Toscana: l’Arte del caleidoscopio . Elena Tempestini

Si fa presto a dire Toscana. È una continua salita e discesa tra monti, colline e mare,  si attraversano campi coltivati, vigneti ed oliveti che si stagliano sul territorio a perdita d’occhio. All’improvviso un castello, circondato da campi di girasoli che piegheranno armoniosamente la testa al calar del sole; non importa di che colore sia il cielo oggi, nell’aria c’è un profumo inconfondibile di roseti selvatici che annunciano il risveglio della natura.

Foto Elena Tempestini

Ogni regione italiana è un piccolo regno e ognuna porta con sé un bagaglio di storie e di leggende che si tramandano per secoli e  s’intrecciano con pensieri che non sappiamo se collocare nella verità o nella fantasia. Ma la mia Toscana ha quell’aria selvaggia e spettinata che vive di intuito e cuore che pulsa, colei che donando se stessa, porta i semi della vita, ispira nuove opere, tesse i fili della natura con la luce della luna. Sarà che il vino è rosso come il sangue della passione, ed è con essa che la storia, la filosofia, l’arte e la religione prendono vita, il suo lento scorrere ha la sicurezza in sé, tanto da essere invidiata come la bellezza che non si riesce a vedere.

Elena Tempestini

Paragono la Toscana a una donna antica, più dei tempi dei tempi quando l’intuito era ricchezza; non saprei trovare le parole per esprimerne l’attrazione. È elegante, di carattere anzi direi accattivante, per l’inesprimibile carisma che la domina. Si può definire l’anima in molti modi, ma l’energia che scorre nelle viscere di una terra antica, mantiene la memoria profonda. Avevo sette anni quando toccando le pietre scolpite per costruire i muri delle case dei vecchi borghi, percepivo il loro “chiacchiericcio”, la vitalità custodita dal ventre della terra per secoli.

Cappella di Vitaleta Pienza : foto Elena Tempestini

Ogni angolo di Toscana ha storie da raccontare, ogni casa possiede una porta, e ogni porta è una soglia per entrare o uscire da un personale mondo. È nel presente che ricordiamo e facciamo divenire memoria il passato, e non sempre riusciamo ad afferrare il futuro che ci è già accanto, è l’attimo fugace, che si differenzia da ciò che abbiamo realmente immaginato.

Pienza Foto Elena Tempestini

Tempo, parola coniata ed abusata dagli uomini, evidenziata nella percezione della sua mancanza. L’arroganza  umana pensa di possederlo e compete con la natura, la quale semplicemente si accontenta di scorrere nell’eterno presente tra  l’alba e il tramonto. È il continuo compromesso del pendolo che oscilla tra senso e non senso; ammettiamolo, una certa negatività piace, rende più insignificanti le aspirazioni umane che si contrappongono forzatamente ai sogni, quelli belli che ci regalano attimi di magia che placano veramente il caos e l’inquietudine del rumore quotidiano, quello che affolla la nostra mente e ci rende tutti avvolti nel mantello astratto dell’uguaglianza.

Foto Elena Tempestini

La quiete della Toscana è uno stato d’animo, i suoi sentieri attraversano un caleidoscopio di colori che l’aria delle stagioni muta dal giallo ocra al verde smeraldo, battaglie di acquerelli, spruzzate di viola e di marrone che arrossite timidamente davanti alla maestà dell’arancio, divengono il rosso fuoco delle assolate giornate estive, sono quelle pennellate che i “Benedetti o Maledetti” pittori toscani, i Macchiaioli, ci hanno lasciate impresse nelle loro tele.  

Le vecchie strade si snodano dietro i profili aggraziati delle colline ondulate, ciottoli di pietra, cipressi sentinella si ergono severi come colonne di marmo basate su radici intrecciate da millenni. Cammino per le valli, osservo in lontananza la maestosità delle torri di San Gimignano, gli echi delle guerre e del sangue sparso tra Guelfi e Ghibellini ancora risuona nella natura che ne fu testimone. Arrivo davanti all’Abbazia di San Galgano, il luogo che conserva la spada nella roccia, ferro e pietra uniti nei secoli, storie e leggende di un Galgano realmente esistito e di un Artù immaginario; il primo che conficca la spada nella pietra quale gesto di conversione ai suoi infiniti peccati umani, e il secondo che la estrae come il predestinato a instaurare un regno di giustizia. Solo allora mi accorgo che accanto a me c’è una bambina di circa sette anni, mi guarda e mi sorride, ha qualcosa di magnetico nello sguardo, sembra conoscere il “segreto” che è nell’etere che ci circonda. Sì, lo chiamo “segreto”, appartiene ai bambini che una volta divenuti adulti:dimenticano. Perdono la magia di meravigliarsi, lo stupore, ,la curiosità di scoprire dove ancora viva la loro parte fanciulla, che è tremendamente impaurita dal nostro abbandono. Continuo a camminare lungo la via Francigena, quanti uomini hanno percorso la strada in cerca di se stessi e di quel ponte tra una realtà spesso illusoria e un sogno veritiero. Lo sguardo di quella bambina, incontrata poco prima, mi crea un  un perfetto ritmo sincronizzato come un alfabeto morse.. Mi inginocchio per toccare la terra è dura ed arida, ma tra le mie dita scivola via come polvere alla quale so di appartenere da millenni, respiro l’aria ed osservo la vegetazione che mi circonda. Non sono diversa da lei, se non nella presunzione di essere. Noi assorbiamo le caratteristiche della terra che ci ospita la quale è in grado di rimettere ordine e ricollocarci nel giusto posto dell’Universo. 

Racconto di narrativa di Elena Tempestini in Toscani per Sempre

 

Bianca Cappello

Bianca Cappello è senz’altro uno dei personaggi di casa Medici che ha maggiormente suscitato l’interesse di storici, biografi e letterati e la cui storia è stata avvolta da un alone di mistero. Conoscere realmente Bianca Cappello non è semplice. Nata in una nobile famiglia veneziana, fu strumento inconsapevole della politica della Serenissima e dell’avidità di potere del padre, Bartolomeo Cappello, che le preferiva il fratello, Vittorio. La madre, Pellegrina Morosini, resasi conto di questa disparità, intestò a Bianca una cospicua dote, talmente ingente, che alla sua prematura scomparsa, il marito cercò di impossessarsene. Risposatosi con Elena Grimani, sorella del Patriarca di Aquileia, cercò di far rinchiudere la dodicenne e bellissima Bianca in convento, poiché questo l’avrebbe agevolato ad entrare in possesso della dote della figlia. Il destino, però, aveva altri progetti per Bianca, la quale, grazie al buon carattere, alla sua arguzia e predisposizione all’apprendimento, entrò nelle grazie di una potente zia della madre, la sorella del Doge Andrea Gritti. Bianca venne educata ed istruita come una perfetta gentildonna dell’poca, all’insaputa del padre che di lei si curava ben poco. Ogni giorno riceveva istruzione da Pietro Giordano Balzoni, Cesare Vecellio, parente e allievo di Tiziano, un amico di Tiziano il Verdizotti e Pietro Bonaventura, impiegato della Banca Salviati a Venezia. Quattro esuli scappati da Firenze, avversari dei Medici, raccomandati alla Gritti da Giorgio Vasari in persona. Morta la zia, Bianca vide la possibilità di fuggire al padre e alla vita in convento. Si convinse che solo la fuga dalla Repubblica di Venezia e il riparo a Firenze l’avrebbero potuta salvare dal suo destino. La fuga venne attuata insieme al Bonaventura e quando il padre di Bianca lo scoprì, li accusò di aver rubato soldi e gioielli, denunciandoli alla Repubblica della Serenissima. Bianca era molto giovane e molto bella, una bellezza fatta di carisma, intelligenza e bontà d’animo, ma completamente ignara della strategia politica che probabilmente Venezia riponeva nella sua persona. L’ambizioso progetto voleva vedere la famiglia Medici alleata della Serenissima. Arrivata a Firenze, Bianca si rese conto delle bugie del marito, delle ricchezze inesistenti e della taglia che pendeva su di loro. In poco tempo divenne un caso diplomatico da risolvere. Bianca Cappello ricevette la visita di Giorgio Vasari, il quale non rimase certo indifferente alla sua bellezza, e che conoscendo l’educazione e l’istruzione da lei ricevuta, la invitò ufficialmente alla corte dei Medici per presentarla al Granduca Cosimo I e al figlio, Francesco. Il 6 gennaio 1564 Francesco vide Bianca e se ne innamorò perdutamente; un amore osteggiato dal fratello il Cardinale Ferdinando, ma agevolato dalla sorella Isabella, figlia prediletta di Cosimo I . Bianca e Francesco condividevano gli stessi interessi e il loro legame non poteva essere paragonato con quello che Francesco aveva con la moglie, Giovanna d’Austria, sposata per questioni politiche e dinastiche. La relazione “clandestina” divenne di dominio pubblico a Firenze, nonostante Francesco avesse regalato a Bianca un Palazzo in via Maggio, dotato di un corridoio sotterraneo che lo univa a Palazzo Pitti. Dopo pochi mesi dal loro incontro, il Granduca Cosimo, provato dalla morte della moglie e di due dei suoi figli, abdicò a favore di Francesco. Bianca e Francesco, rimasti entrambi precocemente vedovi, si sposarono; per l’occasione la Serenissima celebrò ed elevò Bianca a figlia della Repubblica: “figliuola della Repubblica a cagione di quelle particolarissime e rare qualità che degnissima la facevano di gran sua fortuna!”. Un lungo filo invisibile unisce Venezia a Firenze passando per una terra molto antica: l’Armenia, un mistero che, ancora una volta, vede protagonista Bianca Cappello. Venezia era testimone di scambi diplomatici, commerciali e culturali con gli Armeni fin dai tempi antichi e custodiva circa 4.500 preziosi manoscritti armeni, a Venezia nacque Caterina Cornaro, ultima regina dell’Armenia.

Bianca cappello

Non volendo credere alle coincidenze è proprio il caso di sottolineare come in questa storia vi sia la scoperta dentro la scoperta stessa. “Serendipity,” è il termine che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e di trovare una cosa, mentre se ne sta cercando un’altra. La parola non è semplicisticamente legata al concetto di essere fortunati, ma all’osservazione e alla sagacia che un uomo saggio conquista nella vita. Horace Walpole, l’intellettuale e scrittore avanti citato per il significato dato alla parola di serendipità, insieme ad Horace Mann, Ministro residente del Governo inglese a Firenze, vide un ritratto di Bianca Cappello dipinto dal Vasari.

Il quadro era conservato nelle stanze del Palazzo della famiglia Vitelli. Per quarantasei anni Walpole e Mann intrattennero una fitta corrispondenza, contenente la minuziosa descrizione della società inglese che viveva a Firenze. Le lettere formano ricchissime cronache quotidiane indirizzate alla posterità.


Strawberry Hill  residenza di Horace Walpole

Il 28 gennaio 1754, Horace Walpole scrive a Horace Mann una lettera nella quale racconta dell’arrivo in Inghilterra, a Strawberry Hill residenza di Walpole del vasariano ritratto della Granduchessa Bianca Cappello, che Mann gli fece recapitare come regalo personale.

Questa lettera racconta di come sia nata una «scoperta decisiva» circa lo stemma dei Cappello, in un antico libro di emblemi veneziani.

Scrive Walpole: «Questa scoperta l’ho fatta grazie a un talismano, che Mr. Chute chiama sortes Walpolianae, col quale trovo tutto ciò che desidero, à pointe nommée, ovunque io affondi la mano.”

La famiglia dei Vitelli era potente fin dal medioevo, fu committente del loro buon amico Giorgio Vasari ed era imparentata con la famiglia dei Medici.

Vitellozzo Vitelli sposò Angela De Rossi, figlia di Caterina Sforza e nipote di Giovanni dalle Bande Nere, padre di Cosimo I, primo Granduca di Toscana. Il terzogenito della coppia, Camillo, fu comandante fedele a Francesco I, secondo Granduca, che sposerà la bellissima e discussa veneziana Bianca Cappello. Serendipità è poi scoprire che lo stemma dei Cappello si ritrova sul Palazzo di Giulietta a Verona, nell’omonima via Cappello. La tragedia narrata da Shakespeare, che già nei primi del cinquecento era conosciuta con il titolo: “l’infelice amore dei due fedelissimi amanti Giulia e Romeo”, scritto in ottava rima e dedicato a Vittoria Farnese della Rovere duchessa di Urbino, edito a Venezia da Gabriele Giolito de Ferrari nel 1553.

Firenze è la città che ebbe come primo martire un armeno, San Miniato. In Palazzo Vecchio si trova la Sala delle Carte Geografiche, le cui pareti furono progettate da Vasari come ante di armadi, decorate con 53 mappe geografiche dipinte ad olio per opera del frate astronomo domenicano Egnazio Danti e di Stefano Buonsignori. Proprio dietro la carta geografica dell’Armenia, Cosimo I, fece costruire un passaggio segreto che portava a un piccolo studio donato alla Granduchessa Bianca Cappello, dal quale, attraverso una grata, poteva osservare il Salone dei Cinquecento.Questo grazie alla capacità, riconosciutale dallo stesso Granduca, di saper gestire una rete di relazioni anche diplomatiche a livello internazionale, capacità costruita personalmente e non certo acquisita per nascita..

Sii l’imperatore del tuo presente. Nell’universo, ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e nel mezzo, ci sono porte.

«Se non ottieni quello che vuoi, soffri. Se ottieni ciò che non vuoi, soffri. Anche quando ottieni esattamente quello che vuoi, continui a soffrire perché sai che non puoi tenerlo per sempre».

-Socrate-

Spesso ci accorgiamo di perdere momenti preziosi perché distratti dai nostri pensieri. Viviamo le giornate costantemente proiettati con la mente altrove, nel passato o nel futuro, trascurando di godere del presente. Quando ciò avviene è un po’ come inserire il pilota automatico: ci si lascia trascinare dal flusso delle immagini e si dimentica di prestare attenzione a quello che si stava facendo in quel preciso momento. Fortunatamente i pensieri sono solo catene di parole e non possono realmente fare del male, sono piuttosto le reazioni emotive a quei pensieri che ci portano a soffrire. La mente è spesso impostata sulla “modalità giudicante”, e noi siamo abituati ad attribuire giudizi, alle volte dolorosi, su noi stessi e su ciò che ci accade intorno.

Teorizziamo CONTINUA- MENTE, aggrovigliamo i pensieri dando vita alle inquietudini,  Smettiamo di stare nel momento  presente per essere perfidamente soddisfatti nella nostra mente che ci intrappola. E’ l’agire ed essere presenti con ciò che si sente, senza giudicare né sentirsi continuamente giudicati. Noi esseri umani stiamo bene, in equilibrio  quando respiriamo con calma. Un esempio? Provate ad alzarvi in piedi e a spostare il busto avanti e indietro, per un momento si perderà l’equilibrio, l’ istinto ci farà fare un passo avanti o uno indietro per ritrovare la centralità. E se a oscillare fosse la nostra mente? Sarebbe uno spostamento verso il passato o verso il futuro, quindi una perdita di equilibrio durante la giornata.

Tutto ciò scatena l’ansia, che oggigiorno è così comune a tutte le età ed altera il nostro respiro. Quando annusiamo i profumi buoni, godiamo la semplicità della natura, gustiamo i sapori, tocchiamo gli oggetti che ci piacciono, guardiamo l’altra persona con fiducia perché è presente, non ci appesantiamo di aspettative, riusciamo a gioire e a sorridere. Quando il pensiero è rivolto alla paura, ai problemi, all’indecisione, quando oscilliamo tra il fare e non fare, si crea confusione, caos. 

«L’azione avviene sempre nel presente, in quanto espressione del corpo, che esiste solo nel qui e ora. La mente spirituale è come un fantasma, che vive sempre nel passato o nel futuro. L’unico potere che questa ha sopra di te è di distogliere la tua attenzione dal presente.»( Socrate )

Quando la mente vede con chiarezza, non c’è necessità di una scelta, perché c’è L’ Azione, l’agire che darà il COR-Agere, l’azione del cuore, il Coraggio di vivere. “Ora et Labora” crea e allena i “muscoli della mente”, fai  silenzio interiore ( una delle più grandi fatiche e difficoltà per l’uomo). Accetta di far accadere la vita, vivendola e non subendola, solo fermandoci nel momento presente costruiremo dei ricordi felici di ciò che proviamo, e’ la gratitudine che combatte quel futuro che tanto temevamo e che spesso arriva senza portare con sé nessuna catastrofe.

“Non bisogna mai esaurire un argomento al punto che al lettore non resti più nulla da fare: perché non si tratta di far leggere ma di far pensare”. Elena Tempestini

Il barone di Montesquieu, era un grande viaggiatore ed estimatore dell’Italia, tanto da comporre con i suoi racconti il bellissimo libro, “Viaggio in Italia”. Siamo agli albori del settecento, nel secolo del “Grand Tour”, il lungo viaggio che gli aristocratici europei compivano per perfezionare la loro conoscenza appresa sui testi.

Durante il Tour si respiravano la cultura e l’arte, la politica della Roma antica, la filosofia del Rinascimento fiorentino, l’arte del Barocco siciliano o l’economia e il commercio. L’estrema parsimonia dei fiorentini, descrive Montesquieu, nei suoi scritti, non è avarizia come nei genovesi, ma nasce da un certo stile, dalla sobrietà di un’antica disciplina. Gian Gastone de’ Medici è un principe pigro ma intelligente, la dinastia dei Medici e la sua corte non opprimono questo piccolo paese che è libero, come un grande paese. Forse fu l’aria di libertà a far sì che molti stranieri decidessero di trasfersi a vivere in città.

Goethe nella campagna romana, realizzato
dal pittore tedesco Johann Heinrich Wilhelm Tischbein nel 1787.

Dal 1710 in poi, Firenze accolse Inglesi, Svizzeri, Francesi e Tedeschi, fino ad arrivare a un terzo della popolazione cittadina. Gli stranieri che scelsero Firenze come residenza, poterono mantenere i loro usi e costumi, avere libertà di pensiero sui temi della filosofia e della religione, e non di meno disquisire liberamente sul tema della politica, con decenni di anticipo rispetto alla “rivoluzione francese” che fece da spartiacque tra l’età moderna e quella contemporanea. Erano i primi anni trenta del settecento, a Londra c’era il governo di Horace Walpole che aveva interesse a tenere sotto controllo l’esilio della famiglia reale degli Stuart. Il “Giovane Pretendente” al trono d’Inghilterra, Carlo Edoardo Stuart, era motivo di preoccupazione per il re Giorgio II, il quale si serviva di aristocratici e diplomatici come spie e agenti segreti, per essere informato costantemente delle azioni degli Stuart che vivevano tra Roma e Firenze. Carlo Sackeville, conte di Middlessex, grazie al suo amore profondo per la musica fu uno dei primi inglesi a risiedere a Firenze, divenendo impresario del Teatro della Pergola, con il pieno appoggio iniziale di Horace Walpole, influente ministro inglese sotto i governi di Giorgio I e Giorgio II.

Fabio Borbottoni Firenze

Nel 1777, Carlo Edoardo Stuart comprò a Firenze una proprietà, in via Capponi, che era appartenuta al padre e al fratello di Eleonora di Toledo, moglie del Granduca Cosimo I de’ Medici, un Casino con un giardino meraviglioso, descritto dal Vasari “come il più bello mai visto, neanche al pari di Boboli”, nel quale fino al 1574 era collocata una grandiosa e simbolica fontana, poi venduta al Senato di Palermo ed oggi, nella stessa città, collocata al centro di Piazza Pretoria. Carlo Edoardo Stuart, conosciuto con lo pseudonimo di Conte d’Albany, e la moglie, la principessa Luisa von Stolberg, che diverrà successivamente la compagna di Vittorio Alfieri, si stabilirono a Firenze. Furono anni durante i quali lo Stuart, reduce dalla sconfitta della battaglia di Culloden nel 1746, ultima battaglia a favore della causa giacobita, e sconfitto dal figlio del re Giorgio II, in esilio a Firenze, dovette fronteggiare le aperte ostilità del console inglese Horace Mann, imparentato con Horace Walpole, che nei suoi soggiorni fiorentini, aveva creato un esclusivo ritrovo di intellettuali e aristocratici inglesi in un Palazzo in Santo Spirito.

Fabio Borbottoni

Sono questi gli anni durante i quali il filo della storia della società inglese a Firenze inizia a delinearsi, perché non si possono collocare gli eventi sotto la parola casualità, ma li possiamo inquadrare in una connessione di cause-effetti degli avvenimenti storici. Ed ecco apparire sul palcoscenico dello scorrere del tempo, la società dell’ottocento, che iniziò a far partecipe le donne, coloro che costituirono il “salotto buono” della Firenze intellettuale.

Donne come Elisabeth Barrett Browing, Giorgina Craufurd, la Miss Uragano Jessie White Mario, Sarah Nathan, donne che saranno successivamente protagoniste del Risorgimento Italiano, le “Donne Mazziniane” che fecero l’Italia. L’aria di Firenze era dunque aria di libertà e di scambio di idee, di nuove rivoluzioni, l’aria della capitale non solo di un nuovo regno ma di un intero mondo che iniziava a comprendere la nuova società emergente, quella americana.

Dal Summit di Budapest alla COP29 di lunedì 11 novembre in Azerbaigian. La gestione di Trump e’ già iniziata. Elena Tempestini

Donald Trump e Viktor Orban Presidente di turno della Ue

Le elezioni americane sono già alle spalle, l’agenda da affrontare era ben nota.
Si apre oggi a Budapest il quinto vertice della Comunità politica europea (CPE). Praticamente si vedranno subito quelle inquietudini che il primo ministro ungherese Viktor Orban, presidente di turno dell’Ue, aveva deciso di mettere all’ordine del primo giorno nella riunione della Comunità politica europea, ma solo dopo le elezioni Americane. Praticamente e’ l’occasione per rendere esplicito che le sorti dell’Europa dipendono dalle oscillazioni della politica americana. La netta vittoria di Donald Trump, mette in luce il rischio di non riuscire ad affrontare le questioni di interesse comune, quali il rafforzamento della sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente europeo. Sul tavolo ci sono le divisioni geostrategiche che appaiono sempre più concrete. Pochi giorni fa ci sono state le elezioni in Georgia, la quale è tornata alla Russia con la vincita del partito “ Sogno Georgiano” e della Moldavia che invece ha riconfermato la Presidente uscente filo -europea. Una scommessa vinta, quella di Orban, da sempre fervido sostenitore di Trump e spina nel fianco delle istituzioni europee, tanto da attirarsi la definizione di “cavallo di Troia” di Vladimir Putin per l’Europa.

Lo slogan MAGA “Make America Great Again” di Trump, e’ stato adattato da Orban in “Make Europe Great Again”. L’invito di Ursula Von der Leyen, dopo le congratulazioni per la vittoria a Trump, è stato ricordare che il partnerariato transatlantico continui a dare risultati. Macron è Scholz dicono che lavoreranno per un’Europa più unita, più forte e più sovrana in questo nuovo contesto, cooperando con gli Stati Uniti e difendendo gli interessi e i valori europei.

Una domanda risuona nell’aria : “ come gestiamo Trump? “ non dimentichiamo che lunedì 11 novembre a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ci sarà l’attesa COP29, il più grande vertice mondiale sul clima, segnando un momento cruciale nella diplomazia delle politiche climatiche, ma sicuramente ancora più importante per le relazioni internazionali geopolitiche e geostrategiche.

Ma una domanda aleggia sulla COP29, chi finanzia, come e con quanto, la decarbonizzazione? 

Lo scenario si complica perché il primo Paese produttore di petrolio al mondo, gli stati Uniti , ha eletto un presidente che ha definito gli Accordi di Parigi «orrendamente ingiusti»le “promesse” avanzate dai governi partecipanti relative all’abbattimento delle emissioni di gas serra sono molte e, i comunicati finali delle COP devono essere approvati all’unanimità. Il voto di un piccolo Stato vale quanto quello della Cina o degli Stati Uniti. È l’essenza del multilateralismo. È noto da tempo che la COP29 sarà la COP della finanza climatica, sarà l’anno durante il quale si dovrà decidere per il contributo monetario che i Paesi più industrializzati dovranno mettere a disposizione a quelli in via di sviluppo per la lotta al cambiamento climatico.

Quello che sarà certo a Baku, e’ che gas e petrolio non scompariranno dai dialoghi dei 190 paesi presenti.

L’Azerbaijan rappresenta un produttore di grande rilevanza sia di petrolio sia di gas naturale, un paese che può essere considerato come la culla dell’industria degli idrocarburi. In questo 2024 si è ritagliato un ruolo di crescente rilievo sulla scena internazionale anche grazie all’annessione dal 1 gennaio 2024 del piccolo territorio del Nagorno-Karabakh , creando migliaia di esuli verso l’Armenia.

Il Nagorno Karabakh in giallo , territorio che dal 1 gennaio 2024 non esiste più è’ stato inglobato dall’Azerbaigian 

L’Azerbaigian è il perno orientale di un asse panturco, un blocco indissolubile sotto l’insegna del “Due paesi, una Nazione” creato con la Turchia.

E’ in atto un progetto denominato “International transport corridor Caspian Sea-Black Sea” (ITC-CSBS), concordato da Azerbaigian, Georgia, Romania e Turkmenistan, regioni che hanno sottoscritto un accordo volto a rafforzare la cooperazione economica tra di loro e sostenere lo sviluppo e la stabilità. Il corridoio di trasporto internazionale collega il Mar Nero al Mar Caspio, attraversando quattro Paesi e garantendo lo spostamento di merci attraverso un sistema multimodale tra Unione europea, Caucaso e Asia centrale. Tra il Mar Nero e il Mar Caspio si trova il Caucaso una regione geografica che prende il nome dall’omonima catena montuosa; un ampio istmo chiamato “istmo ponto-caspico” mediante il quale l’Europa è congiunta all’Asia.

Il corridoio concordato da Azerbaigian, Georgia, Romania e Turkmenistan, ha la prospettiva di connettersi alla regione Asia-Pacifico. Da tempo la Romania vuole trasformare il porto di Costanza in un collegamento strategico del corridoio di trasporto e di transito che collega il Mar Caspio e il Mar Nero, ma soprattutto renderlo un punto di riferimento per l’Unione europea per le merci trasportate dall’Asia Centrale e, in particolare, dal porto turkmeno di Turkmenbashi, riferimento anche per il Kazakistan e l’Uzbekistan.

Il corridoio interessa da tempo anche l’Uzbekistan, il quale sta cercando l’accesso ai porti del Mar Nero attraverso il porto turco di Mersin, per raggiungere il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa

Inutile dire che l’elezione di Trump ci dona la certezza che le catene logistiche e le spedizioni via mare e via aerea subiranno importanti cambiamenti su vari fronti rispetto agli ultimi anni.

Cosa può succedere se vince Donald Trump rispetto a Kamala Harris? Siamo sicuri che sia una divisione e non un nuovo approccio politico -economico che vedrà entrambi protagonisti per creare un nuovo equilibrio?

Donald Trump si pone in continuità con l’amministrazione Biden nel campo della competizione strutturale con la Cina, la sua presidenza alza il livello dello scontro economico. Continuità e discontinuità saranno i principali attori, ma negli effetti per l’America c’è la ricerca dell’equilibrio e il mantenimento dei suoi valori economici. Cosa può succedere se Donald Trump sarà il nuovo presidente ? Siamo sicuri che sia una reale divisione tra i due candidati e non un nuovo approccio politico -economico che vedrà entrambi protagonisti per ritrovare un punto fermo dell’America?

Gli americani stanno scegliendo Donald Trump. Ufficialmente non è detto ma in pratica, lo sappiamo, i conteggi sono ancora in corso ma diciamo che è solo una formalità?. Gli effetti Trump saranno avvertiti da tutti: Cina, Russia, Ucraina, Iran; praticamente sia dagli alleati che dai nemici. Un bivio questo anomalo 2024, sono le ultime elezioni di un anno che verrà ricordato sui libri di storia, con un rapporto europeo che rischia di cambiare e uno sguardo strategico particolare verso l’indopacifico. La Cina si sta preparando a ulteriori turbolenze adottando un approccio globale alle sue relazioni con gli Stati Uniti , se era l’America a contenere la Cina, adesso potrebbe essere il contrario. La costruzione di alleanze nell’Indo-Pacifico è l’elemento chiave per continuare la strategia di Pechino, ma L’Europa, se vince Trump è pronta a un nuovo “ inizio” delle relazioni transoceaniche?

Secondo i maggiori analisti, con i risultati di oggi mercoledì 6 novembre, in caso di vincita i rapporti con l’Europa cambierebbero, Trump ha ripetutamente criticato il vecchio continente minacciando di stravolgere gli attuali legami Ue-Usa. Gli aiuti all’Ucraina dopo l’invasione su larga scala da parte della Russia nel febbraio 2022 saranno uno dei punti di discussione più urgenti con l’Europa, la candidata democratica e vice presidente Kamala Harris è considerata più propensa a mantenere lo status quo con l’Ue su tali questioni. Trump vuole interrompere le forniture di armi all’Ucraina, asserendo che potrebbe mettere fine al conflitto facendo un accordo con il presidente russo Vladimir Putin per un cessate il fuoco, eventualmente fornire anche armi a Kiev, ma è l’Europa che deve pagare il conto. L’Europa se vince Trump non può aspettarsi che l’America resti quella che tutti conosciamo.

Ma questo punto è condiviso anche con la Harrys: i tempi in cui gli Stati Uniti erano “estremamente presenti a livello europeo” è finita.
La politica protezionistica di Trump sulla quale ha giurato di imporre tariffe del 10% sulle importazioni da tutti i Paesi e del 60% sulle importazioni dalla Cina erano già stati applicati. Trump ha criticato l’Europa, avvertendo che, in caso di vittoria elettorale, essa “pagherebbe un prezzo elevato” per non aver acquistato abbastanza beni americani. La politica divide i due candidati ma l’economia americana cerca la stabilità e la continuità. Sarà il potere economico a dare una linea guida importante, forse creando due fronti apparentemente in contrasto ma nei fatti creando un equilibrio che manca da molto tempo a chi occuperà lo studio ovale.

Il vertice BRICS a Kazan ha dato il via ad un sistema economico anti-dollaro, la banca britannica Standard Chartered aveva già aderito a BRICS Pay nel 2023

“Il principale valore del denaro sta nel fatto che viviamo in un mondo in cui è sopravvalutato.”

(Henry Louis Mencken) 

Potrebbe  essere questo il sottotitolo del vertice dei BRICS che si è riunito a Kazan per la prima volta con l’allargamento ai nuovi membri. Nel 2022, durante l’esplosione della guerra in Ucraina, è stato deciso, sotto la presidenza cinese, di allargare ad altre nazioni il gruppo BRICS, che era rimasto stabile da più di un decennio. Il vertice, precisamente il 16esimo dalla fondazione del 2009, e’ stato organizzato a Kazan, la quale città è il più importante porto fluviale del Volga e rappresenta lo sbocco di una buona parte delle produzioni del Tatarstan, a sua volta uno dei territori più sviluppati della Federazione Russa, grazie soprattutto alla produzione e alla raffinazione del petrolio.

Fonte carta geografica: Google earth

Il vertice BRICS di kazan ha mostrato  il non-isolamento di Mosca e la sua volontà di costruire un nuovo ordine globale, antagonista rispetto all’Occidente. Nel corso della due giorni, al centro dei dibattiti c’era la questione della de-dollarizzazione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dal ‘dollaro, creando un’alternativa dal punto di vista dei pagamenti e degli scambi commerciali internazionali con altri sistemi di pagamento’, ma anche della necessità di favorire le de escalation di Ucraina e Medio Oriente. Il sistema di pagamento internazionale attualmente vigente nel mondo capitalistico  è il sistema “ Swift” , nel quale i due principali soci sono Euroclear, un’emanazione di J.P.Morgan e la seconda una partecipata di grandi fondi internazionali con sede in Lussemburgo. Nel numero sempre più crescente di transazioni internazionali, specialmente nel commercio energetico di petrolio e gas, vengono utilizzate monete locali, usando il sistema delle blockchain per scavalcare i sistemi di pagamento come lo Swift. Nel 2023 un quinto di tutto il commercio petrolifero mondiale è stato fatto con monete diverse dal dollaro, L’India secondo partner degli Emirati Arabi ha firmato un accordo sul petrolio per pagare in rupie. L’India “ amica -alleata” dell’Occidente, non mira ad essere seconda in questo processo di de-dollarizzazione dei suoi commerci, tanto che Il Ministro degli Affari Esteri dopo il vertice di Kazan ha dichiarato che l’India non sta perseguendo attivamente la de-dollarizzazione e che la sua intenzione di far parte del sistema alternativo è dovuta principalmente al fatto che vuole ancora commerciare con alcuni Paesi che hanno difficoltà a commerciare in dollari, e per questo motivo usa i sistemi alternativi. Sottovalutare l’ascesa dei BRICS non è più possibile tanto meno per  il futuro inquilino/a della Casa Bianca, visto che dovrà affrontare la questione del costante ingigantirsi del debito federale americano. Un debito importante interno agli USA, ma del quale una cospicua parte e’ stata ceduta  a Giappone, Taiwan, India, Francia e Canada; la Cina e’ scomparsa dalla lista dei compratori del debito americano. Questo punto potrebbe portare alla luce  la debolezza egemonica americana e dare una maggiore spinta alla blockchain “BRICS Pay”. La banca britannica Standard Chartered ha aderito a BRICS Pay per consentire ai suoi clienti di effettuare pagamenti verso altri Paesi BRICS, specificando che non è una criptovaluta, ma un servizio digitale che non ha un’unica valuta accettabile. La BRICS Pay è in uso alla State Bank of India che ha realizzato un’app basata su BRICS Pay per le transazioni estere. Le russe Sberbank e VTB sono partner della piattaforma di pagamento, le cinesi Bank of China e ICBC, e la brasiliana Petrobras hanno integrato BRICS Pay nei loro sistemi. Tutte le transazioni finanziarie effettuate con BRICS Pay vengono elaborate dalla New Development Bank, la banca BRICS.

Cosa è in effetti la BRICS Pay? 

Un sistema di pagamento totalmente distinta dal dollaro, che permetterebbe ai paesi aderenti ai BRICS di avere il controllo delle proprie economie reali, il poter avere uno strumento di pagamento  in grado di liberarli dalle oscillazioni e dalle speculazioni  operate dai grandi poteri che i giocatori  finanziari usano nei mercati monetari, sistemi spesso  dannosi nei confronti delle transazioni economiche commerciali dei paesi ritenuti appartenenti ai “ South -Global”. Il sistema dei Brics Pay si fonda  sull’uso delle valute nazionali dei Paesi membri, sulla sicurezza  e sulla velocità delle transazioni con una totale indipendenza dai circuiti internazionali. Gli utenti si registrano sulla piattaforma collegando il proprio conto bancario o un altro metodo di pagamento locale e, da quel momento possono utilizzare BricsPay per tutte le transazioni sia online che in attività commerciali fisiche in tutti i paesi aderenti ai BRICS. La velocità è la vera rivoluzione, la transazione avviene in pochi secondi, grazie a un sistema di pagamento diretto tra banche e istituti di pagamento dei paesi partecipanti, riducendo  la necessità di intermediari. Durante il vertice  a Kazan è stato sottolineato che il sistema BRICS Pay utilizza tecnologie avanzate che permettono che le informazioni degli utenti siano protette durante ogni transazione. 

Ma la domanda da porsi in questo momento è: come non mettere le élite occidentali a dover scegliere se sostenere l’America o cercare un accordo con le potenze emergenti più dinamiche? E come controllare che non vengano aggirate le sanzioni internazionali?

proprio grazie a questo sistema di pagamento, le analisi delle blockchain che hanno monitorato i flussi globali, rivelano che tra luglio 2023 e giugno 2024 la Russia ha ricevuto oltre 182 miliardi di dollari in criptovalute, l’Ucraina ha registrato afflussi di oltre 106 miliardi di dollari nello stesso periodo, con un incremento del 160% nell’uso delle piattaforme. Praticamente le sanzioni sembrerebbero aver incrementato un’economia parallela immune dai tradizionali controlli. Il ruolo delle criptovalute nella cyber warfare è in crescita, rendendo ancora più complessa la gestione dei conflitti digitali. 

Foto : Milano Finanza

Perché le cripto valute sono così importanti per i paesi emergenti? 

Perché potrebbero, se non sostituire , essere vere e proprie antagoniste del cosiddetto “ Petrodollaro” con una tipologia di criptovaluta più simile allo L’E-Yuan digitale cinese che è emesso direttamente dalla Banca Centrale cinese. 

Foto : Wired

Sir Jeremy Fleming, fino a Maggio 2023 è stato Direttore del Government Communications Headquarters, l’agenzia di intelligence, che si occupa di sicurezza, spionaggio e controspionaggio nell’ambito delle comunicazioni cyber del Regno Unito, il quale ha espresso preoccupazione per la moneta digitale cinese, perché potrebbe servire per eludere le sanzioni internazionali. A fine giugno, in America c’è stata l’abolizione della “Dottrina Chevron”, che era nata negli anni ottanta per permettere alle Agenzie Federali di interpretare le leggi di cui sono responsabili. Con la sua abolizione si aprono le porte ad una frammentazione che avverrà Stato per Stato dell’economia americana. Abolendo la Dottrina Chevron, la Sec, la Securities and Exchange Commission, Commissione Federale per i Titoli e gli Scambi di valuta e responsabile della vigilanza sulla borsa, ha detto che potrebbe avere dei grossi problemi per monitorare a livello nazionale le criptovalute, per questo la Sec chiede di regolamentare una guerra senza fine che sta divenendo il Far West delle cripto.

Foto: Osservatorio Cripto

La dimostrazione è che la SEC andrà a processo contro la piattaforma di cripto valute Kraken. 

Ma le criptovalute offrono sia opportunità che sfide: possono essere utilizzate per finanziare attività illegali, e allo stesso tempo offrire nuove possibilità per gli scambi economici. Le cripto valute sono un prodotto della “ futura rete Internet “ la blockchain, la quale sfrutta una rete informatica di “nodi”,  dei computer aventi una copia del registro di dati e informazioni senza un’entità centrale. Sicuramente avere canali per finanziare in modo anonimo attacchi militari, rende estremamente difficile per una nazione prevenire e difendersi. La velocità, l’immediatezza di invio e ricezione del denaro hanno dimostrato l’efficacia dello strumento virtuale in un contesto di guerra, un potenziamento potrebbe avere gravi ripercussioni nel campo della sicurezza. Ma della tecnologia non dobbiamo avere paura,  bisogna considerarla con il rispetto della sua neutralità, la tecnologia, come tutti gli strumenti, non può essere il “male” dipende dall’uso che il buon suonatore ne fa. 

“Tutti possono vedere la mie tattiche, nessuno può conoscere la mia strategia”. Venti di guerra intorno a Taiwan e all’isola dei segreti di Hainan nel Mar Cinese Meridionale. Elena Tempestini

Mentre in Europa si combatte la guerra russo-Ucraina e in Medio Oriente il conflitto israelo-palestinese si espande nel Libano, l’attenzione militare delle maggiori potenze del pianeta è concentrata in un altro luogo, il focus strategico è nell’Indo- Pacifico, il “ Pivot to Asia” per contenere e contrastare il potere crescente della Repubblica Popolare Cinese, la quale vorrebbe diventare la prima potenza mondiale. Per Pechino la questione e la perdita dell’isola di Taiwan è un affronto gravissimo, la sua riconquista è una priorità assoluta. Taiwan è spalleggiata da un peso massimo quali gli Stati Uniti. Washington ha sempre difeso l’indipendenza dell’isola ma ha anche dosato con cura le sue azioni per non irritare troppo la Cina, per esempio riconoscendo la Repubblica Popolare come “unica Cina” e scoraggiando Taiwan dal dichiarare formalmente l’indipendenza. Tutto questo perché nessuno vuole davvero una guerra che, se dovesse scoppiare, sarebbe disastrosa per tutti.

Finora la Cina è stata contenuta con la deterrenza, attraverso massicci investimenti militari da parte di Taipei oltre che con l’alleanza americana. Tuttavia la crescita militare cinese e i toni sempre più minacciosi di Pechino fanno temere un prossimo scontro attorno all’isola; uno scontro potenzialmente ad altissima intensità che coinvolgerebbe altri attori della regione e il cui esito potrebbe cambiare gli equilibri geopolitici del mondo intero.

Per la Cina, attaccare Taiwan significherebbe mettere alla prova la coalizione che tenta di contenere la sua ascesa al dominio dell’Asia, forse sarebbe meglio dire: del mondo. Conquistare Taiwan sarebbe una ferita nel petto degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Viceversa, se gli Stati Uniti riuscissero a difendere Taiwan colpirebbero al cuore le ambizioni egemoniche di Pechino e riaffermerebbero la propria supremazia mondiale . Quindi l’importanza di Taiwan va ben oltre le sue famose industrie di microprocessori.

Questo potrebbe spiegare perché gli aiuti militari americani all’Ucraina siano stati così scarsi e irregolari: se Washington avesse concesso a Kiev centinaia di caccia, gli Himars i missili con una gittata di 80 km e dozzine di carri armati, la guerra forse avrebbe preso una piega ben diversa, ma l’America si sarebbe privata di risorse importanti da impiegare in caso di confronto diretto con la Cina nell’Indo-Pacifico. Già nel 2022, quindi ad inizio conflitto Russo-Ucraino il Dipartimento della Difesa , Americana aveva pubblicato un documento il “National Defence Strategy” in cui si indicava la Cina quale minaccia numero uno e l’Indo-Pacifico come il quadrante prioritario della geopolitica mondiale. La minaccia russa all’Europa, nonostante la guerra è’ stata lasciata in secondo piano.

Proprio in questi giorni l’america ha rafforzato la sua presenza strategica nel Pacifico aspettandosi che su quel quadrante possa scoppiare la prossima “major war”, una guerra importante che inevitabilmente riguarderà la Cina. Praticamente potrebbe essere possibile se non probabile uno scontro aeronavale attorno a Taiwan. E’ di poche ore fa la notizia, oggi 22 ottobre 2024, che la flotta navale cinese ha cominciato una potente esercitazione militare vicino a Taiwan, il Presidente cinese ha invitato le truppe a prepararsi alla guerra, dopo aver già organizzato altre esercitazioni su larga scala fin dall’inizio di ottobre. Il presidente Xi Jinping ha annunciato che le esercitazioni saranno “con munizioni vere”.

Bisogna comprendere che mentre la guerra russo-Ucraina non cessa le armi, l’America non ha fatto mistero che non sia la Russia il loro interesse globale, ma la sfida con la Cina. Per Washington, la Russia è una minaccia concreta per gli alleati europei, così come Iran, Corea del Nord e il terrorismo internazionale, ma la Cina è qualcosa di più grave perché persegue l’egemonia sull’Asia intera e quindi sul mondo. Dal punto di vista strettamente economico-commerciale, l’Europa è un grande mercato ma l’Asia lo è di più. La Russia, per quanto aggressiva e vasta, ha un PIL 10 volte inferiore alla Cina e all’Unione Europea, quindi è improbabile che diventi la potenza egemone in Europa o in Asia; invece l’economia cinese domina il continente asiatico e per questo gli USA vogliono ricalibrare la loro presenza nel Pacifico, così da poter meglio contrastare eventuali azioni armate cinesi, come quella contro  Taiwan . Razionalmente attaccare Taiwan presuppone una quantità di difficoltà e di conseguenze che la Russia non ha dovuto affrontare nell’attaccare l’Ucraina. Xi Jinping per un periodo di tempo si è dimostrato più cauto di Vladimir Putin e l’andamento della guerra in Ucraina avrebbe dovuto convincerlo che invadere Taiwan sarebbe troppo gravoso.
E’ possibile che i cinesi cerchino forme alternative al conflitto diretto, per esempio un blocco aeronavale? . Il blocco aeronavale potrebbe avere inizio con una finta esercitazione su ampia scala attorno a Taiwan, come quella già avvenuta nel 2022 e 2023. Se accadesse come sembra in questi giorni di ottobre , l’america e il mondo intero discuterebbero su come rispondere, e la Cina potrebbe tentare un colpo di stato per destituire rapidamente il governo di Taipei insediatosi da pochi mesi. Questo atto eviterebbe il conflitto militare aperto, il mondo non potrebbe reagire con un atto di guerra. La domanda da porsi è: “qualcuno” sarebbe pronto a sparare per primo alle navi cinesi per forzare il blocco, sapendo di innescare un conflitto su ampia scala e potenzialmente nucleare?

Nel 2023 il Generale Michael A. Minihan, uno dei più importanti generali dell’Air Force americana, esperto di Pacifico rilascio’ delle affermazioni che alla luce di questi giorni sono “ profetiche”: “Spero di sbagliarmi, ma la mia logica mi dice che combatteremo una guerra nel 2025» il memorandum  del Generale fu reso pubblico dalla tv americana Nbc,  esprimendo  le sue preoccupazioni e immaginando un conflitto aperto tra le due superpotenze: Cina e America. Il generale aveva citato le aspirazioni del presidente cinese Xi Jinping. Il momento critico sarebbero potute essere le elezioni presidenziali in programma nel 2024 a Taiwan, e dare il pretesto all’aggressione militare da parte del presidente cinese Xi Jinping. Il momento ideale era previsto per ottobre, quando gli Stati Uniti sarebbero stati distratti dalla corsa elettorale per la Casa Bianca. « il Generale Michael A. Minihan ha elaborato una analisi che ai fatti odierni, dopo due anni sembra manifestarsi. Le sue parole sembrano una profezia: “La squadra, la ragione e l’opportunità di Xi sono tutte allineate per una guerra nel 2025, concluse” 

GENERALE MIKE MINIHAN: PREPARARSI ALLA GUERRA CON LA CINA NEL 2025

Il 2 maggio 2024, la forza arruolata dell’Air Mobility Command ha conferito la sua onorificenza più prestigiosa, l’Ordine della Spada, al Generale Minihan.

Taiwan Joint Sword-2024B

Ad oggi che vediamo le esercitazioni, denominate “Joint Sword-2024B”, che si stanno svolgendo in questi giorni di ottobre 2024 in diverse aree intorno a Taiwan, il comando dell’esercito cinese ha dichiarato che le manovre rappresentano “un avvertimento severo, una punizione” . Si parla di Taiwan ma si tace riguardo l’aumento su una serie di questioni controverse nel Mar Cinese Meridionale come le Isole Spratly , ma da non dimenticare l’isola di Hainan, la quale è segnalata e in risalto sulle mappe del Pentagono a Washington ed è scrutata costantemente dall’intelligence satellitare, cosa che infastidisce molto i cinesi.

Carta geografica che mette ben evidenza la posizione di Taiwan e dell’isola di Hainan

Con dei tunnel scavati sotto il promontorio della baia di Yalong, c’è il porto di Yulin e la base militare di Longpo Naval Base dove la marina cinese protegge i suoi sottomarini nucleari e le portaerei della flotta. I tunnel si trovano sotto la baia di Sanya , sono caverne capaci di ospitare fino a 20 sottomarini nucleari, permettendo ai cinesi di scivolare in immersione fino al mare aperto, sfuggendo alla ricognizione satellitare americana. L’isola di Hainan è incastonata tra le coste del Vietnam, Malesia, Indonesia, Brunei, Filippine, Taiwan e Cina, praticamente è uno specchio d’acqua strategico irrinunciabile per i cinesi. Situata dalla parte opposta di Taiwan è in una posizione che si rivela preziosa per molte ragioni, geopolitiche, quale presidio militare, e per ragioni economiche, ogni ingerenza non cinese potrebbe far scattare ritorsioni “ punitive” come quella di Taiwan. L’isola è la sede della  base più importante della marina cinese , parte della flotta del Mare del Sud. Isola importantissima e strategica: da un lato, consente l’accesso alle acque contese nel Mar Cinese Meridionale e, dall’altro, garantisce un controllo della rotta marittima che collega l’Asia e il Pacifico con India e il Medio Oriente. Pechino da tempo, ha lanciato un progetto per fare di Hainan il più grande porto di libero scambio entro il 2035, non sarà proprio quell’isola ad essere il centro di un contenzioso che potrebbe trasformarsi da esercitazione a guerra? “Tutti possono vedere la mie tattiche, nessuno può conoscere la mia strategia”.( Generale Sun Tzu V secolo A.C)

Margherita Sarfatti la donna che creò Mussolini e che fu “ lucida in tutto fuorché in amore”. Elena Tempestini

Margherita Grassini Sarfatti 

L’anno 1922 era passato con un susseguirsi di violenti scontri contro sedi e iscritti di partiti e sindacati di sinistra, in un contesto democratico compromesso da governi definiti deboli, senza una visione futura. Il caos si stava avvicinando sempre di più al malcontento del popolo italiano. Il Governo di Luigi Facta, monitorava la situazione ma non aveva compreso la gravità: un telegramma rassicurava il re: «Maestà, la presunta marcia su Roma è tramontata». Con queste parole si liquidava un “ problema” come se fosse fallito o addirittura mai avvenuto. Invece era l’evento che avrebbe dato inizio alla demolizione delle istituzioni democratiche. L’obiettivo di Mussolini era estromettere il Presidente del Consiglio  per ottenere la guida del Paese, riuscendo a  forzare la mano al re, Vittorio Emanuele III, che avrebbe dovuto decidere, durante lo svolgimento della manifestazione eversiva, se cedere alle pressioni dei fascisti e incaricare Mussolini di formare un nuovo governo oppure dichiarare lo stato d’assedio, rischiando la guerra civile.

Un giovane Mussolini

Era un ottobre piovoso quello del 1922, Luigi Facta, Presidente del Consiglio dei Ministri, piemontese di Pinerolo, Giolittiano membro del Partito Liberale, rimase in carica fino al 27 ottobre, quando venuto a conoscenza della marcia su Roma, e indeciso sul da farsi, propose al re di promulgare lo stato d’assedio, ma non ottenendo la firma del sovrano il giorno dopo rassegnò le sue dimissioni sciogliendo il governo. Vittorio Emanuele III fece telegrafare subito a Mussolini, che si trovava a Milano, di recarsi immediatamente a Roma per formare il nuovo governo. La notizia prese alla sprovvista Mussolini, ciò che desiderava era divenuta realtà:

Marcia su Roma

“State calmi, state calmi”, fu la raccomandazione che Mussolini  ripeté più volte ai suoi fedeli eccitati». L’episodio è estremamente rivelatore delle preoccupazioni che dominavano l’animo del duce, molto incerto se dare o meno corso alla conquista del potere attraverso un colpo di mano che assomigliava molto alla rivoluzione di Ottobre russa del 1917. 

«O marci o crepi. Ma so che marcerai» gli disse Margherita Sarfatti. Fu nella villa della sua compagna che venne programmata la marcia su Roma. E sarà sempre la Sarfatti a pagare personalmente il biglietto del vagone letto che, la notte de 30 ottobre del 1922, portò Mussolini a Roma per ricevere dal re l’incarico di formare il nuovo governo.

La mentalità di Mussolini era quella di un uomo politico abituato agli intrighi di potere dei primi anni del XX secolo, non gli apparteneva una visione più ampia, era convinto di poter ereditare dalla vecchia classe liberale i  consensi come dei frutti maturi che cadono dall’albero. Aveva il timore di uno spargimento di sangue, e non era sicuro che la Marcia su Roma fosse un evento risolutore della crisi che attanagliava l’Italia . C’era il timore che un gesto di forza potesse generare una nuova fiamma verso una guerra civile. Ma c’era anche il lato oscuro di un uomo che bramava il potere, che voleva emergere e comandare, peccato che al tempo stesso viveva il timore di ottenerlo. La vittoria, la paura di vincere la supero’ grazie ad una donna: Margherita Sarfatti. 

Margherita Grassini Sarfatti, era nata ricca, libera, bella e visionaria verso una Italia tutta da costruire. Incontro’ Benito Mussolini e se ne innamorò. Ma non solo dell’uomo, ma della luce, dell’anima e del carisma che lei vedeva e le toccava il cuore. Donna intellettuale mitteleuropea, figura femminile intrigante, di una intelligenza arguta, libera e di elevata socialità, era innamorata persa di quell’uomo all’apparenza insignificante, burbero, grezzo anche nel parlare, un uomo tutto da costruire se voleva divenire un condottiero politico. Margherita era in grado di garantire; a colui che si presentava con i polsini delle camicie lise, che non conosceva le buone maniere, che non sapeva relazionarsi e stare composto a tavola, che non conosceva le lingue, intrigante, donnaiolo e bugiardo, con un Ego spropositato, tutto l’appoggio che poteva servire, sia nell’alta finanza fornendo i soldi necessari per il giornale l’Avanti, sia il denaro per fondare un nuovo giornale, il Popolo d’Italia. Margherita Sarfatti mise a disposizione della causa politica e di Mussolini la sua solida immagine di storica dell’arte, una figura rassicurante nella presentazione all’estero del duce negli ambienti delle élite culturali. Donna di fede ebraica, per sostenere l’uomo che amava intensamente, volle adeguarsi a lui e alle sue idee, diventando, con un gesto estremamente riservato, cristiana. Episodio riportato nelle pagine dell’ inedito “ My Fault” , una raccolta di scritti mai pubblicati, delle riflessioni personali della Sarfatti sull’uomo che l’ha affiancata per molto tempo, e non solo come compagna e amante, ma in qualità di amica, collega, consigliera e anche quel molto di più che Mussolini le avrebbe dovuto riconoscere per onestà intellettuale.

Sempre in bilico tra l’ebraismo di nascita e il cristianesimo, in verità, un po’ papista lo era stata anche per ragioni familiari. A Venezia  suo padre, Laudadio Grassini, era stato molto vicino al patriarca Giuseppe Sarto, futuro Pio X. Margherita è una giovane molto dotata, ha una solida formazione intellettuale, e’ seguita da insegnanti valevoli in un ambiente gremito di letterati, tra cui Gabriele D’Annunzio e i Fogazzaro, dei quali, Antonio, sarà colui che la avvicinerà al cristianesimo. Tuttavia, anche dopo la conversione, vissuta come fatto adogmatico e liberale, la Sarfatti rimase sempre vicina al suo credo dottrinale e culturale ebraico. 

Ma i mesi che precedettero la Marcia su Roma erano intrisi di tanta cecità che leggere i fatti oggi, lascia interdetti. All’indomani dell’adunata dei fascisti a Napoli, il 24 ottobre 1922, ci fu la prova generale di quanto sarebbe avvenuto  poche ore dopo a Roma, il foglio comunista L’Ordine Nuovo fondato da Gramsci  minimizzava e sbeffeggiava : “Dopo la carnevalata napoletana, avvenuta nel paese di Pulcinella, è ormai evidente che il fascismo è in via di disgregazione”. “Tanto è solo una lite tra borghesi, a noi non interessa”, confermavano i capi del socialismo massimalista e del comunismo partendo per Mosca verso la III Internazionale.

E la miopia non si diradò nemmeno due anni dopo, con l’assassinio di Giacomo Matteotti, se Gramsci ancora diceva al Partito Comunista che “il fascismo è un cadavere che aspetta solo di essere seppellito”, Filippo Turati rassicurava la compagna Anna Kuliscioff; “ tranquilla, ormai il fascismo è un impiccato che si mantiene per la stessa corda che lo impicca”

«Insomma, possiamo sbilanciarci e dire che i primi complici della Marcia su Roma e delle tragedie che ne seguirono furono proprio coloro che sottovalutarono gli eventi, gli antifascisti». «Il re Vittorio Emanuele III non fu da meno, anzi, più incosciente di un’intera classe politica che, deridendo e gettando in farsa ciò che farsa non era, aprì la porta al Fascismo. Tutti convinti che il movimento armato si sarebbe esaurito da solo».
Non fu una marcia su Roma ma una marcia sul potere, che gli fu ceduto. Si dice che fu un compromesso ma così è difficile crederlo perché in un compromesso avviene uno scambio, e la domanda è: Mussolini in cambio del potere cosa diede? 

Il dramma che ogni secolo mette in evidenza è, che quando non si ha il coraggio di capire in cosa si sta sbagliando si ridicolizza l’avversario che vince». Fu una sottovalutazione grave, avviata da tempo e conclamata  il 28 ottobre del 1922. La distruzione definitiva del regime liberal-democratico, sottovalutata anche da parte delle menti più illuminate come quella di Benedetto Croce non teneva in conto di una cecità prospettica, non veniva considerata la fragilità del liberalismo nella storia d’Italia. Eucardio Momigliano, storico, scrisse: “se la persecuzione degli ebrei nei paesi d’Europa dominati dai tedeschi suscita raccapriccio per la sua crudeltà, quella che le gerarchie fasciste hanno creduto di applicare in Italia è più spregevole perché insincera“.

Ma anche Margherita Sarfatti, la grande intellettuale, la donna che amo’ e creò Mussolini, colei che aveva creduto in un mondo migliore, fu allontanata, abbandonata e dimenticata dalla società italiana per molti decenni. Alla metà degli anni trenta il Duce aveva un potere politico immenso, da Margherita aveva ottenuto tutto ciò che gli serviva: amore, dedizione, soldi e potere, adesso non era più gradita a Palazzo Venezia e poteva essere sostituita. La Sarfatti nel 1938 si allontanò dall’Italia ed uscì dai riflettori della vita e della storia della quale fu protagonista durante il ventennio fascista italiano.

Nel 1955, Margherita Sarfatti diede alle stampe una autobiografia dal titolo “Acqua Passata”, ma nel quale  il rapporto con Mussolini e’ quasi ignorato. Resta invece inedito per lungo tempo, il primo manoscritto delle sue memorie titolate, “ My Fault, Mussolini as knew him”:  “ Colpa mia”. Mussolini come lo conobbi io “ che fu pubblicato solo post mortem. Una donna visionaria, una donna del futuro, colei che ebbe il coraggio di essere donna e di saper costruire il potere nell’Italia fascista e che ammetterà di essere stata “ Lucida in tutto fuorché in amore”. 

Oggi 6 ottobre la radio Italiana compie 100 anni. Una sentenza del Congresso Americano, del 1943, aveva riaperto la diatriba sulla paternità. Ma c’è una grande curiosità quasi inedita, che è riemersa grazie alle “Le teche Rai, l’archivio del materiale prodotto dalla società italiana Rai” riguardo il primo annuncio……

Guglielmo Marconi è universalmente riconosciuto come il “padre” della radio che fu brevettata il 2 giugno 1896 a Londra,  ispirandosi al lavoro di Heinrich Hertz, alle  teorie di Maxwell e le ricerche di Tesla e del fisico russo Aleksandr Stepanovič Popov. Nel 1909 Marconi prese il Nobel per la fisica condividendolo  con Carl Ferdinand Braun. La radio era in grado di inviare e ricevere messaggi sfruttando le onde elettromagnetiche, divenendo lo strumento più innovativo in grado di cambiare  per sempre il nostro modo di comunicare. In breve tempo divenne un mezzo per la comunicazione alle masse. A tale scopo furono fondate stazioni che trasmettevano programmi ascoltabili da chiunque possedesse un apparecchio ricevente. Essendo il primo strumento a consentire comunicazioni del genere, alle origini la radio ebbe un impatto enorme sulla modernizzazione della società. Negli anni 20 la radio fu la rete di comunicazione politica, e dei regimi autoritari, fu usata dai governi per fare propaganda. Lo sviluppo della radio in Italia è strettamente legato all’acquisizione di consenso popolare da parte di Mussolini: il regime fascista compì un notevole sforzo per incrementare la radiofonia: aumentando il numero di trasmissioni, potenziando le stazioni emittenti e creando una serie di programmi per l’estero per «dare lustro alla nazione favorendo il rafforzamento dell’immagine del partito in ambito europeo», tanto che dettero il loro contributo intellettuali del tempo come: Gabriele D’Annunzio,Salvator Gotta, Guido da Verona, Gino Rocca, Enzo Ferrieri, Massimo Bontempelli e persino Luigi Pirandello si alternano nella conduzione di trasmissioni culturali per creare un nuovo genere di letteratura radiofonica. 

Per anni c’è stata una lunga diatriba dietro l’invenzione della radio, nel 1943 la Corte Suprema Americana si pronunciò ritenendo che il brevetto di Marconi fosse una copia del lavoro di Tesla, e smentendo di fatto una precedenza sentenza del 1911 emanata dalla High Court del Regno Unito che invece riconosceva all’italiano la paternità dell’invenzione.

La radio non solo non è obsoleta, superata dalla televisione e dalle piattaforme di internet, ma  è ancora oggi uno dei media più diffusi. Lunedì 8 ottobre 2024 vi parleremo del centenario della radio e dei settanta anni della televisione, proprio dai microfoni di

https://www.whiteradio.it

La Radio Italiana fu fondata dal Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, insieme con la SIRAC fondata da Riccardo Gualino

https://www.economiaefinanzaverde.it/2024/02/21/il-grande-gualino-industriale-banchiere-collezionista-darte/

https://www.economiaefinanzaverde.it/2024/03/25/lux-film-storia-incredibile-di-una-impresa-cinematografica-italiana/

Gualino era rappresentante per l’Italia della Radio Corporation of America , Presidente della società radiofonica venne nominato Enrico Marchesi, proveniente dalla Fiat dove aveva ricoperto per parecchi anni l’incarico di direttore amministrativo. Il Vice presidente era Luigi Solari, persona molto vicina agli interessi di Guglielmo Marconi che, forte dell’invenzione della radio, stava cercando di creare un modello che ricalcasse quello adottato in altri Paesi.

Maria Luisa Boncompagni, appena assunta dall’URI, e soprannominata “zia radio” e “l’usignolo della radio”, dette il primo annuncio alle ore 21.00 del 6 ottobre 1924. : “A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera…” Invece, nel 1997, Barbara Scaramucci, responsabile di Le teche Rai (cioè l’archivio del materiale prodotto dalla società italiana Rai), ritrovò uno spezzone tagliato del primo annuncio originale.

La voce del messaggio, infatti, non sarebbe quella di Maria Luisa Bonconmpagni, come si è sempre creduto, ma di Ines Viviani Donarelli,musicista e moglie del direttore artistico della URI. Infatti nell’annuncio la donna che parla elenca i quattro musicisti che andranno ad eseguire il concerto tra cui Ines Viviani Donarelli «che – dice la voce nell’annuncio – vi sta parlando» . Ecco l’annuncio integrale: «Uri, Unione radiofonica italiana: 1- RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle radioaudizioni circolari. Il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli –che vi sta parlando – Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani eseguirà Haydn dal quartetto “Opera 7”, I e Il Tempo».

Non si sa chi può aver scambiato l’annuncio, resta comunque che, Maria Luisa Boncompagni rimane nella storia come la prima conduttrice radiofonica, esemplare nella sua professionalità di annunciatrice e presentatrice.