
Mentre il mondo è ancora ad osservare le reazioni dopo l’incontro Trump – Putin e il successivo alla casa Bianca per l’Ucraina, Trump muove una guerra commerciale all’Asean, il quale viene usato come campo di battaglia indiretto della nuova guerra fredda USA-Cina. La guerra in Ucraina ha creato un effetto domino: l’aggressione russa è stata letta in Asia come un test generale della volontà occidentale. La risposta compatta Stati Uniti –Europa ha dato nuova energia alle alleanze nel Pacifico, accelerando una convergenza che ora lega i due teatri, europeo e asiatico, in un unico fronte strategico. L’ Asean è un blocco centrale nella competizione USA-Cina, Associazione fondata l’8 agosto 1967 a Bangkok con la Dichiarazione di Bangkok. Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia sono stati i primi paesi fondatori, con l’obiettivo di costituire un attore geopolitico autonomo tra Cina, India, stati Uniti e altre potenze, per promuovere la cooperazione politica, economica, sociale e culturale e garantire stabilità regionale. Oggi è una delle aree più dinamiche del mondo nonostante si trovi “ divisa”: Filippine, Singapore, Vietnam sono più vicini a Washington.
Cambogia, Laos, Myanmar sono molto vicini a Pechino.
L’America sta facendo una guerra commerciale all’Asean, come strategia di ridefinizione del perimetro industriale e tecnologico degli Stati Uniti e per riflesso, del Pacifico allargato. Colpendo economicamente l’ASEAN, e facendolo con dazi altissimi e differenziati in ogni paese: il 49% alla Cambogia, il 48% al Laos, il 46% al Vietnam, il 44% al Myanmar, il 36% alla Thailandia, il 32% all’Indonesia, il 24% alla Malaysia e al Brunei, il 17% alle Filippine e il 10% che è la tariffa base a Singapore. Tra questi paesi manca il Vietnam in quanto è stato raggiunto un accordo che può essere letta come una mossa per contenere la Cina limitando i passaggi attraverso il Vietnam, il quale emerge come paese chiave per la riorganizzazione delle catene del valore globale, grazie ai suoi rapporti con entrambe le superpotenze. Questo accordo evidenzia l’uso della guerra commerciale come leva strategica, con Hanoi al centro di un gioco multilivello tra Washington e Pechino.
Trump forza i governi a scegliere in quale campo giocare tra Washington e Pechino, tenendo presente che l’Associazione funziona sul principio del consenso unanime. Quindi L’ASEAN non è solo “teatro di passaggio”, bensì cerniera critica: dove si decide se il China+1, termine usato per le aziende che non lasciano la Cina, ma cercano almeno un altro Paese, appunto il +1, dove diversificare produzione e investimenti.

La “guerra” di Trump all’ASEAN è dunque:
Economica: per ridurre importazioni e dipendenza.
Tecnologica: per controllare semiconduttori e catene critiche.
Geopolitica: per contenere la Cina e spezzare la neutralità ASEAN.
Strategica: per consolidare la presenza americana nel Pacifico, dal Mar Cinese Meridionale all’Indo-Pacifico.
Per i decisori della regione, la partita è ora gestire il tempo strategico: aumentare il contenuto locale reale, investire in funzioni a monte, progettazione, packaging avanzato, standard, usare il DEFA ASEAN il Digital Economy Framework Agreement come strumento di mitigazione e negoziare spazi di manovra con entrambe le potenze. In un contesto dove il “dazio” è linguaggio di potere, la vera abilità sarà tradurre la pressione in capitale e non in dipendenza.