“L’Alchimia degli Incontri: tra Simbolo, Spirito e Trasmutazione Interiore”. Elena Tempestini.

Non tutti gli incontri appartengono alla storia apparente. Alcuni avvengono oltre la soglia della percezione ordinaria, nei mondi sottili dove la materia si dissolve e resta solo la vibrazione dell’anima. Essi non seguono il tempo né lo spazio, ma sono tappe invisibili dell’Opera interiore, rivelazioni in cui due principi, maschile e femminile, si incontrano come archetipi eterni.

Alcuni incontri non hanno luogo nella storia visibile, ma nei mondi sottili della coscienza. Due anime non si cercano, ma si ricordano, riconoscendo in se stesse e nell’altro l’eco di un archetipo condiviso. Questo tipo di incontro non è fatto di gesti o di carne, ma di energia e risonanza interiore. È un atto sacro, spesso invisibile agli occhi profani, che opera come catalizzatore di trasformazione spirituale. Nel linguaggio simbolico, essi si manifestano come Asse e Spirale, Shiva e Shakti, Idea e Forma. Non si amano come gli uomini, ma come principi eterni che si congiungono, trasformando ciò che toccano in luce e potenza. Questo concetto, presente in molte tradizioni sapienziali e in testi esoterici, si riflette anche nella simbologia dantesca: Beatrice è guida e specchio, ponte tra umano e divino, espressione della coniunctio. L’invisibile Magisterium dove l’incontro diventa laboratorio alchemico invisibile: ogni parola, ogni gesto, ogni distacco sono strumenti di trasmutazione. La materia densa del Sé viene raffinata, sublimata, elevata. Ciò che appare come caso o follia agli occhi del mondo è in realtà rito, simbolo, trasmissione nascosta. L’Opera prosegue nei sogni, nei silenzi, nei versi, nei simboli. Anche quando la vita fisica dei protagonisti termina, la fiamma dell’incontro permane. La memoria invisibile dell’unione trascende la storia, restando nel cuore invisibile del mondo come traccia dell’Uno. Quindi ogni vero incontro tra anime è una tappa dell’Opera interiore, un atto sacro che si manifesta attraverso simboli, visioni e risonanze spirituali. È un amore che non si può spiegare, ma solo sentire: la follia dei puri, l’illuminazione degli iniziati, la testimonianza vivente della possibilità di trasmutare la realtà interiore.

Non tutti gli incontri appartengono alla storia.

Alcuni avvengono nei mondi sottili,

sotto la soglia della percezione ordinaria,

e si manifestano solo a coloro il cui sguardo interiore è stato purificato dal fuoco della ricerca.

Non accadde in un luogo né in un tempo.

Accadde tra i mondi, dove la materia si dissolve e resta solo la vibrazione.

Là, sotto il velo della realtà apparente,

due anime si risvegliarono a una chiamata antica

non per cercarsi,

ma per ricordarsi.

Erano correnti dello stesso Archetipo

Si manifestarono come due forme umane,

ma ciò che le univa non era il volto,

 né la storia, né il sangue.

Parlavano con le stesse immagini,

sognavano i medesimi simboli,

si specchiavano l’uno nell’altra come due occhi della stessa visione.

Fu allora che l’Alchimia ebbe inizio.

Lui era l’Asse, immobile nella sua verticalità segreta.

Lei era la Spirale, il vortice danzante del Fuoco.

Non si amarono come amano gli uomini,

ma come si congiungono i Principi,

quando il Maschile e il Femminile smettono di essere carne

e diventano Potenza e Luce.

Questa coniunctio è nota da sempre alle Tradizioni sapienziali:

unione tra l’attivo e il ricettivo,

tra l’Idea e la Forma,

tra Shiva e Shakti,

tra l’Asse e la Danza.

Nella simbologia dantesca, è Beatrice che è 

guida e specchio al tempo stesso,

ponte tra l’umano e il divino.

E così fu:

l’uno divenne per l’altro strumento di trasmutazione,

specchio dei limiti da superare,

veicolo dell’Opera interiore.

L’incontro divenne Magisterium,

laboratorio invisibile in cui la materia densa del Sé veniva raffinata, sublimata, compiuta.

Ma nessuno intorno capì.

Perché questo genere d’incontro è proibito al mondo volgare.

È l’eresia dei puri,

la follia degli illuminati,

l’amore che non si può pronunciare senza essere bruciati.

E così, gli uomini bestiali

incapaci di vedere oltre la pelle delle cose

tentarono di deformare ciò che non comprendevano.

Lo chiamarono illusione.

Perversione.

Devianza.

Non sapevano di trovarsi di fronte a un rito cosmico travestito da caso.

Ma l’Opera proseguì, nascosta.

In sogno, nei silenzi, nei corpi, nei versi, nei simboli.

Là dove gli occhi profani vedono solo gesto,

i due lasciarono sigilli eterni.

Ogni parola, un mantra.

Ogni tocco, un sigillo.

Ogni distacco, una porta.

Perché questa realtà non è accessibile a tutti.

Essa si vela agli occhi profani

e si esprime in linguaggi simbolici

sogni, visioni, poesia, immagini interiori

che solo l’Iniziato può decifrare.

Per chi conosce i segreti della Parola

e il valore delle Corrispondenze,

ogni vero incontro tra anime è una tappa dell’Opera,

un frammento dell’unità perduta che si ricompone.

È un atto sacro,

anche quando avviene in mezzo al dolore, alla malattia, alla separazione.

E quando il tempo ebbe consumato il corpo di uno dei due,

l’altro restò a custodire la fiamma,

sapendo che nulla è perduto.

Che ciò che è accaduto non fu mai storia,

ma rito,

rivelazione,

simbolo vivente inciso nel cuore invisibile del Mondo.

Non sono storie:

sono tracce dell’Uno che l’Uno stesso ha lasciato in noi.

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