Infodemia Strategica: La Guerra che inizia nella mente: l’Allarme di Shirreff e la NATO sotto Attacco Cognitivo. Elena Tempestini.

Sono state riportate dal Daily Mail le dichiarazioni dell’ex vicecomandante supremo delle Forze Alleate in Europa (DSACEUR), Sir Richard Shirreff, che ha delineato uno scenario estremo: una data e un orario preciso per l’innesco di un conflitto mondiale, con un possibile casus belli legato al treno passeggeri Mosca–Kaliningrad e con il coinvolgimento della Cina.

Non si tratta di un’analisi superficiale. C’è chi la guerra la studia sui libri di storia e chi, invece, l’ha vissuta nelle sale operative più riservate del continente. Shirreff appartiene a quest’ultima categoria. Per anni ha incarnato la “mente militare” della NATO, uomo capace di individuare le minacce prima che diventassero titoli di giornale. Ed è proprio lui, oggi, a lanciare un avvertimento che scuote l’Europa:

“La NATO non è invincibile. Se non si prepara, rischia davvero di perdere la prossima guerra.”

La domanda è inevitabile: perché proprio Shirreff? La sua posizione come Deputy Supreme Allied Commander Europe conferisce alle sue parole un peso strategico, non soltanto mediatico. Il generale britannico non annuncia un attacco imminente, ma stimola una riflessione di fondo. Per Londra, il suo intervento significa rafforzare la leadership all’interno dell’Alleanza, giustificare investimenti in difesa e posizionarsi come voce autorevole nella sicurezza europea.

L’Infodemia Strategica

Il contesto di queste dichiarazioni si inserisce in quello che gli analisti definiscono “infodemia strategica”: la trasformazione dell’informazione in un vero e proprio campo di battaglia cognitivo. In questo quadro, il malessere collettivo diventa leva operativa, sfruttata per generare ansia e instabilità.

Non si tratta di semplici “bufale”. Il concetto di war of perception o di destabilizzazione strategica attraverso l’informazione va ben oltre la disinformazione tradizionale: mira a creare insicurezza, confusione e disorientamento sistemico nelle società avversarie, alimentando un ciclo di propaganda che sfrutta media e social network come moltiplicatori.

La Guerra Cognitiva

Dal punto di vista accademico e geopolitico, siamo di fronte a una forma evoluta di cognitive warfare. Non vengono colpiti arsenali o infrastrutture, ma percezioni, emozioni e fiducia. La tecnica è raffinata: combinare fatti reali, mezze verità e scenari ipotetici estremi — come la previsione di una guerra mondiale con orario prestabilito — al fine di rendere l’ambiente informativo imprevedibile e destabilizzante.

L’obiettivo strategico non è semplicemente quello di spaventare. È, piuttosto, alterare comportamenti collettivi, indebolire i processi decisionali e frammentare il consenso politico-sociale. In pratica, chi opera in questo dominio cerca di trasformare la società in un campo di battaglia cognitivo, dove il malessere psicologico diventa un’arma e la percezione sostituisce la realtà.

In questo senso, l’allarme di Shirreff non va letto come la cronaca di un evento imminente, ma come un segnale d’allerta: nel XXI secolo la guerra non si combatte soltanto con carri armati e missili, ma con informazioni, percezioni e narrazioni capaci di minare la resistenza di intere nazioni.

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