Questo mio scritto nasce dopo aver letto l’articolo del dott. Gerardo Coppola, ex dirigente della Banca d’Italia, riguardo al libro della Banca d’Italia scritto da Maria Teresa Visca: “La Lingua dell’Economia in Italia”, un libro che spiega come il linguaggio e la storia dell’economia, comunichino contenuti specialistici in una forma chiara e fluida anche per coloro che non sono esperti del settore. Il linguaggio è da sempre uno “strumento di potere” nella società, è un sistema di comunicazione strutturato che può essere verbale, non verbale o scritto. È usato per esprimere o trasmettere pensieri, idee, emozioni, informazioni, narrazioni, e molto altro. Il linguaggio ha un ruolo fondamentale, ci permette di capire il mondo che ci circonda, di condividere esperienze e conoscenze, di formare relazioni sociali e culturali, di esprimere identità personali e di partecipare alla vita sociale e politica. Il linguaggio non è semplicemente un mezzo neutrale per la comunicazione, è uno strumento che può essere usato, e spesso lo è , per esercitare, mantenere, sfidare o negoziare il potere. Il linguaggio è in continua trasformazione, e lo dimostra molto bene oggi l’intelligenza artificiale, la quale ha il potenziale per democratizzare l’accesso a informazioni e servizi, rendendo più facile per tutti comprendere e utilizzare tecnologie considerate complesse.
Tra le risposte all’articolo, sono stata attirata da un concetto latino: “Instrumentum regni”, termine che si riferisce alla pratica di utilizzare una determinata risorsa o mezzo come strumento di potere o di controllo.
Passato, presente e futuro, il linguaggio continuerà ad evolversi e creare nuovi modi di comunicazione.
William Blake, Divina Commedia
Ma dove avevo già letto l’espressione latina usata nei confronti del potere? Mi sono ricordata dell’Epistola di Dante scritta a Cangrande della Scala, sono andata a rileggerla e come sempre, ritrovo che in ogni azione, in ogni volontà di comprendere c’è l’inizio per imparare e vedere una nuova prospettiva. L’Epistola fornisce il punto di vista di Dante su come dovrebbe essere letta e interpretata la Divina Commedia, la descrive “regnante” , “instrumentum regni’. Un’opera che governa e che può riuscire a condurre il genere umano da uno stato di miseria a uno stato di felicità.
Vi può sembrare strano parlare di economia, di Dante e di Intelligenza artificiale? Assolutamente no, perché ognuno di questi elementi è impegnato nella “produzione di valore” anche se in modi molto diversi.
William Blake, Divina Commedia
Nell’economia, si crea valore tramite la produzione e lo scambio di beni e servizi. L’umanesimo, come nell’opera di Dante, crea valore esplorando e riflettendo sulla condizione umana, l’intelligenza artificiale crea valore attraverso la sua capacità di processare enormi quantità di dati molto più velocemente di quanto potrebbe fare un essere umano, trasformandoli in informazioni utilizzabili.
William Blake, Divina Commedia
Dante Alighieri, una delle figure più eminenti nella letteratura mondiale, è ricordato come il “Padre della lingua italiana”. Nel suo trattato intitolato “De Vulgari Eloquentia”, Dante difende l’uso del volgare come lingua letteraria. In un contesto elitario, dove il latino era la lingua dotta, il volgare e’ il dialetto parlato e compreso dalla gente comune, la Commedia un’ opera comprensibile , una guida spirituale per l’umanità.
Dante considera ed usa la comunicazione del linguaggio come uno strumento di potere, di unione e di identità, e l’utilizza in maniera consapevole per dare all’Italia un comune denominatore di coesione culturale. La scelta fu controversa. Molti intellettuali del tempo guardavano con disprezzo il volgare, considerandolo una lingua inferiore non adatta alla letteratura. Così, l’opera di Dante fu rifiutata da molti contemporanei. Tra questi vi era lo Jesino Angelo Colocci, Segretario Apostolico di Papa Giulio II e per trenta anni di LeoneX, il Papa della famiglia Medici. Colocci era un umanista italiano del Rinascimento, bibliofilo noto per il suo amore incondizionato per la tradizione classica latina, traduttore del “ De Architectura” di Vitruvio, amico di Pietro Bembo, maestro di umanesimo e conoscenza del giovane Raffaello Sanzio. La passione per la tradizione classica portò Angelo Colocci a disprezzare apertamente gli autori che sceglievano di scrivere nelle lingue volgari, incluso Dante Alighieri. Angelo Colocci credeva fermamente che il latino fosse una lingua superiore, raffinata e elegante, in grado di esprimere concetti complessi con una precisione che, a suo avviso, il volgare non poteva raggiungere.
William Blake, Divina Commedia
Dante riuscì a creare un interessante contrasto culturale che da secoli si ripresenta. Se l’utilizzo del volgare da parte del Sommo fu controverso, anche l’intelligenza artificiale ha affrontato e continua ad affrontare molte sfide etiche. Quindi se la lingua italiana poteva essere uno strumento di potere ma anche di unione, al contrario opposto c’era chi considerava la neo lingua, una sorta di corruzione, un degrado della vera erudizione. Sebbene l’intelligenza artificiale possa portare benefici a larga scala alla società, ci sono alcune preoccupazioni e discussioni contro il suo uso esteso.
Attraverso il suo capolavoro, Dante ha promosso un radicale cambiamento culturale, diffondendo la lingua volgare, rendendola preziosa e rilevante per le lettere e la cultura. Una trasformazione, un cambiamento significativo nella lingua e nella cultura italiana, così come oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per portare a cambiamenti significativi nel modo in cui viviamo. Ciò si è rivelato essenziale per lo sviluppo di una lingua italiana che oggi giorno chiamiamo “standard” per l’affermazione del suo uso nelle attività letterarie, educative e scientifiche.
William Blake, Divina Commedia
Grazie a queste analogie, possiamo vedere come entrambi, attraverso il linguaggio comunicativo abbiano avuto e continuino ad avere impatti significativi sul mondo. Tuttavia, è importante ricordare che Dante era un individuo che creava arte, mentre l’intelligenza artificiale è uno strumento creato dall’essere umano. Le implicazioni e le responsabilità sono molto diverse, ma per chi studia le discipline umanistiche l’uso consapevole dell’intelligenza Artificiale sarà sempre più fondamentale.
Santo Stefano venne lapidato a Gerusalemme nel 31 dopo Cristo per istigazione del Sinedrio, accusato di bestemmiare contro Dio e contro Mosè. Egli fu il primo dei sette Diaconi scelti dagli Apostoli e fu il primo a subire il martirio per sostenere la fede di Cristo. In sua memoria vennero in seguito edificate numerose Chiese a lui dedicate, tra queste una è particolarissima: si tratta di Santo Stefano Rotondo in Roma.
Sorge sul monte Celio, il più ampio ed irregolare dei sette colli, dominante la valle dell’anfiteatro Flavio. Si chiamò in origine Querquetulanus, poiché era coperto da un fitto querceto considerato un bosco sacro. Si poteva accedere attraverso la porta Celimontana e Capena; da quest’ultima iniziavano la via Appia e la via Latina. L’acquedotto Appio l’attraversava nel sottosuolo, in tutta la sua lunghezza, da nord-est a sud-ovest.
In questa zona di Roma, si praticò a lungo il culto di Iside, così come tramandano gli scritti di Trebellio Pollione; il nome della Chiesa di S.Maria della Navicella deriva, ad esempio, dal piccolo naviglio in marmo fatto eseguire da Leone X riproducendo un originale antico, attributo di Iside dea della navigazione e quindi collegato al Navigium Isidis, una delle feste più importanti del calendario romano che aveva luogo in primavera per la protezione delle navi e dei naviganti. L’imperatore Domiziano (81-96 d.C.) nutrì un fervente culto per Iside e così molti altri Imperatori romani, tra cui Diocleziano (284-305 d.C.) al quale dobbiamo l’Iseo ed il Serapeo della vicinissima via Labicana.
Lo stesso Diocleziano era nel contempo un fedele del dio Mithra al quale eresse un tempio nel 307 elevandolo al ruolo di protettore personale del suo potere. Il Mithraismo a Roma assunse carattere di religione misterica; i riti si svolgevano nei Mitrei, costruzioni sotterranee a forma di grotta simboleggianti il cielo, costituite da una sala centrale rettangolare e da un altare posto in una nicchia in cui era raffigurato l’episodio principale della vicenda del dio: l’uccisione del toro primordiale, con significato cosmogonico e salvifico. L’iniziazione mitraica comprendeva sette gradi e il momento centrale della liturgia mitraica era la consumazione da parte degli iniziati del pasto sacro. Sul monte Celio venne edificato un importante Mitreo annesso ai Castra Peregrini, caserma/fortezza in cui alloggiavano le milizie straniere. Solo nel 312 d.C., con Costantino, ci fu il trionfo del Cristianesimo sulle altre religioni praticate a Roma. In Occidente S.Agostino si fece propagatore del culto di S.Stefano e Papa Simplicio da Tivoli fece edificare la Chiesa di santo Stefano Rotondo al Celio. Siamo nel V secolo: nel 476, con la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre scompare anche l’ultima traccia della potenza della Roma imperiale; già nel 395, con la morte di Teodosio l’Impero era stato diviso in due; gli Unni di Attila distruggono Aquileia nel 452 e tre anni dopo Roma subisce il sacco da parte dei Vandali di Genserico.
Ed è in questo periodo così oscuro e turbolento che Papa Simplicio, probabilmente intorno al 470 edifica S.Stefano. La edifica in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma. Molte sono le chiese che vengono costruite in quegli anni, anche se pochissime sono giunte fino a noi; ciò è logico se pensiamo al fatto che il Cristianesimo è una nuova religione in forte espansione che deve occupare, anche visivamente, con i suoi edifici sacri, gli spazi precedentemente usati dalle religioni in via di decadimento. Le stesse città crescono attorno alla chiesa; a Roma l’asse politico si sposta verso il Vaticano, fino ad allora zona di estrema periferia. Le prime chiese cristiane ricalcano la struttura architettonica dei templi romani: le basiliche a pianta longitudinale. Gli edifici a pianta centrale sono in genere concepiti come mausolei, battisteri, come Martyria, assai raramente sono destinati a raccogliere vaste masse di fedeli per celebrare il culto: uniche due eccezioni sono S.Lorenzo a Milano e Santo Stefano Rotondo a Roma. Santo Stefano ha subito nel corso degli anni molti rimaneggiamenti che hanno in parte cancellato l’impianto originario. Venne innalzata a base circolare con un diametro di 144 cubiti (1 cubito romano equivale a 0,462 metri); anche l’altezza, al centro del Tempio era di 144 cubiti. Pertanto diametro e altezza sono uguali: all’interno è quindi possibile immaginare una sfera avente la dimensione di 144 cubiti. Il numero di 144 non è casuale, numero della creazione, metaforicamente il mondo è stato costruito in 6 giorni: 24 ore x 6 = 144, il quale è la radice quadra di 12. 12 x 12, e’ la massima completezza; rappresenta il valore numerario della parola Santa Gerusalemme nell’alfabeto greco; dodici sono gli Apostoli. La Chiesa, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio. Se il numero 144, riferito alle dimensioni estreme del tempio hanno quelle valenze simboliche di cui prima abbiamo fatto un breve cenno, anche questi ultimi numeri sono carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte, con i portali esterni e i pilastri di sostegno, rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale ( Battistero di Firenze). Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture, l’inizio è la fine che vediamo ben scolpito sulla facciata di Santa Croce a Firenze. Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione: omne trinum perfectum, per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. Ma anche numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese. Trentasei è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti l’ogdoade, termine che significa otto, è la somma di uno più due, più tre, fino al numero trentasei, praticamente l’otto e’ il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa.
Non deve stupire questa ricchezza di simboli che permeano la Chiesa di Santo Stefano Rotondo: molte persone hanno già scritto approfonditamente sui significati che si riescono a cogliere da un’attenta lettura della chiesa in particolare Ritz Sandor che ha dedicato due importanti monografie allo studio di Santo Stefano, ma è altrettanto evidente il raffronto che si può fare con l’Anastasi che, con il Martyrion e il Triportico, formavano la tripartita basilica costantiniana, grandioso mausoleo sorto sopra la tomba vuota di Cristo, il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Sotto il regno dell’Imperatore Costantino, fu ordinata la costruzione di complessi edifici sacri sul luogo considerato la tomba vuota di Cristo, conosciuto come il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Questi edifici erano tre:
L’Anastasis, che significa “Resurrezione” in greco. Era una chiesa rotonda costruita sopra la tomba vuota di Cristo.
Il Martyrion, che significa “luogo del martirio” in greco. Era una basilica, una sorta di edificio rettangolare allungato usato per adorazione e liturgia cristiana. Questo era collocato parallelamente e ad est dell’Anastasis.
Il Triportico, un cortile colonnato o porticato con tre entrate, situato a sud dell’Anastasis e del Martyrion.
Erano tre componenti che insieme creavano un grande complesso sacro, costruito per commemorare la vita, la morte e la resurrezione di Cristo. Il progetto era univoco per il tempo e segnava la nascita del cristianesimo come religione sostenuta dallo Stato.
In quei lontani anni ancora si sapeva costruire secondo misura usando le esperienze trasmesse nel tempo da antichi Maestri; si sapeva plasmare le forme arricchendole di significati profondi e duraturi. La Chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, il esperienza ed ammonimento, era dottrina fatta pietra e tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni: molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione di questa Chiesa. Ma se molti sono questi elementi uno, specialmente, se ne discosta in maniera sostanziale.
Giovanni nell’Apocalisse dice:
“….e mi mostrò l’Angelo del Signore, la grande città. La santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo presso di Dio… Essa aveva un grande ed alto muro con dodici porte… il muro della città aveva dodici fondamenti, e su quelli erano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello… la città era a forma quadrangolare… la sua lunghezza, larghezza ed altezza erano uguali… misurò anche il muro ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, cioè d’angelo… non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio…” . La città era a forma quadrangolare”; perché si volle fare allora rotonda questa chiesa? Il cerchio è il più importante e diffuso simbolo geometrico, rappresenta la perfezione, non ha inizio né fine né direzione. Il cerchio è il simbolo stesso del cielo, come il quadrato è il simbolo della terra; il cerchio è simbolo quindi della spiritualità; il cerchio quindi rappresenta Dio. Aggiungendo i raggi si trasforma in ruota e da immutabile diventa dinamica.
Quadrare il cerchio significa il tentativo che l’uomo fa per innalzarsi dalla terra, quadrata, al cielo, rotondo; tentativo che non potrà mai dare risultati fino a quando è solamente l’uomo, nella sua pochezza, che si adopera per ritornare allo stato primigenio. Il simbolismo, legato al cerchio, si perde nella notte dei tempi e si trova in tutte le culture: le danze si svolgono in cerchio, le più antiche costruzioni mistiche dell’uomo sono circolari, esempio insuperabile è Stonehenge; il cerchio con il centro segnato rappresentava il Sole. I primi tumuli funerari furono indubbiamente rotondi così come i primi tempi dedicati ai morti; nei mausolei e nei Martyria venivano onorati e ricordati i morti. D’altra parte una struttura rotonda mal si presta alle funzioni liturgiche: siamo abituati a strutture rettangolari ove, in fondo ad un lato è l’officiante; i fedeli si rivolgono a lui che rappresenta il punto di riferimento spaziale. Porsi in una struttura rotonda , rivolgendosi verso il centro di questa struttura vuol dire perdere il concetto di spazialità per farsi come trascinare in una adimensionalità; vuol dire ritornare indietro nei tempi primordiali di quando si stava seduti in cerchio intorno al fuoco, rubato dal cielo agli dei.
Questa chiesa è quindi senza spazio e senza tempo, è qualcosa di vicino a Dio; è anzi la promessa della venuta di Dio sulla terra. Ecco perché non è stata costruita così come la vede Giovanni nell’Apocalisse, è l’ultimo atto della volontà divina. Il cubo si trasforma in sfera: il cerchio all’interno del quadrato è la “scintilla” divina nell’involucro della materia. Questa chiesa, che affonda le sue basi su terreni che conobbero altri culti ed onorarono altre divinità, è orientata nel tempo e nello spazio ma essa stessa è senza tempo e senza spazio, è l’antico patto tra Dio e l’uomo, è la promessa della salvezza che scaturirà dall’apocalisse. L’apocalisse appartiene al genere della letteratura di rivelazione, dove, direttamente ispirata dalle divinità, per tramite di una visione, arriva un messaggio doppiamente occultato e Ri-velato, due volte, un aspetto allegorico ed exoterico, l’altro, esoterico, è riservato ad un ristretto numero di persone che scendono nelle profondità dei misteri. Il messaggio avverte dell’imminente venuta dell’ora del giudizio, dell’avvento delle Tenebre e della conclusione di un processo dovuto all’allontanarsi dell’uomo da Dio e dalla Verità. il Giudizio si accompagnerà con la resurrezione dei corpi e con la discesa dal cielo della Gerusalemme Celeste, intesa come recupero di quel Paradiso Terrestre perduto. Pertanto il ricevimento della Grazia è da un lato recezione passiva dell’influsso spirituale, dall’altro è la ricerca interiore, attiva, che renderà effettivo ciò che viene trasmesso in modalità simbolica con la ricerca e la trasformazione. Stefano ha saputo leggere quei segni nascosti e li ha interpretati nella giusta misura. A noi non resta che rimanere stupiti di fronte al messaggio che antichi maestri hanno saputo tracciare trasformando la pietra da grezza a levigata: quanti di questi messaggi sono sotto i nostri occhi? E quanti di questi messaggi, non solo non sappiamo più coglierne il significato profondo, ma li denigriamo perché incapaci di comprenderli. Attualmente la Chiesa di Santo Stefano Rotondo è in fase di decadenza, le antiche mura non fanno sospettare che al suo interno vi siano tesori inestimabili. Sembra quasi che le parole di Giovanni prendano qui corpo: non siamo più in grado di leggere, di ascoltare la parola divina, di misurare con i numeri sacri, di vedere quanto ci è stato tramandato con la pietra. Solo pochi hanno questa capacità: la loro condizione è quella della “veglia in armi” dei Templari che dotati di due spade sono pronti al duplice combattimento “contro la carne e il sangue e contro gli spiriti di malizia diffusi nell’aria”, così come dice San Bernardo. “I custodi del Tempio eressero molte loro Chiese rotonde, come il Santo Sepolcro e come Santo Stefano.
“E quell’Assoluto, Irrespirato, Respirò, per Sua Stessa Natura”
La rivista scientifica ‘Nature’ è celebrata a livello globale per il suo impegno costante verso l’eccellenza scientifica e l’informazione accurata. Fondata il 4 novembre 1869 nel Regno Unito, ‘Nature’ ha iniziato il suo viaggio come settimanale scientifico sostenuto economicamente da privati. Joseph Norman Lockyer, astronomo, primo editore della rivista, studiando la luce solare durante un’eclissi e, analizzandone lo spettro, trovo’ la linea di emissione di un elemento fino ad allora sconosciuto, era l’Elio. Da quel momento decise che una rivista scientifica doveva essere pubblicata per condividere in tutto il mondo gli avanzamenti e le scoperte che abbracciavano la multidisciplinarieta’ della scienza. Ogni anno la rivista crea il premio Nature’10, celebrando coloro che stanno costruendo un futuro migliore, per la medicina, per l’energia, per la tutela dell’ambiente, per le ricerche spaziali, per l’espansione astrofisica e per tutta la tecnologia che riguarda il miglioramento delle condizioni del’Universo e dell’umanità.
In questa fine di anno 2023 tra i dieci premiati ci sono cinque donne, quattro uomini e un non umano.
Kalpana Kalahasti e’ una ingegnera indiana, che è riuscita, con l’agenzia spaziale indiana ISRO, a depositare una sonda sulla superficie lunare, quarta nazione dopo Stati Uniti, Cina e Russia. Dopo il fallimento della missione lunare Chandrayaan -2 del 2019, e’ stato possibile migliorare e comprendere gli errori, tanto da arrivare alla missione Chandrayaan -3 che è stata un successo.
Kalpana Kalahasti
Marina Silva, già Ministro dell’ambiente e del cambiamento climatico del Brasile per il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Marina Silva e’ nata nel cuore della foresta Amazzonica, Nata nel cuore della Foresta Amazzonica, ha passato quasi tutta la sua vita come attivista e politica, reintroducendo una nuova versione del Piano di Azione per la Prevenzione e il Controllo della Deforestazione in Amazzonia.
Marina Silva
Annie Kritcher del Dipartimento per l’energia statunitense, e’ riuscita con il suo team a riprodurre la stessa reazione che fa brillare le stelle ma in un ambiente controllato. Ha creato uno dei più importanti esperimenti di fusione nucleare al mondo.
Annie Kritcher
Eleni Myrivili è il primo Chief Heat Officer delle Nazioni Unite, un compito che consiste nel sensibilizzare l’opinione pubblica e gli organi competenti sulle cause e sugli effetti delle ondate di calore estremo dovute al riscaldamento globale, e assicurare lo stanziamento di fondi per supportare lo sviluppo di tecnologie di raffrescamento che non contemplino l’emissione di gas serra.
Eleni Myrivili
Svetlana Mojsov è una biochimica della Rockefeller University di New York, che ha avuto un ruolo chiave nell’indentificare e caratterizzare la forma attiva dell’ormone GLP-1, usato nei farmaci antidiabetici e antiobesità a base di semaglutide. La ricercatrice già alla fine degli anni ottanta aveva scoperto che l’ormone GLP-1 poteva ridurre i livelli di glucosio nel sangue umano. Ma la sua ricerca è rimasta per lungo tempo non riconosciuta.
Svetlana Mojsov
Katsuhiko Hayashi, biologo dell’Università di Osaka in Giappone, ha ottenuto dei cuccioli di topo a partire dalle cellule di due topi maschi. Esperimento che fino ad oggi era ritenuto impossibile, lontano decenni da possibili applicazioni sulla medicina riproduttiva umana.
Katsuhiko Hayashi
James Hamlin è un fisico della materia condensata presso l’Università della Florida di Gainesville. Ha fatto ritirare ad un collega fisico la metodologia che aveva presentato sulla superconduttività, dimostrando l’inesattezza del lavoro.
James Hamlin
Halidou Tinto dirige una clinica in Burkina Faso. Professore di parassitologia e scienziato della salute globale con alle spalle anni e anni di ricerche che hanno contribuito a comprendere e combattere la malaria nell’Africa sub-sahariana. Tinto ha fondato l’Unità di ricerca clinica di Nanaro in Burkina Faso come parte dell’Institut de Recherche en Sciences de la Santé. Senza i suoi studi non sarebbe stato possibile l’approvazione dei primi vaccini antimalarici RTS,S/AS01. Una grande scoperta
Halidou Tinto
Thomas Powles, ricercatore di oncologia presso il St Bartholomew’s Hospital di Londra, ha scoperto che la combinazione di due nuovi farmaci, rispetto alla chemioterapia tradizionale, estende la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore alla vescica da 16 mesi a 2,5 anni. A ottobre 2023 , ha presentato i suoi risultati all’European Society for Medical Oncology Congress a Madrid, ricevendo un applauso durato più di un minuto. Questo è il primo risultato rivoluzionario nella terapia delle forme avanzate, di questo tipo di tumori da quasi 40 anni. La scoperta di un’immunoterapia che toglie il freno alle cellule immunitarie che uccidono i tumori. Un nuovo passo per la salute di tutti gli esseri umani.
Thomas Powles
Ilya Sutskever è lo scienziato a capo di OpenAI, una organizzazione di ricerca sull’intelligenza artificiale con sede a San Francisco. Fondata nel dicembre 2015 da Elon Musk, Sam Altman e un gruppo di altri co-fondatori, l’organizzazione ha l’obiettivo di garantire che l’intelligenza artificiale generale possa essere utilizzata in modo sicuro e che i suoi benefici siano equamente distribuiti a tutti.
Ilya Sutskever
Lo scienziato ha ritirato il premio per la sua creazione ChatGPT. ChatGPT utilizza le informazioni con cui è stato addestrato per generare risposte, ma non ha accesso a dati aggiornati dopo il suo addestramento né possiede accesso a informazioni personali sugli individui, a meno che non gli siano state fornite nel corso della conversazione.
OpenAl Co- Founder
ChatGPT può essere utilizzato in una serie di applicazioni come assistenti virtuali, redazione e revisione di contenuti, tutoraggio e apprendimento, giochi e molto altro. Tuttavia, va sottolineato che, nonostante le sue impressionanti capacità, ChatGPT non è perfetto e può talvolta produrre risultati imprevisti o sopratutto inesatti. C’è ancora molto da lavorare per renderlo sempre più efficiente.
CHATGPT
Dalla sua fondazione nel XIX secolo all’introduzione del premio ‘Nature 10′, la rivista “Nature’ continua ad essere una pietra miliare nel mondo scientifico, riflettendo le conquiste delle mutidisciplinarieta’ di oggi e di domani. L’innovazione attraversa il passato, si presenta nell’oggi e cammina verso il futuro
L’intelligenza artificiale viene allenata con dati che riflettono i bias cognitivi?
Bias deriva da “ tiro obliquo” e nel contesto psicologico, e’ una deviazione dal pensiero “normale” o razionale. Un bias cognitivo può alterare la nostra percezione o interpretazione della realtà dalla sua effettiva verità o oggettività. Praticamente i bias sono errori di pensiero automatici che il nostro cervello compie quando deve elaborare informazioni e prendere decisioni, con la conseguenza che la percezione ed interpretazione della realtà viene rilevata in modo distorto.
Ad esempio, se crediamo che un determinato politico sia disonesto, tenderemo a prestar maggior attenzione a notizie negative su di lui e ad ignorare quelle positive.
Gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale sono prodotti da “ allenatori”, ma chi sono?
Un allenatore di algoritmi è generalmente un ingegnere o un professionista del settore dell’intelligenza artificiale, il quale si occupa del processo di “addestramento” di un algoritmo di apprendimento automatico chiamato “machine learning”. Gli allenatori di algoritmi devono essere ben consapevoli dell’importanza dell’etica nell’allenamento, gli algoritmi addestrati possono percepire pregiudizi esistenti, praticamente essere prodotti da bias umane. L’intelligenza Artificiale apprende dai dati che le vengono forniti e se i dati contengono bias, l’IA incorpora e replica quei bias nelle sue risposte e nelle sue decisioni.
Quindi i bias, in base ai dati elaborati, possono seguire una precisa ideologia politica, oppure fare una scelta di preferenza di uomini rispetto alle donne, o viceversa, in ruoli di leadership. Bisogna specificare che tutto ciò non significa che l’Intelligenza Artificiale “condivida” o “aderisca” a quella data ideologia, ma semplicemente che sta replicando i modelli che ha trovato nei dati con cui è stata allenata.
Quindi, se un allenatore di algoritmi, politicamente orientato, introduce nei dati di addestramento contenuti che riflettono la propria visione politica, l’IA potrebbe produrre degli output, cioè risultati, che sono deviati da uno specifico e personale bias. Il rischio è la produzione di un comportamento non etico o trasparente, poiché gli algoritmi devono fornire risultati equi e obiettivi.
L’intelligenza artificiale non ha propri pensieri in senso umano. Non possiede coscienza, sentimenti o la capacità di avere un “pensiero proprio”, è un insieme di algoritmi e tecniche di apprendimento automatico attuate per eseguire determinati compiti, come riconoscere immagini, comprendere e generare linguaggio umano, fare previsioni basate su dati, ecc.
Durante l’allenamento, l’ingegnere dell’Intelligenza Artificiale usa i dati forniti e modifica i suoi algoritmi per migliorare le sue prestazioni.
Tuttavia, questi processi sono basati su regole matematiche e statistiche, e non su un processo di pensiero conscio o su una volontà propria. Quindi, mentre l’IA può sembrare che “pensi” o prenda decisioni, in realtà sta solo seguendo gli algoritmi che è stata programmata per eseguire.
E’ fondamentale che vi sia un buon approccio multidisciplinare alla progettazione, una “ Ghirlanda Brillante” come la chiamo’ nel 1979 nel suo saggio vincitore del Premio Pulitzer Richard Hofstadter, in modo da considerare diverse prospettive e evitare la riproduzione inconscia di pregiudizi umani, di bias.
Il nuovo anno , il 2024 che si sta avvicinando, vedrà’ andare al voto ben 26 paesi , quattro miliardi di persone, esattamente la metà della popolazione umana.
La domanda da porsi è : quanto potrà influire l’Intelligenza Artificiale e i bias cognitivi nelle campagne elettorali?
L’intelligenza Artificiale non deve essere sottovalutata, perché potrà influire sulle campagne elettorali in vari modi: come essere utilizzata per comunicare con gli elettori e diffondere i messaggi della campagna elettorale, sarà utilizzata per analizzare i dati sui comportamenti degli elettori per sviluppare strategie di campagna elettorale sempre più efficaci. Potrà essere utilizzata anche per creare falsi o la “ tecnologia deepfake”, che può manipolare l’opinione pubblica diffondendo informazioni false, creando contenuti audiovisivi completamente inventati.
I bias cognitivi, potranno influire sul modo in cui gli elettori percepiscono e reagiscono alle informazioni. Ad esempio, il bias di conferma può fare sì che le persone siano più propense a credere a informazioni che confermano le loro opinioni esistenti, ignorando o sminuendo le informazioni che le contraddicono.
Per questo motivo, l’Intelligenza Artificiale e i Bias cognitivi dovranno garantire l’uso responsabile ed etico nelle campagne elettorali.
Douglas Richard Hofstadter, accademico, filosofo e divulgatore scientifico statunitense, ben quaranta anni fa, presso il laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT , studiava la comparazione tra informatica e scienze cognitive, si addentrava nelle strutture e nei processi di mente e cervello, il software e l’ hardware del comportamento intelligente. I miliardi di neuroni della massa cerebrale, attraverso un intricato sistema formale organizzato in un “grandissimo numero di regole e di livelli di regole diversi” scaturisce la flessibilità dell’intelligenza.
E’ la ricerca concentrata sui modelli percettivi di livello superiore della mente, sul pensiero analogico e sulla creatività umana. Nel 1979, con lo studio della logica nell’ambito della comprensione del cervello umano, scrisse il libro che gli fece conquistare il premio Pulitzer per la saggistica: “Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante”. Un libro che si presenta come un complesso intreccio, non solo di concetti scientifici e matematici, ma interagisce con quel “ Senso della Bellezza” ben definito da Fabiola Giannotti, direttrice del CERN di Ginevra, decenni dopo quel 1979, dopo la scoperta del Bosone di Higgs, la particella chiave per la nostra esistenza. Il Senso della Bellezza è usato quale concetto per trasmettere ciò che è invisibile ma insito nella ricerca scientifica.
George Orwell si meravigliava di chi fossero i suoi maggiori detrattori. Non erano i poteri forti che attaccava tramite i suoi scritti, ma le persone comuni alle quali non stava bene ciò che scriveva perché non intendevano porsi domande e scegliere tra soluzioni scomode.
E’ l’infinitamente piccolo e la vastità dell’universo che schiudono le porte che si affacciano su un territorio invisibile, dove gli scienziati sono guidati da qualcosa che li accomuna agli artisti. E’ la continua ricerca della conoscenza nell’ambito della comprensione del cervello umano. Il senso della bellezza che coniuga le arti e gli studi filosofici, artistici e musicali, per esplorare e comprendere.
Mi è rimasta impressa la domanda che Hofstadter si pone: “ le parole e i pensieri seguono regole formali o no?”
Sia le parole che i pensieri seguono delle regole formali, ma con una flessibilità e una complessità tale, che diviene un assioma, nel senso più ampio possibile, cioè etimologicamente “ degno” di una proprietà o di un principio che risulti vero intuitivamente e immediatamente. Le bias cognitive, sono errori predefiniti nel nostro pensiero che possono causare una deviazione dalla logica o dalla valutazione razionale delle informazioni. I bias possono influenzare il modo in cui pensiamo e prendiamo decisioni.
Se Immaginiamo di essere in un grande magazzino con centinaia di lampadine la nostra mente è come una torcia che può fare luce ma solo su una piccola area alla volta. Le Bias cognitive sono il percorso che scegliamo per muoverci all’interno del magazzino e su quali lampade decidere di fare luce con la nostra torcia. Questo percorso può essere “ scelto” e influenzato da molti fattori, come le nostre esperienze passate, le nostre aspettative, le nostre emozioni e i nostri pregiudizi. Questi “percorsi” possono aiutarci a navigare nel mondo reale in modo efficiente, ma possono anche portarci a ignorare informazioni o a fare errori di giudizio. Quindi il termine “bias” si riferisce a un pregiudizio o a un preconcetto, spesso inconscio, che influenza il modo in cui interpretiamo le informazioni o prendiamo decisioni, invece un assioma è una sorta di “regola di base”, un principio che è accettato come vero senza bisogno di dimostrazione. Uno degli assiomi fondamentali dell’aritmetica dice che se hai un numero, come per esempio 2, e aggiungi 1, otterrai sempre il numero successivo, cioè 3. Non proviamo mai a dimostrarlo perché è una regola che accettiamo come vera fin dall’inizio.
Così i nostri pensieri che sono influenzati dalla nostra esperienza, dalle nostre emozioni, dai nostri pregiudizi e da molti altri fattori, non sempre seguono perfettamente la logica, divengono flessibili ad essa. I processi mentali come l’immaginazione e la creatività spesso violano o trascendono le regole della logica.
Gödel, Escher, Bach, non è un libro convenzionale, e il sottotitolo, “Un Eterno e Universale Rinnovo” ci svela già una parte del contenuto. Ma cosa “ intreccia” e coniuga il matematico Kurt Gödel, l’artista M.C. Escher e il musicista Johann Sebastian Bach? Sottili fili che Hofstadter intuisce e ben utilizza per evidenziare le opere e le idee di questi tre geni, per sviluppare un discorso che ruota attorno all’autoriferimento umano, alla simmetria e alla complessità.
I venti capitoli del libro sono preceduti ognuno da un dialogo immaginario, direi ironico, a volte pieno di umorismo e sicuramente complesso nei giochi di parole, quelle che permettono di introdurre i temi più profondi in modo a volte leggero e coinvolgente.
Hofstadter analizza la teoria dei numeri e la logica matematica riuscendo a dare un unico contenitore alla biologia, alla filosofia, all’informatica e alla critica d’arte, infatti prenderà il premio Pulitzer per la saggistica, la quale comprende informazioni, analisi e argomenti basati sulla realtà. La saggistica è la storia, la scienza, la politica, l’arte, la filosofia e molti altri campi, ma ha sempre l’obiettivo di fornire al lettore una conoscenza accurata e approfondita su un determinato argomento o di presentare un punto di vista e un’argomentazione sull’argomento stesso.
Più le pagine del libro di Richard Hofstadter scorrono, più si entra dentro l’esplorazione dell’idea, del concetto di “io” e di come le strutture complesse e autoriferite possano emergere da regole semplici. Uno dei punti chiave è il teorema dell’Incompletezza di Gödel. Innanzitutto stabiliamo cosa sia una teoria e cosa sia un teorema: la prima è un modello di eventi fisici, e non può essere provata a partire da assiomi, certezze di base. Il secondo è un’affermazione matematica che segue logicamente un insieme di certezze. Il teorema di Godel, dimostra come le affermazioni autoriferite, possono creare situazioni paradossali che sfidano il nostro intuito e che possono essere applicate non solo alla logica matematica, ma anche all’arte, alla musica e al funzionamento della mente.
Sembra uno scioglilingua? Consideriamo, che i paradossi sono “ contraddizioni” e possono essere di vari tipi: Un’affermazione che sembra falsa, ma che in realtà è vera. Un’affermazione che sembra vera, ma che in realtà è falsa. Un ragionamento che sembra impeccabile, ma che porta a una contraddizione logica. Un’affermazione di cui non si può decidere la verità o la falsità.
Leggere oggi, alla fine d’anno 2023, nel quale parliamo di Intelligenza Artificiale generativa, di Computer Quantistici, di tecnologia innovativa, di neuroni artificiali, la nostra mente abitudinaria, anzi per usare un termine amato da Hofstadter, ricorsiva, cioè ’ un metodo dinamico in cui ogni passo lo compiamo a partire dal precedente, dove le macchine tecnologiche sono ricorsive, la maggior parte degli esseri umani e’ impaurita dallo sviluppo della tecnologia. Eppure ci saranno sempre nuove sfide da affrontare, scale da salire, nuovi spazi da esplorare e nuovi risultati da raggiungere. Forse il problema si presenta come imprevedibile perché , dove non comprendiamo non possiamo trovare la fiducia.
Il libro è la comprensione del concetto delle multi discipline, che già quaranta anni fa, e in modo brillante, ha attraversato la matematica, la fisica, la biologia, l’informatica, la filosofia della mente , l’arte della creatività umana. Praticamente l’essenza più interdisciplinare: la bellezza.
Nell’universo, ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e nel mezzo, ci sono porte diceva William Blake.
Hofstadter riesce non solo a concretizzare complessi concetti scientifici e filosofici, ma li arricchisce con riferimenti artistici e musicali, rimanendo fedele al titolo che sottolinea una reale ed eterna “ghirlanda” di connessioni interdisciplinari.
Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante di Hofstadter unisce i fili dell’ intelligenza artificiale, della macchina di Turing, del teorema di Gödel. Praticamente a più di quaranta anni dalla sua prima pubblicazione, dopo un premio Pulitzer, il libro è ancora oggi una scoperta fantastica per chiunque sia interessato ai misteri della mente e della coscienza
Lo storico cammino di San Jacopo ( variante in Giacomo/Giacobbe, dovute ad un diverso adattamento della forma latina Jacobus o Iacobus ) affonda le sue origini direttamente nel più famoso Cammino di Santiago. Le loro storie sono intrecciate fin dall’anno 1145, quando il Vescovo Atto, della Diocesi di Pistoia, ebbe in dono dall’Arcivescovo di Santiago, Diego Gemirez, un frammento del cranio di San Giacomo. La reliquia, e’ custodita in uno splendido reliquiario, ad opera di Lorenzo Ghiberti realizzato nel 1407. Il reliquiario si trova nella Cappella del Giudizio della Cattedrale di San Zeno a Pistoia.
Reliquiario del Ghiberti
I due percorsi, di San Jacopo e di Santiago sono riconosciuti con lo stesso valore dalla Chiesa Cattolica, oltre ad avere lo stesso simbolo: la conchiglia gialla a nove raggi.
Simbolo Cammino San Jacopo/Santiago
Le conchiglie di Santiago, una capasanta, ha tipicamente nove punte che rappresentano le nove beatitudini descritte da Gesù nel suo discorso della montagna che si trova nel Vangelo di Matteo. Le beatitudini, Gesù le elenca a coloro che vivono secondo valori e attitudini particolari, come l’essere miti, pazienti, misericordiosi, puri di cuore, volenterosi, coraggiosi ….
Conchiglia capasanta simbolo del cammino
La conchiglia di Santiago è anche un antico simbolo di Amore, di rinascita e trasformazione. In alcune culture, si crede che la conchiglia rappresenti la transizione e la crescita spirituale per le sue origini marine, in quanto il mare è visto come fonte di vita, come ben evidenzio’ Sandro Botticelli nel dipingere la “ Nascita di Venere “
Nel 2019 la città di Pistoia ha ricevuto la “ Xunta galiziana il cippo che segnala la direzione del tragitto per Santiago de Compostela”: Pistoia e’ Santiago Minor.
Il cammino di San Jacopo si dipana tra Firenze, Prato, Pistoia, Pescia, Lucca, Pisa e Livorno percorrendo da est ad ovest la Toscana attraverso la meno conosciuta via romana “Aemilia Scauri”.
Il cammino permette di riscoprire un legame forte con il passato, una sorta di “macchina del tempo” che evidenzia le radici storico-culturali del territorio toscano nel pieno rispetto per la natura. E’ un cammino che permette di scoprire o riscoprire, antichi borghi, castelli medioevali, campagne e boschi, che rendono il percorso fortemente significativo, stimolante, spirituale e diverso.
Una curiosità:
La carta “Jacopea” , che viene rilasciata presso il Battistero di San Giovanni in Corte a Pistoia, a tutti coloro che hanno percorso almeno 50 chilometri del cammino, e’ un vero e proprio attestato, un documento di viaggio reso valido dai timbri chiamati a “ credenziale”.
Dopo che l’università Europea, aveva rilasciato un comunicato stampa, è’ nata una polemica politica con relativi schieramenti ideologici e molte distorsioni dal reale comunicato . Nessuno poteva pensare di eliminare il Natale in quanto, come scritto nel comunicato “nella festività vi sono tradizionalmente numerosi riferimenti alle festività di Natale, che fanno parte del patrimonio culturale europeo”.
Ma ben sappiamo che più persone “ s’indignano” più commentano sui social media; più commenti ci sono agli articoli e più le notizie diventano virali. Ergo, la manipolazione di massa, atta alla negatività ( sempre la notizia negativa attrae ) il gioco è fatto.
Perché una Università Europea non poteva essere contro il concetto di Natale quale riferimento cristiano? Perché è la storia della sua nascita che sancisce il senso europeo. Le stelle della bandiera europea hanno una storia:
E’ l’ 8 dicembre del 1955 il giorno dell’Immacolata Concezione, una delle feste mariane più importanti nel calendario liturgico della Chiesa cattolica e celebrata in tutto il mondo.
“Vergini non si nasce, si diventa Quando sarai la Vergine Sophia, ogni materia in te sarà redenta” (dal Manoscritto Clavis Artis, XVII secolo, copia presso l’Accademia dei Lincei)
La mela con due morsi, scultura ideata dall’Artista di Grosseto Lea Monetti, la quale sancisce la Condivisione
L’Immacolata Concezione non è soltanto un attributo “morale” della Madonna per definire il processo di “generazione” del Cristo, ma rappresenta la “sublimazione” dello stesso principio femminile ed il senso compiuto dell’agire dell’uomo in questo mondo. In particolare l’Opera dell’uomo è finalizzata al miracolo della Vita ed alla sua “partecipazione”. La conoscenza della vita è la stessa vita della conoscenza. In questa “ambivalenza” naturale si colloca l’uomo, che ben lungi dall’essere osservatore esterno, diventa un partecipante interno al processo stesso della vita, la sperimenta per comprendere. Quindi l’8 dicembre è quella festività che crea una “coppa vergine per ricevere” il suo degno contenuto quale simbolo della trasformazione e della rinascita dell’uomo perfetto in un mondo che perfetto non solo non è, ma non può esserlo necessariamente. Il simbolismo tra la donna terrena, evocata dal nome Eva, progenitrice femminile, e la donna celeste evocata dal saluto Ave che l’angelo annunziante pronuncia nell’umile casa di Nazaret. Maria muta la sorte di Eva. La mela, si carica del suo simbolismo millenario, il peccato di Eva, la sua colpa di egoismo fino a “ peccare”, ma finalmente decade e viene trasformata in due morsi che sanciscono la CONDIVISIONE. La positività femminile è riabilitata, proprio alla maniera cortese medioevale nel quale periodo Eva/Maria veniva chiamata Madonna, ovvero “ Mia Signora”
L8 dicembre del 1955 , TUTTI i Capi di Stato dell’Europa, tutti proprio tutti, approvarono il simbolo dell’Europa rappresentato dalla bandiera celeste con 12 stelle.
Fu Arsène Heitz, grafico, il vincitore del concorso europeo bandito a Strasburgo nel 1955. Egli impressionò favorevolmente la commissione giudicatrice presieduta da un belga di religione ebraica. L’azzurro e il bianco (le stelle nel bozzetto originale erano bianche poi sono diventate gialle) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele e simbolicamente le dodici stelle della madonna uniscono il giudeo-cristianesimo.
La donna di Nazareth, in effetti, è la “Figlia di Sion” per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, mentre dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Ed è lui che spiega come è nata: “la bandiera europea nasce come un simbolo mariano. È poco noto, ma il suo disegno parla di Maria. È ispirato dal passo dell’Apocalisse in cui si parla delle dodici stelle: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle».
Gli Stati europei all’epoca erano solo sei, ma Arsène Heitz, senza rivelare la fonte che lo ispirò, spiegò che il numero dodici è un simbolo di pienezza, il dodici simboleggia la ricomposizione della totalità originaria. nella Bibbia è il numero che rappresenta la diversità che si ritrova nell’unità. È per questo che Arsène Heitz chiese esplicitamente nel progetto che la bandiera non la si dovesse ritoccare se i membri avessero superato quel numero.
Lo spazio non è solo un affascinante tetto di stelle ma anche una discarica crescente di detriti. I rifiuti spaziali si sono rivelati con l’incremento delle attività sia da parte delle agenzie governative che delle aziende private, producendo “rifiuti tecnologici” abbandonati in orbita.
Ma che cosa sono esattamente i rifiuti spaziali?
In termini semplici, i rifiuti spaziali sono oggetti artificiali in orbita attorno alla Terra che non sono più in uso o necessari. Nei detriti vi sono inclusi vecchi satelliti, parti di razzi, e persino piccoli frammenti di materiale prodotti da collisioni o esplosioni. I rifiuti spaziali rappresentano un rischio di collisione con i satelliti funzionanti e le stazioni spaziali. A causa delle alte velocità a cui orbitano, anche un piccolo frammento di detrito può causare danni significativi a un satellite. Questo rischio richiede costanti manovre evasive, risorse di tempo e sopratutto risorse economiche.
Rifiuti spaziali
La crescita della quantità di rifiuti spaziali può anche limitare l’accesso allo spazio. Un grande accumulo di detriti in specifiche orbite potrebbe rendere inutilizzabili alcune aree, limitando il lancio di nuovi satelliti.
In ultimo esiste anche il rischio che i detriti cadano sulla Terra. Sebbene molti brucino nell’atmosfera prima di avere impatto con la superficie terrestre.
Come possiamo risolvere il problema dei rifiuti spaziali?
Luca Rossettini, Ceo e fondatore di D-Orbit: L’European Inventor Award ha nominato il co-fondatore di D-Orbit quale finalista per lo sviluppo del sistema capace di ripulire lo spazio dai detriti
La D-Orbit, e’ un’azienda spaziale italiana, che lavora alle soluzioni per pulire l’orbita terrestre. Un’azienda che sta lavorando per affrontare delle nuove sfide per costruire l’infrastruttura digitale del futuro nello spazio.
Allo studio ci sono diverse strategie per affrontare il problema dei rifiuti spaziali: dallo sviluppo di satelliti che “raccolgono” i rifiuti, a tecnologie per “spingere” i detriti fuori dall’orbita. Molte di queste tecnologie sono ancora in fase di sviluppo e richiedono sia volontà politica che consistenti investimenti per essere realizzate.
La missione di D-Orbit e’ di andare oltre, l’azienda sta investendo “nell’edge computing”, un approccio tecnologico rivoluzionario che sposta l’elaborazione dei dati più vicino alla fonte dove vengono generati, in questo caso, nello spazio. Nella pratica l’edge computing è uguale ad usare un server per il nostro smartphone o computer, più vicino si trova e più veloci sono le informazioni che ci arrivano. Questo comporta un enorme risparmio di tempo e risorse, poiché i dati non devono più essere trasmessi alla Terra per essere elaborati.
Edge computing
Ma cosa significa tutto questo per noi?
Molto semplicemente, migliora tutti i nostri accessi quotidiani che usiamo sulla terra, dalla meteorologia spaziale alle precauzioni del tempo, dai servizi di navigazione satellitare, alle missioni scientifiche. Una migliore gestione dei dati spaziali può significare previsioni meteo più accurate, aumentando la sicurezza durante eventi meteorologici estremi. Può portare a miglioramenti nell’agricoltura di precisione, contribuendo a migliorare le condizioni della popolazione mondiale. Può persino condurre a nuove scoperte scientifiche, approfondendo la nostra comprensione dell’universo.
Nello spazio, come sulla Terra, l’infrastruttura digitale è fondamentale. Così come le nostre reti di comunicazione terrestri ci permettono di connetterci, lavorare, apprendere, e molto altro, l’infrastruttura digitale dello spazio ci permetterà di migliorare la qualità della vita qui sulla Terra, esplorare nuove frontiere e assicurare un futuro più sicuro e sostenibile per il nostro pianeta.
Lavorare per rendere lo Spazio un luogo migliore e più accessibile e’ una grande sfida, l’Italia sta sicuramente emergendo come una delle nazioni leader nel settore della tecnologia e dell’innovazione spaziale.
Negli ultimi anni, la nostra Nazione ha investito notevolmente nel settore spaziale attraverso agenzie statali come l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e imprese private innovative. Queste organizzazioni stanno lavorando per lo sviluppo di tecnologia e servizi spaziali avanzati, dalla progettazione e produzione di satelliti, all’esplorazione planetaria, al monitoraggio climatico e ambientale.
Metereologia spaziale
La D-Orbit si sta affermando come uno dei leader mondiali nella gestione dei detriti spaziali, contribuendo a rendere lo spazio un ambiente più sicuro e sostenibile per tutti. Avanguardia ed eccellenza del settore aereo spaziale italiano, terza nazione al mondo nel settore satellitare. L’Italia sta contribuendo al progresso di soluzioni innovative per problemi complessi.
L’intelligenza Artificiale e la sua applicazione sono una delle rivoluzioni tecnologiche che sta stupendo il mondo, ma l’evoluzione è velocissima , e i computer quantistici potrebbero a loro volta stupire maggiormente inaugurando una nuova era, senza limiti per l’apprendimento automatico.
Cosa sono i Quantum, cioè i computer quantistici?
Sono delle macchine che usano le proprietà della meccanica quantistica per elaborare le informazioni. Si differenziano dai computer classici che usano i bit per gestire le informazioni, mente i quantum al posto dei bit utilizza i qubit come unità fondamentale di informazione.
L’apprendimento automatico quantistico o Quantum Machine Learning (QML) è un’area di ricerca emergente che sfrutta i principi della meccanica quantistica e della computazione quantistica per migliorare la velocità e l’efficienza degli algoritmi di apprendimento automatico.
Un computer quantistico può processare una grande quantità di dati in parallelo e in sovrapposizione, il che può portare a una risoluzione più rapida e precisa dei problemi di apprendimento automatico. Inoltre, l’uso di algoritmi quantistici può contribuire a migliorare la qualità dei modelli di apprendimento automatico, rendendo le previsioni più accurate. Le ricerche in questo campo stanno avanzando molto velocemente e i risultati potrebbero rivoluzionare vari settori, da quello militare a quello satellitare, nella metereologia spaziale con previsione tale da anticipare e prevenire i possibili disastri ambientali, nella medicina per mappare il genoma umano, sviluppando poi prodotti specifici, fino alla finanza e alla sicurezza informatica.
Putin, fin dal momento della sua elezione ha mostrato ammirazione e rispetto per la storia zarista della sua Nazione, forse volendo incorporare elementi di storia nella visione del futuro della Russia. La sua ammirazione è per due sovrani, due grandi Zar: Pietro il Grande e Alessandro III. Grandi leader del passato che sono stati spesso citati come figure di riferimento per aver avuto la capacità di rafforzare il potere della Russia e di modernizzare il paese.
Pietro il Grande, regnò dal 1682 al 1725, fu il primo a creare riforme che trasformarono la Russia in una grande potenza europea. Restano fondamentali le sue radicali riforme politiche, economiche e culturali oltre alla fondazione della città di San Pietroburgo, nuova capitale della Russia.
Alessandro III, regnò dal 1881 al 1894, è ricordato per la sua politica di “russificazione”, mirata a consolidare la sua autorità sulle diverse etnie e culture all’interno delle frontiere russe.
La loro leadership forte e risoluta, come anche la loro capacità di rafforzare la Russia nel contesto globale, potrebbero aver conquistato l’ammirazione di Putin ?
Questa è la domanda che mi sono posta davanti al sottomarino Russo di nome Alessandro III, il quale è in grado di trasportare molteplici testate nucleari, tanto che la notte tra il 5/6 novembre 2023, e’ partito il missile balistico intercontinentale Bulava RSM-56 . Vladimir Putin aveva già firmato la legge che revoca la ratifica della Russia dal Trattato di messa al bando degli esperimenti nucleari. Trattato del 1966 che mette al bando tutte le esplosioni nucleari, ma mai ratificato da paesi quali Stati Uniti e Cina.
Alessandro III , fu uno zar molto popolare ma non più europeista come fu Pietro il Grande. Il suo regno, che andò dal 1881 al 1894, fu un periodo di pace, di estrema crescita economica e sviluppo industriale per la Russia, ricordato per il suo patriottismo e per la sua politica di “russificazione”, che mirava a unificare la diversità di culture e etnie sotto una sola identità nazionale russa.
Possiamo quindi supporre che il sottomarino, dal quale è partito il missile bulava, sia stato chiamato “Alessandro III” per onorare l’importante regno dello zar e per riflettere sugli ideali di patriottismo, forza e potere della Russia . Le scelte di nomi per navi da guerra e sottomarini sono spesso simboliche e l’intento può essere quello di invocare il rispetto ma sopratutto immettere timore nei confronti dei rivali.