Ucraina: raid russo a Ternopil e il piano segreto USA-Russia, il futuro di un conflitto che cambia equilibrio. Elena Tempestini.

In queste notti di novembre a Ternopil in Ucraina, un attacco russo ha lasciato una scia tragica: almeno 26 morti, tra cui bambini, e quasi 100 feriti, colpiti da droni e missili in quello che sembra un raid coordinato su infrastrutture energetiche e di trasporto. La Polonia ha chiuso gli aeroporti di Rzeszow e Lublino mentre i raid colpivano le città ucraine, per salvaguardare il proprio spazio aereo, Varsavia ha fatto anche decollare aerei polacchi e alleati. Anche la Romania ha fatto decollare i suoi jet per una nuova incursione di droni di Mosca, ha affermato il ministero della Difesa di Bucarest. Chiuso dalla Polonia, in risposta al sabotaggio ferroviario del 19 novembre. Chiuso anche il consolato russo di Danzica, l’ultimo rimasto nel Paese. L’Ucraina, ancora una volta, si trova al centro di un conflitto che non è solo militare, ma profondamente politico e strategico.Il Consiglio dei ministri dell’Ucraina ha nominato Artem Nekrasov ministro ad interim dell’Energia dell’Ucraina in seguito alla destituzione della titolare del dicastero, Svitlana Grynchuk, per lo scandalo corruzione nel settore energetico.

Parallelamente, emergono notizie che scuotono la percezione internazionale: un piano segreto, elaborato dagli emissari di Washington e Mosca, prevede una possibile cessione di territori ucraini e limitazioni sulle capacità militari di Kiev. A Bruxelles, Kaja Kallas e altri leader europei reagiscono con forte contrarietà, ricordando che qualsiasi accordo deve rispettare la sovranità ucraina e l’unità transatlantica.

La posta in gioco va oltre la geografia: il piano, se attuato, ridefinirebbe l’assetto strategico dell’Ucraina e consoliderebbe le posizioni russe su Donbas e Crimea, segnando un precedente nella gestione dei conflitti europei. La negoziazione, condotta al di fuori del consesso europeo, mette in luce un elemento cruciale: alcuni attori americani e russi potrebbero privilegiare un accordo bilaterale rispetto a un percorso multilaterale guidato dall’UE.

Zelenskyy, con la diplomazia come unica arma aggiuntiva, si prepara a un incontro chiave in Turchia per rilanciare i colloqui e ottenere sistemi di difesa aerea più avanzati dai suoi alleati. Ogni mossa diventa allora strategica, non solo per resistere militarmente, ma per salvaguardare la credibilità internazionale dell’Ucraina.

Le implicazioni sono molteplici: la tenuta dell’unità europea, la stabilità del fronte orientale, la credibilità degli Stati Uniti come partner coerente e la percezione della comunità internazionale sulle regole che governano i conflitti moderni. In questo scenario, il futuro non è scritto: l’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a un compromesso pesante, o a una resistenza che ridefinisce nuovamente i confini del conflitto.

Questa è la partita strategica: non è solo la guerra che si combatte sul terreno, ma l’influenza, la narrativa e la capacità di leggere i movimenti degli attori globali. Ogni segnale, ogni accordo o tentativo di accordo, diventa un indicatore di come il mondo guarda al futuro dell’Europa orientale, e più in generale al principio di sovranità e sicurezza che governa le relazioni internazionali.

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