Politica senza confronto: la nuova tirannia dell’appartenenza : la deriva dell’ideologia. Elena Tempestini

In un’epoca segnata dalla sovrabbondanza informativa e dalla pervasività degli algoritmi, il concetto di ideologia politica ha mutato forma: da sistema coerente di pensiero a griglia semplificata di interpretazione della realtà. Se nel Novecento l’ideologia orientava l’azione collettiva attraverso grandi narrazioni quali il socialismo, il liberalismo, il nazionalismo, oggi tende sempre più a funzionare come scorciatoia cognitiva e leva emotiva. Questo slittamento ha profonde implicazioni etiche e politiche.

Oggigiorno, l’ideologia è spesso utilizzata come marcatore identitario, più che come fondamento di un pensiero critico. L’adesione ideologica, accelerata dai social media e rinforzata da meccanismi di echo chamber, riduce lo spazio del dubbio e dell’ambivalenza. Di conseguenza, la complessità viene sacrificata a favore di narrazioni polarizzanti, che dividono il reale in categorie rigide: buoni e cattivi, amici e nemici, oppressi e oppressori.

Questa forma degenerata di ideologia, che non ammette confronto né revisione, non è più uno strumento di comprensione ma un meccanismo di chiusura mentale. Rende chi la adotta impermeabile ai dati, allergico alla pluralità e predisposto alla manipolazione. In un sistema informativo frammentato, notizie fuorvianti o parziali trovano facile presa se confermano il “frame” ideologico di riferimento. I contenuti non vengono più valutati per la loro fondatezza, ma per la loro aderenza emotiva e tribale. Così, l’informazione diventa selettiva, e il falso può essere percepito come vero semplicemente perché “conferma ciò in cui credo”.

Il danno è duplice. Da un lato, si erode il senso critico, delegittimando il confronto pubblico e la verifica dei fatti. Dall’altro, si alimenta una crescente delegittimazione reciproca tra posizioni opposte, rendendo impossibile qualsiasi spazio comune di dialogo. Le decisioni politiche, in questo contesto, non si fondano più su dati e analisi condivise, ma su “verità concorrenti” spesso incommensurabili.

È quindi necessario un recupero etico e razionale della politica, che implichi tre scelte fondamentali:

Educare all’uso critico dell’informazione, rendendo trasparenti le fonti e gli interessi dietro ogni narrazione. Distinguere l’opinione dal fatto, senza criminalizzare il dissenso ma senza legittimare la disinformazione. Sottrarre il dibattito pubblico alla tirannia dell’algoritmo, promuovendo spazi di approfondimento e di confronto non polarizzato.

L’ideologia, se intesa come visione coerente e aperta del mondo, può ancora essere motore di impegno. Ma quando si chiude a riccio e diventa dogma emotivo, smette di essere politica e diventa una forma di fede cieca al servizio della propaganda. In un mondo in cui tutto comunica, la responsabilità di capire prima di condividere è il primo atto di cittadinanza.

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