
La Danimarca cambia paradigma: preferisce acquistare sistemi franco-italiani (SAMP/T NG e soluzioni europee) rispetto alle piattaforme statunitensi tradizionali. Non è solo una scelta d’acquisto: è una manovra strategica che ridefinisce interoperabilità, industria e deterrenza nel cuore della NATO.
Il governo danese ha formalizzato un importante pacchetto d’acquisto per capacità di difesa aerea che privilegia sistemi europei rispetto al Patriot statunitense. Sul piano operativo, questa scelta mira a colmare gap immediati di protezione del territorio con soluzioni caratterizzate da tempi di consegna più rapidi e da profili costi/benefici più aderenti alle esigenze contingenti.
Da un punto di vista tecnico, SAMP/T NG e sistemi medio-raggio europei offrono una copertura, ma la rivoluzione è l’integrazione C2 Command and Control, ovvero la capacità di far dialogare in tempo reale diversi sistemi d’arma, sensori radar, piattaforme terrestri, aeree o navali, e reti di comunicazione, dentro un’unica architettura operativa.

Un radar europeo che rileva un bersaglio deve poter trasmettere immediatamente i dati a un centro di comando NATO, che a sua volta deve ordinarne l’intercettazione a un caccia F-35 o a un lanciatore missilistico. Se i sistemi non parlano la stessa “lingua digitale”, la catena decisionale si spezza e la difesa diventa inefficace. L’integrazione C2 è dunque la vera “forza invisibile” che trasforma piattaforme isolate in una rete di deterrenza collettiva.
In chiave geostrategica, questa capacità può garantire che sistemi europei possano inserirsi nell’infrastruttura NATO, mantenere interoperabilità con gli Stati Uniti senza rinunciare a costruire un’industria della difesa continentale autonoma. Praticamente C2 è il punto d’equilibrio tra l’autonomia europea e l’alleanza atlantica.
La mossa può essere letta come strategic hedging: Copenaghen non abbandona l’ancoraggio atlantico, ma diversifica forniture e riduce vulnerabilità derivanti dalla dipendenza da un unico fornitore. In un’era di shock geopolitici e catene di approvvigionamento fragili, la finalità strategica diventa un criterio centrale nelle decisioni.
Per l’industria europea, la commessa è un’opportunità concreta di trasferimenti tecnologici, programmi di coproduzione e catene di fornitura regionali che rafforzano un ecosistema difensivo più resistente. Queste scelte alimentano una concorrenza più intensa tra fornitori transatlantici ed europei, con effetti diretti su prezzi, tempi di consegna e modalità di cooperazione tecnologica.
La scelta danese è al tempo stesso pragmatica e simbolica: pragmatica perché risponde al bisogno urgente di capacità operative rapide e sostenibili; simbolica perché alimenta il dibattito su autonomia industriale europea e pluralità di fornitori nella difesa. La lezione è chiara: modernizzare la difesa oggi significa bilanciare urgenza operativa, una resistenza industriale e saper gestire in modo intelligente le alleanze.