PNRR non facciamo L’errore del “Catobeplismo” finanziario di Elena Tempestini

Convention a Firenze di Italiadomani

Firenze ha ospitato ‘Italia Domani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza il PNRR.
Il ciclo di incontri è stato promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per comunicare con cittadini, imprese e amministrazioni locali sui contenuti e sulle opportunità del PNRR con i Sindaci delle città italiane. Erano presenti il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la Ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, il capo del DiPE della Presidenza del Consiglio Marco Leonardi e la coordinatrice della Segreteria tecnica PNRR Chiara Goretti. Evento che è stato moderato dal Capo dell’Ufficio per la Comunicazione istituzionale e le Relazioni con i media della Presidenza del Consiglio Paola Ansuini e dalla direttrice del quotidiano La Nazione Agnese Pini.
Tra i molteplici argomenti, affrontati nella sede di Innovation Center della Fondazione CR Firenze, il “problema” resta la “messa a terra” dei finanziamenti derivanti dal Pnrr. Un tema che riguarda tutti noi, dalle Istituzioni ai cittadini. Non è semplice spendere risorse importanti in tempi limitati, specialmente in un paese nel quale c’è troppa burocrazia che limita la possibilità di “usare le risorse nei tempi giusti”.

PNRR

Ma come sappiamo la storia è un ciclo infinito che si ripete sotto forme differenti. La liquidità intesa come il fiume di denaro che arriverà, non è un liquido che deve stagnare, ma un liquido che deve scorrere.
A questo proposito mi viene in mente un fatto che successe una sera del 1962.
Erano i mesi di grande titubanza riguardo la nazionalizzazione dell’industria elettrica/energetica. Uno dei massimi esponenti del tempo assunse toni catastrofici, sostenendo che se la nazionalizzazione si fosse realizzata si sarebbero presentati tempi nefasti per il paese Italia. Fu chiamato in televisione, per la prima volta, a parlare a tutti i cittadini, il banchiere Raffaele Mattioli. Mattioli non credeva assolutamente ai minacciati cataclismi.
Quello che invece lo preoccupava erano i miliardi che sarebbero arrivati in quantità enorme alle industrie energetiche, esprimendo dubbi sulla loro capacità di spenderli in nuovi investimenti a vantaggio del Paese. Il banchiere prese in prestito una metafora, parlò di catoblepismo finanziario. Voleva sottolineare il mostruoso intreccio nel quale il controllato diveniva colui che controllava il controllore. Praticamente ciò che oggigiorno potrebbe essere la nostra lentissima e assurda burocrazia.

Il mitologico Catobepla

Cosa è il Catoblepismo?
Lo racconta Plinio il vecchio nel 50 d.C., descrivendo un mostro mitologico dal nome “Catoblepa”. Un animale possente come un toro, di andatura pigra, che viveva in Africa ai confini dell’Etiopia. Il suo sguardo poteva uccidere chiunque, ma nessuno correva il rischio di incrociarne gli occhi, perché la sua testa, molto pesante, era sempre e soltanto rivolta verso terra. Praticamente oggi diremmo che guardava ciecamente solo il proprio orticello. Il PNRR deve essere compreso in modo del tutto nuovo, l’economia divenire una vera scienza sociale, e non parlare di PNRR quale insieme di dati e di modelli matematici, che peraltro non potranno mai garantire la certezza di una legge scientifica.
Le scelte economiche migliori per il benessere umano, fanno parte di politiche pubbliche che devono dimostrare di saper indirizzare le risorse secondo le vere esigenze del rilancio socio-economico del Paese.

Paola Ansulini, Chiara Goretti, Marco Leonardi, la Ministra Elena Bonetti, Dario Nardella e Agnese Pini

Il Catoblepa deve poter alzare la testa per guardare lontano, non per annichilire i suoi avversari, ma per bilanciare gli slanci della spesa e dell’accumulazione, con quelli di una equa distribuzione.

Agnese Pini

Chissà che il PNRR riesca ad eliminare un po’ di burocrazia per permettere una vera progettazione e attuazione dell’ innovazione italiana.

Storia del Silenzio di Elena Tempestini

Paris Nogari, Allegoria del silenzio vigile, 1582. Palazzi Vaticani, Sala Vecchia degli Svizzeri

“la verità è ineffabile”. Mai come oggi la morte mette in evidenza il potere di chi tace da vivo.

Storia del silenzio…

È nell’antico “Corpus Hermeticus” che egli vide il tutto e, avendo visto, comprese e, avendo compreso fu in grado di svelare e mostrare: scrisse quello che aveva conosciuto e, dopo averlo scritto, lo nascose. Preferì infatti tenere un rigoroso silenzio sulla maggior parte di questi misteri piuttosto che rivelarli, perché ogni epoca, venuta alla luce successivamente al cosmo, li cercasse”.

Tacere!!!! Tacere è segno di partecipazione al potere, che commissiona figurazioni del silenzio entro i propri spazi. Eppure il tacere fin dall’antichità è percepito quale gesto virile. Forse per configurarsi al cacciatore e al pescatore che l’uomo primitivo doveva essere per vivere.

La donna era colei alla quale spettava il compito di preparare il pane, non solo quale cibo, ma il pane sociale della parola, spezzato e distribuito nel villaggio al fine di condurre buoni rapporti e badare alla famiglia, ai figli. Il silenzio è sempre raffigurato nel simbolismo e nell’arte al maschile, da Arpocrate in poi, lasciando ad Angerona il tacere che contiene i segreti amorosi o il nome segreto di Roma: Amor diceva Giovanni Pascoli.

Giovanni Pascoli

La parola ha le labbra mute e da quel momento la donna venne secolarmente accusata d’essere ciarliera. Alla donna, le tre religioni monoteiste raccomandano la continenza della parola, frenando a somiglianza della Vergine Maria il lamento funebre o la chiacchiera da mercato (Aurelio Agostino, De Virginibus).

Eros Arpocrate

Arpocrate, il dio egizio bambino del silenzio, “signum arpocraticum” indica l’età infantile di chi si porti l’indice destro alla bocca. Arpocrate, figlio di Iside e Osiride inaugura una simbologia irresistibile per l’arte che ingiunge di tacere a chi non sa, o a chi lo fa per uno scopo che non serve per il bene. Con il tempo, il giovane Arpocrate viene “sostituito” con una figura diversa a seconda dei tempi e del potere del momento… e sul divieto di parlare all’esterno vince quello di consentire l’entrata, “per os” monito al Maligno.

Arpocrate, diventato adulto, ha il corpo cosparso di occhi e orecchie per contrarre la parola quanto dilata l’ascolto, il vedere.( Senofonte). l’Umanesimo recupera alla laicità l’interpretazione più antica del signum, riallineando sapienza, vigilanza e segretezza. A questa nuova metamorfosi di senso si incrociano le letture neopitagoriche e neoplatoniche del silenzio. La prima, sostenuta da Pico della Mirandola, ritrova nel tacere l’iniziatico atteggiamento del sapiente raffigurato nel suo studio. A questa visione è controcanto il tacere neoplatonico di Marsilio Ficino: non più esercizio preliminare ma finale ammissione, “la verità è ineffabile”. L’anzianità e il dito alla bocca fecero convergere il silenzio verso la figura di Cronos e persino verso quella femminile della Morte.

Forse anche il “segno del silenzio” di “Arpocrate” ebbe una valenza simbolica connessa alla parola, anzi al potere creativo della parola. Le parole comunicano le nostre idee, le nostre convinzioni, le nostre e emozioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi. Noi, diventiamo ciò che diciamo. La parola, e il suo sapiente utilizzo, può essere liberatoria per la persona e il suo potenziale.

Silenzio e parola…. da intendersi non solo come strumento di definizione della realtà, ma come autentico atto creativo. Le cose del mondo vengono ad esistenza se esiste una parola a rappresentarle.

Il Pitagorismo nella Divina Commedia: Paolo Eugenio Vinassa de Regny di Elena Tempestini

Dante era convinto che i numeri e la matematica avessero un ruolo fondamentale nella struttura del creato e nell’operato di Dio. Sono numerosi i passi in cui la matematica, i numeri svolgono un ruolo fondamentale per l’espressione e la comprensione dei concetti del testo. Molti passi possono essere letti alla luce di concetti che all’epoca di Dante erano inesistenti, o non considerati parte della matematica, ma con il tempo sono stati sviluppati e compresi.

In copertina la Scala di Giacobbe di William Blake

Paolo Eugenio Vinassa de Regny, fiorentino di fine 800, geologo, geochimico, fisico, geografo, paleontologo, biologo e botanico, scrisse un’opera che Giovanni Papini esaltò sperando nella sua pubblicazione. Papini la reputava interessante e rivoluzionaria, nonostante già Ugo Foscolo avesse avuto l’intuizione del tema. Per la prima volta, uno scritto approfondito, introduceva in modo completo ed esauriente uno degli aspetti più a trascurati, ma più caratteristici del pensiero di Dante: la viva tradizione Pitagorica. Il simbolismo magico del numero. La costruzione della Divina Commedia diventa geometrica, legata al numero nella sua perfetta armonia, esattamente come la musica.

Pitagora diceva che: “i numeri sono la sola cosa che non inganna, ed in cui risiede la verità”; essi sono il principio e l’essenza di tutte le cose, e la ragion prima della loro esistenza”. Ma i Pitagorici furono anche i primi a concepire la Terra come una sfera rotante con gli altri pianeti attorno ad un fuoco centrale, detto “HESTIA” focolare o altare dell’universo che ordina e plasma la materia dando origine al mondo.

Con la scoperta del “ Bosone di Higgs”, una particella molto speciale che permette di comprendere il perché le altre particelle elementari che costituiscono il nucleo atomico, hanno massa. Siamo alla ricerca di comprendere quale energia muova tutto ciò. Se non ci fosse la massa gli atomi non starebbero insieme, se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la materia e di conseguenza neanche noi esseri umani e l’universo. E’ dalla massa che nascono le forme e le loro proporzioni. La bellezza matematica è una qualità che non può essere definita, non più di quanto la bellezza lo possa essere per l’arte, chi studia matematica, di solito, non ha difficoltà ad apprezzarla.“

Dante ci rivela nella Commedia, che la Parola AMORE, appare nell’inferno 19 volte, nel Purgatorio 50 e nel Paradiso 79. Rimane un mistero, di molteplici interpretazioni il cinquecento diece e cinque, che in numeri romani si può legge DXV. Esso si trova nel Purgatorio, e si potrebbe anagrammare oppure leggere anche come DUX: una guida o un comandante ? Oppure, Si può risalire al 515 a.C. la data di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Zorobabele dopo l’esilio e la schiavitù babilonese sotto Nabucodonosor,e il successivo ritorno in patria. Templari, Fedeli d’Amore? E se la chiave fosse nella tabella caldea? Beroso il Caldeo, era Sacerdote del supremo Dio babilonese Bēl (Marduk) a Babele, vissuto fra il IV e il III sec. a C, si parlava della storia babilonese dalle origini al diluvio universale. Proseguiva dalla storia di Nabonassar fino ad Alessandro Magno.

Arte e Scienza non sono mai state in competizione. Ma c’è una parola di luce ed energia che tutto muove: L’AMORE

Pietra gonfolina e i fiorentini discendenti di Noè

La tabella caldea era ben conosciuta ai tempi di Dante per le corrispondenze tra numeri e lettere: DXV è 16…cioè 4 x4 ..la tetractys. Il triangolo equilatero è composto da 10 punti, e 10 al quadrato è 100 = i 100 canti della Commedia. La tetractys è la sintesi del Tutto, l’Unità e la molteplicità, la materia che si differenzia. Per i Pitagorici, la sorgente della creazione. Forse è per questo motivo che Paolo Eugenio Vinassa de Regny scelse la scala di Giacobbe di William Blake per la copertina dell’edizione passata del suo libro?

I numeri sono ovunque, Dante lo scrive e il fiorentino Paolo Eugenio Vinassa de Regny lo rivela.

1° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10.

2° Canto dell’Inferno : 142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7

3° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10

4° Canto dell’Inferno : 151 versi se sommo1+5+1 ottengo 7

5° Canto dell’Inferno :142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7

6° canto dell’Inferno : 115 versi se sommo 1+1+5 ottengo 7

E se alla fine di ogni cantica uscimmo a rivedere le stelle, il canto 6* in tutte e tre le cantiche è dedicato alla politica:

6 ° dell’Inferno : invettiva contro Firenze dove domina « superbia, invidia e avarizia»

6° del Purgatorio :invettiva contro l’Italia definita «serva Italia, di dolore ostello …..non donna di provincia ma di bordello»

6° del Paradiso: polemica che riguarda l’Europa ed esaltazione dell’impero.

Si può pensare al caso? Non credo proprio. Anzi è un sapere ri–scoperto nella sua eternità, grazie ad una sensibilità moderna che dimostra un concetto di a temporalità. Non dimentichiamo che Galileo Galilei, studiando le leggi dell’Universo, stabilì che la matematica era la lingua parlata da Dio.

Nella Divina Commedia i numeri che maggiormente si ripetono nel poema sono l’uno, il dieci, il tre, il nove e il sette. Il 10 rappresenta la fine di un importante ciclo dal quale nascerà un cambio di circostanze. Il dieci è la serie su cui si formano tutti i numeri. Ma 10 sono anche i Comandamenti di Dio, 10 è il numero simbolo della conoscenza

L’Inferno è formato da 9 cerchi più una selva. 3+3+3 +1 = 10 =10

Nel Purgatorio: sette sono le cornici più la spiaggia, l’antipurgatorio, più il paradiso terrestre. Totale 10

Nel Paradiso :nove sono i cerchi angelici più l’Empireo: Totale 10

E perché il numero 100? Il poema è composto da 100 canti distribuiti in tre cantiche :Inferno, Purgatorio, e Paradiso. La Commedia si compone di 3 cantiche, ognuna articolata in 33 canti: 33+ 33 + 33 + 1 = 99. Il primo canto dell’ Inferno serve da prologo: = 99 + 1 = 100. Poi ogni cantica finisce con le stelle.

Nel canto XXVIII del Paradiso : L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla.Dante cerca di trattare la questione del numero degli Angeli, facendo riferimento ad una novella: “ Una leggenda orientale racconta che l’inventore degli scacchi chiese al re di Persia, in premio della sua invenzione, un chicco di grano per la prima casellina della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza, e così via: il re, dopo aver accettato con un sorriso di scherno la richiesta, si rese conto che nemmeno tutti i granai del suo regno sarebbero bastati ad accontentare la richiesta. Le novelle, metafore, leggende, favole… servono per far comprendere che non sempre tutto si può contare; tanto meno gli Angeli.

Educare, dal latino educěre significa “trarre fuori» “tirare fuori il meglio da una mente” , “saper estrarre”e non solo introdurre delle nozioni. È nostro compito abituare i ragazzi a riflettere di Elena Tempestini

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino. Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. In lui si costruisce l’uomo. ( Maria Montessori)

Si apre oggi alla Fortezza da Basso la V edizione di Didacta Fiera.
Il 2022 dedica la fiera alla figura di Maria Montessori. La dottoressa Montessori, nel 1907 apriva a Roma la prima “Casa dei Bambini”, per i piccoli dai 3 ai 6 anni. Era già conosciuta in Italia per essere stata una delle prime donne a laurearsi in Medicina. Divenne famosa nel mondo quale pioniera di un nuovo metodo fondato su un assunto molto semplice: la scuola non vuole bambini pieni di nozioni ma bambini felici.


Iniziative per dirigenti scolastici e amministratori locali sulla gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa
Tra le novità di quest’anno, un’area dedicata agli stili di vita, all’educazione alimentare e all’educazione motoria. Inoltre, è previsto l’allestimento di un ambiente dedicato alle biblioteche scolastiche, impostato secondo criteri innovativi, che ospiterà anch’esso una serie di proposte formative.
Firenze Fiera
Dario Nardella
Eugenio Giani
Paola Concia
Lorenzo Becattini
Cristina Giachi
Sara Funaro
Giuseppe Salvini

Assessore Sara Funaro,, Presidente Regione Toscana Eugenio Giani e Cristina Giachi Commissione Cultura Regione

Ricordiamoci che EDUCARE proviene dal latino educěre, «trarre fuori», «tirar fuori ciò che sta dentro» estrarre il meglio dalle menti ben predisposte.
Alla base dell’educazione di qualsiasi disciplina, scolastica e non solo, l’etimologia di EDUCARE dovrebbe sempre ricordarci che da un BAMBINO, ragazzo, giovane, apprendista e tutti coloro che desiderano imparare e migliorarsi, un vero EDUCATORE deve saper estrarre qualcosa, e non volere solo introdurre. L’antico “buon esempio”, non è “obbligatorio” da seguire ma dovrebbe essere obbligatorio da
dare.
Educare per trovare una componente ambientale umana che mostri all’ individuo il rispetto per
tutti, la comprensione, la solidarieta’, la giustizia. Dimostriamo l’educazione, doniamo con lealtà la possibilità di imparare a elaborare e credere in se stessi

San Torpè, il Santo Pisano decapitato dal quale prende il nome la località di Saint Tropez di Elena Tempestini

Torpè, il cui nome deriva dal nome greco Eutropos (di animo buono) si pensa fosse originario di Pisa, ma il dubbio resta sulla possibile provenienza dalla Spagna o dall’Oriente. San Torpè è stato un santo martire, legato indissolubilmente alla storia pisana.

San Torpè visse nel periodo di Pietro l’Apostolo, si presume intorno al 65 d.C. La storia, o forse sarebbe meglio dire la leggenda che avvolge il Santo, racconta del suo martirio.

Torpè, era un soldato romano, nominato in un testo agiografico “Passio Torpetis” del VI/VII secolo. Convertito al Cristianesimo da Antonino da Lucca, un eremita che viveva sui monti tra Pisa e Lucca, fu battezzato alla “fons vulgo” presso il Romitorio di Corliano. Tornato a Pisa, Torpete iniziò a convertire i pagani. Un’antica tradizione pisana racconta che la fonte dove venne iniziato al Cristianesimo tramite il battesimo, divenne la famosa fonte del “latte di Corliano”. La sorgente era miracolosa, in quanto dopo che le puerpere l’avevano bevuta, il loro latte aumentava in modo consistente. Per questo motivo viene riconosciuto a San Torpé il potere galattoforico.

San Torpè

Torpè venne perseguitato e martirizzato in quanto cristiano.

L’imperatore Nerone, durante una festività per la dea Diana, cara all’imperatore che la credeva progenitrice dell’Universo, cercò di imporre il suo culto ai Pisani. Nerone aveva fatto edificare un sontuoso tempio presso le mura, a nord della città. Torpete, nonostante fosse in buoni rapporti con l’imperatore, si rifiutò di adorare la statua della dea e venne per questo condannato a morte quale cristiano.

Martirio di San Torpè, olio su tela, di Placide Costanzi situato nel Duomo di Pisa

. San Torpè non si fece piegare da nessuna costrizione, si racconta che durante le torture avvennero i primi miracoli: il prefetto morì schiacciato dalla colonna alla quale era stato legato Torpete; nell’anfiteatro morì uno dei due leoni che avrebbero dovuto sbranarlo, e l’altro si accucciolò ai suoi piedi. Il tempio di Diana crollò senza un motivo valido.

Evelio, un funzionario dell’imperatore romano, vedendo che il santo era uscito incolume dalle feroci prove a cui era stato sottoposto, si convertì alla fede cristiana.

Il Santo morì per decapitazione, e il suo corpo fu abbandonato sopra un’imbarcazione, insieme ad un gallo e ad un cane, alla foce dell’Arno.

La barca si arenò nelle vicinanze di una piccola cittadina della Provenza conosciuta e chiamata Heraclea. Successivamente in onore del Santo Pisano fu ribattezzata con il nome di Saint Tropez.

Nei tempi antichi Saint-Tropez fu popolata dai Fenici e in seguito da coloni greci di Massalia, provenienti da Focea, che vi fondarono un piccolo emporio, dove scambiavano le loro merci coi nativi Galli. L’insediamento prese il nome di Athenopolis e, con l’arrivo dei Romani mutò in Heraclea. Con la caduta dell’Impero Romano i pirati saraceni iniziarono a saccheggiare le coste mediterranee e, proprio sulla riva opposta del Golfo di Saint Tropez, fondarono la loro base più importante, il Frassineto. In seguito i Genovesi ne fecero una repubblica autonoma, intorno al 1400. Il borgo venne più volte saccheggiato e le reliquie del Santo Torpete, durante una scorribanda, vennero trafugate. La tradizione tramanda che fu la corrente del Mar Ligure a spingere la barca sino alle spiagge di quella che sarebbe stata poi St. Tropez. Successivamente, i religiosi dell’Abbazia di Saint-Victor di Marsiglia, proprietari di gran parte del golfo, fecero costruire una cappella proprio in ricordo del martire chiamata “Ecclesia Sancti Torpetis”. A Parigi sulla facciata di Notre Dame è rappresentato il Santo armato, sono custodite le reliquie all’interno di alcune cassette dorate e il busto ligneo di San Tropez che viene portato in processione in occasione delle Bravades, che si svolgono dal 16 al 18 Maggio e si ripetono il 15 Giugno. I festeggiamenti che corrispondono alle vittorie sugli Spagnoli.

Tre sono le chiese dedicate al santo. A Pisa, nella quale chiesa si custodisce un’urna argentata, all’interno della quale vi è il cranio del santo, a Genova e a Saint Tropez. Ma una curiosità ci ricorda che c’è un altro luogo che prende il nome dal santo: Torpè in Sardegna, nel Nuorese, sulle pendici del Monte Nurris e non lontana dal mare di Posada, sulla costa tirrenica. La località era uno scalo militare pisano durante il periodo della Repubblica Marinara. Il 18 Settembre di ogni anno è dedicata una processione al patrono, in cui la statua del santo viene portata in giro per il paese per farla toccare ai fedeli.

XII edizione di The State of The Union. Si apre il Festival Europa a Firenze, idealmente dedicato a David Sassoli che così tanto ha dato per le istituzioni comunitarie. Da stasera 5 maggio, il colore blu dell’Europa, illuminerà i monumenti. La storia in pietra della città dell’Umanesimo. Di Elena Tempestini

Il festival dedicato all’Europa è una testimonianza concreta del pensiero di Davide Sassoli, fiorentino di nascita, Presidente del Parlamento Europeo, scomparso a gennaio del 2022. Sassoli era l’incarnazione del “Nuovo Umanesimo Europeo”. Un uomo leale, fedele ai principi di democrazia per cui l’essenza della politica, è lavorare per il bene comune e non solo per gli individualisti della propria parte. Un uomo fedele ai principi di cui è portatrice la storia dell’Europa. Nel suo intenso impegno al Parlamento europeo, di cui è stato un Presidente amato e stimato da tutte le parti politiche. Davide Sassoli è riuscito a farsi orientare dagli ideali di umanità e giustizia, che proprio oggi, sono più che mai indispensabili.

Davide Sassoli, fiorentino, Presidente del Parlamento Europeo. Scomparso a gennaio del 2022.
Il pensiero di Sassoli, il suo impegno è sempre stato finalizzato alla conoscenza della storia umana , del rispetto, dell’amore, della pietà, quali cardini del sogno di un’Europa unita nella sua diversità. l’Europa è l’inginocchiarsi di fronte alla dignità di ogni essere umano. Non all’idea dell’essere umano. Non ai principi astratti dei sacrosanti diritti umani, ma di fronte a ogni persona in carne ed ossa. Parole che aveva ben assorbito da Maestri come Giorgio la Pira e Don Milani. Dire siamo europei e offendere lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti umani non ci rende uniti. Abbiamo bisogno di un’Europa solida, unita che sappia fare politica. Una Europa che possa decidere come tutte le comunità democratiche a maggioranza perché dietro la facciata dell’unanimità può albergare l’ipocrisia di chi non vuole che l’Europa faccia nulla.

“Mi hanno sempre colpito gli occhi delle vittime, la fissità degli occhi che guardano, ma non vedono. Sì, gli occhi dell’umanità privata di umanità. Gli occhi delle vittime sono sempre gli stessi. Sono quelli delle foto nei lager, dei condannati a morte, quelli che ritroviamo sempre, in ogni guerra, in ogni persona violentata, annientata, nelle donne umiliate, nelle colonne di famiglie che scappano, nei bambini smarriti, in coloro che annegano, che si aggrappano alla vita e la perdono dicono lo stesso anche a noi oggi». ( Davide Sassoli)

Il sindaco di Firenze Dario Nardella e Mario Draghi. Il Presidente del Consiglio è molto legato all’Università Europea Fiorentina nella quale hanno studiato sia sua moglie Maria Serena Cappello, discendente della nota Bianca Cappello moglie di Francesco I dei Medici e la Presidente della Commissione Europea Ursula van der leyen

Oltre quaranta eventi per una settimana di incontro, condivisione e riflessione sull’Europa. E’ il Festival d’Europa 2022, progetto del Comune di Firenze cofinanziato dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea e realizzato in collaborazione con Regione Toscana, Città metropolitana di Firenze, INDIRE- Agenzia Erasmus +, Istituto Universitario Europeo, Università di Firenze, Camera di Commercio di Firenze e Fondazione CR Firenze e con la collaborazione speciale del Teatro della Toscana e della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. L’apertura del Festival sarà a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento.

Salone dei Cinquecento

Il 6 maggio all’ex Tribunale di San Firenze si svolgerà l’evento (chiuso al pubblico) ‘Cities as recovery engines for the Next generation EU’ al quale parteciperanno anche la Commissaria europea per la coesione e le riforme Elisa Ferreira e la ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna, in collaborazione con la rete delle città europee Eurocities e l’Agenzia per la coesione territoriale. Sarà presente una delegazione di sindaci ucraini.

Per tutta la durata del Festival le porte storiche e i principali monumenti della città saranno illuminati di blu, colore dell’Europa.

Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. È stato Presidente del Parlamento europeo, Ministro del Governo Spagnolo agli Affari Esteri, Unione Europea e cooperazione.

Nei giorni del Festival in piazza della Repubblica ci sarà lo Spazio Erasmus, stand permanente su Erasmus + e Indire con info point, workshops, incontri e performance (inaugurazione 6 maggio ore 12 con la Torta Erasmus per i 35 anni del progetto). Quest’anno lo Spazio Erasmus vedrà la partecipazione della Rappresentanza in Italia della Commissione europea con sessioni informative sulla Programmazione 2021-2027, cybersecurity e intelligenza artificiale.  

A Palazzo Vecchio (Sala d’Arme) aprirà Agorà Europa, spazio per conoscere i principali progetti in corso finanziati dall’Ue a Firenze.

Il 6 maggio, dalle 10 alle 14 al Mad Murate art district, si svolgerà l’evento di presentazione del Nuovo Bauhaus europeo a cura dello Sportello Europe Direct in collaborazione con la Scuola di architettura dell’Università di Firenze; dal pomeriggio a notte, inoltre, le Murate ospitano la Notte Blu con installazioni e performance artistiche.

Sempre il 6 maggio, dalle 17 presso l’Orto botanico del Sistema Museale dell’Ateneo (via Micheli, 3),  è previsto il seminario “Belle da morire. Unveiling, svelare «il bello» della scienza”, dedicato al ruolo della bellezza nelle strategie di conservazione delle specie di farfalle europee a rischio di estinzione, con i ricercatori Unifi Mariagrazia Portera e Leonardo Dapporto.

Il 7 maggio, su iniziativa del Teatro della Toscana e del Théâtre de la Ville di Parigi, si svolgerà nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio dalle 10 alle 13 “Costruire il Teatro del 21° secolo”: dodici fra i maggiori teatri europei riuniti intorno al progetto della Carta 18/XXI per una nuova alleanza sul futuro del teatro, con un focus speciale sul Programma Cultura di Europa Creativa della Commissione europea. Dalle 11 alle 17.30 sedici artisti della Troupe de l’Imaginaire coordinati dal Théâtre de la Ville di Parigi offriranno consulenze poetiche, musicali e di danza in italiano, greco, estone, spagnolo, inglese, francese, portoghese e ucraino. Le “Consultazioni Poetiche” saranno dalle 11 alle 13 sull’Arengario di Palazzo Vecchio e presso lo stand Indire Erasmus in Piazza della Repubblica, dalle 15 alle 17.30 presso il cortile del Museo Novecento, con performance finale alle 18.30. Per l’occasione, il Museo sarà aperto gratuitamente tutto il giorno.

L’8 maggio in piazza della Repubblica presso lo Spazio Erasmus alle 15.30 Giochi senza frontiere con attività e giochi sull’Europa per bambini e ragazzi.

Il 9 maggio alle 10 a Palazzo Vecchio si svolgerà l’evento di celebrazione dei 35 anni di Erasmus e in serata dalle 16.30 il Salone dei Cinquecento ospiterà l’evento finale di Eu Talks, colloqui sul futuro dell’Europa e l’Anno europeo dei giovani 2022 con Università e Istituto universitario europeo. 

Sempre il 9 maggio al teatro Niccolini la Regione Toscana presenta l’iniziativa ‘Siete presente. Giovani protagonisti del cambiamento’ nell’ambito del progetto Giovanisì. Saranno presenti anche la ministra per le politiche giovanili Fabiana Dadone e lo scrittore e narratore Stefano Massini.

Ancora il 9 maggio, alle 10:30, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Siena, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e lo Europe Direct Università degli Studi di Siena organizzano la masterclass “Cosa vuol dire essere europei?, che sarà trasmessa anche in diretta streaming.

Il 10 maggio al teatro Verdi Orchestra Erasmus in concerto per i 35 anni del programma, con 50 giovani musicisti provenienti da conservatori e istituti musicali italiani, in Erasmus in Italia o con un’esperienza Erasmus già fatta o in itinere.

Ancora il 10 maggio, alle 10 a Villa Ruspoli (piazza Indipendenza, 9), si svolgerà “La conferenza sul futuro dell’Europa”, organizzata dall’Università di Firenze in collaborazione con l’Associazione italiana studiosi di diritto dell’Unione europea. All’incontro – visibile anche online – si parlerà dei valori dell’Unione e della protezione della salute e dell’ambiente.

“Questo Festival sarà un’occasione di ripartenza nel segno dell’Europa – ha dichiarato il sindaco Dario Nardella – in un momento molto difficile tra guerra e svolta del Next Generation Eu, e sarà idealmente dedicato a David Sassoli che così tanto ha dato per le istituzioni comunitarie. Nei giorni del Festival e dell’evento The State of Union avremo la presidente del parlamento Roberta Metsola, cinque commissari e Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza”. “Al Festival – ha continuato – ospiteremo anche una delegazione di sindaci ucraini, tra i quali i primi cittadini di Bucha e Melitopol, all’interno di un incontro con il Comitato esecutivo dell’associazione dei sindaci europei Eurocities che presiedo, alla presenza della commissaria europea Ferreira e anche di altri sindaci europei, tra i quali quello di Varsavia per la prima volta a Firenze. C’è un filo rosso che lega Firenze all’Europa e che da alcuni mesi vede la città protagonista con iniziative come il Forum mediterraneo dei vescovi e sindaci e la manifestazione per la pace in piazza Santa Croce dei mesi scorsi”.  “Quando pensiamo al futuro dell’Europa – ha concluso Nardella – pensiamo a una unione di popoli e non di nazioni, non ad egoismi e sovranismi ma a una vera comunità sociale, economica e culturale nelle quale anche le voci delle comunità locali possano avere un peso nuovo”.

“La Regione Toscana ha partecipato alla stesura del programma del Festival d’Europa e ne è tra i finanziatori – sottolinea il presidente della Regione Eugenio Giani -. Lo abbiamo fatto di buon grado, convinti come siamo che la dimensione ideale per una città dalla storia, dalle tradizioni e dalla ricchezza culturale di Firenze, è davvero quella europea. E l’orizzonte europeo è quello in cui la Toscana vive, pensa, programma, realizza. E’ per questo che portiamo al Festival una delle nostre esperienze di punta, quel “Siete presente” che è il programma per i giovani a cui da anni ci dedichiamo e che abbiamo rilanciato e potenziato. L’evento finale di un tour che ha toccato tutte le province della Toscana si terrà infatti, alla presenza della ministra per le politiche giovanili, proprio nell’ambito del Festival dell’Europa, nell’anno europeo dedicato ai giovani. Il Festival rappresenta dunque un’occasione preziosa per “pensare largo” e per sentirsi cittadini europei: un obiettivo ancora più fondamentale per uscire da questa situazione di guerra e per costruire insieme una sempre più indispensabile convivenza pacifica e basata su amichevoli relazioni di cooperazione e di sviluppo tra Paesi e popoli”.

Monica Maggioni direttrice del Tg1, Elena Tempestini Giornalista

“Lo Stato deve essere superiore all’individuo”. La vera storia del condannato a morte texano Gregory Summers. Di Elena Tempestini

Fabio Baronti attore fiorentino, interpreta Greg.

Proiezione del mediometraggio “Greg” di Giuseppe Ferlito, presso il Cinema della Compagnia di Firenze. Un film prodotto e realizzato dalla Scuola di Cinema Immagina di Firenze. Il medio metraggio nasce per sensibilizzare il pubblico sul tema della pena di morte. l’Associazione Culturale Immagina di Firenze con la compartecipazione del Consiglio regionale della Toscana, presenta il film nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Toscana 2022. la Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura. Fu, per l’epoca, una scelta innovativa e rivoluzionaria, il Consiglio Regionale ha la ricorda ogni anno celebrando proprio in questa data, la Festa della Toscana. Un modo per ricordare a tutti che, da 235 anni, la nostra regione ha scelto da che parte stare: quella dei diritti, della libertà, dell’accoglienza e del rispetto dell’essere umano. Il film drammatico è incentrato sulla vera storia del condannato a morte texano Gregory Summers, al quale fu respinta la richiesta di grazia ( nonostante che fosse stato accertata la sua innocenza) . La vicenda fu sostenuta con incredibile forza d’animo e sensibilità da una scuola toscana, la Scuola Media di Navacchio in provincia di Pisa. La preside, venuta a conoscenza della storia personale di “Greg”, si attivò per ottenere la sospensione della pena di morte e la revisione del processo. La toccante vicenda umana aveva toccato il cuore della preside, Maria Carmela Carretta, la quale ha sostenuto Greg con una continua presenza epistolare tra l’Italia e il Texas. Non ottenendo la revisione del processo e nemmeno la grazia, le volontà testamentarie di Greg, furono ben precise. Dopo l‘esecuzione mortale, le sue spoglie dovevano essere seppellite nel cimitero di Cascina. Il corpo di Greg, riposa su una terra libera, che non conosce la pena di morte, e che rispetta la dignità umana.

Sul palco, a presentare il medio metraggio, il bravissimo Stefano Baragli, in sala Riccardo Noury, rappresentante di Amnesty International Italia; Maria Cristina Centrella, docente dell’Istituto Comprensivo “Paolo Borsellino” di Navacchio (ovvero una delle docenti che hanno portato avanti la corrispondenza tra Gregory Summers e gli studenti nella vicenda realmente accaduta); Ernesto Pellecchia, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana; Sara Caloni, testimone diretta e redattrice di una tesi di laurea sul sistema penitenziario del Texas, l’Assessore Sara Funaro. Interpreti magistrali, con anima e cuore: GREG: Fabio Baronti attore fiorentino molto conosciuto con la Compagnia delle Seggiole, e Rosanna Romellano, la preside che ha saputo coinvolgere i ragazzi della sua scuola, educandoli che “lo Stato deve essere superiore all’individuo”.
Grazie per questo splendido film …

Non si raggiungerà mai la giustizia uccidendo un essere umano.
(Jorge Mario Bergoglio)

Rosanna Romellano interpreta la Preside

kalòs kai agathòs/ Il Bello e il Buono nel dipinto “Il Quarto Stato”. Un nuovo Umanesimo. di Elena Tempestini

Firenze Salone dei cinquecento

Oggi 30 Aprile 2022, da Milano, sua sede quotidiana, è arrivato a Firenze il famoso dipinto il “Quarto Stato”.

Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il quadro è il risultato di un lungo percorso compiuto da Giuseppe Pellizza da Volpedo, nell’ottocento, per evidenziare l’ascesa del movimento operaio nella vita sociale del Paese e lo fa come se fosse inevitabile.

La definizione nacque propriamente durante la rivoluzione francese per indicare lo strato più basso della società, quello dei subalterni al terzo stato cioè i subalterni alla borghesia. Nel grande dipinto i lavoratori rappresentati manifestano pacificamente, camminano per i propri diritti: sono in sciopero.

La massa popolare avanza unita, compatta, e la compattezza assume forza e potere. Si cammina in avanti con dignità, per i diritti, per il riconoscimento del proprio e giusto salario. La Storia dell’Arte, mette in evidenza per farci conoscere, la società del momento, il suo contesto storico. Sicuramente la Donna in prima fila, che tiene tra le braccia il suo bambino, può riportarci al concetto di kalòs kai agathòs /il bello e il buono, ma sopratutto ciò che deve essere giusto ed equilibrato.

kalòs kai agathòs deve essere compreso quale bellezza che ritroviamo nel concetto di Umanesimo, la bellezza connessa al comportamento Morale del “buono” . Per la cultura antica, l’uomo “ideale” contribuiva alla creazione e alla crescita della civiltà, doveva avere le virtù unite: “bontà: umiltà, sincerità, intelligenza, valore e nobiltà d’animo.

Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinse Il Quarto Stato con l’intenzione di documentare le rivendicazioni di questa classe sociale che era sempre più “viva” nella sua epoca. L’opera in realtà si intitolava inizialmente Il cammino dei lavoratori, ma all’ultimo momento l’artista decise di cambiarlo. Erano anni di grandi cambiamenti e si stava affermando il principio di emancipazione del popolo, un cammino deciso per andare verso un futuro migliore. Nell’opera non è solo il movimento dei lavoratori, che “marciano” in avanti, sono uomini e donne che si lasciano alle spalle il tramonto che simboleggia la fine di un giorno e l’arrivo di una nuova alba. La fioritura di nuovi ideali

Da sinistra, la direttrice del Giornale la Nazione Agnese Pini, il sindaco di Milano Beppe Sala, il Ministro del lavoro Andrea Orlando, Dario Nardella Sindaco di Firenze

Il progetto Europeo MEMOTV: come il nostro corpo memorizza i meccanismi epigenetici di Elena Tempestini

epigenetica: cambiamenti superficiali, e non permanenti, che possono modificare l’accesso alla sequenza di DNA.

Tra il 2013 e il 2018 si è svolto un progetto della Comunità Europea dal nome MEMOTV (Epigenetic, neural and cognitive memories of traumatic stress and violence), completamente finanziato dall’UE. Il progetto ha studiato in modo approfondito il meccanismo attraverso il quale le esperienze stressanti diano forma ai ricordi e siamo tramandate alle generazioni successive tramite i processi del DNA. Il progetto non poteva prevedere la pandemia e il rivoluzionario cambiamento di impatto sociale che essa ha avuto in tutto il mondo. Il progetto MEMOTV studia i fattori di stress estremi e intensi che producono cambiamenti duraturi.

Praticamente il progetto epigenetico è un processo che possiamo trovare in natura, analogo al seme in terra, il quale ha già in sé lo stelo, le foglie, i fiori e il frutto. È la natura, l’energia vitale rappresentata dal colore verde come «vigore, freschezza, vivacità giovanile» È la forza vitale, che si esprime nella maniera più esplicita ed immediatamente percepibile nella vegetazione. È una forza riconoscibile in tutti i livelli, fisici e spirituali. Una forza ancora oggi studiata, ma già descritta da Cicerone e poi ripresa nel 1100 dalla grande mistica Ildegarda di Bingen. Quando parliamo e associamo in modo del tutto naturale i nostri genitori, nonni, bisnonni …noi stiamo parlando di albero genealogico. l’albero genealogico non è confinato alle nostre spalle semplicemente per consultare dei nomi o degli stemmi araldici, al contrario, che ci piaccia o no, l’albero vive ed è presente all’interno di ciascuno di noi. Siamo discendenti di un passato ma sopratutto procreatori di un futuro. È nel corpo presente dell’oggi, che abbiamo una forza continua che tende all’infinito. Siamo il prodotto di un accumulo di energia, siamo eredi di scelte evolutive fatte in tempi lontani. Un carico attraverso il quale, i nostri avi, con pregi e difetti anche di tipo caratteriale, ci trasmettono non solo con il DNA.

L’epigenetica, dal greco epi’ = sopra e gennetikòs = “relativo all’eredità familiare”, meccanismo che attiva o disattiva i nostri geni, è un codice separato, scritto con caratteri chimici che si trovano al di fuori della sequenza del DNA, e che ha, a sua volta, effetti molto importanti sull’aspetto interno ed esterno dell’essere umano. In natura molti esempi: il bruco e la farfalla sono lo stesso organismo, possiedono lo stesso DNA, ma esibiscono fenotipi diversi in diverse fasi dello sviluppo: il genoma resta lo stesso, ma l’epigenoma cambia. Le formiche hanno lo stesso DNA, ma possono essere soldato o operaie, con fenotipi morfologici e comportamentali diversi, che derivano anche, come per le api, dall’alimentazione. L’ape operaia, il fuco e l’ape regina di un alveare hanno lo stesso DNA, ma sono nutriti in maniera diversa: la regina mangia la pappa reale e queste differenze ambientali si ripercuotono a livello morfologico, comportamentale e dunque a livello epigenetico. Le esperienze di vita dei nostri avi si riflettono sui nostri epigenomi, praticamente li portiamo sulle nostre spalle per secoli. A volte facendoci ripetere lo stesso cammino e gli stessi errori, a volte con tanta fatica ci inducono a farci tagliare i rami secchi del passato per accrescerci, insegnandoci a scrivere un pezzetto di nuova storia della nostra vita e per generare nuove foglie. Galeno, Socrate, Cicerone, avevano intuito millenni indietro le relazione tra psiche (emozioni) e modificazioni nella struttura del DNA.

“Così dentro così fuori” di Elena Tempestini

Nella prima foto un Barione, scoperta del CERN del 2017. La materia che vediamo intorno a noi è costituita da barioni. Seconda foto, particolare del “mosaico del Ciclo della Creazione” nel Duomo di Monreale ( Palermo)

Sant’Agostino, nel IV secolo, scrive tredici libri: Le “Confessioni”. Nel libro XI affronta il tema che affligge l’umanità: Il tempo.

“Io so cosa è il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo” dice Sant’Agostino. Il passato ed il futuro possono essere pensati solo come presente, il passato come «memoria», e sono le immagini del passato che tornano alla mente, ma avviene sempre nel presente, il futuro lo percepiamo come una «attesa» e spesso non arriva mai come l’abbiamo immaginato. Quindi, la memoria del passato e l’attesa del futuro sono entrambi dei fatti presenti. Essi si creano nella mente attraverso le immagini, a seconda della nostra soggettiva Visione.

Sant’Agostino nello studio” dipinto murale di Sandro Botticelli, databile al 1480, conservato nella chiesa di Ognissanti di Firenze. Un’altra versione del soggetto è conservata agli Uffizi

Se il passato è oggetto di un ricordo, chi lo riporta alla luce, lo fa tramite una immagine, perché la memoria ha la facoltà di trattenerle. Le immagini riportate dalla memoria vengono “viste” solo nel presente. La memoria non è altro che il presente del passato: Il futuro non é altro che una attesa, vissuta nel presente , di ciò che ancora non c’è. Il presente una attenzione, o meglio, una CON – Siderazione a ciò che ci circonda in quel momento

Tutta la realtà che sembra esterna da noi, non è che un riflesso, uno specchio di quello che è dentro di noi; comprese tutte le illusioni, le falsificazioni che la mente riesce a creare.

È la percezione illusoria di una distanza che separa ciò che siamo da quello che crediamo di essere.

A volte non riusciamo a svuotare la mente dall’ affollamento dei pensieri, preoccupazioni e sopratutto dalle paure che si aggrovigliano come catene. Il rumore assordante di una vita sempre più veloce, e guarda caso… quasi sempre percepita come mancante di tempo.

È la vita e come la mente percepisce gli eventi che ci accadono.

È la vita, quella energia che ci fa fluire, che ci sveglia la mattina e ci fa alzare per andare incontro a un lasso di tempo presente, che è scandito e compreso dalla natura, tra un’alba e un tramonto. Siamo noi a decidere se assecondare il flusso o andargli contro. Siamo noi a scegliere come affrontare i nostri stati d’animo quotidiani . La vita è un flusso di potente energia, non si ferma, nessuno nella “realtà” cercherebbe di fermare con una mano un treno in corsa.
Forse mai prima d’ora l’umanità aveva assistito ad un cambiamento così radicale, dobbiamo imparare a comprendere che la realtà è più complessa di quello che appare. Sono molteplici gli eventi, a volte ci spaventano perché siamo abituati a usare un “controllo” sulla nostra vita, un controllo che non può esistere, se non illusoriamente attraverso il materiale, il possesso, l’accumulo. È sulla vita stessa che l’uomo non può avere il controllo degli accadimenti, li può solo accettare, combattere o riuscire a trasformare. Ls vita fluisce come l’acqua, non si arresta. Leonardo Da Vinci, già riprendendo il concetto di Eraclito disse: “L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.“

Barione, particelle comuni. Il barione è una delle quattro forze fondamentali della natura: la forza forte. È la particella che compone la materia, denominata “Xi”. Praticamente Xi, è il collante che tiene insieme la materia.

La realtà, è il campo elettromagnetico:

“Ricordatevi che la realtà è il campo» diceva Einstein.

Carlo Rubbia, fisico e premio Nobel ha dimostrato che solo la miliardesima parte di noi è pura materia, il resto sono fotoni, bio-fotoni, energia e informazioni. Se consideriamo solo la materia comprenderemo solo un miliardesimo della realtà, della biologia e sopratutto della salute dell’essere umano.

Tutte le forme esistenti in natura, sono governate e tenute insieme da campi di energia elettromagnetica.

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nei nostri ambienti, ma sono invisibili all’occhio umano. Pensiamo alla natura, della quale noi facciamo parte, e prendiamo gli alberi, essi hanno la capacità di influire elettromagneticamente sulle funzioni vitali dell’uomo, l’intensità dei campi elettromagnetici emessi dagli alberi è estremamente bassa ma possiede un’altissima affinità biologica con l’essere umano. Questo è il senso della bellezza, la scienza, con tutte le sue cautele, non sta più dividendo ma tornando a sommare.

Fermiamovi e consideriamo attentamente la nostra vita. Tutti abbiamo una “strana” percezione del tempo. Lontanissima, nebulosa per gli eventi passati, e velocissima nel presente. La vita si consuma come una paglia che brucia. Pensiamo di aver vissuto, di aver deciso come viverla, ma nella realtà, noi stessi siamo stati vissuti da lei. È sempre una percezione diversa per ogni singola persona. Il reale è il momento presente, la scacchiera, il campo che in fisica è conosciuto come campo quantico. Potrebbe all’apparenza non sembrarci razionale, ma il campo quantico è un luogo dove sono previste tutte le possibilità, un campo dove c’è tutto il nostro noi. Passato, presente e futuro.

Sant’Agostino un precursore della fisica quantistica? Una scoperta o una riscoperta? Perché è in quel “campo” che si svolge il gioco infinito della vita. È un infinito spazio e “non decide” per l’uomo, questo compito spetta alla coscienza umana, che sceglie alcune delle possibilità che sono nell’immediato presente, in modo che le “possibilità” si manifestino concretamente nel mondo fisico, cioè in quella che noi chiamiamo realtà e che non può “mostrarsi” in nessun altro luogo. In questo concetto nasce il problema, nasce la dualità del credo o non credo, è vero o falso. Noi siamo abituati a credere soltanto a ciò che vediamo, tocchiamo, pensiamo di sentire, praticamente la realtà visibile dei nostri cinque sensi. Oggi la fisica ci spiega che quella “realtà” è solo una piccola parte dell’intera realtà.

La cosa bella è quando inizi a dare e fare, due azioni che portano all’attenzione del momento presente. Quando osserviamo possiamo agire direttamente , oppure possiamo lasciare che la vita “agisca” attraverso di noi. Qualunque sia la nostra scelta, noi siamo “ uno con la vita. Energia e Materia sono da considerarsi, in fondo, come la stessa cosa, due facce della stessa medaglia. E=mc²”, l’equazione che stabilisce che: massa ed energia sono due forme perfettamente equivalenti della medesima cosa. Fu la dimostrazione di un grande scienziato, Einstein.

Lo stupore nasce quando riusciamo a comprendere che non viviamo la vita, ma è la vita stessa che vive noi. Nel campo quantico, infatti, non esiste né lo spazio né il tempo, non c’è separazione e dove non c’è dualità, l’informazione ( la vita) non si sposta da un punto A ad un punto B, è istantanea, perché il campo quantico nel quale viaggia è cosciente, e il punto B sa immediatamente ciò che accade al punto A.

La vita è come un ballerino che danza, ma il senso della bellezza è: che noi siamo la danza.”

“L’essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo “Universo”, una parte limitata nello spazio e nel tempo. L’uomo sperimenta se stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l’unico scopo di un’autentica religione. Non per alimentare l’illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente.” Albert Einstein