
La Polonia con il dispiegamento di 40.000 soldati lungo i confini orientali e l’istituzione di una no-fly zone, dimostra come Varsavia consideri l’evento non un addestramento convenzionale, ma la simulazione di uno scenario di guerra ibrida ai margini del fianco orientale della NATO. A ciò si aggiungono le misure precauzionali adottate da Paesi baltici e Lettonia, che hanno limitato gli spazi aerei lungo i confini, aumentando la pressione e il livello di sorveglianza.
Il punto nevralgico resta il corridoio di Suwałki, sottile striscia di 100 km che separa l’enclave russa di Kaliningrad dalla Bielorussia. Kaliningrad è ormai una testa di ponte militare avanzata: sede della Flotta del Baltico, dotata di sistemi antiaerei stratificati, missili balistici a corto-medio raggio come gli Iskander, oltre a infrastrutture che, secondo analisi satellitari e rapporti specialistici, potrebbero ospitare capacità nucleari tattiche. Questo conferisce all’enclave un ruolo chiave nella proiezione di potenza russa nel Baltico e nella minaccia diretta alle linee di comunicazione terrestri e marittime della NATO.

È qui che si concentra la vulnerabilità strategica dell’Alleanza: la chiusura del corridoio isolerebbe i Paesi baltici dal resto del blocco atlantico, aprendo la via a un’offensiva terrestre e compromettendo la credibilità della deterrenza NATO. Non sorprende che le esercitazioni russe abbiano più volte simulato questo scenario, in cui il dispositivo di Kaliningrad agisce da fulcro per bloccare rinforzi occidentali e stabilire fatti compiuti.
La memoria storica pesa. Simulazioni analoghe precedettero l’invasione della Georgia nel 2008 e l’offensiva su vasta scala in Ucraina nel 2022. Oggi il messaggio è simile: le esercitazioni sono al tempo stesso addestramento militare, copertura operativa e segnale politico.
In termini geostrategici, la crisi attorno a Suwałki va oltre la dimensione regionale: è il laboratorio del confronto tra ordine occidentale e ordine multipolare. L’Occidente difende l’integrità del suo perimetro di sicurezza, mentre Mosca e Minsk intendono dimostrare che nessun confine NATO è realmente intangibile.

Gli scenari possibili si articolano in tre direttrici:
Contenimento controllato: la NATO rafforza pattugliamenti aerei e assetti mobili USA/UE, mantenendo alta la tensione ma confinando l’escalation; in questo caso, la probabilità di scontro aperto resta bassa se la deterrenza è credibile.
Provocazione calibrata: Mosca e Minsk testano le reazioni con incursioni di droni oltreconfine, sabotaggi o interdizioni ferroviarie locali, mantenendo l’ambiguità strategica.
Chiusura temporanea di Suwałki: il più grave degli scenari, con un’azione rapida simulata in esercitazione per trasformarla in pressione politica, che potrebbe precipitare in una crisi acuta e costringere la NATO a una risposta collettiva.
La differenza rispetto alle grandi guerre del Novecento è nella forma, non nella sostanza: allora i fronti erano lineari e dichiarati, oggi la guerra si manifesta frammentata, a blocchi, con la costante ambiguità tra esercitazione e minaccia reale. Ma il principio strategico resta immutato: il controllo delle linee di comunicazione e dei varchi decisivi determina il destino degli equilibri continentali.