A Trump e al sistema di sicurezza degli Stati Uniti non interessa “possedere” la Groenlandia. Elena Tempestini.

Gli americani in Groenlandia sono una presenza storica ai quali non interessa diventare proprietari dell’isola, ma mantenere e rafforzare l’infrastruttura di difesa che protegge non solo l’America, ma l’intero spazio euro Atlantico. Le dichiarazioni di Trump sul presunto interesse a “comprare” la Groenlandia vanno lette per ciò che realmente sono, provocazioni con una precisa funzione geopolitica. Servono a riportare l’Artico al centro del dibattito strategico americano, a inviare un segnale a Cina e Russia che quell’area non è disponibile a interferenze esterne e a rivendicare una postura di leadership risoluta, anche sul piano simbolico. Al di là delle formule roboanti, è evidente che nessun presidente statunitense può aspirare ad acquistare un territorio appartenente a una monarchia europea senza accordi e consenso multilaterale, ovviamente Trump ne è consapevole.

La questione reale è un’altra,la priorità strategica statunitense nell’Artico non è territoriale, ma difensiva e tecnologica. Washington punta a modernizzare la Pituffik Space Base, potenziare i sistemi radar e satellitari e impedire che potenze concorrenti, con particolare attenzione alla Cina, possano inserirsi nell’isola attraverso progetti infrastrutturali o minerari capaci di generare leva politica. L’Artico, oggi, è un teatro decisivo della competizione per la supremazia nello spazio e nelle rotte polari, riguarda l’innovazione, la capacità di proiezione e la sicurezza collettiva, non la conquista di nuove province. Quello che conta davvero, oggi come dagli anni Quaranta, è mantenere e modernizzare la presenza militare americana sull’isola, una rete di basi e sistemi radar che costituisce uno degli snodi più avanzati della difesa aerospaziale occidentale. La Groenlandia è un pilastro del dispositivo strategico del Nord America e della NATO, non un territorio da annettere e il cuore della competizione artica passa proprio da lì. La Groenlandia è situata tra l’Atlantico settentrionale e l’Oceano Artico, è diventata nel corso del Novecento uno dei pezzi più importanti dello scacchiere strategico globale. La sua ampia estensione, la posizione geografica unica tra Nord America ed Europa e il progressivo scioglimento dei ghiacci ne hanno accentuato la rilevanza, ponendo l’isola al centro delle dinamiche di sicurezza tra grandi potenze, con particolare riferimento agli Stati Uniti d’America.  

La storia per Washington risale alla Seconda guerra mondiale. Già negli anni Quaranta, con il timore di un’espansione tedesca nell’Artico e la necessità di supportare operazioni meteorologiche cruciali, Stati Uniti e Canada firmarono un accordo per la difesa dell’isola che permise la costruzione delle prime installazioni militari. Dopo la guerra, nel contesto della Guerra fredda, la Groenlandia divenne un elemento chiave per la sicurezza nordamericana. Fu costruita quella che oggi è la Pituffik Space Base, originariamente nota come Thule Air Base, nel punto più settentrionale di insediamento militare statunitense e tra i più avanzati in termini di tecnologia radar e sorveglianza spaziale. Questa base è operativa da oltre settant’anni e continua a essere gestita dagli Stati Uniti, sotto un accordo di difesa con la Danimarca, paese del quale la Groenlandia è territorio semi-autonomo.  

La Pituffik Space Base svolge funzioni che trascendono la mera presenza militare, ospita radar avanzati che costituiscono una parte fondamentale dell’architettura di allerta missilistica e di sorveglianza spaziale. Tali sistemi permettono di monitorare eventuali lanci di missili balistici o altri vettori potenzialmente diretti verso il Nord America, nonché di tracciare oggetti in orbita terrestre a favore delle capacità difensive e di controllo spaziale statunitensi e alleate.  Queste funzionalità sono integrate nel sistema di difesa della regione nordamericana attraverso il comando NORAD, il North American Aerospace Defense Command. Il NORAD è un organismo binazionale canadese-statunitense responsabile della sorveglianza dello spazio aereo e della difesa contro attacchi aerospaziali. La presenza radar e di monitoraggio in Groenlandia, così come altre installazioni in Canada e negli Stati Uniti, è parte integrante della missione di allerta precoce e di difesa territoriale stabilita sin dalla metà del secolo scorso.  

Nel corso degli anni, la presenza americana sull’isola ha subito varie trasformazioni. Alla fine degli anni Cinquanta e nei decenni successivi, durante il picco delle tensioni con l’Unione Sovietica, la base di Thule arrivò ad ospitare numeri significativi di personale nell’ordine di migliaia di militari. Con la fine della Guerra fredda questa presenza si è ridotta drasticamente, e oggi si stima un contingente stabile dell’ordine delle centinaia di persone.  

La presenza di questi hub strategici non è importante solo per gli Stati Uniti. Anche l’Europa, attraverso l’Alleanza Atlantica, trae vantaggio dal monitoraggio e dalle capacità di difesa installate in Groenlandia. La posizione dell’isola consente di controllare corridoi di accesso artico e transatlantico che potrebbero essere utilizzati da forze ostili, oltre a essere un punto di osservazione privilegiato per le attività navali e aeree russe nel Nord Atlantico e nell’Oceano Artico. In un contesto geopolitico in cui la competizione tra grandi potenze si estende anche alle regioni polari, la cooperazione tra gli Stati Uniti, il Canada e gli alleati europei nell’ambito di strutture come il NORAD e la Nato assume una rilevanza strategica crescente.  

Il dibattito politico su cosa debba significare questa presenza non è mai completamente sopito. Alcuni leader europei hanno avvertito che mettere in discussione la sovranità danese della Groenlandia o ipotizzare scenari di acquisizione territoriale da parte di Washington potrebbe mettere a rischio l’equilibrio di sicurezza post-seconda guerra mondiale costruito attorno alla Nato.  

La Groenlandia non rappresenta per gli Stati Uniti una semplice questione di “possessione territoriale”, ma piuttosto un elemento cruciale di una rete di difesa e sorveglianza che ha radici storiche profonde e che continua a essere fondamentale sia per la protezione del Nord America sia per la stabilità euro-atlantica. Attraverso la presenza di installazioni come la Pituffik Space Base e la cooperazione con partner come Canada e membri della Nato, gli Stati Uniti mantengono un ruolo centrale nel monitoraggio delle minacce nell’Artico e nella gestione strategica di un’area che potrebbe definire equilibri di sicurezza nel XXI secolo.

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