La scienza ci dice che il “Cosmic Web”, la rete delle galassie dell’Universo, e la rete dei neuroni all’interno del cervello umano, sono simili e connesse. Di Elena Tempestini

Il nostro Universo cresce! Per usare un linguaggio “cosmologico”, il nostro Universo si “espande” ed anche con una certa velocità. In un articolo comparso sulla rivista “Nature’s Scientific Reports”, è stato confermato che alcuni scienziati hanno programmato una simulazione, dalla quale emerge che l’espansione dell’Universo ha alcune caratteristiche molto simili a quelle riscontrabili nella crescita e nello sviluppo del cervello umano.

Ma già presso l’Istituto di Fisica Nucleare Italiana, alcuni esperimenti hanno accertato che la rete delle galassie che compongono l’Universo, chiamato scientificamente “Cosmic Web”, e la rete dei neuroni all’interno del cervello umano, hanno delle importanti similitudini.

Universo e cervello: la connettività delle due reti evolve secondo principi fisici simili? La scienza lo sta dimostrando oggi, la storia e la filosofia hanno portato avanti questo concetto dall’antica Grecia, nei Romani, in Leonardo Da Vinci, in Giordano Bruno, Galileo Galilei, Isaac Newton, Einstein, Bohm, il fisico Alain Aspect, Stephen Hawking, Sheldon Glashow, Steven Weinberg, Abdus Salam, Peter Higgs, Fabiola Gianotti, Sara Seager “cacciatrice di esopianeti” della quale sentirete parlare in futuro.

Le simulazioni mostrano che una rete cosmica di filamenti gassosi, separati da grandi vuoti, riempie l’universo.

Nonostante l’enorme differenza di scala dei due sistemi (oltre 27 ordini di grandezza), i risultati della ricerca quantitativa, a metà tra cosmologia e neurochirurgia, suggeriscono che processi fisici completamente diversi possono formare strutture con livelli di complessità e di autoorganizzazione sorprendentemente simili.

Ciò che il “sapere” non ha saputo spiegare nei tempi passati, spesso ha avuto un comportamento elusivo se non addirittura ridicolizzante. Nessun sapere è riuscito fino ad oggi a dimostrare cosa sia il nostro senso di identità personale, quella percezione che è l’Io esistente, la creazione di essere. Nessun sapere dimostra cosa sono le emozioni, i pensieri, le idee o gli ideali nei quali confluiamo durante il tempo della nostra vita.

Per dimostrare che la Terra ruota e per trovare le leggi che governano il cosmo, sono serviti 2000 anni. Da sempre l’essere umano si è chiesto cosa fosse l’universo e la percezione, l’intuizione che lo lega ad esso. Furono i Pitagorici ad affermare che la Terra gira più velocemente del Sole e della Luna, e una volta al giorno li sorpassa con l’effetto apparente di un loro sorgere a Est e un tramontare a Ovest. I corpi celesti emettono un suono e poiché il moto circolare implica armonia, l’Universo è pervaso da una musica “celestiale”, che non udiamo per assuefazione. Come ha detto Luca Parmitano, Astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea ESA, l’Universo è matematica, linguaggio della scienza, e musica linguaggio di comunicazione.

Finalmente la scienza ha iniziato a ricomporre il SENSO DELLA BELLEZZA che le appartiene: le Arti stanno tornando ad unirsi, a fare “rete”. Sono proprio le reti neurali del nostro cervello ad essere un potente sistema matematico, esattamente come lo è la “rete” delle galassie. Un sistema di auto-organizzazione modellato dai principi delle dinamiche di rete. Questo ha dato il nome di Cosmic Web o Web Cosmico: La rete cosmica è la spina dorsale su larga scala dell’universo, costituita principalmente da materia oscura intrecciata a gas, sulla quale si sono formate le galassie.

Un astrofisico dell’Università di Bologna e un neurochirurgo dell’Università di Verona hanno collaborato mettendo a confronto la rete cosmica con la rete dei neuroni della corteccia cerebrale degli esseri umani, trovando caratteristiche sorprendentemente simili.. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers of Physics. Lo studio è nato proprio dalla conoscenza della parte storica e non scientifica, nella quale letteratura, si evincevano le similitudini tra l’universo macro e l’essere umano micro. Ma sono informazioni non quantificate, attribuite a concetti espressi secoli fa da grandi illuminati ma non dimostrati scientificamente. Ed è da questo nodo gordiano che i due scienziati hanno iniziato il loro studio, provare la veridicità scientifica.

Gli scienziati, il dott. Franco Vazza astrofisico del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e il dott Alberto Feletti neurochirurgo del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, hanno scoperto che le somiglianze nell’organizzazione dei due sistemi, entrambi dominati per circa il 70 per cento da una componente che in un certo senso si comporta in modo “passivo” l’energia oscura per il cosmic web, l’acqua per il cervello umano. Dell’energia oscura, del grande mistero della scienza odierna, si sa ancora poco, la materia oscura e l’energia oscura sono due degli ingredienti base del nostro universo. Insieme occupano il 96% del cosmo, ma, non possono essere misurate direttamente. La materia oscura, tende a far restringere il cosmo per effetto della gravità ma c’è un’altrettanto misteriosa energia oscura, che tende a farlo espandere sempre più rapidamente. Eppure la loro influenza è immensa, pullula dal “vuoto” ed è usata dalla materia bianca presente nel cervello e nella spina dorsale degli esseri umani. Alcuni fisici ritengono che l’energia oscura sia una quinta forza fondamentale dopo la forza elettromagnetica, l’interazione debole, quella forte e la gravità. Stiamo sperimentando che le domande sull’estremamente piccolo e sull’estremamente grande sono in realtà connesse. Micro e Macro, Arte e musica, matematica e geometria, la continua ricerca, le immagini e la creatività , l’intelligenza e la conoscenza quale aspirazione alla libertà.

Il Web cosmico e i neuroni, si organizzano in lunghi filamenti, o nodi tra filamenti, in entrambi i casi, circa il 75% della distribuzione di massa o energia dei due sistemi è composta da una materia che ha un ruolo apparentemente passivo: acqua nel caso del cervello, energia oscura per l’Universo osservabile, le similitudini sono davvero impressionanti. Nel caso del cosmic web, la rete organizza il flusso di materia ed energia; nel caso della rete neuronale, organizza il flusso di energia. Dentro questi flussi c’è uno scambio di informazioni, possiamo quantificare quante informazioni le due reti possono codificare: la loro capacità di memoria. Ma anche se la quantità di memoria è la stessa, uno dei due sistemi, ed è il cervello umano, si evolve in maniera estremamente più veloce, mentre l’informazione contenuta nella rete del web cosmico non si è evoluta molto, è sempre all’incirca la stessa dall’inizio dei tempi.

la rivelazione del Web Cosmico ovvero dei fili invisibili che legano le rotazioni di milioni di galassie, svelano l’istantanea coerenza dei movimenti, “distanti” milioni di anni luce. Questa nuova ricerca sembra confermare un altro dato che accosta il nostro Universo ad un cervello umano. Secondo la neuroscienza, il numero delle cellule nervose che compone il il cervello, è circa lo stesso del numero delle stelle presenti nell’Universo (miliardi di miliardi). Dobbiamo prendere atto che esiste una legge che governa lo sviluppo sia dei più piccoli sistemi, come le cellule celebrali, sia dei più grandi sistemi come le galassie, per la scienza e per i fisici, questo è un segnale immediato che c’è ancora qualcosa che non riusciamo a comprendere sul funzionamento della natura.

“Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella” ( Galileo Galilei, 1600)

Credits: NASA, ESA, CSA, and STScI luglio 2022, la nebulosa della Carena, una fra le più grandi e luminose fabbriche di stelle. Con orgoglio l’Italia è presente in oltre 40 programmi scientifici e con il Webb Space Telescope è l’inizio del viaggio alla scoperta degli esopianeti e dell’atmosfera del pianeta extrasolare.

Le buchette del vino a Firenze di Elena Tempestini

A Firenze, sulle mura di molti antichi palazzi del centro storico, esistono alcune curiose aperture. Sono di piccole dimensioni e venivano usate per la vendita diretta del vino. Sono le buchette del vino. Ci avete mai fatto caso alle “buchette del vino”? In foto la buchetta di via del Giglio. Piccole porticine, dalle quali nel XVII secolo, veniva venduto il vino al minuto, cioè al dettaglio direttamente in strada. Il vino poteva essere venduto dalle cantine delle famiglie aristocratiche che avevano un’attività vinicola, senza il bisogno di intermediari o di osti. Le “buchette” erano anche conosciute come “tabernacoli del vino” perché nell’incavatura veniva lasciato del cibo per i più bisognosi. Le buche del vino sono state quasi tutte restaurate e rese visibili, basta solamente farci attenzione

Buchetta in via del Giglio

La meraviglia sta nello stupore, di vedere sulla strada che percorri tutti i giorni da anni, qualcosa che non avevi ancora notato. La voglia di fissare quel qualcosa diviene una irrefrenabile voglia di scattare una fotografia.

Buchetta in San Lorenzo

Il Mistero di Castel del Monte: luogo di incontro dei cavalieri Templari, dei Fedeli d’Amore? apriamo qualche porta “sconosciuta”. Di Elena Tempestini

Castel del Monte, la fortezza fatta costruire dal Re Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, ad Andria in Puglia

Oi lasso! non pensai
si forte mi parisse
lo dipartire da donna mia;
da poi ch’io m’allontanai,
ben paria ch’io morisse,
membrando di sua dolze compagnia;
e già mai tanta pena non durai,
se non quando alla nave dimorai.
Ed or mi credo morir certamente,
sed a le non ritorno prestamente…
Canzonetta gioiosa va a la fior di Soria,
a quella c’à in prigione lo mio core:
dì a la più amorosa,
ca per sua cortesia
si rimembri de lo suo servitore,
quelli che per suo amore va penando;
e priegalami per la sua bontate
ch’ella mi deggia tener lealtate ( Federico II)

“Amore non apre a chiunque la via che conduce a lui…”.( Sohravardî fedeli d’Amore)

Quando si parla della Fedeltà d’Amore dobbiamo ricordare alcuni rappresentanti che hanno lasciato la “testimonianza” nelle loro opere letterarie: Dante, Boccaccio, Petrarca e Cavalcanti in Occidente, Hafez, Rumi in Oriente. Una fusione, ma anche una “via” da percorrere, un modo di realizzazione spirituale che alcuni individui, senza dubbio rari, hanno intrapreso dopo che si è «occultato», in condizioni d’altro canto tanto misteriose quanto lo erano all’epoca in cui quest’ordine esisteva: Novalis, Raffaello: «Il poeta romantico tedesco e il pittore italiano appartengono alla stessa genealogia spirituale, quella degli artisti visionari che sono stati iniziati alla Fedeltà d’Amore dall’apparizione provvidenziale, nelle loro vite, di un certo volto di bellezza, il volto umano come quello di Sofia per Novalis, che egli ha contemplato con gli occhi dell’anima, o l’immagine divina quella della Vergine Maria è stata per Raffaello, che ne ricevette una notte la rivelazione.» Ci si potrà chiedere se il percorso della loro “Via” ha ancora un significato, un senso oltre a quello della storia da conoscere, ma questo pensiero si forma davanti alle condizioni della nostra epoca presente. Non si sfugge a noi stessi, e se Dante ci ha trasmesso che in gioventù l’Amore ha sembianze umane, Beatrice, o Fiammetta per Boccaccio, si può non avere ancora la consapevolezza della propria esistenza, del nostro “esilio” in questo mondo, se non forse dai presentimenti, e dalle percezioni che si possono avere durante l’infanzia. Da ragazzi non si conosce la misura del proprio talento, e neanche della propria creazione che rappresentiamo. Solo oltrepassando un Oriente all’orizzonte del mondo, solo allora sarà il momento giusto nel quale ci si potrà mettere in cammino. All’inizio della via, non avremo ancora nessun maestro, ma ci sarà la fede in ciò che abbiamo sentito e percepito. Allora diverrà un movimento volontario, un’aspirazione profonda, una chiamata dell’anima che spinge a camminare in direzione di questo Oriente. l’Ordine dei Fedeli d’Amore è la volontà, la disciplina dell’Arcano, il suo “segreto”, il che spiega perché i suoi membri hanno lasciato così poche tracce; tranne naturalmente l’opera intera di Dante. Ma i misteri sono sotto i nostri occhi per essere penetrati.

Castel del Monte è l’Oriente “interiore”, il simbolo di una Luce di Conoscenza, opposta all’esilio occidentale” che è oblio e allontanamento per dirigersi nelle tenebre della materia. È mediante un’interazione complessa che Castel del Monte si svela e ci eleva. Si può osservare nello scorrere, o meglio nella trasformazione del tempo, che si manifesta con la luce solare. Al piano terreno troviamo il buio, perché “bisogna che Amore faccia il giro della dimora e scenda fino alla cella del cuore…”. Si racconta che nel centro del cortile vi era una vasca ottogonale, le leggende sulla costruzione della vasca sono molte, mi piace ricordare il libro di Janet Ross: “The land of Manfred, prince of Tarentum and King of Sicily“, Ed. Murray, London, 1889” perché fu una viaggiatrice inglese, che viveva a Firenze ed amava immensamente la Puglia. Janet Ross visse a Firenze a Poggio Gherardo, villa già descritta dal Boccaccio nel Decameron, vicino Settignano. Scrittrice, poetessa, e prima donna corrispondente del giornale americano Time durante Firenze Capitale, nonché animatrice della comunità Anglo-Americana Fiorentina.

Foto del secolo XIX, Archivio Tempestini, riproduzione vietata

Janet Ross fu la zia di Lina Waterfield fondatrice del British Institute: Ecco l’articolo: https://www.gustarviaggiando.com/2015/09/22/old-florence-il-fondo-waterfield/

Castel del Monte è lontano da centri abitati e da strade importanti e questo dettaglio era già vero anche intorno al 1240, quando Federico II ne ordinò la costruzione. L’intera struttura ci è pervenuta priva delle originarie decorazioni affreschi, pavimenti, sculture e molto altro. Percorrendo le soglie, le entrate e le uscite obbligatorie, si ha la netta sensazione di un percorso obbligatorio, un cammino pieno di simboli, caratterizzato da un piano terra sostanzialmente buio e da un piano superiore particolarmente luminoso. Le misure della costruzione sono chiaramente ispirate al numero aureo, il percorso termina nella cosiddetta “sala del trono” al primo piano, con l’affaccio su un grande bassorilievo solo raccontato dalle antiche cronache ma purtroppo perduto. Era situato dall’altra parte del cortile, raffigurava una dama in atto di ricevere l’omaggio di alcuni cavalieri, i fedeli d’Amore, i cavalieri Templari. Il bassorilievo era illuminato dai raggi del sole che arrivano attraverso le finestre del primo piano solo l’otto ottobre, originariamente ottavo mese dell’anno. Sul portale di ingresso e in altre stanze appare il simbolo della rosa, simbolo di conoscenza e di segreto. Federico II, uomo di grande cultura e conoscenza si avvaleva di illuminati che divenivano parte della sua famiglia, come il matematico Leonardo Fibonacci e lo scienziato Michele Scoto, ma non di meno Frate Elia, successore di Francesco d’Assisi, con il quale condivise la scomunica. Nel 1228 i Templari si offrirono di incoronare Federico II imperatore del mondo; nel 1240 aderì alla “Pactio secreta” dei cavalieri che cercavano il Graal, l’Arca dell’Alleanza e i segreti dei faraoni che Mosè vi avrebbe riposto. Per approfondire un articolo

https://www.parteguelfa.it/news/francesco-dante-e-frate-elia-la-sapienza-francescana/

Nel cortile di entrata vi era una vasca ottogonale, vasca/ bafè = immersione e mètis = saggezza. È il bafomet = il battesimo di saggezza, ma che ha alimentato il mito del demone Bafometto, che sarebbe stato adorato dai Templari e motivo creato ad arte per farli odiare dal popolo. Demone che gli inquisitori avrebbero addirittura riconosciuto nella figura barbuta e cornuta scolpita nella chiave di volta del soffitto di una delle camere, laddove le corna sono in realtà orecchie d’asino con chiaro riferimento al re Mida ed alla sua leggenda centrata su una verità che non si può rivelare. È il luogo ove si incontra lo Spirito Universale Creatore. È l’Opera Sole e Luna, l’Acqua ed il Fuoco, l’elemento Zolfo associato al Mercurio. La stanza al piano terreno dove sul pavimento vi sono ancora le tracce di quattro cerchi “magici” corrispondenti ai quattro elementi: aria, acqua, terra, fuoco.
Questi elementi geometricamente ridisposti e nel giusto ordine di precedenza, dovrebbero portare alla comprensione dell’Archetipo della Chiesa Universale cioè l’ AMORE universale a cui aspiravano i Rosa + Croce, i Templari: Il Sole interiore. La croce, intersezione delle due rette: orizzontale e verticale, simbolo degli opposti, dei complementari. Centro segreto al di là del tempo e dello spazio, è sublimata dalla Rosa. In questo centro invisibile, metafisico, si realizza l’unione, l’armonia/trascendenza individuale che si racchiude nella Rosa.

“Della rosa fronzuta diventerò pellegrino ch’io l’aggio così perduta.Perduta non voglio che sia Ne di questo secolo gita, ma l’uomo, che l’ha in balia di tutte gioie l’ha partita.” (Federico II Imperatore)

L’Amore per la Rosa che sospinge l’amante alla mistica unione rappresenta e realizza l’annullamento di ogni dualità e contrapposizione umana e terrena. Gli opposti, i complementari svaniscono per sublimarsi nell’Uno al di là dell’Uno, nell’archetipo di platonica memoria.
Agli stilnovisti, ai Fedeli d’Amore, come anche ai poeti siciliani, a Federico II, la Rosa giunge da Oriente, da Soria. Per la tradizione arabo-orientale la rosa è il simbolo di un percorso metafisico realizzativo pratico, che mira alla trasformazione profonda della coscienza. Per i Sufi della Bagdad del XII sec. questo sentiero mistico era chiamato “Sebil-el-Uard” ovvero la “Via della Rosa”.

La Madonna divenne Rosa, la Rosa di Soria. Si incontra Re Mida perché “c’è una verità che non può essere svelata”.

Si sale la scala a chiocciola ed è diversa è antioraria. Per ricordare a chi la sale che da quel momento tutte le conoscenze saranno rovesciate. Nelle sale del Castello la luce provoca una rifrazione di raggi luminosi orizzontali, paragonabili alle forme platoniche che presiedono alle specie del mondo terrestre. Quindi, se l’ottagono è il quadrato e il cerchio, il Castello potrebbe essere interpretato quale mondo intermedio, un diapason …”Tengo il segreto della tua bellezza nel più segreto del mio cuore. / Il mio cuore resta in silenzio se mi si domanda il segreto del tuo Nome…”. La profonda luce del secondo piano, è in netto contrasto con il buio dell’Ignoranza che si lascia alle spalle. È adesso che si svela l’Iside Eterna, come dice il Fedele d’Amore Francesco da Barberino “…Ella è colei, ch’à compagno il figliuolo, del Sommo Iddio, e sua Madre con esso: ell’è colei, che con molte siede in cielo, ell’è colei, che in terra ha pochi seco…” ecco la Melusina che dietro il suo aspetto raffigura la donna che aiuta l’uomo nella ricerca della conoscenza senza distinzioni tra i sessi ma con l’idea che solo nell’unione ci si eleva al divino. Per comprendere le capacità d’un maestro non badare tanto a quanto egli dice, né di quanta scienza è capace, ma osserva i suoi discepoli dentro e fuori il Tempio. Le loro parole, i loro gesti ed il loro comportamento saranno la vera dimostrazione del suo valore.

Il Senso della Bellezza: la Temperanza

La Temperanza di Piero del Pollaiolo, 1470 Galleria degli Uffizi

Tra le virtù umane, c’è la TEMPERANZA che rappresenta la moderazione, la metamorfosi interiore, la trasformazione atta alla guarigione. È la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare maschile, e quello lunare femminile. Nella tavola del Pollaiolo la Temperanza e l’acqua che pazientemente e metodicamente viene travasata da una brocca all’altra. Gli occhi della temperanza non guardano lo spettatore ma sono intenti ad osservare il gesto che sta compiendo: il mescere le acque superiori e inferiori, in una azione interiorizzata e consapevole. È l’energia del sereno fluire della vita, il giusto equilibrio raggiunto attraverso la moderazione e la disciplina.
Tutto deve essere accettato senza paura né opposizioni. (la Temperanza di Piero del Pollaiolo 1470 Galleria degli Uffizi)

La bottega del Pollaiolo eseguì sei dei sette dipinti delle virtù previste ; ma il settimo, la Fortezza venne eseguito dal giovane Sandro Botticelli.

La scienza oggi ci conferma che l’acqua agisce come un recettore, essendo in grado di ricevere le frequenze d’onda e di memorizzarle (memoria); l’acqua agisce come trasmettitore, trasmettendo le frequenze delle onde memorizzate (informazione come diceva Tesla)
Queste caratteristiche biofisiche, chimiche ed elettro-magnetiche dell’acqua sono state messe in evidenza da esperimenti di fisici italiani ed internazionali. Emilio dal Giudice condusse, insieme a Giuliano Preparata, le ricerche sul fenomeno della memoria dell’acqua nell’ambito della CQED (elettrodinamica quantistica coerente). Secondo questa teoria esistono domini di coerenza nell’Universo, in grado di allineare i campi elettromagnetici. È la conoscenza del SENSO DELLA BELLEZZA, sono le ARTI riunite.

Napoli Firenze una lunga tradizione, un connubio importante che Giovanni Boccaccio lasciò come testimonianza nel Decamerone. Di Elena Tempestini

Giovanni Boccaccio scopri’ il suo amore per la letteratura a Napoli

La storia di Giovanni Boccaccio si intreccia a doppio filo con quella della splendida Napoli Angioina del 1327, poiché è proprio tra i piaceri raffinati e mondani di questa città che l’autore scopre che non è il lavoro di banchiere come il padre ad interessarlo, bensì l’amore per la scrittura. E abbiamo visto noi posteri mettere a frutto le enormi potenzialità del suo ingegno poetico. Quando arriva in città è un adolescente mandato a fare pratica mercantile e bancaria. Il padre, agente della potente famiglia dei Bardi, lo indirizza verso una professione che al ragazzo Boccaccio sta stretta. Nel frattempo scopre, alla corte di re Roberto d’Angiò, un ambiente galante e spensierato del quale fa parte anche Fiammetta, proiezione letteraria delle fantasie amorose e delle emozioni adolescenziali del giovane poeta.

Un Boccaccio angioino, un’esperienza decisiva. qui che l’apprendista mercante decise di indirizzarsi verso la letteratura; fu a Napoli, che Boccaccio, proveniente dall’ambiente fiorentino, conobbe per la prima volta l’autore che lo influenzerà e accompagnerà per tutta la sua vita: Dante Alighieri. Esperti italiani e stranieri, provenienti da Harvard come da Parigi, da Roma come da Monaco di Baviera, da Venezia come da Napoli, da Milano come da Salerno, si sono confrontati sul Boccaccio più conosciuto, ma anche sui più recenti studi di pagine da poco tempo ritrovate. “Napoli è presente con la sua topografia e con le sue concrete presenze, a partire dalla cultura francese, allora predominante nella corte angioina, e dalla memoria dell’antico, con gli spazi imperiali di Baia e tracce mitologiche disseminate ovunque. Ma c’è una terza caratteristica del rapporto di Boccaccio con la città, destinata a diventare un elemento centrale nella sua rappresentazione narrativa. Napoli l’ambientazione di molte delle sue storie che possiamo leggere nel Decamerone. Attraverso Napoli passano i suoi protagonisti, a Napoli simula di aver ricevuto l’ordine di scrivere alla sua donna Fiammetta.

Tutto ciò rende la topografia urbana napoletana una pietra fondante dell’opera narrativa dell’autore. I racconti delle sue principali caratteristiche: il mare, le porte che aprono verso le colline, i circostanti luoghi di diporto, la tomba di Virgilio, viene utilizzata da Boccaccio per dare un senso unitario alla sua produzione».

La sua storia, benché lontana nel tempo, è la storia di tutti quelli che ricevono una chiamata dal destino mentre sono occupati a fare altro: Boccaccio, infatti, si reca a Napoli su volere del padre per seguire un apprendistato bancario, e mentre studia per mettere a tacere le sue ambizioni artistiche, subisce il fascino irresistibile della letteratura, protagonista indiscussa del vivace ambiente culturale di corte. La chiamerei una fortunata SERENDIPITA’

La ricca Biblioteca Reale rappresenta il suo primo grande amore napoletano. Qui si appassiona alle vicende cortesi dei romanzi cavallereschi, legge i versi d’amore della recente tradizione stilnovistica ed entra in contatto con il mondo lontano e spesso vagheggiato dei classici latini. Tra questi apprezza particolarmente Ovidio che fa dell’amore il fulcro centrale della sua poesia. Nel frattempo frequenta i corsi di Cino da Pistoia e si avvicina sempre più alla poesia stilnovistica, che ne segna il suo esordio.

Il soggiorno napoletano riveste un ruolo importantissimo nel processo di formazione di Boccaccio, poiché è qui che sviluppa un acuto spirito di osservazione e conosce approfonditamente i caratteri e i costumi dei più svariati strati sociali; grazie al contatto con la realtà concreta e multiforme di Napoli. La dinastia degli Angiò, fu molto importante per Firenze, fu una delle risorse della città per espandersi ed acquisire l’eleganza e la profondità dell’ elevazione delle sue ARTI. La potenza angioina è l’incarnazione, la creazione, l’invenzione, di quel fronte guelfo che sembra in grado di imporre un’egemonia non soltanto italiana, ma addirittura europea, mettendo insieme la posizione geografica del regno di Napoli, la potenza militare del regno di Francia, l’influenza spirituale del papato, e il denaro dei banchieri fiorentini. È inevitabile che purtroppo la storia trovi un “buco” della memoria con l’incendio degli archivi angioini ad opera dei nazisti nel 1943. Ancora oggi la tradizione storica è mantenuta dalla più antica Arciconfraternita Fiorentina, la Parte Guelfa, Cavalleria della Repubblica Fiorentina che ha il suo Santo Patrono in San Ludovico d’Angiò, Vescovo di Tolosa. Nato a Brignoles in Provenza nel Febbraio 1274 e ivi morto il 19 Agosto 1297, figlio di Carlo d’Angiò, Re di Napoli

Nella “guerra della comunicazione” oggi tutto è studiato nei dettagli, anche il concetto illusorio di verità. Di Elena Tempestini

La Comunicazione è sempre stata un’arma potente, si cambiano i termini, si rielaborano i dati di guerra, soprattutto per quanto riguarda i morti civili. Non è pratica di oggi, è da sempre usata nei conflitti. Putin la chiama “Operazione di Pace” Zelensky “Invasione di guerra”. Praticamente è un mix perfetto di informazioni e retorica composto da frasi brevi e ad effetto. Sfrutta la dualità umana, ma oggi ha il potere dell’immagine mediatica immediata. L’immagine è la radice del pensiero, essa viene prima della parola. La comunicazione è sempre la stessa da millenni, cambiano i mezzi con i quali si effettua. Potremmo chiamarla comunicazione di propaganda asimmetrica. In questo momento è la capacità di maneggiare le armi della “guerra mediatica” che si sta combattendo in parallelo a quella sul campo nelle principali città dell’Ucraina. Perché ancora non vediamo gli effetti dell’Indo Pacifico: il punto interrogativo dell’India che deve scegliere dove posizionarsi. C’è il QUAD che è il Quadrilateral Security Dialogue, formato da Stati Uniti, Australia, Giappone e India, con lo stesso chiaro obiettivo di impedire l’egemonia cinese nel Mar Cinese Meridionale. l’ASEAN, l’area di libero scambio situata nel Sud-est asiatico, atta a sviluppare i traffici commerciali, difendere il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e la libertà di navigazione. l’AUKUS, che da fine 2021 riunisce Regno Unito, America e Australia. Ma sarà l’Indonesia, altra potenza del Sud del mondo, che presiederà il G20 di ottobre prossimo. Praticamente un riassetto globale estremamente complesso. E cosa succede in questa estate? Diatribe, gossip e con siderazione ad un reportage che apparirà ad ottobre su Vogue.

Un reportage di guerra? Si, ma mediatica. Ecco i giudizi assolati del giusto o sbagliato, scaldati da questo tempo epico. Epico perché dopo la pandemia, la guerra in Europa e la siccità, mi aspetto Ramsete II e le cavallette. Ah, non escludo il ritrovo dell’Arca dell’Alleanza in un paese del Corno d’Africa. Con questa copertina e reportage di Vogue, Zelensky diventa l’eroe di guerra al tempo dei social. Attenzione, non è l’eroe Greco del “Kalos Kai Aghatos”, il “bello e buono” inteso come “valoroso in guerra” colui che è in possesso di tutte le virtù. Eh no…perché la storia bisogna raccontarla tutta, e non certo per prendere posizione nei confronti di una guerra, dove la povera gente da sempre resta ignara e colpita, “aldilà e Aldiqua’.” È la sapiente propaganda di un ex attore, divenuto famoso per una serie andata in onda su Netflix, “Servant of the People” durata pure tre stagioni tra il 2015 e il 2019, dove Zelensky ha conquistato denaro e la notorietà. ( aveva già partecipato a Ballando sotto le Stelle Ucraino e prodotto alcune serie per la televisione Ucraina. La fiction di Netflix gli ha dato l’apoteosi e pure il ruolo). Ma quale era il suo personaggio nella fiction? Sembra uno scherzo, un po’ come successe agli inizi del nostro comico Grillo, sapientemente scelto da Casaleggio padre, e non per politica ma per ciò che diceva con successo carismatico alla folla durante i suoi spettacoli. Zelensky nella fiction ha interpretato un insegnante che, diviene Presidente della sua nazione, dopo che i suoi studenti hanno pubblicato, sui social, un suo personale sfogo contro la corruzione. Ecco la figura costruita dell’eroe, e siamo nel 2015.

La propaganda di comunicazione ha fatto il suo leit motiv nella corsa alla presidenziali VERE dell’Ucraina e Zelensky ha vinto divenendo Presidente. Ergo, non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori. Vogue deve vendere, è vero che la rivista uscirà ad ottobre, ma intanto si è portata avanti pubblicando on line il servizio. No, metti che poi succeda qualcosa prima dell’uscita di ottobre, editorialmente ho già fatto “notizia. Tutto si “ gioca” come la teoria del caos, sistemi dinamici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali. Quindi, velocità, forza plasmante digitale a livello globale. Personalmente non mi farei distrarre e continuerei a guardare attentamente nell’Indo Pacifico. Zelensky è diventato ben noto alla popolazione mondiale anche grazie al suo amico storico Yuriy Kostyuk, sceneggiatore e suo social media manager. Praticamente, Signori tutti in piedi : “È la “guerra della comunicazione” e nella società delle immagini, forse un ritratto con tanta forza simbolica è destinato a durare più delle polemiche.

la nostra umanità Europea deve riveder le stelle. Di Elena Tempestini

Dante scopre l’Europa: la geografia europea nella Divina Commedia

Dante e l’Europa, così il poeta sognava la comunione delle culture.

Ed è grazie a Firenze Fiera che è stato pubblicato un volume in triplice lingua curato dal suo presidente Lorenzo Becattini. Dante Scopre l’Europa: la geografia europea nella Divina Commedia. Un omaggio che Firenze Fiera ha voluto fare per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Il volume contiene la preziosa prefazione del fiorentino Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, purtroppo precocemente scomparso. Le altre prefazioni sono firmate dal sindaco di Firenze Dario Nardella, dal governatore toscano Eugenio Giani, dal presidente della Camera di commercio Leonardo Bassilichi, dalla dantista Paola Allegretti, coordinatrice scientifica del volume. L’Europa dantesca non appartiene alla storia ma è viva e si riflette in una visione trascendentale che non ha età”.

L’uomo saggio deve saper prevedere ciò che accadrà. ( Dante Convivio), ma è nella “futura gente” che si deve considerare utile il racconto del viaggio ultraterreno del Poeta. Nella Divina Commedia c’è già tutto: c’è quello che siamo e che siamo stati come paese, ma c’è il divenire Nazione per essere poi co- creatori di un continente. C’è la vita quotidiana imbastita dalle sue debolezze e dalle sue bellezze a portata di mano, e poi c’è la vita colta, la politica, la teologia e la filosofia: esse sono poste sullo stesso piano e cantate in versi dal poeta nella stessa maniera. Presente ed eternità stanno l’uno nell’altro. La vita eterna prende forza dentro il tempo, comincia dal presente che è un futuro che si manifesta nel presente, diviene una qualità dell’esistenza che il poeta mostra con le stelle. Ed è in ogni fine di cantica che vi sono le stelle, a dimostrazione del fatto che il suo viaggio non riguarda l’aldilà e basta, ma l’aldilà nell’aldiqua, quindi un tempo dentro l’altro.

È un viaggio all’interno del cuore “nella camera segreta” di ogni uomo che custodisce i suoi inferni, i suoi purgatori e aspira al paradiso. Un cuore che deve raggiungere le stelle, non per De-siderare ed allontanarsi dal cielo stellato, ma che con -sideri l’eterno.

Un Sommo poeta già proiettato verso il futuro. «Tutti gli uomini hanno un dovere: preoccuparsi che i posteri ricevano da loro l’arricchimento della conoscenza , così come loro sono stati resi ricchi dall’impegno degli antichi. Nessuno si deve sottrarre ai suoi obblighi, chi non si cura di portare il suo contributo alla comunità, dopo aver tratto profitto dagli insegnamenti che questa gli ha dato, diviene abissò e rovina. È presente l’idea di una continuità tra il passato e il futuro, tra gli antichi e i posteri: essa si chiama SPERANZA. Ed è quella speranza che è impressa sulla bandiera europea. Essa è simbolo dell’unità e dell’identità di tutta l’Europa. Composta da una corona di stelle che rappresentano la solidarietà e l’armonia tra i popoli d’Europa. Il cerchio delle dodici stelle su sfondo azzurro come il manto della Madonna, la simbologia dell’immacolata Concezione. Una stella per i paesi che fanno parte del consiglio d’Europa , ma che non hanno una simmetria tra loro. Praticamente il simbolo di una carta geografica senza contorni.

È accoglienza, solidarietà, attenzione agli ultimi e ai poveri, quindi è la stessa prospettiva che Dante si augurava durante le faide del suo periodo storico, da buon visionario le guardava in grandezza, in chiave europea. Quindi per conoscere l’Europa di oggi, bisogna leggere la “Divina Commedia”? Non ci farebbe male.

Perché attingere a secoli indietro? Perché è la testimonianza della lunga lotta portata avanti per costruire una civiltà unita, la civiltà della quale oggi noi ne godiamo, e quindi siamo nel dovere di difenderla e migliorarla. “Dante è il poeta più universale che abbia scritto in una lingua moderna, pur essendo italiano, è prima di tutto europeo” diceva Thomas Eliot. Alle miserie politiche del proprio tempo Dante risponde guardando dall’alto con sguardo europeo. Cosa si intende per sguardo, per una visione europea? Innanzitutto appartiene a chi riesce ad esternare le profonde radici che si estendono al mito, riuscendo ad andare ben oltre l’antichità stessa: è cultura europea, è il pensiero europeo. Una visione politica che è inscindibile dalla morale. È una visione atta a un equilibrio di vedute per cui l’uomo in sé viene prima del cittadino, dunque la patria deve stare al di sopra degli interessi personali. L’Impero dantesco è unito alla finalità del dettato divino, ove la fratellanza universale e la giustizia in Terra devono divenire lo specchio della bellezza celeste. È proprio in questa visione del nostro pianeta, in cui vivono uomini che possono divenire feroci per seguire i propri egoismi , che limitano il loro “tempo di vita”. Quel “tempo illusorio” che si manifesta fra il nascere e il morire. E nonostante che non comprendano la loro destinazione verso un oltre, Dante raffigura la speranza che un giorno futuro si plachino gli odi, le differenze sociali , le guerre. E non è certo riferito solo alle città d’Italia, bensì ad una pace che divenga costruttiva. Tutte le nazioni d’Europa devono cooperare alla conoscenza e alla virtù.

“Nel suo profondo vidi che s’interna legato con amore in un volume ciò che per l’universo si squaderna” ( XXXIII canto Paradiso)

Dante immagina il mondo intero nelle pagine di un grande immenso libro della creazione. Che sia letto, guardato, sfogliato in ogni paese, in ogni nazione, in ogni continente, e quindi in ogni cuore di ogni essere vivente “in questo gran mar dell’essere”, e si riunisca in un volume unico proiettato dalla mente di Dio. Il compito di ogni uomo è tendere all’Uno, all’unità pur nello “squadernarsi dialettico dell’immenso volume della creazione”: unità che nasce dalla pace e ad essa tende per percezione nella profondità della coscienza dell’essere umano. Dante è un vivo e concreto esempio da far comprendere al mondo di oggi per essere fonte dissetante del mondo futuro.

La Fisica, l’energia delle particelle che sono dentro di noi. Di Elena Tempestini

Non solo siamo fatti di particelle fondamentali, ma le produciamo e per tutto il giorno ne veniamo inconsapevolmente in contatto continuo.

Particelle elementari

Quattordici miliardi di anni fa, quando quel granello bollente e denso che era il nostro universo si espandeva rapidamente, tutta la materia e l’antimateria esistenti avrebbero dovuto annichilarsi lasciando così nient’altro che energia. E tuttavia una piccola quantità di materia sopravvisse.

Ci ritrovammo con un mondo traboccante di particelle, la parte aggregante, microscopica e fondamentale di tutta la materia dell’universo, compresi noi esseri viventi. Non particelle qualsiasi, ma particelle con la massa e la carica elettrica atte a consentire lo sviluppo della vita umana. Facendo un po’ di chiarezza, l’essere umano è chimica: il 99 % del nostro corpo è composto da atomi di idrogeno, carbonio, azoto e ossigeno. La maggior parte delle cellule del nostro corpo si rigenerano ogni 7-15 anni, e le nostre cellule sono composte da particelle

C’è un tempo in risonanza con un oggi sempre più complesso, virtuale, accelerato e reticolare: è il tempo frattale, forme geometriche che si ripetono all’infinito su scale diverse. È la conquista dell’immortalità, la presa di coscienza del tempo presente che già nel 500 A.C. era citata da Eraclito?

Pochi mesi fa, giugno 2022, la NASA ha scoperto nel cuore della nostra galassia, della Via Lattea, una peculiare stella con il più potente campo magnetico mai individuato dagli astrofisici. Questa pulsar, è una stella di neutroni estremamente densa e in rapidissima rotazione, che sprigiona una forza magnetica che annichilisce qualunque altro oggetto mai osservato: la sua energia e’ pari a ben 1,6 miliardi di Tesla. Il Tesla, così chiamato in onore del celebre fisico e ingegnere Nikola Tesla, è un’unità di misura, immensamente grande per definire il Sistema Internazionale della densità di un campo magnetico.

Ma davanti ad una scoperta molto recente ed importante, facciamo un passo indietro nella storia e nella conoscenza umana, relativa all’elettricità e al campo magnetico. Alcune delle prime descrizioni scritte ci giungono dagli egizi e dai greci Talete già nel 600 a.C. sperimentò che strofinando dell’ambra con un panno di lana, questa riuscisse ad attrarre a sé fili di stoffa, pezzettini di carta, foglie, piume ecc.

Così nel 300 a.C. Teofrasto di Ereso studiò altri materiali aventi le stesse capacità dell’ambra. Platone nel Timeo già parlava di elettricità:

«Si spiegano così lo scorrere delle acque, la caduta dei fulmini, e la meravigliosa forza d’attrazione dell’ambra e della calamita: in nessuno di tutti questi oggetti vi è la forza attraente, ma poiché il vuoto non c’è, questi corpi si respingono in giro l’uno con l’altro, e separandosi e congiungendosi, cambiano di posto, e vanno ciascuno nella propria sede.» nell’antica Roma, Plinio il Vecchio, nel “Naturalis Historia”, approfondì le proprietà dell’ambra la quale può definirsi matrice dei successivi esperimenti sull’energia elettrica che descrissero l’elektron. Nei secoli successi si trasformerà in “elettricità”. Nella Roma pre-cristiana scoprirono che i pesci torpedini, sono in grado di generare delle scariche elettriche.

Le torpedini erano usate per curare varie patologie quali mal di testa, dolori muscolari e gotta grazie l”elettroterapia. Le scoperte furono trascritte nel “Compositiones” da Scribonio Largo.

Se indaghiamo, la relazione tra l’elettricità, il magnetismo e la vita, vi troviamo delle correlazioni molto profonde e inscindibili.

Fonte INFN, Istituto Fisica Nucleare Italiana

Dobbiamo assolutamente comprende che noi esseri viventi siamo pura energia, essa è la “benzina” che alimenta il nostro vettore/corpo con il quale ci muoviamo sulla terra. E quando l’energia viene meno? È quando si muore? La domanda è immensa, Il corpo, la nostra materialità muore, si decompone, finisce. Ma che ne è di ciò che ci rendeva vivi l’istante prima di morire, cosa ci faceva “funzionare” ? Come abbiamo detto: L’energia.

Negli scritti di Nikolas Tesla, vi è ben spiegato che se si vuole conoscere a fondo il funzionamento degli esseri umani, è necessario guardare e indagare le frequenze, le vibrazioni, le onde e i campi elettromagnetici: praticamente tutto ciò che compone l’energia.

Sembra scontato eppure ancora oggi dei campi elettromagnetici umani si sa poco.

Se guardate il riflessi del sole, sopratutto quando fa molto caldo, oppure osserviamo la superficie dell’acqua di un lago, di una piscina se vi fate attenzione vedrete “ i giochi dei riflessi”, dei disegni ad onde e spirali luminescenti. Essi sono la proiezione della luce sui campi elettromagnetici dell’acqua. La luce è un campo elettromagnetico che si proietta come forma a spirale: in verticale l’onda elettrica e in orizzontale l’onda magnetica del campo elettromagnetico. È la forma Sinusoidale. Se guardiamo in alto, verso il cielo per osservare il sole, le forme si ripetono uguali, semplicemente sono immensamente più grandi.

Tutto nell’universo, e in noi umani, è sfericamente “armonioso” e “tondeggiante”, mai spigoloso, perché è di forma sinusoidale. Praticamente è la stessa energia che plasma e disegna TUTTO l’Universo.

Come sostiene la fisica quantistica è la stessa energia che si rimescola e continuamente crea. È il Senso della Bellezza, quello studio rivolto alla ricerca dell’energia che anima le particelle, la ricerca alle risposte degli scienziati

È un processo complesso, Coscienza? Spirito? Energia? Bosone di Higgs, più semplicemente conosciuta come Particella di Dio? In qualsiasi modo la si voglia chiamare è l’energia, sottili fili che differenziano la nostra vita dalla nostra morte. Entrambe sono sono insite in noi, nello stesso seme e nella stessa forma. Sono frattali. È la morte-non-morte, si muore in un tempo “reale” ma si sopravvive in eterno entrando in un flusso in cui il tempo si arrotola su se stesso in una spirale. La cosa più “bizzarra” è pensare che molti neutrini, particella a carica elettrica, danno alla fisica informazioni in molti campi : dalla struttura della materia alla struttura stellare, alla cosmologia, e sono in circolazione sin dai primi secondi di vita dell’Universo, persino prima dei nostri stessi atomi. Proviamo a definire bene i neutrini: sono particelle elementari che si possono presentare in tre modalità, o “sapori”: muonici, elettronici e tau. I neutrini possono passare da un sapore all’altro; tutti, tranne i neutrini sterili, che con la loro capacità di interazione praticamente nulla, non possono agire sulla materia. Oltre ad essere “bombardati” di fotoni, i quanti di luce, che determinano il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda, il nostro Sole libera un’orda di particelle chiamate neutrini. I neutrini sono degli assidui visitatori del nostro corpo, sfrecciando quotidianamente, attraverso di esso a un ritmo che sfiora i 100 trilioni al secondo. A parte quelli provenienti dal Sole, i neutrini scaturiscono anche da altre fonti, incluse le reazioni nucleari che avvengono in altre stelle provenienti da galassie estranee alla nostra, da esopianeti e dal nostro pianeta. Un bel mix di energie cosmiche.

È la complessità degli esseri viventi, e di quella energia nella quale facciamo rientrare anche il concetto di tempo, ma un secondo dura la metà del secondo precedente, anche se viene percepito ancora e sempre come intero, perché? Perché si dilata, si contrae ma non cambia, resta della stessa forma. Quindi si conferma ciò che diceva Tesla: sono le onde, le frequenze, le vibrazioni, i campi elettromagnetici ad essere la nostra energia. La medicina tradizionale usa l’attenzione e la considerazione verso la corporeità. Facciamo progressi, e apprendiamo sempre di più sul comportamento e sulla natura delle nostre molecole, però se prese singolarmente ancora sappiamo poco su cosa le animi, perché facciano quello che fanno, perché si comportino e funzionino in quella determinata maniera. Noi non sappiamo cosa ci rende vivi, meno che mai scientificamente. Sappiamo cioè che siamo vivi e che poi saremo morti, ma non conosciamo in maniera scientifica il perché da esseri animati diventiamo esseri inanimati quando muoriamo. Sappiamo bene cosa fa ogni nostra molecola prima e dopo, ma perché, o grazie a che cosa la nostra “macchina”, il nostro importante vettore corpo e intelligenza si animino non lo sappiamo. Einstein si poneva la domanda: “Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare o pensare. Quel che è peggio, non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quell’energia. Questa è l’apoteosi dell’ignoranza umana” Morire e vivere sono dati di fatto, gli esseri viventi sono una intricatissima tela fatta di organi e membri corporei che “funzionano” grazie alla altrettanto intricata rete densa di campi elettromagnetici che è al nostro interno. La quantità di energia impiegata dai nostri corpi per “funzionare”, è stato dimostrato scientificamente, è relativamente poca. L’acqua, secondo una teoria scientifica quantistica, ma già conosciuta nell’antico passato, sarebbe il conduttore e il conducente dell’energia elettromagnetica che si trova all’interno dei corpi viventi.

Essere qui a parlare di energia, cercando di riportare riscontri scientifici che si ricollegano ad antichi e sottili fili di una conoscenza millenaria dell’uomo, non è così semplice, è estremamente complesso, ma è quel SENSO DELLA BELLEZZA che potrà portare nuovamente la comprensione che tutte le Arti che animano l’Universo sono unite. Ancora siamo portati a fare la differenza tra mente e corpo, tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a vedere, la nostra intelligenza duale cerca di separare, e chi vede la totalità spesso la vede nella nostra materialità. Eppure, la materia e l’energia oscura non emettono riflessi o assorbono luce, risultando piuttosto difficili da rilevare. È necessario comprendere la tecnologia, studiare, indagare, percepire ed essere aperti verso il concetto olografico dell’energia e dei nostri campi elettromagnetici umani. Un linguaggio nuovo, un algoritmo umano che da millenni vuole essere compreso . Siamo dentro campi elettromagnetici che ci percorrono, non c’è una “centralina” di comando, come ci viene spontaneo e siamo abituati a pensare. Come per l’intero universo, si tratta di una massa infinita e senza fine di energia che si dispiega ed “esiste” in maniera ordinata e per nulla casuale. L’energia va veloce, è presumibile che “scorra” alla velocità della luce, è come un lampo, è una scintilla di vita. Se ci chiediamo in che modo la fisica delle particelle trovi applicazione nella nostra vita, proviamo a guardare dentro di noi.

Le persone che vivono nel loro pensiero sono immortali. O se non proprio immortali, ci si avvicinano indefinitamente.”
(Murakami Haruki)

Il cammino della sapienza: La Via Francigena sul Monte Amiata: la Serendipita’ di un luogo incantato che attraversa i millenni. di Elena Tempestini

Spesso pensiamo al cammino della via Francigena come una sola via, in realtà il cammino era, ed è, un fascio di strade che, nel corso dei decenni e dei secoli ci hanno tramandato conoscenza e saggezza custodita in luoghi non sempre molto conosciuti.

Sono andata personalmente sul Monte Amiata, ho visitato “Radicofani” dove vi è la torre di Ghino di Tacco, protettore degli oppressi che derubava i ricchi per donare a chi aveva veramente bisogno. La storia o la leggenda racconta che da buon Cavaliere aiutò anche il vescovo di Canterbury che si trovò a percorrere la via Francigena diretto a Roma. Vi ricorda qualcuno che abitava in una foresta inglese e rubava ai ricchi per donare ai poveri? Il link vi racconterà la storia di Ghino di Tacco che si interseca anche con l’Italia di Bettino Craxi.

https://www.economiaefinanzaverde.it/2020/01/30/ghino-di-tacco-robin-hood-craxi-e-la-rocca-di-radicofani/

Ma torniamo al Monte Amiata, precisamente all’Abbazia di Abbadia San Salvatore, tappa fondamentale della Via Francigena sul Monte. Scopro che è un luogo templare, nato per custodire e tramandare, attraverso i simboli, l’energia della ricerca.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

La Serendipita’ è quella piacevole sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne sta cercando un’altra, e mi succede spesso. Cosa c’entra Benedetto Antelami che nel 1196 progettò il Battistero di Parma con Abbadia? Intanto se avesse potuto vedere la “Porta del Paradiso”, in oro e bronzo del Battistero di Firenze, realizzata secoli dopo, da Lorenzo Ghiberti, si sarebbe stupito che dopo tanto tempo sarebbero ricomparsi i personaggi biblici di Salomone e della Regina di Saba.

La regina di Saba? Andiamo anche in Etiopia? Ma come si “mescolano” il Battistero di Parma, di Firenze, e L’Abbazia di Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata? Cosa c’entra tutto questo caos? Se questo è caos, provate a procedere oltre il Monte Amiata, camminate fino alla Pieve di Lamulas, nella quale chiesa si trova una pergamena in cui l’imperatore Lotario II conferma la sua proprietà riguardo all’abbazia di San Salvatore al monte Amiata. Praticamente una Pieve che era una filiale di Abbadia. Proseguite il cammino e vi troverete affacciati sul golfo di Biscaglia, nei Paesi Baschi francesi a pochi chilometri dal confine spagnolo ai piedi dei Monti Pirenei. Affacciato sul golfo vi è un castello. Il castello di Hendaye, che fu voluto e costruito da un conte di nome, pensate, Antoine d’Abbadia, esperto di astronomia. Proseguendo il cammino si arriva alla croce di Hendaye, famosa per essere nominata nel libro “ il mistero delle cattedrali” di Fulcanelli scritto nel 1926. Il villaggio di Hendaye, e la colonna stessa con la croce, vengono scelti molto spesso come punto d’inizio del tradizionale pellegrinaggio religioso del Cammino di Santiago de Compostela. Ed ecco una Serendipita’ : i simboli che sono incisi nella base della colonna di Hendaye, si trovano sulla facciata della chiesa della Madonna del Castagno, ad Abbadia e risalente allo stesso periodo dell’abbazia, l’862 d.C. Sotto al rosone vi sono la stella a otto punte a sinistra, la luna a destra e la X in alto, simbolo della fine del ciclo processionale.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

Ma andiamo con calma passo passo avrebbe detto il Commissario Montalbano, noooo e adesso cosa c’entra il Maestro Andrea Camilleri con i simboli ermetici? C’entra che Camilleri lasciava la sua amata Sicilia, udite udite, e si rifugiava a scrivere i suoi romanzi proprio sul Monte Amiata, luogo che descriveva magico e sul quale aveva una casa che amava molto .

Ma torniamo ai fatti, torniamo a Benedetto Antelami, l’architetto che riuscì a scolpire e progettare l’ottogonale Battistero di Parma, nel 1196. Sul Battistero c’è uno “zooforo” che lo cinge con incredibile finezza d’esecuzione. Lo zooforo è formato da settantacinque formelle scolpite a bassorilievo e incastonate come un fregio. Rappresentano il mondo “fantastico” nella scultura: animali, sirene, mostri, centauri e basilischi insieme a figure umane. È il simbolo dell’universalità della natura e del genere umano a cui è aperta la predicazione e la comunicazione del messaggio di Cristo. Ma la sorpresa è all’ultima formella: cosa vediamo? un cane Levriero. Un cane levriero? Già mi preoccupo, ecco c’entra anche Dante e la Divina Commedia. Ma il cane levriero è uguale a quello che rappresenta il Veltro descritto dal Sommo Poeta? Si! Proprio uguale. E pensate, fu scolpito da Antelami in anticipo di un secolo sulla profezia di Dante Alighieri “ Infin che il Veltro verrà…” (Canto I, Inferno). Il cane levriero che altro non è che il “khan”.

Khan è dunque, il Signore, l’Imperatore, il Papa, ma anche la rappresentazione del ritorno del Cristo che dovrebbe venire per sconfiggere l’anticristo con l’Apocalisse. È l’enigma della Commedia, ma potrebbe anche rappresentare il viaggio verso il compimento dell’ “l’uomo universale”. Per comprendere il Battistero ho camminato intorno al suo centro, sempre mantenendo la destra. Tre sono le stazioni imposte nel passaggio: dall’Uccello al Leone fino al Veltro, “un percorso” ben scolpito che mi lascia stupita: realizzato 100 anni prima del viaggio di Dante. Benedetto Antelami rappresenterà la Lonza, il Leone e la Lupa, ed infine il Veltro. Quindi alla luce sono punti che si uniscono.

La Francigena era composta di cammini che univano tutta l’Europa medioevale, Quindi torno nel paese di Abbadia San Salvatore per cercare di comprendere meglio e mettere ordine a tutte queste Serendipita’. Sono finalmente davanti all’Abbazia, entro e scendo nella Cripta chiamata anche, “la Chiesa delle Colonne”. Ecco rimango senza fiato, Meravigliosa! Trentacinque colonne probabilmente edificate da due monaci appartenenti all’Ordine dei benedettini neri di Cluny, intorno all’anno 770 d.C. La pianta della Cripta è a forma di Tau, vi sono tre absidi ed una serie di colonne scolpite con capitelli decorati da simboli medioevali geometrici, figure di animali, vegetali e figure umane: praticamente sembrano i simboli dello zoomorfo dell’Antelani. Mi sono trovata nel centro della cripta nell’assoluto silenzio, proprio come se fossi in un antico Bosco Sacro, l’energia che si percepisce non è spiegabile a parole, per questo ho scattato fotografie. Nel mio pensiero ho cercato di manifestare quell’energia inserendola in una foto in modo circolare.

Cripta Abbazia di Abbadia San Salvatore

Osservo attentamente, e vedo che in ogni capitello c’è una incisione, sembra che le figure raccontino una storia. Il capitello che colpisce la mia attenzione è quello con la testa barbuta che alla sua sinistra ha uno scettro e alla destra un simbolo. Cerco, sfoglio un libro che mi portò dietro e scopro che in lingua etiope corrisponde alla parola “Re”, anzi ci sono molte iscrizioni etiopi, è l’antico linguaggio affine a quello del Regno di Saba. Il Regno di Saba può essere identificato con il sud dell’attuale Yemen. Era una posizione strategica per il commercio, tanto in Asia come in Africa, compreso per il caffè della regione etiope. Ecco, adesso mi sono infilata in un ginepraio: cosa c’entra l’Etiopia con Abbadia San Salvatore? Praticamente sto scoprendo che potrebbe esserci un cammino che si estendeva dal nord Europa ed arrivava in Africa, e questo già nel 1500, ma Avanti Cristo.

Continuo a guardare le colonne della cripta.

Su un capitello è incisa una figura femminile, che sia una regina è innegabile dato che ne presenta tutti gli attributi: il diadema con il quale é ornata richiama alla mente i copricapi delle nobili donne orientali. In effetti ritrovo una particolare rassomiglianza con un’ immagine tardo medioevale che mi appare sul display del telefono mentre faccio una veloce ricerca. Noooo esclamo. Pensate che la figura di donna si trova nella Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze, raffigura la leggenda della Croce di Agnolo Gaddi realizzato intorno al 1380. Nel dipinto ci sono le storie del Sacro legno della Croce, riprese dalla leggenda della Vera Croce, con il miracoloso ritrovamento da parte della Regina Elena, la madre dell’Imperatore Costantino. Ma la cosa che unisce i puntini luminosi, è che viene raffigurata nel dipinto anche la Regina di Saba, ornata di un diadema direi identico a quello che si trova inciso sul capitello della colonna nella cripta di Abbadia San Salvatore. Quindi è’ proprio la regina di Saba?

In effetti è proprio lei. Quello che sappiamo con certezza è che la regina di Saba è raffigurata principalmente sul portale nord della cattedrale di Chartres in Francia, sul Battistero di Parma dell’Antelami, che guarda caso abbiamo già ampiamente descritto sopra, e nella porta del Paradiso del Battistero del Duomo di Firenze. Direi che c’è parecchio materiale sul quale riflettere.

Incontro della regina di Saba con il re Salomone, Porta del Paradiso – Battistero di San Giovanni, Firenze

Quindi se realmente è la Regina di Saba ad essere rappresentata sulla colonna ad Abbadia, la famosa Regina di Saba conosciuta anche come Makeda, il Re rappresentato potrebbe essere Salomone il suo sposo, colui che fece edificare il Tempio di Gerusalemme. La storia di Re Salomone e della Regina di Saba si trova narrata nel Kebra Nagast e nella Bibbia.

Adorazione del sacro legno e incontro tra Salomone e la Regina di Saba
Dipinto di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo,

Il Kebra Nagast che in lingua Ge’ez, la lingua semitica parlata nel Regno di Etiopia fino al XIV secolo, significa: “La Gloria dei Re”. Praticamente è un antico testo etiope risalente al periodo fra il IV e il VI sec. d.C. ricomposto e trascritto nel XII secolo in arabo e in aramaico. Nelle lingue europee apparve solo intorno al 1500, ma questa volta d.C.

Il testo narra del leggendario trasferimento dell’Arca dell’Alleanza, avvenuto da Gerusalemme al Regno di Saba. Secondo la leggenda, l’Arca, che custodiva le leggi date da Dio a Mosè, passò da Re Salomone di Israele, nelle mani di Bayna Lehekem, figlio di Salomone e della regina di Saba. Il figlio che venne incoronato Re di Etiopia col nome di Menelik I°. Quindi il trasferimento dell’Arca, potrebbe anche essere letto in senso simbolico, cioè come un passaggio della discendenza biblica da Israele all’Etiopia, attribuendo elementi divini alla dinastia tradizionale etiope. Nel Kebra Nagast si parla della storia d’amore tra la Regina di Saba e Salomone, e del regalo ricevuto prima che la regina tornasse al suo regno: un anello speciale. Quindi se il Il “Kebra Nagast” inizia ad essere conosciuto in Europa soltanto a partire dal 1520, come può essere rappresentata la storia della Regina di Saba e di Salomone nella Cripta di Abbadia costruita sul monte toscano Amiata prima dell’anno mille?

Probabilmente i Maestri e le maestranze dei costruttori, facevano riferimento all’Ordine Benedettino di Cluny, il quale possedeva delle biblioteche con manoscritti provenienti da molti paesi all’apparenza sconosciuti e contenenti la storia della loro cultura. Non scordiamo che i Benedettini di Cluny erano un ordine che promosse le arti liberali e che si instaurò in Terrasanta ai tempi di Carlo Magno il quale aveva stretto un forte patto politico con il sultano Harun al-Rashid. Praticamente i monaci benedettini portarono una conoscenza orientale all’interno dei loro monasteri e in seguito all’ Ordine del Tempio . Anche Matilde di Toscana, zia di Goffredo di Buglione, uno dei nobili che finanziarono la Prima Crociata volle farsi seppellire in abito benedettino, e fu lei che appoggiò l’ operato del Papa benedettino cluniacense Gregorio VII. Andando più a fondo scopro che

anche i mercanti dell’antica repubblica marinara di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto il permesso per costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i pellegrini di ogni fede e razza, quando, in Terrasanta, i cristiani ed i musulmani andavano d’accordo e si tolleravano. Quella chiesa costruita dalla Repubblica di Amalfi, fu dedicata a San Giovanni Battista, e nel 1048 vi nacque una comunità monastica chiamata “l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme”che divenne indipendente sotto la guida del monaco benedettino Gerardo Sasso, primo Gran Maestro.

Torno sul Monte Amiata, dunque l’Abbazia di San Salvatore è il luogo nel quale Occidente ed Oriente trovarono una fusione di tutto il sapere e fu custode nei secoli di una grande saggezza? Abbiamo la prova che il Monastero custodiva fin dal 1034 importanti reliquie provenienti dall’Oriente frutto di donazioni papali e imperiali. Tra queste Il Codex Amiatinus o Bibbia Amiatina che è la più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia nella sua versione Latina redatta da San Girolamo, di cui si ritiene sia la copia più fedele. San Girolamo lo ritroviamo a Firenze nella chiesa di Ognissanti dipinto dal Ghirlandaio, in contrapposizione al Sant’Agostino dipinto dal Botticelli, entrambi hanno in comune i simboli del concetto di “tempo”.

L’Abbazia di Abbadia può essere la fedele custode di antichi simboli e antichi racconti che potevano andare perduti? Il Monte è simbolo della fatica del cammino, ma sopratutto è la volontà di una salita verso il cielo, di una ascesi spirituale, e questo lo dico da camminatrice e sopratutto da amante della salita in montagna per raggiungere la vetta alta.

E se i Templari e la storia del Santo Graal ancora sono in cerca di “verità”, con una cartina geografica alla mano, possiamo vedere che l’Eremo o Rotonda di Montesiepi, il luogo che custodisce la spada nella roccia e la Grande Abbazia Circestense di San Galgano, sono a non molta distanza da Abbadia. Ma un’altra curiosità unisce i molti puntini di questo mio viaggio lungo una parte del lungo cammino della via Francigena, ed è Andrea Corsali, lo scopritore della costellazione della Croce del Sud. Navigatore e grande astronomo, che il 6 ottobre del 1514, Papa Leone X, gli dette una lettera commendatizia, scritta da Pietro Bembo, allora segretario del papa, e indirizzata: a “Davidi regi Abissinorum”, il famoso “Prete Gianni”, meglio conosciuto come Lebna Dengel, della dinastia Amhara, guarda caso Re d’Etiopia dal 1508 al 1540.

Copia del manoscritto di Andrea Corsali in cui viene raffigurata per la prima volta la costellazione della Croce del Sud

Andrea Corsali, fiorentino, viveva in Etiopia, e probabilmente vi trascorse il resto dei suoi giorni in quel paese dai grandi misteri, perché agli stranieri non era consentito lasciare il paese una volta che avevano avuto la possibilità di entrarvi. Corsali fu uno dei primi viaggiatori europei a descrivere con acume e col tipico interesse dello studioso, il mondo allora ancora fantastico ed esotico dell’Oriente. La sua figura è certamente misteriosa: non sappiamo, infatti, bene chi fosse né quale fu il vero motivo che lo spinse ad intraprendere il viaggio verso le lontane Indie, né, ancora come sia riuscito di imbarcarsi su navi da guerra portoghesi che svolgevano missioni evidentemente segrete. A spingerlo al viaggio non fu solo il desiderio di riferire alla famiglia Medici, alla quale era molto devoto, ma lasciare testimonianza scrivendo due lettere ancora oggi conservate, una a Giuliano dei Medici e una a Lorenzo Duca d’Urbino, per dare precise notizie su terre poco conosciute, ricche dì spezie e di oggetti preziosi, affinché i Medici se ne potessero avvantaggiare commercialmente. Dare istruzioni per raggiungere l’Etiopia cristiana di Lebna Dengel, per favorire una alleanza politico religiosa tra la Chiesa di Roma e il regno etiope contro la strapotenza musulmana, in nome di papa Leone X della casata Medici. Dalle due lettere del Corsali emerge con chiarezza la sua notevole cultura, la descrizione minuziosa ed appassionata delle terre visitate e delle popolazioni incontrate, l’uso dell’astrolabio e di altri strumenti scientifici per lo studio delle coordinate geografiche dei luoghi attraversati. Questo a conferma che il Corsali non era mosso solo da semplici interessi mercantili. Tra i suoi meriti dobbiamo ricordare: l’aver individuato l’errore di Tolomeo che aveva mal calcolato la distanza tra l’Africa e l’India; l’aver cercato di distinguere l’isola di Ceylon, l’ attuale Sri–Lanka che era conosciuta come Serendippo, dalla quale deriva la Serendipita’ che mi ha guidato in questo scritto. Praticamente quando pensi che tutto sia scontato o inevitabile, può sempre succedere qualcosa che risulta tutt’altro che prevedibile… bussi con stupore alla tua porta.

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Da Pannunzio a Scalfari: storia della politica laica. Di Elena Tempestini

“Ne mai cose nuove fioriscono se prima distruggendo le vecchie non le aiuta la morte”. Così scriveva Lucrezio nel De Rerum Natura, la nascita e la morte di tutte le cose, il principio e la fine, l’alfa e l’omega come simbolo della ciclicità. Eugenio Scalfari lo si poteva amare o odiare ma indubbiamente è stato un uomo di grande intelligenza, potere e protagonista della cultura laica, rimasta sostanzialmente minoritaria in Italia.

La nostra società odierna si trova in un momento molto incerto da collocare, un momento che la nostra percezione potrebbe descrivere come l’epilogo di un lungo ciclo di crisi, oppure come l’inizio di una nuova opportunità per prendere coscienza del nostro mondo.Continuo a pensare ai processi di causa/effetto, e quando l’essere umano si trova in periodi di grandi cambiamenti si immerge in quello che Hegel definiva “il bisogno di filosofia”. Ed è in quel bisogno che l’uomo deve riuscire a leggere oltre le righe, deve trovare una chiave di lettura degli eventi nella loro interezza, riuscendo a superare la dualità degli opposti discordanti. Se questo avviene, riusciamo a comprendere il tempo nel quale viviamo.

La percezione della società l’assorbiamo attraverso la comunicazione, e in questo momento stiamo assistendo alla caduta dei media tradizionali il declino della carta stampata come mezzo di comunicazione di massa, o forse sarebbe meglio dire stiamo assistendo ad una trasformazione della comunicazione di massa, quella che ha da sempre veicolato la storia, la cultura e soprattutto la politica. Per capire meglio l’oggi, dobbiamo comprendere un pezzetto della nostra storia, lo dobbiamo “assorbire” con una visione diversa, analizzando le cause. Facciamo un salto temporale nel passato, che ci mostrerà un cambio di attori, costumi e scenografie, ma nella realtà il ripetersi della stessa storia.Sappiamo che dopo il trattato di Versailles del 1919, che fu realmente solo un armistizio della durata di venti anni, si formarono molti grovigli di spartizioni territoriali, che con la seconda guerra porteranno un assetto completamente rivoluzionato dei poteri. La vittoria degli alleati, permise l’attuazione dei sistemi di pensiero anglo americani, con la creazione dell’agenzia ANSA tramite lo Psychological WarfareBranch e tramite l’ «Allied Publication Board» (APB), le quali concessero l’autorizzazione ai giornali di poter tornare in edicola,ma con il compromesso di sottolineare la rottura con il passato. All’indomani delle elezioni del 1948 l’Italia, era dominata dal bipolarismo di due partiti: la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e il PCI, il quale era composto da una federazione di partiti di sinistra rappresentata da Palmiro Togliatti (Pci) e Pietro Nenni (Psi). la fedeltà del Partito Comunista a Mosca obbligava l’establishment angloamericano a sostenere il partito della Democrazia Cristiana, anche se era una alleanza abbastanza forzata, Il partito, essendo radicato nel cattolicesimo e nello Stato, poteva stridere con la parte atlantica che si rispecchiava in quella società ebraica o protestante, che era da sempre accanita sostenitrice del libero mercato e delle libertà individuali quali il divorzio e l’aborto. Anche la finanza, rappresentata in Italia da Raffaele Mattioli, presidente della Comit era attentissima all’evoluzione di una nuova società italiana che andava costituendosi, nonostante le forti pressioni di Harry Truman che aveva lanciato il Piano Marshall, un piano di aiuti di 14 miliardi di dollari per la ricostruzione economica dell’Europa Occidentale, (Piano contestato da Palmiro Togliatti che lo liquidò come un ricatto politico). Non si pensava ad una presa di potere, bensì a un reale ammodernamento dell’Italia, anche grazie a strumenti quali la comunicazione a mezzo stampa per veicolare un pensiero di maggiore cultura. Fu con la nascita dell’Europeo di Giulio Benedetti, suo suocero, che per la prima volta gli uomini politici, gli scrittori, gli uomini d’affari, diventarono dei personaggi da raccontare alla società italiana, figure che attraverso la cronaca, divenivano reali per tutti, la condivisione degli eventi tramite un giornalismo che fino a quel momento era riservato solamente ai “dotti” e agli intellettuali.

Si stava formando quella che oggi viene definita “L’opinione pubblica”, quella che con il tempo darà vita a un vero e proprio partito politico. il 19 febbraio 1949, uscì il primo numero del settimanale “ Mondo” un giornale laico e anticlericale diretto da Mario Pannunzio. Così scrisse Eugenio Scalfari: “Il Mondo lanciò quella che sarebbe stata l’idea guida ed il programma politico del gruppo per 18 anni: la formazione di una terza forza politica che bilanciasse i due super-partiti DC e PCI”. Ma sarà nel 1955, con la nascita del partito radicale, che si formarono i veri e propri liberals”. ( Eugenio Scalfari). Sono gli anni del potere di Valletta alla FIAT, l’Amministratore Delegato era stato scaltro e intuitivo, aveva compreso che non poteva fare guerra al PCI e al sindacato, specialmente da una posizione conservatrice come facevano quasi tutti gli imprenditori del dopoguerra, bensì solo creando una politica socialdemocratica si sarebbero potuti avere dei buoni risultati, praticamente la vera politica saragattiana che vedrà successivamente in Nenni un rappresentante del centro-sinistra. Il centro -sinistra di Valletta, fu la solida pietra per isolare il PCI, quella differenziazione che lo anteponeva ad Enrico Mattei. Filo americano Valletta, e anti americano Mattei. Con il consolidamento della DC a destra e l’elezione di Segni al Quirinale, Mattei comprese la sconfitta. Lo scenario della stampa di allora, era dominata quasi esclusivamente dal “Corriere della Sera” e dalla “Stampa”, due tradizioni diverse li separavano, più inglese e liberal il primo e più socialdemocratico il secondo,praticamente liberista il Corriere e populista la Stampa. Ma poiché l’Italia era più conservatrice che liberale, il Corriere divenne presto il giornale di maggiore diffusione sul territorio nazionale. La seconda metà degli anni cinquanta richiese la nascita di un nuovo partito, la creazione di una fazione politica, che accogliesse la sinistra più liberals, quella che si rispecchiava pericolosamente nel PCI e che invece doveva essere “spostata”, consigliata a guardare verso valori più “atlantici e liberali”, quei valori che erano stati sedati sotto il regime fascista, quei valori portati avanti dalla politica di La Malfa, Visentini, Parri, Spinelli, dalla finanza di Mattioli, Cuccia, Carli, dall’industria di Valletta, Olivetti e Merzegora, dalla cultura di Pannunzio, Silone, Croce e Moravia e molti altri. Fu così che nel febbraio del 1956 venne fondato il Partito Radicale, quel partito nato sotto l’inno della Marsigliese, l’unica musica per quel gruppo di liberali di sinistra, devoti all’illuminismo, un partito che li rappresentasse pienamente nei loro valori e principi, quelli che mettevano al centro di tutto l’uomo, valori fondati sull’uso della ragione e della libertà di giudizio, contrapposti alla tradizione dell’autorità politica e religiosa. La nascita di un nuovo partito richiedeva anche un giornale che avesse una voce di grandi proporzioni verso i cittadini, e il giornale Mondo si stava rivelando troppo elitario per arrivare alla massa. Fu così che venne ideato “L’Espresso”, un settimanale che non fosse solo letto dagli intellettuali, bensì fosse alla portata di tutti i cittadini, affrontando le tematiche piùlibertarie e progressiste, un giornale che potesse pubblicare degli scoop e anche “bacchettare” attraverso gli articoli, i poteri interni statalisti italiani, un settimanale che svelasse o “ rivelasse”i retroscena di una Italia, che volendo a volte scappare dal giogo post guerra filo Atlantico, si ribellava con progetti di colpi di stato e accordi non trasparenti, quelli che si profileranno negli anni con la “Speculazione Edilizia del Sacco di Roma e il tentativo di Golpe del Piano Solo che vide protagoniste le più alte cariche dello Stato. La realizzazione del governo Moro arrivò a scontrarsicon il presidente della Repubblica Segni, che vedeva in quella apertura a sinistra un reale pericolo, si era aperta una fase completamente nuova per l’Italia, una nuova prospettiva che andava a scontrarsi con i vecchi equilibri di un assetto burocratico-militare, ma grazie al ridimensionamento di tutte leparti ci fu solo “un tintinnio di sciabole”. I fondatori dell’Espresso, su consiglio del finanziere Raffaele Mattioli, si rivolsero ad Adriano Olivetti, che non solo fu combattente per gli Alleati, ma apparteneva a una borghesia laica sostenitrice delle idee euro federaliste di Altiero Spinelli. Negli anni arrivarono alcuni cambi di rotta, tra i quali il più importante fu quello di Olivetti che non si rispecchiava totalmente nelle idee di una sinistra radicale, e che lasciò, senza nulla volere in cambio, nonostante l’investimento di 125 milioni di lire, tutte le azioni del settimanale, ripartite tra un 60% al principe Caracciolo, e il resto diviso tra Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari. Il settimanale fu portato avanti con l’intenzione di fungere da organo di contro potere, che è poi quel ruolo che dovrebbe distinguere un giornale che riporta i fatti, da un giornale che vive e si anima di un pensiero che analizza i fatti. Saranno gli anni di svolte senza precedenti, con un partito socialista quale elemento determinante nella maggioranza parlamentare, anni di scontri con i comunisti della classe operaia e con la democrazia cristiana per la gestione moderata della società. Si arriverà per l’idea di bene comune ad una alleanza della DC con i socialisti, e a una diffusione di idea del benessere come concetto necessario alla vita quotidiana, anche dovendo far fronte all’emigrazione di massa dal sud al nord che si era creata con la manovalanza imprenditoriale. Purtroppo fu proprio la borghesia imprenditoriale, che avrebbe dovuto essere il motore principale della nazione, ad essere assente. Nonostante tutto la società italiana continuava a crescere, il fronte liberale-progressista si ricompose e la coscienza dei diritti civili si consolidava nel benessere che si diffondeva. Fin dall’antichità la filosofia, l’umanesimo ci hanno trasmesso che tutto inesorabilmente fluisce, tutto è in movimento e tutto si trasforma, e i mezzi di comunicazione sono sempre stati lo specchio e il punto di riferimento dell’opinione dei cittadini, per questo il gruppo dei liberals ebbe la necessità di andare “oltre” un settimanale come L’Espresso, c’era il bisogno di un quotidiano rapporto con i lettori. Fu nel gennaio del 1976 che nacque “Repubblica”. Giorgio Mondadori, Mario Formenton, Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari, Lio Rubini dettero il via a una trasformazione del fare giornalismo, tanto da creare un “fenomeno Repubblica”. Si susseguirono anni molto difficili per l’Italia, che vide parte dei partiti inglobati nei sindacati, che come un’arma a doppio taglio, porterà una nuova forza per sedare i movimenti di protesta di tentazioni anarchiche e focolai spesso presenti in Italia, ma per contro, una delegittimazione progressiva delle istituzioni, una incapacità di mantenere l’autorità politica che con il tempo arriverà ad affiliarsi a singoli settori della magistratura, facendo nascere motivazioni trasversali e politicizzando purtroppo l’ordine giudiziario. È il nodo gordiano degli anni 80, quello che vedrà l’inizio di un vero e proprio inquinamento delle notizie, la destabilizzazione attraverso i mezzi di comunicazione, che a loro volta con la delegittimazione dei partiti politici vedrà nascere aggregazioni di gruppi editoriali e singoli giornalisti quali fazioni di influenza politica. Sono gli anni fine settanta e inizio ottanta, il rapimento Moro, il terrorismo in Italia, la lista P2, gli scandali di Andreotti, la solitudine di Berlinguer e l’ascesa di Craxi fino all’assalto giudiziario di Di Pietro che con “Tangentopoli” nel 1992 distruggerà la classe politica della Prima Repubblica. Saranno anni a seguire di una sinistra trasformista che vedrà nel giornale Repubblica un’area di riferimento molto potente, un prodotto pensato e creato per la funzione di accoglienza a tutto il malessere cittadino davanti agli estremi, una voce potente ottenuta anche grazie alla propria indipendenza dal potere economicoitaliano. Non so se oggi siamo arrivati alla resa dei conti, non so se quella sinistra trasformista ha portato a termine il progetto iniziale di traghettare un PCI verso le idee liberals, non so se quelle idee si sono confluite nel PD odierno, ma sicuramente la percezione è che le manovre non siano circoscritte alla politica di casa nostra, bensì si stiano ripresentando i terreni di un dopoguerra, con scenari più ampi e mondiali che si combattono nell’ombra, quella dualità che vede gli Stati Uniti da una parte e i Russi dall’altra, i filo atlantici contro i filo arabi, un rappresentante quale Soros, contrapposto a Bannon, la continua sfida per l’espansione, il duello di armistizio e non di pace che il trattato di Versailles ha mostrato nei decenni, come se la guerra fredda non fosse mai cessata di essere combattuta nelle retrovie. Perché come esiste una polarizzazione politica liberal/conservatrice tra capitalisti all’interno di una nazione, c’è una polarizzazione tra capitalisti riguardo le politiche estere della propria nazione, un continuo conflitto tra il liberale e il conservatore, tra il globalista e il nazionalista.