soggiorno nel ventre del terribile pesce-cane, la balena … il “ grande pesce”.

Il primo richiama alla memoria uno dei capolavori della letteratura latina, le Metamorfosi o l’Asino d’oro del mago africano Lucio Apuleio. In questo romanzo il protagonista, Lucio, viene trasformato in asino dopo aver assistito di nascosto a riti proibiti , riti di magia in Tessaglia. Solo dopo diverse peripezie che possono ricordare quelle di Pinocchio, Lucio riacquisterà la forma umana grazie all’intercessione di Iside, la dea della quale Apuleio era fervente devoto.

Nel secondo caso Pinocchio è dentro il ventre della balena, e Lorenzini si ispira al “Libro di Giona”  il quale contenuto è ambientato nel VIII secolo A.C. e ci ricorda che spesso noi umani ci preoccupiamo di cose effimere che non durano, che appaiono e scompaiono, anziché occuparci di quelle che durano per l’eternità. E’ Giona che ci ricorda che Dio, il misericordioso, si occupa di tutti, buoni e cattivi, e a tutti dona la salvezza. Si tratta di un mito riscontrabile nelle tre religioni monoteiste, nel cristianesimo nell’islamismo e nell’ebraismo, oltre ad essere un caposaldo studiato in tutte le scuole misteriche.

Il libro di Giona

Matteo 12,38-42

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno. Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono

Ma come trova Carlo Lorenzini il nome al burattino, come nasce il personaggio che dette al Lorenzini detto il “ Collodi” la fama universale Pinocchio?

Pinocchio ha la radice -pin un derivato dal nome Pino, albero che nell’ermetismo allude alla ghiandola pineale, il terzo occhio che porta alla visione: Pino -occhio ?

Le avventure di Pinocchio sono divenute una favola ideata nel 1883 da Carlo Lorenzini conosciuto come “il Collodi“, la storia di un burattino di legno che si anima, ma solo dopo molte peripezie ed una “ morte alla vecchia vita” riesce a realizzare il sogno di diventare un bambino in carne ed ossa.

Protagonista iniziale della storia è mastro Geppetto, un umile falegname che non avendo figli decide di crearsene uno, intagliando un pezzo di legno. Al suo burattino Geppetto riesce a dare delle sembianze umane, ma è ovviamente privo di vita.

Geppetto simbolizza il Demiurgo di Platone e dello gnosticismo. La parola ‘demiurgo’ deriva dal greco: ‘creatore, artigiano.’ In termini filosofici il Demiurgo è il ‘dio minore’, l’entità che crea esseri imperfetti che si adattano alle insidie della vita materiale.

Disegno di William Blake

Geppetto realizza di avere bisogno dell’aiuto del Grande Dio, il Grande Architetto perché possa dare a quel pezzo di legno animato il soffio vitale per diventare un “bambino vero” colui che è illuminato dal suo percorso.

La fata Turchina diviene un tramite a simbolo del Grande Dio, che immette a Pinocchio una scintilla della Mente Universale, il “Nous” degli gnostici, compie l’atto di donargli la vita e di conseguenza la libertà del libero arbitrio. Pinocchio è un pezzo di legno animato ma non è un ancora un bambino.

Pinocchio chiede alla fata Turchina se sia diventato un bambino, e la Fata gli risponde: “No, Pinocchio, il desiderio di tuo padre si avvererà solo se saprai meritarlo”, mettiti alla prova usa il Cor-Agere l’azione del cuore che conferisce il coraggio, la sincerità e la vera passione, e quel giorno diventerai un bambino vero”.

Il concetto di migliorarsi, di crescere per imparare, si ispirano alle antiche scuole misteriche, nelle quali la salvezza dello spirito deve essere meritata attraverso l’auto-disciplina, la forza di volontà e la conoscenza di sé stessi. Una pietra grezza ben lavorata si leviga.

Nella filosofia massonica il Grezzo è un’allegoria dei non-iniziati; delle persone prima dell’illuminazione. Il Levigato incarna un massone che si adopera per ottenere una vita onesta e si sforza di ottenere l’illuminazione.” 

Pinocchio inizia il suo viaggio come un pezzo di legno e le tentazioni ad ostacolare il cammino  non mancano. Nel Paese dei Balocchi, che ben simboleggia la vita profana fatta d’ignoranza, la ricerca della gratificazione immediata e la soddisfazione dei più bassi impulsi e’ di monito. Ed è il cocchiere a incoraggiare la pessima condotta, in quanto è il miglior metodo per creare degli schiavi. I ragazzi che si abbandonano a tale stile di vita si trasformano in asini e vengono poi mandati a lavorare in una miniera. Una cupa previsione di cosa possa divenire la massa ignorante di coloro che ignorano . Pinocchio riesce ad oltrepassare le disavventure del Paese dei Balocchi, e torna a casa con la volontà di riunirsi a suo padre, ma trova la casa vuota. Pinocchio scopre che suo padre Geppetto è stato inghiottito da una balena. Nonostante sia un pezzo di legno che non sa nuotare, pinocchio salta nel mare per farsi ingoiare dalla stessa balena e ritrovare il padre, colui che lo ha Creato.

L’iniziazione di Pinocchio ha luogo nel momento che l’Amore, la fedeltà e il coraggio gli danno la forza di fuggire dal buio della vita, simboleggiato dal ventre della balena, scegliendo la luce, l’illuminazione.

Dopo mille difficoltà Pinocchio sfugge al buio dell’ignoranza. E mentre emerge dal ventre della balena, “ il grande pesce” come Giona, vi viene data dal Lorenzini la chiave per comprendere la favola: Pinocchio prende coscienza assumendosi le sue responsabilità . Ora è un bambino vero, un uomo illuminato che ha spezzato le catene della vita materiale per abbracciare il suo SE’ superiore. La Grande Opera è stata compiuta.

Ogni secolo ha il suo tipo di guerra, le sue condizioni di limite e i suoi preconcetti peculiari: l’epoca della guerra ibrida.

Sun Tzu Generale, filosofo cinese vissuto tra il IV e il V sec. A.C. / Pietrobon , analista geopolitico, consulente per gli affari esteri e Commissione Europea 2022

“L’eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere”, nonostante sia un concetto del generale Cinese Sun Tzu, scritto nel IV secolo A.C. ben si sposa con l’odierna definizione di guerra ibrida che si basa su ostilità economico-commerciali, operazioni cibernetiche, notizie rapide, operazioni militari, di intelligence sotto copertura e la lunga mano del terrorismo internazionale. La guerra ibrida si può definire come l’insieme di quei metodi che hanno una forza distruttiva uguale o maggiore rispetto alle guerre convenzionali. In pratica lo scopo e’ quello di arrecare un maggior danno possibile allo Stato “ nemico” senza dover entrare in conflitto, avere dissapori pubblici o dichiarare guerra: diventano avversari atipici, complessi e sopratutto fluidi. Si crea la manipolazione di una zona grigia, attraverso la quale spargere la propria propaganda. Gli scontri geopolitici in atto comprovano l’impiego, in ogni area del pianeta, di forze ibride che possono essere rappresentate da organizzazioni terroristiche, criminali, mercenarie, finanziarie, informatiche, energetiche, imprenditoriali, ecc. Si tratta di una molteplicità di minacce che non sono visibili e apparentemente sono prive di coordinamento statale, nel lungo periodo possono dare vita a situazioni devastanti, tanto da alimentare la disinformazione, e l’ambiguità per erodere il rapporto fiduciario tra popolazione e Istituzioni. Abbiamo visto negli ultimi mesi l’incremento della guerra Russo-Ucraina, ma anche la notizia che la NATO non schiererà forze militari a favore dell’Ucraina, gli attacchi di Israele che rischiano di espandersi verso il Libano, in quel caso l’Iran minaccia di iniziare una “guerra di annientamento” verso Tel Aviv, i problemi difensivi occidentali e di protezione economica nell’Indo-Pacifico, che hanno richiesto al Giappone di entrare nell’Aukus, gli scontri in Nuova Caledonia, territorio francese nel sud Pacifico, che è stata oggetto di gravi scontri interni con le accuse pubbliche da parte dei francesi all’ Arzebaijan di essere il paese fomentatore dei disordini. La caduta, con la conseguente morte dell’elicottero del Presidente Iraniano Raisi e del suo Ministro degli esteri cinque giorni dopo le accuse francesi , avvenuto sulle montagne a confine con l’Azerbaigian.

A fine aprile, al Forum World dell’ Arabia Saudita i ministri degli esteri europei e arabi si sono incontrati nella capitale Riyad, per discutere su come unire le forze per fare avanzare la soluzione dei due Stati nel conflitto Israele Palestinese, e promuovere il grande progetto “ Saudi Vision 2030”. All’inizio di giugno sempre a Ryad, presso il” King Abdulaziz  City for Science and Technology”, il Polo Governativo di Ryad per la scienza e tecnologia, ha riunito pionieri industriali , scienziati e produttori di alta tecnologia dei semiconduttori, per esplorare tutto il percorso che parte dalle materie prime fino ai chip finiti.

“King Abdulaziz  City for Science and Technology’ Centro Nazionale dell’Arabia Saudita per la Scienza e la Tecnologia fondato nel 1977

Dopo lo scioglimento del Parlamento francese a causa della schiacciante vincita di Marine le Pen, il primo turno delle elezioni francesi vedono l’estrema destra crescere e il Presidente Macron perdere, ad oggi il futuro equilibrio del nuovo parlamento potrebbe essere totalmente in bilico. Alta affluenza in Nuova Caledonia, territorio francese del Sud Pacifico, dove le urne delle Legislative si sono aperte prima che nella Francia continentale. Il 7 luglio il secondo voto francese potrebbe creare tra i partiti un patto di desistenza per fare argine alla destra, oppure avere per la prima volta un governo di estrema destra in coabitazione con il Presidente Emanuele Macron. Incertezze e guerre non solo sono asimmetriche ma fluidamente ibride. Non possiamo tralasciare la conflittualità a tutto campo tra Turchia e Francia per varie zone d’influenza: la capitale dell’Azerbaigian, Baku, è vista come una mano lunga della Turchia, che è alleata della Francia nella Nato ma al tempo stesso è anche una rivale, ed è nelle parole del Presidente Turco che si può comprendere meglio la sua visione: la Turchia punta ai “Brics”: potrebbe essere il primo Paese della Nato ad entrarvi, questo rafforzerebbe l’alleanza. “L’Ue non ci fa entrare, quindi ora guardiamo altrove”.


Macron fu eletto nel 2017 sul concetto che i nazionalismi andavano combattuti superando la dicotomia destra-sinistra. Ma gli ultimi sviluppi politici francesi, e lo sfondamento ideologico dell’estrema destra, dimostrano che questa ipotesi è definitivamente tramontata insieme a Macron

In uno scenario competitivo in cui dal Caucaso si arriva al Niger, dove l’arrivo delle milizie turche al posto dei soldati francesi è dato per plausibile, si passa per il Corno d’Africa, dove la proiezione di Ankara è sempre più crescente, e si arriva nei Balcani. Regione nella quale la penetrazione turca contrasta con quella europea a trazione franco-tedesca per attrarre verso Bruxelles gli Stati in bilico non membri dell’Unione Europea, quali Albania, Bosnia-Erzegovina e Serbia.

Fonte Limes, il Corno d’Africa è teatro di tensioni internazionali, la Turchia progredisce nel territorio.

In questo stesso periodo di elezioni francesi ci sono le elezioni in Iran, le quali hanno ottenuto un ballottaggio tra un riformista ed un ultra conservatore, mentre nella regione dell’Indo -Pacifico si stanno muovendo in modo ibrido le pedine, esattamente come su uno scacchiere. La liberazione di Julian  Assange, dopo un accordo tra le parti per il quale si è presentato davanti ad un tribunale delle isole Marianne settentrionali, un Commonwealth in unione politica con gli Stati Uniti d’America, posto in posizione strategica nel sud Pacifico, non è una notizia di poco conto, sopratutto perché il 10 aprile 2024 il Presidente americano Joe Biden annuncio’ pubblicamente che gli Stati Uniti stavano prendendo in esame l’idea di abbandonare il processo contro il giornalista, anche grazie  alla pressante richiesta dell’Australia attraverso il primo ministro australiano Anthony Albanese: propaganda pre-elezioni per il Presidente Americano?

Nel 2011 nacque “Pivot to Asia” , ad opera dell’ex segretario di stato Hillary Clinton, un protocollo con il quale gli Stati Uniti hanno ridato direzione, chiarezza al proprio ruolo nel mondo, fu la prima grande svolta nell’alterazione della decennale politica di equilibrio delle forze militari tra i due Oceani: Pacifico e Atlantico, con uno squilibrio in favore della zona Pacifica. La realizzazione del TPP la Trans-Pacific Partnership, L’area di libero scambio che ha coinvolto tutti gli Stati che si trovano nella zona dell’Oceano Pacifico per trovare una via di fuga all’obbligo di commerciare con la superpotenza cinese. Il riallineamento strutturale con l’India, il riuscire a convincere il Giappone a divenire il Perno asiatico, facendo pressioni sul governo giapponese a prendere parte attiva riguardo all’autodifesa collettiva nella zona pacifica. La scelta di dare priorità strategica al teatro Asia-Pacifico è stata la base per la trasformazione in senso multipolare del sistema internazionale, ma sopratutto ha evidenziato la costruzione di una barriera occidentale al ruolo che la Cina gioca nell’Indo -Pacifico, in quanto principale potenza emergente su scala non solo regionale. Il 15 settembre del 2021 c’è stata la nascita dell’Aukus, acronimo composto dalle iniziali di Australia, Regno Unito, e Stati Uniti, il quale rappresenta un programma di approvvigionamento militare trilaterale atto a  fornire al governo di Canberra sottomarini a propulsione nucleare, affinché l’Australia possa raggiungere una maggiore profondità strategica e contribuire alla sicurezza nell’Oceano Pacifico Occidentale. Le forze militari americane stanno lavorando  per contrastare la temuta ascesa della Cina nell’Indo -Pacifico. L’asso nella manica e’ il Giappone, il quale tra aprile e maggio 2024 e’ entrato in Aukus, irritando la Cina che ha visto in questa mossa la nascita di una  «Nato asiatica» e sollevando lo spettro del militarismo giapponese e la potenziale destabilizzazione regionale. Il Giappone ha la capacità e la possibilità di costruire un intercettatore di missili ipersonici, i quali viaggiano ad una velocità superiore cinque volte a quella del suono, con una tecnologia quantistica molto avanzata. Lo scopo dell’intercettatore e’ quello  di dissuadere e neutralizzare qualsiasi minaccia ipersonica proveniente dalla Corea del Nord, dalla Cina e dalla Russia.


missile in grado di intercettare missili ipersonici. Sarà disponibile nel 2030 ed impiegato su navi che hanno installato il sistema di sicurezza AEGIS ( scudo) fonte Ministero della difesa Giapponese

Nell’Indo -Pacifico vi sono isole strategiche per l’Occidente, ad esempio le isole Marianne settentrionali che si trovano tra le Hawaii e le Filippine, isole che furono scoperte da Ferdinando Magellano  sbarcando a Guam nel 1521. Successivamente vendute alla Germania nel 1899, e nel 1914 conquistate dal Giappone e trasformate in una guarnigione militare. Durante la seconda guerra mondiale i Marines statunitensi sbarcarono sull’isola e riuscirono a vincere dopo tre settimane di combattimenti.  Dopo la sconfitta giapponese, le isole vennero amministrate dagli Stati Uniti come parte del territorio fiduciario delle isole del Pacifico delle Nazioni Unite. il ministero della difesa e il ministero degli affari esteri sono responsabilità degli Stati Uniti. L’economia delle isole Marianne settentrionali dipende principalmente dal turismo, ma soprattutto dal turismo giapponese. 

Posizione strategica delle Isole Marianne e isola di Guam

Il Commonwealth beneficia  di sostanziosi sussidi e di assistenza allo sviluppo, da parte del governo federale degli Stati Uniti. Le Marianne Settentrionali hanno sfruttato con successo la loro posizione di area di libero scambio con gli Stati Uniti, restando allo stesso tempo non soggette alla stessa legislazione su molti fronti. 

Mappa isola di Guam ( Fonte ISPI Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.)

L’isola più strategica è l’isola di Guam, la quale costituisce un polo strategico militare importantissimo per gli Stati Uniti. Grazie alla sua posizione geografica , permette al governo statunitense di esercitare la sua proiezione di potenza e sicurezza nella regione dell’Indo-Pacifico. Con la presenza della base aerea di Andersen e della Naval Base Guam, c’è un ruolo fondamentale nelle missioni della US Navy che mantengono l’equilibrio di sicurezza nelle rotte di commercio  marittimo. Ma l’isola di Guam non solo costituisce un luogo strategico per mantenere la sicurezza e la difesa degli Stati Uniti e dei suoi alleati, ma è anche uno strumento geo strategico per ostacolare e contenere due delle forze politiche che negli ultimi anni sono entrate maggiormente in contrasto con gli Stati Uniti: la Cina e la Corea del Nord. L’intuibile nuova e maggiormente assertiva politica cinese, che poi si traduce nell’inflessibilità sulle questioni di Taiwan e del Tibet, sono delle inevitabili rivendicazioni territoriali e dei confini marittimi che suscitano inquietudine . Ci sono le dispute sulle risorse sottomarine del Mar Cinese meridionale, che interessano ben otto Paesi, con rivendicazioni sulle disabitate isole Senkaku o Diaoyu, come le chiamano i cinesi contese con il Giappone, sulle isole Paracelso, contese con il Vietnam, e sulle isole dell’arcipelago delle Spratly, contese da Vietnam, Filippine, Cina, Malaysia, Taiwan e Brunei, e trasformate dalla Cina in base militare con piste aeree e missili antinave. Sono le isole Spratly ad essere luogo infuocato, anche dopo lo scontro, avvenuto a metà giugno 2024 tra una nave cinese ed una filippina.

Foto dal satellite fonte agenzia Reuters: In sei mesi è’ avvenuta la costruzione di avamposti vietnamiti nelle isole Spratly . Sono state costruite piste di atterraggio e hangar militari in diverse isole con le ire di Pechino

Alcuni contenziosi possono quasi passare inosservati, ma sono almeno più di venti le potenziali cause di conflitto con la Cina. Pensando alla Repubblica Popolare Cinese, dobbiamo ricordare che tra i suoi obiettivi principali e sopratutto dichiarati pubblicamente, vi sono la riunificazione della Cina, con chiaro riferimento a Taiwan e la riaffermazione dei suoi “diritti storici” su gran parte del Mar Cinese meridionale. Le preoccupazioni della comunità internazionale riguardo la stabilità dell’area e’ che in Asia non esistono organizzazioni di sicurezza collettiva simili alla NATO, né trattati multilaterali per la riduzione delle tensioni e degli armamenti. Le associazioni e organizzazioni sub-regionali sono in prevalenza di natura economica, non hanno gli strumenti necessari per affrontare un’eventuale disputa militare, sia diretta che ibrida. Ed e’ in questo punto che i cavi sottomarini assumono una grande importanza strategica, nei fondali di quel punto strategico dell’oceano si disputa il “ Nuovo Grande Gioco” tra le varie potenze, sia per prevenire eventuali minacce sia per espandere la rete d’influenza. Dai cavi sottomarini dipendono non solo le comunicazioni, ma anche i flussi finanziari e l’accesso ai dati globali ,  il loro controllo costituisce  tra le potenze  uno strumento formidabile di influenza geoeconomica. 

Mappa dei cavi sottomarini nell’Indo-Pacifico ( fonte TeleGeography Washington )

Sono due gli Stati dominanti che stanno esercitando una guerra ibrida, la Cina e gli Stati Uniti, ed entrambi vogliono due cose: mettere in sicurezza il proprio mercato economico interno ma anche accrescere il proprio potere economico internazionale.

Quindi il vero dominio da conquistare sono i cavi sottomarini, rivelatori di suoni, di intercettazioni ambientali altamente avanzate che sono situate sul fondo del mare nella regione, e che sono in grado di rilevare le comunicazioni dei sottomarini sia cinesi che americani.

Geopolitica ed alta Tecnologia ( foto fonte RHC, Red Hot Cyber)

Per gli scienziati cinesi  le operazioni che vengono da loro effettuate vicino a Guam e altre isole delle regioni del Pacifico occidentale, sono necessarie per spezzare il potere americano e agevolare quello cinese nelle terre del Pacifico. Potrebbe essere il Mar Cinese Meridionale il luogo di una guerra ibrida, conflittuale combattuta per procura e conosciuta in gergo militare come Proxy war? La complessità mondiale riflette bene la frase che: “ il minimo battito di ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.

“Immersi nel Polo Nazionale della Dimensione Subacquea: eccellenza della Marina Militare Italiana verso la scoperta del futuro”. Di Elena Tempestini

L’otto giugno è la giornata mondiale dedicata all’Oceano, millenni di avventure, esplorazioni navigazioni e racconti. Il mare è l’unico essere infinito che si pone umilmente ai nostri piedi, senza mai perdere un briciolo della sua grandezza. Ma del mare dobbiamo parlare anche riguardo al futuro della popolazione mondiale.

Quanto è cambiato l’oceano in questi anni ? Tantissimo, perché è l’oceano ad assorbire la maggior parte del calore aggiuntivo nel sistema climatico, praticamente l’oceano assorbe parte dell’anidride carbonica che si trova in eccesso nella nostra atmosfera. L’aumento del calore contribuisce all’innalzamento del mare, allo scioglimento dei ghiacci e a un cambiamento del moto ondoso.

Il Polo nasce dalla realizzazione di una moltitudine di droni autonomi, che possano sorvegliare le infrastrutture sottomarine, dai metanodotti alle dorsali di internet, delle telecomunicazioni, potendo rimanere immersi in mare fino a sei mesi senza bisogno di manutenzione, recuperando energia dal moto ondoso per limitare i consumi energetici , utilizzando algoritmi sofisticati per identificare eventuali minacce di sabotaggio e attacco, trasmettendo i dati nel più breve tempo possibile in superficie. Il sabotaggio lo ricordiamo bene a causa dei ribelli yemeniti “ Houthi” che da fine novembre del 2023 hanno attaccato le navi merci occidentali nel Mar Rosso mettendo in ginocchio l’economia del Canale di Suez e delle merci globali. Il 98% della nostra economia mondiale viaggia attraverso i mari. Bāb el-Mandeb e’ lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano. Ai due lati delle sue sponde si fronteggiano Gibuti, sulla costa africana e lo Yemen, nella Penisola Arabica. Sono stati proprio i ribelli Houthi a pubblicare la mappa dei cavi sottomarini più importanti.

Mappe di cavi sottomarini resi pubblici da TeleGeograph con sede a Washington

Quindi la dimensione subacquea riesce a riunire altissime competenze e creare nuove sinergie tra strategia militare, difesa militare, istituzioni e aziende private in grado di offrire tecnologia sempre più qualificata. La dimensione subacquea ha molti interessi vitali che si stanno sviluppando. I cavi sottomarini si diramano sotto i mari di tutto il mondo, con punti più o meno strategici, tanto da divenire attori principali durante questi ultimi anni di guerre, sia di quelle conosciute alla luce del sole sia di quelle che si “ combattono” nei fondali marini. I cavi hanno alle spalle una storia di più di cento anni, nel 1852 fu inaugurata la prima linea di cavi nello stretto della Manica, tra Parigi e Londra e a seguito tra Inghilterra e l’Irlanda e tra Inghilterra e l’Olanda. Nel 1854 vennero posati sulle dorsali marine i primi cavi italiani: tra la Sardegna e la Corsica e tra La Spezia e l’Algeria, seguirono quelli nel canale di Sicilia.

Oggi i cavi sottomarini di Internet sono circa seicento e in continua costruzione, Il ruolo di primo piano lo ha l’Egitto e il Mar Rosso. Per posizione geografica l’Egitto è sempre stato un punto chiave del mediterraneo divenendo nel tempo protagonista del palcoscenico energetico. La scoperta dell’immenso giacimento di Zohr da parte di Eni al largo delle coste egiziane, hanno trasformato il paese in un esportatore di combustibile, ma adesso punta ad esserlo per l’energia elettrica. Ed è con la Grecia e Cipro, che è stato inaugurato l’ EuroAfrica Interconnector che collegherà i tre paesi con un cavo sottomarino, più precisamente il cavo passerà dall’Egitto a Cipro, da Cipro a Creta e da Creta all’Attica in Grecia. Una visione futura che richiederà grande strategia politica, in quanto l’Egitto ha firmato accordi di interconnessione elettrica anche con Arabia Saudita, Sudan, Libia e Giordania. I progetti di rete elettrica stanno rendendo l’Egitto un vettore energetico fondamentale in Medio Oriente, dall’est con la Giordania e l’Arabia Saudita, dall’ovest con la Libia, dal sud con il Sudan, o dal nord con Cipro e la Grecia. Un percorso che può’ ribaltare e portare caos nelle complesse situazioni geopolitiche.

La rete globale dei cavi sottomarini sono la gran parte della spina dorsale di Internet, sono loro a veicolare i dati di tutto il mondo che si collegano alle reti che alimentano le torri cellulari e le connessioni Wi-Fi; per fare un esempio i cavi sottomarini collegano la tecnologia da New York a Londra all’Australia e Los Angeles. Nonostante molte persone possano pensare che internet “viaggi con i satelliti”, il 98% delle telecomunicazioni digitali viaggia attraverso le dorsali marine. Nel 2023 ci sono state un trilione di transazioni realizzate attraverso cavi sottomarini con un valore stimato di 10 trilioni di dollari ed un tasso di crescita annuale pari al 12% secondo i dati della società di ricerca, marketing e consulenza TeleGeography di Washington. Non dimentichiamo che oltre le telecomunicazioni vi sono le piattaforme estrattive di materie prime e le condotte subacquee quali oleogaasdotti, giacimenti e realizzazioni di impianti di depurazione.

La vera novità tutta italiana, e’ stata l’attuazione e la presentazione del “ Polo della Dimensione Subacquea” , una eccellenza, una potenzialità immensa per l’Italia e la sua crescita, il Polo sarà guidato dal nostro paese., che vede lo sviluppo sottomarino quale fonte futura per gli interessi vitali. Dobbiamo ricordare che il 70% del mare ricopre la nostra terra, e ciò che ci serve per vivere è proprio sotto l’acqua. Il mare è la nostra vita il nostro futuro, vi sono elementi essenziali sia per la nostra economia che per la nostra sopravvivenza. Si stima che più del 40% del cibo che mangeremo proverrà proprio dalle acque del mare, oltre all’estrazione di petrolio gas e terre rare. Durante l’inaugurazione del Polo, il Senatore Musumeci, Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, ha detto: “ la nascita del polo subacqueo è il primo passo di un viaggio lungo e affascinante. Il dominio subacqueo è una sfida che si vince solo facendo rete: Marina Militare, mondo accademico, comunità scientifica e industria, devono lavorare insieme affinché questo mondo, in gran parte ancora inesplorato, possa divenire una straordinario opportunità per l’Italia, sul piano economico e della sicurezza nazionale. Serve un piano strategico, nuove norme, e un tavolo tecnico politico al quale i vari attori possano confrontarsi.

Il Polo è nato a La Spezia, dove ci saranno laboratori officine e accesso al mare . l’attività di ricerca, di sviluppo e di sperimentazione potrebbe essere replicabile in altri contesti.

Sarà una nuova realtà, uno straordinario incubatore di idee, in grado di aggregare e capitalizzare le pregiate competenze del mondo accademico, ma sarà anche un prezioso hub strategico per sviluppare mezzi e competenze per esplorare, conoscere, difendere e valorizzare il mondo subacqueo in modo sostenibile e consapevole. Possiamo dire che dal Polo della dimensione subacquea dipenderà gran parte del futuro dell’Italia, il quale è alla ricerca di persone da inserire nei punti chiave con bandi di concorso al quale poter partecipare.

I primi quattro bandi di concorso della Marina Militare per il Polo della Dimensione Subacquea:

https://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20240404_polo_nazionale_della_dimensione_subacquea_online_i_primi_4_bandi.aspx

Dalla rotta marittima del Mediterraneo alla Rotta Artica: il nuovo “grande gioco” mondiale. Elena Tempestini

Gli spazi marittimi in generale, ma in particolar modo il Mar Mediterraneo, sono da sempre luoghi strategici. Sono ventuno gli Stati che si affacciano sul Mar Mediterraneo e che sono interconnessi tra di loro. Il Mar Mediterraneo mette in comunicazione l’Europa Occidentale con le risorse petrolifere del Medio Oriente, collega i trasporti marittimi dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano, unisce i porti del Mar Nero con l’Oceano Indiano e l’oceano Atlantico. Il Mediterraneo conferma la sua centralità anche negli abissi più profondi, grazie ai cavi sottomarini che vi si trovano. Attraverso questi cavi depositati sui fondali, passa il 99% del traffico digitale e vocale del mondo. Cercare di bloccarli, come hanno cercato di fare i terroristi Houthi bombardandoli nel Mar Rosso a fine febbraio 2024, ha significato un danno del 25% alla rete di comunicazione tra Asia ed Europa. Mandare in tilt le telecomunicazioni internazionali del sistema informatico di molti paesi e’ un danno immenso alle forniture di energia, alla trasmissione dei dati, ad internet e alle transizioni bancarie.

Cavo sottomarino per trasmissione dati

L’anno 2024 è iniziato il 7 gennaio con le elezioni del Bangladesh, il 13 gennaio ha votato Taiwan eleggendo un indipendentista progressista: William Lai. la notte precedente le elezioni, tra l’11 e il 12 gennaio, America, Regno Unito, Bahrein, Canada, Paesi Bassi e Australia hanno bombardato i terroristi Houthi Yemeniti, che con il sostegno di Hamas e dell’Iran attaccano le navi occidentali nel Mar Rosso. Le navi che attraversano il Canale di Suez, entrano nel Mar di Aden nel quale c’è una piccola strozzatura conosciuta come Bab el -Mandeb, la porta delle lacrime, che ha un’influenza enorme sull’economia mondiale: è un punto chiave per le rotte marittime. Un luogo strategico situato tra la punta sud occidentale della penisola Arabica e il Corno d’Africa. Non dimentichiamo che il Corno d’Africa, è il ponte di coniugazione ed equilibrio tra Oriente ed Occidente, storicamente composto in gran parte da ex colonie italiane, come ricordato nel summit Italia Africa avvenuto a fine gennaio a Roma dove è stato firmato nel corso del vertice “il piano Mattei“, il programma di crescita comune che mira a porre il nostro paese come ponte fra il continente europeo e quell’africano, un’opportunità importante nell’assetto geopolitico del Mediterraneo allargato. Somalia, Eritrea, Etiopia e Gibuti. ed è proprio Gibuti la punta, il cuore per la sua posizione geografica. Gibuti e’ di fondamentale interesse geostrategico per il rifornimento delle rotte navali, più vicino in assoluto di tutti allo Yemen, si affaccia sugli stati petroliferi della penisola arabica, praticamente una delle zone in cui si giocano gli equilibri geopolitici mondiali. Presso Gibuti l’Italia ha una base militare di supporto antipirateria denominata Amedeo Guillet, la Francia, per lo stesso motivo, ha un contingente della Legione straniera, ma la presenza più rilevante sono i circa 5000 militari americani della base Camp Lemmonier, per operazioni contro obiettivi sensibili in tutto il medio oriente, in particolar modo contro i terroristi islamisti presenti Yemen e Somalia. Anche la Cina è presente nell’area da alcuni anni, aderendo alle operazioni di contrasto della pirateria e dove ha fatto investimenti estremamente importanti costruendo strade, aeroporti, alberghi, banche, centri commerciali, impianti eolici e solari e una rete idrica per il trasporto dell’acqua potabile dall’altopiano etiopico. Gli attacchi terroristici portano le compagnie di navigazione a fermarsi oppure a dover circumnavigare l’Africa con 10 giorni in più rispetto alla rotta classica. Purtroppo a rimetterci sono i porti italiani, a favore di quelli spagnoli, olandesi, tedeschi, francesi, inglesi, Rotterdam e Mar del Nord Europa.

Corno d’Africa

Questa “ tempesta imperfetta” sta rivelando che il vero bersaglio da colpire è il commercio globale con tutto ciò che esso rappresenta. Quindi non solo un effetto collaterale della guerra tra Hamas ed Israele, ma un piano ben definito delle forze ribelli sciite di stanza in Yemen, che assume le sembianze di una strategia anti-occidentale e colpisce un motore economico importantissimo : la logistica marittima del commercio globale.

Creare instabilità nei passaggi commerciali attraverso alcuni snodi cruciali per la navigazione, causare danni alla principale motrice dei trasbordi intercontinentali di merci , dall’immensa fabbrica del mondo che è l’Asia ai consumatori per eccellenza, Europa e Nord America. Per questo motivo si presenta sempre più appetibile la Rotta Artica, detta Northern Sea Route (NSR),  la via marittima che attraversa l’Oceano Artico lungo la costa nord della Russia.

Rotta Artica

La Rotta Artica consentirebbe, sulle tratte tra l’Europa e l’Asia, percorsi più brevi anche rispetto ai tradizionali canali di Suez e di Panama, con un risparmio di carburante e di costi, ed ovviamente di nocive emissioni CO2. Grazie ai dati satellitari che hanno monitorato l’area ambientale, è’ stato visto che la regione artica si surriscalda a velocità quattro volte superiore alle medie mondiali, cambiando le dinamiche globali. Le ripercussioni sulla regione polare, si riflettono sull’economia, l’energia, la navigazione e i trasporti, con notevoli implicazioni su sicurezza e difesa.

fonteMarzio Mian “Artico. La battaglia per il Grande Nord” (Neri Pozza, 2018) 

L’Artico è un’area particolarmente sensibile agli effetti del cambiamento climatico, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, definì l’Artico come: “il canarino nella miniera di carbone del mondo“, primo allarme della spirale negativa alla base del surriscaldamento globale. Lo scioglimento dei ghiacci implica l’innalzamento del livello dei mari, ma anche l’assottigliamento del Permafrost, lo strato di terreno permanentemente gelato che si trova profondità non minori di qualche metro.

Northern Sea Route

Questo consente all’Artico di divenire più accessibile acquisendo un’importante rilevanza strategica. I geologi e gli scienziati che da anni studiano il permafrost ritengono che l’artico custodisca un’elevata quantità di riserve di petrolio, gas e di risorse naturali. Il vero cambio economico, il rovesciamento della clessidra sono le rotte di navigazione artiche, con una crescita del traffico navale, in particolare lungo il Passaggio a Nord-Ovest e la Northern Sea Route. Entrambe le rotte potrebbero apportare significativi cambiamenti nel commercio marittimo, considerando la riduzione dei tempi di percorrenza in particolare dall’Asia.

Rotta Artica

Taiwan ha aperto un’altra base scientifica nelle Svalbard, dimostrando di essere particolarmente attenta, allo sviluppo della tecnologia, proponendosi un “near-arctic state”, un nuovo stato artico.

La nuova stazione cinese di ricerca antartica. Pechino rafforza la sua presenza al Polo Sud, 

L’importanza dell’artico si ritrova anche sul piano militare, riacquistando un’ importanza che aveva perso con il crollo dell’Unione Sovietica. Il potenziamento della Northern Fleet russa dimostra l’ interesse verso la regione artica.

Northern Fleet russa

L’invasione russa dell’Ucraina ha favorito l’abbandono della neutralità di Finlandia e Svezia, e con il loro ingresso nella Nato aumentano gli Stati Artici: Canada, Danimarca, compresa la Groenlandia, la Finlandia, l’Islanda, la Norvegia, la Russia, la Svezia e gli Stati Uniti.

Africa sub sahariana

I Paesi che hanno investito in infrastrutture logistiche e portuali come il Marocco , si ritroveranno avvantaggiati. Il Marocco, non casualmente è stato il primo a investire sui porti e su una linea ferroviaria che arriva fino alla Mauritania. Il Marocco si candida a svolgere il ruolo di interconnessione tra i paesi industrializzati europei e un nuovo mercato nell’Africa sub sahariana e west Africa. Quali conseguenze avranno questi fenomeni marittimi sul Mediterraneo? Per adesso stiamo vedendo come la geopolitica sta ridisegnando il commercio marittimo e l’economia mondiale.

Riccardo Gualino: da Industriale a fondatore della Lux Film, da mecenate a collezionista d’arte tra le più importanti del mondo. Elena Tempestini

Leggere non serve per contraddire o confutare, né per credere o prendere per oro colato ciò che si legge, ma per soppesare, riflettere e coniugare miriadi di storie che provenendo dal nostro passato ruotano e formano il nostro presente. In questo caso la raccolta d’arte di Riccardo Gualino, è stata, ed è, senza dubbio una delle più importanti collezioni italiane del primo Novecento. Molte furono le imprese di Gualino, che la grande crisi mondiale del 1929 portò al fallimento dovendo cedere la pregiata collezione alla Banca d’Italia con cui aveva contratto un grosso debito. L’epoca e’ quella della Torino di fine ottocento, la stessa città che precedette Firenze quale capitale del Nuovo Regno d’Italia, la stessa che uno scrittore arguto come Giorgio Caponetti, sotto forma di romanzo intitola un suo libro “Quando l’automobile uccise la Cavalleria”, un fil rouge che unisce molti fatti accaduti nelle cronache del tempo: la morte sospetta di uno dei primi e più importanti fondatori della Fiat, e del suo migliore amico, il Capitano Federico Caprilli, ideatore del Sistema Naturale di Equitazione che ha rivoluzionato l’equitazione internazionale, anche lui morto in modo molto sospetto nell’ultimo giorno da ufficiale di cavalleria del Regio Esercito sabaudo, ma anche dell’ascesa di quel Giovanni Agnelli nonno del famoso Gianni Avvocato. E’ la Torino del primo Novecento, e’ un’ epoca in fermento ricca di visionari, di persone abbienti che vogliono creare e costruire. Giorgio Caponetti nel suo libro “ Il Grande Gualino”

ripercorre la vita avventurosa di un uomo che riesce a creare delle importanti realtà, colui che sa “ Osare” citazione riportata dallo stesso Gualino in “Confessioni di un sognatore” un’autobiografia editata solo nel 2021, in quanto inedita per oltre settant’anni e per esplicita volontà dell’autore.

Autobiografia che per 70 anni è rimasta inedita.

Proviamo ad avvicinarci a conoscere meglio Riccardo Gualino e l’impronta che ha lasciato. Nasce a Biella il 25 marzo 1879, in un’agiata famiglia di imprenditori orafi, le sue amicizie sono nella Torino che conta dove diviene amico di Giovanni Agnelli. Tra Gualino e Agnelli nasce anche un periodo di collaborazione, di interessi e favori reciproci, che si interrompono bruscamente nel 1927 per visioni divergenti negli affari, ma molto probabilmente anche rispetto alle adesioni politiche del regime fascista. Riccardo Gualino ha fiuto per gli affari, sa osare, e si inserisce nel settore del cemento e del legname. Rileva tre aziende cementiere casalesi, tra cui la Unione Italiana Cementi. Nel 1906 incontra la futura moglie, nonché sua cugina e figlia di un ricco commerciante di cemento e buon azionista della Banca Agricola di Casale Monferrato. Si sposano l’8 settembre del 1907 dando vita fin da subito al restauro del castello di Cereseto trasformandolo in stile neogotico. La ristrutturazione del castello fu progettata dall’ingegner Vittorio Tornielli ispirandosi al Borgo medievale costruito dal visionario Architetto portoghese Alfredo D’Andrade a Torino, seguendo la moda architettonica revival gotica del tempo. Il castello è il luogo in cui grazie all’acquisto di numerosi quadri, oggetti di oreficeria, e marmi antichi inizia a nascere la collezione d’arte dei coniugi Gualino.

Riccardo Gualino

Nello stesso periodo l’imprenditore allarga i suoi orizzonti economici ed acquista alcune tenute forestali: a Conca in Corsica, a Listwin in Ucraina e nei Carpazi orientali, al confine fra la Transilvania austriaca e la Moldavia romena. Ancora non c’era l’alimentazione a carbone e tutta l’industria poggiava sul legname, commercio che rendeva delle grandi fortune in tutto il mondo. Senza dubbio Gualino era un personaggio diverso, finanziere spregiudicato, tanto da applicare il suo motto “ Osare”. Imprenditore ma anche affarista, cinico ma visionario, spericolato ma allo stesso tempo un’ amante dell’Arte, un mecenate che promuoveva tutte le arti più nobili: la musica, la danza e la pittura. La moglie Cesarina, donna eclettica e di avanguardia era da lui sostenuta tanto da frequentare in Normandia e a Parigi i corsi di danza ispirati a Isadora Duncan, la grande ballerina e precorritrice della “danza moderna”.

I primi anni ebbero un ruolo decisivo per la futura collezione d’arte, grazie anche all’incontro con il giovane Lionello Venturi critico d’arte, storico dell’arte italiano e docente universitario collaborazione che durò fino al momento che Venturi si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al Fascismo. Tra Gualino e Venturi era nato un sodalizio basato sul rispetto e sull’affinamento del gusto, nonché una condivisa visione verso il moderno. Erano gli anni dell’ascesa di Riccardo Gualino imprenditore, gli anni della costruzione della “Nuova Pietroburgo”, un ambizioso progetto di costruzione di un quartiere residenziale su un’isola del delta della Neva, costituendo la St. Petersburg Land and Mortgage Company, con soci inglesi e svedesi. Terminato il primo lotto di edifici, e scoppiata la Grande guerra, il cantiere dovette fermarsi. La proprietà fu espropriata senza indennizzo a causa della Rivoluzione bolscevica. Riccardo Gualino riuscì a salvarsi dal fallimento grazie ad un intervento di aiuto guidato dalla Banca d’Italia.

Duccio da Boninsegna Collezione Gualino

Nel 1917 fonda a Torino la SNIA, la grande industria chimica italiana. La funzione iniziale era quella di controllare i trasporti marittimi tra Italia e Stati Uniti. Successivamente nel 1920 venne cambiato il nome in Società di Navigazione Industria e Commercio, in relazione al nuovo interessamento delle fibre tessili artificiali e al crollo dei noleggi marittimi che si erano intensificati con la prima guerra mondiale. Per cercare di rifarsi delle perdite ingenti avute alle spalle, Gualino punta tutto sulla Snia che è finanziata da quattro soci tra cui Giovanni Agnelli. Con gli elevati profitti, rileva un brevetto francese per la produzione della viscosa, la “seta artificiale”. La società ha successo, la “Società Navigazione Industriale Applicazione Viscosa, diviene la “SNIA Viscosa”. Grazie al Presidente Franco Marinotti, che aveva alle spalle un’esperienza commerciale di rilevo avuta con la Russia e il Medio Oriente, lavorando per conto di imprese manifatturiere italiane, aiutandole ad esportare i loro prodotti in tutto il mondo. Insieme a Gualino creò una delle più importanti realtà nazionali. All’inizio degli anni venti, i coniugi Gualino facevano parte attiva della vita economica del Paese Italia. Lui sosteneva la moglie nell’Arte e lei sosteneva il marito nell’industria. Le parole di Gualino per la moglie fanno comprendere il loro rapporto vincente:

Cesarina Gualino

“La sua individualità è difficilmente definibile. Contenta di un nulla, è indifferente a un tutto; di spirito vivace, pronta nel percepire e nel ribattere, temibile avversaria nelle discussioni, è compagna di viaggio deliziosa. Mai ammalata, d’umore quasi perennemente ottimo, sempre disposta a mutarsi dall’oscuro in sereno, afferra prontamente i lati comici della vita e ci fa su ogni volta una magnifica risata. Essa fu la compagna ideale della mia vita, e vivificò la mia giornata con la sua perenne freschezza. Danza e pittura sono i due cardini fondamentali sui quali poggia l’attività spirituale di mia moglie. Io vi partecipai con fervido entusiasmo, così com’essa prese parte ai progetti di costruzione edilizia e alla formazione della collezione d’Arte”.

Riccardo è Cesarina Gualino

Le società di Gualino erano attive nelle fibre tessili, nella chimica specialistica, nei materiali compositi e nel biomedicale. Ma l’economia si deve sempre confrontare con la politica e il suo ingranaggio, in questo caso possiamo asserire che non si confronto’ bensì si scontro’ con un personaggio sempre più in ascesa : Benito Mussolini. Nel dicembre 1918 si trasferisce con la famiglia a Torino, nella palazzina di via Galliari 28. Il Castello di Cereseto era riservato alle villeggiature. Nelle sue sale, di fronte a dipinti, sculture e raccolte di antiquariato, si consolida l’amicizia con lo storico dell’arte Lionello Venturi, il quale diviene consulente della collezione d’arte creata dai coniugi Gualino.

I primi anni Venti sono quelli del sodalizio Gualino-Agnelli, suggellato dalle cariche di vicepresidenza che i due industriali si scambiano nelle rispettive aziende. Il quinquennio 1922 -1926 e’ l’apice del successo di Riccardo Gualino, è il periodo d’oro delle scalate alle banche, di grandi operazioni finanziarie e una meticolosa creazione di industrie. Nel 1924 nasce una nuova realtà societaria, “ la Unica”, Unione Nazionale Industrie Cioccolato e Affini; nel 1925 viene acquisita la FIP, Fabbrica Italiana Pianoforti. I coniugi Gualino investono i profitti nell’arte, diventano grandi mecenati, si fanno ritrarre da Felice Casorati, pittore, scenografo, designer, Maestro ed insegnante di artisti come : Francesco Menzio, Carlo Levi, Gigi Chessa, Jessie Boswell ed Enrico Paulucci Delle Roncole che in seguito entreranno a far parte del gruppo dei “ Sei Pittori di Torino” che sostenevano il recupero dell’Impressionismo. I coniugi continuano a finanziare anche altre forme di arte come la danza, nel 1925 aprono un teatrino privato, il Teatro di Torino.

Nel 1926 la collezione Gualino viene pubblicata in un ricco volume curato da Lionello Venturi. A fine decennio inizia la costruzione del Palazzo degli uffici a Torino e di una villa sulla collina dei Castelli di Sestri Levante in Liguria. Le difficoltà iniziano nel 1927, quando le misure di rivalutazione della lira, varate dal regime, colpiscono gli affari dell’imprenditore, il quale scrive a Mussolini criticandone la politica economica. Nel 1928 la Snia, la società che fa da traino al gruppo Gualino, è minata da ingenti passività patrimoniali. Su consiglio della Banca d’Italia, Gualino chiede aiuto allo Stato. La richiesta è un ingente prestito che viene ratificato da due convenzioni stipulate con il Ministero delle Finanze e con la Banca d’Italia. Con la seconda convenzione avuta il 19 settembre 1930, “cede gratuitamente in proprietà allo Stato” gli oggetti d’arte catalogati e pubblicati sul volume del 1926 dedicato alla collezione. Tra il 21 e il 25 settembre, le opere vengono consegnate alla Galleria Sabauda di Torino. Alcune saranno in seguito inviate all’Ambasciata italiana a Londra e solo alla fine degli anni cinquanta saranno restituite.

Il crollo totale del “trust” dei Gualino avviene nel novembre del 1930, un domino che parte dal fallimento della Banque Oustric, appartenente a un suo socio francese, e sopratutto dalle conseguenze sulla Banca Agricola Italiana, cassaforte dell’imprenditore fin dai primi anni venti. Nel giugno 1921 il finanziere biellese acquisì l’Istituto, sottoscrivendo interamente un aumento di capitale di 7.500.000 lire attraverso la Società Marittima e Commerciale Italiana e rilevando le azioni del gruppo Boneschi-Gottlieb. Nel 1923 Angelo Cravario cedette le proprie azioni a Gualino e lasciò la carica di amministratore delegato dell’Istituto a Paolo Pedrotti, uomo di fiducia di Gualino, sotto la cui gestione la BAI venne utilizzata per il sostentamento delle imprese dell’industriale, soprattutto la Snia-Viscosa, “che in quel momento era agli albori” . Il 1° ottobre del 1930 Mussolini, parlando al Consiglio Nazionale delle Corporazioni sulla situazione dell’economia italiana, affermò che: “non tutti possono essere salvati; taluni meritano anzi di colare a picco. La maggioranza di questi ultimi appartiene alla categoria degli abborracciatori di affari; uomini, più che intraprendenti, temerari; acrobati dell’industria e della finanza; supremamente e disinvoltamente enciclopedici nelle iniziative; la loro gamma va dal cemento alla cioccolata; dal più pesante come il piombo, al più leggero come la seta artificiale”. Era evidente, in questo discorso, il riferimento a Gualino, impegnato in tutti i settori industriali citati dal Duce. Il 19 gennaio 1931 Mussolini ordina l’arresto di Riccardo Gualino, il quale viene prima incarcerato e poi condannato al confino di polizia per aver recato “grave nocumento ( danno) all’economia nazionale”. Prima è’ confinato a Lipari e poi a Cava dei Tirreni vicino a Vietri. Gualino durante i suoi anni di lontananza, scrive: la sua autobiografia, un libro che intitola “Frammenti di Vita e Solitudine” e il romanzo Uragani. Intanto, la liquidazione extragiudiziale delle sue proprietà mobiliari e immobiliari viene gestita dalla Banca d’Italia e dall’Istituto di liquidazioni, divenuto poi nel 1933 Istituto per la ricostruzione industriale. Nel settembre del 1932 Gualino torna in libertà e si trasferisce a Parigi dove nel 1933 dà avvio a una nuova attività in campo cinematografico.

Nasce la seconda vita di Riccardo Gualino e della moglie. Grazie a dei fondi occultati in Italia e trasferiti all’estero tra Francia, Svizzera e Lussemburgo, riesce a dare nuova vita ad una delle sue vecchie aziende, la Rumianca, azienda chimica che si era salvata perché intestata al cognato Ermanno Gurgo Salice. L’azienda sarà una solida realtà in ascesa nel campo della produzione chimica moderna. Il grande “ritorno” di visibilità per Gualino è la fondazione della “Lux Film”, la casa di produzione cinematografica italiana che avrà grandi successi con film che diverranno la storia del cinema italiano: Riso Amaro, Senso, I soliti ignoti, Divorzio all’italiana e La Corona di Ferro, film che trionfò a Venezia nel 1941, e del quale Goebbels commentò: «Se un regista tedesco avesse fatto questo film, oggi in Germania verrebbe messo al muro»

Gino Cervi e Elisa Cegani nella Corona di Ferro, film vincitore a Venezia della Coppa Mussolini nel nono festival del Cinema.

Ma L’amore per l’arte è sempre stato la compagnia dei coniugi, con la nuova ascesa tornano ad essere mecenati e compongono la loro seconda collezione. All’interno opere di Degas e Picasso, sculture greche antiche e sculture orientali, esposte nelle abitazioni dei Parioli a Roma. Negli anni quaranta avevano acquistato Il Giullarino, una villa quattrocentesca che si trova in via Pian de’ Giullari, a Firenze, davanti a Villa Capponi e molto vicina all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, una villa molto grande appartenuta agli zii di Lord Acton ed oggi divisa in appartamenti.

Firenze per Amore, per riposo, per scelta della bellezza. Il 7 giugno del 1964 Riccardo Gualino muore all’età di ottantacinque anni.

La figura di Riccardo Gualino e’ oggi completamente illuminata, tre libri raccontano la sua vita, tra ascese e cadute, tra successi e rocambolesche storie che forse hanno molto in comune con le diversità politiche di un regime fascista che dettava legge in tutti i campi, anche in quello dell’Arte. Cosa porta a pensare che la visione politica non allineata sia stato il punto focale del crack dell’impero dei Gualino? Per Mussolini Gualino era considerato come la figura di Cagliostro, un avventuriero che pronuncia la frase: “La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce”. Per una parte di intellettuali e di artisti non solo italiani, fu un grande innovatore, un visionario rinascimentale. Il non aver voluto pubblicare per settanta anni la propria biografia forse lo ha reso un grande amante della propria patria che ha voluto proteggere anche con le parole.

Le opere di Gualino hanno segnato di fatto la nascita della collezione d’arte della Banca d’Italia, acquistate negli anni trenta e che oggi conta oggi circa tremila opere tra dipinti, sculture, arazzi
e tappeti.

Banca d’Italia Firenze

Il fiore all’occhiello della collezione Gualino resta il prezioso nucleo di opere d’arte
orientale, in particolare, le opere d’arte cinese, acquistate dall’imprenditore sul
mercato antiquario di Parigi negli anni Venti e Trenta, in un momento unico e
irripetibile visto che, a partire dagli anni Quaranta, nessuna opera è più uscita dalla Cina. La mostra, comprendente quarantuno opere ha costituito l’occasione per ripercorrere la vicenda della collezione, fare un percorso a ritroso verso Torino, farle uscire dagli ambienti di rappresentanza della Banca d’Italia e mostrarle al grande pubblico. Le opere, sono state attentamente selezionate attraverso la documentazione dell’Archivio storico della Banca d’Italia, che è stato recentemente riordinato e digitalizzato. I documenti evidenziano l’attenzione
dedicata costantemente dalla Banca alle opere Gualino.

Riccardo Gualino