Federico Faggin: il genio italiano che ha rivoluzionato la tecnologia e ha detto “no” a Steve Jobs. Elena Tempestini.

Federico Faggin: il genio italiano che ha rivoluzionato la tecnologia e ha detto “no” a Steve Jobs Un ritratto tra innovazione tecnologica, visione filosofica e avvertimenti sull’Intelligenza Artificiale Venerdì 8 agosto 2025, il Corriere della Sera ha voluto celebrare uno dei più grandi innovatori italiani della storia moderna: Federico Faggin. Nato a Vicenza nel 1941, Faggin è stato il cuore pulsante di alcune delle invenzioni che hanno plasmato la nostra era digitale, incarnando quella commistione di genio tecnico e visione umanistica che pochi riescono a raggiungere. Dopo aver conseguito la laurea in fisica all’Università di Padova, Faggin si trasferì negli Stati Uniti nel 1970, entrando in Intel dove guidò il progetto di sviluppo del primo microprocessore commerciale al mondo, l’Intel 4004, nel 1971. Questa invenzione non fu semplicemente un progresso tecnologico, ma il fondamento dell’architettura di calcolo che avrebbe dato vita all’informatica personale e, in ultima analisi, all’intero ecosistema digitale contemporaneo. Per questo motivo, Faggin è universalmente riconosciuto come il “padre del microprocessore”, ruolo che lo ha portato a ricevere la prestigiosa National Medal of Technology and Innovation nel 2010, consegnata dal Presidente della Casa Bianca.

La rivoluzione tecnologica che Faggin ha contribuito a inaugurare passa attraverso il silicio, materiale chiave che ha permesso la miniaturizzazione e la diffusione di miliardi di dispositivi elettronici, dando forma alla Silicon Valley, il fulcro mondiale dell’innovazione. Tra le sue molteplici imprese, spicca l’invenzione del touch screen, una tecnologia che oggi usiamo quotidianamente ma che allora era ancora in nuce. Curiosamente, quando Steve Jobs, fondatore di Apple, gli propose di sviluppare questa tecnologia per i suoi dispositivi, Faggin rifiutò, scegliendo invece di seguire altre sfide creative e imprenditoriali. Anni prima, aveva già incrociato la strada di un giovane ventenne, Bill Gates, animato da grande ambizione e curiosità tecnologica. Ma la grandezza di Faggin non si limita al campo tecnologico. In interviste e conferenze, ha spesso condiviso riflessioni profonde che intrecciano scienza, spiritualità e filosofia. Racconta di aver vissuto un’esperienza extracorporea che gli ha permesso di percepire una unità profonda con il “Tutto”, un sentimento che lo ha portato a concepire l’universo come manifestazione di un “Uno” desideroso di conoscere se stesso. Una intuizione che lo ha spinto a fondare, nel 2011 assieme alla moglie, una fondazione per lo studio scientifico della coscienza. In un’intervista a RED-EYE, ha affermato che formare l’intelligenza umana richiede anche coltivare il “gut feeling“, quell’intuito che ci permette di scegliere la nostra strada, e dare risalto al concetto di coscienza, e non solo celebrare la mente analitica. Concetti che ritroviamo nei più grandi scienziati: da Tesla, Einstein, alla “risonanza olistica olografica” del fisico David Bohm fino a Stephen Hawking che ha dedicato la sua vita alla ricerca della “Teoria del Tutto”, la quale emerge come uno dei pilastri fondamentali nell’arduo tentativo umano di penetrare le leggi che orchestrano l’universo in modo completo e armonico. Faggin si rispecchia in una visione olistica che riflette nel suo approccio alla tecnologia e alla società: ma mette in guardia contro i rischi dell’Intelligenza Artificiale, soprattutto se usata senza coscienza. Secondo lui, un uso irresponsabile dell’AI rischia di ampliare il divario tra chi detiene il potere e chi ne è privo. D’altro canto, un’applicazione etica e consapevole può trasformare l’AI in un potente strumento di crescita collettiva e innovazione condivisa. Le parole di Faggin ci ricordano un insegnamento essenziale, valido per la tecnologia, il mondo delle imprese e la vita quotidiana: “la vera innovazione nasce dall’unione tra intelligenza tecnica e consapevolezza umana.” Faggin è’ stato il padre del microprocessore Intel 4004, sviluppato nel 1971, rappresenta una pietra miliare nella storia dell’informatica, aprendo la strada a computer personali, smartphone e sistemi intelligenti. La Silicon Valley nella quale Faggin si è trasferito nel 1968 deve molto a queste innovazioni, che hanno trasformato la California nel cuore pulsante della tecnologia globale. Il rifiuto di Faggin alla proposta di Steve Jobs per sviluppare il touch screen sottolinea la sua indipendenza e il suo orientamento verso sfide meno mainstream, che hanno comunque segnato il futuro. Le sue riflessioni spirituali e filosofiche sono rare tra gli scienziati di alto profilo di oggi e offrono un’importante prospettiva interdisciplinare su tecnologia e umanità. Il dibattito sull’AI e le sue implicazioni sociali e etiche è tra i più rilevanti per il nostro futuro, e la voce di Faggin aggiunge autorevolezza e profondità al tema. Elettra Pucci analista e divulgatrice in tecnologica e innovazione strategica e Scienze dei Dati.

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