La modernità di “Otello”: l’invidia e la gelosia travestiti da “amicizia” si servono del sospetto. Di Elena Tempestini

Shakespeare

Dubbio e sospetto non sono sinonimi, non vogliono dire la stessa cosa. Il dubbio esprime la possibilità di farsi plasmare, di mettersi in discussione, di cambiare un qualcosa, ma anche il cercare di comprendere ciò che non sappiamo. Il dubbio è interno, nasce nel nostro profondo quando le situazioni quotidiane non vanno per il verso giusto, quando gli eventi si ripetono portandoci a conclusioni che non ci soddisfano. È come se vivessimo una storia già scritta, già vista e già da noi stessi interpretata ma pensiamo di non avere “strumenti” efficaci per superarla. Il sospetto è un concetto negativo sempre, perché il sospetto si proietta all’esterno di noi stessi, richiede la nostra verifica reale, per non permettere alla mente di costruirsi “castelli in aria”. Camminando nella vita, prendendo consapevolezza, sappiamo che in ogni ambito di lavoro e di esperienza ci sono calunniatori di professione, che agiscono per invidia oppure per loschi fini. Se il dubbio porta a mettersi in discussione, il sospetto lo posso verificare, e se c’è chi agisce in modo non corretto deve essere smascherato. Sarà proprio questo a permettermi di liberarmi del sospetto e di coloro che lo hanno generato. Per millenni si è dibattuto del concetto di sospetto, in ogni ambito della letteratura, del teatro e delle sceneggiature.

Mi sono sempre chiesta perché nei film, ma anche nella vita reale, i “personaggi” cattivi abbiano un carisma che affascina, un qualcosa che li rende attraenti, direi amicali, eppure l’istinto ci fa percepire che le loro azioni sono malvagie. La mente si presta a divenire terreno fertile per il seme del sospetto dove è incapace di comprendere, filtrare, metabolizzare il messaggio, l’informazione. Ed è nel sospetto, che si annida la calunnia, l’invidia, la denigrazione, che da millenni è causa all’essere umano di piccoli o grandi problemi che dividono, rovinano o distruggono l’Unione, la civile convivenza e un pacifico confronto delle idee.

Nietzsche, nei I “maestri del sospetto”, un elaborato della ‘scuola del sospetto’, primo saggio filosofico del 1878 dal titolo “ Umano troppo umano, un libro per spiriti liberi”; cerca di dare una nuova interpretazione al concetto di sospetto. “Il sospetto deve fare i conti con l’imprevedibilità del reale, con la gioia della vita. Un cammino che ci porta alla scoperta della parte più profonda di noi che rimane sempre da esplorare per tutta la nostra vita, luci ed ombre che velano e svelano”.

I “maestri del sospetto”, un elaborato della ‘scuola del sospetto’, primo saggio filosofico del 1878 di Nietzsche, dal titolo “ Umano troppo umano, un libro per spiriti liberi”

Facendo un passo indietro nel tempo, il posto al sole, il vero trionfo del sospetto lo troviamo nel dramma di Shakespeare, in “ Otello il Moro di Venezia”.

Otello è un combattente valoroso, tanto che riesce ad occupare la posizione di Generale dell’esercito di Venezia, nonostante sia appunto solo un “Moro”. Moro non di etnia come penseremmo oggi, perché gli scritti di Shakespeare sono antecedenti alla tratta degli schiavi, ma a qualcuno più scuro dei pallidi inglesi, appunto uno straniero, forse un musulmano che abitava ai tempi in Spagna, in Nord Africa o in Sicilia. Iago al contrario di Otello non è particolarmente valoroso come militare. Lo si intuisce dal fatto che occupa la posizione subalterna di alfiere e che Otello preferisce promuovere Cassio a luogotenente, piuttosto che Iago.

Forse proprio da questa promozione mancata e assegnata ad un altro, nasce tutta l’invidia e la rabbia di Iago. Una rabbia calcolata, mai furiosa ma implacabile nel piano di vendetta che viene portato avanti ai danni del “Moro”.

Il dramma shakesperiano è incentrato sulla profonda invidia che Iago sembra provare nei confronti di chi lo circonda. Come celare tutta questa cattiveria, invidia? Insinuando il sospetto. Iago odia Otello con tutto se stesso, la sua meta è rovinargli l’esistenza, e sotto ogni punto di vista.

Otello, chiamato il Moro, probabilmente non era di etnia scura, ma uno straniero per Shakespeare, forse un Mussulmano.

Iago e’ sicuramente un uomo intelligente e scaltro che sa usare gli altri, senza remore o dubbi va avanti nel suo intento servendosi di ogni stratagemma.

Ed è sfruttando la fraterna amicizia tra Cassio e Desdemona, che Iago insinua il sospetto nel Moro, usa la debolezza della sua gelosia nei confronti della moglie, che ama con passione e della quale si fida ciecamente.

Ed ecco apparire il vero protagonista, il sospetto del tradimento.

Ed è proprio il concetto di sospetto che piano piano rende il Moro furioso, portandolo a compiere gesti estremi, di cui si pentirà amaramente.

Otello e Desdemona

Shakespeare è un genio nel saper mettere in evidenza i vizi e le virtù umane. Le sue tragedie sono fondate sui sentimenti, sulle emo-azioni. L’invidia mette in moto il sospetto, l’invidia è l’origine da cui scaturiscono tutti i mali. E Shakespeare vuole far comprendere ai posteri che è bene non cedere a questo sentimento, perché non porterà mai a niente di buono. Sembra voler metterci in guardia. E lo fa attraverso il diabolico e invidioso Iago, che usa la sua scaltrezza solo per fare del male.

In “Otello” non ci sono dei buoni sentimenti, ogni cosa viene distrutta, fatta a pezzi dal sospetto che ha alimentato l’invidia e la gelosia

La vera “modernita” è mettere in evidenza la contrapposizione tra bene e male. Comunicare per riflettere e apprendere, non far sedimentare il sospetto.

La modernità di “Otello” è che riesce a mettere in evidenza la cattiveria, la perfidia raggiunta insinuando il sospetto nelle menti. È ciò che oggi vediamo succedere all’interno di coppie con i “femminicidi”, nella comunicazione usata quale strumento per togliere credibilità a un magistrato, a un politico, a chiunque sia un possibile ostacolo. Iago, non è il classico antagonista da cui l’eroe non si aspetta altro che azioni malvagie volte a distruggerlo, Iago è un antagonista subdolo, amichevole, a volte gentile e altruista ma ingannatore, ed è questo a renderlo crudele.

Il lettore, lo spettatore lo comprende perché è proprio Shakespeare a scrivere i pensieri di Iago, facendoci partecipi delle sue reali intenzioni. E se ciò non fosse messo in evidenza? Chi di noi non cadrebbe nella “trappola” ordita ai nostri danni? In Otello il sospetto è alimentato dalla parola che determina le azioni: l’interpretazione degli eventi si basa su indizi, su prove oculari vanamente richieste e artificiosamente prodotte.

Iago si finge amico di tutti, quando in realtà il suo obiettivo è distruggere chiunque ha intorno, la sua invidia vuole e pretende di impossessarsi delle vite altrui, distruggendole. Ha bisogno di togliere dalla realtà ciò che di leale e buono c’è nelle persone.

In Otello il sospetto è alimentato dalla parola che determina le azioni: l’interpretazione degli eventi si basa su indizi, su prove oculari vanamente richieste e artificiosamente prodotte.

Iago è il Male. Il Male travestito da Amicizia. La sua modernità è proprio in questo. Chiunque di noi, prima o poi, ha avuto a che fare con false amicizie. Shakespeare ci ha lasciato la possibilità di riflettere su concetti atavici quali, invidia, gelosia, cattiveria ma sopratutto sul concetto di sospetto, purtroppo un atto subdolo che se usato a fini distruttivi può portare a fare stragi.

“Grandangolo temporale”, il metodo della dottoressa Scappini per recuperare l’armonia e La Sapienza. Di Elena Tempestini

psicologa del lavoro e dei contesti, dottoressa in filosofia ed etica delle relazioni umane, specializzata in psicoterapia: iscritta all’associazione italiana psicologi giuridici, esperta in comunicazione

Agnese Scappini è psicologa del lavoro e dei contesti, dottoressa in filosofia ed etica delle relazioni umane, specializzata in psicoterapia: iscritta all’associazione italiana psicologi giuridici, esperta in comunicazione e da non molto possiamo aggiungere: scrittrice, in quanto è uscito il suo primo libro il “Grandangolo Temporale”. Incontro la Dottoressa Scappini non nella sua Perugia, ma a Roma dove ha presentato il suo libro al “Centro Studi Americani”.

Dove nasce Agnese Scappini bambina?

Nasco nel più profondo verde dell’Umbria, sulla riva del Tevere, tanto che i miei lineamenti etruschi, incredibilmente etruschi, mi diranno dei fotografi, sono divenuti un biglietto da visita in tante occasioni. La mia crescita si è formata nella natura, tra prati, fiumi e animali allo stato brado; ero una ragazzina libera ma con valori molto chiari e definiti che i miei genitori hanno saputo donarmi con amore: Rigore, Disciplina, Armonia e Bellezza. Valori che mi accompagnano in tutte le scelte della mia vita.

Quindi per lei il concetto di etica è insito nella sua educazione.

Si, non sono un’amante della strada già tracciata, sono una “ribelle” nell’animo. Ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha educata ad essere una donna emancipata, tanto che sono stata travolta molto presto dalla curiosità e dal amore per lo studio.

Sapeva già da studentessa quale sarebbe stato il suo percorso?

Francamente dentro di me c’era una forte percezione nel voler aiutare le persone, ma quando si è molto giovani ancora non si sa come. Sarà per questo motivo che dopo gli studi classici ho scelto di studiare filosofia.

Concordo con lei dottoressa, che la filosofia se affrontata attraverso uno studio Accademico aiuta a trovare risposte alle domande fondamentali dell’esistenza umana.

Dottoressa Agnese Scappini. Perugia

Esatto, una netta minoranza femminile della facoltà perugina dei primi anni duemila, proprio nel momento del passaggio dal cartaceo al virtuale, si domandava a cosa sarebbe potuta servire la filosofia. Socrate mi ha sempre fatto sentire la sua voce… “Proprio perché serva di nessuno, è il più nobile dei saperi”. Personalmente la filosofia mi apre la mente all’esercizio del pensare prima che del sapere, e riesce a non saziarmi mai.

Lei è una affermata psicologa, quindi deduco che non si sia fermata alla filosofia?

Credo fermamente che l’emancipazione vada vissuta in modo radicale, ricercando continuamente. Nel momento che ero in attesa del mio primo figlio, mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia, con l’ attesa della seconda figlia ho concluso il secondo anno. Dopo la loro nascita mi sono laureata alla triennale, con la tesi di laurea, fuori dai soliti schemi, sulla disabilità. La mia specializzazione è stata a Firenze in Psicologia del Lavoro ed è in quel momento che scopro un’altra mia dimensione: la formazione.

Ma la formazione è anche un processo di comunicazione, forse più evoluto e più complesso?

La mia sensibilità da esteta non mi ha mai abbandonata, posando per servizi fotografici, ed usufruendo dei tempi di sviluppo tecnologico, ho approfondito la comunicazione, prendendone dimestichezza attraverso i suoi principali strumenti. È stato in quel preciso istante che ho compreso l’importanza del processo necessario: la presenza del formatore e del formandomi. Mi sono iscritta alla scuola di Psicoterapia per dare corpo e solidità alle mie teorie. Era finalmente arrivato il momento dell’aver cura.

Dottoressa, aver cura, sapersi prendere cura e’ un grande potere, e quindi è sempre una grande responsabilità

Trovo la mia nuova dimensione, la mia eudaimonia, come un fine naturale della vita umana, perché è effettivamente una gioia, scoprire, far muovere, far agire il proprio buon demone nella condizione complessiva di benessere.

Ed ecco che in questo punto si coniugano i suoi studi di filosofia con la psicologia. Il Demone di conoscere se stessi, di non eccedere in nulla, i punti cardinali intorno ai quali ruota la saggezza legata a Sofocle e Socrate, Platone e Aristotele, Cicerone e Orazio, Seneca e sant’ Agostino

Si, continuo con ogni mio paziente a scoprire, domandare e conoscere. È il momento nel quale metto in atto il mio “metodo”. Un metodo semplicissimo nella sua logica, si basa sul riuscire a portare la persona che ha subito un trauma, più o meno grave, ad osservarsi da un punto e da uno spazio di osservazione più ampio possibile: nasce il “GRANDANGOLO TEMPORALE”. Oggi il metodo è divenuto un libro, un breve manuale nel quale cerco di stimolare la riflessione. Il metodo è la ricerca stessa, ma anche il recupero di saperi e di memorie.

Dottoressa Scappini, lei mi fa venire in mente l’invito che il filosofo Max Weber, rivolse ai giovani davanti alle macerie della prima guerra mondiale. “Professore, cosa dobbiamo fare?», il professore rispose: “Ognuno segua il demone che tiene i fili della sua vita”.

È un po’ quello che mi sento dire dai miei pazienti, a volte sconfortati da un vivere quotidiano complesso. Spesso mi parlano di ingiustizie della vita, e la mia risposta è sempre la stessa: la vita non può essere giusta o sbagliata perché è al di là del bene e del male. (Giobbe lo ha insegnato bene).

Dottoressa quali sono i valori che ognuno di noi può e deve mettere in pratica per poter vedere dei cambiamenti nella propria vita?

I valori sono l’impegno, l’esercizio che ha il suo hardcore nella disciplina, nella costanza, e nella forza di volontà. Ma sopra di tutto, mai tralasciare il concetto di speranza, quel sentimento di fiduciosa realizzazione, presente o futura. È nutrire, accarezzare, concepire la fede nell’universo e nella sua immensa co-scienza.

Filosofa, psicologa ed esperta di comunicazione. Da sempre dico che non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori, e lei me lo sta confermando, come si rapporta con il suo lavoro ai social ?

Nei social, sopratutto su instragram, metto a disposizione il sapere, la conoscenza che è mia fedele alleata. Ho creato un format virtuale che ho chiamato “i miei 60 secondi di Psicologia”, piccole pillole di aiuto quotidiano per placare, armonizzare il caos mentale derivato dal logorio della quotidianità .

G20 di novembre a Bali: l’Indonesia sogna in grande. Per l’Italia sarà la prima prova del nuovo Governo. Di Elena Tempestini

Forse noi occidentali non ci facciamo attenzione, ma l’Indonesia è il paese più popoloso al mondo, si contano oltre 273 milioni di abitanti. Ma è anche la terza democrazia più grande del mondo, dopo Stati Uniti e India. Ha una estensione territoriale che è almeno 50 volte quella dell’Italia. L’Indonesia, in questi ultimi anni, sta assumendo un’importanza sempre più cruciale all’interno dello scacchiere geopolitico globale. Al momento risulta l’ottava economia mondiale, con la prospettiva di raggiungere la quarta posizione entro il prossimo trentennio. Il summit del G20 che si terrà a novembre sull’isola di Bali, potrà solo rafforzare la sua posizione in ascesa.

Il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping, fin da questa estate hanno dato per certo la loro presenza. Se arriveranno sull’isola tutti, si creerà una sorta di resa dei conti con il presidente americano, Joe Biden, e altri leader democratici: sarebbe il primo incontro di persona dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio.

Il Presidente Joko Widodo, leader indonesiano, sta portando avanti un possibile ruolo di “mediatore” della contesa tra Russia ed Ucraina, essendo andato a visitare Putin e Zelensky. Praticamente il primo leader asiatico a visitare i due paesi in guerra, non solo, ha voluto partecipare al G7 di giugno 2022, che si è tenuto in Germania, dove il tema caldo era proprio il conflitto Ucraino. Tema che ha fatto esprimere il Presidente del Consiglio Europeo con queste parole:

Vertice del G7, Castello di Elmau, 26-28 giugno 2022. Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, hanno rappresentato l’UE al vertice del G7 di quest’anno, tenutosi al Castello di Elmau in Baviera, Germania.

“L’UE e il G7 hanno gli stessi obiettivi: fermare la macchina da guerra russa proteggendo allo stesso tempo le nostre economie e quelle dei nostri partner.” Charles Michel, presidente del Consiglio europeo

Il vertice del G20 che si terrà a Bali a novembre, arriva in un momento particolare, carico di tensioni internazionali. L’Italia che ha appena eletto il suo nuovo Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha già una “gatta da pelare” in politica estera. A differenza del suo predecessore Draghi, la leader di una forza politica che ha sempre espresso posizioni sovraniste e anti Ue, dovrà costruire un rapporto di fiducia reciproca con gli alleati tradizionali. Un’impresa sicuramente non facile. Giorgia Meloni, ha rassicurato che «l’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica», e ha lanciato al contempo un aut aut agli alleati: «Chi non fosse d’accordo con questo capisaldo non potrà far parte del governo”. Un discorso che la vede in allineamento con il suo predecessore Mario Draghi, che si è sempre prodigato a confermare che tutto il mondo guarda all’Europa come a una fonte di sicurezza, stabilità e pace. Un concetto da tenere a mente come stella polare per il futuro, soprattutto in tempi difficili come questi». La premier sa che tutti gli occhi sono puntati su di lei, in Italia e all’estero, e non ci saranno sconti al primo passo falso. I primi contatti internazionali dopo il giuramento nella mani del Presidente della Repubblica sono giunti con le telefonate da parte di Ursula Von der Leyen e i vertici delle istituzioni europee con cui, ha sottolineato Giorgia Meloni il nuovo governo di centrodestra è «pronto a collaborare».

Il presidente indonesiano Joko Widodo, potrà usare il vertice di novembre quale trampolino diplomatico per incrementare il peso specifico dell’Indonesia, ma resta emblematico il suo comportamento. A differenza del blocco occidentale che è stato portato avanti, l’Indonesia “non si è allineata”. Il Presidente Widodo non ha accolto l’appello dell’Occidente di boicottare il Cremlino, cioè di escluderlo dal vertice del G20 a Bali.

Quali possono essere i motivi geopolitici e la strategia Asiatica?

Sicuramente il Presidente indonesiano tutela gli interessi nazionali del suo paese, in quanto se la guerra dovesse durare a lungo, la crisi alimentare potrebbe “travolgere” anche Jakarta. Indonesia e Malesia rappresentano l’85% della produzione mondiale di olio di palma. Nelle sue parole si comprende il timore del tempo: “La mia missione è costruire la pace, perché la guerra deve essere fermata e i suoi effetti sulla filiera alimentare devono essere revocati”, ha detto Widodo. “Le mie visite non sono importanti solo per gli indonesiani, ma anche per altri Paesi in via di sviluppo. Il fine ultimo è quello di evitare che i cittadini dei Paesi in via di sviluppo e a basso reddito possano cadere nella povertà estrema e nella fame” ( Jako Widodo)

Il ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi, ha inoltre affermato che per l’Indonesia è importante ottenere una ripresa delle esportazioni di grano dall’Ucraina, così come di fertilizzanti dalla Russia. Il dialogo, sarà l’unico modo per porre fine alla carenza alimentare e ridurre i prezzi delle materie prime.

Costruire abilmente un futuro

L’Indonesia è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver mantenuto una posizione neutrale fin dall’inizio della guerra in Ucraina. In virtù di questa posizione, e del fatto di essere la padrona di casa del prossimo vertice del G20, Jakarta ha tutte le carte in regola per tentare la pacificazione russo-ucraina, che se avvenisse porterebbe all’Indonesia un prestigio internazionale utile alla crescita economica che sta costruendo per il futuro. Da non sottovalutare che l’Indonesia ha l’economia asiatica Internet più grande, e in più rapida ascesa nonostante ci siano ancora ostacoli da superare all’interno del paese. Ed è proprio lo scenario del G20 che potrebbe attrarre nuovi allettanti investimenti, atti per finanziare diversi progetti di rilievo, quali la costruzione di una nuova capitale verde e intelligente, ampliare la rete delle telecomunicazioni, dei trasporti, della gestione dei rifiuti, e dare solidità all’ambito sanitario.

Il 2045, Con “Indonesia Vision” è considerato il termine per attuare il Making Indonesia 4.0, uno strumento che ha il compito di promuovere la crescita dell’industria locale e, al tempo stesso, staccare l’Indonesia dall’eccessiva dipendenza dalle importazioni.

Praticamente l’Indonesia ambisce ad essere il PIVOT DELL’ASIA, il perno tra Oriente ed Occidente dal punto di vista economico, riuscendo a togliere spazio alla Cina. Mediare Putin, Zelensky, Stati Uniti Cina ed Europa non sarà affatto semplice.

Tra i nuovi Ministeri: il ministero dello Sviluppo economico diventa il ministero del made in Italy ma il cerimoniale del Quirinale fa uno “scivolone”

L’automobile è femminile disse Gabriele D’Annunzio, e se oggi per noi il termine automobile è un sostantivo femminile del quale non ci sono dubbi, in passato questi ci sono stati e hanno acceso molte discussioni. Per la prima volta l’Italia ha una Presidente del Consiglio Donna, alla quale auguro un buon lavoro in tempi così difficili. Giorgia Meloni è una Presidente che crede fortemente nel concetto Italia e nel prodotto Italia, tanto che ha costituito un importante cambiamento lessicale per alcuni ministeri, con nomi come sovranità alimentare, made in Italy, famiglia e natalità, sicurezza energetica ad indicare l’identità del nuovo esecutivo.

Una visione politica precisa, in un momento di transizione epocale che vede puntati gli occhi di tutto il mondo. Proprio ieri 21 ottobre, a Bruxelles la Commissione Europea si è riunita per trovare l’accordo energetico per un meccanismo “dinamico” con l’Asia, per non compromettere le forniture di Gnl. Italia, Francia e Spagna sono favorevoli, Germania, Austria e Olanda si oppongono in modo concreto. La difficoltà è sempre insita nel concetto di “agire insieme” e di credere in noi stessi.

Giorgia Meloni dopo aver ricevuto l’incarico di Presidente del Consiglio da Sergio Mattarella

“Crediamo di essere un paese, ma la verità è che siamo poco più di un paesaggio.”

( Nicanor Parra)

Tra passaggi istituzionali, procedure formali dettate da una consolidata prassi costituzionale, regole ferree imposte dal Cerimoniale, c’è anche la sottolineatura di un paese che non crede mai in se stesso. Tra queste, ormai da tempo, si annoverano anche gli arrivi al Quirinale di leader, futuri premier o presidenti del Consiglio. La presidente del Consiglio incaricata, Giorgia Meloni, ha scelto di salire sul Colle dal Presidente della Repubblica Mattarella, a bordo della sua abituale Cinquecento bianco panna. L’ automobile che fotografi e giornalisti hanno imparato a riconoscere in queste settimane di pedinamento della futura Presidente, quattro settimane trascorse tra il voto e l’incarico. Ma il cerimoniale del Quirinale, ha deciso per la Presidente del Consiglio Italiano Giorgia Meloni, di metterle a disposizione una berlina più importante. Una Maserati? Una Alfa Romeo? Una Ferrari? Una Evo? Una Lancia? Assolutamente no, le ha messo a disposizione una berlina tedesca, una Audi.

Prodotti automobilistici Italiani

La cosa che fa “sorridere” è che c’è stata una forte scelta di cambiamento che ha portato a trasformare il ministero dello Sviluppo Economico e delle Imprese, facendolo diventare il ministero del made in Italy. Giorgia Meloni da tempo parla della necessità di valorizzare e proteggere dalle frodi tutto ciò che viene prodotto in Italia, tutelare l’industria italiana è tutto ciò che viene esportato all’estero. «Voglio un liceo del made in Italy» . Noi italiani non possiamo altro che esultare per un concetto che dovrebbe farci tornare protagonisti dell’industria, dell’Artigianato, del design, del Talento che le idee e le mani di questo paese hanno prodotto per secoli. E come celebriamo il nostro Made in Italy nel mondo il giorno dell’insediamento della nostra Presidente del Consiglio? Con una AUDI. La messa in evidenza di una marca automobilistica tedesca.

La domanda che mi pongo è sempre la solita, perché noi italiani scivoliamo sulla banalità, perché non siamo capaci in momenti così importanti, che sono sotto gli occhi di tutto il mondo, a celebrare la bellezza e i dettagli della nostra industria?

Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole.
(Sant’Agostino)

21 ottobre 2022. La Commissione Europea propone un meccanismo “dinamico” con l’Asia per non compromettere le forniture di Gnl. Italia, Francia e Spagna favorevoli al tetto. Germania, Austria e Olanda si oppongono. Di Elena Tempestini

“Agire insieme”

C’è e non c’è un vero e proprio accordo sul cosiddetto price cap del gas, cioè un “tetto” massimo ai prezzi del combustibile. I rappresentanti dei ventisette hanno concordato sulla necessità di proseguire le discussioni sulle varie opzioni. I leader hanno appoggiato le proposte della Commissione europea sull’istituzione di un riferimento di prezzo per il gas liquefatto alternativo al TTF e sull’acquisto collettivo (ma su base volontaria) di gas, in modo da negoziare con i fornitori da una posizione di maggiore forza. Le leggi specifiche che dovranno tradurre in realtà queste idee, però, non ci sono, e andranno negoziate nelle prossime settimane.

Il primo importante messaggio è “agire uniti”. Il Consiglio europeo si dice impegnato in uno stretto coordinamento delle risposte politiche e sottolinea l’importanza di uno stretto coordinamento e di soluzioni comuni a livello europeo, ove appropriato, e si impegna a raggiungere gli obiettivi politici in modo unito.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che “ora abbiamo un’ottima e solida tabella di marcia per continuare a lavorare sul tema dei prezzi dell’energia”.

i leader dell’Unione chiedono ai ministri nazionali e alla Commissione di “presentare decisioni concrete” su un “temporaneo corridoio dinamico dei prezzi sulle transazioni di gas naturale” e su un tetto al prezzo del solo gas utilizzato per produrre l’elettricità. Tra i paesi dell’Unione più contrari alla proposta di un tetto ai prezzi del gas è la Germania. Berlino sostiene che la misura ridurrà gli incentivi al risparmio energetico, viste le bollette meno care, e metterà l’Europa in una posizione di svantaggio competitivo rispetto all’Asia: attirati dai prezzi più alti, i carichi di gas liquefatto potrebbero dirigersi lì, lasciando il Vecchio continente senza una buona riserva di combustibile.

G20 che sarà a metà novembre a Bali

Per questo la Commissione ha proposto un price cap dinamico e non fisso, che rifletta l’andamento dei prezzi sul mercato asiatico.

Le ragioni dello scetticismo tedesco sono condivise dall’Austria e dai Paesi Bassi: i due paesi ospitano degli hub del gas, rispettivamente il Baumgarten e il TTF. Favorevole al cap, invece, è un gruppo di quindici paesi di cui fanno parte l’Italia, la Francia, il Belgio, la Spagna, il Portogallo e la Polonia.

Sergio Giraldo, manager del settore energetico, ha parlato di una situazione “in stallo” in sede europea: “Anche se probabilmente”, aggiunge, “si celebrerà l’unica cosa su cui si troverà un accordo, ovvero la procedura di acquisti congiunti di gas che tanto serve alla Germania [è il paese europeo che consuma più gas, ndr], ancora una volta vale la vecchia massima secondo cui ‘stare nell’Unione europea è semplice: 27 capi di stato si siedono attorno a un tavolo, fanno lunghe trattative e alla fine la Germania dice no’”.

Fra ’Luca Pacioli, il frate della Divina Proporzione: insegnò la matematica a Leonardo da Vinci e divenne il padre della contabilità. Di Elena Tempestini

Un rombicubottaedro. Illustrazione di Leonardo da Vinci per la Divina proportione

Il frate francescano e matematico Luca Pacioli nato a Borgo Sansepolcro, in Toscana, nel 1445, fu una delle menti più brillanti e famose del Rinascimento: studiò con Piero della Francesca, conobbe Bramante e insegnò a Leonardo Da Vinci. Matematico appassionato di scacchi e di numeri che divennero la moderna ragioneria.

Fra’ Luca Pacioli venne dimenticato per quasi due secoli, ma a cavallo fra Quattro e Cinquecento era molto famoso, tanto da meritarsi un ritratto, enigmatico quasi quanto la sua figura, oggi conservato a Napoli. Pitagorismo, platonismo e teologia coesistono in modo perfetto nell’idea di Pacioli, ed è la matematica a spiegare questo connubio perfetto di suggestioni, tanto complesse quanto lo è il creato stesso. Nella sua opera principale, la Divina proporzione, matematica e metafisica coesistono, riassumendo appieno lo spirito rinascimentale. Il SENSO DELLA BELLEZZA, che permette a tutti i saperi di essere connessi fra loro. Non esistono speculazioni fini a se stesse bensì ogni elemento è utile a comprendere l’architettura divina di cui l’uomo è pilastro fondante.

Ritratto del Frate matematico Luca Pacioli 1495, eseguito da Jacopo de’ Barbari ed esposto presso il Museo di Capodimonte.

Luca Pacioli è celebre soprattutto per il suo trattato intitolato “De divina proportione” di cui restano oggi due sole copie manoscritte: una conservata nella Bibliothèque Publique et Universitaire di Ginevra ed un’altra presso la Biblioteca Ambrosiana.
Il manoscritto dell’Ambrosiana è un codice in pergamena, in elegante scrittura umanistica, di 130 fogli, e reca la data del 14 dicembre 1498. Venne donato alla Biblioteca nel 1637 dal mar­chese Galeazzo Arconati, insieme ad altri manoscritti di Leonar­do Da Vinci tra cui il famoso Codice Atlantico.
Luca Pacioli nel suo trattato mette in evidenza gli studi della sezione aurea, in quanto scrisse che la proporzione divina è applicabile a tutte le arti, ed è necessario che tutti gli uomini di ingegno abbiano una copia dell’opera da cui avranno diletto e nuova conoscenza.
Già i matematici dell’antichità classica e i filosofi greci erano rimasti affascinati dalla proporzione aurea, in quanto riflesso della perfezione e armonia divina. Di qui l’uso del­l’aggettivo “divina” per indicare la “proporzione” che regola il rapporto.
Leonardo da Vinci, alla fine del Quattro­cento incontrò a Milano Luca Pacioli, lo incontrò alla corte di Ludovi­co il Moro. Per lasciare ai posteri, una prova visibile di come avvenisse l’applicazione del­la sezione aurea alla geometria solida, il frate matema­tico commissionò direttamente al grande maestro fiorentino Leonardo, una serie di tavole con i disegni acquerellati di sessanta solidi costruiti a partire dalla sezione aurea: grazie al gioco della prospettiva e dei colori, ne derivò un’affascinante serie di figure geometriche tutte accomunate dall’idea della perfezione.

Il so­lido risulta appeso, secondo le regole fisiche del baricentro, a un cartiglio che ci dà la titolazione identificativa in lingua latina ciel solido stesso (cioè di quale solido si tratta e le sue caratteristiche). Sotto il disegno acquerellato del solido in questione, un’iscrizio­ne riporta la titolazione nell’antica lingua greca, la lingua dei pri­mi matematici e dei grandi filosofi. Si parte dalla sfera per arriva­re fino allo stupefacente poliedro a settantadue basi, passando per tutte le variazioni possibili e immaginabili.
L’effetto finale e complessivo è quello cli una vera e propria ‘galleria’ di immagini, quasi irreali nella loro perfezione. ( Biblioteca Ambrosiana)

I poliedri sono raffigurati sospesi, come a voler sottolineare la geometria “divina”

Fra’Luca Pacioli possiamo ricordarlo non solo per la “Divina Proporzione”, ma per un Trattato e una scoperta alla quale, la moderna economia, ancora oggi deve dire grazie. Nel 1494 Pacioli scrisse il trattato che descrive il sistema di partita doppia. Un sistema di scrittura matematica che veniva utilizzato dai mercanti di Venezia. Fu chiamato il ‘Metodo di Venezia’, venne incluso come appendice nel suo ‘Summa’, un compendio di tutto ciò che comprendeva la matematica in quel momento. Il metodo di partita doppia, è una scrittura contabile, consistente nel registrare le operazioni aziendali simultaneamente su due serie di conti, “ dare-avere”, secondo il principio della duplice rilevazione simultanea. Lo scopo era ed è, quello di determinare il reddito di un preciso periodo amministrativo e di controllarne i movimenti.

Siamo nel Rinascimento: la riscoperta di opere greche antiche portò ad un’età di cambiamento, preliminare all’età moderna. L’influenza degli studi classici è particolarmente sentita in ambito letterario e artistico, in matematica invece il periodo rinascimentale fu caratterizzato soprattutto dall’affermarsi dell’algebra e quindi, in qualche modo, in continuità con la tradizione medievale. Pacioli non fu un economista ma preparò il materiale, creò ed utilizzò per primo il linguaggio tecnico che è stato la radice della nostra odierna scienza economica. L’uso di due sezioni contrapposte per segnare i crediti ed i debiti ma anche i costi ed i ricavi, la doppia contabilizzazione delle operazioni finanziarie ed economiche ai fini di un maggior controllo, il concetto di pareggio, il bisogno di creare un inventario per i beni mobili e immobili

questi cinque corpi sono legati, proportionatili tra loro e circoscritti da una sfera, solo ricorrendo alla Divina Proportione che tra loro li accorda con certa irrazionale sinfonia”. ( Luca Pacioli)

La figura di Luca Pacioli ci aiuta a comprendere un’epoca di radicali cambiamenti, il passaggio verso un mondo globale nel quale diventa un’autorità assoluta in Europa. Colui che insieme alle più grandi menti illuminate del Rinascimento diviene l’organizzatore dei libri commerciali e dello sviluppo della geometria solida. È l’apertura a orizzonti nuovi, in una combinazione tra il rigore della geometria e la disponibilità a “mettersi in gioco” su spazi geografici e mentali. Dalla logica di una costruzione “chiusa”, attentamente misurata dalle risorse fisiche e intellettuali dell’uomo, si passa progressivamente a un respiro universale condiviso con artisti quali Piero della Francesca, Leonardo Da Vinci, Leon Battista Alberti Bramante, Raffaello e Albrecht Dürer

Divina Proporzione di Fra’ Luca Pacioli

Dal Convivio di Dante alla cultura digitale. Il Sommo Poeta scrisse: “ l’uomo saggio deve saper prevedere ciò che accadrà». Di Elena Tempestini

Convivio, opera incompiuta di Dante

“Dentro dall’uomo possono essere due difetti e impedi[men]ti: l’uno dalla parte del corpo, l’altro dalla parte dell’anima. Dalla parte del corpo è quando le parti sono indebitamente disposte, sì che nulla ricevere può, sì come sono sordi e muti e loro simili. Dalla parte dell’anima è quando la malizia vince in essa, sì che si fa seguitatrice di viziose dilettazioni, nelle quali riceve tanto inganno che per quelle ogni cosa tiene a vile.” ( Dante Convivio)

Il Convivio è una opera incompiuta di Dante, scritta negli anni dell’esilio, tra il 1304 e il 1307. L’opera, prevedeva, oltre al Proemio, 14 trattati di commento ad altrettante canzoni d’amore e di contenuto filosofico. Purtroppo si interruppe al quarto trattato. Grazie alle numerose fonti cui attinge, Bibbia, Aristotele, Cicerone, Boezio, Ovidio, Virgilio, ecc, il Convivio è una specie di enciclopedia del sapere umano, che ci mostra l’ampiezza delle letture e la rigorosa impalcatura logica del ragionamento dantesco.
Il primo trattato, composto da 13 capitoli, è l’introduzione generale che contiene la lode alla filosofia. È il pane del sapere, il cibo di Sapienza. Cibo? Convivio significa banchetto.
Il poeta ha ben in mente l’immagine del ‘vivere insieme’, del “mangiare insieme’, condividendo il cibo. Ma il “Convivio è una metafora, è il “banchetto della sapienza’.
Alla mensa sono seduti i veri sapienti. Dante immagina se stesso ai piedi della loro tavola dai quali può raccogliere le briciole del sapere. Le briciole, al di là del loro aspetto frammentario, costituiscono ricchezza accessibile per tutti. È lo scopo del Poeta, la sua divulgazione per rivolgersi a tutti gli esseri umani. È per questo motivo che scrive in volgare, la lingua quotidiana del popolo. ‘Traduce’ dal dotto latino in lingua “semplice” il ricco sapere.
Dante apparecchia, nel Convivio, una tavola sul quale imbastire un “banchetto metaforico”. Le vivande servite agli ospiti sono conoscenze degne di essere condivise con tutti, i quali eravamo, siamo e saremo tutti noi.
Il cibo servito è politica, teologia, filosofia, geografia, nei fatti la conoscenza più ampia.
La ‘beata mensa dei sapienti’ è aperta a tutti.

Catacombe di San Pietro e Marcellino, o catacombe di Sant’Elena. Roma. Datate circa 150 D.C. restaurate e rese visitabili dal 2014 grazie ai finanziamenti della Repubblica dell’Azerbaigian

La meraviglia è che possiamo leggere il Convivio come una metafora moderna. La tavola diviene una rete di conoscenza, che distribuisce vivande. Internet, il suo contenuto, il Web, i quali ci permettono e garantiscono un accesso alla conoscenza. Ed è proprio l’elogio alla lingua “volgare” che ispira una nuova visione della società e dei doveri dell’intellettuale per il Poeta. La divulgazione.

Dante si presenta come un divulgatore di conoscenze. Certo, possiamo accedere solo alle briciole, e non sempre possiamo riuscire a vederle, perché ci mancano gli strumenti organizzativi del sapere. Ed è questo che dovrebbe essere il nostro scopo di oggi, imparare e abituarci a muoverci nello sterminato universo di briciole, fiduciosi della nostra capacità di costruire il senso della bellezza. Le Biblioteche, gli Archivi digitali, sono un patrimonio in crescita: sono “luoghi virtuali” che forniscono accesso a una infinita serie di materiali di cui ricercatori, studiosi, studenti o utenti occasionali, hanno a disposizione per fare il loro lavoro, nuove forme di ricerca senza confini o barriere, difficili o impossibili da effettuare prima del loro avvento.

il termine “cultura” può essere interpretato anche in senso socio antropologico, come l’insieme di comportamenti, conoscenze, norme, sistemi di valori, meccanismi di controllo che una società, in tutte le sue componenti, mette in opera per sopravvivere, e possibilmente per vivere meglio.

La cultura di una società è necessariamente innervata nel suo tempo, nella sua organizzazione politica e civile, nei suoi sistemi di produzione, e sopratutto nelle tecnologie del suo tempo. la Cultura Digitale non è riducibile ad una serie di nozioni tecniche, più o meno approfondite, ma rappresenta la capacità di capire la complessità, la profondità, l’interrelazione dei sistemi che gestiscono il mondo contemporaneo.

Biblioteca digitale

Le competenze digitali, quali software, linguaggi, sistemi, piattaforme, social, sono destinati ad invecchiare rapidamente, a causa dell’alto tasso di innovazione del digitale, la cultura, il contenuto, è la base teorica profonda. È un ecosistema che controlla e gestisce le attività produttive, ma anche i mezzi di informazione, i rapporti interpersonali, il nostro tempo libero e le nostre passioni. Un ecosistema globale capace di riformulare i saperi del passato e contemporaneamente di proiettarsi nel futuro. Un banchetto, una tavola imbandita della quale dobbiamo prendere consapevolezza che ogni attività, ogni sapere è interconnesso, .

Un cambiamento così profondo e radicale che non possiamo più etichettare solo come “fenomeno” ma che deve essere considerato come un nuovo modo di comportarsi e relazionarsi, a tutti gli effetti. Il motore che muove l’idea di Dante attraverso il Convivio è il motore di ricerca di oggi, la struttura della cultura digitale. Ci sono secoli di distanza ma entrambi si incontrano, forse per la prima volta nella stessa epoca.

“Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.” Albert Einstein

Uomo e territorio sono un rapporto in continua evoluzione. I 150 anni dell’Istituto Geografico Militare, un’Istituzione antica volta verso il futuro. Di Elena Tempestini

150 anni dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, una vera e propria eccellenza, dentro e fuori dai confini italiani. 150 anni di una Istituzione antica ma sempre volta verso il futuro. Le attività dell’ IGM, Istituto Geografico Militare, sono caratterizzate dalla duplice natura del ruolo rivestito e riflettono l’evoluzione del quadro geostrategico internazionale e soprattutto l’evoluzione, che in tale contesto hanno subito le relazioni internazionali dell’Italia. La doppia natura di ente cartografico di Forza Armata e organo cartografico dello stato determina la necessità di coniugare le necessità geospaziali della Difesa, condizionate a loro volta dagli impegni contratti con la NATO, con le esigenze imposte, all’organo cartografico di stato, dalla normativa nazionale ed europea. Dalla manutenzione, misura e materializzazione dei confini di Stato con interventi periodici geotopocartografici, alla effettuazione di misure di carattere geofisico di gravimetria e geomagnetismo, nonché di astronomia geodetica;

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” ( canto XXVI, Inferno)

Sono le parole che Dante fa dire ad Ulisse, il quale esortava i suoi compagni a non temere l’ignoto, la curiosità e la voglia di sapere, avere il coraggio di oltrepassare le paure dei limiti umani. Se così non fosse ci sarebbe l’imbarbarimento dell’ uomo. È fondamentale fare tesoro della conoscenza per migliorarsi in tutto. Anche nel custodire il passato per gettare i ponti verso il futuro.

La geografia è l’occhio della storia. Questo motto, risale al geografo alessandrino Tolomeo del II secolo d.C. ed è ripreso molti secoli dopo nel proemio del primo atlante moderno, il “Theatrum Orbis Terrarum” del 1570, a cura del cartografo olandese Abraham Ortelius. La geografia serve per conoscere e memorizzare la storia, per collocare nello spazio le imprese degli antichi.

Biblioteca Attilio Mori

Uomo e territorio sono un rapporto inscindibile, in continua evoluzione. Con l’unificazione del Regno di Italia, si riconobbe l’esigenza per lo Stato, di creare una cartografia nazionale unitaria. Nacque l’Istituto Geografico Militare, corpo dell’Esercito Militare. Firenze capitale fu la città che lo accolse, nelle sale adiacenti alla basilica della Santissima Annunziata, in parte degli spazi monastici appartenuti al convento dei Padri Serviti. All’interno della struttura si trova l’imponente salone,  già biblioteca dei Servi di Maria, che oggi conserva il patrimonio librario dell’Istituto con e svolge le funzioni di Ente Cartografico dello Stato italiano con
200 mila volumi e 175 mila tiipologie cartografiche:  una collezione di atlanti di tutto il mondo dal 1570 ad oggi, una cartoteca, un’emeroteca che conta circa 750 testate nazionali ed estere e collezioni fotografiche.

Istituto Geografico Militare

Il complesso risale alla fondazione del convento dei Servi di Maria (1250 circa). Gli ambienti circostanti sono della fine del XIII secolo, mentre i locali contigui al secondo chiostro sono del XIV secolo. Fra il 1444 e il 1454 il cenobio viene interamente ristrutturato da Michelozzo, mentre al 1471 risale un altro intervento a opera di Leon Battista Alberti. La decisa accelerazione del progresso tecnologico degli ultimi decenni ha messo a disposizione dei topografi e dei cartografi nuovi e potenti mezzi: tecniche di rilevamento satellitare, metodologie ed applicazioni informatiche, procedure digitali di acquisizione ed elaborazione dei dati territoriali. L’Istituto geografico militare (IGM) ha il compito di fornire supporto geotopocartografico alle Unità e ai Comandi dell’Esercito italiano. L’uomo si trova immerso all’interno di un paesaggio caratterizzato da elementi naturali e non, che ne condizionano il suo modo di essere ed il rapporto con ciò che lo circonda. E’ necessario trovare il giusto equilibrio per mantenere la testimonianza della propria memoria, ma allo stesso tempo la capacità di progettare un futuro compatibile
per la salvaguardia del nostro Pianeta.

Ildegarda di Bingen, dottore della chiesa Universale, donna moderna nell’anno 1000, fu antesignana delle odierne evidenze scientifiche. Di Elena Tempestini

A sinistra Miniatura di Ildegarda di Bingen dell’ Uomo Sinfonico, ( Uomo Sinfonico”, miniatura tratta dal manoscritto “Liber Divinorum Operum”, I.2, ms. 1942, c. 9r, inizio del XIII secolo, Biblioteca Statale, Lucca.). A destra l’uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci Le proporzioni del corpo umano secondo Vitruvio”, cat. n. 228, Gabinetto dei Disegni delle Gallerie dell’Accademia, Venezia. Circa 300 anni separano i due disegni. Come per l’Uomo Vitruviano di Leonardo, l’Uomo Sinfonico di Ildegarda rappresenta l’ideale della perfezione. Per Ildegarda non nasce da scienza e misurazioni, ma da musica e poesia. Queste arti, sono da lei considerate un “collante” simbolico fra le idee filosofiche di macrocosmo, l’universo, e microcosmo l’uomo

In quale modo Ildegarda di Bingen contemplava il mondo in cui si muoveva? In maniera analogica. Il legame analogico tra l’uomo/microcosmo e l’universo/macrocosmo, sostenuto sin dall’antichità, ha formato nel corso dei secoli la base di numerosi saperi, tra cui la teologia, l’astrologia, la politica, la medicina, la scienza e la fisica. Per gli antichi greci l’universo era un ente vivente analogo all’uomo che ne faceva parte e come tale si componeva di anima e corpo. Curiosamente è lo stesso modello che ci rivela oggi la fisica quantistica, la teoria delle stringhe e la teoria matematica dei frattali: praticamente un granello di sabbia contiene l’universo, l’atomo è una rappresentazione del sistema solare, il nostro corpo è composto degli stessi atomi del sole, delle stelle, delle galassie, contiene dei buchi neri e conserva i detriti della nascita dell’universo. Non solo, nel nostro corpo sono scritti gli archivi della storia passata, ma Ildegarda ci parla anche del futuro, invitandoci a prendere cura tanto del nostro corpo quanto della nostra anima. In natura, troviamo i rimedi per potenziare l’energia vitale del corpo, nella musica, nella danza, nella contemplazione nutriamo il nostro Spirito. Questa attenzione alla nostra totalità è doverosa, oggi più che mai, per ricordarci che siamo al mondo per celebrare la bellezza, l’intelligenza, l’amore che abbiamo accumulato nei millenni della storia umana, non di certo per evocare la parte più arretrata, inconsapevole e avida del genere umano. Oggi, siamo ad un bivio epocale nel quale dobbiamo ricordare ciò che siamo e non diventare cibo di “un buco della memoria e della conoscenza”. Ildegarda è vissuta in un millennio attraversato da scismi, guerre, ideologie, epidemie. E se siamo oggi qui, lo dobbiamo alla vitalità, alla fede nella Vita, al coraggio dei nostri antenati, alla vitalità dell’universo che sempre si rigenera e si espande: ma sopratutto ha memoria. Come la scienza odierna in questi ultimi due anni ha dimostrato, grazie all’INFN, Istituto di Fisica Nucleare Italiano, c’è una rete cosmica, un web cosmico composto da infiniti filamenti che permeano gli spazi intergalattici, collegando le strutture più dense dell’universo e formando l’infrastruttura cosmica in cui nascono e si evolvono, nel corso di miliardi di anni, galassie, stelle, pianeti. Dall’altra, ci sono le reti filamentose di neuroni che costituiscono il cervello umano, in grado di ricevere, elaborare e trasmettere impulsi nervosi, e dare luogo alle complesse funzioni cognitive della mente.

Oggi più che mai l’attualità del pensiero di Ildegarda di Bingen, vissuta più di 1000 anni fa, è sotto gli occhi di tutti. I suoi concetti, le sue regole di vita sono state riscoperte in questo momento epocale, nel quale l’essere umano si trova davanti a un nuovo modo di leggere la vita dentro il suo ambiente.

«Luce del suo popolo e del suo tempo»: con queste parole Giovanni Paolo II, definì Ildegarda di Bingen nel 1979, in occasione degli 800 anni dalla morte della Mistica Tedesca. La sua autorevolezza supera decisamente i confini di un’epoca e di una società e, nonostante la distanza cronologica e culturale, il suo pensiero si manifesta di perenne attualità in tutte le Scienze e le Arti da lei penetrate. Il linguaggio di Ildegarda è caratterizzato da uno stile originale ed efficace, ricorre volentieri ad espressioni poetiche dalla forte carica simbolica, con folgoranti intuizioni, incisive analogie e suggestive metafore.

Ildegarda allo scrittoio – miniatura dal Liber Divinorum Operum, Ms. 1942 – Lucca, Biblioteca Statale.

“Iddio ha sistemato tutte le cose del mondo in considerazione di tutto il resto. Tutto ciò che è nei cieli, sulla Terra, e sotto la Terra, è compenetrato di interconnessione, è compenetrato con l’essenza del reciproco rapporto”.

L’uomo, secondo la cosmologia di Ildegarda, racchiude tutti gli elementi del mondo, perché l’universo intero si riassume in lui, che è formato della materia stessa della creazione. Perciò egli può in modo consapevole entrare in rapporto con lo Spirito, l’energia: e dove essa c’è, si trova la libertà. Ciò accade non per una visione diretta, ma, seguendo la celebre espressione, «come in uno specchio» L’immagine divina nell’uomo consiste nella sua razionalità, strutturata in intelletto e volontà. Grazie all’intelletto l’uomo è capace di distinguere il bene e il male, grazie alla volontà egli è spinto all’azione.

Cosmologia di Ildegarda di Bingen miniatura tratta dallo Scivias

Se possiamo pensare che fosse un millennio buio nel quale una donna non aveva diritto di parola, allora non ha mai letto la storia di Ildegarda. Essa era colei che scriveva ai papi, dialogava con i grandi della terra e predicava nelle cattedrali.

Quando un tempo le Scienze e le Arti non erano divise, ma avevano un linguaggio comunicativo tra di esse. quando lo scienziato, il filosofo e il poeta si comprendevano a vicenda c’era cibo di vita l’uno per gli altri.

Ildegarda di Bingen, donna Medico, erborista, teologa, compositrice e musicista, per l’esattezza fu la prima donna a comporre musica, i quali spartiti non sono andati persi, ancora oggi sono suonate e ascoltate. Per Ildegarda la musica è sinfonia dell’anima, con la sua danza-canto chiamata “ Ordo Virtutum”. Ildegarda, usa il movimento del corpo come guarigione per le persone cadute nel disordine interno: nessun altro mezzo è in grado di riportare l’armonia interiore come il movimento, la danza che unisce le connessioni con le forze vitali.

Ildegarda di Bingen, Liber Divinorum Operum
Lucca, Biblioteca municipale, Codex Latinum

Ildegarda fu spronata da Bernardo di Chiaravalle e autorizzata da Papà Eugenio III, nel 1147, a scrivere e parlare in pubblico. Rispettata e ossequiata, le venivano poste domande alle quali dava risposte sempre riferite all’autorità dell’energia, della “Luce vivente”. Le parole di Ildegarda avevano un’acuta capacità di discernimento e una grande sicurezza, dono della profezia e della veggenza che fu la caratteristica che più contribuì a far crescere la sua fama di santità.

“Tutto ciò che imparo e vedo in visione, rimane per lungo tempo nella mia memoria, così che ricordo ciò che ho visto e udito una volta. Contemporaneamente vedo, ascolto e comprendo, e quasi simultaneamente imparo ciò che comprendo”.

A distanza di ottocento anni è divenuta Dottore della chiesa universale.

Professa dell’ordine di San Benedetto,
è proclamata Dottore della Chiesa universale.
BENEDETTO PP. XVI

In Ildegarda risultano espressi i più nobili valori della femminilità: la presenza della donna nella Chiesa e nella società viene illuminata dalla sua figura.

In una lettera a San Bernardo scrisse: “Io sono un essere senza istruzione, e non so nulla delle cose del mondo esteriore, ma è interiormente nella mia anima che sono istruita.”

Ildegarda è la viridita’ del Mondo: è il vigore, la freschezza e la vivacità: la VIRIDIIS che indica il colore verde e tutto ciò che ad esso è idealmente collegato in termini di: crescita vitale, forza e vigore. Viriditas per Ildegarda è la rappresentazione reale di una energia interna all’essere vivente che viene percepita come una musica inaudita che muove ogni piuma al vento e danza con la fiducia di Dio per essere germoglio.

Ildegarda è la dimensione terrestre nella quale viviamo, nella sua essenza più autentica, attraverso il suo linguaggio ci permette di osservare fuori di noi ciò che nasce al nostro interno. All’uomo dotato di ragione è affidata la responsabilità del creato. 

L’uomo non è isolato, ma relazionato ad altri uomini composti da maschi e femmine. Non è al mondo per la sua propria volontà, bensì ha un compito, una missione da portare avanti.

Secoli che Ildegarda di Bingen occupa un posto di primo piano nel concetto di interpretazione del processo di creazione.

“ tutta la creazione è una sinfonia di giubilo e di gioia” e per esprimerlo nel reale, essa disegna una miniatura di nove cerchi e li fa corrispondere con i nove cori angelici: Angeli, Arcangeli, Virtù, Potestà, Principati, Dominazioni, Troni, Cherubini e Serafini: “Tutti inneggiavano al dono divino della creazione”. L’immaginazione è la forma di pensiero, che non segue regole ma elabora in modo del tutto libero un’esperienza sensoriale. L’immaginazione diviene la via per concepire e rendere reale un mondo inconoscibile. Ildegarda ci tramanda l’esempio di trasposizione di vere e proprie immagini interiori, da immagine, disegno alla parola. È colei che riceve il comando interiore di esternare le sue visioni perché tutti gli esseri umani possano goderne. Le sue visioni erano immagini dell’anima che venivano accuratamente riprodotte in ricchissimi disegni Miniati, L’arte in tutte le sue forme, diviene il passaggio per aprire la porta su un mondo mistico che accompagna verso il sé interiore. Ildegarda è consapevole e cosciente delle sue visioni, le sa che non sono frutto di sogni o di estasi, lo descrive nelle sue parole: “conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole”.

Conoscere la forma è l’interpretazione della lingua ignota, dell’alfabeto segreto nel quale non c’è la parola umana ma l’immagine come potenziale di espressione di una luce non terrena ma destinata agli uomini. Ildegarda è una messaggera della forza cosmica, delle forze divine che sono trasmesse all’uomo. Ildegarda ha rivoluzionato la visione del mondo e del suo tempo precorrendo e anticipando un caos moderno ma trasmettendoci la possibilità di una guarigione attraverso un processo globale che avviene su più livelli. Questo processo è già presente dentro ogni essere umano alla nascita, ma sarà attivo solo se fluirà consapevolmente dentro la natura alla quale appartiene. Ildegarda vede l’invisibile nel visibile, e lo rende reale attraverso la sua persona e i suoi atti. Gli “invisibili segreti dell’eterno”, un messaggero che trasforma da pensiero ad immagini per la mente umana, il fiume della vita. È il percorso che unisce l’arte creativa, l’artista che crea con L’Archetipo che genera. Le tre forze cosmologiche che si equilibrano e danno espressione al trionfo dei colori: il nero, il bianco il giallo, il grigio, l’azzurro, il rosso, il verde, l’oro quali codici e simboli del significato del linguaggio universale che comunica la molteplicità delle realtà percepibili per l’essere umano. Un sapere profetico che nasce, fiorisce e declina in una eterna circolarità che prende energia e forza dai “messaggeri” che in ogni secolo sono venuti e vengono a piantare i semi futuri.

Giuseppe di Arimatea, Glastombury Abbey e la devota tradizione del biancospino della casa regnante inglese.

Glastombury Abbey, Giuseppe D’Arimatea e i Reali Inglesi.

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò.

Giuseppe d’Arimatea in Britannia

Giuseppe di Arimatea viene menzionato nei quattro vangeli nel contesto della passione e della morte di Gesù. Membro del Sinedrio che si rifiutò di condannare Gesù. Nella leggenda, Giuseppe d’Arimatea, approdò sulle coste britanniche, ai tempi popolate dai romani, e si racconta che fu il fondatore della prima chiesa sul suolo britannico, Glastonbury, vicino alla Glastombury Tor, la Torre di San Michele, la quale fu distrutta da un terremoto l’11 settembre del 1275. Un sisma tremendo, tanto che fu sentito a Londra, a Canterbury e in Galles. Nel corso dei secoli, fu recuperata una croce solare risalente al X o all’XI secolo.

Glastombury Tor.

La collina è menzionata nei miti celtici in particolare nella mitologia legata alla figura di Re Artù: si pensa di probabile costruzione Romano-britannica grazie al ritrovamento di alcune ceramiche di vasi per vino che erano stati importati dal Mediterraneo. Nei secoli Glastombury si espanse grazie ai monaci benedettini, nel 1184 un grande incendio distrusse le costruzioni monastiche, ma Glastombury fu ricostruita con celerità e consacrata nel 1186.

Luogo del presunto ritrovamento della tomba di Re Artù e della regina Ginevra a Glastombury

Lo storico Giraldus Cambrensis, gallese, nel suo De principis instructione del 1193, poi ripreso in Speculum Ecclesiae del 1216 afferma che l’abate Henry de Sully ordinò una ricerca scoprendo, ad una profondità di circa 5 metri, un enorme tronco di quercia scavato, contenente due scheletri. Sopra di esso, e sotto una pietra come scritto da Giraldus, c’era una pesante croce con un’iscrizione inequivocabile: ” Hic jacet sepultus inclitus rex Arthurus in insula Avalonia” (Qui giace sepolto il famoso Re Artù nell’isola Avalonia).

Giraldus Cambrensis

Gli storici smentiscono l’autenticità del reperto. Una trovata “pubblicitaria” del 1100 per far visitare il luogo? Potrebbe essere stata una idea per raccogliere i fondi necessari per la ricostruzione della chiesa dopo l’incendio. Praticamente è la prova che le fake news, la contraffazione della storia è sempre esistita, anche nelle fonti scritte e ritenute “attendibili” dei tempi storici, costruite e prodotte sempre per scopi ben precisi.

Biancospino in fioritura anche nell’Abbazia di San Galgano, dove si trova la cappella dell’Eremo di Montesiepi , chiamata “la rotonda” per via della sua forma, all’interno della quale si trova una vecchia spada datata metà del 1100/ inizio 1200. La spada è di ferro ed è conficcata nella roccia. Ph. Crediti Elena Tempestini

L’abbazia di Glastonbury, è considerata la culla della cristianita’ inglese.

La cucina dell’Abate di Glastonbury Abbey. Confortata da quattro enormi camini posti ai quattro angoli, a conferma della condizione molto agiata del luogo. Oggi considerata una delle cucine medioevali meglio conservate in Europa

La leggenda narra che Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio che sì rifiuto’ di condannare Gesù, arrivato in Britannia nel I secolo, stava dormendo e dal suo bastone pastorale piantato accanto al suo corpo, sarebbero uscite delle radici e dei fiori. Erano i fiori di un biancospino splendido. Il biancospino fin dai tempi più antichi era considerata una pianta di buon auspicio. Gli antichi greci utilizzavano il biancospino per decorare gli altari prima di cerimonie nuziali perché lo ritenevano propiziatorio. Le antiche popolazione celtiche gli dedicavano un intero mese, da metà maggio a metà giugno e lo consideravano l’albero delle fate, secondo le credenze popolari del tempo. Dove cresceva un biancospino con pazienza si sarebbero potute ammirare le piccole e magiche creature fatate. I romani lo chiamavano Alba Spina, spina bianca, nome ancora oggi conosciuto, e gli attribuivano il potere magico di scacciare gli spiriti maligni grazie alle sue spine aguzze. Nella mitologia romana il biancospino è la pianta consacrata alla dea Flora la dea della Primavera alla quale è attribuita anche la nascita di Firenze. Secondo le credenze inglesi i fiori bianchi del biancospino rappresentano l’Immacolata Concezione, gli stami rossi le gocce del sangue versato da Gesù Cristo e, le spine simboleggiano la corona di spine posta sul suo capo.


“Il biancospino di Glastombury”, cresce davvero nei dintorni della cittadina inglese, ed ha una caratteristica speciale che lo rende diverso da tutti gli altri biancospini del mondo. È l’unico che ha doppia fioritura, sia nella tarda primavera che una seconda volta, in pieno inverno. Nel periodo di Natale.

Nel 1649, la “miracolosa” pianta fu recisa, il re Cattolico Carlo I decapitato, e proclamata la repubblica, Oliver Cromwell fece tagliare in segno di spregio il biancospino, simbolo degli omaggi che ogni anno venivano tributati al re e ai suoi parenti.

Ristabilita la monarchia con Carlo II, si volle dedicare attenzione al simbolo del biancospino, il re fece piantare un alberello per continuare la tradizione. A Glastombury passeggiando fra i resti della abbazia, c’è un cippo che indica il luogo in cui sorgeva il biancospino: Il biancospino di San Giuseppe. Da quel momento in poi ogni anno durante il periodo natalizio il biancospino fioriva ed un suo ramoscello in fiore veniva portato in dono ai regnati Inglesi.

Francobollo Inglese che celebra il biancospino

La tradizione natalizia, ancora oggi, si è sempre ripetuta.
la mattina di Natale, la regina Elisabetta II era solita entrare nella sua sala da pranzo, nella quale, davanti al suo piatto vi era un piccolo ramoscello di biancospino appena arrivato da Glastombury, mantenendo l’antichissima tradizione. Carlo III, noto ambientalista, ecologista ed amante della natura, dopo aver promesso di tutelare la chiesa cattolica di Scozia porterà sicuramente avanti la tradizione della cristianità inglese.