Riccardo Gualino: da Industriale a fondatore della Lux Film, da mecenate a collezionista d’arte tra le più importanti del mondo. Elena Tempestini

Leggere non serve per contraddire o confutare, né per credere o prendere per oro colato ciò che si legge, ma per soppesare, riflettere e coniugare miriadi di storie che provenendo dal nostro passato ruotano e formano il nostro presente. In questo caso la raccolta d’arte di Riccardo Gualino, è stata, ed è, senza dubbio una delle più importanti collezioni italiane del primo Novecento. Molte furono le imprese di Gualino, che la grande crisi mondiale del 1929 portò al fallimento dovendo cedere la pregiata collezione alla Banca d’Italia con cui aveva contratto un grosso debito. L’epoca e’ quella della Torino di fine ottocento, la stessa città che precedette Firenze quale capitale del Nuovo Regno d’Italia, la stessa che uno scrittore arguto come Giorgio Caponetti, sotto forma di romanzo intitola un suo libro “Quando l’automobile uccise la Cavalleria”, un fil rouge che unisce molti fatti accaduti nelle cronache del tempo: la morte sospetta di uno dei primi e più importanti fondatori della Fiat, e del suo migliore amico, il Capitano Federico Caprilli, ideatore del Sistema Naturale di Equitazione che ha rivoluzionato l’equitazione internazionale, anche lui morto in modo molto sospetto nell’ultimo giorno da ufficiale di cavalleria del Regio Esercito sabaudo, ma anche dell’ascesa di quel Giovanni Agnelli nonno del famoso Gianni Avvocato. E’ la Torino del primo Novecento, e’ un’ epoca in fermento ricca di visionari, di persone abbienti che vogliono creare e costruire. Giorgio Caponetti nel suo libro “ Il Grande Gualino”

ripercorre la vita avventurosa di un uomo che riesce a creare delle importanti realtà, colui che sa “ Osare” citazione riportata dallo stesso Gualino in “Confessioni di un sognatore” un’autobiografia editata solo nel 2021, in quanto inedita per oltre settant’anni e per esplicita volontà dell’autore.

Autobiografia che per 70 anni è rimasta inedita.

Proviamo ad avvicinarci a conoscere meglio Riccardo Gualino e l’impronta che ha lasciato. Nasce a Biella il 25 marzo 1879, in un’agiata famiglia di imprenditori orafi, le sue amicizie sono nella Torino che conta dove diviene amico di Giovanni Agnelli. Tra Gualino e Agnelli nasce anche un periodo di collaborazione, di interessi e favori reciproci, che si interrompono bruscamente nel 1927 per visioni divergenti negli affari, ma molto probabilmente anche rispetto alle adesioni politiche del regime fascista. Riccardo Gualino ha fiuto per gli affari, sa osare, e si inserisce nel settore del cemento e del legname. Rileva tre aziende cementiere casalesi, tra cui la Unione Italiana Cementi. Nel 1906 incontra la futura moglie, nonché sua cugina e figlia di un ricco commerciante di cemento e buon azionista della Banca Agricola di Casale Monferrato. Si sposano l’8 settembre del 1907 dando vita fin da subito al restauro del castello di Cereseto trasformandolo in stile neogotico. La ristrutturazione del castello fu progettata dall’ingegner Vittorio Tornielli ispirandosi al Borgo medievale costruito dal visionario Architetto portoghese Alfredo D’Andrade a Torino, seguendo la moda architettonica revival gotica del tempo. Il castello è il luogo in cui grazie all’acquisto di numerosi quadri, oggetti di oreficeria, e marmi antichi inizia a nascere la collezione d’arte dei coniugi Gualino.

Riccardo Gualino

Nello stesso periodo l’imprenditore allarga i suoi orizzonti economici ed acquista alcune tenute forestali: a Conca in Corsica, a Listwin in Ucraina e nei Carpazi orientali, al confine fra la Transilvania austriaca e la Moldavia romena. Ancora non c’era l’alimentazione a carbone e tutta l’industria poggiava sul legname, commercio che rendeva delle grandi fortune in tutto il mondo. Senza dubbio Gualino era un personaggio diverso, finanziere spregiudicato, tanto da applicare il suo motto “ Osare”. Imprenditore ma anche affarista, cinico ma visionario, spericolato ma allo stesso tempo un’ amante dell’Arte, un mecenate che promuoveva tutte le arti più nobili: la musica, la danza e la pittura. La moglie Cesarina, donna eclettica e di avanguardia era da lui sostenuta tanto da frequentare in Normandia e a Parigi i corsi di danza ispirati a Isadora Duncan, la grande ballerina e precorritrice della “danza moderna”.

I primi anni ebbero un ruolo decisivo per la futura collezione d’arte, grazie anche all’incontro con il giovane Lionello Venturi critico d’arte, storico dell’arte italiano e docente universitario collaborazione che durò fino al momento che Venturi si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al Fascismo. Tra Gualino e Venturi era nato un sodalizio basato sul rispetto e sull’affinamento del gusto, nonché una condivisa visione verso il moderno. Erano gli anni dell’ascesa di Riccardo Gualino imprenditore, gli anni della costruzione della “Nuova Pietroburgo”, un ambizioso progetto di costruzione di un quartiere residenziale su un’isola del delta della Neva, costituendo la St. Petersburg Land and Mortgage Company, con soci inglesi e svedesi. Terminato il primo lotto di edifici, e scoppiata la Grande guerra, il cantiere dovette fermarsi. La proprietà fu espropriata senza indennizzo a causa della Rivoluzione bolscevica. Riccardo Gualino riuscì a salvarsi dal fallimento grazie ad un intervento di aiuto guidato dalla Banca d’Italia.

Duccio da Boninsegna Collezione Gualino

Nel 1917 fonda a Torino la SNIA, la grande industria chimica italiana. La funzione iniziale era quella di controllare i trasporti marittimi tra Italia e Stati Uniti. Successivamente nel 1920 venne cambiato il nome in Società di Navigazione Industria e Commercio, in relazione al nuovo interessamento delle fibre tessili artificiali e al crollo dei noleggi marittimi che si erano intensificati con la prima guerra mondiale. Per cercare di rifarsi delle perdite ingenti avute alle spalle, Gualino punta tutto sulla Snia che è finanziata da quattro soci tra cui Giovanni Agnelli. Con gli elevati profitti, rileva un brevetto francese per la produzione della viscosa, la “seta artificiale”. La società ha successo, la “Società Navigazione Industriale Applicazione Viscosa, diviene la “SNIA Viscosa”. Grazie al Presidente Franco Marinotti, che aveva alle spalle un’esperienza commerciale di rilevo avuta con la Russia e il Medio Oriente, lavorando per conto di imprese manifatturiere italiane, aiutandole ad esportare i loro prodotti in tutto il mondo. Insieme a Gualino creò una delle più importanti realtà nazionali. All’inizio degli anni venti, i coniugi Gualino facevano parte attiva della vita economica del Paese Italia. Lui sosteneva la moglie nell’Arte e lei sosteneva il marito nell’industria. Le parole di Gualino per la moglie fanno comprendere il loro rapporto vincente:

Cesarina Gualino

“La sua individualità è difficilmente definibile. Contenta di un nulla, è indifferente a un tutto; di spirito vivace, pronta nel percepire e nel ribattere, temibile avversaria nelle discussioni, è compagna di viaggio deliziosa. Mai ammalata, d’umore quasi perennemente ottimo, sempre disposta a mutarsi dall’oscuro in sereno, afferra prontamente i lati comici della vita e ci fa su ogni volta una magnifica risata. Essa fu la compagna ideale della mia vita, e vivificò la mia giornata con la sua perenne freschezza. Danza e pittura sono i due cardini fondamentali sui quali poggia l’attività spirituale di mia moglie. Io vi partecipai con fervido entusiasmo, così com’essa prese parte ai progetti di costruzione edilizia e alla formazione della collezione d’Arte”.

Riccardo è Cesarina Gualino

Le società di Gualino erano attive nelle fibre tessili, nella chimica specialistica, nei materiali compositi e nel biomedicale. Ma l’economia si deve sempre confrontare con la politica e il suo ingranaggio, in questo caso possiamo asserire che non si confronto’ bensì si scontro’ con un personaggio sempre più in ascesa : Benito Mussolini. Nel dicembre 1918 si trasferisce con la famiglia a Torino, nella palazzina di via Galliari 28. Il Castello di Cereseto era riservato alle villeggiature. Nelle sue sale, di fronte a dipinti, sculture e raccolte di antiquariato, si consolida l’amicizia con lo storico dell’arte Lionello Venturi, il quale diviene consulente della collezione d’arte creata dai coniugi Gualino.

I primi anni Venti sono quelli del sodalizio Gualino-Agnelli, suggellato dalle cariche di vicepresidenza che i due industriali si scambiano nelle rispettive aziende. Il quinquennio 1922 -1926 e’ l’apice del successo di Riccardo Gualino, è il periodo d’oro delle scalate alle banche, di grandi operazioni finanziarie e una meticolosa creazione di industrie. Nel 1924 nasce una nuova realtà societaria, “ la Unica”, Unione Nazionale Industrie Cioccolato e Affini; nel 1925 viene acquisita la FIP, Fabbrica Italiana Pianoforti. I coniugi Gualino investono i profitti nell’arte, diventano grandi mecenati, si fanno ritrarre da Felice Casorati, pittore, scenografo, designer, Maestro ed insegnante di artisti come : Francesco Menzio, Carlo Levi, Gigi Chessa, Jessie Boswell ed Enrico Paulucci Delle Roncole che in seguito entreranno a far parte del gruppo dei “ Sei Pittori di Torino” che sostenevano il recupero dell’Impressionismo. I coniugi continuano a finanziare anche altre forme di arte come la danza, nel 1925 aprono un teatrino privato, il Teatro di Torino.

Nel 1926 la collezione Gualino viene pubblicata in un ricco volume curato da Lionello Venturi. A fine decennio inizia la costruzione del Palazzo degli uffici a Torino e di una villa sulla collina dei Castelli di Sestri Levante in Liguria. Le difficoltà iniziano nel 1927, quando le misure di rivalutazione della lira, varate dal regime, colpiscono gli affari dell’imprenditore, il quale scrive a Mussolini criticandone la politica economica. Nel 1928 la Snia, la società che fa da traino al gruppo Gualino, è minata da ingenti passività patrimoniali. Su consiglio della Banca d’Italia, Gualino chiede aiuto allo Stato. La richiesta è un ingente prestito che viene ratificato da due convenzioni stipulate con il Ministero delle Finanze e con la Banca d’Italia. Con la seconda convenzione avuta il 19 settembre 1930, “cede gratuitamente in proprietà allo Stato” gli oggetti d’arte catalogati e pubblicati sul volume del 1926 dedicato alla collezione. Tra il 21 e il 25 settembre, le opere vengono consegnate alla Galleria Sabauda di Torino. Alcune saranno in seguito inviate all’Ambasciata italiana a Londra e solo alla fine degli anni cinquanta saranno restituite.

Il crollo totale del “trust” dei Gualino avviene nel novembre del 1930, un domino che parte dal fallimento della Banque Oustric, appartenente a un suo socio francese, e sopratutto dalle conseguenze sulla Banca Agricola Italiana, cassaforte dell’imprenditore fin dai primi anni venti. Nel giugno 1921 il finanziere biellese acquisì l’Istituto, sottoscrivendo interamente un aumento di capitale di 7.500.000 lire attraverso la Società Marittima e Commerciale Italiana e rilevando le azioni del gruppo Boneschi-Gottlieb. Nel 1923 Angelo Cravario cedette le proprie azioni a Gualino e lasciò la carica di amministratore delegato dell’Istituto a Paolo Pedrotti, uomo di fiducia di Gualino, sotto la cui gestione la BAI venne utilizzata per il sostentamento delle imprese dell’industriale, soprattutto la Snia-Viscosa, “che in quel momento era agli albori” . Il 1° ottobre del 1930 Mussolini, parlando al Consiglio Nazionale delle Corporazioni sulla situazione dell’economia italiana, affermò che: “non tutti possono essere salvati; taluni meritano anzi di colare a picco. La maggioranza di questi ultimi appartiene alla categoria degli abborracciatori di affari; uomini, più che intraprendenti, temerari; acrobati dell’industria e della finanza; supremamente e disinvoltamente enciclopedici nelle iniziative; la loro gamma va dal cemento alla cioccolata; dal più pesante come il piombo, al più leggero come la seta artificiale”. Era evidente, in questo discorso, il riferimento a Gualino, impegnato in tutti i settori industriali citati dal Duce. Il 19 gennaio 1931 Mussolini ordina l’arresto di Riccardo Gualino, il quale viene prima incarcerato e poi condannato al confino di polizia per aver recato “grave nocumento ( danno) all’economia nazionale”. Prima è’ confinato a Lipari e poi a Cava dei Tirreni vicino a Vietri. Gualino durante i suoi anni di lontananza, scrive: la sua autobiografia, un libro che intitola “Frammenti di Vita e Solitudine” e il romanzo Uragani. Intanto, la liquidazione extragiudiziale delle sue proprietà mobiliari e immobiliari viene gestita dalla Banca d’Italia e dall’Istituto di liquidazioni, divenuto poi nel 1933 Istituto per la ricostruzione industriale. Nel settembre del 1932 Gualino torna in libertà e si trasferisce a Parigi dove nel 1933 dà avvio a una nuova attività in campo cinematografico.

Nasce la seconda vita di Riccardo Gualino e della moglie. Grazie a dei fondi occultati in Italia e trasferiti all’estero tra Francia, Svizzera e Lussemburgo, riesce a dare nuova vita ad una delle sue vecchie aziende, la Rumianca, azienda chimica che si era salvata perché intestata al cognato Ermanno Gurgo Salice. L’azienda sarà una solida realtà in ascesa nel campo della produzione chimica moderna. Il grande “ritorno” di visibilità per Gualino è la fondazione della “Lux Film”, la casa di produzione cinematografica italiana che avrà grandi successi con film che diverranno la storia del cinema italiano: Riso Amaro, Senso, I soliti ignoti, Divorzio all’italiana e La Corona di Ferro, film che trionfò a Venezia nel 1941, e del quale Goebbels commentò: «Se un regista tedesco avesse fatto questo film, oggi in Germania verrebbe messo al muro»

Gino Cervi e Elisa Cegani nella Corona di Ferro, film vincitore a Venezia della Coppa Mussolini nel nono festival del Cinema.

Ma L’amore per l’arte è sempre stato la compagnia dei coniugi, con la nuova ascesa tornano ad essere mecenati e compongono la loro seconda collezione. All’interno opere di Degas e Picasso, sculture greche antiche e sculture orientali, esposte nelle abitazioni dei Parioli a Roma. Negli anni quaranta avevano acquistato Il Giullarino, una villa quattrocentesca che si trova in via Pian de’ Giullari, a Firenze, davanti a Villa Capponi e molto vicina all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, una villa molto grande appartenuta agli zii di Lord Acton ed oggi divisa in appartamenti.

Firenze per Amore, per riposo, per scelta della bellezza. Il 7 giugno del 1964 Riccardo Gualino muore all’età di ottantacinque anni.

La figura di Riccardo Gualino e’ oggi completamente illuminata, tre libri raccontano la sua vita, tra ascese e cadute, tra successi e rocambolesche storie che forse hanno molto in comune con le diversità politiche di un regime fascista che dettava legge in tutti i campi, anche in quello dell’Arte. Cosa porta a pensare che la visione politica non allineata sia stato il punto focale del crack dell’impero dei Gualino? Per Mussolini Gualino era considerato come la figura di Cagliostro, un avventuriero che pronuncia la frase: “La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce”. Per una parte di intellettuali e di artisti non solo italiani, fu un grande innovatore, un visionario rinascimentale. Il non aver voluto pubblicare per settanta anni la propria biografia forse lo ha reso un grande amante della propria patria che ha voluto proteggere anche con le parole.

Le opere di Gualino hanno segnato di fatto la nascita della collezione d’arte della Banca d’Italia, acquistate negli anni trenta e che oggi conta oggi circa tremila opere tra dipinti, sculture, arazzi
e tappeti.

Banca d’Italia Firenze

Il fiore all’occhiello della collezione Gualino resta il prezioso nucleo di opere d’arte
orientale, in particolare, le opere d’arte cinese, acquistate dall’imprenditore sul
mercato antiquario di Parigi negli anni Venti e Trenta, in un momento unico e
irripetibile visto che, a partire dagli anni Quaranta, nessuna opera è più uscita dalla Cina. La mostra, comprendente quarantuno opere ha costituito l’occasione per ripercorrere la vicenda della collezione, fare un percorso a ritroso verso Torino, farle uscire dagli ambienti di rappresentanza della Banca d’Italia e mostrarle al grande pubblico. Le opere, sono state attentamente selezionate attraverso la documentazione dell’Archivio storico della Banca d’Italia, che è stato recentemente riordinato e digitalizzato. I documenti evidenziano l’attenzione
dedicata costantemente dalla Banca alle opere Gualino.

Riccardo Gualino

“C’era una volta”. La fiaba per comprendere l’utilità e la capacità della figura del “ solving problem” . Elena Tempestini

La fiaba è la rappresentazione simbolica della complessità della realtà quotidiana, e’ la dicotomia, la divisione in due parti, la polarizzazione che caratterizza la nostra vita di tutti i giorni: luci e ombre, gioia e tristezza, quiete e tempesta. Allo stesso tempo la fiaba rappresenta gli aspetti della vita e della condizione umana, infondendo la speranza all’uomo, trasmettendogli il messaggio positivo che le difficoltà possono essere superate e affrontate. Sono tre i “momenti” che caratterizzano lo svolgimento della storia: la prima fase affronta il problema, la seconda vive la crisi ed è in quel momento che si forma la terza fase, quella nella quale può nascere la speranza della soluzione. Attraverso lo snodarsi di questi tre passaggi, la fiaba rivela un ottimo strumento di “problem solving”, la risoluzione dei o del problema, mostrando come i personaggi, nonostante debbano affrontare difficoltà apparentemente insormontabili, riescono a superarle, vincere e crescere, migliorarsi interiormente. E’ la riuscita di un pieno sviluppo del sé che si può raggiungere solo affrontando responsabilmente le sfide della vita, senza rinnegarle o evitarle. Il Gatto con gli Stivali è una fiaba scritta nel 1697 da Charles Perrault, uno scrittore francese famoso per la sua raccolta di storie intitolata “ I racconti di Mamma Oca”

I quali comprendevano:

Cappuccetto Rosso, la bella addormentata, Pollicino, cenerentola, il gatto con gli stivali, barbablù.

La storia racconta di un gatto astuto che, con l’aiuto dei suoi “inganni”, a fin di bene, riesce a trasformare un povero contadino in un nobile ricco e rispettato. La morale ci porta a riflettere, non importa da dove veniamo o quali siano le nostre origini, ma ciò che conta è la nostra intelligenza, la nostra capacità di adattarci alle svariate situazioni che la vita ci pone davanti per ottenere successo. Il gatto con gli stivali mette in evidenza un concetto di gratitudine che purtroppo in questa epoca frenetica e individualista sta scomparendo. E’ l’importanza di essere riconoscenti verso coloro che ci aiutano lungo il cammino della nostra vita, la gratitudine verso chi ci allunga una mano per aiutarci a migliorare la nostra condizione di vita. Il Gatto si preoccupa del benessere del suo padrone e lo aiuta a realizzare tutti i suoi sogni.

Leggendo attentamente possiamo scoprire che il Gatto con gli Stivali può essere considerato in questa epoca come una figura di “ solving problem “.

Il personaggio del gatto ci dimostra l’importanza di pensare in modo strategico, di essere flessibili e di saper sfruttare le risorse a propria disposizione per raggiungere gli obiettivi.

Il Marchese di Carabat, d’altro canto, è un personaggio ricco e potente, ma che non possiede la stessa astuzia del Gatto. Egli rappresenta l’importanza di saper utilizzare le proprie risorse in modo efficace, di essere consapevoli dei propri limiti e di saper delegare quando necessario.

Ma solo insieme e uniti il Gatto con gli Stivali e il Marchese di Carabat potranno diventare potenti utilizzando le proprie risorse.

Entrambi mettono in evidenza l’importanza di sfruttare al massimo le risorse a disposizione. Tutti noi, nella vita quotidiana, possiamo imparare a riconoscerle: che esse siano materiali o personali, l’importante è saperle utilizzarle bene, in modo strategico per affrontare e superare i problemi.

Pensare in modo strategico? Si, il Gatto con gli Stivali è un abile stratega, che pianifica attentamente le sue mosse, prende decisioni ponderate e mette a disposizione del suo “padrone” il suo cuore e la sua volontà.

Essere creativi e flessibili? Il Gatto con gli Stivali è noto per la sua creatività nel trovare soluzioni, uniche e originali. Nella vita di tutti i giorni, possiamo imparare a pensare fuori dagli schemi, ad essere flessibili e ad adattarci alle nuove situazioni che si presentano.

Riconoscere i propri limiti e saper delegare: Il Marchese di Carabat rappresenta l’importanza di essere consapevoli dei propri limiti e di saper delegare quando necessario. Nella vita quotidiana, è’ importante riconoscere quando abbiamo bisogno di aiuto e sopratutto a chiedere il supporto ad altre persone che ci aiutino a risolvere i problemi in modo efficace.

Praticamente, applicando queste lezioni nella vita quotidiana, le nostre abilità di solving problem ci permetteranno di affrontare le sfide della vita in modo più consapevole ed efficace. il Gatto con gli Stivali e il Marchese di Carabat ci trasmettono l’importanza dell’adattabilità ma senza mai dimenticare che da soli non andiamo da nessuna parte, l’unione e la gratitudine deve essere vista come un dono, divenire elementi essenziali per arrivare al successo .

“La Fragilità del Potere Politico globale e l’eterna saggezza di Machiavelli: “essere un cervo nella fuga e un leone nell’attacco”. Elena Tempestini

Foto dal sole 24 ore

L’opera di Niccolò Machiavelli, “ Il Principe”, continua a riecheggiare nei luoghi del potere, più di cinque secoli dopo che le sue parole furono trasformate in inchiostro sulla carta per la prima volta. Le sfide, i successi e gli errori che caratterizzano l’attuale scenario politico globale riflettono spesso la saggezza contenuta nelle sue pagine. In tempi incerti e turbolenti come quelli che stiamo vivendo, la fragilità del potere politico non è mai stata più evidente. Dai cambiamenti repentini di leadership dovuti a riassetti geopolitici, alla volatilità delle sfide globali: guerre, cambiamento climatico, terrorismo. Siamo affidati all’intelligence, parola che proviene dalla radice latina “intelligere”, la quale è’ la capacità di comprendere unendo i punti della conoscenza: logica, razionalità e pensiero. Nella società attuale, immersa nella disinformazione, la funzione dell’intelligence diventa fondamentale per superare il corto circuito cognitivo originato dall’eccesso informativo e dalla carenza di istruzione dei cittadini: “La migliore arma di una nazione è avere una cittadinanza istruita”

Praticamente gli attuali detentori del potere si trovano a navigare in acque sempre più tempestose, una fase di profonda metamorfosi del mondo, nel quale il modo migliore per prevalere sugli altri è eccellere sul terreno dell’informazione e, quindi sul modo con cui si raccolgono, analizzano e utilizzano le informazioni.

In mezzo a tanta incertezza le parole di Niccolò Machiavelli risuonano con incredibile attualità. Il politico e storico fiorentino consigliava nelle pagine de “Il Principe” che un buon leader dovrebbe essere “un cervo nella fuga e un leone nell’attacco”.

Per Machiavelli, un principe deve sapere come adattarsi rapidamente alle circostanze, esattamente come un cervo che fugge. Nell’attuale panorama politico, questo si traduce nella necessità di essere proattivi, di anticipare i problemi prima che diventino crisi e di adattarsi alle situazioni mutevoli. Questo attributo è particolarmente pertinente oggi, tenendo presente che l’informazione circola virtualmente on-line con una velocità vertiginosa. Il risultato è che l’opinione pubblica può cambiare idea nel giro di pochi minuti. Machiavelli comprese acutamente come il potere può corrompere e come il desiderio di conservare il potere può portare a comportamenti immorali.

Siamo in un’epoca di gestione della metamorfosi del mondo, in cui le democrazie di 76 paesi si confrontano attraverso le elezioni. Il 2024 e’ un banco di prova cruciale per le nazioni e le relazioni internazionali. L’arretramento della democrazia è la realtà di questa fase della politica globale, dopo la sua grande espansione alla fine della Guerra Fredda, le libertà sono declinate e, pertanto, questa grande chiamata alle urne diviene determinante per comprenderne il futuro. Dopo il Bangladesh e Taiwan Il 14 febbraio prossimo sarà il turno dell’Indonesia che voterà per le elezioni Presidenziali e per il cambio del Parlamento.

Rete dei cavi sottomarini

L’Indonesia è la guardiana degli stretti strategici fra l’Asia, l’Europa e il Medio Oriente, detiene le chiavi del “Gran Gioco”, schierandosi nell’Indo pacifico. Lo stretto di Malacca è attraversato da 17 cavi sottomarini internazionali, i cavi sottomarini sono la spina dorsale della comunicazione globale, sono la fondamentale infrastruttura di Internet. Si trovano sul fondale oceanico, e forniscono la connessione che alimenta l’economia digitale globale, la comunicazione tra imprese, governi e popolazione. Solo attraverso un impegno congiunto per proteggere e garantire la sicurezza dei cavi sottomarini possiamo preservare l’accesso mondiale all’informazione e alla comunicazione. Monitorare l’aumento della tensione geopolitica, soprattutto tra Occidente, Russia e Cina. L’Indonesia è l’arteria del commercio marittimo mondiale nelle rotte energetiche, controlla due stretti, estremamente profondi, quello di Lombok e di Macassar, praticamente un’autostrada marittima vitale per il trasporto di materie industriali e per i sottomarini americani, che transitano da Guam a Diego Garcia, o quelli cinesi che sono all’uscita dello stretto di Balabac. L’importanza è che gli stretti rendono il passaggio dei sommergibili quasi invisibile. Nella competizione Sino -Americana, l’Indonesia cerca di conservare la sua neutralità, per non cadere nella trappola della bipolarizzazione del mondo che sembra prospettarsi. Prudenza e misura di una potenza emergente che viene corteggiata per la sua posizione strategica, per le sue risorse e il suo mercato in espansione. Risuona nella mente la tesi di Machiavelli: “essere un cervo nella fuga e un leone nell’attacco”.

Cavi sottomarini vitali per il funzionamento dell’Internet globale

Machiavelli ricorda che un leader dovrebbe anche essere un leone nell’attacco. Deve essere pronto a difendere i suoi principi e le sue idee con forza e coraggio, mostrando determinazione e risolutezza nell’affrontare le sfide: la capacità di essere incisivi e risoluti è più che mai cruciale in questo momento.

Tuttavia, un aspetto fondamentale del pensiero di Machiavelli che spesso viene ignorato è l’importanza dell’etica e della virtù nella politica, che oggi è applicabile nelle relazioni internazionali. A dispetto della popolare interpretazione che lo dipinge come un ammiratore della realpolitik senza scrupoli, Machiavelli credeva fermamente che un leader senza virtù fosse destinato a fallire.

In un’epoca in cui la fiducia nel potere politico è sempre più fragile, questa lezione è vitale. Coloro che dimostrano integrità, onestà e rispetto per i loro cittadini sono coloro che saranno in grado di costruire coalizioni solide, superare le crisi e, in definitiva, consolidare il loro potere.

l’opera di Machiavelli, se riletta con attenzione, offre preziose lezioni per alzare la guardia contro la fragilità del potere politico e sottolineando l’importanza di una leadership adattabile e risoluta ma anche guidata dalla virtù. In un mondo in continua evoluzione dei flussi economici globalizzati, le parole di questo pensatore rinascimentale continuano a risuonare con chiarezza, pertinenza e grande attualità in questo anno 2024 che apporterà un cambio geopolitico e finanziario mondiale.

Foto; dal Sole 24 ore

L’Arte e la cultura sono in lutto per la morte del Professore Antonio Paolucci.

L’arte e la cultura sono il lutto, è morto Antonio Paolucci, ex sovrintendente del Polo Museale di Firenze ed ex Ministro per i Beni Culturali durante il Governo di Lamberto Dini, oltre la prestigiosa carica di direttore dei Musei Vaticani voluta da Papa Ratzinger . Paolucci e’ stato uno tra i più stimati storici ed esperti d’arte italiani, originario di Rimini, dove era nato il 19 settembre 1939.

Uomo rigoroso con la grande passione per l’Arte e la tutela del Patrimonio Artistico Italiano. Fu lui ad occuparsi dei danni provocati alla basilica di San Francesco ad Assisi dopo il terremoto, e della Galleria degli Uffizi dopo l’attentato dei Georgofili.

Ma vorrei ricordarlo per una grande operazione che ha permesso alla città di Firenze di entrare in possesso della grandiosa “ Eredità Bardini”, una storia che fin dal diciannovesimo secolo si dipana a livello mondiale.

Stefano Bardini a fine ottocento era divenuto uno dei più potenti mercanti d’arte di un mondo che stava cambiando, un mondo che grazie a Firenze capitale, al suo rifacimento, alla bella società internazionale che vi abitava, era freneticamente in fermento. Uomo di grande fiuto ed intelligenza per gli affari, le sue trattative riguardavano opere del Tiziano, Botticelli, Paolo Uccello e i suoi clienti erano il Louvre o l’Hermitage, coloro che amavano l’arte ed erano direttori di Pinacoteche prestigiose da arricchire. I “ clienti” di nome; Acton, Vanderbilt, Rothschild, si fermavano in città ad ammirare le collezioni, e gli storici, quali Berenson ed Horne si privilegiavano della sua esperienza: Bardini poteva trovare il pezzo giusto per tutte le richieste, statue, arazzi e dipinti, mobili e tessuti pregiati anche rinascimentali. Le città si trasformavano, nasceva la borghesia industriale e moriva l’aristocrazia che vendeva le proprietà, gli ordini religiosi disperdevano le ricchezze accumulate e non di meno il vizio del gioco rovinava antichi patrimoni che mettevano in gioco anche i titoli nobiliari, un nuovo secolo si era inaugurato e dalle macerie delle trasformazioni urbanistiche di un nuovo Regno, di una nuova Nazione chiamata Italia, tutto poteva rinascere attraverso la bellezza e l’ arte.   Alla morte di Stefano Bardini, l’immenso patrimonio, che comprendeva ville, palazzi e opere di inestimabile valore, furono lasciate al Comune di Firenze in segno di gratitudine alla rinascimentale città, all’Atene d’Italia che tanto gli aveva dato come uomo.  Ma le tazzine di veleno sono sempre state preparate ad arte amava dire Bettino Ricasoli. Con la nascita del fascismo, il Comune si comportò’ da vero ” tombarolo” nei confronti dell’ immenso patrimonio ricevuto in dono, permettendo che chiunque volesse abbellire gli uffici di potere, saccheggiasse a suo piacimento le stanze contenenti tesori nascosti. Il figlio Ugo, uomo molto introverso ma sensibile ne rimase talmente ferito da escogitare alla sua morte, avvenuta nel 1965 senza eredi, un testamento molto  intricato e vendicativo, che ha richiesto 30 anni per permettere allo stato italiano di risolverlo. Ugo Bardini nominava erede lo stato svizzero, in seconda il Vaticano e solo in terza lo Stato Italiano,  precisamente il Ministero della Pubblica Istruzione, con l’obbligo, in caso  di accettazione di destinare l’intera somma ricavata dalla vendita di tutti i beni, alla compravendita su territorio mondiale di una o due opere d’arte di eccezionale importanza anteriori al 1600,  da destinare successivamente ai Musei della città di Firenze. Ma come poteva essere venduta  un’ intera eredità che comprendeva infiniti pezzi di inestimabile valore? Come potevano essere venduti palazzi ed edifici storici e monumenti italiani? La ” beffa” pensata da Ugo Bardini forse era proprio quella, aspettarsi che lo stato italiano applicasse la legge di tutela e vincolasse l’eredità per non disperdere il patrimonio. Le strade che si presentavano non potevano essere molte, lasciare l’eredità inutilizzata ed esposta al degrado, oppure eseguire la volontà testamentaria ed acquisire le opere richieste, e valutate in circa 35 miliardi di lire, ma solo dopo questa operazione il patrimonio sarebbe divenuto proprietà dello stato. Ma la divina provvidenza arriva sempre in aiuto agli impavidi sognatori. Nel 1975 un giovane Antonio Paolucci catalogò l’eredità Bardini, e quale estimatore e studioso della storia dell’arte, amante vero di Firenze aveva il desiderio di impedire la dispersione del più grande patrimonio artistico privato della città . Nel 1995, grazie al governo tecnico di Lamberto Dini, al ruolo di Ministro di Paolucci, l’appoggio di Valdo Spini, Sandra Bonsanti e Giovanni Berlinguer, e dall’allora Presidente della Commissione Cultura alla Camera, Vittorio Sgarbi, si ottenne il miracolo, con il decreto numero 120 del 6 marzo 1996,  furono stanziati i soldi per acquisire le opere e districare l’eredità Bardini.  Antonio Paolucci, ministro dei beni culturali istituì’ una commissione composta da Cristina Acidini, ( soprintendente beni artistici e storici Firenze) Evelina Borea, ( ufficio centrale beni culturali ministero) Marco Chiarini ( direttore galleria Palatina Firenze), per individuare le opere da comprare sul mercato internazionale. Il tempo a disposizione non era molto, il governo Dini era un governo tecnico e come tale, temporaneo, bisognava portare a termine l’intricata situazione per il bene di tutti. Cercare di acquistare opere per 35 miliardi di lire fece sicuramente rumore in tutto il mondo, collezionisti internazionali si mossero sia in occidente che in oriente, proposte arrivarono  da antiquari, da galleristi,, da privati e mercanti pubblici, diciamo che la cifra destinata all’acquisto era di notevole entità , ma nonostante ciò trovare opere del prezzo di 15/16 miliardi l’una non era cosa semplice. Altro nodo e altro paradosso, fu lo stemma di Donatello, facente parte della collezione Martelli che era purtroppo giunto legato con una eredità all’arcivescovado che comprendeva anche il palazzo Martelli. Ma ancora una volta chi ama Firenze ed è’ protetto dalla divina provvidenza giunse in aiuto a dipanare i nuovi nodi, l’avvocato Raffaele Torricelli, uomo di legge ma attivo da decenni nel sociale e nell’arte, Gianni Conti che aveva ricoperto il ruolo di assessore alla cultura e alle belle arti, e tutti i personaggi che gravitavano da anni nel mondo della cultura e dell’arte fiorentina, coloro che da trenta anni vedevano tenute al buio opere meravigliose di inestimabile valore. Finalmente vennero scelti due pannelli su tavola di Antonello da Messina, perfettamente restaurati, raffiguranti una Vergine con Bambino incoronata da angeli, e un San Giovanni Evangelista. Finalmente l’eredità Bardini avrebbe potuto essere ammirata da tutto il mondo, visitata dai fiorentini come patrimonio della città. Grazie alla convenzione con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze , e alla costituzione della fondazione Bardini – Peyron, l’ Ente ha disposto  dodici miliardi per i lavori di restauro e ripristino della villa e del meraviglioso giardino Bardini. Un giardino romantico all’italiana con parco di quattro ettari situato sulla collina di Belvedere, adiacente a Boboli, oggi aperto al pubblico. E’ Stupendo poter ammirare il lago, la cascata adiacente alla Kaffehaus gemella di quella che si trova nel giardino di Pitti, la grotta sottostante e la vista panoramica spettacolare su Firenze. Le forze e l’impegno avuto nel dipanare i fili di questa immensa  eredità oggi sono visibili nella bellezza delle ristrutturazioni avvenute, e nel aver creato all’interno di esse il museo Annigoni, il museo Roberto Capucci e le mostre internazionali che si susseguono durante l’anno con annesse visite.

Oggi l’Arte e la cultura sono in lutto, ci ha lasciato un uomo che ha sempre lavorato con un grande senso delle istituzioni e un preciso concetto del ruolo pubblico. Tutte le Istituzioni lo ricordano con grande stima, Eike Schmidt, ex direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, ora alla guida del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli ha detto: «La scomparsa di Antonio Paolucci crea un grande vuoto nel mondo della cultura. Profondissimo conoscitore della storia dell’arte, museologo di fama mondiale, colpiva per la cristallina chiarezza del suo pensiero» il Ministro Gennaro Sangiuliano : «L’Italia perde un uomo di cultura appassionato e rigoroso, un instancabile studioso che ha dedicato la sua vita alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale». Il Sindaco Dario Nardella, il Presidente della Regione Eugenio Giani e la Comunità Agostiniana di Santo Spirito alla quale Antonio Paolucci era molto legato.

Grazie Professore per la sua inestimabile conoscenza.

Il Corno d’Africa, e’ il ponte di coniugazione ed equilibrio tra Oriente e Occidente.

Corno d’Africa

Il Corno d’Africa è una penisola che negli ultimi venti anni è divenuta la protagonista delle dinamiche geopolitiche a livello globale, una cartina di tornasole delle relazioni internazionali. Posizione geografica invidiabile e una dinamica strategica che si può vedere in tutti gli Stati. Il Corno d’Africa storicamente è composto in gran parte da ex Colonie Italiane, come ricordato nel Summit Italia-Africa avvenuto a fine Gennaio a Roma dove è stato firmato nel corso del vertice “il Piano Mattei”, il programma di crescita comune che mira a porre il nostro Paese come ponte fra il Continente europeo e quello africano. L’Italia potrà avere una grande opportunità nell’assetto geopolitico del Mediterraneo allargato.

Frontespizio del “ Piano Mattei” , 5,5 miliardi di euro per creare una partnership “paritaria”, “non predatoria”, con “mutui benefici”: “Il nostro futuro dipende dal futuro del continente africano”.
Firmata la legge del “ Piano Mattei”

Non solo relazioni per ottenere soluzioni commerciali e creare infrastrutture energetiche comunitarie, ma per investimenti che frenino l’ondata migratoria, migliorando le condizioni e le prospettive di vita nei Paesi africani. In particolare Gibuti e la Somalia sono divenuti degli hub -strategici in questo “ nuovo grande gioco“ africano al quale tavolo sono in molti a volersi sedere. Il potere politico religioso non è da sottovalutare, il Corno d’Africa è allineato alla religione monoteista ( islamica, cristiana/copta ortodossa) mentre il resto dell’Africa, che è chiamata anche “Africa Nera” e’ tutt’ora in gran parte animista, cioè politeistico. Una penisola geograficamente fondamentale che si colloca tra l’Asia e l’Africa. E’ un avamposto verso il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano, ed è proprio per questo motivo che è così ambita. Un transito cruciale per il commercio internazionale e per le rotte marittime tra l’Europa, il Medioriente, l’Asia e l’Africa. Le acque del corno d’Africa, in particolare del Golfo di Aden, sono una delle rotte più trafficate al mondo per il trasporto di merci industriali e petrolio. Il Corno d’Africa è composto da vari Stati:

Somalia: Situata sulla costa orientale dell’Africa, è il paese principale del Corno d’Africa. Al suo interno ci sono le maggiori problematiche del terrorismo islamico jihadista somalo di Al- Shabaab, che dirige il “Partito dei Giovani”. Al- Shabaab è un gruppo militare legato ad al-Qaeda e inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche, il suo obiettivo è la creazione di uno Stato islamico-fondamentalista in Somalia.

Somalia

Etiopia : Situata nell’interno del Corno d’Africa, secondo paese più popoloso del continente africano. Nazione di grande importanza geopolitica, avendo una posizione strategica che le conferisce accesso sia al Medio Oriente che alla sottostante regione del Sahel. Le sue coste si affacciano sul Mar Rosso, dove passa una delle rotte commerciali marittime più importanti del mondo, quella stessa rotta insidiata dai terroristi di Ansar Allah, meglio noto come il gruppo ribelle sciita Houthi dello Yemen, sostenuto dall’Iran, marcatamente anti occidentale e anti Israele, oggi tornati a colpire nell’ambito dell’escalation mediorientale della guerra Hamas-Israele. E’ da tempo che i terroristi attaccano le navi da trasporto petrolifere e industriali occidentali e non quelle cinesi, portando il gigante petrolifero BP a sospendere a tempo indeterminato l’uso della rotta commerciale nel Mar Rosso. La compagnia si era unita ad altre cinque grandi aziende che hanno sospeso il transito nell’area a causa dei pericoli per l’equipaggio: la Oocl, con sede a Hong Kong, la danese Maersk, la francese Cma Cgm, La tedesca Hapag-Lloyd e la Mediterranean Shipping Company (Msc) di proprietà italo-svizzera, tutto ciò nonostante che il governo di Taiwan il 18 dicembre 2023 abbia ammonito i terroristi di intervenire con i droni. Per mettere in sicurezza le navi e aggirare il Mar Rosso, si deve circumnavigare l’Africa sulla rotta Shanghai-Rotterdam, l’allungamento della navigazione e’ di almeno 8-10 giorni, con aumenti economici molto alti. Le compagnie di navigazione che hanno dovuto scegliere di cambiare rotta hanno penalizzato i porti italiani a vantaggio dei porti della Spagna, Olanda e Germania. Un danno all’economia mondiale visti gli esponenziali aumenti dei costi, in quanto la quasi totalità del commercio globale viaggia ancora tramite le navi.

Etiopia

Stati Uniti e Gran Bretagna, in collaborazione con Canada, Australia, Paesi Bassi e Bahrein, hanno attaccato i ribelli Houthi nella notte dell’11 e 12 gennaio 2024, alla vigilia delle elezioni Presidenziali del 13 gennaio 2024 che si sono tenute a Taiwan. Anche l’Italia, ha condannato con fermezza i ripetuti attacchi dei terroristi Houthi a danno delle navi mercantili nel Mar Rosso, confermando il sostegno al diritto di libera e sicura navigazione, in linea con le norme Internazionali.

Attacco Houthi

Gibuti: Situato sulla costa occidentale del Golfo di Aden, è uno dei più piccoli paesi del Corno d’Africa, con un transito marittimo fondamentale per il commercio internazionale. Prese di mira le navi che attraversano lo stretto di Bab al-Mandab che lo separa dallo Yemen, noto come “Porta delle lacrime”.

Gibuti

Eritrea: Situata sulla costa del Mar Rosso è un paese relativamente piccolo ma di grande importanza strategica grazie ai porti di Massaua e Assab, che svolgono un ruolo chiave nel controllare e gestire i flussi migratori significativi per tutta la comunità internazionale.

Eritrea

Sudan: Sebbene il Sudan non sia completamente incluso nel Corno d’Africa, alcune delle sue regioni settentrionali sono considerate parte della regione, la sua vasta estensione territoriale confina con numerosi paesi del Corno d’Africa, tra cui l’Etiopia e l’Eritrea.

Sudan

Stiamo vivendo un’epoca globalizzata , nella quale emergono le regole della teoria del caos, dell’effetto farfalla. Sono le piccole variazioni in uno sperduto angolo del globo che possono produrre grandi variazioni a lungo termine nell’intero sistema delle Relazioni Internazionali.

Praticamente il Corno d’Africa ha un’importanza strategica per molti paesi extra europei, europei e l’Italia, anche a causa della sua vicinanza a scenari di crisi come quello yemenita. Gli Stati del Corno d’Africa sono in condizioni di ricevere l’installazione di strutture e basi militari atte a garantire la sicurezza nella penisola e per garantire un ruolo di controllo delle rotte marittime commerciali del quadrante sub-continentale afro-asiatico-indiano.

Ma è anche L’Africa stessa che punta su un futuro di cooperazione e di crescita, un ruolo di protagonismo nella regione per lottare contro le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. E’ l’Africa che guarda al futuro. L’Africa di Abiy Ahmed, primo ministro dell’Etiopia, che sta esercitando il secondo mandato Presidenziale. Abiy Ahmed è stato insignito del Nobel per la pace nel 2019. Un Nobel politico, nel senso più alto e positivo del termine. Il vertice tenutosi a Roma porta l’Africa ad occupare un posto di rilievo al G7, Europa e Africa sono interconnesse l’Italia con il Piano che ha stanziato 5,5miliardi di euro, può ottenere una nuova visione sul futuro delle Relazioni Internazionali, sia politiche che economiche.

Roma Summit gennaio 2024 : Italia -Africa

Palma Bucarelli la prima donna italiana ad entrare nel mondo dell’arte e delle istituzioni vincendo un regolare concorso pubblico. Elena Tempestini

Palma Bucarelli

Ispettrice della Galleria Borghese di Roma, nel 1933, in piena epoca fascista, durante la convocazione di Benito Mussolini a tutti i soprintendenti d’Italia, lei, unica donna, si rifiutò di incontrare di persona il duce. Non solo non lo stimava come persona, ma non condivideva la sua pretesa di asservire gli artisti alla politica. Profonda conoscitrice del patrimonio artistico italiano, redattrice sul “Burlington Magazine”, la più prestigiosa tra le riviste di storia dell’arte, desta l’attenzione e la stima dei maggiori critici d’arte del mondo. Nel 1941 diviene la prima direttrice donna di un museo pubblico in Italia. Il periodo della Seconda Guerra Mondiale la vede intenta a salvare le opere d’arte, custodendole in nascondigli come Castel Sant’Angelo a Roma e Palazzo Farnese a Caprarola. La vita, e il panorama culturale degli anni del secondo dopoguerra, erano messi a dura prova; la devastazione del territorio nazionale, l’analfabetismo, il bisogno di innovare combattendo un pensiero prevalentemente maschilista che schiacciava e relegava le donne in un angolo le fece dire: “Credo che il mio aspetto fisico non mi abbia avvantaggiata. La mentalità corrente colloca una donna dalle fattezze gradevoli nel ruolo di signora mondana. Disturba vederla in un posto di responsabilità. L’arte è sempre stata un privilegio maschile, e questo mi fa profondamente infuriare”. Amata e odiata, adulata e criticata, dotata di grande bellezza, carisma, intelligenza e conoscenza, seppe fortificare le proprie qualità anche prendendo lezioni di dizione dall’attrice Andreina Pagnani e guidando spericolatamente le auto, esattamente come poteva fare un uomo: “Palma e sangue freddo”, l’aveva ribattezzata lo scultore Marino Mazzacurati quando la vedeva sfrecciare alla guida di potenti automobili.

Soprintendente dal 1941 al 1975 del suo amato Museo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, riuscì ad avviare un rinnovamento della comprensione dell’arte da parte del grande pubblico, un’innovazione portata avanti, parallelamente, a quella di un’altra grande museologa: Caterina Marcenaro, a Genova. La predilezione di Palma Bucarelli per l’arte astratta e il realismo le fece compiere delle acquisizioni molto importanti: Moore, Klee, Ernst, Giacometti, Zadkine, Picasso, Mondrian e Pollock. Non fu una strada semplice da percorrere, in un’Italia ancora chiusa all’arte internazionale. Palma Bucarelli ebbe attacchi pesanti, tanto da subire un’interrogazione parlamentare riguardo alla somma pagata per un’opera di Burri, la quale, in realtà, fu offerta a titolo gratuito. L’unico modo per andare avanti e oltrepassare gli ostacoli, si trova nella locuzione della Regola di San Benedetto “Ora et Labora”. In quegli anni durante gli uomini di potere italiani le dicevano: “Signora, lei è talmente bella che è sprecata in un museo, perché non fa l’attrice”. La risposta fu memorabile: “La ringrazio ma nella mia vita mi hanno osteggiato solo i mediocri e le mezzecalzette”. Nel 1960 Palma Bucarelli scrisse un’opera importante, la monografia su Fautrier, pubblicata dal Saggiatore, nel 1972 ricevette la Légion d’Honneur e divenne Accademica di San Luca, nel 1975 Grande ufficiale della Repubblica Italiana.

Palma Bucarelli con Margherita Sarfatti, grande critica d’arte italiana

Il mondo dell’arte in lutto: è morto Giuliano Gori, Creatore della Fattoria di Celle e Pioniere dell’Arte Ambientale. Elena Tempestini

Fattoria di Celle, Pistoia

La Fattoria di Celle, situata nelle colline toscane del Pistoiese, è un luogo unico e affascinante che combina arte contemporanea e natura in modo straordinario. Fondata da Giuliano Gori insieme alla moglie negli anni settanta e ottanta, la Fattoria di Celle è diventata uno dei primi e più importanti esempi di arte ambientale nel mondo.

L’idea visionaria era quella di creare un museo all’aperto che si fondesse con l’ambiente circostante. E’ stata una sfida audace, innovativa e rivoluzionaria nella quale Giuliano Gori ha messo tutta la sua conoscenza e il suo cuore. Ha coinvolto artisti di fama mondiale che hanno interagito con il paesaggio integrandosi perfettamente nella natura.

Le opere d’arte presenti nella Fattoria di Celle sono varie e sorprendenti. Ogni artista ha creato qualcosa di unico e speciale, utilizzando materiali come pietra, metallo e legno per creare sculture e installazioni che si fondono con il terreno e la vegetazione circostante: dando vita all’Arte Ambientale.

Una delle opere più famose è “Il Labirinto” di Jeffery Bale, un intricato labirinto di pietre che si snoda attraverso un bosco di querce. Quest’opera invita i visitatori a esplorare e perdersi tra i sentieri tortuosi, creando un’esperienza immersiva e interattiva.

Un’altra opera di grande impatto è “Le Cariatidi” di Sol Lewitt, un gruppo di statue in cemento armato che sembrano emergere dal terreno. Queste sculture iconiche catturano l’attenzione dei visitatori e creano un dialogo interessante tra l’arte e la natura.

La Fattoria di Celle non è solo un luogo di contemplazione artistica, ma anche un ambiente in cui la natura è rispettata e valorizzata. Giuliano Gori ha cercato di preservare l’ecosistema locale e ha promosso pratiche sostenibili all’interno della fattoria.

Oltre alle opere d’arte, la Fattoria offre anche una varietà di attività educative e culturali. Ci sono workshop, conferenze e visite guidate che offrono un’opportunità unica per imparare e sperimentare l’arte ambientale in prima persona.

Giuliano Gori mancherà molto, è stato un uomo di grande visione, un committente che ha saputo dare risalto ad un luogo straordinario che unisce arte e natura in armonia perfetta. Visitare Celle e’ un’esperienza unica che stimola la mente e sopratutto nutre l’anima. Se siete appassionati di arte contemporanea e amanti come me della natura che dialoga, la Fattoria di Celle è sicuramente un luogo da visitare e immergersi assolutamente. Grazie Giuliano Gori per tutta la bellezza che ci ha lasciato in eredità .

In memoria di Giuliano Gori. Pioniere dell’Arte Ambientale

La materia oscura, un enigma universale. In Cina il “China Jinping Underground Laboratory (CJPL) . Elena tempestini

Entrata del China Jinping Underground Laboratory (CJPL) in provincia di Sichuan Getty images

Da poco ha aperto in Cina “Il China Jinping Underground Laboratory (CJPL) “ un luogo di ricerca scientifica situato nel sud-ovest cinese, nella provincia di Sichuan, a una profondità di circa 2.400 metri sotto la superficie terrestre. Il nuovo laboratorio sotterraneo si trova nelle Montagne Jinping, ed ha superato il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso in Italia per dimensioni e profondità, la struttura cinese è ora la più grande del mondo. La posizione sotterranea è fondamentale per ridurre al minimo le interferenze delle radiazioni cosmiche e degli altri segnali indesiderati, consentendo agli scienziati di condurre esperimenti altamente sensibili e di rilevare segnali deboli provenienti dall’universo. Il centro è dedicato allo studio della materia oscura.

La materia oscura è una forma di materia ipotetica che costituisce circa il 27% dell’universo, ma la sua natura esatta rimane ancora sconosciuta. Il CJPL è uno dei laboratori più importanti al mondo per la ricerca sulla materia oscura. La materia oscura non deve essere fraintesa con l’energia oscura: la differenza principale tra le due è che, la materia oscura è una forma di materia invisibile che ha effetti gravitazionali, mentre l’energia oscura è una forma di energia che causa l’espansione accelerata dell’universo. Entrambe sono ancora oggetto di studio e ricerca intensa da parte degli scienziati, poiché la loro comprensione potrebbe fornire importanti indizi sulla natura dell’universo e sul suo destino.

Il CJPL è stato coinvolto in diversi esperimenti di rilevanza internazionale. Uno di questi è il progetto PandaX, che utilizza un rivelatore di xenon liquido per cercare segnali di interazione tra la materia oscura e i nuclei atomici. I risultati preliminari di PandaX hanno già fornito importanti limiti superiori per le interazioni tra la materia oscura e la materia ordinaria.

Il CJPL ospita anche il progetto JUNO. Esperimento che mira a studiare le proprietà dei neutrini e a risolvere alcuni dei misteri ancora irrisolti dell’astrofisica, come l’origine delle esplosioni delle supernova.

La vera importanza del CJPL è l’unione e la collaborazione internazionale, nel quale progetto sono coinvolti scienziati provenienti da tutto il mondo. La comunità scientifica cinese lavora a stretto contatto con istituti e università internazionali per condividere conoscenze, esperienze e risorse. Collaborazione fondamentale per affrontare le sfide scientifiche e accelerare la ricerca nella comprensione dell’universo e della materia oscura.

“Dall’Allegro al Tragico: satira della stupidità umana e delle pericolose assurdità che ci hanno resi straordinariamente normali”. Elena Tempestini

Caro lettore, hai mai notato quanto sia strana e imprevedibile l’irrazionalità umana? Carlo M. Cipolla, brillante storico ed economista ci aveva già messo in guardia qualche decennio fa, con un esilarante libro: “Allegro ma non troppo”. Un piccolo trattato che doveva rimanere uno scritto dedicato ad una cerchia di ristretti amici, ed invece è stato tradotto in tredici lingue. Il breve volume racchiude due saggi per scoprire come l’irrazionalità umana ci ha reso straordinariamente normali, in un modo unico e inaspettato.

Viviamo un mondo in cui la stupidità sembra sempre più diffusa e le assurdità si accumulano mettendo in evidenza quanto l’irrazionalità umana sia intrinseca alla nostra natura.

Cipolla, con il suo stile satirico e pungente, ci porta nel cuore del problema: la riflessione sul fatto che, nonostante tutti i progressi tecnologici e le conoscenze acquisite, continuiamo a commettere gli stessi errori, avere maggiori paure del progresso e a prendere decisioni insensate.

Abbiamo iniziato questi anni “ particolari” con la pandemia. Nonostante l’evidenza scientifica e le raccomandazioni degli esperti, molti hanno ignorato le misure di sicurezza fondamentali, mettendo a rischio la propria salute e quella degli altri. Le teorie del complotto, la disinformazione e l’egoismo hanno alimentato una diffusione incontrollata del virus, alimentato una assurda speculazione economica e dimostrando quanto l’irrazionalità possa avere conseguenze disastrose.

Ma la stupidità umana non si limita alla pandemia. Le guerre che hanno insanguinato gli ultimi anni sono un altro esempio lampante di quanto possiamo essere irrazionali e autodistruttivi. In un’epoca in cui la diplomazia e la cooperazione internazionale dovrebbero essere prioritarie, assistiamo ancora a conflitti motivati da interessi egoistici, ideologie estreme e mancanza di empatia.

Cipolla ci invita a riflettere sulle nostre azioni e a riconoscere la stupidità che ci circonda. Ma nonostante le tante assurdità che affrontiamo quotidianamente, l’autore ci sprona a mantenere un senso di umorismo e a trovare la forza per cambiare, trasformare le situazioni. Dobbiamo combattere la stupidità con la conoscenza, la ragione e la consapevolezza.

Quindi, caro lettore, è importante ricordare che la stupidità umana non è inevitabile. Possiamo imparare dagli errori del passato e cercare di costruire un futuro più razionale e compassionevole.

Mi reputo una osservatrice sconcertata dalle follie della nostra epoca, alcune all’apparenza anche banali ma con esiti che si rivelano catastrofici. Il grande scienziato Stephen Hawking ammoniva che: “non esiste qualcosa di assoluto, ogni singolo individuo ha una propria personale percezione che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo.”

Perfetto, ma la vita scorre con un valore imprescindibile: l’Essere umano e le sue necessità, tra opzioni, opportunità, scelte, rinunce, condizionamenti e inevitabili errori.

Perché mi è sempre piaciuto leggere Carlo M. Cipolla? Perché in modo semplice ha dato la sua attenzione ai repentini cambiamenti politici ed economici, dietro ai quali si nascondono gli uomini, che a loro volta sono mossi dal continuo fluttuare della loro mentalità.

Nei due saggi Cipolla usa con grande ironia, la satira della storia, raccontando della scarsità del pepe in Europa dopo la caduta dell’Impero Romano e la fine dei grandi commerci con l’oriente. Il pepe non era una spezia comune, era un potente afrodisiaco. La perdita di questo stimolante e l’abuso del piombo nelle stoviglie e nelle tubazioni dell’acqua portarono all’aumento dell’indice di sterilità nella popolazione romana. L’indebolimento nella riproduzione aprì le porte alle orde barbariche.

Niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea, è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo. Ennio Flaiano.

Anche a causa della mancanza del pepe, Pietro l’Eremita organizzò nel 1096 la prima crociata, per ripristinare i vantaggiosi commerci con l’Oriente. L’idea “ringalluzzì” gli europei e fece da traino all’economia e quindi alla ripopolazione dell’Occidente. 

Cipolla continua a raccontare con ironica maestria i collegamenti tra il controllo dei vigneti in Francia, una delle maggiori ricchezze reali dell’epoca, la guerra dei cento anni tra Inghilterra e Francia, l’economia della lana, fino alla peste del 1348 e la nascita del Rinascimento italiano quale prima rivoluzione dell’età moderna.

Già un libro ironico e’ merce rara, poi un economista che riesce a coniugare la storia fa divenire divertenti le sue riflessioni.

Cipolla elabora una teoria generale della stupidità umana. Gli stupidi ci dice sono un gruppo molto più folto e potente delle maggiori lobby di potere e delle mafie. Questo gruppo non ha un ordinamento, un vertice o uno statuto, ma riesce ad operare con una incredibile efficacia.

Egli descrive perfettamente cinque leggi fondamentali della dannosità di questo potente gruppo, al quale tutti di volta in volta nella vita, ahimè apparteniamo:

1. sempre ed inevitabilmente ognuno sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione,

2. la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa,

3. una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita,

4. le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare, i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore,

5. la persona stupida è il tipo più pericoloso che esista.

Ed è con un grafico che Cipolla riassume la sua teoria, con i quattro caratteri/comportamenti dominanti nei quadranti di uno spazio cartesiano: lo Sprovveduto, l’Intelligente, il Bandito e lo Stupido. Lo Stupido non ha elementi di positività.

Grafico della stupidità elaborato da Cipolla: le categorie

Ora sarebbe davvero divertente se provassimo a distribuire tra i quattro quadranti i tanti personaggi e comportamenti osservati durante questi ultimi anni che ci hanno fatto vivere una pandemia mondiale, una recessione economica, e due guerre cruente alle porte di casa. Riuscire a comprendere i passaggi avvenuti.

Tra la Pandemia e le guerre siamo arrivati ad un anno importante nella storia umana, metà della popolazione mondiale andrà al voto. Chi democraticamente e chi non democraticamente. Una situazione tutta da comprendere fino alle elezioni Americane. Situazione che potrebbe essere collocata nel : Vantaggioso per sé e per gli altri.

Coloro che, speculando, si sono approfittati delle opportunità che virus e guerre hanno generato, appartengono al gruppo di chi ha curato i propri interessi a danno degli altri. Banditi, sarebbe la categoria scelta da Cipolla

Gli stupidi sono quelli che sfidano e sottovalutano gli esiti di conflitti all’interno delle proprie nazioni per poi non ricordare che la paglia prende fuoco ovunque. Categoria: Negativi per sé e per gli altri!

Quindi la domanda che dovremmo porci è: Gli esseri umani sono capaci di essere obiettivi su se’ stessi e sulle proprie abilità? Da quello che Cipolla ci ha raccontato direi di no. 

La psicologia e l’effetto Dunning/Kruger confermano il pensiero di Cipolla.

Effetto Dunning/Kruger

I due psicologi hanno dimostrato che quanto più qualcuno è incompetente su un certo tema o in una certa attività, tanto più crede di essere più bravo di quello che è. Invece i più competenti tendono a “fare i modesti”, sottostimandosi. L’effetto praticamente è che se sei scarso su un certo tema non sai neanche di esserlo.

“La stupidità è al quadrato”, in quanto sei stupido sempre su un certo tema, beninteso, e lo sei talmente da non capire di esserlo.

Dall’altro lato, il fatto che quelli competenti siano modesti si può spiegare in questo modo: costoro ritengono che la bravura degli altri sia paragonabile alla loro e dunque non pensano di essere i migliori.

Duning e Kruger mostrano anche che, se ai più bravi fai vedere qualcuno dei compiti fatti dagli altri, quelli bravi capiscono di più e diventano meno modesti, in quanto si rendono conto con chi hanno a che fare.

Invece l’incompetenza è una specie di buco nero: se in un esperimento fai vedere ai somari i compiti fatti dai più bravi, i somari continuano a pensare di essere meno somari di quel che sono, perché non riescono a vedere la differenza tra compiti fatti bene e compiti fatti male.

Noi vediamo sempre più di frequente queste manifestazioni, sollecitate anche dal rifiuto di usare la volontà di valore per conseguire una migliore conoscenza. La condizione della scuola italiana ce lo ricorda spesso e impietosamente. Quindi la domanda da fare è: cosa ci sta succedendo?

“Non sappiamo che cosa ci stia succedendo e questo permette ciò che ci sta succedendo”. Non è un gioco di parole, perché se realmente non sappiamo che cosa ci stia succedendo, non potremo mai trovare la soluzione, continueremo a morderci la coda e a ripetere gli stessi errori, dimenticando la regola aurea che “preservare è diabolico”. Trovare una sintesi adeguata tra opposti è una scelta d’intelligenza, per capire meglio ciò che ci potrà succedere.

Nella nostra società, tutto è messo in discussione. Stiamo dimenticando che ciò che viene studiato, ideato e costruito dagli uomini, dovrà avere una struttura coerente all’essere umano. Altrimenti la stupidità continuerà ad essere la nostra ombra, i nostri successori troveranno normale manipolare i fatti per adeguarli alle proprie teorie, piuttosto che imparare a comprendere e adattare le teorie ai fatti osservati e vissuti. Impariamo a guardare oltre le apparenze, a sfidare la stupidità e a lottare per un mondo più saggio e umano.

Firmato,

Una giornalista che osserva con ironia e stupore rimanendo sconcertata delle “ banali follie” della nostra quotidianità

Il Delicato Equilibrio della Politica: Responsabilità Democratica e Libertà di Pensiero. Elena Tempestini

La politica è quel terreno, l’arena in cui si “scontrano” la responsabilità democratica della società e la libertà di pensiero. Sottili fili che avvolgono anche coloro che credono di non parlare o non fare parte attiva della politica. La politica è un elemento intrinseco alla società e influenza molte sfere della vita delle persone, crea le leggi, le norme che regolano la società, determina le politiche pubbliche, gestisce l’economia e prende decisioni che hanno un impatto sulla vita di tutta la società e la cultura sia a livello nazionale che a livello globale.

La responsabilità e la libertà dell’essere umano sono influenzate dalla politica in diversi modi: essa determina i diritti e le libertà che le persone godono, la libertà di espressione, di associazione, le opportunità di lavoro, l’accesso all’istruzione, alla salute e ad altri servizi essenziali.

Allo stesso tempo, la politica crea una responsabilità nei confronti della società e dell’ambiente. Le decisioni possono avere conseguenze positive o negative per il benessere collettivo e per l’ambiente in cui viviamo. Pertanto, è importante che le persone si informino sulle questioni politiche, partecipino al dibattito pubblico e si assumano la responsabilità di fare scelte informate. È importante essere consapevoli di questo impatto e partecipare al dibattito pubblico in modo informato e responsabile.

Responsabilità democratica e libertà di pensiero , sono un delicato equilibrio che dà forma alla nostra società in tutti i suoi aspetti.

I due principi si intersecano da millenni, Platone nel 360 A.C. scrisse la Repubblica, un trattato di politica che ha avuto enorme influenza nella storia del pensiero occidentale. Dieci libri che trattano di Giustizia, Libertà, conoscenza, famiglia, nel quale trattato si cerca di dare una forma concreta alla teoria di “Stato ideale “. Nel decimo ed ultimo libro, Platone racconta il Mito di Er, lo utilizza come trasmissione culturale e connessione emotiva, perseguire le virtù e adottare comportamenti etici per il benessere di tutti i cittadini.

Sono trascorsi millenni e siamo ancora in cammino a cercare di costruire una società più giusta ed equa: quindi cosa intendiamo realmente per concetto di responsabilità e libertà di pensiero?

La responsabilità democratica è il pilastro su cui si basa la nostra democrazia. Essa implica che i cittadini partecipino attivamente al processo decisionale, eleggendo i propri rappresentanti e monitorando il loro operato. Tuttavia, questa responsabilità va oltre il semplice atto di votare. I cittadini hanno il dovere di informarsi, di comprendere le questioni politiche e di esercitare il loro potere che può influenzare il cambiamento. La responsabilità democratica richiede anche il rispetto delle istituzioni e la volontà di collaborare per il bene comune.

La libertà di pensiero è un diritto fondamentale che garantisce a ogni individuo la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza timore di persecuzione o censura. Questa libertà è il cuore pulsante della democrazia, poiché permette la diversità di idee e stimola il dibattito pubblico. Tuttavia, la libertà di pensiero non è assoluta e non dovrebbe essere usata come scusa per diffondere odio, disinformazione o discriminazione. La responsabilità personale gioca un ruolo fondamentale nella gestione della libertà di pensiero, poiché ogni individuo deve essere consapevole delle conseguenze delle sue parole e azioni, ma non dovrebbe mai scontrarsi con una “ideologia” politica restrittiva, perché potrebbe influenzare il modo in cui le persone pensano e agiscono, ostacolando la libertà di pensiero. Il vecchio saggio proverbio che le strade per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Da sempre la lotta per il bene comune si dipana tra Responsabilità e Libertà.

Il vero sfidante è il bilanciamento tra la responsabilità democratica e la libertà di pensiero, tra la responsabilità delle proprie azioni politiche e la libertà di esprimere opinioni divergenti. Questo equilibrio che solo apparentemente sembra semplice da raggiungere e solo apparentemente trova consensi da entrambe le parti, diviene sempre più difficile da gestire, poiché ci troviamo spesso di fronte a questioni complesse e contraddittorie che l’uso, o meglio l’abuso dei social media e della comunicazione hanno creato. Questa è l’epoca più significativa della società umana, abbiamo creato strumenti sempre più accessibili alla conoscenza umana, siamo noi stessi che dobbiamo imparare a diventare dei bravi suonatori. Attraverso la tecnologia possiamo diffondere informazioni false e incitare l’odio e la violenza collettiva, ma al tempo stesso possiamo condividere conoscenza, trasmettere empatia e immettere bellezza. E’ L’etica, un pilastro fondamentale per il buon funzionamento della cultura della politica e della società umana. Gli uomini di stato e i rappresentanti politici devono essere guidati dai valori morali che promuovono il rispetto dei diritti umani, la giustizia sociale e l’uguaglianza. L’etica richiede un atto fondamentale: la coerenza tra le parole e le azioni, la trasparenza nel processo decisionale e la responsabilità verso gli altri. Senza un forte fondamento etico, la società politica rischia di degenerare in corruzione, abuso di potere e disuguaglianza.

E’ essenziale trovare un terreno comune in cui tutti possano esprimere liberamente le proprie opinioni, pur rispettando i principi della responsabilità democratica e il bene comune. Dobbiamo promuovere una cultura di responsabilità civica, in cui ogni cittadino partecipi attivamente al processo politico e si assuma la responsabilità delle sue azioni. Allo stesso tempo, dobbiamo difendere e proteggere la libertà di pensiero, garantendo che tutte le voci vengano ascoltate e che il dibattito sia aperto e inclusivo. Solo attraverso un equilibrato connubio tra responsabilità e libertà possiamo sperare di costruire una società giusta, equa e progressista.