la straordinaria intelligenza di Dante: precursore delle teorie di Einstein. Di Elena Tempestini

«L’immagine allo specchio è simile a quella reale, solo che è invertita. Il mondo invisibile diventa allora un calco rovesciato del mondo visibile: l’Empireo è Dio-centrico mentre la Terra è diavolo-centrica… l’invisibile obbedisce a norme opposte rispetto al visibile. Per spiegare queste simmetrie non resta che concepire l’universo visibile (con al centro la Terra) e l’Empireo (con al centro Dio) come due sfere che hanno in comune la superficie, cioè il “Primo Mobile”: il che equivale appunto a una ipersfera, oggetto della geometria di Riemann adottato da Einstein per descrivere l’universo nella relatività generale » ( Roman Patapievici, fisico, 2006)

Il cemento che tiene insieme i mattoni dell’Universo

è come un grande edificio, è “composto” di tanti piccoli mattoni, così come tutte le cose che ci circondano. Le particelle che non si possono dividere in parti più piccole sono chiamate particelle elementari e le forze che agiscono tra di esse, facendole aggregare fino a formare una goccia d’acqua, sono chiamate forze fondamentali che sono: la forza gravitazionale, la forza elettromagnetica, la forza (nucleare) debole e la forza (nucleare) forte.

La Fisica e la Poesia, si avvicinano sino a toccarsi? l’Arte, le ARTI sono il Senso della Bellezza.

“Non altrimenti il trïunfo che lude
sempre dintorno al punto che mi vinse,
parendo inchiuso da quel ch’elli ‘nchiude,

a poco a poco al mio veder si stinse”

(Dante Paradiso XXX, 10-13)

Ma Dante è collegato All’Astronomia? Erano uomini che avevano una concezione unitaria della vita e dell’universo e osservavano il mondo con una mentalità multidisciplinare e non specializzata. In Dante si ha la figura del poeta scienziato, per cui i poeti del dolce stil novo vennero detti anche dicitori scienziati.

Praticamente è la complessa somma cosmologica regolata da modelli geometrici immutabili.

Ma fu Il matematico tedesco Speiser, che nel 1925 sviluppò una tesi, poi portata avanti fino ai giorni odierni da vari autori. Praticamente Dante per il suo Paradiso non ha immaginato uno spazio geometrico euclideo, bensì uno spazio curvo, quadridimensionale, che ha delle forti analogie con la geometria dello spazio tempo di Einstein che, secondo la cosmologia moderna, descrive l’universo nel quale viviamo.

Per la fisica “moderna” tra le quattro forze fondamentali della natura, solo per la gravità non è stata individuata una corrispondente unità di base, quello che viene definito come Quanto. I fisici si aspettano che la forza gravitazionale sia veicolata da una particella elementare, chiamata gravitone, così come la forza elettromagnetica è trasportata dal fotone. La gravità è l’unica che non ha ancora una descrizione quantistica”, ma la ricerca degli scienziati potrebbe dare un’inequivocabile e diretta conferma che il campo gravitazionale è quantizzato.

Dante porta il ragionamento all’estremo, quando arriva a Lucifero al centro della Terra, e lo supera, lasciandosi l’attrazione della gravità alle spalle.

Cadere nell’inferno e’ come cadere in un “buco nero”, una prigione eterna: nella quale si entra ma non si esce.

Ma se ..È puro e disposto a salire alle stelle, a riveder le stelle a volare verso stelle”, quell’energia che tutto move…

E se, al centro della terra il famoso nucleo scoperto: il cuore cristallino chiamato dagli scienziati “ inner inner core”, fosse un grande e immenso buco nero? Ed è qui che la distanza critica non deve essere oltrepassata per non finire imprigionati.

“Basta riconoscere il significato umano delle forze” diceva Giordano Bruno.

Oggi gli scienziati definiscono il nostro camminare, una “caduta controllata”, poiché con ogni passo che facciamo, in realtà, stiamo cadendo. Ci alziamo, stendiamo una gamba, e poi ci arrendiamo alla gravità. E cadiamo. Ma poi il piede atterra, ci solleviamo di nuovo e stendiamo l’altra gamba, fino a che, di nuovo, ci arrendiamo alla gravità, e cadiamo. E avanti così. Praticamente è un continuo: alzarci e cadere.

La gravità è la forza che muove il Sole e le altre stelle, che tiene assieme il cosmo e ne governa l’evoluzione. Rimane, dopo più di due millenni, una questione ancora da comprendere: non è stata trovata l’ipotetica particella elementare chiamata Gravitone. un’ipotetica particella responsabile della trasmissione della forza di gravità.

Ed è a questo punto che entrano in gioco i fisici delle particelle elementari, e l’esperimento avviato il 5 luglio 2022 “RUM 3”, si sta sperimentando e sviluppando alcune teorie per comprendere le proprietà della materia ad energie altissime, avvicinandosi, in senso metaforico, in tal modo sempre di più al Big Bang”.

La gravità non è solo sotto i nostri piedi, ma anche nel moto degli astri. “Come sopra, così anche sotto; come sotto, così anche sopra. Come dentro, così anche fuori; come fuori, così anche dentro. Come nel grande, così anche nel piccolo”. ( principio di corrispondenza)

In ogni angolo dell’universo, nelle profondità dello spazio e del tempo, c’è un mistero affascinante che aspetta ancora di essere svelato. È il “Senso della Bellezza” :

“Per vedere un mondo in un granello di sabbia,
E un paradiso in un fiore di campo,
Poni l’infinito nel palmo della mano
E l’eternità in un’ora. ( William Blake)

La terra, gira intorno al sole con una curvatura dello spaziotempo che la obbliga a muoversi su quella traiettoria. Grazie ai progressi della scienza la nostra conoscenza del cosmo e della natura oggi ha fatto passi da gigante. Ma forse noi uomini moderni rischiamo di perdere la cosa più preziosa: la gratitudine, quell’ampiezza della ragione, quella tensione all’unità, il “senso del mistero” che doveva ardere nello sguardo e nel cuore di Dante Alighieri e che, come diceva Einstein, “è il seme di ogni ARTE e di ogni vera scienza”.

la «straordinaria intelligenza di Dante: precursore delle teorie di Einstein. Di Elena Tempestini

«L’immagine allo specchio è simile a quella reale, solo che è invertita. Il mondo invisibile diventa allora un calco rovesciato del mondo visibile: l’Empireo è Dio-centrico mentre la Terra è diavolo-centrica… l’invisibile obbedisce a norme opposte rispetto al visibile. Per spiegare queste simmetrie non resta che concepire l’universo visibile (con al centro la Terra) e l’Empireo (con al centro Dio) come due sfere che hanno in comune la superficie, cioè il “Primo Mobile”: il che equivale appunto a una ipersfera, oggetto della geometria di Riemann adottato da Einstein per descrivere l’universo nella relatività generale » ( Roman Patapievici, fisico, 2006)

Il cemento che tiene insieme i mattoni dell’Universo

è come un grande edificio, è “composto” di tanti piccoli mattoni, così come tutte le cose che ci circondano. Le particelle che non si possono dividere in parti più piccole sono chiamate particelle elementari e le forze che agiscono tra di esse, facendole aggregare fino a formare una goccia d’acqua, sono chiamate forze fondamentali che sono: la forza gravitazionale, la forza elettromagnetica, la forza (nucleare) debole e la forza (nucleare) forte.

La Fisica e la Poesia, si avvicinano sino a toccarsi? l’Arte, le ARTI sono il Senso della Bellezza.

“Non altrimenti il trïunfo che lude
sempre dintorno al punto che mi vinse,
parendo inchiuso da quel ch’elli ‘nchiude,

a poco a poco al mio veder si stinse”

(Dante Paradiso XXX, 10-13)

Ma Dante è collegato All’Astronomia? Erano uomini che avevano una concezione unitaria della vita e dell’universo e osservavano il mondo con una mentalità multidisciplinare e non specializzata. In Dante si ha la figura del poeta scienziato, per cui i poeti del dolce stil novo vennero detti anche dicitori scienziati.

Praticamente è la complessa somma cosmologica regolata da modelli geometrici immutabili.

Ma fu Il matematico tedesco Speiser, che nel 1925 sviluppò una tesi, poi portata avanti fino ai giorni odierni da vari autori. Praticamente Dante per il suo Paradiso non ha immaginato uno spazio geometrico euclideo, bensì uno spazio curvo, quadridimensionale, che ha delle forti analogie con la geometria dello spazio tempo di Einstein che, secondo la cosmologia moderna, descrive l’universo nel quale viviamo.

Per la fisica “moderna” tra le quattro forze fondamentali della natura, solo per la gravità non è stata individuata una corrispondente unità di base, quello che viene definito come Quanto. I fisici si aspettano che la forza gravitazionale sia veicolata da una particella elementare, chiamata gravitone, così come la forza elettromagnetica è trasportata dal fotone. La gravità è l’unica che non ha ancora una descrizione quantistica”, ma la ricerca degli scienziati potrebbe dare un’inequivocabile e diretta conferma che il campo gravitazionale è quantizzato.

Dante porta il ragionamento all’estremo, quando arriva a Lucifero al centro della Terra, e lo supera, lasciandosi l’attrazione della gravità alle spalle.

Cadere nell’inferno e’ come cadere in un “buco nero”, una prigione eterna: nella quale si entra ma non si esce.

Ma se ..È puro e disposto a salire alle stelle, a riveder le stelle a volare verso stelle”, quell’energia che tutto move…

E se, al centro della terra il famoso nucleo scoperto: il cuore cristallino chiamato dagli scienziati “ inner inner core”, fosse un grande e immenso buco nero? Ed è qui che la distanza critica non deve essere oltrepassata per non finire imprigionati.

“Basta riconoscere il significato umano delle forze” diceva Giordano Bruno.

Oggi gli scienziati definiscono il nostro camminare, una “caduta controllata”, poiché con ogni passo che facciamo, in realtà, stiamo cadendo. Ci alziamo, stendiamo una gamba, e poi ci arrendiamo alla gravità. E cadiamo. Ma poi il piede atterra, ci solleviamo di nuovo e stendiamo l’altra gamba, fino a che, di nuovo, ci arrendiamo alla gravità, e cadiamo. E avanti così. Praticamente è un continuo: alzarci e cadere.

La gravità è la forza che muove il Sole e le altre stelle, che tiene assieme il cosmo e ne governa l’evoluzione. Rimane, dopo più di due millenni, una questione ancora da comprendere: non è stata trovata l’ipotetica particella elementare chiamata Gravitone. un’ipotetica particella responsabile della trasmissione della forza di gravità.

Ed è a questo punto che entrano in gioco i fisici delle particelle elementari, e l’esperimento avviato il 5 luglio 2022 “RUM 3”, si sta sperimentando e sviluppando alcune teorie per comprendere le proprietà della materia ad energie altissime, avvicinandosi, in senso metaforico, in tal modo sempre di più al Big Bang”.

La gravità non è solo sotto i nostri piedi, ma anche nel moto degli astri. “Come sopra, così anche sotto; come sotto, così anche sopra. Come dentro, così anche fuori; come fuori, così anche dentro. Come nel grande, così anche nel piccolo”. ( principio di corrispondenza)

In ogni angolo dell’universo, nelle profondità dello spazio e del tempo, c’è un mistero affascinante che aspetta ancora di essere svelato. È il “Senso della Bellezza” :

“Per vedere un mondo in un granello di sabbia,
E un paradiso in un fiore di campo,
Poni l’infinito nel palmo della mano
E l’eternità in un’ora. ( William Blake)

La terra, gira intorno al sole con una curvatura dello spaziotempo che la obbliga a muoversi su quella traiettoria. Grazie ai progressi della scienza la nostra conoscenza del cosmo e della natura oggi ha fatto passi da gigante. Ma forse noi uomini moderni rischiamo di perdere la cosa più preziosa: la gratitudine, quell’ampiezza della ragione, quella tensione all’unità, il “senso del mistero” che doveva ardere nello sguardo e nel cuore di Dante Alighieri e che, come diceva Einstein, “è il seme di ogni ARTE e di ogni vera scienza”.

Fabiola Giannotti, direttrice del CERN rivela che: “Siamo pronti a una nuova fase. L’acceleratore di particelle avrà la capacità di esplorare l’incognito più elevato”. Di Elena Tempestini

Sono trascorsi dieci anni dal quel 4 luglio 2012, giorno nel quale i fisici di Ginevra rivelarono la scoperta del Bosone di Higgs. Una scoperta che valse il premio Nobel per la fisica a Peter Higgs e Francois Englert, una scoperta che è comunemente conosciuta nel mondo come la “Particella di Dio“. Grazie al Large Hadron Collider, LHC, il grande acceleratore di particelle installato al Cern, sono stati compiuti passi da gigante verso una maggiore comprensione dell’universo. Lo potremo vedere oggi 5 luglio 2022 giorno nel quale sarà applicato un esperimento con il voltaggio più alto di tutti i tempi, ovvero 13,6 trilioni di elettronvolt. Intanto proviamo a porci nuovamente la domanda: cosa è il Bosone di Higgs? Il Bosone è la particella che conferisce una massa a tutte le altre particelle, e quindi in qualche modo dà ad esse l’esistenza in quanto oggetti materiali. Questa è la sua potenza «divina». Il Bosone riesce a dare massa e determina la stabilità a tutti i componenti della materia, i quali sarebbero inanimati senza: è il bosone che li “costringe” a interagire tra loro e ad aggregarsi.

Bosone di Higgs foto ANSA

L’esempio più semplice per visualizzare il Bosone è immaginare di attraversare una distesa di neve che si è creata con l’aggregazione di milioni di piccoli fiocchi di neve. Uno sciatore passa sopra la neve, non interagisce con il campo, scivola via come una particella senza massa che viaggia, come si usa dire, alla velocità della luce. Se invece lo sciatore, cammina con gli scarponi ai piedi, affondando nella neve, si muoverà molto meno velocemente, esattamente come una particella dotata di massa che interagisce con il campo, se affonderà profondamente nella neve, sarà come una particella dotata di massa maggiore. Ergo tutte le particelle non hanno la stessa massa.

Il 5 luglio 2022, il Cern entra in una nuova fase: si chiama Run 3, la terza fase ad un’energia di collisione pari a 13,6 trilioni di elettronvolt, permettendo una capacità di esplorazione dell’ incognito molto più elevata. Gli scienziati sono alla ricerca di scoprire e dimostrare l’energia che permette alle particelle, e al Bosone di essere. È la ricerca che ha permesso di misurare precisamente la massa dei più pesanti fra i fermioni: quark top, quark bottom e leptone tau, e hanno anche confermato l’esistenza di una particolare forza, chiamata “interazione di Yukawa”, mediata dal bosone di Higgs ma diversa da tutte le altre conosciute.

Acceleratore CERN Ginevra

Facciamo un salto indietro e andiamo presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Italiano. Incontriamo ADA, successivamente denominato ADONE, il primo acceleratore che ha fatto scontrare tra loro fasci di particelle. L’Anello di Accumulazione (AdA) fu costruito a Frascati nel 1961 da un gruppo di giovani ricercatori guidati dal fisico austriaco Bruno Touschek. Touschek aveva avuto un’idea rivoluzionaria: Realizzare un anello in cui far circolare, accelerandoli in senso opposto, due fasci di particelle: elettroni e positroni, per poi farli scontrare e produrre, nelle collisioni, nuove particelle. Lo stesso principio con cui funziona l’Acceleratore del CERN, LHC, che è il suo gigantesco discendente, in cui però si fanno scontrare fasci di protoni. Un fisico di nome Nicola Cabibbo scrisse nel 1963 a ventotto anni, l’articolo scientifico più citato nella storia della fisica, sulla rivista scientifica Phisical Review Letters. In quell’articolo introdusse un parametro, che da allora in poi sarà chiamato “l’angolo di Cabibbo”. Il quale, consente di spiegare come un insieme di particelle diverse possa essere confinato in una sola. Ancora non si conoscevano i quark, ma Cabibbo già spiegava come tre di loro potessero, per esempio, ritrovarsi in un protone o in un neutrone. Spiegava, in altri termini, come possa esistere quella che noi chiamiamo la “materia ordinaria”. Il “mescolamento” di quark spiegato in anticipo da Nicola Cabibbo è oggi alla base della cromodinamica quantistica e del Modello Standard delle Alte Energie. Ovvero di tutta la fisica delle particelle elementari. A illustrarne l’importanza, sempre con grande modestia, era lui stesso: oggi esistono, diceva, venti parametri fondamentali con cui siamo in grado di spiegare la fisica delle particelle. Otto di quei parametri hanno a che fare con il mescolamento e, dunque, con l’angolo di Cabibbo. Ciò spiega perché quell’articolo giovanile sia così citato dalla comunità dei fisici. “AdA fa parte del patrimonio scientifico dell’Italia e dell’Europa .”

Interno del Bosone di Higgs, foto CERN

Non scordiamo mai che siamo siamo discendenti di un passato ma sopratutto procreatori di un futuro. È nel corpo presente dell’oggi, che abbiamo una forza continua che tende all’infinito. Siamo il prodotto di un accumulo di energia, siamo eredi di scelte evolutive fatte in tempi lontani. Per come è fatto il nostro cervello, vediamo solo ciò che crediamo possibile; combiniamo, cioè, schemi che già esistono dentro di noi, a causa dei condizionamenti”. Il nostro cervello non sa la differenza tra ciò che avviene là fuori e ciò che avviene qua dentro. Il fatto è che là fuori non c’è qualcosa di indipendente da quello che succede qua dentro.

Un grande visionario che esaltava il concetto della Libertà: William Blake.Di Elena Tempestini

William Blake non è soltanto un poeta e un pittore che con i suoi versi e le sue immagini ci rende partecipi del suo “percepire” l’eternità infinita, bensì riesce a trasmettere dei valori etici. L’uomo adulto perde nel tempo lo stupore del bambino, il quale vive di immaginazione. Ma è proprio l’uomo adulto che denigra, inconsapevolmente, come infantile, il processo della formazione del pensiero. È l’immagine la radice di esso, non è uno stato mentale: è l’esistenza umana. È il preciso momento nel quale il pensiero diviene materia.

Il demiurgo, l’artefice, il legislatore dell’universo di Blake, diventa negativo poiché usa la ragione per imbrigliare, mettere in catene l’essere umano. È la condizione per evidenziare la ragione quale forza negativa che pretende il dominio assoluto. Il bambino al contrario è un raggio di luce e di speranza che rappresentando con purezza l’immaginazione, proietta la bellezza che i greci racchiudevano in “Kalos Kai Aghatos “ il bello è buono. Non è “bello” per il suo aspetto sensibile, ma per la bellezza che è connessa al comportamento morale, virtuoso, “buono”.


Blake evidenzia nei suoi scritti, la “verità sporcata”, cioè quella condizione creata ad arte, di far credere ai bambini e alle persone più sensibili, che c’è un’unica condizione di vita: quella che gli viene a loro insaputa “imposta”. A chi fa comodo? A tutti coloro che possono trarre da secoli benefici per sfruttare e impedire di vedere le cose come realmente sono. Praticamente bloccare la possibilità di spezzare le catene dell’ignoranza e della paura, rendere ciechi dalla luce e allontanare dalla libertà.
È sempre la dualità a farci cascare nel tranello, senza il superamento e la trasformazione tra bene e male l’uomo rimane incatenato nella caverna al buio.
Ed è in suo racconto: Il matrimonio del cielo e dell’inferno (The marriage of Heaven and Hell) che Blake esprime i suoi ideali romantici e rivoluzionari, descrivendo in prima persona la sua avventura nell’inferno, prendendo ispirazione dall’Inferno della Divina Commedia.

Matrimonio del cielo è dell’inferno, William Blake

Nel racconto il poeta non descrive l’inferno come un luogo di punizione, bensì come una fonte di energia. È la volontà di vivere: la volontà è la nostra potenza. È per William Blake è la rivendicazione del concetto di libertà individuale e del progresso sociale, la quale prende forma tramite l’analisi delle opposizioni e dei contrari.

L’inferno, William Blake

È la validità dell’antica legge morale che viene portata avanti con il coraggio, con il Cor Agere, l’azione del cuore. Alla fine del 1700 e l’inizio del 1800 Blake scriveva uno dei concetti di libertà più espliciti: “Nell’universo, ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e nel mezzo, ci sono porte.” Pensiamo alle difficoltà di chi nel suo tempo era considerato “stravagante” e nella sua visione vedeva ciò che è oggi è dimostrato.

La moderna robotica dei secoli A.C. : la macchina di Anticitera il primo computer avanti Cristo. Di Elena Tempestini

Vi meravigliereste se scopriste che ciò che vi sembra “nuovo” tecnologicamente avanzato fosse già esistito in un tempo antico? No, è la storia che spesso non consideriamo. Gli automi nel mondo Greco erano concepiti come giocattoli, idoli religiosi per impressionare i fedeli o strumenti per dimostrare basilari principi scientifici, come quelli costruiti da Filone di Bisanzio nel III secolo A.C. oppure Erone di Alessandria nel I secolo A.C. , il quale trattava di idraulica e pneumatica, trattati di meccanica, conservati a opera degli arabi e dei bizantini, che furono successivamente tradotti in latino e italiano nel cinquecento. Trattato che servivano per costruire idranti, sifoni, organi idraulici: organi a canne che veniva usati con aria compressa per simulare il canto degli uccelli. Poi c’erano gli automi, sulla cui costruzione Erone aveva scritto uno dei suoi trattati di maggior successo, “Automata” . All’interno la descrizione di teatrini automatici dotati di moto autonomo, rettilineo o circolare, per tutta la durata dello spettacolo.

L’automa è una macchina in grado di operare in modo autonomo. Si conosce l’esistenza di complessi dispositivi meccanici nella Grecia antica benché l’unico esemplare sopravvissuto sia la “ Macchina di Anticitera “ che risale al circa 150-100 a.C.. il più antico calcolatore meccanico conosciuto. In pratica il meccanismo di Anticitera era un calendario solare e lunare: mostrava le fasi lunari, la posizione del Sole e della Luna nello zodiaco, la posizione e le orbite dei pianeti. Inoltre calcolava gli anni bisestili e prevedeva le eclissi. È importante notare altresì che, sebbene le fonti antiche parlino dell’esistenza di tali meccanismi, quello di Anticitera è l’unico a essere sopravvissuto.

Meccanismo di Anticitera

In origine si pensava provenisse da Rodi, dove sembra esistesse una tradizione di ingegneria meccanica, in quanto l’isola era molto rinomata per i suoi automi. Ma anche in luoghi molto lontani, per i tempi, come l’antica Cina, la descrizione degli automi si trovano nel testo del Libro del vuoto perfetto “Liè Zĭ” scritto nel III secolo A.C. Nel libro vi è una descrizione di un più antico incontro tra re Mu del regno di Zhou (1023-957 a.C.) e un ingegnere meccanico chiamato Yan Shi, un ‘artefice’.

Il trattato taoista del vuoto perfetto

«Il re rimase stupito alla vista della figura. Camminava rapidamente, muovendo su e giù la testa, e chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un essere umano vivo. L’artefice ne toccò il mento e iniziò a cantare perfettamente intonato. Toccò la sua mano e mimò delle posizioni tenendo perfettamente il tempo… Verso la fine della dimostrazione, l’automa ammiccò e fece delle avance ad alcune signore lì presenti, il che fece infuriare il re che avrebbe voluto Yen Shih [Yan Shi] giustiziato sul posto ed egli, per la paura mortale, istantaneamente ridusse in pezzi l’automa al fine di spiegarne il suo funzionamento. E, in effetti, dimostrò che l’automa era fatto con del cuoio del legno della colla e della lacca, bianco, nero, rosso e blu. Esaminandolo più da vicino il re vide che erano presenti tutti gli organi interni: un fegato completo, una cistifelia, un cuore dei polmoni, , una milza, , dei reni, lo stomaco, ed un intestino. Inoltre vide che era fatto anche di muscoli, ossa, braccia con le relative giunture, pelle, denti e capelli, ma tutto artificiale… Poi il re fece la prova di togliergli il cuore e osservò che la bocca non era più in grado di proferir parola. Gli tolse il fegato e gli occhi non furono più in grado di vedere; gli tolse infine i reni e le gambe non furono più in grado di muoversi. Il re ne fu deliziato.[1]

Automa meccanico di Leonardo Da Vinci

E se il termine “robot” è oggigiorno usato per indicare una macchina meccanica ricordate che un tempo antico il termine era usato per costruire automi somiglianti ad esseri umani o ad animali.

Se la robotica, oggigiorno è una disciplina dell’ingegneria in grande espansione che studia e sviluppa metodi che permettano a un robot di eseguire dei compiti specifici riproducendo in modo automatico il lavoro umano, ha necessità di avvalersi di molte discipline di natura umanistica, come linguistica, filosofica e psicologica.

nel diciottesimo libro di Omero, l’Iliade, parla e racconta di robotica:

Omero racconta che, Teti si recava a fare visita a Efesto nella sua fucina. Efesto era il dio dell’ingegneria, del fuoco e della metallurgia:

“venti tripodi ei forgiava per collocarli lungo le pareti dell’aula ben costrutta; e avea disposto sotto i loro piedi rotelline d’oro, perché da soli entrassero ai concilii degl’immortali, e poi, mirabil cosa ritornassero all’aula.”

Quindi, degli automi con 3 piedi muniti di ruote da utilizzare come aiutanti meccanici per trasportare bevande a tutti gli dei durante le loro riunioni. E ancora:

“ancelle d’oro simili in tutto a giovinette vive venivan sorreggendo il lor signore;ché vivo senso chiudon esse in petto, e hanno forza e favella, e in bei lavori instrutte son dagl’immortali Dei.” (Omero, Iliade, XVIII)

In tempi più recenti Karl Popper nel capitolo “Uomini e macchine” ci ricorda che la scienza che avvicina l’uomo al robot… è antica.

Le Canard digérateur(l’anatra digeritrice) di Jacques de Vaucanson, salutato nel 1739 come il primo automa capace di digestione

Si potrebbe continuare per pagine intere a raccontare tutti i meccanismi automatici creati nel mondo antico, come i molti gioielli delle “mille e una notte” che non erano solo leggende o fiabe.

La prova che l’avvenite e’ la porta, il passato ne è la chiave. Perché La vita è un continuo stupore, può essere compresa solo all’indietro, ma deve essere vissuta solo in avanti.

La mela con due morsi opera di Lea Monetti. Il piacere di condividere. Di Elena Tempestini

La mela, un frutto simbolo, che attraversa culture, realtà e saperi molto differenti, è, al contempo, il bene e il male, l’obbedienza e la disobbedienza, l’amore e l’odio, ma è anche un viaggio nel tempo attraverso la storia dell’essere umano. Eva addentò il frutto proibito, subendo così l’espulsione dal Paradiso Terrestre. l’innocenza e il peccato connessi al frutto proibito. Dalla mitologia di Zeus e delle Esperidi fino alla fiaba di Biancaneve la mela è la protagonista della vita e della morte.

Eva e la mela, frutto proibito.

Paride e la mela d’oro.

Ercole e i pomi d’oro.

Disegno della mela a due morsi

La mela di Guglielmo Tell.

La mela di Newton.

La mela di Biancaneve.

New York, la grande Mela.

Presentazione della mela a due morsi a Pietrsanta

La terra è avvolta dalla fasce di Van Allen che sono a forma di mela.

Lea Monetti e la mela a due morsi

Il toroide è un vortice di energia a forma di ciambella, di mela. Una forma che si ritrova ricorrentemente in natura: negli atomi, nelle galassie, nei buchi neri e nei buchi bianchi, e alcuni scienziati sostengono che il nostro intero Universo sia un gigantesco Toroide. Ma non solo, anche il campo elettromagnetico terrestre chiamato in gergo scientifico Fasce di Van Allen è a forma di mela, il campo elettromagnetico del cuore umano è un toroide. La forma toroidale potrebbe rappresentare la Coscienza: proprio perché il toroide torna sempre su sé stesso, ripiegandosi, spiegando così il funzionamento della coscienza, la quale riflette sempre sé stessa che osserva sé stessa. Noi esseri viventi siamo scintille di energia, osserviamo noi stessi nella nostra interezza per poi sperimentare e creare l’illusione della separatività e dell’individualità.

Fasce di Van Hallen campo elettromagnetico terrestre

La mela un Archetipo, un simbolo della trasformazione che rappresenta una forma di pensiero Occidentale, che è alla base della scienza, della tecnica e della comunicazione verbale: un linguaggio. L’inconscio che è un sistema vivo, non opera mai una divisione netta tra conscio e inconscio, bensì induce una trasformazione, come Lea Monetti ha intuito e reso visibile nelle sue opere.

Andando nel profondo, la scultrice allieva di Annigoni, dopo una vita passata ad esporre le sue opere nei più prestigiosi Musei e luoghi d’Arte del mondo, ha creato e scolpito Il principio: Eva. Donna moderna del ventennio del duemila, donna che attraverso il mito e l’allegoria ci rivela la peccatrice e la coscienza della condizione femminile. Eva la mangiatrice di mele che ci ricorda che il suo peccato è impossibile da scontare perché costantemente ripetuto.

Lea Monetti tra le sue sculture rappresentanti Eva

Praticamente la mela è il simbolo del tutto e del contrario di tutto. Ma la mela è frutto della “conoscenza” alla quale viene dato un morso per entrarne in possesso e non è più un “peccato” ma un valore aggiunto, non è più una peculiarità da addossare alla donna, ma una condivisione della conoscenza tra due esseri duali che condividono la stessa natura ed esistenza.

La mela con due morsi. La mela che libera dal peccato dell’essere umano e lo gratifica della sua presa di coscienza, la consapevolezza di essere energia e talento che finalmente sono liberate per manifestarsi nel piacere della condivisione. Lea Monetti, con la sua mela, è voluta entrare direttamente nel presente/futuro, non più la rappresentazione di un consumo unilaterale ma il simbolo di una condivisione e di un nuovo equilibrio. La condivisione che unisce e non divide le Arti, la condivisione di mordere la stessa conoscenza universale che unisce le culture del mondo. E se la mela al suo primo morso “cacciò ” l”essere umano dalla natura e, lo fece entrare in una “realtà artificiale” e individualista, oggi la stessa natura si sta divorando con ingordigia la mela. Lea Monetti con la creazione della mela a due morsi, ci riconnette alla totalità della natura, alla condivisione, alla risonanza dell’intera umanità divenendo simbolo di un proposito aperto al futuro del mondo

Il Fiorino d’oro di Firenze: da moneta della “Wall Street del Medioevo” a massimo riconoscimento di gratitudine per le personalità che hanno contribuito alla sua operosità. Di Elena Tempestini

Nel 1252, Firenze era in grande espansione. Da poco meno di 40 mila cittadini si era passati a più di 100 mila. Ogni giorno la città diveniva luogo tra i più importanti e influenti del mondo conosciuto: una potenza economica e commerciale in ambito europeo. La Firenze medioevale aveva assolutamente bisogno di una moneta che la rappresentasse. Presso la Zecca fiorentina nacque il Fiorino d’oro. La Zecca era situata vicino alla Torre della Vacca successiva base per la costruzione della Torre di Arnolfo del Palazzo Della Signoria, sulle rive dell’allora torrente Scheraggio che proprio di lì transitava e dal quale veniva prelevata l’acqua per far funzionare i potenti “magli” che servivano a battere moneta. I mercanti, portavano i metalli, in maggioranza argento, per trasformarli in moneta corrente. La Zecca era vicino anche alla chiesa di San Pier Scheraggio la quale non era importante solo per le funzioni religiose, ma per le riunioni dei Consigli del Comune di Firenze che vi si tenevano all’interno prima della costruzione del Palazzo dei Priori, poi Palazzo della Signoria infine divenuto “Palazzo Vecchio”.

San Pier in Scheraggio, studio di Fabio Borbottoni ( riproduzione vietata)

Il Fiorino d’oro nacque quale espressione di una città e di un contado che stavano vivendo, alla metà del duecento, una prodigiosa espansione commerciale: banchieri e mercanti avevano creato un flusso ingente di scambi, rapporti e affari con città quali Napoli, Genova e Venezia, e stati quali Francia, Inghilterra, Spagna e le Fiandre. Inoltre, pur senza essere marinai di lungo corso come veneziani e genovesi i fiorentini si spinsero, a più riprese, fino a regioni lontane come la Turchia, il Mar Nero e l’Africa settentrionale dalla quale proveniva l’oro. Dalla Tunisia e dal Marocco, ricevevano come pagamento delle merci cospicue quantità d’oro in polvere, chiamato “oro di pagliola”perché proveniente dai fiumi auriferi del Senegal.

Fabio Borbottoni

La città non era solo un grande centro culturale, commerciale e manifatturiero delle più pregiate lane e stoffe, ma anche la principale piazza finanziaria del tempo: Firenze stava divenendo “la Wall Street del Medioevo”. Il fiorino aveva su un lato raffigurato il giglio fiorentino e la scritta “Flo -Rentia” e dall’altro l’effige di San Giovanni Battista, patrono della città con la scritta “S – Ihoannes”. La moneta era in oro puro 24 Kt e del peso di 3,536 grammi. Il processo produttivo del fiorino si svolgeva con la preparazione dei conii e la loro incisione, seguiva la fusione dell’oro e la realizzazione dei “fedoni”, e per ultimo la coniatura della moneta.

Fiorino, il Giglio e San Giovanni patrono di Firenze

Potremmo chiederci a questo punto se ci fossero a quei tempi dei “malandrini” che falsificavano le monete. Ed è a questa domanda che nasce il detto “San Giovanni non vuole inganni”. Sulla moneta del Fiorino da una parte, vi era l’immagine del Giglio a garanzia di autenticità fiorentina e, dall’altra, la figura del Santo che rendeva difficile ogni falsificazione. Il santo era anche ammonimento per un atto vergognoso e un grave reato condannabile dalla legge, in aggiunta, essendo la Zecca sotto il patronato dell’Arte di Calimala, vi era un membro incaricato di sorvegliare attentamente la produzione.

La falsificazione era chiamata reato “dell’adulterazione” e combattuto dal Comune di Firenze con leggi severe quali il taglio della mano e il rogo. Subì questa sorte, nel 1281, anche mastro Adamo da Brescia, abile orafo reso celebre da Dante Alighieri che lo collocò nell’Inferno della “Divina Commedia” ( inferno canto XXX) per aver falsificato i fiorini abbassandone il titolo da 24 carati a 21carati, praticamente togliendo tre grammi di oro che Il Sommo Poeta così ricorda: “ “e m’indussreo a batter li fiorin i / ch’avevan tre carati di mondiglia”. Mastro Adamo e i suoi committenti, che erano i conti Guidi di Romena, avrebbero guadagnato, nel cambio, un fiorino ogni otto monete senza alterare l’aspetto stesso dei fiorini . Tornato a Firenze, mastro Adamo venne scoperto mentre tentava di spendere alcune monete false e, imprigionato dalle autorità cittadine, in seguito venne processato e giustiziato.

Mastro Adamo nella bolgia dei falsari

Se il Fiorino accresceva il prestigio commerciale della città di Firenze, la consolidazione del potere della famiglia Medici, ne decretava la sua “estinzione”. Nel 1531, dopo un lungo periodo di signoria “de facto” e ricevendo dall’imperatore Carlo V la definitva investitura di duchi e, in seguito, granduchi di Toscana la famiglia Medici iniziò a pensare di coniare diversamente. La monetazione fiorentina ebbe lo scudo d’oro, del peso di 3,4 grammi per un titolo di 22 carati e mezzo, coniato sul modello dell’ ”écu d’or au soleil” francese. Passarono anni e nonostante tutto il fiorino di Firenze sopravvisse restando in circolazione in Italia e nel resto d’Europa per molti decenni. Nel 1595, il granduca Ferdinando I de Medici fece coniare una nuova moneta, il “ducato gigliato” che, dal punto di vista iconografico, richiamava il glorioso fiorino repubblicano ma che, putroppo, non ebbe altrettanta fortuna e mutò in seguito il proprio nome in “zecchino gigliato”.

C’è sempre tanta storia, cronaca e racconti orali dietro la quotidianità di una città, dei suoi abitanti e delle trasformazioni che il tempo impone, ma è sempre stato uso e costume dei fiorentini donare, regalare un Fiorino. Nel tempo è divenuto un atto di buon auspicio in occasione di una nascita, di un Battesimo o dell’inizio di un percorso lavorativo: un Fiorino per i momenti importanti della vita.

Fiorino d’oro

Per questo motivo il Fiorino è simbolo della città, è un dono prezioso di appartenenza ed è ancora oggi il massimo riconoscimento che la Città di Firenze attribuisce alle personalità che si sono distinte durante l’anno attraverso la loro opera. Persone che hanno dato lustro alla città, alle istituzioni alla comunità nazionale e internazionale. Donne e uomini, servitori dello Stato e imprenditori, intellettuali e artigiani. Coloro che hanno saputo e voluto divenire le eccellenze dei diversi volti della città, coloro che fanno di Firenze il continuo di una gloriosa realtà unica al mondo.

Il Fiorino d’oro 2022 sarà consegnato venerdì 23 giugno alle 18.30 presso il Forte del Belvedere.

Cristina Acidini, Storica dell’Arte, Sovrintendente dei Beni Artistici e Storici di Firenze del Polo Museale e dell’Opificio delle Pietre dure. Presidente dell’Opera di Santa Croce e dell’Accademia delle Arti del Disegno

Luciano Artusi, giornalista, Cavaliere della Repubblica, Console di Parte Guelfa, direttore del corteo del Calcio storico per 55 anni, è uno studioso e divulgatore della storia fiorentina e toscana.

ACISJF, Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane, che promuove in Italia e nel mondo progetti di solidarietà in favore delle donne

Andrea Ceccherini, che nel 2000, insieme a Cesare Romiti e ad Andrea Riffeser Monti, ha fondato l’Osservatorio Permanente Giovani – Editori. L’Osservatorio è un’organizzazione che vuol contribuire a fare dei giovani di oggi i lettori critici di domani, per renderli cittadini migliori, attori del cambiamento, più impegnati e protagonisti attivi di una democrazia più forte

Confederazione Misericordie d’Italia, uno dei più grandi e antichi enti federativi d’Italia nell’ambito del volontariato, che ha sede a Firenze

Istituto geografico Militare, nato a Firenze con Firenze Capitale quale importante organo cartografico delle Forze Armate, col tempo è diventato un organo cartografico dello Stato

Moleria Locchi, laboratorio storico di molitura e incisioni su vetro e cristallo. Nata nell’Ottocento, tradizione delle famiglie fiorentine l’azienda è stata portata avanti con successo da Paola Locchi

Stefano Mancuso, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze. Ha dimostrato che g le piante hanno non solo capacità “sociali”, ma una forma di intelligenza che fino ad adesso non è stata compresa.

Polizia di Stato ritira il fiorino d’oro il capo della Polizia, il Prefetto Lamberto Giannini

Lorenzo Simonelli, presidente e CEO di Baker Hughes, società internazionale di tecnologia energetica, che a Firenze ha acquisito lo storico stabilimento produttivo del Nuovo Pignone

Matematica e Bellezza. Fibonacci e Frate Elia nella storia di Castel del Monte. La recente sfilata di moda di Gucci, battezzata “Cosmogonie”, ha fatto accendere i riflettori sul meraviglioso e misterioso castello pugliese. Di Elena Tempestini

Qualche anno fa in quattro sale del bellissimo Castello Pugliese di Federico II, Castel del Monte, fu allestita una mostra curata dal fisico Antonino Zichichi: “Matematica e Bellezza”. La mostra fu un connubio tra due discipline, l’Arte e la Matemetica, che nell’immaginario collettivo sembrano viaggiare su strade diverse ma in realtà sono strettamente connesse tra loro.

Ancora un evento si è svolto all’interno del Castello, grazie alla Maison Gucci, i riflettori di tutto il mondo si sono accesi in questo luogo “magico”. La collezione che ha sfilato si chiama “Cosmogonie” ed è il connubio per illuminare elementi che danno vita ad infinite connessioni, che altrimenti sarebbero invisibili.

Comprendere Castel del Monte, la geometria e il numero aureo noto come divina proporzione che lo caratterizzano non è semplice. Ancora oggi è considerato da storici e studiosi un luogo “misterioso”.

Un tempo presso i neoplatonici e i neopitagorici, le cui dottrine influenzarono la cultura islamica, l’origine del mondo fu enunciata da un cerchio generato da due quadrati ruotanti di 45° rispetto ai propri assi.

Ottanario che si trova sul pavimento della Basilica di San Miniato a Monte a Firenze

La figura geometrica che ne deriva è un ottagono. L’ottagono e’ uno dei principali simboli dell’arte e della tradizione cristiana ed islamica. Il ponte di unione tra cielo e terra. Le figure geometriche del quadrato simboleggiano il mondo terreno, il cerchio simboleggia il cielo, e la cuba islamica aveva una base quadrata e un tetto circolare. Simboli di una armonia disegnata da un compasso celeste e da una squadra terrestre ad uso della conoscenza commacina: gli antici maestri costruttori delle basiliche.

L’esempio più maestoso ed enigmatico di costruzione è Castel del Monte, l’edificio ottagonale voluto da Federico II, “Stupor Mundi”.

Veduta dal drone di Castel del Monte

Alla corte dell’Imperatore Federico II erano presenti il pisano matematico Leonardo Fibonacci, Michele Scoto, il grande astronomo e astrologo, studioso dell’ armonia universale e come asserisce il Kantorowicz, il più importante autore della biografia di Federico II, vi era Frate Elia, colui che successe, alla morte di Francesco d’Assisi a portare avanti l’Ordine Francescano. Frate Elia fu citato nel testamento di San Francesco quale “padre e madre di tutti i sui figli”. Sarà grazie a Frate Elia se verrà costruita la Basilica di Assisi con le maestranze commacine dell’epoca. La testimonianza sono le loro tombe, e i simboli che vi sono impressi, nel cimitero antico della Basilica francescana. Ed è proprio la grande somiglianza tra le due architetture, la Basilica di Assisi e Il Castello Pugliese di Castel del Monte a far pensare a molti studiosi che frate Elia sia l’effettivo progettista del Castello ottogonale pugliese. Purtroppo per frate Elia, aver abbracciato la causa dell’Impero, la “visione del mondo” federiciana causo’ la sua scomunica insieme a Federico II. Neanche l’intervento diretto che fece l’Imperatore a difesa di Frate Elia servi’ a non farlo rimuovere dall’Ordine Francescano nel maggio del 1239. Accusato di tendenze ghibelline, venne rimosso dall’incarico nel Capitolo Generale che si tenne a Roma per la Pentecoste del 1239. Nel successivo periodo, tra il 1241 e il 1242, frate Elia fu inviato come Legato di Federico II in Oriente, per risolvere la critica situazione tra l’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino e quello greco Vatacio di Nicea.

Grazie alla riconciliazione tra la Chiesa Greca e Romana, l’Imperatore di Costantinopoli gli donò la reliquia della Santa Croce, che è oggi conservata a Cortona.

Castel del Monte è una architettura monumentale riconosciuta nel 1996 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Castel del Monte, Puglia

Castel del Monte fu costruito intorno al 1240, con diversi stili, che vanno dal classico al gotico, passando per ardite influenze arabe.

Dalla costruzione si desume che il palazzo non avesse scopi militari e neanche fosse luogo di residenza o rappresentanza per l’Imperatore. Ma cosa rappresentava il Castello? Forse, più facilmente era un osservatorio astronomico, un tempio a custodia della conoscenza. Sicuramente la sua simmetrica perfezione è basata sul numero otto. Un numero dai forti significati simbolici sacri, legato sia alla tradizione cristiana che a quella ebraica, all’idea di resurrezione, di infinito, di equilibrio, di contatto tra cielo e terra. Edificio e cortile sono a pianta ottagonale, otto sono le torri a base ottagonale, otto i saloni che compongono ciascuno dei due piani della struttura.

Il numero otto ritorna anche nei dettagli delle sculture, dei bassorilievi delle colonne e delle chiavi di volta che spesso mostrano decorazioni con otto elementi uguali. Così come le otto foglie di acanto sulla chiave di volta dell’ottava sala.

Sala interna Castel del Monte

Il castello è orientato con direttrici astronomiche, che durante i solstizi e gli equinozi danno vita a complessi giochi di luci e ombre. Sia l’8 aprile che l’8 ottobre, un raggio di sole attraversa due finestre e illumina una parete sulla quale vi era un tempo un bassorilievo. Due curiosità: la prima è che le scale delle torri di Castel del Monte si sviluppano in senso antiorario, la seconda che i giochi di luci ed ombre siano particolari. Durante l’equinozio autunnale l’ombra è pari la lunghezza del cortile interno, ed un mese esatto dopo a ricopre anche la lunghezza precisa delle stanze. Tutte le stanze sono di forma trapezoidale, sono uguali. Lungo le pareti delle sale del primo piano, c’è una panca perimetrale in marmo che rende impossibile appoggiare qualsiasi mobile alle pareti. Una sola stanza si differenzia da tutte, ed è chiamata la “stanza magica“: è a piano terra ed è cieca. Rispetto alle altre, è diversa anche per le decorazioni del pavimento “dove si trova la stella di Davide.”

Castel del Monte

Battisteri ottagonale come quello fiorentino, basiliche dalla forma ottagonale, la moschea di Omar o cupola della roccia, visitata da Federico II durante il suo viaggio a Gerusalemme, ottagonale, la cappella di Aquisgrana, anch’essa dalla forma ottagonale dove Federico II fu incoronato imperatore, la chiesa del tempio di Londra costruita nel 1160, chiesa templare, di forma ottagonale. Il numero otto, il numero cardine dell’autorità universale, il numero sempre in rapporto con l’infinito. La rappresentazione della nascita e della morte, il numero che rappresenta la costruzione di Castel del Monte.

Tante le ipotesi sulla costruzione di Castel del Monte: luogo templare? Un tempio astronomico? Una architettura per conservare segreti della antica conoscenza? Un osservatorio del moto del sole e degli astri? Il luogo sacro per custodire qualcosa? Un giorno comprenderemo meglio, intanto facciamo in modo che non si spengano le luci di attenzione su questo meraviglioso luogo che ancora rimane non molto conosciuto ai più .

Sala interna Cadte del Monte

Leonardo Da Vinci e la concezione del sordomutismo nel “Trattato della Pittura”: la mente ben disposta può superare qualsiasi ostacolo. Di Elena Tempestini

Nel 1482 Leonardo Da Vinci giunse a Milano per lavorare alla corte di Ludovico il Moro e nei primi anni soggiornò nella parrocchia di San Vincenzo in Prato, ospite della famiglia De Predis. Tra i sette fratelli De Predis c’era anche Cristoforo, eccellente e conosciuto miniaturista. Cristoforo era nato sordo, e riusciva ad esprimersi per mezzo di “certi segni”.

Leonardo, iniziò a osservare l’amico de Predis, praticamente a studiarne la sua quotidianità per poi immettere il concetto di “sordomutismo”, nel suo “Trattato di Pittura”. Forse Leonardo fu influenzato dalla conoscenza del medico, matematico e filosofo pavese Girolamo Cardano, con il quale Da Vinci si consultava su problemi di geometria e linguaggi crittografici. Ma fu proprio il Cardano ad esprimersi più volte a favore dell’insegnamento ai sordomuti, tanto da definire “criminale” chi lo impediva.
I pregiudizi erano inevitabili nella cultura del Rinascimento, gli scritti che Leonardo Da Vinci ci ha lasciato sul tema, hanno il pregio di essere un’indagine scientifica molto prima che se ne occupassero la scienza e la medicina moderne.

Cristoforo de Predis – Morte del Sole, della Luna e caduta delle stelle – Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioachino, Sant’Anna, di Maria Vergine, di Gesù, del Battista e della fine del mondo”, XV secolo – Biblioteca Reale di Torino

Leonardo Da Vinci paragona il sordo al cieco, definendoli entrambi “esseri incompleti” perché privi di uno dei cinque sensi che a loro volta sono “servi e ministri dell’anima”. Tuttavia, Leonardo fa una distinzione tra sordità e cecità, ponendo il sordo su un livello superiore rispetto al cieco. A parere del genio fiorentino, è la vista la regina dei sensi. Quindi, meglio perdere l’udito e adattarsi alla mancanza della parola, piuttosto di non vedere le bellezze dell’universo: “chi perde il vedere perde la bellezza del mondo a differenza del sordo il quale perde il suono fatto da moto dell’aria percossa, che è minima cosa nel mondo”.
La vista è il “senso massimo, il signore dei sensi” e perciò anche più nobile dell’udito. Leonardo evidenzia che perdere l’udito non implica la perdita di tutte le scienze che si acquistano con la parola, ma è ben più sopportabile una tale mancanza che il non poter vedere le bellezze dell’universo. Nelle parole di Leonardo ben si comprende che la cecità è “sorella della morte”, il cieco è “come un cacciato dal mondo, perché egli più non lo vede” e perché, sebbene intenda molte verità, non sa che cosa siano “luce, tenebre, colore, corpo, figura, mito, rimozione, promiscuità, moto e quiete, le quali cose sono dieci coronamenti della natura”. Egli è infelice nel senso più stretto della parola, perché non potrà vivere mai lieto, come si vede nei sordi nati, cioè i muti, perché “chi perde il vedere perde la bellezza del mondo a differenza del sordo il quale perde il suono fatto da moto dell’aria percossa, che è minima cosa nel mondo”. Il sordo nato è muto “perché mai udì a parlare e mai poté imparare alcun linguaggio”. Egli, però, può “intendere bene ogni cosa accidentale, con le qualità visibili nei corpi umani, meglio di uno che parli e che abbia udito, e similmente conoscere le opere dei pittori e quello che in esse si rappresenta a che tali figure sono appropriate”. “ Io vidi in Firenze un sordo accidentale il quale se tu gli parlavi forte non ti intendeva, e parlando piano, senza suono di voce, lui intendeva solo per lo menar delle labbra. Or mi potresti dire non mena le labbra uno che parla forte come piano?”.

Trattato della Pittura, Leonardo Da Vinci Biblioteca Vaticana


Leonardo, grazie all’amicizia e all’ospitalità di De Predis, conosce come interagire con la persona sordomuta, e ne comprende l’importanza per le pitture e le arti figurative. I personaggi dipinti devono essere espressivi in modo che, chiunque le guardi conosca il loro sentimento a “similitudine del muto, che vedendo due parlatori, benché esso sia privato dell’udito, nientedimeno mediante li effetti e li atti di essi parlatori, lui comprende il tema della loro disputa”. Per ottenere quest’effetto il pittore deve studiare i gesti dei sordomuti “i quali parlano coi movimenti delle mani, e degli occhi, e ciglia, e di tutta la persona, nel voler esprimere il concetto dell’animo loro”. I sordomuti sono “i maestri dei movimenti e intendono da lontano di quel che uno parla, quando egli accomoda i moti delle mani con le parole”.

Foglio 12604 della Raccolta di Windsor

Sono molti gli studiosi di arte, che riconoscono a Leonardo Da Vinci di aver inserito il linguaggio dei sordomuti anche nella sua pittura. La Vergine delle Rocce risale al 1486, durante il periodo milanese del grande fiorentino. Il quadro fu realizzato in collaborazione con i fratelli de Predis, tra i quali c’era anche il miniaturista Cristoforo, il fratello sordo. Se osserviamo attentamente la mano sinistra della vergine compone una “L” di Leonardo, la mano destra dell’Arcangelo Uriel forma una “D” di Da e, infine, quella del Bambino segna la “V” di Vinci. I personaggi raffigurati nella scena, inoltre, comunicano molto anche con la postura del corpo, delle mani e con le espressioni del viso, a creare una vera e propria narrazione che ha reso questo dipinto unico al mondo. Sarà un altro genio, in un altro secolo a portare l’attenzione sulla perdita del senso dell’udito: Beethoven. Come spesso accade alle persone di valore e di successo, Beethoven riuscì a trasformare il suo “svantaggio”, comprendendone, ma solo con infinite e tremende battaglie affrontate nel suo profondo, che l’essere umano deve costantemente confrontarsi con crisi e nuove sfide quotidiane. Nel momento che il suo udito non funzionava più, Beethoven era sempre più costretto a ritirarsi in se stesso e a trarre ispirazione dalla propria immaginazione, esattamente ciò che secoli prima Leonardo Da Vinci aveva messo in evidenza con l’arte della pittura. Beethoven, già sordo, riuscì a sentire le vibrazioni della musica e comporre opere immense come la nona sinfonia .
Due geni, antesignani che hanno dimostrato come la mente può superare qualsiasi ostacolo, a patto di non considerarsi delle vittime di circostanze avverse ma forgiatori del proprio destino.

La Vergine delle Rocce, Leonardo Da Vinci
Ludwig van Beethoven

L’interpretazione di Copenaghen: Teoria e Realtà della fisica quantistica. Di Elena Tempestini

Quando veniamo al mondo non portiamo con noi un manuale di istruzione, nessuno ci spiega cosa dobbiamo fare per muovere al meglio il nostro vettore. Il nostro vettore? Eh si, perché “indossare il corpo”, muoverlo, farlo vivere all’interno della realtà, viverlo bene per anni, nutrire l’energia che richiede per muoversi non è una cosa semplice è un meccanismo complesso del quale prendiamo consapevolezza durante il tragitto. Tutto appare molto ovvio, ma se ci pensiamo bene, ogni civiltà, ogni uomo da millenni ha voluto imporre il proprio manuale di istruzione, anche volendo causare dissensi e guerre, creando dottrine e religioni conflitti e contrasti anche con il corso della storia

La scienza è tornata ad aiutare l’essere vivente, non con una fisica classica, ma ricordandoci che il primo vettore da studiare e conoscere, siamo noi. Siamo esseri portatori di molteplici probabilità e coniugati da infiniti, sottili e invisibili fili. È la fisica quantistica, la quale è riuscita a dimostrare che l’energia non è solo alla base della massa-materia, ma anche della coscienza stessa. Le leggi quindi sono diverse da quelle alle quali ci hanno abituati, si tratta di un mondo costituito di potenzialità infinite. I legami chimici che uniscono i tratti di DNA, e che permettono alle molecole della famosa doppia elica di aprirsi e replicarsi, agiscono esattamente in accordo con le leggi della fisica quantistica..

È stato leggendo il libro del filosofo Merleau-Ponty “ Il visibile e l’invisibile” che le Arti che amo, la filosofia, la storia e la fisica, si riuniscono in un’ unica frase “la realtà non è come ci appare”. Grazie alla teoria quantica l’uomo non ha scoperto tutto ciò che c’era da scoprire, come ci piace sostenere, ma può ancora agire e esplorare campi fino a oggi ignorati o ritenuti impossibile da violare. La meccanica quantistica è molto pragmatica; scardina le leggi che governano gli eventi singoli e stabilisce direttamente le leggi che governano gli insiemi.

Ma come la fisica quantistica interagisce con l’essere vivente?
Nel campo della quantistica non esiste mai una unica soluzione, come eravamo abituati dalla precedente fisica classica, ma ne esistono tante “possibili” alcune delle quali più probabili di altre. L’oggetto quantico non ha un’esistenza reale, attuale ma sembra invece ridursi a una nuvola di possibilità, a un’onda di probabilità. La mente umana può occuparsi solo di idee. Quindi non possiamo pensare che la mente abbia la facoltà effettiva di poter “considerare” la realtà. Tutto quello che la mente può effettivamente valutare sono le proprie idee nei confronti della realtà.

È con l’ interpretazione di Copenhagen, che la parte razionale della nostra psiche, rappresentata dalla scienza, iniziò nuovamente a fondersi con la parte intuitiva che è in noi, nel nostro profondo e che dal 1700 in poi avevamo ignorato. Praticamente per 300 anni, abbiamo messo a tacere il nostro lato “irrazionale”.
Il fatto che qualcosa sia o meno vero, non dipende da quanto strettamente corrisponda alla verità assoluta, ma da quanto sia conforme alla nostra esperienza. In pratica la scienza deve ammettere che parte della comprensione della realtà va ben oltre la possibilità del pensiero razionale dell’essere umano.

Ma come nasce la sua rappresentazione del mondo ?
Abbiamo detto che il piano dell’esistenza macroscopico in cui viviamo è costituito da atomi che sono oggetti inconoscibili che “emergono” da una realta’ più profonda. Questi atomi emettono Radiazione Elettromagnetica, una perturbazione dello Spazio-Tempo la cui natura è ondulatoria. Gli esseri viventi percepiscono solo una minima parte di questa radiazione, che è compresa in un ristretto intervallo di lunghezze d’onda. La minima parte colpisce la retina in fondo all’occhio e delle cellule specializzate, chiamate “coni e bastoncelli” la trasformano in deboli impulsi elettrici. Questi impulsi elettrici attraversano un sottile filo, il nervo ottico, e giungono in una particolare zona del cervello. È in questa parte del nostro cervello che si generano le immagini che noi chiamiamo realtà. ( vi ricordate la famosa frase: “ti sei fatto un film”?)
I dati che il nostro cervello riceve possono essere “caotici” , li possiamo mettere a posto, ri-ordinare solo attraverso lo Spazio e il Tempo. Ma se Spazio e tempo sappiamo che non esistono, in quale realtà alimenteremo il nostro personale mondo illusorio?


Noi siamo coinvolti, noi siamo partecipi della natura, e questo necessariamente significa che noi non siamo in grado di avere una visione della natura per come essa effettivamente è fuori da noi; noi non possediamo la virtù di un “terzo occhio” che ci permetta di avere una visione intellettuale della globalità della realtà.( Basil Hiley)


La meccanica quantistica potrebbe dimostrare che ogni decisione, ogni scelta sono istantanee. Per la maggior parte di noi ciò che non si muove come per esempio una pietra, o una pianta non sono organiche ( esseri viventi) . Niente di più falso, perché oggi sappiamo scientificamente che le piante rispondono a stimoli con reazioni di tipo umano quali dolore, piacere e desiderio di affetto. La differenza è insita nel concetto di tempo: la loro reazione è talmente lenta che per i nostri “razionali” cinque sensi, sembra che esse non abbiamo alcuna reazione, siano inanimate. Siamo noi esseri umani che abbiamo timore e ignoranza nei confronti del tempo. Lo misuriamo in anni, mesi, giorni e ore, anziché osservarlo in trasformazioni.

Ma anche le percezioni del nostro cervello da un punto di vista fisiologico sono complesse. Il cervello è diviso in due, una parte sinistra e una parte destra.
Se facciamo caso, fin da sempre ci sono stati studi sul movimento delle mani, come fece Leonardo Da Vinci o Raffaello. La mano destra, sappiamo che corrisponde all’emisfero sinistro, che ha caratteristiche razionali, maschili, e assertive. Invece, la mano sinistra corrisponde all’emisfero destro, che ha caratteristiche femminili, ricettive intuitive e mistiche. Praticamente i cinesi già millenni indietro questo concetto lo descrivevano con l’energia Yin e yang: due polarità che non implicano assolutamente la divisione bensì l’Unione, due polarità energetiche che sono dentro l’essere umano. Dopo tutto, i fisici da sempre, sono persone che si stupiscono di fronte all’universo. L’esperienza soggettiva di meraviglia è un messaggio alla parte razionale della nostra mente intuitiva. L’oggetto di quella meraviglia viene percepito e soprattutto compreso in modi diversi da quello razionale. Solo percependo intuitivamente, la nostra capacità di ascolto potrà ampliarsi. Quindi la meccanica quantistica è un modo specifico di considerare una specifica parte della “realtà”. Ma per poterla comprendere ci deve essere un sistema osservato e un sistema osservatore.

Ma allora la domanda potrebbe essere: Chi sta osservando l’universo? E in che modo l’universo diventa per noi la realtà?
Prima di tutto ci vuole la Consapevolezza di essere stati creati, di essere, di comprendere che ognuno di noi è una vera e propria unica creazione. In secondo luogo, prendere consapevolezza che ognuno di noi rende l’universo reale, perché ne fa parte. Questo processo mentale cognitivo, ci rende partecipi dell’universo: entrambi auto-realizzanti.

La bellezza della meccanica quantistica è che ci fornisce gli elementi scientifici per comprendere che il mondo non è come ci appare, bensì lo percepiamo come una realtà fisica data da una nostra costruzione cognitiva. Solo l’atto di osservare, compiuto da un essere cosciente, è in grado di trasformare una probabilità di esistenza in una esistenza vera tra osservatore ed osservato. L’universo esiste perché vi è un osservatore, significa che il sistema di credenze dell’osservatore determina l’esistenza della realtà nella forma in cui egli crede che sia.