
l 30 settembre il Pentagono convoca a Quantico centinaia di generali e ammiragli in comando in tutto il mondo, un evento fuori scala: preavviso ridotto, nessuna agenda resa pubblica, esclusione della videoconferenza, ma con la partecipazione annunciata di Trump. Una mossa simbolica e operativa insieme.
Questo accade in una fase segnata da narrazioni cariche di ansia: Sir Richard Shirreff, ex Deputy Supreme Allied Commander Europe (DSACEUR) evoca conflitti mondiali con data e ora precise, la BCE chiede ai cittadini di conservare contante per 72 ore, incidenti di confine con droni e accuse incrociate alimentano una narrativa di instabilità. In un precedente articolo avevo già parlato dell’ infodemia strategica: ossia la sovrapposizione intenzionale di fatti reali, ipotesi e simboli per generare ansia diffusa, reazioni psicologiche di paura, frammentare il consenso e condizionare le decisioni.
Purtroppo gli indizi non costruiscono una certezza, siamo tutti a cercare di capire.
Le fonti riferiscono che la riunione a Quantico servirà a rilanciare un “warrior ethos” cioè il codice morale e identitario del soldato per introdurre nuovi standard di condotta militare, elementi coerenti con le recenti riforme del Dipartimento della Difesa. Ma è inusuale convocare fisicamente generali da tutto il mondo senza pubblico preavviso: l’evento in sé diventa strumento strategico, quindi un messaggio messo in scena.
La mancanza di chiarezza sugli obiettivi e i rischi logistici impliciti, molti ufficiali avranno viaggi interrotti nei loro incarichi, suggerisce che il vero “format” sia comunicativo e simbolico, più che tattico.
In un mondo in cui l’informazione è diventata teatro, l’evento stesso è parte del messaggio. La convocazione di Quantico non appare solo un raduno di comando: ma come un’azione strategica in una guerra delle percezioni.