
Negli ultimi giorni Washington ha dato un colpo diretto al petrolio della Russia per costringere Putin a trattare la pace in Ucraina. Sanzioni alle due colonne portanti del regime economico russo: le petrolifere Rosneft e Lukoil. Si mira a interrompere l’accesso delle compagnie a servizi finanziari e a pressare i loro conti esteri. Reazioni immediate, con vendite e una perdita di capitalizzazione rilevante per entrambe. Gli oligarchi russi, “fedeli” al Cremlino, sono innanzitutto gestori di capitale: perdite sistemiche di patrimonio e restrizioni sui movimenti di capitale erodono rapidamente la loro propensione a sostenere politiche che mettono a rischio i loro attivi. Se sanzioni e conseguenze operative dovessero prolungarsi, potrebbero richiedere un cambiamento dell’assetto politico ed economico. Questo non significa necessariamente un golpe in senso classico, ma una frammentazione delle alleanze e una maggiore instabilità decisionale al vertice.
Il fatto che Mosca mandi un emissario economico-diplomatico di alto livello come Kirill Dmitriev inviato speciale del Presidente russo Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica, nel momento che Trump è in Asia, e che la Russia sia in piena crisi finanziaria delle sue compagnie petrolifere, suggerisce che gli affari economici, quali investimenti e contatti internazionali sono parte integrante della strategia del Cremlino, dimostra che non c’è solo l’azione militare o diplomatica pura.
Le sanzioni a Rosneft e Lukoil non sono solo una misura economica: sono un attacco mirato al meccanismo che finanzia e legittima il potere a Mosca. A breve possono sembrare solo un problema finanziario con oscillazioni e contromisure, ma a medio termine aumenteranno la probabilità che l’equilibrio fra Stato, élite e apparato militare si incrini. Questo non garantisce automaticamente scenari catastrofici o “cospirazioni” interne: significa che il margine d’errore politico diventa più stretto e che le élite potrebbero ricalibrare il loro supporto se i costi superano i benefici. La posta in gioco è la capacità del Cremlino di sostenere contemporaneamente guerra, stabilità interna e il patto implicito con i detentori di capitale, proteggere la capacità di finanziare lo sforzo militare e insieme mantenere il consenso o la neutralità dell’élite economica che sostiene il sistema. Rosneft e Lukoil rappresentano quote rilevanti della produzione e delle entrate statali russe: colpirle è colpire la macchina fiscale che alimenta gli equilibri interni.
Kirill Dmitriev ha annunciato di essere giunto negli Stati Uniti per colloqui con funzionari americani, parlando di una possibile soluzione diplomatica fra Russia, USA e Ucraina. Ha inoltre affermato che il summit fra Donald Trump e Putin non è stato cancellato ma solo rinviato.