
La transizione energetica è spesso narrata come sfida tecnologica e finanziaria. Dietro ogni batteria al litio, turbina eolica o semiconduttore si nasconde una risorsa strategica troppo spesso ignorata: l’acqua. Non è un semplice bene naturale, ma un “collo di bottiglia strategico” che determina la velocità e la sostenibilità del cambiamento energetico.
Se nel Novecento la geopolitica ruotava attorno al petrolio, oggi la pressione si sposta verso bacini idrici, falde e fiumi. L’acqua diventa il campo di battaglia invisibile della transizione, capace di decidere chi controlla catene del valore e infrastrutture critiche.

L’estrazione di litio, cobalto e terre rare richiede enormi quantità d’acqua: una tonnellata di litio implica l’evaporazione di fino a due milioni di litri. Chi controlla miniere e fonti d’acqua domina filiera delle batterie, mobilità elettrica e logistica militare.
Il conflitto per l’acqua è già visibile: in Africa australe, Congo e Zambia sottraggono risorse idriche alle province agricole per sostenere l’industria mineraria. Questi non sono scenari periferici, ma veri choke-point geoeconomici, vulnerabili a instabilità, rivolte o sabotaggi.

L’acqua è centrale anche per la potenza militare: raffredda data center, alimenta impianti nucleari e semiconduttori, sostiene basi operative in deserti e aree artiche, garantisce propulsione navale e logistica delle flotte. Le città stesse, retrovie strategiche, dipendono dall’acqua: senza approvvigionamenti collassano sistemi energetici e catene della difesa.
La hydro-diplomacy emerge come strumento di deterrenza e soft power: chi impone regole, quote e infrastrutture di gestione ottiene dominio simile al controllo di uno stretto marittimo. Esempi: tensioni Iran–Talebani sul fiume Helmand; accordi di Oslo e trattato Israele–Giordania; bacino del Nilo e diga del GERD in Etiopia, oppure la diga cinese di Motuo sul fiume Yarlung Zang Po (Brahmaputra) nel Tibet, che si teme possa ridurre la disponibilità d’acqua e generare instabilità geopolitica per l’India.
L’acqua è al centro di una guerra silenziosa, economica e strategica, che definisce rapporti di forza globali. Non è solo bene vitale, ma risorsa che sostiene transizione energetica, logistica militare e sovranità tecnologica. Chi controllerà l’acqua controllerà energia, infrastrutture critiche e difesa. Controllerà il futuro.